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Discussione: Il Verbo di Dio si è fatto carne

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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

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    PROVE GENERALI DI DITTATURA IN NOME DELL’OMOFOBIA. È TEMPO CHE LA CHIESA PARLI FORTE E CHIARO, DICE IL CARD. EIJK.
    MARCO TOSATTI
    Partiamo da Utrecht, dove il cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo della città, ha lanciato un appello: che la Chiesa, il magistero Romano, creino un documento il tema di Gender. “È urgente” ha detto il presule ad ACIstampa, perché la pressione sia a livello nazionale che internazionale, spinta dalle grandi agenzie, sta diventando sempre più forte. “Non direi necessariamente ci voglia una enciclica. Può essere anche un documento di altro tipo, come un’istruzione da parte della Congregazione della Dottrina della Fede. È importante però che sia un documento autoritativo della Chiesa su questa teoria. Perché vediamo che le organizzazioni internazionali fanno molta pressione sulle nazioni per introdurre questa teoria, soprattutto nel mondo dell’educazione”, ha detto il cardinale.
    Il porporato ha ricordato che la Chiesa si è espressa molte volte sulla teoria del genere, “Ma non come tema centrale. È invece opportuno un documento concentrato sul tema della teoria del genere. Serve alla gente, perché sente parlare della teoria del genere da parte dei mass media, nel mondo della politica, nelle scuole, ovunque. Soprattutto la Chiesa è chiamata a dare il suo punto di vista”. E cioè far capire alla gente il perché la Chiesa non accetta la teoria del genere: la teoria del genere implica che il ruolo dell’uomo e della donna sia completamente distaccato dal sesso biologico. Questo è incompatibile con la visione dell’uomo che presenta la Chiesa, con la Sacra Scrittura alla base della dottrina. La teoria del genere vede il corpo come qualcosa di secondario, qualcosa di estrinseco alla natura umana, che non partecipa alla dignità della persona come tale, come valore intrinseco della persona. Per la Chiesa, spiega il cardinale, il sesso biologico in linea con il corpo umano è intrinseco alla natura umana. “È evidente come la teoria del genere si contrapponga alla visione della Chiesa Cattolica. Una visione che si può comprendere, tra l’altro, basandosi sulla pura ragione umana, con argomenti filosofici, senza fare riferimento alla rivelazione”. È un’antropologia dualista che sta pervadendo tutta la società, ha influsso su quasi tutti i campi del pensiero, inclusa l’etica medica, e cambia il modo di sentire e di percepire se stessi. “Per questo è urgentissimo presentare la vera visione dell’uomo in questo mondo, altrimenti perderemo la strada”.
    Nelle scorse settimane le associazioni Lgbt hanno invaso le principali città spagnole con manifesti: “Ci sono bambine col pene e bambini con la vagina”. È esattamente quello di cui parlava Eijk, cioè ideologia gender in pieno. “ Un attacco micidiale al buon senso comune” lo definisce CitzenGo, che ha reagito. Tramite l’associazione gemella HazteOir (che significa “Fatti Sentire”), con cui CitizenGO agisce in Spagna, ha iniziato a far girare per le strade di Madrid il “Bus che non mente”. Un enorme pullman con scritto, semplicemente, che i bambini hanno il pene e le bambine la vagina.
    La reazione è stata immediata. “Alcuni gruppi Lgbt hanno attaccato i nostri siti web e hanno paralizzato la nostra attività online per giorni, e ancora oggi continuano gli attacchi. Il Sindaco ultra-progressista di Madrid, Manula Carmena di Podemos, ci ha denunciati per ‘istigazione all’odio’, e la polizia, con un atto assolutamente fuori dalla legge contro cui abbiamo già fatto ricorso coi nostri legali, ha sequestrato il ‘Bus che non mente’, che è tuttora rinchiuso in un parcheggio giudiziario. Altri esponenti socialisti (e popolari) e i capi delle associazioni Lgbt spagnole hanno invocato addirittura la galera”.
    Il presidente Arsuaga ha tenuto un’affollatissima conferenza stampa per denunciare la gravissima violazione della libertà di opinione ed espressione, rivendicando il diritto di dire la semplice verità su un dato biologico incontestabile. “Abbiamo fatto subito preparare un camper sostitutivo, che sta girando per le principali città spagnole”. Il “Bus che non mente” ha scandalizzato, ovviamente, i bigotti dell’ideologia omologata, fra cui Chelsea Clinton, la figlia di Hillary, che ha auspicato che l’autobus non giri mai negli USA.
    Dice il comunicato: “Purtroppo per lei l’ufficio americano di CitizenGO ha già avviato una campagna di raccolta fondi per portare anche per le strade americane il ‘Bus che non mente’.
    E sempre dalla Spagna – e chiudiamo con questa notizia, è stata creata una polizia specializzata per i reati di omotransfobia. LGBTIpol, questo il nome della neonata associazione, composta da agenti della Guardia Civil e del Cuerpo Nacional de Policía, si avvarrà nel suo operato del supporto dell’Asociación de abogados contra los delitos de odio, presieduta da Manuel Ródenas. Avverte “Osservatorio Gender” che “Il nuovo corpo di polizia arcobaleno è stato presentato lo scorso 12 gennaio presso l’ambasciata italiana di Madrid, ricevendo l’applauso entusiasta del nostro ambasciatore Stefano Sannino, dichiaratamente gay e sposato con un catalano di Barcellona, che ha così salutato l’iniziativa: ‘L’obiettivo è che tutti possiamo vivere in pace con il nostro modo di essere e che non dobbiamo più lottare quotidianamente per far valere i nostri diritti’”. La costituzione di Lgtbipol ha sollevato prevedibili polemiche tra cui quella di Rocío Monasterio, responsabile per gli Affari sociali del partito Vox, che sui social ha così criticato l’istituzione di un ente “fortemente ideologizzato”: “Abbiamo bisogno di un corpo di polizia specifico per ogni tipo di reato e movimento? Ci sarà una polizia religiosa? Un’altra per i crimini contro le persone eterosessuali?”.
    In realtà l’unico esempio di polizia “dedicata” che ci venga in mente adesso è quella dei Muṭawwiʿa, in Arabia Saudita, emanazione del Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio. Che, ovviamente, se mette le mani su un omosessuale, o una signora scollacciata sarebbero affari loro. Come si dice? Gli estremi si toccano; e concordano in dittatura e totalitarismo. E i mass media a tenere bordone.
    PROVE GENERALI DI DITTATURA IN NOME DELL?OMOFOBIA. È TEMPO CHE LA CHIESA PARLI FORTE E CHIARO, DICE IL CARD. EIJK. ? STILUM CURIAE

    Dimissioni di Mons. Paglia: anche MiL le chiede a gran voce.
    Dopo le increbili e blasfeme affermazioni di Mons. Paglia, che in un vaniloquio ha avuto l'ardire di paragonare lo "spirito" di Pannella niente meno che... allo Spirito Santo, anche MiL si sente in dovere di aderire all'iniziativa di Reti Unificate e di associarsi nel chiedere con forza le dimissioni di Mons. Paglia.
    Il "prelato" pure a capo della Pontificia Accademia per la Vita e membro dell'Istituto per la famiglia, ha "canonizzato" il noto radicale, che - impenitente - si distinse in vita per la difesa del "diritto di aborto", per il sostegno alle leggi sulle coppie di fatto (anche omosessuali) e per la diffusione di una "sessualità" ambigua o ostentata (si ricordi al sostegno all'elezione di Ilona Staller (in "arte" Cicciolina) alla Camera dei Deputati nel partito Radicale di Marco Pannella.
    Con che coraggio un Vescovo della Chiesa Cattolica, per di più nella sua posizione di vertice di due istituti come quello per la vita e per la famiglia, ha potuto arrivare a tanto!!??
    Mons. Paglia, si dimetta!
    la Redazione di MiL
    Chiediamo le dimissioni di Mons. Vincenzo Paglia
    "Chiediamo le dimissioni di Mons. Vincenzo Paglia dal suo ruolo di Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e di Cancelliere dell'Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia.
    Abbiamo assistito con sgomento alle dichiarazioni rese da Mons. Vincenzo Paglia sulla figura di Marco Pannella.
    Affermare di ‘Marco’ che "ha speso la sua vita in particolare per gli ultimi", che ha lottato "per la difesa della dignità di tutti" è semplicemente falso. Auspicare lo spirito di “Marco ancora vivo e ispiratore di una vita più bella non solo per l’Italia, (ma) per questo nostro mondo” ci preoccupa profondamente.
    Le battaglie di Pannella e dei radicali sono state nel segno della cultura della morte:
    Contro la famiglia e il matrimonio indissolubile
    Contro la vita nascente con l'aborto in tutte le sue forme
    Contro la dignità del procreare, appoggiando la produzione dell'uomo con le tecniche di fecondazione extracorporea
    Contro la dignità dell'uomo promuovendo varie forme di consumo di droga e liberalizzazione della stessa
    Contro la dignità della sessualità matrimoniale promuovendo la contraccezione e le ideologie gay
    Contro la vita nelle battaglie per l'eutanasia e il suicidio assistito.
    Quanto affermato pubblicamente da mons. Paglia dimostra la sua palese indegnità a presiedere la Pontificia Accademia per la Vita e di fungere da cancelliere dell'Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia.
    Invitiamo Mons. Paglia a rassegnare le dimissioni o, in caso di rifiuto, chiediamo pubblicamente che venga rimosso da questi incarichi".
    Aderiscono:
    La Nuova Bussola Quotidiana
    Pro Vita Onlus e Notizie Pro Vita
    Chiesa e post concilio
    Nuovo emporio cattolico totus tuus
    Federvita Piemonte e Valle d'Aosta
    Cooperatores Veritatis
    Arcangelo San Michele
    Campari & De Maistre
    Libertà & Persona
    Amici di P. Gabriele Amorth
    Il Cammino dei Tre Sentieri
    TELE MARIA
    Messa in Latino
    Per adesioni di enti/siti/associazioni inviare email a info@retiunificate.it
    MiL - Messainlatino.it: Dimissioni di Mons. Paglia: anche MiL le chiede a gran voce.

    Nella Risurrezione del Duomo di Terni anche gay e trans vanno in paradiso
    BENEDETTA PERILLI e GIULIA VILLORESI
    TERNI - Nel Duomo di Terni anche gli omosessuali vanno in paradiso. Lo fanno in un dipinto realizzato nel 2007 sulla controfacciata della cattedrale di Santa Maria Assunta che rappresenta una risurrezione dei morti. Al centro dei 16 metri per 9 di pittura muraria si staglia Gesù che ascende al cielo trascinando due reti da pesca piene di figure umane. In basso, dai buchi che si aprono sulla terra, escono altri aspiranti al paradiso; in alto un cordone di umani difende la Gerusalemme celeste; nel centro si intravede una Terni industriale e inquinata. Su tutto si posa la mano di Dio. Nel groviglio di corpi nudi appaiono personaggi nuovi alla tradizione iconografica cristiana. Tra questi, riconoscibili ai lati della porta d'ingresso della chiesa, ci sono due transessuali e una coppia di uomini in atteggiamenti erotici. Ma anche prostitute, spacciatori, donne velate, uomini di colore con scarpe da ginnastica e omosessuali con il cravattino a pois.
    A confermarlo è l'autore dell'opera Ricardo Cinalli, apprezzato pittore argentino che da anni vive a Londra. "Tutti possono aspirare a questa Gerusalemme celeste", spiega a Repubblica. "Omosessuali, transessuali, ladri, spacciatori, prostitute, prostituti, malavitosi tatuati. Ci sono due uomini che si cingono l'un l'altro: tra loro non c'è una tensione erotica, si'. Sono tutte persone che non necessariamente, da un punto di vista tradizionale, avrebbero guadagnato il cielo".
    Tra i vari personaggi dipinti all'interno della rete mistica compaiono anche don Fabio Leonardis - "desnudo" e con un cuore tatuato sul bicipite - e monsignor Vincenzo Paglia sostenuto da un mendicante. Sono loro gli altri due protagonisti di questa storia. La Risurrezione di Cinalli fu realizzata per volere di Vincenzo Paglia, allora vescovo della diocesi Terni-Narni-Amelia, oggi arcivescovo e presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, e del parroco Fabio Leonardis, allora direttore dell'Ufficio beni culturali della diocesi e segretario della Consulta regionale per i beni culturali ecclesiastici. L'opera fu inaugurata in occasione della messa di Pasqua del 2007, ricevendo scarsa attenzione da parte della stampa locale e suscitando reazioni contrastanti nei parrocchiani.
    A Terni circola voce di un progetto per ricoprirlo. Difficile ottenere dei commenti in merito da parte dei rappresentanti della diocesi. Don Claudio Bosi, attuale direttore dell'Ufficio per i beni culturali, conferma che questo sarebbe "il desiderio di molti laici che frequentano la chiesa", ma smentisce che vi sia un progetto concreto in tal senso. E aggiunge: "Ci sono momenti in cui certi temi possono essere affrontati, altri in cui è meglio tacere. Confermo che la questione è scottante, ma non posso aggiungere altro". Don Fabio Leonardis, parroco controverso, è morto nell'agosto del 2008. Non è reperibile a causa dei numerosi impegni monsignor Vincenzo Paglia. Mentre preferisce non commentare l'attuale vescovo di Terni-Narni-Amelia Giuseppe Piemontese.
    "Don Fabio - racconta Cinalli - ebbe modo di vedere alcuni miei lavori alla fiera d'arte di Bologna, dove ci incontrammo per due anni di fila. Poi, nel 2007, Paglia scelse il mio nome da una rosa di dieci candidati internazionali, ed ebbi l'incarico". La Risurrezione è anche il risultato del sodalizio umano tra don Fabio e Paglia (per Cinalli, "i sacerdoti più aperti che abbia mai conosciuto") e di un comune progetto di rigenerazione del dialogo tra Chiesa e arte contemporanea. "Lavorare con loro è stata un'esperienza umanamente e professionalmente fantastica. Mai, in quattro mesi, durante i quali ci vedevamo circa tre volte alla settimana, Paglia mi ha chiesto se credessi in Dio, non mi hai mai messo in una posizione scomoda. Mi è stata lasciata una completa libertà. Volevano che i fedeli, vedendo la mia Risurrezione, sapessero che Dio ama e salva tutti.". Racconta, poi, di un'intesa totale con i committenti; di un unico veto, quello di non inserire nella rete mistica una copulazione tra un uomo di colore e una donna bianca; di un parrucchiere di Terni che ha prestato il volto a un Cristo considerato troppo virile; di un rosone medievale coperto per lasciare posto alla nuova opera.
    L'unico che ha piacere di parlarne ancora è Ricardo Cinalli, che ricorda con commozione il periodo in cui lavorava in Italia, rievocandolo come un sogno: "Quando ci ripenso mi viene spesso in mente il Papa, che è argentino come me. Non so se sa di quest'opera. Mi sarebbe piaciuto mandargli il libro curato da don Fabio, e forse un giorno o l'altro lo faro'".
    Nella Risurrezione del Duomo di Terni anche gay e trans vanno in paradiso - Repubblica.it









    Vaticansecondisti sorpassano a sinistra i radicali
    Toh, ma guarda un po':
    una scuola cattolica promuove un corso obbligatorio di "educazione sessuale esplicita" comprensivo di dettagli "erotici" e "piccanti"
    i genitori di qualche studente si oppongono, col cuore infranto, dicendo di sentirsi traditi da coloro ai quali avevano affidato l'educazione dei loro figli
    la diocesi appoggia la scuola anziché la fede cattolica
    la legge locale (Tenn. Code Ann. s 49-6-1301 et seq.) esige che le scuole pubbliche richiedano ai genitori il consenso scritto per la partecipazione a programmi di educazione sessuale, senza il quale gli alunni sono esentati
    la scuola "cattolica" invece lo impone e basta, per la gioia dell'industria abortista
    Prendete nota, perché quel che succede oggi in America succederà domattina anche in Italia: scuola superiore "Father Ryan High School", di Nashville, nel Tennessee, vescovo della diocesi di Nashville (una faccia, un programma): David Choby
    http://letturine.blogspot.it/2016/10...inistra-i.html



    “Spifferi parte X: se ‘el papa’ dice: “Pell non si tocca!”
    Segreteria di Stato Vaticano. Ingresso principale. Ove sulla sinistra vi è la caserma dei Vigili del Fuoco Vaticani.
    Un Monsignore esce dal portone. Si ferma davanti alla caserma dei Vigili del Fuoco e incontra un laico che lo stava aspettando. Il Monsignore mette una mano sulla spalla al laico e gli sussurra: “Caro, il Cardinale Pell non si tocca. Il capo vuole cosi'”.
    Già. Il Cardinale Pell. Il braccio destro di Bergoglio per quanto riguarda l’economia vaticana. Colui che è entrato nel centro delle polemiche per aver ricevuto un sacco di denunce e per aver protetto sacerdoti che avevano abusato di bambini (pedofilia).
    Pero'una cosa ci sembra comunque strana. E’ possibile che il gesuita argentino mandi purghe immediate ai Francescani dell’Immacolata perché vogliono essere fedeli alla Dottrina, oppure a Burke, a sacerdoti fedeli della Congregazione per la Dottrina della Fede e via discorrendo?
    E non mette a riposo un Cardinale che è accusato di cose cosi' gravi?
    Perlomeno fino a quando queste accuse non si chiariscono…
    Ecco l’ambiguità di Bergoglio. Lui dice di essere paladino della causa contro la pedofilia nella Chiesa. Si'. Lo dice. A parole. Ma nei fatti resta sempre ambiguo. Il porporato Pell è accusato di aver coperto per tanto tempo le denunce dei fedeli che avevano subito abusi da certuni sacerdoti della sua diocesi. Possibile che Bergoglio, il puritano, che addita i tradizionalisti come “rigidi” – quelli dalle “doppie vite” -, non si renda conto che forse questa presenza al suo fianco come minimo è imbarazzante?
    Eppure, davanti ai Vigili del Fuoco Vaticani – a fianco dell’ingresso della Segreteria di Stato – il Monsignore, recatosi a “riferire” l’imbarazzo generale dovuto al fatto che Pell sta al fianco di Bergoglio, si sente rispondere: “Pell non si tocca”.
    Ok. Pell non si tocca. Allora lasciate in pace anche i Francescani dell’Immacolata. Lasciate in pace Burke, Sarah e Müller. E tutti quei Cardinali e Vescovi che vogliono essere fedeli alla Sana Dottrina.
    Ma ormai si sa. Bergoglio è ‘el papa’. E lui fa quello che gli pare.
    Le Iene ci hanno regalato questo video. Che a parer nostro è molto significativo. Soprattutto oggi. Guardatevelo
    Le cose si fanno inquietanti davvero.
    https://anonimidellacroce.wordpress....ra-cristoforo/

    Video Le Iene: TRINCIA: Abusi nascosti dalla chiesa - TUTTI I SERVIZI | MEDIASET ON DEMAND

    La banda del Papa
    di Christopher A. Ferrara
    Pubblicato sul sito della rivista americana The Remnant
    Gli italiani hanno un detto: “dimmi con chi vai e ti diro'chi sei”. Cosi', a questo punto del calamitoso pontificato di Jorge Mario Bergoglio, la lista dei suoi amici – quelli vicini al suo cuore, a cui ha rivolto una particolare attenzione – ci dirà chiaramente chi è lui:
    - una signora abortista, della sinistra radicale italiana, che si è vantata di aver praticato migliaia di aborti illegali con una pompa da bicicletta;
    - persone che vivono nell’adulterio, a cui ha consigliato di accedere alla Santa Comunione senza un cambiamento di vita e mettendo da parte gli avvertimenti contrari dati loro da qualche prete;
    - omosessuali dichiarati che vivono una “unione” basata sulla sodomia;
    - un prete noto omosessuale a cui ha assegnato l’incarico di dirigere la casa dove abita, come aveva già fatto a Buenos Aires;
    - un prete attivista pro-omosessuali, a cui ha baciato le mani dopo aver concelebrato con lui;
    - dei “transgender”, compresa una che ha mutilato se stessa per sembrare un uomo e che pretende di essere “sposata” con un’altra donna e che Francesco ha ricevuto in speciale udienza accompagnata dalla sua supposta fidanzata;
    - un prete spretato condannato per molestie sui ragazzi, che sotto Benedetto XVI era stato ridotto allo stato laicale e che papa Francesco ha reintegrato ignorando quanto stabilito prima dalla Congregazione per la Dottrina della Fede;
    - un vescovo che ha coperto un prete molestatore di bambini;
    - un noto cardinale modernista tedesco, il cui concetto di “misericordia”, sotto forma di ammissione alla Santa Comunione dei pubblici adulteri “risposati”, è stato promosso da Francesco fin dall'inizio del suo pontificato;
    - un cardinale che partecipa alle messe coi palloncini e che fa il portavoce di Francesco riguardo all’Amoris Laetitia che apre alla Santa Comunione ai divorziati risposati;
    - ancora un altro cardinale notoriamente eterodosso, che ha coperto preti molestatori di bambini e che dopo essere caduto in disgrazia ha complottato per l’elezione di Francesco, e quindi successivamente è stato invitato da questi al Sinodo per la Famiglia;
    - un membro del Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta che ha curato la distribuzione di contraccettivi, che è stato allontanato dal Consiglio dell’Ordine quando ha rifiutato di dimettersi e, in flagrante violazione di leggi e regolamenti, è stato forzatamente reintegrato da Francesco dopo aver costretto il capo dell’Ordine a dimettersi;
    - un giornalista ateo, capofila della sinistra, a cui ha rilasciato innumerevoli dichiarazioni scandalose, riportate dalla stampa;
    - ogni sorta di incredibili chierici anglicani e luterani, comprese delle signore vescove;
    - un rabbino liberale e un capo musulmano;
    - diversi ministri protestanti, con uno dei quali “batte il cinque”;
    - un prete marxista che pensa che Fidel Castro fu un dono dello Spirito Santo e la cui sospensione ad opera di Giovanni Paolo venne ritirata da Francesco;
    - i teologi della liberazione, incluso Leonard Boff, che ha abbandonato il sacerdozio e si è sposato;
    - i teologi morali che dissentono dalla Humanae Vitae, incluso Bernard Hنring, forse il più famoso dei dissidenti;
    - i dittatori comunisti, compreso Fidel Castro e Raul Castro;
    - i dittatori marxisti, incluso quello che gli regalato un “crocifisso” su falce e martello e che lui ha portato con sé a Roma;
    - il filosofo che promuove la contraccezione, l’aborto e la sterilizzazione;
    - Barack Obama;
    - politici liberali, rock stars e incredibili attori hollywoodiani di sinistra, che disprezzano la Chiesa ma amano Francesco;
    - i promotori del Super Bowl e dello spettacolo intermedio di Lady Gaga;
    - ogni cattolico divorziato e risposato, o coinvolto in attività omosessuale o che usa gli anticoncezionali o che non è un “rigorista” che pensa che i precetti negativi della legge divina e della legge naturale sono senza eccezioni;
    - i protestanti liberali e gli apologisti musulmani in generale.
    Quest’elenco, apparentemente esaustivo, non è affatto completo, ma puo'essere sufficiente. D’altronde, è molto più facile elencare quelli che non sono amici di Francesco:
    - i cattolici ortodossi, inclusi i cardinali e i vescovi che egli ha licenziato, gli ordini tradizionali che ha distrutto e i tanti giovani che sono devoti alla tradizione liturgica della Chiesa;
    - i politici conservatori o populisti – soprattutto Donald Trump, contro cui ha appena lanciato un attacco malamente velato nel suo ultimo video papale.
    Allora, che cosa sappiamo di Francesco sulla base degli amici di Francesco?
    Sappiamo quello che ha detto Antonio Socci con spietato candore: che con la fine del regime di Obama, la caduta di Hillary Clinton e l’insorgere del populismo occidentale, Francesco è “il solo punto di riferimento per la sinistra internazionale priva di un capo”, mentre dai fedeli cattolici egli è “sempre più percepito come un politico e un corpo estraneo” nella Chiesa.
    Credo che l’espressione “corpo estraneo” dica tutto.
    La banda del Papa – Articolo di Christopher A. Ferrara



    Tutti in ginocchio, tranne uno!
    Non ci sono più parole!
    Ariccia, primo giorno di esercizi spirituali per la curia vaticana. All'adorazione eucaristica, tutti in ginocchio tranne uno.
    E, anche quando celebra Messa, Bergoglio non si inginocchia mai, neppure alla Consacrazione....
    Chiesa e post concilio: Tutti in ginocchio, tranne uno!


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  2. #282
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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Per favore, ridateci i tabernacoli
    Aldo Maria Valli
    Non so se succede anche a voi. Quando entro in una chiesa, sempre più spesso fatico a capire dov’è il tabernacolo. Mi tocca cercarlo, come in una caccia al tesoro. E qualche volta non lo trovo proprio.
    Così come la fantasia degli architetti si sbizzarrisce nel progettare ed edificare chiese che sembrano tutto tranne che chiese cattoliche (possono andare benissimo come palazzetti dello sport o come sale protestanti, ma non come luoghi di culto cattolici), allo stesso modo gli arredatori degli interni, presi da irrefrenabile voglia di novità e cambiamento, spostano il tabernacolo negli angoli più strani e a volte più remoti.
    Ora io so di non avere occhi di falco. Sono miope e, quando arrivo dalla luce esterna, impiego un po’ di tempo per adattarmi alla penombra della chiesa. Però molto spesso non è questione di scarsa vista e di luce. In tante chiese, purtroppo, il tabernacolo si trova in posizioni improbabili, quasi che non fosse lui il padrone di casa, quasi che lo si volesse nascondere come si fa con qualcuno di cui ci si deve un po’ vergognare.
    Mi è successo anche oggi. Entro e non vedo. Va bene, mi dico, saranno gli occhi. Guardo, riguardo. E non vedo. Perché il tabernacolo non c’è. O, per lo meno, non è lì dove dovrebbe essere. È spostato a lato, molto defilato, senza la luce rossa, nascosto dentro una specie di gabbia d’acciaio. Perché c’è da dire anche questo: più viene messo ai margini, più il tabernacolo, in quanto oggetto, diventa strano e assume fogge inverosimili e assurde.
    D’accordo, dopo la riforma conciliare, con l’altare e il celebrante rivolti verso l’assemblea, il tabernacolo non può più stare sulla tavola. Ma vogliamo dirlo chiaramente? Il tabernacolo, nel presbiterio, deve stare comunque al centro, perché il suo contenuto è il centro di tutto. Al centro non deve stare la sedia, che a volte sembra un trono, del celebrante. Io non voglio adorare una sedia. No, al centro deve stare il tabernacolo, la casa di nostro Signore. Perché tabernacolo significa piccola casa, e tutto quanto l’edificio della chiesa, a ben guardare, non è che un luogo costruito per accogliere e custodire quella piccola casa dal contenuto infinitamente grande.
    So che a questo punto persone molto esperte troveranno il modo di spiegare che «sì però… va bene… tuttavia…». No. Chiedo che il tabernacolo sia rimesso al centro, che sia immediatamente individuabile, che abbia la sua lucina rossa piccola ma chiara, che gli sia reso l’onore che merita. E che il fedele non debba fare la caccia al tesoro per scoprire dov’è. Perché, quando entri in un’abitazione, il padrone di casa ti viene incontro, e non è che tu devi metterti a cercarlo in giro per le stanze.
    Sapete qual è il mio dubbio? Che chi sposta il tabernacolo ai margini non creda fino in fondo che lì c’è la presenza reale di Gesù. Altrimenti non si spiega una simile scelta. Se tu sai che lì c’è Gesù, se credi che quella sia la sua santa casa, ti viene naturale metterlo al centro.
    Sento già l’obiezione: ma quante storie, guarda che il Signore è presente ovunque nel mondo e nell’universo, ovunque nel cuore delle persone, non c’è bisogno di costruirgli una casa e di esporla. E invece sì che c’è bisogno. Se crediamo che lì non c’è un simbolo, un ricordino, un souvenir, ma proprio Lui, allora dobbiamo concludere che al tabernacolo va riservata una posizione centrale.
    Qualcuno dirà: ma, scusa tanto, quando la cena è terminata la tavola viene sparecchiata, e dunque perché il pane dovrebbe restare lì, al centro? Non è forse vero che, finito il banchetto, tutto quanto viene riposto da un’altra parte?
    Certo che sì. Ma per noi cattolici quello non è solo pane. È il Pane della Vita, è nostro Signore in persona. Quindi non va riposto in un angolo, coma una suppellettile qualsiasi.
    Si dimentica anche che in ogni chiesa il fedele fa un percorso, anzi un vero e proprio pellegrinaggio, un cammino spirituale il cui culmine non è la sedia del celebrante e nemmeno l’altare, e nemmeno qualche statua di santi. È nostro Signore.
    E come non notare che questa tendenza a emarginare nostro Signore va di pari passo con la tendenza a non inginocchiarsi? Troppo spesso si entra in chiesa come in una semplice sala per assemblee, nella quale chiacchierare e intrattenersi con gli altri fedeli. Ma tutto ciò un cattolico non lo può accettare. L’atto di inginocchiarsi rispecchia la disposizione dello spirito. È atto di adorazione. Non si entra in chiesa per incontrare il signor parroco o gli amici. Vi si entra per adorare nostro Signore. Ecco perché resto male quando in chiesa le persone non si inginocchiano, non fanno bene il segno della croce e non stanno in silenzio, ma chiacchierano fra di loro, formano capannelli, si salutano come se si incontrassero per la strada.
    Lo ripeto: noi cattolici non entriamo in chiesa come se fosse un’aula per le assemblee della comunità. Entriamo nella casa del Signore, dove dobbiamo tributargli tutto il nostro rispetto e tutta la nostra adorazione. E se la Chiesa è casa di Dio, tutto deve essere in funzione di Dio che si è fatto uomo ed è morto e risorto per noi. Non deve essere in funzione di noi fedeli che vi entriamo.
    Vorrei dunque fare una modesta proposta a vescovi, parroci, religiosi: per favore, ridateci il tabernacolo. Sia ben visibile e riconoscibile, al centro dell’abside. Ai lati mettiamoci la sedia del celebrante, che è un ministro, un servitore, non il protagonista di uno spettacolo. Sulle pareti non mettiamo cartelli, cartelloni e tazebao, ma ci sia posto solo per immagini sacre, prima di tutto di Maria e poi dei santi, così che possano sostenerci nell’adorazione e nella preghiera. Il tutto, come si legge nel «Messale romano», sia ispirato a nobile semplicità e dignità. La chiesa non è un luogo in cui procedere per accumulo di oggetti, immagini, scritte, manufatti vari. E il Santissimo Sacramento, all’interno del tabernacolo, sia collocato «in una parte della chiesa assai dignitosa, insigne, ben visibile, ornata decorosamente e adatta alla preghiera». Nel caso in cui questo luogo sia una cappella, si faccia in modo che anch’essa sia ben visibile, adatta all’adorazione e alla preghiera e unita strutturalmente al resto della chiesa, così che non sembri un’aggiunta. E presso il tabernacolo resti sempre accesa una lampada (non un faro da set cinematografico o da studio televisivo, come ho visto in alcuni casi).
    Sembrano accorgimenti di poco conto, ma non è così. È rispetto, è coerenza, è fede.
    Benedetto XVI, nell’esortazione postsinodale «Sacramentum caritatis», lo spiega bene: è necessario che «il luogo in cui sono conservate le specie eucaristiche sia facilmente individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri in chiesa». Il fedele deve essere aiutato e facilitato nel riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. Non deve essere sviato, ostacolato, impedito.
    A meno che non lo si voglia proprio sviare e ostacolare.
    Per favore, ridateci i tabernacoli ? Aldo Maria Valli

