Considerato che nel sistema legislativo di PIR non esiste l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, diviene ipso facto impossibile estenderlo a qualcuno. Se volessimo considerarlo indirettamente recepito dalla normativa, cosa a mio avviso non costituzionale in assenza di specifica regolazione come quella proposta dA Frankie D., si potrebbe invece pensarvi, dato che la legge Olivo impicitamente riconosce un riferimento al caso italiano e parla di "contratti di nuova stipula e contratti a termine pre-esistenti".
Nell'attuale sistema di leggi, tuttavia, non è previsto l'accoglimento automatico e implicito di una norma italiana nel nostro ordinamento. Su questo, chiedo conferma esplicita ai giuristi forumistici, ma mi sembra pacifico.
In questo caso, perciò, a prescindere dal suo contenuto, il Presidente dovrebbe rifiutare una proposta di legge formulata come quella attuale del ministro SteCompagno, salvo chiarimenti in senso contrario da parte della dottrina. Si propone perciò al Ministro, qualora intendesse presentare una legge dal medesimo contenuto, di tenere conto di questi rilievi e apportarvi le dovute modofiche preventive.
Detto questo, finisce il comunicato istituzionale e inizia la parte non istituzionale. Stefano ha asserito di non voler impedire il licenziamento per causa economica, ma soltanto di garantire a tutti, compresi i diopendenti delle PMIi, un trattamento equo in situazioni di disparità. Si tratta, e vi segnalo il documento in oggetto, di un approccio del resto non dissimile da quello che animava Marco Biagi: ammesso il licenziamento economico, bisogna uniformare le tutele per una serie di diritti inalienabili.
Individuandoli in maniera esplicitia, si può superare la disputa nominalistica che divide sull'articolo 18 divenuto ormai un feticcio sul quale si discute, nel nostro Paese e su PIR, senza fare riferimento ai termini reali della contesa, ma a sue interpretazioni spesso giornalistiche.
Propongo perciò la seguente versione, compatibile con la legge Olivo e che potete interpretare e assumere come volete, sia come proposta alla Garat (ritiro della proposta di Ste, e sua sostituzione con questa), sia come emendamento, ovviamente da sistemare, alla proposta di Ste.
Preciso che non ho affrontato volutamente i nodi relativi alla contrattazione, dato che quello focale mi pare ad ora essere il tema dell'articolo 18.
"Viene riconosciuto, garantito e promosso ai destinatari di ogni rapporti di lavoro presso terzi, il rispetto dei seguenti principi:
-la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva;
-l’eliminazione di ogni forma di lavoro forzato od obbligatorio;
-l’effettiva abolizione del lavoro minorile;
-l’eliminazione di ogni discriminazione di natura politica, sessuale, religiosa o culturale sul lavoro e nell’accesso all’impiego.
-il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata;
-alla informazione e alla consultazione nell’ambito
dell’impresa nell'ambito delle leggi vigenti;
-di accedere a un servizio di collocamento gratuito e a un servizio di formazione attiva nell'ambito delle leggi vigenti;
-di ottenere un equo compenso secondo le condizioni stabilite dalle leggi vigenti in materia di contrattazione e salario minimo;
- di ottenere condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose;
-di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e
ai servizi sociali;
- di avere garantita la protezione dei dati personali.
Il lavoratore che, fatto oggetto di un provvedimento di licenziamento, ritenga sia stato violato uno di questi diritti può fare ricorso presso il Tribunale del Lavoro competente, e ottenere il reintegro nella propria mansione, o, qualora così preferisse, una compensazione di natura economica secondo le leggi vigenti."






