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    Predefinito Nixon contro sionismo e società multirazziale.

    USA: NIXON, OK ABORTO PER EVITARE BEBE' INTERRAZZIALI

    NEW YORK - Barack Obama era già nato da 12 anni, ma fosse stato per il suo predecessore Richard Nixon non avrebbe mai dovuto vedere la luce. Nel 1973 il presidente del Watergate, confidando ai suoi collaboratori le sue perplessità sull'aborto, si disse contrario con l'eccezione di pochi casi: ad esempio per non far nascere bebé interrazziali, proprio come Obama.

    Dalla viva voce di Nixon, le frasi sull'aborto sono tornate alla luce con la pubblicazione da parte dei National Archives di oltre 150 ore di registrazione che gettano luce sul razzismo della società americana cinque anni dopo l'assassinio di Martin Luther King. Nel nastri l'ex capo della Casa Bianca commenta a caldo la sentenza della Corte Suprema 'Roe contro Wade' che il 23 gennaio 1973 aveva legittimato il diritto delle donne a scegliere l'interruzione volontaria di gravidanza, preoccupato che un più vasto accesso all'aborto avrebbe creato negli Usa una "società più permissiva" col rischio di mettere in crisi "l'unità delle famiglie". Solo in due casi, secondo l'ex presidente, l'aborto poteva rendersi necessario: "Lo so questo. Quando hai un nero e una bianca", spiega Nixon al suo braccio destro Charles Colson. E poi, con una pausa, e dopo aver ricevuto l'imbeccata di Colson: "O in uno stupro". I nastri di Nixon, registrati da microfoni segreti installati nell'Oval Office, sono stati resi pubblici online assieme a 30 mila pagine di trascrizione. Furono registrati tra gennaio e febbraio 1973 e gettano luce su un momento intenso della storia americana che comprende il secondo insediamento del presidente, l'accordo di cessate il fuoco in Vietnam e il primo processo ai sette 'idraulici', in realtà scassinatori, che si infiltrarono al quartier generale democratico del Watergate e le rivelazioni sempre più incalzanti sui loro rapporti con la Casa Bianca. Molte conversazioni non aggiungono molto a quanto già scritto su Nixon sui libri di storia. Altre affermazioni - ad esempio una frase sulle belle donne in politica - sono sorprendenti. Al telefono con il futuro presidente George H. W. Bush, all'epoca presidente del partito repubblicano, Nixon lo esorta a mettere in lista candidate di bell'aspetto. "Ne ho visto due molto attraenti al parlamento della South Carolina...Andate a cercarle. E cerca di capirmi, non è perché sto dalla parte delle donne. Lo faccio perché penso che in certi casi una donna possa vincere e un uomo no". Quanto al razzismo, l'atteggiamento del'ex presidente non emerge soltanto nei confronti dei neri, ma anche da una conversazione sugli ebrei con il predicatore Billy Graham: 'L'antisemitismo è più forte di quel si pensa. Purtroppo è così. Ma è già successo agli ebrei. E' successo in Spagna, è successo in Germania. E ora capiterà in America, se non cominciano a comportarsi bene...Non escluderei che gli ebrei abbiano un desiderio di morte
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Nixon contro sionismo e società multirazziale.

    Antisemita e razzista ecco il Nixon top secret

    Rese pubbliche le conversazioni private del presidente del Watergate Favorevole all’aborto "ma solo se si tratta di non far nascere meticci"




    (la Repubblica, giovedì, 25 giugno 2009)





    Oltre 150 ore di intercettazioni, 30mila pagine di trascrizioni, che gettano un’ombra sinistra sulla figura di "Tricky Dicky"

    VITTORIO ZUCCONI



    La voce dell’uomo che intercettò se stesso fino a distruggersi torna a inquietare un’America che del fantasma di Richard Nixon non riuscirà ma a liberarsi. «Non vi sbarazzerete di Nixon tanto facilmente» aveva profetizzato lui stesso e il vecchio "Tricky Dicky", il magnifico truffatore aveva ragione: nella nuova valanga di autointercettazioni pubblicate ieri lo ritroviamo in gran forma mentre brontola di aborto, esprimendo più dubbi e perplessità di quanti ci si sarebbero attesi da un campione della destra come lui, mentre scarica i fulmini dei propri pregiudizi antisemiti contro «gli ebrei che se le vanno sempre a cercare» e mentre complotta per sfuggire cappio di quello scandalo Watergate che gli si stava stringendo attorno al collo.

