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Discussione: Il Verbo di Dio si è fatto carne

  1. #331
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    La Lavanda dei piedi diventa lavaggio del cervello
    Due preti litigano per la lavanda dei piedi: uno vuole i migranti, l'altro no. Il primo ovviamente ha il favore della stampa. Il secondo viene crocifisso. Ma perché ogni rito della Chiesa deve essere trasformato in un “messaggio” ideologicamente orientato al politicamente corretto del momento?
    Ora, un rito antichissimo come quello della lavanda dei piedi la sera del Giovedì Santo è diventato motivo di discordia, atto ideologico e, a questo punto, fastidioso. Tanto varrebbe lo abolissero. Come al solito, l’esempio è venuto dall’apice. Da quando il papa ha lavato i piedi a oves et boves, ora tutti devono adeguarsi al nuovo corso clericalmente corretto, sennò sono lagne.
    Ebbene, nella chiesa di san Michele Arcangelo, a Manduria in quel di Taranto, il prete preposto all'’ufficio pare si sia rifiutato di lavare i piedi ai migranti (sì, ci sono anche là, ormai non c’è luogo d’Italia esente). Molto probabilmente si trattava di musulmani, altrimenti non ci sarebbe stato motivo di chiamarsi fuori dal lavacro. Tuttavia, apriti cielo. I giornali, in particolare il Corsera e il Quotidiano di Puglia, hanno riportato, praticamente in fotocopia, i commenti dei parrocchiani su Facebook. Ovviamente, hanno riferito solo di quelli scandalizzati dal «razzismo» (due o tre, non di più). I quali, probabilmente, sono gli unici che si sono interessati della scabrosa vicenda. Infatti, com’è noto, quelli che sentono la necessità di scendere in piazza (virtuale, in questo caso) per manifestare il proprio sdegno sono sempre una minoranza precisamente orientata; i moderati non si scomodano.
    E sarebbe interessante sapere, invece, quanti sono quelli che hanno approvato quel che è successo. Si presume tutti, dal silenzio, a parte quei due o tre. Ora, quali che siano le vere motivazioni del fatto (forse bisognerà attendere per avere maggiori particolari -sempre che ce ne importi qualcosa, s’intende), perché diavolo (è il caso di dirlo) ogni rito della Chiesa da un po’ di tempo a questa parte deve essere trasformato in un “messaggio” ideologicamente orientato al politicamente corretto del momento?
    Ormai non c’è Natale che non veda presepi, in chiesa, con gommoni, barconi e migranti, o Maria e Giuseppe senegalesi, ci sono Viae Crucis sceneggiate da immigrati (sempre africani) o da ragazzini fatti abbigliare da profughi da preti fantasiosi, preti convinti che le loro parrocchie siano di loro esclusiva proprietà con tanto di jus utendi et abutendi (la chiesa è mia e ci faccio quel che mi pare); e molti edifici sacri, anche importanti, sono trasformati in mense e dormitori. Sì, perché ormai sembra che la Chiesa cattolica non abbia altra stella-guida che il «migrante».
    Un’ossessione che non ha risparmiato la Via Crucis del papa al Colosseo: silenzio totale sui cristiani perseguitati, mentre il «migrante» è stato menzionato più volte nelle meditazioni. Per avere un richiamo alle persecuzioni dei cristiani nel mondo c’è voluto Bruno Vespa e un suo speciale Porta a Porta, ma prima e fuori della Via Crucis in mondovisione.
    Il rito della lavanda dei piedi al Giovedì Santo per fortuna non è un obbligo. E’ molto antico, lo praticava già sant’Ambrogio nel V secolo, e i piedi considerati erano quelli degli ultimi battezzati in ordine di tempo o di alcuni poveri. Gesù nell’Ultima Cena lavò i piedi agli Apostoli, i quali per forza di cose erano tutti cristiani (e maschi), Giuda compreso. Che senso ha, dunque, oggi lavare i piedi a non credenti e ad appartenenti ad altre religioni? E perché – domanda da cento milioni - i non credenti e gli appartenenti ad altre religioni si presentano a farsi lavare i piedi?
    La Lavanda dei piedi diventa lavaggio del cervello - La Nuova Bussola Quotidiana

    Germania, sette vescovi si ribellano all'intercomunione
    Sette vescovi tedeschi hanno scritto una lettera alla Santa Sede per protestare contro la decisione presa il 22 febbraio scorso dalla Conferenza Episcopale tedesca di permettere, in qualche caso, ai coniugi di fede protestante di ricevere la Comunione nella messa cattolica.
    Sette vescovi tedeschi hanno scritto una lettera alla Santa Sede per protestare contro la decisione presa il 22 febbraio scorso dalla Conferenza Episcopale tedesca di permettere, in qualche caso, ai coniugi di fede protestante di ricevere la Comunione nella messa cattolica. La lettera è stata scritta senza che il presidente della Conferenza Episcopale tedesca, il cardinale Reinhard Marx, ne fosse stato informato in maniera previa.
    La notizia è stata dal quotidiano Kölner Stadt-Anzeiger, secondo cui i sette presuli si sono decisi a questo passo sicuramente inusuale perché ritengono che “la disposizione pastorale per i matrimoni misti, così come è stata approvata da una maggioranza di due terzi dei vescovi tedeschi è illegale, perché viola, secondo loro, la dottrina cattolica e l’unità della Chiesa”. Così scrive il giornale.
    Il 22 febbraio scorso i vescovi tedeschi hanno approvato un sussidio pastorale che permette a un coniuge protestante di ricevere la Santa Comunione “dopo un profondo discernimento in dialogo spirituale con il sacerdote o con un altro operatore pastorale”, e dopo “una decisione di coscienza di affermare la fede cattolica”, così come per “porre fine a una situazione di seria emergenza spirituale”.
    La lettera dei sette vescovi è indirizzata all’arcivescovo Luis Ladaria, che guida la Congregazione per la Dottrina della Fede dopo che non è stato confermato nel luglio scorso il cardinale tedesco Gerhrard Müller. Una copia della lettera è stata inviata anche al cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. I firmatari chiedono che il Vaticano li aiuti e chiarisca il problema di cui si dibatte e insistono sul fatto che la Conferenza Episcopale tedesca ha oltrepassato le sue competenze, permettendo a coniugi protestanti di ricevere la comunione. Nella lettera indicano varie questioni aperte da questa decisione, sia da un punto di vista dogmatico che canonico.
    Il quotidiano di Colonia ha ottenuto sia la lettera dei sette vescovi, che la risposta del cardinale Marx, datata 4 aprile. Nella sua lettera il cardinale afferma di essere sorpreso, contesta le accuse dei vescovi e sostiene che il sussidio pastorale del 22 febbraio era una semplice bozza, e non ancora un documento finale.
    I firmatari della lettera di tre pagine indirizzata a Roma sono il card. Rainer Woelki di Colonia, l’arcivescovo Ludwig Schick di Bamberg, il vescovo Konrad Zdarsa di Augsburg, il vescovo Gregor Maria Hanke di Eichstātt, il vescovo Wolfgang Ipolt di Görlitz, il vescovo Rudolf Voderholzer di Regensbgurg e il vescovo Stefan Oster di Passau.
    Germania, sette vescovi si ribellano all'intercomunione - La Nuova Bussola Quotidiana

    La confessione choc della suora: "II papa propone il preservativo"
    Una suora argentina sostiene che Bergoglio le abbia proposto l'utilizzo di tre metodi contraccettivi: preservativo, diaframma e legatura delle tube
    Giuseppe Aloisi
    Una suora appartenente all'ordine delle Carmelitane Missionarie Teresiane sostiene che il papa abbia in qualche modo avallato l'utilizzo del preservativo e del diaframma come metodi contraccettivi.
    La "confessione" choc è stata diffusa attraverso un'intervista a Radio Cut. Martha Pelloni, questo il nome della consacrata e superiora, ha detto che Jorge Mario Bergoglio le ha proposto tanto l'uso del preservativo quanto il diaframma e la legatura delle tube per le donne che non hanno il desiderio di rimanere in stato interessato. "Papa Francesco parlando di questo tema - ha dichiarato la suora argentina - mi ha detto tre parole: preservativo, transitorio e reversibile. Un diaframma, e in ultimo caso, quello che noi consigliamo alle donne del campo…legare le tube…niente che sia abortivo o distruttivo della donna". E ancora, si legge sul blog del vaticanista Marco Tosatti, la suora ha sottolineato che: "Se c’è un’educazione sessuale e responsabilità dello Stato per occuparsi della donna nella sua situazione di povertà, non abbiamo bisogno di depenalizzare l’aborto perché non c’è necessità di abortire".
    In Argentina, del resto, è da tempo presente un acceso dibattito sul tema della depenalizzazione della legge sull'aborto. Un confronto serrato che è da poco culminato in due opposte e partecipatissime manifestazioni pubbliche. Ma le frasi del papa, nel caso si rivelassero vere, costituirebbero una storica apertura della Chiesa cattolica nei confronti del tema della contraccezione. Le presunte dichiarazioni del pontefice, però, si inserirebbero in modo naturale anche nella discussione attorno all'attualità di Humanae Vitae. La storica enciclica di Paolo VI, della quale quest'anno ricorre il cinquantenario, sarebbe al vaglio di una commissione "segreta" del Vaticano, che avrebbe il compito di attualizzarne il contenuto. Già da tempo i cosiddetti "cattolici tradizionalisti" "attaccano" sostenendo che papa Francesco stia lavorando in sordina per rivedere questo testo, che in molti considerano invece centrale in funzione del calo demografico che sta interessando l'Europa.
    Questo della contraccezione, dopo il dibattito sull'esistenza dell'inferno alimentato da quella che si è rivelata essere, almeno per la Santa Sede, una ricostruzione di Eugenio Scalfari, potrebbe essere il tema sul quale si concentreranno le cronache vaticane nei prossimi giorni.
    La confessione choc della suora: "II papa propone il preservativo"

    "Il Papa mi ha detto...". Si fa largo il magistero privato
    Martha Pelloni
    A forza di dichiarazioni choc finirà che la sala stampa della Santa Sede verrà ribattezzata Ufficio smentite & conferme. Non si è ancora sopito il can can mediatico dopo le parole attribuite al Papa da Eugenio Scalfari sull’inesistenza dell’inferno, che sul tavolo del portavoce vaticano ieri è piombato come un macigno un nuovo faldone: quello dello sdoganamento dei preservativi. Contraccettivi per evitare l’aborto. Il tutto attribuito a Papa Francesco da una suora argentina. Possibile? Il metodo è quello ormai della dichiarazione choc fatta da un interlocutore che sostiene di averne parlato con il Papa.
    In Argentina si è nel mezzo del dibattito sulla depenalizzazione dell’aborto e una radio locale, Fm la Patriada ha intervistato una suora molto conosciuta nel Paese, Martha Pelloni, che si occupa di bambini da strappare alla droga e di donne in difficoltà. Ebbene, nel corso dell’intervista, la Pelloni, dopo aver detto di essere a favore del dibattito, come il presidente Macri, ha sostenuto che una donna non debba aver bisogno di abortire perché se è ben informata, se lavora e se non subisce violenza non ha bisogno di ricorrere all’interruzione di gravidanza. Ma andando sul tema della paternità responsabile dice: “Papa Francesco parlando su questo argomento mi ha detto tre parole: preservativo, transitorio e reversibile. Un diaframma e, nell'ultimo caso, che è ciò che consigliamo alle donne sul campo ... la legatura delle tube”.
    Non si capisce per quale motivo la legatura delle tube debba rientrare tra le procedure reversibili, data la sostanziale irreversibilità della sterilizzazione tubarica. In ogni caso, la battuta, riportata senza particolari dettagli, ha provocato il necessario clamore: “Il papa sdogana i contraccettivi”. Ovviamente si ignora il contesto, quando sarebbe stata detta questa frase e soprattutto si ignora se la frase sia stata realmente pronunciata da Papa Francesco o dall’allora vescovo Bergoglio. La sala stampa ieri non ha fornito nessun chiarimento. Intanto però la macchina mediatica macina e assimila il concetto, quello dei contraccettivi da liberare dal laccio dottrinale che già sono interessati da una vasta operazione di rilettura critica dell’Humanae vitae di Paolo VI.
    Sarà vero? L’avrà detto o no? La confusione regna sovrana. In fondo, basterebbe poco da parte della Santa Sede: un comunicato secco per dire che non è vero o che ciò che emerge negli incontri privati del Papa non è materia di Magistero perché rientra appunto nel privato. Ma forse è proprio questo il punto, la sovrapposizione tra il piano privato e quello pubblico per portare avanti spinte rivoluzionarie in tema di dottrina e di morale utilizzando materia teologica che è già da tempo dibattuta e spinge per essere approvata.
    Come dimostra infatti la vicenda Scalfari, ultimamente ciò che esce nel privato di Bergoglio, in un modo o nell’altro, diventa anche di dominio pubblico e viene rielaborato come se si trattasse di una dichiarazione pronunciata in cathedra Petri assistita dall’infallibilità pontificia. Delle due l’una: o c’è un complotto internazionale che vuole far passare il Papa per quello che non è o il Papa in privato fa affermazioni che non sono in conformità con la dottrina. In ogni caso è sempre più necessario spiegare e se il caso chiarire questo pericoloso corto circuito che ha ricadute anche immediate. Pensiamo solo a come possa uscire depotenziata la contrarietà dei vescovi argentini nella battaglia contro l’approvazione di una legge che depenalizzi l’aborto se si fa uscire la notizia che il Papa sdogana i contraccettivi.
    Adesso qualcuno si prenderà la briga di riportare tutti gli interventi pubblici nel corso dei quali il Papa ha detto no ai contraccettivi, un po’ per placare le ansie, un po’ per normalizzare il tutto, ma nel frattempo lavorerà anche quel magistero parallelo che si nutre di dichiarazioni private o parziali di Bergoglio per sostenere il contrario, in uno scontro all’ultimo sangue dove ad uscire sconfitto è il principio di non contraddizione.
    E questo modus operandi non sembra trovare ostacoli da parte dello stesso pontefice e dei suoi collaboratori più stretti. Con questo pontificato è stato inaugurato un nuovo tipo di comunicazione: “Il Papa mi ha detto che…”. Lo si vede ora con i casi Pelloni e Scalfari, ma lo si è visto anche in passato con tanti altri interpreti delle confidenze del Papa. Basti solo ricordare il caso del vescovo Bruno Forte su come accomodare le risultanze del Sinodo dei vescovi in materia di comunione ai divorziati risposati.
    In questo modo si crea così un Magistero privato da contrapporre a quello ufficiale. Un Magistero personale che viaggia parallelamente e con il favore mediatico sul quale però sarebbe il momento che sia lo stesso Bergoglio a intervenire per dire se sia quello da tenere in considerazione o no perché la coabitazione tra una verità e il suo contrario sta gettando nello sconcerto sempre più fedeli.
    Il passo è breve. Si va dal Magistero del dubbio, sostenuto da vescovi e cardinali, in cui la dottrina non viene più in aiuto per confermare la fede, ma per ampliare il raggio delle possibilità e delle soluzioni, al magistero privato, in cui ognuno, smettendo di insegnare non fa altro che esporre le sue opinioni. E quando le opinioni acquisiscono autorevolezza in forza non della loro verità, ma del grado gerarchico del potente di turno che le espone, il passo verso l’ideologia è davvero breve.
    "Il Papa mi ha detto...". Si fa largo il magistero privato - La Nuova Bussola Quotidiana

    Francesco "spin doctor" di se stesso. Le ultime sue imprese
    In teoria tutti i media vaticani dovrebbero operare concordi nel trasmettere al mondo la fedele immagine del papa.
    Ma in pratica non avviene così. La sala stampa vaticana si è tenuta accuratamente al di fuori della recente fallita strumentalizzazione di una lettera privata di Benedetto XVI. Ha lasciato nelle peste il solo monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della segreteria per la comunicazione, salvato dal naufragio solo grazie al soccorso del papa, che proprio non vuole privarsi di questo suo disastroso "spin doctor".
    Il papa, appunto. Perché anche Francesco spesso fa tutto da solo nel comunicare col mondo, senza concordare alcunché con nessuno. E lo fa in almeno tre modalità:
    - dicendo lui in pubblico ciò che vuole, senza passare da nessun controllo o verifica preliminare;
    - facendo sì che altri dicano in pubblico ciò che lui dice loro in colloqui privati;
    - raccomandando l'ascolto di persone che dicono ciò che lui stesso non dice né in pubblico né in privato, ma gli piace che sia detto.
    Nei giorni scorsi Francesco ha messo in atto tutte e tre queste sue personali modalità di comunicazione. Con effetti variamente dirompenti.
    *
    La prima modalità l'ha utilizzata nell'omelia della messa della domenica di Pasqua. Non ha letto nessun testo scritto, ha parlato a braccio, in italiano. E nell'esaltare le grandi "sorprese" che Dio fa, in particolare con l'annuncio della risurrezione, si è espresso così: "Per dirlo un po’ con il linguaggio dei giovani: la sorpresa [di Dio] è un colpo basso" (in corsivo nella trascrizione ufficiale dell'omelia).
    Senonché l'espressione "colpo basso" non appartiene al linguaggio giovanile, ma a quello pugilistico. Designa un pugno sferrato sotto la cintura: proibito, riprovevole e da squalifica. Un colpo vile e a tradimento. Davvero una pessima immagine per illustrare l'annuncio della risurrezione di Gesù, nell'omelia di Pasqua in piazza San Pietro.
    *
    La seconda modalità è stata adottata da Francesco invitando a colloquio lo scorso martedì santo l'amico Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano "la Repubblica", figura di spicco dell'intellettualità laica italiana.
    In questo come in altri suoi precedenti colloqui col papa, Scalfari non registra né prende appunti. Ma poi ne riferisce sempre i contenuti su "la Repubblica", qua e là con omissioni ed aggiunte alle parole del papa "perché il lettore capisca", come ha spiegato lui stesso in una conferenza stampa dopo la pubblicazione del suo primo resoconto. E questa volta ha attribuito a Francesco, tra l'altro, la seguente affermazione:
    "Le anime cattive non vengono punite, quelle che si pentono ottengono il perdono di Dio e vanno tra le fila delle anime che lo contemplano, ma quelle che non si pentono e non possono quindi essere perdonate scompaiono. Non esiste un inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici".
    Notizia bomba. La mattina stessa il "Times" di Londra ha titolato: "Papa Francesco abolisce l'inferno". E altrettanto hanno fatto numerose testate di tutto il mondo. Al punto che nel pomeriggio la sala stampa vaticana ha dovuto emettere un comunicato per avvertire che quanto riferito da Scalfari "non deve essere considerato come una fedele trascrizione delle parole del Santo Padre".
    Molto blanda, come smentita. Tant'è vero che "la Repubblica" non l'ha pubblicata e Scalfari non l'ha commentata. Si è limitato a confermare al "New York Times" che non si è trattato di un'intervista ma di un incontro, che "posso fare errori" ma che comunque, a quanto ricorda, il papa gli ha davvero detto che l'inferno non esiste.
    Ed effettivamente già altre tre volte Scalfari aveva riferito che Francesco gli aveva detto che l'inferno non c'è e che le anime cattive non sono punite ma annientate: il 21 settembre 2014, il 15 marzo 2015 e il 9 ottobre 2017. Quest'ultima volta il papa gli avrebbe detto anche qualcosa in più, sempre stando a quanto da lui riferito: che cioè non solo non esisterebbe l'inferno, ma nemmeno il purgatorio e il paradiso.
    Sia dopo il primo che dopo il secondo dei cinque colloqui tra Scalfari e il papa, padre Federico Lombardi, all'epoca direttore della sala stampa vaticana, aveva avvertito di prendere con precauzione le parole attribuite dal celebre giornalista al papa. Successivamente, però, la sala stampa si era come arresa, rinunciando ad emettere comunicati di sorta. Se ora è intervenuta di nuovo, è perché l'affermazione dell'inesistenza dell'inferno è stata messa per la prima volta tra virgolette sulla bocca del papa.
    Stando così i fatti, è comunque altamente credibile che Francesco simili cose le abbia dette a Scalfari per davvero, visto che questi le ha riferite non una ma quattro volte di fila senza che il papa sentisse il bisogno di correggere nulla, in ogni suo successivo incontro con l'amico.
    *
    Si può assegnare alla seconda modalità comunicativa anche l'intervista radiofonica data il 3 aprile a Crónica Anunciada/Radio Cut dalla suora argentina Martha Pelloni, molto impegnata tra le donne contadine e candidata al premio Nobel per la pace nel 2005.
    Parlando di come pianificare le nascite evitando il ricorso all'aborto, la suora ha detto:
    "Papa Francesco a questo proposito mi ha detto tre parole: 'preservativo, transitorio y reversible'", intendendo – ha subito spiegato – con la seconda parola il "diaframma" e con la terza il "legamento delle tube", quello che "noi consigliamo alle donne dei campi".
    La suora non ha detto come e quando Francesco, che la conosce e la apprezza da tempo, le abbia parlato così.
    In pubblico, il papa non si è mai espresso come la suora ha riferito. Ma da qualche tempo si fa sempre più palese la sua volontà di superare la condanna dei contraccettivi formulata da Paolo VI nell'enciclica "Humanae vitae".
    Un velato via libera al ricorso ai contraccettivi, in casi di necessità, Francesco l'aveva dato già nella conferenza stampa sul volo di ritorno dal Messico, il 17 febbraio 2016, chiamando impropriamente a proprio sostegno lo stesso Paolo VI.
    *
    Infine, la terza modalità di comunicazione cara a Francesco ha avuto come "partner", nei giorni scorsi, un monaco e psicologo benedettino tra i più noti e letti al mondo, il tedesco Anselm Grün.
    Lo scorso 15 febbraio, nel conversare a porte chiuse con i preti di Roma, come fa ogni anno all'inizio della Quaresima, papa Francesco ha raccomandato loro di leggere un libro di Grün – di cui anche lui è affezionato lettore – descrivendolo come "moderno" e "vicino a noi".
    Ebbene, Grün è colui che in un'intervista alla "Augsburger Allgemeine" del 30 marzo, venerdì santo, ha detto che "non c'è nessuna ragione teologica che si opponga all'abolizione del celibato del clero o alla donne prete, alle donne vescovo o a una donna papa". È un "processo storico" che "ha bisogno di tempo" – ha aggiunto – e "il primo passo dev'essere ora l'ordinazione di donne come diaconesse".
    Un'ordinazione, quest'ultima, che risulta già tra gli obiettivi a breve termine di Francesco, al pari dell'ordinazione al sacerdozio di uomini sposati.
    Mentre sui successivi passi del "processo storico" delineato da Grün, quello delle donne prete, vescovo e papa, Francesco non si è fin qui pronunciato, né in pubblico né in privato.
    Ma intanto ha raccomandato di dare ascolto a chi li enuncia come traguardi da raggiungere, non importa se in contrasto plateale con il "non possumus" di tutti i precedenti papi.
    Francesco "spin doctor" di se stesso. Le ultime sue imprese - Settimo Cielo - Blog - L?Espresso

