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    the dark knight's return
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    Predefinito Movimento Cattolico Padano-Federalisti Conservatori

    MOVIMENTO CATTOLICO PADANO
    FEDERALISTI CONSERVATORI DI POLITICA ONLINE

    SIMBOLO MOVIMENTO CATTOLICI PADANI-FEDERALISTI CONSERVATORI DI POLITICA ONLINE

    GENOVA 2O MARZO 2009

    Il Movimento Cattolico Padano ha lo scopo di unire uomini e donne che credono a ideali identitari, conservatori, federalisti e Cattolici, che credano al merito e non all'assistenzialismo.Vuole unire i veri lavoratori e i veri studenti e aborra i fannulloni che vivono sulle spalle del sistema, considerandoli una disgrazia per il Paese.
    Siamo una Destra del Nord, lavoratrice e volenterosa di creare una Padania che non abbia nulla da invidiare alla Svizzera.


    STATUTO


    PREAMBOLO

    Il Movimento Cattolico Padano è composto dalle Federazioni Regionali che si autogestiscono per quanto concerne la visione economica , d'azione e di visione del Federalismo...il minimo comune denominatore è la volontà di creare la Padania (che già esiste nei cuori dei Padani che ci sono a differenza degli Italiani) e la visione Spirituale della vita.

    FEDERAZIONI REGIONALI

    Le Federazioni Regionali sono composte dai popoli del Movimento Cattolico Padano. Possono essere su stampo Regionale (ad esempio Liguria,Lombardia ecc), locale (Insubria,Lunezia ecc).
    Esse eleggono il Segretario Regionale nel Congresso Regionale, egli sarà il delegato con il diritto di voto al Congresso Federale.
    Sono il motore del Movimento e rappresentano la linfa di esso.

    SEGRETARI REGIONALI

    Sono eletti dalla maggioranza degli iscritti partecipanti al Congresso della Federazione Regionale.Hanno potere illimitato per quanto riguarda la Federazione Regionale e le sue scelte.Nel Consiglio Federale sono Consiglieri. Hanno diritto di voto attivo e passivo e di proposte statuarie al Congresso Federale.

    SEGRETARIO FEDERALE

    Guida il Movimento Cattolico Padano. Viene eletto dai Segretari Regionali durante il Congresso Federale ed è a capo del Consiglio Federale. Ha diritto di veto sulle decisioni del Consiglio Federale.Prima di essere eletto Segretario Federale deve essere eletto Segretario Regionale nel Congresso Regionale precendente a quello Federale.

    IL CONGRESSO REGIONALE

    Viene convocato in ogni Regione venti giorni prima del Congresso Federale e può durare un massimo di dieci giorni.Esso è momento di dibattito interno alla Federazione Regionale e di elezione del Segretario.
    Possono parteciparvi con diritto di voto attivo e passivo tutti gli iscritti alla Federazione Regionale interessata.
    La Federazione Regionale che vedrà eleggere il suo Segretario Regionale come Segretario Federale dovrà rifare un Congresso Regionale non oltre dieci giorni dall'elezione del Segretario Federale, tale Congresso ha la durata massima di cinque giorni e servirà a eleggere il Segretario Regionale.
    Un candidato alla Segreteria Regionale dovrà presentarsi al Congresso con una mozione e un programma politico.

    IL CONGRESSO FEDERALE

    Viene convocato dieci giorni dopo la fine dell'ultimo Congresso Regionale e ha una durata massima di venti giorni.Il Congresso Federale serve a proporre idee sulla vita del Movimento, delinea la linea politica e elegge il Segretario Federale.Possono parteciparvi come spettatori con diritto di parola tutti gli iscritti del Movimento Cattolico Padano e con diritto di voto attivo e passivo tutti i Segretari Regionali.
    Per presentarsi alla carica di Segretario Federale un candidato dovrà presentarsi al Congresso con una mozione e un programma politico.

    CONSIGLIO FEDERALE

    Il Consiglio Federale è il Direttivo del Movimento Cattolico Padano ed è composto dal Segretario Federale, che lo guida, e dai Segretari Provinciali.


