Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Ci mancava l'attacco dei troll. Quel frammento d'intervista a Bocca è tirata fuori in continuazione, non c'è bisogno che, con incredibile banalità, la postiate anche qui.
Tra l'altro non ho mai visto niente di particolarmente scandaloso neppure in quel frammento che derivava dalla libera e cruda lettura della realtà di un giornalista appassionato. Il fatto che tanti idioti vogliano giudicare Giorgio Bocca per quel minuto è davvero sintomatico della loro idiozia. Gente che non ha mai letto un libro di Bocca e forse nemmeno un articolo vuole venire a parlare con questo cappero di frammento d'intervista. E poi è vero, è indubitabile, Napoli è una citta decomposta nella quale esiste la plebe. E il fatto che sia bellissima, purtroppo, non serve a niente a cambiare questo stato di cose. Ma giornalisticamente mi sembra molto più valido, se si vuole proprio parlare di Giorgio Bocca e il Sud, prendere l'intervista al generale Dalla Chiesa, uno dei testi migliori per combattere la mafia. Un testo che andrebbe letto in tutte le scuole, con protagonisti due coraggiosi italiani che hanno fatto la storia.
Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Chi, come me, è abbonato a L'Espresso dall'infanzia, e ricorda quel settimanale sin dai tempi dei biscotti plasmon, sa bene che il primo articolo che incontra, sfogliando la rivista, è la rubrica l'Antitaliano di Giorgio Bocca.
Per decenni, con mio fratello e con mia moglie, abbiamo riso, pianto, ci siamo esaltati, indignati e commossi alle parole di Bocca.
Di una cosa si poteva esser certi: non era mai banale, scontato, prevedibile, ripetitivo. Praticamente valeva da solo il prezzo del settimanale, che pure è infarcito di firme di altissimo livello.
Ricordo che, se non si era insieme, ci si telefonava: hai letto Bocca? Una vera ossessione civile.
Anche quel tempo è finito, e Giorgio – il giorno di Natale – ci ha lasciati più soli nel mare in tempesta che sommerge l'Italia.
Aveva uno stile diametralmente opposto alle mie preferenze e alle mie inclinazioni: asciutto, severo, duro ed essenziale come una pietra; eppure se iniziavi un suo articolo era impossibile non finirlo.
C'era dentro la coscienza, l'etica; c'erano i valori che hanno caratterizzato le generazioni venute fuori dalla guerra, diffidenti, schive, salde come le montagne.
Ho imparato da Bocca sull'Italia più di quanto abbiano mai potuto istruirmi gli insegnanti a scuola, i genitori o i nonni a casa, i libri di storia al Liceo e le enciclopedie alla Biblioteca Delfico.
L'ho amato con la spontaneità con la quale si ama un padre, un padre tanto autorevole da poter dire – senza l'uso di metafore e facendosi ascoltare – ruvide ed elementari verità che sommate le une alle altre hanno costituito il sostrato degli anni della formazione, come dell'età adulta.
Ho decine di padri di carta, che amo senza riserve, ma Giorgio Bocca riusciva più di tutti a cogliere con la massima concisione, come un Michelangelo miniaturista, riproducendo con assoluta fedeltà colori e prospettive, la rilevanza del fatto e l'insegnamento che da esso discendeva; riusciva mirabilmente a racchiudere in una pagina cronaca e morale, storia e senso, indagine e conclusioni.
Ma la cosa che non sarà più replicabile è l'odore delle sue parole, come il profumo del pane fatto da mia nonna e conservato nella madia della casa di campagna.
Perchè Bocca era la cartina di tornasole che svelava l'autenticità e la contraffazione, la cultura e l'ignoranza, l'onestà e la furberia; dinanzia a lui i fatti si spogliavano per rivelarsi tal quali erano, così come dinanzi ad un nonno che ne ha viste tante e che ha fatto la guerra non è possibile fingere, perchè lui ti fa la radiografia, la diagnosi e la prognosi senza laurea in medicina.
Ecco, Bocca era quel nonno del quale c'è sempre bisogno, ma che la vita si accanisce a portarti via anche dalla carta del settimanale con il quale sei cresciuto.
