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  1. #1
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    Arrow Da Nicola Zitara: Battaglie navali e guerre terrestri

    Battaglie navali e guerre terrestri

    Nel duale Regno dei Borbone, Palermo e Napoli si fecero sempre male reciprocamente. Credo che si possa tranquillamente affermare che l'indipendenza meridionale ebbe un'ingloriosa fine perché la Sicilia era stanca d'essere subordinata a Napoli. I decenni di metà '800 furono contrassegnati da un'ulteriore e stanca decadenza dei paesi mediterranei. Francia e Inghilterra proseguivano con rinnovato impegno alla colonizzazione delle coste meridionali e orientali del Mediterraneo, dell'Africa e dell'Asia. Persino il Regno progettò qualche espansione in Oriente (Elvira Contino, Mire espansionistiche del Regno di Napoli del secolo XVIII...). Nel XIX e nel XX secolo, l'Europa era l'industria, l'Africa e l'Asia i beni industriali dovevano comprarli. In tale ambito culturale, la rinascita del Sud italiano (Sicilia + Sardegna + Napoletano) era normalmente concepita come indipendenza in vista dell'industrializzazione e la piena occupazione delle masse proletarie.
    La decolonizzazione, la globalizzazione, internet, la diffusione del sapere ci costringono a mettere in secondo piano un'interpretazione industrialista della rinascita e dell'indipendenza meridionale.
    La guerra fra le due Italie, che risale ai tempi di Archimede, del console Marcello, di Roma e di Cartagine, non finisce, ma non si combatterà più sul Volturno e sul Tronto ma per mare. La posta in gioco non sono più i centri siderurgici, ma i porti e i cantieri navali. Il Mediterraneo non è più un mare che divide, ma un mare che lega. Rinasce il Continente Mediterraneo, che la scoperta dell'America e lo sviluppo dell'Europa centrale avevano cancellato dalla cultura economica e politica.
    Nella corsa già aperta per il controllo delle rotte commerciali mediterranee il Meridione non è perdente in partenza. Tuttavia la guerra Sud/Nord ci sarà. C'è sempre stata. Dopo la caduta dell'Impero romano, per più di cinquecento anni, Venezia, Pisa, i Longobardi, i Normanni combatterono il primato di Amalfi e riuscirono a sopraffarla. Nei settecento anni che seguirono - il Regno sottomesso a francesi e spagnoli - le coste del Sud furono controllate dai mercanti veneti, genovesi, livornesi. Ferdinando II, mettendo in mare una delle più grandi flotte mercantili del mondo, riuscì a liberarle, ma fu una vittoria di breve durata. Inglobato nell'Italia padana, il Sud non fu più un paese di mare, ma il confine della terraferma italiana.
    Oggi la speranza si riapre. E' solo una speranza, ma Sardegna, Sicilia, Malta e Napoletano debbono allearsi. Divisi saranno sicuramente battuti da Trieste e da Genova. In questa speranza di libertà e indipendenza politica, morale e materiale, l'autonomismo di Lombardo è forse un punto di partenza. Niente di più, ma noi napolitani non possiamo ragionevolmente tirarci indietro.

  2. #2
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    questo post è importantissimo.
    Domani pertanto sarà collocato nelle discussioni in RILIEVO

  3. #3
    Sospeso/a
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    Uqbar Auguri di buon compleanno.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Uqbar Auguri di buon compleanno.
    grazie

  5. #5
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    Battaglie navali e guerre terrestri

    Nel duale Regno dei Borbone, Palermo e Napoli si fecero sempre male reciprocamente. Credo che si possa tranquillamente affermare che l'indipendenza meridionale ebbe un'ingloriosa fine perché la Sicilia era stanca d'essere subordinata a Napoli. I decenni di metà '800 furono contrassegnati da un'ulteriore e stanca decadenza dei paesi mediterranei. Francia e Inghilterra proseguivano con rinnovato impegno alla colonizzazione delle coste meridionali e orientali del Mediterraneo, dell'Africa e dell'Asia. Persino il Regno progettò qualche espansione in Oriente (Elvira Contino, Mire espansionistiche del Regno di Napoli del secolo XVIII...). Nel XIX e nel XX secolo, l'Europa era l'industria, l'Africa e l'Asia i beni industriali dovevano comprarli. In tale ambito culturale, la rinascita del Sud italiano (Sicilia + Sardegna + Napoletano) era normalmente concepita come indipendenza in vista dell'industrializzazione e la piena occupazione delle masse proletarie.
    La decolonizzazione, la globalizzazione, internet, la diffusione del sapere ci costringono a mettere in secondo piano un'interpretazione industrialista della rinascita e dell'indipendenza meridionale.
    La guerra fra le due Italie, che risale ai tempi di Archimede, del console Marcello, di Roma e di Cartagine, non finisce, ma non si combatterà più sul Volturno e sul Tronto ma per mare. La posta in gioco non sono più i centri siderurgici, ma i porti e i cantieri navali. Il Mediterraneo non è più un mare che divide, ma un mare che lega. Rinasce il Continente Mediterraneo, che la scoperta dell'America e lo sviluppo dell'Europa centrale avevano cancellato dalla cultura economica e politica.
    Nella corsa già aperta per il controllo delle rotte commerciali mediterranee il Meridione non è perdente in partenza. Tuttavia la guerra Sud/Nord ci sarà. C'è sempre stata. Dopo la caduta dell'Impero romano, per più di cinquecento anni, Venezia, Pisa, i Longobardi, i Normanni combatterono il primato di Amalfi e riuscirono a sopraffarla. Nei settecento anni che seguirono - il Regno sottomesso a francesi e spagnoli - le coste del Sud furono controllate dai mercanti veneti, genovesi, livornesi. Ferdinando II, mettendo in mare una delle più grandi flotte mercantili del mondo, riuscì a liberarle, ma fu una vittoria di breve durata. Inglobato nell'Italia padana, il Sud non fu più un paese di mare, ma il confine della terraferma italiana.
    Oggi la speranza si riapre. E' solo una speranza, ma Sardegna, Sicilia, Malta e Napoletano debbono allearsi. Divisi saranno sicuramente battuti da Trieste e da Genova. In questa speranza di libertà e indipendenza politica, morale e materiale, l'autonomismo di Lombardo è forse un punto di partenza. Niente di più, ma noi napolitani non possiamo ragionevolmente tirarci indietro.
    Senza almeno una forte autonomia come si fa ad allargare le relazioni con gli altri paesei del Mediterraneo?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Senza almeno una forte autonomia come si fa ad allargare le relazioni con gli altri paesei del Mediterraneo?

