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Discussione: Il Verbo di Dio si è fatto carne

  1. #351
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    L'evitabile regalo ai mandarini rossi
    Fausto Biloslavo
    «Stanno consegnando il gregge nelle fauci del lupo. È un incredibile tradimento» ha sentenziato 48 ore prima dell'accordo Cina-Vaticano il cardinale Joseph Zen.
    Il vescovo emerito di Hong Kong, quercia della fede, coraggioso difensore dei diritti umani in Cina, non a caso messo da parte dal pontificato di Francesco, ha anche chiesto le dimissioni del cardinale Pietro Parolin. Il segretario di Stato del Vaticano è il tessitore dell'accordo capestro siglato con i mandarini comunisti di Pechino. Un testo segreto perché renderlo pubblico dimostrerebbe come la Santa Sede sia riuscita ad ottenere ben poco.
    Dai tempi di Mao i cristiani sono stati sempre perseguitati in Cina. I comunisti al potere hanno creato fin dagli anni Cinquanta l'Associazione patriottica cattolica, una chiesa di Stato che nomina vescovi fedeli al regime. I veri rappresentanti di Cristo e del Papa sono stati fatti sparire o sbattuti nei laogai, i campi di rieducazione. Nonostante la persecuzione la Chiesa sotterranea, delle catacombe moderne cinesi, ha attirato ben più fedeli di quella di Stato.
    Grazie all'accordo il Vaticano sbandiera l'«unificazione» di facciata. In realtà il potere comunista continuerà a proporre nomi o mettere veti sulle nomine dei vescovi da parte del Papa. Un'abdicazione dipinta come grande passo avanti dai supporter di Bergoglio. I mandarini comunisti cinesi non lasceranno mai libera la Chiesa cattolica, che conterebbe su 80 milioni di fedeli. Papa Francesco ha impresso l'accelerazione alla «lunga marcia» di avvicinamento del Vaticano a Pechino. A differenza di Giovanni Paolo II, accusato di «ingerenza» per aver canonizzato 120 martiri cinesi nel 2000. E Benedetto XVI, che nel 2007 in una lettera molto forte ribadiva che la Chiesa in Cina era una e non quella messa in piedi da Pechino. Papa Francesco, al contrario, per suggellare l'accordo ha riabilitato sette vescovi illegittimi nominati dai mandarini comunisti.
    L'evitabile regalo ai mandarini rossi

    Sinodo dei Giovani: ma che (razza di) nomine? Maradiaga, Spadaro, Marx e Paglia.
    Ieri 15 settembre la Sala Stampa Vaticana ha pubblicato l'Elenco dei Partecipanti al prossimo Sinodo dei Giovani che si terrà dal 3 al 28 ottobre prossimi a Roma.
    Già qualche vaticanista ha fatto notare alcune cosette.
    Segnalo solo alcune nomine, soprattutto quelle personali del Papa:
    Padre Spadaro - direttore di Civiltà Cattolica, noto estimatore dello scrittore omosessualista Vittorio Tondelli, avversario totale dell'Opzione Benedetto - nomina del Papa e Segretario della Commissione Informazione.
    Cupich e Tobin, nomina del Papa. Quelli per cui invece del problema della pederastia del clero si deve parlare di ambiente.
    Marx, nomina del Papa. Quello per il quale le croci negli uffici pubblici non vanno bene e vede sempre con grande benevolenza le coppie gay. Forse è stato chiamato perchè il suo seminario diocesano è quasi completamente vuoto.
    Paglia, nomina del Papa. Come Presidente della Pontificia Accademia per la Vita si è distinto per le sue lodi sperticate al noto abortista Marco Pannella. Noto anche per l'affresco blasfemo e pro gay da lui commissionato.
    Zuppi, nomina del Papa. Noto ultimamente per aver scritto la prefazione al libro del gesuita pro gay Padre Martin sul conto del quale ci risulta aperto un fascicolo alla CDF.
    Delpini, nomina del Papa. Noto alle cronache giornalistiche perche sarebbe coinvolto in ipotetiche coperture di presunti abusi omosessuali.
    Maradiaga, Membro del Consiglio Ordinario del Sinodo. Coinvolto nella copertura di abusi omosessuali del suo seminario (che hanno portato alle dimissioni del suo ausiliare), in malversazioni finanziarie e pro gay.
    Cipolla, nomina del Papa. Noto a Mantova per le sue posizioni ultra progressiste. Come vescovo di Padova è solito parlare dal pulpito....della sua cucina di casa.
    Non mancherà il solito Enzo Bianchi, come il prezzemolo su ogni Sinodo e il card. Farrell che forse spiegherà cosa faceva come responsabile dei seminari di Italia Spagna e Irlanda dei Legionari di Cristo nel periodo buio del predatore Maciel, a cui faceva l'autista in Vaticano e come riusciva a non vedere le molestie ai seminaristi del suo coinquilino per molti anni McCarrick.
    Se il buon giorno si vede dal mattino ne vedremo delle belle, soprattutto pro gay.
    Sembra di essere a Mosca 1990 o in Germania Est poco tempo prima della caduta del Muro quando Honecker festeggiò i fasti del comunismo: sta crollando l'edificio e Questi invece di nominare delle eccellenze nella cura dei giovani, mette dei burocrati con seminari vuoti.
    Comunque è veramente la crew è quasi al completo. Mancano Mons. Ricca, Viganò (l’ex Prefetto Comunicazione), Padre Martin in persona... poi direi che ci siamo.
    Forse ha ragione l'Arcivescovo di Filadelfia Chaput che ha proposto di annullare il Sinodo, Dopo aver visto l'ultimo rapporto sugli abusi in Germania forse sarebbe meglio dedicare un Sinodo ai predatori in talare e all'omosessualità nel clero.
    Contiamo che i tanti prelati "normali" e non nominati dal Papa facciano da argine alla lobby pro omosessuali.
    MiL - Messainlatino.it: Sinodo dei Giovani: ma che (razza di) nomine? Maradiaga, Spadaro, Marx e Paglia.

    Adesso un vescovo si ribella al Papa e diserta il Sinodo sui giovani
    Un vescovo olandese ha comunicato a papa Francesco che non parteciperà al Sinodo sui giovani previsto per ottobre. Vorrebbe una risposta del pontefice al cosiddetto "memoriale Viganò"
    Giuseppe Aloisi
    Un vescovo olandese ha scelto di non partecipare al prossimo Sinodo sui giovani, che si terrà in ottobre. Monsignor Robertus Mutsaerts ha comunicato la sua decisione al pontefice argentino attraverso una lettera.
    Dalla pubblicazione del "memoriale Viganò" in poi, i cosiddetti "ambienti tradizionalisti" hanno iniziato a interrogarsi sulla bontà di organizzare un Sinodo straordinario sugli abusi, piuttosto che procedere con quello già programmato relativo alle giovani generazioni. A spingere per questa soluzione sono soprattutto alcuni esponenti ecclesiastici americani.
    "La pubblicazione del memoriale dell’arcivescovo Viganò – ha scritto Mutsaerts, così come si legge sul blog di Aldo Maria Valli – ha aperto gli occhi a molti. Sembra che i crimini di Theodore McCarrick e la doppia vita da lui condotta per molti anni siano stati resi possibili grazie alla copertura di numerosi alti prelati negli Stati Uniti d’America e a Roma". E ancora: "Il fascicolo su McCarrick sembra essere il sintomo di una crisi molto più grande nella Chiesa". Il caso del cardinale americano che avrebbe abusato di almeno un seminarista costituirebbe quindi una sorta di spartiacque per la storia della Chiesa cattolica. Poi i motivi della mancata partecipazione del vescovo: "In queste circostanze, trovo estremamente difficile essere presente al sinodo dei giovani in ottobre. Come affrontare questioni riguardanti i giovani, quando nella nostra Chiesa non è nemmeno salvaguardata la sicurezza di base della gioventù?”. Prima di incontrare le giovani generazioni, sembra dire questo presule olandese, bisogna risolvere la questione legata agli abusi.
    La missiva prosegue con la medesima proposta inoltrata, poco dopo l'emersione delle accuse mosse da Carlo Maria Viganò, da Charles Chaput, che oggi è l'arcivescovo metropolita di Philadelphia, dopo aver ricoperto lo stesso incarico a Denver: "Ecco perché - ha continuato Mutsaerts - , santità, considerando le circostanze, propongo di spostare il sinodo sulla gioventù in un altro momento. Invece, propongo di convocare con un breve preavviso un sinodo straordinario che discuta e approfondisca seriamente i problemi degli abusi sessuali e delle doppie vite dei chierici, per arrivare a un’indagine credibile e indipendente sul passato e decidere quali misure possono essere prese. Finché tutto questo non si realizzerà - ha proseguito - , è a mio avviso inopportuno incontrare te, Santo Padre, con i miei colleghi vescovi, su questioni riguardanti i giovani, come se tra i giovani e noi non fosse successo nulla e tutto potesse procedere come al solito". Mutsaerts, per il tramite di una intervista, ha anche chiesto al pontefice di rispondere a Viganò sulla veridicità delle sue affermazioni.
    Adesso un vescovo si ribella al Papa e diserta il Sinodo sui giovani

    Bergoglio si rifiuta di dare la benedizione e di fare il segno della Croce
    di Belvecchio
    Questo signore argentino che da cinque anni occupa senza titolo il Soglio di Pietro non manca occasione per gridare in faccia ai cattolici che lui non ha alcuna intenzione di assolvere la funzione di Vicario di Cristo.
    L’ultima bergoglionata l’ha consumata a Palermo, dove si è recato lo scorso 15 settembre 2018: nel concludere l’incontro con i giovani svoltosi in piazza Politeama ha avuto il bel genio di dire:
    «Adesso vorrei darvi la benedizione. Io so che tra voi ci sono giovani cattolici, cristiani, di altre tradizioni religiose, e anche alcuni agnostici. Per questo darò la benedizione a tutti, e chiederò a Dio che benedica quel seme di inquietudine che è nel vostro cuore.»
    Questo ha significato che non ha impartito alcuna benedizione e quella specie di preghiera che ha recitato subito dopo non l’ha accompagnata nemmeno da un piccolo segno di croce.
    Il testo riportato dal sito del Vaticano non dà l’idea di questa palese violazione che non si perdonerebbe neanche al più semplice prete, ma sulla rete è reperibile il filmato di questo tratto del discorso di Bergoglio.
    https://gloria.tv/article/3o2kaJ7yrFkj3HGA7A6MppYw9
    E’ evidente che il signore argentino ha trovato un’altra occasione per “gridare alto e forte” che lui non intende fare il papa, dimostrando doppiamente che di Cristo e della Sua Chiesa non gliene importa un bel niente.
    Niente benedizione e niente segno di croce, come dire che costui rinuncia a Cristo e alla Croce, e la croce volutamente di ferro che porta sul petto quando va in giro come in questa occasione è per lui un semplice orpello senza alcun significato.
    In cambio dice apertamente di aver ogni considerazione e ogni rispetto per chi non è cattolico, per chi non è credente e perfino per chi è agnostico, esattamente come fece il 16 marzo 2013, tre giorni dopo la sua elezione, quando si rivolse ai giornalisti quasi con le stesse parole.
    Evidentemente il signore argentino è arrivato in Vaticano, dopo avere accettato l’elezione, determinato a fare tutto tranne il minimo del suo dovere sia come papa sia come prete. Ma allora, perché ha accettato l’elezione ed è da cinque anni che finge di fare il papa? Evidentemente per fare di tutto per demolire quanto è rimasto di cattolico nella neo-chiesa abortita dal Vaticano II. E per far questo insiste per far perdere la fede ai cattolici, magari denigrandoli come tali, come adesso che li ha apertamente subordinati agli agnostici: questi non riconoscono alcun significato al segno di croce, figuriamoci alla benedizione, ergo i cattolici devono adeguarsi – o “aggiornarsi” – per far loro piacere. Papa dixit!
    Tutto ciò, prima ancora di essere blasfemo è patetico, poiché, nonostante il signore argentino offenda Dio e la Sua Chiesa in maniera cosciente e determinata, di fatto, anche agli occhi di un mondo senza Dio, fa la figura di un perfetto imbecille, tanto più platealmente per quanto si industria per mostrarsi al mondo attraverso telecamere e macchine fotografiche. Basta andare in una qualsiasi piazza per sentire i commenti sarcastici che i miscredenti rivolgono ai cattolici: “Ma che razza di papa hai, sembra una caricatura di Charlot, non ti vergogni!”
    Ed hanno ragioni da vendere, i miscredenti, anche se non sanno che le cose sono ancora più gravi di quanto sembrano; Gesù disse a Pietro: «Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede, e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc. 22, 32). Bergoglio, invece, conferma i miscredenti nella loro mancanza di fede: o perché non si è mai ravveduto o perché la sua fede è venuta meno, ammesso che l’abbia mai avuta.
    Che razza di papa è costui?
    L’unica risposta ragionevole è che il Signore, per metterci alla prova, ha permesso che sul Soglio di Pietro sedesse un soggetto come Bergoglio, per affliggerci con le sue sparate anti-religiose e anti-cristiane; spetta a noi tenerci alla larga da costui e dalle sue suggestioni demoniache.
    Tenerci alla larga da costui, lo sottolineiamo, non in quanto apparentemente papa, ma in quanto individuo che svilisce il Papato, dileggia la Chiesa di Cristo, predica concezioni anticattoliche e pratica comportamenti diabolici.
    La sesta opera di misericordia spirituale raccomanda di “sopportare pazientemente le persone moleste”, ma nel praticarla non bisogna cadere nella passività pensando così di assecondare i disegni di Dio, occorre distinguere e tenere sempre presente l’ingiunzione di Nostro Signore: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt. 16, 23); e qui Nostro Signore parla proprio a quel Pietro a cui poco prima ha conferito la suprema investitura del primato.
    Chi pensasse che quanto abbiamo detto sia ingiustificato, basta che si soffermi a considerare quella oscenità di “croce” che l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha commissionato e fatto collocare sul palco dal quale Bergoglio ha parlato con i giovani in piazza Politeama.
    E’ stato detto che si è trattato di un omaggio alla passione che nutre Bergoglio per i migranti: la supposta “croce”, infatti, alta 4 metri e 60 centimetri, è stata realizzata con il legno dei barconi naufragati. A noi sembra che si tratti piuttosto della esplicitazione del dileggio per la Croce che nutre il signore argentino e che in questa occasione ha voluto sottolineare.
    Senza contare che il groviglio di legno e lamine esprime con forza la confusione, la bruttezza e l’inversione che sono contrassegni del diavolo e che non a caso qui sovrastano Lorefice e Bergoglio.
    Bergoglio si rifiuta di dare la benedizione e di fare il segno della Croce - Articolo di Belvecchio



    UN MESE DI VIGANÒGATE. NESSUNA SMENTITA, NESSUNA RISPOSTA. MCCARRICK: SI È COPERTO, SI COPRE E SI COPRIRÀ.
    Domenica prossima, 23 settembre, saranno quattro settimane esatte dalla pubblicazione della testimonianza-denuncia dell’ex Nunzio negli Usa (ed ex Segretario del Governatorato) l’arcivescovo Carlo Maria Viganò.
    È un documento che pone numerose precise questioni. Chi ha favorito, coperto e protetto l’ex cardinale Theodore McCarrick nella sua carriera di predatore omosessuale? Nel documento si fanno nomi precisi, e per ultimo della lista, si indica l’attuale Pontefice. Che avrebbe saputo dell’attività criminosa del cardinale dallo stesso Nunzio Viganò il 23 giugno 2013. E che avrebbe, nonostante questo, riabilitato il porporato; anzi si sarebbe fatto consigliare e guidare per la nomina di vescovi e cardinali ai lui graditi, quella che ormai si chiama la filiera McCarrick. Che comprende l’arcivescovo di Chicago, Blase Cupich; l’arcivescovo di Newark, Joe Tobin; l’arcivescovo di Washington, Donald Wuerl; l’attuale prefetto della Famiglia e Vita, Ken Farrell; il vescovo di San Diego, McElroy e altri ancora.
    Nel viaggio di ritorno da Dublino il Pontefice ha affermato: non dirò una parola. Leggete e giudicate voi. In realtà ha parlato, non in maniera diretta, ma obliqua, come è solito fare, tentando di nobilitare sotto il manto del silenzio di Gesù l’assenza di una riposta doverosa a una domanda precisa. E insultando – anche qui, come è solito fare quando si trova in difficoltà – i suoi interlocutori: cani selvaggi, Grandi Accusatori (leggi demoni) ecc. ecc.
    E in realtà, se esaminiamo quello che è accaduto in seguito, possiamo capire che una risposta c’è stata. Ed è drammatica. La “copertura” di McCarrick continua, sta continuando, e continuerà.
    Da che cosa lo possiamo capire? Il Pontefice non ha risposto direttamente sul caso McCarrick. Ma ha parlato il cardinale Oscar Maradiaga; è la persona di più alto livello che goda della confidenza del sovrano, è presidente (confermato) del gruppo del C9, è stato difeso con una lettera dal papa nel bel mezzo della tempesta finanziaria e omosessuale che ha coinvolto lui e la sua diocesi (sulle pareti della cattedrale è stato scritto: Cardenal pedofilo). Insomma, le sue parole hanno un peso specifico importante. Sul caso McCarrick ha detto: “Non mi sembra corretto trasformare qualcosa che è di ordine privatoin una bomba che esplode in tutto il mondo e i cui frammenti fanno male alla fede di molti. Credo che questo caso di natura amministrativa avrebbe dovuto essere reso pubblico in base a criteri più sereni e più oggettivi, non con la carica negativa di espressioni profondamente amare”. (Il neretto è nostro).
    Quindi, fino a quando il Pontefice non si degnerà di far sapere a un miliardo e duecento milioni di cattolici se il Papa ha coperto e vezzeggiato per cinque anni una persona che sapeva predatore omosessuale di seminaristi e preti, basandoci sulla fonte autorevole a lui più vicina dobbiamo pensare che a Santa Marta si consideri di “ordine privato” il fatto che un cardinale forzi e obblighi preti e seminaristi a fare sesso con lui; e che in fondo si tratti solo di un’infrazione di carattere amministrativo.
    Applicate a questo tutto l’armamentario del “metoo” femminile e immaginate i risultati… altro che Weinstein.
    È un’illazione, direte. Visto che non sappiamo se realmente sia questa la posizione del vertice. Ma una conferma, e fattuale, non di parole c’è, eccome. Ed è l’atteggiamento che il Pontefice, e di conseguenza il Vaticano, hanno assunto verso i vescovi americani. Che sono venuti per chiedere una cosa ben precisa: un’indagine apostolica, cioè organizzata e diretta dalla Santa Sede sul caso McCarrick, sulla sua carriera, sulle coperture, in America e a Roma, che gli hanno permesso, nonostante quello che faceva (ci è giunta notizia persino di un party organizzato in suo onore da ambienti omosessuali ai Castelli…) di volare alto nel firmamento ecclesiastico. Fino a quando non ci si è messa di mezzo la giustizia laica, e allora anche la Chiesa ha dovuto svegliarsi, e in fretta.
    Bene: la richiesta di un’indagine “apostolica” è stata semplicemente respinta al mittente. E a ragione. Davanti a un’inchiesta del genere non ci sono porte o dossier che possano restare chiusi. Ed evidentemente né il Pontefice né la Segreteria di Stato – né tantomeno i cardinaloni citati da Viganò – desiderano che porte e dossier vengano aperti. Quindi, la copertura continua. Quindi, cari cattolici, rassegnatevi a convivere con il dubbio, e a questo punto forse con qualche cosa di più di un dubbio, che l’attuale Pontefice abbia coperto, e continui a coprire un cardinale predatore omosessuale. Non è una sensazione gradevole; perché toglie valore e credibilità a tutte le parole, anche quelle sane e giuste. Ma se logica e fatti hanno un senso, che cosa possiamo pensare di diverso? Solo dei poveri illusi – o persone che cercando di illudere – possono pensare che alla riunione di febbraio delle conferenze episcopali si voglia dare “una stoccata definitiva” al problema degli abusi, che i complici della Bergoglio Press Gang continuano a chiamare pedofilia, per non usare il termine vero: omosessualità clericale pervasiva. E giustamente i commentatori in America giudicano negativamente il “no” romano a un’indagine apostolica su McCarrick.
    Chiudiamo con una constatazione. Sono passate quattro settimane dalla pubblicazione della testimonianza Viganò. E non è stata registrata nessuna smentita delle sue affermazioni. Un timido tentativo sul caso Kim Davis ha visto una risposta devastante – e sostanziata da un documento – dell’ex nunzio. Nel frattempo è emersa una lettera dell’allora Sostituto alla Segreteria di Stato Sandri che confermava quanto dichiarato da Viganò. Nessuna delle persone chiamate in causa – nessuna – ha detto: non è vero. I giornalisti, con rare eccezioni, si sono spesi nell’opera di denigrazione personale di Viganò e di chi crede alla sua testimonianza; e lì si sono fermati. E anche questo rinforza l’idea che sia affidabile. Figuriamoci se qualche giornalista del cerchio magico non avrebbe potuto trovarsi, per caso, nelle mani una o due carte per smentire l’ex nunzio. Dobbiamo pensare, allora, che le carte le abbia in mano proprio Viganò. E che siano vincenti. Viviamo tempi veramente terribili, per chi cerca di avere ancora fiducia in questa Chiesa.
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...et-semper.html

