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Discussione: Il Verbo di Dio si è fatto carne

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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Ci sono troppe omelie mondane nelle quali la parola di Dio è ormai un incomodo
    Il messaggio diffuso dal vescovo di Parma per Sant’Ilario è abbastanza allucinante: una lezioncina sociologica in cui non nomina il Santo una volta, preferendo citare Galimberti e Bauman
    Sant’Ilario, patrono della mia città, mi devo giustificare. L’altro giorno non sono venuto in Duomo alla messa in tuo onore. Da tempo evito le funzioni celebrate dai vescovi, ovunque e con particolare attenzione a Parma dove nel 2016 monsignor Solmi cedette il pulpito della cripta a un imam. Tu, Sant’Ilario, che contro i vescovi eretici scrivesti addirittura un libro (“Adversus Valentem et Ursacium”), spero capirai questo mio esilio interno, questo mio ritirarmi nei santuari mariani e nelle chiese dei frati. Io non sono un Santo e forse sbaglio ma non ho abbastanza fede per sopportare omelie mondane in cui la parola di Dio è ormai un incomodo.
    Il messaggio diffuso dal vescovo per Sant’Ilario (l’ho letto su internet) è abbastanza allucinante. Una lezioncina sociologica in cui non ti nomina una volta, preferendo citare Galimberti e Bauman per introdurre qualcosa che somiglia a una nuova religione, un cambio di orientamento da Dio a Bio: “Lo sviluppo della città nella logica di una ecologia integrale resta il fine al quale tutti debbono tendere”. Però, Sant’Ilario, non ti ho dimenticato, l’altro giorno in tuo onore ho mangiato le scarpette, i tradizionali biscotti a te dedicati (il pasticcere della Pasticceria Torino ti è rimasto fedele).
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...comodo-173191/

    Dai divorzi lampo ai matrimoni al volo…
    Effettivamente “tremiamo” quando Papa Francesco prende un volo… a volte lo diciamo con sana ironia, a volte con un vero e tragico dubbio: “che cosa dirà questa volta?” Questa volta è andato oltre il dire, la notizia è di dominio pubblico quindi la nostra cronaca si occuperà più sui contenuti del fatto papale.
    Qualcuno ci ha chiesto circa la VALIDITA’ di questa unione: ebbene sì, la validità c’è e per una serie di motivi, dalla richiesta del Papa stesso alla loro vera intenzione (primo elemento per rendere valido il matrimonio cattolico), alla richiesta di un testimone… il matrimonio lo fanno gli sposi e il sacerdote cattolico deve solo approvare, davanti i testimoni, che il fatto è avvenuto, la promessa davanti a Dio c’è stata. Questa la burocrazia realista e valida.
    Vediamo ora alcuni problemi seri legati ai fatti: il racconto, fatto dallo sposo, ci sono alcuni passaggi che suscitano domande.
    Lo steward racconta che si sono sposati prima civilmente e che stavano poi andando alla chiesa per sposarsi cattolicamente…. ma il terremoto del 210 ha distrutto la loro chiesa e così non hanno potuto completare quella “burocrazia”. Innanzi tutto non possiamo non domandare allo steward, lo sposo: “scusaci ma, ti ci sono voluti sette anni per trovare un prete che vi sposasse? Da sette anni nessuno è andato più in chiesa in Cile? Tutte le chiese distrutte e nessuno si è più sposato in tutti questi anni?” Per dieci anni non avete trovato un solo sacerdote disposto a completare quel matrimonio e a rendere gioioso quel desiderio inesprimibile? Suvvia!
    L’altro aspetto inquietante è la confessione…. lo steward non ne parla ma, se il tutto è avvenuto così in fretta e all’improvviso, occasione d’oro da prendere al volo… non possiamo non domandarci se, prima dell’unione accordata dal Pontefice, ci sia stata la confessione degli sposi, con l’assoluzione, per essere vissuti in concubinato per tutti questi anni! L’aspetto inquieta perché la preoccupazione del Papa non è stata questa, di ripulire le due anime dal peccato dell’adulterio, ma «Siete già sposati civilmente?» ha chiesto il Papa. «E tu – ha detto a Carlos – sei sicuro? Siete sicuri di volerlo?». «Bueno – ha detto il Papa – allora vi sposo io!». Così è scattata la proposta del matrimonio al volo…. e della, sulla Confessione?
    Noi ci auguriamo, ovviamente, essendo l’aereo pieno di “santi sacerdoti“…. che qualcuno si sia preso prima l’onere di confessare i novelli sposi!! Ce lo auguriamo perché i fatti, così narrati, fanno prevalere l’ennesimo marketing preparato ad hoc.
    Dopo l’euforia dei confetti, e dello spumante ad alta quota, riflettiamo un momento: intanto la stranezza di una hostess e di uno steward, sposati e con due figli (solitamente i genitori si danno i turni per non lasciarli troppo tempo soli), in servizio sullo stesso volo papale, nello stesso momento, sullo stesso aereo,… ebbene ragazzi!! è davvero una coincidenza unica, quasi quasi preparata a tavolino! Non siamo cattivi noi, ma sono le regole del lavoro che non consentono queste coincidenze!
    Non dimentichiamo poi che il portavoce della sala stampa Vaticana, Greg Burke, è stato un pubblicista in passato, ottimo osservatore ed organizzatore di eventi… suscitano, infatti, molte perplessità, le parole espresse dallo steward nel racconto dei fatti che sono così talmente precise e così talmente perfette da accendere immediatamente la luce su qualche legittimo sospetto. Parliamo solo di “sospetti”, le cronache sono anche questo, purtroppo.
    Per esempio, sul finale del video lo steward dice che l’evento è stato una cosa molto bella e importante: “perché questo sacramento significherà molto per la coppia che non sono sposate nel mondo… e quindi questo aiuterà, incentiverà le persone a sposarsi… una diocesi in cielo, a 3.700 metri d’altezza..“. Cosa c’è di strano in queste parole? Nulla in apparenza, se non il fatto che c’è da tempo nel desiderio dello stesso Pontefice, di cogliere “al volo” ogni opportunità per “sposare” quanti sono irregolari, andatevi a leggere gli incontri di giugno 2016 con il clero…. Basterà davvero questo marketing del volo papale per “incentivare” le coppie irregolari ad andare in chiesa per sposarsi davanti al Signore Gesù? Noi ce lo auguriamo, ma… siamo anche realisti e non viviamo in una favola ad alta quota, ma in una “valle di lacrime”. I sacerdoti elimineranno “finalmente” la Messa cattolica per facilitare i matrimoni “al volo”, senza riti e liturgie, ma solo con una bella pacca sulle spalle?
    L’altro aspetto è quello della confessione a cui abbiamo già accennato, non sottovalutatelo, perché se questi due novelli sposini, non si sono confessati prima e “al volo”, il Papa stesso ha benedetto una unione commettendo una profanazione, un sacrilegio… non lo inventiamo “noi”, ma lo insegna la Chiesa.
    Lo steward racconta che il Papa – dopo aver chiesto loro quanto fossero davvero consenzienti – ha chiesto la presenza di un testimone che, guarda il caso, era già pronto sull’aereo papale , niente meno che il presidente della compagnia aerea, giustamente…. Poi si sono seduti ed è iniziata la: “cerimonia, piccola – racconta lo steward – ci ha chiesto se c’era amore nel nostro matrimonio, se volevamo continuare così tutta la vita… e noi abbiamo detto di sì, naturalmente… era quello che aspettavamo, davvero..” poi c’è stato uno scambio di battute spiritose (??) e da queste battute spiritose il Papa avrebbe detto che: “sì, allora funziona il matrimonio… e così ci ha benedetti, ci ha dato la benedizione, ci ha sposati. Il segretario ci ha chiesto se volete che questo sia reso pubblico? Nessun problema! Naturalmente avremo voluto dividere con voi questo, perché voi siete interessati a tutto questo… (??) Sì, la benedizione per la coppia, perché sapevamo che lui voleva riposare adesso… ma lui si è offerto…”.
    Questi i fatti, che al di là della favola a lieto fine, non convince e lascia molte domande sulla serietà del Sacramento del Matrimonio che non è una “occasione da prendere al volo”…. queste sono le eccezioni, e per la quale non possiamo che augurare ogni vera gioia ai due sposi…. così come ci auguriamo però, che non parta ora uno tsunami di matrimoni “riparatori” frettolosi, senza formule, senza confessione, senza Eucaristia…. senza sacralità! solo perché lo ha fatto il Papa Francesco, così può farlo chiunque. La procedura è stata lecita ma anomala nei contenuti, da non ripetersi più così… al volo! specialmente senza la consapevolezza verso la santa Confessione, per aver vissuto anni in adulterio.
    RICORDA CHE un conto è l’eccezione, non ripetibile appunto, altra cosa sono le Norme volte al bene della chiesa e dei Fedeli:
    “6. La celebrazione del matrimonio in oratori o cappelle non riconosciuti come chiese succursali resta proibita, in conformità all’art. 24 del D.G., salvo giusta causa da sottoporre all’Ordinario. Così pure resta proibita la celebrazione del matrimonio nelle ville o all’aperto, e in genere in quei luoghi dove la celebrazione rivesta il carattere di cerimonia privata ed esclusiva” (Norme per la celebrazione del matrimonio).
    https://cronicasdepapafrancisco.com/...imoni-al-volo/

    “SCANDALOSO: Andrea Grillo presenta l’articolo di un Sacerdote Teologo educatore di un seminario. L’Eucaristia ridotta ad un atto di ‘erotismo’. Chiediamo l’intervento della Santa Sede” di Fra Cristoforo
    Questo è troppo! Questi sono pazzi! E’ una follia! Abbiamo parlato diverse volte delle castronerie sul Sacramento dell’Eucaristia che scrive Andrea Grillo. Ma questa di oggi le supera tutte. FATE GIRARE IN TUTTO IL MONDO QUESTO ARTICOLO! Perché anche le pietre devono sapere dove stanno portando la Chiesa questi scellerati!
    Il “teologo” Grillo nel suo blog ieri ha postato un articolo di Manuel Belli, che è insegnante di Teologia Sacramentaria al Seminario di Bergamo ed è anche educatore dei seminaristi della stessa città.
    Il titolo dell’ articolo di don Belli è: “Eucaristia. Corpo, pasto ed eros”. Già leggendo il titolo si capisce il programma, e dove vuole andare a parare questo sedicente “teologo”. Il link è questo Nuova teologia eucaristica (/1): corpo, pasto ed eros (di Manuel Belli).
    Sulla parte del Corpo di Cristo questo energumeno dice: “spesso nella tradizione abbiamo rischiato di porre talmente tanta enfasi sull’idea che quel pane e quel vino non sono più tali ma corpo e sangue di Gesù e sul fatto che i sensi non devono ingannare anche se vedono solo pane e vino che abbiamo rischiato di pensare in modo un po’ magico alla realtà della presenza del corpo di Cristo (…) Noi viviamo di simboli. E il corpo di Gesù non è altro rispetto a un buon pane spezzato”.
    Questa è APOSTASIA allo stato puro. Credere nella Presenza Reale è magia? Il Corpo di Cristo non è altro che semplice pane? Questi sono completamente impazziti! Questi sono i teologi dei miei stivali! E’ grazie a questo tipo di “teologia” che stanno preparando la messa ecumenica! Ma il peggio deve ancora venire. Leggete cosa scrive in merito al “pasto”:
    “La messa è un pasto ritualizzato (…) Ma non possiamo dimenticare che a Messa ci sediamo a tavola con altri. Anche la dimensione comunitaria non è di poco conto. La prima cosa che accade partecipando all’eucaristia è che ci si ritrova: la celebrazione inizia proprio con l’atto di radunarsi”. Il Santo Sacrificio di Cristo ridotto ad un “pasto ritualizzato”. Qui non basta neppure il manicomio. Sono imbevuti completamente di luteranesimo. E lo insegnano ai SEMINARISTI!!! Che dovrebbero essere i futuri Sacerdoti! Sono profeti dell’anticristo! Questi HANNO IL MARCHIO DELLA BESTIA!
    MA LA COSA PIU’ GRAVE E DIABOLICA ARRIVA QUI ALLA FINE DELL’ARTICOLO di don Belli. Sull’accostamento dell’Eucaristia all’erotismo. Leggete:
    “Prendi, questo è il mio corpo” e’ una frase che senza nessuna difficoltà potrebbe essere contestualizzata in quello che un uomo dice alla sua donna o viceversa. Scrive T. Radcliffe: «Vorrei parlare dell’ultima cena e della sessualità. Può sembrare un po’ strano, ma pensateci un momento. Le parole centrali dell’Ultima Cena sono state: “Questo è il mio corpo, offerto per voi”. L’eucarestia, come il sesso, è centrata sul dono del corpo (…)Comprendiamo l’eucarestia alla luce della sessualità e la sessualità alla luce dell’eucarestia.
    C’è dunque una componente erotica dell’eucaristia che non deve essere trascurata. Tra due amanti c’è un codice del corpo che eccede l’ordine delle parole”.
    Erotismo, sesso, amanti??? Accostare l’Eucaristia a tutto ciò è UNA BESTEMMIA! Ma per chi hanno preso Gesù Cristo??? Questa è PERVERSIONE BELLA E BUONA! E questa gente si compiace delle schifezze che riesce a scrivere! Solo il demonio può avere interesse a divulgare questo tipo di “teologia”. E’ scandaloso che questi villani siano insegnanti di Teologia e per di più educatori di seminari!
    Manderemo una mail alla Segreteria di Stato Vaticano e una alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Vi prego di inviare TUTTI la vostra denuncia a questo schifo. INTASIAMO la Posta Elettronica del Vaticano.
    Email Segreteria di Stato: [email protected]
    Email: Congregazione Dottrina della Fede: [email protected]
    FATE GIRARE QUESTO ARTICOLO SU TUTTI I SITI E I SOCIAL! Tutti i fedeli DEVONO SAPERE che è in atto L’ERESIA DEVASTANTE!
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...iere.html#more

    Abortista premiata in Vaticano. A che gioco giochiamo?
    La Santa Sede ha conferito l'onorificenza pontificia dell’Ordine equestre di San Gregorio Magno - fondato da papa Gregorio XVI nel 1831 - all'ex ministro olandese per il commercio estero e la cooperazione allo sviluppo Lilianne Ploumen (qui il primo resoconto pubblicato dal sito 1P5), nota per le sue iniziative a favore di aborto e delle rivendicazioni del mondo LGBT. L’onorificenza è assegnata solo a personalità cattoliche che si sono distinte per il servizio offerto alla Chiesa, alla Santa Sede e alla comunità locali. “In segno di apprezzamento e riconoscenza per il servizio prestato” si legge precisamente nell’Istruzione sul conferimento di Onorificenze Pontificie della Città del Vaticano del 13 maggio 2001.
    Nel 2017 quando Donald Trump aveva ripristinato la cosiddetta Mexico City Policy che bloccava i finanziamenti alle ONG pro-aborto, la Ploumen aveva pensato bene di istituire la ONG “She Decides” (“E’ lei a decidere”) volta a sostenere economicamente tutte quelle organizzazioni non governative abortiste colpite dalla Mexico City Policy, quali la United Nations Population Fund (UNPFA), l’International Planned Parenthood Federation e la Marie Stopes International, ossia le principali agenzie pro-aborto a livello mondiale. In merito all’attività di queste organizzazioni così si espresse: “Questi sono programmi efficaci e di successo: supporto diretto, distribuzione di preservativi, sicurezza che le donne siano accompagnate nel momento del parto e sicurezza che l’aborto sia privi di rischi, se la donna non ha altra scelta”. La Ploumen riuscì a raccogliere fino a 300 milioni di dollari.
    Intervistata dal New York Times sulla Mexico City Policy l’ex ministro olandese ed oggi membro dell’Ordine di San Gregorio Magno dichiarò: “Ovviamente sono stata profondamente delusa e un po’ scioccata poiché, sa, siamo nel 2017. Ti aspetteresti che nel 2017 i diritti delle donne e delle ragazze di essere padroni dei propri corpi e delle proprie vite sessuali siano un dato di fatto acquisito“. Stessa musica in un’altra intervista, questa volta rilasciata al Financial Times, in cui sollecitava i governi europei ad opporsi alle decisioni di Trump in materia di aborto ed aggiungeva: “Le politiche regressive dell’America sull’aborto sono una calamità per i diritti delle donne e delle bambine che il resto del mondo deve contrastare“. Inoltre, come riporta il sito Osservatorio gender “il curriculum della Ploumen attesta che dal 2004 al 2007 è stata direttrice dei programmi di Cordaid, la Caritas olandese, accusata di distribuire contraccettivi e fornire fondi a Planned Parenthood, la multinazionale americana degli aborti”.
    Ma non c’è solo l’aborto. Nel settembre 2017, in qualità di ministro, la Ploumen partecipò al Core Group LGBTI delle Nazioni Unite. In quell’occasione affermò che “i diritti LGBTI sono diritti umani“ e che “non possiamo essere accomodanti […] Lo stigma a danno delle persone LGBT continua in tutto il mondo. Il mio invito a tutti voi è di tenere alta l’attenzione, sebbene vediamo molti progressi, soffriamo anche di battute di arresto”. Nel 2010, sempre in qualità di ministro per la cooperazione, invitò gli attivisti LGBT a partecipare ad una Santa Messa che si sarebbe svolta presso la Cattedrale di San Giovanni Battista di Den Bosch, mostrando in bella vista triangoli rosa (il simbolo usato dai nazisti per indicare le persone omosessuali) con sopra scritto “Gesù non esclude nessuno”. Lei stessa si sarebbe appuntata al petto tale triangolo partecipando alla messa.
    Viene da chiedersi come si può qualificare questa persona come cattolica. E’ la medesima domanda che il New York Times, nell’intervista a cui abbiamo fatto cenno sopra, ha posto alla diretta interessata la quale così rispose: “Alcune persone pensano che quando sei cattolico tu fai solamente quello che ti dicono di fare. Ma essere cattolico vuol dire semplicemente formare la propria coscienza attraverso certe norme e regole. Mia madre mi ha sempre insegnato che la tua coscienza è la tua cornice basilare di riferimento“.
    Ma al di là delle autocertificazioni di cattolicità presentate dalla Ploumen, ciò che scandalizza, ovviamente, è il conferimento di una simile onorificenza da parte della Santa Sede ad una peccatrice manifesta – per usare un’espressione indicata dal Codice di diritto canonico – che combatte attivamente e con tenacia a danno di alcuni principi non negoziabili difesi dalla Chiesa, presentandosi de facto e anche de iure come nemica della Chiesa cattolica e non certo come paladina della fede. Questa onorificenza è la prova che al di là delle mura leonine vi sono personalità ben inserite nelle alte sfere che appoggiano l’omosessualismo e l’abortismo. Ossia credono con convinzione che l’omosessualità, la teoria del gender e l’aborto – per tacere di altri nefasti fenomeni sociali – siano un bene per l’uomo, per il cristiano e per tutta la società.
    Non regge più la scusa della confusione dottrinale. Qui al contrario siamo in presenza di persone che agiscono scientemente per il male e che quindi operano in mala fede. Il dialogo, la misericordia, l’inclusione, l’ingegneria pontificia – cioè la pastorale tutta protesa a gettare ponti ovunque e con chiunque – in questi casi sono solo una cortina fumogena per occultare la promozione di politiche in netto contrasto con la dottrina, gli insegnamenti di Cristo e il vero bene della persona.
    I Pannella, le Bonino, gli Scalfari, i Sachs, i von Boeselager (il cavaliere di Malta accusato di essere favorevole alla contraccezione), i Biggar, le Le Blanc (scienziati membri della Pontifica Accademia per la Vita favorevoli rispettivamente ad aborto, eutanasia e fecondazione artificiale), i Chiodi (membro anch’esso della PAV e favorevole alla fecondazione extracorporea e alla contraccezione) e le Ploumen non solo non dovrebbero ricevere premi, onorificenze, nomine e attestati di stima – siamo alla spiegazione del lapalissiano – ma dovrebbero ricevere severe condanne per il loro operato. Ciò sarebbe di estrema utilità per la salvezza della loro anima e per l’anima dei semplici. Sarebbe un tendere loro la mano per non farli cadere nel baratro e per impedire che altri ci cadano. Assegnare loro una onorificenza pontificia – oltre ad insultare coloro i quali realmente se le meritano e che mai potranno fregiarsene - significa non solo insozzare il prestigio dell’Ordine cavalleresco di San Gregorio Magno, ma anche prostituire tutto il portato di fede e morale della Chiesa cattolica. E, da ultimo, far imbufalire non pochi cattolici.
    Abortista premiata in Vaticano. A che gioco giochiamo? - La Nuova Bussola Quotidiana

    "Bisogna benedire le unioni tra omosessuali"
    Le unioni tra omosessuali vanno benedette. Questa è la posizione del vescovo Bode, vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca
    Giuseppe Aloisi
    Uni invito a benedire e ad accettare le unioni tra omosessuali. Niente di particolarmente strano, anzi, se non fosse che a prendere questa posizione è stato Monsignor Franz-Josef Bode, il numero due dei vescovi tedeschi.
    In un articolo di questa mattina su La Verità, infatti, Costanza Miriano ha scritto: "Dopo il membro - di fresca nomina - della Pontificia accademia per la vita, che in un' aula della Gregoriana invita all'uso della contraccezione (don Maurizio Chiodi), arriva il vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Franz-Josef Bode, a chiedere di benedire le unioni tra persone dello stesso sesso, dal momento che "ormai sono un fatto: visto che c'è molto di positivo, buono e corretto in questo, perché non considerare non una messa, ma almeno una benedizione?". La Chiesa, insomma, deve accettare lo stato delle cose, senza "dilungarsi in superflue e inutili distinzioni e analisi caso per caso", ha chiosato l'esponente dell'episcoato teutonico. E mentre la teologia modernista abbraccia sempre di più il mondo contemporaneo, attraverso la "piena accettazione da parte della Chiesa di tutte le forme di convivenza", il fronte tradizionalista non sembra intenzionato a fare marcia indietro neppure su Amoris Laetitia.
    Monsignor Negri, uno dei firmatari della “Professione di verità” sul matrimonio, proposta dai Vescovi Tomash Peta, Jan Pawel Lenga, Athanasius Schneider, ha ribadito la sua posizione in merito in questo editoriale firmato dal suo ufficio stampa:"Monsignor Negri - si può leggere nel testo - precisa che le sue affermazioni circa la necessità di un "discernimento caso per caso" in merito all’accesso al Sacramento dell’Eucaristia di quelle persone che sono dette "divorziati risposati" non possono che essere interpretate (come già definito stabilmente da Familiaris Consortio n° 84 e Sacramentum Caritatis n° 29) o riferendole al discernimento di quei casi in cui i “divorziati risposati” già vivono astenendosi dai rapporti propriamente coniugali; o all’accompagnamento di quanti, al fine di poter ricevere con frutto il Sacramento della Riconciliazione e così poi poter accedere al Sacramento dell’Eucaristia, si rendano disponibili ad un cammino penitenziale o di purificazione che li porti previamente a vivere in piena continenza; avendo sempre cura di evitare lo scandalo pubblico dei fedeli". Nessuna apertura sui "divorziati risposati", insomma. Sintomo di come la Chiesa stia vivendo una frattura dottrinale potenzialmente lacerante: da una parte chi sostiene la necessità di benedire le unioni tra omosessuali, dall'altra i fermi difensori della dottrina cattolica, quelli che non vogliono concedere il libero accesso ai sacramenti a chi ha divorziato e si è poi risposato.
    E Costanza Miriano, nell'articolo citato, arriva a criticare fortemente le parole del presule tedesco:"Nello specifico: cosa vuol dire benedire una coppia di persone dello stesso sesso? Se vuol dire: io, pastore, chiedo per te la grazia di Dio, prego per te perché ti salvi e sia felice, e fino al giorno in cui chiudi gli occhi per sempre non ti dico che sarà impossibile per te la salvezza, ti sto vicino e ti faccio compagnia, se vuol dire questo, è ovvio che non solo si possono, ma si devono benedire tutti". La Miriano, però, chiarisce succcessivamente il suo pensiero: "Se vuol dire, come pare evidente dalla dichiarazione dei vescovi tedeschi, che c' è del buono nel vivere stabilmente e programmaticamente nel peccato, allora benedire questa scelta è fargli la più grande cattiveria possibile. Perché peccare vuol dire sbagliare mira, mancare il bersaglio, e quindi essere infelici. Se la Chiesa benedice due persone dello stesso sesso che decidono di stare insieme e, si suppone, di compiere atti intrinsecamente disordinati insieme per sempre, toglie a queste persone l'unica possibilità di ascoltare da qualcuno la verità". La Chiesa cattolica, insomma, non sarebbe nella posizione di poter benedire le unioni tra omosessuali in quanto istituto giuridico e in quanto dato di fatto.
    "Bisogna benedire le unioni tra omosessuali"

    "Flop" della Messa del Papa in Cile
    Prima di prendere l'aereo che lo avrebbe portato in Perù (durante il quale avrebbe poi avuto la brillante idea di amministratre il sacramento del matrimonio ad una coppia di assistenti di volo - senza, si presume, assolverli dal peccato di concubinato dichiarato), il Papa ha celebrato la Messa nel Campus Lobito di Iquique, ultima tappa della sua visita in Cile.
    Erano attesi 300.000 fedeli ma solo 90.000 circa sono andati ad assistere.
    A vedere queste foto viene proprio da dire: "La desolazione di Francesco" (parafrasando il noto film tratto dal romanzo di Tolkien).
    Se non fosse una cosa molto preoccupante, sarebbe divertente ascoltare le elucubrazioni della corte bergogliana nel sforzarsi a trovare spiegazioni a tale flop.
    MiL - Messainlatino.it: "Flop" della Messa del Papa in Cile?




