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Discussione: Il Verbo di Dio si è fatto carne

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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Card. Sarah: "No a inter-comunione. Bisogna essere cattolici"
    «L’intercomunione non è consentita tra cattolici e non cattolici. È necessario confessare la fede cattolica. Un non-cattolico non può ricevere la comunione. Questo è molto, molto chiaro. Non è una questione che riguarda la libertà di coscienza». Risponde così il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione del Culto Divino, a coloro che hanno visto un’apertura all’intercomunione tra cattolici e luterani in una risposta data da Papa Francesco ad una luterana durante la sua recente visita alla comunità luterana di Roma. «Noi diamo la comunione ai cattolici», dare la comunione a tutti è «una sciocchezza», dice il Cardinale africano.
    «Non c’è intercomunione tra anglicani e cattolici, tra cattolici e protestanti. Se vanno a messa insieme, il cattolico può andare alla comunione ma il luterano o l’anglicano no». Senza un’unione nella fede e nella dottrina, aprire le porte all’intercomunione «sarebbe promuovere la profanazione». «Noi non possiamo farlo. Non è che dobbiamo parlare con il Signore per sapere se possiamo fare la Comunione. Noi dobbiamo sapere se siamo in accordo con le regole della Chiesa. La nostra coscienza deve essere illuminata dalle regole della Chiesa che dice che, per comunicarsi, abbiamo bisogno di essere in stato di grazia, senza peccato, e avere fede nell’Eucaristia. Non è un desiderio o un dialogo personale con Gesù che determina se possiamo ricevere la comunione nella Chiesa cattolica. Una persona non può decidere se è in grado di ricevere la Comunione. Deve essere cattolica, in stato di grazia, correttamente sposata [se coniugata]». L’intercomunione non permette l’unità perchè «il Signore ci aiuta ad essere uno se lo riceviamo in modo corretto altrimenti noi mangeremo la nostra condanna, come dice san Paolo (1 Corinzi 11,27-29). Non riusciamo a diventare una cosa sola se si partecipa alla comunione con il peccato, con disprezzo per il Corpo di Cristo».
    https://gloria.tv/article/uzsd18ZkHxcY3KQKpikMrRDk4

    Invocazione a San Carlo Borromeo
    Benedici i pittori che resistono dove cedono i preti
    Invocazione a San Carlo Borromeo
    Giovanni Gasparro, San Pio V e San Carlo Borromeo difendono il Cattolicesimo dall’islam e dall’eresia protestante
    San Carlo Borromeo flagellatore dei protestanti, ti invoco in occasione della tua festa e dell’infatuazione di tanti chierici verso Lutero, testimoniata finanche da mostre ambrosiane e francobolli vaticani. Ma dove cedono i preti resistono i pittori: Sergio Padovani che espone in questi giorni a Imola un ritratto opportunamente intitolato “Martin Lutero, eretico”, e Giovanni Gasparro che ad Adelfia sta dando le ultime pennellate al seguente clamoroso soggetto: “San Pio V e San Carlo Borromeo difendono il Cattolicesimo dall’islam e dall’eresia protestante”. Commissionato non da un ecclesiastico, figuriamoci, bensì da un laico. Colui che San Giovanni Bosco definì “accecato eresiarca” e San Pietro Canisio “empio bestemmiatore” vi è raffigurato insieme a un maiale e con occhietti suini: inclinato al male, alle gozzoviglie e alle monache, i contemporanei lo chiamavano infatti Porcus Saxoniae. Benedici, San Carlo, questi due pittori che spesso dipingono Santi e che oggi, con coraggio e coerenza, mostrano chi era l’uomo che il culto dei Santi osò aggredire.
    Invocazione a San Carlo Borromeo - Il Foglio





    "Nuova" moda: Eucarestia non valida
    Affinché la consacrazione sia valida, è indispensabile che siano rispettate le due formule (che nel Novus Ordo in italiano sono rispettivamente con: «Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi» e «Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti...»).
    Se il prete celebrante altera in modo sostanziale quelle formule, la consacrazione è invalida.
    La "nuova" moda di alterare le formule, cominciata già negli anni del nefando Concilio Vaticano II dai preti più apostati, sta conoscendo nuovi successi durante questo pontificato bergogliesco, specialmente a seguito dei sacri festeggiamenti per il sacro Lutero.
    Per esempio certi preti dicono: «...questo è il mio corpo dato per voi...» (consacrazione probabilmente invalida), oppure dicono: «...alleanza, sparso per voi e per tutti...» (consacrazione probabilmente invalida).
    Consiglio immediato: abbandonare immediatamente quella parrocchia. Anche se il prete dichiarasse di avere sincera intenzione di consacrare (cioè di fare quel che fa la Chiesa), l'utilizzo di parole sbagliate significa che o l'intenzione non c'è o che il soggetto ha qualche rotella fuori posto.
    Se anche avvenisse per distrazione - cosa già grave: come fai tu, prete, a distrarti nel momento della consacrazione? - e il prete non ripete daccapo la formula esatta, la consacrazione è invalida.
    Non contare sul fatto che la Comunione la fai con particole dal tabernacolo (cioè da Messe precedenti): se il pretino cretino lo ha fatto oggi, potrebbe averlo fatto anche ieri.
    E poi si lamentano che uno va solo alle Messe tradizionali in latino.
    Ma veramente ve li meritate, modernisti, i seminari vuoti, le parrocchie vuote, i conventi vuoti.
    Non aspettatevi che papa Bergoglio prenda provvedimenti: la sua ultima grossa preoccupazione consiste nel vietare la vendita di sigarette in Vaticano.
    p.s.: il sottoscritto una volta ha dovuto confessarsi di nuovo, da un altro prete, perché l'anziano prete confessore, intontito dall'età e dai malanni, anziché amministrare l'assoluzione («Io ti assolvo...»), si era limitato ad una benedizione («Io ti benedico...»).
    https://letturine.blogspot.it/2017/1...on-valida.html

    Buttiglione, l’Amoris Laetitia, i tradizionalisti. Con un po’ di nostalgia del rag. Ugo Fantozzi..
    L’ultimo nato in “Casa Amoris Laetitia” (che, senza voler essere dissacratori nei confronti di Sandra e Raimondo, ricorda tanto “Casa Vianello”, ma con meno appeal) è un libro di Buttiglione. Buttiglione nel senso di Rocco, il “filosofo di Giovanni Paolo II”, non di Rambaldo, il colonnello che ha deliziato le platee cinematografiche negli Anni Settanta.
    Per chi abbia presente lo sguardo inerme e silente che Forattini attribuì a suo tempo all’autore, il titolo non è una sorpresa: Risposte amichevoli ai critici di Amoris Laetitia. In fase di anticipazione per la stampa, sono circolate due copertine, una in cui “amichevoli” è messo tra parentesi e l’altra in cui è inserito con un grafia da ripetente di terza elementare, che danno un po’ di gomito e promettono un posticino per tutti nei titoli di coda, buoni e cattivi. A Chiesa 2.0 TV sanno bene come mettere nella parte giusta e rendere inoffensivi certi cattivi.
    Ma, soprattutto, l’opera di Buttiglione (Rocco, non Rambaldo) porta un lungo saggio introduttivo del cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede. Proprio lui. L’argine maestro contro la deriva eretica insita in Amoris Laetitia a cui fior di tradizionalisti hanno fatto tutti gli sconti possibili sulle simpatie per la teologia della liberazione, sulle licenze in tema di mariologia e altre quisquilie dottrinali perché lo avevano scambiato per il katechon incrollabile contro l’irrompere definitivo della depravazione tramite esortazione apostolica.
    Ebbene, sì. Proprio lui, a proposito dei punti controversi di Amoris Laetitia, viene oggi a spiegare che la tesi di Buttiglione (Rocco, non Rambaldo) “si compone di due affermazioni fondamentali, a cui io consento con piena convinzione: 1) le dottrine dogmatiche e le esortazioni pastorali del capitolo 8 di Amoris Laetitia possono e devono essere intese in senso ortodosso. 2) Amoris Laetitia non implica nessuna svolta magisteriale verso un’etica della situazione e quindi nessuna contraddizione con l’enciclica Veritatis Splendor di san Giovanni Paolo II”. Leggere per credere, ma forse un verbo non è quello giusto.
    Il resto dell’introduzione è tutta di questo tenore. Giusto per non lasciare dubbi, parlando di Amoris Laetitia, l’ormai ex katechon cardinale Müller spiega subito al secondo capoverso che “È da desiderare che molti sposi e tutte le giovani coppie, che si preparano a questo santo sacramento del matrimonio, si lascino introdurre nel suo spirito ampio, nelle sue profonde considerazioni dottrinali e nei suoi riferimenti spirituali. Il buon successo del matrimonio e della famiglia apre la strada verso il futuro della Chiesa di Dio e della società umana”.
    Tirate le somme, una supercazzola coi fiocchi che non sarebbe riuscita neanche al miglior Tognazzi di “Amici miei” ora riavvia i bisticci di protagonisti, comprimari e comparse scritturati da “Casa Amoris Laetitia”. È dai due Sinodi sulla famiglia che la sit-com va in onda. Alle prime puntate ci siamo stati tutti, e va bene, ma si sarebbe dovuto capire in fretta come sarebbe andata a finire. Ormai siamo al grottesco. Prima i Dubia dei quattro cardinali che dovevano essere la mossa dello scacco matto in quella che fu definita in modo un tantino irriverente “partita a scacchi per la fede”. Bergoglio li messi in qualche cassetto di Santa Marta e neppure lui sa più dove sono. Poi la storia fatta con la Correctio filialis che il Beatissimo Padre ha riposto vicino ai Dubia. E poi ancora la controstoria fatta dalla Laudatio pubblicata da Pro Pope Francis. Adesso Müller che non si limita al classico “armiamoci e partite”, ma, tramite Buttiglione (Rocco, non Rambaldo che almeno era un soldato), intima “Arrendetevi perché io sto dall’altra parte”.
    E, mentre si dibatte su qualche brandello di Amoris Laetitia, la barca affonda sempre più velocemente portando negli abissi sempre più anime perché il demonio è entrato attraverso falle ben più grandi delle eresiucole sui divorziati risposati. Ma nessuno ha il coraggio di vedere quelle voragini e, ancor meno, il coraggio di denunciarle. Però è ora di finirla. Questo dibattito su Amoris Laetitia ricorda tanto quello sulla Corazzata Potëmkin reso immortale dalla conclusione di Paolo Villaggio. Senza andare in cerca di un improbabile katechon, basterebbe un ragionier Ugo Fantozzi.
    https://www.riscossacristiana.it/tre...nocchi-081117/

    Al peggio non c’è mai fine?
    Adesso anche le pubbliche bugie
    Vero è che al peggio non c’è mai fine, ma arrivare fino a diffondere pubblicamente delle bugie è davvero il colmo.
    Non è Francesco direttamente il responsabile, ma certo che i suoi servitori fedeli avranno pur appreso tanta spudoratezza da qualcuno.
    “Il video del Papa” di novembre è presentato così: “Testimoniare il Vangelo in Asia”. Ebbene, se si ascolta questo titolo altesto di questo video, non si trova neanche una virgola che parla della testimonianza del Vangelo.
    Ecco il titolo:
    Testimoniare il Vangelo in Asia – Novembre 2017
    e il testo:
    Ciò che più mi colpisce dell’Asia è la varietà delle sue popolazioni, eredi di antiche culture, religioni e tradizioni.
    In questo continente in cui la Chiesa è una minoranza, la sfida è appassionante.
    Dobbiamo promuovere il dialogo tra religioni e culture.
    Il dialogo è parte essenziale della missione della Chiesa in Asia.
    Preghiamo per i cristiani in Asia, perché favoriscano il dialogo, la pace e la comprensione reciproca, soprattutto con gli appartenenti alle altre religioni.
    Ora, l’unica parola che sembrerebbe evocare la testimonianza del Vangelo è “missione”, laddove si parla di “missione della Chiesa in Asia”. Ma è un’impressione tutta nostra, che ostinatamente e forse colpevolmente alimentiamo in noi la speranza che ogni tanto questo papa riesca a dire qualcosa di cattolico, e quindi di vero. In effetti, anche qui, Bergoglio spiega che la “parte essenziale” della “missione della Chiesa in Asia” è “il dialogo”! Quindi niente testimonianza del Vangelo e tanto meno evangelizzazione.
    Ma allora, perché quel titolo falso e fuorviante?
    Anche quando Bergoglio invita a pregare “per i cristiani in Asia”, precisa che non è perché questi testimonino il Vangelo, figuriamoci predicarlo! Ma è perché “favoriscano il dialogo, la pace e la comprensione reciproca”, favoriscano queste cose, meramente umane e tratte dai luoghi comuni correnti, “soprattutto con gli appartenenti alle altre religioni”, e cioè soprattutto con coloro a cui dovrebbero portare il Vangelo di Gesù, perché credano, si convertano e si salvino.
    Neanche una parola!
    Detto questo, dobbiamo esplicitare un altro pensiero che ci è venuto in mente: e se non si trattasse di un titolo menzognero? E se invece il titolo ha voluto essere solo rispondente alla verità, non alla verità cattolica ovviamente, ma alla verità bergogliana?
    E già! Forse si tratta proprio di questo: secondo Bergoglio, testimoniare il Vangelo significherebbe “favorire la comprensione reciproca con gli appartenenti alle altre religioni”!
    E qui, arriviamo all’indignazione, perché è davvero indegno per un papa, perfino per un papa che si vuole solo “vescovo di Roma”, che, non solo non parli di evangelizzazione, secondo il comando di Nostro Signore, ma insegni che evangelizzare significherebbe praticare la reciproca comprensione con gli appartenenti alle altre religioni.
    Indegno due volte: perché è falso e perché si fa beffe del comando di Gesù.
    Eppure è questa la triste e amara verità: Bergoglio non vuole che si testimoni il Vangelo, vuole che i cattolici pratichino il dialogo, la pace e la reciproca comprensione tra la verità e l’errore, tra il Vangelo di Gesù e i culti pagani, fra Cristo e Beliar.
    A ulteriore conferma che Bergoglio dimostra di non essere cattolico, di non essere cristiano, ma di essere un agente al servizio dei piani dell’Anticristo.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...fine.html#more





    Dalla sacristia di Baronio
    Ho letto oggi su Stilum Curiae un articolo, dal titolo Quanto è protestante il papa? Un'intervista del teologo tedesco suo amico a Die Zeit.
    Con somma serenità di coscienza, ancorché col cuore lacerato dal dolore di vedere in quali sorti versa la Chiesa infeudata dai modernisti, credo di poter tranquillamente considerare eretico formale il Sedicente, anche se in verità c’era ampio materiale per giungere a questa conclusione ben prima di queste rivelazioni, naturalmente non smentite da alcun organo vaticano.
    A questo punto, la targa che campeggia in sacristia – Nomen Pontificis Franciscus – è stata debitamente riposta in un cassetto, nell’attesa che il Paraclito si degni di concederci un Papa.
    https://opportuneimportune.blogspot....i-baronio.html



    La dittatura della misericordia verso il baratro
    LO STERCO DEL DIAVOLO - Il conflitto d'interessi nella neo-chiesa
    Conflitto di interessi. Io non lo chiamerei in altro modo. Un clamoroso, indecoroso conflitto di interessi che vede politica (di sinistra) e religione (progressista) andare a braccetto nel perseguimento di scopi che non hanno come scopo né il bonum commune nella cosa pubblica, né tantomeno la salus animarum nella neo-chiesa.
    Il conflitto d’interessi nei vertici è più precisamente alto tradimento, poiché chi ricopre cariche di governo in seno alla Gerarchia si prefigge finalità opposte a quelle per cui essa è stata istituita. Non la salvezza delle anime: né di quelle affidate alle cure dei Pastori, né tantomeno di quelle che, lontane dalla salvezza, dovrebbero essere evangelizzate e condotte nell’unico Ovile. Non la gloria di Dio, ch’è ormai considerato un imbarazzante orpello, da sfrondare di tutti quegli attributi divini che Lo rendono Signore, Re e Padre. Non la santificazione del popolo cristiano tramite i veicoli della Grazia, dal momento che i Sacramenti vengono presentati in una dimensione sociale e comunitaria che ne snatura l’essenza. Non la custodia della dottrina, giudicata soffocante sovrastruttura che limita la libertà dell’uomo. Non la difesa della morale, additata come gioco intollerabile che offende la dignità della persona.
    Dov’è la Chiesa che crede nella Presenza Reale, quando i suoi ministri profanano l’Eucaristia e la Messa? Sparita col Novus Ordo. Dov’è la Chiesa che si proclama unica arca di salvezza? Soppressa con la Dignitatis Humanae e con l’ecumenismo. Dov’è la Chiesa che scatenava i Santi della Controriforma contro gli eretici luterani? A far da valletta a Lutero e a chieder perdono per crimini mai commessi. Dov’è la coraggiosa protettrice del vincolo coniugale, del celibato del Clero e della castità? A prostituirsi coi sodomiti, a lisciar il pelo alle lobby glbt, a proclamare il gender e ad insegnare ai fanciulli come abortire. Dov’è la Santa Inquisizione, dove l’Indice dei Libri Proibiti che i ribelli d’ogni tempo consideravano come un oltraggio alla libertà di pensiero? Ufficialmente abolita l’una, soppresso l’altro, ma riesumati quando c’è da condannare un teologo cattolico o un chierico tradizionalista.
    Per un eretico che oggi volesse combattere l’odiata nemica papista, sarebbe arduo trovare anche solo un articolo di fede o un principio morale che non sia stato già depennato dalla furia devastatrice dei vertici e dallo zelo servile dei cortigiani. Più Luterani di Lutero, più Calvinisti di Calvino.
    Il conflitto di interessi nella fascia intermedia è ancora più evidente e desolante. La quasi totalità dei Principi della Chiesa, dei Vescovi, dei Prelati e dell’intelligencija degli Ordini religiosi e degli Atenei ecclesiastici esprime il proprio entusiastico plauso all’opera di distruzione, al sistematico vandalismo di qualsiasi vestigio cattolico. In ambito dottrinale, questo idem sentire è dovuto ad un metodico lavaggio del cervello cui sono stati sottoposti tutti coloro che ora ricoprono cariche all’interno della neo-chiesa, ad iniziare dalla parrocchia, per proseguire in Seminario e concludere nell’Università pontificia. A questa riprogrammazione delle menti si è accompagnata una diffusa ignoranza, che garantisse da una parte l’incapacità di comprendere l’inganno conciliare, e che dall’altra prestasse le basi a quella presunzione che è cifra dell’insipiente in mala fede. Chi non è addentro alla formazione del Clero forse ignora che vi è un’altissima percentuale di leviti che ignora il latino, lingua in cui sono scritti tutti gli atti del Magistero, e che per accedere alle fonti deve ridursi alle traduzioni, ammesso che ve ne siano e che non siano state appositamente distorte o censurate; la conoscenza del greco viene relegata a corsi ridicoli, sicché il chierico non è in grado di tradurre il Padre nostro dal testo originale e se si trova dinanzi una pagina di un Padre della Chiesa non sa non dico coglierne le sottigliezze lessicali, ma nemmeno comprenderne il senso generale.
    In compenso avrà certamente un account Twitter e si sentirà parte del jet set conciliare ritwittando le banalità di padre Spadaro, le intemperanze di Bergoglio o le eresie di Grillo. E lo chiamano apostolato.
    Presunzione ed ignoranza sono state erette a paradigma della formazione del Clero, perché fanno di esso un docile servo nelle mani del padrone, una marionetta nelle mani del burattinaio. Ignoranza estesa a tutte le discipline, peraltro intrise di errori ed eresie: filosofia, dogmatica, morale, patristica, esegesi biblica, liturgia, diritto canonico. Non si salva nulla, nella persuasione che tutto ciò che appartiene al passato - identificato genericamente con il terminus ante quem del Vaticano II - fa parte di un’altra religione, di un’altra chiesa, di un’altra storia che nulla ha in comune con la primavera conciliare. Esattamente come in politica non vi è nulla prima della Resistenza.
    La base dell’ignoranza appiattisce le differenze, e relega le possibili divergenze nella discussione priva di argomenti e di logica propria dei discorsi da bar. Non a caso le dispute di natura filosofica o dottrinale che raramente sorgono in seno alla neo-chiesa non vanno oltre la petizione di principio, nell’assoluta incapacità di affrontare sistematicamente un argomento, vagliandone i pro e i contra. Ed in ogni caso, con gli ignoranti ed i presuntuosi è impossibile alcun dialogo, poiché essi ne falsano le premesse, lo sviluppo e le conclusioni. Ed anche se si riuscisse, in un titanico sforzo di pazienza e di abnegazione, ad affrontare una conversazione con costoro, ogni argomento verrebbe meno dinanzi all’affermazione che il processo innescato dal Concilio e portato a compimento da Bergoglio è irreversibile. Ancor più di frequente, essi si limitano a lanciare l’accusa apodittica di esser contro il Papa, e quindi contro il Concilio, e quindi non meritevoli della loro considerazione. Sempre per capire l’approccio pastorale di cui si riempiono la bocca.
    L’imborghesimento del Clero risale a mio parere agli infausti anni del pontificato di Montini, emblema e paradigma della mentalità borghese liberale. E si tenga presente che nella Chiesa questo è avvenuto in ritardo rispetto al mondo secolare, dove il trionfo della borghesia è iniziato con la Rivoluzione Francese - anzi addirittura col Protestantesimo - ed è proseguito con il Risorgimento, per poi esser eletto a sistema con la Resistenza e infine con l’avvento della Repubblica e della sua madrina, la Democrazia Cristiana.
    Analogo procédé si è avuto negli anni Sessanta in seno alla Chiesa, e per certi versi perdura ancora oggi. E qui è evidente che solo pochi sono in grado di distinguere tra obbedienza e servilismo, proprio perché l’obbedienza è stat inculcata come un valore a sé stante, e non come un mezzo che può esser buono o cattivo a seconda del fine. Obœdientia et pax: il motto che per il mio omonimo Card. Baronio aveva un senso, con Roncalli ne acquisì uno opposto, ch’è ancor valido oggi.
    Ora, se si è potuta costituire nel corso dei decenni una Gerarchia composta quasi interamente da Prelati imborghesiti, è normale che siano borghesi anche le loro ambizioni e i loro ideali: innanzi tutto, la carriera, il mantenimento del posto, il favore del potente, la complicità. Chi sotto Roncalli sfoggiava fruscianti mantelloni di seta nei corridoi del Vaticano, con la stessa prona obbedienza non esitò a gettare il saturnio nel Tevere, appena chiuso il Concilio, indossando il collare di celluloide e il Borsalino. Esperto annusatore dell’aria che tira, il chierico borghese sa quando mettersi in mostra e quando rimanere nell’ombra, quando parlare e quando tacere, quando congratularsi col potente e quando rendersi irreperibile perché sta per ascendere al suo posto un altro di diverso orientamento. Banderuole, insomma. Ma banderuole che, pur docili al vento della novità, non necessariamente hanno la cultura, l’intelligenza e la perspicacia che consentano loro di comprendere appieno le intenzioni del Principe. Anzi molto spesso non desiderano nemmeno conoscerle, limitandosi al ruolo subalterno di pedine su una scacchiera, contentandosi di esserci e di poter vivere indisturbati coltivando i propri vizi meschini.
    Sempre nell’ambito del conflitto d’interessi meriterebbe una approfondita trattazione l’indecorosa rete di complicità tra viziosi, che va sotto il nome di lobby gay. La presenza di ecclesiastici anche di alto livello notoriamente omosessuali non solo getta scandalo sulla Chiesa ch’essi hanno infeudato sin dall’epoca di Montini, ma priva di qualsiasi credibilità le perorazioni di tolleranza e di accoglienza verso gli omosessuali. Trovandosi in una posizione di ricattabilità, essi devono per forza schierarsi in favore del gender e di tutte le istanze delle più esagitate associazioni glbt. Riesce difficile credere che certi personaggi di spicco della Gerarchia potrebbero dall’oggi al domani difendere a spada tratta l’immutabile insegnamento della Chiesa riguardo ai gay, visto che essi per primi sono tra i più disinvolti fruitori della multiforme galassia uraniana. Gli scandali recenti dimostrano che questo sovvertimento morale, oltre ad accecare qualsiasi residuo anelito verso il bene, avvince in stretti lacci proprio coloro che dovrebbero esser casti e puri come Nostro Signore, costringendoli ad un asservimento non solo ai vizi più turpi, ma anche ai loro superiori, che li possono manovrare a proprio piacimento blandendoli o ricattandoli. A questo punto è evidente che quell’accoglienza da essi auspicata non li vede disinteressati apostoli del libertinaggio, ch’essi vogliono depenalizzare per proprio miserabile tornaconto. Cicero pro domo sua, ancora una volta.
    Se poi si va a metter il naso nelle questioni economiche, si scoprirà che i predicatori della povertà altrui - che si esplicita nello squallore calvinista delle chiese e nella fissazione monomaniacale per le periferie esistenziali - sanno applicare il discernimento soprattutto ai casi propri, sicché non paiono vivere esattamente come ci si aspetterebbe, né rinunciano allo stipendio, né devolvono i proventi dei diritti dei loro libri ai diseredati. Al contrario, li si vede sempre in giro a tener conferenze - sostanziosamente retribuite - con viaggi in prima classe, voli in business class, hotel di lusso all inclusive. E quando non sono in giro a pontificare, mandano a chiamare il pennivendolo di turno o il reporter accreditato alla Sala Stampa per farsi immortalare mentre pranzano in refettorio col Sedicente, magari assieme a qualche personalità in kippah.
    Lo stesso Bergoglio riassume in sé i peggiori vizi di quella nomenklatura che vede nel culto della personalità, alimentato ai media, un instrumentum regni efficacissimo. E se il semplice può restare ammirato dall’umiltà con la quale egli porta seco la borsa mentre sale in aereo, chi ha assistito alla scena rimane sconcertato dal vedere che quella borsa era stata già imbarcata, e che Omissis se l’è fatta riportare giù per recitare la scenetta del papa umile dinanzi alle telecamere.
    «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli» (Mt VI, 1).
    Anche la scelta di vivere in un appartamento nella Domus Sanctæ Marthæ suona bassamente demagogica, oltreché molto più dispendiosa rispetto al rimanere senza clamori nell’Appartamento Papale. Ma è anche rivelatrice di quest’insofferenza tipica della mentalità piccolo-borghese, che si sente a proprio agio nella rassicurante mediocrità di una camera d’albergo, considerandola più confortevole delle opprimenti sale affrescate del Palazzo Apostolico.
    E' da notare che molte associazioni di volontariato sedicenti cattoliche si spartiscono con le cooperative di sinistra la torta dei fondi che governo ed enti locali stanziano senza gara d’appalto e con procedura d’urgenza per dar ricetto alle vittime della tratta dei clandestini. Sarebbe interessante comprendere ad esempio perché si preferisca assumere parenti ed amici come consulenti ed operatori di assistenza sociale, mentre si guardi con sufficienza all’aiuto dei volontari, che non graverebbero sulle finanze né delle associazioni medesime, né dello Stato. Sarebbe opportuno quantificare l’entità delle somme erogate a Diocesi, Istituti caritativi e ONG facenti capo alle Conferenze Episcopali o comunque ad enti ecclesiastici, e verificare quale sia l’uso che di quei fondi è stato fatto.
    Infine, sempre per non perder di vista il conflitto d’interessi, ci si dovrebbe interrogare sulla equanimità e sulla indipendenza di giudizio che può avere chi, potendo beneficiare di entrate derivanti dall’assistenza agli immigrati, tace sul pericolo sociale che un’indiscriminata invasione di maomettani sta causando al nostro Paese e all’Europa intera. Suona difficile aspettarsi un’opposizione a questa invasione, da parte di chi ne trae un immediato vantaggio nel mostrarsi subalterno al potere ed assolutamente allineato alle sue direttive. E c’è da chiedersi se l’appoggio convinto a questa tratta di diseredati non sia motivato dall’opportunità di integrare la mancanza di fondi causati da speculazioni edilizie, da investimenti avventati e da una scandalosa gestione dei beni immobili di proprietà ecclesiastica. Senza menzionare le cause milionarie che hanno mandato in bancarotta non poche Diocesi di mezzo mondo.
    Le chiese sono deserte, le scuole cattoliche stanno sparendo, gli Ordini religiosi sono destinati all’estinzione, i seminari chiudono. Il che, lungi dal far trarre le debite conclusioni agli autori di questo sfacelo, li induce semplicemente a cambiar clientela, pur di tenere aperto il punto vendita e non dover licenziare i propri dipendenti, secondo una mentalità imprenditoriale. Così ci si rivolge al florido mercato della tratta dei profughi, ma anche al facile incontro ecumenico, in modo da mettere insieme cattolici ed eretici alla stessa funzione, come in questi anni si è fatto con i cattolici, raggruppando parrocchie preesistenti in unità pastorali. E dove di eretici interessati all’ospitalità eucaristica non ve ne fossero, si può sempre delegare l’amministrazione dei Sacramenti ai laici e alle diaconesse, a celebrazione della Messa ai viri probati o, in mancanza d’altro, ai ministri delle sette. Rimane da vedere per quale motivo un pastore dovrebbe privarsi delle offerte derivanti dal proprio gregge, per spartirle con il sacerdote della neo-chiesa: sarebbe una scelta che avvantaggerebbe solo la parte minoritaria.
    All’aspetto economico non sono indifferenti nemmeno i buoni sacerdoti che, per mille ragioni, si trovano ad essere allo stesso tempo membri della Chiesa Cattolica ma soggetti all’autorità della setta conciliare. Le legittime esigenze di sostentamento impediscono loro scelte che, se fossero autonomi e indipendenti, potrebbero compiere serenamente. Ma la stampa ci aggiorna quotidianamente delle ritorsioni esercitate nei loro confronti dalla Gerarchia. Il primo che parla, che scrive una lettera al Vescovo o - Dio non voglia! - al Sedicente, eccolo immediatamente redarguito, licenziato, trasferito, costretto a vivere a casa di un parente o in un ospizio di carità, magari gestito dagli stessi che l’hanno cacciato dalla parrocchia o dalla cattedra universitaria. Sempre mettendo le mani nel portafoglio, sempre toccando nei beni e nella reputazione le vittime della loro misericordia.
    Non stupisce che i Francescani dell’Immacolata, al di là delle questioni dottrinali, si siano sentiti ordinare dal Prefetto della Congregazione dei Religiosi di conferire il patrimonio dell’Ordine al Commissario, richiesta che un tribunale civile ha riconosciuto inconsistente ma che è indicativa delle mire economiche dei novatori. Gli scopi ultimi dei vertici sono di natura ideologica, mentre i mezzi che muovono i subalterni sono di natura pecuniaria.
    I laici dovranno a questo punto riconsiderare se non sia opportuno - almeno per dare un chiaro segnale ai Pastori - sospendere ogni forma di contributo finanziario, destinandolo ai sacerdoti veramente bisognosi e meritevoli. D’altra parte, se non possiamo canonicamente deporre gli ecclesiastici eretici, possiamo quantomeno privarli del nostro aiuto economico.
    La guerra a questa setta che ha occupato la Chiesa dovrà quindi muoversi su due fronti: uno di natura dottrinale, che non lasci passar sotto silenzio alcuna frode della neo-chiesa; l’altro di natura morale, denunciando il turpe conflitto d’interessi che muove la dittatura della misericordia verso il baratro.
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    La fede religiosa non è in vendita
    Camillo Langone
    «Il tempio è sacro perché non è in vendita» scrive Ezra Pound. Dunque l'ultima uscita di colui che Macron ha incaricato di salvare il patrimonio culturale francese, Stéphane Bern, non mi stupisce: far pagare «urgentemente» l'ingresso nelle cattedrali è una proposta coerente con l'apostasia europea, col progressivo abbandono della religione cristiana, che ha dato forma al nostro continente, e il contemporaneo accostarsi a un disgregante nichilismo dai molteplici volti: islam, buddismo, ideologie politiche vecchie e nuove.
    «La mia religione è la Repubblica» ha dichiarato in altra occasione Bern, personaggio emblematico: omosessuale mediatico (è un conduttore radio-televisivo), di origini ebraiche e cultura cattolica ma in buona sostanza ateo.
    Confusione ed estinzione, potrebbe essere questo il suo motto così come di tanti europei che hanno ridotto il cristianesimo a fatto estetico. Belle le chiese, le cupole, le pale d'altare, ma i sacramenti non ci interessano e il Credo e il Decalogo sono cose di altri tempi. «Amo la pompa, l'incenso, vado a messa senza comunicarmi» dice Bern senza vergogna, come se la liturgia fosse una messinscena, come se i sacerdoti fossero attori e i fedeli comparse. E come se le chiese che lui viene rendere a pagamento fossero scenografie. Ma non lo sono, almeno fino a quando l'ingresso è gratuito. Mentre un tempio a pagamento quello sì è una scenografia, un set per film in costume, un cenotafio del sacro perduto.
    Non è un fenomeno nuovissimo, da qualche anno anche in Italia alcune chiese particolarmente afflitte dal turismo si sono munite di biglietteria, e mi vengono in mente il Duomo di Milano, il Duomo di Firenze, San Zeno e Sant'Anastasia a Verona... Io non ci metto più piede, le alternative per una preghiera e una candela non mancano.
    Non mi va di usufruire degli ingressi, degli orari, degli spazi speciali che le chiese a pagamento riservano ai fedeli, nell'assurdo tentativo di distinguerli nettamente dai turisti: credo in Gesù Cristo figlio di Dio e però un'occhiata agli affreschi vorrei darla, del resto sono stati dipinti per alimentare la devozione, non la condivisione sui social. Non so cosa farmene di cattedrali perfettamente restaurate e perfettamente dissacrate.
    La fede religiosa non è in vendita

