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Discussione: Una poesia che "sento" mia

  1. #1301
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Avvisaglie di tempesta


    Il barometro è sceso tutto il giorno
    e io, sapendo meglio dello strumento
    quali venti ci calpestano, quale
    turbolenza percorre grigia la regione,
    abbandono il libro sulla poltrona,
    vado da finestra a finestra chiusa
    guardando i rami tesi contro il cielo.
    E ripenso, come faccio spesso se l’aria
    scende in un silenzioso nucleo di attesa,
    alla meta precisa con cui il tempo
    per le segrete vie correnti dell’indistinto
    ha viaggiato in questo regno polare.
    Il clima fuori e il clima dentro il cuore
    giungono incuranti delle predizioni.
    Tra il prevedere e il prevenire il mutamento
    sta la supremazia degli elementi
    che nessun barometro può alterare.
    Avere tempo non è controllarlo,
    né possono i cocci dello strumento
    fermare il vento. Il vento si alzerà,
    noi possiamo solo chiudere le persiane.
    Tiro le tende mentre annera il cielo
    e accendo candele protette dal vetro
    contro il soffiare dalla serratura,
    il continuo pianto attraverso il foro aperto.
    Questa è l’unica difesa contro il tempo;
    queste le cose che abbiamo imparato a fare
    noi che viviamo in zone tormentate.


    Adrienne Rich
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    La poesia è uno stato d'animo,
    ogni volta diverso.
    Il resto sono solo parole
    trovate per caso.
    (Mary Ann)

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  2. #1302
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Il filo dell’infanzia


    Il filo dell’infanzia

    è fatto di molti fili.

    Si confondono tra gli animali grandi,

    una e un’altra volta. Chissà se guardandoli

    non smettiamo di vederli. Quel paese

    ci appartiene tardivamente.

    Assomiglia a qualcosa di udito

    quando il sole inonda

    l’albero di fronte,

    la nuvola che passa.


    Juan Gelman
    La poesia è uno stato d'animo,
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    (Mary Ann)

  3. #1303
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Tu non le puoi vedere



    Tu non le puoi vedere
    io, si.
    Terse, rotonde, tiepide.
    Lentamente
    vanno al loro destino;
    lentamente, per indugiare
    più a lungo sulla tua carne.
    Vanno verso il nulla; non sono
    che questo, il loro scorrere.
    E una traccia, verticale,
    che si cancella subito.
    Astri?
    Tu
    non le puoi baciare.
    Le bacio io per te.
    Sanno; hanno il sapore
    dei succhi del mondo.
    Che gusto nero e denso
    di terra, di sole, di mare!
    Restano un istante
    nel bacio, indecise
    fra la tua carne fredda
    e le mie labbra; infine
    io le prendo. E non so
    se erano davvero per me.
    Perché io non so nulla.
    Sono stelle, o segni,
    sono condanne o aurore?
    Nè guardando nè coi baci
    ho imparato che cos’erano.
    Ciò che vogliono resta
    là indietro, tutto ignoto.
    E così pure il loro nome.
    (Se le chiamassi lacrime
    nessuno mi capirebbe).


    Pedro Salinas
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    (Mary Ann)

  4. #1304
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    PUO' ESISTERE QUALCOSA PRIMA DELLA NEVE?

    Può esistere qualcosa prima della neve?
    Prima di quella purezza implacabile,
    implacabile come il messaggio di un mondo
    che non amiamo, ma cui apparteniamo
    e che si intuisce in quel suono
    tuttavia fratello del silenzio.
    Quali dita ti fanno cadere,
    polverizzato scheletro di petali?
    Cenere di un cielo antico
    che fa restare solo davanti al fuoco
    ascoltando i passi dell’amico che se ne andò,
    eco di parole che non ricordiamo,
    ma che ci fanno male, come se le stessimo pronunciando di nuovo.
    E può esistere qualcosa dopo la neve?
    Qualcosa dopo
    l’ultimo sguardo del cieco al pallore del sole,
    qualcosa dopo
    che il bimbo malato dimentica di guardare il nuovo mattino,
    o meglio ancora, dopo aver dormito come un convalescente
    con la testa sulla gonna
    di colei che a volte si ama.
    Chi sei, neve notturna,
    fugace, disciolta primavera che sopravvive sul ciliegio?
    O che importa chi sei?
    Per guardare la neve di notte bisogna chiudere gli occhi,
    non ricordare nulla, non chiedere nulla,
    scomparire, scivolare come lei nel visibile silenzio.