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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    PROSELITISMO CONCILIARE
    di L. P.
    Il coraggioso e benemerito Don Enzo Boninsegna – operoso sacerdote che tanto si spende per la causa giusta del Signore – non si stanca di segnalare le paranoiche e blasfeme scenografìe liturgiche programmate ed allestite presso locali diocesani e parrocchiali se non addirittura in chiesa. Nella sua periodica rassegna “Combatti la buona battaglia – Chiesa e cristiani nella bufera”, così come in “Sono scandalizzato - riflessioni sul Venerdì Santo della Chiesa” Ed. Quirino Maestrello, Verona 1998 – c’è pubblicato tutto il catalogo delle bizzarre e sconce iniziative con cui gli allucinati pastori – o, peggio: pecorai - si illudono di portare all’ovile agnelli insicuri, pecore randagie e montoni protervî.
    Ma è alla gioventù che si rivolge, in misura maggiore, l’attenzione della pastorale conciliare e, naturalmente giovanili sono gli strumenti e le strategìe messe in campo liturgico, tra i quali primeggiano lo spettacolo, la musica e il canto.
    Ora, allo scopo di dimostrare come la smania di reperire nuove metodologìe del ‘kerigma’ – termine tornato in pomposa auge unitamente ad ‘agape’, a ‘kenosis’, a ‘parresìa’ – stia facendo scivolare la comunità ecclesiale giù, nell’imbuto del degrado del sacro e verso un’oscena banalizzazione del rapporto con Dio, riferiamo alcuni esempî passati, riportati da don Enzo e due altri attualissimi, di recentissimo grido tratti dalle cronache.
    «In certe parrocchie si fanno dei corsi di istruzione per majorettes. In tante parrocchie non si perde occasione per fare braciolate e risotti abbondantemente annaffiati di vino, senza alcun riguardo alla Quaresima.
    Un foglio affisso alla porta della chiesa della mia parrocchia invitava i ragazzi alla “Mega festa dell’ARC (Azione Cattolica Ragazzi): Ti chiediamo solo tanta voglia di divertirti. Allora questa festa fa per te: i canti, i balli e le scenette dei ragazzi non potranno che coinvolgerti e rallegrarti”.
    E, così, mentre Gesù digiuna per i 40 giorni, tentato anche dal demonio, la gioventù cattolica in cammino balla, canta, beve, gavazza e si diverte. Chiamatelo proselitismo, chiamatela conversione!
    Ed ancora.
    «In un libro dell’Azione Cattolica di Vicenza che si intitola “Cantiamo insieme”, al capitolo “Cantautori e altro”, unita a canzoni dei varî Lucio Battisti, Eros Ramazzotti, Francesco De Gregori, Angelo Branduardi, Toni Cucchiara, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Fabrizio De Andre’ e altri della ‘pia confraternita’ ce n’è una di Claudio Baglioni di cui non è citato il nome, che s’intitola “Amori in corso” e risulta essere un vademecum per gli adolescenti di parrocchia. Riporto un campionario della lunga litanìa:
    Amori a cavalcioni sui muretti
    si sfiniscono di baci.
    Amori incatenati sulle moto vanno scoppiettando
    incontro al mare con il costume sotto.
    Amori delle ultime file che, all’uscita del cinema,
    ancora hanno i volti accesi.
    Amori sfumati nel vetro in auto gonfie di
    musica e di sere accelerate.
    Amori matti che si corrono dietro e si sdraiano
    ad asciugare le anime bagnate.
    Di queste cose si alimentano oggi i giovani dell’Azione Cattolica.»
    Tutta roba che, senza dubbio, piace a padre Spadaro, moderno gesuita e consigliere ascoltato di Papa Bergoglio nonché direttore di ‘Civiltà (?) Cattolica’ sui cui fogli ha santificato il rock metallaro e innalzato i menestrelli chitarra ioli di cui sopra alla gloria della fede e della genialità.
    E non mancano, nel catalogo di don Enzo, i preti che, a fine Messa, organizzano festival e gare di barzellette - dalle sempliciotte a quelle grasse, dalle freddure al turpiloquio - o giochi di tipo televisivo quali: pacchi, quiz, canzoni. E non manca la presenza, nel mercato del corpo femminile, di Padre Francesco Critelli, 40 anni, frate cappuccino parroco di Cropani in quel di Catanzaro, che ha presieduto la giurìa del concorso valido per la selezione regionale di Miss Italia ‘97.
    Questo – ma innumerevole è la sfilza di analoghi esempî - per quanto riguarda il passato che, diciamolo, scorre anche nel tempo presente così come lo affermano questi due fatti:
    1) - “Corsi di sesso estremo in diocesi. Treviso sfratta il festival nipponico”: così come si conviene a una pastorale che ha accolto, quale elementi esemplari, positivi e pedagogici il divorzio, la convivenza more uxorio, la sodomia, i rapporti omosessuali.
    Fa sorridere la decisione del direttore del Centro Cultura e Pastorale diocesano che ama apparire come sorpreso da scene di reale kamasutra/shibari, il quale, senza dubbio impallinato dalle proteste pubbliche, ha recitato la parte di chi cade dalle nuvole. Che non sia stato molto scosso dalla oscenografica ginnastica sessuale lo dimostra la educata e flebile motivazione dello ‘sfratto’: “Non è cattiveria, ma la nostra idea di affettività e sessualità è diversa. Vedere donne legate è l’antitesi del nostro concetto di amore, ma anche di piacere” (sic).
    Vorremmo chiedergli se diversa sarebbe stata la sua reazione se le donne fossero state libere in amplessi anguilliformi, in piena e canonica attività erotica. E poi, quel timido e codardo “non è per cattiveria” la dice lunga sulla propria cultura morale perché, intanto, avrebbe dovuto verificare in prima i contenuti di quel festival nipponico e, poi, non avrebbe dovuto blaterare giustificazioni ma urlare contro chi aveva profanato un locale consacrato.
    Ma, come dice il saggio, il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare. In questo caso non coraggio si trattava ma di fede.
    2) – Località: San Martino in Trignano, periferìa di Spoleto
    Ai partecipanti alla santa Messa, il parroco, don Gianfranco Formenton offre, a fine rito, un momento conviviale a base di ‘prosecco e patatine’. Ma, intendiamoci: non a tutti ma a quanti sono in possesso della “Messa card”, una tessera che viene timbrata ogni domenica dallo stesso parroco, con accredito di punti.
    Dissenso? Minimo perché la maggioranza dei fedeli vede in questo ‘esperimento’ un “valore aggiunto”.
    Bischera valutazione che pretende di aggiungere merito e grazia all’infinito valore del Sacrificio Eucaristico. Bischera quanto a stravaganza ma dissacrante quanto alla pretesa d’essere valore. Insomma, al doveroso ringraziamento ‘post communionem’ s’è sostituito l’aperitivo. Complimenti.
    Domanda: chi guadagna in questa circostanza?
    Risposta: non certo l’anima degli allegrotti fedeli, ma di sicuro il fornitore del prosecco e delle patatine.
    Chiosa: nessuna meraviglia per siffatta cialtrona mondanità inserita nel Corpo Mistico della Chiesa dato che il sommo Pastore, il 6 novembre 2013, ne dette pratico esempio magisteriale esibendosi, davanti a pubblico, fotografi, giornalisti, televisioni, e per la gioia dell’ecumene cristiano, in un’estemporanea sceneggiata da clown con un naso rosso-pomodoro. Tante e palesi le risate, ignote le conversioni.
    Proselitismo conciliare - Articolo di L. P.



    LA CHIESA INUTILE, ANZI PERICOLOSA
    Che la Chiesa cattolica stia passando per un periodo di gravissima crisi, peraltro lungo e finora senza intravederne la fine, è sotto gli occhi di tutti, e chi oserebbe dire che tutto va bene rischierebbe di vedere perfino le pietre alzarsi e protestare.
    C’è chi sostiene che tale crisi è iniziata col famoso dopo Concilio, dal 1963 in avanti, chi invece, con la massoneria nel ben lontano 1717, data della sua fondazione a Londra, con un avanzare lento ma progressivo, fino alla esplosione di tutte le perversioni anticristiane proprio in questo ultimo decennio. Chi ancora vede il massimo del decadimento, non solo della civiltà cristiana in genere, ma della stessa Chiesa cattolica, proprio dal momento dell’insediamento di papa Bergoglio sul soglio pontificio.
    Si, perché anche se si vuole affermare, con fare ottimista, che certe malvagità, peccati, abomini, omosessualità, imbrogli, omicidi, perversioni, tradimenti, rinnegamenti della fede ecc. sono sempre esistiti, sta di fatto che prima c’era almeno la consapevolezza che tutto questo era male e si cercava comunque il pentimento, e si trovavano ancora santi sacerdoti che ti assolvevano solo dopo determinate e ben precise condizioni. Adesso invece, con l’avvento al soglio pontificio di questo papa Bergoglio, vero o falso che sia, non solo stiamo assistendo al crollo di tutti i baluardi di protezione contro l’avanzata del male per farci stupidamente sommergere da una valanga di iniquità e di malvagità, ma vediamo che l’iniquità, l’impudicizia, l’omosessualità è considerata normale, anzi auspicabile. Ormai l’abominio della desolazione è entrato nel Tempio Santo di Dio soprattutto da quando vediamo una chiesa rammollita e inutile che si inchina e obbedisce ai poteri forti di questo mondo, con i quali sottoscrive false alleanze di pace che altro non sono che vili tradimenti e rinnegamenti della propria fede, alla faccia di quelle migliaia di santi martiri che hanno dato la vita per gli stessi ideali che adesso vengono “sdoganati” con tanta superficialità da Bergoglio.
    Allora viene da chiedersi “A che serve la Chiesa se è diventata inutile?”
    E se la Chiesa diventa inutile, ipso facto diventa anche pericolosa perché anziché offrire ai fedeli acqua fresca di sorgente proveniente dalla volontà di Dio, dai Sacramenti e dalla Liturgia, offre acqua putrida, anche se presentata in vasi di cristallo per ingannare ancora di più coloro che si abbeverano come idioti a queste falsità.
    Come non rendersi conto della graduale demolizione che papa Bergoglio e la sua staff sta compiendo di tutti gli organismi della Chiesa, dai Sacramenti, in primis la Santa Messa, ai Comandamenti, alle virtù, per scendere sempre più in basso verso la demolizione del sacerdozio, della vita consacrata, perfino dei monasteri che saranno assoggettati a nuovi regolamenti che li distruggeranno da dentro per lasciare i poveri consacrati/e alla mercé del mondo mentre i loro beni verranno incamerati dal Vaticano?
    Come non rendersi conto che gli stessi uomini della gerarchia ecclesiastica stanno picconando inesorabilmente tutta la struttura della Chiesa cattolica, non solo per gettarla nelle braccia di Lutero, ma peggio ancora, negli artigli del diavolo che molti di loro adorano con le messe nere?
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...vati.html#more

    Peiora sequentur
    Le cose vanno "anche peggio" di quanto esposto nel rapporto Viganò
    Andando contro alla tendenza presente, il cardinale pro-gay Francesco Coccopalmerio, amico vicino a papa Francesco, ha promosso nella Congregazione per la Dottrina della Fede un atteggiamento di misericordia verso i sacerdoti molestatori, scrive Benjamin Leven su Herder-Korrespondenz.de, sito vicino a Francesco.
    Benedetto XVI ha nominato Coccopalmerio nel 2010 membro della Congregazione. Nel 2015 si è unito all'autorità vaticana che esamina gli appelli dei sacerdoti condannati per molestie.
    Il segretario di Coccopalmerio, Monsignor Luigi Capozzi, è stato arrestato dopo un festino gay a base di droga nel suo appartamento in Vaticano, che ha ricevuto grazie ad un intervento diretto di Francesco, anche se alcuni lo avevano avvertito, come scrive Leven. Capozzi era anche destinato a diventare vescovo.
    Secondo Leven, i tre sacerdoti che lavoravano nella sezione molestie della Congregazione per la Dottrina della Fede e che sono stati congedati personalmente da Francesco non sono mai stati sostituiti.
    Leven sa anche che Francesco ha impedito personalmente la creazione di un tribunale penale per i vescovi coinvolti nel mettere a tacere le molestie sessuali.
    Leven scrive anche che fonti vaticane hanno confermato a lui la veridicità del rapporto Viganò, ma che "in realtà le cose vanno anche peggio".
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...sequentur.html

