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  1. #1
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    Predefinito E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    E l'Europa pretende l'assedio a Berna - l’Espresso

    E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    Nessuna nazione dell'Occidente indebitato ha un futuro se i paradisi fiscali non saranno distrutti. Anche gli evasori devono piangere. Se ne parla da anni, ma ora i governi stanno passando all'azione. Barack Obama non si è limitato a chiedere l'elenco delle ricchezze americane nascoste dal segreto bancario svizzero. Vuole nomi e cognomi, e non scherza. Le ritorsioni minacciate sono azioni legali e il blocco delle filiali degli istituti elvetici che operano negli Usa, con i giganti Ubs e Crédit Suisse in cima alla lista.

    Per uscire dall'impasse e dalle liste nere delle organizzazioni internazionali, la Svizzera ha tentato di contrattare accordi con i singoli Paesi. Il risultato di questa politica che mirava a rompere il fronte Ue sono i cosiddetti accordi Rubik firmati in estate con Germania e Regno Unito. In cambio di un prelievo sui depositi elvetici nell'ordine del 25 per cento, i titolari dei conti sarebbero rimasti segreti. Gli accordi Rubik entreranno in vigore a partire dal primo gennaio 2013 ma è difficile che raggiungano la meta. L'Ocse li ha contestati perché difformi dalle convenzioni contro la doppia imposizione e il commissario europeo per il fisco, il lituano Algirdas Semeta, ha rifiutato di incontrare a fine novembre il ministro delle Finanze elvetico in carica, Eveline Widmer-Schlumpf. Il giudizio di Semeta sugli accordi Rubik è stato definitivo: "Le aree di competenza legislativa comunitaria non possono essere oggetto di accordi bilaterali tra Stati membri e Paesi terzi".

    Su questa base, i Verdi e i socialdemocratici tedeschi stanno contestando con durezza il trattato voluto dalla cancelliera Angela Merkel. Anche il Regno Unito, il meno europeista e il più pragmatico sotto il profilo finanziario, potrebbe ripensarci. La Francia di Nicolas Sarkozy, dopo le titubanze iniziali, ha abbandonato l'asse con Berlino sulla materia fiscale e si è conformata alla linea dell'Unione.


    Invece l'Italia non ha neppure preso in considerazione una trattativa. L'ex ministro Giulio Tremonti ha tenuto la Svizzera inchiodata alla black list del fisco italiano. Mario Monti, tifoso da sempre dell'armonizzazione fiscale, non poteva certo discostarsi da questa linea e si è affrettato ad annunciarlo per bocca di Piero Giarda.

    La pressione degli altri Paesi europei ha influito sulla formazione del nuovo governo di Berna, varato mercoledì 14 dicembre dopo le elezioni federali di fine ottobre e una lunga contrattazione politica che ha visto al primo posto lo scontro con l'Unione europea. E' presto per capire quale direzione prenderà la Svizzera ma la via degli accordi separati fra la Confederazione e i paesi dell'Unione sembra già arrivata al capolinea.
    I "sud tirolesi":"Noi non ci sentiamo padani perché abbiamo un patrimonio genetico basato sulla legalità, sulla convivenza, sul rispetto delle diverse tradizioni culturali purché non lesive della libertà altrui..."

  2. #2
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    Predefinito Rif: E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    Sono letteralmente schifato. L' Unione Europea si sta dimostrando peggio della Germania nazista e dell' URSS di Stalin messe insieme. E anche gli USA stanno prendendo una piega che non mi piace per niente. Ormai il socialismo si sta espandendo in ogni angolo del mondo e i pochi che si oppongono ad esso , come la Svizzera, li sta pian piano piegando al suo volere. Che orrore!!!!
    Ultima modifica di Pino80; 22-12-11 alle 14:21

  3. #3
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    Predefinito Rif: E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    E' un incubo socialista senza uscita. Orwell ha visto giusto.
    Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


  4. #4
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    Predefinito Rif: E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    Citazione Originariamente Scritto da venetoimpenitente Visualizza Messaggio
    E l'Europa pretende l'assedio a Berna - l’Espresso

    E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    Nessuna nazione dell'Occidente indebitato ha un futuro se i paradisi fiscali non saranno distrutti. Anche gli evasori devono piangere. Se ne parla da anni, ma ora i governi stanno passando all'azione. Barack Obama non si è limitato a chiedere l'elenco delle ricchezze americane nascoste dal segreto bancario svizzero. Vuole nomi e cognomi, e non scherza. Le ritorsioni minacciate sono azioni legali e il blocco delle filiali degli istituti elvetici che operano negli Usa, con i giganti Ubs e Crédit Suisse in cima alla lista.