    Jorge Teillier

    Lautaro (Cile) 24 giugno 1935 – Viña del Mar (Cile) 22 aprile 1996
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    "La politica è un surrogato scadente, una tecnica dedita a svilire le idealità che la nutrono, lontanissima da chi vi ripone fiducia. Eppure era il sale della terra e non si capisce se sia cambiato il sale o sia cambiata la terra." — Luigi Pintor

  5. #1305
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    UOMO E CAMMELLO di Mark Strand


    (Man and camel)

    La vigilia del mio quarantesimo compleanno
    stavo in veranda a fumare
    quando di punto in bianco un uomo e un cammello
    apparvero. Dapprima nessuno dei due emetteva
    alcun suono, ma mentre adagio risalivano la strada
    e uscivano dal paese, i due cominciarono a cantare.
    Ma quello che cantavano è rimasto un mistero per me -
    le parole erano vaghe e il motivo
    troppo ornato da ricordare. Dentro al deserto
    andavano e nell’andare le loro voci
    si alzavano all’unisono sul lieve scrosciare
    della sabbia soffiata dal vento. La meraviglia del canto,
    l’amalgama vago di uomo e cammello, pareva
    l’immagine ideale di ogni coppia fuori dal comune.
    Era questa la sera che avevo atteso tanto
    a lungo? Volevo credere lo fosse,
    ma proprio mentre erano sul punto di svanire, l’uomo
    e il cammello interruppero il canto, e al galoppo
    tornarono in paese. Si fermarono davanti alla veranda,
    fissandomi con occhi piccoli e lucenti, e dissero:
    “Hai rovinato tutto. L’hai rovinato per sempre”.




    Minicommento: l'uomo, quando si immerge nella contemplazione delle proprie visioni interiori, raggiunge la piena fusione con la dimensione fantasticata. Appena l'onnipresente pensiero cerca di vagliare, valutare, decidere se quel momento sia davvero il compimento dell''attesa, proprio l'atto del pensare distrugge la contemplazione e l'istante perfetto si dissolve.

    Un po' come commentare una bella poesia ne disperde l'incanto. :-))
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  6. #1306
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    LA PARABOLA DI BUDDHA SULLA CASA IN FIAMME di Bertold Brecht

    Gotama, il Buddha, insegnava
    la dottrina della Ruota dei Desideri, cui siamo legati e ammoniva
    di spogliarsi di ogni passione e così
    senza brame entrare nel nulla che chiamava Nirvana.

    Un giorno allora i suoi discepoli gli chiesero:
    «Com’è questo Nulla, Maestro? Noi tutti vorremmo
    liberarci da ogni passione, come ammonisci; ma spiegaci
    se questo Nulla in cui noi entreremo
    è qualcosa di simile a quella unità col creato
    di quando si è immersi nell’acqua, al meriggio, col corpo leggero
    quasi senza pensiero, pigri nell’acqua; o quando nel sonno si cade
    sapendo appena di avvolgersi nella coperta
    e subito affondando; se questo Nulla dunque
    è così, lieto, un buon Nulla, o se invece quel tuo
    Nulla è soltanto un nulla, vuoto, freddo, senza significato».

    A lungo tacque il Buddha, poi disse con indifferenza:
    «Non c’è, alla vostra domanda, nessuna risposta».
    Ma a sera, quando furono partiti,
    sedette ancora sotto l’albero del pane il Buddha e disse agli altri,
    a coloro che nulla avevano chiesto, questa parabola:
    «Non molto tempo fa vidi una casa. Bruciava. Il tetto
    era lambito dalle fiamme. Mi avvicinai e m’avvidi
    che c’era ancora gente, là dentro.

    Dalla soglia li chiamai, ché ardeva il tetto, incitandoli
    ad uscire, e presto. Ma quelli
    parevano non avere fretta. Uno mi chiese,
    mentre la vampa già gli strinava le sopracciglia,
    che tempo facesse, se non piovesse per caso,
    se non tirasse vento, se un’altra casa ci fosse,
    e così via.

    Senza dare risposta
    uscii di là. Quella gente, pensai,
    deve bruciare prima di smettere con le domande. Amici, davvero,
    a chi sotto i piedi la terra non gli brucia al punto che paia
    meglio qualunque cosa piuttosto che rimanere, a colui
    io non ho nulla da dire».
    Così Gotama, il Buddha.

    Ma anche noi, che non più ci occupiamo dell’arte della pazienza
    ma piuttosto dell’arte dell’impazienza, noi che tante proposte
    di natura terrena formuliamo, gli uomini scongiurando
    a scuoter da sé i propri carnefici dal viso d’uomo, pensiamo che a quanti,
    di fronte ai bombardieri del capitale, già in volo, domandano,
    e troppo a lungo, che ne pensiamo, come immaginiamo il futuro,
    e che ne sarà dei loro salvadanai e calzoni della domenica, dopo
    tanto sconvolgimento, noi
    non molto abbiamo da dire.



    Nota: il grassetto è mio e il commento è tutto lì-
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  7. #1307
    Pravda vítězí
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Mattina (G. Ungaretti)

    M'illumino
    d'immenso.
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    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne! Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse appartiene la verità!" (fiume sand creek)

 

 
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