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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    [QUOTE=Giò91;2850251]"Il nostro dovere è aiutare questa gente a tornare in patria e a costruire lì una vita degna. Questa dev'essere la prospettiva. Ma oggi, in attesa di questo rientro, bisogna offrire loro accoglienza".

    Giustissimo, la retta accoglienza è sacrosanta: arriva l’immigrato irregolare, gli si dà da bere un pochino di acqua del water, gli si dà da mangiare qualche biscottino eukanuba raffermo che Fido ormai schifa



    e poi lo si rispedisce a casina sua…
    Il Catechismo Universale della Chiesa Cattolica, afferma che le regioni più ricche sono tenute ad accogliere gli immigrati solo "nella misura del possibile", e che "le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche".
    Quando monsignor Marchetto ha criticato la normativa sulla sicurezza del governo che prevedeva anche l’introduzione del reato di clandestinità, il portavoce del Papa, padre Federico Lombardi, ha provveduto a manganellarlo doverosamente, chiarendo che l'opinione di Marchetto non è quella della Chiesa, e aggiungendo significativamente che, con l'applicazione delle nuove norme, "sarà più facile garantire quella sicurezza che i cittadini auspicano".
    "Ci sono interessi islamici dietro la pressione migratoria.
    L'Occidente cristiano ha già imbracciato le armi perché la schiavitù si riducesse quasi a zero.
    Così, alla fine delle Crociate, la schiavitù scomparve dall'Europa e rimase un fatto solo islamico.
    Anche oggi, dietro questi traffici ci sono intereressi islamici, che bisogna avere il coraggio di affrontare".
    Luigi Negri, vescovo di san Marino e Montefeltro



    Pio XII, Enciclica "Summi Pontificatus":
    "Né è da temere che la coscienza della fratellanza universale, fomentata dalla dottrina cristiana, e il sentimento che essa ispira, siano in contrasto con l'amore alle tradizioni e alle glorie della propria patria, o impediscano di promuoverne la prosperità e gli interessi legittimi, poiché la medesima dottrina insegna che nell'esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, secondo il quale bisogna amare più intensamente e beneficare di preferenza coloro che sono a noi uniti con vincoli speciali.
    Anche il divino Maestro diede esempio di questa preferenza verso la sua terra e la sua patria, piangendo sulle incombenti rovine della città santa."



    Nozze combinate e violenze Arrestati due pakistani
    Giovane costretta da padre a sposare connazionale
    Sancita l'unione il neosposo si è lamentato con il padre del fatto che la ragazza si concedesse controvoglia e di doverla costringere ad avere rapporti. Il genitore l'ha punita picchiandola e chiudendola in casa per non farle vedere gli amici italiani
    Milano, 23 febbraio 2012 - Il marito l'aveva visto solo in foto: a costringerla a sposarlo ci aveva pensato suo padre, pakistano come il marito che le era stato imposto. Una volta sancita l'unione il neosposo, si era lamentato con il padre della ragazza del fatto che la ragazza si concedesse controvoglia e che lui doveva costringerla ad avere rapporti sessuali: il genitore a questo punto l’ha ripetutamente picchiata, arrivando a toglierle il cellulare e a chiuderla in casa per impedirle di avere contatti gli amici italiani.
    Per questo ieri mattina, con l’accusa di violenza sessuale, gli agenti della Squadra Mobile di Milano hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti del 25enne marito e del 50enne padre di una ragazza di origine pakistana, oggi 23enne, che vive in un Comune dell’hinterland milanese da 12 anni. Il provvedimento è stato diposto dal Gip Chiara Valori su richiesta del Pm Gianluca Prisco.
    In base a quanto quanto riferito dagli investigatori, a “salvare” la ragazza è stato un suo coetaneo italiano di cui la giovane si era innamorata che, non riuscendo più ad avere sue notizie, passava spesso sotto casa sua, e che il 31 ottobre 2011 ha raccolto un bigliettino con una richiesta d’aiuto che la ragazza praticamente segregata in casa gli ha lanciato dalla finestra. Dopo averlo letto, il ragazzo ha aiutato l’amica a calarsi dal primo piano e l’ha accompagnata alla Questura di Milano a sporgere denuncia. La giovane è stata subito posta in una struttura protetta, e gli investigatori hanno svolto tutte le indagini ricostruendo la vicenda anche grazie alle testimonianze di amici e conoscenti della vittima che hanno più volte ricordato le sue confessioni e i segni delle percosse che aveva sul corpo.
    La ragazza, seconda di cinque figli, ha raggiunto il padre in Italia quando aveva sette anni, ma i suoi veri problemi sono iniziati ne aveva 19. Nel 2008 infatti il padre le avrebbe mostrato la foto del figlio di un suo amico dicendole di essere già d’accordo con lui perché si sposassero. La ragazza, oramai occidentalizzata, si sarebbe vivacemente opposta dicendo di non conoscerlo e di non amarlo, ma in un successivo viaggio in Pakistan, dove il futuro sposo viveva, sarebbe stata costretta a fare con lui la cerimonia di promessa di matrimonio. La famiglia della giovane è poi rientrata in Italia ma dopo tre anni, nell’agosto 2011, è volata nuovamente nel Paese d’origine per dare ufficialmente in sposa la figlia al ragazzo. Dopo le nozze, celebrate il 4 settembre, il marito avrebbe preteso di consumare il matrimonio ma la ragazza si sarebbe opposta e sarebbero iniziate le violenze, poi proseguite in Italia dove la coppia si è sistemata nella casa di famiglia.
    Secondo quanto emerge dalle indagini, tutta la famiglia, a partire dalla madre della ragazza, avrebbe saputo e tollerato le violenze perpetrate dai due uomini, forse in ragione di una mentalità che non prevede che una ragazza possa innamorarsi di chi vuole e condurre la vita che crede. Ora il padre, incensurato e regolarmente in Italia da diversi anni dove ha lavorato come operaio metallurgico prima, è stato rinchiuso nel carcere di San Vittore insieme con il genero.
    Nozze combinate e violenze Arrestati due pakistani - Il Giorno - Milano

    Money transfer, l'evasione a portata di click
    In 9 anni le agenzie sono aumentate di quasi il 5000%
    Riciclare denaro sembra quasi gratis. E la tecnologia continua a dare una mano: ora è possibile inviare denaro con un semplice sms. Prato il regno dell'evasione cinese: 800 milioni l'anno
    In Italia evadere o riciclare denaro non ha ostacoli. Intermediari compiacenti, pagamenti frazionati per aggirare le norme, ma soprattutto un solo click. Il fenomeno money transfer nasconde sempre più insidie, specialmente online. Un affare da capogiro se si considera che il riciclaggio delle criminalità organizzate tocca i 150 miliardi di fatturato. Secondo le stime prudenti di Ranieri Razzante, consulente della Commissione parlamentare antimafia, ogni anno sfuggono ai controlli “circa 3 miliardi di euro” -dice all’Adnkronos-, poco meno della metà dei circa 6,5 miliardi inviati all’estero con i money transfer. Cifre che spaventano e hanno indotto il senatore del Pdl, Salvatore Lauro, a chiedere di aprire un’inchiesta sul tema.
    Se Bankitalia prova a stringere i cordoni della vigilanza, inviare soldi illeciti all’estero è un gioco da ragazzi. E internet offre due vantaggi: farlo comodamente da casa e senza problemi di orario. I controlli? Nulli. O facilmente aggirabili. Provare per credere. “Secondo le leggi bancarie, dopo la seconda transazione devi fornirci un documento di identità per continuare a utilizzare le transazioni online”, l’avvertimento di un sito specializzato.
    Un’agevolazione non da poco per un’operazione che dura una manciata di minuti: basta registrarsi sul sito, compilare un modulo con i propri dati -si può tranquillamente barare-, indicare la somma che si vuole inviare e gli estremi della carta di credito o di una prepagata. Tutto qui. L’operazione si può ripetere all’infinito.
    E se ci si imbatte in un sito internet che richiede un documento, l’affare non si complica: basta fotocopiarlo o scansionarlo, vero falso è un dettaglio, firmare un modulo di conferma dell’identità e inviare i documenti via posta o via mail. I vantaggi? Può farlo anche un minorenne e sono attive promozioni che rendono l’invio più conveniente dei classici money transfer.
    Riciclare denaro sembra quasi gratis. E la tecnologia continua a dare una mano: ora è possibile inviare denaro con un semplice sms. Un affare visto il numero di cellulari esistenti.
    Ma per chi è a digiuno di tecnologia i negozi ad hoc non mancano. In 9 anni le agenzie sono aumentate di quasi il 5000%: da 687 nel 2002 a 34.181 nel 2010. Solo nel 2009 c’è stato un incremento di circa 6.500 sportelli: più di tutte le filiali del gruppo Intesa Sanpaolo in Italia. Nell’ultimo triennio, invece, l’incremento ha superato le 16.000 unità, superiore all’intera rete di Poste Italiane. Anche dieci volte più costoso del canale bancario, il sistema offre la garanzia di operare anche in Paesi dove è assente una regolare rete bancaria o non esiste una legislazione antiriciclaggio. Nè chi invia, nè il beneficiario, devono essere titolari di un conto corrente. Nè occorre giustificare la provenienza del denaro. Bastano i contanti, il governo Monti ha abbassato il limite a mille euro, e un documento d’identità.
    Solo nel 2011 il denaro spedito all’estero attraverso i money transfer ha superato i 6,5 miliardi di euro, secondo gli ultimi dati forniti dalla Guardia di Finanza. Circa 1,7 miliardi hanno come destinazione la Cina, pari al 26% della torta globale. Bisogna sommare le cifre inviate da Romania, Marocco, Filippine, Senegal e Bangladesh per bilanciare la quota di denaro trasferita nella sola Repubblica popolare. In quattro anni è di oltre 7 miliardi la cifra che i cinesi hanno inviato in patria. Solo a Prato ogni straniero spedisce in media 16.760 euro, quasi 1.400 euro al mese. più di quanto guadagna un operaio.
    Il trucco? Basta entrare in qualsiasi money transfer con soldi e fotocopie di documenti di diverse persone, quindi eseguire in più tranche il trasferimento di denaro. Nessun apparente illecito in caso di controllo. Tranne uno: il fortunato destinatario di migliaia di euro è sempre lo stesso. Lo sa bene Aldo Milone, assessore alla sicurezza urbana e alla polizia municipale del Comune di Prato che invoca “l’intervento del Governo, più strumenti e uomini per combattere un’evasione dilagante. Altro che Cortina, chiediamo ai militari delle Fiamme Gialle di venire a farsi un giro tra money transfer, bar e ristoranti stranieri”. Una provocazione che sembra un grido d’allarme.
    Mentre il riciclaggio affina le armi c’è chi corre ai ripari come Dante Cattaneo, il sindaco di Ceriano Laghetto (Monza) primo in Italia ad aver vietato i money transfer, o chi invece come Laura Garavini, deputata del Pd e componente della Commissione antimafia chiede di introdurre il reato di autoriciclaggio. Davide Boni, presidente del Consiglio regionale lombardo, ed Emanuele Fisicaro, presidente del centro studi sull’Antiriciclaggio, invitano ad aumentare i controlli.
    Nel 2011 la Guardia di Finanza ha eseguito 296 controlli su oltre 34mila money transfer. Ben 155 le violazioni e 114 le persone coinvolte o indagate. Negli ultimi 4 anni sono state svolte dalle Fiamme Gialle 1.836 ispezioni nei confronti di altrettanti operatori: 933 le violazioni penali e amministrative riscontrate. più di un money transfer su due è risultato ‘fuorilegge'. Esercizio abusivo dell’attività finanziaria e violazione della normativa antiriciclaggio (violazione del limite di denaro da inviare), i reati più diffusi.
    “In più operazioni -spiega il colonnello Antonio Graziano, capo ufficio operazioni del Nucleo di Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma- abbiamo trovato documenti falsi o di persone morte da anni. La tecnica del frazionamento, più invii di denaro sotto il limite consentito con la complicità di prestanomi o amici compiacenti, resta un evergreen, come dimostrano le sempre più numerose indagini”. Se le norme si possono sempre eludere, talvolta con la complicità degli intermediari, ora il riciclaggio scorre sempre più veloce anche sul filo della rete e del telefono.
    GDF: PIU' DI UN MONEY TRANSFER SU DUE E' FUORILEGGE - Più di un money transfer su due è ‘fuorilegge'. è quanto emerge analizzando i dati della Guardia di Finanza, in tema di antiriciclaggio. Lo scorso hanno i controlli sono stati 296. Ben 155 le violazioni e 114 le persone coinvolte o indagate. Solo negli ultimi 4 anni, dal 2008 al 2011, sono 1.836 le ispezioni messe a segno nei confronti di operatori money transfer: 933 le violazioni penali e amministrative riscontrate. Un pericolo, più che concreto, si si considera che il settore delle rimesse consente di esportare verso l’estero oltre 6,5 miliardi di euro l’anno. Le contestazioni più numerose riguardano l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria e le infrazioni alla normativa antiriciclaggio, in particolare la violazioni al limite di trasferimento fissato dalla legge.
    Un limite che, con l’attuale governo Monti, è stato ulteriormente abbassato a mille euro. “Limitare l’uso del contante -dice all’Adnkronos il colonnello Antonio Graziano, capo ufficio operazioni del Nucleo di Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma- è sicuramente utile, può aiutare a eliminare tanti possibili illeciti, ma occorre puntare a un cambio di cultura. Bisogna abituarsi e incentivare la cultura della legalità, perchè le norme si possono sempre eludere, per cui la collaborazione e il rispetto delle norme da parte degli intermediari finanziari è necessaria. Noi non abbassiamo mai la guardia”.
    L’ultimo controllo ha consentito ai militari della Guardia di Finanza di Firenze, nel giugno scorso, di accertare il riciclaggio di 46 milioni di euro. Più di 300 le aziende cinesi coinvolte che hanno omesso di fatturare e dichiarare al fisco volumi di affari di 238 milioni nel triennio 2007-2009; alle 70 imprese sequestrate tra Firenze e Prato sono invece riconducibili oltre 70 milioni di euro incassati in nero e trasferiti in Cina.
    E “il primato della Cina sembra davvero imbattibile”, ammette il colonnello Graziano. Degli oltre 6,5 miliardi che vengono inviati tramite money transfer circa 1,7 miliardi hanno come destinazione la Repubblica popolare. In quattro anno è di oltre 7 miliardi la cifra totale che i cinesi hanno inviato in patria. Solo a Prato ogni straniero spedisce in media 16.760 euro, quasi 1.400 euro al mese.
    Più di quanto guadagna un operaio. Bisogna sommare le cifre inviate da Romania, Marocco, Filippine, Senegal e Bangladesh per bilanciare la quota di denaro esportato dalla sola Cina.
    PRATO, I CINESI EVADONO 800 MILIONI L'ANNO - C’è chi li teme e chi li aspetta. Mentre i controlli della Guardia di Finanza impazzano in tutta Italia dal Comune di Prato arriva l’invito al premier Monti: “Chiediamo l’intervento del Governo, più strumenti e uomini per combattere un’evasione dilagante. Altro che Cortina, chiediamo ai militari delle Fiamme Gialle di venire a farsi un giro tra money transfer, bar e ristoranti stranieri”. Una provocazione lanciata da Aldo Milone, assessore alla sicurezza urbana e alla polizia municipale, che sembra quasi un grido d’allarme.
    “La realtà pratese -dice all’Adnkronos- è diversa dal resto d’Italia. Qui c’è un distretto parallelo del tessile dove ho stimato un evasione annua di circa 800 milioni di euro”. Una città nella città popolata da 12mila cinesi “ma, si arriva a 40mila contando i clandestini”, dove gli stranieri sfrecciano con potenti Suv e le loro dichiarazioni dei redditi “sono da pensione sociale”. Sconcertanti gli ultimi dati su bar e ristoranti cinesi: “su 250 controlli in 240 hanno presentato una dichiarazione in perdita o con un utile sotto i 5mila euro”.
    Numeri che stonano con i dati reali. Solo a Prato, secondo i dati della Guardia di Finanza, ogni straniero spedisce in media 16.760 euro, quasi 1.400 euro al mese. Più di quanto guadagna un operaio. E al danno si aggiunge la beffa: “con questi redditi cosi’ bassi pagano meno addizionale comunale Irpef e meno addizionale regionale” e il danno si traduce per il Comune in mancati introiti “per 6 milioni l’anno” rivela l’assessore.
    Guai a parlare di razzismo: “non abbiamo nulla in contrario -spiega l’assessore Milone- se si fa concorrenza in modo corretto”, ma la sensazione è che, al di la dei dati ufficiali, “la cifra ufficiosa di denaro esportata in Cina sia almeno il doppio”.
    C’è chi li nasconde tra valigie e vestiti prima di un lungo viaggio verso casa, chi sfrutta l’invio tramite Internet molto poco sorvegliato e chi si affida ai classici trucchi. Basta entrare in qualsiasi money transfer con soldi e fotocopie di documenti di diverse persone, ed eseguire in più tranche il trasferimento di denaro.
    Nessun apparente illecito, in caso di controllo. Tranne uno: il fortunato destinatario di migliaia di euro è sempre lo stesso.
    “Di fronte a un’evasone spaventosa così non si possono chiudere gli occhi, bene aver abbassato il limite dell’invio di denaro, ma servono strumenti più incisivi; e occorre che il governo metta mano a una legge per regolamentare meglio il settore”.
    I due cardini? Più controlli e una riscossione più ‘snella'.
    “Basterebbero 50 uomini in divisa in più per dare un segnale di presenza forte sul territorio”, insieme a “regole per una riscossione più semplice”. Dopo un intervento degli agenti di Equitalia ai danni di un cinese, “i connazionali che sono andati a pagare per non vedersi auto o merce sequestrata è raddoppiato quel giorno. La vittima ha versato, immediatamente, un assegno circolare da 70mila euro. Ci fa piacere che la Cina compra il debito italiano, il sospetto -conclude tra amarezza e ironia- è che lo stiano comprando con i soldi nostri”.
    Money transfer, l'evasione a portata di click - Quotidiano Net