    La vera e sinistra natura di questo pontificato
    La Testimonianza di Viganò, il silenzio del Papa e il commento del Card. Rodriguez Maradiaga
    Claudio Pierantoni
    Nella varietà delle esternazioni sulla Testimonianza di Mons. Viganò, che si sono susseguite nel corso di queste tre settimane dallo scoppio della “bomba”, vogliamo segnalare quanto affermato dal Card. Rodríguez Maradiaga, in un’intervista del 12 settembre scorso: (https://www.periodistadigital.com/re...rancisco.shtml).
    L’intervista comincia ricordando che Rodríguez Maradiaga è «amico e stretto collaboratore del Papa», e che il dossier Viganò «lo converte in protettore del Cardinale abusatore McCarrick». Ed ecco la prima domanda, con la relativa risposta: «Il dossier Viganò accusa il Papa di coprire le relazioni omosessuali del Card. McCarrick con seminaristi e giunge a chiedere le dimissioni di Francesco. Che gliene pare?» Rodríguez Maradiaga: «Fare di qualcosa di ordine privato un titolo-bomba che esplode nel mondo, e le cui schegge fanno male alla fede di molte persone non mi pare corretto. Penso che una faccenda di natura amministrativa dovrebbe essere affrontata con criteri più sereni e oggettivi, non con una carica negativa di espressioni molto amare. Credo che il Mons. Viganò che io ho conosciuto non è la stessa persona che scrive e dice tali cose».
    In queste poche righe, riflettendoci un poco, si trovano informazioni ben più importanti di quanto non appaia a prima vista. In primo luogo, vi si trova una implicita ma chiarissima ammissione della verità dei fatti enunciati da Viganò. Già qualsiasi lettore spassionato che avesse letto il documento di Viganò difficilmente potrebbe dubitare di quanto esso afferma.
    Questo a causa, da una parte, della posizione privilegiata da lui ricoperta come Nunzio; dall’altra, a causa della quantità di testimoni altolocati, sia nella Curia Romana sia nell’episcopato Americano, da lui direttamente nominati come complici, che potrebbero facilmente smentirlo se dicesse il falso.
    Poi il principale interessato, cioè il Papa, ha confermato eloquentemente con il suo perfetto silenzio, per quanto lo riguarda, che Viganò dice la verità. (Lasceremo ad altra occasione i commenti sulla autocelebrazione del proprio silenzio, che il papa ha realizzato in questi giorni, strumentalizzando un’omelia sul Vangelo di Luca).
    Anche da parte di Benedetto XVI, per la parte che riguarda le sanzioni da lui inflitte a McCarrick, non sono giunte sostanziali smentite, salvo la precisazione che si sarebbe trattato di sanzioni “private”, più che “canoniche” nel senso vero e proprio della parola (altrimenti sarebbero state pubbliche).
    Ma il fatto è che sanzioni ci furono, che McCarrick le rispettò ben poco, con la complicità di vescovi americani e prelati di Curia, e che poi furono misteriosamente del tutto lasciate da parte sotto Francesco. Ora, questa risposta di Rodríguez Maradiaga ci dà un’ulteriore e definitiva conferma che si trattava di fatti ben conosciuti dal papa e dal suo “circolo di amici”, di cui egli stesso è membro di spicco.
    Ma ancora più istruttivo è il modo in cui Rodríguez Maradiaga qualifica la condotta di McCarrick, precisamente con queste due espressioni: «qualcosa di ordine privato», e: «una faccenda amministrativa».
    Secondo il Cardinale honduregno (membro di spicco del C9 e uno dei capi, ricordiamo, del tanto ventilato programma di “riforme” di Francesco), il comportamento di McCarrick, che include l’adescamento e la sodomizzazione di generazioni intere di seminaristi mediante l’abuso continuato e notorio del suo potere come Vescovo e Cardinale della Chiesa Cattolica, nonché la continua celebrazione sacrilega della S. Messa, sarebbero «qualcosa di ordine privato», «una faccenda amministrativa».
    C’è senza dubbio da rimanere un poco perplessi. Un comportamento che ha traumatizzato decine di giovani, distrutto vocazioni, scandalizzato migliaia di fedeli fino a diventare un “segreto di Pulcinella”, eppure protetto dai più alti vertici della Curia Romana e dal Papa in persona, è, per l’ineffabile cardinale centroamericano, «qualcosa di ordine privato», «una faccenda amministrativa».
    Qui non ci sarebbe neppure bisogno di scomodare la Teologia morale (pare che Rodríguez Maradiaga ne sia un cultore) per spiegare al Cardinale che qualsiasi peccato grave, anche il più segreto, non è certo mai, per la Chiesa, una cosa meramente “privata”, ancor meno una mera “faccenda amministrativa”, ma è sempre un’infezione che si estende e contamina tutto il corpo ecclesiale.
    Ma non è necessario richiamare questo, perché nel discorso del cardinale ogni riferimento a qualcosa chiamato “peccato” è del tutto assente: si tratta semplicemente di un “qualcosa di privato”.
    Tuttavia, anche dando l’interpretazione più benevola possibile delle incredibili parole di Rodríguez Maradiaga, concediamo pure che, se si fosse trattato di una vicenda puntuale e limitata (per esempio una relazione segreta, supponiamo, con un singolo seminarista), si sarebbe potuta correggere in modo anche severo e deciso, ma pure discreto, senza necessità di informarne tutto l’orbe cattolico e il mondo intero.
    Purtroppo però il nostro Cardinale dimentica troppo facilmente che il memoriale Viganò nasce proprio da un’osservazione sofferta, durata vari decenni, in cui il Nunzio, osservando dalla sua posizione privilegiata il crescere continuo e il ramificarsi di questi abusi, dopo avere continuamente sperato e confidato che qualcuno nella gerarchia reagisse, che finalmente si desse corso a delle sanzioni, a delle correzioni di rotta, deve finalmente arrendersi all’evidenza che, se qualcuno con vera cognizione di causa non parla in pubblico, nulla cambierà.
    E la situazione ha raggiunto il punto culminante quando il Nunzio ha avuto la certezza, dai suoi incontri con Papa Francesco, che non solo Bergoglio era al corrente delle nefandezze di McCarrick, ma lo aveva di fatto dispensato da ogni sanzione, e perfino che lo aveva trasformato in uno dei suoi consiglieri nelle nomine dei vescovi americani; e tutto questo in un panorama generale che vede il Papa stesso non solo accettare, ma favorire e promuovere l’agenda pro-gay all’interno della Chiesa, dai Sinodi per la famiglia fino al recente incontro in Irlanda.
    E qui veniamo al seguente punto che vorremmo sottolineare. Quando il nostro cardinale derubrica la sodomia (e l’abuso di potere a questo fine), a mero “fatto privato”, a una “faccenda amministrativa”, ci sta chiaramente rivelando qual è il suo standard morale sull’argomento.
    Quanti gradini sulla scala della depravazione morale deve avere già sceso un uomo di Chiesa, per derubricare la corruzione sessuale con abuso di potere di generazioni di seminaristi come un “fatto privato”, da risolvere in via “amministrativa”? Certo egli sa che, sulla carta, ancora esistono leggi canoniche che proibiscono certi comportamenti, e che questi, oltre ad essere gravi peccati, sono anche, secondo tali leggi, dei veri e propri delitti.
    Ma le sue parole indicano appunto che queste norme, nella pratica, devono considerarsi, se non proprio lettera morta, comunque una mera «faccenda di natura amministrativa», che «dovrebbe essere affrontata con criteri più sereni e oggettivi».
    Come vediamo, il quadro tracciato da Viganò, che è orrendamente disgustoso per qualsiasi cattolico che abbia conservato un minimo di pudore e di sensus fidei, non viene affatto smentito dal nostro cardinale honduregno: soltanto, si tratta per lui di un fatto “amministrativo”, da valutarsi con criteri “sereni e oggettivi” (del resto, anche nel piccolo del suo Honduras, ordinaria amministrazione sono gli scandali tanto sessuali come finanziari da lui “serenamente valutati” e adeguatamente coperti).
    Erra quindi Viganò a voler qualificare tale situazione «con una carica negativa di espressioni molto amare». Erra il Nunzio ad amareggiarsi per simili inezie; questo gli accade, evidentemente, perché è rimasto indietro: ha la colpa di “essere conservatore”, come gli hanno ripetuto in coro, quale supremo insulto, tutti coloro che, non potendo smentire i fatti, hanno cercato di difendere il Papa minimizzando la situazione. Essere conservatore, per i paladini della nuova misericordia, è infatti il peccato più rigorosamente imperdonabile.
    L’ex Nunzio non è più, dice Rodríguez Maradiaga, «il Viganò che io avevo conosciuto», cioè, si intende, il corretto diplomatico che (ovviamente per i doveri del suo ufficio) manteneva il silenzio su quanto vedeva, e sembrava forse al Cardinale che dovesse approvare e sorridere a qualsiasi cosa.
    Tuttavia, pur dimostrando con queste sue parole l’indurimento veramente impressionante del suo senso morale, il card. Rodríguez Maradiaga, da consumato politico qual è, sa bene che non potrebbe mai permettersi una valutazione di questo genere, se a proteggerlo non ci fosse il sicuro ombrello del suo Capo, che si è implicitamente ma inequivocabilmente autopromosso da semplice Vicario di Cristo a Leader assoluto della Chiesa. Questo ci porta all’ultimo punto che vorremmo sottolineare, a proposito del fatto che Viganò, nella sua Testimonianza, qualifica la copertura di questi delitti come «omertà», «non dissimile da quella che vige nella mafia».
    E in effetti questa copertura ha in comune con l’omertà mafiosa un punto importante: essa non dissimula dei delitti semplicemente per il timore che siano scoperti. Li copre, invece, perché in realtà obbedisce ad un diverso sistema di valori, che non coincide con la legge vigente nella comunità in cui vive (in questo caso la Chiesa Cattolica).
    In altre parole, la lobby gay copre questi delitti perché in realtà li giustifica in nome di una diversa moralità, che una certa élite di illuminati al potere pretende di sostituire alla Scrittura e alla Tradizione della Chiesa. E questa, fuori da ogni dubbio, è la forma più grave e letteralmente diabolica di abuso clericale.
    Ora questo, cioè che è il Papa stesso a calpestare la Scrittura e la Tradizione cattolica, non lo dicono più, si noti bene, i soliti tradizionalisti, né i soliti ultra-conservatori (i cosiddetti “rigoristi” tanto anatematizzati), e neppure solo i molto più numerosi conservatori moderati che si sono andati gradualmente disilludendo di lui.
    Ormai lo dicono apertamente i suoi stessi collaboratori, come appare evidente dalle recenti parole di uno di essi: «Papa Francesco rompe le tradizioni cattoliche quando vuole, perché è ‘libero da attaccamenti disordinati’. La nostra Chiesa è effettivamente entrata in una nuova fase: con l’avvento di questo primo papa gesuita, è apertamente governata da un individuo piuttosto che dall’autorità della Scrittura da sola o anche della Tradizione più la Scrittura» (https://rorate-caeli.blogspot.com/20...le-in.html?m=1. Citato a sua volta dal sito Zenit, che ha poi rimosso – ma non smentito – l’incredibile frase).
    Sono parole di Padre Thomas Rosica, pubblicate lo scorso 31 luglio, come meditazione in occasione della celebrazione della festa di S. Ignazio di Loyola, dove l’autore vuole illustrarci «le qualità ignaziane del ministero petrino di Papa Francesco». Neanche a farlo apposta, pronunciate neanche un mese prima del dossier Viganò, lo commentano egregiamente in anticipo, illuminando perfettamente tanto l’atmosfera dottrinale di questo pontificato quanto le esternazioni degli altri “amici” del circolo degli illuminati sul memoriale dell’ex Nunzio.
    Sono parole che certo non hanno bisogno di commento alcuno. Esse bastano da sole per farci scorgere in tutta la sua crudezza, quasi momentaneamente scorrendo il tenue velo della mistificazione retorica e mediatica, la vera e sinistra natura di questo pontificato.
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...esto.html#more

  3. #353
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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    CINA. QUALCHE MISTIFICAZIONE, CERCANDO DI USARE WOJTYLA. POI DUE COMMENTI SERI E INTERESSANTI.
    Marco Tosatti
    Torniamo ad occuparci di Cina, spinti da alcuni commenti che riteniamo interessanti, e dal desiderio di confutare qualche strisciante mistificazione. Cominciamo da queste ultime, in modo da lasciare poi il campo alle cose serie. La prima è un tweet del solito Antonio Spadaro, sj, Direttore de La Civiltà cattolica. Che ritwitta un brano di un articolo in cui si dice:
    “Nel giugno del 1962 era morto l’arcivescovo di Cracovia, Baziak, e da mesi era aperta la ricerca di un candidato per la successione gradito sia al primate polacco, il cardinale Stefan Wyszynski, e all’autorità dello Stato. Più volte Wyszynski aveva presentato terne di nomi rifiutate dal governo comunista. Dopo due diverse terne respinte in tronco, un alto funzionario del partito comunista, Zenon Kliszko, suggerisce che venga proposto «un uomo di dialogo, come il giovane vescovo ausiliare con il quale in due settimane abbiamo risolto il caso del seminario di Cracovia»”.
    Ora Zenon Klizko non può essere visto come l’immagine del mastino comunista. Tanto che così terminò la sua carriera, nel 1970, secondo Wikipedia polacca: “Nel dicembre 1970 è stato corresponsabile dell’azione pacifista a Danzica e Gdynia , a seguito della quale è stato licenziato dall’ufficio dell’Ufficio politico e dal Segretariato del Comitato centrale il 20 dicembre dello stesso anno. 7 febbraio 1971 rimosso dal Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori Uniti polacco, poi dalle autorità PZPR e dalle autorità statali”.
    L’idea suggerita dall’articolo è che proprio Wojtyla sia un campione del dialogo. Tanto che si dice:
    “Il primate combatteva il regime sul piano politico, Karol Wojtyla si occupò dell’ambito culturale. E così negli anni Settanta Wojtyla si fa promotore di una trattativa con le autorità per costruire una chiesa nel quartiere operaio di Nowa Huta. E quando al telefono con Wanda Poltawska si riferiva ai comunisti, l’arcivescovo di Cracovia li definiva «fratelli lontani». Lontani in quanto comunisti, ma che «restavano nostri fratelli»”.
    Ora la storia di Nowa Huta, quartiere costruito volutamente senza chiese, è quella di una lotta di anni, una vera lotta.Come potete leggere in questo sito, da cui traiamo questo brano: “La scuola elementare ha infine la meglio sulla chiesa, ma i cristiani di Nowa Huta non smettono di lottare. Negli anni la croce viene più volte rimossa e ogni volta ricostruita. La vigilia di Natale del 1959, sfidando l’inverno polacco, Wojtyła aveva celebrato all’aperto la Messa di mezzanotte. La prima di molte celebrazioni simili, che sarebbero divenute una tradizione durante il suo episcopato. «Oggi a mezzanotte – disse il futuro Giovanni Paolo II nell’omelia del Natale del 1973 – tutta la Chiesa nel mondo intero, su tutta la faccia della terra, dà di nuovo il benvenuto al Salvatore del mondo, che è nato a Betlemme. Lo saluta il Santo Padre celebrando a quest’ora la Messa di mezzanotte nella basilica di San Pietro. Lo salutano i vescovi in tutti i Paesi su ogni continente del mondo. Lo saluta la Chiesa di Cracovia qui a Nowa Huta. Noi veniamo qui per Gesù. Per Gesù noi cerchiamo un tetto»”.
    Basandosi su questo articolo, che come vediamo è per non dire altro approssimativo se non tendenzioso, scrive Spadaro: “Anche Karol Wojtyla fu scelto come vescovo con il consenso del governo comunista polacco. Potrà accader in maniera simile ai prossimi vescovi cattolici cinesi”. Come se la Polonia cattolica del ‘900 fosse assimilabile alla Cina del Terzo Millennio. Da rabbrividire, se si pensa a quella che era la finezza culturale e intellettuale della Compagnia di Gesù.
    Parlando di cose più serie, vi consigliamo la lettura di un commento pubblicato da “virtusinmedioveritasuna”, di cui riportiamo questo brano:
    “Purtroppo c’è anche da farsi altra domanda obbligatoria: ma dando dei poteri insoliti al governo maoista, fino a che punto implicitamente viene riconosciuta qualche illusoria legittimità a un regime comunista? E come interpretare questo fatto, dal momento che il comunismo è stato condannato solemniter dal Magistero? D’altra parte, sappiamo che Napoleone dal punto di vista economico intendeva favorire la Chiesa nella proporzione in cui la Chiesa favorisse il suo governo. E qui dobbiamo soffermarci un attimo per ricordare l’espansione economica cinese, simile a un polipo terrestre i cui tentacoli si allungano senza sosta, infiltrandosi dappertutto con tenacia inarrestabile. Se la Santa Sede oggi, dipendente piuttosto dagli USA e dalla Germania, riesce, con la sua sottomissione, ad attrarre a se i soldi di Pecchino, è possibile ipotizzare che si creerà una dipendenza sempre più stretta tra la mega-potenza orientale e lo Stato più piccolo al mondo? Se consideriamo che i settori conservatori degli Stati Uniti per certi versi puniscono la Santa Sede ritagliando o surgelando le sue contribuzioni, e la Chiesa della Germania, in dilagante crisi religiosa, minaccia di diventare sempre meno ricca, quale ruolo potrà avere l’onnipotente Repubblica di Mao nel sostenere il Vaticano? E man mano l’influenza cinese si allarghi, fino a che punto c’è da aspettarsi per un futuro conclave un discreto veto comunista? Non potrebbe essere questo concordato un primo passo per affidare la Chiesa al potere marxista?
    Come giustificare, invece, questo “regresso” ecclesiologico a un cesaropapismo d’impronta maoista?
    Insomma, è certo che i nostri fratelli cinesi rimasti fedeli al Papa per anni, dopo aver subito il peso dello stivale tirannico di Pecchino, dovranno soffrire ancora molto, e questo ci rattrista. E anche vero che desta perplessità l’ingerenza pastorale e di governo da parte delle autorità civili marxiste, avvertita nella Lettera di Papa Francesco. Il rischio peggiore, però, non sembra minacciare una porzione – tra l’altro benamata da tutti i cattolici ma piccola – della Chiesa. Con l’Accordo Provvisorio non è la stessa Sposa di Cristo che, in certo modo, viene affidata al suo più accanito avversario?”.
    E anche il blog di Sabino Paciolla, che traduce un saggio di Ines Angeli Murzaku, Professore di storia della Chiesa e direttore del programma di studi cattolici presso la Seton Hall University nel New Jersey. Ve ne riportiamo un brano, consigliandovi la lettura dell’articolo:
    “Quindi, l’accordo provvisorio del 2018 è una riappacificazione nelle relazioni sino-vaticane? Il recente accordo provvisorio è un nuovo tassello nei rapporti sino-vaticani che potrebbe rivelarsi doppiamente pericoloso, a livello nazionale e universale, all’interno della Chiesa cattolica cinese e della Chiesa cattolica universale, interrompendo la lunga tradizione ecclesiastica nelle nomine episcopali. In primo luogo, a livello nazionale, potrebbe causare uno scisma e una divisione senza precedenti tra i fedeli cattolici cinesi appartenenti alla Chiesa aperta e clandestina, quella registrata dal governo, e quelli appartenenti a quella non registrata. In secondo luogo, la nomina dei vescovi da parte di un governo comunista senza mandato vaticano è una violazione della tradizione della Chiesa. Il Codice di Diritto Canonico 1382 è chiaro: ‘Il Vescovo che senza mandato pontificio consacra qualcuno Vescovo e chi da esso ricevette la consacrazione, incorrono nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica’. La Dignitatis Humanae, la Dichiarazione del Concilio Vaticano II sulla libertà religiosa, perora la causa a favore della libertà religiosa, menzionando specificamente la libertà e il mandato della Santa Sede nelle nomine dei vescovi: ‘Le comunità religiose hanno anche il diritto di non essere ostacolate, né da provvedimenti legali né da azioni amministrative da parte del governo, nella selezione, formazione, nomina e trasferimento dei propri ministri, nella comunicazione con le autorità religiose e le comunità religiose all’estero, nella costruzione di edifici a fini religiosi, nell’acquisizione e nell’utilizzo di fondi o proprietà adeguate’. Inoltre, Papa Benedetto XVI, nella sua lettera del 2007 ai vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese, dedica un’intera sezione alle nomine episcopali, intendendo la nomina dei vescovi di Roma come espressione di libertà religiosa molto diversa da come la intende Pechino. Papa Benedetto XVI ha affermato che “la nomina dei vescovi per una particolare comunità religiosa è intesa, anche nei documenti internazionali, come elemento costitutivo del pieno esercizio del diritto alla libertà religiosa. La Santa Sede vorrebbe essere completamente libera di nominare i Vescovi’.
    https://www.marcotosatti.com/2018/10...-interessanti/