    CARTA DEI VALORI

    Il Movimento Cattolico Padano si riconosce e promuove il DECALOGO DI ASSAGO del compianto Gianfranco Miglio che riportiamo qui di seguito:

    Il Decalogo di Assago è stato redatto da Gianfranco Miglio, con contributi dei collaboratori della Fondazione Salvadori. È stato presentato ad Assago, il 12 dicembre 1993, al secondo Congresso della Lega Lombarda.
    Art. 1 - L’Unione Italiana è la libera associazione della Repubblica Federale del Nord, della Repubblica Federale dell’Etruria e della Repubblica Federale del Sud. All’Unione aderiscono le attuali Regioni autonome di Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia.
    Art. 2 - Nessun vincolo è posto alla circolazione ed all’attività dei cittadini delle Repubbliche Federali sul territorio dell’Unione. Tale libertà può essere limitata soltanto per motivi di giustizia penale.
    Art. 3 - Le Repubbliche Federali sono costituite dalle attuali Regioni, sia a Statuto ordinario che speciale; le Regioni a Statuto ordinario gestiscono le stesse competenze attualmente attribuite alle Regioni a Statuto speciale. Plebisciti definiranno l’area rispettiva delle tre Repubbliche Federali.
    Art. 4 - Ogni Repubblica Federale conserva il diritto di stabilire e modificare il proprio ordinamento interno; ma in ogni caso la funzione esecutiva è svolta da un Governo presieduto da un Governatore eletto direttamente dai cittadini della Repubblica stessa.
    Art. 5 - La Dieta provvisoria di ogni Repubblica Federale è composta da cento membri, tratti a sorte fra i consiglieri regionali eletti nell’ambito della Repubblica medesima. Secondo la Costituzione definitiva la Dieta sarà eletta direttamente dai cittadini. Le Diete riunite formano l’Assemblea Politica dell’Unione. La funzione legislativa spetta esclusivamente ad un altro Collegio rappresentativo, formato da 200 membri, eletti da tutti i cittadini dell’Unione e articolato in una pluralità di corpi e competenze speciali.
    Art. 6 - Il governo dell’Unione spetta ad un Primo Ministro, eletto direttamente dai cittadini dell’Unione stessa. Egli esercita le sue funzioni coadiuvato e controllato da un Direttorio da lui presieduto e composto dai Governatori delle tre Repubbliche Federali e dal responsabile del Governo di una delle cinque Regioni che per prime hanno sperimentato un’autonomia avanzata, cioè quelle indicate come Regioni a Statuto Speciale, che ruotano in tale funzione. Le decisioni relative al settore economico e finanziario, e altre materie indicate tassativamente dalla Costituzione definitiva, devono essere prese dal Direttorio all’unanimità.
    Art. 7 - Il Governo dell’Unione è competente per la politica estera e le relazioni internazionali, per la difesa estrema dell’Unione, per l’ordinamento superiore della Giustizia, per la moneta e il credito, per i programmi economici generali e le azioni di riequilibrio. Tutte le altre materie spettano alle Repubbliche Federali ed alle loro articolazioni. Il Primo Ministro nomina e dimette i Ministri i quali agiscono come suoi diretti collaboratori; la loro collegialità non riveste alcun rilievo istituzionale. Il primo Ministro può essere deposto dal voto qualificato dell’Assemblea Politica dell’Unione.
    Art. 8 - Il sistema fiscale finanzia con tributi municipali le spese dei Municipi medesimi. Il gettito degli altri tributi viene ripartito fra le Repubbliche Federali in funzione del luogo dove la ricchezza è stata prodotta o scambiata, fatte salve la quota necessaria per il finanziamento dell’Unione e la quota destinata a finalità di redistribuzione territoriale della ricchezza.
    Art. 9 - Nei bilanci annuali e pluriennali dell’Unione delle Repubbliche Federali deve essere stabilito il limite massimo raggiungibile dalla pressione tributaria e dal ricorso al credito sotto qualsiasi forma. Le spese dell’Unione, delle Repubbliche Federali, delle Regioni e degli Enti territoriali minori e di altri soggetti pubblici, non possono in alcun momento eccedere il 50% del prodotto interno lordo annuale dell’Unione. La Sezione economica della Corte Costituzionale è incaricata di vegliare sul rispetto di questa norma e di prendere provvedimenti anche di carattere sostitutivo.
    Art. 10 - Le Istituzioni e le norme previste dalla Costituzione promulgata il 27 dicembre 1947, che non siano incompatibili con la presente Costituzione Federale provvisoria, continuano ad avere vigore, fino all’approvazione, con Referendum Popolare, della Costituzione Federale definitiva.