    Certe cose le capisce persino Cicciobello Rutelli….

    Immigrazione, Rutelli: "La cittadinanza facile un invito ai clandestini"
    Il leader dell’Api "corregge" Fini e Napolitano: "Se i figli degli stranieri diventano italiani alla nascita ci sarà la corsa a partorire a Lampedusa"
    di Laura Cesaretti
    È uno dei cavalli di battaglia di Gianfranco Fini



    e anche il presidente Napolitano è recentemente sceso in campo per sostenerla a spada tratta («È una follia negare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri»).



    Ma dal leader dell’Api Francesco Rutelli, che di Fini è alleato nel Terzo Polo, arriva un altolà («Così si trasforma l’Italia nella più grande clinica ostetrica d’Occidente») e un monito a guardare oltre «l’inganno del multiculturalismo e del politically correct».
    Senatore Rutelli, da uno come lei, con la sua passata militanza radicale non ci si aspetterebbe il no alla cittadinanza per gli immigrati. Come si spiega?
    «E’ un invito a non cadere nelle trappole di un buonismo controproducente, e a non deprezzare la cittadinanza italiana riducendola a semplice automatismo. L’idea che sia un pezzo di carta che chiunque può prendere, con la stessa facilità con cui si comprano le figurine all’edicola, è superficiale e pericolosa. Ci sono almeno due questioni preliminari trascurate in modo irresponsabile, e su cui invece è necessario riflettere prima di modificare le regole attuali».
    Quali questioni?
    «Se introduciamo il criterio dello jus soli, ossia l’automatica cittadinanza italiana per chiunque nasca sul nostro territorio, rischiamo di trasformare l’isola di Lampedusa o il porto di Ancona o la stazione di Trieste nelle succursali della più clamorosa clinica ostetrica d’Europa. Diventando cittadini italiani si diventa cittadini Ue: l’Italia si trasformerebbe, per motivi puramente geografici, nella piattaforma per acquisire strumentalmente il libero accesso a tutta la comunità europea».
    Sta dicendo che le immigrate verrebbero a partorire tutte qui?
    «Sto dicendo che dei 23mila tunisini sbarcati a Lampedusa, in fuga dopo la Rivoluzione dei Gelsomini, sì e no duemila sono rimasti in Italia. Per tutti gli altri siamo stati solo un passaggio verso il resto d’Europa. L’automatismo della cittadinanza incentiverebbe questo fenomeno».
    E la seconda questione preliminare?
    «L’introduzione del principio dello jus soli creerebbe una contraddizione inestricabile a livello costituzionale. Perché, ci piaccia o no (e io ho molti dubbi in proposito), noi abbiamo introdotto nella Costituzione il principio dello jus sanguinis, ossia l’esatto opposto».
    Si riferisce al voto degli italiani all’estero?
    «Esattamente. È stata fatta una legge costituzionale, che serviva da riconoscimento simbolico di quella grande ferita che è stata l’emigrazione di massa degli italiani tra fine ’800 e primi del ’900, e che ha introdotto nella nostra Carta lo jus sanguinis a tempo indeterminato. Abbiamo dato il diritto di voto a discendenti di emigranti, che magari non parlano neppure la nostra lingua, che non pagano le tasse in Italia, che hanno legami ormai debolissimi con la terra dei loro avi. Ma che possono votare propri rappresentanti nel Parlamento italiano esattamente come me e lei. Una scelta discutibile, ma che è stata fatta. Come facciamo a sostenere anche l’esatto contrario?».
    E allora come va affrontato il problema dell’integrazione degli immigrati?
    «Partendo dal principio che la cittadinanza italiana è il traguardo di un cammino, e non un fatto meramente amministrativo da risolvere con un certificato. Io ad esempio sono favorevole ad accorciare i tempi di concessione, perché dieci anni sono tanti; e a dare la cittadinanza a tutti i bambini nati qui che abbiano fatto almeno la scuola dell’obbligo. Ma con regole precise: chi vuol diventare cittadino da maggiorenne deve conoscere la lingua e i principi basilari della nostra convivenza civile, e deve fare una dichiarazione impegnativa di riconoscimento della Costituzione. Facendo attenzione ad alcuni aspetti: se vogliamo l’integrazione senza cadere nella trappola di un multiculturalismo fallito, non possiamo accettare da chi vuol diventare cittadino italiano alcuna ambiguità sui diritti umani fondamentali».
    Si riferisce all’Islam militante?
    «Mi riferisco a quella componente non laica dell’Islam che persevera in pratiche che contraddicono i nostri principi basilari: dalla poligamia all’assoggettamento della donna. Un padre che vieta a una figlia femmina di andare a scuola non è compatibile con la cittadinanza italiana».
    Immigrazione, Rutelli: "La cittadinanza facile un invito ai clandestini" - Interni - ilGiornale.it

  2. #22
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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    Hai ragione Melchisedec.
    Guarda cosa diceva il Sommo Pontefice Pio XII in un discorso agli immigrati marchigiani residenti a Roma:

    Alla vostra filiale richiesta di un incontro col Padre comune non potevamo più tardare a rispondere, diletti figli e figlie. Il Pio Sodalizio dei Piceni, che svolge la propria benefica attività nell'Urbe e che raccoglie intorno a sè le adesioni e i consensi della colonia marchigiana in Roma, ha voluto farsi interprete di tutti voi, e, ricordandoCi con cortese pensiero l'inizio di particolari legami della Nostra famiglia con la terra marchigiana di S. Angelo in Vado, ha chiesto questo incontro che, mentre rallegra l'animo Nostro, procura gioia anche a voi.

    Roma fu invero per molto tempo mèta quasi unica della vostra migrazione interna; voi siete oggi qui una delle più grandi comunità — come fu autorevolmente notato —, cui appartengono in prevalenza cittadini, che fanno onore alla vostra terra per il costume della vita, l'impegno del lavoro, la funzione cospicua che non di rado esercitano. Chi contempla questa solenne adunata, può rendersene conto, perchè ha la possibilità di notare il fervore della vostra fede, oltre che la diversità e i pregi delle persone presenti.

    Vi diamo dunque il Nostro paterno benvenuto, e Ci felicitiamo con voi per lo spirito di legittimo attaccamento alla vostra terra, ai suoi valori, alle sue tradizioni.

    La vostra regione si presenta con l'incanto del suo mare, del suo cielo, con la ricchezza e la varietà delle sue terre: in genere coi suoi aspetti naturali, dolci alla vista nel digradare dalle giogaie dei monti alle rive del mare; sulle vostre colline specialmente è tutta una vegetazione svariata e ridente, sui declivi ameni prosperano dappertutto la vite e l'olivo, mentre nelle pianure meridionali, che il Cònero protegge dai venti del nord, l'aria è imbalsamata dai fiori d'arancio. Nelle vostre città — si trovino esse in pianura, come Fano, Senigallia, Ascoli; o in altipiano, come Iesi; o in avvallamento, come Fabriano; o sul colle, come Osimo, Recanati, Fermo, Macerata, sul monte, come Cingoli e Urbino, e, anche più in alto, Camerino; siano fra il piano e il monte, come Tolentino e San Severino; si stendano infine quasi sulla costa di due monti, come Ancona e Pesaro —, tutte sono costruite con decoro e proprietà, tutte appaiono linde e terse e piene di serenità e di pace agli occhi di quanti le visitano.

    « Terra giovane » sono chiamate dai geologi le Marche, perchè comprendono alcune tra le più recenti formazioni della penisola. Ma chi voglia studiare la vostra regione nell'aspetto geografico, geologico e storico, ha bisogno di considerare i millenni, di incontrarsi con essi. Poiché la vostra vita, e quindi la vostra storia, è vita, è storia millenaria; basta guardare i segni evidenti della civiltà della pietra, nelle fasi paleolitica ed eneleolitica, e i segni dell'età del bronzo e del ferro.

    Le popolazioni delle Marche, che furono un giorno guerriere — come attestano vasti ritrovamenti di armi nei sepolcreti — oggi appaiono sobrie, discrete, laboriose, nè manca loro il pregio di un'innata gentilezza e di una grande, anche se, d'ordinario, composta cordialità. Vi sono oggi nelle Marche, come, per verità, vi furono sempre, uomini, che seppero e sanno eccellere nelle scienze e nelle arti in vario modo; molti hanno corso con la loro fama il mondo intero.

    EccoCi dunque in mezzo a voi come Padre delle vostre anime; eccoCi a benedirvi con tutta l'effusione del Nostro cuore; eccoCi a dirvi una parola di conforto e di insegnamento. La vostra presenza, diletti figli, fa correre il Nostro pensiero al problema dell'Ente regione, intorno al quale vi è tuttora divisione di pareri e copia di contrasti. Noi lasciamo a chi di dovere (e quindi a molti anche fra i presenti, che hanno qualità e capacità di farlo) la impostazione e la soluzione di questo problema. Vorremmo invece esporvi alcune Nostre riflessioni, che speriamo possano aiutarvi ad essere buoni marchigiani, buoni italiani, buoni cristiani.

    1° – La regione è senza dubbio una delle tante unità, che la forza delle cose, più ancora che la libera volontà degli uomini, ha costituito nei vari Stati. Essa ha dunque un suo valore, che deve essere conservato e, in quanto è possibile, accresciuto. La regione significa, intanto, una certa omogeneità di sangue, perchè le popolazioni sogliono per lo più formare le loro famiglie là dove vivono abitualmente. E siccome l'uomo eredita mediante la sua parte materiale tutto un complesso di inclinazioni, che l'anima liberamente potrà trasformare, ma che rimangono tuttavia permanenti in tanti aspetti, ne consegue che le virtù degli antenati rivivono in voi, cioè in determinate vostre inclinazioni. Se esse, supponiamo, sono più facilmente subordinate allo spirito, può dirsi che i vostri padri hanno avuto efficacia nel creare in voi una inclinazione favorevole alla probità, all'onestà dei costumi. al senso di laboriosità.

    Ma vi è nella regione tutto un complesso di valori strettamente spirituali, e sono le glorie del popolo, glorie militari, glorie letterarie, glorie scientifiche, glorie artistiche. Vi sono inoltre le grazie specifiche ad esso elargite da Dio: grazie di salvezza, di santificazione, di apostolato.

    La popolazione marchigiana, forse favorita anche dalla sua situazione geografica, ha potuto conservare un suo patrimonio omogeneo e alcune virtù tradizionali, che non si trovano facilmente altrove. È in voi un senso di riserbo personale e di modestia unito alla parsimonia, che non vi fa alieni, peraltro, dal soccorrere i più bisognosi e soccorrerli efficacemente, radicalmente, come fa fede anche l'attività benefica del Pio Sodalizio Piceno. Voi non avete sentito così fortemente, come altre regioni, la mescolanza con la storia universale; ma questo ha favorito in voi un raccoglimento, che senza dubbio è anch'esso una ricchezza; e quanto a valori spirituali caratteristici vostri, basta pensare alla Santa Casa di Loreto, per vedere là una benedizione specialissima di Maria, che vi ha fatto e vi fa visitare da innumerevoli anime, le quali vengono a voi portando un atteggiamento di pietà sincera, di fede ardente, di umiltà profonda, oltre che uno spirito di mortificazione proprio di ogni pellegrinaggio veramente devoto.

    Che voi abbiate giusta fierezza di appartenere alla vostra regione; che ricordiate con compiacenza le vostre glorie e le vostre memorie; che coltiviate con modestia e tenacia le vostre virtù tradizionali; che vi manteniate in nobile gara con le altre regioni allo scopo di giungere soli o, se non è possibile, primi a certe mete; che vi sentiate marchigiani, anche vivendo a Roma, è cosa che Ci fa dire la Nostra prima parola a voi, parola di affettuoso paterno compiacimento.

    2° – Ma affinché questa vostra fierezza e questo vostro legittimo amore di predilezione alle Marche non degeneri in una forma di regionalismo deteriore, è necessario che voi miriate più in su, che guardiate alla patria comune, all'Italia.

    Si incontrano oggi talora cittadini presi quasi dal timore di mostrarsi particolarmente devoti alla patria. Come se l'amore verso la propria terra potesse significare necessariamente di sprezzo verso le terre altrui; come se il desiderio naturale di vedere la propria patria bella, prospera all'interno, stimata e rispettata all'esterno, dovesse essere inevitabilmente causa di avversione contro altri popoli. Nè manca chi evita persino di pronunciare la parola « patria » e tenta di sostituirvi altri nomi più adatti, si crede, ai nostri tempi.