E sai già che nessuno potrà prendere l'esatto suo posto, per poter marcare la differenza millimetrica dalla sua levatura morale, ferma ed immutabile come un'unità di misura, ed i fatti che si succedono ed affastellano nella cronaca quotidiana, così da riuscire a valutare l'evolvere o l'involvere dei costumi, della politica, del carattere nazionale.
Mi mancherai Giorgio, duro come la pietra delle tue montagne, ruvido ed intransigente.
Ti voglio bene.
Giorgio Bocca, l'intransigente | I Due Punti - News Teramo, Abruzzo, Italia. Notizie. Cronaca.
Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Giornalista e partigiano, ci ha insegnato la libertà
Pubblicato il lunedì, 26 dicembre 2011 da mpia
Firenze – E’ molto difficile cercare di non essere banali nel parlare di Giorgio Bocca, che è stato un grande giornalista e un partigiano per sempre, ma non solo, lui è stato ben di più. Sempre coerente con le sue idee, nessun problema ad ammettere, quando accadeva (poche volte), di aver preso un’accantonata. Nessuno come lui ha raccontato il mondo del lavoro dal punto di vista di chi tutte le mattine entra in fabbrica, il “posto” tanto amato quanto odiato, attorno al quale ruota la vita, non solo dell’operaio e della sua famiglia, di un Paese intero. Bocca ci ha insegnato che il “posto” va rispettato e che i padroni non sono tutti uguali. Il migliore nella cronaca della Seconda Repubblica e del suo “dittatore, ma di nuovo tipo”.
La sua penna, priva di aggettivi e carica di verità, mai al servizio del compromesso, come quella volta quando lavorava per l’Europeo e Mattei, il presidente dell’Iri, aveva tolto la pubblicità alla Rizzoli per certi articoli apparsi su Oggi. Con un intervento di Nenni tutto tornò a posto. A dimostrazione della ripresa del rapporto, il direttore disse a Bocca di scrivere un pezzo sulla Persia dove Mattei aveva stipulato un importante contratto petrolifero. Il giornalista incontrò un alto funzionario dell’Eni che lo informò, come cosa naturale, che erano già stati pagati l’albergo, i biglietti dell’aereo, automobili, accompagnatori. La risposta fu immediata: “Mi spiace, ma non voglio collusioni economiche con l’Eni”.
Bocca con i suoi articoli e i suoi libri ha aiutato il cittadino a capire chi è realmente Silvio Berlusconi, seguendolo passo dopo passo, violenza dopo violenza, balla dopo balla, fino alla sua inevitabile caduta, avvenuta grazie agli stessi italiani, prima sedotti dall’imprenditore fattosi dal nulla, capace di diventare un grande dell’impresa e dell’editoria, che rispetto alla politica degli Occhetto, dei De Mita, alla corruzione dei Craxi, sapeva di nuovo, che non si è mai preoccupato né della cultura né della morale. Gli italiani inutilmente avevano sperato che dopo Tangentopoli “il signore dei telegatti e della stampa colorata o rosa o gialla”, portasse benessere. “Berlusconi”, ha scritto Bocca, “non ha saputo o voluto essere un dittatore sanguinario, torturatore feroce. Ha pensato di poter sostituire i plotoni di esecuzione con il fango della diffamazione e le persuasioni della corruzione…. Come dittatore di nuovo tipo Berlusconi ha usato le armi di cui era ben fornito: il denaro e la stampa gialla. Era dagli anni Venti, dalla nascita del fascismo, che un aspirante tiranno preferiva la diffamazione dell’avversario all’intimidazione fisica.”