    novus ordo for dummies




    Incidente di percorso
    Pubblicato da Berlicche
    Don Letizio fissò il foro tondo della canna della pistola, e cadde in ginocchio.
    “Ti prego, Alfonso, non uccidermi! Pensa al percorso di redenzione che stai facendo, dopo la galera! Eri a messa l’altro giorno, hai preso la comunione! Pensa alla salvezza della tua anima! Finirai in peccato mortale!”
    Alfonso scosse la testa. “A’ don, ma che peccato mortale? Peccato veniale è.”
    “Ma che dici!” Fu la risposta disperata. “Tu m’accidi! Materia grave!”
    “Naa. Vede, io so’ in percorso de redenzione, proprio come m’aveva detto. Quando sono entrato nell’organizzazione non capivo bene che era peccato, mica è colpa mia, è la società. Adesso so che è male ammazzare, ma tengo le attenuanti. Io cerco di smettere, vorrei, lo giuro. Ma non è che posso mettere in pericolo la mia famiglia per disobbedire agli ordini del capo. Pensate a mia moglie, ai piccolini! Devo mantenerli, sono abituati bene, cosa penserebbero di me altrimenti? Don, la vorrei proprio risparmiare, le giuro, ma non posso smettere adesso.”
    Fece fuoco due volte. Guardò il corpo immobile e si strinse le spalle. “Aho, speriamo che il prossimo confessore non sia uno di quei tradizionalisti…”
    https://berlicche.wordpress.com/2017...e-di-percorso/



    Frase choc del prete: "Ha fatto più vittime Riina o la Bonino?"
    Don Pieri cita il Concilio. "L'aborto è sulla stesso piano di 'genocidio e omicidio'"
    Lucio Di Marzo
    Una frase che è destinata a far discutere, forse tanto quanto avevano fatto parlare le esternazioni di don Guidotti, che la scorsa settimana si era accanito su facebook contro una ragazza minorenne vittima di stupro, sostenendo che se l'era andata a cercare, per essersi "ubriacata e allontanata con un maghrebino".
    Questa volta al centro della vicenda c'è un altro sacerdote, don Francesco Pieri, che dal suo profilo su Facebook traccia un parallelismo tra il "capo dei capi" Totò Riina, appena deceduto, ed Emma Bonino. "Ha più morti innocenti sulla coscienza Totò Rijna (sic) o Emma Bonino?", scrive, paragonando le vittime di mafia ai feti abortiti.
    Parole che scatenano da subito un polverone - scrive il Resto del Carlino -. Il sacerdote, che insegna alla Facoltà teologica dell'Emilia-Romagna, spiega tra i commenti, ora riservati agli "amici" di facebook, che "moralmente non c'è differenza" e giustifica le sue parole con quelle del Concilio Vaticano II.
    La Gaudium et spes, scrive "mette l’aborto (non importa se legalizzato, ospedalizzato e mutuabile o no) in serie con 'genocidio, omicidio volontario' e altri crimini orrendi (GS 27), tra cui certamente quelli di mafia, e lo definisce 'abominevole delitto' (GS 51). Solo che vedo meno gente disposta a indignarsi e schierarsi per 'questi' innocenti. Anche tra chi metterebbe la mano sul fuoco per il Vaticano II".
    Frase choc del prete: "Ha fatto più vittime Riina o la Bonino?"

    Bologna, la rivolta dei preti: niente pranzo con i migranti
    L'arcivescovo Zuppi lancia l'iniziativa "Ospita a pranzo uno straniero". Ma aderiscono solo 20 preti su 90: "Che senso ha accogliere un islamico in chiesa?"
    Sergio Rame
    Tutto nasce da un'iniziativa di papa Francesco. Oggi, infatti, si celebra la "Giornata mondiale dei poveri".
    È stata istituita proprio quest'anno dal Santo Padre e a Bologna è stata il pretesto per creare una forte divisione all'interno della Curia. La rivolta della stragrande maggioranza dei parroci, però, non è contro Bergoglio ma contro l'arcivescovo Mattia Zuppi che, come racconta il Corriere della Sera, ha chiesto ai preti della città di ospitare a pranzo i migranti dell’hub di via Mattei. Il risultato non è stato imponente. Appena venti parrocchie su novanta hanno, infatti, aderito all'iniziativa.
    Come fa notare Renato Farina su Libero, "tanti vescovi italiani, credendo forse di farsi belli con il Papa argentino, identificano i poveri con i migranti e privilegiano tra loro i musulmani". E così succede a Bologna dove la "Giornata mondiale dei poveri" è stata affidata a don Matteo Prodi. A fine settembre il nipote dell'ex premier Romano si era dimesso dall’incarico di parroco di una frazione di Zola Predosa dopo le polemiche che aveva scatenato per aver accolto in parrocchia i profughi. "Non sono una persona che coltiva rancori o cerca vendette - aveva scritto in una lettera ai fedeli riportata da Qn - mi chiedo solo perché e a che cosa è servito...". Adesso è di nuovo nell'occhio de ciclone per colpa di una iniziativa fortemente voluta dall'arcivescovo Zuppi. Iniziativa, quella di offrire un pasto caldo ai migranti del centro di accoglienza di via Mattei, che non è piaciuta ai più.
    I dubbi dei parroci sono molti. "Può essere una bella iniziativa, ma bisogna chiedersi quale sia il senso dell'accoglienza di un musulmano in chiesa - spiega al Corriere della Sera don Antonio Rota del Sacro Cuore - non è facile mettere insieme due mondi religiosi". D'altra parte anche per il vicario Giovanni Silvagni è "sbagliata e indebita l'equazione 'poveri uguale, migranti uguale musulmani'".
    Bologna, la rivolta dei preti: niente pranzo con i migranti

    Dio solleva luci profetiche? Metteranno i ray-ban!
    Un teologo anglicano: "Il Papa non è cattolico"
    A questo punto della Débâcle Bergogliana, il fatto che Francesco rappresenti una minaccia per l'integrità della Fede è divenuto così evidente nel commento mainstream, che persino un teologo anglicano, scrivendo su First Things, ha lanciato l'allarme.
    «Il papa è cattolico? Per almeno un secolo, questo è stato il modo in cui noi anglicani abbiamo scherzato su tutto ciò che sembrava fin troppo ovvio», scrive Gerald McDermott, titolare della cattedra di Teologia alla Beeson Divinity School. Ma continua: «Ora dobbiamo chiederci seriamente se il Papa non sia un protestante liberale».
    McDermott cita numerosi esempi dello straripante torrente di eterodossia orale e scritta che Francesco ha generato negli ultimi quattro anni e mezzo. I lettori di Remnant hanno familiarità con ciascuno di essi, e non c'è bisogno di ricapitolarli qui. Come molti Cattolici preoccupati, McDermott si concentra sull'ultimo insulto che corona questo distruttivo pontificato: Amoris Laetitia e il suo incredibile tentativo di introdurre l'etica della situazione nella Teologia Morale cattolica.
    McDermott nota che John Finnis, il famoso filosofo del diritto cattolico, e l'altrettanto famoso teologo morale, Germain Grisez - entrambi figure del mainstream cattolico “conservatore” che difficilmente possono essere etichettati come “tradizionalisti radicali” - lo hanno accusato:
    «Secondo la logica di Amoris Laetitia, alcuni fedeli sono troppo deboli per osservare i comandamenti di Dio e possono vivere nella grazia mentre commettono peccati permanenti e abituali “in materia grave". E McDermott aggiunge: "Come l'episcopaliano Joseph Fletcher, che insegnò l'etica della situazione negli anni Sessanta, l'esortazione suggerisce che ci sono eccezioni a ogni regola morale e che non esiste un atto intrinsecamente malvagio».
    «Per decenni - continua McDermott - gli Anglicani ortodossi e altri Protestanti che cercano di resistere all'apostasia del Cristianesimo liberale hanno trovato in Roma un sostegno morale e teologico. La maggior parte di noi ha riconosciuto che stiamo combattendo veramente la rivoluzione sessuale, che ha soggiogato e corrotto la chiesa episcopale. Prima è stato il turno della santità della vita e dell'eutanasia. Poi è toccato alla pratica omosessuale. Adesso è il matrimonio gay e l'ideologia transgender. Durante i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, noi non Cattolici sostenendo la teologia morale abbiamo potuto indicare argomenti saggi e convincenti provenienti da Roma ed affermare che, in effetti, “la parte più antica e più grande del Corpo di Cristo è d'accordo con noi, e lo fa con notevole profondità”».
    Ora non è più così, afferma McDermott:
    «A quanti tra noi continuano a lottare per l'ortodossia, nella teologia dogmatica e morale, mancano quei giorni in cui c'era un faro luminoso che risplendeva oltre il Tevere. Adesso, a quanto pare, Roma stessa è stata infiltrata dalla rivoluzione sessuale. Il centro sta collassando».
    Queste osservazioni sono storiche nel loro significato, così come la lettera aperta a Francesco di padre Thomas Weinandy, uno dei più importanti teologi cattolici del mainstream del Novus Ordo. McDermott trova che la «posizione coraggiosa e di principio» che Weinandy ha assunto contro un Papa ribelle come nessun altro prima di lui dia motivo di speranza. Esprimendo il mio parere, McDermott conclude:
    «Tom Weinandy ci ricorda che Dio solleva luci profetiche quando vengono giorni di tenebre nella sua Chiesa».
    Quando perfino un teologo anglicano è pubblicamente sconvolto dal protestantesimo liberale di un Romano Pontefice, nessun Cattolico di buona volontà può continuare a negare l'ovvio. Ma dove stanno i giornalisti neo-cattolici nel bel mezzo di questo grande risveglio? Impegnati come sempre nella loro programmatica difesa dell'indifendibile, per timore che nessuno sospetti che i tradizionalisti radicali abbiano avuto ragione a proposito della direzione in cui la Chiesa è stata diretta dal disastro del Vaticano, e che la narrativa neo-cattolica “normalista” si è enormemente sbagliata, se non è stata addirittura apertamente disonesta, sin dall'inizio.
    OPPORTUNE IMPORTUNE: Un teologo anglicano: "Il Papa non è cattolico"

    LA RANA BOLLITA DI BERGOGLIO
    La rana comincia a fumare? La strategia dei piccoli passi è quella con cui la neochiesa si sta sostituendo un pezzo alla volta alla vera Chiesa cattolica da quell'11 febbraio del 2013 in cui Benedetto XVI annunciò le dimissionI di Francesco Lamendola
    La strategia dei piccoli passi
    Potremmo chiamarla, e alcuni l'hanno chiamata, la strategia dei piccoli passi: è quella con cui la neochiesa si sta sostituendo, un poco alla volta, un pezzetto alla volta, una parola o un gesto alla volta, alla vera Chiesa cattolica, quella che va scritta con la maiuscola, perché è la Chiesa dei Santi, fondata da Gesù Cristo.
    Piccoli passi, ma quotidiani, metodici, implacabili: e un piccolo passo al giorno, ciò significa un enorme cambiamento nell'arco di quattro anni e mezzo. Quello che il papa Francesco voleva, ciò che aveva annunciato fin dall'inizio: cambiare la Chiesa. Non erano parole al vento: voleva farlo, lo sta facendo, lo ha fatto, insieme al neoclero animato dalle sue stesse intenzioni e finalità: i vari monsignori Paglia, Galantino, Lorefice, Perego, D'Ercole, Cipolla, Castellucci, e i vari religiosi come Sosa Abascal, o i vari teologi come Andrea Grillo. Così, un piccolo passo al giorno, il cambiamento appare enorme, radicale e, forse, irreversibile: questa non è più la Chiesa di appena cinque anni fa. Alcuni la chiamano anche la strategia della "rana bollita": alzando la fiamma a poco a poco, quasi insensibilmente, la rana non si accorge che la stanno bollendo ancor viva, e, quando se ne accorgerà, sarà ormai troppo tardi per salvarsi. Ad altri fa venire in mente la cosiddetta “finestra di Overton”, ovvero l'arte (scientifica) di cambiare radicalmente le opinioni della gente, senza che questa si renda conto in alcun modo di essere stata sapientemente e capillarmente manipolata, fino a sentire e pensare l’esatto contrario di quel che sentiva e pensava solo poco tempo prima.
    Il papa, ripetiamo, è stato il maestro e il capofila di questa strategia; e lo ha fatto, e lo sta facendo, con una tale metodicità, con una tale perseveranza, con una tale - si direbbe - acribia, pur dando l'impressione (sbagliata) di una estrema spontaneità, e quasi di una continua improvvisazione, cose che piacciono tanto alla gente, da essere divenuto un oggetto di studio da parte degli studiosi di scienze della comunicazione, e da incarnare un modello che difficilmente verrà superato nel prossimo volger di tempo.
    Quando, per esempio, parlando del mistero della santa Eucarestia - perché di un mistero si tratta, anzi, di un Mistero: il Mistero sacro per eccellenza - non adopera la parola transustanziazione, come deve fare un buon cattolico, non diciamo un teologo più o meno raffinato, ma un qualsiasi parroco o cappellano di campagna, ma la parola teofania, dietro l'apparenza di una certa originalità e magari imprecisione del linguaggio, egli sta perseguendo, come sempre, la sua strategia dei piccoli passi: sta alzando di un centesimo di grado la temperatura dell'acqua in cui la rana si trova immersa.
    E quando butta lì, con perfetta nonchalance, un'affermazione gravissima, inaudita, cioè che, sulla questione della predestinazione, Lutero aveva ragione, e lo fa a bordo di un aereo che lo riporta a casa da uno dei suoi viaggi pastorali, cioè in una sede non ufficiale, e quanto mai "familiare" e "rilassata", come quella che si crea in tali circostanze, in assenza di un pubblico e di un contesto istituzionalizzato, egli lo fa con deliberata e calcolata malizia: non può non sapere di aver detto un'eresia, ma lo fa con un tale sorriso, con una tale "spontaneità", con una tale carica di "simpatia umana" (questione di opinioni), che anche l'eresia passa sullo sfondo, anzi, non viene neppure percepita come tale.
    Nessuno reagisce, nessuno si scandalizza, nessuno lo corregge, o esige un chiarimento: tutto tace, e chi tace acconsente. Nulla passa sulla stampa o alla televisione; l'unica cosa che "passa" è la carica umana di questo papa così alla mano, così informale, che s'intrattiene con tanta immediatezza coi giornalisti. E così, la temperatura dell'acqua viene alzata di un altro centesimo di grado, e anche qualcosa di più: la rana è ormai rosata, comincia a fumare, ma si direbbe che non si renda ancora conto del vero destino che l'attende.
    La stessa strategia è quella di Galantino & Soci. Ogni giorno alzano il tiro, ma solo di un poco; ogni tanto la sparano più grossa, poi stanno a vedere cosa succede: è un test. Siccome non succede nulla, si preparano a spararla ancora più grossa, la prossima volta. Galantino, per esempio, dice che la cosiddetta riforma luterana è stata un'opera dello Spirito Santo: fino a sei o sette anni fa, sarebbe scoppiato un pandemonio, e, tanto per cominciare, il papa lo avrebbe corretto. Ora nessuno lo corregge, tutti tacciono, e qui tacet, consentire videtur.
    Oppure Paglia: dice che noi tutti dovremmo prendere a modello di vita spirituale il suo defunto amico Marco Pannella: nessuno dice niente, nessuno fa notare che prendere a modello costui equivale a buttare nel cesso tutta la fede cattolica, a cominciare dal Vangelo; e allora, avanti così.
    Sosa Abascal dice che il diavolo non esiste: nessuno interviene, nessuno lo corregge, e allora tutto a posto, si può procedere tranquilli: e alzare la temperatura dell'acqua nella pentola di un altro centesimo di grado.
    Poi Cipolla dice che lui toglierebbe volentieri i simboli cristiani per non pregiudicare l'amicizia con i musulmani: silenzio di tomba; avanti, marsch.
    Poi Perego afferma che il futuro degli italiani è il meticciato: nessuno protesta, nessuno lo corregge: dunque, tutto o. k.
    Poi D'Ercoli scrive che, per poter predicare il Vangelo, bisogna prima creare delle condizioni di giustizia sociale; silenzio assordante: via libera.
    Poi Castellucci ordina al teologo Antonio Livi di annullare una conferenza, che doveva tenere nella sua diocesi, sul tema del relativismo dilagante: nessuno protesta, nessuno esige spiegazioni; del resto, la spiegazione l'ha già data lui, il vescovo bergogliano di ferro: bisogna evitare ciò che crea "divisioni". Ma divisioni, dove? Dentro la Chiesa, oppure fuori, nei confronti di chi odia la Chiesa e i valori dei quali essa è portatrice? Non si sa; comunque, nessuno parla, dunque è tutto a posto. E avanti così, sempre.
    Ogni giorno in questo modo; ogni giorno che Dio manda sulla terra. Gutta cavat lapidem, dicevano i romani: anche una goccia d'acqua riesce a scavare la pietra, se cade incessante. E non solo i sacerdoti, anche laici si prestano a quest’opera di sistematica distruzione e di sostituzione, pezzo a pezzo, della dottrina cattolica: il professor Melloni, per esempio, erede della scuola di Bologna e della tradizione dossettiana, il quale si fa autore di una “sua” traduzione del Credo niceno-costantinopolitano, ed al quale nessuno si sogna di domandare con quale autorità abbia fatto una cosa del genere: come se tradurre i testi fondamentali della religione cattolica e metterli in circolazione, da parte i chiunque, fosse, nella Chiesa cattolica, la cosa più naturale di questo mondo, esattamente come lo è nell’ambito protestante.
    Ma il papa, dice qualche volonteroso pompiere, spesso è mal compreso. Davvero? E allora come mai, quando degli eminenti cardinali, e poi degli illustri teologi, gli chiedono esplicitamente dei chiarimenti su un documento importante per la fede e la morale cattolica, come Amoris laetitia, si rifiuta puramente e semplicemente di rispondere; mentre se il cardinale Sarah prova a interpretare un documento come Magnum principium, per salvare il salvabile della sacra liturgia, il papa si affretta ad intervenire, con voce forte e chiara, per correggerlo e smentirlo, e la fa con una tempestività e una decisione sorprendenti? Evidentemente, il papa tace quando l'ambiguità delle sue parole gli fa comodo, ma interviene, e con estrema fermezza al limite della brutalità, quando vede il rischio che tale ambiguità offra spazi di dissenso rispetto al cambiamento da lui voluto.
    E quando, per esempio, il suo grande amico Eugenio Scalfari dice, anzi scrive, e divulga sulla stampa, di essersi formato l'opinione, attraverso le sue svariate conversazioni col pontefice, che questi non crede né al Giudizio, né all'inferno, contrariamente a ciò che insegna il Magistero con tutta la dottrina cattolica, è certo che, se il papa avesse ritenuto di dover intervenire per rettificare una tale impressione, e per professare la sua adesione al vero insegnamento della Chiesa, lo avrebbe fatto, eccome: non ci avrebbe pensato su neanche per un istante. Ora, se non lo ha fatto, la ragione non può essere che una: che non c'è niente da rettificare.
    Del resto, a suo modo, il papa lo ha detto lui stesso, che non ci saranno né il Giudizio divino, né l'eterna dannazione per i peccatori impenitenti: lo ha fatto capire nell'udienza generale del 23 agosto 2017, dicendo che Dio chiamerà tutti gli uomini ad abitare con Lui, sotto una immensa tenda: il che significa che nessuno verrà giudicato e tanto meno punito. Ma questa non è la dottrina cattolica; è un'altra cosa, completamene diversa. In fondo, nessuna meraviglia: se, per lui, Dio non è cattolico, come ha detto nella maniera più esplicita, allora non bisogna certo aspettarsi che Dio si comporti così come dice la dottrina cattolica. Ecco perché la dottrina gli dà tanto fastidio: non perché sia qualcosa di rigido e quindi una "ideologia" divisiva (omelia di Santa Marta del 19 maggio 2017), ma perché è quel che deve essere: la dottrina cattolica.
    A lui non piacciono le dottrine e non piace il cattolicesimo; quanto meno, non gli piace il cattolicesimo. Vuole cambiarlo, e lo sta facendo con tutti gli strumenti che ha a disposizione: e che sono veramente tanti, primo fra tutti la sua immensa (e facile, troppo facile, per non dire demagogica) popolarità. Egli è diventato una star mediatica, sono tutti pazzi di lui: ma proprio tutti. Si stampano perfino riviste interamente dedicate a lui, alla sua persona, che lo idolatrano quasi come se, nella stima e nell’affetti dei fedeli, venisse prima lui, poi il Signore Iddio.
    LA RANA BOLLITA DI BERGOGLIO



