Il Paese dei furbetti
sabato 07 gennaio 2012 | Claudio Fava | 2 commenti



“Siamo in uno stato di polizia” ha commentato Massimo Boldi sul blitz di Cortina. E Cicchitto: “E’ stata un’operazione mediatica, propagandistica, militare…”. Insomma: un colpo di stato. Basterebbero questi commenti, che sembrano tirati giù dai copioni di un cinepanettone, per apprezzare il lavoro della Guardia di Finanza. Basterebbe ricordare i silenzi di Cicchitto e dei suoi commilitoni quando un altro comandante della Finanza, Roberto Speciale, sulle Dolomiti ci andò in vacanza e si fece recapitare da un ATR dell’arma un metro cubo di pesce fresco da mangiare con gli amici e i consuoceri nella baita di montagna. Per questa sua encomiabile bravata Speciale, condannato da un tribunale militare a diciotto mesi per peculato (processo da rifare davanti al giudice ordinario, ha deciso poi la Cassazione) è stato ricompensato dal partito di Chicchitto con un seggio in Parlamento, tanto per rendere ancor più avvilente il mestiere della politica. Se ci fosse un po’ di coerenza, il PDL dovrebbe adesso offrire un’altra manciata di posti in parlamento agli evasori più mariuoli scoperti dalla Finanza una settimana fa a Cortina: che so, hai una Porche Cayenna, alloggi al Grand Hotel Savoia ma dichiari al fisco trentamila euro scarsi? In lista al Senato, collegio di blindato di Palermo centro! Sei arrivato sulle Dolomiti con la Mercedes 500 della tua società, che denuncia al fisco cinquantamila euro di perdita secca l’anno? Meriti la Camera, Berghem de sura, con il Bossi che ti tira la campagna al comizio di chiusura.

Su una cosa hanno ragione gli indignados degli evasori: perché a Cortina sì e a Forte dei Marmi, Taormina, Capri no? La Finanza potrebbe rispondere che andranno anche laggiù, Forte dei Marmi, Taormina, Capri. Eppure non basta. Andare a cercare gli evasori in vacanza è un metodo efficace ma prevedibile e soprattutto compiaciuto, racconta d’un paese che fa la faccia feroce contro gli evasori: ma solo la notte di Capodanno. Perché non andarli a cercare il lunedì, al rientro delle ferie? Perché non andarli a smascherare nelle loro città, nelle loro società che fingono lacrime e sangue, nei loro studi professionali che dichiarano redditi da mensa dei poveri?

Basta farsi dare dalla motorizzazione civile l’anagrafe aggiornata dei cosiddetti veicolo di lusso, i Suv, le Porche, i ferrarini, le Mercedes larghe come panfili… Poi bisogna incrociare quell’elenco con le dichiarazioni dei redditi dei legittimi proprietari. Se il campione rivelato a Cortina d’Ampezzo è corretto, il fisco metterà le mani su alcune decine di migliaia di evasori matricolati, cioè gente che non s’è limitata a evadere, a truffare la società, a guadagnare in nero, ma poi i soldi sgraffignati se li è spesi in questi giocattoli da centocinquantamila euro a botta. E in un paese in cui per qualche milione di famiglie sta diventando un problema mettere insieme il pranzo con la cena, il dentista, il gioielliere o l’amministratore delegato che fingono la fame e si comprano la Lamborghini meritano qualcosa di più e di peggio di un accertamento fiscale.

In altri paesi non meno civili del nostro chi evade il fisco, cioè truffa la società facendo pagare i propri capricci e le proprie fortune a chi dichiara fino all’ultimo centesimo, va in galera. Come dargli torto? Se finisce in carcere un ladro, perché deve farla franca chi ruba all’intera collettività? Ma questo è un altro discorso. Qui si tratta di capire perché i meccanismi di emersione e di accertamento del reddito reale non vegano utilizzati mai. Si fa il blitz a Cortina, bene: e poi? Che ne facciamo delle imbarcazioni di lusso, che sono sessantamila e per la metà risultano intestate a nullatenenti o quasi? Sarebbe lecito chiedere all’agenzia delle entrate che, prima di campionare a caso i contribuenti per le sue verifiche fiscali, faccia una verifica non a caso su chi ha un tenore di vita molto alto e dichiarazioni vergognosamente basse.

Fare finta è un antico sport nazionale in Italia. Facevano finta a Palermo, i palazzinari che negli anni sessanta si fecero regalare la città da Lima e Ciancimino e se la spartirono come un bottino di guerra. Di loro, quando qualcuno chiedeva informazioni all’assessore Ciancimino, non c’era traccia visto che tutte le licenze edilizie risultavano intestate a cinque pensionati di ottant’anni poveri in canna: uno che faceva lo zolfataro, un bracciante, un invalido civile… Prestanome, mentre i Vassallo costruivano i loro condomini sulle macerie delle ville liberty di Basile.

E’ passato mezzo secolo e – com’era naturale – i furbi non si sono affatto estinti. Il problema è che noi, intanto, continuiamo a fare la figura dei minchioni.

Claudio Fava (coordinatore nazionale Sinistra Ecologia e Libertà)

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