    Le parole di Gianfranco Miglio attuali come non mai
    Chi vuole governare il paese riconosca il Nord
    L’ideologo del Federalismo: lo Stato unitario non esiste e non funziona
    Ecco un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera il 28 dicembre 1975 a firma del professor Miglio.
    GIANFRANCO MIGLIO
    Il presidente della Regione Lombardia in una intervista concessa al settimanale Il Mondo, mi ha recentemente chiamato in causa a proposito dell’idea di una “Padania” politico-amministrativa. È sostanzialmente vero che io pensi a questa prospettiva, e da molto tempo: dagli anni della Resistenza e dall’immediato secondo dopo-guerra, quando mi interessavo al movimento federalista “esterno” che si esprimeva nel foglio Il Cisalpino. Ma ciò che già allora mi differenziava da quegli amici - e che mi distingue ora da eventuali compagni di strada - è un divario fondamentale di atteggiamento: io non mi preoccupo affatto di sapere se tale soluzione del “caso italiano” si debba o non si debba realizzare, se cioè sia giusta, bella, buona, e magari “progressiva”: penso sol-tanto che sia inevitabile. Nel senso che, se qualcuno vorrà governare questo Paese, non potrà mai farlo seriamente senza riconoscere che esso non fu mai né sarà mai - per una folla di ragioni - uno “Stato” unitario. Se in certi momenti l’amministrazione “nazionale” è sembrata funzionare, ciò è accaduto perché alcune parti del Paese erano politicamente “in letargo” e nelle altre le forze economico-sociali si autoregolavano, dando luogo - inconsapevolmente e quindi anche casualmente - ad un equilibrio la cui stabilità sarebbe entrata in crisi non appena fossero diventati necessari interventi eteroregolanti. Negli anni Cinquanta e nella prima metà dei Sessanta, con una parte dei miei allievi, promossi e condussi una serie di ricerche nel campo della storia delle istituzioni, e sopra tutto della storia amministrativa italiana (ricerche a cui contribuirono poi studiosi di ogni scuola: per esempio anche i Ragionieri) dalle quali fra le molte altre uscirono dimostrate tre cose:
    1) che le differenze “ereditarie” (e quindi non riducibili) - geoclimatiche, economico-sociali, istituzionali eccetera - fra le diverse grandi regioni della penisola, erano molto maggiori di quelle su cui si basava la separazione fra i principali Stati europei;
    2) che la gestione unitaria dello Stato italiano era sempre consistita in un equivoco: cioè in un complesso di norme ed istituti solo formalmente “nazionali”, ma in realtà interpretati ed applicati, in ognuna di quelle grandi-regioni, in modi e misure tanto diversi da togliere ogni valore alla apparente omogeneità;
    3) che le “Regioni” del Titolo V della Costituzione erano unità amministrative la cui dimensione corrispondeva tutt’al più alle esigenze dello Stato ottocentesco: tant’è vero che erano state “inventate” dai tecnici di governo liberali, specialmente piemontesi, tra il 1859 e il 1865: nel 1948 erano già largamente anacronistiche.
    Queste conclusioni furono generalmente accettate dagli specialisti: ma nessuna forza politica si curò di trarre le conseguenze che ne derivavano sul piano operativo. Senonché nel frattempo, sempre sulla stessa linea di considerazioni, sono venute a galla due altre “verità” con le quali sarà davvero difficile evitare di fare i conti.
    La prima riguarda il livello di “degrado” dell’amministrazione pubblica centrale italiana: per chi s’intenda un po’ di questi problemi è ormai chiaro che qui da un pezzo è stato ormai superato il punto del “non ritorno”. Nessuno - neppure la frazione più seriamente auto-ritaria dell’attuale classe politica italiana, e cioè i comunisti - riuscirà a restituire credibilità ed efficienza all’apparato amministrativo centrale di questo Paese. Tale apparato potrà sopravvivere soltanto se (a parte la politica estera e la connessa difesa) abbandonerà ogni illusione di poter gestire il governo-amministrazione in senso stretto, e si limiterà ad assumere (e a svolgere realmente) funzioni di coordinamento e di direzione.
    L’impossibilità di restaurare l’antico modello di governo centrale dipende anche, e in misura essenziale, dalla seconda “verità” emergente: l’aumento accelerato dei servizi e delle prestazioni pubbliche, il continuo accrescersi dei rapporti fra i singoli e fra i gruppi, l’incessante differenziarsi delle esigenze e delle situazioni, rendono sempre più difficile anche alle più efficienti compagini statuali, continuare a gestire “direttamente” il potere, nelle sue diverse manifestazioni. Questo mutamento sfocia nella contemporanea ricerca di una “minore” dimensione ottimale su cui reimpiantare i ruoli tradizionali dello Stato, e di un tipo di funzione coordinatrice (da attribuire a livelli superiori, compreso quello dell’ex-Stato) rispetto al quale il vecchio modello “federale” appare solo un precedente storico.