    Vescovi americani hanno respinto il candidato di Bergoglio
    Vescovi americani hanno respinto la candidatura di Cupich per la Commissione bioetica statunitense: un segnale diretto a Papa Francesco?
    Francesco Boezi
    I vescovi americani hanno votato per l'arcivescovo Joseph Naumann preferendolo al cardinale Blase Cupich, che è un uomo di Chiesa vicinissimo a Papa Bergoglio. La commissione pro vita dell'episcopato americano non sarà guidata, quindi, dall'arcivescovo metropolita di Chicago: Cupich è stato creato cardinale da Francesco nel concistoro del 19 novembre 2016, successivamente alla nomina ad arcivescovo. Il Catholic Herald ha definito la scelta di Naumann come frutto di un "voto di sorpresa".
    La particolarità della notizia sta anche nel fatto che l'organo istituzionale in questione è stato posto sotto la guida di un cardinale sin dagli anni 80'. Scegliere un arcivescovo per questo ruolo, quindi, rappresenta un'importante novità oltre che un possibile segnale al Papa. La votazione dell'episcopato americano assume, infatti, un valore di carattere politico: con questa scelta i vescovi americani sembrano aver disegnato un solco distanziante il loro approccio ai temi bioetici e quello di di Papa Francesco.
    "Il voto aveva attirato più attenzione di ogni altro nell'assemblea generale dei vescovi - ha specificato il Catholic Herald- "Il cardinale Cupich è considerato un "vescovo di Papa Francesco" e ha posto l'aborto allo stesso livello di altre questioni sociali". Blase Cupich, insomma, sarebbe finito al centro delle polemiche alimentate dai tradizionalisti, per aver equiparato la tematiche riguardanti la bioetica a quelle dell'immigrazione, del razzismo, della povertà e della disoccupazione. L'arceviscovo Naumann, invece, è il rappresentante di una visione per cui alla bioetica sarebbe necessario attribuire sempre una certa priorità pastorale rispetto gli altri argomenti affrontati dottrinalmente dalla Chiesa cattolica. Un voto, insomma, che ha contrapposto due modi diversi di intepretare le urgenze culturali del cattolicesimo.
    Vescovi americani hanno respinto il candidato di Bergoglio

    Vittorio Messori critica il Papa: "Chiesa società liquida"
    Messori, celebre scrittore e giornalista cattolico, critica Bergoglio sostenendo che la Chiesa sia immersa nella "società liquida" di Bauman
    Francesco Boezi
    Vittorio Messori è probabilmente il giornalista e scrittore cattolico più letto in occidente. Dall'intervista al Cardinale Ratzinger del 1984 al libro-intervista con Giovanni Paolo II per i quindici anni del pontificato, la voce dell'autore piemontese ha sempre avuto un grande peso per l'opinione pubblica dei credenti.
    In un articolo pubblicato da Il Timone lo scrittore, dopo aver dissertato sull'attualità della teoria della "società liquida" di Zygmunt Bauman, ha esteso il campo dei coinvolti in questa involuzione sociologica-esistenziale, inserendo anche la Chiesa cattolica. Scrive Messori: "Il credente è inquietato dal fatto che anche la Chiesa cattolica - che era esempio millenario di stabiltà - sembra voler diventare "liquida" essa pure".
    "In una sconcertante intervista - specifica lo scrittore - il generale dei gesuiti, il sudamericano Arturo Sosa, ha "liquefatto il Vangelo stesso, poiché ha dichiarato in una intervista che, poichè le parole di Gesù non sono state tramandate da un nastro, o disco che sia, di un moderno registratore, noi non sappiamo esattamente ciò che Egli abbia detto".
    Poi, ancora, l'affondo su Bergoglio: "Ma un altro gesuita, egli pure sudamericano, nientemeno che il papa stesso, in una delle tante interviste che dà alle persone più diverse, nei luoghi più diversi, - in aereo, in piazza San Pietro, per strada - , ha ripetuto ciò che è uno dei cardini della sua strategia di governo e di insegnamento: "La tentazione cattolica da superare è quella dell'uniformità delle regole, della loro rigidezza, mentre invece bisogna giudicare e comportarsi caso per caso".
    Messori, insomma, pare inserire il Papa tra i responsabili del fatto che, anche per la Chiesa, citando Bauman, stia diventando accettabile che "il cambiamento" sia "l'unica cosa permanente" e che "l'incertezza" sia divenuta "l'unica certezza". Sottolinea, infatti, lo scrittore cattolico: "Il termine che papa Francesco usa più spesso è "discernimento": è una vecchia tradizione dei Gesuiti, che però, sino ad ora, non era mai giunta a "interpretare liberamente anche il dogma, a seconda delle situazioni". Una simile impostazione, secondo la tesi dello scrittore piemontese, si è rivelata essere "errata" e "dannosa" per la Chiesa cattolica.
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  3. #313
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    PORTE CHIUSE A GIORNALISTI E INTELLETTUALI
    Giornalisti banditi: è l'editto soviet di Modena
    Lo chiameremo l’Editto di Modena, per distinguerlo dal più celebre Editto di Milano o rescritto di tolleranza del 313 d.c. con il quale l’imperatore Costantino, perfezionando il lavoro del suo predecessore Galerio, concedeva ampia libertà di culto ai Cristiani e metteva fine alle persecuzioni all’interno dell’impero romano.
    Il vescovo di Modena Erio Castellucci ha pubblicato invece un provvedimento al contrario, dal sapore quasi sovietico, che sembra adombrare un meccanismo di censura preventiva verso il cosiddetto dissenso. O meglio, verso quello che dovrebbe essere il parlare franco e in libertà prescritto evangelicamente dato che la parola dissenso non appartiene alla cultura cattolica.
    Un editoriale dell’Arcivescovo sul settimanale diocesano Nostro Tempo informa i fedeli che i sacerdoti sono invitati a non ospitare in parrocchia alcune categorie di persone. Vediamole di seguito come descritto dalla cronaca del Resto del Carlino di Modena. Si tratta di “giornalisti e intellettuali che manifestano un dissenso ‘sottile o aperto’ verso la Chiesa ufficiale e soprattutto verso Papa Francesco”.
    A destare qualche preoccupazione e a costituire una novità è il riferimento alle due categorie, quelle dei giornalisti e degli intellettuali. Ma non di giornalisti ed intellettuali qualsiasi, bensì di coloro che “manifestano un dissenso ‘sottile o aperto’ verso la Chiesa ufficiale e soprattutto verso Papa Francesco”.
    Qui la materia di fa più intricata. Di chi stiamo parlando? E soprattutto a che cosa ci riferiamo se si parla di Chiesa ufficiale? Il giornale, per tagliare corto sintetizza così: “I nemici della Chiesa di Francesco”. Peccato che non esista una Chiesa di Francesco, come non esista una chiesa di Giovanni Paolo II o una Chiesa di Pietro né di Paolo: esiste una Chiesa di Cristo e il fatto stesso che un giornale si senta autorizzato a trarre queste conclusioni dalle parole di un vescovo dovrebbe indurci ad accendere più di un campanello di allarme. Perché la questione non è di lana caprina, né di rivendicazione politica, bensì sembra essere un preciso diktat che parte da chissà quale alta sfera per impedire che nella Chiesa ospedale campo, nella chiesa della Misericordia non si eserciti il diritto libero a parlare secondo retta coscienza di ciò che ogni battezzato sente in dovere di fare.
    Prendiamo ad esempio l’espressione su chi manifesta un sottile dissenso verso Papa Francesco. La vicenda dei noti dubia su Amoris laetitia, estesa da 4 cardinali anche a una nutrita schiera di intellettuali e giornalisti, può essere considerato un dissenso verso il Papa? Ma da quando una richiesta di chiarimento è annoverata tra gli atti di lesa maestà? Semplice: da quando un’altra nutrita schiera di giornalisti e intellettuali, categoria nella quale possono essere inclusi anche molti ecclesiastici, si è messa a fare il guardiano della rivoluzione e ha iniziato a impartire patenti di cattolicità agli altri, spesso strumentalizzandone le parole o, peggio ancora, le intenzioni.
    Si potrebbe proseguire con molti altri esempi per mostrare come la definizione di dissenso verso Papa Francesco sia decisamente arbitraria e affidata ad un sentire emozionale e quasi “giurisprudenziale” non privo a volte di pregiudizi, una specie di reato di concorso esterno in associazione mafiosa applicato alla vita della Chiesa. Una volta la Chiesa definiva i suoi nemici in base a nomi e cognomi ben precisi: massoni, comunisti, atei anticlericali, eretici. Per ognuna di queste categorie venivano spiegati i motivi per i quali non potevano essere accolti a parlare alle masse. Oggi invece il nemico sembra essere individuato genericamente e arbitrariamente contro un solo Papa, come se tutti gli altri invece fossero meritevoli di attacchi.
    A Modena ad esempio proprio Castellucci non più tardi di dieci giorni fa si è trovato a conversare pubblicamente all’interno di una iniziativa diocesana, con Andrea Grillo, liturgista tra i più influenti ultimamente, il quale non ha mai lesinato critiche spesso personali non solo all’attuale prefetto del Culto divino il cardinale Robert Sarah, ma anche al magistero di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II. Secondo il ragionamento e gli atti pubblici di Castellucci, dovremmo intendere dunque che i “nemici” dei papi precedenti invece possono avere le porte aperte?
    Chi stabilisce allora che il tal articolo o il tal pensiero sia scritto da un nemico di Papa Francesco? Castellucci dice di non avere in simpatia la figura degli inquisitori, ma questa sembra più una misura da Politburo che dà le indicazioni alle diocesi trasformate in soviet, dove le domande, i dubbi, i timori ragionati, la responsabilità personale e le osservazioni filiali acquisiscono il marchio infame del dissenso, che in quanto tale deve essere censurato, represso e proibito.
    Insomma, l’espressione “nemico di Papa Francesco” acquisisce così la stessa valenza soggettiva che nei regimi comunisti aveva il “nemico del popolo”: bastava una delazione, una interpretazione malevola di una parola, per far scattare l’accusa dalla quale non ci si poteva difendere.
    E questo va di pari passo con il riferimento a “chi manifesta dissenso verso la Chiesa ufficiale”. Posto che l’unica espressione di Chiesa ufficiale che si possa riconoscere è quella che è fatta nel Magistero perenne della Chiesa e non nelle opinioni personali o nelle interviste dei pontefici, anche qui viene qualche dubbio. Il cardinal Sarah, che recentemente è stato corretto pubblicamente dal Papa per una vicenda che attiene alla liturgia, appartiene o no alla Chiesa ufficiale? I parroci di Modena potranno invitarlo in canonica per parlare che so, di culto mariano, o dovranno considerare che, dato che ha avuto alcune divergenze di natura liturgica con il Papa, non meriti di essere considerato per quello che è, cioè il prefetto in carica della Congregazione del Culto Divino?
    E Enzo Bianchi, uomo dalle tesi sempre più eterodosse? Ha chiuso un evento proprio con il vescovo Castellucci e partecipato a vari incontri nelle parrocchie. Eppure è lo stesso che tra le altre cose rifutava l'idea di prendere la Madonna come modello per le donne di oggi. Perché il priore emerito di Bose sì e altri no?
    La domanda è legittima e urgente, anche perché lo stesso Castellucci, non più tardi di martedì scorso ha presenziato all’apertura dell’anno accademico dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Emilia Romagna che aveva come relatore d’apertura il professor Fulvio Ferrario. Chi è? E’ docente di teologia sistematica presso la Facoltà valdese di Roma. Insomma: a tenere la prolusione d’inaugurazione di una facoltà teologica cattolica, di cui Castellucci è moderatore, è stato chiamato un protestante, i quali una volta venivano definiti eretici, più che dissenzienti. Ma si vede che fa lo stesso.
    E che dire del peana che ancora oggi compare sul sito del settimanale diocesano di Modena dove un entusiastico sacerdote, reduce dal concertone di Vasco Rossi di quest’estate, dice che il Modena Park ha fatto cadere pregiudizi e chiusure su Vasco Rossi, che “avevamo raccontato come vate della trasgressione, della vita spericolata e dell’individualismo spericolato e gaudente”. Dunque Vasco Rossi è diventato un estensore della Chiesa ufficiale e pertanto se ne può lodare la poetica sul sito diocesano?
    Ma è chiaro che il problema non riguarda soltanto Modena, forse Modena ha messo nero su bianco un tentativo di ingabbiare secondo regole e schemi dettati da logiche politiche e di potere la fraterna ricerca della verità. Anche perché non si vedono editti di stampo contrario in giro. A Biella la pluri abortista Emma Bonino ha potuto parlare tranquillamente in chiesa senza che il vescovo dicesse “bau”, così come sempre in chiesa è stata invitata a parlare la presidente della Camera Laura Boldrini nel corso della festa di Avvenire organizzata dalla Diocesi di Monreale, in Sicilia. Anche loro espressione della Chiesa ufficiale?
    Giornalisti banditi: è l'editto soviet di Modena - La Nuova Bussola Quotidiana

    Dottrina rispettata..
    Nuzzi, il cardinale e il monsignore gay
    Nel libro di Gianluigi Nuzzi, Peccato originale, si parla a lungo di una potente lobby gay in Vaticano. Nulla di nuovo, visto che ne avevano parlato già molti altri, compreso Bergoglio e don Andrea Gallo.
    Però, in mezzo a tante denunce, anche un po’ vaghe, e per questo talora un po’ qualunquiste, ve n’è una che dovrebbe destare un certo scalpore, perchè molto circostanziata, certa, e concernente il segretario di un importante cardinale, Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi dal lontano 2007.
    In altre parole, visto che in Curia gli incarichi durano 5 anni (così, per esempio, per il cardinal Mueller), un inamovibile, in carica da 10 anni!
    Coccopalmerio è anche il cardinale che a suo tempo ha bocciato la bozza di statuto del dicastero per l’economia preparata dal cardinal Pell, ed anche colui ha voluto pubblicare un libretto per spiegare il controversissimo capitolo VIII di Amoris laetitia, giungendo, con molta abilità, a giustificare e difendere l’adulterio (il che, Vangelo e Tradizione della Chiesa alla mano, non è impresa da poco). Ha goduto per questo del plauso di Avvenire, Vatican insider, e di tanti media laici.
    Ebbene, nel libro di Nuzzi si narra abbondantemente il caso di monsignor Luigi Capozzi -“segretario di fiducia del cardinal Coccopalmerio… dal quale era tanto benvoluto da essere proposto per la promozione a vescovo“- brincato dalla gendarmeria vaticana mentre era intento in “un party gay a base di cocaina“.
    La domanda implicita posta da Nuzzi è la seguente: può un cardinale non sapere nulla della vita del suo segretario di fiducia e ignorare davvero le sue turpi abitudini? Può, conoscendolo e frequentandolo abitualmente, stimarlo così tanto da proporlo come successore degli apostoli?
    Nuzzi, il cardinale e il monsignore gay | Libertà e Persona

    Qui le pagine del libro di Nuzzi:


    La messa è finita?
    Roberto Pecchioli
    In una parrocchia del quartiere genovese della Foce chi entra nel tempio trova al posto degli annunci sacri un paginone del quotidiano Avvenire pieno di fotografie di bambini di tutte le razze. Sono, dice la didascalia del giornale dei vescovi, gli italiani che non hanno ancora la cittadinanza. Propaganda politica sfacciata per lo ius soli. Su alcuni fogli di lettura distribuiti nel mese di ottobre in diverse chiese campeggia la figura di Martin Lutero. Ci auguriamo che le convinzioni in materia di cittadinanza non siano ancora oggetto di una nuova dogmatica, anche se qualche sacerdote incauto ha già sostenuto che è “contro il Vangelo” chi non è schieratoper l’accoglienza indiscriminata degli stranieri. Più grave ci sembra l’enfasi positiva, la riscoperta entusiasta di Martin Lutero, il padre del protestantesimo. Il solito monsignor Galantino è arrivato ad affermare che l’opera dell’uomo di Wittenberg fu “un dono dello Spirito”. Poiché è scritto con la maiuscola, deduciamo che intendesse lo Spirito Santo, ex terza persona della Trinità, ex Paraclito (consolatore), disceso nella Pentecoste su Maria e gli Apostoli a suggellare la fondazione della chiesa di Gesù nella sua natura veritativa e apostolica. Dunque, per cinque secoli la Chiesa cattolica, a proposito della quale la particella “ex” sembra l’unica in grado di spiegarne la deriva, ha considerato eretico, nemico, impostore qualcuno che in realtà oggi, illuminatida una conoscenza più ampia, riconosciamo come un dono di Dio. Contrordine, compagni! come nelle vignette di Giovannino Guareschi che deridevano la credulità dei comunisti del suo tempo, quelli dell’obbedienza, cieca, pronta, assoluta.
    Doctores tiene la Iglesia, recita un proverbio castigliano, dottori e sapienti ha la Chiesa, chi siamo noi per opporci a Nunzio Galantino? Epperò, a forza di contrordini, di precisazioni, modernizzazioni, mutamenti di tono, nuove liturgie, maquillagee rincorse affannose per farsi accettare nell’Occidente contemporaneo, fughe in avanti (avanti?) che cosa è rimasto della fede cattolica? Dopo aver scambiato “un segno di pace” e, per i più osservanti, aver ricevuto la particola (il Corpo di Cristo!) direttamente in mano e non sempre da un consacrato, la Messa è finita. Andate in pace, invita benedicente la voce del prete. Il fatto è che perfino sulle parole non ci si intende più. Vi lascio la pace, vi do la mia pace, disse nel vangelo di Giovanni il fondatore (lo chiamiamo così per brevità, giacché pare ormai dubbio anche ai consacrati che Gesù fosse il figlio di Dio). Aggiunse tuttavia “non come la dà il mondo la do a voi”. Qui il dente duole, poiché il problema del cattolicesimo sembra essere un penoso senso di inferiorità rispetto al “mondo”, l’incubo di non essere al passo con i tempi, di affermare, proclamare, credere qualcosa che il tempo presente e l’uomo occidentale contemporaneo non solo non riesce a credere, ma neppure ascoltare. André Frossard, scrittore e giornalista francese protagonista di una profonda conversione ed autore di un libro oggi pressoché dimenticato, Dio esiste, io l’ho incontrato, scrisse: “Sì. Il Cristianesimo è morto in molti sensi, ma si è dovuto attendere il secolo XX per vederlo morire di paura. Di paura davanti al mondo. Il mondo vuole un cristianesimo smorto e pusillanime, ansioso di ottenere diritto di cittadinanza in una società che lo disprezza”.
    Il secolo XXI sembra quello che rilascia il certificato ufficiale di morte, con tutti i timbri in regola, valido per rivendicare l’eredità materiale, che in Italia significa agevolazioni fiscali, otto per mille, sovvenzioni, partecipazione remunerata alle attività umanitarie e di mutuo soccorso, celebrazione di funerali e gentile invito alle cerimonie pubbliche. Un’agenzia tra le tante, quella più antica, una ONLUS per sovvenire urgenze umane, che non proclama più alcuna verità, questa parola così poco moderna, per nulla pluralista, tanto meno multiculturale.
    In quest’ottica, si comprendono assai bene interventi che in altre stagioni sarebbero stati tacciati di scandalo. Lutero può dunque essere un dono dello spirito come padre del soggettivismo e nemico della Chiesa-istituzione, e diventano allora normali passaggi simbolici di un mutamento di paradigma le parole pronunciate dal superiore dei gesuiti Arturo Sosa Abascal circa la veridicità del racconto evangelico (non c’erano le telecamere, al tempo di Gesù!) e quelle, altrettanto sconcertanti del cardinale Ravasi. “Io ritengo che [Gesù] fosse un abile guaritore, ma certi miracoli sulla natura, come camminare sulle acque, devono essere stati adattamenti degli evangelisti tratti dalle profezie bibliche”. Riflessi di un passato magico, anzi, nel linguaggio della sociologia, credenze ingenue. Forse non aveva tutti i torti, dopotutto, Lutero, a diffidare della ragione, che riteneva sempre nemica della fede, se l’affanno di scoprire tutto sul Gesù storico rende i biblisti degli increduli per mancanza di prove! L’attuale titolare del soglio di Pietro, poi, mette in guardia da un rapporto troppo stretto, diretto con Dio: singolare presa di posizione, da interpretare, paradossalmente, come un’estrema difesa cattolica dallo stesso Lutero (sola scriptura, sola fide) o più semplicemente il timore che quel che resta del popolo di Dio smetta definitivamente di credere ai suoi pastori e si rivolga, ultima ratio, direttamente al Padre.
    Del resto, se Lutero aveva ragione – gli viene riconosciuta dopo mezzo millennio- se anche l’Illuminismo non aveva tutti i torti, e qui il ritardo sarebbe di solo di due secoli e mezzo, perché credere ancora alle ragioni cattoliche, revocate una dopo l’altra? Domani, o dopodomani, cederanno il passo a quelle dei tempi, a nuovi états d’esprit, come Guénon chiamava le idee che preannunciano i grandi cambiamenti culturali. La Chiesa è sul mercato, ed i suoi rappresentanti tentano dunque di raggiungere i segmenti più vari della mutevole opinione pubblica. Don Gallo affermava di credere nel vangelo di De Andrè. Perché no, in fin dei conti le opere del cantautore ligure non hanno bisogno di fede e, per tranquillità del cardinale Ravasi, tutto è chiaro e dimostrabile. Libera è l’interpretazione, anche i Vangeli una volta detti apocrifi sono accolti nella nuova narrazione. Avanti, c’è posto. Tutto assomiglia ad una banalizzazione postmoderna del deismo del XVIII e XIX secolo, di matrice massonica. Dio esiste da qualche parte, è l’Architetto dell’universo, ma si disinteressa della sua creatura, dunque sta a noi farne ciò che più ci aggrada. Povero Agostino, con la sua Città di Dio distinta dalla Città dell’Uomo. E povero il buon Giacomino da Verona, l’ingenuo frate medievale autore di De Babilonia Civitate Infernali e De Ierusalem civitate celesti. Anche la Massoneria, dunque, ha ragione, a gloria del Grande Architetto dell’Universo?
    Tornano sinistramente a galla figure come quelle del gesuita tedesco Augustin Bea, impegnato ad annullare la distanza tra cristianesimo ed ebraismo. Qualcuno dei suoi accusò gli Evangelisti di antisemitismo, un altro giunse ad affermare nella cattedrale di New York “noi non leggiamo più le numerose dichiarazioni di Gesù Cristo contro il suo popolo contenute nel Vangelo“.
    Gesù stesso, infine, può essere facilmente indicato – e presentato all’incredulo mondo moderno- come un profeta, ovvero, a scelta, come un rivoluzionario, un agitatore sociale, un innovatore, dimenticando le sue stesse parole secondo le quali il suo regno non è di questo mondo. Resta da valutare che cosa se ne faccia il mondo di un profeta tra i tanti, di un potente guaritore dotato di poteri paranormali (Ravasi dixit…).
    I meno giovani ricorderanno il famoso musical americano Jesus Christ Superstar, del 1973. L’opera narra la vita di un Gesù umano, troppo umano ed impaurito, mentre il vero deus ex machina dell’azione è Giuda, freddo, razionale, non un traditore, ma colui che compie un destino predeterminato. Con lui Maddalena, innamorata e la madre Maria, un po’ defilata. Nessun miracolo da parte di Gesù, la cui dimensione trascendente non viene neppure sfiorata. Significativamente, il brano musicale simbolo del musical fu Age of Acquarius, l’età dell’Acquario. Molti credenti rimasero affascinati e conquistati dai messaggi di Jesus Christ Superstar, ma sarebbe bastato ricordare il significato astrologico dell’età dell’Acquario per spegnere ogni entusiasmo. New Age, come riferisce Gianluca Marletta nel prezioso volume Governo globale, è anche il titolo della rivista ufficiale americana del Supremo Consiglio del Rito Massonico Scozzese Antico ed Accettato.
    Neanche nei peggiori incubi avremmo immaginato che un arcivescovo come Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita,si sciogliesse in un accorato elogio di Marco Pannella, asserendo che il capo radicale, protagonista di tutte le battaglie anticristiane e contro la vita degli ultimi sessant’anni “ha speso la sua vita in particolare per gli ultimi”, ha lottato “per la difesa della dignità di tutti”. Paglia si è spinto sino ad auspicare che lo spirito di “Marco” resti “ancora vivo e ispiratore di una vita più bella non solo per l’Italia, ma per questo nostro mondo.”
    Ognuno valuti secondo coscienza, come le parole di Bergoglio che considera Emma Bonino, madre superiora dell’abortismo e della cultura della morte, una grande italiana. Di recente, il vescovo di Modena ha diramato una circolare in cui si vieta di dare voce a quelli che definisce nemici della “Chiesa di Francesco”, riconoscendo implicitamente che la Chiesa non è di Gesù Cristo, ma solo la proiezione del suo vicario pro tempore. Intanto, è sempre più vero che il nostro tempo, come capì Chesterton, dimenticato Dio, è ogni giorno più disposto a credere a qualsiasi cosa, come dimostra l’abbondanza di maghi, sedicenti maestri spirituali, sette, santoni, fattucchieri di ogni genere, sino alle numerose trasmissioni frequentate da astrologi sulle principali reti televisive, personaggi generalmente abbigliati in maniera bizzarra, dai toni oracolari e spesso dall’aspetto di ostentata ambiguità sessuale.
    C’è di più, ed è la constatazione che un cristianesimo di tal fatta non funziona neppure come succedaneo, concorrente o surrogato della mentalità dominante. Non vi è infatti motivo alcuno che l’uomo medio, liquido, consumista, drogato di un’idea volgare di libertà come assenza di vincoli e responsabilità preferisca il neo cristianesimo ai materialismi in voga, più invitanti, più liberali, corrivi, tagliati a puntino per un soggettivismo estremo in cui Dio è l’uomo. Basterebbe l’Abc del marketing per confermare che l’originale è sempre preferito alla sua imitazione, anzi, per usare il linguaggio industriale, alla sua contraffazione ingenua e fuori tempo massimo. Tanto più in un tempo in cui conta l’immagine, il marchio, la griffe, il brand. Ma la Chiesa non crede più al proprio, di marchio, che pure ha duemila anni, ha improntato civiltà intere e risposto alle domande di verità e senso di interi popoli per generazioni. La messa è finita?
    La messa è finita? ? Roberto Pecchioli | EreticaMente

