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Discussione: Una poesia che "sento" mia

  1. #821
    in silenzio
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    ingenuità di chi nasce libero

    il dare fiducia
    il credere
    a parole

    vane.
    di necessità virtù

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  2. #822
    in silenzio
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Virtuosa ingenuità di chi nasce libero

    il dare fiducia e credere
    a parole

    vane.

    Virtuose parole vuote
    contenitori di possibilità.

    Come verbi coniugati
    nel modo congiuntivo.

    :-)
    di necessità virtù

  3. #823
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Conversazione con una pietra



    Busso alla porta della pietra.
    - Sono io, fammi entrare.
    Voglio venirti dentro,
    dare un'occhiata,
    respirarti come l'aria.



    - Vattene - dice la pietra.
    - Sono ermeticamente chiusa.
    Anche fatte a pezzi
    saremo chiuse ermeticamente.
    Anche ridotte in polvere
    non faremo entrare nessuno.



    Busso alla porta della pietra.
    - Sono io, fammi entrare.
    Vengo per pura curiosità.
    La vita è la mia unica occasione.
    Vorrei girare per il tuo palazzo,
    e visitare poi anche la foglia e la goccia d'acqua.
    Ho poco tempo per farlo.
    La mia mortalità dovrebbe commuoverti.



    - Sono di pietra - dice la pietra
    - E devo restare seria per forza.
    Vattene via.
    Non ho i muscoli per ridere.



    Busso alla porta della pietra.
    - Sono io, fammi entrare.
    Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
    mai viste, belle invano,
    sorde, senza l'eco di alcun passo.
    Ammetti che tu stessa ne sai poco.



    - Sale grandi e vuote - dice la pietra
    - Ma in esse non c'è spazio.
    Belle, può darsi, ma al di là del gusto
    dei tuoi poveri sensi.
    Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
    Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
    ma tutto il mio interno è girato altrove.



    Busso alla porta della pietra
    - Sono io, fammi entrare.
    Non cerco in te un rifugio per l'eternità.
    Non sono infelice. Non sono senza casa.
    Il mio mondo è degno di ritorno.
    Entrerò e uscirò a mani vuote.
    E come prova d'esserci davvero stata
    porterò solo parole, a cui nessuno presterà fede.



    - Non entrerai - dice la pietra.-
    Ti manca il senso del partecipare.
    Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
    Anche una vista affilata fino all'onniveggenza
    a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
    Non entrerai, non hai che un senso di quel senso,
    appena un germe, solo una parvenza.



    Busso alla porta della pietra.
    - Sono io, fammi entrare.
    Non posso attendere duemila secoli
    per entrare sotto il tuo tetto.



    - Se non mi credi - dice la pietra-
    rivolgiti alla foglia, dirà la stessa cosa.
    Chiedi a una goccia d'acqua, dirà come la foglia.
    Chiedi infine a un capello della tua testa.
    Scoppio dal ridere, d'una immensa risata
    che non so far scoppiare.



    Busso alla porta della pietra.
    - Sono io, fammi entrare.



    - Non ho porta - dice la pietra.



    Wislawa Szymborska
    Maria Vittoria and tricatel like this.
    Il linguaggio è un labirinto di strade. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un'altra parte, e non ti raccapezzi più.
    Ludwig Wittgenstein

  4. #824
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    *


    Uno spazio

    non può cancellarne un'altro,
    ma può chiuderlo in un angolo.
    Anche gli spazi occupano un posto,
    in un'altra dimensione che è più dello spazio.


    Ci sono spazi a una sola voce,
    spazi a molte voci
    e pefino spazi muti,
    ma ogni spazio è solo,
    più solo di quello che contiene.


    Anche se ogni spazio
    si confonde alla fine con ogni spazio.
    Anche se ogni spazio
    è un gioco impossibile,
    perché niente sta in niente.



    Roberto Juarroz
    Il linguaggio è un labirinto di strade. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un'altra parte, e non ti raccapezzi più.
    Ludwig Wittgenstein

  5. #825
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Del fuoco restano solo braci rosseggianti
    e le fronde si sussurrano
    segreti a me sconosciuti.
    Alzo gli occhi al soffitto di stelle,
    strani esseri imperscrutabili,
    e sento di essere l'intruso.
    La memoria mi porta a quando
    dal buio fuggivo,
    a quando nel buio di una caverna
    cercavo conforto.

    (da una notte di mezza estate nel bosco dell'animalo)
    mary ann likes this.

