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Discussione: Il Verbo di Dio si è fatto carne

  1. #1
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    Predefinito Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Berlicche

    Fatta la festa

    “La seduta è aperta!”
    I consiglieri si sedettero attorno al tavolo, continuando a chiaccherare distratti. Il gelo orlava i vetri delle finestre della sala, nonostante fosse appena autunno. Il raffreddamento globale si faceva sentire.
    Il presidente cominciò a sfogliare l’ordine del giorno. “Punto primo, la richiesta dai commercianti di uno stanziamento straordinario per rilanciare la festa del Natale…siamo bassi con il budget, perciò ogni idea sarebbe bene accolta.”
    Le sue parole aleggiarono nell’aria stanca, mentre malvolentieri i convenuti cercavano di capirne il senso e l’opportunità politica. Uno di loro si schiarì la voce.
    “Ahem…potrei sapere esattamente cosa si festeggia, con il Natale?”
    “Bene, signor Segretario, il Natale…” il Presidente si interruppe, imbarazzato “…è una delle nostre più importanti feste commerciali. E’ tradizionale.”
    “Sì, d’accordo” fece il Segretario, un poco seccato “Ma, esattamente, cosa si festeggia? Non mi ricordo che nessuno me l’abbia mai spiegato”.
    “Non c’è bisogno di festeggiare qualcosa” puntualizzò oziosamente il Procuratore “è un modo di far girare l’economia”.
    “Non è quello il punto…”
    “Si ricorderà qualcuno chiamato Natale” disse il Primo Consigliere “non c’era un poeta…o uno scrittore…”
    “L’incoronazione di Carlo Magno!”
    Tutti si voltarono verso il Terzo Consigliere, che smanettava con il suo Orga. “Qui dice che l’incoronazione di Carlo Magno avvenne la notte di Natale”.
    “E che ce ne frega di Carlo Magno?” sbottò il Procuratore “Manco so chi è”.
    Ormai tutti avevano aperto l’Orga.
    “Macchè Carlo Magno. Ho qui il link esatto. Si festeggia la nascita di Gesù Cristo”.
    “Di chi?”
    “Gesù Cristo. Il Dio dei cristiani. Vi mando il link.”
    Un attimo di stupore attraversò la sala. “Manco so chi è”, ripetè il Procuratore.
    “Ma…esistono ancora?” domandò il Presidente
    “Direi di sì. Si riuniscono tutte le settimane vicino a casa mia.” disse il Secondo Consigliere
    “Ma è legale?”
    Il consigliere si strinse le spalle. “Comunque il nome arriva da lì. Nascita, nata-le, capite.”
    “Questa cosa non deve circolare” sibilò il Primo Consigliere “cosa accadrebbe se si venisse a sapere che diamo fondi per una festa di estremisti? Una festa dovrebbe essere un momento…di festa, in cui tutti insieme si mangia e ci si ubriaca e si…”
    “Va bene, va bene, lo sappiamo. E’ chiaro che tutto questo è riprovevole e inadatto. Se si venisse a sapere anche tutti gli altri fanatici chiederebbero di fare una festa loro. Occorre cambiare nome” Concluse il Presidente.
    “Ma il nome è tradizionale” obiettò il Secondo Consigliere
    “Ma se la gente manco sa che vuole dire! Che ce ne importa di un tizio nato più di – uhmm… – duemila anni fa? Mica mi cambia la vita, che sia nato.”
    “L’osservazione è giusta” disse il Presidente “Ma di una festa abbiamo bisogno. Per i commerci. E poi cade anche in un momento adatto, fine anno, quando si tirano le somme…ci sono i ponti…non è che possiamo abolirla così. Troviamo qualcosa d’altro da festeggiare.”
    “Il compleanno del Primo Consigliere!” Se ne uscì il secondo Consigliere. Tutti risero.
    “La fine del vecchio governo!” suggerì il Commissario
    “Eh, ce ne sarebbe da festeggiare!” Altra risata.
    “Festa di Fine Anno” “Festa della neve” “Festa..festa…”
    Il terzo Consigliere continuava a sfogliare l’Orga. “Qui dice che il Natale sostituiva una celebrazione del Sole invitto…”
    Il Primo Consigliere scosse la testa “A dire la verità qust’altro link dice esattamente il contrario”.
    Il terzo Consigliere fece spallucce. “Non importa molto. Possiamo ripristinare la festa al Sole, che ne dite? Magari facciamo su una bella palla dorata e poi un ballo attorno, molta musica, ci si scatena, ci si scambiano doni…un sacerdote grasso e barbuto vestito di rosso dal’aria simpatica a simboleggiare opulenza distribuisce buoni omaggio…molto unitivo, molto trendy…eh? Che ne dite?”
    I consiglieri si scambiarono sguardi. Poteva funzionare?
    L’Economo picchiettò sul tavolo. “Non possiamo permetterci qualcosa in grande stile. Non ci sono i fondi.”
    “Che ne dite di un sacrificio?”
    Tutti si voltarono verso il Segretario.
    “Un piccolo sacrificio. Un'offerta da portare al Sole e ai suoi rappresentanti, cioè noi. Il riconoscere il nostro ruolo di guide e il fatto che siamo il Sole del Progresso, il Tutto, le Guide Illuminate…ci consentirebbe di finanziare la festa e ne avanzerebbe anche.”
    Il Presidente si accarezzò la barba. “Mi piace. Ottimo. Natale abolito, si celebri il Sole Invitto. Segretario, a lei l’organizzazione e i particolari.”
    “E chi si rifiutasse di sacrificare?” Chiese il Primo Consigliere
    “Non è che possano opporsi, e perché poi? Siamo noi l’autorità” sorrise il Presidente. “Troveremo il modo di obbligare tutti. Oh Oh Oh.”.
    Fatta la festa

    La Guida agli acquisti del gruppo cristiano conservatore Afa

    Negozi "buoni o cattivi" a seconda di come parlano del Natale

    Patricia Buffa


    Tra le varie guide agli acquisti natalizi negli Stati Uniti ne circola una particolare, che divide i negozi in “buoni e cattivi”. Meticolosamente redatta da un gruppo cristiano conservatore, l’American Family Association, la lista considera “cattivi” gli esercizi commerciali che nelle loro campagne pubblicitarie non si riferiscono alle feste ricordando il Natale, ovvero la nascita di Gesù. Per finire nella lista nera dell’Afa a una catena di distribuzione al dettaglio basta affiggere il pannello pubblicitario “buone feste”, invece di “buon Natale”.
    Tra i negozi “cattivi” compare la catena di librerie Barnes & Noble, quella di abbigliamento Banana Republic e quella di intimo Victoria’s Secret. Tra la lista dei buoni ci sono le grandi catene commerciali Wal-Mart e Target e il sito Amazon.com.
    Con la sua lista l’Afa vuole stimolare i fedeli a fare acquisti solo nei negozi che onorano il Natale e a boicottare gli altri. Tra i negozi che sono riusciti a “redimersi” c’è PetSmart, una catena di articoli per animali domestici, che inizialmente era stata bollata come “cattiva”, ma mandando all’Afa una serie di pubblicità in cui si cita il Natale PetSmart è riuscita a farsi reinserire tra i “buoni”.
    Niente da fare invece per Barnes & Noble. Il pannello pubblicitario della catena di librerie dice infatti “Merry Christmas, Happy Hanukkah, Happy Kwanzaa, e Happy Holidays”, ricordando non solo il Natale, ma anche le festività ebraiche, degli afroamericani e chi semplicemente si gode le vacanze.
    “Cristo è la vera ragione delle festività. Il Natale è la celebrazione della nascita di Gesù più di qualsiasi altra cosa”, ha detto al Washington Post Jan Meltzer, una residente del Michigan di fede cattolica.



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  2. #2
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    Predefinito Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Sant'Ambrogio di Milano











    Nella notte della Natività

    Volgiti a noi, tu che guidi il popolo di Dio,
    tu che ti assidi al di sopra dei cherubini,
    mostrati al cospetto di Efraim,
    desta la tua onnipotenza e vieni a noi.

    O redentore dei popoli, vieni,
    svelaci il parto della Vergine;
    ogni età della storia stupisca:
    a Dio solo si addisce un tale parto.

    Non nasce da seme di creatura,
    ma per arcano soffio dello Spirito;
    il Verbo di Dio si è fatto carne
    e il frutto del ventre è fiorito.

    E' ricco della Vergine il grembo,
    ma inviolato il chiostro del pudore;
    rifulgono le gemme delle virtù,
    in lei come in un tempio Dio dimora.

    Esca dal suo talamo nuziale,
    aula regale del suo santo pudore,
    il gigante di duplice natura,
    e sollecito compia il suo cammino.

    A noi mortali discende dal Padre,
    a ritornare al sommo Padre s'appresta,
    al regno dei morti scende benigno,
    infine torna alla sua sede divina.

    Consustanziale e coeterno al Padre,
    riveste la povertà della nostra carne,
    la nostra debolezza di mortali
    con vigore perpetuo ritempra.

    Già brilla il suo presepe
    e il suo fulgore irradia la notte:
    ormai nessuna tenebra lo offusca,
    ma di fede indefettibile splende.

