    "L'abolizione dell'inferno" e i "tempi supplementari" per le confessioni dei fedeli sgomenti
    La "fake news" che il Papa "ha abolito l'inferno" ( il The Times ha subito titolato "Pope Francis ‘abolishes hell’, saying souls of unrepentant sinners will simply disappear") lanciata con "un tempismo diabolico" da un quotidiano italiano, ha riempito di sgomento gli animi di tanti cattolici nei giorni più santi dell'anno liturgico.
    Riccardo Cascioli ha scritto sulla NBQ: "Scalfari e il Papa, una farsa che deve finire. Il Papa che nega l'esistenza dell'Inferno.Una enormità che per ore e ore è rimbalzata sui giornali di tutto il mondo, prima che la Santa Sede smentisse il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari. Eppure nel comunicato della Sala Stampa troppe cose non tornano.... Ma cosa deve pensare un povero cattolico che la mattina del Giovedì santo si collega a Internet e viene a sapere che il Papa ha raccontato a un vecchio giornalista suo amico che l’inferno non esiste e le anime che non si pentono semplicemente scompaiono? Un Papa che nega due verità di fede: l’Inferno e l’immortalità dell’anima. Non può essere, non è mai accaduto nella storia della Chiesa. E poi proprio all’inizio del Triduo pasquale, dove riviviamo il sacrificio di Cristo, che è venuto a salvarci dal peccato. Un tempismo diabolico. Se non c’è l’inferno non c’è neanche la salvezza. Poco importa se non si tratta di un testo magisteriale ma dell’ormai solito articolo del fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, che trascrive a senso un colloquio avuto a Santa Marta con papa Francesco. L’affermazione è di una enormità inaudita e dalle conseguenze devastanti".
    Quali sono stati i risvolti pastorali che l'iniziativa scalfariana ha prodotto nei cattolici italiani?
    Sappiamo che la fake news " dell'"abolizione
    dell'inferno" (sic!) è arrivata in modo assai più repentino a turbare gli animi ancor più dell'altra, non meno "rivoluzionaria", della presunta "concessione della comunione eucaristica ai divorziati-risposati".
    Costretti a vivere la quotidianità in modo frettoloso non tutti hanno potuto leggere la tardiva smentita, senza se senza ma, della Sala Stampa Vaticana.
    Ai confessori "pasquali" di due importanti Santuari italiani è stato infatti suggerito di avvalersi dei necessari "tempi supplementari" per spiegare ai fedeli che si tratta solo di bufale giornalistiche perchè la Dottrina della Chiesa è immutabile!
    Un parroco ci ha raccontato che il "Venerdì Santo nella mia parrocchia abbiamo iniziato a confessare i fedeli dalle 7,30 fino alle 12,30. Eravamo in quattro a confessare. Prima però abbiamo pensato di concordare anche delle risposte credibili sulle affermazioni che un organo di stampa ha attribuito al Papa. Abbiamo però tutti bisogno di una maggiore serenità: incominciamo ad essere stanchi".
    Serenità che non riesce a far rima con recente vicenda che ha visto protagonista l'ormai ex prefetto della segreteria vaticana delle comunicazioni Mons. Dario Edoardo Viganò che con una sua assurda e inconcepibile iniziativa ha gettato un enorme, incolmabile discredito sull' informazione vaticana.
    MiL - Messainlatino.it: "L'abolizione dell'inferno" e i "tempi supplementari" per le confessioni dei fedeli sgomenti

    SCALFARI E PAPA. ABATE FARIA: PENOSO CHE LA CHIESA SI ARRENDA AL MONDO.
    MARCO TOSATTI
    Carissimi frequentatori di Stilum Curiae, torniamo ancora una volta sulla querelle così stranamente trascurata dai grandi quotidiani contigui al potere vaticano relativa a Scalfari, Papa e Inferno. Ce ne ha scritto l’Abate Faria, e ne ha tratto riflessioni sconsolate sullo stato della Chiesa. E sembra difficile dargli torto…Dopo c’è qualche riflessione di Stilum Curiae.
    Mentre mi godevo un lunedì dell’angelo di relativo riposo, meditavo sulla querelle Bergoglio-Scalfari. Ora, le domande che molti si fanno sono anche le mie: se uno tende a crearti potenzialmente dei grattacapi, perché continui a creare occasioni per incontrarlo? Vero è che il Papa dovrebbe incontrare tutti, ma sembra che quando voglia evitare certi incontri (vedi alcuni Cardinali che gli hanno contestato alcune posizioni…) il Pontefice sa benissimo come farlo. Ma quello che mi ha fatto più pensare è perché non hanno colto questa occasione per riaffermare le verità della fede cattolica, come quella dell’inferno. Hanno paura di scontentare il mondo? Ma dobbiamo scontentarlo! Il Cattolicesimo non è un comfort, questa idea che bisognava “servire il popolo” (ma in senso mondano) è sbagliata, bisogna difendere i diritti di Dio. Fate inginocchiare di più le persone, per avere una idea di cosa è la loro dignità in confronto a quella di Dio! Quanti liturgisti e teologi ho conosciuto che davano l’idea di sentirsi i fautori di quello che invece dovevano solo (loro si!) servire.
    Quello che è sotto gli occhi di tutti è uno spettacolo penoso, una Chiesa che si arrende ai veri poteri che oggi manovrano il mondo. Una Chiesa che non sa più reagire, creare, dare speranza (e questo non da ora e non grazie a Papa Francesco, che è una conseguenza e non la causa). Come affidarsi ad una Chiesa che si vergogna di se stessa?
    Abate Faria
    Come reminder, ecco alcuni punti dei Vangeli dove Gesù parla dell’Inferno:
    Matteo 5:22
    Ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello “stupido”, sarà giudicato dal tribunale; e chi gli avrà detto “pazzo”, sarà condannato al fuoco dell’inferno.
    Matteo 11:23
    Gesù quando rimprovero Capernaum gli disse: “E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino nell’Ades”
    Matteo 13:40
    Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
    Matteo 13:42
    E li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti.
    Matteo 18:8
    Ora, se la tua mano, o il tuo piede, ti è occasione di peccato, mozzali e gettali via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani e due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno.
    Matteo 22:13
    Allora il re disse ai servi:”Legatelo mani e piedi, prendetelo e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti.
    Matteo 23: 33
    Serpenti, razza di vipere! Come sfuggirete alla condanna dell’inferno?
    Matteo 25:41
    Allora Egli dirà ancora a coloro che saranno a sinistra:”Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
    Matteo 25:46
    E questi andranno nelle pene eterne, ed i giusti nella vita eterna.
    Marco 3:29
    Ma chiunque bestemmierà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, ma sarà destinato alla dannazione eterna.
    Marco 9:43
    Se la tua mano ti è occasione di peccato tagliala! E’ meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani ed andare all’inferno, nel fuoco inestinguibile.
    Marco 9:48
    Dove il loro verme non muore ed il fuoco non si spegne.
    Giovanni 5:29
    Quelli che hanno fatto il bene risusciteranno alla vita; e quelli che hanno fatto il male risusciteranno a condanna.
    SCALFARI E PAPA. ABATE FARIA: PENOSO CHE LA CHIESA SI ARRENDA AL MONDO. ? STILUM CURIAE


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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Il deficit di SAT2000
    Antonio Righi
    Don Filippo Di Giacomo, su Il venerdì di Repubblica informa i suoi lettori: Sat 2000, la tv dei vescovi a gestione Galantino, ha avuto nel 2017 un bilancio pessimo: la Tv assorbe l’intero budget della voce “cultura e comunicazione” dell’8 per mille, cioè 60 milioni di euro.
    Cionononostante si parla di un deficit di ben 56 milioni di euro. L’8 per mille si rivela sempre più, a parere di chi scrive, un obolo nocivo. Capace di alimentare solo sprechi, connivenze con il potere politico, e uno spirito per nulla in sintonia con la povertà predicata.
    Il deficit di SAT2000 | Libertà e Persona

    OMOERESIA
    Coppia gay fa capolino nel catechismo per bambini
    Un nuovo Catechismo per ragazzi delle edizioni salesiane mostra in copertina una coppia di uomini con bambini. E il Gesù raffigurato è ad immagine di Conchita Wurst. Il web insorge e attacca il sussidio di essere omoeretico. Coincidenze innocenti o ossessioni? Sicuramente uno scivolone, che investe anche gli stessi autori, responsabili per il servizio di catecumenato della diocesi di Torino. La stessa del corso sulla fedeltà gay di don Carrega.
    Le edizioni dei salesiani Elledici hanno dato da poco alle stampe un nuovo sussidio per il catechismo dei ragazzi. Il quaderno con le schede ha suscitato lo stupore di molti sul web che si sono rimpallati le due immagini di copertina, la prima e la quarta. Vediamo perché.
    Cominciamo dalla prima di copertina. Gesù è raffigurato al centro ed è la “fotocopia” di Conchita Wurst. Sicuramente nessuno quando ha pensato di raffigurare in cotal modo il Signore Gesù pensava al noto alle cronache transessuale austriaco. Però se digitate su google il suo nome e lo confrontate con quello del Gesù nel catechismo non potrete non rimanere folgorati dalla straordinaria somiglianza.
    Curiosa la scelta dei personaggi a fianco di Gesù: c’è la nonna con i due nipotini e dall’altra parte c’è una mamma con i suoi figli, una è di colore perché il politically correct ci sta sempre. E dietro a loro c’è un tizio allampanato che batte le mani come un fru fru e che dal colletto e i bottoni in verticale sul completo nero appare chiaramente come un prete. Un prete con la giacchetta di tendenza. Vabbè, sono i tempi, non è che ci si debba formalizzare troppo anche per le immagini a corredo dei catechismi: l’importante è che il contenuto dentro sia sano e rettamente conforme alla dottrina.
    Poi però si gira il sussidio e si incontra la quarta di copertina. E qui, ci si rende conto che le critiche stilistiche di prima passano in secondo ordine. E si comprende come il web si sia rivoltato.
    Ci sono due uomini che guardano verso l’orizzonte su un punto non identificato e sullo sfondo compare un piccolo villaggio con la chiesa. Due bambini sono avvinghiati al primo, un signore distinto, quasi dandy, con una giacca a righe che costringerebbe la Polstrada quanto meno ad un controllo. Dietro di lui invece c’è un altro uomo. Più casual, con gli occhialini alla John Lennon e il maglioncino rosa. Capelli ricci lunghi e barbetta da intellettuale.
    “Sono una coppia omosessuale con dei bambini”, si sprecano i commenti. “No, impossibile, sarà il nonno”, qualcuno ribatte. “Ma quale nonno? Non ha i capelli bianchi, quelli sono due gay”. Potremmo stare qui a disquisire ore e ore, poi però, aguzzando la vista ci si accorge che il giovanotto col maglionicino rosa ha il braccio sinistro in direzione del fianco del signore davanti.
    Come stanno le cose? Bisognerebbe chiederlo agli autori del libro, ma forse loro ribatteranno che non spetta a loro decidere le copertine dei libri. Allora si potrebbe andare a rintracciare la disegnatrice, ma questa, cercata dalla Nuova BQ non ha risposto.
    Si resta così sospesi, con la netta sensazione che qualche cosa di sotto ci sia, anche perché con tutte le iconografie possibili per rappresentare i fedeli che cercano Gesù, questa è davvero la più ardita e quella che si presta per lo meno alle dietrologie più azzardate.
    Una copertina omoeretica nel catechismo per i bambini? Sappiamo bene che ormai nella Chiesa si può questo e ben altro, quindi di che stupirsi? Tanto più che, si scopre, gli autori sono emanazione diretta della Diocesi di Torino. Il libro è scritto da Monica Cusino e da don Andrea Fontana. Il secondo è nientemeno che Responsabile del “Servizio diocesano per il catecumenato”, la prima è una sua collaboratrice tanto che figura nel sito della diocesi come membro dell’equipe, quindi una collaboratrice della Diocesi. La stessa diocesi balzata agli onori della cronaca per il caso di don Carrega e il corso di fedeltà per i cristiani Lgbt.
    Omoeresia o no, sicuramente uno scivolone. Sul quale il sentiment popolare si è scagliato con sincerità e un pizzico di stizza. Può darsi che questi bacchettoni siano semplicemente ossessionati e vedano omosessuali dappertutto. Ma se la diocesi dà il via libera a editori cattolici a immagini così esplicite non si può certo dare loro la colpa di cotanta malizia. Anche perché non siamo di fronte ad un’immagine subliminale. Un maglioncino rosa è pur sempre un chiaro indizio…
    Coppia gay fa capolino nel catechismo per bambini - La Nuova Bussola Quotidiana



    Pavia, bufera sul vescovo: "Se sei omosessuale datti un altro orientamento"
    Le parole di monsignor Corrado Sanguinetti di fronte a circa 100 studenti dell'istituto L. Cremona. L'audio della conferenza inviato all'Arcigay di Pavia: "Tendenza omosessuale è disorientamento"
    Claudio Cartaldo
    "La tendenza omosessuale è qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura. Non sarà quella la strada che ti fa felice". Le parole, senza troppi fronzoli, sono state pronunciate dal vertice della Chiesa di Pavia. E come ovvio, si sono già scatenate le polemiche. Anche perché Corrado Sanguinetti quella frase (e altre) l'ha pronunciata di fronte a circa 100 studenti dell'Istituto L. Cremona. Una conferenza a scuola che è stata registrata e infine inviata all'Arcigay di Pavia che l'ha resa pubblica su Facebook.
    "Ci sono anche degli omosessuali cristiani che con fatica accettano questa condizione - ha detto il monsignore - Senza assecondare questo orientamento, di viverlo come un affetto, un'amicizia. Di non dargli una stabilità sessuale". Il vescovo riconosce che questa "è una fatica, certo, la vita è fatta anche di fatica, ma c'è una situazione di omosessuali cristiani che fanno delle scelte che alla fine li rendono contenti. Un conto è la scelta del singolo, se da me che sono prete viene uno che dice: 'Sono omosessuale, mi aiuti a vivere una condizione...', io non ti dico: 'Va pure, fai quello che vuoi'. Vorrei dirti 'cerca di darti un altro orientamento'". E ancora: "Ho un amico che dice di essere omoosessuale e ha cominciato a vivere con un uomo. Gli ho sempre detto, non credo sarai felice. Non violentiamo la relatà, perché se poi la realtà la violenti crea sofferenza".
    Il pensiero del vescovo va poi ai bambini: "Pensa a un bimbo che nasce da una coppia omosessuale". "Ci sono realtà peggiori", prova a ribattere una studentessa. "Ah sì, ci sono realtà peggiori - continua Sanguinetti - io ritengo che non dobbiamo chiamare le cose con lo stesso nome: il matrimonio è una cosa, perché il matrimonio letteralmente vuol dire matris munus. Se non sei cristiano io ti dico: 'guarda fino in fondo questa cosa qui, se veramente tu compi la tua persona e se veramente realizzi te stesso perseguendo questo orientamento".
    Pavia, bufera sul vescovo: "Se sei omosessuale datti un altro orientamento"

    Una pretesa insensata
    Pubblicato da Berlicche
    Dal Vangelo secondo Mattia, l’apostolo che non c’era
    Un dì Gesù arrivò con i suoi discepoli presso il villaggio di Liuerpul, in Britannia, e qui predicava. Mentre parlava ecco un abitante del luogo si avvicinò e gli rese omaggio. “Ti prego, maestro, mia figlia è gravemente malata, ma so che tu puoi salvarla.” Mentre Gesù si avviava verso la casa dell’uomo fu fermato dai capi della sinagoga. “Oggi è giorno di sabato, e non ti è permesso fare miracoli. Inoltre soffre troppo perché possiamo permetterti di visitarla: meglio farla morire in pace. Guarirla sarebbe accanimento terapeutico.”
    Anche alcuni dei suoi discepoli mormoravano. “Con la guerra in Siria, i migranti sul Reno, la crisi del sesterzio e la dominazione romana quello si va a scomodare per una sola bambina? Che lasci perdere, e pensi piuttosto a sfamare i poveri”. Gesù alzò gli occhi verso suo Padre e proseguì.
    Mentre però era quasi giunto nei pressi dell’abitazione, furono raggiunti da alcuni servi che dissero all’uomo “Non disturbare più il Maestro, tua figlia è morta”. Gesù disse loro “Non è morta, dorme”, e voleva entrare lo stesso nella casa. Al che i suonatori di flauto e i lamentatori lo sbeffeggiavano. Gesù disse loro: “Perché dunque ridete di me? Se pensate che la mia azione sia irrispettosa o blasfema, considerate bene cosa sia in gioco”. Parlava infatti così perché fosse svelato ciò che c’era nel loro cuore.
    Gli si pararono quindi davanti gli scribi e i farisei, e gli impedivano di proseguire. “Guardati bene dal mettere le tue mani addosso a quella bambina”, dicevano. “E’ suo diritto rimanere morta, e se non fosse morta provvederemo perché lo sia, in modo che non soffra più. Abbiamo deciso che non c’è infatti alcuna speranza, la sua sarebbe una vita inutile: chi sei tu per mettere in dubbio la parola dei sapienti e stravolgere l’ordine costituito?”
    A udire queste parole Gesù si fece un bastone da un fico che era ai bordi della strada e…”
    <il frammento si interrompe>
    https://berlicche.wordpress.com/2018...esa-insensata/

    https://berlicche.files.wordpress.co...pg?w=475&h=296

    Il libro di Papa Francesco? Inutili banalità
    di Davide Brullo
    Il bastone. Partiamo con il feticismo. Poi c’è la devota premessa. Sulla copertina del libro di “Francesco” (l’appellativo ‘papa’ è di troppo, evidentemente, “Francesco” è come Jovanotti quando firma i dischi “Lorenzo”), Dio è giovane, la specifica: «Il titolo è autografo di Sua Santità Francesco». Manco fosse Armani, manco fosse l’autografo di un ‘Leo’ Di Caprio qualsiasi. Magari sfiori il titolo “autografo” e accade il miracolo. Feticismo, appunto. Devota premessa. Tutto quanto leggete qui non è teleguidato da una setta che ritiene papa Francesco un ‘usurpatore’ del trono petrino. V’interessa il mio dire? Beh, come non ti scegli il papà non ti scegli il papa. Il cattolico deve obbedire, zitti tutti.
    Dopo il feticismo e dopo la premessa c’è – parere mio – la sbandata vaticana. Dio è giovane, infatti, che intende essere il Libretto rosso del Sinodo sui Giovani, il Siddharta della Giornata mondiale della gioventù, non è un libro di “Francesco”, ma è “una conversazione” tra “Francesco” e Thomas Leoncini. Chi è Thomas Leoncini? Giovane (classe 1985), belloccio, Thomas ha cominciato scrivendo versi, francamente orrendi (esempio: “Caro fratello eccomi qua,/ dimmi un po’, ma per davvero/ come ti va?/ Che siamo nella merda già si sa”), che hanno avuto successo sul web, fino a diventare un libro (La nostra vita è ora, 2010), e altri libri ancora. Il libro più importante di Leoncini, prima di quello con “Francesco”, che, precisano, «viene pubblicato in tutto il mondo» (feticismo al cubo), s’intitola Nati liquidi ed è una intervista a Zygmut Bauman. Nel suo sito, però, alla voce Esclusive, Thomas Leoncini ci avvisa che oltra a Bauman ha intervistato per svariate riviste Michael Douglas e Al Pacino, Maria Grazia Cucinotta, Patty Pravo, Simona Ventura. Ora nel club esclusivo c’è pure “Francesco”. Ora.
    Non pretendiamo che il papa dialoghi con Giorgio Agamben (magari), di certo è meglio chiacchierare con il caro Thomas che sorbirsi i dialoghi immaginati e inchinati con Eugenio Scalfari, però. Perché, piuttosto del divetto che sale sulle spalle del gigante, il papa, “Francesco”, non fa un libro dialogando con degli illustri sconosciuti, con ragazzi senza pedigree? Boh. Misteri vaticani. Ma la domanda buona è l’altra. “Francesco” è la colomba dalle uova d’oro dell’editoria odierna, capisco – sono già una dozzina i libri griffati dal papa nel 2018 – ma c’era bisogno di questo ennesimo tomo, detta papale papale? Il problema radicale di Dio è giovane, infatti, è che Dio non è un cretino e i giovani non sono stupidi.
    Insomma, la discussione papale è per analfabeti evangelici, è una cornucopia di banalità. Esempi sparsi. I giovani? «Hanno tanta forza, i giovani, sono capaci di guardare con speranza. Un giovane è una promessa di vita». L’adolescenza? «Non bisogna mai sottovalutare questa fase della». La nostra società? «Dominata in maniera troppo forte e vincolante da una crisi economico-finanziaria dove al centro non ci sono l’uomo e la donna, ma il denaro e gli oggetti creati dall’uomo e dalla donna». Il rapporto con i vecchi? «Giovani e anziani devono parlarsi e devono farlo sempre più spesso». Il dolore? «Il dolore e le prove della vita ci forniscono un’occasione indispensabile per conoscerci nel profondo». Le armi nucleari? «Credo che le armi nucleari vadano subito distrutte» (caso mai un papa dicesse che le armi nucleari servono per sterminare gli infedeli fatemi un fischio, è una notizia). L’ambiente? «La cura dell’ambiente dovrebbe essere scritta in rosso nella prima pagina di ogni agenda politica». Il vero problema di oggi? «Quei piccoli animali da compagnia che sempre più persone si portano dietro, tutti i giorni e tutto il giorno… Usano gli animali e non rispettano la loro dignità». C’è più sapienza in mia mamma che mi dice di mettere il maglione quando fa freddo e nel tiggì che dice che bisogna bere tanto quando fa caldo che in queste schegge di sapienza petrina. Se questo è il cristianesimo, l’happy hour del volemose bene, l’imperativo del politicamente corretto, tanto meglio votarsi alle Lettere a Lucilio di Seneca, c’è più genio. Se questo è “Francesco”, il papa potrebbe fare anche il Dalai Lama, potrebbe essere Osho o Paulo Coelho, è lo stesso.
    Il libro di Papa Francesco? Inutili banalità. Leggete i suoi predecessori, che sapevano pensare - Linkiesta.it

