Ministro Profumo, c’è posta per te
mercoledì 21 dicembre 2011 | Umberto Guidoni | Nessun commento
Egregio Ministro, il Governo di cui Lei fa parte deve affrontare un compito particolarmente arduo: aggredire l’emergenza economica ma, soprattutto, ridare fiducia e prospettive ad un paese ormai in lento declino.
Le prime dichiarazioni del Presidente Monti hanno, senza dubbio, segnato un cambiamento di stile di cui c’era grande bisogno. In queste settimane, poi, si comincia ad entrare nel merito dei sacrifici chiesti al paese per diminuire il deficit e per rilanciare lo sviluppo.
Su questo ultimo aspetto vorrei incentrare il resto di questa lettera. Da molti anni, in questo paese si è consumata un’ incredibile farsa: in ogni occasione pubblica, politici e tecnici hanno continuato a parlare di crescita, d’innovazione ma, negli stessi ambiti, si è praticato un progressivo de-finanziamento delle strutture pubbliche (scuole, università e centri di ricerca) che sono gli strumenti principali per sostenere sviluppo, mobilità sociale e innovazione in un paese moderno.
Lei ha conoscenze di prima mano di queste realtà e ha la possibilità di mostrare una discontinuità con i governi dell’ultimo decennio. A questo proposito, vorrei segnalare un articolo di Nature (Half way there : Nature : Nature Publishing Group) dove si esaminano i casi di Spagna, Grecia e Italia: tre paesi accomunati, oltre che dalla crisi finanziaria, dalla scarsità delle risorse destinate agli investimenti in formazione e ricerca, fanalino di coda rispetto alle medie europee. Il consiglio ai tre nuovi governi è di aumentare gli investimenti su questi settori, pur all’interno di politiche di rigore finanziario. Non farlo, sostiene la rivista, sarebbe un errore da un punto di vista culturale ma, soprattutto, da un punto di vista economico, perché precluderebbe la strada della ripresa.
Mi rendo conto che di fronte alla necessità di far tornare i conti, ogni proposta di investimento sia vista con diffidenza e ascritta d’ufficio alle voci di aumento della spesa ma, anche su questo piano, si gioca la credibilità di un governo tecnico che può superare la demagogia del passato e mostrare di occuparsi dei fatti, più che delle enunciazioni di principio.
Sono consapevole che, dato l’orizzonte temporale di questo governo, non si possa mettere mano a manovre epocali, a riforme organiche che cancellino le distorsioni dei DDL Gelmini e pongano al centro della discussione il ruolo delle istituzioni pubbliche dei saperi nello sviluppo economico e sociale del nostro paese.
Penso, però, che alcuni interventi mirati possano avere un’azione concreta, oltre che una valenza simbolica. Elenco alcuni dei punti particolarmente urgenti:
- Ripristinare l’organico funzionale per realizzare i piani di offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado. In questo modo si garantisce continuità didattica agli studenti e alle famiglie, si risponde ai bisogni formativi del territorio e si sostanzia l’autonomia delle scuole nell’affrontare i problemi di organizzazione e di didattica. Una misura che non richiederebbe aggravi di spesa se si considera che farebbe risparmiare i costi per le supplenze brevi.
- Garantire il Tempo Pieno nella primaria per venire incontro alle richiesta da parte delle famiglie e, a questo proposito, adoperarsi per estendere gli stessi livelli anche nel sud. Dare garanzia di sostegno ai disabili, con un rapporto di almeno 1 docente ogni 2 alunni.
- Restituire l’intero obbligo al percorso dell’istruzione, eliminando la possibilità di assolvere l’ultimo anno nell’apprendistato.
- Sbloccare il Piano di Stabilità degli Enti Locali per quanto riguarda gli interventi di edilizia scolastica, a cominciare dalle situazioni di maggior degrado e di rischio sismico o ambientale.
- Realizzare con maggiore gradualità il Piano di Dimensionamento, ora previsto per il 2012. In un triennio le Regioni e gli Enti Locali, consultate le istituzioni scolastiche, potranno definire l’effettiva dimensione delle stesse, in riferimento al minimo di 1.000 alunni per ogni istituto autonomo, limite che dovrebbe essere applicato senza automatismi ma prendendo in considerazione le diverse situazioni territoriali.
- Rinviare di un anno l’avvio dei TFA e delle nuove Lauree Magistrali destinate all’insegnamento, per avviare una riflessione più ampia sul reale fabbisogno nazionale e sugli aspetti tecnico-culturali della professionalità dei futuri docenti.
- Garantire l’accesso all’alta formazione a chi ne ha diritto, secondo i principi della nostra Costituzione. Occorre adeguare gli stanziamenti destinati alle borse di studio universitarie e porre fine alla categoria degli “idonei non vincitori”. In questo modo si possono superare le differenze regionali e cominciare a realizzare il “diritto allo studio” su tutto il territorio nazionale.
In un momento in cui vengono riscritti gli Statuti d’Ateneo, è opportuno allargare al massima la democrazia e garantire la partecipazione delle diverse componenti in tutti gli organi istituzionali di rappresentanza: dai Consigli d’Amministrazione fino ai Dipartimenti che diventeranno il fulcro di tutte le decisioni sulla didattica, prima appannaggio esclusivo delle Facoltà.
- Sanare l’illegalità che ha contraddistinto numerosi Atenei che hanno violato i vincoli posti dal dpr-306 del 25 luglio 1997. Il limite del 20%, rispetto al finanziamento ordinario, è una garanzia contro un innalzamento selvaggio delle rette e tutela l’universalità dell’accesso all’istruzione superiore. Per questo deve essere rispettato in tutti gli Atenei e va difeso contro i tentativi di eliminazione o innalzamento.
- Ricominciare a dare regolarità ai concorsi nell’Università e negli EPR, ponendo l’obiettivo minimo di compensare il turnover. Con il blocco del turnover, di fatto, si è accresciuto il ricorso al precariato, è aumentato l’esodo all’estero dei nostri giovani e si è accentuata la lenta agonia della ricerca nel nostro paese.
Si tratta di argomenti emersi nel corso di numerosi dibattiti che hanno visto esponenti del mondo della cultura, delle forze politiche e sindacali, delle associazioni e della società civile riflettere insieme sulle priorità per rilanciare le istituzioni pubbliche dei saperi e per metterle in condizioni di affrontare le nuove sfide della complessità del terzo millennio.
La ringrazio dell’attenzione che vorrà riservare a questa lettera e mi auguro di avere l’opportunità di discuterne personalmente con Lei.
Colgo l’occasione per porgerLe i miei più cordiali saluti
Umberto Guidoni (responsabile Università e Ricerca per Sel)
Ministro Profumo, c’è posta per te | Sinistra Ecologia Libert




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