    Chiese sempre più deserte
    Commento a questa notizia: "Papa Francesco, il risultato sconfortante: crollo dei fedeli a messa negli ultimi quattro anni"
    La causa? Per i progressisti è l'ostinarsi a voler restare cattolici.
    Nonostante le aperture, le accoglienze, il non giudicare, il compromesso con i protestanti, gli agnostici, gli atei, nonostante la simpatia, la propaganda mediatica e un culto quasi idolatrico, nelle chiese c'è sempre meno Chiesa. Mi sorge un dubbio: ma se l'obiettivo non era quello d'incentivare il ritorno ad una pratica religiosa, nessuno si sta chiedendo a cosa si mira?
    Se il popolo che era rimasto sta diventando latitante, e quello che si era allontanato si allontana sempre di più, evidentemente c'è un fallimento o di metodo o di identità. Il mondo si riconosce nel Papa, ma non nella Chiesa. Storie già vissute negli anni settanta, quando cominciò la diaspora. Allora si diceva: cloro al clero... ci si riconosceva in Cristo e non nei preti. Ecco... gli anni settanta sembrano nuovamente arrivati, peccato che oggi non facciano più neanche riferimento a Cristo. Non si riconoscono più neanche in Lui, ma solo in Bergoglio: "unico e vero leader della sinistra mondiale" (Cit.). E tra i cattolici sono ancora molti quelli che sono convinti che la Chiesa non ha alcun problema e che, semmai, il problema sta nei fedeli e clero cattolico che rallentano ed ostacolano la rivoluzione di Francesco. Che croce sti cattolici, ma perchè devono essere così refrattari e reazionari? Trovata forse la causa di questo nuovo e imponente defilarsi dalle Chiese: la colpa è la loro, dei cattolici... ma guardateli come sono brutti, sporchi, cattivi e fuori dal mondo.
    Chiesa e post concilio: Chiese sempre più deserte

    RVC E LE INTERVISTE DI GALANTINO: SI PREOCCUPA DI PARTITI E IUS SOLI E NON DELLA CHIESA, DOVE NON VA PIÙ A MESSA NESSUNO…
    MARCO TOSATTI
    Carissimi, questa volta Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e non) è assolutamente al vetriolo. E ne ha ben donde…
    Fra le intimazioni del Pontefice regnante sull’uso dei cellulari alla guida, e le interviste del segretario dell’Ufficio Affari Anche Religiosi del PD (UAAR, già CEI) mons. Galantino restare calmi e compassati non è cosa semplice. Ma eccovi RVC al suo meglio:
    “Scusi se la importuno ancora e in breve tempo, caro Tosatti, ma nonostante il recente lamento di papa Francesco sul “crollo dei fedeli a Messa negli ultimi quattro anni”, avvenuto nonostante l’apertura ai conviventi di Amoris Laetitia, il non voler giudicare i gay, la propaganda mediatica, in chiesa ci si va solo se ci sono opere d’arte da vedere, come fosse ormai solo un museo.
    L’8per mille alla Cei diminuisce, ma non per l’impoverimento degli italiani. Il numero di dissidenti (disprezzati) cresce esponenzialmente e le “correzioni” si moltiplicano in varie forme. Persino il mondo più laico o laicista comincia a preoccuparsi che si stia confondendo il male con il bene.
    Ciononostante, da una parte, il papa rimprovera che guida l’auto parlando al telefono (secondo le istruzioni dell’ONU date per commemorare la giornata delle vittime della strada) facendo basire mezzo mondo, e passi.
    Ma Galantino invece che fa per sopperire al crollo dei fedeli a messa? Se la piglia con i partiti politici, vuoi vedere che teme che l’8per mille glielo tolgano del tutto? Il nostro Galantino (si veda Corriere della Sera, mercoledì 22 novembre, pag 9) in una delle solite sue interviste, illuminanti e ponderate, fondamentali per la vita della Chiesa (Chiesa che ormai più che soffrire, è in rianimazione) dichiara a Cartabianca “A giudicare dal grande astensionismo delle recenti elezioni, ultime quelle di Ostia, mi sembra che (i partiti) non vengano più considerati punti di riferimento, e non mi fa piacere”; poi ancora: “Si fatica a trovare partiti che siano portatori di idee e progetti che riescano a tenere in piedi la voglia di andare avanti; e parlando dello ius soli: “I nostri giovani sono increduli rispetto alle motivazioni date per rimandarlo” (ma chi sono questi ‘nostri giovani’ ?).
    Ma l’astensionismo alla Santa Messa non preoccupa il Segretario della Cei? Io direi, parafrasandolo (se fosse possibile riuscirci, io non sono Crozza ), che <a giudicare dal grande astensionismo alla messa, mi pare che Galantino & Co. non sia più considerato punto di riferimento> e continuerei dicendo (sempre parafrasandolo): <Si fatica a trovare nella chiesa di Galantino idee e progetti che tengano in piedi la voglia di frequentarla>.
    RVC E LE INTERVISTE DI GALANTINO: SI PREOCCUPA DI PARTITI E IUS SOLI E NON DELLA CHIESA, DOVE NON VA PIÙ A MESSA NESSUNO? ? STILUM CURIAE

    Francia: una Messa antica settimanale nel 90% delle diocesi.
    Se da un lato si apprendono le "profezie" di San Giovanni Paolo II circa la "conquista" islamica (già in atto, ahinoi!), dall'altro ci consolano le ottime notizia provvidenziali, riporate da Cordialiter (22.11.2017): nel 90% delle diocesi francesi si celebra almeno una Messa antica alla settimana! Ormai la crepa nella diga si è ingradita...
    E molti fedeli sono giovani e ciò fa ben sperare! Si vede che schiere di fedeli cattolici ha riscoperto finalmente il vero significato della Messa: il memoriale del Sacrificio di N.S.G.C. sul Calvario (come ha ricordato il papa qualche giorno fa) e trova nel rito antico la forma più consona ed adatta alla celebrazione mistica di tale mistero di fede.
    Avanti così!
    Roberto
    In circa il 90% delle diocesi francesi la Messa tridentina viene celebrata almeno una volta a settimana. Ormai in Francia il movimento tradizionale è un fiume in piena che dilaga e abbatte le ultime strenue resistenze delle anziane e rattrappite truppe moderniste. Sono sempre più numerosi i fedeli transalpini che scelgono di nutrire la propria anima abbeverandosi alla pura fonte del Santo Sacrificio della Messa celebrato col "Missale Romanum" di San Pio V. Il fatto che a sostenere la Messa tridentina siano prevalentemente i giovani, consente di pronosticare che la forte avanzata della liturgia tradizionale sia destinata a proseguire senza sosta, anche perché le vegliarde truppe moderniste si stanno assottigliando sempre di più, e quindi le ultime sacche di resistenza verranno spazzate via nel giro di breve tempo. Ormai è evidente che la “Linea Maginot” modernista è stata sfondata! La lotta continuerà senza tregua sino a quando il diritto dei fedeli a poter vivere “l'esperienza della Tradizione” non sarà garantito dappertutto.
    MiL - Messainlatino.it: Francia: una Messa antica settimanale nel 90% delle diocesi.

    Il patriarcato di Mosca elogia Benedetto XVI: "Difende i valori cristiani tradizionali"
    Nella prefazione di un volume dell'Opera omnia di Benedetto XVI dedicato alla liturgia tradotto in russo, il metropolita di Volokolamsk, Hilarion, celebra il Papa emerito: "Oppositore di qualsiasi compromesso nel campo della dottrina della fede"
    Alessandra Benignetti
    A Benedetto XVI è “legata la battaglia per la difesa dei valori cristiani tradizionali” e “quella per la riscoperta e la riaffermazione della loro attualità nella moderna società secolarizzata”.
    A dirlo è il metropolita di Volokolamsk, Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca. L’occasione per fare l'elogio del Papa Emerito, come riporta Matteo Matzuzzi su Il Foglio, è quella della prefazione al volume XI dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger, Teologia della liturgia, firmata proprio dal metropolita di Volokolamsk. Il volume è stato recentemente tradotto in russo e pubblicato, come riferisce l’Osservatore Romano, dalle edizioni del patriarcato di Mosca in collaborazione con l’associazione internazionale “Sofia: idea russa, idea d’Europa”, l’Accademia internazionale Sapientia et Scientia, la Libreria editrice vaticana e la Fondazione Ratzinger.
    A consegnarlo brevi manu al pontefice emerito, lo scorso 25 settembre, nel monastero Mater Ecclesiae, dove Benedetto risiede da quando ha rinunciato al ministero petrino, è stato proprio l’inviato del patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill. Hilarion e Benedetto XVI, si erano già incontrati in più di un’occasione quando Ratzinger sedeva sul trono pontificio. E Papa Benedetto, che fu “uno dei primi membri della Commissione mista internazionale" per il dialogo fra cattolici ed ortodossi fondata nel 1979, ricorda Hilarion nell’introduzione al volume di Ratzinger tradotto in cirillico, ha più volte “espresso la sua profonda simpatia per l’ortodossia”.
    “Egli è stato sempre fermo oppositore di qualsiasi compromesso nel campo della dottrina della fede”, afferma il metropolita di Volokolamsk nel testo della prefazione all'opera di Ratzinger. Con quest’iniziativa il patriarcato di Mosca intende celebrare non solo il grande zelo di Benedetto XVI nel promuovere il dialogo tra cattolici e ortodossi, ma anche il suo impegno nella “difesa dei valori cristiani tradizionali e della liturgia”. Ratzinger, si legge in un altro stralcio della prefazione di Hilarion, citato da Il Foglio, “si oppone alla tendenza alla creatività superficiale che talvolta mostra oggi il cristianesimo in Occidente, ovvero alla tendenza allo svuotamento del contenuto autentico della liturgia e della sua finalità di essere incontro e legame vitale con Dio e con il suo creato”.
    Il metropolita ortodosso ha dunque sottolineato l’importanza per i lettori russi, che hanno “molto sentito parlare delle tendenze modernistiche nel cattolicesimo contemporaneo”, del “conoscere lo sguardo critico di uno dei più grandi teologi cattolici dell’epoca moderna sul tema della rottura dolorosa con la tradizione avvenuta nel periodo successivo al concilio Vaticano II e sulle difficoltà di cui è irta la strada dell’aggiornamento”.
    Il patriarcato di Mosca elogia Benedetto XVI: "Difende i valori cristiani tradizionali"


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    TRENTA RIGHE FUORI MODA
    Rubrica settimanale di Alessandro Gnocchi
    Tenetevi forte perché siamo arrivati alla svolta. Dopo decenni di débâcle e frustrazioni, la neochiesa ha finalmente capito come si va alla conquista di un mondo che se ne frega persino di compagni di merende alla Bergoglio. L’idea, a dir poco, è geniale, e si è concretizzata in un’iniziativa di cui danno notizia l’agenzia Sir (Servizio Informazione Religiosa) e l’edizione laziale dell’Avvenire. Stiamo parlando del “Programma di sviluppo per la leadership per giovani sacerdoti” avviato dalla diocesi di Albano (nel senso di cittadina adagiata sui Castelli Romani, non del cantante adagiato in terra di Puglia) che può contare, spiega Avvenire di domenica 19 novembre, “sull’esperienza e la professionalità del coach Gianmarco Marchiolatti, che da anni si occupa di management e sviluppo della leadership a più livelli e in diverse organizzazioni, e allo stesso tema ha collaborato con la diocesi come laico impegnato in alcuni ambiti dalla formazione dei giovani alla dimensione missionaria e della pastorale sociale”.
    Si apprende così che è venuto il momento di “avvicinare sempre di più l’idea del leader a quella della guida, dell’accompagnatore più che di colui che banalmente comanda”. E che tutto questo po’ po’ di roba “è più che mai necessario soprattutto in un contesto dove il tandem ‘ruolo gerarchico/seniority-leadership’ non è più un automatismo, ma ha bisogno di essere continuamente rivisto, consolidato, verificato, modulato e riprogrammato”. Ciumbia, si dice nella campagna lombarda davanti a tanto ben di Dio.
    Dunque, su queste basi, e con la benedizione del vescovo Marcello Semeraro, il “Programma di sviluppo per la leadership per giovani sacerdoti” ha preso il via il 9 novembre “con una mattinata di workshop nella quale una vera e propria esperienza di formazione e laboratorio” è stata somministrata a un gruppo di “giovani sacerdoti”. Poi “Con un alternarsi di workshop in presenza e sessioni di coaching di gruppo che si effettueranno via web, il gruppo dei sacerdoti avrà la possibilità di fare un percorso strutturato, confidenziale e protetto che avrà il doppio obiettivo di crescere individualmente e come gruppo in modo da poter contare – anche a programma concluso – sull’esperienza e sul supporto reciproco”. Fine.
    Adesso nessuno faccia lo spiritoso andando provocatoriamente alla ricerca di inesistenti tracce di Vangelo in un programma per “giovani sacerdoti”. O notando che il mondo si vince con la preghiera, il digiuno e la sofferenza invece che con la leadership, il workshop e il coaching. Oppure ipotizzando malignamente quanto favorisca l’esercizio della carità la gara a dimostrare chi ha la leadership più lunga cui saranno inevitabilmente chiamati i “giovani sacerdoti”. O, ancora, concludendo che, mal che vada, la partecipazione al “Programma di sviluppo per la leadership” potrà entrare nei curricula dei “giovani sacerdoti” che, viste le statistiche, dovessero eventualmente cercare lavoro una volta spretati.
    Non fate gli spiritosi e cercate, almeno per una volta, quello che unisce e non quello che divide. Apritevi alla modernità e seguitemi con attenzione, perché io, che non sono un troglodita come il lettore medio di Riscossa Cristiana, ho capito il senso recondito del “Programma di sviluppo per la leadership per giovani sacerdoti” e, soprattutto come funziona. Concentratevi invece sull’immagine a corredo dell’articolo di Avvenire riportata qui sotto. I “giovani sacerdoti” sono quei pupazzetti arcobaleno attorno al tavolo rotondo con in mano il tassello mancante del puzzle sul tavolo. Quello che capisce dove deve incastrarlo diventa leader. E chi non vorrebbe averlo come parroco? Come vescovo? Come papa?
    https://www.riscossacristiana.it/tre...nocchi-221117/

    Il «sacerdozio per tutti»!?
    Futuro Sinodo sulla Vocazione e i giovani: gli omosessuali all’assalto del sacerdozio
    Il mondo arcobaleno parte all’assalto del sacerdozio! Dopo il «matrimonio per tutti», per costoro è giunto il tempo di rivendicare il «sacerdozio per tutti»!
    Dopo l’apertura al sacramento dell’Eucarestia per tutti, promossa nella Esortazione Amoris Laetitia, sbocco deplorevole ma nella logica dottrinale lassista dei due Sinodi sulla Famiglia, è arrivato il turno di rivendicare per tutti il sacramento dell’Ordine.
    Nell’ottobre 2018 si svolgerà, secondo il voler di Papa Francesco, un nuovo Sinodo di vescovi avente per tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Allo scopo di preparare questo prossimo incontro episcopale mondiale, ogni diocesi riceverà un questionario per poter raccogliere i pareri e le idee del maggior numero di persone.
    L’Associazione italiana Progetto Giovani Cristiani LGBT, la cui vocazione è far penetrare l’omosessualismo in seno alla Chiesa, ha deciso di far ascoltare la sua voce:
    «Come gruppo di giovani credenti omosessuali - scrivono in una lettera aperta -, ci sentiamo fortemente interpellati dalla tematica e siamo fermamente convinti che sia una irripetibile occasione (“Kairos”) per portare un nostro piccolo ma significativo contributo ai padri sinodali; La Vocazione, umana e cristiana, riguarda qualsiasi giovane ed è davvero la chiave di volta per una vita piena, gioiosa!
    A maggior ragione, nella ricerca della nostra specifica e personale chiamata, desideriamo coinvolgere il maggior numero possibile di ragazzi e ragazze, credenti e non, per stilare un documento finale, sintesi dei vari contributi, da inviare al Sinodo.»
    Questa banda di giovani omosessuali continua il suo appello rivolgendosi concretamente a due gruppi distinti: per prima a «tutti i singoli» per chiedere il loro contributo, e poi più specificamente ai «gruppi cristiani LGBT, alle loro famiglie e ai loro amici». Questa distinzione, discriminatoria diranno alcuni spiriti sottili, testimonia da sola la volontà dichiarata di questo collettivo LGBT di pesare sul Sinodo in quanto omosessuali e di influenzare i lavori sinodali verso una apertura al mondo arcobaleno. Basta dare un’occhiata al loro sito per rendersi conto che quata giovane lobby LGBT vuole aver riconosciuto ufficialmente il suo posto in seno alla Chiesa romana.
    Ci si può chiedere peraltro a che titolo dei miscredenti dovrebbero partecipare alla preparazione di un Sinodo di vescovi che si definisce pubblicamente cattolico: ma è pur vero che la Chiesa attuale possiede più le caratteristiche di una bettola, in cui ogni dottrina eterodossa ha diritto di stazionare, come pure non ha più le quattro note che ne determinano la visibilità: Unità, Santità, Cattolicità e Apostolicità. Mons. Lefebvre affermava ai suoi tempi che la Chiesa ufficiale o conciliare non le aveva più; ma chissà cosa direbbe oggi di fronte a questa crisi dottrinale e morale che non ha fatto che ampliarsi nel mondo cattolico e nella Roma che egli definiva «neomodernista» e «neoprotestante» o che chiamava «nuova Chiesa» o «Chiesa conciliare»! Sul finire della sua vita, in una lettera a Mons. de Castro Mayer del 4 dicembre 1990, egli scriveva: «Questa falsa Chiesa è in rottura sempre più profonda con la Chiesa cattolica».
    Giammai egli avrebbe potuto pensare: prima che dei cattolici osassero dichiararsi apertamente omosessuali rivendicando un posto ufficiale nella Chiesa, e poi che essi si permettessero di voler influenzare, senza remore e titubanze, un Sinodo di vescovi.
    Questa lettera aperta del Progetto Giovani Cristiani LGBT, che è sostenuta da preti, religiosi e religiose, dimostra che la Chiesa conciliare al suo interno ha davvero perso le quattro note caratteristiche della Chiesa cattolica.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...per-tutti.html

    Il papa in terra di missione. Ma a parlare di Gesù è solo lei, una buddista
    C'è stato un solo momento in cui è stato fatto il nome di Gesù e annunciato il suo Vangelo, nei discorsi della prima giornata della visita di papa Francesco in Myanmar.
    Solo che a dire queste parole non è stato il papa, ma la consigliera di Stato e ministra degli esteri birmana Aung San Suu Kyi, di fede buddista:
    "Gesù stesso ci offre un 'manuale' di questa strategia di costruzione della pace nel cosiddetto Discorso della montagna. Le otto Beatitudini (cfr Mt 5,3-10) tracciano il profilo della persona che possiamo definire beata, buona e autentica. Beati i miti – dice Gesù –, i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, coloro che hanno fame e sete di giustizia.
    "Questo è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo: applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità. Una sfida a costruire la società, la comunità o l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere ad ogni costo".
    Colpisce che l'unica a fare il nome di Gesù e a far risuonare il suo Vangelo sia stata lei e non il papa.
    Mentre il discorso tenuto subito dopo da papa Francesco, è un discorso invece totalmente "laico", salvo la finale generica invocazione sui presenti di "benedizioni divine di saggezza, forza e pace":
    Eppure, non era proprio una Chiesa "in uscita" e più che mai "missionaria" l'obiettivo che papa Jorge Mario Bergoglio ha messo al primo posto nel testo programmatico del suo pontificato, l'esortazione "Evangelii gaudium"?
    E che cosa può essere più "in uscita" e più "missionario" che un viaggio del successore dell'apostolo Pietro in una "periferia" del mondo come il Myanmar, ancora quasi tutta da evangelizzare?
    Il papa in terra di missione. Ma a parlare di Gesù è solo lei, una buddista - Settimo Cielo - Blog - L?Espresso

    Le parole del Buddha offrono a ciascuno di noi una guida. Parola di Francesco.
    di Giorgio Enrico Cavallo
    «Le parole del Buddha offrono a ciascuno di noi una guida». C’è qualcosa di stranamente inquietante in questa breve affermazione; ed è che ad averla pronunciata sia stata non un intellettuale o un qualunque uomo della strada, bensì il pontefice regnante, durante il viaggio “apostolico” nell’ex Birmania. L’occasione era quella dell’incontro, il 29 novembre, con i monaci buddhisti riuniti nel supremo “Shanga”: ebbene, il lungo discorso è doppiamente inquietante perché, pur citando Buddha e i suoi insegnamenti, Bergoglio omette totalmente di pronunciare il nome di Cristo. In tutto il discorso il nome di Gesù non compare nemmeno una volta.
    «Esprimo la mia stima per tutti coloro che in Myanmar vivono secondo le tradizioni religiose del Buddismo. Attraverso gli insegnamenti del Buddha, e la zelante testimonianza di così tanti monaci e monache, la gente di questa terra è stata formata ai valori della pazienza, della tolleranza e del rispetto della vita, come pure a una spiritualità attenta e profondamente rispettosa del nostro ambiente naturale. Come sappiamo, questi valori sono essenziali per uno sviluppo integrale della società, a partire dalla più piccola ma più essenziale unità, la famiglia, per estendersi poi alla rete di relazioni che ci pongono in stretta connessione, relazioni radicate nella cultura, nell’appartenenza etnica e nazionale, ma in ultima analisi radicate nell’appartenenza alla comune umanità. In una vera cultura dell’incontro, questi valori possono rafforzare le nostre comunità e aiutare a portare la luce tanto necessaria all’intera società».
    Chi legge, immaginerà che dopo questo elogio del Buddhismo, Bergoglio abbia almeno illustrato i fondamenti della fede in Cristo. Invece, niente. Unici accenni all’universo cattolico li abbiamo con una citazione di San Francesco e un passo di San Paolo. Tutto lì. Si dirà che non era il luogo o il tempo opportuno per parlare di Cristo; sarà, ma quest’assenza del “datore di lavoro” di Francesco sorprende e delude; soprattutto, perché non è la prima volta che assistiamo a dimenticanze simili nei discorsi del pontefice regnante.
    Le parole del Buddha offrono a ciascuno di noi una guida. Parola di Francesco. ~ CampariedeMaistre

    VATICANO. UNA NOTIZIA AMBIGUA; UN’INDISCREZIONE E UNA VOCE CHE SPERIAMO NON SIA CONFERMATA SU MONS. GAENSWEIN.
    MARCO TOSATTI
    Dal Vaticano una notizia, un’indiscrezione e alcune voci, che speriamo non confermate. Ma andiamo per ordine.
    Come vedete dalle foto postate sul sito Facebook di Radio Spada, negli Acta Apostolicae Sedis, fascicolo 10/2016 è stata pubblicata la lettera – privata – del Pontefice ai vescovi argentini, dopo che questi avevano emanato direttive per l’applicazione del capitolo 8 (quello delle famose noticine sulla comunione ai divorziati risposati) di Amoris Laetitia. Direttive che come è stato notato e sottolineato qui sono tutt’altro che limpide.
    La pubblicazione della lettera sugli Acta è corredata da una breve nota, del Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, che con un “Rescriptumi ex audientia SS.mi” del giugno 2017 dà notizia che il Pontefice stesso vuole che i due documenti – le linee guida e la lettera – siano pubblicate sul sito elettronico degli Acta Apostolicae Sedis.
    La notizia non può che alimentare ulteriormente la confusione e l’incertezza intorno alla discussa esortazione apostolica, e al modo di agire del Pontefice. Che appare, ancora una volta, lontano dalla chiarezza e dalla dirittura che molti fedeli si aspettano. Non si dà una risposta ai cardinali dei Dubia, non si dà risposta a lettere, petizioni e altre iniziative di studiosi, teologi e semplici fedeli disorientati dalla voluta ambiguità del documento. Ma allo stesso tempo si offre una patina di ufficialità a una lettera rivolta a un membro di una conferenza episcopale.
    A che scopo? Per obbligare tutti a un religiosum obsequium a un magistero espresso comunque in forme oblique e ambigue, o per rispondere senza impegnarsi in una risposta diretta, che esporrebbe il Pontefice in maniera inequivoca, ai dubbiosi e ai perplessi? Da semplice fedele la sensazione che tutto questo dà è di fastidio verso un comportamento che si potrebbe definire pretesco, nel senso peggiore del termine.
    E, se è vero quanto abbiamo saputo da due fonti diverse, forse è un fastidio condiviso anche in Vaticano. Un cardinale di grande rinomanza, ex diplomatico, e con un curriculum importante alla guida di Congregazioni e uffici di rilievo in Segreteria di Stato, avrebbe rimproverato al papa la sua azione, dicendogli in buona sostanza: Ti abbiamo eletto per fare le riforme, non per sfasciare tutto. La notizia si è sparsa in Vaticano perché la conversazione, se di conversazione si può parlare, si è svolta a livelli elevati di decibel, che hanno superato la fragile barriera delle porte e dei muri. Il porporato in questione è stato uno di coloro che hanno sostenuto la candidatura di Jorge Mario Bergoglio nel conclave del 2013.
    Infine una voce che speriamo non trovi conferma. Il 7 dicembre prossimo l’arcivescovo Georg Gaenswein, già segretario del papa Benedetto XVI, compie i suoi cinque anni come Prefetto della Casa Pontificia. E secondo indiscrezioni di buona fonte, potrebbe non essere confermato. Come, peraltro, è già accaduto come sappiamo al cardinale Müller. In base alla regola dei cinque anni, che scatta soprattutto e specialmente se l’interessato non fa parte della cerchia del Pontefice. Nelle ultime settimane mons. Gaenswein è stato fuori Roma per qualche problema legato alla salute, ma ora è tornato. Se la voce fosse vera, si porrebbe il problema della sua collocazione. Improbabile l’ipotesi di una diocesi in Germania; è troppo cattolico. Forse la segreteria di una Congregazione a Roma. O, come Mūller, una messa a disposizione. Speriamo che la nostra fonte si sbagli, comunque.
    VATICANO. UNA NOTIZIA AMBIGUA; UN?INDISCREZIONE E UNA VOCE CHE SPERIAMO NON SIA CONFERMATA SU MONS. GAENSWEIN. ? STILUM CURIAE

