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  1. #1
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    Predefinito le presunte ricchezze borboniche

    da un po' di tempo circolano leggende sulla favoleggiata ricchezza del Regno Borbonico, presunta terra dell'abbondanza depredata dai Savoia.
    seconda questa fonte il Regno delle Due Sicilie aveva una mortalità infantile più alta, un'aspettativa di vita più bassa e un tasso di analfabetismo maggiore-
    http://www.rivistapoliticaeconomica....man_felice.pdf

    per quanto riguarda industrializzazione:
    http://it.wikipedia.org/wiki/File:It...ustry_1871.svg
    e trasporti
    http://it.wikipedia.org/wiki/File:It...1861.03.17.png

    per quanto riguarda i sempre presunti forzieri colmi d'ora dei Borbons, Nitti dice che:
    "Le monete degli antici Stati Italiani al momento dell'annessione ammontavano a 686 milioni così ripartiti: Regno delle Due Sicilie, milioni 443,2, Lombardia 8,1, Ducato di Modena 0,4, Parma e Piacenza 1,2, Roma 35,3 Romagna, Marche e Umbria 55,3, Sardegna 27,0, Toscana 85,2, Venezia 12,7. Il Regno delle Due Sicilie avea due volte più monete di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme."

    al sud preferivano la moneta al posto delle banconote.
    però nella propaganda neo-borbonica sono diventate "lire d'oro". in pratica secondo questi storici da giardino d'infanzia i Borboni avevano più oro di Fort Knox.

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  2. #2
    Lumbard
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    Predefinito Rif: le presunte ricchezze borboniche

    adesso vedrai che stuolo di t.... che arriva iaociao: iaociao: iaociao:

  3. #3
    Estinto
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    Predefinito Rif: le presunte ricchezze borboniche

    La vera storia dellle esposizioni del 1855 e del 1856.

    Ovvero il mare magnum (pieno) del web!!!pubblicata da Roberto Della Rocca il giorno giovedì 19 agosto 2010 alle ore 7.19

    Non pensavamo, io e l’amico Andrea Casiere in primis, di generare un dibattito così ampio come quello scatenato sulla richiesta di precisazioni e maggiori informazioni su un primato, quello dell’esposizione universale di Parigi del 1855, che ci pareva molto strano. Repetita juvant. Su numerosi siti, praticamente su tutti i siti dell’area borbonica (neoborbonici, eleaml, il brigantino, i comitati due sicilie, nelle discussioni di numerosi forum come politica in rete, ecc.) compare la notizia che vede il Regno delle Due Sicilie classificato al terzo posto come paese più industrializzato d’Europa, il primo d’Italia. A prima botta, perdonatemi il linguaggio poco aulico ma efficace, ci era sembrata una boiata pazzesca. Per quanto ci riguarda non inseguiamo, non lo abbiamo fatto e non lo faremo mai, le chimere. A noi piace la verità nuda e cruda, anche dura (e molte volte lo è). In fin dei conti dai nostri “amici” unitaristi abbiamo da sempre preteso rispetto per la nostra storia che, al di là di venti, trenta o novanta primati, è grande. Il riconoscimento della storia napoletana è una questione fondamentale. Ma chi ama la storia come noi, che ci rifacciamo ad una massima di Napoleone I (per scrivere la storia serve una persona che regga la penna con cui scrive gli eventi con imparzialità come pure senza alcun interesse), deve esigere onestà e rispetto anche e soprattutto da alcuni amici borbonici. Non è una questione personale visto che la diffusione capillare di questa vicenda specifica è enorme e non è nello stile di chi scrive lavare panni privati in pubblico. Una nota su fb è parsa lo strumento più utile per ottenere un rapido ristabilimento della verità e l’ampio dibattito generato ci ha dato ragione. Ma passiamo ai fatti che sono la cosa che veramente ci interessa di più.



