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Discussione: Le delizie della società multietnica

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    L'Europa si scopre unita: "Basta con gli immigrati"
    La stragrande maggioranza dei cinque Paesi europei più popolosi è contro il diritto alla "libera circolazione". E gli italiani vogliono mantenere il reato di clandestinità
    Gian Micalessin
    Francois Hollande cerca di salvare capra e cavoli tendendo la mano alla «zingarella» Leonarda senza cancellare l'espulsione della sua famiglia decretata dal ministro degli interni Manuel Valls. Ma il salomonico compromesso di un presidente prigioniero del vecchio buonismo «gauchista» è un clamoroso passo falso politico.
    Secondo un sondaggio del quotidiano Le Parisienne/Aujourd'hui il 65% dei francesi è assolutamente contrario al ritorno della 16enne rom. E solo il 46% si dichiara toccato dalla sua espulsione. L'aspetto più clamoroso è però la lacerazione socialista. Solo il 55% dell'elettorato che Hollande tenta di blandire sogna infatti il ritorno di Leonarda e dei suoi. Una parte consistente del tradizionale elettorato di sinistra è invece attestata sulle posizioni del ministro Valls, uno dei pochi leader della gauche considerati in grado di bloccare l'irresistibile ascesa della destra anti europea di Marina Le Pen. La popolarità di Valls, capace di rubare voti anche al centro destra gaullista grazie all'intransigenza verso zingari e «sans papiers», emerge anche dal sondaggio di Le Parisienne.
    Nonostante gli appelli degli intellettuali, le mielose dichiarazioni della «gauche caviar» e i cortei studenteschi per Leonarda il ministro ha oggi il sostegno del 75% dei francesi. Ma non solo. Valls - oltre a conquistare il plauso dell'89% dell'elettorato di destra - può rivendicare la fedeltà del 57% dei socialisti. La «tolleranza zero» di un ministro che non a caso si definisce «neo-blairiano», sembra insomma l'unica ricetta in grado di evitare una disfatta della sinistra e contrastare la crescita del Fronte Nazionale di Marina Le Pen.
    Lo scenario non è una prerogativa francese. Un sondaggio del Financial Times realizzato tra Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Spagna, i cinque paesi dove si concentra oltre la metà dei cittadini Ue, segnala la prorompente avanzata dei partiti anti-europei pronti a cavalcare la lotta all'immigrazione.
    Il 19% degli italiani pronti a votare Lega Nord o Cinque Stelle verrebbero affiancati, alle Europee del maggio 2014, dal 25% di inglesi e francesi decisi a scegliere «Independence Party» e «Fronte Nazionale». Più sorprendente è la propensione del 18 per cento dei tedeschi a scegliere «Alternatif für Deutschland» il movimento anti-unionista rimasto escluso dal Bundestag solo un mese fa.
    E anche in Spagna, fanalino di coda della rabbia anti europea, il voto anti Bruxelles può contare sul 12% dei voti. Il nuovo Parlamento europeo rischia insomma di fare i conti con uno schieramento di euroscettici forte del 30 per cento dei seggi.
    Ad alimentare questa tendenza contribuisce soprattutto il malessere per le politiche europee e quelle nei confronti dell'immigrazione. Il dato - evidenziato in Italia da un sondaggio di Euromedia Research per la trasmissione Virus di RaiDue secondo cui il 52,6 per cento è contrario all'abolizione della Bossi Fini - emerge con estrema virulenza dal sondaggio del Financial Times che segnala una crescente intolleranza anche nei confronti della «migrazione» europea. Il 62% degli italiani, il 61% degli spagnoli, l'83% degli inglesi, il 73% dei tedeschi e il 72% dei francesi auspica che il primo gennaio 2014, scaduti i sei anni di transizione dall'entrata nella Ue, non si aprano le frontiere a rumeni e bulgari. La stragrande maggioranza dei cinque paesi più popolati dell'Unione è dunque contraria a quel diritto alla «libera circolazione» dei lavoratori considerato uno dei capisaldi dell'Unione Europea. Mentre la vecchia politica continua a crogiolarsi nella sonnecchiosa adempienza ai diktat degli euroburocrati o nel buonismo di sinistra l'elettorato europeo sembra pronto, insomma, a cercare nuovi leader e nuove alternative.
    L'Europa si scopre unita: "Basta con gli immigrati" - IlGiornale.it

    MARINE LE PEN VOLA NEI SONDAGGI? ED ARRIVA IL LIBRO DEL FILOSOFO FINKIELKRAUT, “L’IDENTITÀ INFELICE”, CHE SDOGANA PARECCHIE TESI MAL-DESTRE
    Il libro di Finkielkraut prima sostiene di voler sottrarre il tema dell’identità all’estrema destra, ma poi contribuisce a rafforzare il clima di intolleranza sottolineando che “la Francia non è un aeroporto” e picconando il multiculturalismo alle vongole - Nel dibattito francese sugli immigrati, Hollande fa da contorno…
    Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"
    C'è un filosofo che da anni parla della società francese in termini problematici, che denuncia la tirannia del «progresso» usato per giustificare qualsiasi evoluzione - per il meglio ma anche per il peggio - del presente, un pensatore che al di là delle sacrosante preoccupazioni umanitarie indaga sulle conseguenze profonde dell'immigrazione di massa - soprattutto musulmana - in Europa.
    Alain Finkielkraut fa uscire in questi giorni«L'identité malheureuse», un saggio sull'identità francese, infelice a suo dire perché non ha il coraggio di interrogarsi su se stessa anche se ne avrebbe un gran bisogno: lo stesso giorno in cui il settimanale Le Point pubblicava l'anticipazione del libro di Finkielkraut, con una grande foto in copertina e il titolo «Si può essere ancora francesi?», un sondaggio dava il Front National di Marine Le Pen al 24% delle intenzioni di voto per le prossime europee, issandolo al rango di primo partito di Francia.
    «Sì, si può essere ancora francesi!», sembra gridare Marine Le Pen, e questo contribuisce alla sua popolarità. Colei che rivendica il ruolo di paladina della «francesità» contro «il magma indistinto dell'Unione Europea» e l'«invasione islamica», è anche l'unica personalità politica francese in ascesa e può dire ormai «sono pronta per l'Eliseo» senza suscitare gli sguardi di compatimento riservati un tempo al padre.
    Il successo di Marine Le Pen lascia sgomenti, e il saggio di Finkielkraut arriva con involontario tempismo e spiegarne - almeno in parte - i motivi. Prima di tutto, dice il 64enne filosofo, «se l'identità francese è infelice è perché l'abbiamo abbandonata nelle mani dell'estrema destra. Questo rende più difficile a tutti gli altri esprimersi sull'argomento».
    Finkielkraut affronta da tempo questioni come assimilazione e multiculturalismo, decadenza della scuola e pericoli del relativismo. Per tutta risposta si è preso molti attacchi verbali e uno anche più concreto: venerdì mattina, durante il suo discorso d'addio alla prestigiosa «École polytechnique» di Parigi dove è stato professore di Scienze sociali dal lontano 1988, un gruppo di studenti lo ha preso a torte in faccia. Le parole di Finkielkraut non lasciano mai indifferenti.
    «Nel 2009 sono stato alla scuola elementare di rue des Récollets, dove ero allievo - scrive Finkielkraut -. All'ingresso, attaccata al muro, una grande mappa del mondo con tante fotografie di bambini, spillate per la maggior parte sui Paesi del continente africano. Sotto, questa legenda: "Sono fiero di venire da...".
    Ho potuto allora misurare il cambiamento. I miei genitori sono nati entrambi in Polonia, si sono incontrati dopo la guerra in Francia e abbiamo tutti beneficiato di una naturalizzazione collettiva quando avevo un anno. Mai la scuola mi ha fatto vergognare delle mie origini. Mai mi ha chiesto di dimenticare la mia genealogia. Ma neanche mi ha mai chiesto di vantarmene. La scuola mi chiedeva di stare attento, di fare i compiti, mi giudicava secondo il mio merito. L'origine era fuori tema».
    Finkielkraut grande antimoderno, reazionario, (nella perenne accusa degli altri) irriducibile difensore della lingua francese contro le sue degenerazioni televisive e non solo («i nostri governanti parlano francese come dei bambini»).
    Finkielkraut che non vuole «confondere tra chi accoglie e chi viene accolto, altrimenti la Francia non è altro che un aeroporto. A Roissy o a Heathrow siamo tutti differenti e tutti uguali. Per non ripetere gli orrori del XX secolo, si vorrebbe trasformare in aereoporti le collettività umane. Strana utopia».