    Quando Bergoglio tesseva le lodi del sindaco di Riace
    Il Papa, nel dicembre del 2016, scriveva al sindaco Domenico Lucano esprimendo "ammirazione" e "gratitudine". Il primo cittadino aveva risposto con un "Hasta siempre".
    Giuseppe Aloisi
    Era il dicembre del 2016 e Papa Francesco, attraverso una missiva, esprimeva un deciso apprezzamento per quanto messo in campo in materia d'accoglienza dei migranti dal sindaco di Riace.
    Lo stesso primo cittadino che è stato arrestato, durante la giornata di ieri, dalle fiamme gialle.
    "Conosco le sue iniziative, lotte personali e sofferenze - sottolineava all'epoca il ponteficer argentino - . "Le esprimo, perciò - aggiungeva -, la mia ammirazione e gratitudine per il suo operato intelligente e coraggioso a favore dei nostri fratelli e sorelle rifugiati".
    Ma pare che altrettanto favore nei confronti di quel "modello" d'integrazione fosse stato manifestato a Domenico Lucano dal Vaticano. Qualcuno, da Roma, aveva optato per invitarlo a un'iniziativa sulla gestione dei fenomeni migratori, un "summit" svoltosi all'interno della Santa Sede. Quasi come se della parti di piazza San Pietro volessero studiare quanto accaduto in Calabria per replicarlo altrove e/o per promuoverlo.
    Il contenuto della lettera di Bergoglio è ancora rintracciabile su Repubblica, dove si può anche leggere la risposta del primo cittadino del comune calabrese. L'ex arcivescovo di Buenos Aires continuava così: "Mentre chiedo al Signore di non abbandonarla mai soprattutto in questo momento difficile, la accompagno con riconoscenza e affetto. Non si dimentichi di pregare per me o, se non prega le chiedo che mi pensi e mi mandi 'buona onda'".
    "Non era previsto - replicava sui social network Domenico Lucano - che il Papa un giorno scrivesse una lettera a uno come me seguace di Natale Bianchi, Sasà Albanese, Francesco Cirillo, Peppino Lavorato, Emilio Sirianni, Giuseppe Impastato solo per fare alcuni nomi che hanno ispirato la mia azione sociale e politica in questa terra di frontiera, contrasti, ombre a volte anche di luci che è la Locride, estrema periferia italiana".
    "Hasta siempre" era stata la formula scelta da Lucano per il conclusivo e cordiale saluto al Santo Padre.
    Quando il Papa tesseva le lodi del sindaco di Riace

    Il ritorno di Viganò: tutte le nuove accuse a Papa Francesco
    Francesco Boezi
    Monsignor Carlo Maria Viganò era dato per disperso da buona parte della stampa. Dopo l'attacco sferrato nei confronti del pontefice - i lettori ricorderanno la pubblicazione del memoriale composto da undici pagine tramite cui ha chiesto le dimissioni di Papa Francesco - l'ex membro del Governatorato del Vaticano sembrava aver scelto la strada del silenzio.
    Nella serata di ieri, invece, il blog del noto vaticanista Aldo Maria Valli ha pubblicato un testo, fatto arrivare al giornalista "dalla località segreta" in cui Viganò abita. E la firma posta alla fine di questo nuovo documento, ancora una volta, è quella del "grande accusatore".
    All'interno di quello che è ormai stato definito il "dossier Viganò", l'ex nunzio apostolico della Santa Sede per gli Stati Uniti aveva sostenuto che Bergoglio fosse a conoscenza dei "comportamenti inappropriati" del cardinal McCarrick. In sintesi: Viganò pare ritenere che il papa della Chiesa cattolica abbia coperto un cardinale responsabile di abusi. Per dirla ancora meglio: Viganò sostiene che Papa Francesco fosse a conoscenza delle sanzioni inflitte da Ratzinger a Viganò. Ma Bergoglio non avrebbe mai dato seguito a quanto disposto dal suo predecessore.
    Leggendo sul blog di Valli, si apprende che il monsignore adesso scrive: "È trascorso ormai un mese da quando ho reso la mia testimonianza, unicamente per il bene della Chiesa, di quanto avvenuto nell’udienza con papa Francesco il 23 giugno 2013 e al riguardo di certe questioni che mi è stato dato di conoscere negli incarichi che mi furono affidati in Segreteria di Stato e a Washington, con relazione a coloro che si sono resi responsabili di aver coperto i crimini commessi dal già arcivescovo di quella capitale". Viganò, nel memoriale pubblicato un mese fa, ha dichiarato di aver comunicato a Bergoglio, proprio durante quell'udienza, le decisioni prese da Ratzinger rispetto al "caso McCarrick", cioè la condanna a una vita di preghiera e penitenza.
    Poi, dopo altri passaggi di queste nuove dichiarazioni, la parte più "dura": "Né il papa, né alcuno dei cardinali a Roma hanno negato i fatti che io ho affermato nella mia testimonianza. Il detto “Qui tacet consentit” si applica sicuramente in questo caso, perché se volessero negare la mia testimonianza, non hanno che farlo, e fornire i documenti in supporto della loro negazione. Come è possibile non concludere che la ragione per cui non forniscono i documenti è perché essi sanno che i documenti confermerebbero la mia testimonianza?". Papa Francesco, scegliendo di tacere, avrebbe acconsentito.
    Viganò è un fiume in piena e muove anche altre accuse: "Ma c’è di più: l’aver coperto McCarrick - continua - non sembra essere stato certamente un errore isolato da parte del papa. Molti altri casi sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora, solo a questo punto, papa Francesco lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy O’Connor". Il pontefice argentino, insomma, non avrebbe insabbiato solo il caso relativo a Theodore McCarrick, ma avrebbe persino difeso "preti omosessuali" responsabili di "gravi abusi".
    Infine Viganò chiama in causa un altro cardinale, quel Marc Ouellet che ha da poco definito una "grave offesa" l'attacco mosso contro il Santo Padre: "All’inizio del pontificato di papa Francesco - prosegue l'ex nunzio parlando del porporato canadese - aveva mantenuto la sua dignità, come aveva dimostrato coraggio quando era arcivescovo di Québec. Poi, invece, quando il suo lavoro come prefetto della Congregazione per i vescovi è stato virtualmente compromesso perché la presentazione per le nomine vescovili da due “amici” omosessuali del suo dicastero passava direttamente al papa, bypassando il cardinale, ha ceduto. Un suo lungo articolo su L’Osservatore Romano, in cui si è schierato a favore degli aspetti più controversi dell’Amoris Laetitia, ha rappresentato la sua resa. Eminenza - ha concluso Viganò -, prima che io partissi per Washington, lei mi parlò delle sanzioni di papa Benedetto nei confronti di McCarrick. Lei ha a sua completa disposizione i documenti più importanti che incriminano McCarrick e molti in curia che li hanno coperti. Eminenza, le chiedo caldamente di voler rendere testimonianza alla verità!". Viganò domanda a Ouellet di tirare fuori le carte che confermano la sua versione dei fatti.
    Il ritorno di Viganò: tutte le nuove accuse a Papa Francesco

    Bergoglio e il Nuovo Ordine Mondiale – N.W.O.
    Si leggono molti pareri discordi sulla mancata risposta di Bergoglio alle circostanziate accuse rivolte da Mons. Viganò a diversi alti prelati, nonché allo stesso pontefice. I cattolici tradizionalisti si scandalizzano per la mancata risposta, mentre i progressisti gridano al delitto di lesa maestà, richiedendo pene esemplari per colui che ha osato chiedere le dimissioni del pontefice.
    Riflettendoci bene, vien da domandarsi perché mai papa Francesco avrebbe dovuto rispondere a mons. Viganò, oppure ai quattro cardinali dei “dubia” (ormai rimasti solo in due) o, infine, a qualsiasi altra pubblica petizione o supplica, essendosi assunto il compito di eliminare ogni residua traccia di Cattolicesimo dalla Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo (in cos’altro potrebbe mai consistere la sua dichiarazione di voler riformare la Chiesa di Cristo in modo che non si possa più tornare indietro?).
    Del resto, egli stesso ha dichiarato all’amico Eugenio Scalfari che Dio non è cattolico, la Chiesa, conseguentemente, non lo è e lui nemmeno, ovviamente.
    Il suo programma di riforma di Santa Romana Chiesa dovrebbe consistere dapprima nel protestantizzarla (riabilitazione di Lutero, domanda di perdono per la scomunica inflittagli da papa Leone X, per il Concilio di Trento, San Pio V e la Controriforma), per poi farla confluire nella religione mondiale di stampo massonico (immanentistica, antropocentrica, cristofobica o anticristica), braccio ecclesiastico del nuovo cesaropapismo di impronta luciferina, il NWO.
    Già il suo predecessore Paolo VI non si degnò mai di rispondere (né di concedere udienza) ai cardinali Bacci e Ottaviani, firmatari del “Breve esame critico del Novus Ordo Missae”, affermando poi che da qualche fessura il fumo di Satana era entrato nelle sacre stanze vaticane (come se non fosse stato lui stesso ad aprirgli le porte). Adesso, quindi, che dal fumo si è passati all’arrosto, cos’altro mai potremmo attenderci?
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...i-inutili.html

  4. #354
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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Vescovo molto vicino al Papa si congratula con una loggia massonica
    (Buone Aires) Un vescovo argentino, gesuita, si è congratulato con la loggia massonica della città dove ha sede il suo vescovado, in occasione dell’anniversario della fondazione della stessa loggia. Il fatto, di per sé, è clamoroso, ma a questo si aggiunga che questo vescovo non è un ordinario qualunque.
    Il vescovo di Lomas de Zamora, Mons. Jorge Rubén Lugones, ha mandato le sue congratulazioni alla loggia massonica «Giuseppe Mazzini» n° 118, in occasione del 126° anniversario della sua fondazione.
    La lettera, datata 11 settembre, è stata inviata dal vescovo a Martin Sarubbi, della “Venerabile Loggia Giuseppe Mazzini n° 118”.
    Il vescovo Rubén Lugones appartiene, come Papa Francesco, all’Ordine dei Gesuiti.
    Insieme ai “cordiali saluti” egli ha scritto ai fratelli della loggia:
    «Possa questa celebrazione incoraggiarvi a continuare a lavorare per i vostri ideali di amore, al servizio all’umanità e della fratellanza universale».
    Con grande soddisfazione, la loggia il 17 settembre ha pubblicato la lettera su face book
    «Oggi abbiamo ricevuto questo saluto dalla diocesi di Lomas de Zamora. Ringraziamo pubblicamente per la riverenza e riaffermiamo il nostro impegno a lavorare insieme per una maggiore libertà, uguaglianza e fraternità, mettendo da parte le anacronistiche differenze.»
    Per “anacronistiche differenze” si intende il divieto ecclesiastico dell’appartenenza dei cattolici alla loggia. Fin dalla fondazione della Massoneria, 300 anni fa, la Chiesa ha insegnato la sua incompatibilità con la Fede cattolica a causa delle gravi differenze ideologiche.
    Chi è il vescovo Jorge Rubén Lugones?
    66 anni, il vescovo è nato nello Stato di Buenos Aires. Nel 1999, Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato vescovo di Nueva Orèn. È stato consacrato da Jorge Mario Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires. Fin dal 2008 è stato vescovo di Lomas de Zamora. Alla Conferenza Episcopale Argentina è membro della Commissione per la cura pastorale degli Indios e della Commissione per gli Affari Sociali.
    La loggia Giuseppe Mazzini n° 118
    La loggia Giuseppe Mazzini n° 118, si dichiara “una società filantropica, filosofica e progressista”. Sul suo sito web si legge:
    «La Massoneria è un ordine iniziatico, esoterico, elitario e cavalleresco che cerca di sviluppare l’arricchimento etico, morale e spirituale dei suoi membri».
    E ancora:
    «Il fondamento del nostro sistema sono: la fede in un Dio che chiamiamo il Grande Architetto dell’Universo, insieme all’amore, al servizio per l’umanità e alla fratellanza universale.»
    Secondo il sito web della loggia, il “sistema” massonico è «un sistema educativo, filosofico, tradizionale e simbolico», «che ricerca la conoscenza per raggiungere la verità».
    Tuttavia, questa “verità” non è la verità cristiana, o più precisamente la verità personificata in Gesù Cristo («io sono la verità») secondo la comprensione cristiana; piuttosto, la Massoneria è stata fondata proprio perché rigetta l’offerta cristiana (divina) della verità, e cerca invece una verità nascosta indipendentemente da essa.
    La differenza tra la massoneria e il cristianesimo è indicata così:
    «Essa [la massoneria] non proibisce o impone un credo o una pratica religiosa ai suoi membri.»
    Il giudizio della Chiesa sulla immutata massoneria
    Le congratulazioni del vescovo Jorge Rubén Lugones arrivano a dispetto della ripetuta condanna espressa dalla Chiesa nei confronti della massoneria; l’ultima è stata quella del 1983, espressa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede quand’era Prefetto il cardinale Joseph Ratzinger:
    È stato chiesto se sia mutato il giudizio della Chiesa nei confronti della massoneria per il fatto che nel nuovo Codice di Diritto Canonico essa non viene espressamente menzionata come nel Codice anteriore.
    Questa Congregazione è in grado di rispondere che tale circostanza - dovuta a un criterio redazionale seguito anche per altre associazioni ugualmente non menzionate in quanto comprese in categorie più ampie.
    Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione a esse rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.
    Non compete alle autorità ecclesiastiche locali di pronunciarsi sulla natura delle associazioni massoniche con un giudizio che implichi deroga a quanto sopra stabilito, e ciò in linea con la Dichiarazione di questa S. Congregazione del 17 febbraio 1981 (Cf. AAS 73/1981, pp. 240-241).
    Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza concessa al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Dichiarazione, decisa nella riunione ordinaria di questa S. Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
    Roma, dalla Sede della S. Congregazione per la Dottrina della Fede, il 26 novembre 1983.
    Joseph Card. Ratzinger
    La Massoneria è considerata il nemico dichiarato della Chiesa. I suoi obiettivi urgenti includono la soppressione dell’influenza della Chiesa sulle persone. In questo modo, essa combatte concretamente la morale cattolica. Il ruolo della Massoneria nell’incitamento antisemita dell’Illuminismo e nella Rivoluzione Francese è ben documentato. Lo stesso vale in gran parte per il suo ruolo nel XIX secolo nella lotta e nella distruzione dello Stato Pontificio.
    Il massone di alto grado Giuseppe Mazzini (1805-1872), da cui prende il nome la loggia n° 118, è un esempio significativo dello spirito rivoluzionario dei fratelli della loggia e della loro ostilità verso la Chiesa.
    Mazzini fu iniziato a Genova nel 1827. All’inizio degli anni Trenta dell’Ottocento, durante la prigionia a Savona, gli fu conferito il 32° grado, requisito necessario per essere ammesso al livello della “più alta vendetta” nella società segreta della Carboneria.
    Nel 1866 gli fu conferito il 33° grado. Allo stesso tempo fu ammesso al Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato.
    Come repubblicano e antimonarchico, dovette lasciare l’Italia, unificata nel 1861, e vivere in esilio a Londra.
    Nel 1870, quando la lotta militare contro lo Stato Pontificio raggiunse la fase finale, egli tornò subito in Italia e organizzò nuovi disordini. A causa del suo rifiuto della monarchia, dovette lasciare nuovamente l’Italia dopo la riuscita distruzione dello Stato Pontificio. Poco prima della sua morte, nel 1872, la sorella cattolica cercò di persuaderlo a fare penitenza, a pentirsi e a tornare nella Chiesa. Egli si rifiutò.
    Morì il 10 marzo 1872, senza assistenza spirituale e sotto falso nome, nella villa di un fratello di loggia e circondato da massoni di spicco. Tale rituale non è solo un addio, ma ha lo scopo di evitare che il moribondo diventi “debole” sul suo letto di morte e ritorni alla fede dell’arcinemico, la Chiesa.
    Più recentemente, diversi ex massoni hanno lasciato dei libri che offrono uno scorcio dietro le quinte delle logge.
    Un’analisi più approfondita è stata fornita nel 2009 dal sociologo e editorialista Lorenz Jäger con il suo studio “Dietro il Grande Oriente. Massoneria e movimenti rivoluzionari”.
    Una illuminante descrizione, sebbene nella veste di un romanzo storico, venne offerta nel 2015 anche dall’avvocato Norbert Nemeth, direttore del club liberale parlamentare del Consiglio Nazionale Austriaco (paragonabile al presidente di un gruppo parlamentare, con la differenza che il direttore del club non è un membro del parlamento) dal titolo “All'ombra di Gracchus”.
    A causa della vicinanza con Papa Francesco del vescono Rubén Lungones, S. J., non ci si può aspettare una reazione di Roma all’insolita lettera e al suo celebrato riavvicinamento fra la Chiesa e la loggia.
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...enze.html#more

    Chi cerca trova....
    Un altro gay? Nuovo Sostituto Vaticano Edgar Peña Parra in acque difficili
    L'arcivescovo Edgar Peña Parra, nominato direttamente da papa Francesco, il 15 ottobre assumerà l'incarico di Vice Segretario di Stato Vaticano.
    Ma la scorsa settimana è stato inviato via email ad alcuni cardinali in Vaticano un dossier di 25 pagine firmato da "laici dell'arcidiocesi di Maracaibo” - l'arcidiocesi in Venezuela da cui proviene Peña.
    Peña ha cominciato i suoi studi alla fine degli anni '70 nel seminario di San Cristobal, da cui è stato espulso dopo il terzo anno per motivi disciplinari. Il suo arcivescovo gli ha dato una seconda possibilità e così Peña ha continuato nel seminario di Caracas, dove i rapporti su di lui sono stati buoni.
    Il dossier contiene lettere fotocopiate dell'arcivescovo Domingo Roa Pérez (+2000) che ha ordinato Peña nell'agosto 1985.
    In una di queste lettere, Roa scrive di aver ricevuto un rapporto anonimo poco prima che Peña diventasse diacono. Il rapporto gli diceva che Peña era stato espulso dal seminario di San Cristobal perché era un "omosessuale [praticante]".
    Roa scrive che la lettera anonima spiegava che questa informazione non gli era mai arrivata perché un sacerdote dell'arcidiocesi di San Cristobal aveva falsificato il rapporto inviatogli (a Roa) [San Cristobal è solo una diocesi].
    L’Espresso sa per certo che papa Francesco ha ignorato le accuse contro Peña come fossero "un altro attacco contro di lui (Francesco)" proveniente dal "fronte dei conservatori". Francesco ha precedenti nell'ignorare le molestie omosessuali nella Chiesa.
    Peña è un “amico molto vicino” del cardinale di Tegucigalpa Rodríguez Maradiaga e del suo ex vescovo ausiliario Juan Jose Pineda, ora sospeso in quanto omosessuale attivo. Dal 2003 al 2007, Peña ha lavorato come Consigliere alla nunziatura di Tegucigalpa.
    Nella sua dichiarazione di agosto, il denunciante arcivescovo Viganò scrive che "Come delegato per le rappresentanze pontificie, mi erano pervenute informazioni preoccupanti a suo riguardo [Peña]".
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...rova.html#more