    Ultima modifica di FalcoConservatore; 30-12-11 alle 09:22

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Quelli che a Natale ignorano il festeggiato

    di Tommaso Scandroglio

    Quelli che dicono tutto l’anno che lo Stato è laico, anzi laicissimo e che la religione non deve mettere becco negli affari sociali dovrebbero andare a lavorare a Natale, dato che festa più religiosa non c’è.
    Quelli che sono per l’aborto-eutanasia-fivet-contraccezione-divorzio-omosessualità-via-i-crocefissi-dalle-scuole non dovrebbero fare un solo augurio a Natale, perché è appropriazione indebita.
    Quelli che berciano a motivo dell’esenzione dell’ICI a beneficio di alcuni immobili ecclesiastici, dovrebbero andare come volontari la notte di Natale o a Capodanno a servire nelle mense per i poveri ospitate in questi istituti e poi si troverebbero ad usare la bocca per dire altro, forse per una parola di conforto.
    Quelli che ogni giorno che Dio manda in terra trovano il modo per fare i mangiapreti non dovrebbero aver nulla da festeggiare sotto Natale perché qui il festeggiato è proprio Colui che perseguitano.
    Quelli che puntano il dito contro le presunte ricchezze della Chiesa, come quel Giuda che rimproverava Gesù perché Maria sprecava olio profumato per i suoi piedi, e poi si dissanguano in regali anche per il proprio cane, a Natale dovrebbero assaporare la ricchezza del digiuno da ogni cosa.
    Quelli che sono presi dalla ansia del “Non posso non regalargli niente, che figura ci faccio?”, dovrebbero ricordarsi che il Natale non è la festa dei doni, ma è il compleanno di Chi si è donato per noi sulla Croce.
    Quelli che si consumano nel consumismo, ed escono esausti dalla sbornia natalizia, dovrebbero risparmiare soldi ed energie interiori per il nuovo anno che verrà.
    Quelli che dicono “Auguriauguri” tutto di un fiato dovrebbero farsi una semplice domanda: ma auguri per cosa?
    Quelli che vanno a messa solo a Natale perché amano le tradizioni, dovrebbero andarci ogni domenica perché anche questa è una tradizione bimillenaria e perché nella Chiesa c’è la vera Tradizione.
    Quelli che pensano all’amante, a come divorziare, ad una seconda possibilità per gli altrettanti secondi 40 anni dovrebbero guardare la mattina di Natale negli occhi il proprio figlio e si accorgerebbero che i pensieri chissà perché hanno cambiato direzione.
    Quelli che stanno cercando il perché di questa crisi economica e non lo trovano, dovrebbero lasciare le strade affollate per lo shopping natalizio ed entrare in un chiesa: scoprendola vuota troverebbero la risposta che cercavano.
    Quelli che sono arcistufi di ritrovarsi ogni anno come in un girone dantesco incastrati in quella catena di montaggio fatta di marce forzate all’acquisto coatto, cene con parenti e para-parenti acquisiti in seconde nozze, brindisi, regali senza senso e forse non fatti alla persona giusta, dovrebbero rallegrarsi perché stanno intuendo che il vero Natale è altrove.
    Quelli che a Natale stanno come il 23 aprile o il 12 giugno perché nel loro cuore c’è l’angoscia per una malattia dall’esito infausto, la disperazione per la morte del proprio marito, l’ansia per il figlio che è cambiato tanto e tanto peggio, la preoccupazione per il conto in banca che proprio sotto le feste ha deciso di mettersi a dieta, dovrebbero guardare a quel Bambino braccato da Erode e comprendere che prima di loro anche Dio si è immerso in un mare di dolore ma ne è uscito vittorioso.
    Quelli che non sperano più e vedono tutto nero, dovrebbero guardare il nero stellato della notte di Natale che è scintillante di una misteriosa speranza ultraterrena.
    Quelli che pregano, frequentano i sacramenti, sono devoti a Maria, hanno idee sane su tutto, sono pieni di buon senso, ascoltano il Papa, fanno il loro dovere, amano la loro famiglia e sono in buoni rapporti più o meno con tutti, dovrebbero accorgersi che in realtà festeggiano Natale ogni giorno e poi dovrebbero guardare con attenzione una qualsiasi statuina del presepe. Se sono fortunati potranno scorgere il loro stesso viso.
    La Bussola Quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: Quelli che a Natale ignorano il festeggiato

    Ultima modifica di FalcoConservatore; 30-12-11 alle 09:23

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Gesù, Maria, Giuseppe… “Non c’era posto per loro”… nella cattedrale
    Antonio Socci
    Benedetto XVI, nella messa di mezzanotte di Natale, quest’anno, ha pronunciato un’omelia tutta incentrata su san Francesco per la sua meravigliosa “invenzione” del presepio, a Greccio, nell’anno 1223. Spiegando che quell’umile rappresentazione coglie il cuore del cristianesimo.
    Incredibilmente, proprio quest’anno, il vescovo di Rieti

    [Si chiama Delio Lucarelli, e questo è il suo ceffo….
    ]

    che è il vescovo di Greccio – cioè del luogo dove Francesco inventò il presepio – ha deciso: niente più storico presepio nella cattedrale.
    Gesù bambino, la Madonna, san Giuseppe, con i pastori e i magi…
    Come a Betlemme duemila anni fa, “non c’era posto per loro” nella cattedrale di Rieti.
    Negli anni scorsi su queste pagine più volte abbiamo criticato certe crociate ideologiche contro il presepio, soprattutto nelle scuole, dovute a professori o presidi imbevuti di “politically correct” che consideravano quella tradizione cristiana una discriminazione verso alunni di religione islamica.
    Ma non era mai capitato che fosse un vescovo ad “abolire” il presepio e soprattutto sta facendo clamore – nella rete – il fatto che si tratti proprio del vescovo di Greccio.
    PAROLE SCONCERTANTI
    Più ancora della decisione in sé, hanno sconcertato le motivazioni che sono state fornite dal settimanale diocesano di Rieti per giustificare la scelta.
    La toppa è stata molto peggiore del buco.
    Infatti il giornale ha scritto che si tratta di “una scelta di sobrietà” e “un segno tangibile di condivisione”. Condivisione di cosa? Con chi? Il presepio lo fanno tutti. E poi perché “scelta di sobrietà”?
    In omaggio al governo Monti, “sobrio” per definizione? Siamo a tal punto alla mercé delle mode politiche da svendere il presepio?
    Allora il papa che anche quest’anno (come tutti i parroci della Chiesa Cattolica) ha fatto allestire il presepio in piazza San Pietro non avrebbe fatto una scelta “sobria” e “di condivisione”?
    La Curia reatina sembra considerare il presepio un segno di “edonismo”. Ma ignora – proprio lei – la storia del presepio? Esso nasce dal santo della povertà come segno di amore al Salvatore da parte dei più poveri e dei più semplici.
    L’ineffabile settimanale diocesano reatino sostiene che sarebbe “superficiale” (oltreché “edonista”) chi giudicasse criticamente la cancellazione del presepio.
    Dunque la Curia reatina – unica nella cristianità – avrebbe dato un segno di profondità e di ascesi? Negando il presepio ai fedeli?
    Il giornale diocesano dice che dobbiamo “contribuire a recuperare risorse”. Abolendo il presepio? Non sarebbe un risparmio maggiore abolire il giornale diocesano visto che – anche in questo numero – sembra preoccupato soprattutto di difendere le esenzioni dall’Ici della Chiesa?
    Il settimanale motiva la “cancellazione” del presepio invitando a “rinunciare a quello che ci sembra necessario per concentrarci su quello che è essenziale”.
    Ebbene, la difesa dell’esenzione dell’Ici sarà “necessaria” per la Chiesa, ma davvero non sembra “l’essenziale” della sua missione nella storia. Oppure tutto si è capovolto?
    GESU’ CACCIATO
    Un fedele ha scritto: “La Cattedrale senza presepe non è per nulla più sobria, è solo più brutta, e la bruttezza non salverà certo il mondo… se si deve rinunciare ad usare la bellezza per parlare al mondo di Dio, cosa che costituisce l’unica ragione di essere di una cattedrale, allora è la cattedrale ad essere superflua”.
    In realtà dal 1997, su direttiva dei vescovi, è stato sfrattato dalle chiese italiane lo stesso Gesù eucaristico (si è infatti imposto di relegare il tabernacolo in qualche sgabuzzino) per cui non c’è da sorprendersi che ora venga sfrattato anche il presepio.
    C’è il rischio che quello di Rieti sia solo l’inizio di un altro crollo a catena.
    Notevole è un altro sofisma della Curia reatina, secondo cui “l’assenza in questo caso vale più della presenza”.
    Un lettore ha ribattuto: “Non ho parole… nemmeno il governo Monti nella manovra pensioni ha avuto il coraggio di usare boutade di questo genere…”.
    Del resto se questa “assenza” voleva essere una “provocazione” alla serietà della fede ha risposto a tono Riccardo Cascioli, sul giornale cattolico online La bussola quotidiana: “Chissà che bella provocazione alla nostra fede quella domenica che entrando in chiesa, trovassimo l’avviso: ‘La messa non si celebra per richiamare all’essenziale’. Chissà quante conversioni fulminanti”.
    SOBRIETA’ E ROTARY
    Dei lettori di Rieti ci scrivono mail indignate: “il vescovo vuole che teniamo solo l’essenziale e cancelliamo via, per ‘sobrietà’ e ‘solidarietà’, tutto ciò che non è essenziale. Sarà per questo che quest’anno è andato al Rotary Club di Rieti a ricevere il Premio ‘Sabino d’oro’ consistente in una placca d’argento dorato su cui è incisa l’immagine di un Guerriero Sabino stilizzato? Era proprio essenziale per la fede?”.
    Dal reatino ci segnalano altre iniziative con cui quest’anno la Chiesa di Rieti ha mirato all’ “essenziale”.
    Per esempio, durante i festeggiamenti di S. Antonio, conclusi dalla solenne celebrazione del vescovo, segnalano – oltre all’illuminazione delle maggiori vie cittadine (fatta forse per “recuperare risorse”) – l’”essenziale” festa del “Bertoldo show”, lo spettacolo dell’Orchestra Sonia e il Duo di Pikke, il fondamentale (per la fede) spettacolo “Pizzica e Taranta” con i tamburellisti di Torrepaduli, il concerto della Rino Gaetano band, quello della banda di Poggio Bustone, l’imperdibile (per il bene delle anime) concerto Erosmania, con Antonella Bucci e il comico Gabriele Cirilli, per non dire della distribuzione della “tradizionale cioccolata calda” che è un tocco di ascesi e di spiritualità.
    Il tutto concluso dalla processione solenne col vescovo seguita, a ruota, dallo spettacolo pirotecnico della ditta pirotecnica Morsani.
    E dopo ciò invocano la “sobrietà” per far fuori il presepe.
    Si dirà: suvvia, quello della Curia di Rieti è stato uno sbaglio, ma non facciamola lunga, in fondo è solo un presepio. E’ vero.
    MENTALITA’ PROTESTANTE
    Ma dietro questa scelta in realtà fa capolino una mentalità purtroppo assai diffusa nel mondo ecclesiastico-episcopale, la quale intimamente disprezza la devozione popolare, ritenendola preconciliare e fastidiosamente “materialista”, mentre sarebbe da preferire una presunta purezza della spiritualità incarnata dai discorsi degli “addetti ai lavori” (da qui anche l’ostilità verso santi popolari come padre Pio o verso realtà come Medjugorije).
    Ora, a parte la somiglianza di questa mentalità clericale, un po’ iconoclasta, con quella protestante, c’è da dire che il presepio e la venerazione dei santi e della Madonna sono quanto c’è di più cattolico, proprio perché esprimono il desiderio di toccare con mano e vedere il Dio che si fa uomo e che entra nella carne della nostra vita, si prende sulle spalle le nostre sofferenze e le nostre miserie.
    LA LEZIONE DEL PAPA
    E’ precisamente per questo che il papa, la notte di Natale, ha pronunciato quella poetica meditazione sul presepio di san Francesco a Greccio, dove “si rese visibile una nuova dimensione del mistero del Natale”.
    Francesco di Assisi “baciava con grande devozione le immagini del bambinello e balbettava parole di dolcezza alla maniera dei bambini, ci racconta Tommaso da Celano … attraverso di lui e mediante il suo modo di credere” ha aggiunto il papa “è accaduto qualcosa di nuovo: Francesco ha scoperto in una profondità tutta nuova l’umanità di Gesù… Tutto ciò non ha niente di sentimentalismo. Proprio nella nuova esperienza della realtà dell’umanità di Gesù si rivela il grande mistero della fede. Francesco amava Gesù, il bambino, perché in questo essere bambino gli si rese chiara l’umiltà di Dio”.
    Il Papa ha concluso:
    “Proprio l’incontro con l’umiltà di Dio si trasformava in gioia: la sua bontà crea la vera festa. Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere. .. ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato”.
    Gesù, Maria, Giuseppe… “Non c’era posto per loro”… nella cattedrale – lo Straniero