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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    IL PADRE NOSTRO SARÀ MODIFICATO E ZUCCHERATO. TROVATO UN FRAMMENTO DEL I° SECOLO D.C. CON LA NUOVA VERSIONE? PURTROPPO NO.
    MARCO TOSATTI
    Spero che il frammento di Vangelo, scritto in aramaico, greco e latino, come la Stele di Rosetta, in base al quale la Conferenza Episcopale Italiana discuterà come cambiare la preghiera più importante del cristianesimo si rivelerà autentico. Datato intorno agli ultimi anni del primo secolo, e magari, in assenza di registratori tanto cari ai gesuiti, con una firma, o almeno le iniziali di Gesù, il Cristo. L’esistenza di questo frammento o frammenti non è ancora stata resa nota, ma DEVE esistere; se no con quale improntitudine si oserebbe manomettere un testo vecchio di duemila anni, sempre considerato autentico e pregato in quel modo da infinite generazioni di cristiani? L’ultima, debole speranza è che nell’assemblea dell’autunno in cui si deciderà questo cambiamento: da “non indurci in tentazione” a “non abbandonarci alla tentazione”, posto che nel segreto dell’urna come ben sappiamo Dio ti vede, ma Galantino no, e papa Bergoglio neppure, in una resipiscenza di fede e orgoglio il voto sia “no”. Ma ahimè, siamo consci di quanto questo flebile desiderio sia illusorio.
    Qualche tempo fa parlavamo di questo problema con don Nicola Bux. Ecco quello che ci spiegava quell’uomo dotto e saggio: <Quanto alla traduzione della petizione “et ne nos inducas in temptationem”, ecco quanto scrive san Tommaso D’Aquino nel suo Commento al Padre nostro, dopo aver premesso che Dio ‘tenta’ l’uomo per saggiarne le virtù, e che essere indotti in tentazione vuol dire consentire ad essa: “in questa (domanda) Cristo ci insegna a chiedere di poterli evitare (i peccati), ossia di non essere indotti nella tentazione per la quale scivoliamo nel peccato, e ci fa dire: ‘Non ci indurre in tentazione’.”[…]. L’Aquinate poi, chiarito che la carne, il diavolo e il mondo tentano l’uomo al male, annota che la tentazione si vince con l’aiuto di Dio, in quale modo? “Cristo ci insegna a chiedere non di non essere tentati, ma di non essere indotti nella tentazione”[…].Infine, si chiede: “Ma forse Dio induce al male dal momento che ci fa dire: ‘non ci indurre in tentazione’? Rispondo che si dice che Dio induce al male nel senso che lo permette, in quanto, cioè, a causa dei suoi molti peccati precedenti, sottrae all’uomo la sua grazia, tolta la quale, egli scivola nel peccato. Per questo noi diciamo col salmista: ‘Non abbandonarmi quando declinano le mie forze'(Sal 71[70],9). E Dio sostiene l’uomo, perché non cada in tentazione, mediante il fervore della carità che, per quanto sia poca, è sufficiente a preservarci da qualsiasi peccato”>. Insomma, il “non indurci” era già problematico allora, ma non si pensava certo a manipolarlo inzuccherandolo, bensì forse a capirne un senso più profondo.
    In quella stessa conversazione, don Nicola mi esortava a verificare alcuni dati (il che colpevolmente non ho fatto), che vi riferisco. E cioè se fosse vero che in Germania, contro la nuova traduzione, sostenuta dal Papa, avessero obiettato pure gli atei; che i protestanti hanno già annunciato che non cambieranno nulla. Per non dire che, gli esegeti di ogni razza e colore, domandano se il Papa intenda cambiare anche l’originale greco del Nuovo Testamento (a cui corrisponde esattamente il testo latino).
    Come ho detto in precedenza, il rispetto per il Testo Sacro è fondamentale, e si dimostra nella fedeltà delle traduzioni con i testi originali. Ma la tendenza oggi è quella di far prevalere il “politicamente corretto”, la traduzione morbida, mielosa. Sradicando completamente il vero significato di ciò che la Parola ci vuole dire.
    Infatti molti si sono chiesti: Come può Dio “indurre” in tentazione? Ci sono tantissimi passi biblici che dimostrano come Dio induce alla tentazione e alla prova. Non ci si può scandalizzare, pensando sempre che Dio abbia solo la “mielosa misericordia” (oggi molto di moda nella neochiesa), trascurando la Croce, la prova e la tentazione.
    IL PADRE NOSTRO SARÀ MODIFICATO E ZUCCHERATO. TROVATO UN FRAMMENTO DEL I° SECOLO D.C. CON LA NUOVA VERSIONE? PURTROPPO NO. ? STILUM CURIAE

    Operazione Catechismo: omoeresia all'assalto finale
    Cambiare il Catechismo. Se la dottrina non coincide con i nuovi desiderata circa l’omosessualità, meglio adottare la soluzione di Alessandro Magno che con un colpo di spada decise di sciogliere a modo suo il nodo di Gordio: tagliandolo in due.
    Allo stesso modo per accettare e sdoganare definitivamente la pratica omoerotica è necessario mettere mano ai fondamentali e da lì in giù tutto sarà più facile. Ora che nella prassi si sta diffondendo sempre più un atteggiamento di lassismo e accettazione dell’omosessualità come variante naturale della sessualità umana, resta solo un piccolo grande ostacolo per una piena affermazione dei diritti Lgbt in salsa cristiana: togliere di mezzo il Catechismo della Chiesa Cattolica considerato l’ultimo ostacolo da abbattere.
    Così la battaglia ora si sposterà sul piano meramente dottrinale, ma il tutto deve essere preparato con il linguaggio affettato e rassicurante come solo certo clericalismo sa fare. E soprattutto mandare avanti dei pionieri che si facciano interpreti e portavoce di questa deriva. Un piccolo gruppo di teologi e presbiteri, alcuni vescovi e persino i cosiddetti operatori pastorali, che conducono una battaglia solitaria e al di fuori di ogni controllo, ma mettendosi ben in vista nelle diocesi, mentre la maggioranza silenziosa sonnecchia.
    L’ultima sparata in ordine di tempo è affidata a dei laici, secondo il preciso canovaccio del caso lacrimevole. Se ne incarica Repubblica, raccontando di una coppia di genitori che hanno accettato la figlia lesbica e ora fanno parte dell’equipe approntata dal vescovo di Civitavecchia monsignor Luigi Marrucci che segue proprio i cosiddetti cristiani Lgbt. “Eravamo fermamente convinti che l'omosessualità fosse peccato”, dicono. E invece? “Abbiamo pregato e letto la parabola del Figliol prodigo così abbiamo compreso che il Signore accoglie sempre e non giudica.
    Il problema è nel Catechismo
    Martina è nella verità e noi la amiamo com'è”. Di quale verità si sta parlando? Non certo quella evangelica o biblica circa Sodoma e neppure quella del Catechismo che infatti fa capolino verso la fine della storia: “Il problema resta il Catechismo che dice che l'omosessualità è un orientamento intrinsecamente disordinato”.
    Ecco qua la pietra dello scandalo. E’ lui l’osservato speciale per sdoganare “finalmente” l’omoeresia in chiave cattolica. Infatti l’intervista non nasce a caso, ma parte da lontano. Soprattutto per affermare l’incompatibilità tra Catechismo, quindi dottrina, e il mondo così come va preso, che sarebbe una concezione della prassi immanente e per questo non veritiera circa la legge divina. Ma tant'è.
    In ordine di tempo, a mettere in dubbio la verità sull’omosessualità del Catechismo, ci aveva pensato Avvenire, con un articolo ben piazzato da Luciano Moia: “Ci sono coloro che, riconoscendosi nella tradizione cattolica ribadita nel Catechismo, sostengono la necessità di una vita affettiva condotta nella castità. Ma c’è anche chi, vescovi e teologi compresi, chiede alla Chiesa una riflessione più profonda sul significato della sessualità senza escludere una revisione della teologia morale”.
    Chi ha ragione in questo approccio da relativismo morale? Sembra di capire i secondi. Ecco qua gettate le basi per iniziare a considerare il Catechismo non più intoccabile, instillando il virus della revisione, come se la verità sull’uomo e sul progetto divino su di lui fosse un fatto meramente sociale e opinabile.
    Dopo Avvenire ci ha pensato un conciliabolo top secret nel corso del quale sono state gettate le basi, per così dire, del futuro smantellamento degli articoli 2357, 2358 e 2359 del testo magisteriale, il nemico pubblico numero uno, in cui si dice che “la Sacra Scrittura presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni” e “la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”.
    Un incontro promosso da uno dei gesuiti più in vista nell’operazione di sdoganamento dell’omosessualità, quel Padre Pino Piva che è da tempo il più “ascoltato” almeno in Italia circa i rapporti con quegli omosessuali che si dichiarano cattolici, ma non accettano la via della castità proposta dal Catechismo e successivamente dalla nota pastorale del 1986 scritta dall’allora cardinal Joseph Ratzinger.
    Il religioso, da poco a Bologna nella casa dei gesuiti, ha chiamato a raccolta nella sua nuova residenza i gruppi di cristiani Lgbt e gli operatori che in questi anni si stanno occupando in alcune diocesi nel seguire percorsi specifici, stando ben attento ovviamente a far sì che non venissero esperienze di preghiera come Courage o il gruppo Lot di Luca di Tolve, che sull’omosessualità hanno visioni opposte e fedelmente in linea con il Magistero.
    Con la piccola equipe si è presentato anche un vescovo, che ha assistito all’incontro senza però intervenire. L’incontro, aperto ai credenti Lgbt e ai sacerdoti che con loro hanno intrapreso percorsi tra i più svariati non aveva pretese di rivendicazione, ma di mettere in rete esperienze e approcci per affrontare la tematica omosex nella vita della Chiesa. Con un unico denominatore comune: la critica al Catechismo, considerato ormai l’ostacolo principale ad un pieno sdoganamento gay friendly della pratica omoerotica. Espressioni come peccato? Vecchie. L’accoglienza? Solo se si accetta l'omosessualità come variante naturale della sessualità. L’amore? Un coacervo di sentimenti e non un progetto naturale voluto da Dio.
    Dell’incontro si sa poco, ma qualche cosa è uscito sul blog di un altro sostenitore della causa omoeretica, quel don Mauro Leonardi (foto) che da tempo è della partita, arrivando anche a intervistare Vladimir Luxuria senza mettere in discussione nulla del suo pensiero. Leonardi, che ha un blog seguito, si è lasciato sfuggire alcune chicche. Ad esempio questa: “Se invece, come accade per la grandissima parte delle persone omosessuali, il convincimento è che la condizione omosessuale sia naturale e voluta da Dio, può forse essere che l'unica risposta della Chiesa sia: finché non ti adegui al Catechismo (oltretutto il Catechismo non è il Vangelo) non puoi ricevere i sacramenti? È forse possibile confessare peccati che in coscienza non si ritengono tali?”.
    Insomma, eliminato ogni dato oggettivo sulla natura umana e sul progetto di Dio, anche l’omosessualità non è altro che una opinione delle tante. E come tale va accettata e promossa. Infatti, citando anche il vescovo presente all’incontro di Bologna, Leonardi ha detto: “Io non vi dico adeguatevi al Catechismo. Dico: la Chiesa non ha ancora una risposta”.
    Sarebbe oggettivamente grave se un vescovo sostenesse la tesi della ribellione al Catechismo, che rappresenta non una mera legge da codice della strada, ma l’architettura normativa sulla quale si fonda la fede, così come sarebbe altrettanto sconvolgente se avesse davvero affermato che la Chiesa non ha ancora una risposta. Perché la risposta in realtà c’è e mostra carità e verità unite in maniera appassionata nel rispetto della castità alla quale sono chiamati anche gli omosessuali, come dimostra l’esperienza di Courage. Ma ormai il sasso è lanciato e la crociata anti Catechismo deve andare avanti.
    Operazione Catechismo: omoeresia all'assalto finale - La Nuova Bussola Quotidiana

    EFFETTO BERGOGLIO, EFFETTO RIGOGLIO, O EFFETTO TRACO(GLIO)LLO? SUPER EX COMMENTA I DATI FORNITI DA REPUBBLICA SULL’AUDIENCE PAPALE.
    MARCO TOSATTI
    Super Ex (ex Movimento per la Vita, ex Scienza & Vita, ex giornalista di Avvenire, ex docente di scuola cattolica, ma per grazia di Dio non ex cattolico) ci ha scritto per toccare un tema veramente delicato, a seguito dell’articolo scritto dal collega e sacerdote Filippo Di Giacomo, sul Venerdì di Repubblica, una testata che tutto si può definire ma non antibergogliana. Effetto Bergoglio o effetto tracollo? Aggiungiamo noi che in questi tempi natalizi a Roma si è parlato di Spelacchio, l’albero di Natale della giunta trasparente del M5S, trasparente nel senso che non se ne percepisce l’esistenza. E si è vantato Rigoglio, l’abete in piazza San Pietro. Ma dopo l’articolo di Di Giacomo ci si può chiedere, come fa Super Ex, se c’è un Effetto Bergoglio, un Effetto Rigoglio o un Effetto Traco(glio)llo…Facile fare gli smargiassi con la Raggi, è quando entrano in gioco i veri duri, come Benedetto, che si vede quanto vali…
    “In principio fu l’“effetto Bergoglio”, oggi non rimane più neppure l’effetto farfalla.
    Qualcuno ricorderà, fu il sociologo Massimo Introvigne a coniare l’espressione “effetto Bergoglio” per designare un presunto ritorno al confessionale ed alla fede grazie all’elezione dell’argentino. Allora Introvigne faceva parte della famiglia del mensile conservatore il Timone e scriveva sul quotidiano on line La Bussola, molto vicino, idealmente, al cardinal Carlo Caffarra e in generale al mondo dei Dubia. Introvigne era altresì la guida di Alleanza cattolica e di un gruppo di associazioni denominate “Sì alla famiglia”, molto attive contro il gender. Per precauzione aveva registrato anche una sorta di Partito della Famiglia, prima ancora di quello di Adinolfi.
    Politicamente, in tempi più lontani, si era schierato a difesa di entrambe le guerre in Irak promosse dall’amministrazione Bush. Insomma, così a occhio, non un fan del papa argentino, nè sulla bioetica, né sulle questioni di politica internazionale. Come potesse parlare di “effetto Bergoglio”, tanto presto, e come abbia potuto poi finire così fieramente avverso al mondo che frequentava, è, se non si vuole dar retta ai maligni, un mistero.
    Fatto si è che l’effetto Bergoglio è stato sin dal principio un effetto soprattutto mediatico.
    Bergoglio ha cercato subito quella strada, convinto che il marketing è l’anima del commercio: gli stretti rapporti intrecciati sin dal principio con giornalisti ben introdotti come Andrea Tornielli, sul fronte cattolico, e con Eugenio Scalfari, su fronte della sinistra nichilista ed anticlericale, lo dimostrano.
    Per un po’ il giochetto ha funzionato: nessuno in più, nei confessionali e alla messa. Anzi, solo in meno. Perché andare a confessarsi, se non c’è più peccato? Se esiste solo la Misericordia ed è stata abolita la Giustizia? Se gli unici peccatori, sono i “dottrinari”, coloro che credono ancora nei Dieci Comandamenti? Perché andare a messa, se Allah e Gesù Cristo uguali sono?
    Meno fedeli, ma più audience: un audience cercata ad arte con telefonate, gesti mediatici forse costruiti a tavolino da qualche abile gesuita. In verità, un papa non solo dei cattolici, ma anche degli atei, dei musulmani, dei radicali, dei comunisti… può contare su un pubblico più ampio. Così sembra. Ma la realtà è diversa. Perché con il tempo radicali, musulmani comunisti… si stancano di ascoltare qualcuno che hanno ormai annoverato tra le loro fila.
    E se anche i cattolici si stufano e si disamorano, ecco che anche l’effetto mediatico, alla fine, si sgonfia. E l’effetto Bergoglio fa… flooop…
    Non rimane quasi più nessuno a godersi le performance televisive, per quanto ben costruite. I dati parlano chiaro, e li lasciamo raccontare a Filippo Di Giacomo, vaticanista di un giornale amico, Repubblica.
    Il 5 gennaio, nell’inserto Venerdì di Repubblica, scriveva: “Papa Francesco è stato protagonista di un programma in onda ogni mercoledì, dal 25 ottobre in poi, su Tv 2000, la cosiddetta Tv dei vescovi, intitolato Padre nostro e condotto da don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova. Il programma è stato accompagnato da un grande e lungo battage pubblicitario con lancio su ogni possibile organo di comunicazione, dalla carta stampata alla radio e alla presenza di don Pozza sui principali canali televisivi nazionali. Ma nonostante l’impegno ha registrato ascolti così bassi da risultare imbarazzanti. Confermando, oltretutto, ciò che i dati di ascolto attestano da almeno 3 anni: papa Francesco, in televisione, vale la metà di Papa Benedetto XVI: se il secondo aveva una audience media intorno al 20 per cento, il suo successore si attesta tra il 9 e il 12 per cento degli spettatori”.
    Verrebbe da concludere con un semplice “amen”, se non destasse una certa repulsione l’idea che un papa decida di diventare ospite abituale di un salotto televisivo, come un don Mazzi qualsiasi; e se non destasse una acuta tristezza, in un cattolico, sapere che ormai la voce della Chiesa non interessa più a nessuno.
    Oppure, per essere un po’ ottimisti, si può vedere la vicenda sotto un’altra luce: non è che non interessa più a nessuno, proprio perchè non è la voce della Chiesa, e le pecore non riconoscono la voce del loro pastore?”.
    EFFETTO BERGOGLIO, EFFETTO RIGOGLIO, O EFFETTO TRACO(GLIO)LLO? SUPER EX COMMENTA I DATI FORNITI DA REPUBBLICA SULL?AUDIENCE PAPALE. ? STILUM CURIAE

    Come la chiesa finì, l’utopia che sta diventando realtà
    La parola utopia nacque nel 1516, cinquecento anni fa, dalla fervida mente del grande umanista e santo martire Tommaso Moro. Era il titolo di una sua opera letteraria destinata ad essere non solo un capolavoro immortale, ma anche a costituire un vero e proprio paradigma in campo letterario, filosofico e politico. La parola Utopia inventata da Moro da cinque secoli è entrata nel lessico comune con il significato di sogno, di progetto, di immaginazione proiettata sul futuro. A volte queste utopie mostrano scenari decisamente cupi se non disastrosi, e in tal caso vengono definite disopie.
    Aldo Maria Valli, il più importante dei giornalisti vaticanisti italiani, autore di numerosi testi sulla Chiesa e sui suoi protagonisti degli ultimi trent’anni, frutto della sua profonda conoscenza dei Sacri Palazzi Vaticani, ha dato alle stampe per l’editrice Liberilibri una sua utopia, dal titolo inquietante: Come la Chiesa finì.
    Il libro è una sorta di cronaca, di diario dell’evoluzione della Chiesa Cattolica dai nostri giorni fino alla sua dissoluzione. Un messaggio in bottiglia che ci proviene dal futuro, da un oscuro cronista, detto “Il Cantore cieco”, un cristiano clandestino e perseguitato, che trae le fila di decenni di auto-demolizione della Chiesa. Siamo in un futuro dove il mondo vive sotto un regime unico planetario, guidato da un’entità misteriosa e totalitaria: Coloro che Amano. Le religioni non esistono più: al loro posto ce n’è una sola, la Nuova Religione Universale, l’unica riconosciuta e consentita da Coloro che Amano.
    Lo scenario ricorda quello mostrato da un’altra celebre opera distopica, Il Padrone del Mondo dell’inglese Robert Hugh Benson. Il Cantore Cieco tuttavia pone la sua attenzione soprattutto sul processo avvenuto all’interno della Chiesa Cattolica che ha portato al completo appiattimento sulle ideologie mondane. Nello scorrere degli avvenimenti e dei pontificati, il lettore può riscontrare la realizzazione di tutte le attuali istanze progressiste. L’autore cita tutta una serie di documenti, di encicliche (ovviamente inventate) dai titoli estremamente significativi: la Delenda Doctrina, la Captatio Benevolentiae su come raccogliere approvazione da parte del mondo, la Panem et Circenses sull’Eucaristia per tutti, la Gaudeamus Igitur sul cambio di nome da Chiesa Cattolica a “Chiesa Accogliente”. A tale proposito l’autore propone anche stralci dal Vocabolario della Chiesa Accogliente, un documento che era uscito in allegato a “La Civiltà Cordiale”.
    La simpatica ironia di Aldo Maria Valli non teme troppo di nascondere la sua preoccupazione per l’evoluzione – o sarebbe meglio dire involuzione – di un pensiero cattolico sempre più lontano dall’ortodossia, e dall’ortoprassi. Una Chiesa del “bi-pensiero”, dell’ambiguità, che si avvia a fare tabula rasa di dottrina, tradizione, liturgia. Tutto per piacere al mondo. “Il desiderio di compiacere il mondo, di essere come il mondo la voleva, di non provocare conflitti, di apparire dialogante e disponibile”, aveva fatto letteralmente perdere il senno ai pastori. Così la Chiesa, guidata da pontefici che portarono tutti rigorosamente il nome di Francesco, in ricordo del papa che aveva aperto il cammino del dialogo, del rinnovamento, della rivoluzione della misericordia, arrivò a essere una semplice copia del mondo. Una copia patetica e mediocre che non interessava più nessuno.
    Una profezia terribile? Aldo Maria Valli come profeta di sventura? In realtà queste pagine, piene di una raffinata ironia e di un certo gusto per il paradosso di sapore chestertoniano, rappresenta un appassionato monito. Quello descritto dal Cantore Cieco è uno scenario futuribile purtroppo molto plausibile, lo scenario di una Chiesa dimentica di Cristo e impegnata solo a rendersi attraente per il mondo, e che così facendo finisce col tradire se stessa e si consegna nelle mani dei dominatori di turno, di una tirannia soft che innalza il vessillo dell’”amore” e abolisce la verità e la libertà. La speranza è che siamo ancora in tempo ad evitare che questo futuro si realizzi.
    https://www.radiospada.org/2017/12/c...ntando-realta/

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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Il nuovo clero costituzionale, che crede in Dossetti e Togliatti
    Sempre o quasi sempre si è data a Cesare anche la parte di Dio. Viviamo tempi meno eccezionali di quanto si pensi
    Camillo Langone
    “Birbi, impostor!”: sono gli epiteti riservati al clero messi dal Porta in bocca a Cristo nella poesia “In occasione del solenne Te Deum che fu cantato dai preti per le vittorie di Napoleone”, rileggibile grazie alla nuova, coraggiosa, necessaria traduzione di Patrizia Valduga (Carlo Porta, “Poesie”, Einaudi). “Birbi, impostor!”: dunque l’odierna apostasia ecclesiastica è un nulla di nuovo sotto il sole, dunque viviamo tempi meno eccezionali di quanto si pensi. Sempre o quasi sempre il potere è stato incensato. Sempre o quasi sempre si è data a Cesare anche la parte di Dio. Certo lascia perplessi che oggi la perdita della fede in San Matteo, San Marco, San Luca e San Giovanni porti vescovi e arcivescovi, tutto il nuovo clero costituzionale, a credere, o a fingere di credere, in Dossetti e Togliatti (impressionante, sull’ultimo numero di “Civiltà cattolica”, firmato da padre Francesco Occhetta, l’atto di adorazione al vitello di carta partorito dai costituenti nel 1947). Ma non deve sorprendere né sconvolgere, è un meccanismo talmente trito che già nelle poesie del Porta venne liquidato in pochi versi. Ci si concentri piuttosto su una poesia molto più lunga e molto più bella, “La Ninetta del Verzee”, dedicata dal Porta a un’altra birba: che però vendeva del suo.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...liatti-176473/

    La lunga marcia vaticana verso la resa alla Cina
    È vera la notizia per cui a due vescovi legittimi è stato chiesto dalla delegazione vaticana di dimettersi per fare posto a due vescovi dell’Associazione patriottica. E papa Francesco sa e condivide tutte le mosse dei suoi diplomatici in Cina. È quanto si desume dal secco uno-due della Santa Sede in risposta al vescovo emerito di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen Ze-kiun: prima con il comunicato della sala Stampa il 30 gennaio e poi con la lunga intervista a Vatican Insider del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin.
    La clamorosa notizia della richiesta rimozione dei due vescovi legittimi era stata data dall’agenzia Asia News e poi confermata dal cardinale Zen che, prima alla Nuova BQ e poi nel suo blog, aveva dato conto anche del suo viaggio a Roma per consegnare a papa Francesco la lettera addolorata di uno dei due vescovi, monsignor Zhuang Jianjian di Shantou (Guangdong). Dall’incontro con il Papa il cardinale Zen aveva ricavato la convinzione che egli non avesse alcuna intenzione di procedere nella direzione di una resa totale al regime comunista cinese, come invece l’operato della delegazione vaticana lasciava supporre.
    E allora ecco puntuale il comunicato della Sala Stampa a precisare che «il Papa è in costante contatto con i Suoi collaboratori, in particolare della Segreteria di Stato, sulle questioni cinesi, e viene da loro informato in maniera fedele e particolareggiata sulla situazione della Chiesa Cattolica in Cina e sui passi del dialogo in corso tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, che Egli accompagna con speciale sollecitudine». Comunicato che non nasconde la stizza nei confronti del cardinale Zen a cui viene dedicata l’acida chiusura: «Desta sorpresa e rammarico, pertanto, che si affermi il contrario da parte di persone di Chiesa e si alimentino così confusione e polemiche».
    Nessun cenno invece alla vicenda dei due vescovi, una conferma indiretta della veridicità dei fatti. Rafforzata dall’intervista del cardinale Parolin che, dietro a tante parole di comprensione e apprezzamento per le sofferenze patite dalla cosiddetta Chiesa clandestina, conferma che sarà questa a dover pagare il prezzo della normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il regime cinese. Si potrebbe già eccepire sul linguaggio eccessivamente diplomatico del segretario di Stato che parla con la lingua di Pechino («Nuova Cina» è la definizione della Cina comunista) e, tralasciando le decine di migliaia di cattolici (tra vescovi, preti e laici) uccisi o rinchiusi e torturati nei Laogai (i gulag cinesi), liquida con un «gravi contrasti e acute sofferenze» la spaccatura della Chiesa dovuta all’iniziativa del regime cinese di creare una Chiesa nazionalista, slegata dal Papa, con la formazione dell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi.
    Parolin se la prende con chi usa parole come resa, tradimento, compromesso, che hanno un sapore politico mentre la Chiesa, dice lui, si muove solo per ragioni pastorali; quindi bisognerebbe usare un altro vocabolario: servizio, dialogo, misericordia, perdono, riconciliazione, eccetera. Ma il cardinale Parolin deve pure rendersi conto che se anche le motivazioni della Santa Sede sono pastorali, quella che la Santa Sede sta conducendo è una trattativa politico-diplomatica. E il termine “resa” è più che appropriato per quello a cui si sta assistendo, perché la Santa Sede sta concedendo al regime comunista cinese il potere sulla nomina dei vescovi cattolici (fatto già grave in sé) senza avere nulla in cambio, visto che il governo in questi mesi ha intensificato la sua repressione delle comunità cattoliche e da oggi, 1 febbraio, entra anche in vigore un nuovo regolamento sulle attività religiose che darà un ulteriore giro di vite.
    La vicenda dei due vescovi da rimuovere è ancora più grave perché i sostituti voluti dal governo cinese e avallati dalla Santa Sede sono tuttora “non riconciliati” con Roma. Non sono cioè neanche tra quelli che, pur avendo aderito all’Associazione patriottica, hanno chiesto negli anni passati di essere accolti nella comunione con la Chiesa universale. Uno smacco totale nei confronti dei cattolici che per decenni hanno patito grandi sofferenze per la loro fedeltà al Papa, e fonte di grave confusione. Perché è legittimo allora chiedersi se, per la Santa Sede, a sbagliare siano stati i vescovi, i preti e i laici che hanno accettato anche il martirio per restare fedeli alla Chiesa.
    Tanto più che lo stesso cardinale Parolin riconosce che nei rapporti con Pechino «la scelta dei vescovi è cruciale», come del resto lo è sempre stata: essa infatti è il cuore stesso della divisione tra Associazione patriottica, controllata dal partito comunista, e Chiesa clandestina. Sebbene già dagli anni ’90 la Santa Sede abbia avuto un atteggiamento molto disponibile e dialogante nei confronti di Pechino (al contrario di quel che sostiene il cardinale Parolin), oggi si nota una svolta radicale. Finora infatti l’ostacolo era considerato l’Associazione patriottica e la pretesa del regime comunista di nominare i vescovi, oggi invece si capisce che per la Santa Sede l’ostacolo è tristemente rappresentato dalla Chiesa clandestina.
    La lunga marcia vaticana verso la resa alla Cina - La Nuova Bussola Quotidiana