    Alla luce di tale sviluppo, se lo Stato italiano appare troppo grande per governare, la Regione è invece troppo piccola. Si dirà che i politici hanno ben altro da fare che ascoltare le diagnosi dei politologhi: ma io sono fermamente convinto che quando il gran polverone sollevato sul “caso italiano” si sarà diradato, si dovrà riconoscere che questo Paese è ingovernabile per le ragioni strutturali di cui mi sono occupato fin qui.
    Contro questa prospettiva sono state sollevate, tra le altre, due principali obiezioni: una esplicita, l’altra meno. Comincio dalla prima. Si pensa che una aggregazione delle regioni padane (resa ovvia dalla omogeneità geo-politica ed economico-sociale) implichi un disinteresse, o addirittura una ostilità per il Meridione e per i suoi tuttora irrisolti problemi. Pensieri di questo genere avrebbero una parvenza di legittimità se la politica fino ad ora sviluppata a livello nazionale nel confronti degli abitanti del Sud italiano, fosse da questi ultimi giudicata complessivamente soddisfacente. Il che non è (come tutti sanno). In tali condizioni i “meridionalisti”, quando insorgono contro il progetto di aggregazione “padana”, hanno tutta l’aria di difendere non gli interessi dei loro rappresentati ad un autonomo sviluppo, ma soltanto le abitudini, i privilegi e le strutture clientelari in cui si è decomposta fin qui la così detta “politica per il Sud”.
    Allora il ragionamento da fare è questo: non è forse praticamente più produttivo e formalmente più corretto, chiedere alle Regioni in cui il Meridione attualmente si disarticola di raggrupparsi stabilmente per definire prima e poi gestire, in modo finalmente davvero autonomo, le scelte relative al tipo di avvenire verso cui tendere, tutti insieme, classi dirigenti e popolazioni del Sud?
    Considerata la pietosa esperienza dello Stato “nazionale-unitario” - cioè dell’ “ammucchiata”, che, lungi dal contrastare il tradizionale clientelismo, lo ha ad-dirittura esteso al resto del Paese - l’unica esperienza alternativa da tentare è quella costituita dalla consapevole integrazione tra grandi aggregazioni geo-economicamente omogenee: il Nord, il Centro, il Sud (più le due isole autonome).
    E vengo alla seconda obiezione. Si dice: il presidente Fanti (Guido Fanti, allora governatore dell’Emilia Romagna, ndr) ha lanciato l’idea della “Padania” perché i comunisti controllano già - di fatto o in prospettiva - la maggioranza delle Regioni che in quel progetto dovrebbero essere implicate. Può darsi che sia così. Ma non credo affatto che una attesa di questo genere sia destinata a risolversi in un facile trionfo del “modello orientale”. Io sono convinto che l’ “eurocomunismo” (cioè l’espansione verso ovest attraverso sostanziali modificazioni del tipo di assetto economico-politico in vigore all’Est) costituisca uno sviluppo inevitabile. Ma credo anche che si tratterà di una trasformazione faticosa, tormentosa e pericolosa (per tutti: a cominciare dai comunisti): una trasformazio-ne che troverà i suoi momenti decisivi proprio là dove estesi ceti medi, abituati ad un livello di vita continuamente crescente, sembrano pronti a difendere il controllo di una parte dei mezzi di produzione come un diritto originario e non ad accettarlo come una graziosa concessione del potere politico.
    Una situazione sociale di questo genere si ha proprio nel “poligono padano”: non certo nel Sud, dove, se non s’aggrega presto una classe politica locale degna di questo nome e sopra tutto autonoma, l’instaurazione di un regime comunista del tipo bulgaro (tanto per fare un esempio), ad un certo pun-to, potrebbe non essere oggettivamente poi molto difficile. Certo, si tratta di rompere con venerate tradizioni sentimentali; ma io credo davvero che sia ora di pensar meno all’“Italia” (che è un’astrazione) e piuttosto invece agli “Italiani”, che sono una realtà concreta. Del resto nelle buone famiglie di una volta, quando le cose andavano male, che cosa si faceva? Il genitore “responsabilizzava” i figli mandandoli a cercare individualmente quella fortuna che, stando tutti in casa, non avevano saputo o potuto trovare.
    Il Movimento Cattolico Padano scende in campo per difendere una Padania Autonoma dallo stato centralista e colonialista e Cristiana che non abbia contaminazioni esterne. In questo periodo è accesissimo il dibattito sulle moschee nelle nostre terre, noi ci opponiamo fermamente a questa islamizzazione del nostro Territorio.