    Fatima, torna il mistero del Terzo segreto
    di Marco Tosatti
    Su Fatima, e il Terzo Segreto, è stato pubblicato davvero tutto? Dubbi e perplessità non si sono mai placati sin da quando nel 2000 il cardinale Angelo Sodano, a Fatima, rese nota la parte finora tenuta segreta di cio'che suor Lucia aveva ricevuto dalla Madonna. Ma lo svelamento è stato completo?
    La polemica mai sopita, a dispetto degli sforzi del cardinale Tarcisio Bertone, ha conosciuto nuovi guizzi di fiamma un anno fa, quando il sito OnePeterFive pubblico'alcune dichiarazioni di Ingo Dollinger, un anziano sacerdote, professore di teologia, amico di lunghissima data del cardinale Joseh Ratzinger, poi Benedetto XVI. Ratzinger, che allora era Prefetto della Congregazione della Fede, avrebbe confidato a Dollinger che una parte del segreto era ancora non pubblicata. «C’è di più di quello che abbiamo pubblicato», avrebbe detto Ratzinger, aggiungendo che la parte pubblicata era autentica e che invece la parte ancora segreta riguarderebbe «un cattivo Concilio e una cattiva messa» che sarebbero giunti in futuro. E' da ricordare che la versione più recente del segreto è datata al 1944, e si riferisce a visioni avute nel 1917.
    Non molto tempo dopo la Sala Stampa della Santa Sede riferiva che papa Benedetto aveva affermato «di non aver mai parlato di Fatima con il professore Dollinger», e inoltre che «la pubblicazione del Terzo Segreto è completa». Dollinger pero'ha continuato a confermare la sua dichiarazione iniziale.
    Ma ora questa vicenda si arricchisce di una testimonianza inedita, che avvalora quanto dichiarato da Dollinger. Giuseppe Nardi, direttore di Katholisches.info, ha trovato una testimonianza importante, e l’ha comunicata a Maike Hickson, di OnePeterFive, che per prima ha scritto di Dollinger e della sua rivelazione.
    Giuseppe Nardi ha incontrato in Austria un amico stretto di Dollinger, Gottfried Kiniger, e l’ha intervistato. Kiniger vive in un paese del Tirolo Orientale, ha più di 80 anni ed è stato molto attivo politicamente nella sua vita, prima nel Partito monarchico e poi nel PaneuropaBewgung di Otto d’Asburgo. E' anche un cattolico molto attivo e praticante. Si vedeva con regolarità con Dollinger, dopo che si erano incontrati a Salisburgo nel 1990. Kiniger non usa Internet, e di conseguenza era totalmente ignaro sia delle dichiarazioni di Dollinger sia della smentita vaticana.
    Nardi ha conosciuto casualmente Kiniger il 21 dicembre 2016, e gli ha accennato alla vicenda. «Dopo aver sentito della smentita, Kiniger si è molto emozionato. Non riusciva a immaginare che Benedetto avesse fatto una tale dichiarazione, perché quello che Hickson aveva scritto era quello che Dollinger gli aveva detto nel 2000», racconta Nardi. Che tre settimane più tardi torno'a vedere Kiniger, per raccogliere la sua versione dei fatti e registrarla. La presentiamo qui di seguito.
    «Non ricordo la data esatta – ha detto Kiniger – ma era ancora nell’anno 2000, ne sono sicuro. Ricordo la conferenza stampa (sulla pubblicazione del Terzo Segreto) a Roma, diffusa dalla televisione. In autunno, come al solito, visitai Dollinger con cui sono amico da molti anni. In quell’occasione, mi ha detto di avere incontrato il card. Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, poco dopo la Conferenza stampa. Ha persino concelebrato con lui, una cosa che Dollinger abitualmente non faceva, ma Ratzinger lo aveva invitato. Dopo la celebrazione Dollinger parlo'con il cardinale e tocco'il tema di Fatima e del Terzo Segreto. Ratzinger gli disse: ‘Quello che abbiamo pubblicato non è l’intero segreto [‘Was wir verِffentlicht haben, ist nicht das ganze Geheimnis.’]. Nella sacrestia erano presento altri sacerdoti, con cui il cardinale scambiava qualche parola. Ma presto torno'da Dollinger e gli disse: ‘Ci hanno dato istruzioni di fare cosi'’. [‘Es ist uns so aufgetragen worden.’]. Questa frase Dollinger l’ha ripetuta. E ha interpretato queste parole cosi': cioè che Giovanni Paolo II ha voluto cosi', e ha ordinato cosi'. A questo incontro, quando Dollinger mi racconto'queste cose, erano presenti altre persone, fra cui i miei compagni. Negli anni seguenti Dollinger ha raccontato questo episodio più volte, durante i nostri incontri. La maggior parte delle volte c’erano anche altre persone presenti. Non era un segreto, non c’era niente da tenere segreto. Questo era quello che il cardinale gli aveva detto, questo lo passava agli altri. Talvolta c’erano preti e seminaristi seduti a tavola con noi, del seminario della Fraternità di San Pietro a Wigratzbad. Non conosco il loro nome. In ogni modo molte persone hanno sentito questo racconto nel corso degli anni. Personalmente posso testimoniare di questa storia sin dall’autunno del 2000, quando Dollinger me l’ha raccontata la prima volta. Per me non c’è nessun dubbio che il professor Dollinger, in cui ho completa fiducia, abbia raccontato la storia in maniera veridica. Che ragione avrebbe avuto per inventare una tale conversazione e tale contenuto, subito dopo la conferenza stampa, e anche raccontarla liberamente e apertamente a tutti coloro che volevano ascoltarla? Che Benedetto la neghi improvvisamente, dopo sedici anni, non riesco a immaginarlo. Mi sembra poco plausibile. Non so perché Roma faccia questo. Non riesco a capirlo. Sembra come se si volesse mettere il coperchio su Fatima e chiudere il caso. Ma non funziona. Non so perché Roma abbia agito in tale maniera».
    Fatima, torna il mistero del Terzo segreto

    Suor Jeannine Gramick, apologeta dell’omosessualità in Polonia e nel mondo
    di Cristiano Lugli
    La “Campaign Against Homophobia” e la “Faith and Rainbow”, due organizzazioni che intuibilmente dal nome si occupano di diritti omosessuali all’interno delle comunità di cosiddetti “cristiani LGBT”, hanno sponsorizzato il tour polacco di suor Jeannine Gramick, svoltosi nel 2016-2017.
    Questa “religiosa”, per chi non lo sapesse, è conosciuta per il suo impegno a favore di una piena accettazione delle persone gay, lesbiche e trans nella Chiesa Cattolica e nella società; ha fondato tre sezioni (“chapters”) di Dignity USA a Baltimora, Washington e Philadelphia, e ha dato vita alla “Conferenza delle lesbiche cattoliche”. Con padre Robert Nugent ha fondato il New Ways Ministry, un’organizzazione “cattolica” impegnata per la giustizia e la tutela dei diritti delle persone gay e lesbiche nella Chiesa e nella società. Le posizioni e le attività di suor Jeannine a favore dell’omosessualità imperante sono testimoniate da diverse opere da lei curate, come ad esempio “Homosexuality and the Catholic Church,” “Homosexuality in the Priesthood and Religious Life,” “The Vatican and Homosexuality,” “Voices of Hope: A Collection of Positive Catholic Writings on Lesbian/Gay Issues”, tutti titoli che evidenziano fin troppo bene il contenuto.
    Con padre Nugent è anche co-autrice di “Building Bridges: Gay and Lesbian Reality and the Catholic Church”, la cui edizione italiana (dal titolo “Anime gay”) è stata curata da Andrea Ambrogetti e pubblicata nel 2003 dagli Editori Riuniti, con un tour italiano di presentazione nelle città di Caserta, Napoli, Roma, Bologna e Milano.
    Le associazioni LGBT che hanno lanciato il tour di questa suora hanno promosso una vera e propria campagna mediatica dal titolo “Let’s Exchange a Sign of Peace”, affiggendo cartelloni in tutta la Polonia, paese in cui si è tenuta la serie di incontri con la “religiosa”. Al centro del logo che annunciava l’iniziativa, si trovano disegnate due mani che si stringono: una regge un rosario e l’altra porta al polso un braccialetto arcobaleno. La campagna è stata appoggiata da molte personalità e pubblicazioni cattoliche di spicco.
    La suora attivista statunitense era stata invitata per una settimana ad alcune conferenze sui problemi dei “cattolici LGBT”; ha fatto tre presentazioni pubbliche, quattordici interviste a radio, TV e giornalisti, un ritiro per cristiani LGBT, e infine ha parlato personalmente con un numero indefinito di polacchi, incluso il Segretariato Generale per l’organizzazione delle comunità delle suore del paese.
    Il suo tour si è svolto nelle tre principali città polacche – Varsavia, Cracovia e Danzica – dove suor Jeannine ha lanciato il messaggio su cui sta insistendo da ben quarantacinque anni: “Dio ama incondizionatamente le persone LGBT ed è compito della Chiesa rendere reale questo amore”.
    Questa indefinibile personaggia, che comunque di suora non ha nulla, si è detta però un po’ allarmata a causa dell’attuale situazione in America, a seguito dell’elezione del Presidente Donald Trump, affermando che potrebbe essere più difficile far riuscire la missione ma, come i suoi amici in Polonia, lei sarà pronta a continuare il suo lavoro:
    “Questo lavoro proseguirà – ha dichiarato ancora ad un giornale locale – perché i cuori e le menti dei sostenitori della comunità LGBT sono cambiati. Questi cuori e queste menti sono aperti. Non faremo passi indietro. Sarà molto difficile, ma possiamo farcela. Dobbiamo farcela”.
    L’operato della signora in questione, che più volte si è schierata anche a favore dell’aborto “nei casi limite”, come li chiama lei, in passato era stato contrastato dalle autorità ecclesiastiche, sia all’interno del suo ordine di suore (Suore scolastiche di Nostra Signora), sia dalla Congregazione per la dottrina della Fede, allora presieduta da Ratzinger, che aveva vietato a suor Gramick e padre Nugent di proseguire il proprio “lavoro pastorale” con gli omosessuali, avendo mancato di esporre il pensiero e la dottrina della Chiesa circa l’omosessualità. Questo divieto restò inascoltato e i due continuarono – e come si vede continuano – la loro attività, senza aver subito sanzioni.
    In seguito all’elezione di Bergoglio, avvenuta nel 2013, in diverse occasioni suor Jeannine ha auspicato che ciò che in America viene chiamato “the Pope Francis effect”, “possa tradursi in una concreta e duratura accettazione degli omosessuali nella Chiesa e nella società”.
    Nell’ottobre del 2015 ha parlato a Roma alla conferenza mondiale “Ways of Love”, tenutasi a ridosso della seconda sessione del Sinodo della Famiglia e promossa da una rete internazionale di 13 organizzazioni di/con i “cattolici LGBT”.
    L’attività di questa “suora” non è da sottovalutare e se anche i risultati paiono essere lenti rispetto ai tempi da cui lei ha iniziato questa rivoluzione omosessuale da portare avanti in seno alla Chiesa, va detto che ha l’appoggio di tanti cattolici, di tanto potere mediatico ma soprattutto di tanti porporati che per ora tacciono.
    Questa “eroina” senz’abito gira il mondo cercando di portare la parola omosessuale a tutte le genti, e intanto incassa i risultati di un’azione costante e martellante.
    Ciò che è accaduto in Polonia è solo l’inizio dei grandi trionfi conquistabili in una neo-chiesa che appare essere sempre più propensa ad incanalare il pensiero LGBT come pietra fondante, relegando la Dottrina e ingalluzzendo tutto il marasma di omosessuali che, una volta scoperchiato il Vaso di Pandora, si paleserà senza timori: partendo dai Charamsa e dai Ricca, già arruolati, e passando per altrettante importanti figure ecclesiastiche.
    https://www.riscossacristiana.it/suo...istiano-lugli/

    CONTO SUL UN ALTRO SACCO DI ROMA. E SO CHE NON MANCHERA’.
    Maurizio Blondet
    Un amico mio omonimo scrive:
    "Gregory Baum, sacerdote che oggi ha 93 anni e si è spretato, in occasione del suo ultimo libro pochi mesi fa, ha rivelato di essere omosessuale da quando aveva quarant’anni, cioè dal 1964".
    Dirai: che importa che una decrepita checca faccia outing.
    Ebbene, Baum fu l’estensore della prima parte del documento conciliare Nostra Aetate, da cui parte la Nuova Rivelazione quella per cui gli ebrei non sono tenuti a convertirsi, perché, tanto, i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili [nonostante tutti i passi dell’Antico Testamento che dicono a chiare lettere il contrario] ed Israele è il popolo di Dio [checché ne dica tutto il Nuovo Testamento ed in particolare S. Paolo sul fatto che la Chiesa è il Nuovo Israele, prefigurato anche dai Profeti del Vecchio Testamento].
    Inoltre Baum fu quello che indusse la Chiesa canadese a rifiutare la Humanae Vitae ed è stato un sostenitore del matrimonio omosessuale. Interesserà notare che Baum:
    era di madre ebrea e quindi considerato ebreo per le regole rabbiniche;
    era giunto in Canada dopo la guerra come rifugiato ebreo;
    aveva ricevuto l’incarico dal card. Agostino Bea, che si è poi scoperto essere massone (v. Bulletin de l’Occident Chrétien NR.12, Luglio, 1976) “
    Da questi figuri è stato “fatto” il Concilio
    Baum fu un “peritus”, ossia un esperto: di quelli che veramente fabbricavano i documenti nelle commissioni a nome dei loro vescovi, i quali quasi sempre non sapevano né capivano le questioni e nemmeno le manipolazioni, avendo fiducia in quei loro “periti” teologi che si erano portati dai vari paesi. Anzi, ha scritto uno storico del periodo, simpatizzante: “Il Concilio fu fatto da Gregory Baum; ha partecipato a varie commissioni incaricate di preparare i documenti…Cominciando a lavorare nel novembre 1960, finì insieme al Concilio nel dicembre 1965, una esperienza che culminò con la sua stesura del primo testo di Nostra Aetate”, appunto quel documento che dichiara non necessaria la conversione degli ebrei.
    Il teologo Baum.
    Ora a 93 anni, costui racconta di aver avuto il primo rapporto omosessuale a 40 anni con un uomo “incontrato in un ristorante di Londra; fu eccitante..”, però non si spretò, conducendo una doppia vita per decenni come ascoltatissimo e influentissimo “teologo”; solo molto tempo dopo gettò la tonaca e – chissà perché – sposò una “ex suora divorziata” (pure divorziata…); la quale però, racconta lui, “non fece problema, quando traslocammo a Montreal nel 1986, e io incontrai Normand, un ex prete, e mi innamorai di lui”. Normand “era gay e accettò ben volentieri il mio abbraccio sessuale”.
    Il meglio però è perché decise di non fare acting-out: ”Non ho professato pubblicamente la mia omosessualità perché questo atto di onestà avrebbe ridotto la mia influenza come teologo critico”.
    Questo ha agito per mezzo secolo a “riformare” la Chiesa, in assoluta malafede. Questo, invece di liberare la Chiesa, noi e anche se stesso andando a vivere la sua vita da libero finocchio, volle restare al solo scopo di mantenere il potere – di “teologo importante” e “autorevole” – per sovvertire dall’interno la morale di una organizzazione che gli dava – diciamo – lo stipendio e da cui traeva la sua “autorità”. Ingannando e offendendo così anche l’ultimo dei fedeli.
    Ora, spero si capisca che anche la più laicista delle organizzazioni, il partito radicale, il giornale La Repubblica, la Massoneria – non tollererebbe un simile fenomeno di malafede, al suo interno un membro influente che gli lavora contro, di nascosto, dissimulando la sua appartenenza ad un altro partito o giornale. Lo smaschererebbe, lo licenzierebbe. Come minimo, gli toglierebbe ogni diritto di parlare per l’organizzazione.
    Invece, solo la Chiesa cattolica pullula di queste doppiezze e disonestà che parlano a nome di una fede su cui sputano in privato, e di un Cristo cui non credono. Il Concilio Vaticano II è stato praticamente scritto e plasmato da anime doppie come Baum; il perito cui tanto devono il cardinal Kasper e Bergoglio, l’eminenza grigia dietro le quinte di tutte le innovazioni, il gesuita Karl Rahner, mentre con altezzosa sicumera di cattedratico “lavorava” al Concilio Vaticano II scriveva lettere erotiche all’amante Luise Rinser : “Coccolina” lui, “Pesciolino” lei, infantilismi vezzosi.
    LE LETTERE VIETATE DEL GESUITA INNAMORATO - la Repubblica.it
    Vi prego di capire che non è moralismo sessuofobico. E’ il senso di offesa che un cittadino di una patria (la fede cattolica lo è) prova per dei colpevoli di alto tradimento. Che hanno ingannato tutti i credenti – i concittadini – con la loro doppia vita e dissimulazione, mancanza di sincerità e di franchezza – una viltà abietta che una patria punisce con la fucilazione alla schiena. Come hanno osato ingannarci? Per decenni ci siamo sforzati di obbedire al Concilio, accettandone le ambiguità, stranezze e discutibili novità; adesso questo, a 93 anni e mezzo secolo dopo, ci viene a dire impunemente che la sua “autorità” come teologo era un trucco per adattare la Chiesa al suo vizio privato. Come osa?
    E soprattutto: che Concilio è il Vaticano II, fabbricato da questi falsari morali? Perché dobbiamo obbedire a Nostra Aetate che contraddice le parole di Cristo e di Pietro sugli ebrei?
    CONTO SUL UN ALTRO SACCO DI ROMA. E SO CHE NON MANCHERA'. - Blondet & Friends

    Papa Francesco quattro anni dopo
    Roberto de Mattei
    Il quarto anniversario della elezione di Papa Francesco vede la Chiesa cattolica lacerata da profonde divisioni. «È una pagina inedita nella storia della Chiesa – mi dice con tono preoccupato un alto prelato vaticano – e nessuno può dire quale sarà l’esito di questa crisi senza precedenti».
    I mass media, che fin dall’inizio avevano espresso un massiccio appoggio a papa Bergoglio, cominciano a manifestare qualche perplessità. «Mai si sono viste tante opposizioni al Papa, nemmeno ai tempi di Paolo VI», ammette lo storico Andrea Riccardi, secondo cui, tuttavia, «la leadership papale è forte» (Corriere della Sera, 13 marzo 2017). Troppo forte per molti che accusano il Papa di autoritarismo e che vedono la conferma del clima di paura che regna in Vaticano nelle contestazioni anonime espresse da manifesti, epigrammi, video che girano sul web. Sarcasmo e anonimato sono le caratteristiche del dissenso che si produce nei regimi totalitari, quando nessuno osa uscire allo scoperto per timore delle ritorsioni del potere.
    E oggi nella Chiesa la resistenza a papa Bergoglio cresce. Il sito LifeSiteNews ha pubblicato una lista dei vescovi e cardinali che hanno pubblicamente espresso il loro appoggio o la loro opposizione ai “dubia” presentati il 16 settembre 2016 al Papa da quattro cardinali. Non sono pochi, e ad essi si deve aggiungere la voce di chi, come il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, critica il pontificato bergogliano per la sua politica in favore del governo comunista cinese, che definisce «dialogo con Erode».
    I cattolici fedeli all’insegnamento perenne della Chiesa denunciano la novità di un pontificato che, de facto, stravolge la morale tradizionale. I novatori sono insoddisfatti di un’“apertura”che avviene in maniera solo implicita, senza materializzarsi in gesti di reale frattura con il passato. Il corrispondente dello Spiegel Walter Mayr, lo scorso 23 dicembre, ha riportato alcune parole che il Papa avrebbe confidato a un gruppo ristretto di collaboratori: «Non è escluso che io passerò alla storia come colui che ha diviso la Chiesa Cattolica».
    La sensazione è di essere alla vigilia di uno scontro dottrinale interno alla Chiesa, che sarà tanto più violento quanto più si cercherà di evitarlo o di rinviarlo, con il pretesto di non incrinare un’unità ecclesiale che da tempo è dissolta. Ma c’è una seconda guerra che incombe, questa volta non metaforica. Il quarto anniversario del pontificato ha coinciso con le pesanti minacce del premier turco Recep Tayyip Erdoğannei confronti dell’Olanda, colpevole di non offrire le sue piazze ai propagandisti del sultano di Ankara. Lo stesso Erdogan, lo scorso novembre, ha minacciato di inondare l’Europa di milioni di migranti se Bruxelles interromperà i negoziati per un rapido ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Ma per papa Francesco queste masse migratorie sono solo un’opportunità.
    Proteggere i migranti è un «imperativo morale» ha ribadito nei giorni scorsi il Papa, che dopo l’istituzione di un dicastero pontificio per lo Sviluppo umano integrale, ha conservato per sé la delega ai migranti. Un brillante scrittore francese, Laurent Dandrieu, ha pubblicato un saggio dal titolo Église et immigration. Le grand malaise (Presses de la Renaissance, Paris 2016) in cui denuncia l’atteggiamento politico di papa Bergoglio, titolando un capitolo del suo libro: Da Lepanto a Lesbo, la Chiesa in un’idolatria dell’accoglienza?
    Mentre l’Europa è sommersa da un’ondata migratoria senza eguali, papa Francesco, ha fatto del «diritto ad emigrare» e del «dovere di accogliere» i capisaldi della sua politica, dimenticando il diritto delle nazioni europee di difendere la propria identità religiosa e culturale. È questa la “conversione pastorale” che egli esige dalla Chiesa: la rinuncia alle radici cristiane della società, su cui tanto avevano insistito Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per dissolvere l’identità cristiana in un confuso calderone multietnico e multireligioso.
    Il teologo prediletto del Papa, Víctor Fernández, Rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina, spiega che la «conversione pastorale» va intesa, come una trasformazione «che conduca tutta la Chiesa ad una “Uscita da sé”, rinunciando a centrarsi su sé stessa», ovvero ad una rinuncia della Chiesa alla propria identità e alla propria tradizione, per assumere le molteplici identità proposte dalle periferie del mondo.
    Ma l’invasione migratoria produce necessariamente una reazione dell’opinione pubblica, in difesa di tutto ciò che oggi è minacciato: non solo l’identità culturale, ma gli interessi economici, la qualità della vita, la sicurezza delle famiglie e della società. Il Papa dice che respingere gli immigrati è un atto di guerra. Ma il suo appello all’accoglienza indiscriminata alimenta la guerra.
    Papa Francesco quattro anni dopo | CR ? Agenzia di informazione settimanale


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Esorcizziamo
    Pubblicato da Berlicche
    “Eminenza, la prego, aiuti nostra figlia!”
    Il sorriso del cardinale si incrinò impercettibilmente. Interruppe l’intervista che stava concedendo ai giornalisti di “Donna Oggi” e si rivolse alla coppia che, abbracciata e tremante, aspettava da lui un cenno.
    “Carissimi, se vi rivolgerete all’ufficio diocesano sono sicuro…”
    “Non ci ascoltano! La prego! E proprio qui accanto!” disse la donna, torcendosi le mani.
    Il cardinale sospirò. “Quanto le serve? Se…”
    “Non è questione di soldi! Nostra figlia è indemoniata!”
    Il prelato si arrestò a metà frase. Con lentezza, disse “Carissimi, come credo sappiate spesso un buon psicologo…”
    La madre scoppiò a piangere. Il padre la strinse. “Fuggiti! Sono fuggiti tutti! Crediamo che…Dio ci scampi, crediamo che ci si veramente il demonio dentro nostra figlia!”
    Il cardinale sbirciò con la coda dell’occhio i due giornalisti che, con le antenne dritte, aspettavano la sua reazione. Non si poteva rifiutare.
    Sospirò. “E va bene, vengo a dare un’occhiata.” Preceduto dalla coppia entrò in una casa dall’altra parte della strada. Fece un cenno ai reporter. “E’ una questione privata, sarebbe meglio che aspettaste qui fuori”.
    L’interno dell’appartamento era a soqquadro. “Al piano di sopra…” “Meglio aspettiate qui anche voi”, suggerì il prelato ai genitori.
    Mentre saliva le scale diede un’occhiata all’orologio. Era meglio non metterci troppo, aveva un’inaugurazione tra cinquanta minuti.
    Pochi dubbi su dove fosse la ragazza. Una nebbia fetida e verdastra filtrava da sotto una porta. Il cardinale l’aprì.
    C’era, all’interno della stanza, un letto macchiato di ogni genere di liquami. Una ragazza di forse dieci anni, in camicia da notte, levitava un buon metro sopra le lenzuola. Il suo volto era deformato da una smorfia immonda. “Ah, un prete? Sei venuto a cercare di scacciarmi?” ringhiò, con voce cavernosa.
    Il cardinale si fermò, perplesso. “Perché, scusa? E’ camera tua, questa, no?”
    Il volto demoniaco aggrottò le ciglia. “Eh?”
    “Ho detto: è camera tua, no, bambina?”
    Una lunga lingua azzurrina saettò tra le labbra screpolate della ragazza. “Io abito in questa ragazzina, adesso!”
    Il prelato annuì. “Va bene. Se questo ti detta la tua sensibilità sono sicuro che si può trovare un accomodamento.”
    “Non riuscirai…come?”
    “Ho detto che è importante trovare la propria dimensione spirituale. Se la tua convinzione è di essere posseduta da…ehm…una cretura infernale…”
    “Ma quale convinzione! Io sono davvero un demone!” La ragazzina girò la testa di 180 gradi. “Convinto, pretonzolo?”
    “E’ stupefacente cosa possa fare la psicologia delle persone” disse il prelato. “L’hai visto in qualche film?”
    “Ma quale film? Io sono l’originale!” gridò con timbro animalesco la creatura.
    “La ricerca di originalità nei giovani è importante. Carissima, credo che se parlassi con i tuoi genitori potremmo aiutarli a capire i tuoi desideri nascosti…”
    La ragazzina atterrò con un tonfo sul letto. “Vuoi dire che non sei qui per l’esorcismo?”
    Il cardinale rise. “Ah, il rito dell’esorcismo è superato. Era frutto di antiche concezioni del peccato, legate ad una personalizzazine tipica delle civiltà semitiche. Ormai sappiamo che il male è frutto della società, di un disagio. Vuoi che ne parliamo?”
    “Parlare… questo vuole parlare…” la ragazza sembrava molto agitata. “Vuoi dire che non credi che io esista?”
    “Esistere? Certo che esisti. Per i giovani è molto importante che qualcuno dica loro che esistono, che c’è chi li ama, li stringe in un abbraccio…”
    “Ah! Ho trovato!” Fece l’indemoniata. “Abbraccio? Io so che tu…”
    Il cardinale la lasciò parlare, sbirciando ogni tanto verso la porta, assicurandosi che fosse chiusa. Quando ebbe finito, la ragazza aveva un ghigno di trionfo sul volto. “Allora? Non ti chiedi come faccio a sapere queste cose?”
    “Evidentemente frequenti cattive compagnie. Dovresti lasciare perdere internet” disse il cardinale. “Oppure è una specie di candid camera. Ovviamente nego decisamente questa ricostruzione dei fatti.”
    L’indemoniata pestò i piedi. “Insomma, non capisci? Nessun essere umano poteva sapere queste cose!”
    “E’ proprio questo: non c’è nessuna prova. Ed io nego decisamente.” Il cardinale restò serio ancora qualche secondo, poi disse “Una ragazzina come te certi, ahem, fatti di vita non li dovrebbe conoscere. Ma rientra anche questo nei segni dei tempi, che dobbiamo comprendere ed accogliere.”
    La bambina ululò. “Insomma, non capisci? Io sono un demonio, il Nemico del tuo dio! Sto possedendo un’innocente! Perché non mi combatti?”
    Il prelato ridacchiò. “Oh, no davvero. Sei solo una proiezione antropomorfa della libido e del senso del male presente nei preadolescenti. Con un adeguato percorso di introspezione, confrontandoti con te stessa riuscirai a scendere a patti con la tua diversità, con il tuo essere unica e accolta.”
    La piccola indemoniata si strappò i capelli incrostati di sudiciume “Insomma, mi stai dicendo che per te non esisto davvero?”
    “Ma no, esisti, esisti! Tu sei importante per me! I giovani…”
    “Agh, ma quale giovane! Io sono più vecchio dell’universo stesso…”
    “Capisco che certe volte ci si possa sentire così, ma l’importante è comprendere come non siamo limitati dal nostro male. In fondo il male non esiste davvero, è solo questione di scelte personali forzate dall’ambiente che di per sé…”
    La bambina guardò il sacerdote, spazientita.
    “Insomma, proprio niente esorcismo?”
    “Quello che bisogna esorcizzare è la paura di non vedersi accettati.”
    “Acqua santa? Crocefissi?”
    “Mia cara bambina, quelli sono solo simboli. Sarebbe grave non rispettare…”
    “Insomma, vecchio, dimmelo chiaramente: tu non credi in me.”
    “Ma no, cara, io credo in te: nei tuoi progetti, nella tua giovinezza…”
    “Ma neanche in…quello lassù, allora?”
    “Chi, piccolina?”
    La ragazzina alzò le braccia. “Basta. Non lo reggo più. Me ne vado. Dovrei essere contento, ma credo che dovrò andare da uno psicologo. Non so più chi sono. Non so neanche se ci sono davvero…”
    Una specie di fumo nero uscì dalla bocca della indemoniata, aleggiò verso il bagno, si infilò nello scarico e scomparve. I lineamenti della ragazzina ormai libera si rilassarono, tornando quelli di una piccola della sua età.
    Quando il cardinale e la bambina scesero dalle scale i genitori l’abbracciarono piangendo, mentre i giornalisti filmavano e intervistavano. “Dev’essere veramente un santo”, esclamò la madre asciugandosi le lacrime.
    Barbariccia pescava anime dannate dalle pozze di pece quando adocchiò Malacoda che si trascinava verso la sua bolgia, la coda che strisciava per terra. “Giornataccia?”, gli chiese.
    Il demone scosse la testa. “Non me ne parlare”.
    https://berlicche.wordpress.com/2017.../esorcizziamo/