    La Danimarca è la terra dei danesi: se non vi piace andatevene
    Max Ferrari
    La Danimarca è la terra dei danesi e tutti sono benvenuti e possono diventare parte della comunità, ma a quei musulmani che costantemente lavorano contro di noi, che costantemente ci criticano, sono sempre insoddisfatti, commettono delitti d’onore, incitano a partire per la guerra santa in Siria, sminuiscono i nostri valori, la nostra bandiera e le nostre abitudini io dico: andatevene e trovate un altro posto dove vivere. Nessuno è obbligato a restare”.
    Queste parole di rara chiarezza e coraggio sono state pronunciate dalla mite ma decisa Inge Stoiberg, portavoce di “Venstre” il partito liberale danese di ispirazione moderata il cui ex leader, Anders Fogh Rasmussen, già primo ministro a Copenhagen è oggi segretario generale della NATO.
    Non stiamo quindi parlando di scalmanati o di estremisti, ma di un partito di grande moderazione tra i già calmi danesi. Eppure la pazienza ha un limite e dopo i ripetuti (e inascoltati) allarmi lanciati dalla polizia che non riesce più ad arginare la violenza di alcune gang di cosiddetti “giovani”, la Stoiberg ha deciso di dare la sveglia al governo di sinistra che dal 2011 governa il paese ed è andata dritta al punto senza nascondersi dietro alle parole o alle definizioni di comodo come “giovani problematici”.
    La Stojberg pone chiaramente il problema: o dichiariamo che tutti i principi su cui si basa la Scandinavia sono sbagliati oppure, se li riteniamo validi, non possiamo permettere che qualcuno si ritenga in diritto di non rispettarli in nome di una diversità religiosa.
    Partendo da un sondaggio che mostra come il 64% degli islamici in Danimarca pensi che la libertà di espressione debba essere limitata la rappresentante liberale dice:
    “I musulmani che non vogliono adattarsi ai valori danesi dovrebbero chiedersi perchè sono venuti in Danimarca. Noi li abbiamo accettati e adesso è il loro turno di dimostrare il necessario rispetto perla nostra società e i valori fondamentali su cui è costruita”.
    In un recente dibattito ad esempio Stojberg aveva condannato la pratica dei matrimoni arrangiati dalle famiglie dei minorenni, denunciato alcuni insegnanti musulmani che rifiutano di relazionarsi con le colleghe e le allieve, e criticato le richieste delle famiglie tese a segregare le ragazze nelle ore di educazione fisica..
    “Non dovremmo mai arrivare al punto in cui per tentare di essere tolleranti- afferma- noi finiamo per accettare azioni e valori che non condividiamo semplicemente perchè i portatori di quei valori sono una minoranza”.
    Naturalmente i rappresentanti islamici hanno detto che le critiche sono infondate e la sinistra, fortemente imbarazzata, ha replicato che non si può generalizzare e che comunque i valori del popolo danese sono difesi in maniera salda dal governo.
    Evidentemente sempre più danesi non la pensano così visto che gli ultimi sondaggi danno il partito socialdemocratico al potere al 17,2% sorpassato dal Dansk Folkeparti (DFP) col 17,4%.
    E’ una piccola rivoluzione visto che il DFP, a differenza dei liberali di cui fa parte la sopracitata Stojberg, è un partito decisamente schierato a destra, a fortissima connotazione identitaria e fortemente critico nei confronti dell’immigrazione islamica.
    D’altra parte, pur nel silenzio della stampa che censura quasi tutte le informazioni scomode, le notizie sui continui crimini compiuti dalle bande di “giovani” nelle periferie sono di dominio pubblico e la recentissima decisione dei giudici di non espellere un pedofilo somalo che ha violentato tre bambine ha fatto talmente tanto scandalo da finire comunque sulle prime pagine della stampa. I rotocalchi hanno spiegato che i giudici non ritenevano giusto espellere il pedofilo perchè l’espulsione avrebbe interrotto il suo percorso di “integrazione” in Danimarca e i commenti dei lettori sono stati tanti e tali che le edizioni on-line dei massmedia sono state costrette a chiudere subito lo spazio riservato alla posta elettronica.
    Il fatto che la destra identitaria sia passata dal 12% del 2011 al 17, 4% dopo due anni di governo della sinistra immigrazionista non è forse un caso dunque e, viste la parole chiare e decise della liberale Stojberg, il portavoce del DFP ha lanciato attraverso i giornali una proposta ai liberali:un’alleanza politica finalizzata all’approvazione di leggi per impedire ulteriore immigrazione dai paesi musulmani.
    “Pensiamo- ha detto- che liberali e partito del popolo danese (DFP) debbano unirsi alle prossime elezioni con l’obiettivo di ridurre l’immigrazione musulmana ad una cifra vicino allo zero. E’ la soluzione più efficace per assicurare che la Danimarca rimanga quel che è dal punto di vista sociale e culturale”.
    Esattamente le stesse parole sono state pronunciate anche dal leader della destra parlamentare olandese, Geert Wilders, molto votato ma descritto dalla stampa internazionale come un provocatore: tutti impazziti questi nord europei generalmente tolleranti oppure è stato sorpassato il limite?
    La Danimarca è la terra dei danesi: se non vi piace andatevene | Max Ferrari