    Sono altre 150 ore di intercettazioni registrate dai microfoni segreti che lui aveva disseminati nello Studio Ovale e nei telefoni, 30 mila pagine di trascrizioni e di documenti vomitati dagli archivi ancora segreti su una nazione che lo aveva detestato e che nel passare dei decenni lo ha, se non riabilitato, rimesso almeno nel contesto di altre presidenze successive, ancora più esecrabili e disastrose. Per chi di noi lo aveva visto all’opera in diretta, nelle settimane arroventate del 1973, quando queste registrazioni furono fatte, la voce restituisce un Nixon d’annata, una compilation dei classici nixoniani.

    In quelle ore - era il 23 gennaio del 1973 - la Corte Suprema, la mortale avversaria di un Presidente che essa aveva riportato al ruolo di cittadino soggetto alla legge senza immunità - aveva sancito la costituzionalità dell’aborto volontario, con la sentenza Roe contro Wade. Si sente Nixon rimuginare gli effetti di questa decisione, paventando "i rischi per la famiglia" e la discesa verso "il permissivismo", gli argomenti tradizionali e scontati degli anti abortisti. Ma da quell’uomo di Stato che, oltre la partigianeria e la doppiezza sapeva essere, riflette sulla necessità di mantenere il diritto a interrompere una gravidanza non voluta in caso di stupro o di incesto. E, essendo Nixon, nel «caso di un bianco e un nero», cosa che a lui, figlio di un’America che ancora nella decade ‘60, considerava in 13 Stati un reato la miscegenation, il matrimonio fra bianchi e neri, appariva come una mostruosità contro natura, degna di essere abortita.

    Il vecchio Dick non si smentisce mai, neppure quando conversa al telefono con uno dei massimi profeti dell’America bigotta, il predicatore evangelico Billy Graham per lamentarsi degli ebrei, che si opponevano alle crociate "cristianiste" lanciate in campus di università pubbliche, impugnando la Costituzione. «Sono sempre i soliti, eccitano soltanto l’antisemitismo che c’è in America» si sente il presidente degli Stati Uniti spiegare al predicatore cristiano, «sono convinto che gli ebrei soffrano di un desiderio di morte e che questo sia sempre stato nei secoli il problema dei nostri amici ebrei», dove l’aggettivo "amico" tenta di attenuare, probabilmente per i microfoni in ascolto, la sostanza del pensiero.

    Lo ascoltiamo mentre minaccia il premier fantoccio del Vietnam del Sud, Van Thieu, «di tagliargli la testa» se avesse continuato a opporsi a quella finta «pace con onore» con Hanoi che tutti, e soprattutto Thieu, sapevano benissimo essere la resa di fatto al Nord comunista. Suggerisce al proprio consigliere legale, Charles Colson, di «graziare» e quindi tacitare uno dei cospiratori arrestati nel palazzo del Watergate sorpresi a scassinare gli uffici dell’avversario elettorale McGovern, Howard Hunt. Un abuso di potere che avrebbe portato anche Colson in carcere, dopo la dimissioni di Nixon. Eppure, mentre organizza il «massacro» dei magistrati indaganti licenziandoli in massa in una sola notte perché ormai troppo vicini alla verità e mugugna contro gli ebrei, Nixon il Presidente diventa Nixon il marito della sventurata Pat, la First Lady che si consumava nella solitudine di quella casa sepolcro. Lo si sente domandare a Kissinger se a Pat avrebbe «fatto piacere cenare da Trader’s Vic», un bar ristorante famoso per il greve dècor pseudo polinesiano, tra finti totem e canoe di plastica.

    Ci sono ancora centinaia di ore di nastri, registrati nella divorante paranoia di un formidabile politico stroncato dalla propria diffidenza verso il mondo, gli ebrei, i Kennedy, ogni avversario. .
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Nixon contro sionismo e società multirazziale.

