Eurocrisi, la Merkel ha ragione. Berlino non può pagare e tacere
Venerdì, 2 dicembre 2011 - 082:22
Giuseppe Baiocchi
Sarà del tutto controcorrente e chissà quanto dissenso, si spera educato, attirerà, ma sarà lecito interrogarsi sulle ragioni del Cancelliere tedesco Angela Merkel, nel suo ostinato rifiuto a lasciar intervenire la Bce per salvare i Paesi a rischio dall'assalto speculativo dei mercati? I suoi "nein" hanno fatto impazzire tutti gli altri governanti europei, ultimo lo stesso presidente francese Nicholas Sarkozy che pure fin qui le ha tenuto bordone e adesso se ne pente amaramente visto che pure la Francia comincia a tremare. Eppure la cancelliera appare condizionata, se non prigioniera, dell'opinione pubblica del suo Paese, in stragrande maggioranza contraria a interventi di sostegno sui debiti pubblici di quei "fannulloni e scialacquatori di euromeridionali, in primis i greci che hanno truccato i conti e i mangiatori di spaghetti che vivono al di sopra delle loro possibilità". Il popolo di laboriose formiche non è per nulla disposto a rifocillare le cicale del Continente. Non solo: la Merkel ha anche vincoli costituzionali (ribaditi di recente dalla Corte suprema di Karlsruhe) e l'aperta ostilità al riguardo della Bundesbank.
Eppure, con tutti gli improperi che le arrivano dal mondo, sembra tener duro: come una severa istitutrice teutonica (figlia di un pastore luterano della DDR e laureata in chimica-fisica) ha deciso di ottenere la disciplina. E cioè che prima si "metta ordine in casa" per meritare l'aiuto, oltretutto con il massimo delle garanzie che in futuro le finanze allegre non si ripetano più. Intanto ha già avuto il cambio dei governi con figure più affidabili e adesso vuole "vedere moneta prima di dare cammello"… Che poi traballi tutta l'eurozona e ormai si disegnino scenari di morte per la moneta unica (eventualità nella quale anche la stessa Germania finirebbe per soffrirci) è un rischio che accetta di correre, nella spietata consapevolezza che soltanto quando si arriva sull'orlo del baratro si ottiene per forza quello che per accordi e trattati non si è riusciti sinora a correggere.
Odiosa, antipatica, ricattatrice (e pure "culona" secondo le intercettazioni del Cavaliere): però anche qui c'è chi rimpiange di non poter adottare il "metodo Merkel". Sono le "formiche" del sistema Italia, le tre regioni (Veneto, Emilia e Lombardia) che hanno visto la ricchezza faticosamente prodotta dilapidata per decenni nell'assistenzialismo a pioggia, nei privilegi corporativi di tutte le caste, negli sprechi di Stato, nei miliardi finiti nella pattumiera (e i rifiuti di Napoli sono una telenovela infinita).
Lo spiega il sociologo di sinistra Luca Ricolfi ne "Il sacco del Nord" ed erano le speranze di cambiamento che una Lega "romanizzata" ha finito per deludere. Forse Frau Merkel, lei che può, non vuole che la sua Germania finisca in Europa per fare quello che in Italia hanno fatto le Regioni virtuose: pagare e tacere. Ma lei può…
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