    Cina, la Chiesa adesso rischia un nuovo scisma
    FRANCESCO BOEZI
    Il Vaticano ha chiesto a due vescovi legittimi di fare un passo di lato per favorire la nomina di altri due presuli, che però risultano essere illegittimi, ma contigui al governo cinese. La notizia è stata rilanciata da Asia News. “Lo scorso dicembre – ha scritto l’agenzia citata – mons. Pietro Zhuang Jianjian di Shantou (Guangdong) è stato obbligato ad andare a Pechino dove “un prelato straniero” del Vaticano gli ha chiesto di lasciare la cattedra al vescovo illecito Giuseppe Huang Bingzhang”. La medesima richiesta, poi, è stata fatta lo scorso ottobre a Mons. Giuseppe Guo Xijin, che da vescovo ordinario dovrebbe diventare l’ausiliare di un illegittimo. L’intento, pare chiaro, è quello favorire il dialogo tra la Chiesa cattolica e l’autorità governativa della Cina accondiscendendo a qualche richiesta proveniente da quest’ultima. Ma non a tutti sta bene. Il governo cinese, d’altro canto, ha tutto l’interesse a rimuovere due vescovi “sotterranei”, cioè due difensori della fede cattolica ostili per dottrina e convinzione all’assolutizzazione ideologica.
    Il cardinale Zen, che è un esponente di spicco della Chiesa cinese, sarebbe stato in qualche modo “esautorato” dal processo decisionale in questione. Il porporato, che è l’arcivescovo di Honk Kong, ha scritto una lettera sul suo blog, che è stata rilanciata da più di una fonte giornalistica. Poche, in realtà, considerando la portata della notizia. “Francesco – ha scritto Sandro Magister sul suo di blog – gli ha risposto d’aver dato ordine di “non creare un altro caso Mindszenty”, alludendo all’eroico cardinale primate d’Ungheria che nel 1971 fu obbligato dalle autorità vaticane a lasciare il suo paese, nel 1973 fu rimosso dalla sua carica e nel 1975 fu sostituito da un nuovo primate gradito al regime comunista”. Zen, insomma, ha sostenuto in qualche modo di essere stato “avvisato” dal pontefice sulle conseguenze di una eventuale e strenua resistenza alle mosse cinesi del Vaticano. Un retroscena che fornirebbe la prova definitiva di un clima molto teso e per nulla dialettico.
    “In questo momento cruciale e a causa della confusione che regna nei media – ha scritto nella missiva il cardinale di Honk Kong – conoscendo in modo diretto la situazione di Shantou e in modo indiretto quella di Mindong, mi sento in dovere di condividere la mia conoscenza dei fatti, affinché le persone sinceramente preoccupate per il bene della Chiesa possano conoscere la verità a cui hanno diritto. Sono perfettamente cosciente che, facendo ciò, sto parlando di cose che tecnicamente sono qualificate come “confidenziali”. Ma la mia coscienza mi dice che in questo caso, il “diritto alla verità” dovrebbe superare ogni “dovere di confidenzialità”. Zen, quindi, ha deciso di “vuotare il sacco”, prescindendo dalla natura confidenziale delle notizie rivelate.
    “Nonostante il pericolo di essere accusato di rompere la confidenzialità – ha ribadito il cardinale – ho deciso di dirvi quanto sua Santità ha detto: “Sì, ho detto loro [i suoi collaboratori nella Santa Sede] di non creare un altro caso Mindszenty”! Ero là alla presenza del Santo Padre, in rappresentanza dei miei fratelli cinesi nella sofferenza. Le sue parole dovrebbero essere ben comprese come una consolazione e un incoraggiamento più per loro che per me”. Pur dichiarando assoluta fedeltà al pontefice della Chiesa cattolica, il cardinale Zen sembra non essere intenzionato a “mollare la presa” sulla vicenda Si è dichiarato “fiero”, del resto, di rappresentare “un ostacolo” a quella che ritiene essere una vera e propria “svendita” della religione cattolica al governo cinese. Una specifica posizione assunta da quest’ uomo di Chiesa, infine, è destinata a far discutere più delle altre: per il cardinale Zen, la cosiddetta “Chiesa indipendente”, cioè quella patriottica e resistente al Vaticano, è una realtà scismatica. Bergoglio, insomma, si starebbe appoggiando a quest’ultima persino preferendola a quella riconosciuta dalla Chiesa di Roma. Le conseguenze derivanti da quanto evidenziato potrebbero sembrare banali e circoscritte alla nazione asiatica, ma data la situazione di divisione dottrinale vissuta dalla Chiesa, verrebbe da consigliare di mantenere gli occhi fissi sulla Cina. Un effetto domino, per quanto solo ipotizzabile, non è del tutto escludibile dal paniere delle ipotesi.
    Cina, la Chiesa adesso rischia un nuovo scisma - Gli occhi della guerra

    Non erano in linea con il Papa: ecco i cardinali "misericordiati"
    Bergoglio "monopolizzatore" della Curia di Roma. Ecco i "misericordiati", cioè i cardinali allontanati dal pontefice perchè non in linea dottrinalmente
    Giuseppe Aloisi
    I detrattori dell'operato del pontefice insistono molto sul fatto che Papa Francesco sia solito "esautorare" o direttamente "rimuovere" coloro che si oppongono alle sue aperture dottrinali. I vaticanisti "antibergogliani" hanno coniato un termine specifico per questo fenomeno: "misericordiati", cioè uomini di Chiesa che, mediante la somministrazione della "misericordina", hanno dovuto abbandonare i loro incarichi o sono finiti ai margini delle logiche vaticane.
    La Chiesa promossa dall'argentino, insomma, sarebbe sì "accogliente", ma solo a partire dall'accettazione passiva delle svolte progressiste. Poca compassione, invece, verrebbe mostrata ai cardinali conservatori, gli stessi che hanno sollevato forti perplessità su Amoris Laetitia, sulla rivalutazione di Lutero, sulla carenza di spiritualità della pastorale bergogliana e così via.
    Le disposizioni sull'eucarestia, fanno notare da ambienti tradizionalisti, rientrerebbero nelle competenze del cardinal Robert Sarah, che è il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. La commissione per la cosiddetta "messa ecumenica", invece, cioè la discussa celebrazione di un rito comune tra cattolici e protestanti, sarebbe stata affidata al cardinale Walter Kasper, appartenente all'ala più progressista della Chiesa tedesca. Quella rappresentata dal cardinale Marx, per intenderci, favorevole ai "viri probati" e all'affidamento ai laici delle diocesi rimaste prive di un sacerdote.
    Il cardinale in questione, peraltro, è stato anche corretto pubblicamente da Bergoglio sull'interpretazione del Motu Proprio Magnum Principium, riguardante le competenze per la traduzione dei testi liturgici. Sarah, insomma, sarebbe rimasto solo formalmente al vertice della Congregazione di cui è prefetto, ma in realtà sarebbe stato "esautorato". "Non lo rimuove solo perché troppo vicino a Benedetto XVI", osano dire dal fronte tradizionalista.
    Il cardinale Mueller, che com'è noto è a sua volta dottrinalmente molto contiguo a Joseph Ratzinger, non è più il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Al suo posto è stato nominato un gesuita: il cardinale Luis Franciso Ladaria. Il cardinale Raymond Leo Burke, ancora, è stato rimosso da Bergoglio dall'incarico di prefetto del Tribunale supremo della Signatura apostolica, cioè della Cassazione del Vaticano. Gli è stato conferito, quasi in sostituzione, il titolo onorifico di Sovrano Ordine di Malta. Burke, come i lettori ricorderanno, è uno dei quattro sottoscrittori dei "dubia" su Amoris Laetita, l'esortazione apostolica del pontefice che ha aperto all'accesso ai sacramenti per i "divorziati risposati".
    Antonio Cañizares Llovera è un cardinale tradizionalista che sta molto "simpatico", per usare un termine improprio, agli ambienti della comunità di San Pio X. Non è un seguace di Marcel Lefebvre, ma è un sostenitore, come Robert Sarah del resto, della messa in rito antico. E questo sarebbe il motivo per cui Bergoglio lo avrebbe "rispedito" nella sua diocesi d'origine, quella di Valencia. il cardinale genovese Mauro Piacenza, invece, ha dovuto lasciare la Congregazione per il clero, per essere "declassato" a penitenziere maggiore. Questa scelta del papa fece molto rumore dato che Piacenza era considerato da tutti l'erede naturale del cardinal Tarcisio Bertone.
    Il cardinale Zen, che è un esponente di spicco della Chiesa cinese, ha recentemente tuonato contro Papa Francesco per due nomine in sostituzione di vescovi legittimi: due esponenti dell'episcopato cinese graditi al governo, insomma, sarebbero stati scelti al posto dei due presuli titolari. Zen non avrebbe avuto voce in capitolo sulla decisione del pontefice e sarebbe stato a sua volta "esautorato".
    Cardinali "silurati", "espropriati" delle loro competenze o più banalmente allontanati dalla posizione ricoperta. Per i vaticanisti apertamente contrari all'operato del Papa, lo scopo di Bergoglio è quello di "monopolizzare" la Curia escludendo dai ruoli chiave l'ossatura delle investiture promosse dal suo predecessore. Il carattere dell'argentino, sottolineano alcuni commentatori tradizionalisti, non è incline al dialogo e per niente predisposto alla dialettica interna. Secondo queste considerazioni, quindi, anche il cardinale Sean O'Malley, che ha criticato Francesco per le parole sul "caso Barros", e il cardinale olandese Eijk, che invece è tornato a chiedere "chiarezza" su Amoris Laetitia, dovrebbero subire a breve le conseguenze della "rottamazione" in salsa bergogliana.
    Non erano in linea con il Papa: ecco i cardinali "misericordiati"

    ERESIE
    La Conferenza episcopale tedesca apre all'aborto
    Massimo Cacciari subito dopo la rinuncia di Benedetto XVI rilasciò profeticamente a Vita (11/03/13) un’intervista in cui spiegò che la Chiesa avrebbe perso la sua funzione di “porre un freno”, di Katécon, il potere citato da san Paolo capace di arginare l’avanzata del pensiero aticristico.
    Allora le parole del filosofo apparvero come alcune fra tante supposizioni, anche perché si sperava in un pontificato capace di opporsi al male con ancora più forza di quello di Giovanni Paolo II prima e di Benedetto XVI, i papi che rappresentavano un ostacolo alle spinte eretiche (anche nella Chiesa stessa) contrarie al pensiero di Cristo contenuto nel Magistero millenario della Chiesa.
    Invece oggi accade che intere Conferenze episcopali possano mettere in dubbio le fondamenta della dottrina cattolica, che mai potranno cambiare, agendo non solo indisturbati ma come traino della Chiesa per portare con sé la maggioranza dei fedeli più che mai confusi.
    Il 25 gennaio scorso, Lifesitenews ha pubblicato la notizia della decisione della Conferenza episcopale tedesca di sostenere un’organizzazione di consultori, la Donum Vitae, la cui prassi è quella di rilasciare certificati abortivi alle donne. Il fatto è ancora più grave se si pensa che sono 20 anni che i vescovi tedeschi fanno a braccio di ferro con il Vaticano per dare il proprio appoggio a questa organizzazione. Non a caso sul sito ufficiale dei vescovi si legge che “la Conferenza episcopale tedesca ha ufficialmente evidenziato, per la prima volta, che l’associazione Donum Vitae lavora per la protezione della vita (…). Nello stesso tempo, i vescovi ora danno il permesso agli ex dipendenti dell’organizzazione di avere un lavoro, prima proibito, all’interno dei consultori cattolici”.
    Il sito americano riporta anche una lettera del presidente della Conferenza episcopale della Germania, il cardinale Reinhard Marx, membro del consiglio ristretto di papa Francesco, all’organizzazione laicale Central Committee of German Catholics per cui “non vi è dubbio che l'obiettivo di Donum Vitae - così come quella consulenza alle donne gravide che si svolge sotto la responsabilità dei vescovi - sia la protezione delle persone non nate”.
    Peccato che nel 1998 Giovanni Paolo II chiese esplicitamente che i consultori operanti nel sistema di consulenza pubblico per le donne gravide, che costringeva tutti i consultori a rilasciare i certificati per l’aborto su richiesta della donna, potessero godere dell’obiezione di coscienza. La risposta di tutte le regioni tedesche fu negativa. Pertanto i vescovi, nel settembre dell’anno successivo furono richiamati dalla Congregazione per la dottrina della fede affinché sostenessero il divieto di rilascio di tali certificati alle organizzazioni cattoliche. Ma nel 1999 l’organizzazione laicale Central Committee of German Catholics fondò Donum Vitae, la quale continuò a lavorare nel sistema dei consultori pubblici con circa 200 centri, rilasciando su richiesta i certificati.
    Per volontà del Vaticano, però, la Conferenza episcopale tedesca nel 2006 dichiarò che Donum Vitae non era da considerarsi un’organizzazione cattolica. Senza ottenere risultati i vescovi provarono ancora ad appellarsi al papa affinché revocasse il divieto, perché secondo loro, come secondo Donum Vitae, rimanendo nel sistema si sarebbero potute incontrare molte donne, cercando di convincerle a non abortire, per poi rilasciare il permesso di omicidio del figlio qualora non fossero riuscite a cambiare idea. Esattamente il contrario di quanto predicato dalla Chiesa sulla vita come indisponibile e di quanto deciso dalla congregazione fondata da Madre Teresa di Calcutta, che piuttosto che permettere che uno solo dei centinaia di bambini a loro affidati fosse adottato da due persone dello stesso sesso (come stabilito dalla nuova legge indiana) chiusero tutti i loro orfanotrofi. Certe, spiegarono, che “Dio si prenderà cura di loro”.
    Se un tempo la posizione delle suore Missionarie della carità poteva non essere compresa dalle frange progressiste della Chiesa, aveva però sicuro appoggio nei vertici pronti a ribadirla e a difenderla. Oggi, invece, la scelta di seguire integralmente il Vangelo non solo non ha più questa garanzia, essendo lasciata al singolo, ma spesso viene bollata come folle e mancante di carità. Resta una sola garanzia alla speranza che il seme della verità torni a germogliare e sta proprio nel fatto che basta poco per custodirlo. Come disse il beato martire Popieluszko, ricordando che se alla menzogna servono molti uomini e propaganda: "Non c’è bisogno di molti uomini per proclamare la verità...perché la nostalgia della verità è connaturata all’uomo", anche se "per il buon seme della verità a volte bisogna pagare un prezzo molto alto".
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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Chiesa, il problema non è la pedofilia ma l'omosessualità
    Lo scandalo per gli abusi sessuali in Cile è ormai una mina vagante che rischia di esplodere anche a Roma. I fatti sono ormai noti e ruotano attorno alle coperture eccellenti - cilene anzitutto ma ora anche romane - di un famoso sacerdote cileno, padre Fernando Karadima, leader di una comunità da cui sono usciti diversi preti e vescovi, tra cui il contestatissimo Juan Barros, al centro della vicenda che ora vede protagonista anche papa Francesco.
    Proprio la credibilità di quest’ultimo nel trattare i casi di pedofilia è ormai apertamente messa in discussione anche da testate progressiste, dopo quanto accaduto alla fine della recente visita in Cile. Già nel mirino per avere, nel gennaio 2015, nominato Barros vescovo di Osorno malgrado la forte opposizione di una parte dell’episcopato cileno e dei fedeli di quella diocesi, le dichiarazioni di papa Francesco al termine della visita in Cile hanno sollevato un vero e proprio polverone. A chi gli chiedeva conto di questa nomina, il Papa – con parole forti - ha risposto parlando di calunnie e mancanza di prove nei confronti del vescovo Barros, concetto poi ribadito nella conferenza stampa in aereo anche se cercando almeno di correggere la terminologia (ma dopo un pubblico comunicato di censura firmato dal cardinale O’Malley, uno dei nove consiglieri chiamati dal Papa a ridisegnare la Curia romana, che è anche a capo della Commissione vaticana per la tutela dei minori). Inoltre papa Francesco aveva affermato di non aver mai ricevuto nulla dalle presunte vittime di abusi che accusasse Barros.
    Ora invece, il documento pubblicato due giorni fa dall’Associated Press dimostrerebbe esattamente il contrario: sarebbe stato proprio il cardinale O’Malley a consegnare al Papa nell’aprile 2015 una lettera di otto pagine in cui una delle vittime di padre Karadima racconta nei dettagli gli abusi subiti e la responsabilità diretta di Barros.
    Peraltro questa smentita della versione del Papa sembra essere la ciliegina sulla torta di un atteggiamento che già aveva suscitato forti perplessità. Nel 2014 infatti papa Francesco aveva già disposto che monsignor Barros rinunciasse al ministero episcopale salvo poi ritornare sui suoi passi, nominarlo vescovo di Osarno e difendere la sua nomina a spada tratta, malgrado le critiche della Conferenza episcopale cilena. Il Papa non ha spiegato neanche al ritorno dal Cile il motivo di questo repentino cambio di indirizzo, ma fonti vaticane indicano nel cardinale Francisco Javier Errazuriz la vera causa della trasformazione. L’ex arcivescovo di Santiago è infatti nel famoso C9 (consiglio dei nove cardinali) che affianca il Papa nel disegno di riforma della Curia. Errazuriz gode certamente della fiducia e della stima di papa Francesco, che infatti lo ha voluto nel C9, ma in Cile è ritenuto il grande “insabbiatore”, colui che per anni ha impedito che si prendessero provvedimenti nei confronti di Karadima e ritardato ogni accertamento della verità. Facile pensare che nell’atteggiamento del Papa abbia molto pesato il ruolo dell’anziano cardinale cileno.
    Ma a parte la ricostruzione della vicenda Barros, il caso del Cile è importante perché conferma ciò che già è noto ma viene sempre censurato. Ovvero i cosiddetti casi di pedofilia sono in realtà nella stragrande maggioranza problemi di omosessualità. Come noto, la pedofilia propriamente detta riguarda l’attrazione degli adulti nei confronti di bambini prepuberi. Quando si tratta di adolescenti si deve invece parlare di efebofilia e ha per protagonisti persone omosessuali. È ciò di cui parliamo per il Cile, ma riguarda almeno l’80% dei casi che passano erroneamente alla cronaca come casi di pedofilia nella Chiesa. Questa è almeno la casistica che emerge dai rapporti del John Jay College sui casi registrati nella Chiesa americana.
    Potrebbe sembrare una differenza da poco – sempre di abusi su minori si tratta, si potrebbe dire – e invece è un punto fondamentale, perché permette di dire con chiarezza che il problema nella Chiesa non è la pedofilia ma l’omosessualità. È questa una realtà che si vuole occultare perché sgradevole alla lobby gay impegnata a promuovere la normalizzazione dell’omosessualità nella Chiesa. Soprattutto in questi ultimissimi anni stiamo assistendo a una offensiva omosessualista senza precedenti, ormai arrivata ad attaccare il Catechismo, come abbiamo visto proprio nei giorni scorsi. Il caso dei corsi per fidanzati omosessuali a Torino – ora sospesi dopo la reazione suscitata – e la benedizione per le coppie omosessuali avallata dal cardinale Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, sono soltanto gli ultimi episodi. È chiaro che si gioca sull’equivoco dell’accoglienza delle persone con tendenze omosessuali – che è doverosa – per far passare l’omosessualità, che è invece "un disordine oggettivo". Non a caso nella Chiesa italiana, ad esempio, vengono ostacolate quelle esperienze di accompagnamento che sono nel solco dell’insegnamento della Chiesa – come Courage e l’Associazione Lot di Luca di Tolve – per dare spazio invece a quelle associazioni che promuovono l’esperienza Lgbt, che sostengono che l’omosessualità sia un orientamento sessuale tale e quale all’eterosessualità.
    È la riprova di quanto la lobby gay si sia ormai radicata nella Chiesa; anzi, possiamo affermare con sicurezza che è in atto una scalata all’interno della gerarchia ecclesiastica, con l’occupazione di posti chiave in Vaticano e in molte diocesi e organismi ecclesiali (per non parlare dei media, vedi il caso Avvenire). Si può tranquillamente affermare che la lobby gay non è mai stata tanto potente nella Chiesa, e anche il pasticcio cileno è figlio di questo strano intreccio di legami torbidi e ricatti.
    Proprio questo fattore rischia di vanificare gran parte del lavoro fatto durante i pontificati di san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI per colpire gli abusi sessuali sui minori. Lo dimostra anche il recente depotenziamento della sezione disciplinare della Congregazione per la Dottrina della Fede chiamata ad occuparsi dei casi di abusi sessuali da parte del clero: fino a pochi mesi fa erano dieci gli ufficiali della Congregazione che si occupavano dei voluminosi dossier al riguardo; proprio per la mole di lavoro era stato promesso un aumento dell’organico, invece l’improvviso licenziamento di tre sacerdoti da parte del Papa (senza dare ragioni, denunciò l’allora prefetto cardinale Gerhard Müller) ha ridotto a sette gli incaricati, e senza alcuno che sia di madrelingua francese e inglese.
    In altre parole, la vicenda Barros non è un episodio isolato, è solo la punta dell’iceberg.
    Chiesa, il problema non è la pedofilia ma l&#039;omosessualità - La Nuova Bussola Quotidiana

    OMOERESIE
    Esercizi spirituali per il Papa tenuti da sacerdote pro-gay?
    Suor Maria Teresa Forcades i Vila è una teologa che si batte per il riconoscimento dell’omosessualità in casa cattolica. Ora sta promuovendo in Italia il suo ultimo libro: “Siamo tutti diversi! Per una teologia Queer” (Castelvecchi Editore). Un precedente suo libro “A teologia feminista na história” ha visto la prefazione del sacerdote poeta José Tolentino de Mendonça, assai legato alla monaca eterodossa.
    Nella prefazione possiamo leggere “Teresa Forcades i Vila è un nome che, per molte ragioni, vale la pena aver presente. (…) Ovunque agisca, il suo metodo è coraggiosamente lo stesso: indicare le contraddizioni e cercare alternative di interpretazione che sostengano una rottura di significato e civiltà. Una delle convinzioni con cui questo libro ci lascia è che il futuro del cristianesimo dipende molto dal processo di sgombero che siamo capaci di fare del suo passato e del suo presente. C’è molto silenziamento, c’è troppa vita sommersa, c’è una repressione culturale che fa sì che la storia, nella sua versione dominante, nasconda ciò che la mette in questione e la muove in altre direzioni. Il Vangelo di Giovanni dice che “lo Spirito soffia dove vuole” (Gv 3, 8), ma la storia non sempre lo sa. Ora, abbiamo bisogno di ascoltare la stessa cosa raccontata in un altro modo, segnalata da altre voci, da diciture insolite, a partire da altre esperienze. Teresa Forcades i Vila ci ricorda la cosa essenziale: che Gesù di Nazareth non ha codificato né regolato. Gesù visse. Cioè, ha costruito un’etica della relazione; somatizzava la poetica del suo messaggio nella visibilità della sua carne; espose come premessa il proprio corpo”.
    Tolentino de Mendonça è stato chiamato a tenere i prossimi esercizi di Quaresima per la Curia romana a cui parteciperà anche il santo Padre. Viene da domandarsi se le simpatie alle teorie hegeliane-storiciste della Forcades mostrate dal sacerdote portoghese tocchino anche quelle favorevoli all’omosessualità.
    Esercizi spirituali per il Papa tenuti da sacerdote pro-gay? - La Nuova Bussola Quotidiana

    TORINO
    Ritiro spirituale di fedeltà gay, il vescovo all'appello
    L’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia è chiamato all’appello. Ora che l’attività pastorale verso gli omosessuali di don Gianluca Carrega si è mostrata in tutto il suo clamore come una pastorale dell’omoeresia, per il pastore di Torino è venuto il momento di prendere una posizione chiara: o confermare il ritiro spirituale per coppie gay per aiutarle a “scoprire il valore della fedeltà nella loro relazione” in una provocatoria ordalia che sembra sfidare tutto in un colpo la Sacra Scrittura e il Catechismo della Chiesa, oppure richiamare quel sacerdote che si fregia di essere il primo incaricato in una diocesi italiana per seguire gli omosessuali e assumersi il gravoso compito di ristabilire il corretto approccio dottrinale della Chiesa verso le persone con tendenze omosessuali.
    Questo non può non passare dalla proposta della castità e del fermo rifiuto di qualunque tipo di unione, sia essa “celebrata” in un municipio che saltuaria o di fatto. Ne va della tenuta di un progetto soprannaturale sull’uomo che la Chiesa ha custodito in questi secoli con la misericordia e la giustizia.
    A chiederlo a Nosiglia, dopo l’articolo della Stampa che ha fatto il giro delle agenzie, sono i sacerdoti della diocesi, in stragrande maggioranza perplessi dalle parole di un loro confratello, che di fatto parla a nome del vescovo. Parole che gettano in un cestino la verità che la Chiesa ha sempre insegnato su atti che non sono secondo natura e che sono sempre intrinsecamente e gravemente disordinati. Questo almeno è quello che dice la dottrina, se qualcosa è cambiato non è con queste incursioni radicali che lo si potrà imporre al sensus fidei di un clero sempre più rattristato e smarrito.
    Ma lo chiedono anche tante famiglie che sperimentano la fedeltà come vincolo esclusivo principalmente a Gesù, una fedeltà che si dispiega attraverso tutti i passi che Lui chiede. C’è dolore in queste missive inviate al vescovo: il dolore di chi non riesce a comprendere il rovesciamento della verità da parte di un sacerdote che può dichiarare come esista una fedeltà in una relazione che la Chiesa definisce intrinsecamente disordinata, cioè contro l'originale volontà del Creatore.
    Domande a cui Nosiglia, che è pastore, dovrà ora cercare di dare risposte nonostante questo sia il tempo delle non-risposte dei pastori.
    Una su tutte: «Com’è possibile una fedeltà che si fonda su un mero rapporto sessuale e su un rapporto sessuale contro natura? Per proseguire con lo smarrimento di chi si ritrova a dover fare i conti con un prete insegnante in seminario che si vanta pubblicamente di prescindere dai dieci comandamenti: quali sacerdoti verranno formati? Fino ad arrivare ad una supplica filiale: rassicurare la diocesi che l'errore è condannato e che i cattivi maestri carezzevoli non possono portare all'ignoranza su Cristo e sulla natura umana.
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    I salmi censurati
    Le preghiere scomparse per rendere le liturgie più comprensibili
    di Camillo Langone
    Davide, re d’Israele e santo del Calendario, vincitore di Golia e antenato di Cristo, dovevo immaginarmelo ma non lo sapevo e l’ho scoperto grazie a “Salmi censurati” di André Wénin (EDB): la Chiesa ti ha imbavagliato. E non è stato Papa Francesco bensì Paolo VI, nel 1971, siccome il rinnegamento della Bibbia è una storia vecchia che ebbe un’accelerazione quando nella liturgia entrarono le lingue nazionali. I preti volevano risultare più comprensibili ma presto si accorsero che l’oscurità aveva i suoi vantaggi. Finché i tuoi salmi 58 e 109 erano in latino, nessun problema. Quando si cominciarono a leggere in italiano cominciarono i dolori: divenne evidente che non erano compatibili con l’edulcorato, e molto inventato, cattolicesimo post-conciliare. E allora zac, censura, via dalla liturgia delle ore, via ovviamente dalle prediche. Io non ti rinnego, Davide, e da quando so che ti hanno censurato ripeto più spesso le tue sante parole: “Il giusto laverà i piedi nel sangue dei malvagi”.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...surati-177377/

    DELIRI
    Sorondo e la Dottrina social(ista) della Chiesa
    «In questo momento, quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi». Basterebbe questa frase – che è l’incipit di una intervista sulla Cina rilasciata a Vatican Insider (edizione in spagnolo) - per provocare il licenziamento immediato di monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali. Oltre ad essere un insulto al buon senso, una tale affermazione rappresenta una miscela esplosiva di: ignoranza abissale (sia della Dottrina sociale che della situazione in Cina), dipendenza ideologica, e disprezzo dei cristiani cinesi, che soffrono tuttora una dura persecuzione.
    È un mix che rivela impietosamente la totale inadeguatezza del prelato argentino a ricoprire un ruolo così delicato in Vaticano. Tanto più che a quella affermazione iniziale seguono una serie di idiozie che descrivono la Cina popolare come una sorta di paradiso in terra, un po’ come i vecchi comunisti italiani si figuravano l’Unione Sovietica di Stalin. Rispetto per l’ambiente, priorità del lavoro per tutti, non ci sono baraccopoli, non c’è droga, e via delirando.
    Ma la cosa ancora più incredibile è che a sostegno delle proprie tesi sul servizio al bene comune che il regime cinese promuoverebbe, Sorondo cita l’economista Stefano Zamagni che glielo avrebbe «assicurato» personalmente. Da noi interpellato al telefono, ovviamente il professor Zamagni cade dalle nuvole e – oltre a rinviare ai suoi libri e interventi pubblici per conoscere il suo pensiero - fa notare che «si può parlare di bene comune solo all’interno della tradizione cristiana». Della Cina si può dire che negli ultimi anni ha promosso politiche volte a «diminuire le disuguaglianze economiche», ma parlare di bene comune è semplicemente ridicolo; anzi Zamagni mette in guardia dal fermarsi al solo aumento del Pil senza considerare altri indicatori sociali che danno un’immagine della Cina molto meno idilliaca.
    Purtroppo siamo abbastanza certi che ancora una volta non accadrà nulla. Perché, e questo ci interessa sottolineare, l’uscita sulla Cina non è una semplice gaffe – per quanto assurda – di un personaggio pittoresco ma tutto sommato innocuo. Fosse così ce la caveremmo con una risata. No, qui la situazione è molto più seria. Intanto le assurdità sulla Cina si inseriscono in un contesto più ampio di cedimento della Santa Sede davanti al regime di Pechino, che in Vaticano viene dipinto in modo irragionevolmente ottimistico. Dunque l’uscita di Sorondo, che ha rappresentato in Cina la Santa Sede per una conferenza internazionale sul trapianto degli organi, rivela un atteggiamento nei confronti della Cina che va ben oltre le sue preferenze personali.
    Inoltre monsignor Sorondo, con le sue Accademie, è diventato in questi anni il punto di riferimento per la svolta “umanitarista” della Santa Sede che, ad esempio, ha permesso l’infiltrazione in Vaticano dei più noti esponenti del movimento per il controllo delle nascite. Non a caso sono cominciate aperture importanti sul tema della contraccezione. Per non parlare del tentativo di far passare una ipotesi scientifica – quella di un catastrofico riscaldamento globale causato dalle attività umane – per magistero autentico. E le cose sono maturate a tal punto che monsignor Sorondo qualche tempo fa ha potuto tranquillamente affermare che «stiamo vivendo un momento magico perché per la prima volta, il discorso della Chiesa e il discorso del mondo rappresentato dalle Nazioni Unite vanno insieme». Un momento magico, come magica è la situazione in Cina.
    Ma è proprio qui la posta in gioco: l’omologazione della Chiesa cattolica al pensiero del mondo. E in questo Sorondo è soltanto una pedina.
    Sorondo e la Dottrina social(ista) della Chiesa - La Nuova Bussola Quotidiana