    Certo, diletti figli: bisogna dire che non ultimo tra i segni di un disorientamento degli animi è questo diminuito amore alla patria, a questa più grande famiglia donatavi da Dio. Quando poi la patria si chiama Italia, non è chi non veda quali speciali motivi vi siano per sentirsi ad essa legati coi vincoli di un'affettuosa devozione. Situata in mezzo al mare, che vede incrociarsi le vie del mondo e congiunge i tre più grandi blocchi di terre emerse, l'Italia è, in un certo senso, centro geografico dell'orbe; tanto che tutti i popoli sono passati e ripassati per essa, contribuendo a donarle un'indole universale, comprensiva ed aperta, come non si trova facilmente in altre Nazioni. Può dirsi infatti che l'Italia non appartiene agli italiani soltanto, perchè appartiene a tutte le genti. Così fu nella storia passata; così sarà nella futura. Il Diritto romano è patrimonio della umanità; la Filosofia tomistica, che nacque in Italia, è, fra tutte, la più universale, perchè presenta ed illustra la gerarchia dell'essere; la Divina Commedia è poema insieme nazionale e dell'universo, come l'umanità riunita nella trepida attesa del giudizio di Dio è la suprema espressione dell'arte di Michelangelo. Si aggiunga che la cultura greco-italiana è iniziatrice della cultura di Europa, e quindi della cultura moderna.

    L'Italia, ideata e voluta da Dio come terra in cui ha sede il centro della sua Chiesa, fu oggetto, come di un suo speciale amore, così di una sua specialissima azione. Perchè nessun popolo ha, come il popolo italiano, i suoi destini congiunti con l'opera di Cristo.

    Lieti di essere membri della grande famiglia marchigiana, non siate dunque meno solleciti della vostra appartenenza all'Italia. Fate generosamente quanto potrete per trasformarla o confermarla in una nazione, che vive ed opera nella tranquillità e nell'ordine. Alcuni fra i vostri uomini migliori si trovano nel primo rango in questa pacifica battaglia. Ma proprio perchè nell'Italia è il cuore della Chiesa, è facile di prevedere che i nemici di Dio si adopereranno in ogni modo per gettare in essa la zizzania della sovversione, il veleno dell'odio; mentre il porre ostacoli alla missione universale, e quindi cristiana, dell'Italia è un tradire l'Italia stessa, perchè è come volerne diminuire e persino distruggere la vera grandezza.

    3° – Ma anche l'amore di Patria può degenerare e divenire nazionalismo eccessivo e dannoso. Perchè ciò non avvenga, dovete mirare ben più oltre della stessa patria; dovete guardare il mondo. Ma vi è un unico modo di guardare il mondo, pur continuando ad amare la regione e ad amare la patria: occorre prendere coscienza di una realtà suprema: la Chiesa. Bisogna farne parte viva.

    Siano parte viva della Chiesa i singoli individui; che alla grazia divina da conservare ed accrescere subordinino tutto; pronti a superare ogni ostacolo, ad affrontare anche la morte per non perdere la fede, per non perdere la grazia. Così fece una fanciulla nata fra voi in terra marchigiana: Maria Goretti.

    Siano parte viva della Chiesa le vostre famiglie. Nel celeberrimo Santuario, la Santa Casa Lauretana, rifulge la memoria della più santa delle famiglie: la Sacra Famiglia. Guardate ad essa come a vostro modello e imitatela: fate che Gesù sia al centro delle vostre dimore dominatore assoluto delle vostre menti e dei vostri cuori.

    Siano parte viva della Chiesa le vostre città. Vi è, in Italia, chi si agita, perchè teme che il cristianesimo tolga a Cesare quel che è di Cesare. Come se dare a Cesare quello che gli appartiene, non fosse un comando di Gesù; come se la legittima sana laicità dello Stato non fosse uno dei principi della dottrina cattolica; come se non fosse tradizione della Chiesa il continuo sforzo per tenere distinti, ma pure, sempre secondo i retti principi, uniti i due Poteri; come se, invece, la mescolanza tra sacro e profano non si fosse il più fortemente verificata nella storia, quando una porzione di fedeli si è staccata dalla Chiesa.

    Le città saranno parte viva della Chiesa, se in esse la vita dei singoli, la vita delle famiglie, la vita delle grandi e piccole collettività, sarà alimentata dalla dottrina di Gesù Cristo, che è amore di Dio e, in Dio, amore del prossimo, tutto.

    Individui cristiani, famiglie cristiane, città cristiane, Marche cristiane.

    Le Marche divengano tutte come una grande Casa santa; e la famiglia marchigiana sia un'unica, grande santa Famiglia!


    Ai marchigiani residenti in Roma, 23 marzo 1958, Pio XII


    Alla faccia di certo mente-catto-comunismo immigrazionista.....
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #23
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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    Sulla cittadinanza Riccardi commette il solito errore 'culturale' della sinistra


    Accanto alle categorie politiche di 'sobrietà', 'moderazione', 'austerità', nel vocabolario del governo Monti è entrato una nuova formula: lo 'ius culturae', il diritto di cultura, è il nuovo slogan nel dibattito su cittadinanza e immigrazione. Paternità della nozione: Andrea Riccardi, il ministro per l'integrazione del gov. Monti. 'Ius culturae' come superamento dello 'ius sanguinis' e dello 'ius soli'. Una trovata che piace tanto a sinistra. Ma a quale 'diritto di cultura' si riferisce esattamente Riccardi?

    Di questi tempi andare (o venir trascinati) a un evento di “Roma Incontra”, versione capitolina di “Cortina Incontra”, è come ritrovarsi in un circolo di lealisti napoleonici dopo il 1815. Sarà perché spesso gli incontri si tengono dentro l’involucro dell’Ara Pacis di Richard Meier, fatto sta che ci si ritrova parte di una certa Roma veltroniana e civile - del centro e non solo - quella che giustamente “cede il posto alle vecchiette sull’autobus”. Se si ha un penchant culturale e politico del genere, l’evento che ieri si è consumato in una saletta del discutibile “involucro” meieriano, era uno di quelli da non perdere. Parlavano il ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi, arcinoto fondatore della Comunità di Sant’Egidio e Dominique La Pierre, l’ex- giornalista di 'Paris Match' e autore del bestseller “La Città della Gioia”, oggi filantropo in terra indiana.

    Entrambi nel ‘business della povertà’ (cinico mondo), entrambi sul palco, entrambi presi in una tenzone a chi ha la buona coscienza più lunga. Il tutto moderato da un Maurizio Mannoni con gamba accavallata e pantalone senza risvolto. Tralasciando per un attimo il nervosismo che può generare la vista prolungata della bocca del ministro Riccardi – “quella di un fumetto giapponese”, dice qualcuno -, e le sparate in italo-spagnolo-francese di Lapierre in doppio-petto e cravatta dorata – “i francesi come i belgi hanno un gusto piuttosto discutibile a volte”, dice qualcun altro - andare a questo ‘incontro’ ha avuto almeno il merito d'offrire ai posteri il neo-logismo più incomprensibile e astruso mai udito in tempi ‘montiani’: lo ius culturae. I due intervistati parlano di poveri, di ultimi, di emigranti, e il passo è breve per finire sulla cittadinanza agli immigrati. Se questo è uno dei temi e sul palco c'è il ministro per “l’integrazione”, bisogna aprire bene le orecchie, a maggior ragione in tempi di norme per la semplificazione, di doppi cognomi e di nomi stranieri che vengono ‘allegramente’ inseriti nelle storia onomastica italiana senza alcun dibattito pubblico.

    Come una cartella esattoriale, dicevamo, arriva puntuale la domanda di Mannoni sulla cittadinanza. Risponde Riccardi di fronte a una platea in ‘religioso’ (ma tanto laico) silenzio. Premette un po' sconfortato che il governo Monti non ha tra i propri compiti quello di occuparsi di cittadinanza (diciamo noi: al presidente Napolitano piacerebbe tanto). “Si parla tanto di ius soli da una parte e di ius sanguinis dall’altra. - dice Riccardi - Io [quando si parla di immigrazione] sono per lo ius culturae”. La platea, smarrita, lo guarda. “Quando si aderisce alla storia e alla cultura dell’Italia, bisogna poter avere il diritto di acquisire la cittadinanza italiana”, e giù con le storie dei bambini ucraini e marocchini che apprendono la lingua dei padri nella classi di una scuola campana recentemente visitata. Insomma lo ius culturae come sintesi tra ‘solisti’ e ‘sanguinisti’, superamento della fisica territorialità da una parte e della genetica dall'altra. Temiamo si tratti di una di quei neologismi dai quali saremo perseguitati nei prossimi mesi e anni.

    Qualche indizio che Riccardi appartenga a quella cultura politica dell’elargizione del passaporto a tutti i costi ce l’abbiamo, ma seguiamo per un attimo il ministro. Dunque, se si appartiene (o si aderisce, sig. ministro?) alla storia e alla cultura di un popolo, arriva la cittadinanza. Cultura? Problema della definizione a parte, come la si delimita? Forse Riccardi pensa che la cultura possa diventare un nuovo spazio etereo, immateriale, nel quale costringere, eh sì, una società multirazziale e multiculturale?
    Sperando che in futuro il ministro torni sull’argomento, elargendo all’opinione pubblica qualche spiegazione in più sul come e quando - cittadinanza alla nascita (sarebbero allora i genitori a doversi impegnare ad aderire alla cultura italiana?), o alla maggiore età del ragazzo/a (dopo un percorso a punti?) -, Riccardi dimostra di muoversi dentro una visione del mondo incline a piegare la “cultura” dentro un processo d’ingegneria sociale a guida statale che obbligherebbe – facendo uso di qualche forma di coercizione se si fa sul serio - a far stare i nuovi italiani, gli immigrati naturalizzati, dentro un recinto ‘culturale’ definito a tavolino. Chiediamo: ma il mantra della sinistra, a cui il cattolicesimo post Concilio Vaticano II di Riccardi appartiene, non era che la cultura dovesse essere libera? E poi: chi sarà chiamato a decidere sulla maggiore e minore estensione di questo spazio culturale nel quale si definisce l'italianità? Chi ne definirà i simboli e i criteri d’inclusione? E chi, di riflesso, assumerà l'onere di definirne quelli d'esclusione? Si tratterebbe di un processo decisionale fatto alla luce del sole, dentro una sana e trasparente dialettica politico-parlamentare? Oppure qualche grigio burocrate deciderà per tutti noi?

    Domande legittime eppur senza risposta. Il tema della cittadinanza agli immigrati, anche alla luce dei fallimenti del multiculturalismo d'Olanda, Gran Bretagna e Scandinavia e dell'assimilazionismo anti-religioso francese, deve rimanere dentro una dimensione prettamente politico-partitica. Ma poi, a pensarci bene, non serve troppo farsene un cruccio. In fin dei conti, c'è da star certi che, giunti al momento di decidere se seguire una via piuttosto che un'altra anche su questa materia, qualche governo tecnico ci salverà dai mille dubbi e deciderà per - e malgrado - i cittadini italiani, quelli che già lo sono.

    Sulla cittadinanza Riccardi commette il solito errore 'culturale' della sinistra | l'Occidentale
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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    Lombardia/Immigrati: Orim, aumentano arrivi ma si dimezza occupazione
    15 Marzo 2012 - 12:00
    (ASCA) - Milano, 15 mar - Aumenta il numero di immigrati in arrivo in Lombardia, ma per loro raddoppia il tasso di disoccupazione. Questi, in sintesi, i dati principali che emergono dalla fotografia scattata dall'Osservatorio Regionale per l'integrazione e la multietnicita' (Orim) sull'''Immigrazione in Lombardia''. Un fenomeno, quello migratorio, che dopo il forte rallentamento registrato nel 2010, ora riprende vitalita'. L'Orim calcola che al 1 luglio 2011 la popolazione straniera proveniente da Paesi a forte pressione immigratoria (Pfpm) presente in Lombardia e' di 1 milione e 269 mila unita' (numero che comprende immigrati regolari e clandestini), 81 mila in piu' rispetto al primo luglio del 2010 (+7%) quando le presenze stimate erano pari a 1 milione e 188mila. Gli immigrati in Lombardia rappresentano il 23,7% del totale nazionale, valutato in poco meno di 5 milioni e 187 mila immigrati provenienti da Pfpm. Nella Regione si contano 13 stranieri ogni 100 residenti. In cima alla classifica ci sono i rumeni con 172,2mila unita' (+7,3% rispetto al 2010, in cui erano 160,5mila), seguiti dai marocchini con 131,8mila e dagli albanesi con 118,6mila unita'. In aumento anche gli alunni stranieri che passano da 164.036 presenze dell'anno scolastico 2009/2010 a 173.051 dell'a.s. 2010/2011 (+5,5%) e rappresentano il 24,3% del totale degli alunni con cittadinanza non italiana presenti nel nostro Paese.
    E' questa la conseguenza della forte attrattivita' del territorio lombardo. La crisi economica, tuttavia, si ripercuote anche sulla manopera immigrata, al punto da far raddoppiare i tassi di disoccupazione: nel 2011 il livello di disoccupazione tra gli immigrati con eta' superiore ai 14 anni presenti in Lombardia e' del 12%, quasi il doppio rispetto al 2008 anno quando era al 6,9%. Le assunzioni di lavoratori immigrati sul territorio lombardo nel 2011 sono tra le 18 e le 20 unita', meno della meta' rispetto al 2007 quando gli assunti erano a quota 40mila. Rimane stabile la componente irregolare: i soggetti privi di un valido titolo di soggiorno sono stimati in 116 mila unita', tremila unita' in piu' rispetto al 2010.
    Lombardia/Immigrati: Orim, aumentano arrivi ma si dimezza occupazione

    Usavano adolescenti come corrieri Finisce in cella coppia di ecuadoriani
    Jenny Guerrero Guaman del Rocho, una donna di 37 anni e Tobias Barre Guaman del Rocho, un suo amico 33enne, entrambi ecuadoriani, sono stati arrestati dagli investigatori del commissariato «Mecenate» per traffico internazionale di droga. Facevano parte infatti di un gruppo che veicolava la droga tramite ignari corrieri dall'Ecuador all'Italia tramite la frontiera spagnola: con un'importazione a trimestre, i trafficanti gestivano il commercio della cocaina il cui prezzo al chilo in patria era di 6mila dollari e fruttava invece a Milano 40mila euro. L'indagine è cominciata lo scorso agosto quando un ecuadoriano e la moglie hanno denunciato in commissariato che i due figli minori di 12 e 14 anni, di ritorno da una vacanza in Equador, erano stati fermati dalla polizia a Madrid con un chilo di cocaina nei bagagli. I ragazzini non sapevano nulla della droga: gliel'aveva consegnata una loro conoscente in Ecuador, in un pacco destinato a Jenny (vicina di casa, a Milano, della famiglia in questione) e che avrebbe dovuto contenere invece l'abito per una cerimonia di battesimo dei figli dell'amica. I due ragazzi vennero trattenuti in Spagna per una quindicina di giorni fino all'arrivo della mamma. Nel frattempo, le intercettazioni telefoniche dimostrarono che a ricevere i pacchi a Milano erano i due Guaman del Rocho, il cui nome compariva sulla stessa scatola trasportata dai bambini. In Italia la polizia ha scoperto così che alcuni membri della comunità ecuadoriana milanese facevano la colletta per acquistare in patria la coca che poi dividevano all'interno del gruppo: a casa dell'arrestata, nell'armadio dei suoi bimbi di 2 e 3 anni, erano custoditi ben 300 grammi di cocaina.
    Usavano adolescenti come corrieri Finisce in cella coppia di ecuadoriani - Milano - ilGiornale.it