    STILUM CURIAE GIRA AL PONTEFICE TRE LETTERE. SPERANDO CHE ARRIVINO…
    MARCO TOSATTI
    Nei giorni scorsi ho ricevuto tre lettere (in realtà di più, ma tre particolarmente articolate) da parte di altrettanti lettori che si esprimevano su temi importanti. Tutte e tre avevano come punto di riferimento comportamenti e parole dette – o riferite come tali – del Pontefice regnante. Ve le offro, come materia di riflessione. Mi auguro che non vengano lette solo dalla piccola comunità che frequenta questo blog; perché in realtà, sono richieste e messaggi diretti a chi sta in alto nella gerarchia della Chiesa. Mah! Il messaggio nella bottiglia del web è stato affidato alle onde; speriamo che qualcuno dei tanti chi di dovere lo apra e lo legga.
    La prima lettera si riferisce all’incredibile saga della intervista non-intervista di Scalfari, la cui smentita, per quanto delicata, parziale e ambigua non ha trovato posto nelle pagine del quotidiano che l’ha pubblicata. Un comportamento estremamente scorretto (poi parlano di fake news) sia verso il protagonista della sedicente intervista sia nei confronti del lettori: che in assenza di un chiarimento sono necessariamente nella situazione di considerare come vere le cose scritte dal giornale. Nei giorni scorsi su Avvenire è apparso un articolo firmato da un sacerdote molto presente in rete.
    Egregio Padre Mauro Leonardi, ho letto tramite Twitter il suo articolo di oggi sul quotidiano clandestino “Avvenire” dal titolo “Perché un’amicizia non è un’intervista”. Vorrei solo segnalarle che tra Wojtyla e l’ateo Sandro Pertini nacque, in occasione dell’attentato del 13 maggio 1981, una bella, intensa e duratura amicizia. Eppure Sandro Pertini nel 1948 in articoli su “Il Lavoro” di Genova addirittura scriveva “dio” anziché “Dio”!… Ma questa fu sempre un’amicizia RISERVATA, come sono le vere amicizie, mai esibita sui media e soprattutto non generò mai equivoci e ambiguità come l’amicizia reciprocamente manipolatoria di Bergoglio e Scalfari. Wojtyla, come Ratzinger, hanno avuto le loro amicizie, che però non hanno mai necessitato più volte di interventi dell’ufficio stampa della Santa Sede!
    Del resto, si rilegga cosa ha scritto sul suo blog di “Repubblica” il 2 c.m. su questa “amicizia” un altro ateo, anzi un superateo come il Prof. Giorgio Odifreddi che ha avuto tempo fa uno scambio epistolare estremamente corretto col papa emerito Benedetto. Articolo che gli è costato la fine della sua collaborazione con “Repubblica”!
    La compiango, perché ormai difendere Bergoglio (e il suo cerchio magico) dalle numerose apparenti “gaffes” (peraltro tutte volute e ricercate) sta diventando davvero difficile, specialmente per chi come lei sul suo sito esibisce l’orrore di essere “catholically correct”.
    Cordiali saluti
    Dr. Paolo
    La seconda mi ha destato molta simpatia per l’atmosfera di famiglia in cui mi ha calato. E ha sottolineato un dettaglio interessante della trasmissione della messa del Pontefice nella visita a Padre Pio.
    Carissimo Tosatti,
    spero mi perdoni per l’incipit così familiare, ma le assicuro che è dettato dalla spontanea confidenza che si è venuta a creare giorno dopo giorno in modo sempre più naturale durante l’ormai quotidiano appuntamento con i suoi articoli. Dapprima me li gustavo per conto mio, poi via via si sono aggiunti anche i miei familiari, amici e, non ultimo, il mio giovane parroco (persona francamente molto in gamba), inizialmente scettico e tutto teso a salvare il salvabile da questo calderone pieno di intrugli pseudoteologici, pseudopastorali, pseudomorali, supercalifragilistichespiralidosi; dovetti trattenere con fatica una sonora, grassa risata quando giorni fa il pio uomo iniziò a farmi battutine dopo aver iniziato anch’egli a leggere regolarmente i suoi articoli, insieme a quelli di Magister, Bergoglionate (pardon: Cronicas..), Cesare Baronio ed altri della famiglia. Come di solito accade di fronte alla verità, o quanto meno all’esposizione della menzogna, dapprima ci si straccia le vesti increduli, poi si comincia pian piano a saggiarne la possibile veridicità, quantunque con sarcasmo e prevenzione; infine, a Dio piacendo, si arriva ad intravedere finalmente un barlume di luce e lì poi non ci ferma più nessuno.
    Ed eccoci al motivo della mia lettera, ammesso che di motivo si possa parlare, dato che si tratta più di una babbionata, che se tempo addietro ci creava solo una fitta di dispiacere ora si limita a strapparci una risatina sarcastica (in fondo in fondo non così diversa dal dispiacere, che probabilmente abbiamo provveduto a mascherare per renderlo meno fastidioso, avvalendoci di una sorta di firewall psicologico).
    Sabato 17 marzo: Bergoglio da san Pio di Pietrelcina; riprese, se non ricordo male (ne sono quasi sicuro), curate direttamente dallo staff televisivo vaticano.
    Messa, momento della consacrazione:
    Il vescovo di Roma alza l’Ostia e, al momento della deposizione e dell’(eventuale) genuflessione, la telecamera stacca sull’assemblea.
    “Ma che ca… perché interrompere visivamente un momento così intenso per inquadrare i fedeli? Ma che senso ha??!
    Mmhh, aspetta…mumble mumble…non è che… uhmm… ‘spetta và, che guardiamo come va con l’ostensione del calice.”
    Nel momento esatto in cui Sua Franceschitudine abbassa il calice e si accinge alla genuflessione e/o saluto giapponese e/o esercizio motorio per la schiena eccoti di nuovo la telecamera che stacca brutalmente ed inquadra una seconda volta la folla.
    Se due indizi fanno una mezza prova non c’è bisogno di aggiungere altro (per di più abbiamo poi notato la stessa reazione infastidita in svariati conoscenti, compresi coloro i quali solitamente si bevono ogni cosa che esce da Saint Marta’s inn come fosse un cordiale post pranzo).
    L’unico pensiero che abbiamo avuto, dopo un mezzo sorriso tra il malinconico ed il sardonico, è stato chiederci, al di là degli ordini ricevuti, che cosa stessero pensando in quell’istante gli operatori della televisione vaticana e se magari si stessero vergognando un pochino.
    Bene, mi sono dilungato anche troppo; mi scuso per averla annoiata con questa chiacchiera da bar, che forse avrei dovuto ignorare per concentrarmi su quello che davvero conta, ma avevo voglia di condividere con lei questa gag agrodolce tanto per non perdere la voglia di riderci su, che in tempi come questi spesso aiuta!
    Le rinnovo il nostro grazie per l’eccellente servizio che rende a noi tutti lettori raddoppiando i saluti da parte di mia ma’, sua affezionata lettrice ed appassionata commentatrice.
    Buona e serena giornata,
    Joseph
    E infine la terza lettera tocca un nervo eternamente scoperto in molti cattolici; e cioè la simpatia di cui sembrano godere certi personaggi in Vaticano, a dispetto delle loro politiche attive contro tutto ciò che è cristiano. Una lettera – giustamente, a nostro parere – indignata. E anche questa speriamo che superi tutti i muri e i cerchi fatati costruiti intorno al Pontefice.
    Vorrei ritornare sull’argomento della “celebrazione” di certi personaggi, abortisti, fatta dagli alti gradi del Vaticano, sia perché, profondamente indignato come cattolico, non riesco a capacitarmi, sia perché credo che tale atteggiamento riveli, più di altre clamorose esternazioni, la linea della chiesa attuale e la rivoluzione in atto.
    Appartengo alla generazione dell’immediato dopo guerra degli anni ’50. Sono di un paese come tanti di quell’Italia stremata, impoverita, umiliata, raggirata ma piena di speranza. Solo che la speranza non si mangia, non c’era da arrivare a fine mese ma a fine giornata. Non era ancora arrivata la televisione, noi bambini avevamo gli stessi giochi mirabilmente rappresentati nei mosaici di Piazza Armerina, sporchi e malconci con le scarpe rotte e gli inserti metallici sotto le suole, sfiniti dalle scorribande ma liberi, felici, solari. La libertà controllata era una conseguenza, non una scelta. Nessuna delle nostre madri aveva un impiego fisso ma avevano da impiegare il tempo, senza riposo, per necessità, per consuetudine familiare, per provvedere alla casa, alla cena, alla vita, alla dignitosa celebrazione delle feste religiose, nel cibo e nell’abbigliamento, con il sole, la pioggia, il freddo dei geloni, senza sapere che cosa fosse la malattia, anche quando c’era. Una delle occupazioni principali delle donne di paese, prima della tecnologia domestica globale, era lavare i panni al “lavatoio pubblico”. Se ne vedono gli effetti sulle mani di mia madre e delle donne della sua età, quelle che non hanno avuto la fortuna di impiegarsi in parlamento, deformate dall’artrosi ma senza lamenti o rimpianti. I figli, a volte numerosi, partoriti a casa, erano un dono di Dio, da far crescere, senza la pedagogia ideologica allora nascente, ma con la cultura della tradizione, la pratica quotidiana, la divisione chiara tra buono e cattivo, la distinzione netta tra generi, di cui, ovviamente, nessuno metteva in dubbio la inviolabile complementarietà, prima dello sfacelo. Finalmente in Chiesa, decorose, a fare dono a Dio del loro sacrificio. Hanno contribuito in modo oscuro, ma determinante, alla rinascita del Paese.
    Poi, negli anni in cui TUTTO doveva essere cambiato (compresa la Chiesa), di cui ricorre una penosa e fasulla celebrazione, hanno continuato la vita di sempre, con profonda dignità. Non se ne sono andate in giro a praticare aborti con pompe da bicicletta e, poi, a riderci su o, infatuate, a manifestare con il gesto del “triangolo fatto con le dita, unendo le punte dei pollici e quelle degli indici…a formare, in mezzo, il vuoto, il varco di libertà attraverso cui passò una rivoluzione..”.. E quale rivoluzione, quale libertà! la libertà della perdita di un’identità, di un compito fondamentale, la emancipazione per totale imitazione del maschio, la confusione dei ruoli, il centralismo del piacere pilotato dalla sessualità, l’esibizionismo triviale e scandaloso, la seduzione letale del potere, la totale delegittimazione della famiglia quale cellula fondante della nostra cultura, fin dall’epoca preromana, ma è solo una piccola parte…
    Se “quella” è una grande italiana che cosa dire di queste donne ? Ma poi, per essere grandi agli occhi di Dio, perché a noi cattolici solo quello interessa, non bisogna farsi piccoli ? A sentire certe glorificazioni, che, essendo reiterate, non possono essere frutto del caso, senza ripensamenti, correzioni o compensazioni, viene da percepire i “miasmi dell’Inferno” che hanno impregnato i luoghi del potere dei rampolli di quella rivoluzione che nulla, ma proprio nulla, ha a che vedere con il messaggio Evangelico.
    STILUM CURIAE GIRA AL PONTEFICE TRE LETTERE. SPERANDO CHE ARRIVINO? ? STILUM CURIAE

    Calcinacci, fulmini, corvi e profezie: mala tempora currunt
    di Giorgio Enrico Cavallo
    Cadono calcinacci nella Basilica di San Pietro. I turisti si sono spaventati (il cedimento è avvenuto a due passi dalla Pietà di Michelangelo) c’è stato qualche momento di panico, poi l’area è stata transennata e la situazione è tornata normale.
    Chi scrive, però, non può fare a meno di vedere in questo episodio del tutto marginale una valenza simbolica dal valore globale. Perché è sintomatico il giorno del cedimento – il 29 marzo, giovedì santo – e il luogo, nel cuore della cristianità cattolica. Quella che, in questi anni, sembra subire una dissoluzione mai vista prima nella storia. Un vero crollo spirituale.
    Non si può fare a meno di pensare. Pensare per segni, unendo alcune immagini altamente simboliche di questi ultimi anni. L’esempio più evidente, la sera dell’11 febbraio 2013, quando il fotoreporter dell’Ansa Alessandro Di Meo scattò una foto memorabile: proprio nel giorno della rinuncia del papa, un fulmine colpiva il simbolo della cristianità! Evento divenuto simbolico per la coincidenza temporale. Poteva riuscirci un altro fotografo; poco importa: ciò che conta è il messaggio che ha scosso il mondo, giunto più veloce delle parole, perché trasmesso con una sola immagine.
    La foto del 2013 è un monito, un severo messaggio non più rivolto ai nemici esterni della Chiesa, ma a quelli che in quella Chiesa ci vivono. Lo hanno capito anche i più accaniti nemici della Chiesa, al punto che tutti i giornali pubblicavano, il giorno dopo, questa foto ormai giustamente storica; gli unici che si ostinano a non capire si trovano in Vaticano. Tanto si ostinano, che i simboli si moltiplicano: come quando, il 27 gennaio 2014, le colombe liberate al termine dell’Angelus sono state attaccate da un corvo e un gabbiano. Immagine indicativa della guerra interna alla Chiesa; esattamente un anno prima, le colombe lanciate da papa Benedetto XVI erano tornate precipitosamente dal vicario di Cristo.
    Verrà da obiettare: siamo nel 2018, vedere dei simboli in avvenimenti o fotografie è roba da Medioevo. Ben venga, allora, il Medioevo: perché la spiritualità medioevale ha forgiato l’Europa; e la spiritualità di allora era essenzialmente simbolica. La gente conosceva la vita di Cristo e dei santi grazie ai cicli di affreschi e comprendeva i segni dei tempi grazie ad avvenimenti altamente simbolici.
    Si badi: il simbolo non è una questione di fede, ma una lettura in chiave divina delle cose umane. Il simbolo è un tramite, non il punto di arrivo. E se l’avvenimento simbolico deve fornirci una chiave di lettura del mondo in cui viviamo, l’avvenimento più simbolico di tutti non è forse l’elezione di un papa mentre è in vita il suo predecessore? Fatto, questo, di per sé unico nella storia recente della Chiesa, e carico di valenza simbolica per il contesto storico nel quale si è sviluppata la vicenda delle dimissioni di Benedetto XVI e dell’elezione di Francesco.
    In questo contesto, è bene ricordare che da secoli circolano decine di profezie su questo periodo di travaglio per la Chiesa; un’anomalia così evidente, insieme alla scelta di un nome tranchant con la tradizione bimillenaria della Chiesa e di una pastorale decisamente anomala, possono far drizzare le antenne; specie se gli avvenimenti sono letti con quell’altra frase-simbolo del pontificato di Bergoglio: la “quasi fine del mondo”. Frase probabilmente frutto dell’enfasi del momento ma che proprio per questo si carica di un valore altamente simbolico.
    MiL - Messainlatino.it: Cadono calcinacci nella Basilica di San Pietro...


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Signor Diavolo, il vescovo Camisasca te lo sei messo in saccoccia
    A Reggio Emilia c’è un duomo cattolico nel presbiterio e nelle cappelle laterali e agnostico-satanico nella navata centrale
    Signor Diavolo, ho visto che nel duomo di Reggio Emilia hai fatto il nido. Ero in centro a Reggio e ho pensato di entrare in duomo per vedere se e come il vescovo Camisasca aveva risolto il problema degli interni devastati, dissacrati e protestantizzati dal suo precedessore, il vescovo Caprioli. Ho notato con piacere che il presbiterio è stato ristabilito, l’altare riportato in alto, un minimo di sacro ripristinato. Ma voltando lo sguardo ho visto che la navata è diventata un mare di sedie, sedute di plastica trasparente tipo sala congressi, perfette per applaudire, disastrose per adorare. Non so se Camisasca abbia ceduto su questo punto per poca fede o poco carattere: sapendolo uomo di studio escludo sia stato per ignoranza del Messale che prescrive l’inginocchiarsi (e dunque i banchi con inginocchiatoi) al momento della consacrazione, o di San Paolo che esorta affinché “nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi”. Fatto sta che adesso a Reggio c’è un duomo cattolico nel presbiterio e nelle cappelle laterali e agnostico-satanico nella navata centrale (mi autorizza a questi aggettivi il cardinale Ratzinger che in “Introduzione allo spirito della liturgia” scrisse: “L’incapacità a inginocchiarsi appare come l’essenza stessa del diabolico. Una liturgia che non conosca più l’atto di inginocchiarsi è ammalata in un punto centrale”). Signor Diavolo, il vescovo Camisasca te lo sei messo in saccoccia ma con me ti è andata male, subito ho sentito puzza di zolfo e subito me ne sono uscito perché magari ti raggiungerò presto all’inferno ma sarà per altri motivi, non per la superbia idiota del cattoprotestante che resta in piedi quando Gesù versa il sangue per lui.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...coccia-189975/

    Il funerale-pagliacciata delle "bare personalizzabili"
    Tutta la vita a scervellarmi sul colore della cravatta, che sorellastra morte almeno mi liberi dall’affanno degli abbinamenti cromatici
    Nessuno si azzardi a infilarmi in una bara personalizzata come quelle firmate da Rosalba Piccinni, visibili oggi alla Milano Design Week. “Interamente personalizzabili in termini di finiture (colori, rivestimenti, customizzazione delle superfici) così da potersi fare espressione della personalità degli acquirenti”. Tutta la vita a scervellarmi sul colore della cravatta, che sorellastra morte almeno mi liberi dall’affanno degli abbinamenti cromatici. Inoltre l’Io è odioso, come insegna Pascal, dunque che la mia bara sia ordinaria, anonima. Dopo aver svolto la loro funzione queste nuove bare colorate possono “trovare spazio all’interno delle case come complementi d’arredo: casse, contenitori, panche, box”. Mi sembra pertanto che siano pensate per defunti da incenerire: essendo cristiano la mia bara mi seguirà invece nel sepolcro e se gli eredi sentiranno chissà perché il bisogno di una cassapanca color pastello se l’andranno a comprare successivamente. La signora Piccinni ha dichiarato di voler cambiare l’estetica dei funerali e le pronostico il successo perché l’uomo contemporaneo non è più capace di guardare la morte, deve cancellarla o trasformarla in pagliacciata. Il mio funerale sia invece tetro e pedagogico.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...zabili-189729/