    Nella mattinata di ieri, mercoledì 18 agosto 2010, ci siamo recati all’Archivio di Stato di Napoli. Lo abbiamo fatto immediatamente dopo aver ricevuto le preziose precisazioni pervenuteci dal professore De Crescenzo che ci ha portato al punto esatto della questione e ci ha indicato (come si può vedere tra i commenti in calce al manifesto appello) il fondo del ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, fascio 246. Un fascio che è chiamato “mostra industriale” e che fa riferimento alle esposizioni di Londra del 1851, a quella organizzata a Napoli del 1853, a quella, anzi a quelle di Parigi del 1855 e del 1856, e a quella di Torino del 1857. Proprio così. Le esposizioni universali, o fiere mondiali (come sarebbe opportuno definirle), svoltesi nella capitale dell’impero francese sono state due. Una, quella dell’industria (con l’aggiunta delle Belle Arti) svoltasi dal primo maggio al 31 ottobre 1855. L’altra, concorso universale dell’agricoltura, che si è avuta l’anno successivo. Tenere presente che sono stati consultati anche l’Almanacco Reale delle due Sicilie e gli Annali Civili oltre che la Collezione dei Decreti Reali e nulla si è trovato.



    Non dimentichiamo mai qual è il nocciolo della questione: ovvero il terzo posto come paese più industrializzato d’Europa. Ebbene, dopo la prima sensazione, è arrivata la conferma dai documenti del fascio 246. Il terzo posto è un artificio. Alla fiera mondiale del 1855 non si fece nessuna classifica. Tra i documenti trovati vi sono:



    - una copia del Moniteur Universelle numero 13 del 15 gennaio 1854 con cui si celebra, in prima pagina, la fiera svoltasi a Napoli nel 1853 (poi si capirà perché importante questa copia) - Una lettera del 25 aprile 1855 indirizzata a Carafa dall’ambasciatore francese (cui seguono altre epistole tra legati francesi e governo napoletano e tra quest’ultimo e i legati napoletani in Francia)

    - Foglio numero 5812 su carta intestata del ministero Affari Esteri dove si annuncia al governo napoletano la corretta interpretazione dell’articolo 8 del regolamento ufficiale elaborato dalla commissione francese. Errore che si definisce diffuso in numerosi governi europei.

    - Foglio numero 7049 intestato al ministero affari esteri dove si parla di uno spazio di 150 metri quadrati richiesti dal governo napoletano alla commissione francese.

    - Foglio numero 8111 ovvero una lettera dell’11 novembre 1854 scritta dal Carafa al direttore della mostra parigina con la richiesta di creare un comitato nazionale rappresentativo della nazione duo siciliana come voluto anche dal Re Ferdinando II che lo espresse nella seduta del consiglio di Stato del 19 ottobre 1854. Importante il suggerimento di Carafa per insediare la stessa commissione duo siciliana avuta durante la mostra del 1853 ed elogiata dal Moniteur (adesso si capisce il perché della presenza della copia e la sua importanza)

    - Foglio numero 1579 intestato ministero affari esteri dove si dibatte ancora sull’articolo 8 del regolamento.

    - Nota del 14 dicembre 1854 del Real Istituto d’Incoraggiamento alle scienze naturali dove si delinea la composizione della commissione permanente per la esposizione con il compito di assistere gli eventuali partecipanti (ne fecero parte il cavaliere Felice Santangelo, il marchese don Gianmaria Puoti, il professor Giovanni Guarini, il professor Francesco Briganti, don Carlo Santangelo, il professor Domenico Presutti, Cavaliere Francesco Del Giudice e don Nicola Laurenzano)

    - Foglio numero 958 lettera del 23 febbraio 1856 dove si cita l’opuscolo dello Stato Pontificio.



    La ciliegina sulla torta si raggiunge con la lettera del 16 ottobre 1856 con l’elenco dei premiati alla fiera del 1855 che, per dovere di ricerca storica, riportiamo integralmente:

    “Signor Direttore,

    il regio diplomatico in Parigi mi ha fatto tenere due diplomi fra’regi sudditi che alla esposizione di quella metropoli hanno riportato dette ricompense. I due sopraddetti diplomi sono diretti l’uno al signor Bartolomeo pel pregio delle corde che ha esposte, e l’altro al signor Rieccio (nome di difficile comprensione dal documento ufficiale dunque potrebbe essere altro, nda) per la stamperia galvanoplastica applicata, che ha avuto gran successo. E io mi reco a premura trasmettergli a lei, signor Direttore, perché si compiaccia di farli tenere agli interessati. L’incaricato del portaglio del ministero degli Affari Esteri. Carafa”.



    Infine, il primo aprile 1857 (foglio numero 1798) si registra la lettera nella quale il Carafa comunica al cavaliere Felice Santangeli, presidente della commissione permanente e dell’Istituto di incoraggiamento alle scienze naturali, l’arrivo di tre copie del rapporto del jurì internazionale con cui si motiva il premio.



