User Tag List

Pagina 32 di 32 PrimaPrima ... 223132
Risultati da 311 a 312 di 312
Like Tree7Likes

Discussione: Il Verbo di Dio si è fatto carne

  1. #311
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    1,741
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Loading...
    Card. Sarah: "No a inter-comunione. Bisogna essere cattolici"
    «L’intercomunione non è consentita tra cattolici e non cattolici. È necessario confessare la fede cattolica. Un non-cattolico non può ricevere la comunione. Questo è molto, molto chiaro. Non è una questione che riguarda la libertà di coscienza». Risponde così il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione del Culto Divino, a coloro che hanno visto un’apertura all’intercomunione tra cattolici e luterani in una risposta data da Papa Francesco ad una luterana durante la sua recente visita alla comunità luterana di Roma. «Noi diamo la comunione ai cattolici», dare la comunione a tutti è «una sciocchezza», dice il Cardinale africano.
    «Non c’è intercomunione tra anglicani e cattolici, tra cattolici e protestanti. Se vanno a messa insieme, il cattolico può andare alla comunione ma il luterano o l’anglicano no». Senza un’unione nella fede e nella dottrina, aprire le porte all’intercomunione «sarebbe promuovere la profanazione». «Noi non possiamo farlo. Non è che dobbiamo parlare con il Signore per sapere se possiamo fare la Comunione. Noi dobbiamo sapere se siamo in accordo con le regole della Chiesa. La nostra coscienza deve essere illuminata dalle regole della Chiesa che dice che, per comunicarsi, abbiamo bisogno di essere in stato di grazia, senza peccato, e avere fede nell’Eucaristia. Non è un desiderio o un dialogo personale con Gesù che determina se possiamo ricevere la comunione nella Chiesa cattolica. Una persona non può decidere se è in grado di ricevere la Comunione. Deve essere cattolica, in stato di grazia, correttamente sposata [se coniugata]». L’intercomunione non permette l’unità perchè «il Signore ci aiuta ad essere uno se lo riceviamo in modo corretto altrimenti noi mangeremo la nostra condanna, come dice san Paolo (1 Corinzi 11,27-29). Non riusciamo a diventare una cosa sola se si partecipa alla comunione con il peccato, con disprezzo per il Corpo di Cristo».
    https://gloria.tv/article/uzsd18ZkHxcY3KQKpikMrRDk4

    Invocazione a San Carlo Borromeo
    Benedici i pittori che resistono dove cedono i preti
    Invocazione a San Carlo Borromeo
    Giovanni Gasparro, San Pio V e San Carlo Borromeo difendono il Cattolicesimo dall’islam e dall’eresia protestante
    San Carlo Borromeo flagellatore dei protestanti, ti invoco in occasione della tua festa e dell’infatuazione di tanti chierici verso Lutero, testimoniata finanche da mostre ambrosiane e francobolli vaticani. Ma dove cedono i preti resistono i pittori: Sergio Padovani che espone in questi giorni a Imola un ritratto opportunamente intitolato “Martin Lutero, eretico”, e Giovanni Gasparro che ad Adelfia sta dando le ultime pennellate al seguente clamoroso soggetto: “San Pio V e San Carlo Borromeo difendono il Cattolicesimo dall’islam e dall’eresia protestante”. Commissionato non da un ecclesiastico, figuriamoci, bensì da un laico. Colui che San Giovanni Bosco definì “accecato eresiarca” e San Pietro Canisio “empio bestemmiatore” vi è raffigurato insieme a un maiale e con occhietti suini: inclinato al male, alle gozzoviglie e alle monache, i contemporanei lo chiamavano infatti Porcus Saxoniae. Benedici, San Carlo, questi due pittori che spesso dipingono Santi e che oggi, con coraggio e coerenza, mostrano chi era l’uomo che il culto dei Santi osò aggredire.
    Invocazione a San Carlo Borromeo - Il Foglio





    "Nuova" moda: Eucarestia non valida
    Affinché la consacrazione sia valida, è indispensabile che siano rispettate le due formule (che nel Novus Ordo in italiano sono rispettivamente con: «Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi» e «Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti...»).
    Se il prete celebrante altera in modo sostanziale quelle formule, la consacrazione è invalida.
    La "nuova" moda di alterare le formule, cominciata già negli anni del nefando Concilio Vaticano II dai preti più apostati, sta conoscendo nuovi successi durante questo pontificato bergogliesco, specialmente a seguito dei sacri festeggiamenti per il sacro Lutero.
    Per esempio certi preti dicono: «...questo è il mio corpo dato per voi...» (consacrazione probabilmente invalida), oppure dicono: «...alleanza, sparso per voi e per tutti...» (consacrazione probabilmente invalida).
    Consiglio immediato: abbandonare immediatamente quella parrocchia. Anche se il prete dichiarasse di avere sincera intenzione di consacrare (cioè di fare quel che fa la Chiesa), l'utilizzo di parole sbagliate significa che o l'intenzione non c'è o che il soggetto ha qualche rotella fuori posto.
    Se anche avvenisse per distrazione - cosa già grave: come fai tu, prete, a distrarti nel momento della consacrazione? - e il prete non ripete daccapo la formula esatta, la consacrazione è invalida.
    Non contare sul fatto che la Comunione la fai con particole dal tabernacolo (cioè da Messe precedenti): se il pretino cretino lo ha fatto oggi, potrebbe averlo fatto anche ieri.
    E poi si lamentano che uno va solo alle Messe tradizionali in latino.
    Ma veramente ve li meritate, modernisti, i seminari vuoti, le parrocchie vuote, i conventi vuoti.
    Non aspettatevi che papa Bergoglio prenda provvedimenti: la sua ultima grossa preoccupazione consiste nel vietare la vendita di sigarette in Vaticano.
    p.s.: il sottoscritto una volta ha dovuto confessarsi di nuovo, da un altro prete, perché l'anziano prete confessore, intontito dall'età e dai malanni, anziché amministrare l'assoluzione («Io ti assolvo...»), si era limitato ad una benedizione («Io ti benedico...»).
    https://letturine.blogspot.it/2017/1...on-valida.html