    Meno pasticcini e più ostie Mons. Negri sfida la Chiesa
    Camillo Langone
    È proprio un guanto di sfida questo libro di monsignor Luigi Negri, gettato in faccia a tutti coloro che, pur di fare pace col mondo, in Comunione e liberazione hanno tradito don Giussani e nella Chiesa hanno tradito Cristo.
    Come sappiamo sono tantissimi e forse solo un vescovo emerito poteva concedersi la libertà di mettersi contro mezzo mondo cattolico: la metà che detiene il potere, per giunta. Il vecchio allievo del fondatore di Cl, e primo presidente diocesano del movimento, non ha mai avuto peli sulla lingua. Stavolta ci si mette anche l'intervistatore Giampiero Beltotto che anziché moderare, come ci si poteva aspettare da un comunicatore istituzionale, aizza, essendo pure lui un ciellino della prima combattiva ora.
    La sfida infra-ciellina è la parte meno necessaria del libro che si intitola per l'appunto La sfida, perché la sigla nata nel 1969 (ma con radici negli anni Cinquanta) mi sembra sempre più irrilevante come del resto pensa anche Negri: «L'esperienza dei movimenti non resiste più di fronte alle crescenti responsabilità».
    Molto più importante è la sfida lanciata a tutti i livelli di una gerarchia cattolica sempre meno riconoscibile come tale. Innanzitutto ai preti, che nella fattispecie sono della diocesi di Ferrara ma potrebbero appartenere a qualsiasi altra diocesi europea: «Nel mio servizio episcopale me ne sono capitate di tutti i colori. Parroci che sostituivano il Vangelo con letture di altro genere; parroci che modificavano un determinato racconto evangelico perché a loro parere la parabola in questione non sarebbe dovuta terminare nel modo in cui l'aveva detta Gesù; laici che tenevano l'omelia al posto del prete; un matrimonio dove gli sposi, avendo constatato che la maggior parte dei partecipanti non si sarebbe comunicata, hanno chiesto, ottenendolo dal parroco, il permesso di distribuire loro dei pasticcini».
    Quindi ai cardinali, ovviamente non a tutti ma a parecchi, ad esempio a tutti coloro che «insistono in questo sdoganamento dell'omosessualità».
    E poi a due personaggi in particolare, Martini e Kasper. Il primo ha rappresentato «la Chiesa del compromesso con la mentalità mondana» e su di lui Negri racconta un desolante episodio: «Quando Turoldo dal presbiterio del Duomo tuonò contro la devozione mariana, che aveva definito pietà da Medioevo, il cardinale Giovanni Colombo gli tolse la possibilità di celebrare messa in cattedrale. Purtroppo il suo successore lo reinserì nei ranghi, gratificandolo, soprammercato, di non rammento quale onorificenza». Naturalmente il successore di Giovanni Colombo era Martini.
    Venendo ai vivi la sfida di Negri è ai prelati ipocredenti e decadenti, che si permettono di dileggiare «come ha fatto il cardinal Kasper» i vescovi devoti e rigorosi. Il porporato tedesco è un divorzista e dunque un fan della Amoris laetitia, ambigua esortazione apostolica che ai divorziati sembra concedere la comunione senza esplicitarlo (forse perché in tal caso Papa Francesco sarebbe stato accusabile di eresia).
    Sfida lanciata anche al capo dei gesuiti, colui che ritiene il Vangelo non vincolante perché a quel tempo non esisteva il registratore e chissà cosa ha davvero detto Gesù: «Qui siamo di fronte a un abisso di stupidità, esegeticamente ripugnante. Mi aspetto che il Papa espliciti il suo disaccordo». Campa cavallo. È passato più di un anno e il pontefice gesuita non ha esplicitato alcunché e padre Arturo Sosa è tranquillamente al suo posto.
    Negri, lo abbiamo capito, è un vescovo senza macchia e senza paura, e non teme si possa scrivere che ha sfidato anche l'uomo vestito di bianco. «Lo spostamento di accento, per dirla con Giussani, dall'ontologia all'etica, segna le differenze tra i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, e quello di Papa Bergoglio.
    Quest'ultimo ha deciso di sottolineare in modo imponente, fino quasi all'ossessività, le conseguenze socio-politiche della fede e non la natura profonda della fede». Non per nulla il sottotitolo del libro è Un viaggio della fede tra Giussani e Ratzinger. Come dire che con Carrón e Bergoglio, odierni capi di Cl e della Chiesa, il viaggio si è interrotto.
    Meno pasticcini e più ostie Mons. Negri sfida la Chiesa

    DAVANTI AGLI ESITI DI QUESTO PONTIFICATO
    NON POSSIAMO TACERE
    Volto noto del giornalismo Rai, Aldo Maria Valli ha lavorato per diversi anni al Tg3 e, dal 2007, svolge il ruolo di vaticanista al Tg1. Curatore il blog Duc in altum, a partire dal 2016, ha iniziato ad avanzare parecchie riserve sul pontificato di Francesco, che poi ha raccolto e approfondito nei suoi due ultimi libri: 266. Jorge Mario Bergoglio Franciscus P.P. e Come la Chiesa finì, entrambi pubblicati da Liberilibri. Una sorpresa per chi, in precedenza, aveva riconosciuto in lui il sostenitore di una visione ecclesiale che ha trovato proprio nell’opera Bergoglio il suo compimento.
    Dottor Valli, che cosa è cambiato? da dove nascono le sue posizioni critiche abbastanza nette riguardo al pontificato di Bergoglio? Con quali difficoltà ci è arrivato?
    Inizialmente ho guardato con simpatia a Francesco. Poco tempo dopo la sua elezione, in vista di uno Speciale Tg1 sulla sua vita a Santa Marta, sono stato a trovarlo e mi ha ricevuto con grande cordialità. Abbiamo parlato a lungo e mi è piaciuta la sua fede semplice, la sua devozione per san Giuseppe e santa Teresina di Lisieux, la sua disponibilità all’ascolto. Ho anche cercato di capire le ragioni del suo cambio di prospettiva, ovvero mettere in primo piano la paternità di Dio e non le prescrizioni, nel tentativo di riavvicinare le persone alla fede e alla Chiesa. A poco a poco però non ho potuto fare a meno di notare, con crescente sconcerto e dolore, uno sbilanciamento nella predicazione di Bergoglio: mi riferisco all’idea di misericordia sganciata da quella di conversione e pentimento, quasi che si possa immaginare un diritto della creatura a essere perdonata e un dovere di Dio al perdono. Francesco non parla del giudizio divino e non perde occasione di svalutare la legge divina, come se fosse soltanto una preoccupazione dei farisei. Dopo Amoris laetitia le mie perplessità si sono fatte ancora più nette e non ho più potuto tacere. È nato così un primo libro, 266, nel quale prendo in considerazione molti aspetti problematici della predicazione di Francesco (per esempio la sua visione dell’Islam e la sua idea di accoglienza verso i migranti) e infine ecco Come la Chiesa finì.
    Come la Chiesa finì è invece un romanzo. Come descrive questa fine?
    È un racconto ambientato in un futuro immaginario, nel quale, progressivamente, sotto la guida di papi tutti sudamericani e tutti di nome Francesco, la Chiesa si allontana dalla Verità e, nel tentativo di apparire sempre più aperta al mondo e amica di tutti, finisce con il condannarsi all’irrilevanza. E a quel punto i padroni del mondo avranno buon gioco a liquidarla definitivamente. È un racconto nel quale faccio ampio ricorso al sarcasmo e al paradosso. I lettori mi dicono che si ride molto. Ma, ahimé, è un ridere per non piangere. In effetti è una tragedia.
    Da cosa è stato ispirato questo racconto?
    Proprio dai miei dubbi, dalle mie perplessità, ma anche da tanta tristezza nel vedere il depositum fidei sempre più messo a rischio e svalutato in nome di un generico richiamo alla misericordia e al dialogo. È la tristezza del figlio che nota nel padre uno sbandamento preoccupante, della pecorella che vede con sgomento di non poter più contare sul pastore. Di un credente che vede dilagare il relativismo perfino all’interno della Chiesa stessa. Inoltre nel libro non risparmio le stoccate a certo teologia modernista e al suo linguaggio, che ha molto successo nel mondo e nei mass media, ma dietro il quale c’è il vuoto o, peggio, l’eresia.
    Torniamo a 266, che invece è un saggio ed è considerato uno dei riassunti più esaustivi sul pontificato di Francesco. Qui cosa trova il lettore?
    Mi occupo del pontificato di Francesco e pongo tante domande. Una su tutte: Francesco è il papa della misericordia o del relativismo? Lascio che sia il lettore a trarre una conclusione, ma le mie perplessità certamente non le nascondo. Con il libro posso dire di aver anticipato i dubia dei quattro cardinali su Amoris laetitia. Le mie domande sono radicali: che cosa sta più a cuore alla cosiddetta “Chiesa di Francesco”? La salvezza dell’anima o il benessere psicofisico ed emotivo delle persone? Poi affronto questioni più specifiche, a partire dalla mancata denuncia delle radici religiose dell’estremismo islamista, fino alla realpolitik perseguita da questo pontificato in ambito diplomatico, come si vede nel caso della Cina, rispetto alla quale sembra che la Santa Sede, pur di raggiungere un accordo, sia disposta a scendere a patti che equivalgono a un tradimento della libertas Ecclesiae, come ha coraggiosamente denunciato il cardinale Zen.
    Secondo lei la rottura avviene nel 2013 o è convinto che i prodromi di questa crisi si debbano ritrovare nel Concilio Vaticano II se non prima?
    Il discorso sarebbe lungo e meriterebbe un’ampia trattazione. Il Concilio Vaticano II, da un lato, recepisce l’esigenza di aprire le finestre di stanze rimaste troppo chiuse, dall’altro offre al modernismo la possibilità di far entrare nella Chiesa, assieme all’aria buona, anche tesi eterodosse che, in sostanza, pretendono di sostituire l’uomo a Dio. Così, in primo piano non abbiamo più l’eterna legge divina, ma le esigenze dell’uomo, non più il giudizio del Creatore, ma la psicologia della creatura, non più la libertà cristiana, ma il cedimento al libertinismo mondano, non più i comandamenti, ma le scappatoie, non più il timor di Dio, ma la rivendicazione del diritto all’autorealizzazione, e così via. Il confronto con la modernità, necessario e anche salutare, si è trasformato in un crollo rovinoso. Da questo punto di vista possiamo dire che il pontificato di Francesco è non tanto la causa della crisi attuale, ma il risultato di un processo incominciato più di mezzo secolo fa. Tuttavia motus in fine velocior: stiamo assistendo a un’accelerazione che lascia sconcertati e sgomenti.
    Come valuta oggi l’azione di coloro che hanno denunciato fin dal principio tutti i problemi del pontificato di Bergoglio e sono rimasti a lungo da soli, spesso attaccati da tutti?
    Come ho detto, io non sono tra coloro che hanno denunciato fin dall’inizio contraddizioni e ambiguità di questo pontificato. All’inizio, anzi, ho voluto dar fiducia a Francesco. Le perplessità si sono fatte strada piano piano e sono esplose dopo Amoris laetitia. Altri osservatori invece hanno capito tutto fin da subito. Quanto allo stile, ognuno ha il proprio. Io per esempio non riesco a essere aggressivo. Preferisco semmai far ricorso all’ironia. Ciò che conta è che noi cosiddetti “oppositori” di questo pontificato, pur muovendoci singolarmente e senza consultarci, arriviamo tutti alle stesse conclusioni. Significa che i problemi sono oggettivi. A volte qualche lettore mi esorta a unire le forze con altri giornalisti e commentatori, per formare qualcosa di simile a un gruppo di pressione, ma io credo che la nostra forza risieda proprio nel fatto che ci muoviamo in modo indipendente, con grande libertà, e ciascuno secondo il proprio carattere. Per quanto mi riguarda, non mi sono mai sentito solo. Fin da quando ho incominciato a manifestare i mei dubia ho conosciuto tantissimi amici che mi hanno permesso di allacciare relazioni molto belle. Certo, sull’altro piatto della bilancia c’è il fatto che alcuni amici di un tempo non si sono più fatti sentire né vedere, ma pazienza. Mi sento molto sereno. Particolarmente piacere mi fanno poi le attestazioni di stima (e non sono poche) di chi, pur pensandola in modo diverso da me, mi riconosce passione e onestà intellettuale. Credo che l’importante, da parte di tutti noi che andiamo controcorrente rispetto al mainstream e all’ecclesialmente corretto, sia argomentare sempre con grande rigore, non cadere nell’attacco personale e poi, last but not least, pregare tanto per il papa, come del resto lui stesso chiede.
    Cosa è cambiato con l’elezione di Bergoglio?
    Intanto, nella Chiesa abbiamo per la prima volta la coesistenza di due papi, una situazione che si è voluta presentare come «normale» e pacifica e invece determina inevitabilmente tensioni che aumentano col passare del tempo (come si è visto nel caso della lettera di monsignor Viganò al papa emerito). E poi abbiamo questo magistero tutto sbilanciato verso la pastorale a danno della dottrina, ma con un equivoco di fondo, perché la pastorale, in quanto prassi, non può fondare se stessa, ma deve essere fondata sulla dottrina. Abbiamo poi la centralità della parola discernimento, formulata però in modo ambiguo, quasi che il discernimento dovesse portare a giustificare il peccato e non a rispettare la legge divina. Superficialità e ambiguità dominano la scena, mentre la famosa riforma della curia resta inattuata. Un quadro sotto molti aspetti drammatico, all’interno del quale Francesco continua a ricevere consensi dai lontani, che si sentono confermati nella loro lontananza, mentre i vicini si guardano attorno sconcertati e non si sentono confermati nella fede. Tutto questo anche a causa di una comunicazione papale (penso in particolare alle interviste e alla conferenze stampa in aereo) che in molti casi non è degna del munus petrino e della potestas docendi. Tornando per un attimo al caso Viganò: chi ha chiesto al papa emerito di scrivere qualcosa su quegli undici libretti dedicati alla teologia di Francesco ha dimostrato una buona dose di arroganza. Benedetto XVI ha risposto in modo elegante, ma senza nascondere il suo sconcerto. Alla fine, poi, nessuno ha sentito il bisogno di chiedere scusa a Ratzinger, mentre chi ha sbagliato ha ricevuto gli elogi del papa regnante.
    Questa sua presa di posizione contro le scelte di Bergoglio ha avuto ripercussioni sulla sua professione o sulla sua persona?
    In quanto credente so che il buon Dio ci manda tutto, anche le prove, per il nostro bene. Questa fase, per quanto dolorosa, è quindi senz’altro provvidenziale. L’importante è far uso della ragione illuminata dalla fede. Credo che noi laici abbiamo un compito importante: dobbiamo stare accanto a tanti pastori sbandati. Ovviamente quando ci si mette al servizio della Verità si paga un prezzo, ma nulla può dare tanta gioia quanto l’essere cooperatores veritatis.
    Lei non è il primo, e probabilmente non sarà nemmeno l’ultimo ad essersi reso conto, con coraggio e onestà, dei problemi che affliggono la Chiesa fin nella sua gerarchia più alta… Riconosce una simile situazione nella storia della Chiesa e, eventualmente, quali differenze trova con la realtà odierna?
    Non è la prima volta che pronunciamenti del magistero, volutamente non chiari, permettono la convivenza di interpretazioni diverse e contrastanti, anche su punti centrali del dogma, come nel caso di Amoris laetitia relativamente all’indissolubilità del matrimonio cattolico e all’eucaristia. Tipico è il caso del quarto secolo, con le controversie trinitarie e cristologiche. Allora l’eresia dilagante era quella ariana, che metteva in discussione la divinità di Gesù. Uno studioso che stimo, il professor Claudio Pierantoni, ha sostenuto che la crisi attuale, di proporzioni molto gravi, non è minore di quella antica. Nel quarto secolo, come oggi, l’eresia si fece largo non tanto attraverso affermazioni apertamente erronee, ma usando l’arma della genericità e dell’ambiguità. È quanto vediamo anche in Amoris laetitia, dove non c’è un’aperta negazione dell’indissolubilità, ma c’è una sostanziale negazione delle conseguenze necessarie che discendono dall’indissolubilità. E c’è la valutazione caso per caso, che si presenta come il cavallo di troia del relativismo.
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    Usa, calano i fedeli durante il pontificato attuale
    Il tasso di partecipazione dei cattolici negli Stati Uniti alle cerimonie in chiesa è calato di sei punti percentuali se si confrontano i pontificati di Benedetto XVI e di papa Francesco: è il calo più forte registrato da decenni, secondo un sondaggio Gallup.
    Il tasso di partecipazione dei cattolici negli Stati Uniti alle cerimonie in chiesa è calato di sei punti percentuali se si confrontano i pontificati di Benedetto XVI e di papa Francesco: è il calo più forte registrato da decenni, secondo un sondaggio Gallup reso pubblico nei giorni scorsi.
    La media percentuale di cattolici che sono entrati in chiesa una volta alla settimana è stata del 39 per cento dal 2014 al 2017, cioè gli anni del regno attuale. Ma erano il 45 per cento i cattolici che andavano abitualmente a messa dal 2005 al 2008, cioè nei primi quattro anni da papa di Benedetto XVI.
    La partecipazione alla messa domenicale si era stabilizzata intorno al 45 per cento negli anni intorno al 2000, dopo aver registrato una caduta impressionante nel periodo compreso fra il Concilio Vaticano II e gli anni successivi, in cui molti cattolici come sappiamo sperimentarono confusione e disorientamento.
    Ma il sondaggio della Gallup dimostra ora che la tendenza verso il basso è ripresa proprio nel corso dell’attuale pontificato, che pure come sappiamo gode della simpatia e del favore dei mainstream media. È dal 1970 che la partecipazione domenicale alla messa non registra dei picchi negativi così forti.
    Se si considerano i dati relativi ai protestanti, si vede che il numero medio di protestanti americani che hanno detto di recarsi in chiesa la domenica nel periodo 2015-2017 è rimasto sostanzialmente invariato rispetto alle cifre relative al periodo 2005-2008. Questo elemento fa pensare che alla base del crollo della partecipazione dei cattolici ci siano elementi legati alla singola confessione interessata, più che a cambiamenti intervenuti nella società in generale.
    Fra i commentatori molti attribuiscono questo fenomeno al fatto che spesso il pontefice viene percepito come qualcuno che toglie enfasi all’importanza dell’obbedienza alle regole della Chiesa, e a una stretta aderenza alla dottrina. Secondo uno studio pubblicato il mese scorso dal Pew Research Center fra i cattolici americani stanno emergendo “segni di un crescente scontento” nei confronti del Pontefice regnante. Secondo questa ricerca la percentuale dei cattolici che affermano di disapprovare il papa è più che raddoppiata negli ultimi quattro anni, passando dal 4 per cento al 9 per cento. E il numero degli americani che ritengono che papa Bergoglio rappresenti un peggioramento rispetto a papa Ratzinger e a Giovanni Paolo II è passata dal 3 per cento nel 2015 al 7 per cento attuale.
    Usa, calano i fedeli durante il pontificato attuale - La Nuova Bussola Quotidiana


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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    DERIVE LITURGICHE
    Il prete one man show, per Cristo o per il suo ego?
    Due episodi di personalismi clericali che scandalizzano i fedeli e mostrano come il protagonismo di certi sacerdoti finisca per trasformare il culto in spettacolo e arbitrio. Ad Ancona il parroco vieta la comunione in bocca nonostante non gli sia consentito perché la liturgia non è di proprietà; a Vicenza il nuovo parroco fa il simpaticone a suon di battute durante la messa. E i giornali dicono che riempie le chiese. Ma trasmetterà anche Gesù o solo il suo ego?
    Quando il prete diventa un one man show la messa è il suo spettacolo. Guai, dunque, a contraddirlo. Potrebbe risentirsene personalmente. La deriva liturgica non accenna a fermarsi e scende sempre più verso l’abisso del personalismo. Ognuno fa quello che vuole, incurante del fatto che ai ministri è affidato un compito altissimo: custodire le cose sacre e comunicare Gesù.
    Due episodi recenti forniti dalle cronache dovrebbero fare riflettere. Ad Ancona il blog Messa in latino ha raccontato che il parroco della parrocchia della Santa Famiglia gestita dai Salesiani, avrebbe proibito ai fedeli di ricevere la comunione in bocca e imposto soltanto la distribuzione sulla mano. Il fatto singolare è che la disposizione sarebbe stata persino annunciata dall’ambone giustificandola come una decisione di carattere ufficiale: “Abbiamo disposizione di dare la Comunione sulla mano, a meno che non ci siano impedimenti fisici importanti”.
    Infatti, stando a quanto racconta il sito riportando le parole di un fedele “ad una signora con handicap che stava in fila più avanti di me, l'hanno data sulla bocca. Il sacerdote ha giustificato: "per motivi più che ragionevoli" e l'ha presentato come un vantaggio aggiungendo: che una volta si doveva fare digiuno prima della Comunione, che si doveva andare a messa solo la domenica. Quindi ha invitato noi fedeli a non brontolare per il provvedimento. Praticamente, è un cambiamento conveniente”.
    Quella della distribuzione della comunione in mano o in bocca, in piedi o in ginocchio, è ormai una querelle di quelle ideologiche. A nulla sono valsi gli ammonimenti del cardinal Sarah, prefetto della Congregazione per il culto Divino e neppure le parole di Papa Francesco che, recentemente, ha ribadito, Messale generale alla mano, che la comunione si può ricevere in bocca e – incredibile dictu! – in ginocchio. Ma a certo clero questo non va giù. E qui scatta il personalismo che sfocia nell’arbitrio che ha come unico effetto quello di scandalizzare il popolo.
    Ora. La denuncia del sito era sufficientemente circostanziata. Ma occorreva una verifica ulteriore. Così al telefono con la Nuova BQ è arrivata anche la conferma. “Certo, ne abbiamo facoltà”, ha risposto don Angelo, uno dei sacerdoti della parrocchia. Alle nostre domande su chi abbia preso tale decisione con quale autorità, il sacerdote ha risposto: “Il parroco”; ma alla nostra obiezione che un parroco, e per la verità neanche un vescovo, non può proibire ciò che è stabilito nero su rosso dal Messale, il sacerdote ha ribadito che “questa è la forma consigliata, infatti per casi particolari la diamo in bocca”.
    Ma anche la dicitura “casi particolari” non rientra nel corretto linguaggio della liturgia della distribuzione della santa Ostia. Si veda il documento normativo redemptionis sacramentum (90-94). Poi aggiungiamo che proprio recentemente il Papa ha ribadito che ai fedeli è consentito riceverla in bocca. Niente da fare: il sacerdote ci ha riattaccato la cornetta con grande misericordia. E’ il personalismo che fa della vita liturgica né più né meno che uno show. Uno show con un regista che dovrebbe stare al suo posto invece di pontificare in cattedra senza averne l’autorità. Perché, giova ricordarlo, la liturgia non è materia che un parroco può cambiare a piacimento.
    Il risultato è sempre un impoverimento del mistero sacro che si celebra e uno scandalo, nel senso etimologico del termine, un ostacolo, per i fedeli. I quali hanno i loro diritti e ora, stando al sito, si recheranno dal vescovo per chiedere ragioni di questo atto unilaterale che si violenza.
    Ma il personalismo dei sacerdoti lo si vede ogni domenica anche in altri lidi e in altre circostanza. A Vicenza ad esempio, ieri Tgcom24 si è occupato di Domenico Pegoraro. Si tratta del nuovo parroco di Tremignon e Vaccarino. Che ha fatto costui di così “strano”? Arriva in bici all'altare e se squilla il cellulare in chiesa, lui dice: "Risponda pure, speriamo non sia l’amante altrimenti fa brutta figura". Una volta parlando dell'importanza di volersi bene e di non parlare male di nessuno ha detto: "Non soffermiamoci a squadrare quello più grasso, più magro, quello più bello o più brutto, non dovete guardare neanche chi ce l’ha più lungo o più corto. Siamo tutti figli di Dio". Il tutto ovviamente ha come effetto le risate dei fedeli. Insomma, il prete in questione fa il simpaticone, cercando quindi di far passare l’idea che il sacerdote deve svecchiare i suoi modi e il suo slang per risultare più simpatico.
    Sembra di tornare a don Camillo e don Chichì. Il fatto però è che – come riporta il sito – per ascoltarlo vengono anche dalle parrocchie circostanti. Capito l’antifona? Per attrarre fedeli il prete della nuova Chiesa non parla più di Gesù, dei santi, dei martiri. Ma fa il simpaticone per risultare più alla mano. Ma così facendo trasmetterà anche Gesù o soltanto il suo ego?
    Il prete one man show, per Cristo o per il suo ego? - La Nuova Bussola Quotidiana