    Per uscire dall'impasse e dalle liste nere delle organizzazioni internazionali, la Svizzera ha tentato di contrattare accordi con i singoli Paesi. Il risultato di questa politica che mirava a rompere il fronte Ue sono i cosiddetti accordi Rubik firmati in estate con Germania e Regno Unito. In cambio di un prelievo sui depositi elvetici nell'ordine del 25 per cento, i titolari dei conti sarebbero rimasti segreti. Gli accordi Rubik entreranno in vigore a partire dal primo gennaio 2013 ma è difficile che raggiungano la meta. L'Ocse li ha contestati perché difformi dalle convenzioni contro la doppia imposizione e il commissario europeo per il fisco, il lituano Algirdas Semeta, ha rifiutato di incontrare a fine novembre il ministro delle Finanze elvetico in carica, Eveline Widmer-Schlumpf. Il giudizio di Semeta sugli accordi Rubik è stato definitivo: "Le aree di competenza legislativa comunitaria non possono essere oggetto di accordi bilaterali tra Stati membri e Paesi terzi".

    Su questa base, i Verdi e i socialdemocratici tedeschi stanno contestando con durezza il trattato voluto dalla cancelliera Angela Merkel. Anche il Regno Unito, il meno europeista e il più pragmatico sotto il profilo finanziario, potrebbe ripensarci. La Francia di Nicolas Sarkozy, dopo le titubanze iniziali, ha abbandonato l'asse con Berlino sulla materia fiscale e si è conformata alla linea dell'Unione.


    Invece l'Italia non ha neppure preso in considerazione una trattativa. L'ex ministro Giulio Tremonti ha tenuto la Svizzera inchiodata alla black list del fisco italiano. Mario Monti, tifoso da sempre dell'armonizzazione fiscale, non poteva certo discostarsi da questa linea e si è affrettato ad annunciarlo per bocca di Piero Giarda.

    La pressione degli altri Paesi europei ha influito sulla formazione del nuovo governo di Berna, varato mercoledì 14 dicembre dopo le elezioni federali di fine ottobre e una lunga contrattazione politica che ha visto al primo posto lo scontro con l'Unione europea. E' presto per capire quale direzione prenderà la Svizzera ma la via degli accordi separati fra la Confederazione e i paesi dell'Unione sembra già arrivata al capolinea.
    Grandissimo Barack
    così si fa!
    Ultima modifica di stefaboy; 22-12-11 alle 14:32
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  5. #5
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    Predefinito Rif: E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    Citazione Originariamente Scritto da Pino80 Visualizza Messaggio
    Sono letteralmente schifato. L' Unione Europea si sta dimostrando peggio della Germania nazista e dell' URSS di Stalin messe insieme. E anche gli USA stanno prendendo una piega che non mi piace per niente. Ormai il socialismo si sta espandendo in ogni angolo del mondo e i pochi che si oppongono ad esso , come la Svizzera, li sta pian piano piegando al suo volere. Che orrore!!!!
    non è socialismo.
    magari fosse socialismo ! me ne starei tranquillo, anzi sarei felicissimo se si trattasse di socialismo perchè ciò sarebbe un progresso dell'umanità verso il bene: il controllo e la repressione fiscale sarebbe cioè finalizzata al progresso delle masse.
    non è così purtroppo.
    il potere che impone il controllo totale sull'individuo e sulle masse è invece qualcosa di ancora oscuro, è quel potere che sta scatenando guerre e sangue.
    non è socialismo purtroppo.
    è un incubo.
    se cade la svizzera non so cosa ci riserverà il destino

  6. #6
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    Predefinito Rif: E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    Citazione Originariamente Scritto da stefaboy Visualizza Messaggio
    Grandissimo Barack
    così si fa!
    specialmente in libia ha dimostrato grandi abilità guerresche effettivamente.
    consegnamoci dunque senza esitazioni nelle loro mani e rinunciamo ad ogni spazio di autonomia che possa limitare il supremo potere totale :sofico:
    Ultima modifica di uqbar; 22-12-11 alle 14:49