    Il Nixon segreto, perfido e razzista

    Richard Nixon, Presidente degli Stati Uniti dal 1969 al 1974



    Rese pubbliche per la prima volta
    150 ore di conversazioni riservate

    MAURIZIO MOLINARI

    CORRISPONDENTE DA NEW YORK

    L’aborto per i casi di gravidanza interrazziali, Ted Kennedy pedinato, l’avallo di Reagan per azzerare l’inchiesta sul Watergate, l’intolleranza per il tennis di Spiro Agnew e il disprezzo verso gli ebrei, senza contare la determinazione ad avere «belle donne» nelle liste elettorali ed a «decapitare Van Thieu» se avesse rifiutato l’accordo-suicida per il Vietnam del Sud: è questo il Richard Nixon che esce da 150 ore di nastri a 30 mila pagine di documenti inediti declassificati dalla Biblioteca presidenziale di Yorba Linda, in California, con una decisione destinata ad arricchire di dettagli il controverso profilo del «comandante in capo» meno amato dagli americani.

    Il 23 gennaio 1973 è il giorno nel quale la Corte Suprema emette la sentenza sul caso «Roe contro Wade» contro le leggi che criminalizzano l’interruzione della gravidanza. Nixon è nello Studio Ovale quando lo viene a sapere, decide di non rilasciare dichiarazioni ma i commenti personali ne svelano il pensiero: ritiene che «più aborti» porteranno a «eccessi di permissività» e a «danni per la famiglia» ma riesce comunque a vedere un aspetto positivo nella sentenza «perché in alcuni casi è necessario» come «quando c’è una gravidanza frutto dell’unione fra bianchi e neri o quando c’è una violenza carnale». L’equiparazione fra figli birazziali e stupri svela un’intolleranza verso gli afroamericani che sembra archeologia nella nazione che ha eletto Barack Obama alla Casa Bianca ma i documenti aggiungono dettagli anche sull’intolleranza di Nixon nei confronti di un’altra minoranza: gli ebrei. Nel febbraio 1973 il presidente parla al telefono con Billy Graham, il leader più carismatico degli evangelici che si lamenta per l’«opposizione degli ebrei alla crociata della fede dei campus». Commenta Nixon: «C’è molto antisemitismo e questo continuerà a rafforzarlo». Graham annuisce e Nixon aggiunge: «Gli ebrei desiderano la morte, è un problema che hanno da secoli».

    Sul fronte della politica l’inizio del 1973 - il periodo al quale fanno risalgono molti dei documenti declassificati - coincide con la prima fase del Watergate, quando Nixon licenzia il procuratore speciale Archibald Cox spingendo alle dimissioni il ministro della Giustizia Elliot Richardson ed il vice William Ruckelshaus. E’ un azzeramento dell’inchiesta con cui Nixon si illude di archiviare lo scandalo che lo sommergerà. I nastri ora svelano che nel blitz passato alle cronache come «Saturday Night Massacre» ebbe a fianco Ronald Reagan, all’epoca governatore della California. «E’ quanto di meglio potesse avvenire - Reagan disse a Nixon - nessuno di costoro avrebbe mai dovuto essere al proprio posto». L’avallo di Reagan, che sarebbe poi divenuto presidente ed è uno dei leader più amati dai conservatori, per il «massacro del sabato sera» obbliga a ripensare alcune biografie. A conferma della volontà di Nixon di archiviare in fretta il Watergate c’è anche una conversazione con il consigliere Charles Colson, sull’ipotesi di concedere la clemenza ad uno dei cospiratori: Howard Hunt jr.

    Se c’è un filo comune nei documenti declassificati è aggressività e disprezzo di Nixon, verso gli amici come per gli avversari. Amici come Spiro Agnew, suo vicepresidente, al quale rimprovera brutalmente l’«eccesso di tempo passato a giocare a tennis». Avversari politici come Ted Kennedy, che nel 1969 ordina di far pedinare come un potenziale criminale a seguito dell’incidente d’auto a Chappaquick nel quale morì Mary Jo Kopechne, assistente dell’ex ministro della Giustizia Robert Kennedy. Lo stesso vale per i più fedeli alleati internazionali: Vietnam del Sud e Israele. Nel gennaio del 1973 esercita forti pressioni su Nguyen Van Thieu, presidente del Vietnam del Sud, per fargli accettare un accordo sul cessate il fuoco che apre le porte al ritiro dei soldati americani, senza i quali è inevitabile la vittoria dei vietcong. Thieu solleva delle obiezioni e Nixon non le sopporta, al punto da dire al consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger: «Per fargli firmare questo trattato sono disposto a tagliargli la testa, se necessario». Thieu firma e due anni dopo Saigon cade nelle mani del Nord comunista ma Nixon ha avuto ciò che desiderava: ritirare le truppe dal Vietnam per dedicarsi all’apertura alla Cina. Nel caso di Israele le pressioni di Nixon riguardano l’arsenale atomico: tre pagine dattiloscritte svelano l’irritazione per il fatto che lo Stato Ebraico «non ha firmato il trattato di non proliferazione mentre tutti gli Stati arabi, tranne Algeria e Arabia Saudita, lo hanno fatto». «Israele deve firmare perché crediamo che stia lavorando attivamente all’atomica» si legge nel documento.
    Fra le rivelazioni ce n’è anche una destinata a imbarazzare i democratici, i cui leader del Congresso il 24 aprile del 1970 danno luce verde all’invasione della Cambogia. «Saremo al suo fianco, sosteniamo ciò che sta facendo» dice John Stennis, capo della commissione Forza Armate, rispondendo a Nixon che gli ha appena svelato il piano di allargare il conflitto. In una conversazione con George H. W. Bush, all’epoca capo del partito repubblicano ed anch’egli destinato alla Casa Bianca, si parla invece di donne. Il tema sono le imminenti candidature. «Ne ho viste due molto attraenti nel Parlamento del South Carolina, andate a cercarle, e cerca di capirmi, non sto dalla parte delle donne, ma in certi casi una donna può vincere e un uomo no».