    ‘Conservatori’? Il vescovo Camisasca (Reggio E.) in visita LGBT
    di Redazione
    Il protagonista? Uno dei vescovi che passa per essere tra i più “conservatori” d’Italia. Vescovo che celebra in rito “tridentino” e che consacra la diocesi nell’Anniversario di Fatima: Massimo Camisasca.
    Se già l’anno scorso era intervenuto poco, tardi e male in relazione alla Processione di riparazione rispetto al gay pride svoltasi nella sua città (riparazione che in ogni caso si è compiuta nel migliore del modi e con grande partecipazione di popolo), recentemente ha deciso di calare definitivamente e inequivocabilmente le carte.
    Notizie riservate? Indiscrezioni? Voci di corridoio? No: annuncio ufficiale, attraverso il blog di un parroco diocesano, con tanto di foto e titolone: IL VESCOVO MASSIMO VISITA IL GRUPPO CRISTIANI LGBT di REGGIO EMILIA.
    Il blog è quello di don Cugini, animatore – omofilo entusiasta – di una nota parrocchia reggiana.
    Il testo dell’articolo in cui viene celebrata l’eccellente visita non lascia spazio a dubbi.
    ***
    Reggio Emilia, Monsignor Massimo Camisasca visita il gruppo di credenti LGBT della parrocchia di Regina Pacis. Un gruppo che, quando si incontra, è per pensare a Dio, al Suo amore. Per incontrarsi come amici e vivere come dirà il Vescovo: “un bel momento di condivisione, di meditazione“. Questa sera c’è un amico nuovo, un battezzato Vescovo seduto ad una tavola semplice, con una pizza sopra.
    Il Vescovo dice che prima di tante cose dobbiamo sapere che: “la Chiesa vi accoglie“. Una accoglienza delle esperienze e delle persone, perché ogni persona ha il suo mistero: “Attenzione al mistero di ciascuno, alla vocazione di ciascuno…”. È stata una esperienza di accoglienza reciproca, si sono viste le braccia di questa Chiesa che accoglie: erano quelle di Monsignor Massimo e del nostro amico Don Paolo.
    https://www.radiospada.org/2018/05/c...n-visita-lgbt/

    DOVE VA LA CHIESA?
    Educazione, vescovi british si affidano a un antifamiglia
    Il Catholic Education Service (CES), un’agenzia della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, ha nominato Greg Pope, un ex parlamentare labour di Hyndburn come suo vicedirettore. Il problema è che Greg Pope ha un lungo e sostanzioso curriculum parlamentare di prese di posizione contro la famiglia e contro la vita.
    Non si è ancora spenta l’eco delle polemiche che hanno accompagnato la ben povera figura compiuta dalla diocesi di Liverpool e dalla Chiesa di Inghilterra e Galles nel caso di Alfie Evans, che veniamo a sapere di un'altra mossa di questa conferenza episcopale che non può non suscitare forti perplessità. Il Catholic Education Service (CES), un’agenzia della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, ha nominato Greg Pope, un ex parlamentare labour di Hyndburn come suo vicedirettore. Il problema è che Greg Pope ha un lungo e sostanzioso curriculum parlamentare di prese di posizione contro la famiglia e contro la vita. Secondo il comunicato stampa della CES, di qualche giorno fa, “Greg Pope è stato nominato dopo un rigoroso processo di selezione ed è stata la scelta unanime della commissione di intervista finale, che era presieduta dall’arcivescovo Malcom McMahon, presidente del Catholic Education Service di Inghilterra e Galles”. E “Oona Stannard, Capo Esecutivo e Direttore del CES, ha approvato la nomina, dicendo che ci aiuterà a continuare a proteggere e promuovere l’educazione cattolica”.
    Sembra però che una larga parte della base - genitori, insegnanti e anche sacerdoti, ma non solo; anche non cattolici, abbia preso male questa nomina, anche perché accusa il CES di complicità con il governo e le lobbies pro-aborto nello spargere una cultura che non appare certamente né cattolica né pro-vita nelle scuole. Si rimprovera al Catholic Education Service di aver collaborato insieme con gruppi pro-aborto a stilare la bozza governativa di guida all’educazione sessuale, che è ricca di spunti anti famiglia e anti vita. Molti cattolici rimproverano al documento, che ormai ha superato una terza lettura alla Camera dei Comuni, di veicolare l’imposizione dell’insegnamento dell’aborto, della contraccezione e dell’omosessualità nelle scuole, indipendentemente dall’orientamento religioso degli istituti.
    E adesso la nomina di Greg Pope sembra veramente colmare la misura. Greg Pope ha votato per abbassare il limite dell’aborto praticato per ragioni sociali da 24 a 22 settimane, o 20 settimane, ma ha votato contro gli emendamenti che volevano limitarlo a sedici o dodici settimane. Ha votato contro una legge che avrebbe imposto di informare i genitori, o i responsabili legali di ragazze e ragazzi sotto i sedici anni nel momento in cui si fornivano loro servizi di contraccezione, o abortivi. Ha firmato una mozione parlamentare di elogio a una fabbrica di preservativi, per la diffusione dell’informazione nelle scuole, nella “Settimana Nazionale del Condom”. Ha votato contro un emendamento che avrebbe obbligato i dottori a fornire informazioni scure alle donne incinte e sul punto di decidere un aborto nel sospetto di malformazioni del nascituro.
    Non solo: Pope ha firmato mozioni parlamentari che elogiavano organizzazioni pro-aborto sia nazionali che internazionali, come Family Planning e Planned Parenthood. Ha firmato mozioni parlamentari tese a promuovere “la salute riproduttiva”, “la salute sessuale e riproduttiva”, “i diritti e la salute sessuale e riproduttiva”; tutte denominazioni che, come è noto, includono e prevedono l’aborto su richiesta. E nello stesso modo ha firmato mozioni a favore della “Consapevolezza contraccettiva”, e della “Scelta contraccettiva”, e di analoghe iniziative. Per quanto riguarda l’eutanasia, Pope ha votato a favore della “Mental Capacity Bill”, che ha segnato l’ingresso nella legislatura inglese dell’eutanasia per “neglect”, e ha votato contro emendamenti motivati da preoccupazioni pro-life. Ha poi votato a favore dei 16 anni come età di consenso per l’attività omosessuale (equiparandola a quella eterosessuale). Ha votato contro degli emendamenti che volevano obbligare i dottori a considerare il bisogno del bambino di un modello di ruolo maschile o femminile prima che a una donna sia assicurato il trattamento di fertilità. Ha votato contro emendamenti che limitavano l’adozione da parte delle coppie omosessuali, e ha votato contro le misure che impedivano alle amministrazioni locali di promuovere l’omosessualità, fra cui l’insegnamento nelle scuole “dell’accettabilità dell’omosessualità come una pretesa relazione di famiglia”. Ha votato a favore delle unioni omosessuali, e la lista potrebbe continuare. Insomma, un vero cursus honorum degno di essere nominato Vicedirettore del Servizio Educativo Cattolico della Conferenza Episcopale.
    Educazione, vescovi british si affidano a un antifamiglia - La Nuova Bussola Quotidiana

    Amicizie pericolose: Bergoglio incontra Katy Perry (cantante pro-gay e aborto)
    Sabato scorso, papa Francesco ha ricevuto la cantante americana Katy Perry convinta “femminista” e “attivista gay”, che ha per questo ha ricevuto molti riconoscimenti gay, si è esibita a diverse cerimonie durante la campagna presidenziale di Hillary Clinton e finanzia Organizzazioni abortiste. Insomma, l’identikit della perfetta cristiana, verrebbe da dire. Eppure papa Francesco – quello del “chi sono io per giudicare” – non deve aver avuto nessun problema a stringere quelle mani che grondano di sangue.
    http://www.azionetradizionale.com/20...-gay-e-aborto/



    BERGOGLIO E IL DIRITTO NELLA CHIESA. DA MONARCHIA A TIRANNIA. IL CASO BELGA.
    MARCO TOSATTI
    Cari amici e nemici di Stilum Curiae oggi su La Nuova Bussola Quotidiana parlo del modo in cui una comunità religiosa belga, la Fraternità dei Santi Apostoli, è stata distrutta, e soprattutto come le è stato negato di poter far ricorso alla giustizia ordinaria della Chiesa. Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto la documentazione che spiega come questo è accaduto; perché il Pontefice regnante ha firmato un atto che impediva il normale decorso della giustizia ordinaria all’interno della Chiesa. Ci è venuto in mente che proprio qualche giorno fa, nel suo ultimo documento, Gaudete et Exsultate, il Pontefice parla di giustizia: “«Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» 77. «Fame e sete» sono esperienze molto intense, perché rispondono a bisogni primari e sono legate all’istinto di sopravvivenza. Ci sono persone che con tale intensità aspirano alla giustizia e la cercano con un desiderio molto forte. Gesù dice che costoro saranno saziati, giacché presto o tardi la giustizia arriva, e noi possiamo collaborare perché sia possibile, anche se non sempre vediamo i risultati di questo impegno”. Non ci sembra che nella fattispecie – così come per i Francescani dell’Immacolata – cioè sia accaduto. Stavamo per scrivere un commento per Stilum Curiae, su questo tema, quando aprendo la posta abbiamo trovato un messaggio di Super Ex, (Ex movimento per la Vita, Ex di Avvenire e di altro, ma ancora, miracolosamente, non Ex cattolico). Ve lo giriamo. E ne consigliamo la lettura a tutti, specialmente ai colleghi.
    Caro Marco,
    nel tuo ultimo articolo su La Nuova Bussola quotidiana spieghi la decapitazione violenta della Fraternità sacerdotale dei Santi Apostoli di Bruxelles da parte di Bergoglio. Al di fuori e contro ogni procedura giuridica codificata dalla Chiesa.
    Così facendo ricordi a tutti noi perchè Bergoglio ha voluto decapitare subito, poco dopo la nomina, il cardinale americano Raymond Leo Burke, scelto da Benedetto XVI come guida della Segnatura Apostolica, il Tribunale Supremo della Chiesa, cui, come scrivi tu stesso, “qualsiasi persona nella Chiesa, chierico o laico, può fare ricorso se ritiene di dover difendere un suo diritto”.
    Perchè Burke era un problema da risolvere, immediatamente? Perchè la sua mentalità cattolica riconosce che anche nella Chiesa, struttura gerarchica per eccellenza, esiste una giustizia da rispettare, per evitare che gerarchia significhi arbitrio e prepotenza.
    Quando Burke ricorda i limiti dell’autorità papale in materia di dottrina, in piena fedeltà alla dottrina cattolica di sempre, non fa altro che continuare a ragionare come quando fu scelto da Benedetto per il suo ruolo di giudice. Cosa fa il giudice ecclesiastico? Certamente controlla che l’autorità di qualcuno non diventi dispotismo, tirannia, non sia motivo di prevaricazione su un sacerdote, un laico, un battezzato. Come giudice Burke controllava che venissero rispettati, dall’autorità, i suoi limiti in materia di governo.
    Ma Bergoglio non vuole limiti; lui non si sente vicario di Cristo, ma padrone assoluto della Chiesa: sia in materia di dottrina (se ne frega altamente dei cardinali, dei papi che lo hanno preceduto, dello stesso Vangelo), sia in materia di diritto canonico.
    “Se non esiste più il diritto canonico nella Chiesa -diceva il cardinal Carlo Caffarra- la Chiesa da monarchia diventa tirannia”. Non era stato ancora scritto il libro intitolato Il papa dittatore, ma era già evidente tutto: Bergoglio decide, in materia dottrinale, di cambiare il Vangelo sul matrimonio? Forza la mano del Sinodo; avoca a sè e ad un circolo di fedelissimi la stesura di Amoris laetitia, raduna una falange di giornalisti che infanghino gli oppositori, rifiuta di rispondere ai Dubia legittimi che gli sono stati sottoposti.
    Vuole decapitare i Francescani dell’Immacolata? Come prima mossa impedisce loro di ricorrere alla giustizia ecclesiastica. Così da anni quest’ordine è massacrato, senza neppure un vero capo d’accusa.
    Decide di rivesciare l’Ordine di Malta? Agisce d’imperio, in fretta e furia, contando sulla sua forza, non sul diritto. Deve proteggere il suo amico, il cardinal Maradiaga? Blocca qualsiasi procedimento, ed avoca a sè la pratica, così che nessuno ne sappia più nulla.
    Bruxelles, nella figura del tristo cardinal De Kesel, vuole la testa della Fraternità dei Santi apostoli? Eccola servita, forzando l’iter naturale delle cose e impendendo al processo di fare il suo corso.
    Bisogna tristemente ammetterlo: Bergoglio non è il primo cinghiale nella vigna del Signore. Abbiamo già avuto papi prepotenti e peccatori, che, come lui, amavano la Corte, il Potere, e schifavano il diritto, confondendo il loro ruolo di Vicario di Dio in terra con quello di Dio stesso.
    Si trattava però, per lo più, di uomini che abusavano del loro potere nel campo del governo, nella gestioen degli affari della chiesa (gestione di beni, uomini…).
    Con Bergoglio, e governo e dottrina sono nelle mani di un uomo che non riconosce alcun limite alla propria autorità. Che pronuncia di continuo parole (“misericordia”, “ascolto”…), che nega ogni istante nei fatti.
    Ma perchè i cardinali che contrastano apertamente questo andazzo sono così pochi? Forse perchè molti, temendo pochissimo il giudizio di Dio, temono terribilmente l’ira del suo vicario?
    Non resta che concludere ricordando ancora il convegno del 7 aprile: centinaia di fedeli hanno dimostrato fisicamente, a Roma, il loro sconcerto. Subiranno per l’ennesima volta gli anatemi e le scomuniche di Bergoglio, ma è chiaro che non hanno più intenzione di tacere.
    BERGOGLIO E IL DIRITTO NELLA CHIESA. DA MONARCHIA A TIRANNIA. IL CASO BELGA. : STILUM CURIAE

    Chi di tweet ferisce di tweet perisce. Il popolo dei follower accusa Bergoglio di aver abbandonato Alfie
    di Luca Biffi e Chiara Gnocchi
    La vicenda di Alfie Evans è stata l’ennesima prova che questa chiesa e questo papa, fatti salvi i fervorini di prammatica, proprio non vogliono affrontare queste tragedie e aiutare le persone che ne vengono travolte. Così, anche questa volta, è rimasta senza risposta concreta la richiesta di aiuto di Tom e Kate e delle migliaia di fedeli che chiedevano la cosa più ovvia: che si facesse veramente tutto il possibile per salvare un bambino prigioniero in una stanza di ospedale. Non è certo con un breve incontro e una pacca sulle spalle oppure twittando da Santa Marta che si poteva affrontare seriamente la questione.
    Sarà facile dire che queste considerazioni sono la solita tiritera dei cattolici ipercritici a cui questo papa non piace proprio mai. Anzi, il mondo e quei cattolici che con il senso critico non arrivano neppure al minimo sindacale osanneranno il pontefice come “protagonista della battaglia della vita”.
    Però questa volta qualcosa è cambiato. Sembra che il vescovo di Roma non abbia incontrato il consenso unanime della sua schiera di amatissimi follower. Il fedelissimo popolo social di Bergoglio, dopo averlo supplicato di intervenire per salvare Alfie, per la prima volta ha reagito senza tanti complimenti di fronte al fatto compiuto, o meglio, incompiuto. Insomma, chi di tweet ferisce di tweet perisce.
    Lunedì 23 aprile, sulla pagina Twitter ufficiale di papa Francesco si leggeva: “Commosso per le preghiere e la vasta solidarietà in favore del piccolo Alfie Evans, rinnovo il mio appello perché venga ascoltata la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento”.
    Commenti:
    Caro papa: visto che lei può e lo sappiamo tutti… beh veda che debba fare.
    Ma per una volta nella vita vuoi fare il papa e fare qualcosa di concreto per salvare la vita di questo bambino??? Oppure preferisci continuare ad infischiartene salvando, come sempre, le apparenze?
    Santità vada lei a prendere Alfie di persona. Soltanto LEI può farlo venire in Italia.
    Santità, la prego, non consenta più questo crimine che si sta commettendo. Vada incontro lei ad Alfie, salvi la sua vita e la sua anima. Nel nome di Dio non lo faccia uccidere. Prego per Lei, per Alfie ed i suoi genitori. Abbiamo enorme fede in Lei.
    Padre… una delle persone più potenti al mondo non è in grado di fare qualcosa? Non le credo Padre, NON LE CREDO.
    Santo Padre, andate a prenderlo Voi! Lo sanno facendo morire anche di fame, sono oltre sessantadue ore che non viene nutrito! Vi prego!
    Santo Padre, twittare non basta più! La prego vada a prenderlo! Non abbandoni così un piccolo innocente.
    Santo Padre, io non sono nessuno per darle ordini o suggerimenti ma Lei ha tutta l’autorità per fermare quelle mani assassine. Perché lei è il vicario di Cristo qui sulla Terra. Santo Padre Francesco, salvi il piccolo Alfie. La imploro: tolga quel bambino dalle mani di Erode.
    Papa Francesco vai a prenderlo!!!
    -
    Questi sono solo alcuni dei messaggi che hanno invaso le pagine social ufficiali del Vaticano supplicando il papa di andare a Liverpool, di fare qualcosa per salvare la vita del bambino. Il popolo cristiano si è rivolto all’unica persona che, se lo avesse voluto, avrebbe potuto fare la differenza.
    Leggendo queste richieste di soccorso con il senno di poi rimane solo una grande amarezza pensando a chi ha così mal riposto la sua fiducia. Ma, purtroppo, non c’è proprio da sorprendersi se colui che invoca ogni giorno la costruzione di ponti, in questa occasione, ha eretto un muro. Era tutto già scritto ed è finita come doveva finire. Così i molti che si erano illusi hanno messo mano alla tastiera con una rabbia sorprendente.
    Sabato 28 aprile, le pagine Twitter e Facebook ufficiali di papa Francesco riportavano: “Sono profondamente toccato dalla morte del piccolo Alfie. Oggi prego specialmente per i suoi genitori, mentre Dio Padre lo accoglie nel suo tenero abbraccio.”
    Commenti:
    È TALMENTE “TOCCATO” SANTITA’ DA NON AVER MOSSO UN DITO IN SUO FAVORE. NE RENDERA’ CONTO A DIO!!!
    Penso faresti meglio a tacere.
    Ipocrita, tu il massone Paglia e gli apostati prelati inglesi. Una macchia terribile nella storia della Chiesa. Prega per la tua anima falso papa.
    Potevi fare molto di più… invece di usarlo per la tua falsa compassione… invece di usarlo… ma d’altronde sei amico della Emma Bonino.
    Per quale assurdo motivo non sei andato a prendere personalmente quel piccolo angelo???? …. E ora Francesco hai pure il coraggio di parlare… potevi fare tutto e non hai fatto nulla! Taci per favore!
    Sempre dopo però eh. Un intervento prima no eh?
    Avresti potuto fare TUTTO e non hai fatto NULLA. A cosa servi, papa, a cosa servi davvero?
    Speculare sul dolore… Che pietà che fai…
    Mi pari ipocrita. In questi tre giorni sei stato ben zitto però.
    Potevi fare di più Francesco… potevi salvarlo. Ma non hai lasciato la tua stanza.
    Caro papa, poteva andare di persona a prenderlo. A Lei non avrebbero mica sparato! Le parole sono facili da pronunciare ma nulle senza fatti.
    Caro papa, tu e la Chiesa che dovresti rappresentare siete vergognosamente mancati in questa vicenda potete solo sperare nella misericordia di Dio. Siete stati come al solito dalla parte del potere. D’altra parte chi ha ucciso Gesù? Il potere…
    Dovevate fare qualcosa perché questo non avvenisse.
    Domanda: quante cose potresti fare se solo volessi, nessuno ti fermerebbe, è che stai bene dove sei e te ne sbatti (…) degli altri.
    Ora è facile essere dispiaciuti… lui però non c’è più. E pensare che con il tuo arrivo papa Francesco io avevo iniziato a credere in Dio… in quel Dio che ha dato la sua vita in cambio della nostra. Beh che dire dovevi fare qualcosa e non l’hai fatto. Ti sei limitato a scrivere mentre avresti dovuto salvarlo… adesso taci… esattamente come Alfie.
    Tu eri l’unico che poteva sfondare i muri che imprigionavano Alfie! […] Dovevi andare a prenderlo, dovevi farlo! Mi hai delusa, non ti considero più il mio papa.
    Santo Padre mi dispiace ma a mio avviso Lei avrebbe dovuto recarsi personalmente presso la struttura ospedaliera ove si trovava il piccolo. Sicuramente l’avrebbero accolta e non avrebbero potuto ignorare il suo intervento. Non è suo compito tutelare la VITA? O il suo pontificato si è ridotto ai soliti e ripetuti argomenti di ogni domenica all’Angelus?
    DOVEVATE ANDARE A PRENDERLO!
    Delusa, quanti messaggi le sono stati inviati chiedendole di andare lì. Forse non avrebbe concluso niente anche lei ma almeno si sarebbe tentato il tutto per tutto.
    Magari Santità se il Vaticano si fosse mosso con più convinzione, forse sarebbe andata diversamente.
    Santo padre, lei non ha fatto quanto avrebbe dovuto fare.
    Buffone sai solo cinguettare.
    Nemmeno una parola di condanna o un’ammonizione? Niente! Così!
    Il falso profeta è come una campana muta ma quanto bella quando deve apparire al mondo.
    Cicciopà, l’hai scafazzata. Avresti potuto fare tutto quello che potevi e invece sei rimasto a guardare. Cosa, tra l’altro, che fai spesso di questi tempi, spesso giri lo sguardo altrove o lo poggi in posti sbagliati.
    Dovevi andare in Inghilterra: oggi sei meno papa di ieri. Continua a vergognarti.
    Avresti dovuto fare di più per il piccolo. Adesso le preghiere tienitele. Un po’ di rispetto per la sua anima. Basta pubblicità anche sulla morte del bimbo.
    -
    Tra questi e moltissimi altri messaggi di chi considera Francesco il peggior papa della storia, di chi si chiede cosa “c’aveva da fa” durante questa drammatica vicenda, di chi evidenzia che si è dato tanto da fare per portare gli immigrati in Italia, ma non ha fatto nulla per far arrivare Alfie, emerge con chiarezza che qualcosa inizia a incrinarsi. La pop star vaticana, in questi giorni molto poco pop, è stata colpita proprio dai suoi fans che non risparmiano parole di rancore e delusione. E bisogna notare che il linguaggio usato mostra come il ruolo di pontefice sia stato trascinato dalla polvere proprio grazie a colui che lo riveste. In ogni caso, viene da chiedersi se almeno alcune coscienze assopite si stanno svegliando. È presto per dirlo, ma la storia di Alfie Evans qualcosa ha smosso e non solo sul web.
    https://www.riscossacristiana.it/chi...hiara-gnocchi/