    PRESEPE E TRADIZIONE A MANHATTAN: DAGLI USA LEZIONI DI STILE A UNA CHIESA ITALIANA "CONFUSA E FELICE"
    di Francesco Colafemmina
    In Italia sembra si sia perso ultimamente il lume della ragione, per non parlare della fede che vacilla ormai da un bel po'. Lo testimonia la recente presa di mira del presepe prima a Reggio Emilia con la pagliacciata pseudo-intellettualistica del presepe apparente (basta leggere i "testi critici" presentati sul sito dell'iniziativa per rendersi conto del vuoto che circonda l'installazione promossa dalla curia reggiana); e poi a Rieti dove in nome di una presunta "sobrietà" si ricade nel solito trito e ritrito pauperismo anni '70 che ha già fatto enormi danni nelle nostre chiese. E che dire del presepe che inneggia alla concessione della cittadinanza ai figli degli extracomunitari? Il parroco appare in perfetta sintonia con il Presidente Napolitano che, non pago di aver consegnato l'Italia ad una lobby di banchieri e finanzieri, vorrebbe cambiare progressivamente l'identità degli italiani.
    Ci sono stati poi il presepe anti-omofobia di Bergamo, contro il quale nessuna autorità cattolica ha levato una seppur minima voce di protesta (potere della trasversale lobby gay?).
    Perciò consentitemi di farvi respirare un po' d'aria pulita. Vi porto negli Stati Uniti, nazione nella quale il cattolicesimo è una minoranza, e nondimeno i diritti e la libertà di pensiero ed espressione sono da sempre di casa. Stupirà così scoprire che mentre in Italia preti e vescovi si danno al delirio, lì, a Manhattan, nel cuore del "progresso" e della corruzione del potere e del denaro, il giorno di Natale si sono celebrate almeno quattro messe in latino (che gli statunitensi chiamano in tutta tranquillità "tridentine mass") di cui due solenni, in tre chiese differenti. Io ho assistito alla Messa Solenne del giorno di Natale a Saint Agnes, davanti al Chrysler Building.
    Prima sorpresa: a Manhattan si segue l'esempio di Papa Benedetto: al centro dell'altare anche durante le celebrazioni in novus ordo c'è un crocifisso (grande o piccolo come nella cattedrale di St. Patrick) e ci sono i sei candelabri.
    Seconda sorpresa: i cattolici newyorkesi conoscono a perfezione il rito antico. Un centinaio di fedeli seguiva con i suoi messalini la Santa Messa solenne, rispondeva con grande partecipazione e cantava con perfetta intonazione.
    Al termine della Messa la terza sorpresa: mi avvicino al giovane celebrante per ringraziarlo del suo sermone e scopro che è un italiano, Monsignor Mario Cionini, segretario della rappresentanza della Santa Sede presso le Nazioni Unite. Non certo un seguace della "rottura ecclesiale" o un anonimo "tradizionalista".
    Ancor più sorprendente è stato poi notare che mentre in Italia il presepe viene nascosto, ridotto, ricoperto di significati ad esso estranei, negli U.S.A. è esposto alla venerazione dei cattolici e illustrato con orgoglio a chi cattolico non è. Così accade di vederlo in bella mostra davanti ad una chiesa del Village, il famoso quartiere dell'orgoglio omosessuale, con una adeguata nota esplicativa sulla sua storia e il suo messaggio.





    E accade ancora di assistere ad una sorta di breve lezioncina sul presepe ammannita da un poderoso custode della cattedrale di St. Patrick alla folla di turisti di ogni razza e di ogni credo.



    Ma non basta. A Reggio Emilia hanno rimosso in cattedrale i banchi con gli inginocchiatoi, prima ancora lo avevano fatto a San Giovanni Rotondo. Insomma in Italia c'è questa perniciosa tendenza. Negli States invece noto da anni con stupore e ancora una volta ne ho avuto conferma a New York che i fedeli non sentono alcun bisogno di sentirsi adulti, evitando di stare in ginocchio. Anzi, con maggiore rigore che in Italia restano inginocchiati anche dopo il "mistero della fede" e si inginocchiano nuovamente al momento dell' "Agnello di Dio". Nella messa nuova infatti non so per quale ragione ma in Italia i fedeli non riescono a resistere in ginocchio fino al Padre Nostro e si alzano immediatamente al "mistero della fede" e rimangono in piedi fino alla fine della messa. Persino in Romania, dove la comunità cattolica conta poche migliaia di fedeli sono più rigorosi che in Italia...
    Ultimo dettaglio degno di nota: per la prima volta in vita mia ho visto un sacerdote fare qualcosa che in Italia si vede raramente. Nella Cattedrale di New York al momento della distribuzione della comunione una fedele adulta e sbadata prende l'ostia in mano e fa cenno di andar via... il sacerdote allora la ferma con una mano e davanti a tutti le dice forte e chiaro che l'eucarestia la deve consumare all'istante e in sua presenza.
    Unbelievable!