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    Il Nixon segreto, perfido e razzista

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    Rese pubbliche per la prima volta
    150 ore di conversazioni riservate

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    L’aborto per i casi di gravidanza interrazziali, Ted Kennedy pedinato, l’avallo di Reagan per azzerare l’inchiesta sul Watergate, l’intolleranza per il tennis di Spiro Agnew e il disprezzo verso gli ebrei, senza contare la determinazione ad avere «belle donne» nelle liste elettorali ed a «decapitare Van Thieu» se avesse rifiutato l’accordo-suicida per il Vietnam del Sud: è questo il Richard Nixon che esce da 150 ore di nastri a 30 mila pagine di documenti inediti declassificati dalla Biblioteca presidenziale di Yorba Linda, in California, con una decisione destinata ad arricchire di dettagli il controverso profilo del «comandante in capo» meno amato dagli americani.

    Il 23 gennaio 1973 è il giorno nel quale la Corte Suprema emette la sentenza sul caso «Roe contro Wade» contro le leggi che criminalizzano l’interruzione della gravidanza. Nixon è nello Studio Ovale quando lo viene a sapere, decide di non rilasciare dichiarazioni ma i commenti personali ne svelano il pensiero: ritiene che «più aborti» porteranno a «eccessi di permissività» e a «danni per la famiglia» ma riesce comunque a vedere un aspetto positivo nella sentenza «perché in alcuni casi è necessario» come «quando c’è una gravidanza frutto dell’unione fra bianchi e neri o quando c’è una violenza carnale». L’equiparazione fra figli birazziali e stupri svela un’intolleranza verso gli afroamericani che sembra archeologia nella nazione che ha eletto Barack Obama alla Casa Bianca ma i documenti aggiungono dettagli anche sull’intolleranza di Nixon nei confronti di un’altra minoranza: gli ebrei. Nel febbraio 1973 il presidente parla al telefono con Billy Graham, il leader più carismatico degli evangelici che si lamenta per l’«opposizione degli ebrei alla crociata della fede dei campus». Commenta Nixon: «C’è molto antisemitismo e questo continuerà a rafforzarlo». Graham annuisce e Nixon aggiunge: «Gli ebrei desiderano la morte, è un problema che hanno da secoli».

    Sul fronte della politica l’inizio del 1973 - il periodo al quale fanno risalgono molti dei documenti declassificati - coincide con la prima fase del Watergate, quando Nixon licenzia il procuratore speciale Archibald Cox spingendo alle dimissioni il ministro della Giustizia Elliot Richardson ed il vice William Ruckelshaus. E’ un azzeramento dell’inchiesta con cui Nixon si illude di archiviare lo scandalo che lo sommergerà. I nastri ora svelano che nel blitz passato alle cronache come «Saturday Night Massacre» ebbe a fianco Ronald Reagan, all’epoca governatore della California. «E’ quanto di meglio potesse avvenire - Reagan disse a Nixon - nessuno di costoro avrebbe mai dovuto essere al proprio posto». L’avallo di Reagan, che sarebbe poi divenuto presidente ed è uno dei leader più amati dai conservatori, per il «massacro del sabato sera» obbliga a ripensare alcune biografie. A conferma della volontà di Nixon di archiviare in fretta il Watergate c’è anche una conversazione con il consigliere Charles Colson, sull’ipotesi di concedere la clemenza ad uno dei cospiratori: Howard Hunt jr.