    Il voto musulmano va a sinistra: le prove dalla Francia.
    Max Ferrari
    Chi dice che la sinistra favorisce l’immigrazione e la concessione del voto agli stranieri allo scopo di crearsi un nuovo gruppo di sicuri elettori in grado di rimpiazzare il voto operaio ormai in libera uscita viene sempre additato come un mistificatore e accusato di inventare cose non supportate da dati reali.
    Adesso però i dati ci sono e arrivano dalla Francia, un paese geograficamente e culturalmente vicinissimo a noi.
    Il sondaggio “Ifop” pubblicato recentissimamente da “Le Figaro” è il risultato di un lungo lavoro che incrocia i dati delle tante inchieste condotte l’anno scorso con quelli raccolti durante le elezioni presidenziali del 2012 che hanno visto la vittoria della sinistra capeggiata dal socialista Hollande.
    Ebbene: l’86% degli elettori musulmani hanno scelto il candidato di sinistra lasciando all’odiato Sarkozy e al suo centrodestra soltanto le briciole.
    I sondaggisti fanno notare che nessun altro gruppo sociale ha orientato i propri voti in maniera così uniforme e massiccia verso un candidato e questo dimostra che in una elezione dove il voto è testa a testa il voto degli islamici può davvero determinare il vincitore.
    In effetti i dati mostrano che la popolazione francese nella sua totalità ha dato ad Hollande il 51,6% dei voti contro il 48,4% di Sarkozy che dunque ha perso per 3 punti percentuali e calcolando che il voto musulmano pesa il 5% del totale e ha girato la quasi totalità dei voti a Hollande i conti sono presto fatti.
    Secondo la destra questo “rapporto speciale” con una parte dell’elettorato fa sì che il presidente sia molto attento a non scontentarla chiudendo gli occhi sugli eccessi dei “giovani” delle banlieu e usando il pugno di ferro e le leggi speciali contro i francesi che osano difendere la francesità in una nazione che gli identitari definiscono alla deriva e chiamano “Hollandistan”.
    Socialisti e comunisti naturalmente respingono ogni sospetto ma un altro dato significativo è quello legato all’estrema sinistra sempre in prima linea nella battaglia per la libertà di immigrazione senza controlli e sempre impegnata nella campagna a favore delle richieste della comunità islamica. Un impegno che è stato premiato con il voto visto che i dati dicono che Jean Luc Melenchon, candidato della sinistra estrema ha raccolto al primo turno addirittura il 20% delle preferenze espresse dagli elettori islamici contro il ben più modesto 9% raccolto tra gli elettori francesi nella loro totalità: una differenza di 11 punti evidentemente non casuale.
    E il voto operaio che da sempre andava a sinistra? Stavolta è finito a Marine Le Pen, dalla parte opposta dello schieramento e decisa avversaria dell’islamizzazione della Francia.
    Evidentemente la piega immigrazionista e filoislamica della sinistra piace molto all’agiata alta borghesia e agli intellettuali parigini, ma dispiace e preoccupa la classe media e ancora più i lavoratori che sopravvivono sempre più a fatica nei quartieri dominati dai “nuovi francesi”.
    I dati sono chiari: operai e impiegati francesi, al primo turno delle presidenziali, hanno dato a Marine Le Pen il 29% dei voti contro il 27% di Hollande, il 19% di Sarkozy e le briciole all’estrema sinistra.
    Se fosse stato per il “proletariato” francese che una volta era colonna della sinistra, dunque, il presidente sarebbe stato Marine Le Pen e non il socialista Hollande.
    Le cose cambiano e di molto se invece si legge il dato relativo al voto di operai e impiegati musulmani: Marine Le Pen crolla, Sarkozy raggiunge il 4%, l’estrema sinistra sale al 19% e Hollande balza dal 27% al 63%. I dati dimostrano dunque che il voto musulmano è e sarà sempre più determinante e che, guarda caso, si dirige quasi tutto verso quella sinistra che ha dimenticato le lotte per i diritti del “proletariato” europeo e ha abbracciato quelle degli imam che spesso e volentieri, dai diritti delle donne a quelli degli omosessuali, teorizzano cose ben diverse da quelle sempre enunciate dalla sinistra stessa. Evidentemente i voti contano più dei principi. D’altra parte non è una novità assoluta visto che pochi giorni fa l’ex ministro inglese Mandelson ha ammesso che l’immigrazione di massa in Gran Bretagna fu pianificata dalla sinistra di governo e che Andrew Neither, consigliere di Tony Blair aveva già confessato che questa rivoluzione demografica fu decisa per “infastidire la destra” ma doveva rimanere segreta per non perdere i voti della classi operaie inglesi che non avrebbero gradito. Il tutto dunque, in nome del popolo sovrano, alle spalle del popolo sovrano.
    Il voto musulmano va a sinistra: le prove dalla Francia. | Max Ferrari

    Questa è la graduatoria per l'assegnazione della case popolari a Milano! Immagine che si commenta da sola!



    “CHI SIAMO NOI? LA MARA SALVATRUCHA! SIAMO LE BESTIE CHE AMMAZZANO QUEGLI ANIMALI. LA LOMBARDIA IN UN INFERNO STIAMO AVVOLGENDO. A MILANO COL MACHETE IN MANO”
    Fabio Poletti per "La Stampa"
    Nel filmato della polizia si vede bene. Dopo averlo buttato a terra in un pratone del Parco Nord lo riempiono di calci per quasi venti secondi. Quando si rialza, anche se dolorante sorride soddisfatto. Adesso anche lui è un «rey», un membro della pandilla dei «Mara Salvatrucha», gli «Ms13» che controllano la zona Nord di Milano a colpi di machete. Alle «reine», per essere arruolate nella gang sudamericana va pure peggio.
    Devono sottostare a una violenza sessuale di gruppo, uno dei tanti riti di iniziazione di questa gang ora decimata dalla Squadra Mobile che ha effettuato venticinque arresti su ordine della magistratura di Milano. Sette di loro sono minorenni. Tutti sono di origine salvadoregna. A casa degli affiliati, da Milano a Brescia, dall'hinterland a Cremona, da Pavia a Novara, sono spuntati coltelli e machete ma pure libretti con il decalogo di comportamento e i codici segreti per rimanere sempre in contatto via Skype con la casa madre della pandilla in America Latina.
    «Si tratta di un'organizzazione criminale che aveva come unica finalità quella di imporsi all'interno della comunità latino-americana», tira le fila dell'inchiesta durata tre anni il capo della Squadra Mobile Alessandro Giuliano. Il capo di imputazione è lungo così. Rapine e scippi a passanti sudamericani e non, aggressioni con machete, spedizioni punitive a coltellate.
    E poi due tentati omicidi. Ai danni di un ragazzo ecuadoregno accoltellato nel gennaio di due anni fa mentre si trovava alla fermata Duomo della metropolitana insieme alla fidanzata. Analoga sorte per un giovane peruviano aggredito il mese dopo in via Pompeo Castelli, colpevole di avere insultato alcuni membri della banda. Partendo dai due episodi - grazie anche alla collaborazione attiva di alcuni giovani sudamericani contigui alla gang - gli investigatori sono riusciti a ricostruire le molteplici attività dell'organizzazione.
    A casa del leader del gruppo, Gerardo Flores Soto, 26 anni, detto «Kamikaze» o «Ranflero», gli agenti hanno trovato anche un quaderno con i versamenti obbligatori che dovevano essere effettuati dagli adepti - anche 100 euro - per il sostentamento della banda che aveva una struttura rigidamente verticale. Con il «Kamikaze» al vertice, sostenuto dal «Toro» e da «Player» altri due membri finiti in carcere. Per comunicare tra di loro gli affiliati parlavano al telefonino adottando un codice che è stato intercettato e decriptato.
    Il «Kamikaze» quando voleva dare il via libera all'azione segnalava che la «luce è verde». Per i collegamenti internazionali c'era invece Skype o la rete. Dove si trova pure l'inno della pandilla che esalta le attività della gang: «La Mara Salvatruche sta stupendo... Soldati di Perù ed Ecuador sta arruolando... La Lombardia in un inferno la stiamo avvolgendo... Siamo le bestie che ammazziamo tutti quegli animali... Machete in mano che stiamo andando a caccia...».
    A completare il quadro con i loro confratelli sudamericani - come se non bastassero le iniziazioni, gli inni e i riti - anche le scritte e i tatuaggi. Le scritte a marcare il territorio nella Milano da conquistare dove sono decine le gang sudamericane. E poi i segni sulla pelle a identificare l'appartenenza al gruppo. Come la corona e la croce a marchiare per sempre i «rey» e le «reine» di questo angolo di Sudamerica trapiantato nella nebbia.

