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    Predefinito elogio della ribellione

    ELOGIO DELLA RIBELLIONE. | UNIONE PER IL SOCIALISMO NAZIONALE
    Un genitore non dovrebbe mai consigliare al proprio figlio di intraprendere uno stile di vita o comportamenti che un giorno potrebbero essere controproducenti per il suo futuro. Quando si parla di figli tutti tendono a diventare iperprotettivi, forse anche in maniera esagerata: in questo il costume italico non ha nulla da imparare da nessun altro, tant’è che il termine “bamboccioni”, infelicemente usato da un noto tecnocrate quando occupava la poltrona di ministro dell’economia dell’ultimo governo Prodi, è stato coniato proprio nel nostro paese. Non commentiamo il senso più profondo delle parole che allora uscirono dalla bocca di Padoa Schioppa, solo perché, oggi, ne stiamo iniziando a vedere le definitive conseguenze per mano di un altro appartenente a quello stesso mefistofelico entourage.

    Per chi ancora avesse il prosciutto sugli occhi ed il lardo dentro le orecchie o vivesse nella speranza di un’ultima miracolosa (e magari pure indolore) cura, è forse venuta l’ora di dargli uno scossone deciso per farlo riprendere dagli effetti cloroformici che in tanti anni il sistema mediatico ha sparso a piene mani sulle teste della gente. Così oggi la dittatura del pensiero unico,che risponde ai crismi ed agli stili di vita imposti da un modello economico in totale fallimento perché contrario alla naturale essenza dell’Uomo, ti permette sì di mettere una croce su una scheda e ti vende quel gesto come supremo atto di libertà, ma alla fine cerca e vuol farti digerire che il rottweiler che ti ha piazzato fuori dell’uscio di casa è lì solo per tutelare la tua sicurezza. E a nulla giova il fatto che tu dica”…..ma io un cane da guardia non ce lo voglio perché potrebbe diventare pericoloso e potrebbe mordere i miei figli”. Non giova perché tu non hai più voce in capitolo; un’ entità anonima, senza forma ne’ volto, attraverso processi automatici ed indifferenziati ha stabilito che ognuno di noi esiste solo in quanto produttore-consumatore e se ad un certo punto non riesci più a sostenere le regole del gioco, rischi il default e quindi ti tocca cedere la tua dignità di uomo e farti controllare da chi vuole mantenere in piedi quel sistema al quale non ti sei adeguato.

    Dopo che alla gente della strada hai spiegato cosa ci sta succedendo e comprendi che un minimo di consapevolezza comincia a far breccia, quasi inevitabilmente ti senti porre la ormai classica domanda: “E’ vero, ma cosa si può fare?” Ebbene, è proprio qui che dovrebbe prendere forma quel coraggio che ben pochi hanno e che si potrebbe benissimo sostanziare in una sola e semplice parola: RIBELLIONE.

    Certo, pretendere da una persona di mezza età di trasformarsi in RIBELLE apparirebbe fuori luogo. La parola stessa stona e stride se accostata ad un placido signore che passeggia con la moglie sotto braccio. Ma fuori luogo quanto? E perché? Quando si parla del sacro diritto e dovere di divenire ribelli per non farsi stritolare da un meccanismo di relazioni politiche,sociali ed economiche che ci vogliono definitivamente ridurre a delle funzioni biologiche ambulanti e con un intelletto limitato alla percezione dei bisogni materiali, allora sì che chiunque può benissimo trasformarsi in quel RIBELLE che è dentro di noi.

    Ecco dunque che il nostro signore con i capelli bianchi potrebbe cominciare rifiutandosi di andare a votare e promuovendo l’astensionismo attivo, oppure impegnando la credibilità che vanta presso i suoi interlocutori facendo capire che il sistema dei partiti moderni è una delle cause dei mali di questo sistema. La casalinga potrebbe organizzare con le amiche un sistema di consumi che privilegi l’acquisto di prodotti a filiera corta tramite i cosidetti gruppi di autoconsumo. Il giovane che esce con gli amici può rifiutarsi di andare al fast food della McDonald per scegliere una tipica bottega dove si mangia pane e prosciutto. Ci sono mille modi per ribellarsi, per mettere in atto e tradurre concretamente nella vita quotidiana le parole di uno che dell’esser RIBELLE se ne intendeva: “Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni”.

    E allora torniamo alla figura del genitore, al ruolo che ciascun padre e ciascuna madre possono avere, come RIBELLI, per l’educazione di un figlio. Senza necessariamente dover fare di un figlio un essere asociale, perché in tal caso si commetterebbe un grave errore, i genitori di oggi, di questo torno di tempo nefasto, hanno il dovere morale di risvegliare nei propri figli il gusto ed il desiderio per la RIBELLIONE.

    Ribellione verso una scuola che non insegna ma plasma per come il sistema vuole. Ribellione verso il cristianesimo che ha perso ogni minima tensione spirituale.

    Ribellione verso tutti i partiti politici, ormai asserviti al potere dell’oro. Ribellione verso uno stile di vita che mortifica l’essenza dell’Uomo. Ribellione verso il pensiero unico che predomina indisturbato. Ma soprattutto Ribellione verso chi vuol ostacolare la tua Ribellione. Perchè RIBELLE era Gandhi, RIBELLE era San Francesco, RIBELLE era Geronimo, RIBELLE era il professor Di Bella, Ribelle era Gesù, RIBELLE era Paolo, RIBELLE è Stelvio, Maurizio, Alessio, Riccardo. RIBELLE è chi ha scritto queste note con la speranza che la propria figlia le apprezzerà.

    RIBELLE E’ CHI NON DA PER SCONTATO CHE LE COSE DEBBANO ANDARE SEMPRE PER UN SOLO VERSO !!

    Fernando Volpi
    Ultima modifica di Avanguardia; 05-12-11 alle 01:23

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