Ho avuto la fortuna di incontrare Giorgio Bocca tante volte, soprattutto per lavoro. Non ho conosciuto il Bocca, taciturno, spigoloso, un po’ scontroso, come spesso veniva descritto. Ogni volta che lo chiamavo per un’intervista per “Il Fatto” di Enzo Biagi o per una partecipazione a “Che tempo che fa” rispondeva sempre “presente”. Un giorno parlammo a lungo del suo rapporto con la tv. Negli anni Ottanta aveva realizzato alcuni programmi nelle tv di Berlusconi, che allora si vantava di aver preso la nazionale del giornalismo. Insieme a Bocca facevano parte della squadra: Guglielmo Zucconi, Arrigo Levi, Enzo Bettiza e Indro Montanelli dirigeva il Giornale. Bocca mi chiese, sapeva che lavoravo da anni con il suo amico Enzo Biagi: “Come fa Enzo ad essere così bravo anche in tv. Io ero negato”. Poi aggiunse: “Non mi hanno mai aiutato, non mi indicavano neanche quale telecamera dovevo guardare”. Gli chiesi come mai avesse smesso di farla. Lui rispose: “Berlusconi mi ha licenziato”. “Non ci posso credere”, replicai. “Ti racconto come avvenne. Mentre stavo registrando entrò in studio Confalonieri che mi invitò a cena a casa sua la sera stessa. Arrivai con la mia signora all’ora stabilita. Ci accomodammo a tavola, notai due sedie vuote, una alla mia destra. Poco dopo arrivò Berlusconi con Veronica Lario che aveva portato un formaggio fatto da lei, immangiabile. Il Cavaliere salutò e diede a mia moglie un mazzo di fiori, ovviamente in argento. Verso la fine della cena Berlusconi mi disse tra una battuta e l’altra, con la bocca piena di cibo: ‘Caro Bocca tu non hai bisogno di soldi con Repubblica guadagni bene. I tuoi articoli fanno incazzare molto Craxi. Io ho bisogno di lui, mi spiace ma non ti rinnovo il contratto’. Poi si girò verso la persona seduta alla sua destra. Da allora non ho mai più fatto televisione”.
Era un Berlusconi ancora lontano dalla fondazione di Forza Italia. Con il politico Berlusconi Bocca non avrebbe mai lavorato nelle sue televisioni, infatti quando “scese in campo” il “Provinciale” abbandonò la casa editrice Mondadori: “Non posso scrivere male di Berlusconi e contemporaneamente prendere i suoi soldi”. Fu uno dei pochissimi a farlo in questi lunghi diciassette anni. Ha scritto Bocca: “Il berlusconismo non è stato un rifacimento del fascismo: diversissime le condizioni economiche e i rapporti internazionali, ma del fascismo ha ripetuto le esitazioni e i pentimenti che fecero dire a Goebbels che Mussolini non aveva la statura dei grandi dittatori, non era il capo che ‘faceva la storia’ come Hitler o Stalin”.
“La ripresa della libertà di stampa”, ha scritto Bocca, “passerà, probabilmente, se non per un ritorno alla povertà, per un rifiuto della ricchezza soffocante e stravolgente”. Lui, come Biagi e Montanelli, ci ha insegnato cosa significa essere liberi sempre.
Firma: Loris Mazzetti (Fonte, Il Fatto Quotidiano)
Giornalista e partigiano, ci ha insegnato la libertà | Casa della cultura Enzo Biagi
Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Eh già, dice solo che per Napoli non c'è soluzione se non il Vesuvio :sofico:
Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Citazione:
Originariamente Scritto da
Malaparte
Eh già, dice solo che per Napoli non c'è soluzione se non il Vesuvio :sofico:
Accidenti quanto sei fastidiosamente inutile. Non dice così. Dice che lo dicono i leghisti ed a lui pare esagerato. E anche se non avesse aggiunto questo, è del tutto evidente che non si auguri davvero che il Vesuvio faccia stragi, visto che è dimostrato che sia una persona intelligente. D'ora in poi saranno tollerati solamente gli atteggiamenti costruttivi. Mi sembra di essere anche troppo tollerante, mi è già stato rimproverato.
Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Citazione:
Originariamente Scritto da
Monsieur
visto che è dimostrato che sia una persona intelligente.
:conf:
Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Citazione:
Originariamente Scritto da
Leone
:conf:
Vate antiberlusconiano e antifascista + Becero montanaro antimeridionale = Cervello di monsieur in cortocircuito :sofico:
Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Citazione:
Originariamente Scritto da
Leone
:conf:
Non può non essere persona intelligente chi ci ha regalato il miglior giornalismo dell'ultimo secolo, a mio modo di vedere.
Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Citazione:
Originariamente Scritto da
Monsieur
Non può non essere persona intelligente chi ci ha regalato il miglior giornalismo dell'ultimo secolo, a mio modo di vedere.
Concorderai sul fatto che l'opinione di un singolo non può essere in alcun modo considerata prova scientifica dell'intelligenza di un uomo.
Rif: Commenti su Giorgio Bocca
Si vede che la sua mordace intelligenza ha ritenuto di irridere le attese e le insistenze di Fazio intorno a una redimibilità futura.