    Comunione e Liberazione mette i migranti nel presepe al posto di Gesù
    Polemica sulla scelta di Comunione e Liberazione per il volantino natalizio di quest'anno: una foto di migranti al posto della capanna con Gesù Bambino
    Luca Romano
    Un campo profughi al posto del presepe con Gesù Bambino, la Sacra Famiglia e i pastori. La foto ritrae una giovane donna all'interno della tenda, il viso illuminato da una lampada: il richiamo alla scena della Natività è chiarissimo. A lanciare l'iniziativa - nel consueto volantino natalizio - la fraternità di Comunione e Liberazione, il movimento ecclesiale fondato più di quarant'anni fa da don Luigi Giussani e molto popolare soprattutto nelle regioni del Nord Italia.
    La scelta di quest'anno per il biglietto natalizio di auguri per il 2017 ha però fatto storcere il naso a più d'uno fra i cattolici meno progressisti, a partire dal giornalista anti-bergogliano Antonio Socci. Che su Libero si lancia in una vera e propria invettiva contro il presidente della fraternità di Cl, Julian Carron.
    Al presbitero spagnolo Socci rimprovera una scelta iconografica giudicata a un tempo opportunistica e inopportuna: "L’insistenza ossessiva con cui papa Bergoglio ripropone continuamente i migranti a tutte le ore, tutti i giorni, per Natale, per l’Assunta e per Pasqua, un tempo - nei predecessori - riguardava l’annuncio di Cristo, la vita eterna e la dottrina cattolica. Ma è in corso anche una sostituzione concettuale, perché il povero in genere e il migrante in particolare (specie musulmano) è diventato, con Bergoglio, una categoria teologica e ha progressivamente sostituito il Salvatore".
    "Buttando alle ortiche l’insegnamento di don Giussani, Carron ha lanciato per il Natale 2017 un «volantone» in cui non c’è più Gesù bambino, ma un campo profughi. È una bella foto artistica, ma Gesù è del tutto assente, dunque rappresenta il Natale bergogliano, non il Natale cristiano."
    Comunione e Liberazione mette i migranti nel presepe al posto di Gesù


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Cambio del Padre Nostro. Una polpetta al cianuro
    di Francesco Filipazzi
    Questo pontificato regala sempre nuove emozioni a quei cattolici che, come noi, non chiedevano altro, fino a pochi anni fa, di vivere la propria fede concretamente e in linea con la bimillenaria tradizione cristiana. L'ultima trovata di Bergoglio e dei suoi è quella di "cambiare il Padre Nostro" perché tutti gli altri fino ad oggi erano dei deficienti, non si erano accorti che la "traduzione dal greco era sbagliata", che "Dio non può indurre in tentazione perché il tentatore è Satana". Dunque si dirà "non abbandonarci alla tentazione".
    Il livello di ciarpameria è elevatissimo, come sempre, dato che l'assunto che sottostà a questa decisione è abbastanza infantile. "Non ci indurre in tentazione", come spiegava nei suoi libri Benedetto XVI, vuol dire "mettici alla prova secondo le nostre possibilità", dato che è sì il Demonio che tenta, ma ogni sua opera è in un ambito di "tolleranza" divina. D'altronde il povero Giobbe ne sapeva qualcosa, ma a quanto pare anche quel libro dell'Antico Testameno è sbagliato, va rifatto da capo. Giobbe si è fatto una scampagnata e alla fine era fresco e riposato. Lo stesso Gesù, che secondo il Vangelo venne condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato, ha sbagliato tutto, il Vangelo secondo Jorge Mario dice altro. D'altronde, se siamo già salvi senza impegnarci, senza fare un tubo, senza pentirci, perché mai dovremmo essere messi alla prova? Mistero della fede, anzi della sede (petrina).
    E' chiaro che a Francesco e soci, del Padre Nostro non interessa nulla, ma i fini di questa decisione, di cui nessuno sentiva il bisogno, sono ben altri. Nell'immediato, essendo Bergoglio in calo di presenza sui media e dopo il disastro del viaggio birmano, serve un modo per finire un po' sui giornali, per motivi diversi dalle grane dello IOR.
    Nel lungo periodo, il cambio del Padre Nostro serve a ribadire che tutto è in discussione, niente può sfuggire alla mannaia devastatrice del nuovo corso. Il passo successivo sarà probabilmente il Credo, che ad oggi è un po' poco ecumenico. Anche prima dell'introduzione del Novus Ordo si iniziò facendo piccoli cambiamenti qua e là, ad esempio cambiando il canone, giungendo poi dove ben sappiamo.
    Dunque, in attesa che anche la frase "dai loro frutti li riconoscerete" venga modificata nella prossima edizione della Bibbia Cei, continuiamo a riconoscere i frutti ben poco commestibili della rivoluzione nella Chiesa. Il veleno è sempre più in circolo e rende il corpo sempre più malato.
    Cambio del Padre Nostro. Una polpetta al cianuro ~ CampariedeMaistre

    I 5 Dubia dei 4 Cardinali sono ormai superati. Il papa ha risposto codificando l'errore.
    I Dubia dei 4 Cardinali sono superati [quanto meno il dubium n.1], nel senso che Papa Francesco ha dato la risposta facendo dichiarare "magistero autentico" l'interpretazione eterodossa dei vescovi argentini al famoso passo di Amoris Laetitia, da lui a suo tempo approvata con una lettera privata agli stessi (no hay otras interpretaciones, vi ha scritto).
    Ora, quest'approvazione del Papa diventa da privata pubblica ossia ufficiale, ed equivale ad una interpretazione autentica (dato dallo stesso legislatore). Poiché al magistero autentico, ci viene ricordato, dobbiamo dare l'assenso della nostra volontà e del nostro intelletto, ne risulta che noi fedeli dobbiamo (dovremmo) adesso considerare dottrina autentica della Chiesa una dottrina falsa, sacrilega, promotrice di eresie se non eretica, come quella che sostiene potersi in certi casi amministrare la S.Comunione a divorziati risposatisi conviventi e praticanti ossia a persone che restano sempre e coscientemente nel peccato di adulterio, fornicazione e concubinaggio.
    A questo punto, il card. Burke e il card. Brandmueller sanno certamente quello che devono fare, se vogliono tener fede al loro ripetuto impegno di difendere la retta dottrina della fede, per la salvezza delle anime: alzarsi in piedi e denunciare apertamente lo scandalo inaudito di un Papa che si è messo ad autorizzare ufficialmente il peccato.
    Se non altro, ora, l'appiglio giuridico c'è.
    Chiesa e post concilio: I 5 Dubia dei 4 Cardinali sono ormai superati. Il papa ha risposto codificando l'errore.

    Ma perché Pietro viaggia?
    Aldo Maria Valli
    Da poco rientrato dal Myanmar e dal Bangladesh, ripenso ad alcune delle risposte date dal papa in aereo, sul volo di ritorno. E, per quanto mi sforzi, non riesco a respingere alcune perplessità.
    La prima è sotto forma di domanda: ma perché il papa è andato nel Myanmar e nel Bangladesh?
    Il quesito non sembri peregrino. Da quando i successori di Pietro si sono messi a viaggiare, lo scopo principale delle loro trasferte è sempre stato uno solo: confermare i fratelli nella fede, e soprattutto i fratelli più lontani e più soli, quelli che vivono in mondi e contesti nei quali l’appartenere alla Santa Chiesa fa di te il rappresentante di una sparuta minoranza, non di rado perseguitata. Tuttavia alcune affermazioni fatte da Francesco sull’aereo lasciano pensare che Bergoglio questa volta abbia viaggiato per altri motivi.
    Infatti, nel corso della conferenza stampa, spiegando come e perché ha voluto incontrare alcuni profughi rohingya a Dacca, il papa ha detto a un certo punto: «Io sapevo che avrei incontrato i rohingya. Non sapevo né dove né come, ma questo era condizione del viaggio, per me, e si preparavano i modi».
    Dunque il papa afferma che l’incontro con i rohingya non è stato un elemento «a latere», certamente importante ma comunque aggiunto a una visita pensata per confermare nella fede i fratelli delle piccole e coraggiose Chiese del Myanmar e del Bangladesh. No, è stata la «condizione» stessa del viaggio, posta dal papa in persona.
    Il motivo fondamentale del viaggiare del successore di Pietro è dunque cambiato? Dal confermare i fratelli nella fede si è passati all’incontrare profughi? E se le autorità, per un motivo o per l’altro, avessero vietato l’incontro con i musulmani rohingya, il papa come si sarebbe comportato? Dato che aveva posto quell’incontro come condizione del viaggio, non si sarebbe più recato dai suoi fratelli nella fede?
    Proprio a proposito dei rohingya, Francesco ha fatto un’affermazione che apre un altro problema. Accennando presumibilmente ai terroristi rohingya (ovvero all’ARSA, Arakan Rohingya Salvation Army, organizzazione responsabile di attentati contro le postazioni della polizia del Myanmar), ha sostenuto che i rohingya sono «gente di pace» e che «questi che si sono arruolati nell’Isis, benché siano rohingya, sono un gruppetto fondamentalista piccolino». Che significa? Se un gruppo terroristico è piccolino è un po’ meno terroristico? L’essere piccolino è forse una circostanza attenuante?
    Circa i collegamenti tra i rohingya e il terrorismo Francesco ha poi detto: «Come in tutte le etnie e tutte le religioni, c’è sempre anche un gruppo fondamentalista. Anche noi cattolici ne abbiamo».
    Come sarebbe a dire che «anche noi cattolici ne abbiamo?». Dal momento che Francesco sta parlando di fondamentalisti e terroristi islamici, quando dice «anche noi cattolici ne abbiamo» intende dire che anche fra i cattolici c’è gente che va in giro ad ammazzare e a fare attentati?
    Infine, in un altro punto della conferenza stampa, a proposito dell’incontro avuto con i capi militari a Yangon, Francesco afferma: «Io non chiudo mai la porta. Tu chiedi di parlare? Vieni. Parlando non si perde nulla, si guadagna sempre».
    Francesco non chiude mai la porta? Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensano i cardinali dei «dubia» (per lo meno i due superstiti). Di fronte a loro, che non sono mai stati ricevuti né hanno avuto un messaggio scritto, la porta del papa non è forse rimasta chiusa? Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensano anche tutti gli altri che hanno rispettosamente inviato lettere e messaggi a Santa Marta per esprimere dubbi o sconcerto, ma non hanno ricevuto né una risposta scritta né una di quelle telefonate delle quali Francesco in altri casi è prodigo.
    Sappiamo che sulla sua porta, a Santa Marta, il papa ha appeso un cartello che dice «Vietato lamentarsi». Dobbiamo dedurne che le osservazioni critiche dei fratelli nella fede sono per lui soltanto lamentele da evitare? Ma allora perché chiede sempre parresia, cioè franchezza nell’esprimersi, e mette in guardia dalle chiacchiere? Il modo migliore di evitare chiacchiere e vane speculazioni non è forse quello di stabilire un dialogo franco e diretto, a viso aperto, ovvero proprio quel dialogo del quale Bergoglio parla spesso come di una delle attitudini più importanti per una Chiesa «in uscita», amica del mondo e non arcigna? O forse il dialogo va bene quando si tratta di essere Chiesa «in uscita», cioè dialogante verso il mondo e i lontani, e non va più bene quando è interno alla Chiesa stessa e si tratta di dare risposte ai vicini perplessi?
    Ma perché Pietro viaggia? ? Aldo Maria Valli

    Dopo il Papa in Asia: ha ancora senso la missione?
    Diversi sono gli spunti e le domande che provoca il viaggio del Papa in Myanmar e Bangladesh, e ci sarà forse tempo nei prossimi giorni per ritornarci. C’è però una questione che mi pare prioritaria, che i gesti e le parole di papa Francesco (anche in conferenza stampa) hanno posto in primo piano. Vale a dire, il senso della missione. O meglio, e mi si scusi la brutalità: a essere coerenti con le affermazioni del Papa, ha ancora senso la missione? E la missione, così come vissuta dalla Chiesa in duemila anni, è da rottamare?
    La domanda sorge pressante anche in considerazione del fatto che Myanmar e Bangladesh sono due paesi di missione, dove la fede cattolica è arrivata 500 anni fa grazie ai missionari europei e il lavoro di evangelizzazione ha avuto un nuovo impulso all’inizio del ‘900. Sebbene le comunità cattoliche rappresentino una piccola minoranza (1% in Myanmar, ancora meno in Bangladesh), hanno una storia importante di fedeltà a Cristo, vissuta fino nel martirio, grazie anche ai tanti missionari che hanno lavorato in questi paesi. Tra questi va almeno ricordato il padre Clemente Vismara, 65 anni trascorsi nelle foreste birmane e beatificato nel 2011.
    Non solo negli interventi del Papa a questa storia missionaria e di martirio non si è fatto cenno, ma nei suoi discorsi sono emersi soprattutto due aspetti: il primo è un’aperta diffidenza verso le conversioni al cattolicesimo, e a tutto ciò che sa di missione “tradizionale”. C’è una costante insistenza nel sottolineare che l’evangelizzazione non è proselitismo, lo ha fatto ancora nella conferenza stampa sull’aereo di ritorno: sebbene nel linguaggio comune per proselitismo si intenda una missione “aggressiva”, tipica di alcune sette protestanti, non pare proprio a questo che il Papa si riferisca visto che non si vede proprio come i cattolici rischino un atteggiamento del genere.
    Piuttosto il Papa sembra proprio prendere le distanze dalla missione intesa anzitutto come annuncio di Cristo, di cui troviamo mille esempi negli Atti degli Apostoli e che può essere sintetizzato dal discorso di San Paolo all’Areopago di Atene: «Quello che voi adorate senza conoscere, io ve l’annunzio». Chiara in questo senso è una risposta sull’aereo: «… noi non siamo molto entusiasti di fare subito le conversioni. Se vengono, aspettano: si parla…, la tradizione vostra…, si fa in modo che una conversione sia la risposta a qualcosa che lo Spirito Santo ha mosso nel mio cuore davanti alla testimonianza del cristiano». E ancora: «Questa è la forza e la mitezza dello Spirito Santo nelle conversioni. Non è un convincere mentalmente con apologetiche, ragioni… no. E’ lo Spirito che fa la conversione. Noi siamo testimoni dello Spirito, testimoni del Vangelo». Non c’è dubbio che il Papa dia la precedenza alla convivenza tra le religioni, al reciproco rispetto: «Cosa è prioritario, la pace o la conversione? Ma, quando si vive con testimonianza e rispetto, si fa la pace. La pace incomincia a rompersi in questo campo quando incomincia il proselitismo, e ci sono tanti tipi di proselitismo, ma questo non è evangelico». Insomma, potremmo sbagliare ma sembra proprio che l’ideale implicito è che ogni religione coltivi il suo orto e guai ad alterare gli equilibri.
    In questo modo sembra che l’evangelizzazione sia ridotta alle opere buone per i poveri. E l’ideale diventi essere buoni e bravi. Non c’è dubbio che le buone azioni siano importanti, ma non si può non fare un paragone: Gesù agiva certamente, ma anche insegnava e dà mandato agli apostoli di annunciare il Vangelo e «ammaestrare le genti». Gli Atti degli Apostoli ci raccontano della gioia per la conversione dei pagani e l’accoglienza della Parola di Dio. La storia della Chiesa poi è costellata di missionari martiri che avevano a cuore l’annuncio della Parola di Dio prima che la costruzione di ospedali, scuole e centri di accoglienza. E quanto all’apologetica, tanto disprezzata, non era forse San Pietro a invitare a «rendere ragione della speranza» che è in noi?
    Dopo il Papa in Asia: ha ancora senso la missione? - La Nuova Bussola Quotidiana

    "MA SULL’EVANGELIZZAZIONE E LA MISSIONE BISOGNA ASCOLTARE GESÙ (E LA CHIESA DI SEMPRE) O LE “NOVITÀ” DI BERGOGLIO?"
    Antonio Socci
    Durante la conferenza stampa aerea di ritorno dal Bangladesh, il 2 dicembre, la giornalista francese Etienne Loraillère ha posto questa domanda a Bergoglio: “Qual è la sua priorità: evangelizzare o dialogare per la pace?”.
    La risposta di Bergoglio – dopo una sequela di assurdità inconcepibili – alla fine arriva in questi termini inauditi:
    “La sua domanda: cosa è prioritario, la pace o la conversione? Ma quando si vive con testimonianza e rispetto, si fa la pace. La pace incomincia a rompersi in questo campo quando incomincia il proselitismo, e ci sono tanti tipi di proselitismo, ma questo non è evangelico”.
    In pratica Bergoglio sostiene che annunciare il Vangelo (fare proselitismo) crea divisione e il senso della presenza dei cristiani nel mondo è dialogare, “fare la pace”. MA LA CHIESA NON È L’ONU. ESISTE PER ANNUNCIARE GESÙ CRISTO A TUTTI GLI UOMINI.
    Come ha osservato Riccardo Cascioli questa risposta di Bergoglio rende sostanzialmente inutili (se non dannose) le missioni e i missionari e di fatto delegittima i tanti martiri cattolici che ci sono stati nella storia (i quali, evidentemente, hanno fatto l’errore di anteporre l’annuncio di Cristo all’andare d’accordo con tutti)
    Una risposta del genere, che poi è perfettamente in linea col comportamento di Bergoglio che di fatto sconsiglia le conversioni, pone una questione molto più grande e grave .
    MI CHIEDO SE QUESTA SIA LA RISPOSTA DI UN PAPA… IL MANDATO APOSTOLICO DI GESÙ È UN ALTRO ED È MOLTO CHIARO:
    “Gesù disse loro: ‘Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato’ “ (MC 16, 15-16).
    “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (MT 28, 19-20).
    Gesù predisse pure che quest’opera di evangelizzazione avrebbe comportato persecuzioni e martirio:
    “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (GV 15, 18-20).
    Gesù avverte i suoi discepoli che l’annuncio del Vangelo creerà divisione perché le tenebre non possono che odiare la luce, ma siamo egualmente chiamati alla testimonianza:
    “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua” (MT 10, 32-36).
    Gesù ci ha anche insegnato che l’annuncio della salvezza è la VERA pace, non quella che il mondo considera tale.
    È proprio evangelizzando che la Chiesa costruisce anche la VERA pace: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (GV 14,27).
    SE DUNQUE IL MANDATO APOSTOLICO DI GESÙ E LA RAGION D’ESSERE DELLA CHIESA È L’EVANGELIZZAZIONE, COME SI PUÒ TACERE DAVANTI A UN PONTIFICATO COME QUELLO DI BERGOGLIO CHE – CON LE PAROLE E LE AZIONI – ROVESCIA TOTALMENTE TALE MANDATO DEL SALVATORE?
    CI SONO ANCORA VESCOVI E CARDINALI CATTOLICI? DOVREBBERO SAPERE CHE DIO CHIEDERÀ LORO CONTO DEL LORO SILENZIO COMPLICE. E NEL CASO IN CUI SE LO FOSSERO DIMENTICATI GLIELO RICORDIAMO NOI.
    COSA ASPETTANO A FAR SENTIRE LA LORO VOCE E A CONFERMARE PUBBLICAMENTE – DAVANTI AL POPOLO DI DIO – LE PAROLE DI GESÙ NEL VANGELO COME LA MISSIONE DELLA CHIESA?
    RICORDARE – PURE A BERGOGLIO – LE PAROLE DI GESÙ È ANCHE UN ATTO DI CARITÀ VERSO DI LUI. ED È IL LORO DOVERE DAVANTI A DIO E AGLI UOMINI.
    https://www.antoniosocci.com/sulleva...ita-bergoglio/


  6. #316
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    I pro life contro il Papa: "Dottrina ambigua e caos nella Chiesa"
    Papa Bergoglio di nuovo sotto accusa. Ecco il documento dei pro life contro le "ambiguità" dottrinali e la "confusione" nella Chiesa
    Francesco Boezi
    Papa Bergoglio di nuovo sotto accusa. È stata pubblicata - infatti - una dichiarazione di fedeltà alla Chiesa cattolica e alla sua dottrina, ma non ai "pastori che sbagliano": questa la sintesi di un clamoroso documento a firma della maggior parte dei movimenti in difesa della vita e dalla famiglia.
    Una dichiarazione che, senza troppi fronzoli, critica l'operato di papa Francesco: "È quindi con grande dolore - sottolineano i firmatari - che negli ultimi anni abbiamo dovuto constatare che la chiarezza dottrinale e morale, su questioni legate alla tutela della vita umana e della famiglia, è stata sempre più sostituita da dottrine ambigue e persino direttamente contrarie all’insegnamento di Cristo e ai precetti della legge naturale". I responsabili dei movimenti cattolici - poi - fanno riferimento ai "dubia" sull'esortazione apostolica "Amoris Laetitia" sollevatti da Caffarra, Meinser, Burke e Brandmuller, alla "Correctio filialis", alla "Supplica filialis" e ad una richiesta di udienza da parte degli stessi movimenti presentata tramite il cardinale Caffarra: tutte iniziative alle quali Bergoglio non ha in alcun modo risposto.
    Proseguono ancora i firmatari: "Come leader cattolici pro-vita e pro-famiglia, siamo tenuti a sottolineare numerose ulteriori dichiarazioni e azioni che hanno avuto un impatto particolarmente dannoso sul nostro lavoro per la protezione dei bambini non nati e della famiglia negli ultimi anni". I pro life elencano quindi una serie di esempi tra le azioni pastorali che avrebbero messo in crisi la dottrina ufficiale del cattolicesimo: dichiarazioni e azioni che contraddicono l’insegnamento della Chiesa sul male intrinseco degli atti contraccettivi; dichiarazioni e azioni che contraddicono l’insegnamento della Chiesa sulla natura del matrimonio e sul male intrinseco degli atti sessuali al di fuori dell’unione matrimoniale; l’approvazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che richiedono fortemente agli Stati membri la realizzazione di un accesso universale all’aborto, alla contraccezione e all’educazione sessuale entro il 2030; l’approccio adottato riguardo l’educazione sessuale, in particolare nel capitolo 7 di Amoris Laetitia e nel programma The Meeting Point elaborato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia; e così via. Dopo aver ribadito alcuni punti focali della dottrina cattolica, i firmatari della dichiarazione specificano di essere fedeli alle gerarchie ecclesiastiche e all'autorità del pontefice, ma di non poter abbandonare i capisaldi della fede a causa di questa obbedienza. L'atto d'accusa - come precisato dal documento - è rivolto anche alle gerarchie ecclesiastiche che avrebbero alimentato questa confusione. Differentemente dalla "Correctio" e dagli altri atti ufficiali di cui il papa è stato destinatario in precedenza, questo documento non è il frutto delle perplessità di studiosi o di uomini di Chiesa: a scrivere sono i movimenti di base e gli attivisti cattolici, quelli potenzialmente in grado di rappresentare le istanze di molti fedeli.
    Concludono i firmatari: "Se esiste conflitto tra le parole e gli atti di qualsiasi membro della gerarchia, compreso il Papa, e la dottrina che la Chiesa ha sempre insegnato, rimarremo fedeli all’insegnamento perenne della Chiesa". La dottrina, quindi, precede gerarchicamente le posizioni del papa. Tra i sottoscrittori - come specificato qui da Marco Tosatti - sigle nazionali ed internazionali: Lifesitenews di John-Henry Westen, la Society for the Protection of the Unborn Children (SPUC) di John Smeaton, la Family Life International di Coleen Bayer, la World Federation of Doctors Who Respect Human Life, di Philippe Schepens e ancora sigle appartenenti all'America Latina, ex membri dell'Accademia pontificia per la vita Giovanni Paolo II, associazioni francesi e statunitensi ed esponenti di spicco del mondo pro life italiano.
    I pro life contro il Papa: "Dottrina ambigua e caos nella Chiesa"