    Nuova rivelazione su Fatima, l'apostasia nella Chiesa
    di Marco Tosatti
    Oggi esce in Spagna un libro di José Maria Zavala, intitolato “El secreto mejor guardado de Fatima”, il Segreto meglio custodito di Fatima. E’ un’opera piuttosto ampia, di 330 pagine, in cui si ripercorre la storia delle apparizioni del 1917, e del Terzo Segreto. L’autore, convertito al cattolicesimo, è un giornalista molto noto in Spagna, e autore di una trentina di opere di storia e religione. Nel libro c’è anche una conversazione molto interessante con don Gabriele Amorth, scomparso di recente.
    Ma il libro contiene una parte che - se confermata come autentica - non può non rivelarsi clamorosa.
    Racconta José Maria Zavala di aver ricevuto sulla posta del suo sito web una mail, anonima. Non c’era né testo, né oggetto; solo un allegato. La mail era nella cartella spam. L’ha aperta, e dopo un po’ di esitazioni ha aperto l’allegato. Era una lettera manoscritta, in portoghese, intitolata JMJ. La lettera consta di 24 righe.
    José Maria Zavala l’ha fatta tradurre, e poi ha chiesto una perizia calligrafica a una professionista del settore, Begona Slocker de Arce, perito calligrafo dei tribunali di Giustizia, riconosciuta dalla Società Spagnola di Grafologia, perita calligrafa diretta del professore Francisco Alvarez (ex capo della Jefatura di investigazione e criminalistica della Guardia Civile), professore “tutor” nei corsi di Madrid di perito calligrafo giudiziario. E con altri titoli ancora.
    La perizia, molto dettagliata (occupa venti pagine di libro) si conclude così: “Il documento ‘dubitado’ (cioè quello da studiare. N.D.R.) a cui ci si riferisce qui come Terza Parte non rivelata del Segreto di Fatima, è stato realizzato dalla stessa mano del documento ‘indubitado’ (il testo di riferimento, certamente autentico N.D.R.) corrispondente alla Prima e alla Seconda Parte del Segreto di Fatima redatto di proprio pugno da Suor Lucia dos Santos nella sua Terza Memoria del 31 agosto del 1941”.
    Ecco il testo, nella nostra traduzione. Abbiamo mantenuto la spaziatura originale. Il testo comincia con le sigle JMJ, e la data: “Tuy, 1/4/1944”.
    E continua così:
    “Adesso vado a rivelare il terzo frammento del segreto; questa parte è l’apostasia nella Chiesa. Nostra Signora ci mostrò una visione di un individuo che io descrivo come ‘il “Santo Padre’, davanti a una moltitudine che stava lodandolo.
    Però c’era una differenza con un vero Santo Padre, lo sguardo del demonio, questo aveva gli occhi del male.
    Poi, alcuni momenti più tardi, vedemmo lo stesso Papa entrare in una Chiesa, però questa Chiesa era la Chiesa dell’inferno, non c’è modo di descrivere la bruttezza di questo luogo, sembrava come una fortezza fatta di cemento grigio, con gli angoli rotti e le finestre come occhi, aveva un picco sul tetto dell’edificio.
    Subito alzammo lo sguardo verso Nostra Signora che ci disse avete visto l’apostasia nella Chiesa, questa lettera può essere aperta dal Santo Padre, però deve essere annunciata dopo Pio XII e prima del 1960.
    Poiché il dogma della fede non è conservato a Roma, la sua autorità sarà rimossa e consegnata a Fatima.
    La cattedrale di Roma deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima.
    Se 69 settimane dopo che questo ordine sia annunciato, Roma continua la sua abominazione, la città sarà distrutta.
    Nostra Signora ci disse che questo è scritto, Daniele 9,24-25 e Matteo 21, 42-44”.
    Così terminava il messaggio.
    Abbiamo contattato José Maria Zavala via mail, chiedendogli alcuni chiarimenti sul modo in cui era giunto in possesso del documento, ma ha risposto che preferisce, vista la delicatezza dell’argomento, e la poca affidabilità dello strumento di posta elettronica, rispondere a voce, in un incontro che avverrà nelle prossime settimane.
    Se il documento fosse autentico risolverebbe certamente molti degli interrogativi che sono stati posti in passato sulla completezza dello svelamento, e sulle contraddizioni che sono emerse durante gli anni, legate a testimonianze di chi aveva letto le memorie di Suor Lucia, e chi aveva visto il documento. Il testo del libro, per esempio coinciderebbe con il singolo foglio, visto in controluce nella busta destinata al Papa, dal vescovo di Leiria-Fatima mons. Venancio. E la possibilità che una parte del Terzo Segreto riguardasse problemi di fede e di apostasia nella Chiesa è stata ventilata più volte nei decenni passati. E naturalmente fare riferimento a una controversia ancora aperta, e che proprio in questi giorni è tornata di attualità, legata alle presunte dichiarazioni fatte dall’allora cardinale Ratzinger a un suo amico di antica data, Ingo Dollinger, sacerdote e professore di teologia.
    Se si tratta di un falso, bisogna riconoscere che è un falso di altissima qualità. E naturalmente si aprirebbe la questione di chi l’ha forgiato, e perché; e perché l’ha inviato a un giornalista e scrittore così noto in Spagna per la sua testimonianza professionale ed esistenziale di fede cristiana.
    Sarà naturalmente molto interessante sapere se, e quale eventualmente sarà, la risposta della Santa Sede agli interrogativi aperti da questo nuovo clamoroso sviluppo della saga di Fatima. Una conferma di quanto Benedetto XVI avrebbe rivelato qualche mese fa nel corso di un colloquio privato: “Fatima non è finita”.
    Nuova rivelazione su Fatima, l'apostasia nella Chiesa

    Comunicare che cosa ? Il Nulla
    PICCOLI SEGNI DI UNA CATASTROFE GRANDE
    Mi viene tra mano una copia del Piccolo Missionario, mensile dei missionari comboniani destinato ai giovani. Precisamente, una copia del gennaio 2017, che celebra vistosamente il Novantesimo Anno della rivista (1927 – 2017).
    Ricordo, con commozione e gratitudine, che io leggevo il Piccolo Missionario tra il 1950 e il 1960 (scuole elementari e medie), abbonamento donatomi da una anziana zia premurosa della mia formazione. E infatti anche grazie a quella lettura imparai ad amare e ammirare i missionari cattolici e a considerare un dovere prioritario della Chiesa quello di evangelizzare i popoli pagani e di convertirli, e ancora penso così pur avendo un po’ di cultura in più.
    Perciò tutto contento dell’occasione di tornare all’età bella, ho preso a sfogliare il giornaletto. Ma che cosa ho trovato ?
    60 pagine illustrate e colorate, per comunicare che cosa ? Il Nulla. Non si parla MAI di Dio, non si parla di fede, non di conversione; niente di niente su Gesù Cristo (vedi sotto), né sulla Madonna; non si nomina la Chiesa cattolica, niente Papa, niente vescovi e sacerdoti, niente missionari e missionarie, niente martiri e testimoni della fede; nessuna parola sui sacramenti, né Battesimo, né Eucarestia, né altri; silenzio completo sulla morale cattolica. I Novissimi, la vita eterna ? e che roba è ? Ossia non c’è una sola riga, dico una riga, che faccia capire che codesto dovrebbe essere un giornaletto cattolico. (Qualcuno potrebbe pensare che sia il programma delle Scholas Occurrentes e del loro sponsor).
    E quindi, detto quello che non c’è, qual è invece il riempiticcio delle 60 pagine? Mi limito a poche perle.
    Due paginette per ricordare che il giornale fu fondato nel 1927, e per accennare ai suoi sviluppi tipografici, ma che dovesse essere uno strumento di apostolato è messo tra così tante parentesi che bravo sarà chi se ne accorge.
    Due paginette in cui si parla di un regno imprecisato (e chi se ne? noi siamo repubblicani) – troppo impegnativo sarebbe scrivere Regno di Dio. E ne parla un ragazzetto un po’ svagato e strambo, che si firma Yashua; ora, c’è gente che parla di Yahshua (notate la differente grafia), inventandosi che codesto sarebbe il nome ebraico di Gesù – ma noi perché dovremmo baloccarci con archeologismi d’accatto, rivelatori di un’ideologia dalla quale tutto il Nuovo Testamento e San Paolo ci ammoniscono a staccarci, dando a Gesù il suo nome greco, passato in latino, e tradotto in italiano? Codesto Yashua che non ha mai sentito parlare di Gesù il Cristo Salvatore, nomina en passant sua madre, una certa Maria che legge il Talmud, noncurante che si tratti di una raccolta di testi (a) successivi di alcuni secoli a Gesù Cristo, (b) pieni di calunnie blasfeme e invettive contro la Vergine Santissima e il suo Divin Figlio.
    Due paginette sui Profeti d’Africa, che non sono San Daniele Comboni e i suoi eroici missionari che col sangue hanno fecondato la Nigrizia, macché, è il noto marxista Frantz Fanon (un must del terzomondismo sessantottino – vi accorgete di essere sempre in ritardo?), e una riga è dedicata anche al Che Guevara, che liberò Cuba (!! scritto così, senza virgolette, senza ridere! quello che per il comico Ficarra è “Sceghevara, uno che fa magliette”).
    Una paginetta anche per le monache, ma mica per le missionarie cattoliche, macché: 500 monache buddiste, che hanno fatto un lungo tour montano in bicicletta, per propagandare l’uguaglianza tra uomo e donna, capirai.
    E ancora, due storie a fumetti, che insegnano a credere non nel Credo Apostolico, ma nella magia e nella superstizione: una visita magica nella piramide di Cheope, e un incontro ravvicinato con Babbo Natale; davvero formative e spirituali!
    La galleria degli orrori non è finita, ma ne ho abbastanza e mi fermo. E mi aspetto che salti fuori qualche “benaltrista”. “Se tali cose si fanno al legno verde, che cosa sarà fatto al legno secco?» (Luca 23,31).
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...ulla.html#more



    Il Papa nel Duomo di Milano, seduto davanti al Ss.mo Sacramento
    Rigiriamo una amara constatazione fatta da Antonio Socci.
    Il papa, in visita pastorale a Milano, entra in Duomo (bontà sua) e visita il Santissimo Sacramento. Non si inginocchia e si mette seduto su una bella poltrona attorniato da altri prelati in piedi...
    Fino qui Socci.
    A questo aggiungiamo alcune meste considerazioni:
    a) il Papa visita il Santissimo non all'altar maggiore (che sarebbe stata un'occasione buona e giusta per dare visibilità ad un momento di degno culto a Dio) ma nella cripta, quasi fosse una questione privata, da fare di nascosto e in fretta.
    b) l'inginocchiatoio non è stato nemmeno predisposto. Vuol dire che il cerimoniere del duomo ha avuto ordine di non metterlo proprio. Non solo il papa non lo vuole usare ma proprio non lo vuole manco tra i piedi, l'inginocchiatoio.
    C) inoltre, ma solo alcuni forse se ne accorgono, Francesco davanti al santissimo non si è nemmeno tolto la papalina. (A pensare che era detta "solodeo", cioè da togliersi "solo davanti a Dio" sacramentato).
    D) l'espressione e la postura, le mani non giunte sono l'antitesi di una predisposizione orante, di adorazione di NSGC sacramentato. Chissà cosa starà pensando... Secondo me si sarà pure scocciato di dover fare sta sosta nella cripta. A vedere lo sguardo pare proprio apatico. Sembra ignorare Dio presente nel Santissimo.
    Conclusioni: Papa Francesco proprio non intende compiere atti di latria a Domine Iddio (che a Lui solo sono riservati!).
    MiL - Messainlatino.it: Il Papa nel Duomo di Milano, seduto davanti al Ss.mo Sacramento

    Fiducia e sequela. Elenco dei sostenitori dei 'Dubia' dei 4 Cardinali
    Voci non corrette, diffuse in questi giorni su blog e reti sociali sotto forma di "spifferi" anonimi su un presunto ripiego dei 4 cardinali in ordine all'atto di “correzione formale”, mi inducono ad esprimere alcuni pensieri con l'aggiunta di un elenco dei sostenitori dei Dubia.
    Per resistere alla confusione effetto delle rivoluzionarie ambiguità vaticane enfatizzate dai soliti corifei e da una capillare penetrazione nel clero, non ci resta che ricorrere alla Sacra Scrittura, al magistero perenne, al Catechismo della Chiesa Cattolica, ai sacramenti e alla preghiera. Tuttavia è indispensabile avere anche punti di riferimento attuali e concreti che, oggi come oggi, possiamo individuare in quei cardinali che hanno dimostrato con i fatti di avere a cuore la salus animarum. E dunque il pensiero corre, in primis, ai “Quattro cardinali” autori dei Dubia, che hanno ricordato e riaffermato pubblicamente e autorevolmente, l'insegnamento costante della Chiesa, per poi guardare anche ai vescovi che hanno espresso il loro sostegno e ricordare che non sono mancati chierici studiosi e fedeli che ne condividono spirito e contenuti dando anche un loro contributo.
    Noi abbiamo guardato con fiducia (e continuiamo a farlo) ai quattro cardinali, che del resto non sono soli. Riportiamo di seguito un sommario elenco di vescovi e cardinali che pubblicamente hanno espresso il loro sostegno ai dubia, ai quali aggiungo i prelati studiosi e fedeli che hanno fatto sentire le loro voci:
    Cardinale Willem J. Eijk, marzo 2017 - Appello al papa affinché pubblichi un "documento magisteriale" di condanna della filosofia gender e collegati, che amplia il fronte della desistenza e negligenza dell'attuale Pontefice, fronte del quale il silenzio sui Dubia è solo un ulteriore aspetto.
    Mons Luigi Negri: [qui] 6 Marzo 2017 - «L’Amoris Laetitia ha bisogno di una specificazione, purtroppo la guida ultima della Chiesa ancora tace. Io penso che il Santo Padre debba rispondere»
    Arcivescovo Charles J. Chaput: 3 marzo 2017 - John Allen: «Pensa che il Papa debba rispondere ai dubia?» Chaput: «Sì. Penso che sia sempre bene rispondere, chiaramente, alle domande»
    Cardinale Joseph Zen [qui]: 16 feb 2017 - «Una rispettosa richiesta alla quale i cardinali hanno titolo ad avere chiarezza»
    Vescovo Huonder [qui] febbraio 2017 - La santità del vincolo matrimoniale. L'Amoris Laetitia e le indicazioni di Monsignor Huonder al suo clero
    Mille sacerdoti (le Confraternite del Clero Cattolico negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Irlanda) [qui] febbraio 2017 - Una risposta definitiva alle questioni dibattute in relazione al documento papale «È gravemente necessaria per correggere l’abuso dell’esortazione apostolica che mina la tradizione sacra»
    Tomash Peta, Arcivescovo Metropolita dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana; Jan Pawel Lenga, Arcivescovo-Vescovo emerito di Karaganda e Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana [qui]: gennaio 2017 - «Appello (pubblicato e diffuso in sette lingue) alla preghiera perché il Papa confermi l'insegnamento (e la prassi) costante della Chiesa sulla indissolubilità del matrimonio»
    Vescovo Andreas Laun: 23 Dicembre 2016 - «Ho letto le preoccupazioni dei quattro cardinali, e sono d'accordo con loro!»
    Cardinale Renato Raffaele Martino [qui]: 16 DICEMBRE 2016 - «Ѐ lecito in tema di dottrina rivolgere al Papa un parere ed è anche giusto rispondere»
    Cardinale Paul Josef Cordes [qui]: 12 dicembre 2016 - «Con un tono obiettivo, i quattro cardinali hanno chiesto la rimozione di dubbi sul testo [Amoris Laetitia]»
    Cardinal Robert Sarah [qui] - dicembre 2016 - «Neanche un Papa può sciogliere una legge divina»
    Vescovo James D. Conley [qui]: 5 Dicembre 2016 - «Le domande poste al Santo Padre hanno lo scopo di contribuire al raggiungimento di chiarezza»
    Cardinale George Pell [qui]: 29 novembre 2016 - «Come si può non essere d'accordo con una domanda?»
    I Vescovi polacchi [qui]: novembre 2016 - Il presidente del Consiglio per la famiglia della conferenza episcopale della Polonia appoggia la lettera su AL inviata al Papa: «Domande legittime»
    Vescovo Athanasius Schneider: è stato il primo ad intervenire (vedi in fondo all'elenco), ma poi ha anche espresso il suo sostegno ai cardinali [qui]: 23 novembre 2016 - «I quattro cardinali hanno fatto solo il loro dovere fondamentale, in quanto vescovi e cardinali»
    Vescovo Jan Wątroba [qui]: 23 novembre 2016 - «Ogni vescovo e pastore si trova coinvolto in simili domande»
    Vescovo Józef Wróbel [qui]: 22 novembre 2016 - «I quattro cardinali hanno fatto bene a chiedere chiarimenti su Amoris Laetitia. Semmai era doveroso rispondere loro. Il primato della carità comincia dai vicini».
    80 personalità cattoliche [qui] (che nella petizione pubblica successiva sono diventate 26.500) settembre 2016 - rendono pubblica una «Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina»
    Robert Spaemann [qui] aprile 2016 - «È il caos eretto a principio con un tratto di penna»
    Ventitré studiosi di cinque continenti rilanciano l'appello dei quattro cardinali al papa: [qui] «La barca di Pietro è senza timone».
    Stanislaw Grygiel, Docente ordinario di Antropologia filosofica al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia di Roma [qui]: «Verità, non compassione. Ѐ questo che i cardinali chiedono al Papa»
    Due grandi studiosi laici, John Finnis e Germain Grisez [qui]: Dopo i cinque “Dubia”, adesso arrivano gli otto “Errori”
    45 teologi, filosofi, storici e pastori di anime: luglio 2016 [qui]: «Critica teologica sull'Esortazione post-sinodale Amoris Laetizia».
    Vescovo Athanasius Schneider: aprile 2016 [qui]- «Il paradosso delle interpretazioni contraddittorie di Amoris laetitia»
    Chiesa e post concilio: Fiducia e sequela. Elenco dei sostenitori dei 'Dubia' dei 4 Cardinali

    Insulti ai cardinali e "nuova Chiesa del popolo"
    di Riccardo Cascioli
    C'è un’aria sempre più pesante nella Chiesa: chiunque osi soltanto mostrare qualche perplessità su alcuni interventi di papa Francesco o semplicemente ribadisca le verità di fede che la Chiesa ha sempre annunciato, finisce nel mirino dei nuovi giacobini papisti. L’ultimo in ordine di tempo a fare le spese di questo clima è il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Muller, che sarà questa sera a Trieste per un incontro nel quadro dell’iniziativa della cattedra di san Giusto.
    Ebbene il suo arrivo è stato preceduto da una lettera di protesta del solito gruppetto catto-comunista, a cui ha fatto da sponda il quotidiano locale (laicista) Il Piccolo: “Raccolta firme contro l’arrivo del cardinale anti-Bergoglio”, titolava il giornale. Ormai basta affermare la centralità della dottrina nell’appartenenza alla Chiesa per scatenare la caccia alle streghe.
    Il caso di Trieste è grave, meriterebbe un intervento deciso da parte della Sala Stampa della Santa Sede, ma chissà perché ci sentiremmo di scommettere sul silenzio. Forse perché ultimamente assistiamo, ad esempio, a continue e impunite esternazioni imbarazzanti contro i cardinali che hanno firmato i Dubia, ad opera di persone vicine al Papa. È il caso presentato nei giorni scorsi dal vaticanista Sandro Magister, che ha pubblicato alcuni stralci degli interventi del vescovo Bruno Forte e dello storico della Chiesa Alberto Melloni lo scorso 9 marzo a Roma, in occasione di una conferenza. Se Forte ha indicato i seminatori di dubbi quale causa di «insicurezze e divisioni tra i cattolici e non solo», Melloni l’ha buttata sulla derisione definendo i cardinali «quattro ciliegie che si credono la metà del ciliegio».
    Il 25 febbraio c’era stato invece un attacco pesante di don Vinicio Albanesi, fondatore della comunità di Capodarco, che, ricevuto in udienza con la sua comunità, aveva invitato il Papa a lasciare perdere «quanti cincischiano con i dubia. Sono un po’ farisei e nemmeno scribi, perché non capiscono la misericordia con cui lei suggerisce le cose». Incredibile che si possa parlare così pubblicamente di cardinali davanti al Papa, e c’è da dire che da parte del Pontefice non c’è stata alcuna obiezione.
    Del resto, lo stesso papa Francesco nella recente intervista al giornale tedesco Die Zeit, ha espresso parole ben poco lusinghiere nei confronti del cardinale Raymond Burke. Il tema era la vicenda dell’Ordine di Malta, ma l’accusa di incapacità rivolta a quello che resta nominalmente il cardinale patrono dei cavalieri di Malta, è senza precedenti.
    Ai Dubia dunque non arrivano risposte, in compenso arrivano insulti a chi li ha formulati. E soprattutto accuse di disobbedienza, di ostilità nei confronti del Papa, di seminatori di zizzania e via di questo passo. Ma per capire questi attacchi vale la pena ricordare chi sono i nuovi inquisitori. Abbiamo citato Alberto Melloni, persona che si picca di essere molto vicino a papa Francesco, e sicuramente tra i più insistenti nell’insulto ai cardinali dei Dubia.
    Nell’incontro pubblico di cui all’inizio dell’articolo, Melloni dopo aver definito come «improprio lo strumento stesso delle domande fatte al Papa», afferma che vescovi e cardinali non hanno il diritto di trattare il Papa da imputato. Ora, a parte che i Dubia sono uno strumento previsto e molte volte usato per chiarire il senso di alcuni documenti e non solo, bisogna ricordare che il Melloni oggi “papista” è lo stesso Melloni firmatario di un documento di aperta contestazione a san Giovanni Paolo II.
    Correva l’anno 1989, Giovanni Paolo II era papa da 11 anni, e teologi e intellettuali di sinistra non potevano sopportare un’interpretazione del Concilio Vaticano II che non andasse nel senso di una rottura con la Chiesa precedente e della fondazione di una nuova Chiesa. Meno che mai potevano sopportare che il Papa nominasse dei vescovi non in linea con la rivoluzione in corso. Così dopo un durissimo testo del teologo modernista Bernard Haring (sarà un caso che ora sta tornando di moda?) che contestava il Papa in materia di morale sessuale, nel gennaio 1989 esce la Dichiarazione di Colonia, un attacco frontale al Papa firmato da 162 teologi. Iniziativa che viene poi replicata in Olanda, Spagna, Francia, Belgio e altri paesi.
    E in maggio è seguita dalla Lettera ai cristiani di 63 teologi italiani, che non riconoscendosi nel Magistero di Giovanni Paolo II decidono di farsi loro stessi magistero rivolgendosi direttamente al popolo di Dio. Non solo Melloni è tra i firmatari: ovviamente ci sono i suoi soci della “Scuola di Bologna”, il fondatore Giuseppe Alberigo in testa; c’è il priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi, c’è l’attuale vice-presidente della Conferenza episcopale italiana e vescovo di Novara Franco Giulio Brambilla; ci sono i nomi più noti della teologia italiana, i cui testi tuttora fanno scuola nei seminari e nelle università pontificie. E molti di loro sono fra gli attuali “papisti”, censori e fustigatori di quanti ricordano che non esiste la Chiesa di Francesco ma esiste la Chiesa di Cristo.
    Ma basta dare un’occhiata alle rivendicazioni di allora per capire cosa sta accadendo oggi: la richiesta di una “svolta pastorale”, libertà dei teologi dal Magistero, lo “spirito del Concilio” contro “la lettera del Concilio”.
    Allora c’era Giovanni Paolo II; adesso che c’è papa Francesco bandiera della “svolta pastorale”, e gli stessi personaggi invocano il centralismo romano, nomine dei vescovi dall’alto in barba a tutte le procedure tradizionali, obbligo di una sola linea teologica, punizione severa per chiunque intendesse obiettare.
    È l’evidenza che le posizioni di certi “papisti”, turiferari e guardiani della rivoluzione, non hanno niente a che vedere con l’amore per la Chiesa: è solo un’operazione ideologica per fare avanzare un’agenda che rompe con la tradizione, al fine di affermare una “nuova Chiesa del popolo”. E si sa, quando il popolo lo vuole, non c’è spazio per Dubia.
    Insulti ai cardinali e "nuova Chiesa del popolo"


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    L’Università “Cattolica” di Lovanio sconfessa docente pro-life
    L’assurda contraddizione non pare disturbare i vertici dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio. “Cattolica” sulla carta. Ma non nei fatti.
    Uno dei suoi docenti di Filosofia, il prof. Stéphane Mercier, è stato in queste ore preso di mira dalla stampa per il suo corso ritenuto “troppo” pro-life. L’Ateneo, dal canto suo, ha emesso un comunicato davvero sconcertante. In esso non difende il proprio docente, anzi; ricorda che il diritto all’aborto è «codificato nel diritto belga» e che le informazioni, di cui si è in possesso in merito al corso, indicano una presa di posizione «in contrasto con i valori portanti dell’Università». Ed aggiunge, tanto perché sia chiaro: «Veicolare posizioni contrarie a tali valori nel quadro di un insegnamento è inaccettabile», si legge.
    Cos’ha combinato di tanto grave il prof. Mercier? Ha semplicemente proposto alle sue matricole un testo dal titolo La filosofia per la vita, in cui si affronta anche il tema dell’aborto, definendolo per quel che è ovvero «l’omicidio di una persona innocente. E un omicidio particolarmente abietto, perché l’innocente è senza difese». E’ bastato questo per scatenare le ire delle femministe e della stampa laicista.
    La morale è che il docente è stato convocato dalle autorità accademiche e su di lui è stata aperta un’istruttoria.
    Non è fuori luogo, probabilmente, ricordare cosa il Catechismo della Chiesa Cattolica dica a proposito dell’aborto: «L’aborto è gravemente contrario alla legge morale. L’aborto come pure l’infanticidio sono abominevoli delitti. La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. “Chi procura l’aborto, se ne consegue l’effetto, incorre nella scomunica latae sententiae”, “per il fatto stesso d’aver commesso il delitto”» (nn. 2271-2272). Andrebbe ricordato ad ogni Università, che sulla targa voglia apporre la specifica di “Cattolica”.
    L?Università ?Cattolica? di Lovanio sconfessa docente pro-life | CR ? Agenzia di informazione settimanale

    "I veri cattolici siamo rimasti noi", prete di Romagnolo minaccia scisma
    di Alessandra Turrisi
    Chiama a raccolta tutti i «veri cattolici», difensori della «sana dottrina» contro l’«impostura della falsa Chiesa», e annuncia un raduno nazionale in provincia di Verona per il prossimo 22 aprile. L’appuntamento è al palazzetto dello sport di Offia San Bonifacio, con la coroncina del Rosario tra le mani, dove «rivolgeremo un accorato appello al Santo Padre Benedetto XVI, perché ci benedica e ci incoraggi a questa opera di resistenza dal sapore apocalittico».
    Rischia di trasformarsi in uno scisma la battaglia ingaggiata da don Alessandro Minutella, il parroco di San Giovanni Bosco a Romagnolo, che da tempo non fa mistero della sua intenzione di difendere fino alle estreme conseguenze il «magistero autentico» contro quella che lui ritiene una pericolosa deriva progressista impressa da papa Francesco, che Minutella chiama sempre Bergoglio, senza riconoscerne il ruolo.
    Il parroco di Romagnolo ieri ha tenuto una riflessione in diretta Facebook, video che ha raggiunto in poche ore 10 mila visualizzazioni e che fa venire allo scoperto una spaccatura molto forte. Una situazione delicatissima, al vaglio dell’arcivescovo Lorefice, che adesso sarà difficile ricomporre.
    "I veri cattolici siamo rimasti noi", prete di Romagnolo minaccia scisma - Giornale di Sicilia

    No don Minutella? No 8 per mille!
    Antonio Righi
    Corrado Lorefice è da poco tempo il nuovo arcivescovo di Palermo, dell’era Francesco-Galantino. Al suo insediamento ha fatto discutere e sorridere il suo riferimeno alla Costituzione italiana come sua stella polare. Il suo nome è di quelli che dovrebbero contrassegnare la “nuova chiesa” della misericordia: forse per questo ha deciso di dare un ultimatum ad un sacerdote cattolico della sua diocesi, don Minutella, reo di recitare il rosario, non gironzolare per la chiesa in bicicletta e predicare la dottrina di sempre. 15 giorni di tempo per lasciare la parrocchia!
    Con don Minutella pugno duro, durissimo, dunque!
    E va bene così, ormai è del tutto chiaro che il problema sono quelli che continuano a credere nella dottrina di sempre.
    Non si capisce però perchè i laici cattolici che vogliono rimanere fedeli, debbano continuare a finanziare una Conferenza episcopale che non sa dire nulla per la difesa della vita e della famiglia, e colpisce prontamente e duramente i pastori fedeli (don Minutella, purtroppo, è l’ultimo di una lunga serie).
    Monsignor Vincenzo Paglia tifa per i radicali e fa un buco di 25 milioni di euro, appianati per metà dalla Cei!
    Promosso alla testa della Pontificia Academia della vita da Bergoglio!
    Ma l’8 per mille, la Cei, da me non lo prenderà più.
    Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, viene indagato per truffa dopo essere già stato indagato nel 2015 per appropriazione indebita, ovvero per aver utilizzato impropriamente i fondi dell’8 per mille e aver creato un buco di bilancio, in Curia, da 6 milioni di euro. Contro di lui nessun provvedimento e nessun richiamo. Neppure dopo le sue prese di posizione a favore del ddl Cirinnà, per le unioni civili.
    Va bene, ma non voglio contribuire con l’8 per mille ad appianare i buchi di un pastore eretico e disonesto.
    Non apprezzo una chiesa che condanna i sacerdoti fedeli, copre i vescovi infedeli nella dottrina e nella gestione dei soldi.
    Come posso dirlo?
    Negando anche quest’anno, per la seconda volta in vita mia, l’8 per mille alla Cei.
    No don Minutella? No 8 per mille! | Libertà e Persona