    Il Capodanno? Mah…
    Giulia Tanel
    Il Capodanno mi sta antipatico. O, meglio, diciamo che mi è totalmente indifferente.
    Mi pare che le persone si possano suddividere in tre macroscopiche categorie, in base a come affrontano l’ultima notte dell’anno. Analizziamole brevemente.
    Il primo gruppo è formato da chi considera il Capodanno come “La Notte” per eccellenza. Tendenzialmente gli appartenenti a questa categoria cominciano a pensare a come trascorrere le fatidiche ore a cavallo tra un anno e l’altro già all’Assunzione (ops, “a Ferragosto”). Prenotano voli aerei, cercano feste esclusive, riservano stanze d’albergo nelle capitali della movida e cose simili.
    Insomma, queste persone sono dei veri e propri fanatici, che spesso si organizzano al meglio per poi vantarsi dei loro programmi con gli umili plebei.
    Se poi (speriamo per loro di no!) la fatidica “Notte” non va per il meglio, il divertimento non è oltre i limiti, lo spumante è troppo caldo o la musica è assordante, i fanatici del Capodanno sono pure costretti a mentire a se stessi e agli altri, per evitare di aggiungere al danno la beffa: “E’ stata una serata indimenticabile, fantastica! Ne è proprio valsa la pena”. Che amarezza.
    Il secondo raggruppamento è formato da coloro che cominciano a pensare al Capodanno attorno ai primi di novembre. Un paio di mesi sono un tempo sufficiente per cominciare a guardarsi attorno ed informarsi con dovizia di particolari su tutte le feste in programma nell’arco di 200 chilometri dal luogo di residenza.
    Poi, una volta che hanno una panoramica completa, questi del secondo gruppo si mettono a tavolino e valutano i pro e i contro di ogni evento: prendono una decisione solo dopo un’attenta valutazione. Quel che più importa è che la serata sia “pazza” e, soprattutto, “oltremodo divertente”. Con chi si festeggia conta relativamente: basta che ci siano gli ingredienti di base (musica, bevande zero limits, magari un po’ di droga e luci psichedeliche…), tanto la gente con cui sballarsi alla fine la si trova sempre. E’ infatti attestato come durante l’ultima serata dell’anno sia più facile fare “amicizie”: accade esattamente come quando si è all’estero, dove se si incontra un connazionale si comincia subito a interagire.
    Questa seconda categoria ha dunque come motore di fondo una convinzione: “A Capodanno BISOGNA divertirsi!”. E a loro va il nostro in bocca al lupo per il primo risveglio del 2012, che probabilmente sarà accompagnato da malessere diffuso, nausea, intontimento epocale e, spesso, dall’amara sensazione di aver ecceduto nello sballo, sì, ma di riscoprirsi, in fondo, un pochino “vuoti”.
    L’ultima categoria è formata da chi, di fronte alla classica domanda: “Cosa fai per Capodanno?”, fino al 20 dicembre, o anche oltre, non sa minimamente cosa rispondere. “Capodanno? E quand’è?”.
    Gli appartenenti a questo gruppo non hanno la preoccupazione o l’esigenza di organizzare una serata “esclusiva” o di vagliare ogni singola proposta disponibile sul territorio. Per loro il veglione di fine anno altro non è che una serata come tutte le altre. Anzi, ad essere sinceri, anche un po’ più faticosa delle altre: si deve per forza stare svegli almeno fino alle due, anche se magari si sta crollando dal sonno e la tombola ha cominciato ad annoiare già al primo “ambo”.
    Comunque, tornando a bomba: gli aderenti a questo terzo gruppo tendenzialmente passeranno l’ultima serata dell’anno con gli amici “storici”, quelli con cui condividono la quotidianità. Organizzeranno una festa semplice: due chiacchiere, qualche gioco simpatico, un po’ di musica… tutti ingredienti oggigiorno non banali. In questo modo possono dimostrare ai loro amici la gratitudine che provano nei loro confronti per la loro presenza costante e affidabile.
    Inoltre, se questo gruppo di amici ha anche una visione cristiana della vita, probabilmente farà anche in modo di partecipare al “Te Deum”, per ringraziare Dio per l’anno finito e affidarsi a Lui per il futuro.
    Perché alla fine, diciamocelo, quello che conta più di qualsiasi “sballo esclusivo” è amare e sentirsi amati. L’ultima sera dell’anno, sì, ma soprattutto nella quotidianità.
    E dunque, in qualunque categoria vi siate riconosciuti, tantissimi auguri per un 2012 pieno di amore, gioia ed amicizie!
    Il Capodanno? Mah…






    Te Deum laudamus:
    te Dominum confitemur.
    Te aeternum patrem,
    omnis terra veneratur.
    Tibi omnes angeli,
    tibi caeli et universae potestates:
    tibi cherubim et seraphim,
    incessabili voce proclamant:
    "Sanctus, Sanctus, Sanctus
    Dominus Deus Sabaoth.
    Pleni sunt caeli et terra
    majestatis gloriae tuae."
    Te gloriosus Apostolorum chorus,
    te prophetarum laudabilis numerus,
    te martyrum candidatus laudat exercitus.
    Te per orbem terrarum
    sancta confitetur Ecclesia,
    Patrem immensae maiestatis;
    venerandum tuum verum et unicum Filium;
    Sanctum quoque Paraclitum Spiritum.
    Tu rex gloriae, Christe.
    Tu Patris sempiternus es Filius.
    Tu, ad liberandum suscepturus hominem,
    non horruisti Virginis uterum.
    Tu, devicto mortis aculeo,
    aperuisti credentibus regna caelorum.
    Tu ad dexteram Dei sedes,
    in gloria Patris.
    Iudex crederis esse venturus.

    Noi ti lodiamo, Dio,
    ti proclamiamo Signore.
    O eterno Padre,
    tutta la terra ti adora.
    A Te cantano tutti gli angeli
    e tutte le potenze dei cieli
    e i Cherubini e i Serafini,
    con voce incessabile:
    Santo, Santo, Santo
    il Signore Dio degli eserciti.
    I cieli e la terra
    sono pieni della [maestà della] tua gloria.
    Ti acclama il coro glorioso degli apostoli
    e [il numero lodevole de]i profeti
    e la candida schiera dei martiri;
    In tutto il mondo
    la santa Chiesa proclama Te
    Padre d'immensa maestà
    il Tuo venerabile e unico vero Figlio
    e lo Spirito Santo Paraclito.
    O Cristo, re della gloria,
    Tu sei il Figlio eterno del Padre,
    per la salvezza dell'uomo,
    non hai disdegnato il ventre di una Vergine.
    Vincitore della morte,
    hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
    Tu siedi alla destra di Dio,
    nella gloria del Padre,
    e verrai a giudicare il mondo
    alla fine dei tempi.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Troppi fedeli da Scola e finiscono le ostie
    di Sabrina Cottone
    Non mancano mai le lamentele per le chiese vuote e la crisi di fedeli. Ma non sempre le cose vanno così, soprattutto negli ultimi tempi. E nella Milano che si prepara ai botti vietati di Capodanno, accade che ce ne siano troppi.
    Troppi cattolici praticanti in coda per ricevere la Comunione. E tanti alla fine tornano a casa (tra i mugugni) senza aver mangiato il Corpo di Cristo.
    L'appuntamento è con l'arcivescovo Angelo Scola nella chiesa dei Gesuiti di San Fedele.
    [La chiesa del grande scrittore “conservatore” Alessandro Manzoni….



    Piccolo gioiello dell’architettura della Controriforma, costruito per volere di Carlo Borromeo, San Fedele era il luogo dove lo scrittore amava raccogliersi in preghiera e meditare. E se a ricordarcelo non bastasse la statua a lui intitolata al centro della piazza, all’interno della chiesa una targa commemora la sua ultima comunione.



    Poi l’incidente fatale: la mattina del 6 gennaio 1873 Manzoni scivolò sulla scalinata che precede l’ingresso, battendo la testa.
    Ematoma subdurale da trauma cranico, questa la diagnosi. Da quel giorno smise di uscire di casa e cominciò a confondere nomi, fatti, luoghi. Si spense pochi mesi dopo, all'età di 88 anni. Il funerale si celebrò in Duomo, davanti a una folla di concittadini, intellettuali e delle più alte cariche dello Stato; mentre le spoglie furono sepolte al Cimitero Monumentale, dove tuttora riposano.





    L'anno seguente, nell'anniversario della morte, Giuseppe Verdi compose ed eseguì in sua memoria la Messa da requiem, che diresse la mattina nella chiesa di San Marco, e la sera al Teatro alla Scala.


    ]
    Il cardinale Scola celebra la Messa del 31 dicembre, l'ultima dell'anno. Secondo tradizione si conclude con l'inno di ringraziamento del Te Deum. Un solenne grazie a Dio per tutti i giorni regalati nel 2011 che si sta per chiudere.
    San Fedele trabocca di gente già da un'ora prima della celebrazione, fissata alle sei e mezza della sera. Tutto intorno Milano è deserta, i negozi del centro chiudono le serrande uno dopo l'altro, la gente fugge per preparare il cenone e addobbarsi per il veglione. Eppure la chiesa si riempie, resiste al freddo («ma qui non c'è il riscaldamento?» chiede sorpresa una signora), che diventa gelo da notte di Natale quando si spalancano i portali e entra il cardinale Scola, seguito da una piccola schiera di concelebranti.
    È l'ora degli auguri alla città. Non nascondermi il Tuo volto, prega Scola. Conclude: «Ai milanesi auguro di cercare il volto di Cristo». È da questa ricerca - dice - che si valuta la maturità di un uomo.
    Adeste fideles. E i fedeli sono venuti eccome, molti sono in piedi.
    È il momento clou, l'ora della Comunione. L'arcivescovo la distribuisce ai molti che attendono fiduciosi il proprio turno. Il cardinale Scola capisce in fretta che, nella migliore tradizione evangelica, manca il pane. Divide le ostie consacrate, le spezza, le sminuzza perchè tutti abbiano la loro particola. Alla fine le leggi della fisica terrena hanno la meglio. Ostie sold out…
    Il giorno dopo un sacerdote concelebrante del San Fedele commenta le ostie mancanti: «Un errore di previsione. C'era tantissima gente, molta più degli anni passati...». Deficit di profezia?
    Troppi fedeli da Scola e finiscono le ostie - Milano - ilGiornale.it




  6. #6
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    Predefinito Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Per il tempo dell'Epifania la liturgia delle ore propone l'inno Hostis Herodes, che rievoca i tre misteri della manifestazione del Signore (epifania significa appunto manifestazione, e non riguarda quindi solo l’adorazione dei Magi verso Cristo appena nato) che si celebrano insieme: la rivelazione alle genti pagane (i Magi); il Battesimo di Cristo (che comporta la santificazione delle Acque, le quali diventano mezzi sacramentali potenziali) la manifestazione divina alle nozze di Cana (quando Gesù compie il suo primo miracolo pubblico, trasformando l’acqua in vino).