    DUE SITI AMERICANI PUBBLICANO RIVELAZIONI INQUIETANTI SUL CARD. COCCOPALMERIO
    Marco Tosatti
    Non passa giorno senza che un nuovo scandalo dia un colpo alla traballante fiducia di chi segue con un minimo di attenzione le vicende della Chiesa. LifeSiteNews, un sito americano particolarmente ben informato, ha dato ieri sera la notizia che il card. Coccopalmerio era nell’appartamento del suo segretario quando la sicurezza vaticana ha fatto irruzione per arrestarlo durante un party omosessuale a base di droga. L’indiscrezione è stata confermata, sempre sulla base di fonti interne al Vaticano che vogliono mantenere l’anonimato per comprensibili ragioni, da un altro sito cattolico americano specializzato nel giornalismo di inchiesta, Church Miltant.
    Traduciamo qui alcuni brani dell’artcolo d LifeSiteNews, rimandandovi all’originale:
    “Il cardinale Francesco Coccopalmerio, uno stretto collaboratore di papa Francesco, era presente al party omosessuale a base di droga in cui ha fatto irruzione la polizia vaticana nell’estate del 2017 e in cui fu arrestato il suo segretario, mons. Luigi Capozzi. Una fonte vaticana piazzata ad alto livello con con conoscenza diretta, che deve restare anonima per timore di rappresaglie, dice a LifeSiteNews che il Papa stesso è al corrente della presenza di Coccopalmerio al party. Il party ha avuto luogo in un appartamento del palazzo della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF)”. Coccpalmerio era a capo del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi fino al suo pensionamento ad aprile.
    La stessa fonte vaticana ha parlato più in dettaglio in un incontro privato questa estate con un gruppo di preti, tre dei quali hanno parlato a LIfeSiteNews.
    Uno di questi preti ha detto a LifeSiteNews che secondo la fonte vaticana il card. Coccopalmerio, 80 anni, non era solo una presenza. La fonte disse ‘in effetti, era lui che presiedeva quando i gendarmi vaticani hanno fatto irruzione, e che gli ordinarono di andarsene prima che cominciassero a fare arresti’.
    Un altro prete che era al meeting privato ha detto che la fonte vaticana ‘ha dichiarato chiaramente a me e a un certo numero di altri che quando la polizia ha fatto irruzione nell’appartamento e ha arrestato Capozzi, il cardinale Coccopalmerio era presente all’orgia’. La polizia gli disse di andare via ‘immediatamente’”. Il prete ha aggiunto che la fonte fece illazioni sull’omosessualità di Coccopalmerio.
    Da ricordare che secondo altri reportage mons. Capozzi ottenne l’appartamento nel palazzo della CDF passando avanti a candidati più titolati grazie all’intervento del Pontefice mosso da Coccopalmerio.
    E questo ci porta a fare qualche riflessione sulla situazione che la Chiesa sta vivendo; una situazione esplosiva dal punto di vista della credibilità, come hanno rivelato gli scandali, le coperture e le complicità in Cile, Honduras, Germania e Stati Uniti, e che la testimonianza dell’arcivescovo Viganò ha solo evidenziato con drammaticità, non creato, come vorrebbe far credere la macchina di propaganda al servizio dell’istituzione. Fra l’altro: Coccopalmerio è la persona che il Pontefice ha chiamato a consulto per le eventuali punizioni canoniche contro Viganò. Neanche Dan Brown oserebbe imbastire una fiction del genere…
    Questo è un dettaglio. Ma porta a ragionamenti più ampi. Il Pontefice ha rifiutato nettamente la richiesta di un’indagine in cui avrebbero avuto un’ampia parte anche laici, sul caso McCarrick e derivati. Una richiesta motivata dalla consapevolezza che fra i laici la sfiducia verso gli uomini di Chiesa sta crescendo, e non senza ragione.
    Al suo posto è stata annunciata sabato scorso un’inchiesta vaticana sui documenti a disposizione. Non è ancora noto chi la condurrà; se sarà una commissione speciale, o se saranno organi interni dei dicasteri vaticani. C’è da chiedersi se al vertice ci si rende conto del grado di sfiducia che in maniera crescente circonda le mosse del Pontefice e dei suoi collaboratori, e che la propaganda riesce sempre meno a nascondere. Basta un giro sui social, per rendersene conto. E il pensiero che magari in una eventuale commissione di inchiesta avrebbe potuto esserci (o potrebbe esserci) il card. Coccopalmerio, dopo queste rivelazioni non esorta alla fiducia cieca e totale perinde ac cadaver. In certe situazioni storiche non basta dire “Il Papa è il Papa”. Purtroppo non basta. La Fede è una cosa, la fiducia negli uomini è un’altra. La si costruisce e la si merita.
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...cco-party.html

  5. #355
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Massoneria e Chiesa organizzano convegno: polemiche sui partecipanti
    L’incontro è pubblicizzato sul sito ufficiale della Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo ed è stato organizzato in collaborazione tra il Grande Oriente d'Italia e le Acli
    Matteo Orlando
    "Chiesa e Massoneria: un dialogo possibile?". È questo l'argomento di un incontro di studio che si terrà a Gubbio il prossimo 19 ottobre.
    L'iniziativa, che ha già suscitato le prime polemiche sui social network, è stato organizzato dal Collegio Circoscrizionale dell’Umbria del Grande Oriente d’Italia, una delle associazioni massoniche principali d'Italia, in collaborazione con il circolo “Ora et Labora” delle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani di Fossato di Vico (Perugia).
    L'evento si svolgerà nel Castello di Baccaresca e vedrà la partecipazione di due massoni, Luca Nicola Castiglione (che porterà i saluti in qualità di Presidente del Collegio dei Maestri Venerabili dell’Umbria) e il dottor Stefano Bisi (che concluderà i lavori in qualità di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia).
    Le polemiche nate sul web riguardano il coinvolgimento attivo della Chiesa Cattolica per l'organizzazione del convegno, per la pubblicizzazione dell'evento sul sito ufficiale della Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo (guidata dall'arcivescovo monsignor Domenico Sorrentino) e per gli interventi previsti di Sante Pirrami, presidente del circolo Acli "Ora et Labora" di Fossato di Vico (le Acli sono nate per volontà della Chiesa cattolica italiana per "formare solidamente nella dottrina sociale cristiana" i lavoratori cattolici) e di don Gianni Giacomelli, Priore del Monastero di Fonte Avellana. Parteciperanno alla giornata di studi anche il pastore della Chiesa Valdese Pawel Andrzej Gajewski e l'avvocato del Foro di Perugia Fabio Amici.
    Ai cattolici partecipanti all'evento viene "imputata" la contraddizione del professare la fede cattolica e del partecipare a degli eventi organizzati da una fratellanza mondiale i cui principi, per la Chiesa, sono fondamentalmente incompatibili con l'insegnamento cattolico.
    L’incontro, sul sito della principale famiglia massonica italiana viene pubblicizzato come "di particolare interesse in un momento storico in cui, a fronte della posizione ufficiale di inconciliabilità tra fede e iscrizione alla Massoneria da sempre affermata dalla Chiesa Cattolica, al suo interno si riaffacciano posizioni più dialoganti e aperte, quale quella espressa di recente dal Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. In una fase delicata del Pontificato di Francesco, Papa di un cristianesimo egualitario più che identitario, e in un momento di rinnovata propensione dei credenti verso l’apertura a nuovi mondi e alle diversità, l’incontro promosso da Acli e Grande Oriente d’Italia potrebbe far ripartire la costruzione di “ponti” i cui cantieri, in passato, avevano aperto possibilità di riconciliazione poi mai maturate".
    Su Il Sole 24 Ore monsignor Ravasi aveva affermato che può esserci convergenza tra Chiesa Cattolica e massoneria almeno su temi quali "la beneficenza, la lotta al materialismo, la dignità umana, la conoscenza reciproca".
    Di segno opposto, ovviamente, le posizioni dei cattolici che protestano sul web. Tra tutte, l'agenzia di informazione cattolica Corrispondenza Romana, diretta dallo storico Roberto De Mattei, scrive che "portarsi la massoneria in casa e chiedersi anche se, con essa, sia possibile un dialogo significa infischiarsene del Magistero [...], del Codice di Diritto Canonico [...], della Declaratio de associationibus massonicis [...] approvata da Giovanni Paolo II". Viene anche ricordato che non si tratta "di un bizzarro esperimento isolato" ma di "un nuovo tassello di una marcia di avvicinamento, che parte da lontano", un disegno che conta "sulla politica dei piccoli passi e su un’erosione costante, continua, incessante".
    Massoneria e Chiesa organizzano convegno: polemiche sui partecipanti

    Chiesa violata dai pro-migranti. Dov'è lo scandalo?
    La frontiera francese è un territorio fuori controllo. La gendarmerie ci scarica i clandestini mentre dopo lo sgombero di un locale della parrocchia di Claviere, attivisti irrompono in chiesa e interrompono la messa. Ma lo scandalo dov'è? Violare le chiese per l'ideologia immigrazionista è una pratica ormai "consigliata" o tollerata dai vertici, vedi la chiesa dormitorio di don Biancalani e le chiese ostello di Sant'Egidio.
    Non c’è soltanto il cosiddetto modello Riace ad entrare in crisi con il deciso cambio di rotta da parte del governo sulla gestione dei clandestini. Dal profondo sud si risale fino al confine alpino con la Francia e si scopre un territorio in cui si vive nell’illegalità da mesi, probabilmente anni.
    A Claviere da ieri si rischia molto più di un incidente diplomatico. Le autorità italiane hanno scoperto che un furgoncino della gendarmerie transalpina ha varcato la frontiera per scaricare un gruppo di clandestini che, una volta giunti in territorio italiano, ha fatto perdere le proprie tracce. La cosa, seguita da un’inchiesta della Procura di Torino ha mandato su tutte le furie il ministro degli Interni Matteo Salvini che non è stato tenero con il presidente francese Emmanuel Macron: “Non voglio credere che la Francia di Macron utilizzi la propria polizia per scaricare di nascosto gli immigrati in Italia. Ma se qualcuno pensa davvero di usarci come il campo profughi d'Europa, violando leggi, confini e accordi, si sbaglia di grosso”, sono state le parole del leader leghista.
    Adesso sarà il ministro degli Esteri Moavero Milanesi a pretendere dalla Francia i necessari chiarimenti, anche se questo episodio, che si somma a quelli passati di Bardonecchia dove avvenne il blitz degli agenti francesi in territorio italiano, mostra chiaramente che alla frontiera il costume francese di fare il bello e il cattivo tempo, con conseguente violazione delle leggi, deve essere radicato da tempo mentre le nostre autorità fino a ieri avrebbero chiuso più di un occhio.
    Dove infatti erano diretti i clandestini francesi una volta scaricati in Italia? Probabilmente nella vicina capanna-rifugio denominata Chez Jesus. Si tratta di uno stabile occupato da autonomi e antagonisti che però loro chiamano “rifugio”, il quale è di proprietà della Diocesi. Proprio attiguo alla chiesa infatti è un bivacco che in questi mesi è servito da “ospitaletto” di valico. Ma non per moderni pellegrini romei diretti nella Città Eterna, bensì per clandestini che venivano ospitati in quei locali prima di tentare il passaggio alla frontiera in Francia.
    Insomma: si viene e si va, ma comunque sempre si fa tappa proprio sul valico dove la struttura, completamente occupata da collettivi di autonomi, era letteralmente una terra di nessuno. Proprio per questo il parroco aveva denunciato la cosa e finalmente, mercoledì, gli agenti in antisommossa hanno sgomberato i locali e trasferito con l’aiuto della Caritas locale i “migranti clandestini” in strutture apposite.
    “Dove però sono lontani dalle frontiere”, si sono lamentati i collettivi che domenica, hanno deciso di passare alle maniere forti. Come? Irrompendo in cattedrale a Susa proprio durante la Santa Messa.
    Un sacrilegio in piena regola, per creare trambusto e soprattutto recitare un proclama tra lo sbigottimento generale dei fedeli. Tra i quali c’era anche l’ex sindaco di Claviere il quale ha raccontato ai giornali locali la particolare aggressività dei manifestanti cosiddetti pacifici.
    Toni da collettivo anni ’70 e accuse al vescovo di Susa, Alfonso Badini Confalonieri, reo a loro dire di arricchirsi sulla pelle dei disperati.
    Ovviamente è semmai il contrario visto che dai toni utilizzati e dalle parole dette, sono proprio questi finti Robin Hood a sfruttare i disperati per le loro ragioni ideologiche dato che a loro non possono offrire nulla, se non aiutarli a farli varcare il confine perpetrando dunque il loro stato di llegalità e di sfruttamento, in balie di chissà chi.
    “Lo Stato non ci vuole più tra queste montagne. Forse non accetta un luogo dove non si scheda nessuno, dove non c’è gestione né controllo delle persone, ma dove ci si auto-organizza in libertà”. E’ l’antico proclama dell’ideologia libertario anarcoide, che abbiamo visto all’opera in molte circostanze in passato e che in Val di Susa, dopo l’esperienza No Tav, si ricicla per la buona causa dei migranti.
    Al momento non è noto se gli attivisti benemeriti e sacrileghi verranno denunciati anche per aver interrotto un’attività di culto.
    Non c’è dunque solo il caso Riace. C’è anche una fetta di Italia che è fuori controllo e non sarebbe male se il vescovo, nel ristabilire la legalità, si occupasse anche di ristabilire il degno culto al padrone di casa, magari riparando con una messa il sacrilegio compiuto. Certo, l’emergenza da qui in avanti sarà lo scontro con la Francia che si acuirà, ma anche dalle parti del culto religioso, sarebbe opportuno che si ristabilissero le gerarchie e le priorità, oltre che si riflettesse su quello che stanno diventando le chiese.
    Anche da parte del mondo cattolico qualche mea culpa bisognerebbe che venisse fatto. Ormai a usare le chiese per i migranti sono un po' tutti.
    E' facile però indignarsi per attivisti che disturbano la quiete delle messe, un po' meno per un parroco come don Biancalani che utilizza la chiesa come dormitorio. E ancora più improbabile è scandalizzarsi per come la Comunità di Sant'Egidio da anni utilizzi le chiese come spazio mondano e extra-metafisico per pranzi e ricoveri invernali. Eppure anche in questi casi la scusa sono i poveri e i migranti, pazienza se clandestini e sfruttati a loro volta da un'ideologia terzomondista che a loro non offre nessuna prospettiva dignitosa. Ma queste sono iniziative spesso benedette dalle diocesi. Dunque, non vanno criticate, ma gli attivisti che irrompono a messa, invece, sì.
    Quello che è evidente però è che l’affaire migranti è ormai diventato un terreno di scontro ideologico dentro e fuori la Chiesa, solo che adesso ci sono anche attivisti per nulla intenzionati a usare i guanti. Disposti come sono a violare le chiese pur di imporre la loro arrogante pretesa di libertarismo sugli altri. La storia e la cronaca insegnano che quando le chiese vengono violate dai megafoni della politica, prima o poi le conseguenze possono essere tragiche. Qualcuno dalle parti della Cei non penserà forse che si è un po' troppo esagerato con la scusa dell'accoglienza?
    Chiesa violata dai pro-migranti. Dov'è lo scandalo? - La Nuova Bussola Quotidiana

    IL SILENZIO DEL PAPA SU VIGANÒ MINA LA SUA CREDIBILITÀ MAGISTERIALE. COSÌ LA FRANKFURTER ALLGEMEINE.
    Marco Tosatti
    Anche un giornale storicamente certo non conservatore in Germania come la Frankfurter Allgemeine Zeitung critica severamente il silenzio del Pontefice nei confronti della testimonianza dell’arcivescovo Viganò. L’intervento di cui diamo conto è di qualche giorno fa, prima della terza testimonianza.
    Un lungo articolo di Christian Geyer, di cui pubblichiamo qualche brano grazie alla cortesia di Maike Hickson, è intitolato “La Chiesa è silenziosa dalla testa in giù” e mette in rapporto la condotta della Chiesa tedesca, colpita da rivelazioni e scandali sugli abusi, principalmente di natura omosessuale, e il pervicace rifiuto di papa Bergoglio di rispondere alle questioni poste implicitamente dalla testimonianza dell’ex Nunzio negli Stati Uniti. E cioè: quando ha saputo dei trascorsi predatori dell’arcivescovo McCarrick? È vero che nell’udienza del 23 giugno 2013 mons. Viganò gli ha spiegato i misfatti di “zio Teddy”, gli ha detto che aveva rovinato generazioni di seminaristi e preti, e che Benedetto XVI gli aveva imposto delle sanzioni? Dal 26 agosto, dopo aver detto “non dirò una parola” il Pontefice ha rifiutato di fare chiarezza su questo, e sul fatto che McCarrick dopo la sua elezione ha avuto incarichi ufficiali e ha condizionato pesantemente nomine vescovili e cardinalizie negli USA, oltre alla politica con la Cina. Nei giorni scorsi su La Nuova Bussola Quotidiana avevamo dato conto di un editoriale della direzione del New York Times, e di altri giornali americani e inglesi. Ieri abbiamo dato conto di un articolo del Washington Times, sempre in tema di silenzio papale. Ecco la Frankfurter.
    “Dobbiamo ancora aspettare. Poi ogni problema si sistema, anche grazie a qualche forma di non gestione – da una parte mettendo a tacere, e rassegnazione dall’altra. Così, una domanda è: che cosa il Papa sapeva, e quando l’ha saputo? Ha lui stesso, o no, coperto degli abusatori sessuali e persino li ha promossi – non solo in passato, come arcivescovo di Buenos Aires (dove in questo momento sono particolarmente delle donne che glielo rimproverano) ma anche dopo che è stato eletto Papa?”. Geyer ricorda la conferenza stampa sull’aereo, di ritorno da Dublino, dove “alcune domande precise sono state evitate, nel tentativo di continuare la copertura di tutte le coperture”.
    Questo comportamento sta mettendo in pericolo la domanda stessa. Molto di recente, è stato giustificato una volta di più nelle accuse fatte da Carlo Maria Viganò che era nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al 2016 e che il 25-26 agosto , ha messo in circolazione un dossier…che trasforma il grido di battaglia pontificio “Nessuna tolleranza” in niente di più che ipocrisia. Il dossier afferma che ul Papa invece ha coccolato degli abusatori seriale clericali, in particolare il card. Theodore McCarrick che ha abusato minori, ed era noto per anche per aver abusato seminaristi, che dipendevano da lui per la loro carriera.
    Le domande importanti continuano a non avere risposta.
    Francesco ha o non ha cancellato le sanzioni del papa precedente (Benedetto XVI) contro McCarrick, che erano note in primo luogo dal 2013, e l’ha fatto diventare invece una figura influente del pontificato? C’è un modello papale comune in vigore quando si tratta di abusi sessuali e di sacerdoti? Sono tolti di mezzo una volta che non c’è più nessuna altra possibilità a causa dei media che chiedono che si agisca? Questo vorrebbe dire che il Papa semplicemente si basa sui ritardi e sul suo sedersi e aspettare. Davvero, questo ignorare continuamente la domanda mette in pericolo la domanda stessa.
    Così le domande restano senza risposta, si esauriscono. Questo accade anche perché sorgono altri problemi, e fanno sì che la domanda a cui non si è risposto, lasciata indietro, esca dalla linea del fuoco. Resta schiacciata dalla macchina del ‘consenso generale’ che rende tutte le domande egualmente importanti (e quindi non importanti). Questo, naturalmente, fa nascere seri dubbi sui concetti di verità e conoscenza….
    Questa insistenza nel matenere il segreto pontificio (nel caso dell’arcivescovo Viganò) non sarebbe allora sinonimo della preservazione della copertura in base alla legge canonica? Viganò recentemente si è giustificato per la rottura del segreto.. e dice ‘lo scopo di una tale clausola di confidenzialità’ non può neanche in minima parte consistere nel ‘coprire crimini o permettere la partecipazione ad essi’. Il silenzio dei Pastori che è stato identificato a livello mondiale come il problema principale degli abusi ecclesiastici, può difficilmente ora essere venduto come un dovere ufficiale.
    Neanche Francesco (‘non dirò una paola’) potrà usare la sua saggezza e la sua visione più alta per giustificare il silenzio che ha scelto, a meno che non voglia togliere credito al principio della responsabilità personale nella sua Chiesa e travolgere la credibilità della sua autorità magisteriale. Nondimeno l’eliminazione di domande sgradevoli nella conferenza stampa sull’aereo di ritorno dagli Stati baltici segue questo modello. Le domande relative a Viganò prima sono state spostate a più tardi e poi non sono più state permesse. (‘Mi hanno detto che la cena è pronta e il volo è breve’).
    https://www.marcotosatti.com/2018/10...er-allgemeine/