  7. #7
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    Predefinito Rif: E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    E' un incubo socialista senza uscita. Orwell ha visto giusto.
    vero.
    mai prima d'ora tutto quanto profetizzato da orwell si sta avverando.
    non c'è soltanto il controllo totale dell'individuo e delle masse ma c'è soprattutto il controllo delle coscienze: è questo il dato più inquietante.
    se fosse per la realizzazione del socialismo in terra non avrei paura.
    ma obama e tutto il potere globale che rappresenta non è socialista: è questo l'incubo
    Ultima modifica di uqbar; 22-12-11 alle 15:04

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da venetoimpenitente Visualizza Messaggio
    E l'Europa pretende l'assedio a Berna - l’Espresso

    E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    Nessuna nazione dell'Occidente indebitato ha un futuro se i paradisi fiscali non saranno distrutti. Anche gli evasori devono piangere. Se ne parla da anni, ma ora i governi stanno passando all'azione. Barack Obama non si è limitato a chiedere l'elenco delle ricchezze americane nascoste dal segreto bancario svizzero. Vuole nomi e cognomi, e non scherza. Le ritorsioni minacciate sono azioni legali e il blocco delle filiali degli istituti elvetici che operano negli Usa, con i giganti Ubs e Crédit Suisse in cima alla lista.

    Per uscire dall'impasse e dalle liste nere delle organizzazioni internazionali, la Svizzera ha tentato di contrattare accordi con i singoli Paesi. Il risultato di questa politica che mirava a rompere il fronte Ue sono i cosiddetti accordi Rubik firmati in estate con Germania e Regno Unito. In cambio di un prelievo sui depositi elvetici nell'ordine del 25 per cento, i titolari dei conti sarebbero rimasti segreti. Gli accordi Rubik entreranno in vigore a partire dal primo gennaio 2013 ma è difficile che raggiungano la meta. L'Ocse li ha contestati perché difformi dalle convenzioni contro la doppia imposizione e il commissario europeo per il fisco, il lituano Algirdas Semeta, ha rifiutato di incontrare a fine novembre il ministro delle Finanze elvetico in carica, Eveline Widmer-Schlumpf. Il giudizio di Semeta sugli accordi Rubik è stato definitivo: "Le aree di competenza legislativa comunitaria non possono essere oggetto di accordi bilaterali tra Stati membri e Paesi terzi".

    Su questa base, i Verdi e i socialdemocratici tedeschi stanno contestando con durezza il trattato voluto dalla cancelliera Angela Merkel. Anche il Regno Unito, il meno europeista e il più pragmatico sotto il profilo finanziario, potrebbe ripensarci. La Francia di Nicolas Sarkozy, dopo le titubanze iniziali, ha abbandonato l'asse con Berlino sulla materia fiscale e si è conformata alla linea dell'Unione.


    Invece l'Italia non ha neppure preso in considerazione una trattativa. L'ex ministro Giulio Tremonti ha tenuto la Svizzera inchiodata alla black list del fisco italiano. Mario Monti, tifoso da sempre dell'armonizzazione fiscale, non poteva certo discostarsi da questa linea e si è affrettato ad annunciarlo per bocca di Piero Giarda.

    La pressione degli altri Paesi europei ha influito sulla formazione del nuovo governo di Berna, varato mercoledì 14 dicembre dopo le elezioni federali di fine ottobre e una lunga contrattazione politica che ha visto al primo posto lo scontro con l'Unione europea. E' presto per capire quale direzione prenderà la Svizzera ma la via degli accordi separati fra la Confederazione e i paesi dell'Unione sembra già arrivata al capolinea.
    I nostri politicanti sono semplicemente disperati: dopo averci portato alla bancarotta adesso se la pigliano con evasori, untori, speculatori...e ovviamente la Svizzera rea di non essere governata da bancarottieri impenintenti come loro :giagia:

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da venetoimpenitente Visualizza Messaggio
    Nessuna nazione dell'Occidente indebitato ha un futuro se i paradisi fiscali non saranno distrutti. .
    Nessun inferno fiscale ha alcun futuro
    Ultima modifica di Phileas; 22-12-11 alle 15:19

  10. #10
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    Predefinito Rif: E l'Europa pretende l'assedio a Berna

    Articoli vecchi ma purtroppo sempre attuali:
    Guerra alla Svizzera per coprire le colpe della crisi
    22.10.2009