    Per chiudere questa spiacevole diatriba è necessario fare un bilancio e una analisi dei dati che sia seria. All’esposizione universale di Parigi del 1855 il Regno delle due Sicilie partecipa con stand espositivi nel settore delle Belle Arti. Dal rapporto ufficiale redatto in copia francese e anche in quella americana, non figurano nel settore dell’Industria. Due diplomi furono consegnati a due napoletani. Uno per corde armoniche e l’altro per una stamperia.



    Ora questi due diplomi non sono un record né tantomeno un terzo posto. Ma, in fin dei conti non lo diciamo noi che la storia del terzo posto è falsa. Lo dice lo stesso professor De Crescenzo quando, nella sua perfetta e tempestiva precisazione, ci ha scritto: “Nella notizia riportata da varie fonti sul “terzo posto” a livello industriale europeo, è ovvio che si fa riferimento, semplificando e sintetizzando in maniera efficace, a studi successivi alla data della mostra e comparativi della produzione industriale oltre che per quantità, anche e soprattutto per qualità e varietà dei prodotti realizzati. Lo stesso dato, tra l’altro, è confermato dalla quantità dei prodotti esportati e verificabile sempre presso l’Archivio di Stato di Napoli (Fondo Ministero Finanze)”.



    Insomma semplificando uno studio posteriore (a quanto risalente non è dato sapere così come non si conoscono gli autori e i criteri con cui lo studio è condotto) si può sostenere che, più per qualità che per quantità, le due Sicilie erano il terzo paese industrializzato d’Europa. Ci fa piacere che si semplifichi per aumentare la percepibilità del problema ma gli unitaristi a furia di semplificare sono arrivati a dire che i briganti erano sbandati mariuoli. Non ci pare che sia proprio così…



    Secondo momento di questo nostro lungo e ci auguriamo proficuo dibattito riguarda la fiera dell’agricoltura del 1856. Si fanno storie per una medaglia ricevuta dalla città di Napoli per la produzione di pasta che resta un bel riconoscimento. Una sfogliata anche superficiale ai documenti del famoso e già citato fascio 246, traccia un quadro molto roseo che non è riportato da nessuna parte. Le paste del duca di Sant’Arpino (perché erano sue e non del Cito) sono importanti ma procediamo con ordine. Il segretario di legazione napoletana a Parigi, Luigi Cito dei Marchesi Cito, inviò la seguente lettera al Carafa:

    “Eccellenza,

    ho l’onore di trasmetterle il rapporto che il regio commissario alla esposizione agricola, duca di Sant’Arpino, in adempimento dell’onorevole incarico confidatogli, indirizza al Direttore del Reale Ministero dell’Interno Signor Commendatore Bianchini. Sua Eccellenza osserverà con soddisfazione che i pochi esponenti sudditi del Re N. S. hanno tutti, senza raccomandazioni né pratiche ottenuto un premio come anno a indicarle qui appresso. A don Ignazio Florio una medaglia d’oro per il vino di Marsala; Al barone Onca una d’oro, altra di bronzo per il vino, formaggi e cereali; ai signori Pavia e Rose due medaglie di bronzo per la seta e l’essenza di limone ed una simile al signor Brandaleone pel Sarmacco (o Sommacco ma non si capiva bene la grafia sul documento). Avendo rimarcate che nulla --- alla detta esposizione de regi domini al di qua del faro e trovandosi una cassetta con collezione delle paste napoletane per uso mio, pensai dovesse figurare in mezzo alle paste d’Italia e di Francia. Lungi dall’augurarmi queste eccellenti produzioni sono state con plauso ammirate ed alle altre preferite, di modo che si è dato la medaglia di bronzo à la ville de Naples pour une collection de pates. Chiamo la benigna attenzione di V. E. e del Real Governo sul zelo ed intelligenza che ha mostrato il regio commissario del quale debbo elogiare l’indicato rapporto. In generale poi sono state date agli esponenti di prodotti agricoli e d’instrumenti d’agricoltura dodici grandi medaglie di oro, settantotto pure di oro ma di ordinaria dimensione, 105 d’argento, 215 di bronzo, 95 menzioni onorevoli. Le aggiungo che S. E. il Ministro dell’Agricoltura mi ha trasmesso delle --- della ministeriale con che si organizza il concorso agricolo ministeriale che avrà luogo l’anno prossimo 1857 in questa capitale, pregandomi darle la più grande pubblicità possibile. Di queste copie ne avevo a oggi 4 riservandomi spedire tutte le altre nella cassa di libri che dirigerò alla Eccellenza Vostra. Le rimetto pure accluso un opuscolo sull’agricoltura itqaliana che il barone de Havelt, già commissario pontificio all’esposizione universale mi ha pregato di inviarle. Suo con alta considerazione di Vostra Eccellenza. Pel ministro impedito l’umile, Luigi dei Marchesi Cito”.