    Le colpe della Bossi-Fini e quelle degli “accoglienti”.
    Max Ferrari
    Sono d’accordo con la Kyenge quando dice che la Bossi-Fini è responsabile delle tragedie del mare che coinvolgono i migranti. Sì sono d’accordo, ma per ragioni opposte alle sue.
    La Bossi-Fini è responsabile non perché troppo dura, ma perché del tutto inapplicata e, anche se applicata, concepita male e subito trasformata in un colabrodo.
    E’ la consapevolezza che non esiste una legge seria contro l’entrata clandestina a spingere migliaia di persone a tentare la traversata e non a caso tutti si riversano solo ed unicamente sull’Italia e non più su Spagna, Grecia e Francia. Sanno che là saranno respinti e non tentano neppure. Sarebbe così anche con l’Italia se al di là del mare si mandassero segnali chiari di chiusura.
    Perché gli sbarchi sono ricominciati e si sono gonfiati come mai prima? Proprio perché da Roma sono partiti segnali di apertura, con ministri che vanno in TV a dire che l’entrata clandestina non è reato, che i clandestini debbono godere degli stessi diritti dei cittadini e via declamando. Messaggi opposti a quelli lanciati, per esempio, dall’Inghilterra che invece fa addirittura gli spot per spiegare che a Londra fa freddo e non c’è lavoro, quindi meglio starsene a casa propria. L’Italia no: la “ricca” Italia manda messaggi di apertura. Messaggi che via satellite e via internet rimbalzano immediatamente nel resto del mondo e accendono le speranze non solo di chi ha già deciso di lasciare il proprio paese, ma anche di chi magari non ci aveva mai pensato ma di fronte ad una prospettiva così allettante comincia a fantasticare , abbandonando i propri progetti locali e azzerando i risparmi di amici e parenti per permettere un viaggio assurdo che arricchirà le bande beduine e probabilmente finirà male.
    Come resistere alle sirene d’oltremare e ai racconti sull’Europa e sull’Italia paese dei balocchi? Difficile. E infatti sulle barche non ci sono solo perseguitati profughi di guerra, ma spessissimo anche giovani nordafricani che partono all’avventura, non spinti dalla fame o dalla paura, ma attratti dalla calamita del Luna Park Italia, come certifica addirittura il Consiglio d’Europa che scrive che “a causa di sistemi di intercettazione e dissuasione inadeguati” il Belpaese si è trasformato in un magnete per l’immigrazione.
    Onestamente dunque non si capisce come pensino la Kyenge e la sinistra di risolvere il problema eliminando anche il ricordo della già non applicata Bossi-Fini. A quel punto l’entrata libera moltiplicherà le partenze e arricchirà ancor di più i trafficanti di uomini, oppure, come suggerisce qualche illuminato a sinistra, si dovranno organizzare i traghetti ufficiali dall’Africa all’Italia. Bene: questo vorrà dire che mezza Africa si metterà in viaggio e a quel punto cosa si fa? Accogliamo tutti? Parliamo di decine di milioni di persone. Dove li mettiamo? Come li manteniamo? Domande stupide, lo so, ma fondamentali per la sopravvivenza di un paese già disastrato. La verità è che a un certo punto si cercherà di mettere un freno comunque, e probabilmente saranno gli stessi immigrati già arrivati a chiederlo, ma sarà troppo tardi. Si dice che l’Europa ci darà una mano. Più probabile invece che l’Europa li rispedisca tutti in Italia (come han già fatto tedeschi, francesi e austriaci) e, di fatto, chiuda le frontiere tra noi e il nord.
    Aggiungerei un’altra considerazione: l’accoglienza di chi fugge da una guerra è sacrosanta, ma fa specie constatare che la sinistra “accogliente” è anche quella che ha spinto alla guerra contro Gheddafi e spinge all’appoggio dei ribelli siriani pericolosamente collusi con i terroristi islamisti. Un paese serio si sarebbe astenuto dal dare credito ai fanatici dell’opposizione siriana e avrebbe mandato truppe a presidiare la anarchiche coste libiche. Invece si fa tutto l’opposto. Risultato? Come ampiamente pronosticato la Libia si è trasformata in uno stato pirata gestita da bande criminali e trafficanti di uomini da scaricare in Italia e la Siria laica e pacifica è diventata un inferno da cui, i cristiani in primis, sono costretti a fuggire. Senza parlare del Corno d’Africa, Somalia ed Eritrea in primis, dove una politica di cooperazione seria ed onesta avrebbe contribuito a mantenere la gente a casa propria e sarebbe costata infinitamente meno che una fallimentare “gestione” di migliaia di profughi in Italia. Queste però sono considerazioni troppo razionali per un paese allo sbando.
    Le colpe della Bossi-Fini e quelle degli ?accoglienti?. | Max Ferrari

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  2. #92
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    Predefinito Re: Le delizie della società multietnica