    Si sia onesti: è stato finora ben misero il risultato delle gran chiacchiere spese per la riforma della finanza. Eppure ovunque è stata rifornita di denaro pubblico tra i complimenti per aver così sventato il peggio. Ma tacendo che si sono anche riavviati pari pari tutti i vizi di una crescita nutrita dai derivati in Borsa, e dagli arbitri concessi ai commerci cinesi. In breve i solenni consessi dei ministri più potenti non sono riusciti a calmare neppure i nuovi profitti lucrati da banchieri di Wall Street coi dollari della Federal Reserve. E però in questi G20 di grandi promesse e pentimenti, non c’è stata una volta sola che la croce non sia toccata ai paradisi fiscali, e quindi agli svizzeri. Come se tutti i guai di una crisi nutrita dagli eccessi degli Stati Uniti e dai loro tornaconti coi cinesi, fossero insignificanti, rispetto ai torti della Svizzera. Il che è presumere, e mentire, però un po’ troppo. Perché è pur vero che nei film di James Bond vagano sempre algidi banchieri di Zurigo coi computer dentro la valigetta.

    Ma anche quei miliardi, lucrabili per via dello scudo fiscale, sono una cifra non risolutiva. E viene da credere che la guerra a leggi e banche della Confederazione serva ovunque solo ad altro: a distogliere la pubblica opinione dalle colpe e dai veri rimedi ai guai presenti.
    Insomma direi che stavolta gli ipocriti non sono gli svizzeri. E aggiungerei un biasimo preoccupato per le maniere, non molto migliori di quelle di Gheddafi, esibite dai vari governi europei. Chiunque ci abbia vissuto davvero in Svizzera, sa infatti che essa è creatura preziosa, e ne sente dentro il cuore per sempre una certa nostalgia. Nazione avvezza certo alle piccole cose; e nei secoli però altrettanto pignola nel proteggere un’idea di armonia e libertà.

    Fuori dei suoi confini si impazziva con Napoleone o Hitler, o adesso con l’euro, moneta pensata tra l’altro da costoro per primi. Mentre la Svizzera resisteva gelosa del particolare, garante in grado di offrirlo a chiunque. Fosse costui anche Lenin, esule a Zurigo durante la guerra.
    Insomma quella Svizzera in cui gli stupidi vedono soltanto meschinità venale, è pure patria di alti ideali, universali e perciò particolari. Come era anche il mite Henry Dunant, svizzero sconvolto dai massacri di Solferino, e morto in miseria per creare la Croce Rossa. In conclusione la ferocia esibita al fine d’omologare Svizzera e svizzeri alle manie, e alle vanità, inesauste di ministri verbosi, fa del male agli europei. Toglie loro una pausa, mina una isola di libertà preziosa per tutti.

    Detto in altri termini: si vuole riformare la finanza? Bene, allora si vincoli la politica monetaria delle banche centrali a riferirsi non solo all’indice dei prezzi al consumo. Si tenga in conto anche quella delle attività finanziarie. Si fosse fatto per i titoli sui mutui e sugli altri non ci sarebbe stata la crisi. Si vuole poi ostacolare la speculazione? Si aumentino intanto i margini da versare sui derivati. In altri termini si rallenti quella velocità di circolazione della moneta che la venalità degli americani ha gonfiato senza sosta. E si renda nominativa la titolarità di operazioni finora astratte. Altro che verbose commissioni coi saputi di sinistra; si dicano queste cose agli americani. Allora sì si sarebbe più equilibrati. Oppure, come avviene, ci si adatti invece a pagare il conto di un dollaro svalutato, di una finanza gonfiata dal patto cinoamericano. Ma si lascino in pace la libertà di risparmiare dove e come si vuole. E viva la Svizzera.
    Guerra alla Svizzera per coprire le colpe della crisi :: FULM - Fondazione Ugo La Malfa

    Il G20 e il riassetto della finanza internazionale
    09.04.2009

    Il G20 ha presentato un programma di 1.100 miliardi di dollari per sostenere il credito. Tuttavia, nessun piano di rilancio globale coordinato è stato annunciato

    L’obiettivo non è quello di far ripartire la macchina economica con un aumento della domanda, ma di promuovere una ridistribuzione del reddito, principalmente verso il settore bancario. Questo processo è accompagnato da una strutturazione crescente del sistema della finanziario internazionale, molto focalizzata sulla “lotta contro i paradisi fiscali”. L’azione si basa su tre liste stabilite dall’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). La prima, la “lista nera”, comprende solo 4 Stati, Costa Rica, Uruguay, Malaysia, Paesi privi di peso internazionale. La seconda, la “lista grigia”, comprende quei paesi che “devono fare degli sforzi in materia di cooperazione fiscale”, la Svizzera e il Lussemburgo. La terza, la “lista bianca”, quella dei paesi cooperativi include il Regno Unito e i suoi quattro “territori dipendenti”: Jersey, Guernesey, l’Isola di Man e le Isole Vergini. Gli USA ne fanno evidentemente parte senza che nessuna nota designi le pratiche opache di stati quali il Delaware o il Wyoming.