    Perché temi, Erode,
    il Signore che viene?
    Chi dà il Regno dei Cieli
    non toglie i regni umani.

    I Magi vanno a Betlemme
    e la stella li guida:
    nella sua luce amica
    cercano la vera Luce.







    Il Figlio dell'Altissimo
    si immerge nel Giordano,
    l'Agnello senza macchia
    lava le nostre colpe.







    Nuovo prodigio, a Cana:
    si arrossano le acque
    mutando la loro natura,
    versano vino le anfore.







    A te sia gloria, Cristo,
    che ti sveli alle genti,
    e al Padre e allo Spirito Santo
    nei secoli dei secoli.
    Amen.






  7. #7
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    Predefinito Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    NATALE DIFFICILE PER IL PRESEPE TRA FURTI E PROFANAZIONI
    (AGI) - CdV, 3 gen. - "I vandali attaccano il presepe, umile e silenzioso segno di pace". Lo denuncia il sito internet della diocesi di Porto e Santa Rufina, antica diocesi alle porte di Roma, rilevando che "da un capo all'altro d'Italia, cresce il numero dei sacrilegi perpetrati contro questo simbolo cristiano: furti, danneggiamenti, incendi. Fatti inqualificabili - sottolinea la nota - che offendono e preoccupano, davanti ai quali non si puo' rimanere indifferenti e che difficilmente possono essere liquidati come semplici bravate. Perche' una bravata non tocca mai cio' che e' sacro".
    I fatti raccontati dal sito (molti dei quali sono stati riferiti in modo isolato dalle cronache locali) sono impressionanti: a Salsomaggiore Terme, nel Parmense, alcuni vandali, nel presepio della centralissima piazza Berzieri, di fronte all'edificio storico delle terme, hanno mozzato di netto la testa della statua del Bambino Gesu', lo stesso e' accaduto a Sant'Ambrogio, in provincia di Torino, dove hanno decapitato le teste di San Giuseppe e della Madonna, mentre la statua di Gesu' Bambino e' stata impiccata ed appesa ad un cartello stradale e ad Induno Olona (Varese) al Bambinello sono state spaccate le gambe.
    Ancora in Lombardia, a Castegnato (Brescia), ignoti hanno dato fuoco al presepio antistante un edificio del 1300-1400, bruciando la capanna e i personaggi di compensato al suo interno: San Giuseppe ed il Bambin Gesu', mentre della Madonna resta un pezzo del corpo scampato alle fiamme.
    Vandali in azione anche a Macomer, nel cuore della Sardegna: dopo aver sottratto alcune statuine, compresa quella del Bambin Gesu' dal presepe parrocchiale, durante la notte ignoti hanno dato fuoco alle luminarie dell'albero addobbato per le festivita' natalizie nella piazza principale.
    A Roma, invece, e' stato "rapito" il Bambinello dalla culla di Piazza Venezia. La piccola statua e' stata trovata in meno di un'ora dai carabinieri e rimessa al suo posto. A segnalare il misfatto al 112 erano stati alcuni cittadini e i controlli immediatamente disposti dai militari hanno portato a una rapidissima soluzione: il bambinello giaceva abbandonato su un marciapiede poco lontano, in via del Plebiscito.
    Ad Arzignano (Vicenza), la statua del Bambino Gesu', e' stata ritrovata solo dopo 48 ore: era di legno, molto pesante e a grandezza naturale. E se a Firenze, hanno portato via il Bambin Gesu' del presepe di piazza Duomo, per abbandonarlo - come nella Capitale - poche centinaia di metri piu' in la', a Lecce si e' trattato di un vero e proprio furto ai danni del presepe allestito negli spazi dell'Anfiteatro di Lecce, nella centralissima Piazza Sant'Oronzo: ignoti hanno fatto sparire la statua del Bambinello che questa volta non e' stata ritrovata.
    Stessa sorte e' toccata al Bambinello del presepio allestito davanti alla sede storica della Misericordia di Borgo a Mozzano.
    A Castellammare, il Bambino Gesu' rubato dalla vetrina di un negozio che aveva aderito alla manifestazione "Natale in vetrina" e' stato rimpiazzato grazie al gentile dono di alcune suore. A Olbia sono state rubate da un grande presepe in Via Lituania, nel centro, le statue della Sacra Famiglia e di un pastore vicino alla greppia mentre a Tirrenia, sul litorale pisano ad essere sottratta e' stata la statua di uno dei Re Magi, ed a Milano Marittima i ladri hanno fatto sparire una delle quarantatre pecore, un grave episodio che si aggiunge ad un vero e proprio atto vandalico compiuto qualche settimana fa sulla figura del pastore a cui era stata amputata una mano, in seguito ripristinata dal restauro a Milano.
    A Castenedolo (Brescia), quattro minorenni e una 19enne danno fuoco al presepe allestito davanti alla parrocchia di San Bartolomeo, mentre nel capoluogo ad essere prese di mira sono state le statuine di San Giuseppe e quella di uno dei Re Magi. Altri casi simili si sono verificati in piazzale Arnaldo dove la mano degli ignoti vandali si e' scagliata contro l'effige della Madonna e dell'asinello. Non si e' salvato nemmeno il grande presepe allestito in piazza della Loggia.
    A Morbegno (Sondrio) a subire un furto e' stato il presepe della Croce Rossa. A Uboldo (Varese) hanno preso i personaggi del presepe e li hanno gettati per strada e poco lontano, a Gardone, la chiesa locale ha subito il furto di una delle cassette allestite intorno alla Nativita'.
    Non ha avuto pace neppure il presepe realizzato sul sagrato del duomo di Carrara: dopo il furto delle statue della Madonna e del Bambin Gesu', avvenuto prima di Natale, la capanna riallestita dagli artisti del borgo con le canne di bambu' e corredata da altre statue in marmo, e' stata spazzata via da una folata di libeccio. Ed a Portocannone (Campobasso), il sindaco del paese ha presentato formale querela contro gli ignoti che hanno danneggiato il presepe della piazza principale.
    A Civita di Bagnoregio sono state danneggiate le strutture del presepe vivente che viene realizzato ogni anno. A Terzigno (Napoli), ignoti hanno distrutto il presepe allestito in Piazza Immacolata accanendosi con brutalita' sulle statue. E non si e' salvato nemmeno quest'anno l'allestimento della Nativita' sistemato come da tradizione di fronte all'ospedale, a piazza sant'Antonio, dagli amici della Croce Rossa.
    Il sito diocesano di Porto e Santa Rufina denuncia infine una singolare e sconcertante strumentalizzazione del presepe da parte del piu' frequentato centro sociale bergamasco, il "Paci' Paciana", che ha allestito una Nativita' senza Maria, col Bambinello accudito da due statuette di Giuseppe. (AGI) .
    AGI.it - NATALE DIFFICILE PER IL PRESEPE TRA FURTI E PROFANAZIONI

    Presentimenti di infinito
    Lo sapete: per gli orientali l’Epifania è più importante del Natale stesso. Perché rappresenta il momento in cui il Segno viene recepito, in cui quanto era nascosto si svela. Il momento della comprensione.
    Certo, è importante sapere quando cade il compleanno della propria moglie; ma lei ha iniziato a contare, per noi, nel momento in cui l’abbiamo conosciuta, abbiamo posato gli occhi su di lei ed abbiamo iniziato a comprendere che la sua storia si sarebbe intrecciata con la nostra.
    Senza conoscenza, senza comprensione, il valore del segno per noi è nullo. Rimane una sconosciuta vista di lontano, un presentimento di quello che potrebbe essere e non è ancora stato. Dal momento della conoscenza, dal momento dell’Epifania, rimane ancora parecchia strada da compiere per arrivare al pieno dispiegarsi del destino. L’educazione dei giorni, la pedagogia del tempo, l’attenzione alla realtà. Ma tutto parte da quel seme, quel singolo momento in cui ciò che esiste diventa per noi esistente.
    Se queste righe non fossero mai lette, non fossero capite, fossero dimenticate sarebbe come per noi non fossero mai state scritte. Un presagio non colto, ciò che poteva essere e non è stato. E i giorni trascorrono nell’attesa di qualcosa che ci è passato vicino e che non abbiamo riconosciuto.
    Che per noi non sia così. Riconosciamo quel Segno. Sia per noi una buona Epifania.
    Presentimenti di infinito