    L'inaccettabile adulterio sdoganato dai vescovi
    Caro Direttore,
    il 23 gennaio i Vescovi dell’Emilia Romagna hanno pubblicato le indicazioni per l’applicazione del cap. VIII di Amoris Laetitia, come è stato prontamente segnalato da La Nuova BQ. Il 23 gennaio è anche tradizionalmente il giorno della celebrazione liturgica dello Sposalizio di Maria Santissima e di san Giuseppe, il matrimonio più fedele, casto e soprannaturale che sia mai esistito e mai esisterà sulla faccia della Terra. Eppure, per un certo gusto di fare dispetti di quelli “del piano di sotto”, proprio quel giorno ha inaugurato ufficialmente, qui in Emilia Romagna, dove vivo, la benedizione dell’adulterio da parte dei nostri Vescovi.
    Vorrei solamente dire due parole, che rompano un po’ l’incredibile silenzio che ha accompagnato la pubblicazione del documento. A parte un parroco “guerriero” della diocesi di Bologna, che ha apertamente definito inaccettabili le indicazioni della CEER, non ci sono state altre prese di posizione pubbliche, ma solamente un grande mormorio di dissenso sotterraneo. Il motivo è ovvio: qualcuno la chiama prudenza, io la chiamo paura; comprensibile, ma pur sempre paura. E la paura è sempre cattiva consigliera.
    Fatto sta che a qualsiasi persona che ha un incarico ecclesiale, i nostri bravi Vescovi e i loro immancabili vicari sventoleranno davanti al naso la professione di fede proclamata al momento dell’accettazione dell’incarico, che consiste nel credere firma fede in tutti gli articoli del Credo, in tutto ciò che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelato, sia nel suo Magistero solenne che ordinario. Ma consiste anche nel ritenere tutto ciò che è proposto in modo definitivo circa doctrinam de fide vel moribus ed anche nell’aderire «con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio dei Vescovi propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo». E sarà sulla base di quest’ultimo punto che si estorceranno silenzi, sottomissioni, rinunce a qualsiasi tipo di opposizione.
    Non riesco a trattenermi dal domandare: ma per chi ci hanno preso? Voglio dire: fino a qualche mese fa, eravamo vincolati dal comandamento divino a ritenere firma fede che atti sessuali compiuti tra un uomo ed una donna non sposati fossero adulterio; adesso dovremmo “resettare” il nostro cervello e chiamarli “atti coniugali”, come espressamente scritto dai Vescovi dell’Emilia Romagna, giudicandoli positivi per la vita della nuova coppia ed il bene dei loro figli. Fino a qualche mese fa, avevamo accolto con la mente e con il cuore, l’insegnamento della Chiesa «che ribadisce la prassi costante e universale, “fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla Comunione eucaristica i divorziati risposati”, indicandone i motivi» e che «tale prassi, presentata come vincolante, non può essere modificata in base alle differenti situazioni» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica circa la recezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati).
    Adesso invece sarebbe vincolante il fatto che tale prassi può essere modificata in base alle differenti situazioni. Ecco perché chiedo: ma per chi ci hanno preso? Per delle “canne sbattute dal vento” (cf. Mt. 11, 7)? Per dei voltagabbana abituati a mettere a tacere la propria coscienza per opportunismo o per timore? Come si può pretendere un’adesione ad un tale pronunciamento, che rovescia apertamente il precedente?
    Per un cattolico è semplicemente impossibile accettare le Indicazioni della CEER, anche se ci si viene a dire che è il papa a volerlo, anche se si viene minacciati di sanzioni. Impossibile. «Se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!» (Gal. 1, 8-9)
    Aggiungo, caro direttore, un’altra considerazione, non meno dolorosa. Le Indicazioni pubblicate sono un’esortazione palese alla diserzione, e proprio da parte dei generali dell’esercito. La vita è una battaglia e noi cristiani sappiamo di essere in guerra fino all’ultimo respiro contro la grande alleanza del mondo, del diavolo e della carne. Anche se non ci crediamo, questi nemici esistono e ci fanno guerra e se non ci crediamo più, ci hanno già vinti. Cosa fanno dei buoni comandanti quando la guerra diventa più dura, quando si è in trincea da anni, sapendo che l’esercito che abbiamo di fronte ha una sola intenzione, quella di annientarci? Aumentano le esortazioni, mettono in campo tutte le abilità, incitano all’amore alla patria, alla famiglia, alla vita… Fanno di tutto, tranne che invitare alla diserzione.
    Che cosa hanno fatto i Vescovi dell’Emilia Romagna? Esattamente il contrario. Fanno cessare la dura guerra attraverso una resa al nemico, illudendo ed illudendosi che questa sia la via della pace. A due persone che vivono more uxorio, dicono: è difficile? La vostra unione è a rischio? La stabilità della vostra famiglia è in pericolo? Bene, smettete di combattere e datevi al peccato, perché in certi casi il peccato è la via del bene. Gesù nel Vangelo ha detto: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama» (Gv. 14, 21); ed anche: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Mt. 10, 37-39).
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Da Saronno a Tonezza del Cimone. Prosegue la gara delle bischerate nella neo-chiesa
    di Paolo Deotto
    Riceviamo da due lettori le segnalazioni di nuovi episodi carnascialeschi fuori tempo massimo, visto che siamo in Quaresima, ma non per questo meno interessanti.
    Beninteso, sono episodi interessanti solo per confermare, se ancora ce ne fosse bisogno, che la chiesa romana si sta occupando di “qualcosa”, che sarebbe interessante capire fino in fondo cosa sia, ma che c’entra ben poco, o niente, con la Fede cattolica. Di certo viene da pensare che attualmente fare il prete (ripeto: “fare”, non “essere”) sia una faccenda complicata, perché è in atto una gara a chi le inventa più grosse, a chi si mette meglio in luce come demolitore di un paio di millenni di tradizione. Il tutto, è lecito presumere, per guadagnare “punti qualità”, per mostrare quanto si è scrupolosamente progressisti, fautori di una chiesa “in uscita” (per andare dove, poi?), insomma in linea con le direttive romane. La fantasia non manca e i risultati si vedono.
    A Saronno si organizzano alcuni incontri nei venerdì di Quaresima. Glissons su Don Ciotti e Don Mazzi. Il bello viene nell’incontro previsto per il 9 marzo, sul tema (che dovrebbe essere, suvvia, di un certo rilievo) “La Fede”. Si leggeranno testi di Padri della Chiesa, di Santi, di dotti autori cattolici? Ma và! Bob Dylan, ecco una nuova fonte biblica che noi altri, poveri vecchi tradizionalisti, o semplicemente dotati ancora di un pizzico di buon senso, non conoscevamo.
    E pubblichiamo anche il foglio informativo della Parrocchia di San Cristoforo in Tonezza, da cui apprendiamo che l’imposizione delle Ceneri è un gesto “che puzza un po’ di masochismo”. E quindi si inventa la liturgia delle “CENERI SENZA LA CENERE”. Formidabile. Nella stessa parrocchia si è pensato bene di riscrivere il Credo, come potete vedere dai foglietti della Messa. Si parla di un “Dio” che “ci parla con nomi diversi” (miracoli dell’ecumenismo!) e che “crede in noi”. Forse questo è l’escamotage per rimediare al fatto che invece noi non crediamo più in Dio?…
    Insomma, ogni commento è inutile. È invece utile stare lontani da queste carnevalate perché ne va di un bene prezioso, il più prezioso che abbiamo. La nostra anima immortale. Non è il caso di far polemiche. Non ti curar di lor, ma guarda e passa. Esistono ancora, sia ringraziato il Cielo, sacerdoti cristiani che, senza paura delle difficoltà e delle rappresaglie di un potere spietato, difendono la Fede e sono vere guide per i fedeli. Seguiamoli.
    https://www.riscossacristiana.it/da-...-paolo-deotto/

    Ritiro per gay, la toppa di Avvenire peggio del buco
    Ci siamo sbagliati tutti. Il ritiro spirituale per coppie dello stesso sesso organizzato da Don Gianluca Carrega – responsabile della pastorale per le persone omosessuali della diocesi di Torino – non era centrato sulla fedeltà affettiva nelle coppie omosessuali, bensì sulla fedeltà di Dio verso tutti noi, omosessuali o eterosessuali.
    A rivelare questo collettivo “fraintendimento preventivo” è stato Avvenire che così scrive giusto due giorni fa: “L’argomento del ritiro era sì la fedeltà, ma non tanto quella ‘tra coppie omosessuali’, innanzi tutto quella che Dio esprime con il suo amore verso tutte le creature, specialmente quelle più fragili e bisognose di aiuto”. Poi il quotidiano dei vescovi fa parlare Padre Pino Piva, che doveva tenere le meditazioni in occasione del ritiro spirituale poi sospeso dal vescovo per le plurime critiche provenienti da clero e laici: «Sarebbe stato un ritiro quaresimale sull’amore per convertirci all’amore, oggi è quanto mai necessario. E non solo per persone omosessuali e per i loro familiari, anche per persone e coppie eterosessuali. Obiettivo del ritiro? Aiutare le persone a fare una esperienza profonda e personale dell’amore di Dio; un amore sempre fedele e inesauribile». Ma le cose non stanno così, bensì la due giorni torinese riguardava la fedeltà “affettiva” che lega solo due persone omosessuali e non eterosessuali. Le prove per sostenerlo sono più di una.
    La prima. Rileggiamo cosa scrive Avvenire: “L’argomento del ritiro era sì la fedeltà, ma non tanto quella ‘tra coppie omosessuali, innanzi tutto quella che Dio esprime con il suo amore verso tutte le creature “. Quel “non tanto” è illuminante perché ci rivela che il tema della fedeltà tra coppie omosessuali comunque era presente, seppur non fosse al primo posto. Con uno strabiliante autogol è lo stesso Avvenire ad ammettere che comunque in quel ritiro si parlava di fedeltà “affettiva” gay.
    Seconda prova: le affermazioni dello stesso Don Carrega rilasciate alla Stampa. Il 3 febbraio l’articolo intervista si apre così: “La diocesi di Torino dà lezione di fedeltà alle coppie gay. O, meglio, ‘la propone – afferma Don Carrega – perché non vogliamo erigerci troppo a maestri, ma volgiamo dire che anche i gay meritano la fedeltà’”. Coloro che sono abili a filtrare il moscerino ed a ingoiare il cammello potrebbero obiettare, seppur contro ogni evidenza, che qui si sta parlando di fedeltà dell’amore di Dio verso le coppie omosessuali. A parte che la fedeltà dell’amore di Dio non può riguardare la relazione omosessuale, ma la persona, nonostante la sua omosessualità, il vero significato di questa uscita di Don Carrega è specificato più avanti in diversi passi.
    Primo: apprendiamo che lo stesso sacerdote, lodando la legge Cirinnà, ha presenziato con soddisfazione a tre unioni civili e in quel contesto di certo non si celebra la fedeltà di Dio. Secondo: i giornalisti Martinengo e Assandri autori del pezzo ricordano che la legge sulle unioni civili non ha previsto l’obbligo di fedeltà e aggiungono che “Don Gianluca […] lo definisce un paradosso. E per questo la Diocesi di Torino ha dedicato a questo tema un fine settimana di ritiro quaresimale rivolto alle coppie gay, intitolato ‘Degni di fedeltà’”. Forse che Don Gianluca non hai mai detto questo ai giornalisti e che il ritiro non era dedicato a simile tema? Doveva chiedere una rettifica soprattutto dopo tutto il polverone che il caso ha suscitato. Ma non lo ha fatto, ergo ciò ci induce a ritenere che per Don Carrega, organizzatore dell’incontro di Torino, la fedeltà tra coppie omosessuali è un valore e che il tema centrale dell’incontro era quello.
    Terzo: Don Gianluca dichiara esplicitamente che il ritiro è per coppie omosessuali e riguarda la loro fedeltà “affettiva”. Ecco le parole di Don Carrega, mai smentite dallo stesso: “La legge può anche non prevedere l’obbligo di fedeltà, ma riflettendo sull’affettività dei gay, possiamo dire che ciascuno merita un amore esclusivo, unico. La legge può decidere quali siano i requisiti minimi, ma noi vogliamo parlare di qualità del rapporto”. E più avanti: “alcuni dei gay che decidono di vivere in coppia vi trovano una maggiore serenità e cercano di restare fedeli. E noi dobbiamo valorizzare ciò che di bello c’è nella loro vita”. Più chiaro di così: valorizzare la fedeltà “affettiva” all’interno del rapporto omosessuale. Della fedeltà dell’amore di Dio, manco l’ombra. Un nota bene: in tutto l’articolo non si fa mai cenno del fatto che l’incontro è rivolto anche alle coppie eterosessuali.
    Altra prova del fatto che la due giorni era incentrata sulla fedeltà “affettiva” omosessuale è data dalla nota firmata dall’arcivescovo Nosiglia del 5 febbraio scorso e pubblicata a seguito del polverone mediatico suscitato dalla notizia del ritiro torinese. Innanzitutto si intitola “Pastorale per gli omosessuali: intervento di Mons. Nosiglia”. Questo a dimostrazione che il ritiro era solo per le persone omosessuali. In secondo luogo, dopo aver argomentato a difesa del lavoro di Don Carrega nell’ambito della pastorale omosessuale, la nota informa della decisione di sospendere il ritiro. Ma se, come asserisce Avvenire, il ritiro era sull’amore fedele di Dio verso tutti e non sulla fedeltà gay perché tacerlo in quella nota? Se quello era il punto fondamentale di questo gigantesco misunderstanding era altrettanto fondamentale denunciarlo sin da subito. Invece nulla. Oppure l’arcivescovo e lo stesso Don Carrega avevano anche loro frainteso il senso di quel ritiro spirituale? Inoltre: se il ritiro spirituale fosse stato davvero pensato come momento di riflessione aperto a tutti, omo ed etero, per approfondire il tema della fedeltà di Dio, perché sospenderlo? Se si era nel giusto, perché non proseguire sulla propria strada? Per evitare scandali? Ma bastava dire ai portatori insani di malafede: “Il ritiro tratterà della fedeltà di Dio. Non ci credete? Venite a vedere coi vostri occhi”.
    La morale di questa storiaccia è duplice. Primo: Avvenire ha cercato di mettere una pezza peggio del buco. Altro che malinteso. Noi tutti avevamo capito benissimo come stavano le cose. Secondo: è bene a volte protestare, denunciare e non stare zitti. In tal modo costringi l’avversario a battere in ritirata, a tentare di cambiare le carte in tavola, a rivedere i piani di attacco ed ad annaspare cercando di accampare scuse. Non sempre capita, ma a volte, come in questa occasione, sì. E quindi plaudiamo all’iniziativa di Mons. Nosiglia di sospendere il ritiro programmato sperando che dalla sospensione si passi alla cancellazione definitiva.
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    Benedizioni gay, alta tensione tra cardinali
    È battaglia sulla benedizione alle coppie omosessuali, discussione lanciata dal vicepresidente della Conferenza Episcopale tedesca, mons. Bode, e in qualche misura avallata e condivisa dal presidente della Conferenza il card. Marx. Dopo la pesante condanna del card. Josef Cordes, già prefetto di Cor Unum, c’è stata la condanna di mons. Laun, l’emerito di Salisburgo, le cui dimissioni di prammatica sono state accettate a velocità straordinaria dal Pontefice.
    Ma contro di lui si è levata la voce del card. Christoph Schoenborn, di Vienna e degli altri vescovi della conferenza episcopale austriaca, notoriamente progressisti. Laun aveva parlato di azioni contro i comandamenti di Dio, e aveva citato fra gli altri lo sterminio programmato nei campi di concentramento e le organizzazioni di criminalità organizzata. Schoenborn ha dichiarato che “Non è certamente accettabile menzionare il valore delle unioni fra persone dello stesso sesso e la mafia o i campi di concentramento, come sfortunatamente è accaduto. Queste cose non sono comparabili. Parlare così non è accettabile”. Laun si è scusato, dicendo che “ci sono persone che pensano che le ho insultate in qualche modo. Non l’ho fatto e non ho mai voluto farlo. Se qualcuno la pensa così, mi spiace e posso chiedere scusa”. Laun dice di aver voluto solo sottolineare che “Il comune denominatore è che si va contro i comandamenti di Dio, quindi la Chiesa non può dare la sua benedizione, né per peccati piccoli né per peccati grandi”. Il vescovo ha aggiunto che la maggior parte delle persone ha capito molto bene che cosa voleva dire, “e molti mi hanno ringraziato”.
    Ma forse più interessante della polemica sulla qualità e appropriatezza degli esempi usati dall’emerito di Salisburgo è la posizione espressa dal card. Schoenborn, “nominato” dal Pontefice quale suo interprete autorizzato dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”, sull’oggetto principale della discussione, e cioè sull’accettazione o meno da parte della Chiesa delle unioni fra persone dello stesso sesso.
    “Il matrimonio per tutti ci pone, come Chiesa, alcune sfide verso le quali non abbiamo formule sicure” ha dichiarato il porporato. “Dobbiamo trovare risposte accurate a quelle questioni che riguardano la dignità e la salvezza delle anime interessate”. Un giornalista cattolico, citato anonimamente dalle agenzie, ha commentato: “Il cardinale Schoenborn sembra trovare giusto criticare Laun, ma dove è la sua critica al card. Marx?”. Il presidente della Conferenza Episcopale tedesca aveva in buona sostanza affermato che era compito dei singoli pastori decidere quale atteggiamento tenere, anche da un punto di vista di benedizione o meno, verso le coppie omosessuali che chiedevano un riconoscimento del loro legame da parte della Chiesa. Schoenborn d’altronde nel 2015, durante il Sinodo sulla famiglia, in un’intervista chiese il riconoscimento degli “elementi positivi” presenti nelle unioni omosessuali.
    “Possiamo e dobbiamo rispettare la decisione di formare un’unione con una persona dello stesso sesso, e trovare i modi nella legge civile di proteggere il loro vivere insieme con leggi che assicurino tale protezione”. E nel 2016 il bollettino della sua cattedrale, Santo Stefano, ospitò un articolo su due uomini e il loro figlio adottivo, presentandoli come una coppia sposata.
    Qualche giorno fa però il cardinale Gerhard Mueller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, parlando a una conferenza a Bratislava organizzata dalla Università Comenius sul tema della Veritatis Splendor aveva criticato duramente l’ipotesi avevanza dal mons. Franz Josef Bode, e avallata dal card. Marx. Dopo la conferenza aveva risposto così sull’argomento: “Se un sacerdote benedice una coppia omosessuale, allora questa è un’atrocità commessa in un luogo sacro, cioè approvare qualche cosa che Dio non approva. Mueller nel suo intervento aveva lamentato la separazione fra insegnamento morale e dottrinale nella Chiesa. Aveva detto anche che “il mutamento della Chiesa in una ONG per il miglioramento delle condizioni della vita mondana” era “una modernizzazione suicida” che priva l’umanità della verità divina.
    Su Amoris Laetitia il cardinale ha detto di essere triste per la pluralità di interpretazioni da parte delle conferenze episcopali. “Nelle questioni dogmatiche non ci può essere pluralismo. C’è un solo Magistero, e le conferenze episcopali possono decidere solo di questioni pastorali. Idee contraddittorie in tema di sacramenti conducono a situazioni di caos, secondo il porporato. “Chi vive in stato di peccato mortale non può ricevere la santa comunione”.
    Benedizioni gay, alta tensione tra cardinali - La Nuova Bussola Quotidiana

    SORONDO, “FRANCESCO” E IL CRISTIANESIMO REALIZZATO IN CINA…
    Maurizio Blondet
    “La Cina è quella che realizza meglio la dottrina sociale della Chiesa”: parole di mons. Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze. “Il principio centrale cinese è il lavoro, lavoro, lavoro. Non c’è altro”, il che lo induce, gran teologo, a concludere: “ E’ come diceva san Paolo: chi non lavora, non mangia. Non ci sono baraccopoli, non hanno droga, hanno una coscienza nazionale positiva”. Sorondo, argentino. È ovviamente elemento della Junta Suramericana che ha preso il potere in Vaticano. Ovviamente è mosso dalla fregola di adulare El Cacique che sta devastando la chiesa cinese perseguitata per andar d’accordo col regime. Infatti aggiunge, lecchevolmente: “Pechino sta seguendo più di altri Paesi l’enciclica di papa Francesco “Laudato sì” (quella ecologica), difendendo gli accordi di Parigi sul clima”. E’ riuscito persino a non vedere la coltre di fumi pestilenziali che grava in permanenza sulle megalopoli; figurarsi se ha preso atto dei Laogai, il GuLag cinese, dalle fucilazioni pubbliche, la repressione delle minoranze e la miseria delle campagne.
    I commenti a queste uscite di Sorondo vanno da “distacco psicotico della realtà o ignoranza volontaria” (il cattolico LifeSite) ad “approccio ideologico che fa ridere della Chiesa” di Asia News, che è la pubblicazione dei missionari, Pontificio Istituto Missioni Estere. Certo è un segnale in più della pura e semplice perdita della ragione che colpisce la gerarchia bergogliana. Ma io ricordo un politico democristiano lombardo, un devoto tutto chiesa e parrocchia, che tornò dalla Cina di Mao estasiato: là son tutti poveri e tutti eguali e felici, è l’ideale francescano realizzato! Il maoismo aveva già ammazzato 60 milioni di cinesi.
    Dietro a queste affermazioni si scorge, in forma di parodia, una deriva fondamentale del modernismo, un errore che non contamina solo la Chiesa, ma la società occidentale intera: la volontà di vedere realizzata nell’aldiquà, materialmente, la perfezione della società cristiana. Ciò era evidente nel catto-comunismo che sedusse tanto clero, per la rivoluzione marxista portava al Regno di Dio sulla terra. Quell’illusione pare tramontata; il modernismo è legato alle mode, e le mode hanno la costante di passar di moda.
    Ma più forte che mai la volontà ideologica, essa è saltata sul nuovo cavallo: quella che scopre proprio nella secolarizzazione compiuta la realizzazione vera del Cristianesimo; e che la società libertaria e “liberata” (sessualmente) e trasgressiva è proprio la liberazione che Cristo predicava agli uomini.
    Fucilati e gli organi, venduti. Dottrina sociale realizzata.
    Pannella è il “vero credente”
    Sembra assurdo. Eppure è la sola cosa che può spiegare come mai “Francesco” ha esaltato Emma Bonino come una “grande italiana”, monsignor Paglia e padre Lombardi hanno lodato la “spiritualità Pannella”, il suo “impegno per deboli e bisognosi” e le sue “nobili cause”. E se la Bonino ha promosso l’aborto, “pazienza”, ha detto Bergoglio “bisogna vedere quello che le persone fanno”. Lei ha aperto i ponti dell’immigrazione dall’Africa. Per Monsignor Paglia, “Pannella era un vero credente”. “Lo spirito di Marco ci aiuti a vivere in quella stessa direzione”, ha implorato monsingore nell’elogio funebre. si rivolgeva a un santo.
    Non è (solo) cretinismo. E’ ideologia modernista nella sua ultima e limpida manifestazione. “Loro”, i libertari dissolutori della morale cristiana, non vengono guardati da questa gerarchia con la simpatia e carità che si deve ad anime in pericolo di perdizione eterna, ma come i “veri credenti” di quel mondo futuro del cristianesimo realizzato nella storia, tutti fratelli liberi e uguali, il Regno della Carità indiscriminata, tutto ponti, tutto odor di greggi nomadi…
    Certo bisogna indossare gli spessi occhiali dell’ideologia per vedere un cristianesimo avanzante nella società dell’aborto, dell’eutanasia, della volontà di morte e corruzione, delle sfilate dei sodomiti orgogliosi e dei fattucchieri negri che compiono sacrifici umani.
    Ma è una ideologia, o un partito preso, coltivato da gran lunga data – e proprio nei gesuiti. Theilard di Chardin col suo “Punto Omega” concepì una cristificazione finale dell’umanità per via evolutiva, nel tempo e non nell’eternità escatologica; la razza umana per selezione darwiniana sta diventando Dio, un giorno lo sarà, per cui se la Bonino fa abortire “pazienza”; diamo tempo al tempo, perché “ il tempo è superiore allo spazio; – l’unità prevale sul conflitto; la realtà è più importante dell’idea; – il tutto è superiore alla parte” (i postulati di Bergoglio). Bonino e Pannella sono veri cristiani? Ma certo, i “cristiani anonimi” scoperti dal gesuita Karl Rahner : «Chiunque segue la propria coscienza, sia che ritenga di dover essere cristiano oppure non-cristiano, sia che ritenga di dover essere ateo oppure credente, un tale individuo è accetto e accettato da Dio […] la grazia e la giustificazione, l’unione e la comunione con Dio, la possibilità di raggiungere la vita eterna, tutto ciò incontra un ostacolo solo nella cattiva coscienza di un uomo.”
    E’ esattamente quel che racconta Bergoglio quando parla a Eugenio Scalfari.
    E’ l’ideologia che ha sostituito la dottrina cristiana, sotto cui prolifera la gnosi specifica del modernismo: “noi” sapienti, noi “periti ed esperti” del Concilio, sappiamo che la verità del Cristianesimo è il suo realizzarsi nella liberazione totale dell’aldiquà, nella storia e non nell’aldilà. Non lo dicevamo apertamente perché i cristiani rozzi e nominali sono legati a riti che evocano un aldilà e trascendenza totale, poveri ingenui. Ma adesso, con Bergoglio, non ne possiamo più di questi “farisei”, queste “mummie da museo”, musilunghi, questi “cavillatori moralistici” e “sgrana-rosari”. In questa lista abbreviata di insulti contro i (pochi ormai) cattolici praticanti che credono al Vangelo e alla Tradizione, c’è molto di più che il cattivo umore di un Bergoglio. C’è l’idea – non so fino a che punto cosciente – che la Chiesa sia ormai un ostacolo al progresso del cristianesimo da realizzare nella storia, ossia “nel mondo” e non contro il mondo.
    C’è la convinzione che la Chiesa vada estinta perché possa instaurarsi il regno della vera e ardente carità senza confini e limiti morali. Infatti “se la storia della salvezza corrisponde alla storia della secolarizzazione del cristianesimo e quindi all’indebolimento della metafisica cristiana, […] è logico considerare la Chiesa come un ente anticristico”: così Marco Sambruna ne Il declino del Sacro, che accolla questa idea al “pensiero debole”.
    “La storia del cristianesimo sfocia nel secolarismo come suo frutto più maturo; lo iato che separa la storia della salvezza dalla storia mondana non solo è abolito, ma non è mai esistito,trattandosi di fasi successive di una sola storia. Dio è totalmente presente e manifesta agli uomini il suo disegno, cioè la società secolare ardente di carità verso il prossimo, proprio dopo la sua “uccisione” (Sambruna).
    Dunque è la Chiesa-istituzione e dispensatrice dei sacramenti, ad essere oggi anticristica, e la sua eliminazione è necessaria perché il cristianesimo “adulto” possa affermarsi come realtà concreta, materiale, politica.
    L’attesa dell’ultimo Messia “Liberatore”
    Qualche lettore del mio Adelphi della Dissoluzione, ricorderà che questa è esattamente l’idea (o gnosi) coltivata e diffusa da Massimo Cacciari e dalla sua cerchia: “Il Papa deve smettere di fare il katechon!”, esclamò impaziente mentre lo intervistavo, e spiegò: il cristianesimo originario sradica l’uomo antico dagli dèi della città, obbliga l’uomo a “de-cidere”, ossia alla morale come “scelta” e “libero arbitrio”. Dunque la Chiesa originaria era sovversiva, nomade, dissolutrice dei valori di ogni polis. Poi ha tradito questa sua missione diventando tutrice dell’ordine (sgrana rosari, moralista). “Il Papa deve smettere di fare il katechon!”. Adesso c’è Bergoglio. Cacciari è esaudito?
    “Katechòn” è per San Paolo la forza “che trattiene” l’Anticristo, che ritarda l’impero mondano dell’Uomo di Iniquità. Nel mio saggio, raccontai come in quelle cerchie, sulla scorta delle beffarde provocazioni del rabbino Jacob Taubes contro San Paolo, la Chiesa che “trattiene” l’Anticristo, anche lo “contiene”, lo ha al suo interno.
    Nelle chiese, dice Taubes, “si prega per lo Stato perché – Dio ce ne scampi – se esso non regge, si devono fare i conti col Caos, o, peggio ancora, col Regno di Dio”. In questa derisione è il succo della gnosi: la Chiesa “sgranarosari” ostacola e frena l’avvento del Regno di Dio sulla terra. Un Regno che si identifica col Caos, e di cui i cristiani “Infantili, timorosi di danzare, di gridare, paurosi di tutto” (altri epiteti di Bergoglio ai cattolici) hanno paura e a cui si oppongono. Infantili, perché seguaci di un cristianesimo infantile, ormai diventato adulto; “timorosi di danzare e gridare”.
    Viene in mente la stravolta gnosi che Leon Bloy espone nel suo Dai Giudei la Salvezza: Cristo (che non ci ha liberato, perché non ha abolito la legge morale, ci tiene sotto i 10 Comandamenti) ha annunciato l’avvento di un Consolatore, di un Paraclito. Ebbene: come gli ebrei (l’antica Chiesa del Padre) rigettarono Gesù, così i fedeli di Gesù il Figlio “saranno prodighi verso il Paraclito di ciò che è al di là dell’odio. Perché egli è talmente il Nemico, talmente identico a quel LUCIFERO che fu chiamato Principe delle Tenebre”, che è quasi impossibile separarli”.
    E’ persino logico: se il Regno di Dio futuro è il caos (e ne abbiamo oggi più di quanto ci basti), il Salvatore finale che dovremo accettare si rivelerà Lucifero. Noi non lo immaginavamo, ma era Lui che la Chiesa annunciava senza saperlo. Dopotutto, fin dall’inizio questo promise ai capostipiti del genere umano la Liberazione da ogni norma: “Voi sarete come dei”. Liberi dalla ragione che “obbliga”, liberi dalla morale: abortire, eutanasizzare, uccidere (i deboli) magari per prenderne gli organi (come fanno in Cina) sono segni del Regno realizzato?
    Forse Sorondo, forse Bergoglio stesso (chissà) arretrerebbero davanti a questi esiti: il loro mondo ideale è quello dell’accoglienza senza confini (di Stato); ma perché no l’accoglienza del corpo altrui nel proprio corpo, in gioiosi e permanenti coiti etero, omo e pedo? Dove la voluttà terrena sostituisce la beatitudine celeste, che era falsa e non arriverà mai? Dopotutto, è un cristiano anonimo anche Innocent Oseghale. Né più né meno di Emma Bonino.
    Questa gerarchia sa trarre le conclusioni dalle sue stesse asserzioni? Nel 2001, Ratzinger, che era ancora il prefetto per la dottrina della fede, pubblicò un documento famoso, «Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana», in cui sosteneva la validità della “lettura ebraica dell’Antico Testamento” (che promette agli ebrei il Regno di questo mondo) rispetto alla lettura cristiana, “in cui nessun ebreo si riconosce”. Ovviamente concludeva, Ratzinger, che “l’attesa messianica ebraica non è vana”, ossia che hanno ragione, loro che hanno rifiutato il Messia Gesù, ad aspettarne un altro, e che è lo stesso Messia che aspettiamo anche noi cristiani. Anzi, l’attesa del Messia che gli ebrei manifestano “può diventare per noi cristiani un forte stimolo a mantenere viva la dimensione escatologica della nostra fede. Anche noi, come loro, viviamo nell’attesa».
    Le proiezioni natalizie del 2015 sul Vaticano. Titolo ecologico: “Illuminating our common home”. Simbolicamente la Chiesa da estinguere per far trionfare il vero cristianesimo che tiene pulito questo mondo, e il futuro Liberatore.
    Bello, commovente. Il solo problema è – come annota un ortodosso russo, Dimitri Orlov – che “la tradizione cristiana afferma molto chiaramente, negli scritti di innumerevoli Padri della Chiesa, come Ippolito di Roma, che il Messia che gli ebrei stanno aspettando, è l’Anticristo”. Tout se tient, in fondo.
    https://www.maurizioblondet.it/soron...alizzato-cina/