  6. #826
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Ultimamente questa:
    L’ARRUFFA POPOLI
    Ateo, salmista, apostolo d’inganno
    Vile, se t’odia, se ti palpa, abjetto,
    Monco al ferro, centimano al sacchetto,
    Nel no maestro di color che sanno;
    Sotto l’ammanto dello stoico panno
    Cela il cor marcio e ‘l mal dell’intelletto,
    Invidïoso, oltracotante, inetto,
    Libera larva di plebeo tiranno,
    Tutto sfa, nulla fa, tutto disprezza,
    Sonnambulo ha il cervello e la scrittura,
    Sofista pregno d’infeconda asprezza,
    Fecondità del mulo, a cui Natura
    Diè forte il calcio e più l’ostinatezza,
    Ed i coglioni per coglionatura.
    [Giuseppe Giusti]
    «La costrizione non può cambiare la mente degli uomini: li può soltanto costringere ad essere ipocriti»
    (John Locke - Lettera sulla tolleranza)

  7. #827
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Il Cittadino Ignoto



    A JS/07/M/378 LO STATO DEDICA QUESTO MONUMENTO MARMOREO


    L'Ufficio Statistico attesta
    che mai fu fatta contro di lui querela,
    e rapporto sulla sua condotta non si dà
    che non lo giudichi un santo nel senso moderno di un termine antiquato,
    perché in ongi atto egli servì la Comunità.
    Tranne che in Guerra, finché andò in pensione
    lavorò in una fabbrica e mai fu licenziato,
    ma piaceva ai padroni, Fudge Motors Inc.

    Eppure non era un crumiro né aveva idee bizzarre,
    perché il sindacato attesta che pagava le sue quote
    (e ci è attestato che il Sindacato non mente)
    e i nostri Assistenti Sociali hanno rilevato
    che era popolare tra i suoi compagni e beveva di gusto.
    La Stampa è convinta che comprasse ogni gionro un quotidiano
    e che non reagisse alla pubblicità in modo strano.
    Le polizze a suo nome mostrano che era assicurato a vita,
    e il suo Libretto Sanitario prova che fu in ospedale una volta ma ne uscì guarito.

    Le varie Ricerche di Mercato dichiarano
    che sapeva usufruire dei Piani Rateali
    e che aveva tutto quanto occorre all'Uomo Moderno,
    un grammofono, una radio, un'auto e un frigo.
    I vari Sondaggi d'Opinione rilevano soddisfatti
    che aveva l'opinione giusta al momento giusto;
    quando c'era la pace, voleva la pace; quando c'era la guerra, partiva.
    Era sposato e accrebbe di cinque figli la popolazione,
    numero perfetto secondo il nostro Eugenista per un padre della sua generazione,
    e i nostri insegnanti riportano che non ostacolò mai i loro programmi.

    Era libero? Felice? Che domande assurde:
    se qualcosa non avesse funzionato, di certo ne saremmo stati informati.


    Wystan Hugh Auden
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    Il linguaggio è un labirinto di strade. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un'altra parte, e non ti raccapezzi più.
    Ludwig Wittgenstein

  8. #828
    in silenzio
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Citazione Originariamente Scritto da mary ann Visualizza Messaggio
    Il Cittadino Ignoto



    A JS/07/M/378 LO STATO DEDICA QUESTO MONUMENTO MARMOREO


    L'Ufficio Statistico attesta
    che mai fu fatta contro di lui querela,
    e rapporto sulla sua condotta non si dà
    che non lo giudichi un santo nel senso moderno di un termine antiquato,
    perché in ongi atto egli servì la Comunità.
    Tranne che in Guerra, finché andò in pensione
    lavorò in una fabbrica e mai fu licenziato,
    ma piaceva ai padroni, Fudge Motors Inc.

    Eppure non era un crumiro né aveva idee bizzarre,
    perché il sindacato attesta che pagava le sue quote
    (e ci è attestato che il Sindacato non mente)
    e i nostri Assistenti Sociali hanno rilevato
    che era popolare tra i suoi compagni e beveva di gusto.
    La Stampa è convinta che comprasse ogni gionro un quotidiano
    e che non reagisse alla pubblicità in modo strano.
    Le polizze a suo nome mostrano che era assicurato a vita,
    e il suo Libretto Sanitario prova che fu in ospedale una volta ma ne uscì guarito.

    Le varie Ricerche di Mercato dichiarano
    che sapeva usufruire dei Piani Rateali
    e che aveva tutto quanto occorre all'Uomo Moderno,
    un grammofono, una radio, un'auto e un frigo.
    I vari Sondaggi d'Opinione rilevano soddisfatti
    che aveva l'opinione giusta al momento giusto;
    quando c'era la pace, voleva la pace; quando c'era la guerra, partiva.
    Era sposato e accrebbe di cinque figli la popolazione,
    numero perfetto secondo il nostro Eugenista per un padre della sua generazione,
    e i nostri insegnanti riportano che non ostacolò mai i loro programmi.

    Era libero? Felice? Che domande assurde:
    se qualcosa non avesse funzionato, di certo ne saremmo stati informati.