    UN PAPA COME “UNO DI NOI”
    Commento alla visita pastorale
    Milano, 25 Marzo 2017
    di L. P.
    Un ennesimo bagno di folla, quello che Bergoglio ha voluto e vissuto nella recente visita pastorale di sabato 25 marzo 2017 in quel di Milano. E come da copione, anche stavolta il Pontefice, nell’intento di accreditarsi vie più come “uno di noi”, uno dei tanti, il coinquilino della porta accanto a cui dare del ‘tu’, non ha mancato di esibire, in atteggiamenti e in parole, la sua personalità ‘democratica’ che, tuttavìa, con quell’apparato di sicurezza – esercito, polizia, carabinieri, vigili urbani - non si qualificava davvero come tale, come ‘uno di noi’.
    In questo breve commento, vogliamo evidenziare tre soli momenti che, pur nella loro trascurabile significanza se ascrivibili a un individuo qualunque, disegnano in negativo l’uomo consacrato e il ‘munus’ di Vicario di Cristo, di Maestro e di Sommo Pastore, e che ci dicono quanto poco importi ed interessi a Bergoglio di queste tre funzioni di impronta divina e trascendente, perle e gemme da non dare in pasto ai cani e ai pòrci (Mt.7, 6).
    1 – In visita alle periferiche Case Popolari della zona “Trecca” – per l’occasione ne erano state ripulite ed asfaltate le strade d’accesso - davanti alla gente, accorsa ad ascoltarlo, s’è presentato nel modo suo consueto, modo che è diventato cifra e stile di tutto il clero. Consapevolmente e volutamente ignorando di essere il “Vicario” di Cristo in terra – indigna l’indifferenza della Curia a tal proposito – ha pòrto il suo saluto con la più laica, più incompatibile e più irridente formula, quella con cui salutò la comunità cattolica la sera della sua elezione, con cui saluta ogni domenica i fedeli che son presenti alle udienze, e cioè, vista l’ora, con un analogo e asettico ‘Buon giorno’.
    Al sentirlo in questa ennesima occasione ci è venuto in mente quella pericope in cui San Paolo, scrivendo ai Romani, così si esprime:
    “Ma in qual modo invocheranno Colui nel quale non hanno creduto? E in qual modo crederanno in Colui del quale non hanno sentito parlare? E in che modo ne sentiranno parlare se non c’è chi ne predichi? E in qual modo ci saranno dei predicatori se non sono mandati?” (10, 14/15).
    Vuol dire, l’Apostolo delle Genti, che se non c’è alcuno che porti e diffonda la Parola di Dio, come potrà avvenire una conversione alla Verità?
    Cioè, se il Papa, che è colui che dovrebbe ammaestrare il mondo e in tal circostanza si fa anche predicatore della santa Fede, omette di iniziare il suo ammaestramento con il dovuto, obbligatorio omaggio a Colui che è Via, Verità e Vita, con il reverente “Sia lodato Gesù Cristo”, ne deriva che non solo tramuta il suo messaggio in uno dei tanti pomposi e vacui che i potenti di questo mondo inviano alle folle, ma lascia le coscienze di chi lo ascolta nello stato di indifferenza e disinteresse per le cose che riguardano Dio.
    Qualcuno ha inteso fare il parallelo fra la visita di Bergoglio e quella del cardinal Federigo alle parrocchie della diocesi, descritta da Manzoni (Promessi Sposi – capp. XXII, XXIII). Un parallelo del piffero, perché il nipote di san Carlo compié la straordinaria conversione dell’Innominato, mentre Bergoglio, entrando nella casa popolare dell’islamico Abdel Karim Mihoual, si è impegnato a farsi un autoscatto, alias un ‘selfie’ con la figlia di costui. Non certo un’azione evangelizzatrice. Anche perché, lo ricordiamo, per il Papa, il proselitismo è una sciocchezza.
    Altro che ‘Nuova evangelizzazione’ di cui è manager mons. Rino Fisichella! Il quale, alla sequela di sì fatta guida, ha, fino ad oggi, saputo riempire soltanto carte e carte zeppe di programmi, proclami, dibattiti, tavole più o meno rotonde, incontri, dialoghi. ‘Parole, parole, parole’ (Shakespeare: Amleto, atto II).
    Ben diverso doveva essere l’esordio davanti alla sua diletta periferìa. Un esordio che, siglato col nome di Gesù, avrebbe dato alla visita la vera impronta pastorale cattolica, una buona dose di balsamo a conforto di tante miserie e tanto dolore ma che, con siffatto stile salottiero, si è data come uno dei tanti incontri elettoral-politici.
    Uno zelante giornalista ha scritto, entusiasta e profetico che “Oggi a Monza potrebbe cominciare un’altra storia”. Zelante ma scarso di memoria perché siffatte scene di spiagge, stadî, parchi e piazze colmi ad ogni visita papale – datando da Paolo VI – non hanno prodotto granché in termini di fede e di storia. Anzi, l’onda paurosamente negativa delle vocazioni, le apostasìe in espansione geometrica, l’abolizione della durezza del dogma e il degrado morale dicono, caro giornalista, che è la stessa storia ma ancora in peggio.
    2 – Se c’è un momento nella vita in cui una persona normale sente di tutelarsi il pudore, e la propria dignità, è il momento della necessità corporale; pertanto, si è solleciti, in tali circostanze, appartarsi onde non dar spettacolo di quella miseria per cui i nostri progenitori, al momento di accorgersi d’esser nudi, si coprirono con delle foglie.
    Per questo, secondo stili e modalità, varianti da zona a zona, da cultura a cultura, da popolo a popolo, l’uomo ha destinato talune aree della casa o del villaggio, a luoghi deputati per lo svolgimento delle funzioni fisiologiche espulsive. Camere, in genere, appartate, ove la persona è sola con se stessa, fuori da sguardi che la possano ferire nel momento della propria intima debolezza e del triste sentirsi rifiuto.
    È pur vero che i servizî igienici pubblici dispongono di locali dove son presenti moduli in serie, aperti o chiusi, ma questa particolarità, per il fatto di essere ad uso distinto dei due singoli sessi, rende meno sgradevole la funzione. La tecnologìa moderna ha risolto un grave problema che, fino a qualche anno fa, era di insormontabile soluzione. Si trattava di dover ovviare alle succitate necessità in ambienti come, ad esempio, un cantiere, una affollata manifestazione dove chi doveva provvedere urgentemente, rischiava di trovarsi costretto a ripiegare in qualche angolo più o meno appartato ma in condizione precaria e con il pericolo d’essere visto. Si è, per tali contingenze, risolto il problema con il sistema dei “bagni chimici”, cabine mobili di cui non rientra nella nostra competenza ed obbligo descrivere il funzionamento in questo strumento.
    Ebbene, in uno di questi bussolotti, davanti allo sguardo di migliaia di persone, all’occhio delle telecamere, ai lampi dei cellulari e davanti al taccuino dei giornalisti, Papa Bergoglio - iI Papa ! – s’è infilato, sorridente e lesto, riuscendone maggiormente lieto e vivo.
    Uno spettacolo per la scaltra laica e scristianizzata società mondiale alla quale non è parso vero di veder Bergoglio, colui che siede sulla cattedra di Pietro - ove si assisero santi Pontefici - come “uno come noi” al punto di mostrarsi in piena luce in quel bugliolo chimico come se si trovasse ad interpretare un nuovo, così detto “reality”, di stomachevole televisiva produzione. Un momento di pubblica scopofilia, id est: smania guardona.
    Non ci si accusi di irriverenza se lo scriviamo, ma non è per niente immaginabile un Gesù che, davanti alla folla, seduta sulle pendici della collina e intenta a sfamarsi coi pani e i pesci, con studiato annuncio e pari scena, e con fare plateale, si sia appartato dietro un cespuglio per svolgere quello che Bergoglio svolse nell’abitacolo del bugliolo chimico.
    Un atto vergognoso con cui il vescovo di Roma, nonché “Vicario di Cristo”, non s’è peritato di svendere la dignità papale a lucro di una maggior fama che ancora gli mancava: l’ingresso, coram populo, in un gabinetto tecnologico che a lui, perito chimico, cade a taglio.
    Una vergogna che non sarà facile da lavare perché il degrado, con cui costui sta lordando la Sposa di Cristo, ha raggiunto un livello basso che a nessuno pareva possibile da segnalare. Motus in fine velocior.
    Ma perché mai lamentarci e indignarci? Non è Bergoglio colui che disinvoltamente dichiara di aver, in piena gioventù, fumato spinelli; colui che confessa di sentirsi stanco del “lavoro” di Papa, che sente desiderio degli amici con cui ritrovarsi a mangiare una pizza? Non è Bergoglio, il Papa che, in maniera improvvisa – a telecamere accese, però – si mette in fila, come uno dei tanti impiegati, al ristorante dei Musei Vaticani? Che nella basilica di San Pietro, in incognito – con le solite telecamere – si siede sul banco a pregare come uno dei tanti, tra la gente?
    ‘Un Papa della porta accanto’ scrive commosso e ammirato il cronista che, vista la circostanza, avrebbe dovuto variare con “Un Papa del gabinetto accanto”.
    Uno di noi, uno come noi? No!
    Uno come loro!
    3 – Pranzo del Papa nel carcere di San Vittore insieme ai detenuti. Niente di strano, anzi, un esempio concreto di come seguire Gesù il quale ci ordina di non dimenticare le persone emarginate, malate, ignude, affamate, assetate, carcerate. Di non dimenticarle ma di assisterle. Certamente, e non saremo noi a dissentire su una delle meritorie sette opere di misericordia corporale.
    Ma altro ci ha indotto ad intervenire. Ed esattamente quel sospirato appagamento pastorale quando ha esclamato “Qui mi sento a casa mia” analogo a quanto già, in occasione della sua vista al carcere di ‘Regina Coeli’ in Roma, compunto e convinto, rivolgendosi ai detenuti, disse con rammarico: “Ogni volta che entro in un penitenziario, mi domando: perché voi e non io?” (FQ. 6/11/2016).
    A dirla schietta, ci sembra esageratamente turgida quest’ansia di partecipare al dolore del carcerato col farsi responsabile della loro colpa quasi dichiarandone un’innocenza a prescindere. Il carcere terreno è, nella sua ragion d’essere – detenzione a tempo e detenzione a vita - proiezione della giustizia divina che prevede due tipi di espiazione: temporanea (Purgatorio) ed eterna (Inferno).
    Ora, non facendo conto dei casi di detenuti innocenti perché vittime di errori giudiziarî, la logica che promuove i provvedimenti restrittivi della personale libertà trae la sua ragione dalla necessità di tutelare la vita e la libertà della persona e della società da quanti ne turbano l’ordine, il diritto e la civile convivenza. All’ordine sociale turbato deve seguire un congruo, adeguato e corrispondente risarcimento espiatorio che ristabilisca l’equilibrio, e ciò si ottiene, appunto, con la detenzione che, riferita al grado di gravità del reato commesso, si subisce secondo tempi stabiliti per legge.
    Se il Papa ritiene di dover trascorrere un qualche periodo, più o meno lungo, di carcere, sostituendosi a dichiarati delinquenti e ciò per sentirsi a casa sua, dovrebbe sapere che visitare i carcerati è, sì, azione di alta ed evangelica carità, compiuta la quale, però, egli ritorna alla “sua casa”, la cattedra del Magistero da cui vigilare sul gregge affidatogli dal Capo della Chiesa, Cristo Signore.
    E se è vero che “nessun vivente, o Signore, è giusto davanti a Te” (Salmo 142, 2) vero è anche che Dio stesso ha delegato al potere civile l’amministrazione di una “giustizia terrena” (Gv. 19, 11) da ritenersi distinta da quella divina in quanto esercitata dal giudice umano ma non, come crede ed insegna la stessa Gerarchìa, separata, perché l’oggetto della legge dell’uomo è il medesimo di quella divina espressa, ad esempio, nel Decalogo.
    L’ansia, pertanto, che spinge il Papa a dichiararsi degno di ‘carcerazione’ è legittima se riferita alla perfezione assoluta di Dio davanti a cui siamo tutti peccatori nati già col marchio del male originale, ma fuori luogo, inopportuna e demagogica se riferita al tribunale umano davanti a cui non tutti sono colpevoli.
    Un papa come “uno di noi” - Commento alla visita pastorale - Milano 25 marzo 2917 - Articolo di L. P.



    Una visita epocale
    Il Primo Ministro del Lussemburgo è venuto in visita in Italia con suo “marito”. Il fatto è che è pure lui un uomo. Nonostante ciò, nelle varie visite ufficiali e ricevimenti, ha portato con sé un altro uomo presentandolo appunto come “marito” (il che lascia supporre che lui sia la “moglie”).
    Evidente è l’intento non tanto provocatorio, quanto dissolutorio: certamente lo ha fatto su commissione di altre forze, che hanno stabilito che sia giunto il momento di “rompere anche questo tabù” a livello diplomatico internazionale. Insomma, si tratta come ovvio di una messinscena orchestrata all’uopo, non nel senso che i due non siano realmente omosessuali e amanti (suppongo di sì), ma al fine di ottenere un risultato ben preciso. Un passo avanti non così secondario e scontato come si è voluto far credere.
    E questo è il punto della questione. Questi due signori sono stati ufficialmente ricevuti dal Presidente della Repubblica e dalla alte cariche dello Stato, come se niente fosse. Non solo. Sono stati ricevuti in Vaticano… come se niente fosse. Sorge la domanda: li hanno ricevuti come due amiconi in gita o veramente come “marito e moglie”?
    La domanda non è secondaria o semplice frutto di venatura polemica. Solo qualche anno fa sarebbe stato del tutto inconcepibile e non solo in Vaticano. Sono sempre esistiti ovviamente politici e anche capi di Stato omosessuali: ma nella loro vita privata. Poi si è passati alla denuncia pubblica. Poi al “matrimonio”. Ora all’ufficializzazione internazionale del “matrimonio”. Perfino in Vaticano.
    Non è necessario risalire al passato più lontano per rendere idea del livello di sovversione raggiunto. Non è necessario nominare qualche sovrano medievale o moderno. Nemmeno dell’anteguerra. È sufficiente rimanere nel nostro mondo postbellico, quello delle repubbliche democratiche in cui tutti viviamo felicemente: ve lo immaginate Amintore Fanfani che riceve i due piccioncini “sposati”?
    Non è necessario andare ai papi medievali, a Pio IX, a san Pio X e nemmeno a Pio XII. È sufficiente rimanere nell’ambito nuova chiesa conciliare: ve l’immaginate Paolo VI o Giovanni Paolo II ricevere i due piccioncini? Ricordo solo che ancora nei primi anni postconciliari era in uso nella Chiesa che il papa non riceveva coppie conviventi o divorziate. La chiesa del terzo millennio invece riceve in visita ufficiale internazionale in Vaticano una coppia omosessuale che si presenta apertamente come “marito e moglie” . “Contra factum non valet argomentum”.
    La domanda è: quando verranno – questi due o altri che immancabilmente verranno – con i “loro” bambini comprati chissà dove, li riceveranno ugualmente con tutti gli onori? Onoreranno il nuovo mercato degli schiavi? E non aggiungo altro…
    E allora ti sorge una domanda nel cuore: cosa combattiamo a fare le nostre battaglie in difesa del matrimonio sacramentale o comunque naturale, della famiglia vera, soprattutto dei bambini?
    “Ma sono obbligati dall’etichetta diplomatica!”, sento già la risposta. Risposta falsa. Sia perché in passato, e in un passato ancora recentissimo, come appena detto, l’etichetta l’imponeva la Chiesa e non la diplomazia laica, sia perché nessuno può obbligare un qualsiasi Capo di Stato – laico o ecclesiastico – a fare qualcosa. L’unico obbligo di statisti veri è servire il Bene della società. L’unico obbligo degli uomini di Chiesa è servire la Verità nella Carità. Nel momento in cui è caduta perfino questa barriera, non potranno allora più rifiutare tra qualche tempo di ricevere le “famiglie” con i bambini comprati al mercato, stile Vendola, altrimenti saranno accusati di razzismo e omofobia. E così saranno sempre più complici della dissoluzione.
    Chiudo però con la vera considerazione che volevo fare e riguarda l’insegnamento da trarre da questa non abbastanza approfondita pagina di follia contemporanea. Ovvero, che – come sanno perfettamente le forze della Rivoluzione dissolutiva – noi… ci abituiamo a tutto. Ma proprio a tutto. Tutto, con il passar del tempo, diviene possibile. E, di conseguenza, normale. Normale! Ecco la responsabilità di chi li ha accolti e di tutti noi che tacciamo o addirittura giustifichiamo tale “normalizzazione” di ciò che solo venti anni fa era impossibile.
    La verità… è che fare resistenza alla corrente del fiume, essere scomodi all’opinione pubblica, non conviene. Dà fastidio. Richiede sforzo e coraggio, ma soprattutto capacità di sofferenza. Ancor più: richiede amore per Dio. Un amore immenso per la Verità e immensa carità per i veri deboli di questa società, che non sono gli immigrati che ci mandano per invaderci.
    Vedendo queste cose, ti viene la voglia di appendere la spada e mandare tutti a quel paese. Invece, oggi più che mai, tocca a noi laici cattolici ancora legati – nemmeno alla Tradizione, ma – al solo Bene comune, fosse anche solo quello dei nostri bambini, combattere la battaglia più importante di tutta la storia umana.
    Perché… «Quando cadono i grandi, tocca ai piccoli guidare» (Tolkien).
    Questa visita è più sovversiva di una guerra mondiale. E tutti fanno finta di non capire.
    https://ilpontelevatoiodimassimoviglione.wordpress.com/





    BERGOGLIO CE L’HA CON CRISTO? O E’ LA SUA TEOLOGIA?
    Maurizio Blondet
    Seduto ostentatamente davanti al Santissimo nel Duomo di Milano.



    Non ha nulla da dirGli. Che noia…



    Con il dosaggio degli inginocchiamenti, Bergoglio sembra indicare la sua personale “teologia”: Cristo non è realmente presente nel Santissimo; è invece realmente presente negli uomini, ”i poveri”, “gli immigrati”, “gli extracomunitari”, e soprattutto nei protestanti che non credono alla presenza reale. Quelli sono Cristo, per lui.
    BERGOGLIO CE L'HA CON CRISTO? O E' LA SUA TEOLOGIA? - Blondet & Friends





    Kirill denuncia e condanna un'eresia globale
    Il Patriarca ortodosso Kirill: la Chiesa deve combattere un 'eresia globale' senza precedenti che rivendica il diritto di peccare
    Mosca, Russia, 23 marzo 2016
    Il leader di 200 milioni di cristiani ortodossi della Russia dice che il mondo moderno è intriso di eresia come mai prima.
    L'eresia contro cui egli parla è "adorare l'umano" sancendo leggi che danno il "diritto" di peccato, che il Patriarca chiama "la nuova idolatria che rimuove Dio dalla vita umana." E avverte che le conseguenze di questo moderno eresia "possono diventare apocalittiche".
    Parlando dal pulpito della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, il Patriarca Kirill ha detto: "Oggi stiamo assistendo ad un'eresia globale di inchinarsi per l'uomo, la nuova idolatria che rimuove Dio dalla vita umana ... Niente di simile mai prima era accaduto su scala globale ".
    Predicando nella Domenica dell’Ortodossia, la prima Domenica della Quaresima ortodossa, il primate ha deplorato che il criterio della verità nella società attuale è dato dai "diritti" individuali e che una tale mentalità "ha dato inizio ad un rivoluzionario esilio di Dio dalla vita dell'uomo e quella della società.”
    Sua Santità ha detto che l'eresia è iniziata in America, ma ora è in tutto il mondo, che sta infestando anche suo paese. "L'idea di una vita senza Dio sta sviluppando su larga scala in tutto il mondo", ha avvertito.
    Ha criticato l'elevazione dei diritti umani al sopra della moralità, della decenza, della Bibbia, e anche di Dio stesso. "Stiamo vedendo come gli sforzi concertati sono stati fatti in molti paesi ricchi di stabilire per legge il diritto di una persona a qualsiasi scelta, tra cui i più peccaminose, quelli che contraddicono la Parola di Dio, il concetto di santità, il concetto di Dio"
    Il Patriarca ha poi esortato la sua Chiesa a combattere questa moderna eresia. "E' specificamente per superare la presente eresia, le cui conseguenze possono diventare apocalittiche, che la chiesa deve mirare l’impeto della sua forza, la sua parola, il suo pensiero".
    "Dobbiamo difendere l'ortodossia", ha detto Kirill.
    una Fides: Kirill denuncia e condanna un'eresia globale








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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Lovanio: Ateneo cattolico nella bufera, petizione pro Mercier
    Sconcerto e amarezza si sono tramutati in una petizione (https://www.e-petitions.org/petition-ucl-it/), che in poco tempo si è avvicinata all’obiettivo delle 10 mila firme, quelle di coloro che hanno chiesto ai vertici dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio – compreso Rettore, presidente del Consiglio d’amministrazione e Gran Cancelliere ovvero il card. Joseph De Kesel – di cambiare immediatamente rotta ed esprimere solidarietà e sostegno, anziché biasimo, al prof. Stéphane Mercier.
    Tale docente è stato convocato dalle autorità accademiche e su di lui è stata aperta un’istruttoria interna per il semplice fatto d’aver proposto alle sue matricole di Filosofia un testo dal titolo La filosofia per la vita, in cui si affronta anche il tema dell’aborto, definendolo per quel che è ovvero «l’omicidio di una persona innocente. E un omicidio particolarmente abietto, perché l’innocente è senza difese». E’ bastato questo per scatenare le ire delle femministe e della stampa laicista e per vedere il gotha dell’Ateneo chinare il capo, scaricare il proprio professore, ricordare in un proprio comunicato ufficiale che il diritto all’aborto è «codificato nel diritto belga» e definire «inaccettabile veicolare posizioni contrarie ai valori portanti dell’Università nel quadro di un insegnamento». Valori tra i quali, essendo Università Cattolica, la vita, in quanto principio non negoziabile, dovrebbe avere un posto di tutto rispetto. Invece no. Inconcepibile.
    A Lovanio evidentemente non si legge il Catechismo, che, ai numeri 2271-2272, definisce l’aborto «gravemente contrario alla legge morale», lo parifica all’infanticidio nella categoria degli «abominevoli delitti» e ritiene il provocarlo o il collaborarvi «una colpa grave» con «scomunica latae sententiae», quindi automatica.
    Nel testo della petizione si richiama anche la necessità per ogni Ateneo, che voglia fregiarsi del titolo di cattolico, di adeguarsi alla Costituzione Apostolica sulle Università Ex Corde Ecclesiae, scritta da Giovanni Paolo II e tuttora vigente, Costituzione che vincola tali istituzioni ad essere «fedeli al messaggio cristiano così come esso è presentato dalla Chiesa», invita i docenti ad essere «testimoni ed educatori di un’autentica vita cristiana», orienta la ricerca alla «Verità suprema che è Dio» ed alla promozione del «bene autentico delle persone e della società umana», così da rendere i propri studenti «veri testimoni della fede nel mondo».
    Si legge nella petizione: «E’ precisamente questa vocazione propria di un’Università Cattolica che il prof. Stéphane Mercier si è sforzato di rispettare nei propri corsi ed è per questa sua fedeltà ch’egli oggi si trova nella bufera con la pavida connivenza del suo datore di lavoro, l’Università Cattolica di Lovanio. Sconfessando il prof. Mercier», tale Ateneo «sconfesserebbe sé stesso e meriterebbe il duro avvertimento di Nostro Signore agli Apostoli: «Voi siete il sale della terra; ma, se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini» (Mt 5, 13). Un testo chiarissimo, che proprio per questo ha incontrato l’immediato consenso di migliaia di sottoscrittori.
    Lovanio: Ateneo cattolico nella bufera, petizione pro Mercier | CR ? Agenzia di informazione settimanale

    “Spifferi parte XXVIII: Genderstapo in Vaticano” di Fra Cristoforo
    Nei giorni scorsi ho portato la mia Perpetua a fare una visita cardiologica. E’ cardiopatica, e periodicamente devo portarla dallo specialista per controllo di routine. La visita è andata bene. Potete stare sereni. Perpetua ha un carattere forte. Ma soprattutto è una donna di grande preghiera. E sa reagire bene alle intemperie della vita. E’ anche una donna molto sensibile, seppur apparentemente sembri di carattere sbarazzino. Pensate che ho scoperto che ogni mese, quando prende la sua pensione, fa puntualmente la spesa per una famiglia bisognosa. L’ha praticamente adottata. Lei non mi ha mai detto nulla. Perpetua sa tenere i segreti.
    Mentre aspettavo durante la visita, ricevo un sms. La mia fonte. “Ci vediamo per pranzo”? Rispondo: “Ok. Al solito posto. Solita ora”.
    Riaccompagnata in canonica Perpetua, avvisandola che non tornavo per pranzo (il che mi dispiace sempre tanto..perchè lei batte i migliori cuochi, che Cracco a confronto è un apprendista), mi reco al luogo dell’appuntamento.
    La mia fonte sedeva al solito tavolo. Col solito aperitivo. Con le solite olive. Mi siedo e mi dice: “Oggi devo raccontarti una storia veramente triste. Hai presente il Premier Lussemburghese che è venuto da noi (in Vaticano) in visita, col suo fidanzato…o marito…boh”?! E io: “Si, ho sentito la cosa. Ma ormai dove lavori tu è ogni giorno un circo. Quindi non mi stupisco più di niente”.
    “Bene”, riprende la mia fonte. “Il giorno che sono arrivati questi due uomini ‘fidanzati’…’o sposati’…che sono stati accolti in pompa magna, c’era un operaio di una ditta esterna, che lavorano da noi, che quando li ha visti passare si è messo a ridere e ha esclamato ‘anvedi stì frocioni’”. E io: “Grande l’operaio! Se avessi una ditta lo assumerei subito uno così”! E lui: “bene. Devi sapere che il giorno dopo è stato chiamato dal capo ditta, che suo malgrado gli ha dovuto dire ‘ti devo licenziare. La tua esclamazione di ieri non è stata gradita ai piani alti. E mi hanno detto o tu o noi’. Pensa che questo era uno degli operai più in gamba in circolazione in Vaticano. Appena abbiamo appreso la notizia ci siamo subito adoperati per cercargli un altro posto di lavoro. E forse una sistemazione provvisoria gliel’abbiamo trovata. E’ un padre di famiglia. E questo non va bene. Ma ciò non è nulla in confronto a quello che ogni giorno succede lì dentro. Ormai è una carneficina. Chi non si adegua è fuori. Regna veramente il terrore”.
    Stavo mangiando le mie solite scaloppine. Che dopo questa notizia mi sono andate di traverso. E tra di me rimpiangevo gli spaghetti al pomodoro che Perpetua mi avrebbe preparato. Ma tanto ho recuperato a cena.
    Mentre rientravo a casa riflettevo. Tante parole di Omissis, sullo stare vicino ai poveri. Sul problema dei disoccupati. Sui barboni e gli emarginati. E poi, in Vaticano, chiunque fiata diverso dal leader viene espulso. Senza remissione di peccato. Ma è proprio il caso di dirlo. A Francè! Ma ndo stà la tua misericordia?
    E’ vero che l’operaio non è stato un Lord inglese con quella esclamazione. Ma tutte le parole sulla misericordia, sulla povertà? Tutte le parole sugli ultimi? Che bisogna aiutare i poveri?
    E poi tutti allineati. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Galantino di questo episodio. Lui che è sempre dalla parte di Omissis, e ha sempre in bocca i poveri. Ma ancora di più, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa la Segreteria di Stato. Sempre pronti a bacchettare i Padre Cavalcoli di turno. E davanti a queste situazioni che hanno sotto gli occhi fanno gli gnorri.
    La mia Perpetua dice sempre: “Questi vanno ai funerali degli altri, quando il morto ce l’hanno in casa”. Proprio così. La saggezza di Perpetua…
    https://anonimidellacroce.wordpress....ra-cristoforo/

    Perché non abbiamo pubblicato nulla sulla visita in Vaticano del premier lussemburghese con il “marito”
    di Paolo Deotto
    Alcuni lettori hanno scritto a Riscossa Cristiana, e al sottoscritto direttore, lamentando il fatto di non aver pubblicato nulla sulla squallida visita del primo ministro lussemburghese Xavier Bettel, che, alla vigilia delle celebrazioni per i 60 anni dei Trattati di Roma, si è recato in Vaticano accompagnato dal “marito” Gauthier Destenay. E nessuno in Vaticano ha avuto obiezioni sulla visita della giovane felice coppia di sposini.
    Perché non abbiamo pubblicato nulla su questa ennesima carnevalata di bassa lega? Per due ordini di motivi.
    Anzitutto, la volgarità va sempre, almeno finché ciò è possibile, ignorata, non le va dato spazio. E qui siamo ormai, da parte delle “autorità” romane, giunti a quel gusto acre e un po’ stomachevole che caratterizza il comportamento di chi è arrivato alla sfrontatezza di esibire in pubblico il proprio abisso morale.
    Vorrei chiarire: il primo ministro lussemburghese e il suo “partner” possono ispirare anche una pena infinita, perché giorno per giorno si scavano la fossa per l’inferno con il loro comportamento contro natura. Ma la vera volgarità, in tutta questa faccenda, la vedo soprattutto nel comportamento delle “autorità” vaticane, che ormai non si preoccupano più nemmeno di salvare la faccia. La soluzione, semplicissima, sarebbe stata quella di ricevere il primo ministro del Lussemburgo e non il “partner” (per favore, almeno non chiamiamolo “marito”). Invece no. Il messaggio è chiaro: c’è posto per ogni perversione, il male ci è amico e lo accogliamo con un sorriso.
    Ma c’è un altro motivo, non meno importante: di recente ci chiedevamo, in un articolo dove si trattava delle esternazioni europeiste di Bagnasco, vero leone della fede: “Dov’è la Chiesa?”. E in questa occasione la riflessione non è diversa. Spesso ci chiediamo: “Dove va la Chiesa?”. È molto probabile che la domanda corretta sia piuttosto un’altra: “Dov’è la Chiesa?”.
    Da quanto tempo ormai da Roma arrivano solo messaggi, azioni, comportamenti, che non hanno nulla di cristiano?
    È quindi necessario spendersi in commenti su un episodio, gravissimo quanto si vuole, ma che si colloca in una tragica coerenza? Di quante prove avremo ancora bisogno per renderci conto di quanto arriva da Roma? Vogliamo fare un elenco degli attacchi quotidiani, martellanti, sistematici, alla Dottrina e alla Fede?
    No, grazie. Lasciamo ad altri, più bravi di noi, l’ardua fatica di trovare, qua e là, qualche parolina semi-cattolica che provenga da Roma e dal CEO di Santa Marta. Guardiamo solo ai dati di fatto e ripetiamo la domanda: “Dov’è la Chiesa”? Non è di certo laddove si opera quotidianamente contro la parola di Dio, contro la Dottrina, contro la Fede.
    E in un luogo così pericoloso, che c’è di strano se due pubblici peccatori, immersi quotidianamente in un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio,vengono accolti con gli onori dovuti ai capi di Stato e di Governo?
    Nulla di strano. E noi cosa abbiamo a che fare con loro? Nulla.
    https://www.riscossacristiana.it/per...-paolo-deotto/

    Bergoglio e quei silenzi clamorosi
    Antonio Righi
    Tanta è la loquacità vaticana, quando si tratta di ambiente e immigrazione, quanta è la laconicità, quando sono in ballo valori forti.
    Davanti agli attentati islamici, Bergoglio ha solo parole di stampo indifferentista. L’Islam è per lui “religione di pace” e poco importano i fatti e le dichiarazioni di decine e decine di pontefici precedenti. Se Poi Samir K. Shamir, consulente per l’Islam di Benedetto XVI, dice che Bergoglio si sbaglia, e non conosce l’Islam, la sua voce viene zittita o attutita prontamente.
    Sui principi non negoziabili lo stesso. Sono giorni decisivi per il disegno di legge sull’eutanasia in Italia, ma Bergoglio tace, come ha taciuto davanti allo sdoganamento dell’utero in affitto, nei giorni passati.
    Vale la pena ricordare quanto scrive Massimo Gandolfini, nel suo “L’Italia del family day“, alla domanda “Ma papa Bergoglio ha mai parlato di voi pubblicamente?”: “No, mai. Non lo ha fatto neppure all’Angelus domenicale all’indomani del raduno del Circo Massimo…“.
    Non c’è bisogno di aggiungere altro: se Bergoglio non è riuscito a vedere un milione di cittadini in piazza, per due volte di seguito, il perchè è semplice. Quel popolo non gli piace. Inevitabile ricordare che nel 2007, in occasione del primo Family day, Benedetto si schierò apertamente, e parlò.
    Allora il mondo cattolico era unito. Oggi è diviso, come non mai.
    Bergoglio e quei silenzi clamorosi | Libertà e Persona

    “Spunto di Riflessione: l’Amoris Laetitia sdogana anche il gender” di Fra Cristoforo
    Vi invito a leggere questa frase che viene riportata nell’Amoris Laetitia al N° 286. Vi cito direttamente il testo: “È vero che non possiamo separare ciò che è maschile e femminile dall’opera creata da Dio, che è anteriore a tutte le nostre decisioni ed esperienze e dove ci sono elementi biologici che è impossibile ignorare. Però è anche vero che il maschile e il femminile non sono qualcosa di rigido”.
    Omissis dunque afferma che “il maschile” e il “femminile” non sono qualcosa di rigido. Ci rendiamo conto di una frase del genere detta da uno che dovrebbe fare il Papa? Cosa intende secondo voi? Sarà forse ormai uno spiraglio per lo sdoganamento della dittatura del gender? Come del resto ormai già fatto in molte diocesi e comunità parrocchiali…
    L’ambiguità regna. Infondo l’AL è veramente un immondezzaio. Dentro c’è proprio di tutto. Come una discarica. Sarebbe interessante che al convegno del 22 Aprile si “facesse chiarezza” anche su questo punto.
    E tenete presente che tutta la pastorale di Omissis (se di pastorale si vuol parlare), si fonda sull’Enciclica ecologica e su AL. Il disco è sempre quello.
    Questa frase che vi ho citato mi ha veramente turbato.
    Come si può tradire la Verità in questo modo? E’ una ricerca ossessiva degli applausi del mondo.
    Ma Gesù lo disse: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
    Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti” Lc 6,26.
    https://anonimidellacroce.wordpress....ra-cristoforo/

    Bergoglio: «Basta pregiudizi, riconosciamo il positivo della riforma di Lutero». C'è da dire, invece: «Basta con i deliri su Lutero!»
    Ma sì, basta con i 'pregiudizi' (!?) contro la Riforma che ha cancellato la cattolicità da mezza Europa, ha causato guerre di religione ed è costata la vita a migliaia di martiri!
    Riprendo dall'articolo, apparso su Famiglia Cristiana nel solito stile turiferario, le espressioni salienti del Papa nel corso di un recente incontro nella Sala Clementina con i partecipanti a “Lutero 500 anni dopo”. Si tratta di un convegno internazionale di studi organizzato dal Pontificio comitato di Scienze storiche, che si svolge dal 29 al 31 marzo, che ha portato a Roma alcuni tra i massimi studiosi di Lutero e del suo tempo, allo scopo di rileggere la Riforma luterana nel suo contesto storico ed ecclesiale.
    Cito Bergoglio rivolto ai convegnisti:
    «Lo studio attento e rigoroso, libero da pregiudizi e polemiche ideologiche», ha detto, «permette alle Chiese di discernere e assumere quanto di positivo e legittimo vi è stato nella Riforma, e di prendere le distanze da errori, esagerazioni e fallimenti, riconoscendo i peccati che avevano portato alla divisione». Poi il Papa ha espresso gratitudine a Dio e stupore: «Vi confesso che il primo sentimento che provo di fronte a questa lodevole iniziativa del Pontificio Comitato di Scienze Storiche», ha detto ancora, «è un sentimento di gratitudine a Dio, accompagnata anche da un certo stupore, al pensiero che non molto tempo fa un convegno del genere sarebbe stato del tutto impensabile».
    In effetti parlare di Lutero, cattolici e protestanti insieme, «per iniziativa di un organismo della Santa Sede: veramente tocchiamo con mano i frutti dell’azione dello Spirito Santo, che sorpassa ogni barriera e trasforma i conflitti in occasioni di crescita nella comunione». Il Papa guarda poi alla ricerca di “comunione” riflessa anche nella “commemorazione comune del quinto centenario dell’inizio della Riforma di Lutero”. Parla di “opportunità” nel “guardare insieme” ciò che accadde, perché approfondire seriamente la figura di Lutero e «la sua critica contro la Chiesa del suo tempo ed il papato contribuiscono certamente a superare quel clima di mutua sfiducia e rivalità che per troppo tempo in passato ha caratterizzato i rapporti tra cattolici e protestanti».
    Francesco, in conclusione, ha invitato a sconfiggere i pregiudizi perché il dialogo ecumenico possa andare avanti: «Oggi, come cristiani siamo tutti chiamati a liberarci da pregiudizi verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diverso, a scambiarci vicendevolmente il perdono per le colpe commesse dai nostri padri e ad invocare insieme da Dio il dono della riconciliazione e dell’unità».
    Il linguaggio è decisamente orwelliano. Sorvolando sulle parole al vento in chiave onirica. Quando mai la "ricerca di comunione" può esser basata sulla convergenza delle volontà umane in un indefinibile punto omega ancora da cercare come se non custodissimo la rivelazione Apostolica e la comunione autentica potesse esser data dai velleitarismi umani invece che dalla grazia del Signore nella Verità che ci ha consegnato che coincide con la Sua Persona? Da quando in qua l'affermazione della retta dottrina potrebbe equivalere a pregiudizi e la serena lucida e convinta consapevolezza della Verità accolta e vissuta potrebbe corrispondere a rancore che deforma?
    Ѐ grave assistere al ribaltamento della realtà storica e spirituale a cui stiamo assistendo attoniti e, purtroppo, senza reazioni autorevoli da parte di esponenti ecclesiali di spicco; il che lascia che la deriva protestantizzante penetri sempre più capillarmente nel corpo mistico di Cristo.
    Chiesa e post concilio: «Basta con i deliri su Lutero»

    Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl..
    “Quel Diavolo di Gesù”. Parola di Bergoglio
    Antonio Socci
    Nella Chiesa molti hanno le mani nei capelli, perché stanno accadendo cose mai viste. Ci sono stati papi di tutti i tipi in duemila anni, ma non era mai capitato un papa che in chiesa, nell’omelia della Messa, pronuncia frasi che – in bocca a chiunque altro – sarebbero considerate bestemmie.
    L’altroieri, per esempio, papa Bergoglio, a Santa Marta, se n’è uscito con un’espressione che deve aver raggelato gli ascoltatori (anche se poi nessuno ha il coraggio di dire nulla). Commentando – in modo totalmente assurdo – il passo biblico del serpente innalzato da Mosè nel deserto (Numeri 21, 4-9), ha affermato che Gesù “si è fatto peccato, si è fatto diavolo, serpente, per noi”.
    Testuale. Ma come si può dire che Gesù “si è fatto diavolo”? Gesù, per la dottrina cristiana, ha preso su di sé i peccati di tutti, pagando per tutti come agnello sacrificale senza macchia, cosicché san Paolo scrive: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”(2Cor 5,21).
    Ma dire che Gesù “si è fatto diavolo” è tutt’altra cosa (di sapore gnostico). Il Figlio di Dio si fece uomo per redimere gli uomini, non si fece diavolo per redimere i diavoli, i quali, lo ricordo, sono totalmente connotati dall’odio inestinguibile verso Dio (è inimmaginabile per un Papa dire una cosa simile di Gesù).
    BOMBARDAMENTO
    C’è ormai una lunga serie di sortite di questo tipo con cui Bergoglio da tempo bombarda il povero gregge dei cristiani sempre più sconcertati e smarriti.
    A Eugenio Scalfari dichiarò che “non esiste un Dio Cattolico”.
    Il 16 giugno 2016, aprendo il Convegno della Diocesi di Roma, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, se ne uscì affermando che Gesù, nell’episodio dell’adultera, “fa un po’ lo scemo”. Poi aggiunse che Gesù – sempre nell’episodio in cui salvò la donna dalla lapidazione – “ha mancato verso la morale” (testuale anche questo). Infine addirittura che Gesù non era uno “pulito” (non si sa che intendesse).
    Si aggiunga a questo il “magistero dei gesti”, come il fatto che nel salutare i fedeli non fa mai con la mano il segno della croce, oppure il suo ostinato rifiuto di inginocchiarsi davanti al tabernacolo e davanti a Gesù eucaristico (mentre si inginocchia in tutta una serie di altre occasioni in cui non c’è l’Eucaristia).
    Si potrebbero aggiungere varie altre sparate, soprattutto su questioni riguardanti la morale, per esempio sempre a Scalfari disse che “ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene” (un perfetto manifesto del relativismo, la fine del cattolicesimo).
    Ma quello che più colpisce riguarda la progressività delle affermazioni, sempre più inaudite, su Gesù, culminate nella frase dell’altroieri (“si è fatto diavolo”).
    Quali spiegazioni si possono trovare?
    UN PRECISO DISEGNO
    La prima che viene in mente è l’ignoranza teologica. E’ vero, papa Bergoglio non è culturalmente attrezzato ed è una delle rare persone che è giunto al cardinalato e poi al papato senza un dottorato in teologia.
    Ma anzitutto, se uno è talmente impreparato in teologia e talmente imprudente da fare dichiarazioni al limite della blasfemia, è bene che non ricopra la massima carica (anche dottrinale) della Chiesa perché sarebbe come mettere un ragazzo, che non sa nemmeno guidare un’auto, a pilotare un boeing.
    O almeno è bene che non parli a braccio.
    In secondo luogo la mancanza di titoli teologici non spiega affermazioni così sconcertanti, perché si può prendere qualunque parroco della cristianità che ha fatto solo il seminario (senza altri titoli), e di sicuro non dirà mai cose del genere. Nemmeno uno che abbia semplicemente frequentato il Catechismo.
    Il fatto è che Bergoglio ha letteralmente teorizzato il “pensiero incompleto”. E chi continua ad avere un pensiero solido viene squalificato come dottrinario, fondamentalista e rigorista.
    Nella Evangelii Gaudium se la prese con “quanti sognano una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature” (n. 40). E infine scrisse: “A volte, ascoltando un linguaggio completamente ortodosso, quello che i fedeli ricevono, a causa del linguaggio che essi utilizzano e comprendono, è qualcosa che non corrisponde al vero Vangelo di Gesù Cristo» (n. 41).
    Oggi abbiamo il primo papa che – invece di essere il Custode dell’ortodossia dottrinale – critica il “linguaggio completamente ortodosso”.
    Secondo alcuni lo fa per auto giustificare gli sfondoni che egli dice e vuole continuare a diffondere. Ma questa ostinata volontà, che ormai è costante da quattro anni, fa pensare che ci sia la decisione sistematica di destrutturare la dottrina cattolica o almeno sottoporla a una tale delegittimazione da far passare l’idea, nel popolo cristiano, che ciascuno può dire, pensare e credere quel che vuole.
    E’ l’impero del relativismo. Anzi un Circo Barnum.
    OLTRE OGNI LIMITE
    Uno dei maggiori filosofi cattolici viventi, Robert Spaemann, amico personale di Benedetto XVI, ha tuonato tempo fa su “Die Tagespost” con un articolo dal titolo eloquente: “Anche nella Chiesa c’è un limite di sopportabilità”.
    Un altro importante filosofo cattolico, Josef Seifert, collaboratore di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, è intervenuto con critiche durissime, che ha motivato così: “il Papa non è infallibile se non parla ex cathedra. Vari Papi (come Formoso e Onorio I) furono condannati per eresia. Ed è nostro santo dovere – per amore e per misericordia verso tante anime – criticare i nostri vescovi e persino il nostro caro Papa, se essi deviano dalla verità e se i loro errori danneggiano la Chiesa e le anime”.
    Una situazione tanto esplosiva nella Chiesa non si era mai vista.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...n-nome-di.html

    GESU' SI E' FATTO DIAVOLO ?
    Nuova bestemmia del papa che tranquillamente e testualmente afferma: "Gesù si è fatto diavolo, si è fatto peccato, serpente, per noi". Ad accorgersene è stato Antonio Socci: ma gli altri giornalisti e i cristiani dove sono?
    di Francesco Lamendola
    Ad accorgersene per primo, ancora una volta, è stato Antonio Socci. Domanda: ma gli altri giornalisti, e, soprattutto, gli altri cristiani, dove sono, cosa fanno? Guardano altrove, fanno finta di non udire? Si turano il naso per non sentire la puzza di bruciato, la puzza dell’inferno? Cosa avranno pensato, cosa avranno provato i fedeli che, il 4 aprile scorso, assistevano alla santa Messa mattutina nella chiesa della Casa Santa Marta, a Roma, quella officiata quotidianamente da papa Francesco?
    Evidentemente, anche se qualcuno è rimasto scioccato e traumatizzato – almeno lo speriamo; perché, se così non fosse, vorrebbe dire che cattolici non ce ne sono più in circolazione – l’ordine di scuderia è stato, ancora una volta, come sempre: rimpicciolire, banalizzare. O non parlarne affatto, oppure trattare la cosa come del tutto normale e naturale.
    Tutto bene, dunque, tutto normale? Lo vorremmo chiedere a monsignor Nunzio Galantino, a monsignor Vincenzo Paglia, a monsignor Pio Vito Pinto, al cardinale Walter Kasper. Lo vorremmo chiedere al vescovo Lorefice, che scaccia don Alessandro Minutella dalla sua parrocchia, perché troppo cattolico, ma non trova nulla da eccepire sullo stile pastorale di don Fabrizio Fiorentino e di don Cosimo Scordato; lo chiediamo agli altri “vescovi di strada”, a monsignor Cipolla, per esempio, che, nell’enorme scandalo causato da don Andrea Contin nella diocesi di Padova, dopo essere stato zitto e perfettamente inattivo per dei mesi, pur essendo al corrente della cosa, non ha saputo fare altro che dire: chi sa qualcosa, vada dal magistrato; e si è lavato le mani come Ponzio Pilato. Vorremmo chiedere: può, il papa, parlare a questo modo; può esprimersi così, nel corso della omelia della santa Messa? Non c’è nessuno, attorno a lui, che lo possa consigliare, che lo possa correggere, che lo possa, almeno, trattenere dal parlare a braccio, risparmiano a se stesso e a noi tutti queste esternazioni penosissime, che sarebbero di sapore quasi dadaista o surrealista, se non fossero terribilmente serie, e perciò blasfeme?
    No, non c’è nessuno; e ciò per due ragioni. La prima è che papa Francesco si è circondato non di consiglieri, ma di yes-men. La seconda è che i suoi collaboratori la pensano come lui; e che non si è trattato di un errore, di una svista, di una defaillance, ma di un nuovo tassello nella sua ben precisa strategia, di un’altra mossa nel disegno che sta portando avanti dal primo istante in cui è stato eletto.
    La strategia di papa Francesco è questa: abituare i cattolici, un po’ alla volta, giorno dopo giorno, pazientemente, tenacemente, instancabilmente (è la tecnica della rana bollita: la si fa bollire a fuoco lento, così che non si accorga di essere arrostita viva, e quando se ne accorgerà, sarà ormai troppo tardi) all’apostasia; abituarli a non pensare, a non sentire più da cattolici, ma da eretici; abituarli a dimenticare la loro tradizione, la vera dottrina, la sana teologia, per salire sul carro dei tempi nuovi, gloriosi e misericordiosi, e totalmente anticristiani.
    No, non è in buona fede colui che colleziona ogni settimana, quasi ogni giorno, sparate di questo tipo: quella di dire che Gesù si è fatto diavolo non è che l’ultima di una lunga serie, e domani ce ne sarà un’altra, forse ancor peggiore. Si tratta di abituare gli orecchi, la mente e il cuore dei credenti a non meravigliarsi più di niente, a non inquietarsi più di niente, a non scandalizzarsi di niente. Ed è una strategia che funziona, tanto è vero che sta dando degli eccellenti risultati.
    Se i cattolici fossero ancora svegli e fedeli alla propria tradizione, sarebbero insorti, si sarebbero scandalizzati, avrebbero preteso chiarimenti, spiegazioni. Ci sarebbe stato almeno un po’ di rumore, almeno un minimo di dibattuto sulla stampa cattolica, perfino in questo clima di unanimismo bulgaro; un filo di disagio, d’imbarazzo, di sconcerto, sarebbe trapelato, pur nel rispetto della vecchia massima che i panni sporchi vanno lavati in casa. Un papa non può dire, nel bel mezzi della santa Messa, Gesù si è fatto diavolo, come se niente fosse, e andare avanti per la sua strada, tranquillo e sicuro, anzi, sprezzante, con quel suo sorriso beffardo, come se dicesse: Vi ho fatto ingoiare anche questa, vedete come è stato facile? Domani ve ne farò ingoiare un’altra, ancor più grossa.
    Siamo purtroppo convinti, assolutamente, convinti, che simili sparate non sono frutto del caso, che non sono dovute solo a ignoranza e ingenuità, che non nascono dalla buona fede, e sia pure priva di prudenza e di discernimento; e ciò per una ragione molto semplice. Il concetto espresso nella frase Gesù si è fatto diavolo non è, “semplicemente” (si fa per dire), un concetto balordo, senza capo né coda; ha un significato ben preciso: è un concetto esoterico, gnostico-massonico. Dire che Gesù si è fatto diavolo equivale a dire che Dio non è solo il bene, ma anche il male. Ecco: a questo ci vuol preparare Bergoglio, a questo ci vorrebbe predisporre, indirizzare, piano, piano, un poco alla volta. Il Dio degli gnostici non è solo buono, ma anche malvagio: è l’una e l’altra cosa insieme, perché non è un dio trascendente e distinto dalla sua creazione, ma è, in ultima analisi, la creazione stessa.
    Il passo successivo sarà quello di lasciar cadere al maschera e dire chiaro e tondo che Dio non è nei cieli, così come a Bergoglio è bastato l’animo per dire che Dio non è cattolico; ma che, a ben guardare, Dio siamo noi. Ecco: questa è la meta finale, questo è l’obiettivo ultimo: l’auto-deificazione dell’uomo. In piena dottrina gnostico-massonica, appunto. Altro che Madonne.
    E qui si capisce bene la sparata del falso padre Enzo Bianchi, che la Madonna è solo una ruota del carro. Indelicatezza mista a qualcos’altro: l’introduzione, per adesso cauta e graduale, della dottrina gnostico-massonica. Quando tutti i muri saranno caduti e ci saranno solo ponti, come auspica il bravo Bergoglio. Strano che nessuno, o così pochi, abbiano riflettuto che, in un mondo senza muri e dove ci siano solamente ponti, tutto sarà uguale a tutto, e il cattolicesimo sparirà e si mescolerà in un unico calderone con il giudaismo, con l’islamismo, col buddismo, con l’ateismo, con la massoneria, con la gnosi, con il New Age, e perché no?, anche con il satanismo. Visto che Gesù stesso si è fatto diavolo…
    Perché meravigliarsi, perché arretrare davanti a simili conclusioni? Di eresia in eresia, vi è una logica ineccepibile, anche se eretica e blasfema. Del resto, la cosa sta passando molto più facilmente del previsto: forse nemmeno la massoneria ecclesiastica, che tanto ha brigato per costringere Benedetto XVI ad abdicare (e, quasi certamente, dopo aver fatto assassinare Giovanni Paolo I: non lo si dimentichi mai), in quel marzo del 2013, si sarebbe immaginata di poter procedere con tanta speditezza e disinvoltura nel trascinare la Chiesa cattolica verso l’apostasia generalizzata. Forse qualche resistenza se la sarebbero aspettata, quei signori; almeno un minimo, almeno pro forma.
    Invece, a dar segno di vita, e di preoccupazione, sono stati quasi soltanto i laici: Socci, De Mattei, Sandro Magister, Blondet; personalità molto diverse fa loro, da cui non verrà mai fuori un fronte comune. È stato facile, facilissimo: come affondare un coltello nel burro. Si vede che i tempi erano maturi, e che le fondamenta erano marce.
    Oltre a questo, bisogna pur dire che papa Francesco è stato abile; dietro la sua estrema rozzezza, dietro la sua vistosa e arrogante ignoranza, si deve riconoscere che c’è un metodo, c’è una certo adeguamento dei mezzi al fine da raggiungere: dunque, che c’è una intelligenza non comune. Per trascinare la Chiesa nell’apostasia partendo dal suo vertice, ci vogliono doti d’intelligenza: non è un lavoro che si possa affidare al primo stupido e vanitoso che si offra per la bisogna – e Dio quanti ce ne sarebbero, pronti a mettersi in fila, pur di occupare quella tal poltrona.
    L’abilità più grande di papa Francesco è stata quella di attirare, fin dall’inizio, tutta l’attenzione su di sé, sulla sua persona, sulla sua “semplicità”, sulla sua “umiltà”, sul suo stile sobrio, misericordioso e, soprattutto, “francescano” (anche se lui non è affatto francescano, né d’abito, né di spirito; è invece un gesuita nel più puro stile di una volta, tanto per l’uno che per l’altro aspetto).
    Intendiamoci: non ha inventato nulla. Si è limitato a riprendere lo stile inaugurato da Giovanni Paolo II, quello del bagno di folla sempre più teatrale, accentuandolo ulteriormente, caricandolo fino al limite della spettacolarità e della facondia, esasperandolo. Dopo aver fatto di se stesso una star, ha reso credibile, anzi, aprioristicamente bello e buono, tutto ciò che avrebbe poi detto e fatto. La gente, ubriacata dal culto della personalità, in una misura che nessun leader del passato, anche profano, aveva mai coltivato e raggiunto, si è letteralmente dimenticata della dottrina cattolica.
    Così, mentre le folle vanno in estasi per le tournée di papa Francesco, tutto semplicità, bontà e misericordia, nessuno pare accorgersi di tanti, troppi particolari strani, inquietanti: perché il sommo pontefice non s’inginocchia mai, specie davanti al Santissimo? O meglio: perché s‘inginocchia, con molto fervore, solo per lavare e per baciare i piedi ai musulmani, o per celebrare messa (ma che messa?) con qualche setta protestante? Perché ha commissariato i francescani dell’Immacolata? Perché non ha mai risposta ai dubia dei quattro cardinali Burke, Caffarra, Brandmüller e Meisner? Perché non vuole che si adoperi l’espressione “terrorismo islamico”? Perché ordina ai cattolici italiani ed europei di accogliere illimitatamente i falsi profughi dell’islam? Perché ha autorizzato i musulmani a pregare in chiesa Allah, profanando la santa Messa? Perché non ha mai dato alcun appoggio, non ha mai mostrato la minima simpatia per i movimenti cattolici sorti spontaneamente a difesa delle famiglie contro l’imposizione della ideologia gender? Perché si è immischiato, entrandovi a gamba tesa, nelle elezioni politiche di uno Stato sovrano, e si è messo a polemizzare fin da subito con il presidente eletto, Donald Trump? E perché ne spara una al giorno, in fatto di dottrina cattolica, scandalizzando le anime, lui che dovrebbe essere il loro pastore attento e premuroso? È così che ottempera al comando di Gesù a san Pietro: Pasci le mie pecorelle? No, non sono incidenti, questi: è una precisa strategia…
    GESU' SI E' FATTO DIAVOLO ?


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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    I neo cardinali entusiasti del libro omoeretico
    di Ermes Dovico
    Due cardinali, di cui uno ai vertici della Curia, e un vescovo appoggiano apertamente il nuovo libro di un noto sacerdote statunitense, che da anni si batte per la normalizzazione dell’omosessualità. L’autore è il gesuita James Martin, e il titolo della sua ultima opera è già tutto un programma: Building A Bridge: How the Catholic Church and the LGBT Community Can Enter into a Relationship of Respect, Compassion, and Sensitivity (“Costruire un ponte: come la Chiesa Cattolica e la comunità Lgbt possono instaurare una relazione di rispetto, compassione e sensibilità”).
    Il volume ha il sostegno del neo cardinale Kevin Farrell, prefetto del nuovo Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, istituito da papa Francesco il 15 agosto scorso con la lettera apostolica Sedula Mater. Nella fascetta pubblicitaria, Farrell definisce il libro di Martin “benvenuto e davvero necessario”, aggiungendo che “aiuterà vescovi, sacerdoti, collaboratori pastorali e tutti i leader della chiesa ad assistere più compassionevolmente la comunità Lgbt. Aiuterà anche i cattolici Lgbt a sentirsi più a casa in quella che, dopotutto, è la loro Chiesa”.
    Ancora più elogiativi i toni di un altro porporato, Joseph Tobin, creato cardinale - assieme a Farrell - nell’ultimo concistoro di novembre e noto per aver manifestato appoggio alle suore progressiste della Lcwr (oggetto di un vasto piano di riforma della Congregazione per la dottrina della fede, a causa delle varie posizioni contrarie al Magistero): “In troppe parti della nostra chiesa le persone Lgbt sono state fatte sentire non benvenute, escluse e perfino biasimate. Il coraggioso, profetico e stimolante nuovo libro di padre Martin segna un passo essenziale nell’invitare i leader della chiesa ad accompagnare con più compassione e nel ricordare ai cattolici Lgbt che sono parte della nostra chiesa come ogni altro cattolico”.
    Quasi in fotocopia il significato della mini recensione del vescovo di San Diego, Robert McElroy, che esalta il lavoro del sacerdote americano perché “ci fornisce il linguaggio, la prospettiva e il senso di urgenza per rimpiazzare una cultura di alienazione con una di misericordiosa inclusione”. McElroy è il vescovo che in una recente intervista con il settimanale gesuita America, per il quale scrive lo stesso Martin, ha dichiarato che riferirsi agli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati” (CCC 2357) è un linguaggio “molto distruttivo” che non andrebbe usato “pastoralmente”. E ha inoltre invitato la sua diocesi ad abbracciare “le famiglie Lgbt”.
    I neo cardinali entusiasti del libro omoeretico



    Un episodio indicativo del pregiudizio modernista verso i cattolici
    In una splendida basilica barocca si sta celebrando la Messa solenne in Coena Domini secondo il rito tridentino. L'altare è ornato di rami di palme e la croce è velata di bianco. Diacono e suddiacono accompagnano il celebrante alla balaustra, dove i fedeli si comunicano in ginocchio. I cantori, agli stalli del coro, salmodiano in gregoriano, senza l'accompagnamento dell'organo, che tacerà sino al Gloria della Veglia pasquale.
    Entra in chiesa un gruppo di fedeli di un'altra parrocchia. Non si genuflettono, non si segnano, non usano l'acqua benedetta. Arrivano rumorosamente fin quasi all'altar maggiore, e si mettono in piedi al lato del Vangelo, parlottando tra loro. Ridacchiano, sorridono nel vedere il modo in cui il sacerdote amministra la Comunione, si guardano increduli tra loro, come se si trattasse di una cerimonia di una religione ch'essi ignorano. Tra essi vi è un tipo che imbraccia una chitarra, ed un personaggio vestito in grigio - camicia bianca aperta, maniche rimboccate, scarpe da ginnastica - che evidentemente è il loro parroco. Nemmeno lui si inginocchia passando davanti al presbiterio.
    I sacri ministri risalgono l'altare e i vasi sacri sono purificati. Il suddiacono porta il calice alla credenza e, tornato all'altare, si mette dietro al diacono, in columna, mentre il celebrante si volge al popolo, leggermente discosto per non dare le spalle al Santissimo, e canta il Dominus vobiscum, prima di intonare il postcommunio.
    Il gruppetto si allontana frettolosamente, lascia la chiesa senza una genuflessione né un inchino, qualcuno accenna un segno di croce. Continuano a ridacchiare tra loro, con il compatimento sul volto. Scappano, letteralmente, appena vedono apparire l'ombrellino sotto il quale il sacerdote, rivestito del piviale e del velo omerale, porterà il Santissimo all'altare della reposizione.
    Erano venuti per visitare i sepolcri, ed improvvisare canzonette con la chitarra. Probabilmente l'avevano fatto già altrove e tra poco lo faranno in altre chiese: ma non qui. Qui non pregano, non adorano, non si genuflettono.
    Mi chiedo se ci considerino di un'altra religione. Noi siamo cattolici, ma loro? Non sono forse costoro - che si sentono fratelli di tutti e per cui tutti sono fratelli, compresi gl'idolatri - a riempirsi la bocca con il facile collutorio ideologico dell'accoglienza, del rispetto delle differenze, della fraternità, dei ponti al posto dei muri? Non sono loro a dire che non bisogna discriminare?
    Eppure nessuno li ha allontanati, nessuno li ha rimproverati perché non osservavano il silenzio che ogni buon cattolico sa doversi rispettare in chiesa, specialmente durante una funzione. Se avessero preso posto tra i banchi, nessuno li avrebbe guardati con derisione.
    Ma per noi la misericordia, la tolleranza, l'accoglienza non valgono. C'è solo il disprezzo, lo scherno, il compatimento. Siamo i paria della chiesa bergogliana, i vitandi del postconcilio, gli scomunicati del terzo millennio. Formali, ipocriti, farisei. Basta una parola in latino, una berretta in capo, e subito si dimostra l'inconsistenza delle loro frasette mandate a memoria, dello squallido copia e incolla ecumenico.
    Tra loro e noi non si lanciano ponti, ma si elevano muri: muri di incomprensione che dimostrano - semmai ve ne fosse stato bisogno - l'abisso che ci separa. Un abisso di belle parole, di formule che piacciono tanto al mondo, ma in cui manca inesorabilmente la carità. Ubi caritas et amor, Deus ibi est, cantavamo poco prima, mentre il sacerdote lavava i piedi ai dodici. Cessent jurgia maligna, cessent lites. Ma chi sono gli ipocriti?
    OPPORTUNE IMPORTUNE: Un episodio indicativo del pregiudizio modernista verso i cattolici



    8 per mille: il cappio al collo della Chiesa italiana
    Il sinodo dei giovani non comincia bene. Ad aprire il dibattito, infatti, tre conferenze organizzate presso l’Università pontificia lateranense.
    Tra i relatori, Maria Elena Boschi, sottosegretaria alla presidenza del Consiglio dei Ministri e il cardinal Maradiaga (quello così raffinato che ha liquidato come “pensionati che non hanno neppure letto Amoris laetitia, i 4 cardinali dei Dubia).
    Ma perchè Maria Elena Boschi?
    Forse perchè favorevole all’aborto, alla fecondazione artificiale e madrina principale della legge sulle unioni civili?
    O per la sua battaglia a favore delle adozioni gay?
    Così argomentava rispetto ad esse già nell’aprile 2014:
    Cominciamo a riconoscere la parità tra coppie gay ed etero e poi, un passo alla volta, aspettiamo che il Paese sia davvero pronto ad accogliere le “nuove” famiglie (https://www.vanityfair.it/news/polit...vista-ministro).
    Oppure la Boschi è stata scelta per le frequentazioni massoniche della sua famiglia (http://www.dagospia.com/rubrica-3/po...3-115231.htm)?
    O per la sua nota gestione dell’Unar?
    Oppure per come ha distrutto le adozioni internazionali da presidente della Commissione adozioni internazionali (http://www.ilfattoquotidiano.it/2017...nti/3295648/)?
    Non lo sappiamo. Conosciamo soltanto i suoi legami con personaggi come Nunzio Galantino, e questi bastano ad illuminarci: nemico giurato dei principi non negoziabili, Galantino è un noto fan del Pd, e per sostenere il suo partito, non arretra davanti a nulla.
    Ma ciò non basta. E’ di oggi la notizia che il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che ovviamente non si espone mai senza il consenso del suo superiore (di fatto il già citato Galantino) ha lanciato un chiaro e inaudito endorsement ai 5S di Grillo (favorevoli a matrimoni gay, droga libera, eutanasia, gender…), prendendo come pretesto le giuste dichiarazioni di Di Maio sul lavoro domenicale (ma vogliamo davvero credere che possano, da sole, motivare un endorsement politico?).
    Perchè? Evidentemente si annusa l’aria: sino a oggi domina il Pd (teniamocelo caro), ma sembra che il futuro sia dei grillini (prepariamoci). E’ dunque bene iniziare un graduale riposizionamento.
    Di fronte a tanto machiavellismo, cosa possono fare i cattolici?
    Semplicissimo: provare a tagliare questo perfido legame tra Chiesa e politica.
    Perchè hanno chiamato la Boschi? Probabilmente anche per un motivo molto semplice: da anni la chiesa italiana vive nel terrore che gli tocchino l’8 per mille. I silenzi continui ogni volta che in Parlamento si discute di aborto, droga libera, eutanasia… sono dovuti senz’altro a un disinteresse sincero, proprio di una fede insipida e spenta, ma anche al timore di vendette economiche. E i 5S? Hanno spesso detto che se andranno al potere toglieranno l’8 per mille: vedi mai che dandogli spazio sul giornale della Cei e strizzandogli l’occhiolino, cambino idea, come tutti i rivoluzionari che, una volta arrivati al potere, diventano ragionevoli.
    Si ha dunque paura che venga toccato l’8 per mille, che certamente serve anche a tante buone cose, ma soprattutto a ripianare i debiti dei monsignor Paglia e Mogavero… a finanziare case per extracomunitari, a tenere in piedi realtà del tutto improduttive come SAT 2000 (una tv che costa grandi cifre con pochissimi risultati), Avvenire (che ha 7/8 volte i giornalisti di altre testate equivalenti)…
    Chiesa povera non solo a parole, ma davvero; ciò significa anche chiesa libera; chiesa che si affida alla Provvidenza, e non ai soldi pubblici e alle amicizie politiche, quali che esse siano.
    Liberiamo la chiesa dal cappio mondano, cessiamo di versare l’8 per mille.
    8 per mille: il cappio al collo della Chiesa italiana | Libertà e Persona