  8. #8
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    Predefinito Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Distrutto il presepe della scuola
    I vandali ripresi dalle telecamere
    di Redazione
    Hanno preso di mira il presepe di una scuola, scagliandosi contro le tre statue con una furia insensata. Un gesto assurdo, messo a segno da quattro o cinque ragazzotti di San Donato “immortalati” dalle telecamere della scuola. È stata una gran brutta sorpresa quella che ha accolto i 900 ragazzi che frequentano la scuola Maria Ausiliatrice a San Donato al ritorno dalle vacanze di Natale.
    Il presepe che avevano preparato è stato preso di mira da un gruppo di vandali che nella notte tra l'1 e il 2 gennaio si sono introdotti nell'istituto e hanno scaraventato le statue della sacra famiglia sul marciapiede.
    Responsabile, un gruppetto di ragazzi a quanto pare neanche molto più grandi di quelli che frequentano la scuola. Appena adolescenti, in quattro o cinque come hanno «spiato» le telecamere. La scena infatti è stata interamente ripresa. «Abbiamo le registrazioni che mostrano come si è svolta la scena e che sono servite per la denuncia ai carabinieri», hanno raccontato le religiose che gestiscono l'Istituto. Sono state loro a trovare le statue in strada mezze rotte. Nel video - raccontano - si vedono chiaramente i ragazzi che dalla corporatura sembrano poco più che adolescenti che si arrampicano sulla cancellata alta due metri e mezzo e si avvicinano furtivi alla grotta di paglia. Poi con una furia insensata prendono la statua di Gesù Bambino e la scagliano terra diverse volte fino a romperla in più parti. Poi se la prendono con le statue di Maria e Giuseppe che vengono prese a calci e sassate. «A quel punto - hanno spiegato le suore - deve essere successo qualcosa che li ha disturbati o impauriti». Quindi hanno riscavalcato il cancello e sono fuggiti. Le religiose per il primo giorno di riapertura della scuola sul pagliericcio al posto di Gesù Bambino hanno sistemato un cartellone con le foto del presepe rovinato e una scritta: «Questa comunità prega per quei ragazzi che hanno un vuoto nel cuore».
    Un evento che ha lasciato con l'amaro in bocca a ragazzi e genitori della scuola che si sono subito attivati. Hanno dato il via a una colletta per raccogliere i fondi necessari a restaurare le tre statue. C'è già una mamma della scuola, restauratrice, che si è offerta di sovrintendere le operazioni. Il presepe infatti è di fattura artigianale ed ha più di cinquanta anni.
    Distrutto il presepe della scuola I vandali ripresi dalle telecamere - Milano - ilGiornale.it



    Il Volto imbrattato
    Gianfranco Amato
    C’è davvero poco di artistico nell’opera intitolata Sul concetto di Volto nel figlio di Dio del regista e sceneggiatore Romeo Castellucci, che si terrà al Teatro Parenti di Milano dal 24 al 28 gennaio prossimo. Disgustosa la scenografia, ma ancor più disgustoso il contenuto blasfemo della rappresentazione. La scena si svolge in una stanza bianca e immacolata in cui un anziano incontinente guarda la televisione ad alto volume. Ad accudire quel vecchio ci pensa un altro personaggio, il figlio, il cui compito si traduce in una sorta di fatica di Sisifo. Infatti, ogni volta che si concludono le operazioni di pulizia del corpo del padre, una nuova scarica di dissenteria vanifica i gesti compiuti dal figlio, costringendolo a ricominciare da capo. Si tratta di un’opera iperrealista destinata a colpire i sensi dello spettatore, non solo la vista e l’udito, ma anche l’olfatto, poiché ogni volta che l’anziano padre evacua, si spande per la sala un odore acre e fastidioso.
    Su tutta la scena domina la riproduzione gigantesca di un quadro rinascimentale raffigurante il volto di Gesù – il celebre Salvator Mundi di Antonello da Messina –



    volto che nel finale viene imbrattato di liquame escrementizio, e si squarcia per lasciare in evidenza una frase che rappresenta la provocazione del regista: “You are not my shepherd” (Tu non sei il mio pastore).
    Definire un’oscenità irriverente quest’opera non è semplice moralismo. E per essa non può valere l’idea, che va purtroppo diffondendosi anche in alcuni ambienti cattolici, per cui è meglio tacere per non pubblicizzare ulteriormente una rappresentazione blasfema.
    In realtà il Volto di Cristo è ciò che di più caro ha la tradizione cristiana. Per quel Volto uomini come il pakistano Shahbaz Batthi hanno rischiato la vita e subito il martirio.







    Con quale coraggio, quindi, i cattolici italiani possono tacere di fronte ad una simile ingiuria?
    Con quale coraggio possono declamare in chiesa il salmo 28, «Il Tuo volto Signore io cerco», e poi restare inerti e silenziosi, per misere ragioni di opportunistica convenienza, dinnanzi al Suo oltraggio?
    Se il volto di nostra madre, o della persona più cara che abbiamo, fosse insozzato con escrementi umani in un’opera teatrale, noi faremmo di tutto per impedirlo.
    Non si può neppure immaginare cosa sarebbe successo se al posto della gigantografia del Cristo di Antonello da Messina, ci fosse stata quella del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Probabilmente sarebbe già intervenuta l’Arma dei Carabinieri. Ma Romeo Castellucci, che nel 2002 è stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministro della Cultura della Laica Repubblica Francese, conosce bene la differenza tra Stato e Chiesa, e sa altrettanto bene, quindi, chi può colpire impunemente.
    Vive la laïcité!

    Pane al pane e – propriamente – sterco allo sterco!
    Gabriele Mangiarotti
    Scenario n. 1: Maometto imbrattato di sterco. Indescrivibile reazione. Poveretti coloro che hanno pensato ed eseguito tale ignobile gesto. Vedranno l’erba «dalle radici»!
    Scenario n. 2: Napolitano imbrattato allo stesso modo. Disgusto per l’offesa (in termini esatti «vilipendio») alla più alta carica dello Stato. Galera assicurata.
    Scenario n. 3: stesso trattamento all’immagine di Gesù. Applausi per l’altissima e benemerita opera d’arte postmoderna. Disprezzo per gli oscurantisti / integralisti / fanatici fondamentalisti che non capiscono la libertà di espressione. Per essi accusa, multa, prigione. Ed esclusione da ogni possibile beneficio.
    State tranquilli. Il primo e il secondo caso non si verificheranno mai, perché, da un lato, i paladini della libertà di espressione (i soliti, quelli finocchi col c…o degli altri) non permetterebbero questo delitto. Lo chiamano rispetto, mascherando viltà e paura (si sa, gli islamici non scherzano facilmente).
    Dall’altro – dopo gli onori al Re Giorgio, incoronato uomo dell’anno da Wired e Famiglia Cristiana – mica si può essere così incivili da non sapere riconoscere i campioni della libertà. Suvvia, Budapest ed Eluana sono solo inezie di cui un uomo serio non può tenere seriamente conto.



    Purtroppo quello che abbiamo di fronte è lo scenario n. 3. E qui non conta che la legge punisca il vilipendio di immagini religiose (si sa, poi, che non è vero sterco, forse è crema al cioccolato, non sottilizziamo). Non conta che quando si parla di dialogo, bisogna avere stima dell’interlocutore (che, se non capisce l’arte, non è colpa nostra. E poi, se è così suscettibile, beh, si faccia curare). E se poi osa reagire con fermezza, allora non fa che dare ragione a chi afferma che la religione, ma soprattutto la Chiesa (ovviamente Kattolica), sono solo covi di intolleranza.

    E se si realizzasse un altro scenario? Se gli uomini liberi, di buon senso, amanti del vero e del bello e della libertà di espressione trovassero il coraggio – dicendo pane al pane e vino al vino – di fare finire quello “spettacolo” nel luogo deputato allo sterco, e cioè la fogna? Di sicuro si respirerebbe un’aria migliore. E forse i nostri giovani troverebbero che aveva ragione Andersen, nella famosa favola I vestiti nuovi dell’imperatore, a dire che i bambini ci libereranno dall’ovvio dei popoli, dicendo pane al pane e – propriamente – sterco allo sterco!






    MANIFESTAZIONI DI PROTESTA

    martedì 24 gennaio 2012, ore 190
    per la "prima" dello spettacolo

    e sabato 28 gennaio 2012 dalle ore 19:00

    davanti al Teatro Franco Parenti
    via Pier Lombardo, 14 (zona corso Lodi) Milano


    Un'immagine di Cristo imbrattata durante lo spettacolo di Castellucci
    in una scena rappresentata in Francia
    con la scritta "You are -non- my shepherd" (Tu -non- sei il mio pastore")





  9. #9
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    Predefinito Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    Preghiere da 'brivido' nella chiesa di ghiaccio e neve
    Roma, 16 gen. (Ign) - Oltre mille tonnellate di neve e ghiaccio, per circa 25 metri di lunghezza e 11 di larghezza. E' la 'Chiesa nella neve' di Mitterfirmiansreut, in Baviera a nord di Passau, sulle montagne denominate la Foresta Baverese che dividono il Land tedesco dalla vicina Repubblica Ceca.
    Inaugurata il 2 gennaio, questa insolita chiesa cattolica doveva essere pronta per Natale, ma le scarse precipitazioni di questo mite inverno ne hanno rimandato la realizzazione. E quando il tempo è 'migliorato' i responsabili del progetto hanno lavorato giorno e notte per costruirla in onore di quanto accaduto esattamente cento anni fa. Nell'inverno 1910/11, infatti, nevicate eccezzionali impedirono agli abitanti della cittadina di andare a messa a Mauth, la città più vicina. Si decise così di utilizzare la neve per costruire una chiesa e dare a tutti la possibilità pregare.
    Con i suoi 1400 metri cubi di ghiaccio e neve, e con una torre è alta 17 metri, ora la chiesa attrarrà turisti e fedeli prima di sciogliersi.
    Preghiere da 'brivido' nella chiesa di ghiaccio e neve realizzata in Baviera - Adnkronos Esteri



    L'ora che vale una vita
    Angelo Busetto

    "Il giorno dopo Giovanni il Battista stava ancora là con due dei suoi discepoli [Giovanni e Andrea] e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
    Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Maestro, dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete».
    Andarono dunque e videro dove abitava, e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio."
    Giovanni 1, 35-39


    E’ come ricordare il primo incontro con la donna amata. O il giorno e l’ora della nascita del figlio. Un avvenimento che cambia la vita. Per Giovanni e Andrea è stata un’ora impensata, straordinaria, impossibile da dimenticare.
    Cosa è accaduto?
    Gesù è appena uscito allo scoperto. In mezzo a tanta gente anche lui è andato al fiume Giordano, e Giovanni Battista, dalla riva, l’ha subito scorto e segnalato.