    Che cosa potremmo chiedere di più?
    Intervista al prof. Roberto de Mattei sulla crisi della Chiesa
    Riportiamo la versione italiana di un’intervista della giornalista Maike Hichson al prof. Roberto de Mattei apparsa sul sito Onepeterfive dell’11 dicembre 2017 (https://onepeterfive.com/interview-r...church-crisis/).
    MH: Molti cattolici in tutto il mondo speravano che i cardinali dei Dubiapubblicassero la loro pubblica correzione a papa Francesco per la sua esortazione post-sinodale, Amoris laetitia. Cosa direbbe a quei fedeli che sono delusi e perfino scoraggiati di fronte al silenzio dei principi della Chiesa? Con quali parole vorrebbe incoraggiarli a perseverare nella loro speranza e nella loro fede?
    RdM: L’attuale crisi nella Chiesa non nasce con papa Francesco e non si concentra in una sola persona, ma risale al Concilio Vaticano II e, più indietro ancora, agli anni del modernismo. Oggi larga parte del collegio cardinalizio, del corpo episcopale e, in generale, del clero, è infetto di modernismo. I pochi cardinali, vescovi e sacerdoti che resistono devono tener conto di questa situazione e il nostro compito è di aiutarli. Ma soprattutto non bisogna immaginare che un singolo atto di qualcuno di essi, per esempio la correctio fraterna al Papa annunciata dal cardinale Burke possa, da solo, risolvere la crisi. È necessaria una convergenza e una sinergia di iniziative diverse, provenienti dal clero e dai laici, ognuno al proprio livello e secondo la propria possibilità. Il sensus fidei suggerisce ai cardinali, vescovi, religiosi, semplici laici come reagire. L’importanza della correctio filialis, sottoscritta da 250 studiosi, religiosi e laici, è stata proprio quella di esprimere questo sensus fidei. La reazione può essere diversa da paese a paese, da diocesi a diocesi, ma le sue caratteristiche sono sempre quelle della professione della verità e della denuncia degli errori che a questa verità si oppongono.
    MH: Ma come si risolverà la situazione?
    RdM: Non saranno gli uomini a salvare a Chiesa. La situazione sarà risolta da un intervento straordinario della Grazia, che però deve essere accompagnato dall’impegno militante dei cattolici fedeli. Di fronte alla crisi attuale vi sono alcuni che pensano che l’unica cosa da fare è attendere un miracolo nel silenzio e nella preghiera. Non è così. È vero che abbiamo bisogno di un intervento divino, ma la grazia presuppone la natura e ognuno di noi deve fare il massimo di ciò che può fare secondo le proprie possibilità.
    MH: La lettera del 2016 con cui papa Francesco si congratulava con le linee guida elaborate dai pastori della regione di Buenos Aires è stata pubblicata negli Acta Apostolicae Sedis, con una nota, del Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, secondo cui è il Papa stesso che ha voluto che i due documenti – le linee guida e la lettera – fossero pubblicati negli Acta.
    RdM: Il fatto che le linee guida dei vescovi argentini e l’approvazione del Papa siano state pubblicate negli Acta, ha reso ufficiale che «non sono possibili altre interpretazioni» della Amoris laetitia diverse da quella dei vescovi argentini, i quali autorizzano la comunione dei divorziati risposati, in una oggettiva situazione di peccato mortale. La lettera era privata, ma la pubblicazione negli Acta trasforma la posizione di papa Francesco in un atto di Magistero. Mi sembra che ciò confermi la tesi espressa dal padre Giovanni Scalese nel suo blog (Antiquo robore: Fase B?), secondo cui entriamo in una nuova fase del pontificato di papa Francesco: il passaggio dalla rivoluzione pastorale all’aperta riformulazione della dottrina. Il discorso dell’11 ottobre, in occasione del venticinquesimo anniversario della promulgazione del nuovo catechismo, sembra avviare una reinterpretazione del Catechismo della Chiesa cattolica alla luce di Evangelii gaudium e di Amoris laetitia.
    MH: In un recente saggio, alla luce di come Lutero viene ora reintegrato nella Chiesa cattolica, lei ha dichiarato: “In breve, ogni cattolico è chiamato a scegliere se schierarsi con papa Francesco e i gesuiti di oggi, o essere al fianco dei gesuiti di ieri e dei Papi di tutti i tempi. È tempo di scegliere e meditare proprio sulle due norme di Sant’Ignazio (Esercizi spirituali,137) che ci aiuteranno a fare scelte in questi tempi difficili”. Potrebbe spiegare ai nostri lettori queste parole, non solo alla luce della domanda su Lutero, ma anche alla luce di Amoris laetitia?
    RdM: Ci sono momenti nella nostra vita e nella storia della Chiesa in cui si è obbligati a scegliere tra due campi, come sostiene sant’Agostino, senza ambiguità e compromessi. Sotto questo aspetto, la recente pubblicazione negli Acta della lettera di papa Francesco ai vescovi di Buenos Aires riconduce le posizioni a due poli frontalmente opposti. La linea di quei cardinali, vescovi e teologiche ritengono possibile interpretare Amoris laetitia in continuità con Familiaris consortio n. 84 e altri documenti del Magistero ne esce polverizzata. Amoris laetitia è un documento che discrimina i campi: va accettato o rifiutato in toto. Non c’è una terza posizione e l’inserimento della lettera di papa Francesco ai vescovi argentini ha il merito di renderlo chiaro.
    MH: C’è chi nega che la pubblicazione della lettera ai vescovi argentini sia un atto del Magistero, perché propone una posizione erronea, se non eretica…
    RdM: Chi pensa questo parte, a mio parere, da un presupposto sbagliato: l’idea che il Magistero pontificio non possa mai errare. In realtà la garanzia dell’inerranza è riservata al Magistero solo a determinate condizioni, che la costituzione Pastor aeternus del Vaticano I stabilisce con chiarezza. L’esistenza di errori nei documenti non infallibili del Magistero, anche pontificio, è possibile, soprattutto nei periodi di grandi crisi. Vi può essere un atto del Magistero autentico e solenne, ma erroneo. Tale fu per esempio, a mio parere la dichiarazione conciliare Dignitatis Humanaeche, al di là del suo carattere pastorale, è indubbiamente un atto magisteriale e, altrettanto certamente, contraddice, in maniera almeno indiretta e implicita, la dottrina della Chiesa sulla libertà religiosa.
    MH: Vede in arrivo uno scisma formale, e come potrebbe accadere praticamente? Chi sarebbe il fautore di questo scisma e cosa significherebbe per i semplici laici?
    RdM: Lo scisma è una divisione all’interno della Chiesa, come accadde in Europa per quarant’anni, tra il 1378 e il 1417, quando sembrava che non si potesse individuare con assoluta certezza dove si trovava l’autorità della Chiesa. Quella lacerazione, nota come il “Grande scisma d’Occidente” non conobbe eresia. Generalmente però, allo scisma fa seguito l’eresia, come avvenne nell’Inghilterra di Enrico VIII.
    Oggi ci troviamo in una situazione inedita, in cui l’eresia, che in sé è più grave dello scisma, lo precede e non lo segue. Non c’è ancora scisma formale, ma c’è eresia nella Chiesa. Sono gli eretici che stanno promuovendo lo scisma nella Chiesa, non certo i cattolici fedeli. E i cattolici fedeli che vogliono separarsi dall’eresia non possono certo essere definiti scismatici.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...-piu.html#more

    "Così la Chiesa finì", ecco le conseguenze di Bergoglio
    La Chiesa finisce abbracciando il modernismo. Questo è l'ammonimento contenuto nel nuovo libro di Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1
    Francesco Boezi
    "Così la Chiesa finì" è il titolo del nuovo libro di Aldo Maria Valli. Il vaticanista di punta del Tg1 immagina - mediante un racconto distopico - la dissoluzione del cattolicesimo.
    Un processo lungo, che avviene tramite il succedersi di una serie di "Francesco", pontefici accomunati dalla necessità dottrinale di adeguare la forma, la sostanza e le istanze della religione cattolica allo "spirito del tempo". Il Vaticano - nell'opera di Valli - abbandona progressivamente i dogmi di fede, sino a promulgare l'esistenza del "Superdogma dell'accoglienza": l'unica verità dottrinale riconosciuta come tale.
    La Chiesa immaginata dal giornalista rinuncia - insomma - a se stessa: sposa la postmodernità, adotta il "bispensiero", stralcia ogni tradizione e usanza, pubblica "Il Vocabolario della Chiesa Accogliente", aderisce ad una neolingua di orwelliana memoria, introduce il sacerdozio femminile, concede l'eucarestia a tutti, termina di essere una monarchia, riduce la liturgia ad un fenomeno di "aggregazione sociale", approva la poliandria, abolisce le tipiche forme d'espressione pastorale e così via.
    Nasce - infine - la "Nuova Chiesa antidogmatica", che proclama il "Superdogma dell'accoglienza". Nell'immaginario Concilio Ecumenico Vaticano V - inoltre - i cristiani si riuniscono in un'unica fede: un avvenimento che, nonostante l'intenzione bonaria di base e la valenza sempieterna del dialogo, finisce per divenire uno degli elementi determinanti per la dissoluzione finale.
    Aldo Maria Valli affida ad un Cantore Cieco il compito di raccontare questa storia: un unico testimone che, sfidando le proibizioni del mondo rappresentato come "unificato" e "globalizzato" dal giornalista, riesce - con un messaggio in bottiglia - a tramandare la cronaca delle tappe della scomparsa del cattolicesimo.
    In uno scenario dominato dal relativismo e dalla secolarizzazione, l'unica preziosa testimonanza dell'estinzione della religione cattolica è affidata - non a caso - ad un personaggio di chiaro richiamo omerico. I pontefici che si susseguono dopo Bergoglio al soglio di Pietro - come anticipato - si chiamano tutti "Francesco".
    Scrive l'autore sulla rivoluzione subita dal ruolo del papa: "Come ben potete intuire, un papa oggi non è apprezzato quando mette in guardia dalle conseguenze pratiche dell'ateismo, o quando, avendo a cuore la tenuta della comunità sociale e denunciando la mancanza di un collante, chiede a tutti di vivere "come se Dio esistesse", non è ammirato quando avverte che il più povero fra i poveri, sebbene non si veda, è il bambino che non viene lasciato nascere...". La religione cattolica - nel libro di Valli - finisce per abbracciare mortalmente il mondo, i suoi rinnovati schemi comunicativi e le sue deformazioni culturali.
    Uno dei primi testi che contribuisce al sorgere del processo narrato - poi - è l'enciclica "Captatio Benevolentiae": pubblicata da Papa Francesco IV. Questo documento "contiene le istruzioni da seguire perché si metta fine a ogni differenza tra la Chiesa e il mondo". Curiosamente - ancora - ad ispirare la lettera apostolica del papa è un cardinale di cui Valli cita solo le iniziali: "W.K.". Walter Kasper, cardinale realmente esistente e avversario teologico di Benedetto XVI, che non viene mai nominato, ma rispetto al quale si potrebbe supporre l'esistenza di un riferimento indiretto.
    Sì, perché nel romanzo distopico del vaticanista c'è spazio anche per Joseph Ratzinger. Il papa Emerito viene descritto come il grande sconfitto della storia: un uomo che ha lottato per la salvezza della fede, ma la cui battaglia si è infranta inesorabilmente contro le tendenze neomoderniste dominanti. L'opera stessa - in realtà - si apre con una "profezia" di Benedetto XVI, un aforisma reale sulla "graduale perdita" della fede nel mondo occidentale.
    Ma com'è accaduto - nel corso della storia ecclesiale - che tutti i papi siano finiti per chiamarsi "Francesco"? Scrive il Cantore Cieco rivolgendosi al lettore: "Ebbene, devi sapere che il capostipite dei Francesco, ovvero papa Francesco I, l'argentino Josè Maria Bergoglio, fu così amato dal mondo, così osannato, così stimato, che la Chiesa dell'epoca, sotto il pontificato del successore, papa Francesco II, stabilì che da allora in avanti tutti i pontefici sarebbero stati scelti tra cardinali sudamericani e tutti si sarebbero chiamati Francesco".
    "Coloro che amano" - nel mondo figurato da Valli - governano le logiche del mondo, ma tutto è distrutto, umanità compresa. L'uomo - infatti - è ormai privato tanto della religione quanto della libertà. Un romanzo - quello edito da LiberiLibri - che più che una distopia sembra essere un avvertimento sulle conseguenze di un certo modo di intendere il magistero papale.
    "Così la Chiesa finì", ecco le conseguenze di Bergoglio


  7. #317
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    DOPO LE MINACCE DEL PONTEFICE REGNANTE ALLA CURIA.
    Marco Tosatti
    L’occasione era troppo ghiotta. Dopo il discorso pieno di minacce del Pontefice regnante alla Curia Romana Pezzo Grosso si è sentito sensibilizzato, e ci ha scritto. E in effetti, come abbiamo già notato ieri, non ci ricordiamo di un papa che rivolga oscure minacce a chi rifiuta di lasciarsi rieducare; né che faccia ricorso a strumenti classici di invettiva per giustificare l’inefficienza propria, o delle persone che ha scelto. Papa Bergoglio ha parlato di traditori; e avrebbe ben potuto citare una quinta colonna, i nemici del popolo, i controrivoluzionari, i sabotatori delle riforme, per non parlare del pugnale alla schiena o il complotto giudaico-massonico. Forse non è tutta colpa sua: come in ogni regime autocratico e leggermente ossessivo che si rispetti, intorno al Piccolo Padre brulica una corte di sicofanti e corifanti impegnati a giustificare la loro esistenza i loro finanziamenti, e a indicare all’ira superiore nemici immaginari e a suscitare negli occhi e nella mente dell’inquieto monarca ombre e fumi di complotti…Ma leggiamo Pezzo Grosso:
    “Caro Tosatti, leggendo ‘le minacce del Papa alla Curia’, anzitutto non mi sono meravigliato. Mi ha ricordato il marito frustrato che dopo l’ennesimo fallimento nel suo lavoro e dopo il rimprovero del suo capo torna a casa e, senza ragione, se la piglia con la moglie e i figli. Poi ho trovato materia effettiva per la necessità urgente di nuove sedute di psicoanalisi; infatti ogni accusa che muove ai membri della Curia sono le accuse che vengono mosse a lui stesso…Mi pare sia stato lei stesso Tosatti, a rilevare per primo la ‘lavata di capo’ che un importantissimo ( e ‘regale’) cardinale gli ha fatto poco tempo fa rimproverandolo di non fare ciò per cui era stato eletto…(dico bene?). Curioso no? Chissà come si chiama questa sindrome che lo porta ad accusare i suoi di essere: ‘traditori di fiducia’, ‘profittatori della maternità della chiesa’, accusandoli di ‘lasciarsi corrompere dalla ambizione e vanagloria’. Ma, questa è ancora meglio, accusandoli di dichiararsi ‘martiri della curia ostile che non capisce’… Scusi Tosatti, non è che ha tralasciato qualche seduta psicoanalitica?”.
    PEZZO GROSSO DOPO LE MINACCE DEL PONTEFICE REGNANTE ALLA CURIA. AHIMÈ, LA PSICOANALISTA EBREA NON È PIÙ FRA DI NOI? ? STILUM CURIAE

    Un nuovo scandalo in Vaticano: al cardinale 35mila euro al mese
    Il cardinale Mariadiaga avrebbe percepito mezzo milione d'euro l'anno da un'Università cattolica. Contestati anche alcuni "movimenti" economici
    Il cardinale Oscar Mariadiaga avrebbe ricevuto mezzo milione d'euro l'anno da parte di un'Università dell'Honduras, acquisizioni di cui Papa Francesco sarebbe stato informato attraverso un dossier.
    Il pontefice argentino - proprio durante l'Udienza alla Curia Romana di questa mattina - aveva parlato di "traditori di fede" e di "approfittatori". Lecito - quindi - interpretare le parole di Bergoglio anche in funzione di questo ennesimo scandalo che potrebbe interessare la Chiesa cattolica. Oscar Mariadiaga - infatti - non è solamente un amico del Papa, ma è soprattutto il coordinatore del C9, cioè del minidirettorio cardinalizio chiamato a riformare profondamente la Chiesa dall'interno. La notizia è stata riportata su L'Espresso. Scrive al riguardo Emiliano Fittipaldi: "Bergoglio non poteva immaginare nemmeno che vari testimoni, sia ecclesiastici sia laici, accusassero Maradiaga per alcuni investimenti milionari in società londinesi poi scomparse nel nulla, né che la Corte dei Conti del piccolo paese dell’America centrale stesse indagando sull’utilizzo di enormi somme di denaro girate dal governo honduregno alla "Fondazione per l’educazione e la comunicazione sociale" e alla "Fondazione Suyapa", entrambe facenti capo alla Chiesa locale e quindi allo stesso Maradiaga". Le "accuse" - quindi - non si limiterebbero solo ai trentaquattro mila euro mensili (più una tredicesima da cinquantaquattro mila euro) che Mariadiaga avrebbe percepito dall'Università cattolica di Tegucigalpa, ma arriverebbero a riguardare anche movimenti "sospetti" relativi al patrimonio della diocesi del porporato in questione.
    Il cardinale Mariadiaga è un uomo di Chiesa honduregno considerato dai più come facente parte del "fronte progressista". Un porporato - insomma - che nell'economia degli schieramenti della Chiesa contemporanea è sempre stato inserito nell'insieme dei "bergogliani" ed è membro della Congregazione per il Clero, del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, della Pontificia Commissione per l'America Latina e del Consiglio Speciale per l'America della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Il Papa - dopo aver studiato il documento recapitatogli - starebbe decidendo sul da farsi. Il mandato del porporato honduregno scadrebbe alla fine del 2017. Ma le vicende contestate a Mariadiaga non finiscono qui: secondo quanto scritto da Fittipaldi - infatti - " testimoni auditi dal visitatore Casaretto hanno parlato anche di investimenti milionari catastrofici: Maradiaga avrebbe girato somme ingenti della diocesi ad alcune finanziarie londinesi come la Leman Wealth Management (il cui titolare, a leggere i registri della Company House dell’Inghilterra e del Galles, è tal Youssry Henien), e adesso parte dei soldi dati in affidamento (e depositati su conti di istituti tedeschi) sarebbero scomparsi". Un vero e proprio fulmine a ciel sereno che avrebbe come protagonista, se il tutto venisse confermato, uno degli uomini di Curia dottrinalmente più vicini a Papa Francesco.
    Un nuovo scandalo in Vaticano: al cardinale 35mila euro al mese

    Vaticano senza pace. Soldi, sesso e presepe LGBT
    Natale di burrasca, quest'anno in Vaticano. Proprio mentre papa Francesco, nel suo discorso di auguri alla curia, se la prendeva con quelli che definiva "traditori" e "approfittatori" – già "delicatamente" da lui licenziati i primi e minacciati di licenziamento i secondi –, gli si sono rovesciati addosso nuovi clamorosi autogol. Almeno tre.
    Il primo autogol ha per protagonista il cardinale honduregno Óscar Rodríguez Maradiaga, 75 anni, arcivescovo di Tegucigalpa ma molto più famoso all'estero che in patria, tanto prediletto da Francesco che l'ha fatto coordinatore del cosiddetto C9, il consiglio dei nove cardinali che coadiuvano il papa nella riforma della curia e nel governo della Chiesa universale.
    "L'Espresso" uscito in edicola la vigilia di Natale – ma con un lancio on line nelle stesse ore del discorso del papa alla curia – ha pubblicato a firma di Emiliano Fittipaldi un'inchiesta molto accurata non solo contro il cardinale, accusato di aver incamerato e dilapidato somme ingenti, ma anche contro il suo collaboratore e amico più stretto, il vescovo ausiliare di Tegucigalpa Juan José Pineda Fasquelle, 57 anni, clarettiano.
    Maradiaga ha reagito asserendo che le somme indicate erano a disposizione non sua personale ma della diocesi, per le necessità della Chiesa honduregna.
    Nel replicare, tuttavia, il cardinale ha evitato di prendere le difese del suo vescovo ausiliare Pineda. Anzi, ha confermato che è stata compiuta su di lui un'indagine da parte di un visitatore apostolico inviato sul posto dal papa, l'argentino Alcides Jorge Pedro Casaretto, 80 anni, vescovo emerito di San Isidro. Il rapporto del visitatore apostolico è ora sulla scrivania di Francesco, che avrebbe avocato a sé ogni decisione. L'unico provvedimento preso finora è stato l'invio di Pineda a Madrid per un ritiro spirituale presso i gesuiti.
    L'indagine sull'ausiliare e amico di Maradiaga ha riguardato accuse sia di appropriazione e uso ingiustificato di grosse somme, sia di favori in denaro e in natura a una cerchia di amici maschi di dubbia moralità, su uno sfondo di corruzione e di abusi sessuali, come messo in luce da Edward Pentin sul "National Catholic Register".
    Il secondo autogol ha a che fare con il vescovo argentino Gustavo Óscar Zanchetta, nominato da papa Francesco il 19 dicembre assessore dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, in sigla APSA.
    Nomina sorprendente, perché nell'APSA la carica di assessore non c'era ed è stata inventata per l'occasione. Ma ancor più sorprendente per il profilo del nominato.
    Zanchetta, 53 anni, è entrato nelle cronache lo scorso luglio per aver abbandonato di punto in bianco la diocesi di Orán, alla quale papa Francesco l'aveva preposto nel 2013. Motivò l'abbandono con un imprecisato "problema di salute" che, diceva, doveva curare urgentemente altrove. E si stabilì per qualche tempo a Corrientes, a 900 chilometri di distanza, salvo poi comparire ancor più lontano, a Madrid, in apparente buona forma fisica.
    Nei giorni del suo abbandono, prontamente ufficializzato dal papa, i media argentini descrissero lo stato disastroso in cui Zanchetta aveva lasciato la diocesi di Orán sotto il profilo amministrativo, al pari di come era accaduto nella diocesi di cui era stato in precedenza vicario, quella di Quilmes. Inoltre, corse notizia della resistenza da lui opposta, accampando il suo "status" di vescovo, a una perquisizione della sua automobile da parte della polizia, in cerca di droga.
    È questo l'uomo a cui Francesco ha affidato, in curia, un ruolo quanto mai delicato, a stretto contatto con il presidente dell'APSA, il cardinale Domenico Calcagno, assiduo frequentatore del papa e tenace oppositore del drastico riordino delle finanze vaticane tentato senza successo dal cardinale George Pell, prefetto della segreteria per l'economia.
    Oggi il cardinale Pell è in congedo ed è tornato in Australia, con la sua carica in curia che è rimasta di fatto vacante. Continua a restare vuoto anche il posto chiave di revisore generale, dopo che il 19 giugno ne è stato bruscamente allontanato Libero Milone.
    Se questo è lo stato delle cose, la nomina di Zanchetta non fa che accrescere la confusione in cui versa la tanto decantata riforma della curia vaticana.
    Ma come non bastasse, ecco il terzo autogol, con al centro il presepe allestito quest'anno in piazza San Pietro.
    Non ci sono né bue né asinello, né pecore né pastori. Gesù, Giuseppe e Maria si distinguono a malapena, sullo sfondo di una cupola di San Pietro in rovina. È un presepe senza grazia e senza poesia, il cui intento è piuttosto di raffigurare ad una ad una le sette opere di misericordia corporale.
    A offrire al papa un presepe siffatto è stata l'abbazia santuario di Montevergine, che sorge su un monte sopra Avellino, non lontano da Napoli. Nel governatorato della Città del Vaticano informano che il progetto, poi realizzato dall'artigiano napoletano Antonio Cantone, è stato previamente sottoposto al giudizio della segreteria di Stato e di papa Francesco, ottenendone l'approvazione.
    Ma ancor più entusiasta è stata l'approvazione dell'Arcigay di Napoli e del suo presidente Antonello Sannino, che alla giornalista americana Diane Montagna di LifeSite News ha dichiarato: "La presenza di questo presepe in Vaticano è per noi motivo di essere più felici che mai. Perché per la comunità omosessuale e transessuale di Napoli è un importante simbolo di inclusione e di integrazione".
    Il santuario di Montevergine, infatti, ospita un'immagine della Madonna – riprodotta nel presepe di piazza San Pietro – che è stata adottata da tempo come patrona da una vasta comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), che una volta all'anno, il 2 febbraio, festa della presentazione di Gesù al tempio, detta popolarmente la "Candelora", compie una festosa salita a piedi al santuario, chiamata la "juta dei femminielli", la salita degli effeminati.
    È un "misto di sacro e profano", una specie di "ancestrale gay pride", dice Sannino. Nel 2002 l'allora abate di Montevergine, Tarcisio Nazzaro, protestò contro la piega politica che stava prendendo la processione, alla quale partecipò quell'anno la parlamentare transessuale Vladimir Luxuria.
    Ma nella "Candelora" del 2014 Luxuria si ripresentò nel santuario a dar lettura di una lettera che aveva scritto a papa Francesco a nome della comunità LGBT.
    Nel 2017 una rappresentanza LGBT, anche questa volta con Luxuria, ha incontrato il nuovo abate Riccardo Luca Guariglia, il quale – hanno poi riferito – ha dato loro la benedizione in un "clima di dialogo".
    Il paese di Ospedaletto d'Alpinolo, dal quale parte la salita al santuario, ha dato quest'anno la cittadinanza onoraria a una coppia "sposata" di omosessuali, ha inaugurato per i "femminielli" una toilette "no gender" ed ha affisso all'ingresso del paese un cartello con la scritta: "Ospedaletto d'Alpinolo è contro l'omotransfobia e la violenza di genere".
    Non sorprende, quindi, che Sannino si dica convinto che una maggiore apertura della Chiesa in materia di omosessualità dipenda anche da "quanto consapevoli" siano i dirigenti vaticani del nesso tra il presepe di piazza San Pietro e la comunità LGBT. "La Chiesa è estremamente lenta nelle sue trasformazioni", ha aggiunto. "Ma spero che finalmente svilupperà una reale apertura sulla scia delle parole del papa: 'Chi sono io per giudicare?'".
    Intanto, in questi giorni natalizi, pellegrini e turisti giunti a Roma da tutto il mondo osservano con visibile sconcerto il presepe allestito al centro del colonnato del Bernini, e specialmente quel suo "ignudo" ben palestrato che sembra anelare ad altro che ad essere misericordiosamente vestito.
    Vaticano senza pace. Soldi, sesso e presepe LGBT - Settimo Cielo - Blog - L?Espresso

    "Ecco l'antipresepe di Bergoglio", critiche dai tradizionalisti
    Il presepe di Piazza San Pietro raffigurerebbe la situazione contemporanea della Chiesa cattolica: "Ambiguità e materialismo". Ecco tutte le critiche
    Francesco Boezi
    Il presepe esposto a Piazza San Pietro è stato aspramente criticato. Secondo Alfredo De Matteo, che ha espresso le sue perplessità in questo articolo, l'opera allestita in Vaticano raffigurerebbe "situazioni e personaggi ambigui" tanto da poter essere definiti "spettrali".
    Un complesso artistico che arriverebbe a contraddire "la lieta novella dell'annuncio cristiano". Tra le critiche sollevate quella riguardante la presenza di un uomo "semi nudo e dai muscoli ben scolpiti sdraiato a terra". Altre figure considerate poco idonee - poi - sono quelle rappresentanti la "testa di un condannato che spunta dall'interno di una minuscola cella" e quella di "un cadavere con un braccio penzolante che giace su una specie di lettiga". L'Arcangelo Gabriele - ancora - è stato raffigurato con una ghirlanda di fiori arcobaleno, composizione che potrebbe essere stato interpretata da chi critica come un richiamo alla comunità LGBT. La cupola di San Pietro? "semidistrutta" e la stella cometa sarebbe troppo puntata in basso. I componenti della Sacra Famiglia - infine - si trovererebbero "in una dimensione prospettica tutt'altro che ottimale", ha chiosato il giornalista di Corrispondenza Romana.
    La sola presenza delle opere di misericordia corporale, unita alla mancanza di quelle di misericordia spirituale, rappresenterebbe alla perfezione le priorità pastorali della Chiesa cattolica. Tanto da essere definito un "antipresepe".
    "Ecco l'antipresepe di Bergoglio", critiche dai tradizionalisti