    Gesuiti all’attacco della Chiesa. Una nuova nomina di Bergoglio apre la polemica
    Antonio Righi
    Il 12 aprile 2017 il Santo Padre ha nominato, tra gli altri, James Martin sj, consultore del Segretariato per le Comunicazioni, l’organismo che sovraintende alla gestione di tutti i mezzi di comunicazione vaticana (televisione, radio, stampa, internet, ecc.). Una nomina di questa importanza non farà altro che far esultare gli attivisti LGBT di tutto il mondo, in particolare di quelli delle lobbies mass-mediatiche, che già sono molto potenti.
    Ma chi è padre James Martin? Si tratta di uno dei più famosi gesuiti degli Stati Uniti, giornalista molto noto della rivista “America”, il più importante magazine dei gesuiti negli States. Egli è un punto di riferimento delle comunità dei cattolici LGBT. Pensate che quando Trump ha abrogato la legge di Obama che istituiva il “bagno transgender”, legge che imponeva alle scuole di consentire ai maschi che si sentissero femmine di frequentare i bagni, le docce, gli spogliatoi delle ragazze, e viceversa, il gesuita James Martin si è talmente risentito che ha scritto un tweet a 100.000 followers scrivendo le seguenti parole: “Gli studenti trans patiscono già tante offese. Non fa male a nessuno che si consenta ai ragazzi di utilizzare il bagno delle ragazze e viceversa. È un affronto alla loro dignità di esseri umani”.
    Nel novembre scorso padre James Martin ha accettato un premio dalla associazione New Ways Ministry (co-fondata da suor Jeannine Gramick, una suora pro-aborto, pro-matrimonio omosessuale). Essa è una associazione già condannata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. Nella sua lunga dissertazione per il ricevimento del premio, padre James Martin, tra l’altro, ha detto che: “la Chiesa dovrebbe riconoscere che la comunità LGBT esiste (…) e che essa porta doni unici alla Chiesa. (…) Le implicazioni pastorali sono le seguenti: celebrare messe con la comunità LGBT. (…) Che le persone LGBT sono figlie predilette del Signore. (…) Infine, dire che una delle parti più profonde di una persona – la parte che dà e riceve amore – è ‘disordinata’ è in sé stesso inutilmente crudele”.
    Tale discorso tenuto alla New Ways Ministry ricalca il contenuto-base del suo ultimo libro che è stato appena pubblicato dal titolo: “Costruire un ponte: come la Chiesa Cattolica e la comunità LGBT possono entrare in relazione di rispetto, compassione e sensitività”. Nel suo libro, a quanto riportano le fonti giornalistiche, padre James Martin dice che parlare di “atti intrinsecamente cattivi”, come fa il Catechismo della Chiesa Cattolica, è inutilmente crudele, vuol dire che non aiuta le persone parlando loro della verità del loro orientamento omosessuale, ma le “categorizza” sulla base dell’orientamento sessuale stesso. Sembra quasi che per il gesuita non esista la persona che è figlia di Dio, pur con un certo orientamento sessuale, ma che esista solo il “gay”. In questo modo, si fa fuori la verità della persona (“maschio e femmina Dio li creò”) e, dopo aver incasellato quest’ultima, la si butta tutta sul rispetto e la compassione, cioè sul sentimento.
    Per questo, non credo abbia molto senso parlare di “comunità LGBT” e di “pastorale per persone LGBT”, come non avrebbe senso parlare di “comunità degli obesi” e “pastorale per le persone obese”. Si parla invece di figli di Dio e popolo di Dio.
    Il neo cardinale Kevin Farrell, designato da papa Francesco a guidare il nuovo “dicastero vaticano dei laici, della famiglia e della vita” ha vergato la quarta di copertina del libro, scrivendo: “Un libro benvenuto e di cui si ha bisogno, che aiuterà vescovi, preti, addetti della pastorale e tutte le personalità della Chiesa a gestire in maniera più compassionevole la comunità LGBT”.
    Padre James Martin, come si vede, utilizza sempre la sigla abbreviata LGBT, ma in realtà sarebbe più giusto parlare di LGBTQPIE+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Queer, Pansessuali, Intersessuali, eterosessuali, ecc. ecc.) cioè delle oltre 60 modalità di espressione fluida dell’orientamento sessuale che gli appartenenti a questo gruppo dicono di avere, e che trovano fondamento nella ideologia del gender, ideologia che destruttura l’identità della persona. Dunque abbiamo un gesuita che anziché enunciare chiaramente la gravità della ideologia del gender, parla solamente di una misericordia compassionevole tesa, in fin dei conti, a normalizzare la cultura omosessualista-genderiana nella Chiesa.
    Che curioso! In questi ultimi mesi i gesuiti sono balzati prepotentemente agli onori della cronaca. Oltre a padre James Martin, di cui abbiamo appena detto, ha fatto un autentico exploit il neo superiore generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa Abascal, che ha affermato che non sappiamo effettivamente cosa abbia detto Gesù a proposito della sacralità del matrimonio e del divorzio, semplicemente perché ai tempi di Gesù non era stato ancora inventato il registratore. Alcuni giorni fa, un altro gesuita, padre Thomas Reese, firma di punta del National Catholic Reporter, ha detto che, poiché i tempi sono cambiati, non siamo affatto sicuri che oggi Gesù direbbe le stesse parole che disse alle persone del suo tempo, facendo così intendere che se Gesù fosse oggi tra di noi, avrebbe ammesso il divorzio. Dulcis in fundo, il gesuita direttore della Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, in un tweet, ha scritto che “la teologia non è la matematica. 2 + 2 in teologia può fare 5. Perché essa ha a che fare con Dio e la vita reale della persona…”, arguendo così che non bisogna essere rigidi, dogmatici e scolastici, come se si fosse nell’ambito della matematica, ma creativi senza limiti. Il gesuita però dimentica cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al. 159: “Fede e scienza. Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né IL VERO CONTRADDIRE IL VERO”.
    Certo che questi gesuiti hanno fatto un bel quartetto!
    Padre Thomas Reese ha fatto l’ipotesi di cosa direbbe Gesù a proposito del divorzio se si trovasse fra di noi oggi, ma non ci ha detto cosa affermerebbe il fondatore della compagnia di Gesù, sant’Ignazio di Loyola, se si trovasse oggi in mezzo a loro!
    Gesuiti all?attacco della Chiesa. Una nuova nomina di Bergoglio apre la polemica | Libertà e Persona

    “Spunto di Riflessione: il relativismo regna sovrano”
    di Fra Cristoforo
    Scusatemi. Forse può sembrare una divagazione. Ma anche questo per me è stato motivo di riflessione spirituale. Ieri sera Omissis ha incontrato un gruppo di bambini e di ragazzi nell’aula Paolo VI, ricoverati all’ospedale Bambino Gesù. Omissis ha dato (a parer suo) a questi bambini, la medicina più importante, una carezza.
    Ovviamente con questi bambini c’erano anche i genitori, gli assistenti, gli accompagnatori ospedalieri. Non una parola su Gesù Cristo, non una parola sul senso della sofferenza e della Croce, non una parola di speranza cristiana, non una preghiera per la loro guarigione.
    Una carezza poteva darla anche il Presidente della Repubblica. Che differenza passa allora tra Omissis e un qualsiasi politico? Penso nessuna.
    Mi ha invaso una profonda tristezza, che ho voluto condividere con voi. Sono proprio lontani quei tempi in cui nel nome di Gesù sia Pietro che Paolo guarivano gli infermi. E annunciavano con forza che solo Gesù è il Signore e il Salvatore! Colui che guarisce l’anima e il corpo.
    https://anonimidellacroce.wordpress....ra-cristoforo/

    Niente più 8 x 1000 a chi sta distruggendo la Chiesa Cattolica
    Antonio Socci
    Ieri “Avvenire”, il giornale dei vescovi, mi ha attaccato per il mio ultimo articolo su “Libero”. Siccome è l’ennesima volta – e bordate simili ricevo pure da ecclesiastici e annessi – mi sento autorizzato a negare nel 2017 il mio “8 per mille”.
    “Avvenire” mi accusa di aver definito certe espressioni di papa Bergoglio assai simili alla bestemmia e poi afferma che io – per tale grave critica – non porterei “nessun argomento valido a sostegno”. Come se io lanciassi al papa irresponsabili accuse senza motivo. Il fatto è che “Avvenire” si è ben guardato dal riferire le frasi testuali di Bergoglio da cui partiva quella mia critica: egli ha detto che Gesù “si è fatto peccato, si è fatto diavolo, serpente, per noi”.
    L'affermazione è "Gesù si è fatto diavolo". Parole inaudite che “Avvenire” ha omesso per poi accusarmi di attaccare il papa senza “nessun argomento valido”. Ma che quelle di Bergoglio siano espressioni blasfeme o scandalose lo dimostra il fatto stesso che “Avvenire” le ha censurate, non ha neanche tentato di giustificarle.
    Infatti non sono una gaffe, comunque inammissibile in un papa (non si era mai visto un papa bestemmiatore, oltretutto in una messa). Quella frase esprime una precisa convinzione di Bergoglio spiegata da tutta la sua omelia dove egli applica a un passo biblico di Mosè, riferito al Messia, non l’esegesi cristiana, ma – forse senza nemmeno saperlo – una esegesi gnostica.
    Quella gnosi che arriva a fondere in “uno” Cristo e Lucifero nel segno del “serpente”, la gnosi che nella cultura anticristiana degli ultimi due secoli è dilagante com’è stato ben illustrato dal filosofo Massimo Borghesi, in un articolo del 2003 su “30 Giorni”, intitolato: “Il patto con il Serpente ”.
    Pure altre enormità di Bergoglio vanno nella stessa direzione.
    DEVASTAZIONE
    Per esempio il 17 marzo, secondo i resoconti giornalistici, ha dichiarato: “Nella Santa Trinità le Persone baruffano a porte chiuse, ma all'esterno danno l'immagine di unità”. Battuta che il sito Reinformation.tv definisce “una gravissima bestemmia che contraddice molti dogmi”.
    È impossibile tacere sentendo un papa parlare così. Ma non è solo ignoranza (che già sarebbe inammissibile). Ogni giorno papa Bergoglio assesta colpi di piccone sulla cattedrale della fede. E ogni colpo fa parte di una strategia di desacralizzazione.
    Non solo afferma che Gesù “si è fatto diavolo, serpente”, che la Santissima Trinità è una banda di personaggi rissosi che poi all’esterno si danno una facciata concorde, non solo dichiara che “non esiste un Dio cattolico”, che Gesù, nell’episodio dell’adultera, “Gesù fa un po' lo scemo", che «Gesù non era un pulito» e che Gesù «ha mancato la morale"
    È un papa secondo cui alla Madonna sotto la croce probabilmente è venuta meno la fede e può aver detto a Dio: “Tu mi avevi detto che regnerà per sempre… bugie! Sono stata ingannata!" Bergoglio: “La Madonna ha sempre taciuto, anche ai piedi della C” (anche qui siamo fuori dalla dottrina cattolica).
    FLAGELLO
    Un papa che ha spaccato la Chiesa su sacramenti come l’ Eucaristia e il matrimonio seminando confusione totale su cose in cui la Chiesa non può dividersi. Un papa che ha delegittimato la “missione” squalificando l’evangelizzazione col termine spregiativo di “proselitismo”.
    Un papa che non s’ inginocchia mai davanti all’Eucaristia e che celebra i despoti comunisti (come Fidel Castro e i despoti cinesi), snobbando invece le loro vittime al punto da far insorgere i dissidenti cubani e il vecchio e saggio cardinale Zen.
    Un papa che si compiace di ricevere in dono dal compagno Moralez una “chuspa” con le foglie di coca e la scultura di una falce e martello con sopra l’immagine di Cristo, un papa che spiega che “i comunisti la pensano come i cristiani”.
    Un papa che se ne infischia dei cristiani perseguitati e parla solo ossessivamente dall’emigrazione. Un papa che all’annuncio di Cristo ha sostituito l’esaltazione della marea migratoria come un’invasione salutare per l’Europa, facendone un dogma di fede: invece di “aprire le porte a Cristo” esige che si aprano a tutti i migranti del mondo.
    Un papa che ha abbandonato i “principi non negoziabili” della Chiesa, mentre la vita e la famiglia sono bombardate come mai prima, per sostituirli con l’eco-catastrofismo obamiano, un papa che si preoccupa per la sopravvivenza di zanzare e piccoli vermi, che ha trasformato la basilica di San Pietro in schermo di un orrido show animalista.
    Un papa che si rifiuta di condannare il “terrorismo islamico” come tale, un papa che non manca di rovesciare quotidianamente critiche e disprezzo sui cattolici, mentre esalta tutte le altre religioni arrivando ad affermare che l’Islam è una religione di pace, tanto da far insorgere perfino padre Samir Kalil Samir, una vera autorità che fu consigliere di Benedetto XVI per l’Islam.
    Un papa che snobba sprezzantemente il “Family day” dei cattolici e indica come grandi italiani Emma Bonino e Giorgio Napolitano.
    Un papa che al vertice della Pontificia Accademia per la vita mette quel Mons. Paglia che fa l’apologia di Marco Pannella (“uomo di grande spiritualità”) dicendo che “questo nostro mondo, ha bisogno più che mai di uomini che sappiano parlare come lui… io mi auguro che lo spirito di Marco ci aiuti a vivere in quella stessa direzione”.
    Un papa che ha appena nominato come Generale dei gesuiti padre Sosa Abascal il quale in un’intervista spiega che non si sa “cosa ha detto veramente Gesù” perché “a quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole” e quindi tanti saluti alla “Parola di Dio” e alla Sacra Scrittura come fonte della Rivelazione perché tutto va reinterpretato e “contestualizzato”.
    Per padre Sosa l’oggetto della fede è Bergoglio stesso (“Io mi identifico con quello che dice papa Francesco”) che però – se si demoliscono le parole di Gesù nel Vangelo – non ha più alcuna autorità.
    CATTOLICI EMARGINATI
    Bergoglio penalizza ed emargina cardinali, vescovi e religiosi che sono saldi nella fede cattolica di sempre e invece esalta chi va a nozze col mondo e le sue ideologie.
    Per tutte queste cose – e molto altro – io non ho più intenzione di contribuire alla demolizione della Chiesa con il mio 8 per mille. Preferisco spendere di tasca mia, direttamente, per sostenere missionari, opere di carità e religiosi veramente cattolici.
    Oltreutto la “chiesa bergogliana” ha già un sacco di soldi. E siccome Bergoglio e i suoi continuano a ripetere (a parole) che vogliono una Chiesa povera mi sembra giusto accontentarli. Perché far loro il dispetto di inondarli di euro se vogliono diventare poveri?
    Quando in Vaticano tornerà chi onora il Dio cattolico e chi difende il popolo cristiano e la sua fede, io ricomincerò a firmare l’8 per mille.
    Oggi dominano le tenebre.
    NIENTE PIU? 8 X MILLE A CHI DISTRUGGE LA CHIESA CATTOLICA E NON DIFENDE I CRISTIANI PERSEGUITATI. PER UN PAPA CHE DEFINISCE GESU? ?DIAVOLO E SERPENTE? NE? APPLAUSI NE? SOLDI. SOLO PREGHIERE PER LA SUA CONVERSIONE E PREGHIERE PER LA CHIESA PERCHE? RES


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Applicando il Concilio, Sua Em. Scola vuole che i musulmani progrediscano nella loro religione
    P. Pasqualucci
    Pubblico di seguito le puntuali riflessioni, necessariamente critiche, di Paolo Pasqualucci, riprese dal suo blog di certi concetti del tutto incompatibili col vero Cattolicesimo riproposti per l’ennesima volta dal cardinale Scola in un’intervista, nel caso qualcuno volesse ancora ritenerlo un difensore dell’autentica tradizione cattolica.
    Paolo Pasqualucci: Applicando il Concilio, Sua Em Scola vuole che i musulmani progrediscano nella loro religione
    [ L’intervista al CdS ] In un’intervista concessa al Corriere della Sera di domenica 2 aprile c.a., il cardinale Scola, esaltando il “dialogo” interreligioso e trovando l’immigrazione attuale un fatto da accettarsi globalmente, ha detto:
    Domanda: Lei ha sempre esaltato il meticciato. I migranti ora sono troppi?
    Risposta: […] La Chiesa non può chiudere gli occhi. Offre il primo abbraccio. La forza generosa di Milano può individuare strade paradigmatiche per l’Italia e l’Europa.
    Domanda: Ad esempio?
    Risposta: Parecchi ragazzi musulmani già frequentano gli oratori. Lì sono aiutati a praticare la loro religione, a dire le loro preghiere, a mangiare i loro cibi, restando insieme ai ragazzi cristiani.”
    [La Chiesa deve aiutare i musulmani a diventare dei bravi musulmani]
    Ovviamente, la Gerarchia attuale non tenta in alcun modo di convertire “i ragazzi musulmani” alla vera fede, l’unica che salva, togliendoli dalle tenebre della loro. Voglio dire: convertire anche solo indirettamente, con l’esporre per esempio i principi del cristianesimo, insegnandoglieli al posto della loro religione. Quando mai…Sarebbe un impedire la loro libertà religiosa, ci insegna il Vaticano II, un far violenza alla loro personalità (Dichiarazione Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa, art. 2 e 3).
    Ma quando Nostro Signore risorto ha comandato ai suoi Discepoli, in Galilea: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io ho comandato a voi”(Mt 28, 18-20), invitava forse gli Apostoli a far violenza alle anime dei pagani che essi avevano il dovere di convertire a Lui? Ed ugualmente invitava ad offendere la personalità dei non credenti, quando, apparendo agli Undici riuniti a tavola, disse: “Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato”(Mc 16, 15-16)?
    Ma la predicazione a rovescio, volta a fare esattamente il contrario di quello che ha ordinato di fare Nostro Signore, l’Eminenza Scola dove l’ha appresa, che gliela ha insegnata? Domanda retorica: ma il pastorale e contestatissimo Concilio Ecumenico Vaticano II, ovviamente, da quale altro pulpito poteva venire un simile corrompimento dell’autentica missione della Chiesa?
    Troviamo, infatti, nell’ultimo capoverso del par. 2 della celeberrima Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, dedicato alle diverse religioni: “Essa perciò [la Chiesa] esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi”.
    Ho già citato questo passo in un intervento sul mio blog, del 28 marzo u.s.: Perché il barone von Boeselager vuole che l’Ordine di Malta non converta più nessuno? Perché applica gli insegnamenti del Concilio. Il concetto ivi espresso dal barone Gran Cancelliere dell’Ordine (“la dignità di coloro che aiutiamo ci impone l’obbligo di non imporre nulla a loro”) è il medesimo che soggiace alla prassi applicata dal cardinale Scola, di cui all’intervista. Non si può imporre loro “nulla”: nella fattispecie, non si può istruirli sulla nostra religione, è vietato tentare di convertirli. Il cardinale è più esplicito: bisogna, invece, “aiutarli a praticare la loro religione”, secondo i vari aspetti del loro culto. Come non vedere che in tal modo si attua proprio quanto comandato dal Concilio, e cioè: “riconoscere, conservare e far progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano” nei praticanti le altre religioni?
    Se gli Apostoli avessero fatto così, quanti pagani avrebbero convertito a Cristo? Anche questa è una domanda retorica: nessuno, è ovvio. E non ci stupiremmo se, in conseguenza dell’abbraccio ecumenico e dialogante della diocesi milanese ai c.d. ragazzi musulmani immigrati, fossero poi i ragazzi cattolici milanesi che frequentano l’oratorio con loro a convertirsi all’islam. Anche questa ulteriore sventura, non sarebbe parte della punizione divina che si è abbattuta sulla cattolicità tutta a partire dal Vaticano II?
    L’inciso “sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana” infilato nel testo appena citato della Nostra Aetate è del tutto privo di senso, rappresenta una contraddizione in termini, una presa in giro dell’intelligenza. Infatti, proprio la “testimonianza alla fede e alla vita cristiana”, se è autentica, rende impossibile “il riconoscere, conservare e far progredire” i valori delle altre religioni, che sono tutte false dal momento che non provengono da Dio, come la nostra. Non provenendo da Dio, non possono insegnare né la vera morale né la vera religione né possono, in quanto tali, procurarci la vita eterna.
    Ma Nostro Signore, non è stato forse sufficientemente esplicito, nello stabilire la Missione della Chiesa, da Lui fondata? Per quasi due millenni la Gerarchia ha mantenuto sempre il medesimo concetto di missione per la conversione e la salvezza delle anime e all’improvviso, con il Vaticano II, presentato come una sorta di Nuova Pentecoste, ci si accorge di colpo che no, la Missione non era più quella perché d’ora in poi non bisogna più convertire ma “riconoscere, conservare e far progredire” i valori dei credenti delle altre religioni e quindi le altre religioni? Scusateci tanto, per quasi venti secoli la Chiesa si è sbagliata, d’ora in poi predicherà il cristianesimo ragionevole, illuminato, liberale, latitudinario, la pappa del cuore che piace tanto ai Figli del Secolo, i cui errori la Chiesa non si permetterà più di condannare…La Chiesa, per meglio dire: la Gerarchia protagonista del Vaticano II, impregnata di nouvelle théologie neomodernista e ansiosa all’estremo di omologarsi al mondo, anche nello stile di vita.
    Ma nell’intervista al cardinale Scola ci sono altre amenità. Per esempio, sul ruolo della donna nella Chiesa.
    [Diaconesse no ma la donna può stare dappertutto nella Chiesa, anche “educare al bell’amore” e concorrere alla “formazione dei seminaristi”]
    “Domanda: Cosa pensa delle donne diacono?
    Risposta: […] Nella psicologia di Lacan, la donna tiene il posto di Dio. La vocazione femminile è la salvaguardia del posto dell’altro. Questo non significa che la donna non possa avere posizioni di responsabilità anche in curia, nelle università, nei tribunali, nello studio della teologia, nell’educazione al bell’amore, persino nella formazione dei seminaristi”.
    Confesso di non capire affatto che cosa voglia dire il cardinale Scola con l’oscuro riferimento a Lacan (uno dei guru del pensiero contemporaneo, tra i più farneticanti), della “donna che tiene il posto di Dio”. Quale Dio? Ragion per cui la “vocazione femminile” sarebbe quella di “salvaguardare il posto dell’altro”. A Roma, si direbbe: bóh, ma questo che sta addì? Che la donna possa poi avere “posti di responsabilità” in tutta l’organizzazione della Chiesa, dalla Curia alla teologia, è pensiero del tutto chiaro, invece. Che si tratti però di una buona cosa, la presenza femminile indiscriminata in tutti i livelli della Chiesa-istituzione, e non più limitata ad ambiti determinati per suore e laiche, come un tempo, non lo direi proprio. Basta vedere le conseguenze negative della femminilizzazione totale delle strutture della società civile e militare, in tutti i loro aspetti, femminilizzazione che comporta ginecocrazia, aumento dell’inefficienza, corruzione dei costumi, denatalità.
    Ma torno a non capire, sarà per mia colpa, quando il cardinale afferma che le donne, nella Chiesa, possono avere “posizioni di responsabilità” per ciò che riguarda “l’educazione al bell’amore” e la “formazione dei seminaristi”. Che significa, “educazione al bell’amore”? Quale “amore”? E che dire del contributo femminile alla “formazione dei seminaristi”? (Un Voltaire ci sguazzerebbe in frasi del genere! Ridateci l’empio Arouet, a fustigare con la satira le scempiaggini inflazionate dal clero “aggiornato”!) All’atto pratico, come avverrebbe il “contributo femminile”? Forse il cardinale si riferiva alla presenza di “esperte”, laiche ma in prevalenza suore, o di “teologhe” tra gli insegnanti di seminario, spesso del tipo progressista, come le famose madri superiori americane ribelli, prosciolte dalle precedenti (blande) censure con tutti gli onori dai rappresentanti di Papa Francesco: quelle che nella Chiesa si sono date la missione di condurre una lotta implacabile contro il “predominio del maschio”?
    [L’immagine della Chiesa proposta dal cardinale Scola sembra quella di un centro culturale o sportivo]
    Sua Eminenza ha appena pubblicato un libro che si intitola: Postcristianesimo? L’intervistatore chiede al porporato il perché del punto interrogativo.
    “Risposta: Dinanzi ad un clima culturale confuso che io definirei di “babelismo”, il Papa ci indica la strada della pluriformità nell’unità accettando il confronto con tutti. La Chiesa deve tornare a essere luogo appassionato di attrattiva, non luogo che genera noia”.
    Dunque: Bisogna tornare a Gesù “per avere i suoi stessi sentimenti”. Che vuol dire? Bisogna invece chiedersi: in mancanza di ogni riferimento del cardinale alla dimensione divina e soprannaturale, salvifica, della Chiesa, istituita dal Verbo Incarnato unicamente per la salvezza eterna di coloro che avrebberto creduto in Lui e vissuto secondo i suoi insegnamenti, quale potrebbe essere l’attrattiva della Chiesa? Nessuna, questa è l’amara ma semplice verità che la Gerarchia attuale si ostina a non capire, vittima del proprio impressionante accecamento, tipico di chi ha voluto arbitrariamente attribuire alla Chiesa fini che non sono i suoi perché solo temporali, intramondani, sociali e addirittura rivoluzionari (teologia della liberazione).
    Ma dell’afflato sovrannaturale e salvifico che costituisce l’essenza stessa della Chiesa cattolica v’è traccia nelle dichiarazioni a braccio del cardinale Scola? Sembra che stia facendo propaganda per iscriversi o tornare ad iscriversi ad una società sportiva o a un circolo culturale: dài, ragazzi! Chiesa è bello! Non è più noiosa! Papa Francesco l’ha trasformata in luogo di “confronto con la pluriformità”, cioè con tutti; adesso c’è posto per tutti, nessuno deve rinunciare al suo credo e alle sue idee, essa è pronta per diventare “luogo appassionato di attrattiva”! Un luogo bello, aerato, gioioso, multicolore, multiculturale, appunto “pluriforme”… Per esser più aderente al vero non avrebbe dovuto tuttavia dire, il cardinale, “multiforme” ormai, dove l’anarchia regna sovrana mentre dilaga l’imitazione dei costumi corrotti del Secolo ateo e miscredente…Un luogo, però, che sta diventando un “non-luogo”, un’astrazione, per colpa delle infedeltà dei Pastori, visto che i fedeli e la Gerarchia stessa diminuiscono a vista d’occhio, chiese e conventi sono abbandonati, chiusi a migliaia e vengono venduti o vanno in rovina, che sette e false religioni avanzano da ogni lato.
    Chiesa e post concilio: Applicando il Concilio, Sua Em Scola vuole che i musulmani progrediscano nella loro religione - P. Pasqualucci

    Questo e quello per me pari sono. Dov'è l'unicità del Signore?
    La blasfemia vaticana ormai deborda
    La Chiesa continua prostrarsi unilateralmente nei confronti della altre religioni. Ci segnalano l'unito comunicato del Vaticano, nella persona del prefetto del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.
    "Gesù Cristo e il Buddha hanno promosso la non violenza e sono stati costruttori di pace" (§ 3) ".... insegnare ai nostri rispettivi seguaci come combattere il male nei loro cuori ...." (§ 6) Messaggio per la festa di Vesah 2017
    Da notare è il fatto che il Cardinale prefetto considera il buddismo una religione, mentre è una filosofia di vita che ha una sua etica inventata da Gautama Buddha che persegue la salvezza attraverso una azione personale...
    Ormai l'unicità di Cristo Signore per la salvezza sembra sempre più un pallido ricordo. E forse neppure questo...
    Chiesa e post concilio: Questo e quello per me pari sono. Dov'è l'unicità del Signore?

    Cardinali e esperti in ordine sparso. Con offese
    di Marco Tosatti
    Continuano polemiche e divisioni collegate all’esortazione apostolica Amoris Laetitia, in particolare all’ottavo capitolo, e alle noticine che hanno permesso ad alcuni vescovi un’interpretazione tale da consentire ai divorziati risposati il cui primo legame è ancora valido per la Chiesa di accedere all’Eucarestia. Nei giorni scorsi si sono avuti interventi diversi in Europa e negli Stati Uniti. Su “Strada Regina” ha parlato uno dei principali ispiratori del Pontefice regnante, il cardinale honduregno Oscara Maradiaga, che ha attaccato con notevole violenza i cardinali che hanno presentato i Dubia (e implicitamente tutti gli altri che li condividono).
    Il giornalista Bruno Boccaletti, specialista in tematiche religiose, ha intervistato il Cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, che ha dichiarato sui cardinali: “Penso in primo luogo che non hanno letto l’Amoris Laetitia, perché purtroppo questo è il caso! Come mai non hanno detto nulla in riguardo a quelli che hanno la fabbricazione delle armi? Alcuni sono nei paesi che fabbricano e vendono le armi per tutto il genocidio che sta accadendo in Siria, per esempio. Perché? Io non vorrei essere – diciamo - troppo forte; soltanto Dio conosce la coscienza delle persone e le motivazioni interiori, ma dall’esterno mi sembra un nuovo fariseismo. Si sono sbagliati, facciano un’altra cosa”. E’ singolare che un cardinale usi termini così offensivi verso altri porporati.
    Dalla Germania invece abbiamo un giornalista molto noto, Matthias Matussek, che collabora alla rivista tedesca Focus e alla rivista svizzera Die Weltwoche, si è posto la questione, con riferimento a una severa critica pubblicata dal settimanale inglese The Spectator (“Il Papa è diventato matto”?) e si è anche risposto. "Questa domanda non è così strana come uno potrebbe pensare: infatti questo Pontefice argentino ha espresso così tante cose confondenti, contraddittorie e politicamente provocanti che i membri dei suoi corpi stampa hanno una grossa difficoltà a tener dietro alle correzioni e a raccomandare certe interpretazioni". Matussek ricorda l’episodio della coprofagia, tutta una serie di altri episodi e dichiarazioni. E fra queste cita il suo evidente rifiuto di rispondere ai Dubia dei cardinali.
    Fra l’altro dalla recente intervista del cardinale Burke sappiamo che fino ad ora, da diversi mesi, il Pontefice non ha risposto alla sua richiesta di un’udienza. Un comportamento che non testimonia certamente né umiltà né spirito di dialogo.
    Matussek ricorda ai suoi lettori non cattolici che dopo il Concilio Vaticano II la messa tradizionale è stata “distrutta; Gli altari sono stati fatti a pezzi, e brutali blocchi per il sacrificio sono stati messi al posto degli altari”. Matussek continua: “Gli allora distruttori di barricate, tutti ora nei loro anni ottanta e anche oltre, si aggrappano alla loro giovanile follia di modernizzazione e di adattamento allo Spirito del Tempo”.
    Matussek chiede al Pontefice che cominci a lavorare verso un recupero della Tradizione, piuttosto che chiedersi se “Io potrei passare alla storia come il Papa che ha diviso la Chiesa”, come scriveva Der Spiegel nel dicembre 2016.
    Negli Stati Uniti invece padre Raymond J. de Souza, un noto commentatore di argomenti teologici e religiosi, tratta della grazia santificante e della grazia efficace, e ricorda che per ricevere l’Eucarestia una persona deve essere in stato di grazia, e che se qualcuno coscientemente e liberamente si accosta alla comunione quando non è in stato di grazia, “commette un ulteriore peccato grave”. La grazia santificante può essere persa, o resa “morta” da un peccato grave e mortale.
    L’Amoris Laetitia, dice il commentatore si sforza di sostenere che persone ancora in un legame valido sacramentalmente, che vivono in uno stato di relazione sessuale adulterina, non sono in peccato mortale “anche se sanno che l’insegnamento di Gesù è chiaro e senza ambiguità e che tale unione è adulterina”.
    “Questo passaggio (la nota del capitolo VIII, N.D.R.) è difficile da conciliare con il Catechismo, e con l’Enciclica di San Giovanni Paolo II sulla vita morale, Veritatis Splendor. Può un peccato grave (o un’unione adulterina) essere pienamente conosciuto e liberamente scelto senza la perdita della grazia santificante?”. Che è il requisito per accedere all’Eucarestia.
    Cardinali e esperti in ordine sparso. Con offese

    Il vero problema della Chiesa è Bergoglio
    di Antonio Socci
    Il convegno del 22 aprile scorso, a Roma sul tema “Fare chiarezza sull’Amoris laetitia” una delle relazioni è stata tenuta dalla professoressa Anna M. Silvas (Australia) Senior Research Fellow of the Australian Academy of the Humanities Univerity of New England (Australia). La professoressa australiana ha riletto l’Amoris laetitia in modo approfondito, mostrando che la deviazione dalla dottrina cattolica non è affatto dovuta – come molti dicono – “a cattiva interpretazione del testo”. I problemi sono nel testo di papa Bergoglio. Anzi, ancor più: il problema è Bergoglio stesso.
    Il testo intero del suo intervento
    Chiesa e post concilio: ?Fare chiarezza?. I dubia e l?urgenza di verità. Intervento di Anna Silvas
    E qui sotto riporto la parte più chiara e drammatica dell’intervento della professoressa Silvas, quando si è rivolta ai cardinali presenti.
    * * * *
    Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II ci sembrava che le cose fossero tornate in qualche modo ‘a posto’ per un certo tempo, per lo meno in alcuni ambiti, specialmente vista la sua intensa spiegazione del mistero nuziale della nostra prima creazione in supporto dell’Humanae Vitae.
    Questa situazione è continuata sotto Benedetto XVI, con qualche tentativo di porre riparo alla decadenza liturgica e alla ‘feccia’ morale degli abusi sessuali ad opera dei sacerdoti. Avevamo sperato che perlomeno si stessero ponendo dei rimedi.
    Ora, nei pochi anni del pontificato di Papa Francesco, lo spirito ammuffito e stantio degli anni Settanta è risorto, portando con sé sette altri demoni. E qualora al principio lo dubitassimo, lo scorso anno l’Amoris Laetitia e i suoi postumi hanno reso perfettamente chiaro che questa è la nostra crisi. Il fatto che quello spirito estraneo sembri aver alla fine ingoiato il Soglio di Pietro, trascinando coorti sempre più estese di una compiacente gerarchia ecclesiastica all’interno della sua rete, è l’aspetto più inquietante e veramente scioccante per molti di noi fedeli cattolici laici.
    Osservo un gran numero di alti prelati, vescovi e teologi e non riesco a riscontrare in loro, ve lo giuro, la benché minima presenza del sensus fidelium: e questi sarebbero i latori dell’officio dell’insegnamento della Chiesa? Chi rischierebbe la propria anima immortale affidandosi al loro giudizio morale nella Confessione?
    (…)
    Papa Francesco non ha assolutamente intenzione di giocare seguendo le ‘regole’ di nessuno – men che meno le ‘regole’ vostre o le mie o di chicchessia sul papato. Sapete bene cosa ne pensa delle ‘regole’. Ce lo ripete costantemente. È uno degli spropositi più leggeri all’interno della sua ben nota riserva di insulti.
    Quando sento parlare quanti ci fanno la lezioncina sostenendo che Papa Francesco è la voce dello Spirito Santo nella Chiesa di oggi, non so se ridere dell’ingenuità di questa affermazione o se piangere per i danni che vengono fatti alle anime immortali.
    Direi che Francesco è veramente l’agente di uno spirito, ma del Geist hegeliano della ‘modernità’ che tanto sta operando all’interno della Chiesa. Si tratta, come ho detto prima, di uno spirito ammuffito e stantio, di un vecchio spirito che non ha vita in sé, di una forza privativa che sa solo nutrirsi in modo parassitico di quanto già esiste.
    (…)
    La proposta del Cardinale Burke di pubblicare una correzione fraterna al papa rimane ancora in piedi? Ne abbiamo sentito parlare lo scorso mese di novembre, e ha sicuramente sollevato i nostri spiriti angustiati. Ma siamo già a fine aprile, e non è successo niente. Non posso fare a meno di pensare alla frase di Shakespeare: Una marea muove le vicende umane…e mi chiedo se la marea è venuta e se n’è già andata e se noi fedeli laici siamo rimasti di nuovo abbandonati sulla spiaggia.
    Eppure il Cardinal Burke ha recentemente affermato: “Fino a quando non sarà data una risposta a queste domande, una confusione assai pericolosa continuerà a spargersi nella chiesa, e una delle questioni fondamentali è quella che ha a che vedere con la verità secondo la quale vi sono degli atti che sono sempre e in ogni momento sbagliati, che chiamiamo atti intrinsecamente cattivi, e così noi cardinali continueremo a insistere per avere una risposta a queste domande oneste”.
    Beh, cari cardinali, lo spero. Lo spero proprio. Noi fedeli vi supplichiamo: smettetela di calcolare gli esiti prudenti. La vera prudenza dovrebbe suggerirvi quando è ormai tempo di dare una testimonianza coraggiosa, altrimenti detta martirio.
    Papa Francesco non presterà mai ascolto a nessuna correzione fraterna. E sapete una cosa? Non sarebbe nemmeno un successo se pubblicasse davvero delle dichiarazioni su queste linee. Lasciate passare solo 24 ore e possiamo scommettere sul fatto che pronuncerà altre affermazioni che mineranno sottilmente o contraddiranno apertamente quanto ha detto il giorno prima.
    Se arrivati a questo punto ancora non abbiamo imparato qual è il suo modo di procedere, siamo davvero le pecore più stupide – o i pastori, secondo i casi.
    Vi chiedo perdono se mi azzardo a dire questo, ma prendiamone atto, in questo momento il papato non sta funzionando nella Chiesa. Pietro è divenuto di nuovo uno skandalon, la “roccia” è diventata una pietra d’inciampo (cfr. Mt 16, 16-24).
    CONVEGNO DEL 22 APRILE A ROMA. ANNA SILVAS: IL PROBLEMA DELLA CHIESA, OGGI, E? BERGOGLIO STESSO. IN LUI NON PARLA LO SPIRITO SANTO, MA UNO SPIRITO DI MENZOGNA - Lo StranieroLo Straniero