    Bambina di 13 anni violentata da un albanese
    di Redazione
    Un trentenne albanese è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Sampierdarena per violenza sessuale aggravata su minore. Su una bambina di 13 anni. L'uomo avrebbe consumato rapporti sessuali con la giovanissima genovese che, secondo le prime informazioni raccolte dagli inquirenti, si sarebbe invaghita di lui. Magari anche parlandone con le amiche, credendo di vivere una storia da romanzo.
    Una situazione che l'albanese ha sfruttato per abusare della ragazzina, conosciuta in un quartiere della Valpolcevera. La minore età della vittima ha spinto i militari a contestare all'uomo la violenza sessuale su minore e ad arrestarlo. L'inchiesta sul caso è coordinata dal pm Gabriella Marino. L'allarme sarebbe comunque partito grazie alla collaborazione della famiglia della giovane e degli assistenti sociali si erano insospettiti per lo strano rapporto della giovanissima con il trentenne. L'albanese è stato fermato dai carabinieri per violenza sessuale aggravata su minore e trasferito nel carcere di Marassi.
    Bambina di 13 anni violentata da un albanese - Genova - ilGiornale.it


    Arrestato l'ultimo dei quattro nomadi. erano reduci da una «spaccata» in un bar
    La Bmw accelera, poi lo schianto:
    così è morto il 28enne in via Cogne
    Le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza inchiodano i giovanissimi rom a bordo dell'auto
    Paola D'Amico
    MILANO - È l’alba del 9 giugno 2011. All’incrocio tra via Cogne e via Arsia il semaforo è giallo lampeggiante. Le strade sono deserte. Una Bmw color grigio chiaro arriva dal fondo, proprio di fronte alla telecamera, avanza come un proiettile. A bordo ci sono quattro nomadi, due sono minorenni. Come si saprà solo in seguito, hanno appena fatto una «spaccata» per rubare all’interno di un bar tabacchi in via Mambretti e stanno fuggendo, inseguiti dalle volanti della polizia. In prossimità dell’incrocio, al quale dovrebbe dare la precedenza, l'autista della Bmw anziché rallentare accelera. E, a quanto sembra dalle immagini, abbassa o spegne le luci (o forse smette di far lampeggiare gli abbaglianti). Prende in pieno l’auto, una Citroen C3, alla cui guida c’è Pietro Mazzara, 28 anni. Come testimoniato dagli ultimi fotogrammi, che abbiamo scelto di non mostrare, il giovane viene sbalzato fuori dall’auto e muore sul colpo.

    La Bmw accelera, poi lo schianto: così è morto il 28enne in via Cogne - Milano

    Due dei quattro responsabili, minorenni, erano stati arrestati subito, e il terzo lo scorso settembre. All'appello mancava il quarto componente della banda, Pierino Levancovich, di 23 anni. L'hanno arrestato mercoledì mattina gli agenti del Commissariato di Quarto Oggiaro. Levancovich è stato fermato all'interno del campo nomadi di Muggiano. Al loro arrivo, nonostante fossero in borghese e a bordo di un'auto civetta, gli agenti sono stati accolti da una fitta sassaiola da parte dei nomadi presenti, che tuttavia non sono riusciti ad impedire l'arresto. «Sono solo contento per mio figlio. Adesso troverà pace e tranquillità», ha detto Salvatore Mazzara, il papà di Pietro.

  5. #25
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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    Immigrati? Ci costano 35 mld all'anno. La metà colf in nero
    La presenza degli stranieri regolare e irregolare ci costa una cifra impressionante.
    di Gilberto Oneto
    È piuttosto chiaro che il governo vuole «salvare l’Italia» senza tagliare un centesimo di privilegi né di spese inutili, ma aumentando le tasse. Una delle poche voci della rapina che non riguardavano il Pantalone italiano (e padano in particolare) era l’aumento della tassa per il permesso di soggiorno degli stranieri. Toglierlo è normale per chi non vuole toccare nessuna delle grandi voci di spesa. L’immigrazione è una di queste: lungi dall’essere la gioconda risorsa di cui raccontano tante anime eque e solidali, l’ambaradan della presenza di stranieri regolari e irregolari costa ai cittadini italiani una cifra impressionante, che nei calcoli più prudenti si avvicina ai 35 miliardi di Euro l’anno. In realtà essa può essere molto maggiore per due ragioni.
    La prima per la «Legge di Murphy all’italiana», secondo la quale se una spesa pubblica ha qualche possibilità di sforare il preventivato e crescere, lo farà sicuramente in maniera abnorme. La seconda perché, fra le vaghezze e i pressappochismi della Repubblica, c’è la più totale confusione sui numeri dell’immigrazione: nessuno davvero sa quanti siano gli stranieri in Italia, né cosa facciano e di che campino. È molto vago e fluttuante il numero dei regolari, è un mistero (doloroso per la quasi totalità dei cittadini, gaudioso per pochi) quello dei clandestini. Si sentono sparare le cifre più fantasiose: un corale fuoco d’artificio in cui si cimentano con acrobatica disinvoltura Acli, sindacati e patronati, devoti di Sant’Egidio e svariati altri accorati sodalizi. Chi tace sistematicamente sono proprio le strutture pubbliche pagate per dare queste informazioni: dal XV Censimento sapremo forse quanti canarini e bidet possieda ogni famiglia italiana, ma continueremo a ignorare quanti siano davvero gli stranieri, quanti lavorino e paghino le tasse. A giudicare dalle dichiarazioni dei redditi: pochini, dalla popolazione carceraria: tantissimi, da un tragitto in metropolitana: troppi.
    Eppure ci continuano a raccontare che senza di loro la nostra economia andrebbe a rotoli (cosa che sta succedendo comunque), che l’Inps non saprebbe come pagare le nostre pensioni e che nessuno si occuperebbe dei nostri anziani. Proprio le badanti sono diventate il più sacro feticcio del patriottismo postmoderno, le vere insostituibili colonne della nostra senescente società. Proprio il loro numero è il più misterioso di tutti: c’è chi dice un milione e mezzo, chi altro. Nel 2009 erano registrate circa 600mila colf e badanti, per tre quarti foreste. Dalla regolarizzazione se ne attendeva una valanga: solo 275 mila lo hanno fatto e neppure in forma permanente. Insomma una bella fetta lavora in nero e se ne impippa di tasse e accise. Però i soldi - pochi o tanti - li guadagna e ne spedisce un bel po’ al paesello: 6miliardi e 385 milioni nel 2010 per vie regolari e almeno altrettanti di sfroso. Irregolari e furbacchioni non pagano tasse ma ricevono assistenza e cure mediche: tutto sulle spalle di gente che per prelevare la pensione deve aprire un conto corrente e che - se sbaglia una virgola sul 730 - si becca multe e pignoramenti. Ha ragione il ministro Riccardi: gli stranieri non devono pagare un ghello neppure per la tassa di soggiorno. Devono pagare solo i cittadini italiani, meglio se poco abbienti.
    Immigrati? Ci costano 35 mld all'anno. La metà colf in nero - stranieri, 35 miliardi, italia, gilberto oneto - liberoquotidiano.it

    Governo: raddoppiata la durata dei permessi di soggiorno per attesa occupazione, rinnovi per lavoro e famiglia portati a tre anni e abolita la tassa dello 0,2% sulle rimesse degli immigrati non iscritti all’Inps.
    Allungamento dei permessi di soggiorno da sei mesi ad un anno e da un anno a due anni, abolizione della tassa del 2 per mille sui trasferimenti di denaro attraverso money transfer per gli stranieri non iscritti all’Inps.
    Sono le proposte approvate dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso. A renderlo noto è stato il ministro per la Cooperazione e l’Integrazione, Andrea Riccardi, nell’audizione al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen che si è svolta ieri.
    “Stiamo lavorando al problema dell’allungamento dei permessi di soggiorno. Credo che la cosa andrà in porto ora in Parlamento”, ha dichiarato Riccardi.
    “Ci troveremo davanti ad una modifica e un passaggio – ha spiegato Riccardi – da 6 mesi ad un anno e da un anno a 2 anni. Questo consente di spalmare il costo del permesso di soggiorno su un periodo più lungo”.
    Secondo quanto appreso da ImmigrazioneOggi, la nuova struttura dei permessi di soggiorno vedrebbe quelli per “attesa occupazione” passare da 6 mesi ad un anno; i permessi per lavoro dipendente “a tempo determinato” al primo rilascio fino a due anni e al rinnovo fino a 3 anni; i permessi per lavoro dipendente “a tempo indeterminato” e per lavoro autonomo avrebbero al primo rilascio due anni e al rinnovo fino a 3 anni; stessa cosa per i permessi per famiglia: primo 2 anni e rinnovo 3 anni.
    Il testo prevede anche una norma per la cancellazione dell’imposta dello 0,2% sulle rimesse degli immigrati non iscritti all’Inps.
    Il ministro ha inoltre informato dell’approvazione, sempre nel corso del Consiglio dei ministri, del piano “Strategia nazionale d’inclusione dei rom sinti e caminanti”.
    Il Tavolo, ha proseguito il ministro, “lavora per promuovere una politica di integrazione Rom che riguarda 4 grandi aree urbane e 4 assi: scuola, lavoro, salute e casa”.
    (Al. Col.)

    Far West con kalashnikov a Vigevano
    Due albanesi uccisi da un commando
    I killer si sono dileguati. In città
    una guerra tra bande di stranieri
    CLAUDIO BRESSANI
    L’appuntamento, nel parcheggio dietro l’istituto clinico Beato Matteo in via Bellini a Vigevano, si è rivelato una trappola mortale. Ad attendere i tre albanesi, poco dopo le 21,35, c’era un commando armato di kalashnikov, che ha aperto il fuoco. È stata una mattanza: due giovani morti e un ferito in modo per fortuna non grave, colpito ad una gamba e trasportato d’urgenza in ospedale.
    A terra, accanto ad una vecchia Y10 e una Fiesta, probabilmente le auto delle vittime, è rimasta una pioggia di una trentina di bossoli. I killer, secondo le prime informazioni, si sono dileguati su una Ford Focus, le cui ricerche sono state diramate a largo raggio. A portare i primi soccorsi sono stati gli stessi sanitari della clinica, che sono usciti dopo aver sentito gli spari. Poi sono arrivate l’automedica e le ambulanze del 118, insieme agli agenti del commissariato e al pm di turno, che hanno avviato le indagini. Fino a tarda sera non si conoscevano ancora i nomi delle vittime ma si sa che sono albanesi e avevano 25 e 36 anni. Un elemento che non può non riportare alla mente i due omicidi avvenuti a Vigevano negli ultimi dieci mesi, sempre ai danni di albanesi.
    Il 21 maggio 2011 alla frazione Sforzesca, all’uscita da un bar, è stato freddato a colpi di pistola Pellum Tartaraj, 33 anni, residente a Milano ma di fatto domiciliato a Vigevano. Un delitto che sembrava risolto, un caso chiuso dopo che a luglio la polizia aveva arrestato i due presunti responsabili e identificato il terzo, tuttora latitante. Ma la scia di sangue è proseguita con un altro delitto nella notte tra il 7 e l’8 gennaio scorsi: un’altra sparatoria, stavolta in un locale in riva al Ticino affollato di ragazzi, anzi una vera e propria esecuzione. A terra è rimasto ancora una volta un albanese, Edmond Shtjefni, 32 anni, di Abbiategrasso. Entrambi i delitti sarebbero maturati come regolamento di conti tra bande che si spartiscono il controllo della prostituzione. Una guerra che evidentemente continua.
    Far West con kalashnikov a Vigevano Due albanesi uccisi da un commando- LASTAMPA.it

    Il sindaco Cattaneo: "Seguite il mio esempio".
    A.D. 2010, Ceriano disse no a kebab e phone center "Oggi gli altri ci copiano"
    Il sindaco Cattaneo: "Seguite il mio esempio". Due anni fa il primo cittadino in quota leghista approva un provvedimento che chiude il centro a money transfer e centri massaggi. "Non è razzismo, una scelta di decoro"
    Prosegue Cattaneo: «È giusto dare la possibilità al sindaco di decidere del proprio territorio, su come valorizzare, conservare e riqualificare il centro storico». «Noi leghisti veniamo sempre indicati come razzisti, al di là dei provvedimenti che possiamo prendere. Io rispondo con i fatti: la delibera approvata dalla giunta rientra nelle nostre disponibilità, si tratta di scelte di decoro per rispettare l'anima di una comunità. Credo che la norma introdotta sia importante soprattutto nei piccoli centri, dove si corre il rischio di snaturare l'essenza di un borgo».
    Per il primo cittadino in camicia verde a dimostrare l'utilità della sua norma c'è l'applicazione di ordinanze simili da parte di sindaci di sinistra. L'esempio è in Versilia. «Lo scorso anno il primo cittadino di Forte dei Marmi ha emesso un'ordinanza per 'bloccare' il proliferare di negozi etnici, un modo per rilanciare anche il 'made in Italy'. Bisogna decidere: o nessuno è razzista o sono razzisti anche i sindaci di sinistra». Se all'inizio le critiche «non sono mancate«, ora «sembra tutto dimenticato. Mi auguro che, come ha fatto Regione Lombardia, anche altre Regioni seguano il mio esempio. È necessario regolamentare un settore che può alimentare attività illecite, causando disagio alla vita e la sicurezza di tutti i cittadini».
    A.D. 2010, Ceriano disse no a kebab e phone center "Oggi gli altri ci copiano" - Il Giorno - Monza Brianza

  6. #26
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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    Ausonio Zappa in fin di vita dopo rapina, arrestati dai carabinieri quattro romeni
    - E' stato dichiarato in coma irreversibile dai medici che lo hanno in cura
    - I malviventi sono entrati nella sua abitazione a Bagnaia durante le notte
    VITERBO – Quattro romeni sono stati arrestati dai carabinieri del comando provinciale di Viterbo con l’accusa di essere stati gli autori della rapina e del pestaggio avvenuto questa notte, in una villa di Bagnaia, ai danni del professor Ausonio Zappa, ora in coma irreversibile a causa delle violente percosse ricevute.
    I romeni sono finiti in manette a termine del lungo interrogatorio del pm Franca Marinelli e del comandante dell’Arma, colonnello Gianluca Dell’Agnello avvenuto questa mattina all’interno della caserma.
    LA RAPINA - Il professor Ausonio Zappa è stato dichiarato in coma irreversibile dai medici dell'ospedale Belcolle che lo hanno in cura. L’anziano docente è finito in fin di vita questa notte dopo che alcuni banditi hanno fatto irruzione nella sua villa di Bagnaia, sulla strada Romana, per compiere una rapina.
    I malviventi sono entrati questa notte intorno alle 2 nella casa di Zappa, fondatore dell'Accademia di Belli Arti Lorenzo da Viterbo. Al momento del fatto l’uomo si trovava da solo nella sua villa e i ladri lo hanno massacrato di botte. Sul posto sono giunti i vigilantes che hanno prestato i primi soccorsi alla vittima e hanno avvisato il 118.
    Le sue condizioni sono apparse da subito gravissime e l’uomo è stato trasportato a Belcolle in codice rosso, dove è arrivato alle 3.33. E' stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva per un trauma facciale e contusioni multiple dovute alle violente percosse.
    AUSONIO ZAPPA - Nel 1980, tre anni dopo aver costituito l’Accademia di Belle Arti di Viterbo, la prima in Italia riconosciuta dal Ministero, insieme al critico e storico dell'arte Guido Ballo e all'artista Gianni Colombo, fondò la Naba (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano), un'accademia privata nata come alternativa all'insegnamento tradizionale.
    Viterbo News 24 - Ausonio Zappa in fin di vita dopo rapina, arrestati dai carabinieri quattro romeni



    L'avvocato di uno degli aggressori: ''Era stato appena scarcerato''
    VITERBO (f.l.) - ''Il mio assistito, durante l’interrogatorio di garanzia, si è assunto tutte le sue responsabilità. L’efferatezza e la violenza riversata su Zappa è stata tale da non essere giustificabile in alcun modo, tuttavia ritengo che siano state dettate dal timore di essere scoperti. E’ certo che la pena non sarà di poco conto, vista anche la risonanza mediatica e l’allarme sociale che questa triste vicenda ha generato’’. E’ quanto ha detto l’avvocato Roberto Delfino, difensore di Petrit Cosmin Ofrea, uno dei due autori materiali della rapina e del pestaggio, all’uscita dal palazzo di giustizia.
    ''Avevo sentito al telefono Ofrea pochi giorni prima della rapina nella villa di Zappa – ha aggiunto il legale - e mi aveva comunicato che era appena uscito dal carcere dove aveva scontato una condanna a venti giorni di reclusione per reato contro il patrimonio. Ofrea, infatti, nonostante la giovane età, non era nuovo a reati di questo genere, ma non aveva mai dimostrato ferocia''.