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    RITIRO PER GAY
    Un video smaschera la fedeltà tradita di Avvenire
    Avvenire aveva sostenuto che sul caso del ritiro gay di Torino si era compiuto un fraintendimento perché la fedetà era quella di Dio. Falso, come dimostra un'intervista all'ideatore dell'iniziativa. Il quotidiano dei vescovi ha costruito una notizia ad hoc, tradendo la fedeltà ai lettori.
    Basta un video di 4 minuti e mezzo per smascherare una colossale opera di costruzione della notizia. E’ quello che l’emittente locale Rete7 ha mandato in onda il 4 febbraio scorso intervistando don Gianluca Carrega, il sacerdote incaricato dalla diocesi di Torino della pastorale per gli omosessuali. Un’intervista che svela nero su bianco quanto il quotidiano la Stampa aveva già detto due giorni prima: e cioè che il ritiro spirituale organizzato da Carrega era rivolto agli omosessuali per insegnare loro la fedeltà. Quella fedeltà che la legge Cirinnà non aveva previsto al momento del voto e che la Chiesa torinese si sarebbe incaricata di illustrare agli omosessuali credenti.
    La costruzione della notizia invece è quella che Avvenire ha cercato di fare post rem, per mettere una toppa su un buco grande.
    Il quotidiano dei vescovi invece aveva parlato di un colossale fraintendimento spiegando che in realtà il ritiro spirituale che poi l’arcivescovo di Torino Nosiglia aveva stoppato, aveva sì come argomento la fedeltà «ma non tanto quella ‘tra coppie omosessuali, innanzi tutto quella che Dio esprime con il suo amore verso tutte le creature».
    Insomma: circoscrivere la proposta solo agli omosessuali, di fatto quindi dando un giudizio positivo sulle relazioni omoaffettive, era sbagliato perché in realtà il ritiro si doveva occupare della fedeltà tout court che Dio manifesta all’uomo. Per rafforzare il concetto l’articolo di Luciano Moia aveva anche puntato l’indice contro «coloro che hanno gridato allo scandalo e hanno sollecitato la diocesi a fare marcia indietro, se avessero avuto il buon senso di informarsi e di riflettere si sarebbero accorti di aver rovesciato i termini della questione».
    Sicuri? Sulla base di che cosa Avvenire ha potuto affermare ciò? Semplice: sulla base di una costruzione inventata della notizia. Infatti la rete, che solitamente non perdona, ha fornito a Moia & co la smentita al costrutto della disinformazione preventiva di quanti hanno accusato - e tra questi evidentemente c’è anche la Nuova BQ - l’iniziativa di essere eretica.
    Il video è molto chiaro, per il semplice motivo che a parlare è don Carrega in persona, il quale non potrà ora prendere le distanze dando la colpa ai soliti giornalisti che travisano il senso delle parole.
    «Nel corso si cercherà di capire nel concreto le dinamiche ed è aperto a omosessuali che vivono un’unione stabile ma anche a coloro che sono single, anche se in questo momento non si realizzano in una relazione, ma possono raggiungere questo ideale». Insomma: quello della fedeltà tra omosessuali è un ideale e gli omosessuali non devono «spaventarsi da questa prospettiva. Questo corso può essere uno spunto per capire che ci può essere una dinamica di fedeltà invece di esperienze che durano poco nel tempo».
    In breve: l’iniziativa partiva dall’assunto, vero e dimostrabile, dell’infedeltà e precarietà delle relazioni omosessuali, più volte giustificato da diversi motivi, e quindi si proponeva quel genere di esperienza formativa. Scimmiottando l’amore tra uomo e donna, che nella fedeltà vive la sua realizzazione.
    Nell’intervista si parla anche di esclusività e si ammette che «su questo c’è un dibattito anche nella comunità omosessuale. Noi, come cattolici abbiamo una certa idea dell’amore, ci pare giusto che ai cattolici omosessuali sia consentito di vivere questa dinamica. Nel Vangelo la fedeltà è un valore importante, anche se non è prevista dalla legge Cirinnà che si è preoccupata più dei diritti, noi invece siamo su un piano diverso, quello della spiritualità».
    Don Carrega poi accenna al fatto che «si tratta di essere capaci di fare una proposta evangelica: dobbiamo avere una parola da dire anche a loro sennò il Vangelo non è per tutti». Ma don Carrega sembra ignorare che il Vangelo sui rapporti omoerotici parla chiaro, e con esso tutto il Vecchio e il Nuovo Testamento e infine la dottrina cattolica di sempre. Ed è un qualcosa che arriva a condannare gli atti, ma a guardare con bontà i peccatori ai quali si raccomanda castità e non fedeltà nel vizio.
    Il corso di esercizi spirituali dunque si voleva porre come «una novità che la pastorale recepisce prima del Magistero. La pastorale - ha concluso don Carrega - ha un altro passo, la Chiesa può dire cose più innovative rispetto al Magistero perché può provocare una riflessione all’interno della riflessione dogmatica della Chiesa».
    In pratica: per don Carrega è la pastorale che informa la dottrina, la pastorale che, essendo più avanti nelle esigenze dell’uomo, che sarebbe la guida e la dottrina soltanto la cornice da adattare per rendere la pastorale ufficiale. Si dimentica che è la dottrina che dà un senso alla pastorale e non viceversa perché non esiste una prassi che nasce sganciata da una dottrina, di cui invece è sempre conseguenza.
    Parole in libertà dunque, come quelle che Avvenire ha cercato di esprimere per dire che in fondo quel ritiro non avrebbe cambiato nulla e non avrebbe diffuso dottrine erronee. Invece quel video dimostra che l’intenzione era proprio quella. E la fedeltà di cui si sarebbe parlato era proprio quella al vizio delle relazioni omosessuali. Così il quotidiano dei vescovi ha costruito una notizia falsa e tradito - è il caso di dirlo - la fedeltà ai suoi lettori nei confronti dei quali ha spacciato un’altra storia.
    Un video smaschera la fedeltà tradita di Avvenire - La Nuova Bussola Quotidiana

    ERESIA RELATIVISTA
    Il vescovo: "Il matrimonio non è infrangibile"
    Domenica scorsa è appara su la Vita Diocesana Pinerolese (Anno 9, N.3) un’interessante intervista del neo-vescovo, Derio Olivero, a commento del documento della Conferenza Episcopale Piemontese che fornisce linee guida per l’applicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia. Del vescovo di Pinerolo la Bussola Quotidiana si era già occupata in un’occasione precedente, quando prima di assumere l’incarico si era fatto benedire dai fedeli.
    Dell’intervista ci hanno colpito alcune frasi, che ci sembrano indicative. Una di queste la troviamo veramente geniale: “Il matrimonio continua così ad essere indissolubile ma non infrangibile”. Non abbiamo capito, e ce ne scusiamo; ma ci sembra, quella della frangibilità o infrangibilità una nuova categoria di cui finora non siamo stati messi al corrente. Vale a dire che se sono sposati con qualcuno lo sono in maniera indissolubile, ma ci possiamo rompere? (In tutti i sensi). E allora che succede? La frase successiva è illuminante: “Per coloro che sono giunti ad una nuova unione ci può essere un cammino che arrivi anche ad essere pienamente integrato”.
    Questa frase ha una conseguenza logica, colta con prontezza dall’intervistatore, che infatti chiede: "La direzione è quella di pensare anche ad una benedizione sulla nuova unione?". Risponde mons. Olivero: “Nel documento della Conferenza Episcopale Piemontese questo non è contemplato, ma credo che potrebbe essere una buona soluzione. Fatto un debito cammino si può prevedere una benedizione che significa riconoscere la validità del rapporto”.
    Cioè, in pratica, a primo matrimonio sacramentale valido di uno o di tutti e due i partners la Chiesa aggiungerebbe un qualche rito per mettere un sigillo, o un timbro sulla seconda unione? Parlando dell’Amoris Laetitia il vescovo espone quelle che a suo parere sono due grandi novità. “La prima: non è più possibile dire che tutti quelli che si trovano in situazioni cosiddette irregolari vivono in peccato mortale perché ci sono molte questioni da analizzare. Non c’è più l’automatismo. C’è da valutare caso per caso. La seconda: la grazia di Dio opera anche nelle vite di divorziati risposati".
    "Questi due grandi princìpi aprono alla possibilità di fare un cammino di accoglienza e di accompagnamento che possano operare in loro (è la coscienza del singolo, non la coscienza del sacerdote che decide) un discernimento per valutare la possibilità di un’integrazione che giunge fino al ritorno dei sacramenti”. Quindi, nella lettura del presule, il sacerdote, che si presume sia il confessore, non ha una parola da dire sullo stato della persona che si è rivolta a lui.
    C’è da chiedersi che fine abbia fatto il sacramento della riconciliazione; e perché mantenerlo. E se è la coscienza del singolo che decide, che senso hanno i tribunali diocesani? Se sono convinto che il mio primo matrimonio non fosse valido, che mi importa di spendere soldi e tempo in diocesi?
    Il vescovo: "Il matrimonio non è infrangibile" - La Nuova Bussola Quotidiana

    ROMANA VULNERATUS CURIA CI SCRIVE DAGLI USA. CI DICE: I CATTOLICI YANKEE SI STANNO STUFANDO. PREPARANO QUALCOSA.
    MARCO TOSATTI
    Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e nemici di Stilum Curiae) è in viaggio. Ma ha voluto renderci partecipi delle sue esperienze oltreoceano. Collegate, naturalmente, alle vicende della Chiesa. Ecco il suo messaggio.
    “Caro Tosatti, sono RVC in visita “apostolica” negli Stati Uniti d’America. Negli ambienti (rimasti) cattolici che si preoccupano della sopravvivenza della nostra santa chiesa, si parla molto della cacciata dal consiglio dello IOR di Mary Ann Glendon, ex ambasciatrice Usa presso la Santa Sede ed ex Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, quella di cui il vescovo argentino Sanchez Sorondo è Segretario Generale e “deus ex machina”. Ovviamente i commenti hanno un valore di verità in funzione della provenienza e dei possibili pregiudizi verso il Pontificato, gli affari finanziari della Santa Sede e così via, perciò potrebbero esser anche un po’ ritoccati.
    Le partecipo comunque due indiscrezioni, che ho ridimensionato nel tono, che potrebbero interessare i suoi lettori italici.
    La prima è che alcune istituzioni cattoliche americane si sono stancate di veder dissipare in questo modo sia il patrimonio dottrinale, sia quello finanziario; e stiano preparando un’azione che, sempre come indiscrezione, mi dicono sarà piuttosto incisiva. Come si dice, o meglio come si diceva quando si parlava latino, siamo al “redde rationem”, cioè alla resa dei conti, almeno per quanto riguarda Ior, Apsa, ecc.
    La seconda è più complessa per me da valutare. In una cena in un locale di midtown (a Manhattan) mi son trovato come vicino di tavolo un ex ambasciatore russo, ora in pensione ma piuttosto lucido e consapevole. Mi sussurra all’orecchio (ed io mi son trascritto su un foglietto subito dopo): “But what do you think of the current Jesuit pontificate? We are worried for two reasons. First: until yesterday were you Catholics our lifesaver in case of danger, tomorrow? Second: Catholic education, which we do not naturally observe, but which we benefit from, what will the end be?”.
    “Ma che cosa pensa del pontificato gesuita in corso? Noi siamo preoccupati, per due ragioni. Primo: fino a ieri eravate voi cattolici, i nostri salvagente in caso di pericolo. Domani? Secondo: l’educazione cattolica, che noi naturalmente non osserviamo, ma da cui traiamo benefici, che fine farà?”.
    ROMANA VULNERATUS CURIA CI SCRIVE DAGLI USA. CI DICE: I CATTOLICI YANKEE SI STANNO STUFANDO. PREPARANO QUALCOSA. ? STILUM CURIAE

    Un' immensa onlus umanitaria
    Vaticano, Papa Francesco e la profezia di Giovanni Paolo II: vent'anni fa, il clamoroso attacco alla chiesa di sinistra
    La condanna che Papa Giovanni Paolo II scrisse nel 1998 suona attualissima anche 20 anni dopo. E sul banco degli imputati non ci può non finire Papa Francesco e tutta quella parte di Chiesa che guarda con simpatia al laicismo, una deriva quasi eretica.
    Nella sua epocale enciclica Fides et ratio, Papa Wojtyla recuperava lo spirito di Papa Pio XI e Pio XII e demoliva punto per punto il pensiero dominante uscito dal Concilio Vaticano II. A partire dagli anni Sessanta, infatti, la Chiesa aveva deciso di "buttarsi a sinistra", seguendo il senso della storia. Risultato: un clamoroso, drammatico scollamento, come ricorda La Verità, tra l'insegnamento del Vangelo e le avanguardie del cattolicesimo, neomodernismo in testa.
    La convinzione era che non è Dio a giudicare l'uomo, ma l'esatto contrario, e che il mondo cattolico non abbia più l'autorità per criticare l'andamento generale della società, della politica e della storia. Vietato condannare il comunismo, le eresie, il materialismo. Giovanni Paolo II si ribellò a questa ondata di storicismo, scientismo, neopositivismo, pragmatismo e nichilismo e a una Chiesa che si stava trasformando, sintetizza La Verità, in "una immensa onlus umanitaria che guarda ineluttabilmente in avanti e a sinistra". Esattamente quello che continuano a fare Bergoglio e i suoi più strenui sostenitori.
    Vaticano, Papa Francesco e la profezia di Giovanni Paolo II: vent'anni fa, il clamoroso attacco alla chiesa di sinistra - Libero Quotidiano

    Ritiro quaresimale 2018 della Curia, ad Ariccia
    TUTTI SI INGINOCCHIANO IL PAPA NO!
    Il Papa, in modo ostentato, non si inginocchia davanti al Santissimo. Non china nemmeno il capo.
    Succede durante il ritiro spirituale della Curia per la Quaresima 2018 ad Ariccia.
    Persino Mons. Piero Marini e Mons. Paglia (sembrano loro) sono inginocchiati...
    Non capiamo perchè il Santo (?) Padre continui a non inginocchiarsi davanti a Nostro Signore Gesù Cristo Sacramentato. E non è la prima volta (non lo ha fatto nemmeno a Milano nè a Roma per il Corpus Domini; nemmeno a Fatima). Non ci crede? E allora perchè fa il Papa? Ci crede ? E allora perchè non si inginocchia? Cosa vuole dimostrare? Eppure in altre occasioni si ingionocchia e bene eh!
    MiL - Messainlatino.it: TUTTI SI INGINOCCHIANO, IL PAPA NO! Ritiro quaresimale 2018 della Curia, ad Ariccia


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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Da “Le storie di San Randazio” – Le voglie naturali
    Pubblicato da Berlicche
    Tratto da “Le storie di San Randazio”, di anonimo
    “(…) Accadde dunque che il santo monaco Randazio si trovasse vicino all’abitato di Subbio, quando scorgea una pulzella assai discinta che tergeva i panni in un torrente. Il monaco prontamente distolse lo sguardo, ma fu apostrofato da un giovane assai ben vestito che trovavasi a transitare per lo medesimo sentiero.
    “O frate, perché fuggi tu la vista di sì dolce spettacolo? L’Iddio che creò te medesimo e la bellezza del creato non è forse lo stesso che ha disegnato le forme così soavi di quella fanciulla?”
    Randazio si volse verso il giovinetto. “Ma che tu dici? Frate e omo io sono, e non mi è consentito indulgere in siffatte vedute, che solo il marito di quella donna possa godere”.
    Il passante ebbe un sorriso. “Tu erri, frate, perché il tuo Signore non avrebbe fatto siffatte bellezze se non avesse voluto che tu anco ne godessi, né avrebbe messo nel tuo cuore il desiderio di goderne se non fosse stato per te una cosa bona. O pensi che Egli metta in te qualcosa di male?”
    Il monaco più non favellò e tirò innanzi; ma si avvide che era seguito da quel figuro che gli aveva parlato.
    Poco più innanzi vi erano alberi di pomi a lato della strada, ben recintati in un frutteto; e dalle fronde rosseggiavano frutti maturi come mai si erano visti belli. Grande era la calura della giornata, e Randazio era digiuno; si trovò indi a guardare con insistenza verso quelle succulente sfere.
    Al che gli si accostò il giovane benvestito che disse lui: “Frate, perché esiti? Non vedi che il cancello è aperto e nessuno si vede intorno? Certo non è peccato quietare la fame e il disiro giusto di cibo che Iddio stesso ti ha posto in core.”
    Ma Randazio replicò “Tu sai che quei pomi sono altrui; sarebbe rubare, anco se niuno lo sappia.”
    Rise il giovine di un riso sguaiato. “Quanti scrupoli, monaco! Iddio creò quei pomi per il tuo sollazzo, e tu esiti? Andranno sprecati se tu non te ne cibi, e sarà peccato imputato a tuo carico. Non pensi che se lassù ti avessero voluto affamato si sarebbero trattenuti dal mostrarti codesti alberi? La voglia naturale mai dovrebbe essere ignorata.”
    Ma il frate già procedeva avanti sul sentiero.
    Giunsero alfine ad un prato fiorito, il cui dolce profumo riempiva l’aere, e sopra a cui augelli spandevano i loro richiami. Un venticello leggero rinfrescava, e l’ombra di certi alberi si spandeva sul’erba. Polverosa ed erta la strada andava, nella calura; e Randazio si sentì stanco e con i piedi doloranti.
    “Un riposino, frate mio?” Disse lui il giovane, che persisteva nell’inseguirlo. “Veggio che hai le membra affaticate: perché non lasci che il giorno proceda e il sonno del giusto ti prenda su questo magnifico prato? Certo il Signore Iddio stesso ha voluto preparare un luogo sì ameno per te, quale ricompensa per le tue sofferenze. Perché non profittarne?”
    “Perché, come forse sai, sono atteso altrove” disse il monaco “e non è riposo che vo cercando nel fare ciò”.
    “Ah, sbagli ancora!” Rispose il giovane. “Dovresti cedere a questi desideri che, se sono nel tuo core, sono certamente boni e degni. Come fai a dire che sono male? Meglio, dopo un buon sonno, avanti andrai, e chi ti aspetta aspetterà ancora: che devi a lui, che ti impedisce di pensare prima a te medesimo?”
    Randazio si voltò verso il giovine. “Tu questo dici? Che dovrei cedere a fare ciò che il core mi detta?”
    Questi allargò le braccia. “Ma certo! Su, più non esitare: fa quello che il tuo animo e la tua voglia ti dicono, senza riguardo per alcuno.”
    Al che il monaco raccolse da terra un robusto randello, e disse: “Il mio animo prova il desiderio irrefrenabile di percuoterti con codesto bastone fino a lasciarti a terra insanguinato; e perché non dovrei cedere al disiro, che sicuramente mi è stato messo in core da Iddio in persona?”
    Ma il giovine si era dileguato, come fatto fosse stato di ombra e non di carne: perché altri non era che il demonio. Così Randazio riprese il cammino, fischiettando. Portandosi dietro, per prudenza, il randello.”
    https://berlicche.wordpress.com/2017...glie-naturali/

    STAINO DISSACRANTE
    Avvenire ridicolizza Gesù (almeno facesse ridere)
    La vignetta dissacrante di Staino che ricalca la macchietta stantia di un Gesù che flirta con la Maddalena. Succede su Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Ma il peccato più grave è nel fatto che non fa nemmeno ridere.
    La domenica il disegnatore satirico (con esiti, a dire il vero, a corrente alternata) Staino, di sinistra da sempre (è stato anche direttore de «L’Unità») e non credente, pubblica su «Avvenire» una sequenza di vignette dal titolo sbarazzino «Hello, Jesus!», il cui protagonista è Gesù. Uno potrebbe dire: ma come, non ci sono vignettisti cattolici in giro? In effetti, almeno uno c’è, Clericetti, che pubblica sul mensile «Studi cattolici» da anni. Ovviamente ce ne sono tanti altri, ma non così famosi come Staino. Perciò, va bene così, «Avvenire» si è assicurato un celebre vignettista e pazienza se i fogli laicisti non ricambiano la cortesia.
    L’«apertura» verso chi ha idee diverse è assicurata e il quotidiano della Cei fa così mostra di larghezza mentale. Ci si può comunque legittimamente domandare, per altri versi, se il gioco sia valsa la candela. Cioè: l’assunzione di Staino (che certo costerà qualcosina) è compensata da un corrispettivo aumento delle copie vendute? La presenza in pagina di Staino, insomma, ha fatto decollare le vendite? Non lo sappiamo, tuttavia, dando un’occhiata alla «satira» domenicale, qualche dubbio è lecito. Prendiamo per esempio la sequenza che ha fatto stracciare le vesti a un cospicuo numero di siti catto-tradizionalisti, questa: Gesù sta scrivendo al computer mentre la Maddalena si avvicina con una specie di vezzoso turbante in testa.
    «Oh, ciao, Maddalena», fa Gesù al vederla. E lei: «Che ti sembra? …non è bello il mio copricapo?». Gesù comincia a sudare, imbarazzato, strabuzza gli occhi, comincia a pregare affannosamente tra sé: «Oh, mio Dio! Fammi dire di sì! … di sì! … di sì!». La Maddalena incalza: «Allora?». Gesù, annichilito, balbetta: «…è orribile…». Ciaf! La Maddalena molla uno sganassone a Gesù. Il quale scoppia in lacrime, mentre lei se ne va via indignata. Primo piano del volto di Gesù, devastato: «Padre, Padre… perché questa condanna a dover dire sempre la verità?». Fine della scenetta. Ora, la domanda da cinque centesimi è: fa ridere? Si potrebbero riempire pagine sul sottofondo, cioè Gesù e la Maddalena che si comportano da coniugi o almeno da fidanzati, e ripercorrere le famose teorie di Dan Brown, a loro volta mutuate dal Sacro Graal di Lincoln e Baigent, aggiungendoci i vangeli apocrifi nel passo in cui Gesù bacia la Maddalena (anche se gli apocrifi non parlano affatto di coniugio tra i due, nemmeno di liaison amorosa).
    Ma non è il caso di addentrarci nella questione: proprio la scenetta disegnata da Staino dimostra che questa storia è ormai entrata nell’immaginario, sia pure scherzoso. Se si deve allestire un mistero buffo, ormai le allusioni al flirt tra Gesù e la Maddalena ci stanno benissimo, e nessuno se ne meraviglia. No, il problema è un altro. E’ la riduzione domenicale del Risorto, del Dio Incarnato, del Re dell’Universo a macchietta per far ridere lor signori. E per giunta sul quotidiano dei vescovi.
    E sia pure, siamo larghi. Ma la cosa che veramente non si perdona è questa: non fa ridere. Gesù che si piglia una sberla dalla Maddalena per aver criticato il suo cappellino è da sit-com americana, per mettere in scena la quale non c’era certo bisogno di scomodare Dio e i Santi. Gesù che si lamenta col Padre per la sua «condanna» a dire sempre la verità non è tanto blasfemo quanto ridicolo. Gesù tapino e povero diavolo: da Staino ci si può aspettarselo, da «Avvenire» un po’ meno.
    Avvenire ridicolizza Gesù (almeno facesse ridere) - La Nuova Bussola Quotidiana