    Fintanto che non chiamiamo le cose con il loro vero nome
    Quando Ratzinger avvisava: "La lobby gay mina la Chiesa"
    L'allora presidente della Congregazione per la dottrina della fede: «Pressioni per legittimare atti omosessuali»
    C'è una lobby gay nella Chiesa che, in combutta con i movimenti gay esterni, sta lavorando per sovvertire l'insegnamento della Chiesa sulla omosessualità.
    Era il 1986 quando l'allora cardinale Joseph Ratzinger avvertiva del pericolo incombente. Sembrava fuori dal mondo allora una denuncia di questo genere, ma dopo oltre trent'anni bisogna riconoscere che Ratzinger aveva pienamente ragione. Ci riferiamo alla Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali della Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta appunto dal cardinale Ratzinger.
    La lettera affronta il tema dal punto di vista teologico, biblico e pastorale, improntata all'accoglienza delle persone nella verità. Ma a un certo punto afferma: «Tuttavia oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all'interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all'interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo. Essi manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un'ideologia materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la vocazione soprannaturale di ogni individuo».
    È una descrizione perfetta di cosa voglia dire la presenza nella Chiesa di una potente lobby gay. E oggi possiamo constatare i danni che questo processo rivoluzionario comporta, come ha ben chiarito il 19 ottobre monsignor Carlo Maria Viganò, autore a fine agosto del lungo memoriale in cui denunciava quel muro di corruzione a abusi che aveva protetto l'ormai ex cardinale americano Theodore McCarrick, predatore sessuale seriale. Ora Viganò torna alla carica denunciando il silenzio sulle vere cause degli abusi sessuali: «Questa gravissima crisi ha scritto - non può essere correttamente affrontata e risolta fintanto che non chiamiamo le cose con il loro vero nome. Questa è una crisi dovuta alla piaga dell'omosessualità, in coloro che la praticano, nelle sue mozioni, nella sua resistenza ad essere corretta. Non è un'esagerazione dire che l'omosessualità è diventata una piaga nel clero e che può essere debellata solo con armi spirituali. È un'ipocrisia enorme deprecare l'abuso, dire di piangere per le vittime, e però rifiutare di denunciare la causa principale di tanti abusi sessuali: l'omosessualità».
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...-con.html#more

  6. #356
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    Predefinito Re: Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Troppe orazioni fan male al Vaticano!
    Per il Vaticano Suore troppo “rigide”: presto azzerate?
    Nel piccolo villaggio di Saint-Aignan-sur-Roë con meno di 900 anime, nel Dipartimento della Mayenne, le 31 religiose della Congregazione delle Piccole Sorelle di Maria sono pronte a dar battaglia. Dopo una visita compiuta sul posto, il Vaticano rimprovera loro una pratica troppo rigida, troppe orazioni, una gestione troppo inquadrata ed un abito troppo tradizionale. Perciò, si propone d’imporre loro una nuova Madre Superiora, di trasferire l’attuale, già sospesa, a 700 chilometri di distanza col divieto assoluto di entrare in contatto con la sua comunità, nonché di fondere la Congregazione con la casa di riposo da loro fondata, ma attualmente gestita da un’associazione.
    Non se ne parla nemmeno: questa è una prospettiva, che le interessate hanno respinto in pieno ed all’unanimità. «È come uno tsunami per noi – ha dichiarato Suor Maria di Saint-Michel ai microfoni d’Europe 1, a nome delle Consorelle, la cui età media si aggira attorno ai 67 anni – Intendiamo difendere i nostri valori, la nostra ragione d’esistere. Abbiamo risposto al Vaticano che non può svendere le nostre tradizioni. Ad un certo punto, si tratta di obiezione di coscienza! È molto doloroso, poiché si tratta di tutta la nostra vita. Ma non ci si può fermare. Se sarà necessario compiere dei passi, si compiranno, noi siamo pronte», ha precisato la religiosa, ferma nelle proprie intenzioni, per nulla disposta a cedere alle ingiunzioni ed alle minacce giunte dal Vaticano, che potrebbe presto scioglierle dai loro voti, riducendole allo stato laicale.
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...cano.html#more

    I conservatori americani lanciano una petizione contro un cardinale
    Alcuni cattolici americani hanno stilato e diffuso una petizione volta a evitare che il cardinale Tobin diventi il nuovo arcivescovo di Washington. La Chiesa americana appare sempre più in crisi
    Giuseppe Aloisi
    Alcuni cattolici americani vogliono evitare che il cardinale Tobin prenda il posto di Donald Wuerl a Washington.
    L'ex arcivescovo della capitale statunitense si è dimesso a metà ottobre, in seguito alla pubblicazione del rapporto del Gran Giury della Pennsylvania. Anche Carlo Maria Viganò aveva citato Wuerl all'interno del suo memorandum. Wuerl non ha rinunciato, come altri, perché ritenuto responsabile di abusi, ma perché avrebbe mal gestito alcuni episodi di violenza sessuale quand'era incaricato a Pittsburgh.
    Adesso Bergoglio deve scegliere il successore e secondo più di qualche fonte Tobin sarebbe in cima alla lista dei potenziali sostituti. Ma una petizione lanciata sul web chiede al nunzio apostolico degli Stati Uniti di non sostenere l'eventuale nomina. Esisterebbero degli stretti legami tra Tobin e McCarrick, che è un ex porporato 'scardinalato' a causa della credibilità di accuse relative ad abusi. "Credibilità" registrata da un'inchiesta della diocesi di New York. McCarrick, punto focale del cosiddetto "dossier Viganò", ora vive nel Kansas, in un convento dei cappuccini. I tradizionalisti continuano a mettere in evidenza l'appartenenza di McCarrick, Tobin e Wuerl al medesimo correntone progressista. Dello stesso farebbero parte anche il cardinale Farrell e il gesuita James Martin.
    Il testo della raccolta fime è più che esplicativo: "Il cardinale Tobin è stato strettamente collegato all’ex cardinale Theodore McCarrick, che è stato rimosso dal collegio cardinalizio a causa delle sue violenze sessuali contro minori, seminaristi e sacerdoti. Il cardinale Tobin - si legge sul blog di Marco Tosatti, che ha riportato il testo - è arcivescovo di Newark, che era l’arcidiocesi di McCarrick e che ha fatto un accordo in contanti per una causa che scaturiva dall’assalto di un seminarista da parte dell’arcivescovo McCarrick".
    Tobin, insomma, non sarebbe del tutto estraneo al macro-scandalo che ha travolto la Chiesa cattolica negli States. Quello che, stando allla visione di Rod Dreher, starebbe allontanando gli americani dalle istituzioni ecclesiastiche e dai consacrati. I sottoscrittori della petizione ritengono che l'arcivescovato di Washington sia una "posizione cruciale" per il futuro del cattolicesimo. Vale la pena far notare che la petizione non è stata indrizzata al papa, ma al nunzio Christophe Pierre.
    I conservatori americani lanciano una petizione "contro" un cardinale

    Benedetto XVI nel 2017 ha impartito la Benedizione Apostolica!?!?
    Note sulla recente corrispondenza con il Card. Brandmüller
    Nel bel mezzo di una delle tempeste più violente che stanno travolgendo l’attuale situazione ecclesiale, in maniera chiaramente non fortuita, sono apparse sulla stampa due lettere che Benedetto XVI ha scritto al Card. Brandmüller nel novembre 2017 e la cui autenticità è fuori discussione. Alcuni dei nostri lettori ci hanno chiesto un commento che non si limitasse alla superficie - o al dibattito ideologico cui abbiamo assistito -, ma che analizzasse il messaggio che Papa Benedetto, come più volte lo ha chiamato anche Francesco, ha lanciato e rilanciato specialmente in merito alla nozione di “Papa emerito” (non ancora chiarita) ed alle circostanze delle rinuncia. Della questione in generale ci occupammo nel giugno 2016 (Che tipo di “dimissioni” sono quelle di Benedetto XVI?), articolo cui rinviamo e che sembra trovare conferme in queste rivelazioni del 2017, in cui tornano i riferimenti a titoli che un rinunciatario al Papato non dovrebbe più avere e a un potere che non potrebbe più esercitare.
    Una riflessione s’impone a questo punto, sulla quale torneremo alla fine dell’articolo. Ovvero se Benedetto XVI di sicuro non è tornato ad essere un Cardinale e se la rinuncia al munus è valida, vorrebbe dire che Egli è ora soltanto un Vescovo, tra l’altro privo di giurisdizione sia su un gregge determinato che su qualsiasi altro determinato battezzato. Ma così sembra non essere, come vedremo in conclusione.
    E’ stata resa nota la lettera del 23 novembre 2017. Facciamo notare che vengono pubblicate solo le lettere di cui Benedetto è autore, mentre possiamo solo fare deduzioni in merito ai testi del Card. Brandmüller. Appare quindi non impossibile pensare che l’autore della divulgazione degli scritti non sia Sua Eminenza, come forse troppo rapidamente sostenuto. Un capitolo a parte sono i riferimenti al “mio pontificato”, in un contesto che quasi sembra prolungarlo in certo modo fino ad oggi, e ad un giudizio - dato nel 2017 - del “mio pontificato nel suo insieme”. I toni sembrano essere quelli di chi, sinceramente afflitto per l’attuale situazione ecclesiale, eserciti tuttavia un ruolo che non è solo quello - niente affatto giurisdizionale - della preghiera. Segue poi nel testo il riferimento (esplicito, documentato e con tanto di editore, luogo e data di pubblicazione) ad un libro in parte già noto, ma che dopo tale divulgazione sarà destinato a più ampia circolazione. Si tratta di “La rinuncia” di Fabrizio Grasso, un testo che viene evocato in apparenza principalmente in relazione alla situazione di “agitazione” ecclesiale creatasi, ma che ha una tesi di fondo che non può qui esser taciuta. Qual'è infatti la tesi di fondo di tale libro che Papa Benedetto ha definito a tal proposito “emblematico”? Secondo le parole del suo autore: “la tesi [del libro] è che essendoci di fatto due Papi il ministero si è o allargato o diviso, quindi l’autorità e la potestà si sono moltiplicate o divise, ma sia nel caso che queste si siano moltiplicate o divise c’è in atto, e lo vediamo tutti i giorni, lo vediamo nei giornali, un dispositivo politico che fa sì che Benedetto e Francesco vengono percepiti come amico o nemico, a seconda delle sensibilità di chi guarda e di chi legge i gesti dei due Papi e le dichiarazioni dei due Papi, questo significa che essendoci due Papi, ed essendosi smembrata l’autorità e la potestà che era primazia di un solo Pontefice, la rappresentazione di Gesù Cristo come soggetto politico come soggetto storico viene meno, perché non sappiamo più a chi fare riferimento per questa potestà e per questo potere”.
    Precisiamo che l’autore del libro “emblematico” Fabrizio Grasso, sottolinea anche altrove che parlando di “due Papi” si riferisce principalmente all’agitata situazione politica che si è creata “de facto” e non necessariamente “de iure”. Le sue affermazioni ed altri passaggi della sua tesi rinviano alla domanda centrale ovvero che, se de facto si è creata una confusione quasi ci fossero due Papi, è perché de iure è avvenuto qualcosa di assai singolare, come in fondo rilevava anche Brandmüller.
    Papa Ratzinger prosegue e, dopo un’ammonizione a non valutare frettolosamente e superficialmente l’insieme del Suo Pontificato a causa della triste situazione della Chiesa oggi, sembra anche alludere - intelligenti pauca - a quanto già disse mons. Gänswein a proposito del “Pontificato d’eccezione”, il che sembra rimandare ad una situazione straordinaria per la Chiesa sotto molti aspetti, non ultimo quello della potestas e del suo esercizio.
    La chiusa di questa lettera va letta attentamente con tutto ciò che essa implica: “Con la mia Benedizione apostolica sono Tuo Benedetto XVI”.
    Ora come noto la Benedizione Apostolica è qualcosa di ben documentato nella storia e nella prassi della Chiesa, che ha istituito un’Elemosineria che dell’impartizione di essa si occupa su mandato giurisdizionale del Papa, che viene demandata dal solo Sommo Pontefice a Vescovi e sacerdoti per circostanze straordinarie, ma chiunque ne sia l’ultimo ed immediato dispensatore materiale non è che uno strumento del potere pontificio a lui stabilmente o transitoriamente trasmesso.
    Benedizione Apostolica è quindi sinonimo di Benedizione Papale e può essere impartita solo dal Sommo Pontefice sui suoi soggetti sui quali esercita la giurisdizione conferitagli da Cristo. Colui che è stato Papa, ma che sarebbe tornato ad essere un semplice Vescovo e che non è nemmeno ridiventato Cardinale, non solo di norma non benedice un Cardinale che è un suo Superiore quanto al potere della giurisdizione, ma di sicuro non impartisce la Benedizione Apostolica.
    Facciamo poi notare l’importanza dell’aggettivo “mia”: non si tratta infatti di una semplice Benedizione Apostolica che - su delega papale - un prelato può impartire, ma si tratta della “mia Benedizione Apostolica” (la quale di per sé comporta anche ordinariamente l’indulgenza plenaria). Ed è in sé un esercizio di giurisdizione, giurisdizione personale di chi la sta impartendo. Altrimenti non si può dire “mia”, ma solo “apostolica” o “papale”.
    Gli elementi su cui ragionare non scarseggiano, inclusa la visita sistematica dei Cardinali novelli a Sua Santità Benedetto XVI. Ma a prescindere dalla possibilità teologica e canonica della condivisione del potere papale, già invocate nel discorso di Mons. Ganswein sul “ministero allargato” e dalla possibilità della distinzione tra “munus” e “ministerium” (cfr. Che tipo di “dimissioni” sono quelle di Benedetto XVI?), questa lettera fa emergere una domanda: quale potere giurisdizionale del Beato Apostolo Pietro bisogna aver trattenuto per sé perché una Benedizione sia al contempo propria (“mia”) e soprattutto “Apostolica”?
    https://apostatisidiventa.blogspot.c...mmin.html#more

    Alessandro Battaglia, la prova è in una lettera: Papa Francesco sapeva degli abusi “Ora rimuova mons. Delpini che lo coprì”
    Il 20 settembre don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano accusato di aver violentato il ragazzo nel 2011, è stato condannato a 6 anni e 4 mesi. Dal processo è emerso che l’arcivescovo di Milano fu informato ma decise di non denunciare il sacerdote, ma anzi di spostarlo in un altro oratorio. Ora famiglia è in possesso di una lettera, che IlFattoQuotidiano.it pubblica in esclusiva, in cui il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre del giovane, scrive "che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”
    di Ersilio
    Dopo 7 anni decide di metterci il nome, il cognome e il volto. Ma per Alessandro Battaglia, che fu abusato da un sacerdote quando era adolescente, non è stato semplice. La svolta non è arrivata dopo la sentenza di primo grado, che lo scorso 20 settembre ha condannato don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di carcere, bensì dopo un viaggio in Germania. In un’intervista sul quotidiano La Verità, Alessandro racconta la scena che lo ha convinto a uscire allo scoperto, a mostrarsi in pubblico indossando una maglietta con la scritta “Abusato a 15 anni da don Mauro Galli“.
    E’ a Berlino per partecipare al meeting internazionale delle vittime di abusi da parte del clero e si trova davanti una parete con una cinquantina di nomi: “Non capivo cosa significassero e ho chiesto: erano i ragazzi suicidati per colpa dei sacerdoti. Lì ho capito di non essere più una vittima, ma un sopravvissuto”. Celare la propria identità non ha più senso, Alessandro avverte l’urgenza di dire a tutti la stessa cosa: di fronte a una violenza, si deve denunciare e si devo farlo subito. E non si cura dei suoi ex amici, quei ragazzi dell’oratorio che oggi, quando lo incontrano per strada, “attraversano e vanno sull’altro marciapiedi”.
    Ma la storia di Alessandro va oltre gli abusi e chiama in causa i vertici della Chiesa, accusati dalla famiglia Battaglia di omertà, bugie, insabbiamenti e depistaggi. Una vicenda raccontata nei minimi dettagli, tutto nero su bianco: decine di lettere, spedite alla Curia di Milano e al Vaticano, in modo che nessuno potesse dire di non sapere. Spunta persino un documento esclusivo, datato 11 maggio 2018, che certifica come persino Papa Francesco ne fosse a conoscenza: “Desidero informarLa – scrive il Nunzio apostolico Emil Paul Tscherrig, rispondendo alla madre di Alessandro – che sono giunte al Santo Padre le diverse istanze da Ella indirizzate”.
    Parole che pesano come macigni, perché fu proprio Jorge Mario Bergoglio, nel febbraio 2016, a prendere una posizione netta contro le conferenze episcopali, quella italiana in primis, che nelle loro linee guida non prevedono l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria. Al contrario, per il Pontefice, “denunciare gli abusi è un obbligo morale”. E ancora: “I crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti mai più. Garantisco la zelante vigilanza della Chiesa per proteggere i bambini e la promessa della piena responsabilità per tutti”. Piena responsabilità anche per i vescovi che insabbiano un caso di presunta pedofilia.
    Il difficile è passare dalle parole ai fatti, perché il caso di Alessandro chiama il Papa alla prova della responsabilità. Dalle carte processuali è infatti emerso che l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, fu informato dal parroco di Rozzano degli abusi di don Mauro Galli. All’epoca Delpini era il vicario episcopale e decise di non denunciare il giovane sacerdote, ma anzi di spostarlo a Legnano, in un altro oratorio e di nuovo a contatto con i minori. Circostanza che lo stesso Delpini ha ammesso nel corso di un interrogatorio di Polizia. Ecco perché la famiglia Battaglia, che continua a professarsi cattolica e praticante, vuole che adesso il Pontefice mantenga le promesse, rimuovendo l’arcivescovo di Milano e sottoponendolo a processo ecclesiastico.
    L’appello al Santo Padre arriva con una lunga lettera aperta, nella quale la vicenda di Alessandro viene per l’ennesima volta ricostruita: “Caro Papa Francesco, in questi interminabili anni ti abbiamo scritto decine di volte, abbiamo scritto centinaia di pagine a tanti sacerdoti, vescovi, cardinali (…) Abbiamo denunciato con nomi e cognomi, come tu esortavi a fare, quando anni fa avevi delineato l’identikit del buon sacerdote, che sa e ha il coraggio di denunciare (…) Ci siamo fidati di te e abbiamo denunciato il comportamento dell’arcivescovo di Milano, monsignor Delpini. Probabilmente abbiamo sbagliato”.
    La missiva non trascura niente, neppure il più piccolo particolare. E non smette di esortare il Pontefice: “Caro Papa Francesco, sicuramente non avrai difficoltà a farti consegnare le intercettazioni telefoniche e i verbali di Polizia a disposizione dello studio legale che assiste la Diocesi di Milano. Sincerati di persona del comportamento dell’arcivescovo da te nominato, se ti interessano le vittime e non vuoi di nuovo incorrere in altri fastidiosi errori (…) Basta ipocrisie! Non è più tempo di mentire. Tu stesso ci spiegavi: nessuno sconto per i preti e per chi li copre. E dunque?” Per ora, dalla Città del Vaticano, tutto tace. E al Sinodo sui giovani, che si è aperto in settembre a Roma, è proprio Delpini il rappresentante dei vescovi italiani.
    Intanto Alessandro cerca faticosamente di ricominciare a vivere, scacciando i fantasmi che, spesso, tornano a bussare alla sua porta. Di giorno e di notte. Lui, di credere in Dio, non ha smesso. Ma trova vergognoso che l’arcivescovo di Milano sia ancora al suo posto e assicura: “I miei figli non vedranno mai l’interno di una chiesa”.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/201...copri/4705606/

