E’ vero: la cancellazione delle Province è frutto di demagogia spicciola. La gente sa che la politica costa, crede che i costi veri siano gli emolumenti dei parlamentari, le spese per tenere in piedi enti inutili come le Province e analoghi luoghi comuni, perciò il governo nominato dal capo dello Stato si muove di conseguenza. Deputati e senatori rinunciano a un po’ di quattrini (troveranno poi il modo di far rientrare dal finestrone ciò che esce dalla porticina) e il professor Monti sega le gambe alle Province. In questo modo Mario Poppins (come l’abbiamo chiamato appaiandolo alla governante di bambini che cantava “basta un poco di zucchero e la pillola va giù”) ricopre la pillolona che deve far inghiottire a milioni di italiani. Pare che dica: “Vedete? Ho costretto i politici a fare sacrifici, ho tolto di mezzo le Province costose e inutili, ma voi capite che il vostro sacrificio serve lo stesso”. Di conserva, i partiti che sorreggono Monti hanno finto di puntare i piedi per ottenere “equità” e potranno dire a ciascun elettorato di riferimento d’aver fatto il possibile e che di più non si sarebbe potuto fare. L’Italia, spolpata dal combinato disposto “tecnico” (per modo di dire) e “politico” (idem come sopra), mugugna ma si adegua. La pace sociale è salva. Il sistema ha retto. I diarchi (Pdl e Pd) possono affrontare con maggiori speranze la prossima sfida elettorale (come conferma un’indagine di “Crespi Ricerche”)…; e le Province? Niente da fare, le Province non vogliono morire. Monti – dicono - ha varato una norma anticostituzionale. Guarda un po’; se ne accorgono adesso. Quando il presidente Berlusconi si dimette senza essere stato sfiduciato in Parlamento e quando il presidente Napolitano nomina il nuovo governo saltando il passaggio elettorale (definito “criminale” dai diretti interessati che per comodità chiamiamo “quelli dello spread”) non s’è avvertito nemmeno un sentore che stesse succedendo un che di anticostituzionale. Anzi. Il Quirinale è stato sommerso di osanna. L’Italia in gran parte ha goduto strillando “evviva, arrivano i tecnici, basta con la politica” e via stupideggiando. Poco alla volta, si è diffusa maggior consapevolezza; troppo tardi, però. Hanno tanto desiderato la bicicletta e debbono solo che pedalare. Al lamento dei tartassati s’è aggiunta la denuncia delle Province. “Commissariare – spara il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta (foto) - organi eletti dal popolo è contro la Costituzione, nella nostra storia era capitato solo durante il fascismo. E noi faremo valere le nostre ragioni davanti alla Corte Costituzionale”. L’accusa nemmeno troppo velata è “Monti fascista”. Terribile e pericolosa, soprattutto in questo momento. Uniti dalla bandiera dell’antifascismo militante, gli antigovernativi potrebbero diventare in men che non si dica un’armata. Altro che sciopero generale! Stiamo esagerando? Certo, ma mai quanto Saitta, il quale ha lanciato l’accusa per creare rumore mediatico. Se avesse voluto rompere Pd e complici, l’avrebbe lanciata direttamente. “Le decisioni del governo Monti sulle Province - ha anche detto l’astuto presidente - rappresentano un grande errore, frutto di pregiudizio, una concessione alla polemica anti-casta oggi imperante. Il risparmio vero che deriverebbe dalla trasformazione delle Province sarebbe di 35 milioni, cioè il costo degli amministratori. Ma il trasferimento delle funzioni a Comuni e Regioni non farebbe altro che aumentare i costi della pubblica amministrazione”. Il succo del presidente Saitta in realtà è il seguente: “Ribadisco la necessità di una riforma vera della pubblica amministrazione nel suo complesso. E partiamo dalla nostra realtà con delle proposte coraggiose: riduciamo a 4 le Province piemontesi, siamo tutti d'accordo, e poi lavoriamo per la Città metropolitana, che nel caso di Torino corrisponde all'intero territorio provinciale”. Il suk, il mercato delle vacche, chiamatelo come volete, non chiude mai. Anche per le Province, Monti dovrà dimostrare, facendo qualche concessione, che la voce degli eletti dal popolo conta ancora parecchio. Ma il sondaggio Crespi accennato sopra ha anche registrato che crescono gli astensionisti (21,6%) e gli indecisi (13,8%). Cioè più del 35% degli elettori s’è scocciato. A dire poco.
Tanto piovve che Saitta tuonò: governo fascista | Politica | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale




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