    La nostra azione va ricercata nella difesa delle Identità dei Popoli del Nord, oppressi da troppo tempo dal centralismo romano.Vogliamo rilanciare le attività padane con particolare attenzione a Agricoltura,Turismo e Industria (Progetto ATI PADANIA).


    1- Difendere con fermezza le nostre Radici Cristiane e pubblicizzare l'Opera della Chiesa Cattolica difendendola da ogni attacco stupido. Difenderle per fermare l' islamizzazione dell' Europa alla quale ci opponiamo e richiesta di chiusura di tutte le moschee sul suolo Padano.Politiche contro la globalizzazione che pian piano sta sfigurando le nostre terre.

    2- Federalismo per liberare il Popolo Padano dallo stato centralista e colonialista e per far si che le tasse pagate dai cittadini vengano investite sul territorio dove son state pagate e non altrove.

    3- Diritto inalienabile di ogni cittadino di possedere un'arma per difendersi e per difendere la sua proprietà.

    4- Certezza della pena per i delinquenti.

    5- Forti politiche a favore dell'ambiente e del suo mantinimento, a favore della Tradizioni e dei sapori rurali, favorendo le cooperative contadine.

    6- Incoraggiamento dell' iniziativa dei Padani nelle terre Padane.

    7- Fermo controllo dell'immigrazione e sostegno ai paesi in via di sviluppo affinchè gli attuali immigrati non trovino motivi per abbandonare la propria terra.

    8- Aiuti alla Fondazioni e Associazioni di Carità affinchè esse non facciano pagare un solo centesimo a chi ne richiede i servizi (molte di queste Fondazioni fanno parte della grande Famiglia della Chiesa Cattolica)

    9- Rifiuto totale dell' attuale Costituzione Italiana e di quella Europea, rfiuto del Trattato di Maastricht

    10- Dare il primato alla nostra gente in campo abitativo, lavorativo, sanitario, sociale, etc. no alle folli politiche della discriminazione positiva a vantaggio degli immigrati.


    SEGRETARIO FEDERALE: CarloMartello (da confermare)

    Federazione Lombardia

    Segretario Regionale: MaxRed (da confermare)
    Giò91 (da confermare)
    Dasein (da confermare)

    Federazione Liguria

    Segretario Regionale: Dark Knight
    JuvSP- sostenitore (da confermare)
    Mr. pelo (da confermare)

    Coordinamento Esteri

    Coordinatore: [email protected] (do confermare)
    Forfy (da confermare)
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

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  2. #2
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    Dark... ti faccio una considerazione che più volte mi ha frenato... è giusto mettere in mezzo la parola "cattolico" nella competizione politica a qualsiasi livello?