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Donne travestite da vescovo al Met Gala di New York patrocinato dal cardinal Ravasi e dal Vaticano
    “Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il «mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità”.
    Catechismo della Chiesa Cattolica, L'ultima prova della Chiesa n. 675
    A proposito dell'evento del gotha della moda internazionale a New York il Messaggero ( come tutti i principali mass media, TV comprese) ha evidenziato che "Il sacro e il profano non sono mai stati così vicini come ieri sera all’annuale Gala del Metropolitan Museum di New York, dedicato alla mostra di moda del Costume Institute più importante dell'anno, "Heavenly Bodies", che racconta attraverso abiti e simboli l'intenso e complesso rapporto tra religione cattolica e fashion. All'esposizione curata da Andrew Bolton e realizzata col supporto di Versace, Christine and Stephen A. Schwarzman e di Condé Nast, ha collaborato persino il Vaticano, concedendo in esposizione per la prima volta in assoluto alcuni paramenti papali".
    "Thanks to the Vatican for its historic cooperation" ha esclamato l'Arcivescovo di New York Cardinale Timothy Michael Dolan al termine del suo breve intervento durante la cerimonia inaugurale.
    Il 2 marzo scorso con il post intitolato "Ravasi in diretta mediatica nel crepuscolo di una civiltà e di una religione" avevamo deplorato la "nuova" tendenza orgiastica vaticana di praticare "la mondanità mediatica e la cortigianeria pur di essere accolti nel jet set della moda...". C'eravamo pure chiesti e tanto più ci interroghiamo ora: " ...possibile che dentro le Sacre Mura nessuno si sia posto la domanda che quei "campionari" paramenti e suppellettili, esposti come delle "vergini denudate" agli sguardi mondani e modaioli, furono benedetti prima di essere destinati alla sola lode di Dio?".
    Commentando le foto e i filmati diffusi a livello planetario del super evento modaiolo nella Grande Mela un intellettuale (cattolico) ha scritto:
    "Ecco qua, cari signori il risultato.
    Questo è il gala della fantomatica mostra a New York dove sono esposte le vesti sacre pontificie insieme ai scimmiottanti della moda.
    Questo è il frutto di quello che hanno combinato i fantastici gestori del Vaticano e della sacrestia pontificia di oggi insieme ai fantomatici magnati della moda e dei musei.
    La totale mancanza di rispetto verso l'arte e più propriamente l'Arte sacra, cioè quella che viaggia oltre al naturale svolgimento di questo briciolo di vita.
    E' questa l'icona di oggi che volete rappresentare, non più la battaglia tra la rappresentazione del Cristo morente o del Cristo risorto?
    E' questa la gente che volete avere, frequentare, tollerare, mentre al contempo avete parole pesanti di ogni genere verso chi limpidamente vi segue, vi sistema e vi nobilizza?
    Per qualche istante di celebrità certi uomini di chiesa hanno tolto rispetto e sacralità alle cose senza tempo del culto per farsi ridicolizzare nella società più bieca con queste sfilate che nemmeno il carnevale di Rio de Janeiro riesce ad essere così volgare".
    MiL - Messainlatino.it: Donne travestite da vescovo al Met Gala di New York patrocinato dal cardinal Ravasi e dal Vaticano







    Reliquie e parati sacri: l'intreccio tra Vaticano e Met
    Dietro l'oscena parata blasfema delle starlette del Met c'è una gigantesca operazione condotta da Vogue per una mostra del Met su moda e religione. Per allestire la quale molti ecclesiastici vaticani in auge in questo pontificato hanno ceduto in prestito paramenti sacri e reliquie di Papi, tra cui San Giovanni Paolo II con la scusa della povertà. Col placet di Ravasi e del solito Martin. Ritratto non di una Chiesa più povera, ma più poverina e mondana.
    La Chiesa povera si spoglia delle sue ricchezze per arricchire il circuito della moda, ma non è una bella notizia. Sarebbe troppo facile derubricare a semplice gossip hollywoodiano la colossale sfilata di moda in stile blasfemo-kitch di starlette del cinema e della musica americana che hanno ostentato mise ispirate all’immaginario cattolico in occasione della vernice inaugurale del MetGala2018, il prestigioso evento benefico modaiolo organizzato dal Metropolitan Museum di New York.
    Se si trattasse di dover mandare giù il magone di vedere una prosperosa Rihanna agghindata da papessa con tanto di mitria o di accettare il presepe napoletano in testa con il quale si è presentata Sarah Jessica Parker, si potrebbe anche derubricare il tutto al solito cattivo gusto hoollywoodiano che irride il sacro per i suoi scopi ultra mondani.
    Invece l’evento ha fatto da cornice ad una mostra che vede protagonisti una quarantina di paramenti sacri provenienti direttamente dalla sagrestia della Cappella Sistina che dopo una trattativa durata due anni, ha ceduto in prestito fino a ottobre al Metropolitan Museum of Art a prezzi esorbitanti (a proposito, quanto?) pianete, dalmatiche, piviali e altri paramenti sacri appartenuti ai papi degli ultimi due secoli. La mostra si chiama Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination (Corpi paradisiaci: moda & religione nell'immaginario cattolico) e resterà aperta al Met fino ad ottobre.
    Vestiario liturgico del passato? Molto di più: testimonianze della bellezza prodotta dall’uomo regalata a Dio e utilizzata non per il red carpet, ma per offrire il perfetto e il bello nel sacrificio perfetto e bello dell’altare. Paramenti benedetti con il solo obiettivo di essere utilizzati per il culto.
    Quindi c’è molto di più del kitch nell’evento che è andato in scena domenica a New York. C’è una profanazione e una ridicolizzazione di oggetti che sono sacri e che, ormai musealizzati perché la Chiesa li ha sostituiti con "vili" casule di terital all’insegna della povertà, finiscono ora per arricchire il mondo del fashion con la compiacenza dei vertici vaticani.
    La mostra infatti si compone di creazioni esclusive delle principali maison d’alta moda che sfruttano le forme e le linee dei paramenti sacri. E in una parte staccata, ma speculare, ci sono in mostra 40 paramenti sacri fatti arrivare direttamente dalla Città del Vaticano, dove il curatore Andrew Bolton e la boss di Vogue Anne Wintour hanno letteralmente contrattato con alti papaveri vaticani e dirigenti del museo del Papa i pezzi. Moda & paramenti sacri, un accostamento impossibile. Perché la prima serve per abbellire l'uomo, la seconda per presentarsi degni di fronte a Dio.
    Ma a guardarci dentro si scopre che l’impegno dei vescovi e cardinali per aiutare i ricchi allestitori è stato davvero ingente. Un investimento colossale per quello che il direttore del Met ha definito “un vero e proprio pellegrinaggio”. Verso Cristo? Ma figuriamoci, verso un bello indefinito, semmai, inteso come estetica della vanità. A tenere a battesimo l’evento c’era persino il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Dolan, il quale si è timidamente chiesto che cosa ci facesse lì, per poi concludere che “siamo qui perché al centro del cattolicesimo i valori sono verità, bontà, bellezza”. Insomma, parole impegnative, ma per un obiettivo mondano.
    Ma sbaglierebbe chi pensasse che in fondo si sia trattato solo di un evento fashion, ancorché di dubbio gusto. No, dietro questa operazione c’è un coinvolgimento imbarazzante di alti papaveri vaticani da far impressione. Nomi in vista nel pontificato attuale di Papa Francesco che però non viene coinvolto perché lui «ha un altro stile, più povero», mentre viene coinvolto Benedetto XVI, definito dal New York Times “il Papa della moda”, chissà, forse perché quei paramenti così preziosi li ha usati non per se stesso ma per fare risplendere la liturgia di Dio. Però è un concetto a queste latitudini troppo difficile da comprendere.
    Infatti, il primo nome che si incontra nella ricostruzione del complesso iter burocratico affrontato dalla coppia Bolton & Wintour in missione speciale per conto del business della New York così a la page, è quello di George Gänswein che viene presentato in quanto braccio destro di Benedetto XVI e Prefetto della casa pontificia. L’incontro avviene nel maggio 2017 ed è in quell'occasione che Bolton gli illustra il progetto: voi ci date i vostri paramenti sacri che non usate più e noi ci mettiamo a fianco le creazioni degli stilisti.
    Ma le porte da aprire sono molte altre ancora. Per poter avere i preziosi parati da messa, la coppia deve fare una decina di viaggi a Roma. Bolton incontra così successivamente - secondo la ricostruzione del NYT - alti funzionari vaticani i quali gli danno l’autorizzazione a prendere a prestito i paramenti. Ed è qui che gli viene concesso l’accesso alla sagrestia della Cappella Sistina.
    Nel corso degli incontri e delle trattative con la casa Vaticana l’equipe di Bolton entra in contatto con Arnold Nesselrath, uno dei curatori dei Musei Vaticani. E da lui si passa a Barbara Jatta, neo direttrice della collezione d’arte più famosa della Cristianità. La Jatta organizza per loro diversi tour nella sagrestia della Cappella Sistina.
    A quel punto inizia la contrattazione vera e propria: Jatta chiede quanti parati servono, Bolton risponde circa otto, ma la Wintour dice che ne servono almeno il doppio. La direttrice dei Vaticani avverte sarcastica che gli costerà parecchio. Alla fine riescono a ottenerne 40.
    Ma i parati non sono nella disponibilità dei Musei: bisogna chiedere all’Ufficio delle celebrazioni del Sommo pontefice dato che teoricamente quei paramenti appartengono in toto al “corredo” papale che il cerimoniere Guido Marini custodisce gelosamente.
    Che fare? Gänswein invita a fare una richiesta ufficiale a Marini il quale, ricevutala, la gira alla Segreteria di Stato, responsabile degli affari generali della Chiesa. Viene coinvolto anche il portavoce vaticano Greg Burke che informa che questa procedura non necessita dell’avallo del sommo pontefice.
    Così si va in discesa. Bolton tornerà molte altre volte ancora a Roma per perfezionare il suo catalogo da inviare a New York e alla fine riesce a portare al Met persino la tiara papale di Pio IX con 19.000 pietre preziose, tra cui 18.000 diamanti. Arriverà a New York con la "sua guardia del corpo".
    Tra i pezzi esposti ci sono: una dalmatica di Pio IX, una pianeta appartenuta a Pio XI, un piviale di Benedetto XV e persino le scarpe rosse di Giovanni Paolo II. Semplici indumenti? Non proprio: almeno per il beato Pio IX e San Giovanni Paolo II si tratta di reliquie per contatto, oggetti destinati alla devozione.
    Arrivato in America Bolton prosegue con la sua tela di complicità. E qui trova James Martin, il gesuita noto alle cronache per il suo orientamento omoeretico, nominato l'anno scorso da Papa Francesco consulente del Segretariato per le comunicazioni del Vaticano. Martin lo tranquillizza sulle possibili lamentele a motto di: "Vedranno qualcosa di bello, e questo fa parte dell'immaginario cattolico". Vanità delle vanità tanto che Martin aiuta Bolton nella stesura del catalogo.
    Fino a suggerirgli la mossa finale: il coinvolgimento del cardinale Gianfranco Ravasi, ministro vaticano della cultura, il quale vantandosi di conoscere parecchi stilisti accetta di buon grado di tenere a battesimo la mostra, tanto che a febbraio una delegazione del Met lo incontra. Con loro c'è anche Donatella Versace che si complimenta del rosso cremisi del porporato. E lui, con nonchalance le dice: "Perché non mi ha visto con il viola". Risate a gogo.
    Il resto è storia d'oggi: l’oscena parata di Madonne e croci impresse su cosce e glutei tonificati dal pilates delle starlette: voyerismo, seni e deretani d'alta classe con rimando ai simboli cristiani più amati, simboli per i quali oggi in molte parti del mondo si muore ammazzati. Una parata oscena della quale adesso i vertici vaticani diranno di non aver saputo nulla perché solo collaterale alla mostra (come aveva detto lo stesso curatore mettendo le mani avanti). Una tesi difficile da sostenere visto che al MetGala2018 hanno partecipato anche i cantores della Cappella Sistina. Imperdibili le foto dei cantori dopo l'esibizione che ancora in talare e cotta si avvicinano per una foto con Rhianna & co. In una spuntano anche alcuni pueri cantores.
    Quei parati però hanno visto la celebrazione della santa messa nel corso degli anni, quei parati per indossare i quali i sacerdoti dovevano recitare preghiere, perché fossero i primi a comprendere l'importanza dei gesti e degli indumenti, non certo per pavoneggiarsi con la moda come invece sembra fare qualche ecclesiastico di nuovo corso. Al momento di indossare la pianeta il sacerdote recitava: "O Signore, che hai detto: Il mio giogo è soave e il mio carico è lieve: fa che io possa portare questo in modo da conseguire la tua grazia. Cosí sia". Quelle pianete infine che, indosso ai martiri messicani o ai preti mediorientali, sono state lordate di sangue proprio durante la celebrazione della messa dai nemici di Cristo e dai tagliagole dell'islam.
    Oggi per profanarle basta molto meno, ma comunque tanti soldi, che vengono poi girati nella cosiddetta Chiesa povera che svende i suoi tesori per un piatto di lenticchie di mondanità. Grazie a principi annoiati che nel clima generale si dilettano come monarchi rinascimentali nel lusso e nella voluttà.
    E così, mentre il papa predica contro i lussi degli ecclesiastici, contro il pretino che si specchia nel negozio con il suo nuovo clergyman, i suoi uomini più vicini si abbandonano ai saldi di fine stagione della tradizione cattolica, che è costata molto più sudore e sangue di quello che verseranno loro nell'andare a visitare la mostra.
    Riflessi di una gerarchia ecclesiastica che se avesse impiegato sul caso di Alfie Evans anche un decimo del tempo speso nel mettersi a disposizione del Met per sensibilizzare il red carpet, forse oggi racconteremmo un'altra storia. Una gerarchia che si disinteressa delle questioni di morale e di etica, della crisi della fede per baloccarsi con queste operazioni di cultura pop così asservita al principe di questo mondo, per paura di sembrare troppo retrogradi: l'evangelizzazione è zero, la mondanità è tutto.
    Una Chiesa che si spoglia così distrattamente dei suoi tesori, della sua storia, delle sue devozioni, non è una Chiesa più povera, ma è solo una Chiesa più poverina, ignorante e impreparata a dissetare l'anelito di divino nell'uomo, vestendo panni di un falso pauperismo, che lasciando l'habitus della propria dignità, si consegna a una nudità impressionante e voluttuaria, la stessa che, crassa e opulenta, ha sfilato sul red carpet newyorkese.
    Reliquie e parati sacri: l'intreccio tra Vaticano e Met - La Nuova Bussola Quotidiana

    Reggio Emilia: incontro religioso contro l'"omofobia" vs veglia di preghiera
    Il prossimo 20 maggio presso la parrocchia Regina Pacis di Reggio Emilia ci sarà un incontro “per il superamento dell’omofobia, della transofobia e di ogni altra forma di intolleranza”. L’incontro vedrà la partecipazione della teologa e pastora battista Lidia Maggi
    In segno di protesta il gruppo “20 maggio” organizzerà un incontro di preghiera. il portavoce del gruppo, il 31enne Alessandro Corsini, spiega così l’iniziativa: “Con questa manifestazione pubblica che stiamo organizzando per il 20 maggio la nostra preghiera corre su due piani: per la vera conversione di queste persone nella convinzione che solo così possiamo fare il loro bene; per riparare una Chiesa che tradisce sé stessa e i suoi pastori lupi travestiti da agnelli”. Occorre invece “aiutare gli omosessuali a liberarsi dalla menzogna e fare verità. Nella consapevolezza che l’unica via d’uscita è la castità. Invece la Chiesa non proclama più la verità ma preferisce l’inganno facendo accettare ai cristiani l’idea che il peccato non è più tale”.
    Reggio Emilia: incontro religioso contro l' "omofobia" vs veglia di preghiera - La Nuova Bussola Quotidiana

    COMUNIONE NELLA MANO/ Cardinal Sarah: attacco diabolico all'Eucarestia Il cardinal Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, critica la pratica di ricevere la comunione in mano senza inginocchiarsi
    Non usa mezzi termini il cardinal Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Ultimo obbiettivo delle sue rimostranze è la pratica introdotta solo dopo il Concilio, di dare la comunione ai fedeli nella mano, invece che direttamente sulla lingua dalle mani del sacerdote come si è fatto per secoli.
    Scrive il cardinale Robert Sarah nella prefazione al libro di un sacerdote italiano don Federico Bortoli La distribuzione della comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali, che il nuovo modo di dare la santa comunione è una mancanza di rispetto verso il Santo Sacramento e conduce all'errore: "Il più insidioso attacco diabolico consiste nel cercare di estinguere la fede nell'Eucarestia seminando errori e favorendo un modo inadatto di riceverla". Aggiungendo che la guerra tra "l'arcangelo Michele e i suoi angeli da una parte e Lucifero dall'altra continua oggi nel cuore dei fedeli: l'obbiettivo di Satana è il sacrificio della Messa e la presenza reale di Gesù nell'ostia consacrata".
    Non solo: per il cardinale bisogna anche tornare a inginocchiarsi al momento del ricevimento dell'Eucarestia: "Perché questo atteggiamento di mancanza di sottomissione ai segni di Dio? Riceverla in ginocchio e sulla lingua è cosa molto più adatta al sacramento stesso".
    COMUNIONE NELLA MANO/ Cardinal Sarah: attacco diabolico all'Eucarestia