    Abusi, la stampa liberal "abbandona" Bergoglio
    La lettera di complimenti ed elogi del Papa al cardinale Donald Wuerl non è stata presa bene negli Stati Uniti. Durissimi il progressista New York Times, il Washington Post, che non può far parte del complotto conservatore e The Spectator: per tutti i Papa manca il punto, i cattolici sono sconcertati da Wuerl.
    La lettera di complimenti ed elogi al cardinale Donald Wuerl, con tutto il resto – dimissioni accettate, dopo tre anni ma resta comunque, come Amministratore della diocesi, e continua a far parte della Congregazione per i Vescovi – non è stata presa bene, negli Stati Uniti. Anche se difficilmente l’eco di questo scontento raggiungerà mai il pubblico italiano, ieri è accaduto un fatto significativo. Il New York Times, uno dei giornali più progressisti, filo-Clinton, filo-Obama, anti-Trump e filo-Bergoglio del panorama internazionale, ha dedicato un commento dell’Editorial Board alla vicenda Wuerl. Ora l’Editorial Board rappresenta le opinioni del giornale, del suo direttore e dell’editore.
    “Il Papa manca il punto”, è scritto nel commento”. Cita il Grand Jury Report della Pennsylvania per dire che Wuerl a Pittsburgh “era immerso in una cultura clericale che nascondeva crimini di pedofilia sotto eufemismi”, conduceva indagini in maniera scandente, nascondeva i casi di abuso alle comunità parrocchiali e non li segnalava alla polizia. E poi c’è stato il caso McCarrick: “la posizione di Wuerl era indebolita dalla sua associazione con il suo predecessore, anche se insisteva di non sapere nulla delle accuse”.
    Alla fine le dimissioni, e la lettera di elogi del Pontefice. Ma, scrive il NYT, “indicando che considera le azioni passate di Wuerl semplicemente come ‘errori’, e permettendogli di restare membro della potente Congregazione per i Vescovi, il papa rinforza l’idea che non capisce il danno straordinario fatto dai chierici che hanno abusato crudelmente e senza vergogna del loro potere su bambini e adulti fiduciosi”.
    Il New York Times non è il solo. Anche il Washington Post, un altro importante quotidiano che certamente non fa parte del “complotto” conservatore e di destra sventolato dai propagandisti filo-Bergoglio quando Viganò ha reso pubblica la sua testimonianza si fa eco del disagio, e riporta le dichiarazioni di Josh Shapiro, il Procuratore Generale della Pennsylvania che ha condotto l’inchiesta e firmato il famoso rapporto. Shapiro ha detto che è “inaccettabile” che il card. Wuerl se ne vada in pensione senza nessuna conseguenza apparente. Secondo Shapiro sia il rapporto che i documenti diocesani dimostrano che Wuerl ha gestito e partecipato a una copertura sistematica degli abusi perpetrati dai sacerdoti della sua diocesi.
    Su “The Spectator” invece Damian Thompson fa un’analisi più dettagliata della situazione. ”Molti cattolici – scrive – sono sconcertati, per dirla lievemente, dalla lettera del Papa a Wuerl in cui elogia il discusso cardinale in un linguaggio più appropriato a una canonizzazione che a un pensionamento sotto una nuvola”.
    Nella lettera il Pontefice parla di nobiltà. “Questo parlare di nobiltà è un esempio classico della sua (del Papa, n.d.r.) determinazione nel difendere i suoi alleati, senza tener conto di quello che hanno fatto o di cui sono accusati”. Ma quello che lo ha condannato è stato lo scandalo McCarrick, “il che rende così stranamente stonata la lettera di papa Francesco”.
    Thompson ricorda l’analisi di uno specialista, padre Raymond de Souza, direttore della rivista “Convivium”, secondo cui “Wuerl è dovuto andare perché i suoi stessi preti a Washington ‘pensavano che mentisse’ su ciò che sapeva di McCarrick”. Il che non prova che sapese, anche se Viganò ne è convinto, e lo dice ripetutamente. Ma i suoi preti non gli credevano “Pensavano che mentisse pubblicamente e mentisse anche con loro. Quando l’arcivescovo Viganò scrive che ‘il card. Wuerl mente senza vergogna’…conferma le conclusioni a cui molti preti a Washington sono già giunti”. Commenta Thompson: “Semplicemente non è possibile che il nunzio a Washington, comunicando le restrizioni della Santa Sede sull’arcivescovo McCarrick per condotta sessuale non appropriata non abbia detto al card. Wuerl quello che si stava facendo al suo predecessore, che risiedeva nell’arcidiocesi”.
    Inoltre, accettando le dimissioni di Wuerl, ma tenendolo come Amministratore Apostolico, il Papa dimostra, secondo Thompson, che opera in un modus operandi (che abbiamo già visto, per esempio, in Cile, e nel caso di Dario Edoardo Viganò) siffatto: “1) ignorare le critiche e impugnare le ragioni dei critici; 2) quando questo diventa impossibile, fare una grande show, senza però in realtà fare molto; 3) se necessario, rimuovere una figura di alto profilo, ma non rimuoverla realmente”. De Souza parla di una “cultura clericale della menzogna”, e si chiede quanto possa essere profonda. “Buona domanda – commenta Thompson – ma si può chiedere anche quanto in alto arriva. Donald Wuerl non è il solo vescovo accusato di nascondere ciò ceh sapeva di McCarrick. Lo è anche il Papa”.
    E anche il Catholic Herald, pubblicato in Gran Bretagna, nella sua versione cartacea in un editoriale intitolato “Una strana risposta”, e riferito alla lettera aperta del card. Ouellet si chiede chi sapeva, e da quando, e sottolinea che le domande dell’arcivescovo Viganò non hanno mai avuto una reale risposta.
    Abusi, la stampa liberal "abbandona" Bergoglio - La Nuova Bussola Quotidiana

  7. #357
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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Lgbt o no, l'omosessualismo avanza
    «Accoglienza per gli omosessuali, ma senza cambi di dottrina», ci spiega Vatican Insider a proposito del punto più controverso del Sinodo sui giovani. In effetti questo era il punto del documento finale per cui c’era più attesa. Nell’Instrumentum Laboris era entrata la dizione “i giovani Lgbt” – peraltro espressione non usata dai giovani che hanno contribuito alla preparazione del Sinodo – che aveva provocato molte contestazioni. Ebbene, dal documento finale l’acronimo Lgbt è sparito, ma salvata la forma resta il problema della sostanza. Da questo punto di vista la sintesi di Vatican Insider è fortemente fuorviante.
    Anzitutto perché vuol dare l’idea che l’accoglienza per le persone con tendenze omosessuali sia una novità di questi tempi, come se fino a cinque anni fa tali persone si vedessero sbarrate le porte delle chiese. Basterebbe rileggere il Catechismo o anche la Lettera ai vescovi sulla cura pastorale delle persone omosessuali (Congregazione per la Dottrina della Fede, 1 ottobre 1986) per capire che le cose non stanno affatto così. La Chiesa ha sempre guardato alla persona pur avendo chiaro il giudizio sul peccato. Se c’è una novità è invece l’accoglienza dell’omosessualità, ed è questo che rende menzognera la seconda parte dell’affermazione. Perché la dottrina sta già cambiando con la prassi – come noi abbiamo già più volte riportato - e il documento del Sinodo registra fedelmente questo cambiamento e la valorizzazione dell’omosessualità.
    «Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale…», inizia il Documento finale al numero 150. Le stesse parole che sono risuonate al recente Forum nazionale dei cristiani Lgbt svoltosi a inizio ottobre nella diocesi di Albano Laziale. L’antropologia cattolica è molto chiara al proposito, così come il Magistero, senza considerare che la Teologia del Corpo di san Giovanni Paolo II è quanto di più approfondito si possa pensare in materia. Perciò la presunta necessità di ulteriore riflessione è soltanto un pretesto per poter rivedere l’argomento omosessualità.
    Malgrado la forte pressione che c’è anche nella Chiesa per normalizzare l’omosessualità, il documento del Sinodo evita di dire una parola chiara sull’argomento, magari citando il Catechismo e ribadendo, pur nell’accoglienza della persona, il giudizio sul disordine oggettivo rappresentato dalla tendenza omosessuale. Tutt’altro, spinge invece la pastorale dei gruppi Lgbt che punta proprio a cancellare quel giudizio. «Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi», dice il documento finale; e prosegue: «In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità…».
    Sembrano parole generiche, buone per tutti; in realtà spalancano le porte delle parrocchie ai gruppi di cristiani Lgbt che già sono molto attivi, basti vedere il numero crescente di adesioni alle veglie anti-omofobia in maggio.
    Non si può parlare di «cammino di accompagnamento» senza spiegare quale è il suo contenuto: ci sono esperienze come quella di Courage e del Gruppo Lot di Luca di Tolve che accompagnano le persone con tendenze omosessuali nella direzione prevista dal Catechismo; e ci sono i gruppi Lgbt – con denominazioni diverse da diocesi a diocesi – che invece considerano superato il Catechismo e sostengono che l’omosessualità sia una inclinazione assolutamente naturale.
    Si tratta con tutta evidenza di due proposte incompatibili, ma mentre la prima si trova la porta sbarrata nella stragrande maggioranza delle diocesi, i vescovi danno ampio spazio – per convinzione o per paura – ai gruppi Lgbt cristiani. E il documento del Sinodo, con quel linguaggio volutamente ambiguo, è a questi ultimi che spiana la strada. In questo senso, l’aver evitato di inserire nel testo l’acronimo Lgbt è soltanto una mossa strategica per evitare che il paragrafo fosse bocciato, ma la sostanza rimane e non passerà molto tempo che vedremo magicamente rispuntare quell’acronimo in qualche documento ufficiale.
    Lgbt o no, l'omosessualismo avanza - La Nuova Bussola Quotidiana

    SERATA LESBO-GAY AL SANTUARIO: RIVOLTA DEI FEDELI
    Indignazione per la seconda edizione del cosiddetto “tavolo di dialogo tra Diocesi lombarde e realtà cattoliche Lgbt”, un appuntamento fissato per il 18 novembre al santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio, che si trova in provincia di Bergamo ma fa parte della Diocesi di Cremona.
    Le proteste sono arrivate dai fedeli. Oltre 300 hanno sottoscritto una lettera-appello – fra gli altri al vescovo -, dove esprimono indignazione per la locandina “dove campeggiano i colori dell’arcobaleno invertito”, contrari alla scelta del santuario e contrari anche all’evento in sé perché “organizzati da realtà che tentano di raccogliere sotto l’egida del cattolicesimo persone omosessuali che non hanno nessuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale”.
    “Si è pensato al ‘tavolo’ di quest’anno – spiega il sito della diocesi – come a un’ideale prosecuzione di due eventi significativi: il Sinodo dei vescovi sui giovani e il Forum delle realtà Lgbt credenti appena conclusosi ad Albano Laziale”.
    Già, il fatto che una realtà cattolica riconosca la sigla LGBT è demenziale. E la locandina sembra più pubblicizzare una serata in discoteca che un incontro cattolico.
    https://voxnews.info/2018/11/02/sera...ta-dei-fedeli/

    Nasce la Chiesa sovranista e anti-Bergoglio
    Il cardinal Burke e Bannon lanciano (in Italia) corsi per politici cattolici anti-Bergoglio
    Fabio Marchese
    Mentre in Vaticano si svolgeva l'ultima sessione del Sinodo sui giovani presieduta da Papa Francesco, a poche centinaia di metri da quell'aula, affollata da cardinali e vescovi provenienti da tutto il mondo, il cardinale americano Raymond Leo Burke, esponente di spicco dell'ala più tradizionalista della Chiesa, incontrava per la seconda volta, pubblicamente, il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini.
    L'occasione questa volta è stata la consegna del Premio Internazionale Giuseppe Sciacca, organizzata dall'omonima fondazione all'interno dell'auditorium della Pontificia Università Urbaniana. Della Fondazione Sciacca, che si occupa principalmente di sostegno alle famiglie indigenti, il porporato statunitense è Presidente d'Onore, mentre Matteo Salvini è presidente del Comitato Scientifico (il sottosegretario Giorgetti è invece il vice presidente).
    Tra Salvini e il porporato, da molti considerato uno dei grandi oppositori di Papa Bergoglio (fu uno dei quattro firmatari dei famosi «Dubia» su Amoris Laetitia) ci sono stretti contatti da diverso tempo. E non solo grazie alla fondazione benefica. Burke è considerato una guida della destra cattolica americana, la stessa che da qualche mese ha preso ancor di più sotto la sua ala protettiva monsignor Carlo Maria Viganò, l'ex nunzio apostolico negli Stati Uniti che con il suo memorandum ha chiesto le dimissioni del Papa e che oggi vive proprio negli Stati Uniti.
    Viganò non ha mai incontrato pubblicamente Matteo Salvini. Lo ha fatto invece il cardinale che si era già intrattenuto qualche minuto con il leader della Lega a margine della festa della Polizia a Roma, lo scorso giugno. Anche in quel caso, i media a stelle e strisce (e non solo) avevano puntato i riflettori su quell'incontro tra l'esponente sovranista e il cardinale tradizionalista, entrambi critici di Papa Francesco. Dopotutto non è un mistero che Burke alla Lega piaccia. Lo ha detto Salvini e ancora con più fermezza lo ha detto il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, che in un'intervista aveva precisato: «A Papa Bergoglio preferisco il cardinale Burke».
    La sottile linea che collega Salvini a Burke è completata però anche da un altro personaggio, molto vicino alle posizioni del ministro dell'Interno: Steve Bannon, l'ex capo stratega di Donald Trump. Bannon - che ha reclutato Salvini all'interno del suo «The Movement» in vista delle prossime elezioni europee per creare un fronte sovranista in grado di riunire tutti i populisti d'Europa e che aveva «benedetto» le nozze Lega-Cinque Stelle -, è molto legato anche al cardinale Burke.
    Dal 2014, l'ideologo trumpiano collabora con l'Istituto «Dignitatis Humanae», un think tank conservatore cattolico, presieduto proprio dal porporato tradizionalista. Il debutto della sua collaborazione con l'istituto era stato via Skype, quando Bannon era intervenuto a un convegno in Vaticano per esporre le sue teorie. Il suo intervento aveva colpito talmente nel segno che un banner pubblicitario con la foto di Bannon e l'audio del suo intervento è ancora in bella vista sul sito del think tank.
    Nasce la Chiesa sovranista e anti-Bergoglio

    Aria di Minculpop in Vaticano
    Nel documento finale del Sinodo viene lanciata la possibilità di istituire un ufficio che certifichi quali siti sono definibili cattolici. Un'idea illusoria oltre che pericolosa.
    Ve li immaginate dei ventenni cattolici che frequentano la parrocchia e vanno dal loro vescovo a chiedere per favore di indicare loro quali sono i siti web cattolici affidabili, che non riportano notizie false sulla Chiesa, perché loro non vogliono essere sviati? No? Neanche noi, tanto è una scena surreale.
    Eppure pare che al Sinodo appena conclusosi abbiano fatto credere – oppure qualcuno che ha gestito il Sinodo vuole fare credere a noi - che questa sia una esigenza primaria dei giovani, addirittura una condizione per lo “slancio missionario”. Al paragrafo numero 146 del Documento finale si legge, infatti, che il Sinodo auspica che si costituiscano appositi uffici per l’evangelizzazione digitale che, tra i loro compiti, avrebbero anche «quello di gestire sistemi di certificazione dei siti cattolici, per contrastare la diffusione di fake news riguardanti la Chiesa».
    Un Minculpop vaticano? La cosa potrebbe essere liquidata con un sorriso, magari ricordando che, se il criterio sono le fake news, il primo a non poter aspirare alla certificazione Doc è il sito ufficiale Vatican News, responsabile del clamoroso fake con cui è stato coinvolto papa Benedetto XVI a proposito di una lettera spacciata per sostegno entusiasta al pontificato di Francesco.
    Il problema è però che ci sono diversi elementi che suggeriscono invece di prenderla molto sul serio. Infatti non c’è dubbio che in Vaticano ci sia qualcuno che sta studiando come è possibile fermare opinioni e giudizi non perfettamente in linea con i desiderata di questo pontificato. Negli ultimi mesi gli attacchi ai siti giudicati “critici verso” o “ostili” a Papa Francesco sono ormai ricorrenti. Già questa divisione del campo in siti pro e contro Bergoglio è pretestuosa e finalizzata proprio a isolare e liquidare – se possibile – il “nemico”. Anche il nostro sito recentemente è stato definito più di una volta “sedicente cattolico” da una testata importante come Vatican Insider.
    Peraltro, ci si dovrebbe chiedere, quali sarebbero i criteri per cui rilasciare il certificato di cattolicità a un sito. Possiamo star sicuri che nella mente di chi ha suggerito questo aspetto nel documento del Sinodo, non riguardano l’adesione o meno alla dottrina della Chiesa (altrimenti molti vescovi e teologi avrebbero dovuto già da tempo lasciare i propri incarichi), quanto invece l’indice di gradimento di questo pontificato. Una mossa degna delle dittature sudamericane.
    In ogni caso, pensare con una sorta di Indice di fermare giudizi e opinioni dei cattolici – e soprattutto la loro richiesta che i pastori amino più la verità che il potere - è un’idea quantomeno illusoria oltre che pericolosa.
    Aria di Minculpop in Vaticano - La Nuova Bussola Quotidiana