    Se nel presepe Gesù Bambino sembra un intruso
    Salvato in: Blog scritto da Aldo Maria Valli
    Alla fine ci sono andato. A vedere il presepe di piazza San Pietro. Ieri è stato il mio amico pizzaiolo di Borgo Pio a spingermi: «Ci vada, ci vada, poi mi dirà».
    Gli ho chiesto: non le è piaciuto?
    «Per niente».
    E perché?
    «Mi ha messo a disagio. Con quell’uomo nudo in primo piano, il palestrato. Ma che? È un poveretto quello? Andiamo! Sembra appena uscito da un centro benessere. E poi Maria e Giuseppe sono persi là in mezzo, quasi nascosti dagli altri personaggi. Ci vada, ci vada, poi ne parliamo».
    E così ci sono andato. E in effetti devo dire che l’uomo nudo si impone su tutto. Sta proprio lì davanti, in primissimo piano, roseo, ben tornito, depilato, con tutti i muscoli disegnati. Ha ragione l’amico pizzaiolo: non sembra per niente un povero, bisognoso di essere rivestito. Sembra piuttosto un modello che si compiace delle sue fattezze.
    Poi mi ha colpito il morto. Se ne sta un po’ defilato, sopra un tavolo. È coperto da un sudario bianco e di lui si vede soltanto un braccio, naturalmente cadaverico, che pende inerte. Accanto a lui c’è un omaccione: non si sa bene che cosa stia facendo, ma sembra piuttosto minaccioso, con una mano alzata sopra il cadavere e lo sguardo un po’ torvo.
    Il sottoscritto non ha alcuna competenza artistica. Le statue, in quanto singole statue, sono certamente pregevoli. Ma l’impressione, da ignorante, è di trovarsi di fronte non tanto a un presepe, ovvero alla rappresentazione della nascita di Gesù, bensì a un gruppo di personaggi molto indaffarati, tanto da risultare indifferenti al miracolo della Natività.
    Le opere di misericordia sono rappresentate da personaggi impegnati a metterle in pratica: un uomo visita un carcerato (del quale si vede solo la testa, con un effetto raccapricciante perché sembra mozzata); una donna con una brocca in mano dà da bere a un assetato; un giovane assiste un infermo; un signore guarda l’ignudo e gli porge un telo (che però gli pende dalla mano e non è stato ancora impiegato per coprire almeno un pochino il bisognoso), e poi c’è chi alloggia i pellegrini e c’è l’omaccione che, presumibilmente, sta per seppellire il cadavere adagiato sul tavolaccio.
    In mezzo a tutto questo attivismo e a questo incrociarsi di sguardi e di membra umane, Giuseppe e Maria sembrano quasi due intrusi, capitati lì per caso. Non so, magari, quando arriverà Gesù Bambino, la sacra famiglia riuscirà a conquistarsi un po’ di spazio, ma per adesso il presepe sembra piuttosto una cooperativa sociale piuttosto disordinata.
    Ripeto, non ho competenze artistiche e certamente ciò che sto dicendo farà inorridire gli esperti, ma non posso nascondere lo sconcerto. Perfino i re magi sembrano colpiti più dall’attività che si svolge davanti a loro che non dalla nascita di nostro Signore. E poi manca del tutto la capanna o grotta o riparo che dir si voglia, ridotto a un accenno di cupola, come se Gesù Bambino avesse deciso di venire al mondo in una chiesa terremotata, della quale è rimasta in piedi solo una piccola porzione traballante.
    Ho letto da qualche parte che Facebook ha rifiutato la foto del presepe di piazza San Pietro in quanto «sessualmente allusiva e provocante». A causa di quello che il mio amico piazzaiolo chiama «il palestrato», naturalmente. Non so come funzionino queste cose e non mi ci voglio addentrare. Mi limito a osservare quale potrà essere la reazione di un bambino portato a vedere il presepe.
    «Scusa papà, scusa mamma, ma dov’è la Madonna? E Gesù Bambino? E san Giuseppe».
    «Guarda bene, figlio mio».
    «Ma dove?».
    «Là, dietro l’uomo… ehm… poco vestito. Li vedi?».
    «No papà, non vedo niente».
    «Ok, spostiamoci. Ecco, ora vedi?».
    «No, vedo la testa di un signore con la pelle scura, che spunta da una finestrella. Gliel’hanno tagliata?».
    «No, figlio mio, non gliel’hanno tagliata. Quello è un carcerato e la sua testa spunta dalla prigione. Lo stanno aiutando».
    «Sì, ma Gesù Bambino dov’è?».
    «Ok, spostiamoci. Ora lo vedi?».
    «No, vedo solo un signore steso sul tavolo. Sopra gli hanno messo un lenzuolo bianco. Ma perché?».
    «Perché… ehm… è morto».
    «Morto? Ma come? Chi lo ha ammazzato? Che gli hanno fatto?».
    «Niente, niente, figlio mio. È morto è basta, e ora lo devono seppellire».
    «E Gesù Bambino?»
    «Ok, spostiamoci. Anzi, ti prendo in braccio. Ora lo vedi?».
    «No, vedo solo un re magio con un gran turbante in testa. Non mi piace».
    «Ma no, dai, figlio mio, non dire così».
    «Papà, mamma, ho paura! Andiamo via!».
    «Ma perché? Non sei contento? Non ti piace il presepe?».
    «No, non mi piace questo presepe, mi fa paura. Andiamo a casa».
    Ecco.
    Ora vado a trovare l’amico piazzaiolo. Mi sa che avremo da chiacchierare.
    Se nel presepe Gesù Bambino sembra un intruso ? Aldo Maria Valli




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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    DERIVE DELLA NEO CHIESA
    Al Credo non ci credo: il prete ora è libero di non avere fede
    Cronache dalla neo Chiesa: «Io al Credo non ci credo». I fedeli della chiesa di San Rocco di Torino, radunati per la messa di mezzanotte si sono lasciati sfuggire una risatina di complicità. E così il parroco, don Fredo Olivero, ha annunciato in sostituzione il canto Dolce sentire. Insomma: un canto ispirato al Cantico delle creature come sostitutivo del Credo, che rappresenta l’ossatura fondante della fede di ogni battezzato.
    Ora, si potrebbe anche alzare le mani e dire: bè, con queste premesse, ha vinto lui. Anni e anni a tentare di camuffare articoli scomodi o parti della messa troppo farraginose e poi arriva lui con la soluzione gordiana: perché non toglierlo del tutto? Chapeau, effettivamente… La cattiva teologia che si mangia la dottrina ha toccato vette sublimi l’altra sera durante una messa che definire show è eufemistico: liturgia eucaristica modificata alla bisogna, comunione distribuita solo da ministri straordinari, anzi, fatta prendere in mano dai fedeli che l’hanno intinta personalmente nel calice, un Padre nostro condiviso con il più profano canto spagnoleggiante ricalcato da Sound of silence di Simon & Garfunkel. Liturgia anni ’70 allo stato puro, mancavano solo i cantori con zampa d’elefante.
    Invece è l’anno del Signore 2017 che ci consegna l’ultima frontiera della messa fai da te, presentata con il viso pacioso e rassicurante di un parroco con 50 anni di messa alle spalle che si dice molto attivo nel sociale e che a quelle latitudini viene chiamato con terminologia ecclesialmente corretta “un prete di strada”, perché si occupa di migranti e perché anche recentemente ha detto di voler modificare il concetto di transustanziazione.
    Ovviamente criticarlo non si può, un po’ perché non si possono criticare i preti che si spendono nel sociale, anche se nel toccare le cose divine utilizzano zappa e vanga, e poi perché oggi, nella neo Chiesa, non si può prendere di mira chi attenta alla dottrina. Semmai, bisogna punire chi sommessamente fa notare che qualche cosa non va, come testimoniano i provvedimenti presi nei confronti di don Minutella o che c’è una verità di Dio sull’uomo che non cambia, come don Pusceddu.
    La sorpresa arriva al minuto 26,50 dopo un’omelia giocata ad invitare i genitori a trasmettere la fede ai figli, ma «smettendo di parlare loro dell’inferno che non serve a nessuno e fa male».
    Il cantore annuncia il canto del Credo: «Dolce sentire, pagina 39». Don Fredo attacca per primo: «Sapete perché non dico il Credo? Perché non ci credo». Risate dei fedeli. Poi riprende: Se qualcuno lo capisce…, ma io dopo tanti anni ho capito che era una cosa che non capivo e che non potevo accettare. Cantiamo qualche cos’altro che dica le cose essenziali della fede».
    A Torino non è andata poi così male. A Genova ad esempio un altro prete di frontiera, ma con rubrica fissa su Repubblica, don Paolo Farinella, ha annunciato dalle colonne del giornale di aver cancellato per quest’anno la celebrazione del Natale, del 1 gennaio (Maria Madre di Dio) e del 6 gennaio, l’Epifania. In pratica ha detto no alle feste comandate. Perché? Perché il Natale è diventata «una favoletta da presepe con ninne-nanne e zampogne, esclusivo supporto di un'economia capitalista, trasformando l'intero Cristianesimo in “religione civile”».
    Curioso. Anche solo dieci anni fa, non un passato lontanissimo, un prete che si opponeva di affermare le verità principali della fede cattolica o ad abolire a piacere le feste comandate sarebbe stato sospeso a divinis, oggi invece quasi quasi lo fanno monsignore. O comunque non gli succederà nulla. Magari il suo vescovo allargherà le braccia e sospirerà: «Vabbè, lo conosciamo, l'ho richiamato venti volte, ma lui fa così. In fondo è un mio figlio anche lui». Umanamente comprensibile, ma sicuri che non ci sia dell'altro? Invece il problema è tremendamente serio e non solo per questo povero sacerdote che ammettendo di non accettare le verità della fede cattolica semplicemente ammette di non avere fede.
    Ma anche per le pecorelle che gli sono affidate: che cosa insegnare ai bambini del catechismo se lui per primo questa fede ammette di non averla? E quale fede poi? Di che cosa stiamo parlando? Di un sentimento vago e mellifluo all’insegna del vogliamoci bene?
    Al Credo non ci credo: il prete ora è libero di non avere fede - La Nuova Bussola Quotidiana

    Migranti, ecologia ed ecumenismo. La sintesi del neovangelo della neochiesa
    di Fra Cristoforo
    Tante volte abbiamo parlato di questi temi. Ma oggi è diventato proprio un martellamento continuo. E’ in corso infatti un cambiamento totale di rotta. Il Vangelo NON DEVE ESSERE PIÙ PREDICATO! Chiunque oggi nella Chiesa Cattolica si azzarda a predicare il Vangelo, viene preso per “integralista”, “moralista”, “fariseo”. Chiunque si azzarda a ricordare l’insegnamento bimillenario della Chiesa Cattolica, è preso per “conservatore”, “anti-misericordioso”. Coloro che oggi voglio restare fedeli all’Insegnamento della Chiesa, sono emarginati, sospesi, “arginati”.
    Oggi in quasi tutte la Parrocchie senti la stessa musica che Bergoglio ripete ormai quotidianamente. Nelle prediche non senti altro che parlare di migranti, di ecologia, di ecumenismo, di ponti, dialogo, aperture ecc…
    I Parroci che non si allineano prima o poi vengono rimossi e lasciati senza incarichi. Perché TUTTI nella neochiesa devono ripetere a pappagallo il neovangelo. Dove di Gesù Cristo…manco l’ombra.
    Per esempio. Oggi Bergoglio ha tenuto un discorso all’Associazione Maestri Cattolici. Credete che a questi Maestri Omissis abbia parlato dell’importanza di Gesù Cristo nella vita dei bambini e delle famiglie? Ma quando mai! Sapete di cosa ha parlato? Ecco:
    1: MIGRANTI. Ha infatti detto: “Dobbiamo liberarci dal pregiudizio diffuso secondo il quale per valere bisogna essere competitivi, aggressivi, duri verso gli altri, specialmente verso chi è diverso, straniero o chi in qualsiasi modo è visto come ostacolo alla propria affermazione: questa purtroppo è una ‘aria’ che spesso i nostri bambini respirano e il rimedio è fare in modo che possano respirare un’aria diversa, più sana, più umana”(http://www.repubblica.it/cronaca/201...i-185849345/);
    2: ECOLOGIA. “Bisogna educare a uno stile di vita basato sull’atteggiamento della cura per la nostra casa comune che è il creato.”
    3: STATALISMO: “È rotto il patto educativo tra famiglia scuola e Stato. Bisogno ricostruirlo”.
    E la Chiesa? E Gesù Cristo? E l’importanza della trasmissione della fede ai bambini?
    Ma vi rendete conto a che punto stiamo?
    Chissà cosa ne verrà fuori dal Sinodo dei Giovani che si terrà quest’anno. Non oso neppure pensarlo.
    https://www.riscossacristiana.it/mig...ra-cristoforo/

    Vescovi contro il Papa su Amoris Laetitia. Ecco il nuovo documento
    Tre vescovi hanno scritto un documento. Nel testo vengono sollevate ulteriori critiche ad "Amoris Laetitia". La contrapposizione dottrinale prosegue
    Francesco Boezi
    I vescovi Tomash Peta, Jan Pawel Lenga, Athanasius Schneider hanno scritto un documento teso a ribadire l'indissolubilità del matrimonio e la contrarietà all'accesso ai sacramenti da parte dei divorziati risposati: "Non è lecito (non licet) giustificare, approvare o legittimare né direttamente, né indirettamente il divorzio e una relazione sessuale stabile non coniugale tramite la disciplina sacramentale dell’ammissione dei cosiddetti "divorziati risposati" alla Santa Comunione, trattandosi in questo caso di una disciplina aliena rispetto a tutta la Tradizione della fede cattolica e apostolica", scrivono i vescovi.
    Il testo, che è intitolato "Professione delle verità immutabili riguardo al matrimonio sacramentale", ha un obiettivo neppure troppo nascosto: criticare "Amoris Laetitia" di Papa Francesco, ribadendo alcuni punti fermi della dottrina cattolica.
    Vescovi contro il Papa su Amoris Laetitia. Ecco il nuovo documento

    LA STRATEGIA DEL PONTEFICE CONTRO I CINQUE VESCOVI CORAGGIOSI, SECONDO ANONIMI DELLA CROCE: SCREDITARLI. POI, UNA COINCIDENZA SINGOLARE.
    MARCO TOSATTI
    Anonimi della Croce è un blog seguitissimo, e non ha certo bisogno che Stilum Curiae lo rilanci. Ma oggi lo facciamo, per sottolineare una singolare coincidenza. Ecco che cosa scrive Anonimi della Croce, in riferimento ai cinque vescovi coraggiosi che hanno fatto pubblica professione di fedeltà all’insegnamento di sempre della Chiesa in materia di matrimonio ed eucarestia:
    “C’era da immaginarselo. Tutto questo silenzio da parte dei media vaticani (e quelli a loro strettamente correlati) sul tema della Correzione Ufficiale, non prometteva niente di buono. Infatti Bergoglio prepara il suo contrattacco.
    La mia fonte in Vaticano mi ha confidato che ieri sera Bergoglio si è trattenuto a Santa Marta con diversi “addetti stampa” vaticani e “consiglieri” vari per una riunione sul come affrontare questo nuovo “imprevisto” della Correzione dei Vescovi di Astana. La fonte mi ha detto che Omissis era furibondo. E’ andato su tutte le furie. Perchè non sopporta nessuna opposizione. Lo hanno sentito urlare: “Se ne pentiranno! Se ne pentiranno amaramente!”. Riferito ovviamente ai coraggiosi Vescovi che hanno “osato” contraddire il neovangelo della neochiesa: l’Amoris Laetitia.
    La mia fonte è riuscito a captare una notizia interessante, che pubblico soltanto affinché i tre Vescovi e chi si unirà a loro possano preparare la loro difesa. Faremo in modo che anche questo “Spiffero” possa essere recapitato agli interessati come abbiamo fatto con il nostro link di sostegno.
    In poche parole Bergoglio e i suoi accoliti stanno preparando una “programmazione di contrasto”. Tradotto significa: non sarà Bergoglio ad affrontare frontalmente i Vescovi “Correttori”, ma ha dato carta bianca ai suoi “addetti stampa” ufficiali e non ufficiali per iniziare una “campagna mediatica” denigratoria nei confronti degli Oppositori. Come sappiamo, la comunicazione Vaticana ormai è in mano ai gesuiti. Operazione classica da Regime Dittatoriale Sudamericano. Per Bergoglio dunque è molto semplice ormai sguinzagliare giornalisti.
    Questa “campagna denigratoria” servirà (a loro dire) a “screditare” quei Vescovi, pubblicando magari qualcosa del loro passato (vera o non vera che sia), oppure costruendo una “notizia” di sana pianta, per far perdere loro credibilità”.
    Interessante, vero? E, per quanto mi risulta, e sulla base dell’esperienza passata (penso ai cardinali dei Dubia) e a informazioni avute in quel periodo, quando furono presentati i Dubia, prima riservatamente al Pontefice e poi pubblicati, in mancanza di una qualsivoglia risposta, perfettamente credibile. Già all’epoca la strategia fu la stessa. Ricordate i “tweet” di Antonio Spadaro, sui “quattro cardinali” che sembravano un gruppo rock anni ’60?
    Casualmente, poi, proprio ieri. Mi è capitato sotto gli occhi il messaggio che riproduco. E mi sono detto: che coincidenza…Che la campagna sia già cominciata?
    LA STRATEGIA DEL PONTEFICE CONTRO I CINQUE VESCOVI CORAGGIOSI, SECONDO ANONIMI DELLA CROCE: SCREDITARLI. POI, UNA COINCIDENZA SINGOLARE. ? STILUM CURIAE



    "DESCENDAT SUPER VOS ET MANEAT SEMPER": BERGOGLIO NON FINISCE LA BENEDIZIONE PAPALE
    Un lettore mi segnala che ieri, in occasione della Benedizione urbi et orbi, la formula usuale è stata troncata da Bergoglio, rendendola di fatto inefficace. Ovviamente, non avendo io il televisore e desiderando sedermi a tavola senza farmi annodar le budella dai discorsi populisti del Sedicente, ho dovuto verificare questa novità guardando il video in internet). E meno male: mi sono risparmiato un'ulteriore arrabbiatura nel giorno di Natale, dopo il comizio sindacale della Notte Santa.
    Al di là del fatto che Bergoglio non canta mai nulla, aumentando lo squallore di quel che dice con un tono piatto e annoiato, quest'anno si è aggiunta un'omissione significativa, perché dopo le invocazioni Sancti Apostoli e Precibus et meritis e l'assoluzione Indulgentiam, ha detto: Et benedictio Dei omnipotentis, Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
    La formula doveva essere invece: Et benedictio Dei omnipotentis, Patris, et Filii, et Spiritus Sancti descendat super vos, et maneat semper. Al che il popolo avrebbe dovuto rispondere Amen.
    E dire che aveva il pontificale aperto, e lo zelante mons. Marini lì a fianco. Bastava leggere, santo Cielo. Solo leggere. E forse capire quel che stava leggendo. Quindi c'è da chiedersi se l'omissione della parte finale della Benedizione sia stata deliberata. Sta di fatto che saltare descendat super vos, et maneat semper ha reso questo rito assolutamente nullo, privando dell'Indulgenza plenaria i fedeli raccolti in piazza San Pietro e quelli a loro uniti tramite la radio e la televisione in tutto l'orbe.
    L'avrà fatto apposta? Difficile credere che si sia trattato di una svista, per di più avendo davanti il testo in caratteri cubitali. Pure mia sorella, che non ha alcuna velleità sacerdotale, è in grado di recitare a memoria le parole che ha ascoltato da tanti Papi, dal vivo o dalla vecchia radio in cucina. Quante volte, togliendosi il traversone dopo aver preparato il pranzo di Natale o di Pasqua (qui e qui), mi veniva a chiamare: Vieni, che c'è il Santo Padre che imparte la Benedizione. E coi nostri genitori prima, da soli o con qualche ospite poi, sentivamo l'eco di quella melodia sacra e solenne echeggiare dalle case dei vicini, seguita dalle acclamazioni dei fedeli.
    Impressa nella memoria, come caro ricordo della Chiesa della mia giovinezza, specialmente quando dalla loggia della Basilica appariva Pio XII, ieratico, con quella pronuncia limpida, quelle erre rotate, quell'intonazione perfetta. Scuotete ogni torpore! riprendete l'usata virtù! E nella piazza c'erano duecentomila fedeli, non i quattro gatti di oggi. Quanti ricordi.
    Adesso la radio rimane spenta. In attesa che da quel balcone si possa udire nuovamente la voce del Papa.
    https://opportuneimportune.blogspot....mper.html#more

    Il Puntatore. Un'idea della fine
    di Aurelio Porfiri
    Ho letto recentemente un libro di Aldo Maria Valli, dal titolo "Come la Chiesa finì" (Liberilibri 2017). Questo testo in effetti prende le mosse dal precedente, pubblicato presso lo stesso editore, "266", uno sguardo inquieto sul presente pontificato. Aldo Maria Valli, giornalista di lunga vaglia, certamente scrive bene, ha una penna intrisa di levità che è ormai anche intrisa di una vena quasi apocalittica, uno sguardo sereno su un tragico presente. Sembra come quelle persone che sanno mantenere una serafica compostura pure quando devono fronteggiare grandi drammi.
    Qui il dramma è metaforizzato con l'uso dell'artifico retorico del racconto. Un racconto che ci proietta nel futuro lontano della Chiesa, un futuro in cui una pletora di Papi tutti dal nome di Francesco e tutti con origine sudamericana stanno portando la Chiesa verso il suo dissolvimento (ci riusciranno? Leggete il libro...).
    Il racconto si apre con una visione d'insieme di questo mondo a venire: "Nel Mondo Finalmente Unificato l’umanità vive sotto un regime planetario, guidato da un’entità misteriosa e totalitaria: Coloro che Amano. Le informazioni viaggiano velocissime attraverso la Grande Rete Cosmica, ma non c’è libertà. Il regime controlla tutto. Niente e nessuno può incrinare l’imperturbabilità delle coscienze". Quale è il simbolo di Coloro che Amano? "Tre parole – Unità, Uniformità e Universalità – compongono la cosiddetta Triplice Corona, simbolo dell’Impero. La storia dell’umanità è stata riscritta in modo funzionale alla nuova visione del mondo. Ma ecco che un uomo, che si presenta come il Cantore Cieco, rivela che non tutti si sono uniformati. Qualcuno, da qualche parte, ha mantenuto viva l’autentica memoria storica e sente il bisogno di trasmetterla ai posteri, così che la fiammella della libertà, per quanto stentata, resti in vita".
    Ed eccoci a seguire il Cantore Cieco e questo racconto che si dipana fra documenti pontifici, decisioni, consigli di cardinali sempre più allargati che ci sembrano un simbolo di quegli avvertimenti del tipo "guarda che se continui così....". Insomma, con la scusa di prevedere il futuro, in realtà si legge il presente. Valli fa una operazione storiografica che farebbe incuriosire più di qualche storico, cioè inventa un futuro possibile (ormai probabile) per intepretare il presente.
    Parlando di Coloro che Amano ci viene detto: "Nessuno può insinuare dubbi sulla giustizia magnanimamente garantita da questa entità misteriosa, sovranazionale, che si fa chiamare Coloro che Amano. Un potere tanto buono e umano all’apparenza quanto crudele e spietato nella pratica". Ring a bell?
    La rivista dei gesuiti "La Civiltà Accogliente", per fare un altro esempio, ci offirà un Vocabolario per fare senso di questa nuova Chiesa Accogliente. Leggendone le voci si trasalirà, in quanto questi echi che ci giungono dal futuro valliano risuonano sinistri anche nel presente. Sentite la nuova definizione di popolo: "Ha sempre ragione, è praticamente santo. Parola da utilizzare a profusione. Il popolo non può sbagliare. Può solo essere oppresso e sfruttato. I movimenti che lo rappresentano vanno accolti a braccia aperte ed elogiati. I capipopolo sono simpatici. Se sostengono idee assurde e dicono banalità, non si deve farci caso. Ancora meno se si comportano da tiranni. Sottolineare invece la bellezza dei loro abiti colorati".
    Parlando sempre di questo "lontano futuro", veniamo a conoscenza che il Papa non vivrà proprio più in Vaticano: "All’epoca infatti, per andare incontro alla sensibilità popolare, il papa ha smesso da tempo di risiedere in Vaticano, nella casetta di legno del giardiniere, la casetta Santa Flora, scelta per dimostrare la semplicità e la frugalità del pastore. Ora i papi vivono al Corviale, zona Portuense. Noto ai romani come “il Serpentone”, si tratta di un palazzone lungo un chilometro, grigio, anonimo, mezzo diroccato, di proprietà dell’Istituto Case Popolari. Papa Molina abita al quarto piano, interno P, due camere e cucina, citofonare Francesco. Soltanto quando riceve capi di Stato e di governo si trasferisce per qualche tempo all’Hilton". Insomma, avete capito il tono. E c'è molto di più.
    È un libro che vi farà sorridere molto, ma non ridere, a meno che non troviate divertente l'idea di un corpo in decomposizione.
    Il Puntatore. Un'idea della fine ~ CampariedeMaistre


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    DERIVE DELLA NEO CHIESA
    Al Credo non ci credo: il prete ora è libero di non avere fede
    Cronache dalla neo Chiesa: «Io al Credo non ci credo». I fedeli della chiesa di San Rocco di Torino, radunati per la messa di mezzanotte si sono lasciati sfuggire una risatina di complicità. E così il parroco, don Fredo Olivero, ha annunciato in sostituzione il canto Dolce sentire. Insomma: un canto ispirato al Cantico delle creature come sostitutivo del Credo, che rappresenta l’ossatura fondante della fede di ogni battezzato.
    Ora, si potrebbe anche alzare le mani e dire: bè, con queste premesse, ha vinto lui. Anni e anni a tentare di camuffare articoli scomodi o parti della messa troppo farraginose e poi arriva lui con la soluzione gordiana: perché non toglierlo del tutto? Chapeau, effettivamente… La cattiva teologia che si mangia la dottrina ha toccato vette sublimi l’altra sera durante una messa che definire show è eufemistico: liturgia eucaristica modificata alla bisogna, comunione distribuita solo da ministri straordinari, anzi, fatta prendere in mano dai fedeli che l’hanno intinta personalmente nel calice, un Padre nostro condiviso con il più profano canto spagnoleggiante ricalcato da Sound of silence di Simon & Garfunkel. Liturgia anni ’70 allo stato puro, mancavano solo i cantori con zampa d’elefante.
    Invece è l’anno del Signore 2017 che ci consegna l’ultima frontiera della messa fai da te, presentata con il viso pacioso e rassicurante di un parroco con 50 anni di messa alle spalle che si dice molto attivo nel sociale e che a quelle latitudini viene chiamato con terminologia ecclesialmente corretta “un prete di strada”, perché si occupa di migranti e perché anche recentemente ha detto di voler modificare il concetto di transustanziazione.
    Ovviamente criticarlo non si può, un po’ perché non si possono criticare i preti che si spendono nel sociale, anche se nel toccare le cose divine utilizzano zappa e vanga, e poi perché oggi, nella neo Chiesa, non si può prendere di mira chi attenta alla dottrina. Semmai, bisogna punire chi sommessamente fa notare che qualche cosa non va, come testimoniano i provvedimenti presi nei confronti di don Minutella o che c’è una verità di Dio sull’uomo che non cambia, come don Pusceddu.
    La sorpresa arriva al minuto 26,50 dopo un’omelia giocata ad invitare i genitori a trasmettere la fede ai figli, ma «smettendo di parlare loro dell’inferno che non serve a nessuno e fa male».
    Il cantore annuncia il canto del Credo: «Dolce sentire, pagina 39». Don Fredo attacca per primo: «Sapete perché non dico il Credo? Perché non ci credo». Risate dei fedeli. Poi riprende: Se qualcuno lo capisce…, ma io dopo tanti anni ho capito che era una cosa che non capivo e che non potevo accettare. Cantiamo qualche cos’altro che dica le cose essenziali della fede».
    A Torino non è andata poi così male. A Genova ad esempio un altro prete di frontiera, ma con rubrica fissa su Repubblica, don Paolo Farinella, ha annunciato dalle colonne del giornale di aver cancellato per quest’anno la celebrazione del Natale, del 1 gennaio (Maria Madre di Dio) e del 6 gennaio, l’Epifania. In pratica ha detto no alle feste comandate. Perché? Perché il Natale è diventata «una favoletta da presepe con ninne-nanne e zampogne, esclusivo supporto di un'economia capitalista, trasformando l'intero Cristianesimo in “religione civile”».
    Curioso. Anche solo dieci anni fa, non un passato lontanissimo, un prete che si opponeva di affermare le verità principali della fede cattolica o ad abolire a piacere le feste comandate sarebbe stato sospeso a divinis, oggi invece quasi quasi lo fanno monsignore. O comunque non gli succederà nulla. Magari il suo vescovo allargherà le braccia e sospirerà: «Vabbè, lo conosciamo, l'ho richiamato venti volte, ma lui fa così. In fondo è un mio figlio anche lui». Umanamente comprensibile, ma sicuri che non ci sia dell'altro? Invece il problema è tremendamente serio e non solo per questo povero sacerdote che ammettendo di non accettare le verità della fede cattolica semplicemente ammette di non avere fede.
    Ma anche per le pecorelle che gli sono affidate: che cosa insegnare ai bambini del catechismo se lui per primo questa fede ammette di non averla? E quale fede poi? Di che cosa stiamo parlando? Di un sentimento vago e mellifluo all’insegna del vogliamoci bene?
    Al Credo non ci credo: il prete ora è libero di non avere fede - La Nuova Bussola Quotidiana




    «Quella frase è stata infelice. Non volevo dire “io non credo”, ma che il Credo come viene ripetuto, come una cantilena, senza capire davvero, non è pastoralmente utile. E siccome avevamo il coro gospel, abbiamo cantato “Dolce sentire” di “Fratello Sole e sorella Luna”»

    L?arcivescovo richiama don Olivero che a Natale ha ?saltato? il Credo - La Stampa

    Ma veramente Don Fredo è ancora il parroco di San Rocco?
    Non ci posso credere...