    Papolatria
    L'idolatria: profanano la Messa dando culto alla statua di Bergoglio
    Nella Cattedrale di San Pedro de Alcántara, nella città di Petropolis in Brasile, il Santo Sacrificio della Messa è stato spiazzato dal culto alla statua di Bergoglio, privandola così del culto che appartiene solo a Dio. Questo è un atto di idolatria.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...apolatria.html


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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    "Attenti cattolici, così fate la fine di noi protestanti"
    di Marco Tosatti
    I quattro anni di regno del Pontefice hanno dato occasione, in Germania, a diversi commenti e prese di posizione. Fra gli altri, si sono espressi un giornalista cattolico, Matthias Matussek, e un suo collega, che cattolico non è, Jan Fleischhauer, che lavora per il noto settimanale Der Spiegel. Ci interessa particolarmente Fleischhauer, proprio perché la sua è una visione non è “interna” alla Chiesa, e di conseguenza le sue opinioni non possono essere ascritte a una qualche forma di appartenenza pro o contro Bergoglio.
    Il 17 aprile scorso Fleischhauer ha pubblicato su Der Spiegel un commento, intitolato: “Auto-secolarizzazione: il Papa Sponti”. (“Selbstsäkularisierung: Der Sponti-Papst”) Dove Sponti sta per spontaneamente di sinistra.
    Il sottotitolo dell’articolo è di per sé eloquente: “Fra chi osserva la Chiesa, papa Francesco è molto apprezzato per il suo compiacere lo spirito del tempo. Sfortunatamente, egli quindi ripete gli errori che la Chiesa evangelica ha già commesso”. L’autore dell’articolo è stato per molti anni un membro della Chiesa Evangelica tedesca, soprattutto per ragioni politiche; in seguito se ne è allontanato, non professa nessuna fede “istituzionale”.
    A dispetto della sua distanza dalla fede, Fleischhauer affrma che “La sola Chiesa che si può prendere sul serio è la Chiesa cattolica. So che questa sentenza sembra troppo categorica per molti lettori, e mi spiace anche che mi tocchi scrivere questa frase, in tutti gli anni, proprio nell’anno di Lutero”.
    Non dimentichiamo che il giornalista è stato testimone degli adattamenti allo spirito del tempo compiuto dalla Chiesa Evangelica. Il che aiuta a capire meglio, quando scrive che “tutto ciò che i critici lamentano nei confronti della Chiesa cattolica – la devozione mariana, il culto dei santi, il sacerdozio, la liturgia – è ciò che ai miei occhi parla a favore del cattolicesimo. Oltre, naturalmente, alla lunghezza del tempo: un’istituzione vecchia di 2000 anni deve essere presa più seriamente di una, diciamo, che ne ha solo 500. Chi era prima là come Chiesa ha, quando si tratta delle questioni ultime, la prima posizione. Tuto ciò che viene dopo è, in una certa misura, eresia”.
    Fleischhauer accusa le radici del protestantesimo di essere troppo sottili. “Dal momento che le radici spirituali del Protestantesimo sono sottili, c’è ben poco che ti trattiene, se cambi la tua visione del mondo. Una Chiesa in neanche più l’esistenza del Paradiso e dell’Inferno appare vincolante diventa una causa persa, per chi potrebbe essere tenuto nella Chiesa solo con l’aiuto della fede”. Proprio partendo da questa constatazione il giornalista offre il suo consiglio al Pontefice. “Se non mi sbaglio, la Chiesa Cattolica sta ripetendo proprio ora l’errore dei Protestanti. Al suo vertice c’è un uomo che mostra uno strano disprezzo per ogni cosa che sia diventata gradualmente e si sia radicata come tradizionale, e che ama sorprendere la gente di chiesa con scherzi e sciocchezze buttate là”.
    Fleischhauer, con una competenza sorprendente per un non cattolico, indica in tutta una serie di deviazioni e cattive interpretazioni post-conciliari la radice dei problemi attuali, e anche di alcuni gesti del Pontefice. Fa una predizione, e cioè che se la Chiesa cattolica continua su questa strada, farà la fine delle confessioni protestanti istituzionali. “Se la Chiesa dissolve ciò che la differenzia dalle altre offerte secolari che affermano di dare un senso alla vita, allora perché ci sarebbe ancora bisogno di una Chiesa?”. Fleischahuer vede la crescita dell’islam proprio in questo senso: riempie un vuoto e sembra “rispondere ai bisogni spirituali meglio del suo competitore cristiano”.
    "Attenti cattolici, così fate la fine di noi protestanti"

    Aldo Maria Valli sulla liturgia: troppo animata e intesa come aggregazione sociale e non più come culto a Dio. Urge la rinascita delsacro
    Aldo Maria Valli a tutto spiano! Standing ovation! Magnifico! E non esagero.
    Leggete e non ditemi se non condividete anche voi. La cosa eccezionale non è quello che dice, ma chi lo dice: un vaticanista rai del TG1.
    Da qualche mese a questa parte, gli scritti di Valli sembrano sempre più condivisibili! Pur restando ogni volta sorpresi per questa sua esposizione critica verso molti aspetti della Chiesa (ora tratta anche di quello liturgico, e della "troppa" animazione delle celebrazioni), e domandandoci perchè e soprattutto fino a quando resisterà, pur con prudenza non possiamo che pubblicare le sue parole. Maggiormente se tratta di un argomento a noi caro, come quello della sacra liturgia, e ancor più se di critica verso le "animazioni" da parte dei fedeli durante le SS. Messe.
    Valli fa, dal suo punto di vista, una critica ad uno dei cavalli di battaglia dei "modernisti" creativi: la actuosa participatio dei fedeli. Egli denuncia la crisi della liturgia, percepisce che essa non è più intesa come culto a Dio, ma aggregazione sociale, critica questo modo "orizzontale" di intendere le celebrazioni e auspica la urgente necessità di una rinascita del sacro.
    Certo, sarebbe fenomenale se una volta queste cose passassero anche in onda al TG1 in un servizio del vaticanista Valli. E noi facciamo un appello a Valli proprio in tal senso: perchè piano piano inizi a inserire anche nei suoi servizi in Rai queste sue ottime riflessioni.
    Roberto
    "Animare" la liturgia? No grazie, meglio servirla.
    di Aldo Maria Valli
    Entro in libreria e vedo numerosi «sussidi per l’animazione liturgica». Di fronte a questi testi resto sempre un po’ perplesso. Che cosa mai ci sarà da animare nella liturgia? Se devo essere sincero, le nostre liturgie a me sembrano già fin troppo animate, nel senso che ci vedo molta umana fantasia e poco raccoglimento, una certa confusione e poca adorazione.
    Il chiacchiericcio che c’è in chiesa, prima dell’inizio della celebrazione, è rivelatore. Possibile che le persone non riescano a stare in silenzio nemmeno qui? Possibile che non si riesca più a distinguere tra uno spazio e un tempo ordinari e uno spazio e un tempo sacri? Più che sussidi per l’animazione liturgica pubblicherei sussidi per insegnare il silenzio.
    Secondo un mio carissimo amico, l’idea che la liturgia debba essere «animata» nasce dal fatto che ormai anche molti cattolici ignorano che cosa sia la liturgia cattolica. Non la vivono più come il luogo, il contesto, nel quale avvicinarsi a Dio attraverso il suo Figlio, il luogo nel quale toccare Cristo mediante i sacramenti, ma come una semplice aggregazione sociale. Di qui l’enfasi posta sull’animazione. Se al centro c’è la comunità, come se la liturgia fosse funzionale all’incontrarsi della comunità stessa, allora diventa importante l’animazione. Come nelle feste dei bambini, dove ormai è d’obbligo la presenza dell’animatore.
    Noi, mi dice l’amico, magari parliamo ancora di «comunione», ma la pensiamo come semplice aggregazione sociale, alla quale tutto è finalizzato: perfino la santa messa diventa l’occasione per aggregare socialmente.
    Questo modo di vedere la liturgia ha una conseguenza importante: poiché non è più culto, ovvero, letteralmente, coltivazione del rapporto con Dio, ma è semplicemente aggregazione, l’obiettivo numero uno diventa non escludere nessuno. Nel momento in cui la protagonista diventa l’assemblea, il fine diventa l’assemblea stessa. Dunque, più ampia è l’assemblea meglio è. Di qui l’idea che alla liturgia possano partecipare tutti, indipendentemente dal proprio stato spirituale e dalla propria fede.
    In questa visione, dominata dall’idea che la liturgia sia aggregazione e che la protagonista sia l’assemblea, il male non sta nell’incapacità di rendere gloria a Dio, ma nell’escludere qualcuno. Quindi porte aperte.
    Ma così si dimentica che la liturgia cattolica non è un semplice ritrovarsi, in senso generico. È comunione nello Spirito Santo, comunione di battezzati. Si dimentica che all’eucaristia si arriva provenendo dal battesimo.
    Dice il mio amico, che è un teologo esperto: il pensiero comune sostiene che siamo tutti figli di Dio e che dunque nessuno può essere escluso dalla liturgia. Ma non tutti siamo battezzati, e la liturgia cattolica è per i battezzati, per coloro che sono in comunione nello Spirito Santo. Dire che siamo tutti figli di Dio, lasciando intendere così che siamo tutti uguali, significa negare il battesimo. Se per entrare in chiesa e partecipare alla liturgia basta essere figli di Dio, che bisogno c’è del battesimo? E se non c’è bisogno del battesimo, perché non ammettere tutti all’eucaristia, anche i non cattolici?
    Secondo il mio amico teologo, nel momento in cui la liturgia perde la sua connotazione divina, e diventa solo un fatto sociale, anche la comunità cristiana perde la fede nel Dio incarnato. Abbiamo, al suo posto, una generica fede in un Dio universale. Abbiamo un deismo vago. Che piace tanto al mondo ma non è cattolico. Da questo punto di vista, la crisi della fede ha un suo presupposto, forse il più rilevante, proprio nella crisi della liturgia.
    La liturgia ha senso nella misura in cui il cielo scende sulla terra, il divino entra nell’umano. Se questa dimensione divina è trascurata o, peggio, è negata, abbiamo una falsificazione della liturgia. Formalmente può sembrare ancora cattolica, ma sostanzialmente è falsa. Non trasmette più la fede nell’uomo Gesù Cristo che è venuto nel mondo, ma celebra l’uomo.
    Il rimedio? Far rinascere il senso del sacro nei cuori.
    Stando al mio amico, molti fedeli, qua e là, se ne sono resi conto e stanno correndo ai ripari, così che la liturgia torni a essere azione per rendere gloria a Dio, in uno spazio e in un tempo sacri, e non sia esibizione sociale. In un’epoca come la nostra, segnata da grande confusione, occorre tornare ai fondamentali: riconoscere il sacro, distinguendolo dall’ordinario; riconoscere che la liturgia è lo spazio e il tempo nei quali Dio, e non l’uomo, ha i suoi diritti. E insegnarlo ai battezzati, fin da bambini.
    Più che di animazione c’è bisogno di stupore davanti al mistero del sacro. La liturgia non va animata. Semmai va servita.
    MiL - Messainlatino.it: Aldo Maria Valli sulla liturgia: troppo animata e intesa comeaggregazione sociale e non più come culto a Dio. Urge la rinascita delsacro

    “FUORI MODA” – la posta di Alessandro Gnocchi
    E’ pervenuta in redazione:
    Caro Gnocchi,
    ho letto le attenzioni che il Papa ora riserva a don Milani, il “priore di Barbiana”, che ci viene presentato come un vero modello di sacerdote, tutto dedito alla Chiesa e ai giovani. Lasciamo stare la dedizione ai giovani, compresa l’omosessualità di cui il Milani era sospettato. Ma comunque questo prete è stato un pessimo esempio, con libri censurati dall’allora sant’Uffizio. Fu rimosso dalla sua parrocchia e mandato a Barbiana dal cardinale Dalla Costa e don Milani era così “obbediente” che il cardinale dovette addirittura minacciarlo di far intervenire la forza pubblica perché lasciasse la parrocchia. Un giudizio molto pesante lo diede su di lui anche Giovanni XXIII, che quando era ancora Patriarca di Venezia, dopo aver letto il libro di Milani “Esperienze pastorali” lo definì come “un pazzerello scappato dal manicomio”. E potremmo dirne altre sui suoi metodi educativi nella tanto osannata scuola di Barbiana. Ma se l’albero si giudica dai frutti, allora bisogna anche ricordare che personaggi come il Rodolfo Fiesoli, l’orco del Forteto, condannato per violenze sessuali su minori, era uno dei seguaci di don Milani e con lui altri personaggi di quell’inferno che era il Forteto.
    Insomma, cosa possiamo dire su un Papa che su un personaggio così non ha almeno l’intelligenza di star zitto? Ma mi viene subito un paragone davvero sconcertante: adesso si beatifica Don Milani, ma intanto il processo di beatificazione di Pio XII è ibernato. Non se ne parla neanche più. A parte le vergognose diffamazioni sulla faccenda degli ebrei (e sappiamo quanti furono salvati proprio da Pio XII ai tempi del nazismo), questo è stato un vero grande testimone della fede cattolica. Forse nella “chiesa” di oggi è questa la sua colpa? Quando si riavvierà il processo di beatificazione per Pio XII? E chi lo sa? Ma intanto si esalta un don Milani. Stiamo grattando il fondo o dovremo vederne ancora delle altre?
    Mi scusi, sono stato lungo, ma non potevo non dire queste cose. In questo caos in cui viviamo lei è un uomo libero e lo dimostra, uno dei pochi con cui si può parlare.
    Buon lavoro, con tanta stima.
    Donato Lorini
    Caro Donato,
    oltre che di una neofede, di una neoliturgia, di una neomorale, la neochiesa a bisogno anche di una neosantità e dei neosanti. Naturalmente, alla gloria dei neoltari, si passa direttamente attraverso la neocanonizzazione proclamata dal neopapa nelle modalità che più gli aggradano. Nel caso specifico, Bergoglio ha provveduto per videomessaggio, come amava fare il Berlusconi dei tempi d’oro.
    Don Milani, figlio di madre ebrea, cresciuto nell’agnosticismo e convertito in età adulta pare fatto apposta per un’operazione simile. E quell’ambiguo rapporto con i “suoi ragazzi”, che lui esprimeva con linguaggio e concetti tutt’altro che equivoci, ne fa addirittura un neosanto con la doppia aureola. L’uomo che ha contribuito a devastare il sistema scolastico italiano demolendo i concetti di insegnamento e di autorità, con quel suo sguardo tutt’altro che limpido sui giovinetti di Barbiana, è il testimonial perfetto della scuola del gender e dell’omosessualismo.
    Lei caro Donato, si stupisce che, a fronte dell’esaltazione di don Milani e del donmilanismo, venga oscurata e obliata anche la sola possibilità di beatificare un pontefice come Pio XII. Ma la neochiesa non può permettersi di porre sui suoi neoaltari un santo della vecchia religione. Salvo il caso di abbinarlo a un neosanto che ne imponga una lettura e una recezione orientate alla nuova fede. Capitò a Pio IX, beatificato con Giovanni XXIII, che poi lo ha lasciato al palo per la canonizzazione.
    Certo, nel caso di Pio XII l’operazione sarebbe difficile persino per Bergoglio, visto che bisognerebbe maneggiare la leggenda nera su un Pontefice accreditato definitivamente come “il Papa di Hitler” il “Papa connivente con l’Olocausto”. E, si sa, in questi tempi non esiste nulla di tanto definitivo e indiscutibile come una maledizione lanciata sulla Chiesa cattolica in nome dell’ebraismo. Perciò, con sfumature e argomenti diversi, si arriva sempre lì: al silenzio del “Vicario” sulla tragedia del popolo ebraico durante il nazismo.
    Ma paradossalmente, se riguardasse solo i rapporti tra cattolicesimo ed ebraismo la questione sarebbe persino risolvibile: a rigore e alla lunga, la logica dovrebbe rendere evidente l’incongruenza di una religione che si occupa degli affari interni a un’altra. Il fatto che siano gli ebrei a stabilire quali debbano essere i santi cattolici, prima o poi dovrebbe risultare come un comico malinteso.
    Il film sulla leggenda nera di Pio XII, invece, continuerà ad andare in onda in replica perché è frutto di un’antica partita tutta interna al mondo cattolico. Lo ha spiegato chiaramente il rabbino americano David G. Dalin in appendice al volume di Burkhart Schneider, Pio XII. “Quasi nessuno degli ultimi libri su Pio XII e sull’Olocausto” spiega Dalin “parla in realtà di Pio XII e dell’Olocausto. Il vero tema di questi libri risulta essere una discussione interna al cattolicesimo circa il senso della Chiesa oggi, dove l’Olocausto diviene semplicemente il bastone più grosso di cui i cattolici progressisti possono disporre come arma contro i tradizionalisti”.
    Caro Donato, l’avversione a Pio XII nasce nel mondo cattolico molto prima che in certi ambienti dell’ebraismo. Sino al 20 febbraio 1963, quando il protestante Rolf Hochhuth, mise in scena a teatro “Il Vicario”, un lavoro che denigrava l’opera e la persona di Pio XII, le maggiori personalità del mondo ebraico avevano lodato pubblicamente il Pontefice per la sua azione in favore degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. La campagna sul Pio XII antisemita cominciò decisamente in ritardo sull’aggressione messa in atto dentro la Chiesa molto prima, con particolare virulenza in Italia, dove si annida il cattolicesimo più clericale del pianeta sotto forma di bigottismo cattoprogressista.
    Qualche anno fa, Piero Scoppola, uno dei rappresentativi esponenti del clericalismo cattoprogressista, sul “Regno” pubblicò una celebrazione della politica di apertura a sinistra praticata da Alcide De Gasperi contro il volere di Pio XII. Affare che risale al 1952, quando il leader democristiano, che molti continuano a scambiare erroneamente per un fervente anticomunista, rifiutò l’intesa con missini e monarchici sollecitata dalla Santa Sede. L’anfibia e ambigua visione degasperiana, ispirata al progressismo di Jacques Maritain ed Emmanuel Mounier, rappresentava la perfetta strategia cattocomunista il cui strumento poteva essere solo un partito a due teste come la Democrazia cristiana: una bigotta che strizzava l’occhio al perbenismo e l’altra eterodossa, in perenne rivolta contro l’autorità romana.
    La cattiva politica, caro Donato, è sempre frutto della cattiva teologia. E la cattiva politica, di rimando, cerca sempre di influire sulla teologia: è lo strumento attraverso il quale i teologi e gli intellettuali cercano di modificare la realtà della Chiesa. La solita, banale e tuttavia pericolosa storia del progressismo cattolico di ogni epoca, dai fraticelli medievali ai giorni nostri.
    Si capisce dunque che l’aggressione a Pio XII non poteva soffermarsi al piano politico, ma, per sua natura, doveva salire a quello teologico. Tanto più che il cattoprogressismo di stampo maritainiano, come dire tutto quello italiano da Giuseppe Dossetti a Rosy Bindi, aveva più di un conto in sospeso con Pio XII. Nel 1950, da Pontefice, Pacelli con l’enciclica Humani generis aveva messo in guardia il gregge cattolico dalle teorie eterodosse di teologi come Rahner, Teilhard de Chardin, de Lubac. Ma, prima ancora, da cardinale aveva individuato nel pensiero di Maritain la chiave della deriva a sinistra del pensiero cattolico e ne aveva previsto l’esito prima cattocomunista e poi nichilista. L’idea di uno Spirito Santo “trasgressivo e rivoluzionario” non poteva garbare a Paio XII. Prova ne fu che, nel 1956, ispirò il celebre articolo con cui padre Messineo, sulla “Civiltà cattolica”, stroncava il pensiero maritainiano come appendice dell’hegelismo.
    La difesa dei novatori, in perfetto stile rivoluzionario, partì dalla calunnia per cercare di erigere un castello teologico. Ci provò Mounier accreditando come reazione agli errori del cardinale Pacelli le atrocità commesse dai rivoluzionari spagnoli contro i cattolici. Dal canto suo, Maritain diceva di avere “una certa paura del cardinale Pacelli, di cui varie persone simpatizzanti dell’Action française, mi hanno decantato la santità tornando da Roma”. Una volta Pontefice, Pio XII divenne l’emblema della Chiesa costantiniana da abbattere per far luogo alla Nuova Chiesa dello Spirito. Tanto che Giuseppe Alberigo, uno dei padri storici del cattoprogressismo alla bolognese, raccontò a “Repubblica” che nel 1953, su istigazione di “un padre benedettino pio e assai famoso”, pregò perché il Papa morisse presto in quanto era “un peso per la Chiesa”. Il Papa, naturalmente, era Pio XII.
    Per quanto grottesca, questa specie di macumba per invocare la morte di Papa Pio XII mostra di che pasta sono fatte le aggressione del pensiero progressista agli avversari, chiunque essi siano. Ma soprattutto mostrano quale sia il triste destino degli adepti a questa neoreligione, scissi tra la caccia spasmodica al male assoluto e il compromesso con il male necessario. Per questo gli attacchi a Pio XII non cesseranno tanto in fretta e troveranno eco e linfa ancora a lungo dentro al mondo cattolico.
    Per la neochiesa, caro Donato, è molto più funzionale don Milani.
    https://www.riscossacristiana.it/fuori-moda020517/

    Papa Bergoglio, perché evita di parlare di Gesù ai giovani?
    Antonio Socci
    Caro Padre Bergoglio (come a lei piace essere chiamato),
    ogni giorno cerco ansiosamente – fra i suoi numerosi interventi – qualcosa di bello, chiaro, non ambiguo, non parziale, che possa essere valorizzato e rilanciato. E pressoché ogni giorno resto deluso.
    Ho appena sentito il suo video mensile per la Rete mondiale di preghiera. E’ dedicato ai giovani. Mai, dico mai, neppure di sfuggita lei nomina Gesù. Mai, neppure per sbaglio, neppure come esempio di grande uomo.
    Anzi, lei invita i giovani a “MOBILITARSI PER LE GRANDI CAUSE DEL MONDO”. Ma un Papa non dovrebbe chiamare i giovani a impegnarsi piuttosto per LA GRANDE CAUSA DI DIO e per la SALVEZZA DELLE ANIME, per LA SALVEZZA DELL’UMANITA’ ?
    Non dovrebbe indicare in Cristo la “perla preziosa” da cercare e abbracciare per far fiorire la propria vita?
    Non è forse la salvezza delle anime, la legge suprema della Chiesa? Gesù ha detto: che vale all’uomo conquistare il mondo intero se poi perde la sua anima? (Lc 9,25). Dunque non è per incontrare e conoscere Lui – nostra salvezza – che siamo nati? Non è Lui il senso della vita?
    In questi anni di grande apostasia, quando sembra che il seme della fede cristiana venga spazzato via, su tutta la terra, si può assistere inerti, senza chiamare i giovani a seguire Cristo e a dare coraggiosamente testimonianza a Lui?
    A Lui, non alle cause del mondo. Infatti non era proprio Gesù a contrapporre Se stesso (la salvezza) al Mondo?
    Gesù ha detto: “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; IO HO VINTO IL MONDO!” (Gv 16,33). Lei invece invita i giovani a “mobilitarsi per le grandi cause del mondo”.
    Ecco le parole che lei, papa Bergoglio, ha rivolto ai giovani:
    “So che voi, giovani, non volete vivere nell’illusione di una libertà che si lascia trascinare dalle mode del momento, che puntano in alto. E così o mi sbaglio? Non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi giovani siete quelli che hanno il futuro! Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore . È una sfida, si è una sfida. L’accettate? Pregate con me per i giovani, perché sappiano rispondere con generosità alla propria vocazione, mobilitandosi per le grandi cause del mondo“.
    Lei mette in fila una quantità di banalità “politically correct” che fanno cascare le braccia. Retorica giovanilistica senza contenuto, se non quello – appunto – del mondo. Perché lei non annuncia Gesù Cristo e la salvezza.
    Che abisso c’è fra le sue parole e quelle che il grande Giovanni Paolo II disse a due milioni di giovani venuti a Tor Vergata per il Giubileo del 2000:
    “In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna”.
    LA SELEZIONE CATTOLICA ? Non sempre siamo d?accordo con i toni di Antonio Socci, ma questa volta pone una questione importante su cui non si può tacere? ? Il Cammino dei Tre Sentieri

    Habemus tre Papi, o forse anche cinque...
    Così viene commentato su Facebook quanto il gesuita Padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, "portavoce" non ufficiale di Papa Francesco, ha postato su Twitter:
    «Ѐ ufficiale: i papi sono tre:
    Papa Ratzinger, Papa Bergoglio e Papa Tawadros.
    Forse anche quattro, se contiamo il Patriarca Bartolomeo. Ma forse è più corretto dire cinque, perché non può mancare Kirill, che potrebbe essere il papa dell'ortodossia assieme a Bartolomeo.
    Quindi il vescovo di Roma è uno dei tanti papi sulla piazza».
    L'ufficialità pragmatica ci consegna una nuova picconata al Primato petrino. E noi abbiamo da offrire l'ennesima sofferenza, che è di tutto il corpo mistico di Cristo, in attesa del ripareggiamento della verità.
    Chiesa e post concilio: Habemus tre Papi, o forse anche cinque...



