L'inverno potrebbe essere una favola

Aurelio Montingelli - 9.02.2012, 19:07



Photo: EPA


Peccato che solo in qualche cineclub si possa trovare la ricetta proposta da Visconti per accogliere l’inverno come una benedizione dal cielo. Ricordate perche’ era cosi’ felice Alain Delon nel vedere Milano sotto la neve? No? E’ semplice perche’ la neve deve essere spalata prima che venga l’estate e senza chiamare i Vigili del Fuoco e la Protezione civile.

Purtroppo nel vedere l’Italia, anzi l’Europa intera, sotto cumuli di neve, le strade bloccate, la ferrovia interrotta, gli aeroporti chiusi, i negozi vuoti mentre come in un bollettino di guerra si elencano i morti, si capisce che la lezione di Rocco e dei suoi fratelli e’ stata disattesa.

Nei lontani anni cinquanta si capiva, al di la’ della solidarieta’ umana, che bisognava contare prima di tutto sulle proprie forze e che lo stato non puo’ dare ad ognuno un vigile del fuoco, perche’ spali la neve sul marciapiede di casa.

A Mosca, dove di regola l’inverno inizia a ottobre e finisce ad aprile, la neve e’ di casa. A Mosca e’ giusto che vi siano 26 mila automezzi per sgomberare la neve in poche ore dalle strade della citta’, vicoli compresi. Pero ’ se Roma facesse altrettanto sarebbe uno spreco assurdo.

In Russia, cosi’ come avviene in altri paesi del Nord, a parte i mezzi tecnici si fa ricorso al buon senso. E questo ci dice che la neve deve essere tolta subito, dalle strade e dai marciapiedi, dalle piste degli aeroporti e dal cortile di casa, dopo diventa tutto piu’ difficile.

E darsi da fare senza aspettare che venga Gabrielli a toglierci la neve dalla portiera della nostra macchina.

Con poche semplici regole l’inverno diventa una fiaba e una poesia.



“Quando il Gelo

Al Sole si sposa

La giornata stupenda sara’.”




Lo disse Pusckin duecento anni fa, quando l’inverno era atteso come una sorgente di gioia e non come una calamita’.

Anche in Italia una volta si diceva che sotto la neve c’era il pane e non la spazzatura.

Tanti secoli fa in Russia qualcuno aveva gia’ inventato la stufa, una costruzione di due metri per due che riscaldava l’isba, permetteva di cucinare piatti prelibati, all’interno si trasformava in bagno caldo e la sera il piano superiore diventava un letto cosi’ comodo che uno degli eroi della mitologia russa preferi’ rimanerci trentatre anni.

Parecchi secoli piu’ tardi, nel 1880 a Pietroburgo un architetto geniale costrui’ il primo palazzo di abitazione con soluzioni di riscaldamento che ancor oggi tutti invidiano. Per esempio per evitare che il gelo potesse far scoppiare le tubature queste venivano riscaldate, al pari delle grondaie.

E allora il gas era solo quello dei lampioni.

Il mondo e’ poi cambiato, difficile dire se in meglio o in peggio, comunque il gas arriva in tutte le case della Russia e di Europa. Ma ci arriva da molto lontano, da lande che si trovano al di la’ del Circolo polare artico. Il gas su cui oggi tanta disinformazione si accumula viene da alcuni giacimenti della Siberia dove a febbraio la temperatura si attesta sui 40 gradi sottozero.

Al di la’ della chiavetta ci sono uomini che perforano chilometri di roccia, stazioni di pompaggio, migliaia di chilometri di tubature, miliardi di investimenti e alla fine contratti di forniture. E qui il gas si tinge di giallo, perche’ mentre il Gazprom l’altro ieri annunciava che le forniture in corso corrispondono ai contratti firmati, in Italia si affermava che invece ne arrivava meno del dovuto. Chi ha ragione? Probabilmente tutti e due.

Significa che a mezza strada c’e’ qualcuno che fa il furbo e non rispetta il Settimo comandamento.

L'inverno potrebbe essere una favola; La Voce della Russia





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