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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    DICHIARAZIONI CHOC
    "Contraccezione? In certi casi un dovere". Svolta in Vaticano
    «Ci sono circostanze, mi riferisco ad Amoris laetitia capitolo VIII, che proprio per responsabilità richiedono la “contraccezione”». Se si voleva trovare una frase più chiara per spiegare il senso che viene dato al rinnovamento del paradigma della teologia morale sarebbe stato difficile. L’ha pronunciata don Maurizio Chiodi, teologo moralista e neo membro ordinario della Pontificia accademia della vita, recentemente rinnovata e retta da monsignor Vincenzo Paglia.
    Chiodi è intervenuto lo scorso 14 dicembre alla Università Gregoriana di Roma nell’ambito di un ciclo di lezioni pubbliche in occasione dei cinquant’anni dell’enciclica di Paolo VI Humanae vitae (25 luglio 1968). Il titolo della relazione di Chiodi è molto chiaro: “Rileggere Humanae vitae (1968) a partire da Amoris Laetitia (2016)”, un titolo che a suo modo conferma le tante voci che vorrebbero in atto un progetto di rilettura dell’enciclica di Paolo VI in vista del suo cinquantenario.
    Le battaglie teologiche ed ecclesiali intorno ad Humanae vitae hanno caratterizzato la storia moderna della Chiesa cattolica, al punto che Paolo VI dovette soffrire molto di fronte all’aperta contestazione che subì per quello che fu il suo ultimo documento ufficiale. L’enciclica, come atto di magistero autentico e definitivo, indica chiaramente che la contraccezione è contraria non solo alla procreazione, ma anche all’amore umano. Lascia aperta la porta soltanto ai metodi naturali, però non intesi in senso contraccettivo.
    Ma, dopo 45 minuti di relazione che abbiamo avuto modo di ascoltare interamente (e per primo resa nota da Lifesitenews con una sua fedele traduzione in inglese), il professor Chiodi arriva al punto: «La tecnica, in determinate circostanze, può consentire di custodire la qualità responsabile dell’atto coniugale, anche nella decisione di non generare quando sussistano motivi plausibili per evitare il concepimento di un figlio. La tecnica, mi pare, non può essere rifiutata a priori quando è in gioco la nascita di un figlio, perché anche la tecnica è una forma dell’agire e quindi richiede un discernimento sulla base di criteri morali irriducibili però a una interpretazione materiale della norma». Il punto di appoggio per arrivare a questa conclusione è il discusso capitolo VIII di Amoris laetitia, quello che ha sollevato i dubia di quattro cardinali e addirittura “correzioni filiali” al Papa e recentemente l’intervento di altri vescovi.
    Chiodi nel suo intervento dice che Amoris laetitia non parla lungamente di Humanae vitae, ma offre comunque uno spunto fondamentale per pensare quello che lui reputa il nodo teologico fondamentale, cioè quello tra responsabilità soggettiva e situazione oggettiva. Quel nodo che alcuni, come ha scritto il professor Rocco Buttiglione, dicono utile per risolvere certi casi per l’accesso ai divorziati risposati conviventi more uxorio all’eucaristia, diventa così la chiave di volta per sostenere un rinnovato sguardo su tutta la dottrina morale della Chiesa cattolica, in questo caso per rimuovere il divieto della contraccezione.
    «Io credo», dice Chiodi alla Gregoriana, «che il compito della teologia morale di oggi, riprendendo le istanze conciliari di Gaudium et spes n. 16 e alla luce anche della svolta antropologica rahneriana, sia quello di affrontare una sfida per pensare una teoria della coscienza del soggetto morale che dimostri la forma morale e credente». In questa prospettiva, spiega, «le norme morali non sono riducibili a una oggettività razionale, ma appartengono alla vicenda umana intesa come una storia di salvezza e di grazia. Le norme custodiscono il bene e istruiscono, ma sono storiche», così «la persona è chiamata alla dimensione del cammino, a discernere quel bene possibile che sfuggendo all’opposizione assoluta tra bene e male, bianco o nero, dice Amoris laetitia, si fa carico delle circostanze a volte oscure e drammatiche».
    Da queste premesse la conclusione della scelta responsabile della contraccezione, in certi casi, è la diretta e ovvia conseguenza. «Credo che la riflessione che abbiamo svolto autorizzi a ripensare il senso della norma morale di Humane vitae; non si tratta di abolire la norma ma di mostrarne il senso e la verità». E’ un altro ritornello che si sente spesso: nessun cambiamento dottrinale, ma solo rinnovamento e conversione pastorale. Peccato però che questo senso e verità scovate dal nuovo paradigma portino a conclusioni pratiche che l’enciclica di Paolo VI escludeva in modo chiaro, come, appunto, qualsivoglia contraccezione.
    Il punto è che la necessità impellente di “pensare questo rapporto tra soggettivo e oggettivo”, la necessità di fornire una risposta da parte del teologo moralista, così come ha ripetutamente detto don Chiodi nella sua relazione, forse una qualche risposta dal magistero l’aveva già ricevuta ed è da ricercare nell’enciclica di Giovanni Paolo II Veritatis splendor, che stigmatizza chiaramente la cosiddetta etica della situazione. Veritatis splendor è l’enciclica che è al cuore dei dubia posti dai quattro cardinali, domande a cui però non è mai stata data risposta.
    "Contraccezione? In certi casi un dovere". Svolta in Vaticano - La Nuova Bussola Quotidiana

    EPURAZIONI DISCRETE ALLA CATTOLICA. SEMPRE IN NOME DI AMORIS LAETITIA, CON TANTISSIMA MISERICORDIA…
    MARCO TOSATTI
    La misericordia in azione, anche da noi. Vi ricordate di quando leggevamo che nelle università americane e di altri Paesi teologi e professori venivano licenziati perché avevano espresso opinioni in disaccordo con il Pontefice regnante in materia di Amoris Laetitia, eucarestia, divorziati risposati e sacramenti? Beh non preoccupatevi, ci siamo aggiornati, succede anche da noi, qui in Italia.
    Profetico è stato un pensiero di Pezzo Grosso di qualche giorno fa. Non l’avete letto perché me lo ha mandato il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano protomartire, e Stilum Curiae era in vacanza, lontano da computer, ma non dalla moderazione. (Questo giusto per sottolineare quanto voglio bene agli stilumcurialisti, troll e disturbatore compresi…). Leggetelo adesso, seguito da una storia vera che sta accadendo in questi giorni.
    “Oggi 26 dicembre si festeggia Santo Stefano, Protomartire. La festa di santo Stefano è importante per il suo valore simbolico sulle persecuzioni che in tutti i tempi son state inflitte a chi segue Cristo. Sant’Agostino dice che <tutti i tempi sono di martirio>. Lo disse il Signore stesso: <Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me..>. Ma le persecuzioni non son sempre state dello stesso tipo. Nei primi tempi si tentò di distruggere la fede dei primi cristiani con la violenza fisica, come accadde a Santo Stefano, (e come accade ancora adesso, soprattutto in terra di islam, con buona pace di chi dice che si tratta di una religione di pace. Vedi Egitto, Palestina, Siria jihadista, Iraq, Nigeria). poi la persecuzione si trasformò in “esclusione” del cristiano dai posti di potere, poi privandolo dei molti diritti anche elementari, poi ridicolizzando i suoi valori, poi intimorendolo, poi negandoglieli per non turbare quelli di altre religioni di immigrati, poi facendo negare all’interno della stessa chiesa che detti valori fossero valori, perseguitando chi li praticava (si pensi alla messa tridentina). Ma oggi si è arrivati al paradosso finale. Oggi si perseguita chi mette in discussione ciò che dice il papa, non Cristo; un papa che non parla ex cathedra e parla di povertà, immigrati, ambiente…Arriveremo presto a veder perseguitato, sempre dalla Chiesa, chi critica satana, l'eresia, ecc.?”.
    Rileggete: “Ma oggi si perseguita…”. Ecco. Quando sono tornato in attività ho ricevuto una mail, con questo racconto:
    “Caro Tosatti, grazie per avermi risposto. In novembre ho ricevuto una diffida dalla Cattolica di Milano, in cui si citava la mia adesione alla Correctio. Sia a me che a XXXX (che l’ha ricevuta qualche giorno dopo) si obiettava non la firma al documento in sé (peraltro esplicitamente citato), ma l’uso improprio di titoli didattico-accademici in contesto extra accademico, posti accanto ai nostri nomi nell’adesione alla Correctio. Ovvio che la motivazione è gesuiticamente pretestuosa: voglio vederli fare il giro di tutti gli studi legali di Milano in cui insigni avvocati citano sulle loro targhe le loro collaborazioni con la Cattolica!!!
    Ai primi di dicembre ho anche scoperto di essere stato depennato dall’elenco dei collaboratori, il che significa che, contrariamente a quanto mi era stato detto a voce, non avremoalcun contratto per i prossimi mesi. Giusto per amore del vero Ti allego l’e_mail, con cui la Cattolica mi attribuisce il titolo di “ricercatore esterno” (che, dunque, non mi sono inventato) e lo screenshot dell’elenco dei collaboratori, alla data della Raccomandata ricevuta dalla Cattolica. Né con me né con XXX si sono degnati di un contatto personale. Da me interpellato, in via strettamente privata, uno dei responsabili del dipartimento mi ha risposto che è normale prassi, visto che negli ultimi mesi le mie collaborazioni si erano ridotte. Sono stato all’estero per due anni e questo spiega il “declassamento” di cui all’E_mail del dipartimento, ma ho mantenuto forme di collaborazione dimostrabili ora ampiamente negate.
    Stanno addirittura cancellando dalla pagina WEB, sia per me che per XXX, le testimonianze della passate attività!
    Ho affidato la tutela dei miei interessi e della mia onorabilità a uno Studio Legale e lo stesso ha fatto XXX. Ho diffidato, a mia volta, la Cattolica, allegando il documento in cui i loro uffici mi attribuivano il titolo di “collaboratore esterno di ricerca”. Lo stesso sta facendo XXX, tramite il medesimo studio legale.
    Un mio canale, da ambienti vaticani, mi ha suggerito che tutta l’iniziativa potrebbe essere partita non tanto e direttamente dal rettorato, ma addirittura da un certo, noto cardinale della Curia Romana, dal cui dicastero, ultimamente, dipenderebbero le università cattoliche.
    Oppure, per parafrasare la corte cesarea così come la descrive Tacito, in certe istituzioni cattoliche è tutto un correre ad adulare, anche senza esserne richiesti?
    Se ne avrai la pazienza, potrai facilmente verificare che non sono l’ultimo arrivato: per più di vent’anni redattore di Communio, ultimo segretario di redazione, prima della chiusura dell’edizione italiana, traduttore di testi di Cordes, Kasper (!), Ratzinger, Schönborn …
    Lettera firmata”.
    Ecco. Non credo ci sia bisogno di commenti. Come dice genialmente il collega Valli? Gronda misericordia da tutti gli artigli….
    EPURAZIONI DISCRETE ALLA CATTOLICA. SEMPRE IN NOME DI AMORIS LAETITIA, CON TANTISSIMA MISERICORDIA? ? STILUM CURIAE

    Un altro vescovo "contro" Bergoglio su Amoris Laetitia
    Il vescovo Laun, soprannominato il "Leone di Salisburgo", ha firmato la professione di fede che corregge Bergoglio. Un elenco destinato ad allungarsi
    Giuseppe Aloisi
    Un altro vescovo ha firmato la professione di verità sul matrimonio sacramentale. Dopo la pubblicazione del documento dei vescovi kazaki e la sottoscrizione degli italiani Negri e Viganò, era arrivata l'adesione del cardinale Pujats.
    Adesso è la volta di Monsignor Andreas Laun, viennese, vescovo di Libertina e vescovo emerito di Salisburgo, che ha deciso così di "sposare" la battaglia intrapresa da Tomash Peta, Jan Pawel Lenga e Athanasius Schneider. L'elenco, insomma, pare destinato ad allungarsi ancora. La vicenda è ormai nota: il capitolo ottavo dell'esortazione apostolica "Amoris Laetitia" ha suscitato le preoccupazioni di quanti hanno ritenuto che all'interno del testo ci siano aperture contrarie alla dottrina ufficiale della Chiesa cattolica. I cardinali Brandmueller, Burke, Meisner e Caffarra avevano sollevato, ormai un anno e mezzo fa, dei "dubia" sul testo di Bergoglio, ma il pontefice argentino aveva deciso di non rispondere alle sollecitazioni dottrinali dei porporati. Solo successivamente, mediante la pubblicazione negli atti ufficiali del pontificato di una lettera all'episcopato argentino, Francesco aveva chiarito quale fosse l'unica interpretazione possibile: il papa aveva così ufficialmente ribadito l'estensione all'accesso ai sacramenti, in particolari casi, da parte dei "divorziati risposati". Per i vescovi citati, però, questa interpretazione estensiva delle parole del papa ha spalancato le porte all'approvazione e alla giustificazione del divorzio. Da qui, insomma, sarebbe nata l'idea di un altro documento da sottoporre ad eventuali sottoscrizioni di altri uomini di Chiesa. Una "professione di fede", che è stata chiaramente accolta con favore da quanti aspettavano una riapertura del "caso"
    Il vescovo Laun è un religioso degli Oblati di San Francesco di Sales. Soprannominato "Il Leone di Salisburgo", questo vuomo di Chisa è noto soprattutto per essere stato particolarmente vicino, dal punto di vista dottrinale, ai pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Il vescovo, inoltre, gestisce un centro dedicato proprio ai temi della famiglia e del matrimonio nella città austriaca di Salisburgo. Il prelato, quindi, è considerato molto ferrato in dottrina cattolica.
    Il 2018, insomma, si apre per il pontefice argentino con un "grattacapo" che pareva essersi risolto. La divisione dottrinale in Vaticano, infatti, sembra continuare ad essere alimentata da queste iniziative messe in atto da gruppi di prelati. "Come vescovi cattolici, siamo costretti in coscienza a professare, di fronte all’attuale dilagante confusione, l’immutabile verità e l’altrettanto immutabile disciplina sacramentale riguardo all’indissolubilità del matrimonio secondo l’insegnamento bimillenario ed inalterato del Magistero della Chiesa", hanno scritto i vescovi nella loro professione di fede.
    Il vaticanista Aldo Maria Valli ha chiarito così sul suo blog la natura del testo in questione: "Il documento non può essere ignorato perché non siamo di fronte a una nuova richiesta di fare chiarezza. Di fatto si tratta di una correzione degli errori e delle ambiguità di «Amoris laetitia». Inoltre, non provenendo da studiosi ma da pastori, certifica che nella Chiesa c’è una divisione su temi decisivi". E come tutte le "correzioni" inviate al Papa di questi tempi anche questa rappresenta il sintomo di una confusione dilagante. Il vescovo Laun, intanto, ha firmato.
    Un altro vescovo "contro" Bergoglio su Amoris Laetitia

    “Spifferi parte LVII: il pericolo dello scisma. Giuramento di fedeltà al magistero di Bergoglio” di Fra Cristoforo
    Premetto che ciò che viene riportato negli Spifferi proviene da una fonte molto addentro agli ambienti Vaticani. E che mi riferisce quanto ritiene importante di ciò che riesce a “captare” in tutto l’entourage che quotidianamente bazzica a Santa Marta. Dunque io riporto esclusivamente ciò che mi viene “confidato”. E lo pubblico per dovere di Verità. Posso dirvi che la fonte è degna di attendibilità. Ne è prova il fatto che tanti Spifferi si sono ormai tristemente realizzati. Quelli che ancora non hanno avuto risvolti, non è che non avverranno. E’ solo una questione di tempo. Perché, come avrete capito, le cose a Santa Marta possono cambiare da un giorno all’altro. Dipende dagli umori. Noi siamo semplici ambasciatori. E come si dice: ambasciator non porta pena.
    Chiarito questo arriviamo allo Spiffero. In materia di “riforme” Bergoglio ha sempre avuto le idee molto chiare. Dal primo momento del suo Pontificato ha battuto il chiodo su: migranti, ecologia, ecumenismo. Con la pubblicazione dell’Amoris Laetitia ha poi sigillato il suo “relativismo” in materia di morale. Questi punti ormai nella neochiesa sono assodati. Ormai in quasi tutte le Parrocchie non si sente parlare d’altro. Ai fedeli e ai bambini non si insegna altro che il “verbo” Bergoglio. Come un’ossessione.
    Ma come abbiamo visto in questi tempi, non tutti si sono allineati. E tra questi ci sono anche Vescovi e Cardinali. E’ proprio questa la preoccupazione di Bergoglio. Coloro che “resistono”. Non può sopportarlo. E’ più forte di lui. Ecco allora ciò che a Santa Marta si sta studiando da qualche mese.
    La mia fonte mi ha confidato che è in fase di studio una sorta di “atto di fedeltà al papa (ovviamente Omissis) e al suo magistero”. Le minuscole sono volute.
    Questa specie di “atto di fedeltà” sarà richiesto a tutti i chierici della Chiesa Cattolica, diaconi, sacerdoti, vescovi e cardinali. E dovrà essere pronunciato formalmente. Nelle varie diocesi si sceglierà un giorno in cui tutti, vescovo, sacerdoti e diaconi dovranno pronunciare “solennemente” questo atto formale. Il che significherà promettere “fedeltà cieca” al “magistero” e insegnamento di Bergoglio. Naturalmente sarà obbligatorio. Chi non pronuncerà questa “promessa” dovrà considerarsi “sospeso a divinis”.
    Se dovesse realizzarsi questo Spiffero (spero proprio di no), saremo alla svolta. E credo che dallo scisma non ci salverà nessuno. Anche perché come si può prestare fedeltà ad un magistero eretico?
    A mio parere ci sarà una spaccatura mai vista nella Storia della Chiesa. La neochiesa di Bergoglio, e coloro che invece resteranno fedeli all’ Insegnamento Tradizionale della Chiesa. E da qui la confusione totale.
    Per quanto riguarda i tempi, la fonte non si è sbilanciata. Mi ha parlato di qualche mese. Mi ha riferito che il testo è in fase di preparazione.
    Credo che sia arrivato il momento di aumentare la preghiera. Invochiamo fortemente la Madonna che ci possa salvare da questa sciagura. Facciamo Adorazione Eucaristica. Preghiamo gli Apostoli, i Martiri, i Santi, le Anime del Purgatorio, gli Arcangeli, gli Angeli. Muoviamo il Cielo il più possibile. Perchè se accadrà una cosa simile, la battaglia sarà davvero furibonda. Preghiamo tanto tanto! Preghiamo gli uni per gli altri, perché nessuno di noi ceda davanti al nemico. Aggiungiamo anche il digiuno! Almeno chi può farlo!
    E’ vero. Il Signore ci ha detto che le porte degli inferi non prevarranno. Ma non ci ha detto che non ci sarà battaglia. La battaglia ci sarà. E sarà quella decisiva.
    https://anonimidellacroceblog.wordpr...ra-cristoforo/

    Drammatica domanda di un monaco ortodosso: “Voi cattolici che farete?”.
    Qual è l’incubo di ogni cattolico romano? Non poter seguire un papa. Quando questo avviene, che cosa dobbiamo fare?
    Vogliamo parlarvi di un monaco ortodosso: si tratta di padre Paisios l’Atonita del Monte Athos (1924-1994), iscritto dal 2015 nel registro dei santi della Chiesa ortodossa su approvazione del Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Il suo corpo riposa nel monastero di San Giovanni il Teologo a Sourotì, presso Salonicco, in Grecia, ed è meta di continui pellegrinaggi.
    Perché vi parliamo di lui? Perché ebbe da Dio diversi carismi mistici, tra cui quello della profezia. Vogliamo raccontarvi in modo particolare ciò che disse ad un sacerdote cattolico suo amico. Se qualunque cattolico avesse letto il resoconto di tale incontro solo qualche anno fa, avrebbe sorriso o storto il naso, pensando che si trattasse dei vaneggiamenti di un nemico della Chiesa cattolica. Invece, purtroppo, le parole di padre Paisios si stanno avverando terribilmente.
    «Oggi la situazione delle Chiese è molto grave», cominciò il monaco ortodosso. «Non lo capiscono, ma è così. Ci aspettano molte prove. Fra pochi anni ci sarà una grande prova: i pii saranno duramente provati… L’Europa diventerà una grande potenza, avrà un capo ebreo(Che si tratti di George Soros, il potentissimo imprenditore che con i suoi soldi finanzia rivoluzioni, partiti e uomini politici, promuovendo leggi e governi anti-cristiani soprattutto nell’Unione Europea?); non solo, ma cercheranno anche un capo spirituale per avere più forza, e sarà il papa, il quale metterà assieme tutti, cattolici, protestanti, mussulmani… li metterà insieme lasciando a ciascuno libertà… Viviamo in tempi di Apocalisse, siamo come al tempo di Noè; lo prendevano in giro… Oggi nessuno ci crede, ma siamo al colmo. I pii avranno grandi prove, ma il tempo sarà breve. Queste cose sono chiaramente annunciate da Ezechiele e Zaccaria…».
    Al sentire quelle parole sul papa, il sacerdote cattolico non poté trattenersi: «Padre, lei crede che il papa possa giungere a questo punto?». «Certo che avverrà questo», rispose con sicurezza padre Paisios. «Ci sarà una grande catastrofe… Fra poco tempo succederà questo».
    Sta forse succedendo oggi? Sembrerebbe di sì, a giudicare da come papa Francesco governa la Chiesa cattolica e si pone di fronte al mondo: un vero e proprio leader spirituale intento a far sì che si instauri un governo mondiale unico per tutti, indipendentemente dal credo religioso.
    Inoltre, padre Paisios non è stato l’unico a “vedere” la terribile deriva di un pontefice romano. Anche Bruno Cornacchiola, il veggente delle Tre Fontane (apparizione riconosciuta per l’arcidiocesi di Roma da papa Pio XII), riportò nel suo diario, in data 21 settembre 1988, ciò che vide in un sogno: «Ciò che ho sognato non si avveri mai, è troppo doloroso e spero che il Signore non permetta che il Papa neghi ogni verità di fede e si metta al posto di Dio». Anche la SS. Vergine di Civitavecchia, in un messaggio del 1995, ci avvisò che «a Roma le tenebre stanno scendendo sempre di più sulla Roccia che mio Figlio Gesù vi ha lasciato…».
    Questo è l’incubo di ogni cattolico! Infatti, il monaco del Monte Athos, guardando dritto negli occhi il suo amico cattolico, gli domandò: «Voi (cattolici) come vi comporterete quando il papa farà così?».
    Già, come ci comporteremo? «Se il papa non segue il Vangelo non lo si può seguire…», rispose prontamente e giustamente il sacerdote cattolico.
    Capendo la difficoltà per un cattolico di non poter seguire un papa, padre Paisios soggiunse: «Non vi dico di fare insurrezioni, ma la Verità non si può camuffare… Se mio padre è ubriaco o adultero, non posso passarlo sotto silenzio.… Non ci si può nascondere che c’è molta massoneria e sionismo a Roma, c’è grande corruzione, c’è la mentalità del mondo…».
    Saggi consigli e insegnamenti di un monaco ortodosso, che vanno sulla stessa direzione di quelli di vescovo cattolico, mons. Athanaius Schneider, ausiliare di Astana in Kazakhstan. Il presule, in una recente intervista, ha spiegato che il Papa non va adulato, e sarà un «atto di giustizia» chiedergli chiarezza nel suo magistero. Chi non lo farà, ha avvertito mons. Schneider, al momento del giudizio renderà conto a Dio per non aver fatto niente durante la confusione, per non aver alzato la voce in difesa della Verità.
    https://oracolocooperatoresveritatis...ci-che-farete/


 

 
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