    Buttiglione, l’Amoris Laetitia, i tradizionalisti. Con un po’ di nostalgia del rag. Ugo Fantozzi..
    L’ultimo nato in “Casa Amoris Laetitia” (che, senza voler essere dissacratori nei confronti di Sandra e Raimondo, ricorda tanto “Casa Vianello”, ma con meno appeal) è un libro di Buttiglione. Buttiglione nel senso di Rocco, il “filosofo di Giovanni Paolo II”, non di Rambaldo, il colonnello che ha deliziato le platee cinematografiche negli Anni Settanta.
    Per chi abbia presente lo sguardo inerme e silente che Forattini attribuì a suo tempo all’autore, il titolo non è una sorpresa: Risposte amichevoli ai critici di Amoris Laetitia. In fase di anticipazione per la stampa, sono circolate due copertine, una in cui “amichevoli” è messo tra parentesi e l’altra in cui è inserito con un grafia da ripetente di terza elementare, che danno un po’ di gomito e promettono un posticino per tutti nei titoli di coda, buoni e cattivi. A Chiesa 2.0 TV sanno bene come mettere nella parte giusta e rendere inoffensivi certi cattivi.
    Ma, soprattutto, l’opera di Buttiglione (Rocco, non Rambaldo) porta un lungo saggio introduttivo del cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede. Proprio lui. L’argine maestro contro la deriva eretica insita in Amoris Laetitia a cui fior di tradizionalisti hanno fatto tutti gli sconti possibili sulle simpatie per la teologia della liberazione, sulle licenze in tema di mariologia e altre quisquilie dottrinali perché lo avevano scambiato per il katechon incrollabile contro l’irrompere definitivo della depravazione tramite esortazione apostolica.
    Ebbene, sì. Proprio lui, a proposito dei punti controversi di Amoris Laetitia, viene oggi a spiegare che la tesi di Buttiglione (Rocco, non Rambaldo) “si compone di due affermazioni fondamentali, a cui io consento con piena convinzione: 1) le dottrine dogmatiche e le esortazioni pastorali del capitolo 8 di Amoris Laetitia possono e devono essere intese in senso ortodosso. 2) Amoris Laetitia non implica nessuna svolta magisteriale verso un’etica della situazione e quindi nessuna contraddizione con l’enciclica Veritatis Splendor di san Giovanni Paolo II”. Leggere per credere, ma forse un verbo non è quello giusto.
    Il resto dell’introduzione è tutta di questo tenore. Giusto per non lasciare dubbi, parlando di Amoris Laetitia, l’ormai ex katechon cardinale Müller spiega subito al secondo capoverso che “È da desiderare che molti sposi e tutte le giovani coppie, che si preparano a questo santo sacramento del matrimonio, si lascino introdurre nel suo spirito ampio, nelle sue profonde considerazioni dottrinali e nei suoi riferimenti spirituali. Il buon successo del matrimonio e della famiglia apre la strada verso il futuro della Chiesa di Dio e della società umana”.
    Tirate le somme, una supercazzola coi fiocchi che non sarebbe riuscita neanche al miglior Tognazzi di “Amici miei” ora riavvia i bisticci di protagonisti, comprimari e comparse scritturati da “Casa Amoris Laetitia”. È dai due Sinodi sulla famiglia che la sit-com va in onda. Alle prime puntate ci siamo stati tutti, e va bene, ma si sarebbe dovuto capire in fretta come sarebbe andata a finire. Ormai siamo al grottesco. Prima i Dubia dei quattro cardinali che dovevano essere la mossa dello scacco matto in quella che fu definita in modo un tantino irriverente “partita a scacchi per la fede”. Bergoglio li messi in qualche cassetto di Santa Marta e neppure lui sa più dove sono. Poi la storia fatta con la Correctio filialis che il Beatissimo Padre ha riposto vicino ai Dubia. E poi ancora la controstoria fatta dalla Laudatio pubblicata da Pro Pope Francis. Adesso Müller che non si limita al classico “armiamoci e partite”, ma, tramite Buttiglione (Rocco, non Rambaldo che almeno era un soldato), intima “Arrendetevi perché io sto dall’altra parte”.
    E, mentre si dibatte su qualche brandello di Amoris Laetitia, la barca affonda sempre più velocemente portando negli abissi sempre più anime perché il demonio è entrato attraverso falle ben più grandi delle eresiucole sui divorziati risposati. Ma nessuno ha il coraggio di vedere quelle voragini e, ancor meno, il coraggio di denunciarle. Però è ora di finirla. Questo dibattito su Amoris Laetitia ricorda tanto quello sulla Corazzata Potëmkin reso immortale dalla conclusione di Paolo Villaggio. Senza andare in cerca di un improbabile katechon, basterebbe un ragionier Ugo Fantozzi.
    https://www.riscossacristiana.it/tre...nocchi-081117/

    Al peggio non c’è mai fine?
    Adesso anche le pubbliche bugie
    Vero è che al peggio non c’è mai fine, ma arrivare fino a diffondere pubblicamente delle bugie è davvero il colmo.
    Non è Francesco direttamente il responsabile, ma certo che i suoi servitori fedeli avranno pur appreso tanta spudoratezza da qualcuno.
    “Il video del Papa” di novembre è presentato così: “Testimoniare il Vangelo in Asia”. Ebbene, se si ascolta questo titolo altesto di questo video, non si trova neanche una virgola che parla della testimonianza del Vangelo.
    Ecco il titolo:
    Testimoniare il Vangelo in Asia – Novembre 2017
    e il testo:
    Ciò che più mi colpisce dell’Asia è la varietà delle sue popolazioni, eredi di antiche culture, religioni e tradizioni.
    In questo continente in cui la Chiesa è una minoranza, la sfida è appassionante.
    Dobbiamo promuovere il dialogo tra religioni e culture.
    Il dialogo è parte essenziale della missione della Chiesa in Asia.
    Preghiamo per i cristiani in Asia, perché favoriscano il dialogo, la pace e la comprensione reciproca, soprattutto con gli appartenenti alle altre religioni.
    Ora, l’unica parola che sembrerebbe evocare la testimonianza del Vangelo è “missione”, laddove si parla di “missione della Chiesa in Asia”. Ma è un’impressione tutta nostra, che ostinatamente e forse colpevolmente alimentiamo in noi la speranza che ogni tanto questo papa riesca a dire qualcosa di cattolico, e quindi di vero. In effetti, anche qui, Bergoglio spiega che la “parte essenziale” della “missione della Chiesa in Asia” è “il dialogo”! Quindi niente testimonianza del Vangelo e tanto meno evangelizzazione.
    Ma allora, perché quel titolo falso e fuorviante?
    Anche quando Bergoglio invita a pregare “per i cristiani in Asia”, precisa che non è perché questi testimonino il Vangelo, figuriamoci predicarlo! Ma è perché “favoriscano il dialogo, la pace e la comprensione reciproca”, favoriscano queste cose, meramente umane e tratte dai luoghi comuni correnti, “soprattutto con gli appartenenti alle altre religioni”, e cioè soprattutto con coloro a cui dovrebbero portare il Vangelo di Gesù, perché credano, si convertano e si salvino.
    Neanche una parola!
    Detto questo, dobbiamo esplicitare un altro pensiero che ci è venuto in mente: e se non si trattasse di un titolo menzognero? E se invece il titolo ha voluto essere solo rispondente alla verità, non alla verità cattolica ovviamente, ma alla verità bergogliana?
    E già! Forse si tratta proprio di questo: secondo Bergoglio, testimoniare il Vangelo significherebbe “favorire la comprensione reciproca con gli appartenenti alle altre religioni”!
    E qui, arriviamo all’indignazione, perché è davvero indegno per un papa, perfino per un papa che si vuole solo “vescovo di Roma”, che, non solo non parli di evangelizzazione, secondo il comando di Nostro Signore, ma insegni che evangelizzare significherebbe praticare la reciproca comprensione con gli appartenenti alle altre religioni.
    Indegno due volte: perché è falso e perché si fa beffe del comando di Gesù.
    Eppure è questa la triste e amara verità: Bergoglio non vuole che si testimoni il Vangelo, vuole che i cattolici pratichino il dialogo, la pace e la reciproca comprensione tra la verità e l’errore, tra il Vangelo di Gesù e i culti pagani, fra Cristo e Beliar.
    A ulteriore conferma che Bergoglio dimostra di non essere cattolico, di non essere cristiano, ma di essere un agente al servizio dei piani dell’Anticristo.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...fine.html#more





    Dalla sacristia di Baronio
    Ho letto oggi su Stilum Curiae un articolo, dal titolo Quanto è protestante il papa? Un'intervista del teologo tedesco suo amico a Die Zeit.
    Con somma serenità di coscienza, ancorché col cuore lacerato dal dolore di vedere in quali sorti versa la Chiesa infeudata dai modernisti, credo di poter tranquillamente considerare eretico formale il Sedicente, anche se in verità c’era ampio materiale per giungere a questa conclusione ben prima di queste rivelazioni, naturalmente non smentite da alcun organo vaticano.
    A questo punto, la targa che campeggia in sacristia – Nomen Pontificis Franciscus – è stata debitamente riposta in un cassetto, nell’attesa che il Paraclito si degni di concederci un Papa.
    https://opportuneimportune.blogspot....i-baronio.html