    LA LEZIONE DI JESOLO: DIFENDERSI E’ UN REATO E TUTTI TACCIONO
    di GILBERTO ONETO
    La vicenda di Jesolo è nota: due ladri albanesi sono stati acchiappati dal padrone di casa e trattenuti fino all’arrivo dei carabinieri e questi lo hanno denunciato per sequestro di persona.
    Fino a qui potrebbe essere solo una delle tante barzellette in circolazione se non fosse per il fatto che la denuncia sia stata presa sul serio e che la magistratura se ne stia occupando. Potrebbe perciò anche succedere che i due gaglioffi vengano (se non è già avvenuto) rilasciati e che il povero cittadino veneto venga condannato e – in termini teorici – addirittura incarcerato. Così sembrerebbe il racconto di qualcosa avvenuto in una satrapia mediorientale, in qualche ridicola repubblichetta governata da un dittatorello arrogante, o in qualche trucido ripostiglio del passato più buio, e invece è un fatto di cronaca vera avvenuta oggi in questa Italia che qualche bello spirito si ostina a chiamare “patria del diritto”. Qualcuno ha detto che lo Stato italiano sia molto peggio di una organizzazione criminale mafiosa ed ha ragione. I mafiosi pretendono un pizzo e poi assicurano “protezione”: nessun delinquentello oserebbe mai avvicinarsi all’abitazione o alla bottega di un “protetto”. Chi lo ha incautamente fatto è stato subito esemplarmente punito con la rapidità e l’efficienza che dovrebbe mostrare ogni operatore di “giustizia”. Gli esattori vengono puntuali a casa a incassare e magari anche ringraziano cortesemente. Lo Stato italiano pretende un pizzo esorbitante (da cinque a otto volte superiore a quello mafioso), se lo fa pagare nei modi più complicati e odiosi, si inventa ogni giorno nuovi balzelli e non è mai successo che abbia detto una volta «grazie». In compenso non da alcun servizio né protezione: chiunque può derubare, insolentire, bastonare un cittadino nella più totale impunità. Non basta: se il povero cittadino cerca di difendersi rischia di essere randellato dallo Stato che si è fatto strapagare per proteggerlo ma che non lo ha mai fatto. Non è mai esistito, neppure nei più tenebrosi recessi della storia, alcun altro regime così dispotico, tirannico e sadico.
    Ma, purtroppo, non è neppure mai esistito nessun altro popolo disposto a farsi maltrattare, violentare e umiliare in questo modo senza reagire. Il vero patriottico risultato di 150 anni di Italia è che i popoli della penisola sono ormai in grado di subire qualsiasi affronto, offesa e prepotenza senza fiatare, sono ormai pronti a subire qualsiasi turpitudine senza sconfinare da uno sterile mugugno. La cosa è ormai così stratificata da essere diventata una certezza consolidata nell’opinione pubblica mondiale e infatti tutti i peggiori lestofanti possono venire qui dal mondo intero a farsi i comodacci loro nella più totale impunità e i cittadini italiani all’estero possono essere svillaneggiati a piacimento.
    Torniamo ala vicenda di Jesolo: nessuno è sceso in piazza, nessuno ha baccagliato in qualche talk show, non si è mosso neppure il Gabibbo. Ancora peggio: non si è attivato nessun partito di opposizione, nessun arruffapopolo parlamentare o televisivo. Ma se non ci si indigna, se non si costruisce una battaglia politica su cose come queste, cosa ci stanno a fare i movimenti politici? Che fine ha fatto il “padroni a casa nostra”?
    Non sarebbe – tanto per cominciare – il caso di imbastire una battaglia comune per l’abolizione del reato di “eccesso di legittima difesa” all’interno delle proprietà private recintate e delimitate? La difesa della propria sicurezza personale, della propria famiglia, abitazione e proprietà è il caso minimo di autonomia, è l’esempio microcosmico degli ideali di libertà, la base del vivere civile, la cellula minima su cui costruire tutto un patrimonio di diritti. Forse è un segno del destino che si debba partire proprio da Jesolo.
    LA LEZIONE DI JESOLO: DIFENDERSI E’ UN REATO E TUTTI TACCIONO | L'Indipendenza

    Il Comune in rosso dà soldi ai musicisti rom
    di Redazione
    Milano
    La Lega minaccia ricorso («è una scelta ingiusta e razzista»). Di «razzismo alla rovescia» parla anche il Pdl De Corato, perchè «la giunta Pisapia arriva a «discriminare i ragazzi milanesi e italiani». Ha sollevato forti polemiche il progetto annunciato ieri dal vicesindaco Maria Grazia Guida: il Comune, nonostante il bilancio in rosso, assegnerà borse di studio ai giovani musicisti rom. Il progetto a cui lavora con il Conservatorio porterà i ragazzini nomadi a studiare in una delle scuole di musica più prestigiose. Probabilmente, anche a molti milanesi che faticano ad arrivare a fine mese piacerebbe mandarci i figli: magari arrivassero le borse di studio. Ma spiega la Guida che il Comune aiuterà i giovani talenti rom, che «stigmatizzati negli stereotipi» faticano ad emergere. Faticano a vivere assediati dai campi nomadi, invece, i residenti del Corvetto che hanno scritto al sindaco: «É l'effetto di troppo buonismo».
    Il Comune in rosso dà soldi ai musicisti rom - Milano - ilGiornale.it

    La Finlandia pensa a regole più severe per il ricongiungimento familiare
    Antonio Scafati
    LA FINLANDIA E L’IMMIGRAZIONE – Dopo la Danimarca, dopo la Norvegia, anche la Finlandia sta pensando di dare una stretta alle proprie politiche per l’immigrazione. E così come nei due paesi citati, è soprattutto il ricongiungimento familiare che potrebbe essere rivisto. Scrive l’Yle, infatti, che il ministero dell’Interno sta valutando di cambiare le regole: dall’anno prossimo coloro che risiedono in Finlandia per motivi umanitari e vogliono essere raggiunti dai propri familiari dovranno dimostrare di essere nelle condizioni economiche tali da mantenerli.
    Se introdotto, sarebbe un cambiamento non da poco: a oggi, infatti, tutti coloro che ottengono un permesso di soggiorno per motivi umanitari e tutti i rifugiati politici hanno il diritto di essere raggiunti dal congiunto e dai figli minorenni che non siano sposati. Di qui a pochi mesi tutto potrebbe cambiare. Il ministero dell’Interno vuole avviare uno studio per farsi un’idea precisa dell’impatto che hanno sulla società i ricongiungimenti familiari: come è evidente, infatti, il rischio è che nuovi immigrati arrivino in Finlandia appoggiandosi completamente al welfare del paese. Le tematiche sono le stesse affrontare anche da Copenhagen e Oslo.
    L’ex governo conservatore danese aveva elaborato severissime leggi che disciplinavano (alcuni dicono ‘impedivano’) il ricongiungimento familiare. L’attuale esecutivo socialdemocratico ha alleggerito le normative, ma l’impianto resta complesso.
    Se il proposito del dicastero dell’interno finlandese dovesse diventare realtà, anche a Helsinki cambieranno molte cose.
    La Finlandia pensa a regole più severe per il ricongiungimento familiare | Direttanews.it

    Immigrati, il Pd tenta il blitz con l'esecutivo dei tecnici: "Permessi lunghi e no ai Cie"
    Cittadinanza ai figli degli stranieri, abolizione del reato di clandestinità e permessi di soggiorno più lunghi: il Pd vuole da Monti una nuova legge sull'immigrazione
    di Sergio Rame
    Altre che politiche economiche, il Partito democratico ha in mente una revisione delle norme che regolano l'immigrazione. E adesso tenta il blitz con il governo dei tecnici.
    A farsi portavoce di questa istanza è stata Livia Turco, presidente del Forum Immigrazione del Partito democratico, invitando il presidente del Consiglio Mario Monti a rispettare gli impegni presi in materia. Recentemente il ministro per l'Integrazione Andrea Riccardi aveva già anticipato che era nelle sue intenzioni rivedere i flussi migratori e la durata dei permessi di soggiorno. Nelle linee programmatiche dei democratici si va dalla abrogazione del reato di immigrazione clandestina al superamento dei Cie, appunto, dall’allungamento della durata del permesso di soggiorno alla cittadinanza "facile".
    "Da questo governo ci aspettiamo ora che batta un colpo almeno sulle questioni concrete che riguardano la quotidianità della vita degli immigrati nel nostro Paese", ha affermato oggi la Turco chiedendo una presa di posizione da parte dei ministri che si sono impegnati a dare risposte su questo tema, ma che fino ad ora hanno disatteso. Proprio oggi il Partito democratico ha dato il via libera al Forum nazionale sull’immigrazione durante il quale la Turco si è fatta portavoce di una richiesta netta da sottoporre al governo. "Adesso è agire con urgenza - ha puntualizzato l'esponente democratica - sui temi riguardanti la tassa sul permesso di soggiorno, la durata dei permessi di soggiorni legati al lavoro, l’emergenza rifugiati e l’attuazione dell’Accordo di integrazione". Tutte questioni cui, a detta della Turco, il governo aveva promesso di dare risposte per "semplificare la vita degli immigrati, ma di cui non abbiamo trovato traccia del Decreto semplificazioni". Infine la Turco ha intimato il governo di dire come intende "affrontare l’emergenza profughi con il permesso di soggiorno in scadenza a partire dall’importante proposta promossa da Comuni e Regioni".
    Sul tema della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri la Turco ha denunciato "l’ostilità del centrodestra". Il centrosinistra mirerebbe, infatti, a mettere in difficoltà il governo in un momento già di per sé non troppo tranquillo. Riformare le politiche migratorie non è, infatti, nelle prerogative di un esecutivo tecnico, ma nell'ottica del Pd potrebbe essere utilizzato come tema da campagna elettorale a fronte delle forti divisioni che si sono all'interno a causa della riforma del lavoro e delle modifiche all'articolo 18. Il Pd sarebbe già pronto a formulare una nuova proposta: non per la cittadinanza alla nascita, ma al termine del percorso scolastico, facendo propria un'idea al vaglio da Riccardi e dal ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. La Turco ha annunciato un'iniziativa con una delegazione della Rete nuovi italiani per chiedere "un incontro a tutti i gruppi parlamentari e al presidente della Camera per calendarizzare la legge sulla cittadinanza".
    Immigrati, il Pd tenta il blitz con l'esecutivo dei tecnici: "Permessi lunghi e no ai Cie" - Interni - ilGiornale.it

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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    IMMIGRATI E DISOCCUPAZIONE, RAGIONIAMO SU QUESTI TEMI
    GILBERTO ONETO
    Qualcuno si è accorto che di immigrazione quasi non si parla più? Non si parla più di sbarchi, di centri di accoglienza e ormai anche la debordante criminalità extracomunitaria sembra passata fra le ineluttabili conseguenze dei cambiamenti climatici: ci dobbiamo fare l’abitudine e basta! Eppure ci sono due dati – fra i tanti – che non si dovrebbe mai perdere di vista: quello sulla disoccupazione e quello sull’immigrazione.
    La prima è in drammatico aumento. Dopo molti anni, è tornata ad avvicinarsi al 10%, con punte drammatiche nella situazione giovanile: quasi un ragazzo su tre non lavora, non trova un impiego o ha addirittura rinunciato a cercarlo. A questi si aggiungono i cosiddetti “esodati”, i licenziati, i lavoratori meno giovani che vengono espulsi dal mondo produttivo, la continua dolorosa chiusura di attività di ogni genere. Stiamo parlando di quasi quattro milioni di persone che – fatta la tara di chi non ha problemi, non gli interessa lavorare o è disoccupato per profonda vocazione – si aggirano in realtà attorno ai due milioni di cittadini in vera difficoltà. Insomma la comunità in generale non è in grado di fornire una attività e una vita dignitosa a una ragguardevole fetta dei suoi componenti che avrebbero invece voglia e bisogno di lavorare e guadagnarsi il pane.
    In compenso le statistiche ci consegnano delle informazioni preoccupanti sul numero di stranieri presenti nella penisola. Ufficialmente (ma in realtà l’ufficialità è monopolio di alcune associazioni piuttosto partigiane) nel 2011 i foresti regolari erano poco meno di cinque milioni, cui si aggiunge una folla di clandestini che fa lievitare la cifra a sei milioni circa. Di tutti questi ospiti gli iscritti ai ruolini Inps non superano i due milioni, di cui 500 o 600mila disoccupati, un po’ di cassintegrati e 300mila pensionati. Insomma quelli che lavorano davvero non superano un milione e 200 mila.
    Se si incrociano questi numeri con quelli della disoccupazione, si scopre che il numero dei lavoratori stranieri regolarmente occupati è di poco inferiore a quello dei disoccupati veri indigeni (i due milioni decurtati dei disoccupati foresti) e che, se si vanno a prendere quelli in nero, il numero complessivo degli stranieri che prendono uno stipendio è superiore a quello degli italiani che non lo prendono.
    Poniamoci alcune semplicissime domande.
    Prima: cosa ci stanno a fare stranieri che non lavorano, delinquono o vivono di espedienti?
    Seconda: cosa ci stanno a fare disoccupati stranieri se la loro presenza era giustificata solo dal bisogno di mano d’opera qui – si diceva – introvabile?
    Terza: che senso ha per la comunità che ci siano stranieri che lavorano e italiani disoccupati?
    Quarta: se non ci fossero stranieri, avremmo ancora disoccupati nostrani?
    Quinta: che paese è quello che spende per mantenere i propri disoccupati, che spende per pagare stipendi a foresti, che spende in welfare per mantenere i parenti dei foresti, compresi quelli che non fanno un tubo o delinquono?
    Sesta: non sarebbe arrivato il momento di cominciare seriamente a pensare a una robusta inversione di tendenza, mettendo i nostri al posto degli altri?
    Settima: perché dobbiamo continuare a svenarci per mantenere uno Stato ladro, e una folla di stranieri famelici?
    Ricominciamo a ragionare davvero su questi temi.
    IMMIGRATI E DISOCCUPAZIONE, RAGIONIAMO SU QUESTI TEMI | L'Indipendenza