    "La Profezia dei due Papi"
    Guardatevi pure “Halloween” di David Gordon Green, leggetevi pure “The outsider” di Stephen King, io i brividi li ricavo dalla “Profezia dei due Papi” di Saverio Gaeta (Piemme). Di notte nel mio lettuccio leggo questa silloge di visioni, spesso ricevute da persone canonizzate o beatificate e perciò non liquidabili con un’alzata di spalle, e mi viene la pelle d’oca. Il sottotitolo è “Rivelazioni sulla fine della Chiesa ai tempi di Benedetto e Francesco” ed ecco un horror che a Hollywood se lo sognano.
    “Ognuno dei presenti si trasse dal petto un idolo diverso, se lo mise dinanzi e lo adorò”. “Vidi un feroce e oscuro popolo violentemente irrompere”. “Gli uomini che stanno al vertice della Chiesa hanno detto no a Gesù e alla Madre sua, perché servi di Satana”. “Quello che ancora allontana un po’ il male è il papa Benedetto. Quando il papa Benedetto morirà, povera umanità”. “Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo”.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...ognano-222255/


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    Predefinito Re: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    CASO VIGANÒ. UNA DEFORMAZIONE DELLA VERITÀ CHE MI RIGUARDA. FUNZIONALE ALLA TESI DEL “COMPLOTTO”.
    Marco Tosatti
    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, avevo deciso dopo averlo letto di non scrivere proprio di un corposo instant-book uscito in questi giorni sulla testimonianza dell’arcivescovo Viganò. Non amo molto l’apologetica a gettone – tipo infili i soldi in una macchinetta, ed esce il prodotto che vuoi – e dopo aver visto che le testimonianze riportate nel libro sono anonime avevo pensato che forse era meglio seguire la via dell’anonimato anche per Stilum Curiae.
    Anche perché, in questa penosa vicenda, mi continua a stupire che l’unico che ci abbia messo la faccia, con coraggio e determinazione, sia proprio l’arcivescovo Viganò; facendo nomi e cognomi e tirando in ballo persone che avrebbero ben i mezzi per dire la loro, visto che sono chiamate in causa. A cominciare dal Pontefice. Invece tutte quante o tacciono, (Ouellet escluso, ma con risultati contrari a quelli desiderati) o ammantano di misticismo fumoso il loro rifiuto di rispondere, e chiarire.
    Dunque, volevo tacere. Ma poi ho visto che ero chiamato in causa, per quella che è nella migliore dei casi una deformazione; e nel peggiore, una voluta deformazione. Infatti si legge a un certo punto: “Ma chi interviene materialmente sul dossier, convincendo Viganò a usare questa forma invece che un’intervista, è un altro vaticanista di lungo corso, Marco Tosatti…”.
    Ecco questo semplicemente non è vero. Non ho “convinto” nessuno, tantomeno Viganò. Quando a fine agosto si è presentato a casa mia, ero convinto che avremmo fatto un’intervista. Mi disse però che invece aveva preferito scrivere una testimonianza, e che avrebbe avuto piacere che la leggessi. Il che ho fatto, consigliandogli di togliere qualche cosa qua e là, di rendere più comprensibili a un pubblico non specializzato alcuni passaggi, di sciogliere degli acronimi. Insomma, un normale lavoro di rilettura di un articolo scritto – integralmente – da qualcun altro. Che sentiva in coscienza (Viganò) di dover difendere dalle insinuazioni contenute in un articolo fazioso (ah l’eterogenesi dei fini! Soprattutto niente zelo…consigliava Talleyrand ai domestici) un papa e due colleghi che non potevano difendersi.
    Questa cosa pensavo di averla chiarita a sufficienza nei mesi – ormai più di due – passati dalla pubblicazione. Perché? Perché l’ipotesi che avessi contribuito alla stesura della testimonianza, anche se non vera, e come tale sbugiardata sin dall’inizio, è stato uno dei primi strumenti del partito “negazionista” per gridare che la testimonianza Viganò era un complotto anti-Bergoglio, preparato con cura da diversi elementi, tanto che anche un vaticanista di lungo corso aveva partecipato all’elaborazione ecc. ecc. Trovarla oggi nell’instant-book apologetico, riaffermata senza esitazioni però non sorprende. La gente di casa a cui il Vaticano ha affidato la stesura del libro ha bisogno –come fa la commentatrice abituale di Avvenire – di avvalorare la tesi del “complotto” internazionale, anzi mondiale, di cui Viganò sarebbe la punta di lancia. Perché se no ci si troverebbe a dover fare i conti con una realtà più banale: cioè quella di un Pontefice che non ha tenuto conto degli avvertimenti datigli da un nunzio su un personaggio spregevole, che però era amico suo, sulla stessa linea politica, che aveva aiutato la sua elezione (come altri personaggi discutibili, come Danneels, Murphy O’Connor, Mahony, Errazuriz Ossa: ce li dimentichiamo?) e che gli sarebbe servito come consigliere per gli Stati Uniti. E che potrebbe uscire da questa situazione di impasse con due semplici gesti: rispondere, finalmente, alla chiamata in causa personale dell’arcivescovo Viganò; e stabilire un’Indagine apostolica per fare luce sul caso McCarrick, complicità, amicizie, finanziamenti. Il che non ha voluto fare, nonostante la richiesta dei vescovi americani. Perché?
    Questo sarebbe da fare, invece di commissionare ad apologeti a gettone di gettare fango nei ventilatori. Anonimi.
    CASO VIGANÒ. UNA DEFORMAZIONE DELLA VERITÀ CHE MI RIGUARDA. FUNZIONALE ALLA TESI DEL ?COMPLOTTO?. : STILUM CURIAE

    DICHIARAZIONI CHOC
    «Il Papa è gay-friendly», parola di padre Martin
    Parole e gesti di papa Francesco sono chiarissimi, c'è una nuova apertura nella Chiesa al mondo LGBT e lo si vede anche dalla nomina di vescovi gay-friendly. A dichiararlo è il gesuita padre James Martin, grande sostenitore dell'accettazione dell'omosessualità nella Chiesa.
    È vero che c’è una forte spinta pro-omosessualità nella Chiesa cattolica, a dispetto di quello che dice il Catechismo, di un Magistero univoco sul tema, e – ci sembra giusto aggiungere – a dispetto dei gravi problemi legati a un’omosessualità pervasiva e aggressiva nella Chiesa, di cui i misfatti del cardinale McCarrick sono un esempio? E questa presenza si è rafforzata nei cinque anni e oltre del regno di papa Bergoglio?
    Siamo disposti a scommettere che qualsiasi esponente della Bergoglio Press Gang, dal gruppo di duri e puri ex di Trenta Giorni fino alle acquisizioni più recenti, alzerebbero le sopracciglia sdegnati. Però attenti: l’affermazione viene da uno dei più noti attivisti pro-LGBT all’interno della Chiesa, padre James Martin sj.
    Parlando sabato 3 novembre a un raduno della Famiglia Ignaziana, ha detto agli studenti che «le cose stanno cambiando» nella Chiesa per quanto riguarda l’omosessualità.
    «…Guardate solo a quello che è successo negli ultimi cinque anni da quando papa Francesco è stato eletto» ha detto Martin. «Per prima cosa, la risposta di papa Francesco sulle persone LGBT "Chi sono io per giudicare?". Le sue cinque parole più famose erano in risposta a una domanda sulle persone gay, giusto? È il primo papa a usare la parola ‘gay’, sapete, in un’affermazione», ha detto il gesuita "editor at large" della rivista ultra-progressista dei gesuiti USA, “America”.
    Leggendo questa risposta, mi è tornato alla mente il commento fatto su Facebook da un omosessuale che ha scoperto la fede, e cerca di aiutare altre persone che hanno la stessa attrazione verso una vita di coerenza cristiana e castità. Mentre infuriava sul Sinodo la discussione relativa all’acronimo LGBT, su chi l’aveva infilato di soppiatto nell’Instrumentum Laboris, e su chi cercava di spingerlo fino al documento finale, questo amico scriveva su Facebook:
    «”’Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”. Esiste una Chiesa cattolica "prima" che fosse pronunciata questa frase e una Chiesa cattolica "dopo" che la frase è stata pronunciata. Da quel momento è cambiato tutto al di là del "voleva dire" o "non voleva dire". Le persone hanno capito che la "lobby gay" non va bene, ma "se una persona è gay" va bene. Qualcuno sostiene che il Papa intendesse dire "persone con attrazioni per lo stesso sesso" e ha usato il termine "gay" solo per brevità. Ormai tutti usiamo la parola "gay" come sinonimo di omosessuale anche se descrivono due realtà che sono su piani diversi. La "cultura gay" ha inventato il termine "gay" per descrivere lo stile di vita gay. "Sono gay" non significa "sono omosessuale" e basta, significa "aderisco alla cultura gay, Lgbt". Le parole sono importanti perché cambiano le coscienze. Infatti tutti oggi usiamo indifferentemente le parole "gay" e "omosessuale”. Ma la Chiesa cattolica non lo aveva mai fatto finora, se ne era ben guardata. La Chiesa non aveva mai definito “gay” una persona omosessuale perché sapeva che adeguarsi al linguaggio significa adeguarsi al messaggio. Perché meravigliarsi dell’inserimento dell’acronimo LGBT in un documento ufficiale quando la “G” è già stata sdoganata dal Papa? Ovviamente la “L” (“se una persona è lesbica”) e le altre lettere vengono di conseguenza…se una persona è trans… e così abbiamo sdoganato anche il transessualismo. E quindi il messaggio che è arrivato è “Se una persona è LGBT e cerca il Signore e ha una buona volontà, chi sono io per giudicarla?”».
    Ci siamo permessi questo inserimento piuttosto lungo perché pensiamo che sia illuminante, per capire la posta in gioco, e per capire bene anche quello che sta cercando di fare padre Martin, e non solo lui.
    Del Pontefice Martin ha detto: «Ha amici gay. Ha parlato del fatto che vuole che la gente gay si senta benvenuta nella Chiesa. Questo è un grosso affare. Ha anche nominato vescovi, arcivescovi e cardinali gay-friendly, come il card. Tobin l’arcivescovo di Newark, che per esempio, ha celebrato una ‘Messa di benvenuto’ per la gente LGBT in cattedrale…Così c’è una tendenza…».
    Da non dimenticare che il card. Tobin ha preso il posto di McCarrick a Newark, e ha detto di non sapere nulla delle attività del predecessore; anche se la diocesi era arrivata a un accordo finanziario per sistemare una causa provocata dai misfatti del cardinale. Martin ha ripetuto l’osservazione sull’atteggiamento del Pontefice, «ciò che dice sulla gente LGBT e quello che fa in termini di nomine».
    Questa osservazione di padre Martin non può non far ricordare le testimonianze fatte dall’arcivescovo Viganò, secondo cui la nomina di Blase Cupich a Chicago e quella di Joseph W. Tobin a Newark sono state organizzate da McCarrick, insieme al cardinale Maradiaga e a Donald Wuerl, l’arcivescovo di Washington, successore di McCarrick e che avrebbe dovuto – cosa che non sembra abbia fatto – vegliare sull’osservanza delle “restrizioni” imposte da Benedetto sul porporato abusatore omosessuale.
    Secondo Martin «c’è un trend che non si può arrestare» verso una presenza riconosciuta della gente LGBT nella Chiesa; vale a dire, in pratica, l’accettazione dei rapporti omosessuali da parte della Chiesa, contro ciò che afferma il catechismo, il Magistero e le prese di posizione drastiche di santi quali Caterina da Siena e san Pier Damiani. Padre Martin ha fatto l’esempio del Sinodo dei giovani, dicendo: «La scorsa settimana, per esempio, al Sinodo dei Giovani si sono riuniti vescovi ed esperti…per discutere dei giovani. E i problemi LGBT sono stati discussi in quella sede più apertamente che in ogni sinodo del passato, giusto? Questo è un grosso passo avanti».
    Martin ha evitato di dire che solo due piccoli gruppi di lavoro, quelli di Cupich e Maradiaga, hanno toccato l’argomento, e che il tema ha raggiunto il massimo di voti contrari. Ma ha dovuto ammettere che l’acronimo non è presente nel documento finale: «Il Sinodo non è riuscito a usare il termine LGBT, e ha preferito restare fermo alla citazione ‘orientamento sessuale’ grazie all’opposizione di posti dove i diritti LGBT non sono avanzati, come certe diocesi degli Stati Uniti, nell’Africa sub sahariana e in India…ma la Chiesa sta imparando».
    «Il Papa è gay-friendly», parola di padre Martin - La Nuova Bussola Quotidiana

    Burke: «Lo scisma è un male. Viganò? Va ascoltato»
    Il cardinal Burke ha affermato che la nostra era «è tra le peggiori se non la peggiore» per la Chiesa, simile a quella in cui san Pier Damiani denunciò l'omosessualità nel clero: se McCarrick ha vissuto una vita di abusi è perché è stato «protetto». Viganò «si è sentito obbligato in coscienza a parlare: la legge di Dio in queste materie è più alta del segreto pontificio». L'ultimo sinodo? «Problematico, ma non è magistero».
    «C'è un pericolo, c'è un vero pericolo» di scisma nella Chiesa cattolica, ha detto il cardinale Raymond Burke, intervistato il 22 ottobre da The Wanderer, durante l'ultima settimana del Sinodo su Giovani, Fede e Discernimento vocazionale. L’intervista è apparsa solo qualche giorno fa sul sito americano. Il porporato ha incoraggiato i cattolici a «rimanere fedeli a ciò che è la volontà di Cristo» - anche quando le circostanze non sembrano favorevoli, neanche nella Chiesa. «Capisco quanto i fedeli stiano soffrendo», ha detto. «Ma lo scisma non può mai avere ragione».
    «Penso che i laici debbano comunicare con i loro sacerdoti e i loro vescovi [circa] le loro profonde preoccupazioni». Alla base di questa minaccia di scisma ci sarebbe un reale sentimento da parte di molti cattolici di stare vivendo il peggior periodo della storia della Chiesa, secondo The Wanderer. Alla domanda se fosse d'accordo con questa valutazione, il Cardinale Burke ha affermato che la nostra era «è tra le peggiori se non la peggiore...Questo periodo ha dimensioni che sembrano uguali se non superiori» agli altri periodi di scandalo che la Chiesa ha subito.
    Il riferimento era all’ex cardinale TheodorecMcCarrick, l’uomo che incarna il ruolo principale nello scandalo attuale. Secondo «è chiaro che è stato in grado di vivere questa vita di abusi perché è stato protetto e promosso». Alla domanda su quale periodo della storia della Chiesa sia più simile a quello che stiamo attraversando, il card. Burke ha detto che «si potrebbe pensare al Rinascimento», che ha comportato sia scandali finanziari che sessuali che hanno colpito il clero. Burke ha ricordato anche il trattato dell'XI secolo di San Pier Damiani sulla piaga del dilagare dell’omosessualità nella Chiesa della sua epoca. Ora, ai nostri giorni, «questo deve essere affrontato in modo molto completo ed efficace».
    L'arcivescovo Carlo Vigano', ex nunzio negli Stati Uniti che ha rilasciato tre testimonianze dichiarazioni di denuncia della corruzione. «I mali che ha denunciato sono di natura molto seria», rispose, e se fossero veri, allora «si è sentito obbligato in coscienza» a comportarsi come ha fatto. «La legge di Dio in queste materie è più alta, ad esempio, del segreto pontificio».
    «Dovremmo prendere molto sul serio tutto ciò che ha detto», dal momento che Viganò afferma di avere prove. «Fare diversamente sarebbe essere negligenti. Non penso ci sia alcun dubbio» che lo abbia fatto per il bene della Chiesa, ha commentato il cardinale relativamente alla denuncia. Burke ha poi descritto l'ex nunzio in lotta come «una persona della massima integrità» e ha ricordato che un buon numero di vescovi statunitensi hanno rilasciato dichiarazioni a favore di Viganò, definendo gli attacchi ad hominem a Viganò «del tutto inappropriati».
    Al cardinale, ex presidente della Segnatura Apostolica, il più alto tribunale della Santa Sede, The Wanderer ha chiesto se il documento finale del Sinodo possa diventare Magistero ordinario semplicemente perché il Papa lo dichiara tale: «Tutta la costituzione [apostolica] sul sinodo è problematica - deve essere completamente rivista e criticata», ha detto Burke a proposito di Episcopalis Communio, promulgato dal Papa il 15 settembre.
    Né il sinodo né il Papa da soli possono creare il Magistero ordinario. Rivendicare qualche cosa del genere è «semplicemente falso». Il porporato non ha partecipato al Sinodo, ma ha detto di avere qualche preoccupazione sul documento finale, a causa di voci che indicavano che «una bozza del documento era già stata scritta», e che queste voci «sono molto preoccupanti».
    Burke è uno dei quattro firmatari dei Dubia relativi ad Amoris Laetitia e all’ammissione alla comunione dei divorziati risposati. Come è noto, non c’è stata nessuna risposta del Pontefice. «A questo punto è altamente improbabile che risponda», ha detto il cardinale Burke, ma «i fedeli meritano una risposta a queste importanti domande». L’assenza di una risposta «non cambia il fatto che sono dubbi reali» e che riguardano «la salvezza delle anime». «I Dubia rimangono».
    Burke: «Lo scisma è un male. Viganò? Va ascoltato» - La Nuova Bussola Quotidiana

 

 
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