Mario Alighiero Manacorda cura la ristampa di un'antologia marxiana
Marx e l'educazione il futuro a portata di mano


Liberazione 27-6-2009


Donatello Santarone

«Ho riprodotto qui i due vecchi testi senza nulla cambiarvi, per onestà di testimonianza, e perché corrispondono tuttora al mio pensiero, anche se avrei qualche cosa da correggere e molte cose da aggiungere. Il lettore potrà trovarvi, in quanto c'è di mio una piccola testimonianza sul marxismo di mezzo secolo fa, e in quanto c'è di Marx un aiuto alla comprensione, se non altro, delle origini del mondo attuale». Così scrive Mario Alighiero Manacorda (classe 1914) nella sua introduzione alla ristampa di un'antologia di scritti "pedagogici" di Marx (ed Engels) e di un saggio critico dell'Autore sull'argomento (Manacorda, Marx e l'educazione , Armando, Roma 2008, pp. 272, euro 20), entrambi pubblicati per la prima volta negli anni 1964-66, e che oggi l'editore Armando ripropone a cura del Cesme (Centro studi sul marxismo e l'educazione, www.cesme.it).
La pubblicazione di questi testi marxiani commentati si colloca all'interno di una rinascita di studi di e su Marx che anche nel nostro paese sta finalmente riprendendo piede. In questo scenario l'educazione riveste una centralità evidente. Nel Manifesto vi è la chiara consapevolezza del nesso società-educazione, dell'influenza della prima sulla seconda: anche se Marx sostiene che i comunisti su questo non inventano nulla, essi criticano, invece, il carattere di classe di questa influenza e si propongono un'educazione libera dai condizionamenti del capitale: «Voi dite che vogliamo abolire i legami più intimi sostituendo all'educazione domestica l'educazione sociale. Ma non è anche la vostra educazione determinata dalla società? Dai rapporti sociali entro i quali voi educate, dall'intromissione più o meno diretta della società attraverso la scuola ecc.? I comunisti non inventano l'influenza della società sull'educazione, essi ne modificano il carattere, sottraggono l'educazione all'influsso della classe dominante».
Tra le prime misure che il proletariato prenderà una volta giunto al potere, Marx ne prevede una (la decima) relativa all'educazione: «Educazione pubblica e gratuita per tutti i bambini. Abolizione del lavoro infantile nelle fabbriche nella sua forma attuale. Unificazione dell'educazione e della produzione materiale ecc.». La centralità di quest'ultimo punto, cioè il nesso istruzione-lavoro, «punto fermo della pedagogia marxista», scrive Manacorda, e, aggiungiamo noi, punto di partenza per tutte le successive teorie ed esperienze sull'educazione dei lavoratori adulti, sarà ribadita anche nel settembre 1866 nelle Istruzioni ai delegati del I Congresso dell'Internazionale che si svolgerà a Ginevra. Istruzioni strettamente legate alla contemporanea redazione del Capitale . Tra le varie proposte che Marx formula nelle Istruzioni ai delegati, una concerne la storica e quantomai attuale rivendicazione di riduzione della giornata lavorativa ad otto ore, senza di cui, scrive Marx, «abortiranno tutti gli ulteriori tentativi di miglioramento e di emancipazione». Solo avendo più tempo per sé i lavoratori potranno dedicarsi ad attività non mercantili. «E' necessario far recuperare l'energia e la salute alla classe lavoratrice, che costituisce la gran massa di ogni nazione. Non è meno necessario fornire a essa la possibilità di sviluppo intellettuale, di relazioni sociali e di attività sociale e politica».
Infine le Istruzioni ai delegati propongono «per la prima volta - scrive Manacorda - una vera e propria definizione del contenuto pedagogico dell'istruzione socialista». Dopo aver criticato l'impiego del lavoro giovanile da parte degli imprenditori, a meno che esso non sia collegato con l'educazione, Marx elenca i tre punti centrali della sua concezione educativa: «Per istruzione noi intendiamo tre cose. Prima: istruzione intellettuale. Seconda: educazione fisica, quale viene impartita nelle scuole di ginnastica e attraverso gli esercizi militari. Terza: formazione politecnica, che trasmetta i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione, e che contemporaneamente introduca il fanciullo e l'adolescente nell'uso pratico e nella capacità di maneggiare gli strumenti elementari di tutti i mestieri». A proposito di quest'ultimo punto, Manacorda fa notare che «l'istruzione politecnica non assorbe, non sostituisce la formazione intellettuale». A riprova della grande importanza che Marx attribuiva alla dimensione teorica, all'alta cultura che vanno alternate alla dimensione tecnico-pratica della formazione. Qui, di nuovo, Marx marca la sua distanza di umanista dalla ristretta concezione professionalizzante della borghesia per la quale l'operaio va addestrato all'uso della macchina ma senza consentirgli certo il godimento dei più alti prodotti dell'ingegno umano. Le suggestioni pedagogiche presenti nei testi di Marx sono innumerevoli e Manacorda li rintraccia con rara perizia filologica restituendoci una dimensione dell'opera di Marx di grande attualità. L'insistenza con cui il filosofo di Treviri si scaglia contro la riduzione unilaterale dell'uomo ad opera del capitale che mortifica le dimensioni più belle e ricche dell'esistenza ne è un esempio eloquente. Così scrive nel Capitale : «Tempo per un'educazione da esseri umani, per lo sviluppo intellettuale, per l'adempimento di funzioni sociali, per rapporti socievoli, per il libero gioco delle energie vitali fisiche e mentali, perfino il tempo festivo domenicale […]: fronzoli puri e semplici! Ma il capitale, nel suo smisurato e cieco impulso, nella sua voracità da lupo mannaro di pluslavoro […] usurpa il tempo necessario per la crescita, lo sviluppo e la sana conservazione del corpo. Ruba il tempo che è indispensabile per consumare aria libera e luce solare».
Studiare i meccanismi di funzionamento dell'economia capitalistica non è per Marx un puro esercizio tecnico-erudito ma una necessità storica perché solo così è possibile svelare l'arcano che ci aliena e ci disumanizza e lottare per affermare l'essenza umana dell'esistenza. La sua proposta di uomo, a dispetto di tutte le interpretazioni economicistiche, è ricca e complessa, oserei dire spiritualmente elevata, perché restituisce ai soggetti, finalmente liberi dalla schiavitù mercantile, la facoltà di godere dei più alti prodotti dell'ingegno umano. E' questo a cui aspira Marx, l'uomo onnilaterale, cioè totalmente sviluppato in ogni sua dimensione, contrapposto alla mortificante unilateralità dell'alienazione capitalistica che ci fa schiavi delle cose. E in questo processo di emancipazione umana l'educazione gioca un ruolo centrale poiché rappresenta una di quelle "forme ideologiche" attraverso le quali, sostiene Marx, prendiamo coscienza del mondo e dei suoi conflitti.

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