Schiavi dell’euro: la Bce lucra sul denaro che ci spetta
di Giorgio Cattaneo - 18/12/2011
Fonte: libreidee
Domanda: ma l’euro di chi è? Nessuna norma del Trattato di Maastricht
dice di chi dev’essere la proprietà dell’euro. E siccome dal silenzio
su questo argomento fondamentale nasce l’incertezza di tutti i
rapporti di debito e credito nella fase della circolazione monetaria,
è chiaro che l’euro allo stato attuale non è affidabile. E’ vero che
le banche centrali europee hanno emesso la moneta, prestandola. Però
questa regola, che è una prassi bancaria – che noi abbiamo dimostrato
illegittima, perché il titolare della moneta non può essere la banca
ma la collettività nazionale – se è stata tollerata, per prassi, dalle
banche centrali nazionali, non può essere tollerata,per prassi, nei
confronti della Banca Centrale Europea.
La gente deve cominciare a capire che, con l’avvento dell’euro, noi ci
andiamo a indebitare con la Bce, senza contropartita, per tutto l’euro
che sarà messo in circolazione dalla Banca Centrale Europea. Se compro
un’automobile, mi indebito e mi impegno a pagare a rate: ma almeno
l’azienda mi dà come corrispettivo l’automobile. La Bce ci viene a
indebitare per un valore pari a tutto l’euro messo in circolazione, ma
senza contropartita. Sicché, l’Europa rischia di precipitare nella
dimensione dei popoli del Terzo Mondo: che sono tali perché gravati da
un debito non dovuto, che è pari a tutto il denaro in circolazione, e
che quindi realizza una subordinazione di schiavitù nei confronti
della “usurocrazia” che domina il sistema monetario e politico
mondiale.
Di fronte a questo rischio, cosa possiamo fare? Proponiamo a chiunque
– privati cittadini, aziende, enti pubblici – di affiggere ovunque un
cartello con scritto: “L’euro di chi è?”. Maastricht non lo dice.
Perché si tace? Di norma, quando ruba, il ladro lo fa di nascosto. E
qual è il programma della Bce? Siccome tutte le banche centrali del
mondo, dalla Banca d’Inghilterra in poi, hanno emesso la moneta
“prestandola” – cioè arrogandosi non solo il diritto di stamparla, ma
anche la proprietà della moneta, come proprio monopolio bancario – la
stessa cosa fa la Banca Centrale Europea. La Bce non potrebbe mai dire
che l’euro è suo, dovrebbe dire che è dei popoli: ecco perché la Bce
non può dire di chi è la proprietà della moneta. Perché chi dà valore
alla moneta non è chi la stampa, ma chi l’accetta. Se mettiamo il
governatore di una banca centrale a stampare moneta su un’isola
deserta, non nasce il valore: perché manca la collettività.
Solo la gente, accettandola, crea convenzionalmente il valore della
moneta. Questo significa che anche l’euro, all’atto dell’emissione, va
dichiarato di proprietà dei popoli europei, e non della banca
centrale. Il rischio è grosso, perché non ci sono vie di mezzo: se il
Trattato di Maastricht non dice niente sulla proprietà dell’euro, noi
non possiamo autorizzare il ladro a decidere chi dev’essere il
proprietario. E’ come per i popoli del Terzo Mondo: prima che dalla
fame, sono strozzati dal debito. La stessa cosa avverrà coi popoli
europei: che si indebiteranno senza contropartita con la Bce per ogni
euro messo in circolazione, così come i popoli del Terzo Mondo si sono
indebitati con la Federal Reserve americana per i dollari messi in
circolazione. Abolita la contropartita della riserva aurea nel 1971,
la Fed cosa ha fatto? Carta e inchiostro, in cambio di denaro vero dal
Terzo Mondo. Esattamente così, solo su carta e inchiostro, la Bce
baserà l’emissione di euro nei confronti dei popoli europei.
Ecco perché, in qualità di cittadini europei, noi pretendiamo di
sapere di chi è la proprietà dell’euro all’atto dell’emissione: perché
se manca questo accertamento, la risposta fa crollare questo sistema
programmato dai grandi usurai che dominano il regime monetario. I
quali, con l’euro, hanno realizzato una truffa clamorosa nei confronti
di tutti i popoli europei. Sono obbligati a dare una risposta: ci
dicano di chi è l’euro. Se è della Bce, che lo stampa e lo presta,
allora ci truffa: perché toglie ai popoli il valore monetario creato
dalla collettività. Se non diciamo chi è il proprietario, non possiamo
dire neppure chi è il debitore e chi il creditore. Non si può dire di
chi è l’euro? Allora quella diventa una moneta che non può essere
accettata.
Io, cittadino, ho il diritto di contestare e dire: io l’euro non lo
accetto. Questo fa saltare per aria tutte le trame dei grandi usurai
che ci hanno manipolato, per imporre all’Europa un debito non dovuto.
Il loro piano? Fare dell’Europa un’organizzazione di popoli del Terzo
Mondo. Il valore indotto della moneta, che si ha quando la si fa
circolare, è il potere d’acquisto. Inizialmente, c’era la riserva
aurea: la moneta è stata costituita come titolo rappresentativo di
quella riserva. Sennonché, con gli accordi di Bretton Woods che nel
‘71 hanno abolito l’oro come riserva, dobbiamo cominciare a chiarire
che, all’atto dell’emissione, la moneta va dichiarata di proprietà dei
popoli e non delle banche centrali. Tanto più lo dobbiamo dire oggi,
per colmare una lacuna normativa del Trattato di Maastricht, che parla
di tutto tranne che di questo punto centrale: di chi è la proprietà
dell’euro.