    Radio Padania, 20 aprile 2012: «Treviso: lite per la merendina, il compagno strozzato finisce all’ospedale. L’aggressore è un giovane marocchino, ladro, violento, vigliacco e tentato omicida – una bella promessa della società multiculturale. Bolzano: inseguiti dopo un furto, tentano di investire i militari, arrestati due albanesi. Verona: preso il rapinatore dei bar, arrestato un trentenne ucraino. Trento: sputa agli agenti dopo la rissa, poi lo bloccano per atti osceni – questo è un cecoslovacco. Vicenza: pugni al supermercato, manette a un marocchino. Legnago: marocchino ruba vestiti in carcere. Verona: denunciate due squillo nigeriane. Verona: arrestato spacciatore nigeriano. Bolzano: raffiche di furti, finisce in manette un’intera famiglia di nomadi – una covata di ladri, questi zingari che bisogna integrare».
    Radio Padania, 19 aprile 2012: «Milano: colpisce anziano con una bottiglia, arrestato un egiziano. Verona: furto al supermercato, in manette due rumeni. Trento: violenta la moglie, agli arresti un marocchino. Verona: utilizzano carta di credito smarrita, arrestati due fidanzati rumeni. Treviso: maxi retata di prostitute, tra loro un trans rumeno. Verona: tornava a casa ubriaco e picchiava moglie e figlia, lui è un rumeno. Milano: nasconde cocaina negli slip, preso un albanese. Varese: pensionato accoltellato da un maghrebino che non voleva pagare l’affitto – da noi si usa pagare l’affitto, da loro si vede che invece l’usanza è questa».
    Radio Padania, 18 aprile 2012: «Bolzano: pestano e derubano un ragazzo, denunciati due giovani albanesi. Vicenza: pestavano vittime a pagamento, agli arresti due bosniaci. Mestre: rubano chili di rame, arrestati un rumeno e un marocchino. Bolzano: era riuscito a farsi intestare la casa da un anziano, croato accusato di circonvenzione di incapace. Rimini: arrestata per spaccio un’intera famigliuola di albanesi. Ferrara: arrestato spacciatore sudanese. Milano: aveva in casa fiale di steroidi, arrestato un egiziano».
    Radio Padania, 17 aprile 2012: «Verona: picchiava moglie e figlia, arrestato un rumeno. Treviso: coppia di fratelli maghrebini nascondeva droga in un passeggino. Bolzano: aggressione sul treno, condannati uno slovacco e un rumeno. Vicenza: sorpresi a rubare picchiano un dirigente, arrestati un marocchino e un congolese. Verona: presi dopo il furto, arrestati un serbo e un kossovaro. Sempre Verona: condannati due rumeni dopo un triplice furto. Ferrara: ruba nei negozi del centro, arrestata una tunisina. Milano: smantellata centrale dello spaccio, in manette un pregiudicato tunisino. Bergamo: deruba anziano all’uscita dalla banca, arrestata una cilena. Milano: fermato per ricettazione, lui è un albanese».
    Radio Padania, 16 aprile 2012: «Padova: violentò due minorenni vicentine, a processo un tunisino. Venezia: presi i grossisti dell’hascish, arrestati due marocchini. Bolzano: uccide l’ex fidanzato, in manette una ventenne ucraina. Treviso: anziana scippata alla fermata dell’autobus, i rapinatori sono due marocchini. Jesolo: ruba un computer, in carcere un ladro tunisino. Padova: vigilante ferma ladro di vestiti, un moldavo. Ravenna: arrestato per spaccio di stupefacenti un clandestino tunisino. Ancora Ravenna: in manette due spacciatori di droga, un marocchino e una rumena. Lodi: spacciava droga davanti ad una scuola, fermato un rumeno. Milano: bambini costretti a chiedere l’elemosina, i genitori sono due nomadi – due zingari, per meglio dire».
    Radio Padania, 15 e 14 aprile 2012. Sono un sabato e una domenica, pausa.
    Radio Padania, 13 aprile 2012: «Padova: rissa in un ocale notturno, finisce in manette un nigeriano. Mestre: banditi gli strappano cellulare, portafogli e bancomat, denunciati cinque zingari. Verona: rischia stupro in un bar, fermato un rumeno. Sempre a Verona: feriscono poliziotti per scappare, arrestati un marocchino e un calabrese – per non farci mancare niente. Verona, di nuovo: tenta di rubare una camicia griffata, arrestato un rumeno. Venezia: arrestati due spacciatori, uno è rumeno e l’altro è marocchino. Treviso: rubano in azienda, in manette due tunisini. Brescia: minacciavano i compagni per avere soldi, arrestati due ragazzi marocchini. Brescia: deruba l’avvocato, fermato uno slavo. Treviso: aggredita per strada da uno straniero extracomunitario ubriaco. Sempre a Treviso: merce rubata nei mutandoni, fermate due zingare. Vicenza: musica a tutto volume, denunciata badante clandestina ucraina. Piacenza: violenza sessuale, catturato immigrato rumeno. Bologna: agenti individuano ladri rintracciando il segnale GPS di un iPhone, fermati un algerino e un napoletano – e qui abbiamo fatto l’en plein. Modena: ladro di gasolio, acciuffato un rumeno. Milano: droga nell’auto, arrestati due marocchini».
    Radio Padania, 12 aprile 2012: «Padova: presa a calci in gravidanza, rimpatriato il compagno tunisino. Treviso: tarocca un gratta e vinci da 100 euro, incastrato dalle telecamere, lui è un albanese. Forlì, questi sono il gatto e la volpe: rumeno, incensurato, accompagnava l’albanese che aveva 8 ovuli con 100 grammi di cocaina. Bologna: ruba borsa a un parrocchiano che sta confessando, fermato un rumeno. Chiari: recuperato mezzo chilo di eroina, arrestato l’albanese spacciatore – un albanese che spaccia droga, non si era mai visto. Milano: rubavano gasolio dal camion, fermati due rumeni. Verona: un chilo e mezzo di eroina nell’auto, arrestato un tunisino. Treviso: fermato ladro di cellulari, il ladro è uno zingaro – loro lo chiamano ‘nomade’, ma io non ci sto. Verona: aggredisce finanzieri, lui è un maghrebino. Trieste: rapinano negozio di articoli sportivi, loro sono tre croati. Verona: ruba crocifisso in chiesa, denunciato un ventiseienne marocchino. Bergamo: scippatore a 12 anni, il giovane virgulto è un ghanese. Lecco: tre chili di cocaina, fermato uno slovacco. Venezia: perseguitano un adulto con continue richieste di denaro, arrestati due marocchini».


    Matrimoni misti, Rolfi(Lega): "Continueremo a contrastare i matrimoni di comodo e ad espellere i clandestini"
    Per dovere di cronaca si rende necessario spiegare alla popolazione l’attività svolta dagli agenti della Locale in tema di matrimoni nel caso in cui nella coppia prossima alle nozze sia presente una persona non in regola con i documenti.
    Tenendo in considerazione la recente sentenza della Corte di Cassazione n° 245/2011 e dando esecutività alla delibera di giunta n° 733 del 1/08/2011 (“Comunicazione in merito ai matrimoni dei cittadini stranieri a Brescia. Indirizzi operativi a seguito della sentenza della Corte di Cassazione n° 245 del 20 luglio 2011..”), l’attività svolta dalla Polizia Locale è la seguente: una volta formalizzate le pubblicazioni da parte della coppia, lo straniero che risulta sprovvisto di qualsiasi titolo di permanenza legale in Italia, viene accompagnato al comando di via Donegani per verificare che lo straniero non sia già gravato da precedenti decreti di espulsione non ottemperati. Questa verifica la si può fare esclusivamente all’interno degli uffici della Locale attraverso l’analisi delle impronte digitali. Questo passaggio è d’obbligo perché, seppur la sentenza ha dichiarato la regolarità di un matrimonio con uno straniero clandestino, di fatto la legge stabilisce che lo straniero, già gravato da una precedente espulsione non ottemperata, commetta un reato procedibile d’ufficio. Chiarita la procedura ed entrando nel merito del matrimonio del sig. Frati, dalle impronte digitali è emerso come la futura sposa fosse già stata espulsa dalla Questura di Brescia ed accompagnata coattivamente con imbarco aereo per la Moldavia nel marzo 2006. Poiché la donna era rientrata in Italia in forma clandestina, veniva deferita in stato di libertà (D. Lgs 286/98) e contestualmente gravata da un nuovo ordine di espulsione ad ordine del Questore di abbandonare l’Italia entro 7 giorni. “Vorrei fosse chiaro che nessuno vieta ad uno straniero di convolare a nozze – ha dichiarato il Vicesindaco e Assessore alla Sicurezza del comune di Brescia Fabio Rolfi – Si tratta però di far rispettare le regole a tutti, italiani e stranieri, mentre qualche Associazione continua a pensare che le regole valgano soltanto per i primi. Mi pare giusto che la Polizia Locale intervenga nei confronti di stranieri inottemperanti a ordini di espulsione, continuando così ad applicare una legge che, fino a quando non sarà cambiata, prevede l’espulsione per i clandestini. In più questa nostra attività di vigilanza ci consente di contenere e contrastare con efficacia il fenomeno dei matrimoni di comodo che, anche a causa della poca chiarezza legislativa, ha spesso rappresentato un modo “facile” di ottenere il permesso di soggiorno aggirando la legge stessa.” Il Vicesindaco Rolfi è intervenuto anche nel merito dell’intervento dell’Associazione “Diritti per Tutti”, dichiarando: “E’ sempre più inaccettabile che questi esaltati possano continuare ad impedire l’esercizio di regolari sfratti e a turbare e minacciare il lavoro dei dipendenti comunali. E’ ora di porre uno stop a questi atteggiamenti arroganti e lesivi della democrazia e non potrò esimermi dal porre la questione all’ordine del giorno del prossimo Comitato per l’Ordine e la Sicurezza”.

    L’indignado dell’estrema destra: gli stranieri restino a casa loro
    Velieri in bottiglia, bandiere, cartine geografiche. L’appartamento dell’86enne Jean Raspail, a due passi dall’Arco di Trionfo, parla delle passioni e della curiosità intellettuale di uno scrittore insignito della Legion d’Onore che è stato prima di tutto un esploratore, capace di scendere dal Québec a New Orleans in canoa, di viaggiare dalla Terra del Fuoco all’Alaska in automobile (senza 4×4, era il 1951) e di condurre una spedizione francese alla scoperta delle terre degli Incas. Tutta una vita a conoscere l’altro, il diverso, per ricavarne questa convinzione: «Entrare in contatto con altre civiltà è interessante. Ma preferirei che gli stranieri non europei, tranne eccezioni, restassero a casa loro».
    Conoscere Jean Raspail è utile per capire comemai 6,4 milioni di francesi abbiano votato Marine Le Pen al primo turno delle presidenziali, domenica scorsa. Sorta di anti-Hessel (l’autore del bestseller «Indignatevi!»), Raspail è un anziano Corto Maltese alto e magro, di grande gentilezza, che nel 1971 si trovava a scrivere in Costa Azzurra, a Boulouris, nella villa prestata da un amico. Erano i tempi della partizione dell’India, del disastro umanitario in Bangladesh. «Un mattina, dalla biblioteca con vista sul mare, mi sono detto: “E se arrivassero?”». Così è nato Le Camp des Saints, libro di culto della destra xenofoba venduto da quarant’anni ai raduni del Front National ma anche bestseller planetario tradotto in decine di lingue, citato da Samuel Huntington nello «Scontro di civiltà » e da Paul Kennedy nel saggio Must it be the rest against the West?, letto e apprezzato dal presidente americano Ronald Reagan e molti altri. Un milione di copie vendute, in 40 anni. «Conservo con cura le lettere che mi hanno spedito nel tempo uomini di destra e di sinistra, tra i quali François Mitterrand, Robert Badinter, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy—sorride Raspail—. Potrebbero servirmi il giorno in cui qualcuno dovesse decidere di portarmi in tribunale».
    Raspail per la destra radicale è diventato una specie di profeta. «Non me ne vergogno affatto». La trama del «Campo dei Santi» (uscito in Italia nel 1998 per la piccola casa editrice Il Cavallo Alato) è agghiacciante e relativamente semplice: il giorno prima di Pasqua, giunge a Boulouris in Costa Azzurra una flotta di cento navi e battelli fatiscenti con a bordo un milione di persone, la miseria del mondo in arrivo dal Gange. Sono denutriti, disperati. Il mondo aspetta la decisione della Francia. Che cosa faranno le autorità? Respingerli con la forza o lasciarli entrare, incoraggiando altri milioni a imitarli e segnando così la fine dell’Europa come l’abbiamo conosciuta? Il governo francese ordina di sparare, invano. L’orda invade il Paese, la Francia e l’Europa muoiono. «Nel mio romanzo descrivo un cataclisma epocale che si produce in 24 ore— dice Raspail — ma penso che le ondate migratorie che conosciamo ormai da decenni raggiungeranno, lentamente, lo stesso effetto. Nel 2050 nelle città francesi gli europei saranno meno del 50% della popolazione. A quel punto la mia profezia si sarà avverata. È una questione di demografia».
    Jean Raspail non è mai stato portato in tribunale, perché ha scritto il suo romanzo prima della legge Gayssot del 1990 che punisce le «dichiarazioni razziste, xenofobe o antisemite». Nella nuova edizione, uscita l’anno scorso come sempre per Robert Laffont, Raspail si diverte in appendice a segnalare gli 87 passaggi che potrebbero infrangere la legge. Signor Raspail, lei si sente un razzista? «No, niente affatto. Non mi interessano le graduatorie tra civiltà. Vorrei però che la Francia e l’Europa sopravvivessero. Non ho paura dell’islam, ho paura del numero, enorme, di immigrati. La nostra società cambierà, e questo mi dispiace perché io e molti francesi siamo affezionati alla Francia che ci è stata trasmessa dai nostri padri e nonni». Lei per chi ha votato? «Conosco bene Marine Le Pen e mi piace. Ma ho scelto il voto utile, e Nicolas Sarkozy».
    L