  3. #93
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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Onu contro Santa Claus. Le cose non dette.
    Max Ferrari
    Santa Claus è razzista? Da qualche tempo la sinistra olandese e le organizzazioni che hanno fatto del cosiddetto antirazzismo una professione hanno messo nel mirino San Nicola, cioè Babbo Natale. Sì perché il Babbo Natale moderno che tutti pensano sia una creatura di fantasia nata in America in realtà arriva negli USA con gli olandesi che fondano Nuova Amsterdam, l’odierna New York, e che nella nuova patria rendono popolare la loro tradizione di festeggiare Sinterklaas, Santa Claus, San Nicola, protettore dei bambini.
    Ma quale sarebbe la sua colpa? Secondo i soliti distruttori di cultura e tradizioni europee Sinterklaas, sarebbe uno schiavista perché durante le apparizioni pubbliche e nella consegna dei doni si fa accompagnare da una o più persone col volto colorato di nero, denominate Zwarte Piet (Pietro il Moro), che distribuiscono caramelle e fanno piccoli regali ai bambini.
    Secondo la sinistra scatenata è evidente che si tratti di una manifestazione razzista poiché il nero sarebbe rappresentato come servo e come inferiore contribuendo così a radicare pregiudizi negativi nella società.
    Un delirio che è l’opposto della realtà: secondo la leggenda infatti l’aiutante di colore altri non è che uno schiavo etiope catturato dai turchi musulmani e liberato da San Nicola che da allora lo ha portato con sé come uomo libero in veste di aiutante e non come servo. Una versione questa, non accettata, dalla sinistra che insiste col razzismo, ma facendo qualche ricerca abbiamo scoperto che in tutta Italia e soprattutto sulle coste esposte ai continui attacchi dei turchi e dei saraceni, i dipinti raffiguranti San Nicola che libera gli schiavi cristiani dal “padrone” musulmano sono decine e si viene anche a scoprire che Nicola era il Santo cui si rivolgevano le famiglie delle centinaia di giovani che venivano rapiti durante le razzie turco-arabe che flagellarono in particolar modo la Puglia ma arrivarono anche in Veneto e in Liguria. Altro che cristiano schiavista e razzista! L’esatto contrario: colui che liberava gli schiavi di ogni colore dagli schiavisti musulmani che nessuno osa neppure criticare.
    In ogni caso, per eliminare ogni stupida polemica, ormai da anni gli olandesi hanno deciso di adattare la favola e spiegano che gli aiutanti di Sinterklaas sono neri poiché, scendendo dai camini per portare i regali, si sporcano di fuliggine. Fine del cinema? No, anzi.
    Adesso alla comitiva di “indignati” in servizio permanente si è unita nientemeno che l’ONU. Sì, le Nazioni Unite che, dalla loro sede americana, hanno scritto una serissima e lunghissima lettera inquisitoria al governo olandese per avvisarlo che l’Alto Commissariato per i Diritti dell’Uomo ha avviato un’indagine per capire se le denunce di coloro che accusano Babbo Natale di razzismo siano fondate. In verità, però, sembra che la sentenza negativa sia già scritta visto che qualche giorno fa la presidente della commissione ha dichiarato ai mass media:”Non riusciamo a capire perché gli olandesi non riconoscano che questo è un ritorno alla schiavitù e che nel XXI secolo questa festa deve finire”. L’obiettivo dunque è eliminare la “festa” del 6 dicembre.
    “Questa festa”, come la definisce sprezzante la commissaria, è però per gli olandesi l’equivalente del nostro Natale e dopo che Geert Wilders, leader della destra identitaria, ha lanciato la rivolta la pagina Facebook per salvare Sinterklaas ha raccolto oltre 2 milioni di sostegni in poche ore. Un record mondiale.
    Il governo olandese dal canto suo ha risposto che nel paese i diritti dell’uomo sono pienamente garantiti ma ha anche affermato che la festività natalizia è vista dalla nazione come una festa dei bambini ed è incentrata sulla figura buona di Santa Claus che porta i doni. Una tradizione incancellabile dunque, ma i contestatori non mollano e nel frattempo qualche successo lo hanno già ottenuto visto che in alcune regioni del Canada la celebrazione è stata eliminata e che nella repubblica del Suriname è stata bandita e messa all’indice da tutta la politica locale.
    Sì dal Suriname, una ex colonia olandese situata a nord del Brasile e popolata per la maggior parte da etnie non native come i creoli e gli africani: peccato che il governo del Suriname non abbia le carte in regola per dare lezioni ad alcuno visto che la Corte Interamericana dei Diritti Umani più volte ha sentenziato che il paese non rispetta i diritti degli indios nativi del paese che sono stati cacciati ed espropriati delle loro terre. Razzismo vero, altro che i servitori di Santa Claus: ma in questo caso all’alta commissione ONU per i diritti umani pare non abbiano nulla di dire…
    Senza contare che ormai da anni lo stesso Santa Claus fatica a sfoggiare la croce bianca sulla mitra poiché secondo gli invasati sarebbe una provocazione contro “i non cristiani”. La croce è stata così annullata, sostituita da una striscia o, massima profanazione, cucita al contrario.
    D’altra parte, come fanno notare i fiamminghi del Vlaams Belang siamo ormai nell’epoca del mondo rovesciato e mentre si distruggono millenarie tradizioni cristiane in nome della laicità e della multicultura, si tollera l’introduzione forzata di tradizioni religiose del tutto estranee e ben più invasive senza batter ciglio.
    Il Belgio, come sempre, in questo fa da apripista e sulla scia della polemica contro Santa Claus torna a far discutere la “geniale” pensata che, con una circolare, ha fatto sparire i nomi delle festività cristiane dal calendario scolastico.
    Con la scusa della laicità e della necessità di non urtare chi non è cristiano il documento ministeriale ha stabilito che la pausa di Ognissanti si chiamerà “congedo di autunno”, le vacanze di Natale saranno “vacanze invernali”, la Pasqua “vacanza di primavera” e perfino il Carnevale sarà il “congedo di relax”.
    Peccato che di rilassante, di fronte a queste azioni culturalmente criminali, non ci sia nulla.
    Onu contro Santa Claus. Le cose non dette. | Max Ferrari

    Identità francese in disfacimento: accuse al filosofo Finkielkraut che ha osato scrivere la verità
    Max Ferrari
    “Ben lontano dal condividere l’entusiasmo dei miei contemporanei per la società multiculturale, io rimango ostinatamente fedele alla Francia che si sta sfasciando sotto i nostri occhi”. Non è un lepenista o un destrorso a parlare, ma Alain Finkielkraut, filosofo francese di origine ebraica, i cui nonni e il cui padre furono internati ad Auschwitz. Grande pensatore schieratissimo a sinistra, con gli anni ha maturato un pensiero più articolato che la stampa sinistrorsa europea si è ben guardata dal divulgare, ma ora Finkielkraut ha “osato” troppo e gli scribacchini del “politicamente corretto” sono passati alla critica aperta.
    Cosa ha fatto? Ha osato scrivere un libro (L’identité malheureuse) sull’identità francese messa in pericolo soprattutto da un islamismo montante, ma dal momento della sua apparizione in libreria è vittima di un fuoco di fila di accuse durissime da socialisti, comunisti, islamisti, multiculturalisti e compagnia cantante.
    In verità da tempo il filosofo stava maturando una certa linea di pensiero e fece già discutere quando si espresse contro i “rivoltosi” delle banlieus e quando parlando in TV dell’identità nazionale disse: “Il problema non è necessariamente la doppia nazionalità, ma è un problema che alle partite di calcio Francia-Tunisia, Francia-Marocco e Francia-Algeria l’inno nazionale è fischiato dall’80% del pubblico ed è un problema vedere la vittoria elettorale del presidente Hollande festeggiata con bandiere tunisine, camerunesi e algerine. E’ evidentemente una difficoltà e può essere soggetto d’inquietudine”.
    Le polemiche però non lo hanno fermato e in una lunga intervista al settimanale “Le Point” spiega come nasce in lui la riflessione sull’identità e quali sono i rischi che la Francia corre.
    “L’universalismo era la mia patria- spiega- ma sono stato brutalmente riportato alla mia identità da quelli, sempre più numerosi, che dichiarano la loro ostilità al paese che li accoglie e dalla loro sfida ai nostri valori e costumi. Parlo in particolare degli attacchi fatti dalla frangia più militante e settaria dell’islam in Francia. Nel 1989 allo scoppiare della polemica sul velo nelle scuole mi sono appellato, con altri intellettuali, al ministro della educazione chiedendo fermezza attraverso un testo intitolato “Professori non arrendiamoci”. Siamo stati criticati da tutti e così di colpo ho riscoperto l’identità nazionale”.
    Finkielkraut entra dunque nel vivo e accusa il sistema di aver abbandonato la politica di assimilazione culturale/francesizzazione degli immigrati che per decenni ha caratterizzato la Francia e garantito la pace sociale.
    “Oggi- dice- siamo alla confluenza di due fenomeni: una immigrazione che non sappiamo controllare, e sfocia in una crisi acuta dell’integrazione, e un processo democratico che appiattisce tutte le gerarchie. In nome della non discriminazione il paese cade nell’oceano dell’indifferenziazione… Con il pretesto di lottare contro le discriminazioni si rinuncia all’assimilazione, un processo virtuoso della civilizzazione che mi ha permesso di essere francese senza impedirmi di essere ebreo. L’assimilazione è stata prima rimpiazzata dall’integrazione e oggi dalla cosiddetta società inclusiva, concetto introdotto da un consigliere di stato che critica la Francia “ripiegata sulla celebrazione del villaggio d’altri tempi”.
    “Ma l’essenza del villaggio d’altri tempi- spiega il filosofo- vive ancora nella città odierna dove regna la visibilità della donna e ci protegge dal velo a scuola e dal burqa negli spazi pubblici. Qui la coesistenza uomo-donna non deve essere regolata dalla separazione. Questo è un principio non negoziabile”.
    “Quando in un quartiere- continua-ci sono più donne velate che ragazze a viso scoperto, gli autoctoni se ne vanno, ma non perchè hanno la “fobia del diverso” come si usa dire, ma perchè si sentono stranieri sul loro territorio e non lo sopportano. Hanno torto? Hanno ragione? In ogni caso più si parla di multiculturarità più il territorio si riempie di divisioni”.
    Quando gli si fa notare che qualcuno vede della “islamofobia” in queste considerazioni Finkelkraut risponde: ”Per costoro è islamofoba ogni misura che intende sottomettere i musulmani alle leggi dello stato, perchè quello che essi veramente vogliono, sotto il pretesto di lottare contro il razzismo antimusulmano, è sottomettere la repubblica francese alle esigenze dell’islam, ma noi abbiamo il dovere di esigere il rispetto delle nostre regole e dei nostri valori”. “L’antirazzismo attuale-aggiunge-fa di noi degli imbecilli! Anzichè un principio di resistenza è una forma di lobotomia”.
    Parole che la sinistra non perdona, ma lo scrittore incalza e critica il segretario generale del comitato contro l’islamofobia che ha detto:”Nessuno ha il diritto in questo paese di dirci che cos’è l’identità francese”. “Questa frase, dice Finkelkraut, è di una ingratitudine folle e nessun immigrato delle vecchie generazioni l’avrebbe mai pronunciata…se si confonde l’ospite con l’ospitato, se si confonde chi accoglie con chi è accolto, allora la Francia non sarà altro che un aeroporto”.
    Il punto nodale della crisi d’identità, per il filosofo, è la scuola che dovrebbe integrare i bambini insegnando la cultura e l’eredità francese:”L’educazione deve essere conservatrice. Non si insegna l’avvenire! Per essere creativi occorre prima avere un’eredità culturale. Al contrario la scuola d’oggi fabbrica dei creatori senza eredità”.
    Temi attualissimi anche in Italia, ma qui l’unica filosofia divulgata dai giornali è quella della Kyenge e della Boldrini.
    Identità francese in disfacimento: accuse al filosofo Finkielkraut che ha osato scrivere la verità | Max Ferrari