    Se c’è un filo comune nei documenti declassificati è aggressività e disprezzo di Nixon, verso gli amici come per gli avversari. Amici come Spiro Agnew, suo vicepresidente, al quale rimprovera brutalmente l’«eccesso di tempo passato a giocare a tennis». Avversari politici come Ted Kennedy, che nel 1969 ordina di far pedinare come un potenziale criminale a seguito dell’incidente d’auto a Chappaquick nel quale morì Mary Jo Kopechne, assistente dell’ex ministro della Giustizia Robert Kennedy. Lo stesso vale per i più fedeli alleati internazionali: Vietnam del Sud e Israele. Nel gennaio del 1973 esercita forti pressioni su Nguyen Van Thieu, presidente del Vietnam del Sud, per fargli accettare un accordo sul cessate il fuoco che apre le porte al ritiro dei soldati americani, senza i quali è inevitabile la vittoria dei vietcong. Thieu solleva delle obiezioni e Nixon non le sopporta, al punto da dire al consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger: «Per fargli firmare questo trattato sono disposto a tagliargli la testa, se necessario». Thieu firma e due anni dopo Saigon cade nelle mani del Nord comunista ma Nixon ha avuto ciò che desiderava: ritirare le truppe dal Vietnam per dedicarsi all’apertura alla Cina. Nel caso di Israele le pressioni di Nixon riguardano l’arsenale atomico: tre pagine dattiloscritte svelano l’irritazione per il fatto che lo Stato Ebraico «non ha firmato il trattato di non proliferazione mentre tutti gli Stati arabi, tranne Algeria e Arabia Saudita, lo hanno fatto». «Israele deve firmare perché crediamo che stia lavorando attivamente all’atomica» si legge nel documento.
    Fra le rivelazioni ce n’è anche una destinata a imbarazzare i democratici, i cui leader del Congresso il 24 aprile del 1970 danno luce verde all’invasione della Cambogia. «Saremo al suo fianco, sosteniamo ciò che sta facendo» dice John Stennis, capo della commissione Forza Armate, rispondendo a Nixon che gli ha appena svelato il piano di allargare il conflitto. In una conversazione con George H. W. Bush, all’epoca capo del partito repubblicano ed anch’egli destinato alla Casa Bianca, si parla invece di donne. Il tema sono le imminenti candidature. «Ne ho viste due molto attraenti nel Parlamento del South Carolina, andate a cercarle, e cerca di capirmi, non sto dalla parte delle donne, ma in certi casi una donna può vincere e un uomo no».

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    Predefinito Riferimento: Nixon contro sionismo e società multirazziale.

    President Nixon and his personal staff talk about the Jewish Problem



    --------------------------------------------------------------------------------
    http://www.ellsberg.net/writing/Nixon_Tapes.htm
    June 17, 1971: Nixon, Haldeman, and Ronald Ziegler, 2:42-33 P.M., Oval Office Conversation #524-7; cassette #775

    Nixon: I hope to God - he's not Jewish is he?

    Ziegler: [Laughing] I'm sure he is - Ellsberg?

    Nixon: I hope not, I hope not.

    Haldeman: [unclear] is Jewish. Why the hell wouldn't he be?

    Nixon: Oh yeah, I know, I know, I know, but it's, it's, it's, it's a bad thing for us. It's a bad thing for us. It's a bad thing. Maybe we'll be lucky for once. Many Jews in the Communist conspiracy. . . . Chambers and Hiss were the only non-Jews. . . . Many thought that Hiss was. He could have been a half. . . . Every other one was a Jew - and it raised hell for us. But in this case, I hope to God he's not a Jew.

    Haldeman: [Laughing] Well, I suspect he is.

    Nixon: You can't tell by the name.

    Haldeman: Or Halperin. . . . Gelb is -

    Nixon: Gelb's a Jew.



    July 2, 1971: Nixon, Haldeman, and Rose Mary Woods, 12:25 P.M., Oval Office Conversation #535-23; cassette #867

    Nixon: Halperin was a genius. And so is this son-of-a-bitch who stole the documents - a genius. Everybody says that Ellsberg. . . very bright. Woods: That might be, but I mean, I think, part of it - Hitler was a genius.

    Nixon: Undoubtedly.

    Haldeman: Sure was.

