Sarebbe salito a 13 morti il bilancio della repressione contro una storica marcia antigovernativa pacifica all’arrivo dei manifestanti, ieri, nella capitale Sana’a. Secondo il quotidiano ‘Yemen Post’ (affidabile, cari nazistelli? Il giornale non è "giudaico"), vicino al fronte della protesta, le vittime sono state uccise da cecchini al soldo del presidente Ali Abdullah Saleh, che dai tetti hanno hanno aperto il fuoco sulla folla.
Partita il 20 dicembre da Taiz, capitale intellettuale e culturale nel sud dello Yemen, la “Marcia della Vita” ha coinvolto decine di migliaia di uomini e donne - 100.000 secondo alcune fonti – che hanno camminato per 260 chilometri chiedendo giustizia per le centinaia di vittime della “rivoluzione” yemenita.
I dimostranti chiedono processi contro i responsabili del vecchio regime e contro lo stesso Saleh, protetto dall’immunità in base a un accordo stilato dal Consiglio di cooperazione del Golfo e, dopo mesi di tentennamenti, accettato anche dai principali partiti dell’opposizione parlamentare. I dimostranti chiedono inoltre le dimissioni di alcuni ministri del nuovo esecutivo e di alcuni responsabili della sicurezza a Taiz.
Spinti dal vento delle rivolte in Tunisia e in Egitto, dallo scorso febbraio alcuni settori dell’opposizione hanno messo in atto un vasto movimento di protesta contro la gestione del paese nei 33 anni di potere in mano a Saleh. I protagonisti, uniti dall’intento di rovesciare il presidente, si dividono però tra l’opposizione politica, i giovani e la società civile, e un’opposizione armata frutto di divergenze con Saleh.
La comunità internazionale è stata piuttosto timida nel condannare la repressione della“primavera” yemenita, contrariamente a quanto accaduto in Libia, in Egitto o in Siria. Per via della posizione strategica dello Yemen, porta d’ingresso sul Medio-Oriente, il regime di Saleh ha goduto dell’appoggio di Washington, di cui è uno dei maggiori alleati nella lotta contro il “terrorismo” (sic!, ma i tempi cambiano). Ieri, il capo di Stato uscente ha infatti annunciato che intende recarsi per un periodo negli Stati Uniti, ufficialmente per “facilitare l’azione del governo di transizione e la tenuta delle elezioni presidenziali” anticipate, in programma il 21 febbraio 2012.
Lo scorso giugno, Saleh era rimasto gravemente ferito in un attentato a Sana’a, costato la vita a diversi esponenti di rilievo.
(Fonte: Atlasweb)





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