    Montopoli Val d’Arno: “Sono immigrato, non pago la pizza”
    Parapiglia in una pizzeria a San Romano …
    Arrestato per aver aggredito la titolare di una pizzeria e danneggiato il locale che si trova a San Romano, nel Comune di Montopoli Valdarno. In manette un 30enne di Cerreto Guidi, in preda ai fumi dell’alcol, blocccato dai carabinieri di Castelfranco di Sotto in un’altra pizzeria che aveva raggiunto dopo il primo episodio e dove aveva continuato a dare in escandescenze. Qui infatti anche i due militari sono stati aggrediti. L’immigrato, che aveva l’obbligo di firma a Cerreto Guidi, è stato arrestato con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamenti . Per l’albanese sono scattati gli arresti domiciliari. L’uomo, giovedì sera quando sono avvenuti i fatti, era in compagnia di due connazionali che sono riusciti ad allontanarsi.

    “Sono immigrato, devi lasciarmi rubare!”: e aggredisce poliziotto
    CREMONA - Un cittadino rumeno, G.M., classe 1978 è stato arrestato per tentata rapina impropria e resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’uomo, alle 23 del giorno di Ferragosto, è stato sorpreso mentre si trovava a bordo di una vettura posteggiata in via Fabio Filzi: a coglierlo sul fatto sono stati i proprietari dell’automobile, di ritorno da una gita fuori porta. Il capofamiglia si è avvicinato e il rumeno ha reagito aggredendolo. La chiamata alla Polizia è scattata immediata: anche gli uomini della pattuglia intervenuta hanno dovuto fare i conti con la furia dell’uomo, che ha ferito un agente a un braccio procurandosi a sua volta ferite lievi. Dopo lo scoppio di violenza il rumeno è stato arrestato: il processo è già fissato per i prossimi giorni.
    Tenta di rubare un auto, aggredisce proprietario e ferisce un poliziotto - La Provincia

    Brescia: esce di casa, picchiata e aggredita
    Brescia, Via Milano: ormai è vietato uscire di casa
    Una ragazza di 30 anni, è stata aggredita ieri mattina quando stava uscendo di casa per recarsi al lavoro. Erano da poco passate le 6 del mattino.
    Non appena ha aperto il portone ed è uscita fuori è stata aggredita, spintonata e rapinata da uno straniero, probabilmente maghrebino. Che le ha portato via la borsetta con violenza fuggendo poi lungo il vialone.
    La donna è caduta a terra, procurandosi qualche leggera escoriazione a braccia e ginocchia. Sul posto i Carabinieri del comando locale: le indagini proseguono, con un occhio alle telecamere di sorveglianza.
    Brescia: ennesima donna aggredita | VoxNews

    Picchiano a sangue il datore di lavoro: arrestati due romeni
    ANSA: Hanno picchiato a sangue il loro datore di lavoro perché non ritenevano idoneo il compenso ricevuto. Due romeni, di 33 e 38 anni, sono stati arrestati dai carabinieri per il tentato omicidio avvenuto la scorsa notte a Giaveno (Torino). La vittima del pestaggio, un allevatore italiano di 26 anni, è in coma farmacologico all’ospedale Cto di Torino. Secondo il racconto di un testimone, i due hanno saltato più volte sul capo dell’uomo mentre questo era esanime per le botte prese.

    Troppe bande rom
    Usa e Inghilterra: "Fuggite da Roma"
    Il governo di Londra mette in guardia i turisti: nella capitale comandano i borseggiatori. E Usa Today fa un vademecum
    Jacopo Granzotto
    Roma - C'era da aspettarselo. Con l'arrivo del sindaco Ignazio Marino, uno di sinistra, uno che fa dell'accoglienza una bandiera, sono aumentati come d'incanto mendicanti, furti, scippi e pirati della strada.
    Guarda caso tutta gente dell'Est, soprattutto romeni. Si torna a delinquere, Alemanno, «il fascista» non c'è più. Risultato, un'escalation di reati che in un mese ha fatto diventare la capitale, scrivono in Inghilterra e Stati uniti, una «città pericolosa», dove «è meglio lasciare gli oggetti di valore in albergo». Brutt'affare. Da ieri il governo britannico mette in guardia i connazionali. Tra le raccomandazioni sul sito del governo inglese gov.uk, viene fuori l'immagine di una Capitale piena di insidie, con «gang» composte da minorenni, pronte a entrare in azione indisturbate. E ieri il sindaco Ignazio Marino ha tentato di ribattere. «L'incidenza della microcriminalità in numerose città europee ed americane è molto più alta che a Roma, che è ospitale e non merita di essere vittima di allarmismi». Sarà, ma scorrendo i vari siti web dei quotidiani romani c'è l'imbarazzo della scelta tra filmati di raid in metro con scippo al turista e dito medio alzato, ubriachi senza patente venuti da Bucarest che travolgono militari e fanno spallucce, furti di rame (specialità romena) nelle ferrovie e nei cimiteri. E vigilesse pestate a sangue. Una sciagura. E poi scippi sui bus, 64 in testa, quello che porta a San Pietro, figuriamoci.
    È lo stesso console britannico David Broomfield che si raccomanda personalmente. «Meglio mantenere una borsa sullo schienale di una sedia o sul pavimento in un ristorante o bar è un bersaglio facile per i ladri». Ancora: «State attenti ai mezzi pubblici, specialmente al 64» si legge su gov.uk alla voce «Crime». E se proprio non si vuole rischiare, meglio «lasciare gli oggetti di valore in albergo». Il sito descrive anche i movimenti delle bande. «Sui bus o in metro, mentre uno distrae la vittima, gli altri lo ripuliscono». C'è anche una testimonianza video di una vittima, che racconta: «In un minuto ci siamo girati e la borsa non c'era più».
    Inglesi impietosi? Gli americani arrivano addirittura a sconsigliare il viaggio romano. Usa Today pubblica un vademecum sul suo sito. In otto consigli si raccomanda di diffidare da Termini, Fontana di Trevi e Colosseo, dove «non bisogna fissare a lungo il monumento, per evitare di essere scippati». La raccomandazione è anche quella di «non indossare gioielli», ma anche di non fidarsi dei «bimbi che si avvicinano», «presunti agenti in borghese» o «gente che finge di rovesciare cibo addosso». Altro che vacanza. Le vie del centro sono dipinte come una tonnara, dove il turista è bersaglio delle bande pronte a depredarli. Tutto vero. In un servizio caricato sul sito «Today» ci sono turisti appena borseggiati all'interno della Cappella Sistina mentre stavano ammirando gli affreschi. Dennis Byrne sul Chicago Tribune è drastico: «Come evitare i borseggiatori a Roma? Non ci andate». E aggiunge: «Lì non torno più. Vi consiglio di fare lo stesso». Per Marino che pensava alle ciclabili, alla metro C senza fondi e ai Fori che meno pedonali non si può, una bella grana.