    La dittatura della misericordia verso il baratro
    LO STERCO DEL DIAVOLO - Il conflitto d'interessi nella neo-chiesa
    Conflitto di interessi. Io non lo chiamerei in altro modo. Un clamoroso, indecoroso conflitto di interessi che vede politica (di sinistra) e religione (progressista) andare a braccetto nel perseguimento di scopi che non hanno come scopo né il bonum commune nella cosa pubblica, né tantomeno la salus animarum nella neo-chiesa.
    Il conflitto d’interessi nei vertici è più precisamente alto tradimento, poiché chi ricopre cariche di governo in seno alla Gerarchia si prefigge finalità opposte a quelle per cui essa è stata istituita. Non la salvezza delle anime: né di quelle affidate alle cure dei Pastori, né tantomeno di quelle che, lontane dalla salvezza, dovrebbero essere evangelizzate e condotte nell’unico Ovile. Non la gloria di Dio, ch’è ormai considerato un imbarazzante orpello, da sfrondare di tutti quegli attributi divini che Lo rendono Signore, Re e Padre. Non la santificazione del popolo cristiano tramite i veicoli della Grazia, dal momento che i Sacramenti vengono presentati in una dimensione sociale e comunitaria che ne snatura l’essenza. Non la custodia della dottrina, giudicata soffocante sovrastruttura che limita la libertà dell’uomo. Non la difesa della morale, additata come gioco intollerabile che offende la dignità della persona.
    Dov’è la Chiesa che crede nella Presenza Reale, quando i suoi ministri profanano l’Eucaristia e la Messa? Sparita col Novus Ordo. Dov’è la Chiesa che si proclama unica arca di salvezza? Soppressa con la Dignitatis Humanae e con l’ecumenismo. Dov’è la Chiesa che scatenava i Santi della Controriforma contro gli eretici luterani? A far da valletta a Lutero e a chieder perdono per crimini mai commessi. Dov’è la coraggiosa protettrice del vincolo coniugale, del celibato del Clero e della castità? A prostituirsi coi sodomiti, a lisciar il pelo alle lobby glbt, a proclamare il gender e ad insegnare ai fanciulli come abortire. Dov’è la Santa Inquisizione, dove l’Indice dei Libri Proibiti che i ribelli d’ogni tempo consideravano come un oltraggio alla libertà di pensiero? Ufficialmente abolita l’una, soppresso l’altro, ma riesumati quando c’è da condannare un teologo cattolico o un chierico tradizionalista.
    Per un eretico che oggi volesse combattere l’odiata nemica papista, sarebbe arduo trovare anche solo un articolo di fede o un principio morale che non sia stato già depennato dalla furia devastatrice dei vertici e dallo zelo servile dei cortigiani. Più Luterani di Lutero, più Calvinisti di Calvino.
    Il conflitto di interessi nella fascia intermedia è ancora più evidente e desolante. La quasi totalità dei Principi della Chiesa, dei Vescovi, dei Prelati e dell’intelligencija degli Ordini religiosi e degli Atenei ecclesiastici esprime il proprio entusiastico plauso all’opera di distruzione, al sistematico vandalismo di qualsiasi vestigio cattolico. In ambito dottrinale, questo idem sentire è dovuto ad un metodico lavaggio del cervello cui sono stati sottoposti tutti coloro che ora ricoprono cariche all’interno della neo-chiesa, ad iniziare dalla parrocchia, per proseguire in Seminario e concludere nell’Università pontificia. A questa riprogrammazione delle menti si è accompagnata una diffusa ignoranza, che garantisse da una parte l’incapacità di comprendere l’inganno conciliare, e che dall’altra prestasse le basi a quella presunzione che è cifra dell’insipiente in mala fede. Chi non è addentro alla formazione del Clero forse ignora che vi è un’altissima percentuale di leviti che ignora il latino, lingua in cui sono scritti tutti gli atti del Magistero, e che per accedere alle fonti deve ridursi alle traduzioni, ammesso che ve ne siano e che non siano state appositamente distorte o censurate; la conoscenza del greco viene relegata a corsi ridicoli, sicché il chierico non è in grado di tradurre il Padre nostro dal testo originale e se si trova dinanzi una pagina di un Padre della Chiesa non sa non dico coglierne le sottigliezze lessicali, ma nemmeno comprenderne il senso generale.
    In compenso avrà certamente un account Twitter e si sentirà parte del jet set conciliare ritwittando le banalità di padre Spadaro, le intemperanze di Bergoglio o le eresie di Grillo. E lo chiamano apostolato.
    Presunzione ed ignoranza sono state erette a paradigma della formazione del Clero, perché fanno di esso un docile servo nelle mani del padrone, una marionetta nelle mani del burattinaio. Ignoranza estesa a tutte le discipline, peraltro intrise di errori ed eresie: filosofia, dogmatica, morale, patristica, esegesi biblica, liturgia, diritto canonico. Non si salva nulla, nella persuasione che tutto ciò che appartiene al passato - identificato genericamente con il terminus ante quem del Vaticano II - fa parte di un’altra religione, di un’altra chiesa, di un’altra storia che nulla ha in comune con la primavera conciliare. Esattamente come in politica non vi è nulla prima della Resistenza.
    La base dell’ignoranza appiattisce le differenze, e relega le possibili divergenze nella discussione priva di argomenti e di logica propria dei discorsi da bar. Non a caso le dispute di natura filosofica o dottrinale che raramente sorgono in seno alla neo-chiesa non vanno oltre la petizione di principio, nell’assoluta incapacità di affrontare sistematicamente un argomento, vagliandone i pro e i contra. Ed in ogni caso, con gli ignoranti ed i presuntuosi è impossibile alcun dialogo, poiché essi ne falsano le premesse, lo sviluppo e le conclusioni. Ed anche se si riuscisse, in un titanico sforzo di pazienza e di abnegazione, ad affrontare una conversazione con costoro, ogni argomento verrebbe meno dinanzi all’affermazione che il processo innescato dal Concilio e portato a compimento da Bergoglio è irreversibile. Ancor più di frequente, essi si limitano a lanciare l’accusa apodittica di esser contro il Papa, e quindi contro il Concilio, e quindi non meritevoli della loro considerazione. Sempre per capire l’approccio pastorale di cui si riempiono la bocca.
    L’imborghesimento del Clero risale a mio parere agli infausti anni del pontificato di Montini, emblema e paradigma della mentalità borghese liberale. E si tenga presente che nella Chiesa questo è avvenuto in ritardo rispetto al mondo secolare, dove il trionfo della borghesia è iniziato con la Rivoluzione Francese - anzi addirittura col Protestantesimo - ed è proseguito con il Risorgimento, per poi esser eletto a sistema con la Resistenza e infine con l’avvento della Repubblica e della sua madrina, la Democrazia Cristiana.
    Analogo procédé si è avuto negli anni Sessanta in seno alla Chiesa, e per certi versi perdura ancora oggi. E qui è evidente che solo pochi sono in grado di distinguere tra obbedienza e servilismo, proprio perché l’obbedienza è stat inculcata come un valore a sé stante, e non come un mezzo che può esser buono o cattivo a seconda del fine. Obœdientia et pax: il motto che per il mio omonimo Card. Baronio aveva un senso, con Roncalli ne acquisì uno opposto, ch’è ancor valido oggi.
    Ora, se si è potuta costituire nel corso dei decenni una Gerarchia composta quasi interamente da Prelati imborghesiti, è normale che siano borghesi anche le loro ambizioni e i loro ideali: innanzi tutto, la carriera, il mantenimento del posto, il favore del potente, la complicità. Chi sotto Roncalli sfoggiava fruscianti mantelloni di seta nei corridoi del Vaticano, con la stessa prona obbedienza non esitò a gettare il saturnio nel Tevere, appena chiuso il Concilio, indossando il collare di celluloide e il Borsalino. Esperto annusatore dell’aria che tira, il chierico borghese sa quando mettersi in mostra e quando rimanere nell’ombra, quando parlare e quando tacere, quando congratularsi col potente e quando rendersi irreperibile perché sta per ascendere al suo posto un altro di diverso orientamento. Banderuole, insomma. Ma banderuole che, pur docili al vento della novità, non necessariamente hanno la cultura, l’intelligenza e la perspicacia che consentano loro di comprendere appieno le intenzioni del Principe. Anzi molto spesso non desiderano nemmeno conoscerle, limitandosi al ruolo subalterno di pedine su una scacchiera, contentandosi di esserci e di poter vivere indisturbati coltivando i propri vizi meschini.
    Sempre nell’ambito del conflitto d’interessi meriterebbe una approfondita trattazione l’indecorosa rete di complicità tra viziosi, che va sotto il nome di lobby gay. La presenza di ecclesiastici anche di alto livello notoriamente omosessuali non solo getta scandalo sulla Chiesa ch’essi hanno infeudato sin dall’epoca di Montini, ma priva di qualsiasi credibilità le perorazioni di tolleranza e di accoglienza verso gli omosessuali. Trovandosi in una posizione di ricattabilità, essi devono per forza schierarsi in favore del gender e di tutte le istanze delle più esagitate associazioni glbt. Riesce difficile credere che certi personaggi di spicco della Gerarchia potrebbero dall’oggi al domani difendere a spada tratta l’immutabile insegnamento della Chiesa riguardo ai gay, visto che essi per primi sono tra i più disinvolti fruitori della multiforme galassia uraniana. Gli scandali recenti dimostrano che questo sovvertimento morale, oltre ad accecare qualsiasi residuo anelito verso il bene, avvince in stretti lacci proprio coloro che dovrebbero esser casti e puri come Nostro Signore, costringendoli ad un asservimento non solo ai vizi più turpi, ma anche ai loro superiori, che li possono manovrare a proprio piacimento blandendoli o ricattandoli. A questo punto è evidente che quell’accoglienza da essi auspicata non li vede disinteressati apostoli del libertinaggio, ch’essi vogliono depenalizzare per proprio miserabile tornaconto. Cicero pro domo sua, ancora una volta.
    Se poi si va a metter il naso nelle questioni economiche, si scoprirà che i predicatori della povertà altrui - che si esplicita nello squallore calvinista delle chiese e nella fissazione monomaniacale per le periferie esistenziali - sanno applicare il discernimento soprattutto ai casi propri, sicché non paiono vivere esattamente come ci si aspetterebbe, né rinunciano allo stipendio, né devolvono i proventi dei diritti dei loro libri ai diseredati. Al contrario, li si vede sempre in giro a tener conferenze - sostanziosamente retribuite - con viaggi in prima classe, voli in business class, hotel di lusso all inclusive. E quando non sono in giro a pontificare, mandano a chiamare il pennivendolo di turno o il reporter accreditato alla Sala Stampa per farsi immortalare mentre pranzano in refettorio col Sedicente, magari assieme a qualche personalità in kippah.
    Lo stesso Bergoglio riassume in sé i peggiori vizi di quella nomenklatura che vede nel culto della personalità, alimentato ai media, un instrumentum regni efficacissimo. E se il semplice può restare ammirato dall’umiltà con la quale egli porta seco la borsa mentre sale in aereo, chi ha assistito alla scena rimane sconcertato dal vedere che quella borsa era stata già imbarcata, e che Omissis se l’è fatta riportare giù per recitare la scenetta del papa umile dinanzi alle telecamere.
    «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli» (Mt VI, 1).
    Anche la scelta di vivere in un appartamento nella Domus Sanctæ Marthæ suona bassamente demagogica, oltreché molto più dispendiosa rispetto al rimanere senza clamori nell’Appartamento Papale. Ma è anche rivelatrice di quest’insofferenza tipica della mentalità piccolo-borghese, che si sente a proprio agio nella rassicurante mediocrità di una camera d’albergo, considerandola più confortevole delle opprimenti sale affrescate del Palazzo Apostolico.
    E' da notare che molte associazioni di volontariato sedicenti cattoliche si spartiscono con le cooperative di sinistra la torta dei fondi che governo ed enti locali stanziano senza gara d’appalto e con procedura d’urgenza per dar ricetto alle vittime della tratta dei clandestini. Sarebbe interessante comprendere ad esempio perché si preferisca assumere parenti ed amici come consulenti ed operatori di assistenza sociale, mentre si guardi con sufficienza all’aiuto dei volontari, che non graverebbero sulle finanze né delle associazioni medesime, né dello Stato. Sarebbe opportuno quantificare l’entità delle somme erogate a Diocesi, Istituti caritativi e ONG facenti capo alle Conferenze Episcopali o comunque ad enti ecclesiastici, e verificare quale sia l’uso che di quei fondi è stato fatto.
    Infine, sempre per non perder di vista il conflitto d’interessi, ci si dovrebbe interrogare sulla equanimità e sulla indipendenza di giudizio che può avere chi, potendo beneficiare di entrate derivanti dall’assistenza agli immigrati, tace sul pericolo sociale che un’indiscriminata invasione di maomettani sta causando al nostro Paese e all’Europa intera. Suona difficile aspettarsi un’opposizione a questa invasione, da parte di chi ne trae un immediato vantaggio nel mostrarsi subalterno al potere ed assolutamente allineato alle sue direttive. E c’è da chiedersi se l’appoggio convinto a questa tratta di diseredati non sia motivato dall’opportunità di integrare la mancanza di fondi causati da speculazioni edilizie, da investimenti avventati e da una scandalosa gestione dei beni immobili di proprietà ecclesiastica. Senza menzionare le cause milionarie che hanno mandato in bancarotta non poche Diocesi di mezzo mondo.
    Le chiese sono deserte, le scuole cattoliche stanno sparendo, gli Ordini religiosi sono destinati all’estinzione, i seminari chiudono. Il che, lungi dal far trarre le debite conclusioni agli autori di questo sfacelo, li induce semplicemente a cambiar clientela, pur di tenere aperto il punto vendita e non dover licenziare i propri dipendenti, secondo una mentalità imprenditoriale. Così ci si rivolge al florido mercato della tratta dei profughi, ma anche al facile incontro ecumenico, in modo da mettere insieme cattolici ed eretici alla stessa funzione, come in questi anni si è fatto con i cattolici, raggruppando parrocchie preesistenti in unità pastorali. E dove di eretici interessati all’ospitalità eucaristica non ve ne fossero, si può sempre delegare l’amministrazione dei Sacramenti ai laici e alle diaconesse, a celebrazione della Messa ai viri probati o, in mancanza d’altro, ai ministri delle sette. Rimane da vedere per quale motivo un pastore dovrebbe privarsi delle offerte derivanti dal proprio gregge, per spartirle con il sacerdote della neo-chiesa: sarebbe una scelta che avvantaggerebbe solo la parte minoritaria.
    All’aspetto economico non sono indifferenti nemmeno i buoni sacerdoti che, per mille ragioni, si trovano ad essere allo stesso tempo membri della Chiesa Cattolica ma soggetti all’autorità della setta conciliare. Le legittime esigenze di sostentamento impediscono loro scelte che, se fossero autonomi e indipendenti, potrebbero compiere serenamente. Ma la stampa ci aggiorna quotidianamente delle ritorsioni esercitate nei loro confronti dalla Gerarchia. Il primo che parla, che scrive una lettera al Vescovo o - Dio non voglia! - al Sedicente, eccolo immediatamente redarguito, licenziato, trasferito, costretto a vivere a casa di un parente o in un ospizio di carità, magari gestito dagli stessi che l’hanno cacciato dalla parrocchia o dalla cattedra universitaria. Sempre mettendo le mani nel portafoglio, sempre toccando nei beni e nella reputazione le vittime della loro misericordia.
    Non stupisce che i Francescani dell’Immacolata, al di là delle questioni dottrinali, si siano sentiti ordinare dal Prefetto della Congregazione dei Religiosi di conferire il patrimonio dell’Ordine al Commissario, richiesta che un tribunale civile ha riconosciuto inconsistente ma che è indicativa delle mire economiche dei novatori. Gli scopi ultimi dei vertici sono di natura ideologica, mentre i mezzi che muovono i subalterni sono di natura pecuniaria.
    I laici dovranno a questo punto riconsiderare se non sia opportuno - almeno per dare un chiaro segnale ai Pastori - sospendere ogni forma di contributo finanziario, destinandolo ai sacerdoti veramente bisognosi e meritevoli. D’altra parte, se non possiamo canonicamente deporre gli ecclesiastici eretici, possiamo quantomeno privarli del nostro aiuto economico.
    La guerra a questa setta che ha occupato la Chiesa dovrà quindi muoversi su due fronti: uno di natura dottrinale, che non lasci passar sotto silenzio alcuna frode della neo-chiesa; l’altro di natura morale, denunciando il turpe conflitto d’interessi che muove la dittatura della misericordia verso il baratro.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...erso.html#more