    Nixon: So was Judas. Woods: Sure.

    Nixon: That's right. Woods: But that doesn't make what they do right. . . .



    July 3, 1971: Nixon and Haldeman, 10:41 A.M., Oval Office Conversation #536-16; cassette #871

    Nixon: Colson, he's a clever bastard. He had his office call the Bureau of Labor Statistics. . . . Goldstein. . . . I said, "Were they all Jews?" He said, "Yes. Every one of them was a Jew." Malek's not Jewish is he?

    Haldeman: No.

    Nixon: I want to look at any sensitive areas around, where Jews are involved, Bob. See, the Jews are all through the government. And we have got to get in those areas, we've got to get the man in charge, who is not Jewish, to patrol the Jewish -

    Haldeman: [unclear]

    Nixon: . . . full of Jews. Second, most Jews are [unclear]. You know what I mean? You have Garment and Kissinger.

    Haldeman: And thankfully Safire.

    Nixon: But by God, they're exceptions. But Bob, generally speaking, you can't trust the bastards. They turn on us.

    Haldeman: And their whole orientation is against this administration anyway. . . . And they're smart. They have the ability to do what they want to do. Which is, to hurt us. . . .

    Nixon: Henry doesn't have many Jews. Got this one. . . . . . . .

    Haldeman: He's got quite a few. . . . He had Halperin.

    Nixon: Yeah, I know. But, you know. . . he's got Haig, his secretary is not Jewish. . . . .

    Haldeman: None of his aides have ever been Jewish, even Tony Lake who turned on us. . . .

    Nixon: That's right.

    Haldeman: But his. . . the young guys, that he's always had. . . .

    Nixon: Well Tony Lake always seemed Jewish.

    Haldeman: I don't think so. I wondered about that.

    Nixon: He looked it.

    Haldeman: I know.





    July 5, 1971: Nixon, Haldeman, and Ziegler, 4:03 P.M., Oval Office Conversation #537-4; cassette #876

    Nixon: Jewish families are close, but there's this strange malignancy that seems to creep among them - radicalism. I can imagine how the fact that Ellsberg is in this must really tear a fella like Henry to pieces - or Garment. Just like the Rosenbergs and all that. It just has to kill them. I feel horrible about it.

    Ziegler: Could make up an English name.

    Haldeman: . . . Rosenstein could change his name. . . . [general laughter]

    Ziegler: It is right. It's always an Ellsberg.

    Nixon: Every one's a Jew. Ellsberg's a Jew. Halperin's a Jew.

    Haldeman: Gelb's a Jew.

    Nixon: But there are [unclear] - Hiss was not a Jew. Very interesting thing. So few of those who engage in espionage - are Negroes. . . . In fact, very few of them become Communists. If they do, they like, they get into Angela Davis - they're more the capitalist type. And they throw bombs and this and that. But the Negroes. - have you ever noticed? . . . . Any Negro spies?

    Haldeman: Not intellectual enough, not smart enough. . . not smart enough to be spies.

    Nixon: The Jews - the Jews are, are born spies. You notice how many of them are just in up to their necks?

    Haldeman: A basic deviousness.

    + + +
    Nixon: You can never put, John, any person who is a Jew on a civil rights kind of case, or freedom of the press kind of case, and get even a ten percent chance. . . . Basically, who the hell are these people that stole the papers? It's too bad. I'm sorry. I was hoping one of them would be a gentile. [laughter] [unclear] The three Jews - Gelb - the three suspects. . . . All Jews."

    Mitchell: [laughing] Well, at least the Supreme Court yesterday ruled that the Jews couldn't get into a golf club.
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    Der Wehrwolf

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    Predefinito Riferimento: Nixon contro sionismo e società multirazziale.

    ..e guarda caso i giornalisti che fecero scoppiare il Watergate si chiamavano Bob Woodward e Carl Bernstein
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf Visualizza Messaggio
    ..e guarda caso i giornalisti che fecero scoppiare il Watergate si chiamavano Bob Woodward e Carl Bernstein
    Una coincidenza , senza dubbio

  10. #10
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    Predefinito Riferimento: Nixon contro sionismo e società multirazziale.

    Haldeman: [Laughing] Well, I suspect he is.

    Nixon: You can't tell by the name.

    Quale errore Nixon... Eri già circondato nella tua sala ovale dalle loro spie, Ziegler e Haldeman, cognomi con origine più chiara di così non si poteva...

 

 

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