    Tutto questo è quanto figura nell’Archivio di Stato di Napoli al fascio 246 del fondo Ministero Agricoltura Industria Commercio. Alcune riflessioni finali sono doverose:



    1) Il Regno delle Due Sicilie non era il terzo paese industrializzato d’Europa. Dispiace prima a noi dirlo. L’archivio di stato di Napoli non dice nulla e insistere su questa strada è deleterio per due motivi. Innanzitutto si mette in difficoltà tutti i meridionalisti. In caso di dibattito pubblico la prima persona minimamente preparato sull’argomento rischia di umiliarci confutando il dato artificiosamente riportato. Seconda cosa, non si fa altro che gettare discredito sul nostro ambiente meridionalista. Notizie infondate di questo tipo, quando sono smentite da documenti di archivio di stato di Napoli, vanno soltanto cancellate. Solo in questo caso si riesce a far emergere la verità storica desunta dalle fonti.



    2) Se alla esposizione industriale il Regno delle due Sicilie prende due diplomi (nell’industria) e due medaglie (nella pittura) mentre alla fiera agricola incassa 12 grandi medaglie d’oro, 78 d’oro piccole, 105 d’argento, 215 di bronzo e 95 menzioni onorevoli, signori cari, ci vuole molto coraggio a sostenere che era il terzo paese industrializzato d’Europa. Noi questo coraggio, capace di ignorare i fatti concreti, non ce l’abbiamo e ne andiamo fieri perché grazie alla verità storica non abbiamo rivali.



    3) Il regno delle Due Sicilie era un regno ancora sostanzialmente agricolo. 4 premi contro 505 premi vorranno dire qualcosa? Altra cosa è dire che le Due Sicilie si stavano industrializzando e avevano avviato il percorso di formazione di una realtà industriale che si sarebbe potuta consolidare. Altra cosa è raccontare le nostre eccellenze come Pietrarsa, la fabbrica Egg, Mongiana, Ferdinandea, le industrie del Liri, quelle della seta di San Leucio. Atteniamoci scrupolosamente ai fatti.



    4) A questo punto l’unica cosa che si può obiettare è che oltre al rapporto ufficiale hanno mentito anche i documenti dell’archivio di stato di Napoli. Per questo motivo invitiamo coloro che hanno riportato questo primato, anche in buona fede, a provvedere alle dovute correzioni.



    Roberto Della Rocca

    Andrea Casiere
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

  4. #4
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    Predefinito Rif: le presunte ricchezze borboniche

    Questo tornerà molto utile ostridicolo:

  5. #5
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    Predefinito Rif: le presunte ricchezze borboniche

    moderatori creata una sorta di file dove vengono smontate tutte le teorie neoborboniche vi prego,tornerà molto utile a tutti noi..................visto che spesso ci troviamo a confrontarci con loro.

  6. #6
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    Predefinito Rif: le presunte ricchezze borboniche

    Riciclo un mio vecchio post - che mi pare pertinente ASSAI ... (vedi l'ultimo capoverso)

    Rivisitare gli ex Stati Italici con la letteratura “gialla” - Livio Macchi : La formula dell’arcanum (ed. Piemme pocket)

    Un modo simpatico e divertente x cercare di rivivere la ATMOSFERA , l’ambiente , il folklore dei gloriosi Stati pre-annessione , credo sia quello di leggersi romanzi e novellistica ambientata appunto in quei contesti

    La formula dell’arcanum è un libro bellissimo (qualificazione banale ma non voglio usare altri termini) - fatto di descrizioni accurate ma mai pesanti sulla Napoli del primo Ottocento , e fornito di una intrigante trama di genere “spy-story” .

    Insomma : cultura e divertimento

    Per capire come il Regno di Napoli fosse allora all’avanguardia sul piano tecnologico (ma non economico … !) , meta obbligata del Gran Tour dei gentiluomini di tutta Europa (inglesi , francesi , tedeschi …) – e che tristezza se confrontiamo tutto quello che allora fu con l’attualità di degrado , spazzatura e “camurria” !

 

 

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