    EFFETTO BERGOGLIO: FEDELI IN FUGA DALLA MESSA, PRESENZA AI MINIMI STORICI
    Se nel 2007 un italiano su tre (esattamente il 33,43 per cento) dichiarava di frequentare luoghi di culto almeno una volta alla settimana, oggi la percentuale è scesa al 27,5%, minimo storico degli ultimi dieci anni. E’ la dimostrazione che Bergoglio è ‘popolare’ solo tra i non cristiani e sta allontanando i fedeli.
    La presenza nei luoghi di culto cattolici, causa Bergoglio, è scesa al suo minimo. Entra in chiesa almeno una volta alla settimana poco più di una persona su quattro: negli anni del pontificato di Benedetto XVI la partecipazione si è sempre tenuta oltre il 30 per cento mentre è arretrata con Francesco.
    D’altro canto aumentano quelli che non mettono mai piede in chiesa, neppure la domenica: erano il 18,2% nel 2007 e sono il 22,7 oggi.
    Il gruppo che si è assottigliato di più è quello dei giovanissimi dai 18 ai 24 anni, che ha perso ben il 30% dei frequentanti, mentre la flessioni è più contenuta per i 25-29 enni (- 20%) e aumenta ancora (30%) tra gli adulti dai 55 ai 59 anni. Per gli italiani dai 40 ai 50 anni il calo è del – 10%, per gli over 50 del -12%.
    La Chiesa cattolica sta replicando quanto avvenuto in Inghilterra con gli anglicani: aprirsi ha un effetto entropico.
    Effetto Bergoglio: fedeli in fuga dalla Messa, presenza ai minimi storici ? GRAFICO | Vox


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    "Messa" luterana ispirata alla Saga Star Wars
    Nel quartiere "Mitte" di Berlino, la chiesa protestante luterana di Zion ha sorprendentemente celebrato la consueta messa della domenica in tema con la popolarissima saga cinematografica "fantasy" per creare un parallelismo con la lotta tra il bene e il male. I due pastori hanno impugnato delle spade laser, mentre tra i banchi numerosi fedeli indossavano gli abiti e le maschere degli eroi "galattici"

    https://gloria.tv/video/79hnpdXYv6MU1p9ZWzD2TydmZ

    “FUORI MODA” – la posta di Alessandro Gnocchi
    E’ pervenuta in redazione:
    Caro Alessandro Gnocchi,
    la scorsa domenica sono stato alla Cresima del figlio di cari amici di famiglia e ne sono uscito veramente avvilito. Quando dico uscito, intendo dire che a un certo punto me ne sono andato fuori a respirare un po’ di normalità. Canti da musical e da stadio, vere e proprie sceneggiate a ogni momento. Chissà dov’era lo Spirito Santo? Insomma, non la tengo molto lunga, che cosa possiamo fare?
    Grazie per l’attenzione
    Piergiuseppe Nava
    Caro Piergiuseppe,
    le posso rispondere in fretta dicendole come ce la caviamo in famiglia in caso di Cresime, Prime Comunioni (le maiuscole sono mie) e cerimonie varie. Ormai da parecchi anni, andiamo solo al rinfresco o al pranzo saltando a piedi uniti la seduta di analisi comunitaria guidata dal presbitero, dal vescovo o da un suo delegato. Per la Messa, ci regoliamo come tutte le feste che Dio manda in terra: si va a quella buona e la si offre per l’occasione.
    Devo dire che, le prime volte, parenti e amici ci sono rimasti un po’ male. In particolare, non riuscivano a capire la motivazione, che era la seguente: essendo noi cattolici non veniamo in chiesa perché non partecipiamo a riti di altre religioni. Poi, grazie anche al fatto che siamo stati sempre un pochino strani agli occhi del parentado e del circondario, la situazione si è fatta più distesa. Certo, con rosari, medaglie miracolose, scapolari, icone e crocifissi, siamo piuttosto giù di moda anche per i regali. Ma, d’altra parte, bisogna calcolare che, quanto ad iPhone, smartphone, smartbox, kit da fashion blogger, capi firmati e generi vari ci pensano gli altri invitati.
    Questo, diciamo, è tutto quanto riguarda la parte pratica. Quanto alla parte teorica, caro Piergiuseppe, me la cavo altrettanto in fretta con due brevi considerazioni che spiegano il suo disagio davanti a quello che potrebbe sembrare solo cattivo gusto e, invece, è vera e propria apostasia. E forse non è neppure apostasia perché, per apostatizzare dalla fede cattolica, bisogna averla prima praticata. Condizione che, in molti casi, mi pare di poter escludere.
    Prima considerazione. Alcuni amici fidati, certo anche loro un po’ strani con quella fissa per la religione cattolica, mi hanno riferito che durante l’omelia per la Cresima (la maiuscola è mia) il vescovo di una diocesi dell’Italia centrale ha spiegato ai ragazzi che si “stava facendo una finta perché lo Spirito Santo (le maiuscole sono mie) lo avevano già ricevuto nel Battesimo (la maiuscola è sempre mia)“. La legittima domanda che segue è se quel vescovo voleva veramente fare ciò che fa la Chiesa (la maiuscola è mia). Perché, in caso contrario, ci sarebbe da porre in serio dubbio la validità del sacramento. E, mi creda caro Piergiuseppe, avanzando solo un serio dubbio, sto volutamente di manica larga per evitare sconcerto tra quei bravi fedeli che pensano di essere cattolici e, invece, sono adepti del neocattolicesimo.
    Seconda considerazione. Non è un caso se la Cresima (la maiuscola è mia) viene ormai definita universalmente come “il sacramento dell’abbandono”. Pensi che ci sono persino presidenti di assemblea (ex parroci) e pastori odorosi di “Parfum de mouton Numero 5” (ex vescovi) che piangono calde lacrime su questo disastro. Ma come, si chiedono, questi ragazzi li abbiamo coccolati per tanti anni, non li abbiamo mai contrariati in nessun loro desiderio, li abbiamo accompagnati lungo qualsiasi strada volessero percorrere, abbiamo assecondato ogni loro voglia e adesso ci lasciano?
    Presidenti di assemblea e pastori odorosi di “Parfum de mouton Numero 5” non si rendono conto che, così come l’hanno trasformata, la cresima non è più neppure il “sacramento dell’abbandono”, ma il “sacramento della consegna dei giovani al mondo”. È il segno rituale con cui i ragazzi vengono dati in pasto al male e al demonio privi di ogni difesa perché, pastore odoroso di “Parfum do mouton numero 5 docet”, “oggi stiamo facendo una finta”.
    Per questo, caro Piergiuseppe, domenica 21 maggio, in occasione della Cresima di mia nipote, ci presenteremo per la cena, con il solito rosario, la solita medaglia miracolosa e il solito scapolare. È poco? Non lo so, ma parenti, amici e soprattutto i loro figli, se cercano qualcosa di solidamente fuori moda, sanno a quale campanello suonare.
    https://www.riscossacristiana.it/fuo...nocchi-110517/

    THE POLITICAL POPE. UN LIBRO ANALIZZA CRITICAMENTE IL PONTIFICATO DI BERGOGLIO.
    MARCO TOSATTI
    Ci sembra interessante rilanciare qualche brano dell’intervista che Maike Hickson, di OnePeterFive, ha fatto a George Neumayr, autore del libro “The Political Pope”, e il cui sottotitolo è: “Come papa Francesco sta deliziando la Sinistra liberal”. Il libro di Neumayr, che è uscito il 2 maggio scorso negli Stati Uniti, è un’analisi critica dei primi quattro anni del regno di papa Bergoglio. Non sappiamo se e quando uscirà in Italia; ma certamente è un contributo al dialogo sulla situazione della Chiesa far sentire una voce come quella di Neumayr.
    Vi riportiamo qualche frase della lunga intervista, consigliando chi vuole di leggere l’originale in inglese. Fra l’altro, sul sito di OnePeterFive Neumayr ha dato l’autorizzazione a rendere pubblico il primo capitolo della sua opera.
    “Dal primo momento in cui l’ho visto, ho saputo che saebbe stato una palla da demolizione modernista, e mi ha colpito dall’inizio come il tipico ‘gesuita progressista’…Ho capito che sarebbe stato un pontificato storicamente angosciante…mentre si sviluppava, è diventato sempre più chiaro che qualcuno doveva fare la cronaca di questo pontificato caotico”.
    Neumayr ha letto tutti i libri biografici esistenti su Jorge Bergoglio, ha parlato con preti, ha parlato con gesuiti, con attivisti cattolici, specialisti di diritto canonico e professori cattolici. La maggior parte di essi preferiva parlare sotto anonimato. Ha trattato del Bergoglio prima e dopo l’elezione al Soglio di Pietro. La conclusione?
    “La conclusione innegabile è che la Chiesa cattolica sta soffrendo sotto un cattivo papa, e che i cardinali devono affrontare questa crisi”.
    Secondo Neumayr, il Pontefice “è il prodotto di un sinistrismo politico e di un modernismo teologico. La sua mente è stata formata da tutte le eresie post-illuministe e dalle ideologie da Marx a Freud a Darwin. E’ la realizzazione della visione del card. Martini di una Chiesa modernista che si adatta alle eresie dell’Illuminismo. Su quasi tutti i fronti Francesco è un seguace della scuola modernista.”.
    “Questo pontificato è un esempio flagrante di clericalismo fuori controllo. Papa Francesco usa il pulpito del papato non per presentare gli insegnamenti della Chiesa, ma, piuttosto, per promuovere la sua agenda politica personale”.
    “Molte delle sue dichiarazioni non sono in linea con gli insegnamenti della Chiesa, come documento nel libro”.
    Neumayr cita fra i maître a penser del Pontefice Esther Ballestrino de Careaga, una fervente comunista. E Paulo Freire, autore del libro “Pedagogia degli oppressi”; e ha riabilitato, afferma Neumayr i teologi della Liberazione.
    “Rende omaggio al relativismo morale e al socialismo, che sono al centro della sinistra globale. Non è un caso che le sue frasi simbolo siano ‘Chi sono io per giudicare’, e ‘ineguaglianza è alla radice di ogni male’”. E’ un cocco della sinistra globale perché promuove molti dei temi della loro agenda come l’attivismo per il climate change, i confini aperti e l’abolizione dell’ergastolo”.
    “Il Papa asseconda il volontarismo inerente ai liberal che prende la forma sia del relativismo morale che la forma di un socialismo del mostrarsi virtuosi…in altre parole, i liberals amano apparire buoni senza esserlo. E' un pontificato che unisce liberalismo politico e relativismo dottrinale e morale va d’accordo con la loro politica di auto indulgenza. Amano anche un tocco di spiritualismo non minaccioso nella loro politica, che un dilettante gesuita dall’America Latina fornisce”.
    Su “Amoris Laetitia” Neumayr è molto critico. “E’ uno dei documenti più scandalosi nella storia della Chiesa. Papa Francesco da' un’ovvia strizzatina d’occhio e un cenno del capo agli adulteri nella nota 329 del documento. Nel mio libro parlo dell’ambiguità intenzionale di quel documento…tipico di un gesuita”.
    Neumayr è critico per la debole risposta da parte dei prelati. E afferma che ci vorrebbe un’iniziativa: “La mia posizione è che i cardinali dovrebbero confrontare direttamente il Papa su questo tema e rendergli chiaro che la posizione eterodossa a cui aderisce è assolutamente inaccettabile. E poi, se manca di rispondere ai dubia, devono muoversi per una correzione formale”.
    Neumayr è nato nel 1972. Dice di sé di essere di quella generazione di cattolici che hanno “chiesto del pane e ricevuto delle pietre”. Spera che il suo libro “possa contribuire a un ritorno all’ortodossia e alla santità nella Chiesa, e penso che sia il dovere dei giornalisti di dire la verità senza paura o favoritismi”.
    THE POLITICAL POPE. UN LIBRO NEGLI USA ANALIZZA CRITICAMENTE IL PONTIFICATO DI BERGOGLIO. ? STILUM CURIAE

    La mossa delle parrocchie: veglie anti-omofobia in chiesa
    La Chiesa cattolica in prima linea nella lotta contro l’omofobia. In previsione della Giornata mondiale per la lotta contro l’omo-transfobia, il prossimo 17 maggio, decine di parrocchie in tutta Italia si preparano ad ospitare veglie e iniziative di vario genere per combattere le discriminazioni.
    Una linea sicuramente ispirata dalle numerose prese di posizione di Papa Francesco in merito. Il Pontefice più volte ha richiamato la necessità di “non giudicare” i gay e di “accompagnare” le persone che intraprendono il delicato itinerario di cambiamento di sesso. E la Chiesa italiana si adegua.
    A Milano la parrocchia di Santa Maria della Passione organizza veglia contemporaneamente al tempio valdese, mentre a Palermo i padri gesuiti e i padri comboniani si sono schierati al fianco della Chiesa evangelica luterana. A Pinerolo la comunità cristiana di base di don Franco Barbero organizzerà una manifestazione in piazza per un “salutare rinnovamento teologico nella Chiesa”. Altre iniziative sono in programma a Firenze, Reggio Emilia, Catania, Trieste e Bologna.
    La svolta rispetto agli anni passati è evidente: a Genova, dove fino a pochi anni fa la diocesi vietava l’utilizzo della chiesa della Sacra Famiglia per le iniziative, quest’anno la veglia sarà ospitata in una parrocchia ed è attesa la presenza del Vicario generale Nicolò Anselmi.
    I tempi della De pastorali personarum homosexualium cura dell’allora cardinale Joseph Ratzinger non sono mai stati così lontani: era il 1986 e l’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede definiva l’inclinazione omosessuale come “oggettivamente disordinata” dal punto di vista morale. Un’altra epoca storica.
    La mossa delle parrocchie: veglie anti-omofobia in chiesa « www.agerecontra.it

    L’epilogo della farsa tragica di Reggio Emilia
    Ne parlava due giorni fa il nostro Cristiano Lugli: il parroco dell’Unità Pastorale 5 di Reggio Emilia, don Paolo Cugini, organizza per domenica 14 una “veglia di preghiera” per le solite “vittime” di omofobia, transfobia, eccetera.
    La cosa non è piaciuta a tutti: ci informano che le linee telefoniche e mail della Curia reggiana sono state sottoposte a duro lavoro per le proteste di molti fedeli che evidentemente hanno ancora le nozioni elementari di Dottrina cattolica e si ricordano ancora che esiste il peccato, e in particolare quello mortale, ancor più grave se si tratta di uno dei peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.
    Hanno telefonato e scritto in molti alla Curia e questa come ha risposto? Mandando un vicario del vescovo a partecipare alla “veglia”.
    Più chiaro di così, si muore. Poi, non stiamo a fare i pignoli: ma come, il vescovo il giorno prima celebra la Madonna di Fatima e il giorno dopo manda un suo rappresentante a celebrare gli invertiti? Queste sono le delizie della neochiesa: c’è spazio per tutti e per tutto, tanto non si crede più in nulla. L’unico precetto universale è il “volemose bene”, che tra l’altro è anche assai comodo, togliendo la fatica di ammonire, insegnare, predicare, eccetera.
    Da parte nostra notiamo solo una cosa: sulla Gazzetta di Reggio è uscito un articolo nel quale, forse involontariamente, è stata fatta la fotografia perfetta di questo manicomio. Abbiamo evidenziato un passaggio, proprio all’inizio dell’articolo, in cui si dice: “… la Chiesa bergogliana della Misericordia”. Appunto: la “chiesa” bergogliana. Roba sua. Se la tenga. Continuiamo a restare cattolici, è l’unico modo per salvarsi. Se altri vogliono divertirsi con queste tragiche farse, tanto peggio per loro, ma teniamocene lontani e avvisiamo gli amici di fare altrettanto.
    https://www.riscossacristiana.it/lep...reggio-emilia/

    La Marcia Trionfale invertita della neochiesa
    di Paolo Deotto
    L’argomento merita solo poche parole, e per il resto rimando alla lettura dell’articolo pubblicato ieri su Repubblica, il più autorevole organo di informazione della neochiesa. L’articolo ci informa sulla “svolta della Chiesa” (la “C” maiuscola pare quanto mai impropria) in materia di omosessualità. Come si può leggere dall’autorevole organo di informazione, ciò che ieri il nostro Cristiano Lugli denunciava per Reggio Emilia si verifica in diverse città italiane, senza “interventi censori di vescovi e cardinali”.
    Spero solo che, di fronte a questa indecenza, non ci sia qualche anima bella che esprima “dubia” chiedendo al Ceo di Santa Marta dei chiarimenti. Almeno, suvvia, non prendiamoci in giro. Ormai si gioca a carte scoperte e l’intento demoniaco di questi signori che organizzano o che comunque lasciano fare, è fin troppo chiaro.
    Lasciamo perdere il fatto che tutti conoscono, ovvero che se ci sono individui non perseguitati, questi sono proprio i vari invertiti, lesbiche e torbida compagnia. E se almeno fossero un po’ perseguitati, se esistesse ancora quello che una volta si chiamava “biasimo sociale”, potrebbero essere indotti a riflettere un attimo sul fatto che, magari, chissà, c’è qualcosa di riprovevole nei loro comportamenti.
    Non sono perseguitati, smettiamo di raccontar balle; chi davvero lavora contro di loro è la neochiesa, che con perfidia, ripeto, perfidia, li “accoglie e accompagna” (dove li accompagna? Boh!), ossia non fa più nulla per la loro salvezza. Il peccato impuro contro natura è tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. La neochiesa, non ammonendoli sulla gravità del loro peccato, mielosa come l’omino della fiaba di Pinocchio, che conduce i bimbi discoli nel Paese dei Balocchi, li conduce alla perdizione, come conduce alla perdizione quei fedeli che, danno disgraziatamente ascolto alle nuove menzogne consolidate.
    Dobbiamo pregare in riparazione, anche perché molti di questi scempi vengono consumati in luoghi consacrati. Ma dobbiamo comunque tenerci alla larga da questa nuvola di zolfo che si fa sempre più soffocante, in cui ci invitano a entrare con la favola di una misericordia imbrogliona. Cosa c’è di “cattolico” in tutto ciò? Nulla.
    Esagero? Non credo.
    https://www.riscossacristiana.it/la-...-paolo-deotto/



    ATTI DI FORZA. GLI OLIGARCHI “SANNO DI AVERE POCO TEMPO”.
    Maurizio Blondet
    Macron farà “le riforme” che Berlino chiede, spiega Le Monde. Le farà nei primi cento giorni. E, applaudendo alla bravura: le farà “per decreto”, senza passare per le camere. In cui non ha maggioranza. I sindacati scenderanno in piazza? I sindacati protestano sempre per qualunque ragione,hanno già protestato il giorno dopo la trionfale elezione del candidato europeista. L’importante, è capire la strategia. Ad ogni richiesta di Parigi alla Germania di fare “più Europa”, ossia di emettere titoli di debito europei (mettere in comune i debiti pubblici) e soprattutto ridurre l’enorme attivo commerciale tedesco, Berlino ha risposto: prima fate le “riforme”, tagliate i vostri costi del lavoro, del sistema pubblico.
    “Penser Printemps”, era il suo slogan. “Pensate Primavera”.
    Ora Macron farà “le riforme”, e poi, vedrete, obbligherà la Germania a fare più Europa, a mettere in comune i debiti, obbligherà Berlino a fare dell’euro una vera moneta, con trasferimenti dalla Germania ai paesi miserabili del terzo mondo europeo. Vedete che rischi corre Macron, che coraggio mostra, per fare più Europa. Ridurrà i francesi alle austerità, che lo vogliano o no.
    Passiamo a Washington. Dicono Politico, McClatchy, insomma i siti del gossip del Colle: Comey, il capo dell’FBI, aveva chiesto al governo più mezzi, più fondi e più uomini da dedicare alle indagini sulla collusione di Trump con Putin. Esasperato, Donald ha licenziato Comey.
    Questa dell’interferenza di Mosca è una narrativa creata dai neocon (che vogliono la guerra con la Russia per il bene supremo di Sion) e di diversi democratici clintoniani, per “spiegare” come mai Hillary Clinton ha perso. Non c’è uno straccio di prova, come ha dovuto confermare la senatrice Dianne Feinstein alla CNN martedì, dopo una visita alla Cia. “Nessuna prova finora”. Sono sei mesi che Comey ha impegnato lo FBI e i suoi potenti mezzi nella ricerca delle prove; ed ora ha chiesto soldi alla sua vittima per poterla incriminare.
    Agente di Mosca.
    L’effetto del licenziamento non ha però fatto calare l’accusa a Trump di essere soggetto a Putin: anzi adesso i democratici pretendono che l’inchiesta venga accelerata, intensificata; anzi di più; che si nomini uno “special prosecutor”; un procuratore speciale – come quello che fu nominato per indagare Nixon sullo scandalo Watergate (stranamente, i democrats non ricordano mai l’altro special prosecutor, quello che perseguì l’impeachment di Bil Clinton per aver mentito sui suoi rapporti (carnali) con Monica Lewinsky. I media ovviamente appoggiano ululando la causa: la caccia a Trump spia russa è entrata in una fase nuova, più violenta e decisa.
    Le oligarchie hanno fretta
    E chiaro che a Parigi come a Washington, gli eventi hanno una cosa in comune: gli atti di forza. Le oligarchie forzano le procedure, calpestano le norme democratiche e le classi sociali, abbandonano persino la semplice razionalità, pur di ottenere quello che vogliono. “Sanno di avere poco tempo”. Con ciò, sfidano le loro vittime a rispondere con atti di forza e forzature, in una escalation ineluttabile che avvicina alla guerra civile, o semplicemente alla guerra. Ai neocon, agli oligarchi “europeisti”, non importa nulla. Hanno fretta.
    Una simile forzatura distruttiva sta avvenendo in Vaticano, sotto la guida di Bergoglio. Me l’hanno segnalata vari amici.
    Il cardinale Francesco Coccopalmerio, residente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, ha scritto un librettino adulatorio del Papa in difesa del “capitolo ottavo della Esortazione Amoris Laetitia”. E’ la solita questione della Comunione da dare ai divorziati risposati, come vuole Bergoglio; ma Coccopalmerio la applica ad altri Sacramenti.
    Proviamo a seguire il suo ragionamento, perfidamente lucido: nella Amoris Laetitia, El Papa e la sua Chiesa riconoscono che c’è del bene, “un seme di matrimonialità”, anche nelle unione “irregolari”, negli adulteri di qualche durata; ebbene, allora ciò vale anche per il Sacramento dell’Ordine. I preti e vescovi anglicani, per esempio, hanno “tracce di sacerdotalità”. “Abbiamo avuto, e abbiamo ancora, una rigida comprensione della validità e dell’invalidità: questo è valido, e ciò non è valido. Bisogna dire: questo è valido in un certo contesto e ciò è valido in un altro contesto”.
    Ora, per il cattolicesimo è essenziale sapere se il prete che celebra la Messa è “ordinato” in modo canonico, nella continuità con gli apostoli, perché da ciò dipende la validità dell’Eucarestia (degli altri sacramenti). Coccopalmerio dice che i preti anglicani possono celebrare Messe valide “in un certo contesto” E’ chiaro il motivo: inglobarsi nelle forme del protestantesimo, dichiararle tutte la stessa Chiesa.
    Anche un non-credente, spero, può capire le conseguenze di queste asserzioni. Anzitutto, Coccopalmerio contraddice la bolla di Leone XIII Apostolicae Curae (1896), la quale afferma che le ordinazioni degli anglicani sono “del tutto invalide e assolutamente nulle”. Va bene – la nuova Chiesa si arroga la pretesa di negare l’infallibilità dei Leone XIII – ma con ciò afferma invece l’infallibilità assoluta del suo papa preferito, Bergoglio.
    “Mezzi” sacramenti del nuovo Cristo
    Quindi Bergoglio è il nuovo Cristo, colui che stabilisce e proclama una nuova Legge sulla propria autorità. Ma perché noi dovremmo credere che l’argentino sia più infallibile di Leone? Una volta che si insinua che i precedenti documenti magistrali pontifici sono”superati” e non obbligano noi fedeli, a maggior ragione noi fedeli ce ne infischiamo di quel che dice Bergoglio, solo perché è alla moda ed è amato dal fondatore di Repubblica e dalla Massoneria.
    Anche perché, se diamo ragione al Cocco adulatore, vuol dire che ci sono mezzi sacerdoti, gli anglicani, che possono somministrare Comunioni valide “in un certo contesto”; e domani le vescovesse luterane, in cui il Bergoglio scorge “tracce” di sacerdotalità, daranno “tracce” di estreme unzioni, mezze assoluzioni semi-sacramentali, residui di Cresime… Anche il non-credente, spero, coglierà che qui non è tanto offesa la Fede, quanto la Ragione. Questi sono dementi. O capziosi serpenti.
    In realtà è proprio ciò che ha insinuato Schoenborn al Sinodo: visto che riconosciamo tracce di ecclesialità nelle Chiese separate, perché non riconoscere tracce di matrimonialità nelle “unioni irregolari”?
    Non so se avete capito: questi prelati apostati non vogliono arrivare alla Comunione ai divorziati risposati, hanno già superato questo scoglio. Vogliono arrivare al matrimonio omosessuale, a riconoscere “matrimonialità” alle nozze “gay”. E ammetterle alla Comunione. Sacrilega? ma solo “in un certo contesto”.
    Credete forse che pongano tempo in mezzo costoro? No, accelerano. Forzano. El Papa ha indicato loro la strada, nell’ottobre scorso: Bisogna «accogliere e accompagnare» omosessuali e trans. Detto fatto: ORA NUMEROSE PARROCCHIE, DA GENOVA A PALERMO, ADERISCONO ALLA GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA ALL’OMO-TRANSFOBIA
    La Giornata Mondiale contro la omo-transfobia è ovviamente indetta dalle Nazioni Unite, ossia dalla Massoneria. Già molte parrocchie aderiscono alla volontà massonica.
    linea bergoglio: molte parrocchie aderiscono alla giornata mondiale per la lotta all?omo-transfobia - Dagospia
    “Alcuni santi erano gay”, dicono in Vaticano.
    Ma credete che si contentino? Che prendano una pausa? Macché. Ecco un titolo del Giornale.it: Il consulente del Vaticano: “Alcuni santi erano gay” – Padre James Martin, consulente della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, su Facebook: “… Potresti essere sorpreso quando in Paradiso verrai salutato da uomini e donne Lgbt”.
    Hanno fretta. Sanno di avere poco tempo.
    Un mio amico commenta: “Le parole di Coccopalmerio implicano che il sacramento della Ordinazione non ha valore in sé e diventano una negazione di questo sacramento”. Un altro: “I ragionamenti di Coccopalmerio somigliano molto a quelli di un angelo decaduto che convinse Eva a mangiare il frutto proibito e a darne a suo marito”.
    A me ha suscitato un ricordo simile. Il canto ventisettesimo dell’Inferno, dove Guido da Montefeltro – politico fattosi francescano per salvare la propria anima – accetta di dare un consiglio malvagio di potere politico a Bonifacio VIII, perché quel Papa gli dà l’assoluzione preventiva. “Lo ciel poss’io serrare e diserrare, come tu sai”, gli dice quel Papa, pre-Bergoglio.
    Convinto, Guido, che era stato un politico “più volpe che lione”, consiglia al Papa di fare certe promesse e non mantenerle. Al momento della morte, si presenta san Francesco a prendere la sua anima e salvarla; ma deve abbandonarlo a un “nero cherubino”, il quale gli dice: “Non mi far torto …che assolver non si può chi non si pente – né pentere e volere insiem nol puossi / per la contraddizion che non consente”.
    E mentre il nero cherubino lo porta giù all'inferno, gli dice schernitore: “Forse/ tu non pensavi ch’io loico fossi”. Il diavolo è “loico”, sa fare ragionamenti capziosi, e suggerirli a un Coccopalmerio.
    ATTI DI FORZA. GLI OLIGARCHI "SANNO DI AVERE POCO TEMPO". - Blondet & Friends



    Le virtù di Bergoglio
    Antonio Righi
    Nonostante ormai sia evidente che, se l’“effetto Bergoglio” c’è, è il contrario di quello che proponeva, alcuni anni fa, il professor Massimo Introvigne (i fedeli a messa non aumentano ma diminuiscono), forse cercare di capire perchè la chiesa oggi sia così divisa può avere un significato. A costo di comparire nuovamente in una delle liste di proscrizione stilate dai nuovi papisti di Repubblica, Corriere della sera, Stampa, Espresso… tutti giornali arruolati nella difesa ad oltranza di Bergoglio, almeno quanto erano attivi nell’attacco sistematico a Benedetto, proverò ad analizzare alcune delle evidenti virtù di Bergoglio, all’origine del malessere di moltissimi cattolici.
    La prima virtù è la prudenza, soprattutto quando si parla di questioni politiche. Alcuni giorni orsono Bergoglio ha dichiarato che lo Stato italiano gestisce nientemeno che “campi di concentramento” per migranti. Dove abbia potuto ricavare una simile notizia, piuttosto sconvolgente, non è dato saperlo. Ma non è certo la prima volta che Bergoglio fa dichiarazioni clamorose, magari aggiungendo frasi come “a quanto mi hanno detto“, “se è vero quello che mi hanno detto“…
    La prudenza diventa esemplare nei viaggi sull’aereo: dopo ogni viaggio, Bergoglio parla di tutto, a braccio, generando equivoci su equivoci, creando ogni volta il panico. Se poi il tema è politico, la prudenza diventa attacco preventivo a candidati presidenziali (vedi il caso Trump), insieme a frasi del tipo “non mi voglio occupare di politica ma“. Se il politico di turno è invece notoriamente anti-cristiano, l’elogio è assicurato: per Bonino, Pannella, Napolitano, Castro, Morales… solo encomi.
    Fanno parte del suo atteggiamento prudente anche le relazioni non istituzionali, ma amichevoli e ripetute, con uomini politici come Andrea Orlando, cresciuto nel Pci, lontanissimo da ogni valore cristiano, ma divenuto intimo del pontefice per la sua apertura ad un’amnistia per i carcerati. Sì, perchè se in Parlamento si discute di temi etici, Bergoglio si tiene fuori; se il tema è l’amnistia, o i migranti, l’intervento a gamba tesa è assicurato (tanto la stampa a lui devota non parlerà di ingerenza, come farebbe invece nel caso intervenisse su eutanasia…).
    Un’altra virtù, connessa con la prima, è la riservatezza: Bergoglio rilascia interviste ad ogni piè sospinto, quasi fosse un uomo di spettacolo, o un politico. Questa iper-esposizione mediatica rende le su parole sempre meno incisive, generando un senso di sazietà incredibile. Visto poi che i temi che tratta sono sempre gli stessi, l’effetto saturazione è assicurato. Sentir parlare ogni giorno del dovere di accogliere gli emigranti, può generare rigugiti persino nei più accoglienti e nei più disponibili. L’assenza poi, di ogni problematicità, rende certi discorsi imbarazzanti per la loro superficialità.
    Un’altra virtù è la varietà: Bergoglio parla di migranti, di “Chiesa in uscita”, attacca i farisei, sostiene che “Dio non è cattolico”… letti tre discorsi, si è letto tutto. Anche perchè non di rado cita se stesso, mentre ha ben poca dimestichezza con il magistero dei suoi predecessori. Se deve parlare di temi più tipicamente cristiani, la vena retorica si secca; se all’ordine del giorno ci sono eutanasia, matrimonio gay, utero in affito, o rimanda al catechismo, o glissa, o lancia qualche singola dichiarazione cui non corrisponde nessuna azione concreta.
    Un’altra virtù è la sinodalità e la disponibilità all’ascolto: è vero che parla moltissimo e annuncia novità ad ogni piè sospinto; è vero che sono più le telefonate che fa, che quelle che riceve, ma sa ascoltare. Però alla fine decide tutto lui. I vescovi dell’Emilia Romagna propongono un candidato per Bologna? Cestinato senza problemi. Così quasi sempre. Gli unici ad essere ascoltati sono i soliti: Spadaro, Galantino, Marx, Kasper…
    Ai cardinali che pongono dei dubbi, non un cenno di risposta, neppure un incontro personale. Ci sono prima le telefonate a Scalfari, gli incontri con Benigni, le interviste ai giornali…
    Il sinodo, pur indirizzato con ogni mezzo nella direzione voluta, non va come vuole lui. Allora ricorda a tutti i padri sinodali che la Chiesa deve agire cum Petro e sub Petro e scrive il documento da solo, mettendo quello che aveva già deciso all’inizio, in nota. Per poi indirizzare gli episcopati amici (Germania, Malta…) ed utilizzarli come ennesimo ariete. L’ascolto diventa eclatante nei casi dei numerosi commissariamenti: destabilizza interi ordini religiosi (vedi Francescani dell’Immacolata), senza neppure ascoltare, una sola volta, i suoi fondatori; crea una situazione inaudita nell’Ordine di Malta, che decapita con una fretta e un durezza senza precedenti; ignora bellamente due Family day, promossi dal laicato cattolico, cui non rivolge neppure un saluto nonostante nella sua predicazione vi sia spesso il riferimento di rito al ruolo dei laici…
    L’umiltà: Bergoglio ha deciso di prendere un nome, quello di Francesco, che nessuno aveva mai osato assumere. Francesco infatti è sempre stato considerato il santo più simile a Gesù, il più inarrivabile. Inoltre è stato un grande riformatore: “va e ripara la mia casa“.
    In verità Bergoglio, per ora, non ha toccato la curia; ha lasciato lo Ior come stava; ha piazzato uomini e donne che poi lui stesso ha dovuto cacciare… ma nessun mea culpa, e nessuno gli toglie dalla testa di essere il salvatore di una chiesa che prima di lui era chiusa, ottusa, corrotta.
    Questa umiltà viene ostentata: non vive in Vaticano, e lo fa sapere; come un populista qualsiasi si fa fotografare mentro va al bagno chimico (principale notizia sui social, durante la visita a Milano, diffusa guarda caso in tempo reale dal suo intimo sugeritore ed intervistatore, Antonio Spadaro); dialoga il più possibile con le personalità più alla moda, da Scalfari a Benigni; preferisce la ricchissima ed eretica chiesa tedesca, che continua a imporre una tassa e ad essere la più ricca, quanto a soldi e proprietà, del mondo, ma anche la più povera di vocazioni fedeli.
    Un’ultima vitù è la competenza teologica: ma qui l’elenco delle frasi incomprensibili, ambigue, errate sarebbe così lungo che ci vorrebbe almeno un libro. Basti pensare che con poche frasette buttate lì, si gettano al macero 500 anni di interpretazioni magisteriali di Lutero, oltre che i libri di storia.
    Ps se qualcuno avesse da obiettare contro questi appunti, in difesa di Bergoglio, tirando in ballo qualche falsa visione dell’infallibilità pontificia, ricordi bene che l’eroe bergogliano di questo 2017 è Martin Lutero, colui che definiva i papi “anticristi”, “demoni incarnati” e che non riconosceva loro alcuna autorità. Se per caso, poi, è cattolico, ricordi l’esempio non solo di Dante, ma dei santi che si sono opposti anche agli errori dei papi, da Paolo ad Atanasio, sino a Caterina da Siena…
    Le virtù di Bergoglio | Libertà e Persona


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Scusa, Melchisedec, ho dato un'occhiata alla discussione, non ho tempo per leggerla integralmente, ma volevo dire che la frase iniziale è IMHO interpretata male, perchè alcuni NON cattolici la interpretano come "La parola di Dio è divenuta REALTA'"...
    Resta da chiedersi di QUALE realtà parliamo, perchè il Natale sarebbe la "Nascita dell'Uomo Nuovo" Integralmente restituito a se stesso e spiritualmente pronto per testimoniare la Verità Ultima (Quella che gli Indù chiamano Paramartha)
    Però anche ammettendo che il cattolicesimo sia un insieme di metafore prese alla lettera, certo ciò che scrivi è comunque SCOVOLGENTE anche se di grandissimo interesse, perchè NON credo nel cattolicesimo ma RISPETTO la Religione e i credenti
    Purtroppo è vero il detto evangelico che "Da chi si deve vedere la Luce si vede il Buio!"...
    Sconfortante sotto TUTTI gli aspetti ciò che metti in evidenza anche se TERRIBILMENTE vero
    Un sorriso
    Di tutte le possibili reazioni ad un insulto, la più efficace è il silenzio - Santiago Ramòn y Cajal

    Il più redditizio dei commerci è comprare gli uomini per quello che valgono e rivenderli per quello che credono di valere

 

 
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