    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #312
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    1,741
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    La fede religiosa non è in vendita
    Camillo Langone
    «Il tempio è sacro perché non è in vendita» scrive Ezra Pound. Dunque l'ultima uscita di colui che Macron ha incaricato di salvare il patrimonio culturale francese, Stéphane Bern, non mi stupisce: far pagare «urgentemente» l'ingresso nelle cattedrali è una proposta coerente con l'apostasia europea, col progressivo abbandono della religione cristiana, che ha dato forma al nostro continente, e il contemporaneo accostarsi a un disgregante nichilismo dai molteplici volti: islam, buddismo, ideologie politiche vecchie e nuove.
    «La mia religione è la Repubblica» ha dichiarato in altra occasione Bern, personaggio emblematico: omosessuale mediatico (è un conduttore radio-televisivo), di origini ebraiche e cultura cattolica ma in buona sostanza ateo.
    Confusione ed estinzione, potrebbe essere questo il suo motto così come di tanti europei che hanno ridotto il cristianesimo a fatto estetico. Belle le chiese, le cupole, le pale d'altare, ma i sacramenti non ci interessano e il Credo e il Decalogo sono cose di altri tempi. «Amo la pompa, l'incenso, vado a messa senza comunicarmi» dice Bern senza vergogna, come se la liturgia fosse una messinscena, come se i sacerdoti fossero attori e i fedeli comparse. E come se le chiese che lui viene rendere a pagamento fossero scenografie. Ma non lo sono, almeno fino a quando l'ingresso è gratuito. Mentre un tempio a pagamento quello sì è una scenografia, un set per film in costume, un cenotafio del sacro perduto.
    Non è un fenomeno nuovissimo, da qualche anno anche in Italia alcune chiese particolarmente afflitte dal turismo si sono munite di biglietteria, e mi vengono in mente il Duomo di Milano, il Duomo di Firenze, San Zeno e Sant'Anastasia a Verona... Io non ci metto più piede, le alternative per una preghiera e una candela non mancano.
    Non mi va di usufruire degli ingressi, degli orari, degli spazi speciali che le chiese a pagamento riservano ai fedeli, nell'assurdo tentativo di distinguerli nettamente dai turisti: credo in Gesù Cristo figlio di Dio e però un'occhiata agli affreschi vorrei darla, del resto sono stati dipinti per alimentare la devozione, non la condivisione sui social. Non so cosa farmene di cattedrali perfettamente restaurate e perfettamente dissacrate.
    La fede religiosa non è in vendita