    Leggendo la cronaca di quell’avvenimento registrata nei Vangeli abbiamo quasi l’impressione che il suo grido sia risuonato ai quattro venti, risvegliando il mondo. In realtà ci hanno badato solo Giovanni e Andrea, due giovani pescatori che s’erano presi una vacanza dal lavoro, attratti come tanti altri dal nuovo profeta del fiume.

    Così è cominciata l’avventura della loro vita, e così è cominciata la storia che ha coinvolto tante altre persone nel corso dei secoli, fino a toccare anche noi. Un lieve passaggio, il fruscio dei passi sul greto del fiume, un batticuore, un’incertezza dei due che gli camminano dietro: “E adesso, lo chiamiamo?”. E’ Gesù stesso a voltarsi: “Che cosa cercate?”. Cercano quello che da secoli, da sempre, gli uomini stanno cercando. Cercano il suo volto, il suo cuore, la sua mano forte. Cercano una casa, la sua casa, dove abitare con lui. Cercano la strada, la sua strada, da percorrere insieme con lui.

    Adesso lui è davanti a loro, li invita a casa sua, ed essi stanno con lui tutto quel giorno. Il giorno seguente Andrea lo dice subito al fratello Pietro, insieme lo dicono agli amici; tornano da lui nei giorni seguenti, gli vanno dietro senza indugio quando, mentre sono in mare con la piccola cooperativa di pesca, Gesù li chiama a stare con lui sempre, diventando pescatori in un mare più grande.





    Manifestare è sacrosanto
    di Francesco Agnoli
    La cultura laicista è profondamente intollerante, per natura. Non sopporta che vi sia nulla di sacro, di elevato, di metafisico.
    La cultura laicista è quella che permette ad un Romeo Castellucci qualsiasi, in nome di una libertà di opinione che è in verità diritto all’insulto, di mettere in scena Gesù Cristo, una immagine del suo santo volto, del suo dolce sguardo d’amore, per renderla bersaglio di odio, di lancio di escrementi, di volgarità. Sul volto di Cristo sputavano già, duemila anni fa, i suoi persecutori. Per un credente è quasi una legge della fede: Cristo continua ad essere oggetto di odio dei malvagi, come aveva predetto.









    Che Egli sia vittima, ostia per noi, non significa, però, che si possa stare sempre a guardare. E’ giunta l’ora, per i cattolici, di far sentire la propria voce. I motivi sono tanti: il primo, ovviamente, è che Gesù Cristo è il Salvatore e che una ingiuria nei suoi confronti non può non ferirci profondamente, ben più che fosse rivolta a noi stessi.
    Il secondo è che tutti hanno diritto ad una voce che si alzi, finalmente, contro la continua desacralizzazione in corso nella nostra civiltà, sempre più decadente e in decomposizione. Ogni giorno assistiamo a pseudo-artisti che, incapaci di bellezza, inventano presepi, crocifissi, dipinti blasfemi; di continuo vediamo derisi e svillaneggiati la famiglia, la vita, la paternità, la maternità…tutto ciò che vi è di più prezioso e di più sacro.
    Molti assistono instupiditi a questo spettacolo.
    Forse, se qualcuno alzasse la mano, per ribellarsi, non pochi prenderebbero coraggio, seguirebbero, e lascerebbero crescere in loro un urlo liberatorio: “Basta! Non ne possiamo più”.
    Sì, le manifestazioni del 24 e del 28 gennaio, così come altre manifestazioni del genere, sono profondamente giuste e doverose. Plaudo a coloro che le hanno convocate, sull’onda, forse, di quanto è già successo in Francia. Dove un gruppo di giovani è sceso in strada, ed ha espresso pubblicamente il proprio sdegno. Vedendo quei ragazzi dal volto pulito, che non rivendicavano né aborto libero gratuito, né spinello per tutti, ho pensato: che sia finito il 1968? Che stia cambiando qualcosa? Che quei giovani siano la speranza di domani?
    Non urlano, non spintonano, non odiano, non difendono i propri capricci o i propri interessi. Difendono il Volto stesso della Bontà, della Bellezza, della Verità. A costo di essere considerati dei reazionari, dei pazzi, degli intolleranti. Sì, perché la cultura laicista, intollerante, cari ragazzi che manifesterete, cercherà di far passare voi, i derisi, i vilipesi, per gli intolleranti, i nemici della libera espressione.
    Menzogne.
    Certo, i pericoli ci sono. Se posso permettermi un consiglio, usate la massima prudenza, moderazione. Pregate, con lo stile composto dei cristiani; non urlate; non lasciatevi provocare da quei giornalisti alla ricerca di una frase un po’ forte, ad effetto. Cercheranno di impiccarvi ad un calzino spaiato, ad un rosario del colore sbagliato; ad una testa calva spacciata per altro…
    Tenete lontano qualsiasi movimento o partito politico, qualsiasi persona voglia fare approfittarne per fare il protagonista. Chiedete a chi viene con voi di portare con sé una sola bandiera, quella del battesimo; oppure, in mancanza di essa, un solo desiderio: quello di rivendicare il diritto al rispetto. Poi, poco importa se ci saranno cattolici più tradizionali o meno; se ci sarà o meno l’appoggio di questo o di quel vescovo, di questo o di quel sacerdote…
    C’è sempre bisogno di qualcuno che si fa forza e apre la strada.
    Magari, dopo di voi, sull’onda del vostro coraggio, della vostra compostezza, della vostra nobiltà di gesti e di azioni, del vostro contegno forte e dignitoso, qualcuno avrà il coraggio di dire al suo edicolante di nascondere la pornografia esposta in bella vista; un altro oserà, in autobus, dire al vicino di non bestemmiare, “per favore”; qualcuno prenderà il coraggio di ricordare agli amici che quando l’umanità perde la capacità di porsi un limite, di riconoscere ciò che è sacro, finisce per ridurre ad escrementi non solo il cartellone di Castellucci, con il volto impresso di Cristo, ma anche la famiglia, la scuola, le strade, la vita di tutti i giorni. Auguri ragazzi, e siate, come voleva Cristo, serpenti e colombe; accorti e puri.





    SANTA MESSA TRADIZIONALE
    martedì 24 gennaio 2012 alle ore 19:00
    a Milano, in Piazzale Libia (vicino al Teatro Franco Parenti)
    verrà celebrata la Santa Messa Tradizionale in lingua latina


    MANIFESTAZIONI DI PROTESTA
    martedì 24 gennaio 2012, ore 190
    per la "prima" dello spettacolo

    e sabato 28 gennaio 2012 dalle ore 19:00

    davanti al Teatro Franco Parenti
    via Pier Lombardo, 14 (zona corso Lodi) Milano


    Un'immagine di Cristo imbrattata durante lo spettacolo di Castellucci
    in una scena rappresentata in Francia
    con la scritta "You are -non- my shepherd" (Tu -non- sei il mio pastore")




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    Predefinito Rif: Il Verbo di Dio si è fatto carne