    "Una guerra civile in corso dentro la Chiesa”
    Papa Francesco sta smontando la Chiesa. I due Sinodi sulla famiglia e ora anche quello dei giovani sono stati organizzati dagli innovatori. Assistiamo ad un climax di aggressività alimentato dalla stampa, sui blog e dai siti internet. non mancano attacchi diretti di cardinali e vescovi con iniziative impensabili contro i loro stessi confratelli, e il popolo di Dio, neppure ai tempi pur burrascosi di Paolo VI e delle riforme conciliari si erano verificati. E’ un vero e proprio scontro. In crescendo. Mosso da una parte della gerarchia, che ritiene una questione identitaria, ad esempio, il “Si” alla comunione ai divorziati risposati o il riconoscimento del valore positivo delle unioni omosessuali.
    Da arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio di interviste ne ha rilasciate pochissime. Ora ne concede a getto continuo. E ogni giorno ne sentiamo una più grossa dell'altra, come Dio non è cattolico, oppure l'inferno non esiste, o addirittura usate il profilattico. Quindi dove sta andando Francesco? Bergoglio vuole smontare la Chiesa dalla sua cattolicità dalla sua FEDE ortodossa ma scomoda per il nuovo pensiero mondialistico. Il Papa e alcuni vescovi e cardinali, non sono più fedeli alla dottrina di Cristo, e al magistero della chiesa cattolica. Ciò è uno scandalo molto grave.
    “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”.“La divisione tra pastori Insulti e minacce di sanzioni canoniche sono cose indegne”. “Una Chiesa con poca attenzione alla dottrina non è più pastorale, è solo più ignorante”.(card.Caffarra). Il gesuita san Roberto Bellarmino nel suo grande trattato sul Romano Pontefice affronta la questione “se un Papa eretico possa essere deposto”. La sua domanda presume che un vescovo di Roma possa diventare eretico. Dopo una lunga discussione Bellarmino conclude: “Un Papa che è eretico manifesto cessa (per sé) automaticamente di essere Papa e di comandare, così come cessa automaticamente di essere un cristiano e un membro della Chiesa. Quindi, egli può essere giudicato e punito dalla Chiesa. Questo è l’insegnamento di tutti gli antichi Padri che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente qualsiasi giurisdizione”. Quindi se Francesco fosse eretico non sarebbe più Papa senza che alcun tribunale, canonico o mediatico, emetta la sentenza.
    7 eresie affermate da papa Francesco.
    1)“Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.
    2) “I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono more uxorio con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità”.
    3) “Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione”.
    4) “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”.
    5) “La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio”.
    6) “I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.
    7) “Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...erra.html#more

    Cardinale Burke: Francesco rischia uno scisma.
    Papa Francesco non può permettere che una conferenza episcopale o un singolo vescovo faccia alcunché di contrario alla dottrina e alla pratica della Fede, ha detto il cardinale Raymond Burke in un'intervista a gloria.tv, tenuta dal filosofo austriaco Thomas Stark.
    Burke ha definito "assurda" la proposta che i Protestanti tedeschi possano essere "autorizzati" a ricevere la Santa Comunione.
    Burke spera che Francesco la correggerà: "Altrimenti, la Chiesa Cattolica Romana finirà in una situazione simile alle confessioni Protestanti".
    Inoltre, Burke ha commentato il recente diniego di Francesco dell'esistenza dell'inferno e dell' immortalità dell'anima, notando che non c'è stata una correzione adeguata da parte della Santa Sede. Secondo Burke, sarebbe stato necessario dire che Francesco "riafferma ciò che la Chiesa ha sempre insegnato su queste cose."
    Secondo Burke, l'attuale situazione della Chiesa si avvia verso il rischio "di uno scisma."
    https://gloria.tv/article/jpLpzVR8BPE43JYcXyYcWzUY9

    Allarme massimo nella Chiesa. Ma Francesco lo lascia suonare a vuoto
    Attenzione. Il contrasto esploso in Germania pro o contro la comunione ai coniugi protestanti deve aver oltrepassato il livello di guardia per l'unità dell'intera Chiesa, a giudicare dai moniti rivolti nei giorni scorsi da alcuni cardinali al papa. Moniti di una severità che non ha precedenti, nei cinque anni di pontificato di Francesco (nella foto, sul set con il regista Wim Wenders).
    L'antefatto è in questo post di Settimo Cielo del 2 maggio, vigilia del confronto tra le parti avverse convocato a Roma dal papa. L'incontro tra i cardinali e vescovi tedeschi e le autorità vaticane è avvenuto il 3 maggio nel palazzo della congregazione per la dottrina della fede. Ma si è concluso senza alcuna decisione. A sera, un laconico comunicato ha semplicemente informato che "papa Francesco apprezza l’impegno ecumenico dei vescovi tedeschi e chiede a loro di trovare, in spirito di comunione ecclesiale, un risultato possibilmente unanime".
    Ed è proprio questo rinvio – voluto dal papa – a un ulteriore confronto tra i vescovi tedeschi da risolversi con una votazione che ha fatto scattare le reazioni di alcuni cardinali di primissimo piano, arciconvinti che le questioni di fede non si possano risolvere a colpi di voti e senza che la Chiesa universale ne sia coinvolta.
    Il primo di questi è il cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht.
    "La risposta del Santo Padre è completamente incomprensibile", ha scritto senza mezzi termini in una nota pubblicata negli Stati Uniti sul "National Catholic Register", in Italia su "La Nuova Bussola Quotidiana" e in Spagna su "InfoVaticana".
    E ha spiegato:
    "Il Santo Padre ha fatto sapere alla delegazione della conferenza episcopale tedesca che deve discutere di nuovo e tentare di trovare unanimità. Unanimità su che cosa? La prassi della Chiesa Cattolica, fondata sulla sua fede, non è determinata e non si cambia statisticamente quando una maggioranza di una conferenza episcopale vota, nemmeno facendolo all’unanimità".
    E ancora:
    "Il Santo Padre avrebbe dovuto dare alla delegazione della conferenza episcopale tedesca delle direttive chiare, basate sulla retta dottrina e sulla prassi della Chiesa. Così avrebbe dovuto rispondere anche alla donna luterana che gli chiese il 15 novembre 2015 se potesse ricevere la comunione insieme al suo sposo cattolico, invece di suggerire che lei poteva ricevere la comunione in base al suo essere battezzata, conformemente alla sua coscienza. Rinunciando a fare chiarezza, si crea una grande confusione fra i fedeli e si mette in pericolo l’unità della Chiesa". Eijk si riferisce qui alla tortuosa risposta – sì, no, non so, fate voi – che Francesco diede a quella donna protestante.
    Ed ecco la drammatica conclusione a cui giunge il cardinale olandese, citando un inquietante passo del catechismo:
    "Osservando che i vescovi e soprattutto il successore di Pietro mancano nel mantenere e trasmettere fedelmente e in unità il deposito della fede, contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, non posso non pensare all’articolo 675 del Catechismo della Chiesa Cattolica: 'Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il mistero di iniquità sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità'”.
    Un altro cardinale che ha reagito duramente è Gerhard L. Müller, già prefetto della congregazione per la dottrina della fede.
    Commentando sul "National Catholic Register" l'esito del summit del 3 maggio, Müller ha lamentato l'assenza di una risposta chiara su una questione che è "pilastro della nostra fede, l'eucaristia". Una risposta che era giusto aspettarsi dal papa, il cui compito è proprio quello di "confermare la fede" e di "dare un orientamento chiaro", non "tramite opinioni personali ma in accordo con la fede rivelata".
    Non è ammissibile – ha proseguito Müller – che una conferenza episcopale voti contro una dottrina che è "elemento fondamentale" della Chiesa. Non è possibile essere "in comunione sacramentale senza comunione ecclesiale", perché se si distrugge questo principio allora anche "la Chiesa cattolica è distrutta".
    "Dobbiamo opporci a questo", ha detto ancora Müller. "Io spero che più vescovi levino le loro voci e adempiano a questo loro dovere. Ogni cardinale ha il dovere di spiegare, difendere, promuovere la fede cattolica, non secondo i propri personali sentimenti o le correnti della pubblica opinione, ma leggendo il Vangelo, la Bibbia, le Sacre Scritture, i Padri della Chiesa. Deve conoscere tutto ciò, anche i concili, e studiare i grandi teologi del passato. Deve essere capace di spiegare e difendere la fede cattolica non con sofismi argomentativi che piacciano a tutti e dilettino ciascuno".
    Müller ha auspicato che la congregazione per la dottrina della fede possa svolgere il suo compito di "guida del magistero del papa": compito al quale Francesco si è sempre sottratto, sia quando prefetto della congregazione era lo stesso Müller, sia oggi che ne è prefetto il gesuita spagnolo Luis Francisco Ladaria Ferrer. "Devono essere incoraggiati più chiarezza e più coraggio", ha concluso il cardinale.
    Inoltre, l'eccellente vaticanista Edward Pentin, sempre sul "National Catholic Register", ha raccolto i commenti di una fonte vicina ai due vescovi tedeschi che nel summit vaticano del 3 maggio hanno rappresentato coloro che si erano appellati alla Santa Sede contro la concessione della comunione ai coniugi protestanti: il cardinale arcivescovo di Colonia Rainer Woelki e il vescovo di Ratisbona Rudolf Voderholzer.
    "La risposta ufficiale è che non c'è stata nessuna risposta", ha lamentato questa fonte commentando l'esito del summit del 3 maggio. "La congregazione per la dottrina della fede è stata ridotta al ruolo di portalettere", cioè di mero trasmettitore della non-risposta di Francesco. Il quale a sua volta "ha mancato di adempiere al suo obbligo di papa, riguardo a un punto del dogma su cui è suo dovere decidere" e "confermare la fede".
    Nei prossimi mesi – ha aggiunto la fonte –, quando la discussione proseguirà nella conferenza episcopale di Germania, come voluto dal papa, "il nostro compito sarà di rafforzare" e allargare la schiera dei vescovi che si oppongono alla comunione ai coniugi protestanti. "Sarà una lunga battaglia e noi vi ci impegneremo".
    Quella che si profila, infatti, è una "rivoluzione ecclesiologica. Il reale problema non è la questione in se stessa, ma il rifiuto del papa di adempiere ai suoi obblighi di [successore di] Pietro, e questo può avere pesanti conseguenze. Pietro non è più la roccia che era, ma un pastore che dice alle sue pecore: 'Andate e cercate voi qualcosa da mangiare'".
    E Francesco? È facile prevedere che, come è suo costume, egli non reagirà ai moniti di questi cardinali. Non ha risposto ai cinque "dubia" riguardanti "Amoris laetitia" e la comunione ai divorziati risposati. Non ha risposto ai quattro "dubia" riguardanti la comunione ai coniugi protestanti. Nel primo caso ha taciuto, nel secondo ha detto di continuare a discutere. Il suo pensiero lo fa trapelare ed è in entrambi i casi favorevole al nuovo. Ma quello che gli importa non è strappare subito il risultato. A lui basta che si metta in moto il "processo" di cambiamento. Un numero crescente di cardinali e vescovi vede in ciò il rischio che si frantumi l'unità della Chiesa, e su questioni centrali della fede cattolica. Ma per Framcesco la Chiesa deve essere fatta proprio così: "poliedrica", a molte facce. In parole povere: a pezzi.
    Allarme massimo nella Chiesa. Ma Francesco lo lascia suonare a vuoto - Settimo Cielo - Blog - L?Espresso


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Suor Facebook
    Anche le monache di clausura potranno usare i social, purché lo facciano con discrezione e sobrietà. Lo ha deciso il Vaticano modernista di papafrancesco.com. Il provvedimento colma una grave lacuna, dal momento che le suore erano gli ultimi abitanti del pianeta a non avere ancora messo «mi piace» a una foto di Chiara Ferragni. Ora potranno rimediare con «discrezione e sobrietà», parole che associate all’esibizionismo esistenziale dei social fanno tenerezza. Come dire: attaccatevi alla bottiglia, ma solo per fare gli sciacqui.
    Si aprono prospettive interessanti. Gruppi di discussione animati da suore vegane e da novizie favorevoli alle scie chimiche. Badesse iscritte alla piattaforma Rousseau per votare il contratto di governo del Movimento Tu-scendi-dalle-stelle. Competizioni tra conventi per stabilire quale santa abbia più «followers». E mentre la web-monaca di Monza, stufa di farsi dei selfie con Lucia Mondella, risponderà a Egidio attraverso l’applicazione Tinder («E la sventurata chattò»), le suore passatiste che intendono continuare a pregare in santa pace dovranno aprire una pagina apposita su Facebook.
    Che vita meravigliosa le attende. Isolate in uno spazio chiuso senza rapporti diretti con l’esterno, ingobbite tutto il giorno dietro a una tastiera, intente a comunicare con persone che non vedono…
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...-noi.html#more



    Gli assassini delle chiese sono gli architetti ma i mandanti sono i vescovi
    Dai luoghi di culto stanno svanendo sia i tabernacoli che gli altari e dunque il cattolicesimo
    di Camillo Langone
    San Carlo Borromeo, tu che nelle “Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticae” prescrivesti la presenza del tabernacolo sull’altar maggiore, ti segnalo che dalle chiese stanno svanendo sia i tabernacoli che gli altari e dunque il cattolicesimo. Nella chiesa medievale della Commenda, a Faenza, al posto dell’altare ho visto una tavola con sopra una tovaglia, mancavano solo i camerieri e il menù. Su Domus, rivista di architettura, ho guardato il servizio dedicato alla nuova chiesa progettata da Alvaro Siza in Bretagna ma quasi non l’ho vista, essendo programmaticamente mimetizzata (“circondata da edifici residenziali, la nuova architettura ne riprende le altezze”) così come la statua della Madonna presente all’interno (bianca come la parete). Non ho capito la croce (una specie di appendiabiti), non ho identificato il tabernacolo, ho constatato la diabolica assenza di inginocchiatoi e la luterana evaporazione dell’altare al cui posto c’è un tavolo stavolta senza tovaglia (in effetti nella ristorazione moderna la tovaglia sta scomparendo). San Carlo Borromeo, il cardinale Ratzinger scrisse che le chiese senza presenza eucaristica sono morte e io penso che gli assassini siano gli architetti ma che i mandanti siano i vescovi. San Carlo Borromeo, non ti scandalizzerai di queste mie parole perché hai conosciuto bene la violenza infracattolica (un intero ordine religioso cercò di ucciderti): spero dunque che pregherai per noi cattolici orfani di tabernacoli e altari ossia di Cristo.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...escovi-195120/

    L’ABATE FARIA PARLA DELL’OMOSESSUALIZZAZIONE DELLA CHIESA. “VIRILITÀ ORMAI È UNA PAROLACCIA”.
    Marco Tosatti
    Non si è ancora spenta l’eco delle polemiche sull’uso forse blasfemo, certo irriverente, della simbologia cristiana al Gala del Metropolitan Museum di New York, con tanto di presenza e partecipazione clericale, che si apre – o perlomeno torna a emergere – quello dell’omosessualizzazione della Chiesa. Ne parla oggi l’abate Faria.
    Mi hanno segnalato l’ultimo articolo su L’Isola di Patmos a firma di Don Ariel S. Levi di Gualdo in cui si prendeva di mira il Cardinal Ravasi e quanto successo al MET. Ora, non ho elementi per confermare o smentire quanto detto sul Cardinal Ravasi, che ricordo di aver incontrato ai tempi in cui era ancora un Monsignore milanese.
    Ma sulla denuncia che fa Levi di Gualdo riguardo l’omosessualizzazione nella Chiesa non si può che convenire “a quattro palmenti”. Io credo bisogna essere ciechi per non vedere il tasso di effemminatezza che purtroppo invade tanto, troppo clero (in su). Io stesso ho visto con i miei occhi quello che accade e accadeva in alcuni collegi religiosi di Roma, festini e via dicendo, il che mi fa pensare che le denunce fatte negli ultimi anni su altri luoghi romani non siano peregrine. Purtroppo l’atteggiamento omosessuale viene non solo tollerato, ma a volte quasi incoraggiato. Questo perché la parola “virilità” è divenuta oramai una parolaccia.
    Io capisco non si possa denunciare apertamente l’entità del problema, per ragioni di opportunità, ma se non lo si affronta il problema peggiora, infettando tutto (e non lo sta già facendo, a cominciare dalla liturgia sentimentalistica?). Il problema non è il singolo prete omosessuale che pecca, siamo tutti peccatori. Il problema è la diffusione di una cultura che vira completamente in quella direzione. In realtà tra il mondo apertamente omosessuale della moda e ampi settori della Chiesa Cattolica attuale le convergenze purtroppo sono tante, molte di più di quelle che si ha il coraggio di ammettere....
    L?ABATE FARIA PARLA DELL?OMOSESSUALIZZAZIONE DELLA CHIESA. ?VIRILITÀ ORMAI È UNA PAROLACCIA?. : STILUM CURIAE

    OMOERESIE
    Avvenire, sì alle veglie di preghiera contro l' "omofobia", no a quelle di riparazione
    In un articolo di Avvenire di ieri il giornalista Luciano Moia stila un lungo elenco di località dove parrocchie e diocesi hanno promosso le cosiddette “veglie di preghiera contro l’omofobia” in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia voluta dalle lobby gay a livello mondiale.
    Qualche breve riflessione. Bene pregare per chi è stato ingiustamente discriminato e questo può avvenire anche a danno di persone omosessuali. Ma quello che fa problema in queste veglie sta nel fatto che si fa passare l’idea che la persona omosessuale non debba mai venire discriminata per la sua omosessualità perché l’omosessualità è una condizione buona.
    Ma a volte la discriminazione è doverosa. La Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1992 ha emanato il documento “Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali”, in cui si legge: «Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare» .
    Inoltre dato che l’omosessualità per il Catechismo della Chiesa Cattolica è una condizione intrinsecamente disordinata, criticare nei giusti modi le condotte omosessuali di una persona oppure consigliarle di abbandonare questa sua condizione non è discriminare, ma rappresentano atti di carità.
    Tutte queste riflessioni sono assenti nelle veglie di preghiera di cui sopra che invece diffondono l’idea che le condotte omosessuali siano compatibili con la dottrina cattolica. E proprio per questo motivo il giornale dei vescovi critica le preghiere di riparazione volute da alcune realtà associative appunto per riparare ai danni morali provocati dai Gay Pride. Avvenire infatti riporta le parole di mons. Camisasca promotore di una di queste veglie di preghiere che così commenta le preghiere di riparazione: «Una proposta del genere serve all’unità della Chiesa?». Gli risponde Giovanni Paolo II: «Il cammino verso la piena unità non può farsi se non nella verità» ( Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 44).
    Infine non si comprende il doppiopesismo di tutte queste parrocchie e diocesi così pronte a pregare per le persone omosessuali discriminate, ma così restie a fare lo stesso per quei nascituri talmente discriminati che vengono uccisi a decine di milioni nel mondo ogni anno nel ventre delle loro madri.
    Avvenire, sì alle veglie di preghiera contro l&#039; "omofobia", no a quelle di riparazione - La Nuova Bussola Quotidiana

    Muller: alle veglie vanno vescovi senza coraggio
    Dopo le parole di Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, uno dei suoi successori (oggi prefetto emerito), Gerhard Ludwig Müller, intervistato ieri da Costanza Miriano ha ribadito il giudizio del Magistero della Chiesa circa l'appoggio a veglie contro l'omofobia e ribadendo la falsità di un termine inventato ad arte per perseguire scopi meramente politici. Riproponiamo parte dell'intervista.
    Costanza Miriano: Vostra Eminenza, partiamo dall’attualità: domani è la giornata mondiale contro l’omofobia. Sappiamo che la parola è stata inventata in America nel 1971, ma sappiamo anche che le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso a volte davvero vivono nella sofferenza. Noi cristiani, chiamati ad amare tutti, come dobbiamo comportarci su questo tema?
    Gerhard Ludwig Müller: L’omofobia, semplicemente non esiste, è chiaramente un’invenzione, uno strumento del dominio totalitario sulla mente degli altri. Al movimento omosessualista mancano gli argomenti scientifici, per questo hanno costruito un’ideologia che vuole dominare, cercando di costruire una sua realtà. E’ lo schema marxista, secondo cui non è la realtà a costruire il pensiero, ma il pensiero che costruisce la realtà. Quindi, chi non accetta questa realtà deve essere considerato malato. Come se, tra l’altro, si potesse agire sulla malattia con la polizia o con i tribunali. D’altra parte in Unione Sovietica i cristiani venivano chiusi nei manicomi: sono i mezzi dei regimi totalitari come il nazionalsocialismo e il comunismo. Oggi in Nord Corea la stessa sorte tocca a chi non accetta il pensiero dominante.
    CM: Ci sono alcuni vescovi che hanno appoggiato veglie o altre iniziative “cattoliche” contro l’omofobia. Alcuni ne conosco personalmente e sono per quello che posso capire molto aderenti alla dottrina. Perché secondo lei accettano di stare a questo gioco, perché già accettare la parola omofobia significa accogliere una certa visione ideologica?
    GLM: Alcuni vescovi oggi non hanno il coraggio di dire la verità e si lasciano intimidire: non capiscono che l’omofobia è un inganno che serve a minacciare la gente. Ma noi cristiani non dobbiamo avere paura delle minacce: nei primi secoli i seguaci di Cristo venivano gettati in carcere, o fatti dilaniare dalle belve. Oggi si dilania la gente con lo psicoterrorismo, approfittando dell’ignoranza. Però da un vescovo, un sacerdote possiamo aspettarci che sia in grado di non andare dietro a queste ideologie.
    Muller: alle veglie vanno vescovi senza coraggio - La Nuova Bussola Quotidiana