    novus ordo for dummies




    Incidente di percorso
    Pubblicato da Berlicche
    Don Letizio fissò il foro tondo della canna della pistola, e cadde in ginocchio.
    “Ti prego, Alfonso, non uccidermi! Pensa al percorso di redenzione che stai facendo, dopo la galera! Eri a messa l’altro giorno, hai preso la comunione! Pensa alla salvezza della tua anima! Finirai in peccato mortale!”
    Alfonso scosse la testa. “A’ don, ma che peccato mortale? Peccato veniale è.”
    “Ma che dici!” Fu la risposta disperata. “Tu m’accidi! Materia grave!”
    “Naa. Vede, io so’ in percorso de redenzione, proprio come m’aveva detto. Quando sono entrato nell’organizzazione non capivo bene che era peccato, mica è colpa mia, è la società. Adesso so che è male ammazzare, ma tengo le attenuanti. Io cerco di smettere, vorrei, lo giuro. Ma non è che posso mettere in pericolo la mia famiglia per disobbedire agli ordini del capo. Pensate a mia moglie, ai piccolini! Devo mantenerli, sono abituati bene, cosa penserebbero di me altrimenti? Don, la vorrei proprio risparmiare, le giuro, ma non posso smettere adesso.”
    Fece fuoco due volte. Guardò il corpo immobile e si strinse le spalle. “Aho, speriamo che il prossimo confessore non sia uno di quei tradizionalisti…”
    https://berlicche.wordpress.com/2017...e-di-percorso/



    Frase choc del prete: "Ha fatto più vittime Riina o la Bonino?"
    Don Pieri cita il Concilio. "L'aborto è sulla stesso piano di 'genocidio e omicidio'"
    Lucio Di Marzo
    Una frase che è destinata a far discutere, forse tanto quanto avevano fatto parlare le esternazioni di don Guidotti, che la scorsa settimana si era accanito su facebook contro una ragazza minorenne vittima di stupro, sostenendo che se l'era andata a cercare, per essersi "ubriacata e allontanata con un maghrebino".
    Questa volta al centro della vicenda c'è un altro sacerdote, don Francesco Pieri, che dal suo profilo su Facebook traccia un parallelismo tra il "capo dei capi" Totò Riina, appena deceduto, ed Emma Bonino. "Ha più morti innocenti sulla coscienza Totò Rijna (sic) o Emma Bonino?", scrive, paragonando le vittime di mafia ai feti abortiti.
    Parole che scatenano da subito un polverone - scrive il Resto del Carlino -. Il sacerdote, che insegna alla Facoltà teologica dell'Emilia-Romagna, spiega tra i commenti, ora riservati agli "amici" di facebook, che "moralmente non c'è differenza" e giustifica le sue parole con quelle del Concilio Vaticano II.
    La Gaudium et spes, scrive "mette l’aborto (non importa se legalizzato, ospedalizzato e mutuabile o no) in serie con 'genocidio, omicidio volontario' e altri crimini orrendi (GS 27), tra cui certamente quelli di mafia, e lo definisce 'abominevole delitto' (GS 51). Solo che vedo meno gente disposta a indignarsi e schierarsi per 'questi' innocenti. Anche tra chi metterebbe la mano sul fuoco per il Vaticano II".
    Frase choc del prete: "Ha fatto più vittime Riina o la Bonino?"