    La profezia ignorata: "Una massa di disperati seppellirà l'Occidente"
    di Stenio Solinas
    Un romanzo francese del 1973 aveva previsto l'ondata di migranti. Un evento che la sinistra ha sempre negato. Per la paura di affrontarlo
    Una notte prossima ventura, sulle coste mediterranee di una nazione europea si arena una flottiglia di navi e barconi, carica di un milione di emigranti. Sperano e ispirano una immensa pietà. Deboli, disarmati, posseggono solo la forza che è propria del numero. Sono l’oggetto dei nostri rimorsi e dell’angelismo delle nostre coscienze. Sono L’Altro, cioè la moltitudine, meglio, l’avanguardia della moltitudine. Ora che sono qui, accetterà quella nazione, «terra d’esilio e d’accoglienza » per eccellenza, di riceverli, a rischio di incoraggiare la partenza di altre flotte di infelici che lì si preparano? Perché poi è l’Occidente in quanto tale a scoprirsi minacciato: essere sommerso è ciò che l’attende, e insomma la propria fine. Che fare, dunque? Rinviarli da dove sono venuti, ma come? Chiuderli in campi profughi recintati? Sì, ma poi? Usare la forza contro la debolezza? Affrontarli con la marina, con l’esercito? Sparare? Sparare nel mucchio? Chi obbedirebbe a simili ordini? A tutti i livelli, coscienza universale e coscienza individuale, governi, equilibri geopolitici, ci si pone queste domande, ma, ormai, è troppo tardi...
    Nel 1973, quando Le Camp des Saints, Il campo dei santi [E’ una citazione biblica: “Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d'assedio l'accampamento dei santi e la città diletta.” Apocalisse 20, 9 ] di Jean Raspail [scrittore cattolico tradizionalista











    uscì per l’editore Laffont, in Francia si fece finta che fosse un romanzo razzista e si pensò che il silenzio fosse il modo migliore per parlarne. Trenta e passa anni dopo, mai citato eppure sempre più tradotto, sempre esaurito, sempre riedito e sempre ristampato, sino a questa nuova edizione (389 pagine, 22 euro) che si avvale di una prefazione ad hoc del suo autore, è forse giunto il momento per prenderlo per quello che è: un romanzo realista nella sua prefigurazione del futuro.
    Negli Stati Uniti, dove il moralismo non esclude il pragmatismo, The Camp of the Saints è divenuto un classico, studiato nelle università e al Pentagono, livre de chevet di intellettuali come Paul Kennedy, Samuel Huntington, Jeffrey Hart. Nel Vecchio continente, dove gli sconquassi della sponda orientale di quello che una volta si definiva mare nostrum , sono sotto gli occhi di tutti, ci si continua a rifugiare nei soliti cliché: fratellanza, spirito umanitario, senso di responsabilità nei confronti dei meno fortunati. In Italia, lasciamo perdere...
    Mentre un leader come il britannico Cameron parla del fallimento del multiculturalismo, la Comunità europea non sembra nemmeno afferrare, come ha scritto l’altro giorno Guido Ceronetti sul Corriere della sera, che «un afflusso sulle coste italiane di sbarcanti a flottiglie intere farebbe esplodere, nell’intera penisola, la precaria e già provata convivenza urbana. L’immigrazione di diseredati, senza un prima né un dopo, in una civiltà di tormentati impoveriti d’idee, si potrebbe definirla con nomi appropriati, severi, gravi, invece che con vulgate buonistiche e aspersioni di ottimismo là dove un dramma insolubile si presenta e ci schiaccia?».
    Trenta e passa anni dopo, Ceronetti prende dunque di petto «una sfida storica: che dire? che fare?» che trenta e passa anni prima Jean Raspail aveva fatto materia di romanzo, e siccome Ceronetti è un uomo mite e non sospetto di razzismo, bisognerebbe, credo, prestargli attenzione…
    Quando Raspail scrisse il suo romanzo, i movimenti di liberazione del cosiddetto Terzo mondo erano in auge, ogni dittatore nato sulle rovine del colonialismo era considerato un rivoluzionario, applaudito come tale da una sinistra marxista allora in piena salute, l’Europa era scossa dalla contestazione studentesca e non solo al suo interno.
    La questione dell’immigrazione era ancora in fasce, ma il clima ideologico dell’epoca era già pronto per trasformarla in qualcos’altro: l’internazionalismo che batteva in breccia il nazionalismo «bianco», l’idea di meticciato che si sostituiva all’idea di tradizione, lingua, radici; gli «altri» potevano e dovevano essere fieri delle loro, all’Europa non era più permesso: ne aveva approfittato, e ora doveva espiare e divenire un’altra cosa. Nel tempo, la porosità delle frontiere, l’inflazione delle naturalizzazioni, la nazionalità acquisita per matrimonio, la spirale inarrestabile dei clandestini (regolamentazione, riunione delle famiglie, scolarizzazione obbligatoria dei bambini) e l’ombrello sociale comunque predisposto (sovvenzioni alle associazioni di sostegno, prestazioni sociali, alloggi eccetera) ha fatto il resto.
    È il trionfo della dialettica e del contorcimento intellettuale di sinistra, quello che da trenta e passa anni ha del resto dettato legge nei giornali, nelle università, nell’editoria e che ha creato un «politicamente corretto» grottesco quanto velenoso. Raspail ne dà un riassunto esemplare: «Giorno dopo giorno, mese dopo mese, sul filo del dubbio, l’ordine veniva considerato una forma di fascismo, l’insegnamento un’imposizione, il lavoro un’alienazione, la rivoluzione uno sport gratuito, il piacere un privilegio di classe, la famiglia una realtà soffocante, il consumismo un’oppressione, il successo sociale una malattia, la giovinezza un tribunale permanente, la disciplina un attentato alla personalità umana».
    Torniamo a bomba. Un ideale umano che si pone al di sopra delle nazioni, dei sistemi economici, delle religioni è un’astrazione, non significa nulla, se non appunto il niente assoluto, qualcosa come la fissione dell’atomo, il vuoto immenso liberato d’un colpo. Parliamo di diritti universali dell’uomo perché è il metodo più comodo per evitare di affrontare la realtà e perché speriamo sempre che la realtà non ci presenti il conto. Eludiamo il problema, vogliamo avere la coscienza tranquilla e quindi non guardiamo ai numeri, alla demografia, ai rapporti di forza. Ci inteneriamo di fronte alle classi multietniche, naturalmente, sono così carini quei bambini e nella retorica del 150˚ dell’Unità d’Italia, poi, fanno così colore...



    Fingendo di pensare ai nostri figli, gli prepariamo un futuro a cui non sapranno né potranno opporsi. Perché una notte prossima ventura, sulle coste mediterranee di una nazione europea...



  8. #28
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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    AUMENTANO LE RIMESSE ESTERE DEI LAVORATORI IMMIGRATI
    REDAZIONE
    La crisi economica non ha frenato nemmeno nel 2011 la crescita delle rimesse degli immigrati che lavorano in Italia, ormai pari a 7,4 i miliardi di euro, lo 0,47% del Pil nazionale.
    Un fiume di denaro che consente ad esempio ai cinesi giunti nel Belpaese di mantenere circa 800mila connazionali in patria. È la fotografia scattata dalla Fondazione «Leone Moressa» di Venezia, che ha analizzato i flussi monetari transitati per i canali di intermediazione regolare in uscita dall’Italia. Nel 2011 l’ammontare delle rimesse degli stranieri ha superato del 12,5% il dato dell’anno precedente. Anche l’incidenza sul Pil italiano è leggermente cresciuta, passando dallo 0,42% allo 0,47%. Destinazioni privilegiate sono Asia e in Cina. Roma, Milano, Napoli e Prato sono le province da cui fluisce il maggior importo di rimesse verso l’estero.
    L’Asia è il continente maggiormente beneficiario, con quasi 4 mld di euro. La macroarea asiatica concentra il 52% di tutti i flussi monetari dall’Italia; della rimanente parte, il 24,4% resta all’interno dell’Europa, il 12,1% prende la via americana, l’11,5% quella dell’Africa. Quasi tutte le destinazioni hanno subito un aumento in termini di rimesse: +23,4% per l’Asia, +5,2% le Americhe, +3,1% l’Africa e +1,6% l’Europa. Tra tutti i Paesi, la Cina fa la parte del leone con le rimesse ‘italianè, con 2,5 mld, seguita dalla Romania (894 mln), Filippine (601 mln) e Marocco (299 mln).
    Le principali nazioni di destinazione mostrano un aumento nell’ultimo anno, ad eccezione delle Filippine (-19,1%). Per la Cina la variazione si attesta al +39,7%, +3,8% la Romania e +5,8% il Marocco. Ogni cinese lavoratore in Italia invia in mediamente a casa poco più di 12mila euro, il valore più elevato tra tutte le nazionalità presenti. Ciò significa, calcola la Fondazione Moressa, che ogni cinese in Italia ‘mantienè 3,9 cinesi in patria; a livello complessivo quindi circa 800mila connazionali. Con 4.484 euro di rimesse pro capite i filippini sostengono una comunità in patria di 394 mila concittadini, i bengalesi di 629 mila, i senegalesi 348 mila. Roma è la provincia con maggior ‘esportazionè, 2 mld, pari a oltre un quarto di tutte le rimesse che escono dall’Italia, seguita da Milano, Napoli e Prato.
    AUMENTANO LE RIMESSE ESTERE DEI LAVORATORI IMMIGRATI | L'Indipendenza

    Il trucco degli stranieri
    Scroccano la pensione per i parenti all’estero
    Una legge prevede l’assegno sociale per gli over 65: Allo straniero basta fare richiesta per il ricongiungimento familiare
    di Fabrizio De Feo
    Il Pdl e la Lega denunciano il fenomeno da tempo. Ma da alcuni mesi sono i blitz delle Fiamme Gialle ad accendere i riflettori sui tanti casi di truffe ai danni dell’Inps da parte degli immigrati che ottengono l’erogazione dell’assegno sociale per congiunti «over 65», in realtà residenti all’estero.
    L’ultimo caso si è verificato a Terni.
    Ma il fenomeno dei «furbetti del ricongiungimento familiare » è stato registrato e denunciato a più riprese in regioni come l’Emilia, la Toscana, il Veneto, il Friuli e non solo. Nei giorni scorsi anche il governo Monti si è soffermato sulla questione rispondendo a una interrogazione firmata mesi fa dai deputati Marco Zacchera (ora sindaco di Verbania) e Stefano Stefani. Il sottosegretario al Lavoro, Maria Cecilia Guerra, ha ammesso l’esistenza del problema e si è impegnata, di concerto con l’Inps, a far salire il livello dei controlli rispetto alle tante anomalie che stanno emergendo.
    Di certo, in tempi di ristrettezze, il vitalizio elargito ai parenti degli immigrati inizia a pesare sulle casse del nostro ente previdenziale. Per l’anno 2012 l’assegno sociale è pari a un importo annuo di 5.577 euro, pari a 13 mensilità da 429 euro. Tale importo costituisce sia l’entità dell’assegno spettante, sia il limite di reddito oltre il quale non si ha più diritto a percepirlo. La platea dei possibili beneficiari si estende a tutti gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5.577 euro. Il problema è che gli extracomunitari con carta di soggiorno in regola, residenti in Italia da dieci anni, possono presentare domanda di ricongiungimento familiare e fare arrivare in Italia genitori o parenti anziani, facendo così scattare un effetto moltiplicatore.
    Tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella Finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri. Il governo di centrodestra, nel 2009 è riuscito a restringere la possibilità di richiedere il ricongiungimento ai residenti in Italia «legalmente e continuativamente» da almeno dieci anni. Ma al di là dell’opportunità di una norma che consente di attingere alla cassaforte della nostra previdenza a chi non ha mai versato un euro di contributi nel nostro Paese, il problema sta anche nel buco nero dei ricongiungimenti fittizi.
    I casi di stranieri anziani che, attirati dal miraggio del guadagno facile, si trasferiscono e poi una volta avuto l’assegno sociale tornano in patria quando invece dovrebbero avere in Italia la «residenza abituale», sono frequenti. La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 fattispecie di questo tipo. Le Fiamme Gialle spiegano che smascherare la truffa non è semplice: «Bisogna fare controlli approfonditi verificando se una residenza è fittizia, controllare i vari visti sui passaporti, verificare le utenze e incrociare i dati, con poteri di polizia che magari altri enti dello Stato non hanno».
    La scorsa settimana, l’ufficio immigrazione della questura di Terni ha individuato il caso di una cittadina indiana di 76 anni, assente dall’Italia da mesi che continuava a percepire l’assegno. Lo stesso faceva una coppia di albanesi, 72 anni lui, 67 lei. Questi casi sono stati segnalati all’Inps per la sospensione o revoca dell’assegno sociale. Il fenomeno è, comunque, in aumento su tutto il territorio nazionale e si teme che possa assumere i contorni da assalto alla diligenza, visto che il censimento Istat appena pubblicato ha indicato come i residenti regolari siano triplicati negli ultimi dieci anni, toccando quota 3 milioni e 700mila con rimesse verso l’estero che ammontano ormai 7,4 miliardi di euro l’anno (ma si stima che una cifra quasi equivalente percorra vie ufficiose).
    Basta fare un giro sul web per trovare testimonianza del tam-tam in corso su questo tema. Vari siti dedicati agli stranieri spiegano le procedure e offrono consigli per accedere al beneficio.
    Senza contare che il fenomeno dei «vitalizi facili» non investe solo gli stranieri ma anche quegli italiani che, pur avendo vissuto 10 anni in Italia, magari nei primi anni di vita, si sono poi trasferiti all’estero per oltre 50 anni e attraverso residenze fittizie in Italia riescono a percepire l’assegno sociale. Fattispecie anomale su cui si stanno attivando i gruppi del Pdl in varie regioni, cercando di sensibilizzare l’esecutivo. Il Pdl emiliano, ad esempio, propone di«prevedere l’obbligo di ritirare personalmente l’assegno sociale alle Poste, firmando un apposito registro». Il tutto accompagnato da controlli accurati nei Paesi d’origine al fine di accertare la situazione finanziaria, contributiva, bancaria e pensionistica degli ultra 65enni richiedenti la pensione sociale in Italia. Verifiche indispensabili per pizzicare i furbetti del vitalizio e impedire che gli abusi ai danni del nostro welfare state si diffondano a macchia d’olio.
    Il trucco degli stranieri Scroccano la pensione per i parenti all’estero - Interni - ilGiornale.it

    SUL MILANO-BOLOGNA
    di Redazione -
    Un nordafricano e un cittadino tedesco ma originario del Nordafrica di 23 e 29 anni sono stati arrestati dai carabinieri di Lodi e si trovano ora nel carcere del capoluogo con le accuse di violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona, ingiuria e detenzione di stupefacenti. Tutto dopo che una donna milanese di 31 anni li ha denunciati ai militari come le due persone che la avrebbero violentata due sere fa in uno scompartimento dell'interregionale Milano-Bologna partito da Milano Rogoredo dopo le 21. La donna risulta fosse diretta a Modena ma è scesa alla stazione di Lodi allertando immediatamente le forze dell'ordine. Gli stranieri, trovati in possesso di un etto di hashish occultato in uno zaino, saranno sottoposti stamattina in carcere a interrogatorio di convalida dell'arresto, ma il loro avvocato, Fabio Carminati, spiega che con tutta probabilità si avvarranno della facoltà di non rispondere.
    SUL MILANO-BOLOGNA - Milano - ilGiornale.it