    Svuotacarceri: 82enne aggredita e rapinata a Bologna
    Un’ottantaduenne originaria della provincia di Bologna è stata aggredita ieri pomeriggio, intorno alle 17.30, nel parco di via Brodolini, alla periferia ovest del capoluogo, da un nordafricano, magro e di altezza media, che le ha strappato una collana d’oro e l’ha spinta a terra. Una dinamica confermata da due testimoni, uno dei quali ha tentato senza successo di rincorrere il rapinatore.
    Bologna: ennesima rapina ad anziana | VoxNews

    “Sono immigrato, ho il permesso di rubare”: congolese rapina un ferroviere
    Perugia 10 agosto 2013 - Sale sul treno e sottrae il tablet a un ferroviere in servizio, arrestato congolese di 24 anni. È già stato trasferito nel carcere di Capanne il giovane, noto alle forze dell’ordine, che venerdì pomeriggio intorno alle 18.30 ha compiuto una rapina impropria, questo il reato contestato, a bordo del Foligno-Terentola.
    Il 24enne, stando a quanto riferito dagli agenti della Polfer di Fontivegge che lo hanno acciuffato, sarebbe salito sul treno a Ponte San Giovanni, puntando immediatamente la borsa incustodita del controllore. Il ragazzo si sarebbe quindi avvicinato e avrebbe sottratto il tablet, ma è stato notato da una viaggiatrice che ha immediatamente allertato il capotreno. Il responsabile ha individuato nel vagone il giovane, chiedendo conto e ragione della rapina impropria e ricevendo, di tutta risposta, una serie di minacce.
    Alla stazione di Fontivegge gli agenti della Polfer sono saliti a bordo e hanno fermato il 24enne che è risultato in possesso del tablet. Ai polsi del congolese sono, quindi, scattate le manette. Dopo una notte trascorsa nelle camere di sicurezza della Questura, sabato mattina il giovane è stato trasferito a Capanne dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.
    Perugia, su un treno ruba il tablet al controllore e poi lo minaccia: 24enne in manette | Umbria24.it

    Entra in negozio cinese e viene picchiato: si scoprirà che è tutto abusivo
    Roma 09 agosto 2013 – Era entrato in un negozio di abbigliamento gestito da cinesi all’Esquilino, voleva comprare un vestito esposto in vetrina. “No, questo è un negozio all’ingrosso, non è possibile”. Si è sentito rispondere più o meno questo dai titolari. Per nulla convinto dalle spiegazioni ricevute, il cliente ha insistito. Ma, per tutta risposta, i commessi lo hanno picchiato e allontanato. Il malcapitato si è subito recato alla Stazione dei Carabinieri di Piazza Dante e ha denunciato l’accaduto. I militari hanno richiesto l’intervento della Polizia Locale del I Gruppo, diretto dal comandante Stefano Napoli, per gli accertamenti sulla regolarità della licenza. Così, due vigili urbani della Sezione Amministrativa in borghese si sono finti clienti interessati ad acquistare all’ingrosso un considerevole quantitativo di merce.
    L’affare si era appena concluso con la consegna della bolla per il ritiro di duecento abiti in un magazzino di via dell’Omo al Prenestino. A quel punto, quando il negoziante pensava ormai di incassare, è scattato l’intervento congiunto dei Carabinieri e dei Vigili, stavolta in divisa. Dai controlli della Polizia Locale è emerso che l’attività era autorizzata per la sola vendita al dettaglio e in un unico spazio commerciale. Il titolare la effettuava invece all’ingrosso e in due locali distinti, di cui uno totalmente abusivo. Abusivo anche il magazzino che si trovava nel sottoscala. Tra i dipendenti, tutti cinesi, sono state individuate due donne che lavoravano completamente in nero. In corso gli accertamenti per contestare al responsabile della società gli addebiti sia amministrativi che penali.
    Esquilino: cliente picchiato in un negozio cinese

    “Sono immigrato, posso vendere merci false”: senegalese picchia agenti
    FOLLONICA 09 agosto 2013 – Non ha digerito che gli sequestrassero la merce che voleva vendere al mercato, e si è ribellato picchiando due agenti della Polizia municipale. È diventata una guerra la lotta al commercio abusivo durante il mercato settimanale. Sempre più spesso i venditori abusivi, di solito stranieri, si ribellano ai Vigili urbani che tentano di far rispettare la legge. Anche questa mattina, verso le 12, durante i controlli di routine, le due pattuglie hanno iniziato a controllare i venditori. I quattro agenti si sono suddivisi tra i banchi, e, tra gli altri, hanno controllato anche un senegalese di 31 anni. L’uomo, regolare sul territorio italiano, non aveva però le autorizzazioni necessarie a vendere i proprio articoli, tutti contraffatti, e i Vigili ne hanno disposto il sequestro. Il provvedimento non è però piaciuto al senegalese che ha aggredito i Vigili strappando, nella colluttazione, la radio e gettandola a terra, poi è scappato.
    I quattro agenti sono stati raggiunti da altri tre colleghi ed è iniziata la caccia all’uomo. Il venditore abusivo si è nascosto in un condominio, da cui è giunta la segnalazione al comando. Raggiunto il nascondiglio, l’uomo si è nuovamente scagliato contro gli agenti ferendone due. Il senegalse, che ha al suo attivo una lunga lista di precedenti anche specifici, è stato arrestato per lesioni, resistenza e commercio di merce contraffatta.I due agenti si trovano ancora al pronto soccorso dell’ospedale di Massa Marittima per essere medicati. Del caso si sta interessando oltre al comandante della Polizia municipale Gabriele Lami anche l’assessore Francesca Stella che sta seguendo la vicenda in prima persona.
    Si ribella e aggredisce due Vigili al mercato. Arrestato venditore abusivo | IlGiunco.net