    E sullo spettacolo di Castellucci va in scena il Vaticano
    La Segreteria di Stato risponde all’appello di un teologo: «Il Papa auspica che ogni mancanza di rispetto incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana». Interviene anche padre Lombardi
    ANDREA TORNIELLI
    Il Papa, «auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio, i santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi pastori». Lo scrive la Segreteria di Stato in una lettera indirizzata al domenicano padre Giovanni Cavalcoli, del convento bolognese di San Domenico, che l’8 gennaio aveva inviato al Pontefice una missiva parlando dello spettacolo «Il concetto del volto del Figlio di Dio» di Romeo Castellucci, in programma al Teatro Parenti di Milano la prossima settimana. La lettera vaticana, datata 16 gennaio, è firmata dall’assessore della Segreteria di Stato, lo statunitense Brian B. Wells.
    Padre Calavalcoli, nella lettera inviata a Benedetto XVI, scriveva a nome di un gruppo di fedeli definendo «indegno e blasfemo» lo spettacolo di Castellucci, un’opera «gravemente offensiva della persona del nostro Divin Salvatore Gesù Cristo». «Ci addolora inoltre in modo particolare – continuava il teologo domenicano – la consapevolezza che questo inqualificabile atto di empietà colpisca pure, benché indirettamente, la venerabile e da noi amata persona di vostra Santità», in quanto vicario di Cristo. Padre Cavalcoli osservava che l’avvenimento non rappresenta «un fenomeno casuale, isolato e senza radici», ma si inserisce in «una crescente ostilità nei confronti del cristianesimo che si sta diffondendo nel mondo, nonché di un sintomo ed effetto di un disagio e di una crisi spirituali profondi e diffusi ormai da decenni anche in Italia, in parte anche per una mancata o malintesa applicazione del Concilio Vaticano II».
    Dopo aver citato le forze che dentro la Chiesa «remano contro» il Papa, Cavalcoli afferma che episodi come quello del controverso spettacolo di Castellucci «sono resi possibili non solo dagli attacchi della cosiddetta “cristianofobia”, ma anche da gravi vuoti e carenze dottrinali ed educative non dovutamente eliminati da parte di chi di dovere. Pensiamo in modo particolare – scrive il domenicano, riferendosi ai casi di pedofilia del clero – allo scandalo subito dai bambini, nei confronti del quale il Signore ha parole di estrema severità». «Siamo preoccupati – conclude Cavalcoli – per coloro che, come il Castellucci, cercano di trarre vantaggio da una situazione nella quale si fa desiderare una maggiore vigilanza da parte delle autorità civili ed ecclesiastiche».
    Otto giorni dopo l’invio, dunque a stretto giro di posta, ecco la risposta della Segreteria di Stato, nella quale, citando la lettera del frate domenicano, si parla dell’opera teatrale «che risulta offensiva nei confronti del Signore nostro Gesù Cristo e dei cristiani». «Sua Santità – continua la missiva vaticana firmata dall’assessore Wells – ringrazia vivamente per questo segno di spirituale vicinanza e, mentre auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio, i santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi pastori, le augura ogni bene per il ministero e invia di cuore l’implorata benedizione apostolica».
    E in serata sulla vicenda interviene direttamente il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
    «Il senso della lettera proveniente dalla Segreteria di Stato è molto chiaro - spiega nel dettaglio padre Lombardi -. Prendendo atto del fatto che si rappresenta un’opera che risulta offensiva delle convinzioni religiose dei cristiani, la lettera allarga il discorso ed «auspica che ogni mancanza di rispetto» di questa natura «incontri la reazione ferma e composta della comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi Pastori».
    A sua volta il Comunicato dell’ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano, del 14 gennaio - prosegue il portavoce vaticano -, domandava «che sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti cittadini milanesi vedono nel Volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza»; continuava ricordando che al momento della programmazione, la direzione del Teatro Parenti «avrebbe potuto farsi carico più attentamente» della «dimensione sociale della libertà di espressione», e concludeva osservando che la «preghiera per manifestare il proprio dissenso non può accompagnarsi a eccessi di qualunque tipo, anche solo verbali». Vi sono elementi sufficienti - conclude Lombardi - per orientare la valutazione dell’opera, e delle forme adeguate di manifestazione del dissenso».
    Appare evidente l'intenzione di Lombardi di evitare interpretazioni fuorvianti della lettera vaticana, rimarcando la sintonia tra la Santa Sede e la Curia milanese.
    E sullo spettacolo di Castellucci va in scena il Vaticano - Vatican Insider



    Per certa "buona stampa" noi cattolici indignati siamo fatti così?



    Riflessioni di Paolo Deotto per fare il punto
    e precisare alcune cosette, visto che
    la stampa bara un po'.

    Il sessantotto in Italia non finisce mai? E' una riflessione che sorge inevitabilmente, perché qui si sta barando, col classico sistema sessantottino. L'unica variante è che nel sessantotto se dissentivi dal bigottismo sinistrorso dilagante eri bollato come “fascista”, mentre ora, se cerchi di opporti al bigottismo laicista, non meno prepotente e altezzoso di quello sinistrorso (del resto, sono parenti stretti), vieni additato alla pubblica esecrazione come “integralista”, “oltranzista”, “ultrà cattolico” e così via.
    Ma poi c'è un altro comportamento tipico sessantottino: chi ha fatto il primo atto di violenza, e scopre con rammarico che magari qualcuno reagisce, subito si dichiara lui stesso “vittima”. Il giovine rivoluzionario sessantottino poteva spaccare un po' di vetrine, rovesciare auto, occupare scuole e università, rompere la testa a qualche avversario politico, ma se poi arrivava la Polizia e ci scappava anche qualche colpo di sfollagente, ecco che il rivoluzionario si dichiarava vittima della repressione, brutalizzato da forze poliziesche assetate di sangue, mentre lui, ottimo figliolo, aveva agito con un po', forse, di vivacità, perché “provocato”.
    Vittimismo, squallida arma dei pusillanimi, che sono forti solo se sono in dieci contro uno. Come ovvio, il vittimismo comporta una totale assenza di senso della responsabilità. La “vittima” non si chiede mai se, per caso, la sua azione non sia stata ingiusta. No: piange e si lamenta, perché è maltrattata.
    Ora si programma a Milano uno spettacolo che, a parere non solo mio, ma di firme ben più illustri della mia, è blasfemo. I sentimenti religiosi esistono e, guarda caso, per molti sono i più importanti. È quindi logico, ovvio, naturale e inevitabile che ci siano molti cattolici che protestano per questo spettacolo. Tanto più la protesta è giusta e inevitabile in un Paese che ha fatto del rispetto di alcuni totem un sacro precetto. Se dobbiamo rispettare la Costituzione, la Resistenza, il Presidente della Repubblica, la Legalità Repubblicana, i Sacri Obblighi Fiscali, eccetera eccetera, perché non dovremmo rispettare anche la religione cattolica?
    E qui viene il bello. Coloro che hanno preparato e programmato lo spettacolo, che quindi si apprestano a mettere in scena una rappresentazione blasfema, scoprono di essere vittime di un terribile clima di intimidazione, e chiedono aiuto alle Autorità, civili, religiose e magari anche militari.
    Perfetto.
    Il sessantottino che dava fuoco alla sede del MSI invocava l'intervento delle Autorità contro i minacciosi fascisti (parlo di cose viste coi miei occhi. Ai tempi ero ventenne).
    Signori, qui si sta barando. L'autore e regista Castellucci pubblica sul Corriere di Bologna una lettera per spiegare il suo spettacolo a noi, poveri mortali. Vedrete così che il cronista, diligente e politicamente corretto, introduce la lettera spiegando che il Castellucci ha addirittura ricevuto minacce di morte, che gruppi di “cattolici integralisti” minacciano di interrompere lo spettacolo. Invece Andrée Ruth Shammah, direttrice del Teatro Parenti, scrive una accorata lettera aperta alle Autorità religiose e civili, chiedendo di intervenire per riportare serenità e pacatezza, poiché teme addirittura che siano minacciate la sicurezza del Teatro e l'incolumità delle persone.
    Insomma, stiamo barando.
    Riscossa Cristiana, come tanti altri siti che si sono impegnati in questa protesta, mai ha usato toni incivili, intimidatori, mai ha minacciato interruzioni dello spettacolo, né ha mai minacciato di far del male a chicchessia. Se chi parla e straparla di cattolici integralisti, oltranzisti, ultrà, avesse un minimo di onestà e andasse, almeno, a leggere quanto abbiamo pubblicato nei nostri Siti, vedrebbe una protesta che può essere anche accesa, ma mai “minacciosa” e vedrebbe un lungo elenco di Rosari e Sante Messe, che si celebreranno in tante città italiane, in riparazione dell'offesa che viene fatta a Nostro Signore Gesù Cristo.
    Signori che tanto tremate per la libertà di espressione, secondo voi riunirsi per pregare e celebrare Sante Messe è un comportamento minaccioso? E secondo voi, se un cattolico protesta contro uno spettacolo blasfemo e organizza preghiere comuni, è “integralista”? Scusate, ma dovete insegnarci voi a essere cattolici? Vi ringraziamo per la preoccupazione, ma abbiamo ottimi sacerdoti che ci seguono e ci istruiscono e vi assicuriamo che sotto la veste non portano la mitragliatrice.
    Perché non la piantate di fare le vittime?
    Cari signori, nessuno vi impedirà di fare il vostro spettacolo, con relativo incasso dei biglietti (che va ad aggiungersi ai finanziamenti pubblici, soldi di tutti, che già percepite). Ma per caso voi godete di una speciale franchigia, in base alla quale potete mettere in scena qualsiasi cosa e nessuno deve protestare?
    Se poi qualche imbecille vi ha davvero mandato addirittura minacce di morte, se qualche squinternato ha scritto sciocchezze sul suo blog, non sappiamo che farci. Andate a rileggere, insisto, l'elenco di quanti hanno aderito alle proteste. Andate a rileggervi il lungo elenco di iniziative di preghiere e Sante Messe, e diteci chi di noi vi “minaccia”. Se invece avete dei riferimenti precisi, magari anche dei nomi e cognomi, fateli, invece di parlare così genericamente di “minacce” e di “clima intimidatorio”. Tirerò volentieri io il primo calcio nel sedere al cretino che vi abbia minacciato di morte o di qualsiasi altra cosa.
    Ma, per favore, smettetela di atteggiarvi a vittime. Se si è creato un clima di protesta, provate per un attimo a riflettere sulle cause di questo singolare fenomeno. E provate a leggere il comunicato della Curia di Milano. Vi troverete proprio un serio richiamo al senso di responsabilità...
    Per caso, definite “integralista” e “oltranzista” anche l'Arcivescovo di Milano?

    .................................................. .......................................

    La Questura ha negato il permesso per la manifestazione davanti al teatro Parenti, per motivi di "ordine pubblico". Quindi la manifestazione si sposterà nella vicina piazza LIBIA.


    SANTA MESSA TRADIZIONALE
    martedì 24 gennaio 2012 alle ore 19:00
    a Milano, in Piazzale Libia (vicino al Teatro Franco Parenti)
    verrà celebrata la Santa Messa Tradizionale in lingua latina

    MANIFESTAZIONI DI PROTESTA
    martedì 24 gennaio 2012, ore 190
    per la "prima" dello spettacolo

    e sabato 28 gennaio 2012 dalle ore 19:00
    piazzale Libia, Milano


    Un'immagine di Cristo imbrattata durante lo spettacolo di Castellucci
    in una scena rappresentata in Francia
    con la scritta "You are -non- my shepherd" (Tu -non- sei il mio pastore")






 

 
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