    Bologna, la rivolta dei preti: niente pranzo con i migranti
    L'arcivescovo Zuppi lancia l'iniziativa "Ospita a pranzo uno straniero". Ma aderiscono solo 20 preti su 90: "Che senso ha accogliere un islamico in chiesa?"
    Sergio Rame
    Tutto nasce da un'iniziativa di papa Francesco. Oggi, infatti, si celebra la "Giornata mondiale dei poveri".
    È stata istituita proprio quest'anno dal Santo Padre e a Bologna è stata il pretesto per creare una forte divisione all'interno della Curia. La rivolta della stragrande maggioranza dei parroci, però, non è contro Bergoglio ma contro l'arcivescovo Mattia Zuppi che, come racconta il Corriere della Sera, ha chiesto ai preti della città di ospitare a pranzo i migranti dell’hub di via Mattei. Il risultato non è stato imponente. Appena venti parrocchie su novanta hanno, infatti, aderito all'iniziativa.
    Come fa notare Renato Farina su Libero, "tanti vescovi italiani, credendo forse di farsi belli con il Papa argentino, identificano i poveri con i migranti e privilegiano tra loro i musulmani". E così succede a Bologna dove la "Giornata mondiale dei poveri" è stata affidata a don Matteo Prodi. A fine settembre il nipote dell'ex premier Romano si era dimesso dall’incarico di parroco di una frazione di Zola Predosa dopo le polemiche che aveva scatenato per aver accolto in parrocchia i profughi. "Non sono una persona che coltiva rancori o cerca vendette - aveva scritto in una lettera ai fedeli riportata da Qn - mi chiedo solo perché e a che cosa è servito...". Adesso è di nuovo nell'occhio de ciclone per colpa di una iniziativa fortemente voluta dall'arcivescovo Zuppi. Iniziativa, quella di offrire un pasto caldo ai migranti del centro di accoglienza di via Mattei, che non è piaciuta ai più.
    I dubbi dei parroci sono molti. "Può essere una bella iniziativa, ma bisogna chiedersi quale sia il senso dell'accoglienza di un musulmano in chiesa - spiega al Corriere della Sera don Antonio Rota del Sacro Cuore - non è facile mettere insieme due mondi religiosi". D'altra parte anche per il vicario Giovanni Silvagni è "sbagliata e indebita l'equazione 'poveri uguale, migranti uguale musulmani'".
    Bologna, la rivolta dei preti: niente pranzo con i migranti

    Dio solleva luci profetiche? Metteranno i ray-ban!
    Un teologo anglicano: "Il Papa non è cattolico"
    A questo punto della Débâcle Bergogliana, il fatto che Francesco rappresenti una minaccia per l'integrità della Fede è divenuto così evidente nel commento mainstream, che persino un teologo anglicano, scrivendo su First Things, ha lanciato l'allarme.
    «Il papa è cattolico? Per almeno un secolo, questo è stato il modo in cui noi anglicani abbiamo scherzato su tutto ciò che sembrava fin troppo ovvio», scrive Gerald McDermott, titolare della cattedra di Teologia alla Beeson Divinity School. Ma continua: «Ora dobbiamo chiederci seriamente se il Papa non sia un protestante liberale».
    McDermott cita numerosi esempi dello straripante torrente di eterodossia orale e scritta che Francesco ha generato negli ultimi quattro anni e mezzo. I lettori di Remnant hanno familiarità con ciascuno di essi, e non c'è bisogno di ricapitolarli qui. Come molti Cattolici preoccupati, McDermott si concentra sull'ultimo insulto che corona questo distruttivo pontificato: Amoris Laetitia e il suo incredibile tentativo di introdurre l'etica della situazione nella Teologia Morale cattolica.
    McDermott nota che John Finnis, il famoso filosofo del diritto cattolico, e l'altrettanto famoso teologo morale, Germain Grisez - entrambi figure del mainstream cattolico “conservatore” che difficilmente possono essere etichettati come “tradizionalisti radicali” - lo hanno accusato:
    «Secondo la logica di Amoris Laetitia, alcuni fedeli sono troppo deboli per osservare i comandamenti di Dio e possono vivere nella grazia mentre commettono peccati permanenti e abituali “in materia grave". E McDermott aggiunge: "Come l'episcopaliano Joseph Fletcher, che insegnò l'etica della situazione negli anni Sessanta, l'esortazione suggerisce che ci sono eccezioni a ogni regola morale e che non esiste un atto intrinsecamente malvagio».
    «Per decenni - continua McDermott - gli Anglicani ortodossi e altri Protestanti che cercano di resistere all'apostasia del Cristianesimo liberale hanno trovato in Roma un sostegno morale e teologico. La maggior parte di noi ha riconosciuto che stiamo combattendo veramente la rivoluzione sessuale, che ha soggiogato e corrotto la chiesa episcopale. Prima è stato il turno della santità della vita e dell'eutanasia. Poi è toccato alla pratica omosessuale. Adesso è il matrimonio gay e l'ideologia transgender. Durante i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, noi non Cattolici sostenendo la teologia morale abbiamo potuto indicare argomenti saggi e convincenti provenienti da Roma ed affermare che, in effetti, “la parte più antica e più grande del Corpo di Cristo è d'accordo con noi, e lo fa con notevole profondità”».
    Ora non è più così, afferma McDermott:
    «A quanti tra noi continuano a lottare per l'ortodossia, nella teologia dogmatica e morale, mancano quei giorni in cui c'era un faro luminoso che risplendeva oltre il Tevere. Adesso, a quanto pare, Roma stessa è stata infiltrata dalla rivoluzione sessuale. Il centro sta collassando».
    Queste osservazioni sono storiche nel loro significato, così come la lettera aperta a Francesco di padre Thomas Weinandy, uno dei più importanti teologi cattolici del mainstream del Novus Ordo. McDermott trova che la «posizione coraggiosa e di principio» che Weinandy ha assunto contro un Papa ribelle come nessun altro prima di lui dia motivo di speranza. Esprimendo il mio parere, McDermott conclude:
    «Tom Weinandy ci ricorda che Dio solleva luci profetiche quando vengono giorni di tenebre nella sua Chiesa».
    Quando perfino un teologo anglicano è pubblicamente sconvolto dal protestantesimo liberale di un Romano Pontefice, nessun Cattolico di buona volontà può continuare a negare l'ovvio. Ma dove stanno i giornalisti neo-cattolici nel bel mezzo di questo grande risveglio? Impegnati come sempre nella loro programmatica difesa dell'indifendibile, per timore che nessuno sospetti che i tradizionalisti radicali abbiano avuto ragione a proposito della direzione in cui la Chiesa è stata diretta dal disastro del Vaticano, e che la narrativa neo-cattolica “normalista” si è enormemente sbagliata, se non è stata addirittura apertamente disonesta, sin dall'inizio.
    OPPORTUNE IMPORTUNE: Un teologo anglicano: "Il Papa non è cattolico"