    "The slippery slope"..
    I "dubia" hanno un cardinale in più, l'olandese Willem Jacobus Eijk
    Non è uno dei quattro cardinali che nel 2016 sottoposero a papa Francesco i loro "dubia".
    Ma ne sposa in pieno la causa, quando dice che "la fonte della confusione è l’esortazione postsinodale 'Amoris laetitia'", e poi aggiunge: "Io sarei lieto perciò se il papa facesse chiarezza al riguardo, preferibilmente nella forma di qualche documento magisteriale".
    Olandese, 65 anni, medico e teologo esperto di bioetica, dal 2007 arcivescovo di Utrecht e fino al 2016 presidente della conferenza episcopale dei Paesi Bassi, il cardinale Willem Jacobus Eijk non è tipo che ami tenersi sotto coperta.
    Ha sempre contrastato alla luce del sole le tesi favorevoli alla comunione ai divorziati risposati, prima, durante e dopo i due sinodi sulla famiglia.
    È stato uno degli undici cardinali che nell'estate del 2015 si schierarono pubblicamente, in un libro, a sostegno della dottrina di sempre.
    È stato uno dei tredici cardinali che all'inizio della seconda sessione del sinodo scrissero a papa Francesco la lettera che lo fece infuriare, in difesa della libertà e correttezza della discussione sinodale.
    E ora è uno dei critici più risoluti della confusione generata da "Amoris laetitia", come si può notare nell'intervista riprodotta qui sotto, parte finale di un colloquio molto più ampio con Lorenzo Bertocchi in uscita sul numero di marzo del mensile "Il Timone".
    Nelle altre parti dell'intervista il cardinale Eijk descrive e denuncia il piano inclinato, "the slippery slope", che in numerosi paesi, a cominciare dalla sua Olanda, porta a una sempre più diffusa legalizzazione ed accettazione, fino ai gradi più estremi, dell'eutanasia, dei matrimoni omosessuali, dell'ideologia del "gender", con la Chiesa cattolica a sua volta pervasa da una crisi di fede che la rende cieca di fronte al pericolo.
    Ma ecco appunto come egli vede la crisi generata da "Amoris laetitia", una crisi che "sta spaccando la Chiesa" senza che dalla cattedra di Pietro arrivi mai una parola chiarificatrice.
    *
    D. – Eminenza, qual è il suo pensiero sulla controversa questione dell’accesso ai sacramenti per le coppie di divorziati risposati?
    R. – La questione se si possa consentire ai cosiddetti divorziati risposati civilmente di ricevere l’assoluzione sacramentale e quindi l’Eucaristia sta spaccando la Chiesa. Si incontra un dibattito, alle volte abbastanza veemente, a tutti i livelli, fra cardinali, vescovi, preti e laici. La fonte della confusione è l’esortazione post sinodale "Amoris laetitia", scritta da papa Francesco in conclusione dei sinodi sulla famiglia del 2014 e 2015.
    Questa confusione concerne soprattutto il numero 305 dell’esortazione. Si osserva che alcune conferenze episcopali hanno introdotto delle regole pastorali che implicano che i divorziati risposati possano essere ammessi alla comunione con una serie di condizioni e dopo un periodo di discernimento pastorale da parte del sacerdote che li accompagna. Invece, altre conferenze episcopali escludono questo. Ma ciò che è vero in un posto A non può essere falso in un posto B. Queste interpretazioni differenti dell’esortazione, che riguardano delle questioni dottrinali, causano confusione fra i fedeli. Io sarei lieto perciò se il papa facesse chiarezza al riguardo, preferibilmente nella forma di qualche documento magisteriale.
    Io stesso, partecipando a entrambi i sinodi sulla famiglia, ho argomentato che non si può consentire ai divorziati risposati in rito civile di ricevere la comunione. L'ho fatto anche in un articolo su di un libro che conteneva interventi di undici cardinali, pubblicato nell'intervallo tra i due sinodi.
    D. – Può spiegare brevemente qual è la sua posizione?
    R. – Gesù stesso dice che il matrimonio è indissolubile. Nel Vangelo secondo Matteo (19,9; cfr. 5,32) sembra ammettere un'eccezione, cioè che si possa ripudiare la propria moglie "in caso di unione illegittima". Tuttavia, il significato della parola greca, "porneia", tradotta qui con "unione illegittima", è incerto: significa molto probabilmente un’unione incestuosa a causa di un matrimonio entro gradi di parentela proibiti (cfr. Lev 18,6-18; cfr. Atti 15,18-28).
    L’argomento più profondo è che non si può consentire ai divorziati risposati di ricevere la comunione in base all’analogia fra il rapporto tra marito e moglie e quello tra Cristo e la Chiesa (Ef 5,23-32). Il rapporto fra Cristo e la Chiesa è un mutuo dono totale. La donazione totale di Cristo alla chiesa si realizza nella donazione della sua vita sulla croce. Questa donazione totale è resa presente nel sacramento dell’Eucaristia.
    Quindi chi partecipa all’Eucaristia deve essere pronto a un dono totale di se stesso, che fa parte della donazione totale della Chiesa a Cristo. Chi divorzia e si risposa in rito civile, mentre il primo matrimonio non è stato dichiarato nullo, viola il mutuo dono totale che questo primo matrimonio implica. Il secondo matrimonio in rito civile non è un matrimonio vero e proprio. Il violare il dono totale del primo matrimonio ancora da considerare come valido, e l’assenza della volontà di attenersi a questo dono totale, rende la persona coinvolta indegna di partecipare all’eucaristia, che rende presente la donazione totale di Cristo alla Chiesa. Questo non toglie, però, che i divorziati risposati possano partecipare alle celebrazioni liturgiche, anche quella Eucaristica, senza ricevere la comunione, e che i sacerdoti li accompagnino pastoralmente.
    Nel caso in cui i divorziati risposati civilmente non possono separarsi, ad esempio per le loro obbligazioni verso i figli di entrambi, possono essere ammessi alla comunione o al sacramento della penitenza, solo rispondendo alle condizioni menzionate nel numero 84 di "Familaris consortio" e nel numero 29 di "Sacramentum caritatis". Una di queste condizioni è che essi devono impegnarsi a vivere come fratello e sorella, cioè smettere di avere rapporti sessuali.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...ery-slope.html

    PADRI DELLA NEOCHIESA OMOERETICA
    Una nuova “rivelazione”? Il male è partito dal Concilio: i teologi della morale relativa. I padri (ig)nobili della neochiesa omoeretica.
    di Francesco Lamendola
    Il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, si fa fotografare accanto a transessuali acconciati da maiali, tutto lustro e sorridente, come se la sua presenza in quel contesto fosse la cosa più bella e naturale di questo mondo.
    Il giornalista de L’Avvenire Luciano Moia, direttore del mensile Famiglia e vita, sostiene che una delle novità di Amoris laetitia è quella d’invitare i fedeli a considerare la pari dignità di tutti gli orientamenti sessuali di fronte a Dio (si noti che orientamenti sessuali è un termine gender).
    Il teologo gesuita Pino Piva, interpellato da Moia riguardo alla valutazione da dare, da un punto di vista cristiano, dell’omosessualità, risponde, in nome del più radicale soggettivismo, dandogli pienamente ragione, perché non bisogna aver paura del cambiamento.
    A Matera don Leo Santorsola, teologo e fondatore del movimento Famiglia e Vita, predica una pastorale della famiglia allargata alle persone e alle coppie omosessuali, ed auspica che la Chiesa si adegui alla legislazione laica, che riconosce le unioni fra persone dello stesso sesso.
    A Torino, don Gialuca Carrega, responsabile diocesano per la pastorale delle persone omosessuali (sic), organizza, fra le altre cose, dei corsi di “accompagnamento” per insegnare a tali persone il valore della fedeltà (“coniugale”?), cioè, in poche parole, come osserva Andrea Mondinelli su La Nuova Bussola Quotidiana, per “sdoganare la sodomia”.
    Il cardinale Luis Antonio Tagle (quello delle corna con Bergoglio) e arcivescovo di Manila si fa fotografare accanto a transessuali acconciati da maiali
    E non è finita; anzi, è solo l’inizio.
    A Milwaukee, don Gregory Greiten, sacerdote del Wisconsin di 52 anni, nel bel mezzo della chiesa annuncia ai fedeli di essere felicemente omosessuale, di essersi liberato dei suoi complessi e sensi di colpa e di voler restare felicemente gay e prete cattolico, a servizio di Dio e del prossimo.
    A Palermo, quella Palermo il cui vescovo Lorefice, fra un giretto in bici e l’altro nel presbiterio della sua cattedrale, ha pensato bene di cacciare e di scomunicare don Alessandro Minutella, reo di essere un po’ troppo cattolico e un po’ troppo seguace della Madonna, un altro prete, don Cosimo Scordato, nel mezzo della santa Messa, invita due lesbiche, prossime “marito e moglie” in municipio, a salire all’altare e le presenta festosamente ai fedeli, come splendido esempio di amore, cui manca purtroppo solo il riconoscimento della Chiesa, che tarda ad arrivare.
    A Terni, qualche anno fa, l’allora vescovo Vincenzo Paglia faceva dipingere una intera parete del suo duomo con un affresco blasfemo in cui Gesù, oscenamente raffigurato, porta in cielo una folla di sodomiti, transessuali, ladri, spacciatori e prostitute, tutti gioiosamente impenitenti; e, più che soddisfatto del suo capolavoro, si fa raffigurare dal pittore (ovviamente omosessuale dichiarato e militante) in mezzo a quella folla d’invertiti: contento lui…
    A Santiago, l’arcivescovo spagnolo Juan Barrio ha ordinato sacerdoti due uomini, omosessuali notori e dichiarati, nonché militanti LGBT.
    Ad Anversa, il vescovo Johann Bonny auspica entro breve una qualche forma di riconoscimento religioso per le unioni fra persone dello stesso sesso.
    Anche monsignor Bruno Forte, segretario del Sinodo dei vescovi, auspica un riconoscimento da parte della Chiesa alle unioni omosessuali, come già è avvenuto da parte dello Stato
    Negli Stati Uniti, il gesuita James Martin pubblica libri, articoli e interviste, nonché interventi sulla rete, per battere e ribattere sempre sullo stesso tasto: l’omosessualità è la cosa più normale di questo mondo, non c’è nulla di strano nell’essere gay e cattolici, e anzi aggiunge, per soprammercato, che sicuramente un gran numero di santi erano gay.
    Intanto monsignor Nunzio Galantino afferma, in un’omelia ai giovani cattolici, che Dio non distrusse, ma risparmiò gli abitanti di Sodoma e Gomorra, per merito della fede di Abramo.
    E il segretario personale del cardinale Francesco Coccopalmerio, monsignor Luigi Capozzi, si fa beccare in flagrante partecipazione a orge vaticane a base di droga e sesso gay.
    Può bastare, o dobbiamo andare avanti? Perché, volendo, potemmo continuare a citare esempi del genere fino a domattina. Viene da pensare che la sola colpa di monsignor Krzysztof Charamsa, che si è fatto cacciare per aver dichiarato in pubblico la sua omosessualità, fianco a fianco con il suo “compagno”, sia stata quella dell’impazienza: se non avesse voluto strafare, cogliendo l’occasione del Sinodo dei vescovi sulla famiglia per far outing, i fatti gli avrebbero dato ragione: bastava che aspettasse qualche mese appena, e il frutto maturo della svolta gay-friendly della Chiesa cattolica gli sarebbe caduto in grembo, premiando la sua perseveranza. Poverino, fa quasi tenerezza: vuoi vedere che, alla fine, era uno dei meno peggiori, se non altro in ragione della sua ingenuità? E voi vedere che la sua colpa più grave, quando lo hanno sospeso a divinis, non è stata la sua dichiarazione di omosessualità, condita con le coccole al “compagno”, ma la sua affermazione che il Vaticano è strapieno di sacerdoti e monsignori gay? Vuoi vedere che è questa la “rivelazione” (un segreto di Pulcinella, peraltro) che fa tremare, e perciò anche indignare e imbufalire, i rispettabilissimi vertici della misericordiosa e inclusiva neochiesa bergogliana? Immaginarsi un po’ se l’ex monsignor Charamsa, per dispetto, cominciasse a fare nomi e cognomi, a citare fatti e date precisi, che lui certo ben conosce. Quanti Coccopalmerio suderebbero freddo, quanti Capozzi dovrebbero correre dal proprio avvocato, quanti stracci puzzolenti comincerebbero a volare in aria?
    Sorge a questo punto la domanda: da dove è venuto il presente orientamento filo omosessuale, pressoché apertamente dichiarato, della neochiesa che si spaccia per cattolica, e non lo è, ma è solo una sua indegna contraffazione, capeggiata da un papa indegno e da una pletora di vescovi indegni o semplicemente opportunisti e amanti del quieto vivere (vedi il caso di Torino e della figuraccia di monsignor Cesare Nosiglia, costretto a furor di popolo a sospendere i corsi per “fidanzati” gay già annunciati sulla stampa, che il solito don Carrega avrebbe dovuto tenere, all’interno di un convento di suore!). E la risposta è meno difficile di quel che non si possa immaginare: i padri nobili, o piuttosto ignobili, di questa incredibile svolta, sono i teologi della “nuova morale” che sono stati lasciati liberi d’imperversare negli anni ’60 e ’70 del Novecento, sull’onda del Concilio Vaticano II e del suo non ben precisato, ma sempre glorioso e magnifico, “spirito” innovatore, o piuttosto modernista (non lo Spirito Santo, quello non sia mai). Parliamo, tanto per non restare nel vago, dei vari Tullio Goffi, Enrico Chiavacci, Dalmazio Mongillo, Ambrogio Valsecchi, Leandro Rossi: tutti preti, tutti religiosi, e tutti d’accordo nel sostenere che la morale è relativa, che essa muta col mutare dei tempi e delle circostanze, e che la sessualità è la massima espressione di libertà, solidarietà e felicità. Tutti figli e nipotini ideali di quelBernhard Häring che viene presentato, ancora oggi, come “il più grande teologo morale cattolico del XX secolo”, quando già il solo fatto di aver attaccato duramente l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI lo pone automaticamente nella posizione di non poter essere considerato nemmeno un vero teologo cattolico; a meno che la Chiesa cattolica sia diventata, a nostra insaputa, un’assemblea anarchica ove ciascuno è perfettamente e felicemente libero di dire e contraddire tutto quel che gli pare e piace, mentre il Magistero è una semplice opinione personale di qualche papa e di qualche vescovo.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...iesa.html#more

    L'enciclopedia Cattolica, Eresia, Volume 7, pagina 261 recita: "Il Papa stesso, ove notoriamente reo di eresia, cesserebbe di essere Papa poiché egli cesserebbe di essere membro della Chiesa."


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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Macché corpo di Cristo. Ora si mangia la porchetta
    Senza commento...
    L
    "In chiesa si fa solo la messa"
    In ogni diocesi del mondo almeno una basilica ha ospitato la «notte bianca» della preghiera. L'obiettivo, secondo monsignore Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, è «offrire a tutti, soprattutto a quanti sentono ancora disagio all'idea di entrare in una chiesa, di cercare l'abbraccio misericordioso di Dio».
    Se la gente va meno in chiesa, il Papa spalanca le chiese. Magari il «disagio» di cui parla Fisichella è anche questione di orari. Ma non tutti la pensano come papa Bergoglio, tra i preti. Molti sono convinti che il problema sia un altro: le parrocchie annoiano. Le chiese sarebbero vuote perché a messa si fanno sempre le solite cose, le prediche sono piagnucolose, la location non subisce restyling, si suona musica preistorica e gli avvisi non mettono i brividi. Per attirare gente in chiesa ci vuole altro. E quindi largo alla fantasia. Tavolate, feste popolari, mostre, veglioni, sfilate di moda, dibattiti con politici, cene di gala, concerti rock. Fino a raggiungere vette di creatività inimmaginabili come le cacce al tesoro o il teatrino dei burattini nelle cappelle laterali, perché anche i bambini hanno diritto a un intrattenimento adatto a loro.
    Da qualche anno nella diocesi di Bolzano-Bressanone si organizza a fine maggio la «lunga notte delle chiese»: quest'anno scadrà il 25. È un'usanza di stampo ecumenico diffusa dalla Francia alla Lituania ma che l'Alto Adige ha mutuato da Austria e Germania, Paesi dove peraltro i cattolici non brillano per grandi numeri. «L'idea è di fare avvicinare le persone, non solo i nostri fedeli, agli edifici sacri», ha detto don Mario Gretter, parroco del duomo di Bolzano e incaricato diocesano per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso.
    CACCIA AI TOPOLINI
    Quali iniziative hanno proposto i rappresentanti di parrocchie e istituzioni? Cucinare il pane o una pietanza secondo una ricetta originale di Hildegarde di Bingen. Distendersi in una bara per ricordarsi che il lutto è parte integrante della vita cristiana. Benedire biciclette e tricicli dei bimbi. Salire sul campanile. Chiamare un equilibrista che alterna passeggiate sul filo a meditazioni silenziose. Pernottamento dei cresimandi in chiesa sulle brandine. Graffiti sui muri (magari non su qualche affresco). Lo Jugenddienst di Merano, come ha riferito il Corriere dell'Alto Adige, ha ripresentato un esperimento già attuato: nascondere nel duomo di Bolzano alcuni topolini che i partecipanti al workshop devono trovare. Sarebbe un modo per permettere ai bimbi di scoprire gli angoli più nascosti della chiesa. Thomas Ebner, del Katholisches Bildungswerk (associazione che cura la formazione cattolica permanente degli adulti) ha proposto di inserire testi biblici nella manifestazione. Chissà se glielo faranno fare.
    Essendo terre di confine, anche molte chiese di Treviso, Belluno, Pordenone, Udine e Gorizia hanno abbracciato l'idea dell'happening notturno: quest'anno è in programma l'8 giugno. Gli organizzatori promettono musica, arte, teatro, cacce al tesoro, improvvisazioni live, oltre a visite guidate e canti corali. Ospite abituale è la musica dance elettronica dal vivo dei Giza Djs, una coppia di dj digitali che si esibiscono piazzando computer e sintetizzatori davanti all'altare.
    Quarant'anni fa si entrava in chiesa in silenzio, ci si segnava con l'acqua santa e ci si genufletteva davanti al Santissimo. Che quella fosse la casa di Dio, prima che una pinacoteca o un luogo di ritrovo, era ancora convinzione diffusa. La penombra, l'odore di incenso, il suono dell'organo incutevano soggezione e invitavano al rispetto. Chissà quanti ci credevano sul serio, ma nessuno dubitava che fosse un luogo sacro. Vi si entrava per salvarsi l'anima. Oggi questa consapevolezza è quasi scomparsa. Morto don Camillo, al Crocifisso non è rimasto nessuno con cui parlare. Il valore religioso e liturgico degli edifici di culto si sta smarrendo, è rimasto il luogo fisico senza la sostanza metafisica. Così ci s'inventa qualche evento che un tempo si sarebbe chiamato «profano» per non lasciare i banchi vuoti. E sull'onda dell'allarme per la povertà sempre più diffusa c'è la corsa a trasformare le austere navate in dormitori e tavolate solidali. Ma è così che si conquistano nuovi fedeli?
    NOZZE TRANS
    Che in chiesa si possa banchettare, oltre che mangiare il corpo di Cristo, è stato sdoganato da papa Francesco che ha pranzato con i poveri e i detenuti nella basilica di San Petronio durante la sua visita a Bologna. Il vescovo di Hildesheim, in Bassa Sassonia, per festeggiare con le maestranze la fine dei lavori nella cattedrale medievale patrimonio dell'Unesco, piazzò uno spiedo sotto le volte romaniche e fece arrostire una porchetta. Il giornale on line La nuova bussola quotidiana segnala che a Roma ci si può sfamare gratis in tre chiese (Sant'Eustachio, Santa Lucia al Gonfalone e Santi Quirico e Giuditta).
    C'è chi ha trasformato la parrocchia in un salone delle feste: è successo a Marcellise, in provincia di Verona, dove il prete ha organizzato il cenone di capodanno per i parrocchiani e li ha rallegrati vestito da clown: il filmato in cui il sacerdote fa il saltimbanco con un cappello da cowboy è finito su YouTube. Altri hanno concesso le mura sacre per mostre discutibili: a Roccasecca (Frosinone) nella chiesa dedicata a San Tommaso d'Aquino, nato da quelle parti, sono state esposte gigantografie di Mao Tse-Tung, opera di Tommaso Bonaventura, che hanno coperto gli affreschi quattrocenteschi. In Belgio l'artista Tom Herck ha approfittato dei lavori di ristrutturazione per installare nella chiesa di San Giovanni Battista, a Looz, una vacca crocifissa in un lago di latte con il benestare del vescovo di Hasselt. Invece Manila Gorio, transessuale pugliese, ha usato una chiesetta di Acquaviva delle Fonti (Bari) per farsi fotografare all'altare vestita da sposa per un calendario che rivendica i diritti della comunità Lgbt. Qui il parroco era all'oscuro: la chiesa non sempre è aperta, le chiavi sono affidate a una signora del luogo, ma è bastata un'offerta in denaro per dissacrare la pieve.
    FACCIAMOCI UN SET
    A Milano, nella chiesa di San Paolo Converso in corso Italia, tra tele seicentesche e marmi è stato allestito un campo da tennis con rete e suolo arancione dove sfidarsi a colpi di racchetta. Spiazzare il visitatore era l'obiettivo dell'artista Asas Raza, che voleva far riflettere sulla necessità di prendersi una pausa nella frenesia della vita moderna. L'edificio fu sconsacrato da Napoleone ma le opere custodite continuano a richiamare al sacro. Invece sull'altare policromo troneggiava un'ampolla di vetro che dispensava tè al gelsomino.
    Le chiese tuttavia non sono soltanto il nuovo tempio del pauperismo. In Italia e all'estero non si contano le sfilate di alta moda, soprattutto di abiti da sposa, come Gattinoni in San Carlo a Modena o Angela Sartoria nella sacrestia di San Marco a Milano. Lo scorso dicembre il Club Med ha organizzato un catering di lusso nella chiesa di Santa Lucia a Cefalù (Palermo), dove la prestigiosa catena alberghiera sta costruendo un nuovo villaggio vacanze. A Firenze la banca d'affari Morgan Stanley ha allestito un ricevimento esclusivo nel Cappellone degli spagnoli, sala capitolare trecentesca di Santa Maria Novella coperta di affreschi e dominata da un crocifisso di marmo sull'altare: le cucine sono state piazzate in un chiostro dei domenicani mentre la basilica è rimasta chiusa per tutto il giorno.
    L'ultima frontiera è ospitare eventi politici. Lo scorso ottobre Matteo Renzi ha tenuto un comizio nella chiesa paleocristiana della Santissima Annunziata, che peraltro stava ospitando la Borsa mediterranea per il turismo archeologico. A metà febbraio Emma Bonino ha organizzato un evento elettorale nell'ipogeo della basilica dell'Incoronata madre del Buon consiglio a Napoli. Il 26 luglio 2017 la stessa leader radicale aveva partecipato a un dibattito sull'accoglienza degli stranieri nella chiesa di San Defendente a Ronco di Cossato, presso Biella, a lato del parroco che aveva organizzato l'evento: molti fedeli hanno protestato, invano, con un sit in di protesta davanti alla curia. Prima delle elezioni siciliane il candidato del centrosinistra Fabrizio Micari e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando sono saliti su alcuni pulpiti al termine delle messe, sempre affiancati dal parroco. E tra comizi, banchetti, sfilate e caccia al topo, il padrone di casa è a un passo dallo sfratto.
    MiL - Messainlatino.it: Macché corpo di Cristo. Ora si mangia la porchetta

    Lettera di Ratzinger su Bergoglio: ora spunta una parte "omessa"
    Joseph Ratzinger ha scritto una lettera parlando di "continuità interiore" tra i due pontificati. Ecco la parte finale della missiva del teologo tedesco
    Francesco Boezi
    Joseph Ratzinger ha scritto un messaggio sulla continuità con il pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Una lettera, quella del papa Emerito, attraverso cui sarebbero state smorzate le polemiche sollevate da chi, in questi cinque anni, ha contrapposto le due figure ecclesiastiche, i due magisteri, le due teologie e i due approcci dottrinali.
    Ratzinger ha poi ringraziato per il dono inviatogli: undici libri che compongono la collana La teologia di Papa Francesco. Secondo quanto si apprende leggendo questo articolo di Sandro Magister sul suo blog dell'Espresso, però, la lettera non sarebbe stata diffusa integralmente dall'ufficio stampa della Santa Sede.
    Questa, infatti, sarebbe la parte finale della missiva del papa Emerito: "Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi una breve e densa pagina teologica perché in tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto". E ancora: "Purtroppo, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti". Ratzinger, quindi, non ha espresso alcun parere sui libri riguardanti la teologia di Papa Francesco perchè ha evitato di leggerli.
    Il messaggio di Benedetto XVI, infine, sarebbe datato 7 febbraio. Più di un mese prima, dunque, della notizia data durante la giornata di ieri. Ha scritto il vaticanista citato riguardo al paragrafo che sarebbe stato omesso che: "Ratzinger, con sincero candore, dà prova della sua finissima vena d'ironia. Lo si legga. E chi vuole intendere intenda".
    Lettera di Ratzinger su Bergoglio: ora spunta una parte "omessa"

    Se le fake news nascono in Vaticano
    Il fatto è noto: monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione ha presentato alla stampa come messaggio del papa emerito Benedetto di piena approvazione del pontificato di Francesco una lettera in cui invece declinava cortesemente l’invito a scrivere un breve saggio di teologia a corredo della collana “La teologia di Francesco”, scritta da undici teologi per celebrare i cinque anni di papa Bergoglio.
    Peraltro ogni giorno che passa si aggiungono nuovi dettagli che ingigantiscono la menzogna, e i tentativi di metterci una pezza peggiorano solo la situazione. A quanto già scritto due giorni fa, infatti, si è aggiunto un altro elemento che sta creando scandalo anche sulla stampa internazionale: la foto ufficiale distribuita dalla Santa Sede in occasione della presentazione de “La teologia di Francesco” è stata ritoccata per evitare che si leggesse la parte della lettera di Benedetto XVI in cui rifiuta l’invito di mons. Viganò. Un gesto molto grave che – come ha sottolineato l’agenzia Associated Press – viola gli standard internazionali su distribuzione e uso di fotografie ai media (le foto non possono essere in alcun modo ritoccate) e incrina perciò il rapporto di fiducia tra le agenzie di stampa e la Santa Sede che fornisce i servizi foto e video.
    Un estremo tentativo di giustificazione, arrivato ieri sera attraverso l’agenzia ANSA ad opera di «fonti autorevoli della Santa Sede», ha del surreale: «Nessuno ha voluto nascondere o manipolare nulla – si dice -. La foto di cui alcune testate parlano è una foto chiaramente artistica: infatti una parte della lettera era sfuocata e presentava anche la collana di libri editi dalla Lev». Evidentemente qualcuno in Vaticano è fortemente convinto che nel mondo l’uso della ragione sia stato definitivamente abrogato.
    Del resto a dare man forte ci sono i soliti “guardiani della Rivoluzione” che, sfidando il senso del ridicolo, di fronte a tale imbarazzante performance di monsignor Viganò degna de “I soliti ignoti”, se la prendono con i “nemici di Francesco”, che – come si sa – sono «pochi ma molto aggressivi sul web». Secondo tale narrativa, dunque, costoro «vogliono contrapporre» i due Papi e si attaccano a dei particolari per negare ciò che sarebbe comunque il dato di fondo: la continuità tra i due pontificati che nella lettera in questione Benedetto XVI afferma con chiarezza. È un bel modo di rovesciare la realtà. Infatti, è l’«operazione Viganò» che nasce da una così forte volontà di affermare la continuità tra i due pontificati tale da cercare di usare in modo fraudolento Benedetto XVI allo scopo.
    Vale allora la pena ricordare che lo scandalo non sta soltanto nel fatto che della lettera di Benedetto sia stata nascosta una parte, peraltro la più importante, quella che spiegava tutto il resto. Lo scandalo è che sia stata un’operazione studiata a tavolino e che viene da lontano, proprio allo scopo di creare la notizia “Benedetto garantisce per Francesco”. La prima mossa era stata la richiesta al Papa emerito di un breve contributo teologico per dare lustro alla pubblicazione di «volumetti» scritti da teologi di seconda e terza fascia (e già questo la dice lunga sul rispetto che Viganò e compagni hanno per il papa emerito). Al cortese rifiuto, scatta la brillante idea di usare la lettera di Benedetto XVI (datata 7 febbraio) nel modo che sappiamo.
    La disonestà arriva al punto di presentare come lettera celebrativa scritta in occasione del quinto anniversario del pontificato di Francesco (quindi destinata al pubblico) una lettera personale di rifiuto di una proposta (quindi casomai da interpretare in modo opposto). Ripeto, una lettera personale (“personale”, “riservato” c’è anche scritto sulla busta che accompagna la lettera) che come tale doveva restare privata. La sua pubblicazione è una chiara violazione della privacy, un furto.
    Se le fake news nascono in Vaticano - La Nuova Bussola Quotidiana

    “IL VATICANO HA AMMESSO DI AVER ALTERATO LA FOTO
    DELLA LETTERA DI PAPA BENEDETTO”
    L’Associated Press riporta che il Vaticano ha ammesso oggi, mercoledì 14 marzo, di aver alterato una foto inviata ai media di una lettera del papa emerito Benedetto XVI scritta a proposito di Papa Francesco. La manipolazione ha cambiato il significato dell’immagine in un modo che ha violato gli standard del settore del fotogiornalismo.
    Ecco l’articolo dell’Associated Press.
    L’ufficio delle comunicazioni del vaticano ha rilasciato la foto della lettera lunedì alla vigilia dell’anniversario quinquennale di Francesco.
    Il Vaticano ha ammesso mercoledì di aver sfuocato le due righe finali della prima pagina dove Benedetto comincia a spiegare che in realtà non ha letto i libri in questione. (Benedetto, ndr) Scrive che non può contribuire alla valutazione teologica di Francesco come richiesto da Viganò perché ha altri progetti da fare.
    Un portavoce vaticano, parlando sotto la condizione di anonimato, non ha spiegato perché la Santa Sede abbia sfuocato le linee se non per dire che non intendeva che la lettera fosse completamente rilasciata.
    Tutta la seconda pagina della lettera, infatti, è coperta nella foto da una pila di libri, con appena visibile la piccola firma di Benedetto, per dimostrarne l’autenticità.
    Il contenuto mancante ha alterato in modo significativo il significato delle citazioni che il Vaticano ha scelto di evidenziare, che sono state ampiamente raccolte dai media. Quelle citazioni suggerivano che Benedetto aveva letto i volumi, ne era d’accordo ed ne aveva dato piena approvazione e valutazione.
    La sistemazione della foto è significativa perché i mezzi di informazione si affidano ai fotografi vaticani per le immagini del papa in eventi che sono altrimenti chiusi ai media indipendenti.
    La maggior parte dei media indipendenti, tra cui The Associated Press, seguono standard rigorosi che vietano la manipolazione digitale delle foto.
    “Nessun elemento deve essere aggiunto o sottratto digitalmente da una fotografia”, leggere le norme AP, che sono considerate lo standard industriale tra le agenzie di stampa.
    AGGIORNAMENTO DAL SITO DI SANDRO MAGISTER
    POST SCRIPTUM (15 marzo 2018) – Va aggiunto che sulla busta che conteneva la lettera di Benedetto XVI letta da Viganò davanti a numerosi giornalisti c'era scritto: "Personale riservata".
    Inoltre, Nicole Winfield dell'Associated Press ha appurato che la foto della lettera diffusa dal Vaticano è stata volontariamente resa illeggibile nelle due righe iniziali del suo ultimo paragrafo, per il resto coperto dai libretti sulla teologia di papa Francesco.
    MiL - Messainlatino.it: La lettera di Benedetto XVI a mons.Viganò e il reato (morale) della contraffazione delle foto.