    Secondo me è sbagliato (anche se prima pensavo non lo fosse).

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    Citazione Originariamente Scritto da merello Visualizza Messaggio
    Dark... ti faccio una considerazione che più volte mi ha frenato... è giusto mettere in mezzo la parola "cattolico" nella competizione politica a qualsiasi livello?

    Secondo me è sbagliato (anche se prima pensavo non lo fosse).
    qu..qu...qu...quo...quoto

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da merello Visualizza Messaggio
    Dark... ti faccio una considerazione che più volte mi ha frenato... è giusto mettere in mezzo la parola "cattolico" nella competizione politica a qualsiasi livello?

    Secondo me è sbagliato (anche se prima pensavo non lo fosse).
    ti risponderò non appena tornerò a casa
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

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    ti risponderò non appena tornerò a casa

    Intanto qualcuno porti i sali a Gianfranco che è svenuto...:446:

  7. #7
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    Ma forse non mi ha capito... nello stesso modo in cui Fini non ha capito le parole di Mario Mauro citandolo...

    Uno deve essere cattolico al 100% anche se entra in politica... diverso è mettere in mezzo la Chiesa nella distinzione partitica.

    Cioè, io che non voto Il Partito Cattolico non sono Cattolico? Beh, ragioniamoci su.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da merello Visualizza Messaggio
    Ma forse non mi ha capito... nello stesso modo in cui Fini non ha capito le parole di Mario Mauro citandolo...

    Uno deve essere cattolico al 100% anche se entra in politica... diverso è mettere in mezzo la Chiesa nella distinzione partitica.

    Cioè, io che non voto Il Partito Cattolico non sono Cattolico? Beh, ragioniamoci su.


    Quindi è svenuto inutilmente ?
    Ora chi glielo spiega ?

  9. #9
    the dark knight's return
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    Citazione Originariamente Scritto da merello Visualizza Messaggio
    Ma forse non mi ha capito... nello stesso modo in cui Fini non ha capito le parole di Mario Mauro citandolo...

    Uno deve essere cattolico al 100% anche se entra in politica... diverso è mettere in mezzo la Chiesa nella distinzione partitica.

    Cioè, io che non voto Il Partito Cattolico non sono Cattolico? Beh, ragioniamoci su.
    Alla tua domanda rispondo di no.Un no secco. A mio parere però ci sono vari tempi e modi.Questo è il tempo che la parola Cattolico deve essere portata a vanto e vessillo.Non voglio parlare dell'avanzata dell' Islam perchè ci sarebbe da discutere un'eternità, parlo solamente di cose spicciole.La scorsa settimana è nato quel partito che dovrebbe rifarsi al Partito POPOLARE Europeo e un suo noto esponente (di cui non faccio il nome) ha fatto un discorso che è stato bene accolto da Fassino,D'Alema e Fioroni per il senso istituzionale e da Pannella perchè coincide con la storia del radicalismo...Si è parlato di distinzione ecc ma io mi chiedo; la distinzione tra Stato e Chiesa già c'è, sti qui pretendono che un Cattolico non voti secondo i suoi principi etici e morali...e allora è giustissimo fare del nostro essere Cattolici una bandiera.
    Gli osservatori più attenti avranno notato anche un'altra cosa...nel simbolo vi è la Rosa Dorata donata da Papa Benedetto XVI al Santuario di NS della Guardia a Ceranesi...noi siamo dalla parte del Papa al 100% anche e soprattutto quando dice che la soluzione per le malattie in Africa non è il preservativo (d'altronde in 20 anni che ne danno nulla è cambiato) e anche quando leva la scomunica ai Lefebrviani...lo criticano a destra e a manca e noi così, gridando il nostro Cattolicesimo e la nostra fedeltà a Papa Ratzinger ci schieriamo...quando non ce ne sarà più bisogno si rifletterà sui modi e sui cambiamenti
    "Cecchi ...Paone ha dichiarato che ci sono due gay in squadra. Prandelli mi ha detto che mi facevate questa domanda. Se ci sono dei froci i problemi sono loro, io spero non ce ne siano".
    Antonio Cassano 99

  10. #10
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    Aderiamo.

    carlomartello

 

 
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