Non è un Paese da economia liberale. L'Italia non lo è mai stata, e oggi lo è meno che mai. La furiosa vandea delle macro e micro-corporazioni, che si ribellano alle pur timide liberalizzazioni del governo Monti, è la prova di un drammatico limite culturale: la difesa di una rendita frutta molto di più dell'apertura di un mercato.
Solo l'Italia, che non cresce e non crescerà chissà ancora per quanti anni, rifiuta di vedere questi vantaggi. Solo in Italia le liberalizzazioni sono vissute come una minaccia, e dunque vengono intralciate e sabotate da tutti: governi e Parlamenti, regolatori amministrativi e operatori economici. L'unico che ci ha provato sul serio è stato Prodi nel '96 e nel 2006 con le "lenzuolate" di Bersani: un felice paradosso di quel centrosinistra, sostenuto anche dai "comunisti". Berlusconi, venuto subito dopo, le ha ridotte in stracci:
La democrazia economica - Repubblica.it
Dietro la cortina di fumo del dire "è colpa di ...": gli statali, la casta, il debito pubblico; arriva al pettine uno dei nodi più importanti, che irrisolto, destina il nostro Paese alla recessione.




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