    Vittoria: perché è buona cosa che don Abbondio Camisasca abbia gettato la maschera
    di Redazione RS
    Abbiamo ricevuto poco fa l’ultimo comunicato del Gruppo “20 maggio”. Ne riproduciamo l’ultima parte, ovvero la riflessione intitolata “Vittoria completa: perché è buona cosa che don Abbondio Camisasca abbia gettato la maschera” [RS]
    […]
    Vittoria completa: perché è buona cosa che don Abbondio Camisasca abbia gettato la maschera
    Dire che Massimo Camisasca è la negazione vivente dell’episcopato cattolico significherebbe attribuire al “vescovo” reggiano un valore che non ha. L’episcopato è qualcosa di così grande che la sua stessa negazione implica, in ogni caso, una vera grandezza. Nestorio è la negazione vivente dell’episcopato cattolico, qui siamo su altri livelli.
    Voi direte: è un gran male. Sì lo è, ma anche dal male si può cavare del bene. E come cavare del bene da un vescovo che per debolezza o per mancanza di dottrina si getta tra le braccia di quegli stessi omosessuali(sti) che qualche anno fa voleva aiutare a uscire dalla loro condizione? Da un presule che si lascia plaudire dagli Lgbt più politicizzati? Che si fa inserire in una locandina promossa da associazioni che con orgogliosa blasfemia si fanno beffa della Chiesa e della Croce? Che si fa blandire da quello stesso potere locale che lavora costantemente alla distruzione dei valori che da ecclesiastico dovrebbe difendere? Che tace di fronte ai siti di propaganda anticattolica ma si premura di parlare contro i cattolici? Debole coi forti e forte coi deboli, prono ai piccoli, piccolissimi, faraoni municipali, incapace di governare (e gli esempi valicano questa vicenda), bisognoso di certezze umane anche quando gli chiedono di andare contro ciò in cui crede (o dovrebbe credere).
    Si diceva, “don Abbondio Camisasca”, in effetti, forse, è troppo anche questo. Don Abbondio ha un antico fascino letterario, qui no, di fascino se ne trova poco. Si trova solo un uomo moderno, buono per tutte le stagioni: in pianeta per celebrare la “forma straordinaria” cara ai “tridentini” ma in clergyman per pregare coi “cristiani Lgbt”, che sdogana Casa Cervi ma che celebra i martiri dei partigiani, che vuole (voleva) Courage nella sua diocesi ma che guida veglie promosse da omosessualisti, che parla di valore della famiglia ma che accetta Amoris Laetitia, che consacra la diocesi nell’Anniversario di Fatima ma che nega Fatima prendendo le distanze dai fedeli che a quel messaggio cercano di dare senso concreto. Tutto e il contrario di tutto, un gestore del contingente, insomma, uno che ha il potere ma senza un fine. Un “responsabile affari religiosi” della provincia, circondato da una corte dei miracoli che, tra patetici inchini e sonore pernacchie, lo lascia operare.
    E allora, dov’è la vittoria? Dov’è il bene? Semplice: la maschera è calata definitivamente e questa vicenda ha avuto un ruolo importante per strappargliela di dosso. Del resto è sempre più evidente che per essere “vescovi residenziali” oggi è necessario non essere cattolici. Sì, è vergognoso quello che è successo ma oportet ut scandala eveniant.
    Ora a (quasi) tutti è chiaro che questo “vescovo” col Cattolicesimo ha poco a che fare. Perché “quasi”? Perché alcuni “quasi” cattolici, simili a Camisasca, si attaccheranno disperatamente a qualche parola detta alla veglia del 20 maggio, o a qualche altra sua oscillazione futura tra tutto e il suo contrario per continuare a mentire a se stessi e a rimanere comodi nelle parrocchie in cui si alterna la “preghiera” Lgbt con il Rosario.
    Benissimo così, vittoria piena: la chiarezza ha diviso, ancora una volta, come una spada.
    Non veni pacem mittere, sed gladium. “Non sono venuto a portare la pace, ma una spada”.
    https://www.radiospada.org/2018/05/u...o-la-maschera/

    Don Massimo Camisasca e la deriva cattoprotestante
    Dovevo fare spazio nella mia libreria. Ho scelto di togliere i suoi libri
    di Camillo Langone
    La mia libreria ha una capienza finita e ormai da parecchi anni mi costringe a un impietoso esercizio critico: l’eliminazione di un vecchio libro ogni volta che decido di accoglierne uno nuovo. Di solito è un’operazione che mi lascia pieno di dubbi: avrò scelto bene? Non è che un giorno, com’è già capitato, rimpiangerò il libro espulso? Ma oggi dubbi non ho, oggi elimino serenamente non uno bensì due libri, quelli di don Massimo Camisasca. Poco prima di diventare vescovo di Reggio Emilia, Camisasca scrisse “Il vento di Dio” e “Padre” in cui elogiava il canto gregoriano e la confessione, al contempo deprecando l’affidamento dei progetti delle nuove chiese ad architetti non credenti e la presente deriva cattoprotestante. Parole, soltanto parole. Domenica colui che in anni troppo lontani fu stretto collaboratore di don Giussani parteciperà, nella sua diocesi, a una veglia pro Sodoma e pertanto i suoi libri non possono più stare vicini alle “Confessioni” in cui Sant’Agostino scrive: “I delitti compiuti dai sodomiti devono essere condannati ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina”. Quand’anche tutti i vescovi apostatassero (ma sembra che perfino nella fatiscente realtà cattolica italiana resistano vescovi cattolici a Trieste, Udine, Pavia, Carpi, Taranto, Lecce...), noi avremmo Sant’Agostino.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...stante-195662/

    NEOCHIESA GETTA LA MASCHERA
    Uno ad uno alla fine gettano la maschera. I cavalli di Troia per introdurre l’ideologia omosessualista e l’educazione gender nella Chiesa; è il vento dell’Argentina, quello degli estremisti conciliari per sovvertire la dottrina di Francesco Lamendola
    Ora è venuto il turno del vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Massimo Camisasca, che ha deciso di partecipare alla veglia antiomofobia organizzata da don Palo Cugini, che si terraà il 20 maggio 2018 nella parrocchia della Regina Pacis, rovesciando le sue precedenti posizioni, (moderatamente) favorevoli al movimento delle Sentinelle in Piedi. La svolta si era già intravista lo scorso anno, con la scelta di non muovere un dito in risposta al Gay Pride; ora ha deciso di rompere gli indugi e, dopo alcuni giorni d’imbarazzato silenzio, durante i quali non ha voluto commentare né le iniziative di don Cugini, né quelle dei parrocchiani che le contestavano, si è schierato dalla parte “vincente”: quella apertamente gay-friendly. Ed è inutile che il vescovo, supportato, come sempre, dalla stampa pseudo cattolica, dichiari e ribadisca che la sua azione è perfettamente conforme alla dottrina morale della Chiesa, nella quale l’attenzione alla persona prescinde dal giudizio morale sulla omosessualità: perché il punto non è affatto questo, e lui lo sa bene. Il punto è che queste veglie “antiomofobia” sono dei veri e propri strumenti di pressione, nonché di ricatto, per imporre alla Chiesa un tacito rovesciamento della dottrina riguardo al vizio impuro contro natura: non solo si vuole sdoganare la sodomia e derubricarla da peccato mortale a legittima e ”naturale” tendenza della persona; non solo si pretende che la Chiesa e i cattolici si “scusino” per il loro passato atteggiamento – e anche Camisasca ha esplicitamente ripetuto questo mantra -; ma, addirittura, si vorrebbe portare la Chiesa ad accettare pienamente la pratica omosessuale, se possibile con tanto di riconoscimento delle unioni gay e un domani, perché no, con una sorta di sacramento “minore” (ci sia perdonata la bestemmia) per celebrarle davanti a Dio e ai fedeli: il che, come vedrebbe anche un bambino, va molto, ma molto al di là delle pura e semplice “accoglienza” delle persone omosessuali in quanto persone, e non in quanto praticanti impenitenti un peccato che, per la dottrina cattolica, è e resta tale, è sempre stato considerato tale e non può essere, in alcun modo, accettato o giustificato, meno ancora celebrato e glorificato.
    Ma quale omofobia, ma quale intolleranza: queste sono parole vuote, sono cavalli di Troia per introdurre l’ideologia omosessualista e l’educazione gender nella Chiesa cattolica: la manovra è evidente, e l’unica spiegazione del voltafaccia di monsignor Camisasca è che egli ha fiutato da che parte tira il vento. Il vento dell’Argentina, ben s’intende: il vento degli estremisti del rinnovamento conciliare, il cui vero scopo, sempre più esplicito, è quello di sovvertire la dottrina cattolica e di sostituirla con il modernismo, un’eresia già pienamente e formalmente condannata da Pio X nel 1907. Camisasca, già pupillo di Luigi Giussani (che si starà rivoltando nella tomba) e storico di Comunione e Liberazione, nonché scrittore estremamente prolifico, con più di 50 titoli al suo attivo, fa ora una vera e propria scelta di campo, pur sapendo benissimo qual è la posta in gioco: la dottrina della Chiesa. Dapprima, cioè lo scorso anno, aveva cercato di destreggiarsi fra i due “opposti estremismi”: quello del Comune, smaccatamente pro-gay, e quello dei “tradizionalisti”, come si cerca oggi di far passare i veri cattolici, orripilati dalla prospettiva del Gay Pride e decisi a dare un segno di dissenso, anche attraverso delle preghiere di riparazione. Adesso si è convinto che la posizione equidistante non paga e ha fatto il salto, con molta disinvoltura.
    Come altri vescovi, beninteso, ad esempio l’arcivescovo di Palermo, Lorefice, il quale già faceva finta di non vedere il suo parroco, Cosino Scordato, che invitava le coppie gay a salire sull’altare e le presentava ai fedeli, nel mezzo della santa Messa, a edificazione di tutti sulla bellezza dell’amore (omofilo). E questo mentre un altro prete palermitano, don Alessandro Minutella, veniva cacciato dalla sua parrocchia e scomunicato per la “colpa” di essere troppo cattolico e quindi non in comunione con la Chiesa (il che, paradossalmente, è vero). Prepariamoci, ne vedremo di sempre peggiori, di sempre più brutte: come i corsi per fidanzati gay, che don Gianluca Carrega voleva tenere a Torino, in un istituto di suore (!), e che il suo vescovo ha sospeso in extremis, ma senza affatto condannare l’iniziativa.
    Dobbiamo perciò prepararci, psicologicamente, spiritualmente e anche intellettualmente: la Chiesa è in piena smobilitazione; l’auto-rottamazione ha assunto ritmi vertiginosi. I nodi vengono al pettine, il cattivo seme sta ormai dando i suoi malefici frutti. In Germania, è quasi una guerra civile fra i vescovi pro e contro la cosiddetta intercomunione (e c’è dietro non solo una questione di magistero e di dottrina, ma anche di soldi, perché i cattolici tedeschi versano grosse cifre alla Chiesa ed è di questo che si preoccupano certi monsignori, quando sono sul tappeto le relazioni con i protestanti). Da una parte quelli del “sì”, capitanati da Reinhard Marx e da Walter Kasper, uomini di tutta fiducia di Bergoglio; dall’altra quelli del “no”, guidati dal primate d’Olanda, Willem Jakobus Eijk, e da Gerhard Ludwig Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in pratica silurato da Bergoglio lo scorso anno (che lo ha rimpiazzato, come al solito, con un suo fedelissimo, Ladaria Ferrer).
    Ma la Chiesa tedesca non può certo proporsi come un modello positivo all’interno della Chiesa cattolica: è ormai arrivata alla frutta, non ha più vocazioni, non ha più seminaristi, non ha più preti (e, da anni, non ha, perché non vuole averne, sacerdoti esorcisti). In compenso, ha teologi modernisti e vescovi ultraprogressisti: chiese vuote, ma cattedre di teologia e amboni delle cattedrali trasformati in altrettanti pulpiti per predicare la rivoluzione modernista e, con la scusa dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, l’indifferentismo e il relativismo. E il caos che si è scatenato nella Chiesa tedesca, si sta creando un po’ dovunque. La mancata risposta di Francesco ai legittimi e sacrosanti dubia dei quattro cardinali sui punti più controversi di Amoris laetitia si sta rivelando una mossa non solo stupida e arrogante, ma controproducente. Ormai ogni vescovo si sente autorizzato a dare la sua interpretazione di Amoris laetitia: e la posta in gioco, anche qui, è niente meno che la santa Eucarestia, cuore e centro vitale della Messa e di tutta la vita della Chiesa cattolica.
    I pastori, dunque stanno abbandonando il gregge: lo stanno letteralmente tradendo. Per piacere agli uomini, per assecondare i vizi del mondo e per ricevere l’applauso dei peccatori, i pastori sono venuti meno al loro dovere e si stanno rivelando occasione di turbamento, di confusione, di scandalo per le pecorelle loro affidate. Pasci le mie pecorelle, raccomanda Gesù a san Pietro, nell’atto di affidargli la custodia (la custodia, non il possesso, e tanto meno la proprietà) della sua Chiesa: perché la Chiesa cattolica, lo diciamo nel caso qualcuno se ne fosse per caso scordato, non è del papa, non è dei cardinali, né dei vescovi, e neppure dei sacerdoti; meno ancora è dei gruppi di militanti LGBT, per quanto si dichiarino “cattolici” (Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli: Matteo 7, 21): è sempre e solo di un unico padrone, Gesù Cristo. E Gesù Cristo, pur rispettando la persona dei peccatori, è sempre stato chiaro riguardo al peccato. Ora un clero infedele pretende di dirci che il peccato non è più peccato; pretende di cambiare ciò che nessuno può cambiare, il magistero, perché esso promana dal Deposito della fede, che è perfetto e definitivo, come Dio lo ha affidato ai suoi.
    NEOCHIESA GETTA LA MASCHERA

    8X1000. LA LETTERA, AMARA E CORAGGIOSA, DI UN SACERDOTE A STILUM CURIAE.
    Marco Tosatti
    Qualche giorno fa Romana Vulneratus Curia ha scritto toccando un tema delicato, e legato al periodo dell’anno: quello dell’8X1000. Se vi siete persi quell’articolo, lo potete leggere qui. Abbiamo ricevuto subito dopo la lettera di una sacerdote, che vi offriamo come testimonianza di un disagio condiviso, evidentemente, a livello ampio nel mondo cattolico italiano. Preferiamo non pubblicare il nome della persona che ci ha espresso liberamente i suoi sentimenti e le sue opinioni, perché viviamo in tempi particolarmente lievi e dolci, soprattutto per i chierici che non si allineano, e non ci sembra giusto esporli a misericordiosissime attenzioni. Buona lettura.
    Carissimo Tosatti,
    chi le scrive è un Sacerdote di Santa Romana Chiesa incardinato in una diocesi del Nord Italia. La lettura della missiva inviatale da RVC e da lei pubblicata il 12 maggio mi ha spinto a scriverle. Con maestria di penna e intelligenza RVC affronta il tema dell’8×1000 che sempre più cattolici destinano alla Chiesa Cattolica malvolentieri e con serio disagio. Anch’io tra questi … sino a tre anni fa quando presi una decisione netta. Vengo subito al punto: da tre anni non destino più il mio 8×1000 alla Chiesa Cattolica. E non sono il solo; nella mia diocesi (diocesi medio-piccola), ad esempio, siamo già un piccolo gruppetto di preti che ha preso questa sofferta decisione. E so di confratelli in altre diocesi che fanno lo stesso. Le sembrerà strano, forse addirittura contraddittorio, che un prete della Chiesa Cattolica non firmi l’8×1000 a favore della Chiesa Cattolica … ci fu un tempo in cui anche a me sarebbe parso bizzarro e forse pure deprecabile ma … cerco di spiegarmi. Ovviamente il mio diniego al sostegno economico non è rispetto alla Chiesa Cattolica in quanto Chiesa Cattolica cui anzi dedico tutta la mia vita e le mie povere risorse, la mia decisione circa l’8×1000 è piuttosto una esigenza di coscienza non volendo contribuire a scelte e azioni delle Gerarchie ecclesiastiche che giudico contrarie al bene, contrarie alla verità, contrarie al Vangelo. RVC ne ha elencate alcune con splendida ironia.
    La Chiesa Cattolica (faccio riferimento alla dimensione umana e fallibile della Chiesa, non alla Sposa immacolata di Cristo), lo dico con dolore lancinante, è ogni giorno di più sfacciata nella sua “conversione” ad agenzia ideologica con una agenda politico-culturale molto simile ad un manifesto radical-progressista. Ogni giorno mi accorgo, e come me molti, che le strutture ecclesiastiche sono messe a servizio di idee anti-cristiane, idee che un Pannella o una Bonino non farebbero fatica alcuna a sottoscrivere … in questo il quotidiano Avvenire può essere eletto a paradigma italiano!
    Non è questa la sede per una disquisizione sulla crisi che colpisce la Chiesa, sulle sue dinamiche e le sue cause. Ma penso che ogni credente che abbia gli occhi aperti sulla realtà ecclesiale che lo circonda se ne renda tristemente conto, si renda perfettamente conto dello sfacelo che tutto sembra travolgere. Che fare? Di certo non rendersene complici! Ecco perché non firmo più l’8×1000 a favore della Chiesa Cattolica, per non rendermi complice, anche solo con i miei quattro spiccioli, della follia.
    A questa ragione di coscienza se ne aggiunge pure una “strategica”. La grave crisi che ferisce la Chiesa, a detta di molti senza precedenti, non solo ci chiede di astenerci da complicità con l’opera di “autodemolizione” ma pure ci chiede un impegno attivo per combattere l’errore, ciascuno secondo le proprie possibilità, le proprie competenze, il proprio ruolo. In questo impegno rientrano i Dubia cardinalizi, la Correctio filialis, la recente dichiarazione del cardinale Eijk, l’impegno teologico, filosofico, storico di molti per resistere a e correggere la marea pan-eretica montante. Tutte iniziative benedette ma … già Aristotele diceva che è inutile dialogare con chi neghi il principio di non contraddizione. E che proprio la negazione del principio di non contraddizione sia una costante in chi và operando l’autodemolizione della Chiesa è facilmente rilevabile (ricorda, dott. Tosatti, il 2+2=4 ma anche 5 di p. Spadaro? Il cap. VIII di AL è poi tutto costruito infischiandosene de “la contraddizion che nol consente” If, XXVII,120). Si tratta, in fondo, di un praxismo rivoluzionario agnostico (il grande filosofo tomista Cornelio Fabro direbbe ateismo dato il principio di immanenza presupposto teoreticamente) paludato retoricamente di cristianesimo. Ma un simile praxismo, pervasivamente diffuso ormai metastasicamente in tutto il corpo ecclesiale, come lo si combatte? Certo l’impegno veritativo sul piano dottrinale è irrinunciabile ma temo assolutamente inefficace rispetto alle strutture di potere ecclesiastico dominate da simile praxismo irrazionale. Chi sposa l’ideologia della praxis non capisce altre “ragioni” che la forza bruta dell’effettività che si impone. Ecco allora che il denaro (o meglio la privazione di denaro) diviene il più efficace degli argomenti. “Affamare” economicamente le strutture ecclesiastiche è forse l’unica medicina capace di arrestare lo sviluppo canceroso della metastasi. E lo dico, sia chiaro, con le lacrime agli occhi!
    Sottrarre risorse economiche alla Chiesa Cattolica, nell’attuale stato patologico in cui versa, è fare il bene della Chiesa Cattolica in quanto si contribuisce a bloccare lo sviluppo tumorale che la affligge.
    Si dirà: ma i poveri preti onesti e buoni di cosa vivranno? Le opere pie che la Chiesa compie come si finanzieranno? Capisco l’obiezione, obiezione che mi sono lungamente posto anch’io da cristiano e da prete. Penso che la Provvidenza saprà trovare i modi per finanziare i buoni e le opere loro anche senza passare per le casse della ufficialità istituzionale ecclesiastica. Non solo saprà trovare, ma già le trova, se tante belle e sante iniziative crescono anche senza contributi dai fondi 8×1000. E poi non firmare l’8×1000 a favore della CEI non significa disconoscere l’obbligo “di sovvenire alle necessità materiali della Chiesa, ciascuno in base alle proprie possibilità” come dice il precetto. Ogni credente è chiamato a contribuire, anche economicamente, all’opera della Chiesa. L’8×1000 sarebbe una modalità di ciò, ma oggi de facto contribuisce all’autodemolizione della Chiesa più che alla sua azione propria (quella voluta da Nostro Signore per la Sua Chiesa). Concretamente ciascuno dia il proprio contributo (anche economico) solo a quei preti, a quei religiosi, a quelle opere che realizzano, senza compromessi e deviazioni, il mandato di Cristo. Gli altri è bene siano “messi a dieta”!
    Personalmente, con il poco che ho, sostengo realtà che hanno dato prova di adamantina cattolicità: una piccola e sana comunità monastica, una rivista cattolica, qualche parrocchiano anziano costretto a vivere con la pensione sociale, delle famiglie cattoliche in difficoltà. Ma neanche un centesimo ai Galantino, ad Avvenire, alle Caritas ormai in prima fila nel promuovere il “business degli immigrati che è orientato a suicidare la chiesa stessa” (RVC), neanche uno spicciolo!
    E a chi mi dovesse rimproverare potrei sempre dire che la mia scelta è scelta ecumenica in applicazione dello spirito del Concilio visto che il mio 8×1000 lo destino ai fratelli ortodossi. Ecumenismo contributivo!
    8X1000. LA LETTERA, AMARA E CORAGGIOSA, DI UN SACERDOTE A STILUM CURIAE. : STILUM CURIAE

 

 
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