    L'offensiva si è concentrata sul segreto bancario, presentato come mezzo privilegiato di evasione fiscale. Tuttavia, allo stato attuale, la metà del mercato offshore è concentrato nei trust, creazioni giuridiche anglosassoni, che non richiedono il segreto bancario, al fine di proteggersi dal fisco. Non è più un mercato della discrezione bancaria, ma quello delle tecniche giuridiche di ingegneria fiscale.

    Il trust è uno strumento del diritto anglo-sassone, che consente a una persona ricca di cedere la propria attività al fine di non apparire come il proprietario agli occhi del fisco. Se è "discrezionale e irrevocabile”, la banca che apre il conto può non esigere l'identità del beneficiario. Una persona che ha creato un trust all’estero non è più tassato, perché non è più considerata come proprietaria dei suoi beni. Quanto al beneficiario del trust, che è normalmente soggetto tassabile, la sua identità non è necessaria all'apertura del conto.

    Le isole di Jersey e Guernesey, ambedue territori britannici, sono giurisdizioni specializzate nella costituzione di trust. Egualmente il Delaware e i Carabi, che servono da rifugio per il denaro sporco proveniente dagli USA, come Miami, che accoglie negli USA i capitali latino americani che vogliono sfuggire al fisco del loro paese. Singapore, nel trattamento delle fortune asiatiche o europee, ha la stessa funzione.

    Le banche anglosassoni richiedono solo le informazioni sul trustee, la società di gestione e di amministrazione del trust. Ciò permette, praticamente, di occultare l’identità di chi desidera sfuggire al fisco. Esse giungono a una confidenzialità ancora più spinta, senza segreto bancario nel senso formale del termine.

    La Svizzera, uno dei principali luoghi finanziari mondiali, è il bersaglio di questo G20. Si tratta in effetti di una riorganizzazione del sistema finanziario internazionale fatta proprio a sue spese.

    Gli Stati Uniti e i loro satelliti dei Caraibi come i centro i centri off-shores sotto copertura britannica, controllano un mercato di “denaro occulto”, quasi uguale a quello della Svizzera. In seguito all’offensiva statunitense, la Svizzera, che detiene ancora il 27% del mercato del risparmio mondiale, gestito fuori dai paesi di residenza, potrebbe rapidamente abbandonare il terreno ai suoi concorrenti principali: il Regno Unito e le sue Isole Anglo-normanne, l’Isola di Man e Dublino che gestiscono il 24% di questi capitali, come anche a New York, Miami, i Carabi e Panama che detengono il 19% dei 7.300 miliardi di dollari piazzati fuori confine. La metà di queste somme non sarebbe dichiarata.

    In seguito alla minaccia di essere iscritti nella lista dei paradisi fiscali dell’OCSE, la Svizzera ha aperto un breccia nei suoi conti bancari. Consentirà allo scambio di informazioni, caso per caso, rispondendo alle richieste, concrete e fondate, degli amministratori fiscali dei paesi terzi. Il Lussemburgo e l’Austria, i due paesi membri dell’Unione Europea desiderano mantenere il segreto bancario. Tuttavia, non è mai posto il caso dell’inclusione nella stessa lista di stati americani come il Delaware le cui LLC (Limited Liabilities Compagnies) sono sottratte a ogni forma di imposizione.

    Inserita nel contesto della crisi finanziaria, questa operazione, sotto egemonia statunitense, « di lotta alla frode fiscale », appare più un tentativo da parte degli Stati di recuperare capitali destinati in parte agli aiuti alle banche ed alle società di assicurazioni. Tuttavia, tutti coloro che hanno frodato il fisco sono chiamati ad portare il loro contributo; i più svegli, per sfuggire alle tasse, avranno sempre la possibilità di fare appello all’ingegneria fiscale dei trust. Questa operazione d’ elusione fiscale sarà loro tanto più facilitata quanto più essi piazzeranno i loro capitali nei centri offshore statunitensi, nei territori posti sotto il controllo della potenza dominante.
    Eurasia - Il G20 e il riassetto della finanza internazionale

 

 
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