Perché tanto silenzio? Perché le banche centrali vogliono appropriarsi
in modo parassitario dei valori creati dalle comunità. Prestano denaro
non loro: e noi abbiamo scoperto la tecnica con cui questi truffatori
barano al gioco della Storia. Allora pretendiamo che l’euro venga
dichiarato di proprietà dei popoli europei. E, contestualmente,
chiediamo che ad ogni popolo vengano accreditati – e non addebitati –
gli euro emessi. Proprietari e non proprietari? Non è una differenza
di poco conto: è la stessa differenza che c’è tra creditori e
debitori. Cosa preferiamo essere, proprietari dei nostri soldi o
debitori? Questa è la domanda alla quale Maastricht non risponde,
perché è stato programmato dai grandi vertici delle banche centrali,
che hanno organizzato la Bce sul modello della Banca d’Inghilterra che
dal 1600 emette “prestando”, inaugurando cioè il grande parassitismo
ai danni delle economie nazionali.
Ogni anno muoiono di fame 50 milioni di esseri umani: non per mancanza
di alimenti, la cui eccedenza distruggiamo, ma per mancanza di denaro
per comprare gli alimenti. Non solo la moneta dev’essere di proprietà
dei popoli, ma ogni cittadino dovrebbe avere il suo reddito di
cittadinanza, per razionalizzare il diritto sociale. Cos’è la moneta?
Una convenzione: accetto moneta contro merce, perché prevedo di poter
ottenere altra merce contro moneta. Valore indotto: lo stesso che si
ottiene facendo circolare monete alternative. E’ il caso del Simec,
circolato in Abruzzo come esperimento, per poi eventualmente diventare
una valuta mondiale in sostituzione del dollaro, emanato dal “grande
usuraio” che è il governatore della Federal Reserve. La Fed usa lo
stesso sistema della Banca d’Inghilterra: stampa e presta. Con una
moneta come il Simec, io stampo e dò. Sta a noi decidere: solo noi
possiamo scegliere di dare valore a un pezzo di carta.
La grande usura si è consolidata negli ultimi tre secoli, nella storia
della moneta. Abbiamo bisogno di cambiare le regole del gioco. La
riserva? E stata sempre una favola. E ha spinto le monarchie a
indebitarsi coi banchieri, per denaro che i bancheri stampavano a
costo tipografico. Il valore del denaro non è un vero valore
creditizio basato sulla riserva, ma solo un valore indotto e basato
sulla semplice convenzione. Il principio della proprietà popolare
della moneta: è l’apertura della terza via. Se l’euro è dei cittadini,
ad ogni cittadino spetta una parte dei soldi stampati dalla Banca
Centrale Europea: la Bce dovrebbe funzionare solo come tipografia,
operando gli adempimenti necessari a mettere a disposizione dei
cittadini la loro moneta. Chi dà valore alla moneta siamo noi: e
quindi abbiamo diritto di pretendere dalla Bce che l’euro sia
dichiarato di proprietà dei popoli, altrimenti abbiamo il diritto di
rifiutare l’euro all’atto dell’emissione perché, mancando la certezza
del diritto, manca la validità della moneta.
Qui si tratta di trasformare i popoli: da debitori in proprietari.
Oggi tutta l’umanità è angosciata dall’insolvenza: recenti statistiche
rivelano un quantitativo impressionante di persone che si suicidano
per i debiti, e questo fenomeno non ha precedenti nella Storia, perché
nasce dall’avvento della “usurocrazia” che si è presentata sotto una
parvenza di democrazia. A noi la democrazia sta bene: vuol dire
sovranità popolare. Ma il popolo deve avere anche la sovranità
monetaria, oltre a quella politica, cioè la proprietà popolare della
moneta in un sistema di democrazia integrale. Tante sono le idee e
tanti i partiti, ma quello che conta è l’onestà degli scopi: liberare
l’umanità dall’angoscia dell’insolvenza. Oggi l’arrivo del postino è
motivo di allarme, temiamo pagamenti: è la prova del fatto che viviamo
in regime di “usurocrazia”, non di democrazia.
Si impongono scelte strategiche, cioè semplici: meglio avere in tasca
il doppio o la metà? Oggi la banca centrale ci presta denaro,
caricandone il costo del 200%. Denaro che in realtà è nostro, e ci
viene espropriato: la banca centrale non dovrebbe prestarcelo, ce lo
dovrebbe accreditare. E quando il costo del denaro prestato è del
200%, la puntualità nei pagamenti è impossibile. Ecco perché la
maggior parte dei suicidi da usura non avviene per la piccola usura di
bottega, ma per il fisco: la gente è costretta a vendere i propri beni
per pagare le tasse. Tasse che, prima di tutto, ripagano gli azionisti
della banca centrale. Dal 1910, con la fondazione della Banca
d’Italia, abbiamo sopportato la prassi di una banca che emette
prestando. Con la Bce bisogna cambiare le regole del gioco: nelle
nostre case deve tornare la serenità. Altrimenti, rischiamo di portare
le nuove generazioni di fronte alla scelta tra il suicidio e la
disperazione.
(Giacinto Auriti, estratti delle dichiarazioni rilasciate a “Saus Tv”
l’11 aprile del lontano 2001, alla vigilia della storica introduzione
dell’euro. Economista e docente universitario, Auriti denunciò il
ruolo delle banche centrali, che ricaverebbero profitti indebiti dal
signoraggio sulla cartamoneta dando origine in tal modo al debito
pubblico).




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