    "CINQUE ANNI DI BERGOGLIO. APPUNTI SUL NAUFRAGIO"
    Antonio Socci
    Lo avevo scritto subito, a caldo, lunedì sera, appena il Vaticano ha diffuso la notizia di quella lettera di Benedetto XVI che sembrava – a prima vista – un clamoroso applauso di approvazione a Bergoglio, nell’anniversaio della sua elezione.
    Avevo chiesto: perché non rendono nota tutta la lettera? Perché estrapolano solo tre frasi?
    Adesso è tutto chiaro. L’ottimo Sandro Magister – nel giro di 24 ore – ha pubblicato per intero la lettera di papa Benedetto che il Vaticano lunedì non aveva distribuito ai giornali e così scopriamo che nella seconda parte – con sottile sarcasmo – Benedetto XVI fa capire come va interpretato il “pedaggio” che ha dovuto pagare nella prima parte.
    In sostanza il papa emerito spiega che non ha tempo per scrivere un commento al “formidabile” pensiero telogico di Bergoglio (come gli avevano chiesto) e nemmeno ha tempo per leggere “gli undici piccoli volumi” che dispiegano tutta la sapienza bergogliana. Saranno utilissimi a illustrare il pensiero del papa argentino, ma lui, Benedetto, fa sapere che non li ha letti e nemmeno ha intenzione di leggerli perché ha altro da fare. Capita l’antifona? A buon intenditor poche parole (a me pare un’elegante e sublime presa in giro).
    PER CAPIRE MEGLIO QUESTA RISPOSTA SI DEVE RICORDARE CHE RECENTEMENTE IL PAPA EMERITO AVEVA SCRITTO “DI SUA INIZIATIVA” UNA BELLISSIMA PREFAZIONE TEOLOGICA AL LIBRO DEL CARD. SARAH. PROBABILMENTE ANCHE PER QUESTO DAL VATICANO LA PRETENDEVANO PURE PER BERGOGLIO. MA BENEDETTO HA RISPOSTO CHE AVEVA DA FARE (“IMPEGNI GIÀ ASSUNTI”). MAGISTRALE IRONIA!
    * * *
    Per valutare questi cinque anni del papa argentino bisogna usare il criterio dettato da Gesù stesso: “ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi… dunque dai loro frutti li potrete riconoscere” (Mt 7, 17-20).
    Quali sono i frutti del bergoglismo? Mi piacerebbe dire “buoni”, ma purtroppo non è così: sono pessimi. Anzitutto c’è il crollo della pratica religiosa dovunque, ma specialmente nel continente più bergogliano (il Sud America).
    Si possono vedere anche casi specifici, prendendo due dei maggiori artefici dell’elezione Bergoglio, cioè il card. Danneels (ex primate del Belgio) e il card. Maradiaga (ancora primate dell’Honduras) e scopriremo che la Chiesa, nel Belgio di Danneels e nell’Honduras di Maradiaga, cola a picco: basti dire che in Honduras in venti anni la percentuale di chi si professa cattolico è passata dal 76 per cento al 47 per cento.
    E nella diocesi di Bruxelles, quando Danneels lasciò per limiti di età, c’erano quattro seminaristi (quattro!), in una citta di più di un milione di abitanti.
    Del resto per capire che la linea perorata da costoro e incarnata da Bergoglio era la peggiore bastava considerare proprio l’Argentina da quando lui diventò arcivescovo di Buenos Aires e primate d’Argentina: dal 1999 al 2014 il numero dei seminaristi in tutto quel vasto Paese è passato da 1.500 a 827.
    Una catastrofe spirituale.
    Ma non sono solo le statistiche a mostrare un bilancio fallimentare. C’è qualcosa di gravissimo che esse non possono misurare: è lo smarrimento generale dei cattolici di fronte al pauroso sbandamento dottrinale e pastorale del Vaticano di Bergoglio.
    Ho scritto due libri sui disastri di questo pontificato e non posso certo sintetizzare un tale cataclisma in poche righe.
    In pratica il papa argentino ha abbandonato il sentiero tracciato dai suoi predecessori e ha fatto sua l’Agenda Obama (sotto la cui presidenza egli è salito al soglio pontificio). Ecco i punti fondamentali di tale agenda: favorire le migrazioni di massa, resa incondizionata della Chiesa sui temi etici, abbraccio con l’Islam ed ecocatastrofismo.
    La chiesa bergogliana, passando dall’annuncio di Cristo alla politica dei “diritti umani” d’impronta obamiana “si sovrappone ampiamente – ha notato Ernesto Galli della Loggia – ad altre presenze organizzative, ideali e politiche, che nulla hanno a che fare con la sua tradizione. A cominciare ovviamente dalle grandi agenzie internazionali come l’Onu o la Fao”.
    Inoltre si sovrappone – prosegue Galli – a “componenti laico-progressiste” e alla “straripante presenza pubblica di alcune ricchissime e influentissime figure di ‘filantropi mondialisti’ – non saprei come altro chiamarli: tipo Soros o Zuckerberg o Bezos – ormai assurti al rango di veri e propri profeti mediatici: anch’essi non solo estranei ma senz’altro ostili al cristianesimo cattolico”.
    Questa omologazione al potere implica la necessità bergogliana di “bombardare” quotidianamente i cattolici fedeli a Cristo come “fondamentalisti” (anche annichilendo fiorenti famiglie religiose come i Francescani dell’Immacolata). Per poi indicare come esempi da ammirare personaggi come Emma Bonino, Giorgio Napolitano e Marco Pannella.
    Nell’orizzonte di questa omologazione al potere mondano vanno letti anche altri fatti sconcertanti come la quasi canonizzazione di Lutero (e il progetto di attacco alla Messa cattolica) o la resa vaticana al regime comunista cinese, con tanti saluti ai cattolici perseguitati che vengono abbandonati (come quelli vittime dei regimi islamici).
    Sul fallimento dei progetti di riforma della Curia da parte di Bergoglio sono concordi perfino i bergogliani più zelanti.
    Oggi la confusione oltretevere è totale e c’è sconcerto anche per i metodi dispotici che egli pratica. Ma più grave ancora è la confusione spirituale nel popolo di Dio che si sente allo sbando. Tradito dai pastori.
    Anche fra i cardinali che lo hanno eletto e sostenuto crescono lo sconcerto e l’allarme, tanto che uno di costoro, fra i più importanti, in uno scontro trapelato sui media, è arrivato ad alzare la voce: “noi ti abbiamo eletto per riformare, non per distruggere tutto!”.
    Se assumiamo come criterio di giudizio la fedeltà alla Sacra Scrittura e al magistero costante della Chiesa, dovere primario di ogni pontefice, quello di Bergoglio è probabilmente il papato più disastroso della bimillenaria storia della Chiesa.
    https://www.antoniosocci.com/cinque-...sul-naufragio/


  9. #329
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Un vescovo si leva contro lo "sbando" brasiliano
    Una Chiesa allo sbando, sotto attacco da parte dei laici, per finanziamenti a ONG abortiste e pro unioni omosessuali, una Chiesa in cui un arcivescovo fa partecipare alla consacrazione, durante la messa, due “vescovesse” protestanti; una Chiesa schierata politicamente a sinistra, in una maniera che non può non creare problemi. Una Chiesa che perde – e forse non è un caso – ogni anno schiere di fedeli.
    La polemica in questi giorni è particolarmente accesa. È interessante riportare quello che pensa un vescovo, dell’Amministrazione Apostolica Personale Jean Marie Vianney. Ha pubblicato una lettera “In difesa della Conferenza Episcopale del Brasile”, in cui deplora gli insulti e le offese alla CNBB. La lettera è rivolta ai “carissimi fratelli laici”, perché è proprio dai laici – un video di denuncia ha ricevuto quasi 400mila visualizzazioni – la protesta contro l’uso discutibile dei fondi raccolti con la Campagna di Fraternità, e gli abusi liturgici.
    La parte più interessante della lettera è quella rivolta “ai miei fratelli vescovi”. Il presule ricorda “umilmente” che le proteste dei fratelli laici “compreso quando esagerano e oltrepassano i limiti” possono stare registrando il “sensus fidelium”, e che “dobbiamo ascoltare”. Mons. Dom Fernando Arêas Rifan è molto chiaro nella perorazone. “È ora di recuperare il buon nome della nostra Conferenza episcopale. Non possiamo tollerare pacificamente tanti abusi dottrinali e liturgici che vediamo nelle nostre chiese e che fanno soffrire tanto i nostri fedeli”.
    Si chiede il vescovo: “Non sarà che siano stanchi di tanto sopportare certe invenzioni liturgiche e aberrazioni dottrinali? Non starà succedendo quello che san Giovanni Paolo II descriveva nella sua enciclica Ecclesia de Eucharestia”? Giovanni Paolo II in quel documento, pubblicato nel 2003, l’ultima enciclica del suo pontificato, affermava: “A ciò si aggiungono, in diversi contesti ecclesiali, alcuni abusi che contribuiscono a oscurare la retta fede e la dottrina cattolica su questo Sacramento ammirevole. Si nota a volta una comprensione molto limitata del Mistero eucaristico. Privato del suo valore sacrfcale, si vive come se non avesse altro significato e valore che quello di un incontro conviviale e fraterno”. E ricordava che soprattutto negli anni a partire dalla riforma liturgica post conciliare, “per un malinteso senso di creatività e di adattamento” non sono mancati abusi, che per molti sono stati causa di malessere. E ammoniva che “Il Mistero eucaristico non consentiva riduzioni o strumentalizzazioni”.
    Mons. Rifan fa un riferimento preciso alla consacrazione delle vescovesse: “È evidente che i nostri fedeli restano scandalizzati quando vedono ministre non cattoliche ‘concelebrare’ la Santa Messa con i nostri vescovi”. E toccando un tema diverso, il vescovo chiede “perché permettiamo che si utilizzi nei nostri testi la terminologia di ‘genere’ che trasmette un’ideologia non ortodossa?”.
    Da un punto di vista politico poi osserva che “Tutti sono invitati e benvenuti ai nostri incontri. Però, perché lasciamo che persone di mentalità socialista e persino comunista e membri di partiti politici di sinistra siano i protagonisti dei nostri incontri ecclesiali e ci istruiscano sull’analisi della realtà”? Si deve combattere il capitalismo selvaggio, il consumismo e il mercantilismo, ma senza dimenticare quello che il Magistero insegna sul socialismo: “Socialismo religioso, socialismo cristiano implicano termini contradditori: nessuno può essere allo stesso tempo buon cattolico e veramente socialista”, dice vescovo ricordando l’enciclica Qudragesimo Anno di Pio XI. Né la Chiesa può promuovere o appoggiare le occupazioni delle terre. Infine è necessario “essere chiari nel rendere conto delle raccolte della Campagna della Fraternità. Di fronte ai sospetti sollevati che le donazioni dei fedeli siano giunte indirettamente a enti che promuovono l’aborto e i movimenti rivoluzionari, dobbiamo dare spiegazioni chiare ai fedeli”.
    E se per caso “come è possibile” ci siano stati degli errori, “d’ora in avanti dobbiamo essere più esigenti nell’applicazione dei nostri valori e non permettere tali deviazioni! Ci sono tanti enti benefici cattolici che potrebbero riceverle quelle donazioni!”.
    Un vescovo si leva contro lo "sbando" brasiliano - La Nuova Bussola Quotidiana

    Neo-scuola & neo-chiesa unite nell’ora di ri-educazione spirituale
    di Elisabetta Frezza
    I miei figli sono esonerati dall’ora di religione. Confesso che un po’ mi dispiace perché, privandomi delle loro cronache di vita vissuta, ho interrotto un inesauribile flusso di approvvigionamento di materiale fantascientifico di qualità tale che, a far conto sulla fantasia (sempre soccombente rispetto alla realtà), mai e poi mai potrà essere eguagliata.
    Sarebbe stato bello raccogliere un bestiario IRC (Insegnamento Religione Cattolica, incredibilmente si chiama ancora così). Ma da quando mia figlia, con strilli scimmieschi della tenutaria della cattedra, è stata ripetutamente apostrofata come “eretica” perché refrattaria a professare il dogma darwinista (almeno per se stessa, non per la strillatrice, la cui contiguità coi primati non era in effetti da escludere a priori), ho capito che la mia passione rischiava di tradursi in crudeltà verso le mie, incolpevoli, fonti.
    Dopotutto, sono finiti i tempi davvero creativi del virtuosismo a-cattolico, para-cattolico, simil-cattolico, anti-cattolico, tempi in cui ogni tenutario di IRC poteva offrire al pubblico il meglio di sé; con l’avvento del regime sudamericano, i protocolli dettati dalle diocesi, e a queste dalla centrale romana, esigono esecutori ligi e devoti, e c’è poco da scherzare.
    Gli ordini diramati dall’alto non consentono variazioni sul tema, ma solo una (eventuale) modulazione di zelo. Menu fisso: migranti/accoglienza/sant’egidio; evoluzionismo/antispecismo/panteismo; omosessualità e dintorni come nuovi valori cristiani; Lutero santo subito; don Milani già sugli altari.
    Dunque, si sa cosa si perde. E si guadagna un’ora alla vita. Epperò uno che creda, con l’esonero, di scampare alla somministrazione della paccottiglia ecumenica ed equosolidale in agenda, poi si accorge che tutto quello che aveva buttato fuori dalla porta gli rientra, con gli interessi, dalle finestre della “buona” scuola, spalancate a tutti i bei venti di novità purché non portino con sé qualche polline culturale, sia mai.
    Il principio della fine è sempre lo stesso: quando una istituzione dismette la propria funzione, finisce per diventare una struttura circense in cui solo l’esibizionismo paga. Paga verso l’impresario di turno, novello piazzista munito di elmetto ideologico dalla casa madre; paga anche verso la clientela, perché gli avventori apprezzano gli show, li applaudono e, alla fine, li premiano alzando l’indice di gradimento, unico vero idolo nei tempi del totalitarismo democratico (o democrazia totalitaria, che è più o meno lo stesso). Nella sbornia del carnevale perenne, del senso della istituzione – cioè del suo compito e della sua vocazione – nessuno più si ricorda. Venghino signori venghino.
    Per le chiese è successo esattamente così, ridotte a palcoscenici da avanspettacolo di avanguardia, dove anche il pubblico è invitato a recitare, con le parole e con i gesti, e più il copione è demenziale più biglietti si vendono perché la gente si diverte e quello è l’obiettivo, intrattenersi in compagnia. Per le scuole (buone), lo stesso: più l’offerta (“formativa”) è rimpinzata di numeri stravaganti, affidati a “esperti” animatori/imbonitori, maggiore sarà la corsa all’iscrizione.
    È una questione di marketing. L’utente, che ha sempre ragione, non deve annoiarsi, non deve fare sforzi eccessivi, deve ricrearsi ben oltre gli spazi angusti della vecchia ricreazione, in una parola deve “stare bene” a scuola. Per converso, ha il diritto (di-rit-to) al successo formativo, a prescindere. Ecco che chiese e scuole, in base al medesimo principio, si fanno manicomio. E lo sono.
    Peraltro stiamo assistendo a una omogenizzazione pilotata dei valori di riferimento, nel calderone della nuova religione unica universale pseudo-umanitaria, trionfo del sincretismo trasversale. Il ciarpame vacuo e beota – che spazia dall’accoglienza, al benessere gruppale (esiste, sì, ne abbiamo prova documentale), alla condivisione, al lavoro di squadra: le chiamano soft skills in lingua barbara – condensato nei pacchetti pedagogici pre-confezionati in sede sovranazionale si compenetra perfettamente con i cascami del cristianesimo contraffatto, che ha invaso gli spazi sacri mettendo alla porta il Padrone di casa. Al bravo cristiano due-punto-zero sono richieste le stesse “competenze” del bravo scolaro due-punto-zero.
    Tutto questo armamentario oggi penetra nella scuola (buona) non soltanto come criterio-guida moraleggiante di carattere generale, ma in groppa a progetti con velleità di ri-educazione “spirituale”. Casi recenti, sempre meno isolati, dimostrano che, in qualche modo, si punta a polverizzare e spazzare via ogni residuo culturale legato alle nostre radici cristiane, ovvero ai fondamenti della nostra civiltà.
    Una terna di esempi.
    Solo perché qualche sparuto genitore ha osato sollevare qualche timida obiezione, è salita all’onore delle cronache la vicenda della strega Romilda. Una simpatica signora, al secolo Ramona Parenzan che, invitata da dirigente e insegnanti di una scuola elementare lombarda, all’insaputa delle famiglie ha intrattenuto i bambini con rudimenti di stregoneria, ha invocato gli spiriti e distribuito presunte pozioni magiche e amuleti raccomandando ai piccoli di tacere la cosa ai genitori, altrimenti il sortilegio non sarebbe andato a buon fine.
    L’intraprendente signora pare bazzichi da tempo nelle scuole padane proponendo le sue prestazioni sotto l’etichetta di “laboratorio di intercultura”. Per inciso, gli stravaganti che hanno sollevato il caso, avendo avuto i figli coinvolti nelle pratiche della fattucchiera, sono stati accusati di ottusa intolleranza e, nello specifico, di anacronistica caccia alle streghe. Posto che la scuola è un contenitore di carnevalate, anche la “strega sincretica multiculturale” merita il suo spazio, perché no.
    Denigrazione a mezzo stampa anche per il papà veneto che, in solitaria, ha protestato per il progetto interculturale (rieccolo) realizzato nella scuola elementare del figlio da una cooperativa che si occupa dell’accoglienza di migranti: mascheroni, danze africane, riti tribali per mettersi in contatto con gli spiriti dei defunti, tutto normale? Pare di sì. Anzi, tutto molto bello.
    La difesa d’ufficio dell’insegnamento alternativo somministrato ai bambini di otto anni proviene, ovviamente, da un prete, tale don Giuseppe Mirandola. Questi, dopo un predicozzo sul pari valore di tutte le culture: «nessuna cultura ha il patentino per definirsi migliore dell’altra» – con buona pace dei missionari che, insieme al cristianesimo, hanno portato la civiltà dove si pratica(va)no sacrifici umani – conclude con parole illuminanti che vale la pena di riportare per esteso: «Per noi lo stregone è chi fa i riti e le magie. Ma quell’immagine non corrisponde alla realtà. Sono curatori che conciliano l’uso di erbe e medicina con la conoscenza del contesto sociale delle persone di cui si prendono cura. A volte la malattia è legata alla fatica del lavoro, alle visioni del mondo, perché non siamo solo corpo. Gli stregoni hanno una visione completa olistica della persona».
    Se Dio non è cattolico, come insegna il suo “vicario”, è del tutto logico che il prete si genufletta allo stregone. Non fa una grinza e non poteva essere più chiaro di così, lui e il suo olismo. Dieci più.
    Il terzo esempio andrebbe approfondito – lo faremo – perché è una storia vecchia che fa parte di un piano ben strutturato, cui Gentiloni ha recentemente contribuito firmando un memorandum a suggello di un incontro bilaterale col suo omologo indiano Narendra Modi, per la felicità di costui (e chissà in cambio di cosa): sull’insegnamento dello yoga nelle ore di educazione fisica.
    Ecco il corso di yoga a pagamento (10 euro ad alunno) nelle ore curricolari di educazione fisica, al liceo classico. Al posto dell’insegnante, pagata dal contribuente, è reclutata una ministra del culto con annessa chierichetta, che inscena una sorta di rito pagano con tanto di incenso, candele, lettura di massime del santone, davanti a un altarino di pietre e ortaggi per entrare in sintonia con la madre terra. Va bene a tutti. I pochissimi dissidenti che non spasimano per sintonizzarsi con un finocchio vengono considerati come portatori di qualche problema, da approfondire con questionari, molto tolleranti, molto rilassanti, che investono le praterie sconfinate dell’antispecismo, dell’animalismo, del vegetarianismo e di altri -ismi praticati dalle belle persone molto eque e altrettanto solidali. Attenzione a come si risponde, potrebbe costare un meno in “educazione alla cittadinanza (globale)” o, in alternativa, una seduta dallo psicologo del centro di ascolto deputato al problem solving dei disadattati, attuali o potenziali.
    Anche questo è uno spaccato di buona scuola. È tutto vero. E non si tratta di eccezioni. Uno si può chiedere come sia possibile. Se lo può chiedere, ma mettendo in conto che ciò lo rende ipso facto un soggetto un po’ strano, eccentrico, retrogrado anche, sicuramente meschino. Nel caso in cui poi azzardi una critica esplicita, beh, allora deve essere pronto a tutto.
    Benvenuti nella “buona scuola”, la scuola dove è obbligatorio mangiare il becchime multiculturale in dotazione all’allevamento di ominidi globalizzati. Con lancio di coriandoli e di stelle filanti – panem et circenses -mischiati a riti pagani, pozioni, mantra e tante altre belle trovate buone per rinfrancar lo spirito.
    https://www.riscossacristiana.it/neo...abetta-frezza/

    Lo scandalo della lettera di Benedetto XVI strumentalizzata continua: censurato un paragrafo!
    Oggi su Stilum Curiae il vaticanista Marco Tosatti ha scritto: "Lo scandalo dello scambio epistolare fra mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede e Benedetto XVI non sembra avere fine.
    In breve: come rivela il collega Magister, e possiamo confermare, anche se dobbiamo mantenere l’anonimato della fonte, che c’erano altre righe, mai lette e mai rivelate, nella lettera di Benedetto.
    Che spiegavano perché il papa emerito non aveva e non avrebbe letto gli undici libriccini sulla teologia di papa Francesco, e tantomeno li avrebbe commentati. In breve: perché due degli autori erano persone che si erano sempre opposte alla teologia di Giovanni Paolo II, di Joseph card. Ratzinger e di Benedetto XVI.
    Sempre oggi il vaticanista Andrea Tornielli ha scritto sul medesimo argomento:
    La lettera di Benedetto XVI, nuovo giallo sui giudizi omessi
    di Andrea Tornielli
    La missiva conteneva un ulteriore paragrafo che non è stato né pubblicato né letto, nel quale Ratzinger criticava la scelta dei due teologi tedeschi tra gli autori della collana
    La lettera di Benedetto XVI letta dal Prefetto della Segreteria per la comunicazione Dario Edoardo Viganò durante la presentazione della collana di 11 volumetti sulla teologia di Francesco è un giallo infinito.
    Il testo della missiva originale del Papa emerito conteneva infatti un ulteriore paragrafo né pubblicato né letto nel corso della conferenza stampa di lunedì 12 marzo.
    La notizia è stata diffusa dal vaticanista Sandro Magister e risulta confermata anche dalle verifiche che Vatican Insider ha effettuato, mentre la Sala Stampa vaticana non commenta l’accaduto.
    L’originale integrale della missiva in mano al Prefetto della comunicazione non è stato divulgato, mentre la brutta copia si trova nel computer del monastero dove Ratzinger vive. Le righe omesse contenevano la critica del Papa emerito sulla scelta di affidare la stesura di uno dei volumetti a Peter Hünermann, teologo tedesco fortemente critico di Papa Wojtyla e del suo successore Benedetto XVI. L’altro teologo che sarebbe stato poco gradito è Jürgen Werbick.
    L’ennesima polemica sui testi omessi della lettera del Papa emerito rischia di trasformare in un boomerang l’effetto che si voleva ottenere con la divulgazione delle parti pubblicate.
    MiL - Messainlatino.it: Lo scandalo della lettera di Benedetto XVI strumentalizzata continua: censurato un paragrafo!

    Neanche in Corea del Nord. Terza puntata delle fake news di Viganò. A quando le dimissioni?
    Mons.Viganò è stato praticamente mollato da tutti: persino dai fedelissimi corifei dell'attuale corso.
    Eppure il Prefetto della Segreteria per la Comunicazione, mons. Dario Edoardo Viganò ha avuto il pessimo gusto di pubblicare ancora una nota-stampa che riportiamo sotto.
    Sarà il canto del cigno?
    Perchè andrà a finire nel più classico dei modi: adesso tutti scaricheranno Viganò e cercheranno di concentrare l’attenzione su di lui.
    Ma quello che è dirompente è il contenuto della lettera.
    L’opposizione da cinque anni cerca di strappare una parolina a Benedetto e lui ha sempre taciuto.
    Loro in quattro e quattr’otto sono riusciti a mettere in difficoltà il Pontificato. Complimenti!
    Non si dicono le bugie...dicevano i nonni ai nipotini: Ecco quel che accade!
    MiL - Messainlatino.it: Neanche in Corea del Nord. Terza puntata delle fake news di Viganò. A quando le dimissioni?