    LA RANA BOLLITA DI BERGOGLIO
    La rana comincia a fumare? La strategia dei piccoli passi è quella con cui la neochiesa si sta sostituendo un pezzo alla volta alla vera Chiesa cattolica da quell'11 febbraio del 2013 in cui Benedetto XVI annunciò le dimissionI di Francesco Lamendola
    La strategia dei piccoli passi
    Potremmo chiamarla, e alcuni l'hanno chiamata, la strategia dei piccoli passi: è quella con cui la neochiesa si sta sostituendo, un poco alla volta, un pezzetto alla volta, una parola o un gesto alla volta, alla vera Chiesa cattolica, quella che va scritta con la maiuscola, perché è la Chiesa dei Santi, fondata da Gesù Cristo.
    Piccoli passi, ma quotidiani, metodici, implacabili: e un piccolo passo al giorno, ciò significa un enorme cambiamento nell'arco di quattro anni e mezzo. Quello che il papa Francesco voleva, ciò che aveva annunciato fin dall'inizio: cambiare la Chiesa. Non erano parole al vento: voleva farlo, lo sta facendo, lo ha fatto, insieme al neoclero animato dalle sue stesse intenzioni e finalità: i vari monsignori Paglia, Galantino, Lorefice, Perego, D'Ercole, Cipolla, Castellucci, e i vari religiosi come Sosa Abascal, o i vari teologi come Andrea Grillo. Così, un piccolo passo al giorno, il cambiamento appare enorme, radicale e, forse, irreversibile: questa non è più la Chiesa di appena cinque anni fa. Alcuni la chiamano anche la strategia della "rana bollita": alzando la fiamma a poco a poco, quasi insensibilmente, la rana non si accorge che la stanno bollendo ancor viva, e, quando se ne accorgerà, sarà ormai troppo tardi per salvarsi. Ad altri fa venire in mente la cosiddetta “finestra di Overton”, ovvero l'arte (scientifica) di cambiare radicalmente le opinioni della gente, senza che questa si renda conto in alcun modo di essere stata sapientemente e capillarmente manipolata, fino a sentire e pensare l’esatto contrario di quel che sentiva e pensava solo poco tempo prima.
    Il papa, ripetiamo, è stato il maestro e il capofila di questa strategia; e lo ha fatto, e lo sta facendo, con una tale metodicità, con una tale perseveranza, con una tale - si direbbe - acribia, pur dando l'impressione (sbagliata) di una estrema spontaneità, e quasi di una continua improvvisazione, cose che piacciono tanto alla gente, da essere divenuto un oggetto di studio da parte degli studiosi di scienze della comunicazione, e da incarnare un modello che difficilmente verrà superato nel prossimo volger di tempo.
    Quando, per esempio, parlando del mistero della santa Eucarestia - perché di un mistero si tratta, anzi, di un Mistero: il Mistero sacro per eccellenza - non adopera la parola transustanziazione, come deve fare un buon cattolico, non diciamo un teologo più o meno raffinato, ma un qualsiasi parroco o cappellano di campagna, ma la parola teofania, dietro l'apparenza di una certa originalità e magari imprecisione del linguaggio, egli sta perseguendo, come sempre, la sua strategia dei piccoli passi: sta alzando di un centesimo di grado la temperatura dell'acqua in cui la rana si trova immersa.
    E quando butta lì, con perfetta nonchalance, un'affermazione gravissima, inaudita, cioè che, sulla questione della predestinazione, Lutero aveva ragione, e lo fa a bordo di un aereo che lo riporta a casa da uno dei suoi viaggi pastorali, cioè in una sede non ufficiale, e quanto mai "familiare" e "rilassata", come quella che si crea in tali circostanze, in assenza di un pubblico e di un contesto istituzionalizzato, egli lo fa con deliberata e calcolata malizia: non può non sapere di aver detto un'eresia, ma lo fa con un tale sorriso, con una tale "spontaneità", con una tale carica di "simpatia umana" (questione di opinioni), che anche l'eresia passa sullo sfondo, anzi, non viene neppure percepita come tale.
    Nessuno reagisce, nessuno si scandalizza, nessuno lo corregge, o esige un chiarimento: tutto tace, e chi tace acconsente. Nulla passa sulla stampa o alla televisione; l'unica cosa che "passa" è la carica umana di questo papa così alla mano, così informale, che s'intrattiene con tanta immediatezza coi giornalisti. E così, la temperatura dell'acqua viene alzata di un altro centesimo di grado, e anche qualcosa di più: la rana è ormai rosata, comincia a fumare, ma si direbbe che non si renda ancora conto del vero destino che l'attende.
    La stessa strategia è quella di Galantino & Soci. Ogni giorno alzano il tiro, ma solo di un poco; ogni tanto la sparano più grossa, poi stanno a vedere cosa succede: è un test. Siccome non succede nulla, si preparano a spararla ancora più grossa, la prossima volta. Galantino, per esempio, dice che la cosiddetta riforma luterana è stata un'opera dello Spirito Santo: fino a sei o sette anni fa, sarebbe scoppiato un pandemonio, e, tanto per cominciare, il papa lo avrebbe corretto. Ora nessuno lo corregge, tutti tacciono, e qui tacet, consentire videtur.
    Oppure Paglia: dice che noi tutti dovremmo prendere a modello di vita spirituale il suo defunto amico Marco Pannella: nessuno dice niente, nessuno fa notare che prendere a modello costui equivale a buttare nel cesso tutta la fede cattolica, a cominciare dal Vangelo; e allora, avanti così.
    Sosa Abascal dice che il diavolo non esiste: nessuno interviene, nessuno lo corregge, e allora tutto a posto, si può procedere tranquilli: e alzare la temperatura dell'acqua nella pentola di un altro centesimo di grado.
    Poi Cipolla dice che lui toglierebbe volentieri i simboli cristiani per non pregiudicare l'amicizia con i musulmani: silenzio di tomba; avanti, marsch.
    Poi Perego afferma che il futuro degli italiani è il meticciato: nessuno protesta, nessuno lo corregge: dunque, tutto o. k.
    Poi D'Ercoli scrive che, per poter predicare il Vangelo, bisogna prima creare delle condizioni di giustizia sociale; silenzio assordante: via libera.
    Poi Castellucci ordina al teologo Antonio Livi di annullare una conferenza, che doveva tenere nella sua diocesi, sul tema del relativismo dilagante: nessuno protesta, nessuno esige spiegazioni; del resto, la spiegazione l'ha già data lui, il vescovo bergogliano di ferro: bisogna evitare ciò che crea "divisioni". Ma divisioni, dove? Dentro la Chiesa, oppure fuori, nei confronti di chi odia la Chiesa e i valori dei quali essa è portatrice? Non si sa; comunque, nessuno parla, dunque è tutto a posto. E avanti così, sempre.
    Ogni giorno in questo modo; ogni giorno che Dio manda sulla terra. Gutta cavat lapidem, dicevano i romani: anche una goccia d'acqua riesce a scavare la pietra, se cade incessante. E non solo i sacerdoti, anche laici si prestano a quest’opera di sistematica distruzione e di sostituzione, pezzo a pezzo, della dottrina cattolica: il professor Melloni, per esempio, erede della scuola di Bologna e della tradizione dossettiana, il quale si fa autore di una “sua” traduzione del Credo niceno-costantinopolitano, ed al quale nessuno si sogna di domandare con quale autorità abbia fatto una cosa del genere: come se tradurre i testi fondamentali della religione cattolica e metterli in circolazione, da parte i chiunque, fosse, nella Chiesa cattolica, la cosa più naturale di questo mondo, esattamente come lo è nell’ambito protestante.
    Ma il papa, dice qualche volonteroso pompiere, spesso è mal compreso. Davvero? E allora come mai, quando degli eminenti cardinali, e poi degli illustri teologi, gli chiedono esplicitamente dei chiarimenti su un documento importante per la fede e la morale cattolica, come Amoris laetitia, si rifiuta puramente e semplicemente di rispondere; mentre se il cardinale Sarah prova a interpretare un documento come Magnum principium, per salvare il salvabile della sacra liturgia, il papa si affretta ad intervenire, con voce forte e chiara, per correggerlo e smentirlo, e la fa con una tempestività e una decisione sorprendenti? Evidentemente, il papa tace quando l'ambiguità delle sue parole gli fa comodo, ma interviene, e con estrema fermezza al limite della brutalità, quando vede il rischio che tale ambiguità offra spazi di dissenso rispetto al cambiamento da lui voluto.
    E quando, per esempio, il suo grande amico Eugenio Scalfari dice, anzi scrive, e divulga sulla stampa, di essersi formato l'opinione, attraverso le sue svariate conversazioni col pontefice, che questi non crede né al Giudizio, né all'inferno, contrariamente a ciò che insegna il Magistero con tutta la dottrina cattolica, è certo che, se il papa avesse ritenuto di dover intervenire per rettificare una tale impressione, e per professare la sua adesione al vero insegnamento della Chiesa, lo avrebbe fatto, eccome: non ci avrebbe pensato su neanche per un istante. Ora, se non lo ha fatto, la ragione non può essere che una: che non c'è niente da rettificare.
    Del resto, a suo modo, il papa lo ha detto lui stesso, che non ci saranno né il Giudizio divino, né l'eterna dannazione per i peccatori impenitenti: lo ha fatto capire nell'udienza generale del 23 agosto 2017, dicendo che Dio chiamerà tutti gli uomini ad abitare con Lui, sotto una immensa tenda: il che significa che nessuno verrà giudicato e tanto meno punito. Ma questa non è la dottrina cattolica; è un'altra cosa, completamene diversa. In fondo, nessuna meraviglia: se, per lui, Dio non è cattolico, come ha detto nella maniera più esplicita, allora non bisogna certo aspettarsi che Dio si comporti così come dice la dottrina cattolica. Ecco perché la dottrina gli dà tanto fastidio: non perché sia qualcosa di rigido e quindi una "ideologia" divisiva (omelia di Santa Marta del 19 maggio 2017), ma perché è quel che deve essere: la dottrina cattolica.
    A lui non piacciono le dottrine e non piace il cattolicesimo; quanto meno, non gli piace il cattolicesimo. Vuole cambiarlo, e lo sta facendo con tutti gli strumenti che ha a disposizione: e che sono veramente tanti, primo fra tutti la sua immensa (e facile, troppo facile, per non dire demagogica) popolarità. Egli è diventato una star mediatica, sono tutti pazzi di lui: ma proprio tutti. Si stampano perfino riviste interamente dedicate a lui, alla sua persona, che lo idolatrano quasi come se, nella stima e nell’affetti dei fedeli, venisse prima lui, poi il Signore Iddio.
    LA RANA BOLLITA DI BERGOGLIO