    Intanto oggi a Roma c'è Gheddafi e i grandi imprenditori padani esultano e fremono per avere tutti il loro bel posticino nella espansione economica italiana nell'area mediterranea che comporta miliardi e miliardi per investimenti i cui beneficiari saranno come al solito le imprese del nord.
    Quello che doveva essere il ruolo storico del Regno delle Due Sicilie se lo pappano invece i milanesi.
    Ai duosiciliani invece rimane l'elemosina e qualche migliaia di precari stabilizzati (tra l'altro una stabilizzazione ingiusta per tutti gli altri precari e disoccupati che non hanno santi in paradiso): cioè la continuazione della miseria.

    Se avessimo avuto una voce in capitolo avremmo preteso che l'espansione coi libici avrebbe dovuto apportare benefici soprattutto al sud .... invece come al solito a noi neanche le briciole

    Quindi ecco l'esigenza di avere un partito autonomista che ci rapprersenti

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Da Nicola Zitara: Battaglie navali e guerre terrestri

    La guerra in Europa tra Atlantico e Mediterraneo


    Una decina di anni fa autorevoli storici e politici, americani e giapponesi, si sono sbizzarriti (ma poi non tanto) a parlare di scontri fra civiltà. A quelli tra Oriente in via di sviluppo e Occidente, padrone del mondo, si va aggiungendo quella tra Atlantico e Mediterraneo. L’Europa atlantica, a partire dalle Crociate, ha egemonizzato i paesi del Mediterraneo, giungendo alla colonizzazione di tutta la costa del Nordafrica e del Medioriente. Per secoli la diversità tra Europa industriale e popolazioni rivierasche del mediterraneo, è stata vista come un salto della civiltà materiale.
    Oggi le cose vanno cambiando rapidamente. L’Europa arretra a causa della perdita di clienti e le altre parti del mondo avanzano. Consapevoli di questo spostamento globale, i governi dell’Unione Europea vanno lanciando rampini (esempio il Trattato di Lisbona di qualche anno fa) nel tentativo di attrarre a sé il Nordafrica, col fine recondito di continuare ad esercitare l’egemonia industriale dei rispettivi paesi. Le operazioni di aggancio sono condotte in modo soft secondo la tecnica del divide et impera di Metternich e risultano poco visibili all’opinione pubblica. Ciò non toglie che sono reali e proiettate nei tempi lunghi. La risistemazione dei rapporti mondiali ha una grande, storica portata per tutto il Meridione, il quale deve decidere da che parte stare, se secondare la crescita dell’Africa e dell’Oriente Mediterraneo, o se parteggiare per la dominazione dei Paesi Atlantici.
    I gentili lettori dei miei articoli mi risulta sono rimasti sorpresi per gli ultimi tre o quattro pubblicati su questo sito, quasi che essi contenessero un tradimento dell’idea indipendentista. Il fatto certo è che il paese meridionale esiste in mezzo ad altri paesi e che la sua esistenza presente e futura è condizionata dalla sua geografia e dal mutare degli eventi storici. La sua condizione attuale è tuttora una eredità delle Crociate, e se vogliamo andare ancora indietro nei secoli, del conflitto tra Ellenismo e Romanità. Gli errori grandi e piccoli si pagano, a volte per tempi secolari. Il quotidiano Calabria Ora di venerdì 27 giugno 2009, in un trafiletto posto al fondo di una pagina, riporta la notizia: “Calabria e Toscana unite dai mercati mediterranei”. In pratica si sarebbero incontrati gli assessori regionali competenti in materia per siglare un accordo che colleghi i porti di Gioia tauro e di Livorno. Ora i due porti sono già collegati. Il problema consiste oggi se Livorno debba trarre maggior sugo dal Porto di Gioia. La riflessione politica generale suggerisce che lo standard di attività raggiunto da Gioia non può essere ulteriormente innalzato, ma soltanto inciso e diminuito da collegamenti particolari con altri porti italiani. Le regioni meridionali, da Napoli in giù e Pescara in giù, hanno invece un preciso interesse a consorziarsi tra loro per fondare cantieri navali e per mettere navi in mare sulle rotte mediterranee.
    In una prospettiva non tanto lontana, chi scrive vede un Commonwealth tra il Regno di Napoli, la Sicilia e la Sardegna tornate alla loro indipendenza, e Malta, che controllino i mercati marittimi del mare interno e riportino in auge l’antica civiltà del continente mediterraneo.

    Nicola Zitara

 

 

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