    Viganò si dimette, ma niente scuse a Benedetto XVI
    Dopo lo scandalo della lettera di Benedetto XVI manipolata, monsignor Dario Viganò si dimette ma il Papa gli chiede di affiancare il nuovo prefetto per la Comunicazione. E intanto il cerchio magico arriva in soccorso sparando su papa Ratzinger.
    Alla fine la lettera di dimissioni di monsignor Dario Edoardo Viganò da prefetto della Segreteria per la Comunicazione è arrivata; ma dopo aver concordato con il Papa stesso (come si evince dalla lettera di Viganò e dalla risposta di Francesco) una exit strategy. Il Papa ha infatti creato ad hoc per monsignor Viganò l’ufficio di Assessore per il Dicastero della Comunicazione così che l’ormai ex prefetto possa «dare il suo contributo umano e professionale al nuovo Prefetto», per portare a termine il progetto di riforma di tutto il sistema dei media vaticani che, dice papa Francesco, è «ormai giunto al tratto conclusivo».
    Dunque bisognerà attendere la nomina del nuovo prefetto e le sue prime mosse per capire meglio se si tratta solo di una uscita “morbida” oppure un semplice spostamento per placare le polemiche e rimediare alla figuraccia planetaria ma lasciando monsignor Viganò a dirigere da dietro le quinte. Per ora, il tono delle due lettere fa propendere per la seconda ipotesi. Per spiegare la sua decisione di «farmi in disparte» Viganò fa riferimento alle «molte polemiche per il mio operato», una sintesi decisamente benevola e autoassolutoria.
    Tanto per riassumere velocemente, l’operato in questione infatti comprende: tentativo di raggiro ai danni del Papa emerito, truffa nei confronti dell’opinione pubblica, violazione della privacy tramite diffusione di lettera riservata, falsificazione di lettera e foto, menzogne reiterate. A fronte di tutto questo dire che il problema siano le polemiche è a dir poco riduttivo, tanto più che nella lettera non c’è traccia di scuse: solo una lunga lode a papa Francesco e al suo progetto di riforma che non deve essere fermato da contrattempi del genere.
    La risposta di papa Francesco è in perfetta sintonia, e subito mette in chiaro che accoglie le dimissioni «non senza qualche fatica», affermazione che si comprende dalle lodi sperticate che riserva a monsignor Viganò. Da qui l’invito a restare a disposizione del Dicastero per la Comunicazione nella nuova posizione di cui sopra.
    Insomma, il pasticcio creato aveva provocato nel mondo un così grave danno d’immagine alla Santa Sede che qualcosa andava fatto, ma evidentemente si è scelto per il minimo possibile. Del resto ricordiamo che non è mai stata resa nota la lettera con cui Viganò aveva chiesto a Benedetto XVI un contributo per la collana “La teologia di Francesco”, cosa che farebbe piena luce anche sulla risposta del Papa emerito.
    La vicenda personale di monsignor Viganò rischia però di nascondere la vera questione in gioco, che questo scandalo ha rivelato con chiarezza e che riguarda il Magistero della Chiesa. E soprattutto ha ben altri protagonisti oltre a Viganò.
    Tutto era stato costruito per poter annunciare al mondo che Benedetto non solo è il primo sostenitore di papa Francesco, ma ne condivide le linee teologiche secondo l’interpretazione data dai teologi chiamati a dar vita alla collana di 11 libretti al centro della vicenda. Sarebbe stato il delitto perfetto: Benedetto XVI che supporta una visione della morale e dei sacramenti in aperta contraddizione con quanto aveva sostenuto per decenni, prima da prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e poi da Papa. Avesse firmato uno scritto secondo le intenzioni di Viganò, Benedetto XVI si sarebbe screditato da solo.
    Si è trattato di un vero e proprio agguato, tanta è la considerazione e il rispetto per il Papa emerito. E infatti, nella lettera di dimissioni di monsignor Viganò neanche una parola di scuse nei confronti di papa Ratzinger, che è stato vergognosamente trascinato contro la sua volontà in questa tempesta mediatica. Al contrario, il “cerchio magico” è subito sceso in campo a sostegno di monsignor Viganò e soprattutto dell’operazione che punta a stravolgere la dottrina. Da Alberto Melloni ad Andrea Grillo (grande estimatore di Hünermann) è stato tutto uno sparare su Benedetto XVI; i puntuali appunti del Papa emerito all’attività anti-magistero di Hünermann ridotti a diatriba teologica, le bugie di Viganò elevate ad atto di carità nei confronti di Benedetto XVI. Una menzogna dopo l’altra. Il problema va ben oltre Viganò.
    Viganò si dimette, ma niente scuse a Benedetto XVI - La Nuova Bussola Quotidiana

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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Ecco cosa c'è (davvero) dietro lo scontro tra i due Papi
    La lettera di Ratzinger continua a far discutere. Ecco il teologo progressista che avrebbe convinto Bergoglio della bontà di alcune "svolte dottrinali"
    Francesco Boezi
    C'è un altro retroscena sulla lettera di Ratzinger. Il papa emerito, rispondendo ad una missiva di monsignor Viganò, ha declinato l'invito a scrivere una "breve e densa pagina teologica" sugli undici "piccoli volumi" riguardanti La teologia di Papa Francesco.
    Il caso è ormai noto. Nella parte diffusa inzialmente dal Vaticano sembrava che Benedetto XVI volesse soprattutto sottolineare l'esistenza di una "continuità interiore" tra i due pontificati e la necessità della fine di un doppio "stolto pregiudizio" relativo alla sua natura solo dottrinale e a quella solo pragmatica di Francesco. Nei giorni successivi, Sandro Magister ha tirato fuori le parti "omesse". Prima si è scoperto che il teologo tedesco si era in qualche modo rifiutato persino di leggere quei testi, poi è emerso che tra gli autori selezionati per la raccolta era presente anche un anti-ratzingeriano doc: il professor Hünermann.
    Le motivazioni alla base del rifiuto sono quindi duplici: da una parte quelle fisiche e legate agli impegni pregressi, dall'altra Benedetto XVI si è detto sopreso per la presenza tra gli autori dei libri di un progressista che l'aveva osteggiato, da un punto di vista teologico, nel corso del suo pontificato. Ratzinger, sarà bene sottolineare, non ha scritto in maniera esplicita di non voler contribuire a quei testi a causa della presenza di Hünermann, ma questo resta abbastanza deducibile.
    Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione, si è dimesso in seguito alle polemiche sollevate per il caso. Papa Bergoglio ha istituito un assessorato ad hoc per far sì che l'ex prefetto potesse continuare nella sua opera di riforma. Un "farsi da parte", insomma, che non è affatto suonato come una bocciatura. Torniamo, però, al professor Hünermann.
    Sempre Sandro Magister, che Luigi Bisignani ha definito il "principe dei vaticanisti" in una sua recenta lettera a Il Tempo, ha rivelato ulteriori particolari sul teologo antiratzingeriano. Hünermann, oltre ad essere stato l'autore di una interpretazione sul Concilio Vaticano II opposta a quella di Benedetto XVI, aveva incontrato Bergoglio a Santa Marta nel maggio del 2015. Ma quella non è stata la prima chiacchierata tra i due. Hünermann e Bergoglio, infatti, si conobbero per la prima volta nel 1968, anno nel quale il teologo tedesco soggiornò a Buenos Aires nel collegio dei gesuiti. I colloqui e gli scambi epistolari intercorsi dopo l'elezione al soglio di Pietro dell'argentino, poi, avrebbero riguardato la necessità di un "cambio di paradigma" teologico.
    Alla base di "Amoris Laetita", la discussa esortazione del papa che ha sollevato i dubia di quattro cardinali (Burke, Brandmueller, Caffarra e Meisner) e di larga parte del mondo tradizionalista, ci potrebbe essere proprio una certa visione aperturista promossa da Hünermann e avallata da Bergoglio. Sulla base di questo assunto, quindi, diverrebbe molto complesso parlare di continuità teologica tra il pontificato di Joseph Ratzinger e quello di Jorge Mario Bergoglio. Hünermann, tra le altre cose, sarebbe un sostenitore della non indissolubilità del matrimonio. Ma torniamo indietro nel tempo.
    Il professor Hünermann, secondo anche quanto scritto da Benedetto XVI nella ormai celebre missiva, "si è messo in luce per aver capeggiato iniziative anti-papali" e sempre il papa emerito ha scritto che Hünermann "partecipò in misura rilevante al rilascio della 'Kölner Erklärung", che è stato un documento, sottoscritto nel 1989 dal gotha del progressimo teologico, finalizzato ad attaccare l'enciclica Veritatis splendor.
    La questione, insomma, appare essersi schiarita: se è vero che tra Hünermann e Bergoglio esiste una perfetta coincidenza teologica allora sarà difficile sostenere la medesima coincidenza tra la visione teologica del pontefice argentino e quella del suo predecessore tedesco. La domanda che sorge spontanea, alla fine di queste brevi sottolineature, è la seguente: com'è stato possibile richiedere che proprio Ratzinger scrivesse una "breve e densa pagina teologica", magari elogiativa, sul testo scritto da un suo pubblico oppositore? Misteri vaticani. Nessuno, intanto, ha ancora chiesto scusa a Ratzinger per quanto successo.
    Ecco cosa c&#039;è (davvero) dietro lo scontro tra i due Papi

    Con il "Caso Viganò" è definitivamente esploso il "Caso Bergoglio"
    Antonio Socci
    Il maldestro e inaudito tentativo di strumentalizzazione di Benedetto XVI – con cui né Bergoglio, né Viganò si sono scusati – ha messo in luce la radicale rottura tra l’argentino e il magistero precedente. E ha reso evidente la gravissima crisi di legittimazione dello sgangherato pontificato sudamericano. Che – perduti i referenti imperiali (Obama/Clinton) – oggi è allo sbando e arranca. La stessa Curia comincia a preoccuparsi drammaticamente degli ulteriori danni che potrà subire la Chiesa, già prostrata da cinque anni di bombardamento anticattolico. Nel commento che segue ricostruisco il senso degli eventi di queste ore.
    * * *
    Mons. Dario Viganò, responsabile vaticano per la comunicazione, si è dimesso per le omissioni relative alla lettera di Benedetto XVI. Problema risolto? Al contrario. Perché dall’inizio della vicenda è evidente che non c’era (solo) un “caso Viganò”, ma (soprattutto) un “caso Bergoglio”.
    Il “caso Viganò” sta nel dilettantismo con cui è stata gestita l’operazione, con trovate puerili e paragrafi di Ratzinger silenziati (in quel Vaticano che pontifica contro le fake news e l’informazione parziale).
    Il “caso Bergoglio”, molto più grave, consiste nel tentativo fatto da Bergoglio, attraverso Viganò (che è un suo fedelissimo esecutore), di ottenere da Benedetto XVI un clamoroso endorsement. In pratica voleva che papa Ratzinger approvasse pubblicamente la sua “rivoluzione”.
    Quando il papa emerito ha risposto a Viganò che non era disposto a fare l’endorsement e che non aveva nessuna intenzione di leggere i libretti apologetici su Bergoglio, anzi era indignato perché avevano chiamato a elogiare il papa argentino chi negli anni scorsi “attaccò in modo virulento” il papato suo e di Giovanni Paolo II, a Santa Marta hanno masticato amaro.
    È noto infatti che poco prima Benedetto XVI aveva scritto una bellissima e densa prefazione a un libro del card. Sarah. In quel caso l’endorsement c’era stato ed entusiasta.
    Invece Benedetto XVI agli emissari di Bergoglio aveva risposto un secco “no”, incartato in due frasi di cortesia. Bergoglio avrebbe dovuto prendere atto del no e far riporre la lettera di Benedetto XVI, che era “riservata e personale”, nel cassetto.
    Invece è stato deciso di usarla comunque per lo scopo iniziale. Così hanno raccontato al mondo che Benedetto XVI aveva fatto un clamoroso endorsement per papa Francesco, attaccando i suoi critici ed esaltandone la sapienza teologica (è noto che Bergoglio non ha nemmeno il dottorato in teologia).
    Un’operazione tanto spregiudicata (trasformare un no all’endorsement, in un sì) non è stata certo decisa da mons. Viganò. Solo il suo principale poteva, tanto è vero che Bergoglio lo ha sempre difeso e nelle lettere che i due si sono scambiati ieri non c’è critica o ammissione di colpa.
    Mons. Viganò dice che si dimette solo perché “si sono sollevate molte polemiche” e lui non vuole danneggiare le riforme bergogliane. In pratica vogliono evitare una vera operazione trasparenza che esigerebbe ora di pubblicare la lettera del 12 gennaio con cui Viganò chiese a Benedetto XVI quell’endorsement. Da lì si capirebbero molte cose: sia del coinvolgimento di Bergoglio, sia della risposta di Benedetto XVI. Le dimissioni di Viganò dunque non servono a fare chiarezza su una vicenda sconcertante, ma solo a mettere tutto a tacere.
    Perché il regista di tutta l’operazione è stato Bergoglio. Infatti, nella lettera di dimissioni, Viganò non ammette alcun suo errore e dice di poter contare sulla stima di Bergoglio, manifestatagli “anche nel nostro ultimo incontro”. E Bergoglio in sostanza gli risponde: accolgo a malincuore le tue dimissioni, ma solo perché ci hanno beccato con le mani nella marmellata. Tuttavia lo ricompensa dicendogli “di proseguire restando presso il Dicastero” e inventando per lui la carica di “Assessore… per poter dare il suo contributo umano e professionale al nuovo Prefetto”.
    Infine Bergoglio conferma il “progetto di riforma” dei media portato avanti da Viganò di cui elogia l’operato e addirittura il suo “profondo sensus ecclesiae”. Evidentemente ritiene lodevole il fatto che si sia fatta passare una risposta negativa di Benedetto XVI per un endorsement a suo favore.
    E giudica lodevoli pure quei libretti sui quali perfino un bergogliano come Luis Badilla, del sito paravaticano “Il Sismografo”, aveva sollevato grosse domande. Secondo Badilla, mons. Viganò e il responsabile della Libreria editrice vaticana, “in merito al gigantesco pasticcio della lettera del Papa emerito, letta e diffusa con omissioni e tagli non accettabili in generale secondo l’etica giornalistica e, a maggior ragione, più insopportabili quando si tratta di un documento di un ex vescovo di Roma, sono chiamati anche a spiegare – oltre alla manipolazione della lettera – un’altra questione ugualmente delicata”.
    Badilla chiede “come è possibile che la Lev” abbia incluso fra i teologi, chiamati a elogiare il pontificato di Bergoglio, nomi per cui Benedetto XVI si esprime così severamente. “Come è stato possibile” chiede Badilla “dare tribuna ad un teologo fondatore di un’organizzazione contraria apertamente al magistero pontificio? Le parole di J. Ratzinger al riguardo sono come un macigno e si devono trarre le conseguenze”.
    Invece Bergoglio non trae nessuna conseguenza negativa e seppellisce queste dure domande di Badilla. Anzi, Bergoglio ha solo parole di approvazione ed elogio per Viganò e per il suo “sensus ecclesiae”, quindi per tutta l’operazione.
    Che però è saltata. Un colpo durissimo per il papa argentino. Non dovuto certo allo spirito critico dei maggiori giornali italiani, ma solo alla pressante ricerca della verità della rete e dei blog.
    https://www.antoniosocci.com/caso-vi...lio/#more-6905

    PAROLE EPOCALI
    Vaticano, Papa Francesco: "L'Inferno non esiste". Antonio Socci: "Tesi eretica, non può restare a San Pietro"
    "Ora è ufficiale: Papa Bergoglio sostiene tesi eretiche. Si pone una domanda drammatica: come può restare in quel posto?". È esterrefatto, Antonio Socci dopo il colloquio di Papa Francesco con il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari.
    "Più volte - scrive Socci su Facebook - Eugenio Scalfari aveva riferito che secondo Bergoglio l'Inferno non esiste. Più volte avevamo chiesto che Bergoglio smentisse quelle gravissime parole. Non lo ha mai fatto e oggi, in una nuova intervista con Scalfari, è lui stesso che esplicitamente lo afferma: Non vengono punite... Non esiste un Inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici. Così dicendo nega addirittura due dogmi: quello dell'esistenza dell'Inferno e quello dell'immortalità dell'anima".
    "Ci sono molti passi del Vangelo - sottolinea Socci - in cui Gesù in persona, chiaramente, descrive l'Inferno e ci rivela quale sarà la sorte dei dannati, descrivendone anche le pene, in quell'Inferno dove sarà pianto e stridor di denti. È scandaloso che oggi Bergoglio, da papa, contraddica così clamorosamente e pubblicamente il Figlio di Dio e il Vangelo e che sfidi la Chiesa sostituendosi a Gesù Cristo.
    Adesso cosa diranno tutti i suoi zelanti laudatori che sempre ci hanno accusato di criticarlo senza motivo? Vescovi e cardinali potranno ancora tacere? Come può restare nel ministero petrino uno che insegna pubblicamente tali eresie? Non dovrebbero esigere ALMENO un'immediata marcia indietro? Bergoglio dà pubblicamente scandalo al popolo di Dio, in particolare alle anime dei semplici, oltretutto nella settimana santa: è gravissimo".
    Vaticano, Papa Francesco: "L'Inferno non esiste". Antonio Socci: "Tesi eretica, non può restare a San Pietro" - Libero Quotidiano

    Scalfari e il Papa, una farsa che deve finire
    Il Papa che nega l'esistenza dell'Inferno. Una enormità che per ore e ore è rimbalzata sui giornali di tutto il mondo, prima che la Santa Sede smentisse il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari. Eppure nel comunicato della Sala Stampa troppe cose non tornano....
    Ma cosa deve pensare un povero cattolico che la mattina del Giovedì santo si collega a Internet e viene a sapere che il Papa ha raccontato a un vecchio giornalista suo amico che l’inferno non esiste e le anime che non si pentono semplicemente scompaiono? Un Papa che nega due verità di fede: l’Inferno e l’immortalità dell’anima. Non può essere, non è mai accaduto nella storia della Chiesa. E poi proprio all’inizio del Triduo pasquale, dove riviviamo il sacrificio di Cristo, che è venuto a salvarci dal peccato. Un tempismo diabolico. Se non c’è l’inferno non c’è neanche la salvezza. Poco importa se non si tratta di un testo magisteriale ma dell’ormai solito articolo del fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, che trascrive a senso un colloquio avuto a Santa Marta con papa Francesco. L’affermazione è di una enormità inaudita e dalle conseguenze devastanti.
    Non è possibile, non è possibile che il Papa pensi questo; e ancor meno che lo dica così a cuor leggero in una conversazione con un giornalista che si sa avere l’abitudine di trascrivere i colloqui con il Papa, e che la Santa Sede già due volte ha smentito (pur sempre lasciando molti dubbi). Eppure dal Vaticano silenzio. Silenzio malgrado dal primo mattino diversi giornalisti abbiano chiesto immediatamente lumi ai responsabili della Sala Stampa.
    Passano le ore, la notizia fa il giro del mondo: «Il Papa nega l’esistenza dell’Inferno». Equivale a dire che la Chiesa per Duemila anni ha scherzato, ha preso in giro un bel po’ di gente. Non solo sull’esistenza dell’Inferno. Dice il catechismo della Chiesa cattolica al no. 1035:«La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, “il fuoco eterno”. La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l'uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira».
    Se si può negare questa verità o metterla in discussione, perché non si potrebbe fare lo stesso con tutte le altre verità di fede? Perché credere alla santissima Trinità, o a Dio creatore, o all’Incarnazione? Le ricadute di una tale affermazione sono esplosive, significa negare la stessa funzione della Chiesa. Non è possibile che il Papa possa dire una enormità del genere. Eppure, continuano a passare le ore e dal Vaticano nulla, malgrado il pressing asfissiante dei giornalisti.
    Finalmente, poco dopo le 15 la Sala Stampa si degna di diffondere un comunicato:
    «Il Santo Padre Francesco ha ricevuto recentemente il fondatore del quotidiano La Repubblica in un incontro privato in occasione della Pasqua, senza però rilasciargli alcuna intervista. Quanto riferito dall’autore nell’articolo odierno è frutto della sua ricostruzione, in cui non vengono citate le parole testuali pronunciate dal Papa. Nessun virgolettato del succitato articolo deve essere considerato quindi come una fedele trascrizione delle parole del Santo Padre».
    In effetti non poteva essere possibile che il Papa affermasse con tanta leggerezza una enormità del genere. Eppure… Eppure qualcosa non torna. Nove ore per smentire una clamorosa eresia attribuita al Papa: da non credere, una cosa che meriterebbe le dimissioni in blocco di tutti i responsabili della comunicazione vaticana.
    E poi il contenuto della smentita, assolutamente inadeguata alla gravità della materia. Non si afferma che Scalfari si è inventato tutto, come qualcuno si è precipitato a scrivere. Le affermazioni sono molto più prudenti per non dire ambigue:
    1. Si dice che l’incontro tra il Papa e Scalfari c’è stato ma non era concepito come intervista. Già, ma a parte la prima volta, tutti gli incontri di Scalfari con Francesco erano colloqui privati che poi puntualmente sono finiti sulle pagine di Repubblica. Si poteva dare dunque per scontato che anche stavolta sarebbe andata così;
    2. Quanto scritto su Repubblica, secondo la Sala Stampa, non è inventato ma è una «ricostruzione», semplicemente «non sono le parole testuali del Papa». Se l’italiano non è un’opinione vuol dire comunque che dell’argomento si è parlato e qualcosa del genere è stato detto, tanto che si precisa che le parole non sono state trascritte del tutto fedelmente.
    Bisogna ricordare che nelle occasioni precedenti in cui la Sala Stampa era dovuta intervenire sugli articoli di Scalfari, l’allora portavoce padre Lombardi aveva precisato che la trascrizione non era fedele, però riportava «il senso e lo spirito del colloquio».
    Non solo, non è neanche la prima volta che Scalfari attribuisce al Papa questo pensiero sull’inferno. Scriveva infatti lo scorso 9 ottobre: «Papa Francesco - lo ripeto - ha abolito i luoghi di eterna residenza nell'Aldilà delle anime. La tesi da lui sostenuta è che le anime dominate dal male e non pentite cessino di esistere mentre quelle che si sono riscattate dal male saranno assunte nella beatitudine contemplando Dio».
    Allora non fu smentito, forse perché l’articolo non si presentava come una intervista diretta al Pontefice o perché era inserito all’interno della recensione di un libro di mons. Paglia. Resta il fatto che Scalfari, nelle sue «ricostruzioni» già da tempo insiste nel dire che con lui il Papa nega l’esistenza dell’Inferno e l'eternità delle anime impenitenti.
    Tali enormità vanno smentite con ben altra convinzione e determinazione, con la coscienza della gravità del fatto, e magari cogliendo l’occasione per ribadire la dottrina della Chiesa in materia. Ma soprattutto, visto che dell’argomento si è trattato, spiegare che cosa ha veramente detto il Papa a Scalfari, spazzando via così ogni ambiguità e confusione sull’argomento.
    Scalfari e il Papa, una farsa che deve finire - La Nuova Bussola Quotidiana

    Dichiarazione vaticana conferma: Francesco è un eretico
    L'Ufficio Stampa Vaticano ha ammesso il 29 marzo che il "Santo Padre Francesco" ha ricevuto ancora il giornalista ateo Eugenio Scalfari.
    Dopo l'incontro, Scalfari ha scritto nel suo quotidiano anticattolico La Repubblica che Francesco ha negato l'esistenza dell'inferno.
    L'Ufficio Stampa non contesta il fatto che Scalfari abbia riferito la dichiarazione di Francesco in un modo materialmente esatto, ma distrae il pubblico dicendo che Scalfari potrebbe non aver usato l'espressione esatta.
    In passato, Scalfari ha scritto articoli dopo aver parlato con Francesco nel settembre 2013, luglio 2014, marzo 2015, novembre 2015 e 2016, e luglio 2017. Cinque di questi articoli hanno fatto impazzire il Vaticano. Ma queste smentite non possono essere prese sul serio, in quanto Francesco continua a ricevere Scalfari per fornirgli materiale per nuovi articoli.
    Pertanto è logico pensare che Francesco comunichi intenzionalmente le sue dichiarazioni provocatorie a Scalfari al fine di creare confusione tra i semplici fedeli oltre produrre conflitti e divisione nella Chiesa.
    https://gloria.tv/article/cMypgSKU7njT4jZda1zmK1JdQ

    SANTITA’, detti a Scalfari un’enciclica. anzi, un Vangelo.
    Maurizio Blondet
    Santità, inutile le dica che lei ha suscitato grandi speranze in noi malvagi e impenitenti annunciando la sua nuova rivelazione per bocca del suo evangelista, Eugenio Scalfari: l’inferno non esiste, le anime dai cattivi vengono semplicemente annichilite.
    E’ una bellissima scoperta, che non solo rende inutile il sacrifico di Gesù e la fede cristiana, ma ogni possibile religione. E dà molta nuova forza e potere ai malvagi, quei pochi che ancora fossero trattenuti dal timore di una punizione per i loro omicidi, infanticidi, genocidi (ne abbiamo molti in corso), guerra scatenate contro i deboli basate su presti di menzogna – Insomma grazie. Immagino la consolazione che deve aver provato il suo evangelista, Scalfari, che a 90 anni e prossimo al trapasso, con un bel carico di porcate nell’anima, avendo da lei la conferma che lui finirà nel nulla e non pagherà niente.
    Gli uffici vaticani hanno diramato una smentita che non smentisce niente.
    Essa conferma che “la conversazione tra papa Bergoglio e il fondatore” del quotidiano c’è stata; nulla importa che si trattasse di “un incontro privato in occasione della Pasqua”, e che il pontefice, secondo il comunicato, non intendeva “rilasciargli alcuna intervista” e “quanto riferito dall’autore nell’articolo odierno – dunque – è frutto della sua ricostruzione, in cui non vengono citate le parole testuali pronunciate dal Papa. E nessun virgolettato dell’articolo deve essere considerato quindi come una fedele trascrizione delle parole del Santo Padre”.
    Non saranno parole “testuali” quelle che l’evangelista Scalfari – ma il senso globale non viene smentito: del resto, come disse il capo dei gesuiti padre Sosa amico suo, anche gli evangelisti di duemila anni fa non hanno riportato le vere parole di Cristo, “mica avevano il registratore”. Al massimo siccome oggi registratori ci sono, lei Santità potrebbe, se vuole nella sua divina autorità, ordinare al suo Evangelista Eugenio – che a quanto pare così spesso equivoca le sue testuali parole, ed è naturale in un novantenne che si affida alla sua decrepita memoria – di portarsi un registratore quando lei lo riceve perché raccolga le sue eccezionali Rivelazioni.
    Se non lo fa, vuol dire che lei, come Cristo, affida la sua parola al suo privilegiato interlocutore perché non ne riporti le “testuali”, ma il senso complessivo. Onde noi, a cui viene riferito il senso, possiamo “contestualizzarlo” ed esercitare il nostro “discernimento”, secondo le sue esortazioni autorevolissime.
    La sua identificazione e competizione con il Cristo storico diventa così ogni giorno più evidente. Non solo lei rinnova il messaggio, abolendo l’inferno mostrandosi così più buono di Gesù e di Dio Padre – in vittoriosa concorrenza con la Trinità quanto a misericordia.
    “In principio c’è l’Energia”: grandiosa cosmologia
    No, non solo: lei ha tratteggiato davanti al suo Evangelista Eugenio una grandiosa cosmologia, una spiegazione completa della Creazione, appianandone una volta per tutte i misteri. Riporto le sue parole:
    “Francesco ascolta questa mia domanda e poi mi risponde in modo completamente diverso da quello che di solito viene raccontato. «La creazione – mi dice – non si compie in questo modo descritto. Il Creatore, cioè il Dio nell’alto dei cieli, ha creato l’universo intero e soprattutto l’energia che è lo strumento con il quale il nostro Signore ha creato la terra, le montagne, il mare, le stelle, le galassie e le nature viventi e perfino le particelle e gli atomi e le diverse specie che la natura divina ha messo in vita. Ciascuna specie dura migliaia o forse miliardi di anni, ma poi scompare. L’energia ha fatto esplodere l’universo che di tanto in tanto si modifica. Nuove specie sostituiscono quelle che sono scomparse ed è il Dio creatore che regola questa alternanza».
    Santità, restiamo soggiogati da questa sapienza sugli inizi: non il “Verbo”, ma l’Energia ha creato il mondo. Che grande e consolante rivelazione! Non la Ragione, bensì la cieca Forza ha creato l’universo intero, montagne galassie e particelle, specie viventi – che durano “miliardi di anni” e poi “sono sostituite da nuove specie”.
    Quale grandiosa visione, Santità! Si intuisce che lei era presente alla creazione stessa; che anche lei potrebbe dire “Prima che Abramo fosse, IO SONO”. E solo la sua proverbiale modestia la raffrena da dichiararsi per quello che è: la Quarta Persona della Trinità. Quella che “parla con autorità”, che ha il diritto di migliorare l’aldilà abolendo l’inferno, proprio perché ha visto che negli inizi, nella creazione, c’era solo Energia e nessun Logos. E non perché ha ricevuto una rivelazione, ha sentito delle voci, no: perché Lei ne ha l’autorità, da pari a pari. Glielo chiediamo,implorandola in ginocchio, noi malvagi che lei ha liberato: si dichiari, Maestà divina! Bando all’umiltà. Non ci tenga nell’incertezza affidando il suo “contesto” a Scalfari. Ci scriva un’enciclica: “Damnatio Non Est”. Che dico? Il Titolo dev’essere “Deus Bergoglio Sum”. Si riveli, Santità Suprema!
    https://www.maurizioblondet.it/santi...iclica-finale/


 

 
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