    Destre europee alla prova
    Guido Caldiron
    Dove va la destra europea? Le elezioni svoltesi nell’ultima settimana in diversi paesi hanno prodotto esiti tra loro molto differenti, ma che si può cercare di tenere insieme nel tentativo di cogliere le tendenze emergenti nel mondo conservatore, come presso le nuove formazioni populiste, in questa fase dominata dalla crisi economica e sociale.
    Da dove cominciare? Senza dubbio dalla Francia e da un dato indiscutibile, i numeri. Lo scarto elettorale tra Hollande e Sarkozy è stato alla fine di circa un milione e 100mila voti, non poco ma nemmeno moltissimo se si pensa che i votanti sono stati oltre 35 milioni. Per rimontare l’esito del primo turno che lo aveva visto indietro di alcuni punti percentuali, Sarkozy aveva parlato soprattutto agli elettori del Front National, quei sei milioni e mezzo di francesi che avevano votato Le Pen. Con quale risultato? Secondo i sondaggi solo metà di quei voti sarebbero stati alla fine “recuperati” da Sarkozy, mentre molti sarebbero finiti tra le schede bianche.
    In altre parole, se Sarkozy avesse convinto un numero maggiore di frontisti è probabile che il sorpasso della gauche non sarebbe avvenuto. Con un elettorato francese spaccato più o meno a metà, i conservatori dovranno d’ora in poi fare i conti con l’estrema destra. E con le elezioni legislative, le nostre politiche, alle porte (si vota il 10 e il 17 giugno), questo tema è già un’emergenza. Di fronte a Marine Le Pen che annuncia che non ritirerà i suoi candidati – nel caso di “triangolari” –, anche se questo portasse all’elezione di un esponente della gauche, l’Ump risponde con apparente fermezza, smentendo la possibilità di accordi con il Fn. Ciò detto, il segretario dell’Ump Jean-François Copé spiega che al centro della loro campagna elettorale ci sarà un fermo “no” alla proposta di voto agli stranieri: una delle parole d’ordine di Le Pen!
    Le chance del Front National di riuscire a entrare in parlamento sono legate a un indebolimento dell’Ump, con il risultato che i rapporti di forza tra estrema destra e conservatori potrebbero evolvere verso una sorta di parità. Un risultato dalle conseguenze difficili da immaginare per la politica francese.
    Ma se la Francia appare come un possibile laboratorio per alleanze o addirittura sintesi tra la destra e i populisti xenofobi, le urne europee hanno mostrato in questi giorni cosa possa scaturire dai “sentimenti tristi” che si sviluppano all’ombra della crisi.
    L’ingresso dei rappresentanti del partito Alba Dorata nel parlamento di Atene, forti del 7% dei voti, indica come nella situazione odierna ci possa essere spazio anche per un’estrema destra che non teme di rifarsi in modo esplicito al più terribile passato della storia europea: in questo caso l’idea della patria etnica di sangue e suolo del nazismo tedesco intrecciata con l’eredità di nazionalismo estremo del locale regime fascista dei colonnelli rimasto al potere fino al 1974. Nato negli anni Ottanta e attivo soprattutto nelle periferie di Atene, Alba Dorata, al pari del movimento Jobbik in Ungheria, è stato a lungo considerato solo come un gruppo violento e razzista – il 23 maggio alcuni suoi aderenti saranno processati per aver aggredito degli immigrati nella capitale greca.
    Oggi slogan come «rimandare a casa loro tutti gli immigrati» e «sconfiggere gli usurai mondiali della Ue e del Fmi» sono però riusciti a convincere una parte degli elettori greci. Per Alba Dorata non c’è ovviamente alcuna prospettiva di dialogo o confronto con i conservatori di Nuova Democrazia, il maggior partito del paese che ha però perso voti proprio nei loro confronti.
    Intanto in Gran Bretagna il premier David Cameron ha dovuto scusarsi con i candidati del suo partito, usciti in gran parte con le ossa rotte dalle elezioni amministrative, addossando alle scelte del governo il peso della sconfitta. L’ala destra dei tory l’ha accusato di concedere troppo all’alleanza con i liberaldemocratici e, in sintesi, di «non essere abbastanza conservatore». Questo mentre nelle urne la critica “da destra” al governo arrivava dalla performance degli euroscettici dell’UK Independence Party (Ukip).
    Incarnare la protesta sostenendo un governo è quello che ha fatto fino alla fine di aprile Geert Wilders, l’ex liberale diventato il portavoce del Partito della libertà, Pvv, antieuropeo e anti-musulmano, diventato l’ago della bilancia della politica olandese. Rifiutando di approvare un nuovo piano di austerità Wilders ha decretato la fine dell’esecutivo di centrodestra e aperto la strada alle elezioni anticipate che dovrebbero svolgersi il 12 settembre. Mescolando xenofobia e rigetto delle politiche adottate da Bruxelles per affrontare la crisi, posizione che gli è valsa una crescente popolarità tra i suoi concittadini, Wilders è diventato così il politico più noto del paese, al punto che c’è chi arriva a parlarne come del futuro premier olandese.
    Un’ipotesi che indica come il populismo di destra stia assumendo un ruolo sempre più importante in Europa. A spese, ma spesso anche per responsabilità, di quei partiti conservatori che non sembrano aver ancora deciso quale atteggiamento tenere nei confronti di questo fenomeno.
    Destre europee alla prova - Europa

  9. #29
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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    "Vanno certamente considerati come elementi del bene comune le caratteristiche etniche che contraddistinguono i vari gruppi umani".

    Giovanni XXIII, Pacem in Terris (1963)
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  10. #30
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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica

    Casa gratis e 1380€ al mese: la dura vita del “profugo”
    Arshad e Rasool partono, Mushtab e Shahbaz rimangono. Ad un anno di distanza dall’arrivo a Isola, in fuga non si capisce da cosa, i quattro immigrati di nazionalità pakistana fanno le loro scelte; si perché sono loro a scegliere, non noi. Qualche settimana fa lo xenofilo Comune ha rinnovato per la terza volta (terza volta!) l’accordo per l’accoglienza dei “profughi”(profughi di quale guerra?) sollecitata dal sistema di protezione civile nazionale, ma il bello dovete ancora leggerlo, infatti non tutti rimarranno in paese.
    Due di loro torneranno presto in Libia dove hanno un lavoro che li aspetta: Arshad, 48 anni, è un orafo e Rasool, 28, lavora nel settore dei pavimenti. Mushtab e Shahblaz invece, che hanno rispettivamente 29 e 26 anni, vogliono restare in Italia, proprio a Isola, e sperano di ottenere il permesso di soggiorno per iniziare una nuova vita. Per ora nessuno dei quattro è stato considerato rifugiato politico e Mushtab e Shahblaz hanno fatto ricorso in tribunale: sono in attesa delle udienze, fissate per il prossimo dicembre.
    La domanda: se in due tornano in Libia, quali condizioni ci sarebbero perché gli altri due possano venire considerati “rifugiati”? Siamo curiosi di leggere la sicura sentenza favorevole del solito magistrato schizzato.
    Ma l’articolo continua, e non mancano altre clamorose sorprese: la “paghetta” del “profugo”
    I ragazzi sono arrivati nel luglio dello scorso anno e da allora alloggiano in un appartamento vicino il centro storico mantenuti con una diaria giornaliera di 46 euro che arriva dal governo. «I soldi che abbiamo ci bastano qui, nel vostro paese – continuano -. Il problema è farli arrivare alle nostre famiglie, in Libia». Seguiti dall’assessore al sociale Valentina Verlato che ha tenuto loro un primo corso di italiano e dall’interprete di arabo Silvio Barzara della cooperativa “Con te”, hanno trascorso quasi un anno tra lezioni di lingua e turni di lavoro nella squadra operaia del Comune occupandosi di manutenzione delle aree pubbliche e del verde.
    Insomma: casa gratis e 46€ al giorno di paghetta. Fanno 1380€ al mese a testa. Poi corsi gratuiti di lingua e giardinaggio. Se qualche precario Veneto vuole lo stesso trattamento può contattare il Comune di Isola.
    Vi risparmiamo le parole al limite dell’umana ragione del Sindaco. Poi capite perché le tasse aumentano?
    Casa gratis e 1380

    Zingari devastavano cimitero
    I militari del Nucleo Radiomobile di Lucca hanno individuato ed arrestato per furto Tudor Gabi Ionut, 18 enne, disoccupato, Mirciu Marian, 46 enne, Dumitru Vasile 20 enne, Radu Elvis Ionut 22 enne. Oltre a loro è stato fermato il minorenne I.R.I. 17 enne, che è stato portato al centro di accoglienza dei minori di Firenze. Nella notte tra sabato e domenica nell’ambito di un servizio per la prevenzione di furti in via di Piaggiori a Capannori, i carabinieri del Nucleo Radiomobile hanno notato un furgoncino e una macchina che procedevano a un’andatura sospetta, come se fossero una staffetta. I militari hanno quindi pensato di pedinare i due mezzi, anche se non risultavano rubati, in quanto quella zona non è nuova a furti in abitazione e ditte.
    I due mezzi procedevano in direzione del cimitero di Marlia, già oggetto di furti di rame. Intorno alle 4 e mezza i veicoli sono nuovamente spuntati in via di Piaggiori, ma stavolta il camion aveva il furgone coperto da un telo. A questo punto i miliari decidevano di fermare controllare i due mezzi a bordo dei quali vi erano i cinque cittadini romeni, due nel camion e tre nella macchina. Sopra il camion sono state rinvenute diverse canale in rame. I militari sono andati quindi a controllare all’interno del cimitero, constatando che le canale in rame erano appena state rubate proprio dal luogo sacro. Il danno arrecato è ingente, più di diecimila euro. La perquisizione dei mezzi ha consentito di rinvenire inoltre numerosissimi attrezzi atti allo scasso. Stamattina i maggiorenni sono stati processati per rito direttissimo nel Tribunale di Lucca e condannati a due anni e otto mesi di reclusione e alla multa di 400 euro. Il Tudor Gabi Ionut è andato in carcere perché senza fissa dimora, mentre gli altri 3 sconteranno la pena agli arresti domiciliari.
    Zingari devastavano cimitero | Tutti i Crimini degli Immigrati

    Pestano anche le Suore
    Immigrati scatenati: rapina in piena notte al monastero, picchiata una Suora
    Come ai tempi dei Barbari che saccheggiavano gli antichi Templi, i luogo di culto diventano bersaglio dei raid dei “moderni” barbari.
    E' accaduto al monastero di San Vincenzo al Volturno, nel Comune di Rocchetta. I banditi, con accento dell’Est, a volto coperto, in piena notte si sono introdotti nei locali dell’edificio, che sorge a poca distanza dal sito archeologico. I rumori hanno insospettito le suore che stavano dormendo che si sono svegliate per vedere cosa stava accadendo. Una delle suore, accortasi che c’erano i ladri, ha dato l’allarme provocando la reazione dei rapinatori che l’hanno aggredita e poi colpita al volto. Quindi, vistisi scoperti, sono fuggiti proprio poco prima dell’arrivo dei carabinieri dalla vicina stazione di Castel San Vincenzo che indagano per risalire ai responsabili del raid notturno.

    Ogni giorno una violenza: scoppia l’emergenza stupri
    di Paola Fucilieri
    Milano
    Una violenza sessuale al giorno. Ormai il dato è confermato dai numeri. E anche quando gli investigatori cercano di minimizzare, talvolta addirittura di nascondere quel che succede, la realtà - quella di una città (ma anche di una provincia) diventata molto pericolosa per le donne - è quella che è, non muta.
    Per un'opinione pubblica rimasta sconvolta davanti alla mamma 42enne seviziata alle 8.20 del mattino nel parco di villa Litta ad Affori il 26 aprile (l'uomo che l'ha aggredita è ancora in libertà), o per la tredicenne stuprata nella cantina di casa sua in viale Monte Nero il pomeriggio di una decina di giorni prima, l'11 aprile, ci sono tanti altri casi quotidiani.
    Solo nella giornata di ieri le forze dell'ordine hanno parlato di ben cinque denunce per stupro. Antonio N. F., un 49enne incensurato che vive in provincia di Milano, giovedì è finito ai domiciliari. Addetto alla reception di un centro di fisioterapia nella zona di piazzale Aquileia, l'uomo ha allungato le mani su una minorenne, una ragazza di 17 anni cliente dello studio per problemi di postura, durante una seduta gratuita di massaggi, con tanto di bagno turco e scrub che proprio l'uomo le aveva omaggiato visto che la ragazzina è habituè del posto. Il fatto è successo a dicembre ma solo di recente la ragazza - che dopo quell'episodio ha avuto un vero e proprio crollo psicologico e ha cominciato ad andare male a scuola - ne ha parlato alla madre che si è rivolta alla polizia e ha sporto denuncia.
    Giovedì sera la Polfer ha arrestato in stazione Centrale un indiano 38enne che, sul treno regionale Torino-Milano, ha toccato una romena di 34anni e poi una nigeriana 43enne. Le due signore, una volta a Milano, lo hanno denunciato per violenza sessuale e l'indiano è stato arrestato. La stessa «fine» di un egiziano 31enne che, nella mattinata, aveva palpeggiato una passeggera sul metrò della linea rossa: la donna si è messa a urlare, gli agenti in servizio sui treni sono intervenuti e, a Cadorna, l'hanno bloccato e ammanettato E ancora un altro operaio egiziano, stavolta 30enne, è stato catturato dai carabinieri nel primo pomeriggio di giovedì in piazzale dei Laghi dopo che aveva palpeggiato una studentessa italiana di 23 anni sull'autobus che da Legnano porta a Milano.
    Anche l'hinterland non è certo tranquillo. Mercoledì sera, intorno alle 22, una ragazza di 22 anni si trovava in un bar di Albiate, in Brianza, quando ha accettato un passaggio in moto offertole da un marocchino 23enne per raggiungere Carate Brianza. Nel corso del breve tragitto, la donna, che è tossicodipendente, si è accorta delle reali intenzioni del 23enne e ha provato a divincolarsi: i due sono rovinati a terra. A quel punto il marocchino l'ha colpita al volto con un pugno, l'ha trascinata in una zona appartata in mezzo al verde, per poi abusarne. Dopo la violenza la coppia è ripartita in moto fino a schiantarsi contro un'auto. Sull'incidente sono intervenuti i carabinieri di Seregno, ai quali la giovane ha raccontato tutto e il marocchino è stato arrestato.
    La polizia, intanto, sta analizzando analoghi episodi di violenza avvenuti in passato e rimasti irrisolti.
    Ogni giorno una violenza: scoppia l’emergenza stupri - Milano - ilGiornale.it

    UN MILIONE DI ITALIANI HA PERSO IL LAVORO.
    ISTAT: "RIMPIAZZATI DA 750.000 STRANIERI"
    Venerdì 18 Maggio 2012
    ROMA - Tra il 2007 e il 2011 l'occupazione in Italia è diminuita di circa 250.000 unità ma il dato è il risultato di un calo di un milione di lavoratori italiani e un aumento di 750.000 lavoratori stranieri. È quanto si legge dalle statistiche sulla coesione sociale pubblicate dal ministero del Lavoro sulla base dei dati Istat.
    Secondo i dati Istat gli occupati sono passati da 23.222.000 nel 2007 a 22.967.000 nel 2011 con un calo di 255.000 unità (-1,09%). Ma il calo è il risultato di una contrazione consistente per i lavoratori con cittadinanza italiana passati da 21.719.000 a 20.716.000 (oltre un milione in meno pari a -4,61%) e un aumento rilevante per gli occupati con cittadinanza straniera. I lavoratori immigrati, infatti, sono passati dai 1.502.000 del periodo pre crisi economica a 2.251.000 nel 2011 con un aumento di 749.000 unità (+49,8%).

 

 
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