    Vescovi americani hanno respinto il candidato di Bergoglio
    Vescovi americani hanno respinto la candidatura di Cupich per la Commissione bioetica statunitense: un segnale diretto a Papa Francesco?
    Francesco Boezi
    I vescovi americani hanno votato per l'arcivescovo Joseph Naumann preferendolo al cardinale Blase Cupich, che è un uomo di Chiesa vicinissimo a Papa Bergoglio. La commissione pro vita dell'episcopato americano non sarà guidata, quindi, dall'arcivescovo metropolita di Chicago: Cupich è stato creato cardinale da Francesco nel concistoro del 19 novembre 2016, successivamente alla nomina ad arcivescovo. Il Catholic Herald ha definito la scelta di Naumann come frutto di un "voto di sorpresa".
    La particolarità della notizia sta anche nel fatto che l'organo istituzionale in questione è stato posto sotto la guida di un cardinale sin dagli anni 80'. Scegliere un arcivescovo per questo ruolo, quindi, rappresenta un'importante novità oltre che un possibile segnale al Papa. La votazione dell'episcopato americano assume, infatti, un valore di carattere politico: con questa scelta i vescovi americani sembrano aver disegnato un solco distanziante il loro approccio ai temi bioetici e quello di di Papa Francesco.
    "Il voto aveva attirato più attenzione di ogni altro nell'assemblea generale dei vescovi - ha specificato il Catholic Herald- "Il cardinale Cupich è considerato un "vescovo di Papa Francesco" e ha posto l'aborto allo stesso livello di altre questioni sociali". Blase Cupich, insomma, sarebbe finito al centro delle polemiche alimentate dai tradizionalisti, per aver equiparato la tematiche riguardanti la bioetica a quelle dell'immigrazione, del razzismo, della povertà e della disoccupazione. L'arceviscovo Naumann, invece, è il rappresentante di una visione per cui alla bioetica sarebbe necessario attribuire sempre una certa priorità pastorale rispetto gli altri argomenti affrontati dottrinalmente dalla Chiesa cattolica. Un voto, insomma, che ha contrapposto due modi diversi di intepretare le urgenze culturali del cattolicesimo.
    Vescovi americani hanno respinto il candidato di Bergoglio

    Vittorio Messori critica il Papa: "Chiesa società liquida"
    Messori, celebre scrittore e giornalista cattolico, critica Bergoglio sostenendo che la Chiesa sia immersa nella "società liquida" di Bauman
    Francesco Boezi
    Vittorio Messori è probabilmente il giornalista e scrittore cattolico più letto in occidente. Dall'intervista al Cardinale Ratzinger del 1984 al libro-intervista con Giovanni Paolo II per i quindici anni del pontificato, la voce dell'autore piemontese ha sempre avuto un grande peso per l'opinione pubblica dei credenti.
    In un articolo pubblicato da Il Timone lo scrittore, dopo aver dissertato sull'attualità della teoria della "società liquida" di Zygmunt Bauman, ha esteso il campo dei coinvolti in questa involuzione sociologica-esistenziale, inserendo anche la Chiesa cattolica. Scrive Messori: "Il credente è inquietato dal fatto che anche la Chiesa cattolica - che era esempio millenario di stabiltà - sembra voler diventare "liquida" essa pure".
    "In una sconcertante intervista - specifica lo scrittore - il generale dei gesuiti, il sudamericano Arturo Sosa, ha "liquefatto il Vangelo stesso, poiché ha dichiarato in una intervista che, poichè le parole di Gesù non sono state tramandate da un nastro, o disco che sia, di un moderno registratore, noi non sappiamo esattamente ciò che Egli abbia detto".
    Poi, ancora, l'affondo su Bergoglio: "Ma un altro gesuita, egli pure sudamericano, nientemeno che il papa stesso, in una delle tante interviste che dà alle persone più diverse, nei luoghi più diversi, - in aereo, in piazza San Pietro, per strada - , ha ripetuto ciò che è uno dei cardini della sua strategia di governo e di insegnamento: "La tentazione cattolica da superare è quella dell'uniformità delle regole, della loro rigidezza, mentre invece bisogna giudicare e comportarsi caso per caso".
    Messori, insomma, pare inserire il Papa tra i responsabili del fatto che, anche per la Chiesa, citando Bauman, stia diventando accettabile che "il cambiamento" sia "l'unica cosa permanente" e che "l'incertezza" sia divenuta "l'unica certezza". Sottolinea, infatti, lo scrittore cattolico: "Il termine che papa Francesco usa più spesso è "discernimento": è una vecchia tradizione dei Gesuiti, che però, sino ad ora, non era mai giunta a "interpretare liberamente anche il dogma, a seconda delle situazioni". Una simile impostazione, secondo la tesi dello scrittore piemontese, si è rivelata essere "errata" e "dannosa" per la Chiesa cattolica.
    Vittorio Messori critica il Papa: "Chiesa società liquida"


 

 
Pagina 32 di 32 PrimaPrima ... 223132

Discussioni Simili

  1. carne della nostra carne
    Di cireno nel forum Fondoscala
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 31-01-14, 10:24
  2. Il verbo avere e il verbo dovere in napoletano
    Di Mike Suburro nel forum Fondoscala
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 18-05-12, 00:51
  3. Il verbo di Vendola
    Di Quayag nel forum Padania!
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 22-12-10, 13:08
  4. Sondaggio: chi è il più verbo di POL?
    Di Nicki (POL) nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 08-07-06, 19:28
  5. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 11-10-04, 16:15

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
Clicca per votare

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225