    Wystan Hugh Auden
    (non risulta avesse alcun apparecchio televisivo
    non pagò mai il canone RAI
    perciò resterà ignoto)
    di necessità virtù

  9. #829
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    La storia


    La storia non si snoda

    come una catena
    di anelli ininterrotta.
    In ogni caso
    molti anelli non tengono.
    La storia non contiene
    il prima e il dopo,
    nulla che in lei borbotti
    a lento fuoco.
    La storia non è prodotta
    da chi la pensa e neppure
    da chi l'ignora. La storia
    non si fa strada, si ostina,
    detesta il poco a poco, non procede
    né recede, si sposta di binario
    e la sua direzione
    non è nell'orario.
    La storia non giustifica
    e non deplora,
    la storia non è intrinseca
    perché è fuori.
    La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
    La storia non è magistra
    di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
    a farla più vera e più giusta.
    La storia non è poi
    la devastante ruspa che si dice.
    Lascia sottopassaggi, cripte, buche
    e nascondigli. C'è chi sopravvive.
    La storia è anche benevola: distrugge
    quanto più può: se esagerasse, certo
    sarebbe meglio, ma la storia è a corto
    di notizie, non compie tutte le sue vendette.
    La storia gratta il fondo
    come una rete a strascico
    con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
    Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
    d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
    Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
    Gli altri, nel sacco, si credono
    più liberi di lui.


    Eugenio Montale
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    Ludwig Wittgenstein

  10. #830
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    Predefinito Re: Una poesia che "sento" mia

    Citazione Originariamente Scritto da animalo Visualizza Messaggio
    A damsel with a dulcimer
    In a vision once I saw:
    It was an Abissinian maid
    And on her dulcimer she played,
    Singing of Mount Abora.
    Could I revive within me
    Her simphony and song,
    To such a deep delight 'twould win me.

    (da Xanadu)

    "In una visione " scrive Coleridge.
    Ma le sue parole risvegliano in me il ricordo dei ritratti che il padre fece alle donne abissine:
    nobili ed altere nel loro incedere, noncuranti della presenza di quegli invasori dalla pelle pallida.
    E si risveglia il ricordo del suono del dulcimer, legato al nostro passato, al canto dei troubadour,
    a quella terra nostra, dalle valli occitane a Roussillon, la terra della lingua d'oc,
    una terra uccisa dall'invidia.

    Perché questo è il potere della poesia:
    suscitare emozioni, evocare ricordi, latenti si ma non morti.

    (dai vaneggiamenti di un animalo 'mbriaco)
    Nel "Compendio di storie" di Rashid-el-Din (sec. XIV) il Visir Gazhan Mahmud, discendente degli imperatori mongoli della Cina scrive:
    "A est di Shang-tu, Kublai Khan eresse un palazzo che aveva visto in sogno e che serbava nella memoria".

    In un giorno d'estate del 1797 il poeta inglese Samuel Coleridge, sentendosi indisposto,prese qualche grano di oppio per addormentarsi, e cadde in un sonno ipnotico in cui sognò un poema su Kublai e la costruzione del suo Palazzo dopo averlo sognato.
    Quando Coleridge si destò dal sonno aveva vividi nella mente i trecento versi che costituivano l'opera sognata e ne mise su carta una cinquantina (per coincidenza le ultime righe perfettamente ricordate sono proprio quelle citate da animalo), prima che una visita inattesa lo sorprendesse.
    Al termine della visita, "scoprii con non poca sorpresa e mortificazione", racconta lo stesso Coleridge, "che se anche serbavo vagamente la forma generale della visione, il resto, salvo una decina di versi sciolti, era sparito come le immagini sulla superficie del fiume quando si getta una pietra nell'acqua"

    Il testo di Rashid-el-Din che narrava il particolare del sogno di Kublai Khan venne però pubblicato solo 20 anni dopo il sogno di Coleridge, che quindi non poteva conoscere il particolare relativo al sogno di Kublai.
    Scrive Jorge Luis Borges:
    "Per esempio si può supporre che l'anima dell'imperatore, distrutto il palazzo, penetrasse nell'anima di Coleridge affinchè questi lo ricostruisse con parole, più durature dei marmi e dei metalli.
    Il primo sogno annesse alla realtà un palazzo; il secondo, che avvenne cinque secoli dopo,un poema (o l'inizio di un poema) ispirato dal palazzo; la similitudine dei due sogni lascia intravedere un piano: il periodo di tempo enorme rivela un disegno sovrumano.
    Al primo sognatore fu concessa nella notte la visione del palazzo, e lui lo costruì; al secondo, che non sapeva del sogno dell'altro, il poema sul palazzo. Se lo schema non sbaglia, qualcuno, in una notte dalla quale ci separano secoli, sognerà lo stesso sogno e non sospetterà che altri lo abbiano già sognato e gli darà la forma di una scultura o di una musica.
    Forse la serie dei sogni è infinita, forse la chiave è nell'ultimo."
    ("Il sogno di Coleridge", Libro di Sogni, La Biblioteca di Babele 32, Franco Maria Ricci Editore, Milano, 1985)

    La serie infinita dei sogni prosegue dunque con i ritratti di donne abissine accompagnati dalla musica del dulcimer; forse anche dal disegno di un maestoso palazzo di Gondar, sognato e costruito dall'imperatore Fasilide sulle rive dell'Angereb.

 

 
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