    Bellocchio, arrestato scippatore che ha picchiato anziana: era in fuga in Austria
    E' stato preso oltre-confine uno dei due balordi che aveva colpito con un cazzottone alla testa un'anziana quasi 80enne. Fondamentale le testimonianze di un commerciante e di un testimone.
    Altri due predoni delle anziane sono stati presi dalla Squadra Mobile dopo che avevano commesso un terribile scippo nella zona del Bellocchio. Si erano impossessati di una catenina d'oro in maniera violenta. L’episodio risale al 22 aprile scorso, nelle vicinanze di Via Martiri dei Lager: i due avevano avvicinati alla vittima prescelta, una ultrasettantenne; uno dei due, successivamente identificato per ALRAIS ALI’ del ’93, le ha sferrato un colpo in testa, per poi strapparle dal collo la collanina.
    Entrambi, dopo la fuga dal posto, si erano rivolti ad un compro-oro per “piazzare” il bottino: il venditore era un tunisino, del 1972, regolarmente residente a Perugia. I due scippatori sono stati riconosciuti sia da un testimone, sia dall’addetto del compro-oro. Il "venditore" è stato subito arrestato mentre lo scippatore-picchiatore si era dato alla fuga in Austria ma è finito in una retata anti-clandestini dove è emersa tutta la sua storia criminale. Ieri pomeriggio - 8 agosto - all’Aeroporto Internazionale di Fiumicino, gli agenti della Sezione Criminalità della Squadra Mobile lo hanno prelevato accompagnandolo alla Casa Circondariale di Civitavecchia dopo l'estradizione dall'Austria.
    Via dei Martiri dei lager, arrestati due scippatori tunisini

    Albenga, marocchino 18enne tenta di rapinare 65enne e lo picchia: arrestato
    Intorno alle 4 di stamattina C.M, marocchino di 18 anni, ha picchiato un uomo di 65 anni nell'atrio della stazione ferroviaria di Albenga.
    Il 65enne aveva perso il treno e stava così aspettando la corsa successiva quando si è avvicinato il marocchino che ha tentato di rubargli il cellulare. Il 65 enne però ha reagito ed è stato picchiato dall'extracomunitario: trasportato al Santa Corona gli è stata data una prognosi di 30 giorni.
    I Carabinieri di Albenga sono riusciti a rintracciare e fermare l'aggressore: il 18 enne, clandestino e non noto alle forze dell'ordine, è stato arrestato con l'accusa di tentata rapina e lesioni personali.
    Albenga, marocchino 18enne tenta di rapinare 65enne e lo picchia: arrestato*-*Quotidiano online della provincia di Savona

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Mamma Kabobo insegna ai figli a cagare alla fermata del bus
    https://www.facebook.com/photo.php?v=604849522882941

    Stretta su rom e immigrati: è il nuovo corso in Norvegia
    Trovato l'accordo di governo tra conservatori e ultradestra. Inasprite le norme sulla concessione dell'asilo politico
    De Montis Luisa
    Inasprite le norme per i ricongiungimenti familiari tra immigrati, carcere per i richiedenti asilo che commettono illegalità, maggiori respingimenti delle richieste di asilo. E ancora giro di vite contro i mendicanti e i rom, più autostrade e aumento dei limiti di velocità. «Ora abbiamo una mano sul volante e vogliamo che si senta» ha detto Siv Jensen, la leader dell'estrema destra, il Partito del Progresso, che in Norvegia ha trovato l'accordo coi Conservatori ed entrerà nel nuovo governo (l'insediamento la prossima settimana).
    L'accordo con la leader dei Conservatori Erna Solberg, futuro primo ministro, è stato raggiunto su una piattaforma programmatica di 75 pagine. Ci sono, è vero, alcuni punti che erano stati chiesti anche da altri partiti che non sono entrati nella coalizione (i centristi), come le misure anti accattonaggio e immigrazione, ma altri progetti sono stati criticati. Per quanto riguarda il bando a mendicanti e questuanti, il governo che sarà guidato da Solberg ha già fatto sapere che chiederà ai comuni, senza una legge nazionale come in Finlandia e Danimarca, di vietare l'accattonaggio in modo da espellere dai centri cittadini soprattutto membri della comunità rom, un fenomeno che secondo la dura Jensen «è in continua, costante crescita». E che a detta del suo partito - che in passato fu quello dello stragista di Oslo e Utoya Anders Breivik - non fa che accrescere l'insicurezza dei cittadini, foraggiare il traffico di esseri umani, indurre al crimine.
    All'alleanza di governo fra conservatori e destra xenofoba si è arrivati dopo che liberali e cristiano democratici si sono sfilati garantendo al massimo un appoggio esterno e trasformando l'ultradestra in una pedina indispensabile.
    Stretta su rom e immigrati: è il nuovo corso in Norvegia - IlGiornale.it

    Basta con le ipocrisie gli immigrati ormai sono un lusso
    Gli italiani vivono una crisi economica drammatica: non possono più permettersi di pagare miliardi per i clandestini
    Magdi Cristiano Allam
    Io non ci sto! Fermo restando l'umana pietà per i morti chiunque essi siano, io non ci sto a pagare miliardi di euro per contrastare, accogliere, accudire, incarcerare e rimpatriare i clandestini! Non ci sto ad aderire al lutto nazionale per la tragica fine di centinaia di clandestini vittime e complici della criminalità organizzata! Non ci sto a considerare da morti cittadini italiani coloro che da vivi hanno violato le leggi italiane! Sapete quanto ci costano i clandestini? Vi elenco alcuni costi che ricavo dai dati del Ministero dell'Interno e dell'Unione Europea.
    1 miliardo e 668 milioni di euro: le risorse nazionali e comunitarie spese tra il 2005 e il 2012 per il programma di contrasto dell'immigrazione «irregolare» in Italia. 1,3 miliardi stanziati dallo Stato italiano e oltre 280 milioni erogati dall'Unione Europea che sono stati fino ad oggi investiti. 331,8 milioni di euro: controllo delle frontiere esterne per gli anni 2007-2012 (anno 2012, 105.575.880,00 mil. di euro) di cui: 165.545.212,05 euro (anno 2012, 52,787,940,00) contributi dell'Unione Europea; 166.303.268,90 euro (anno 2012, 52.787.940,00) confinanziamento Stato italiano. 111 milioni euro: piano Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno. Acquisto di nuove tecnologie, sistemi di identificazione e comunicazione a supporto delle attività svolte dalle Forze dell'Ordine per il controllo delle frontiere, l'avvistamento dei migranti e la loro identificazione. 60.754.218,86 euro: Fondo Europeo per i Rimpatri (anni 2008-2012; anno 2012: 14.514.432,93). 34.654.527,39 euro: contributo Unione Europea (nel 2012, 9.066.985,00). 26.099.691,47 euro: confinanziamento Italia (nel 2012, 5.447.447,94). Risorse stanziate per i rimpatri forzati: 6.490.000,00 euro: operazioni di rimpatrio con e senza sorta con voli di linea e/o charter (anno 2012); 230.000,00 euro: voli charter congiunti con altri stati membri o con Frontex (anno 2012); 110.000,00 euro: formazione personale di scorta (anno 2012); 6.899.074,33 euro: risorse per i rimpatri volontari (anno 2012). 158.601.586,56 euro: impegno di spesa per Cda, Cpsa, Cie, Cara (totale anno 2011). 139.460.145,56 euro: spese per l'attivazione, la locazione e la gestione dei centri di trattenimento e di accoglienza per stranieri irregolari. Spese per interventi a carattere assistenziale, anche al di fuori dei centri stessi. Spese per studi e progetti finalizzati all'ottimizzazione ed omogeneizzazione delle spese di gestione: 42.177.463 euro: spese per la costruzione, l'acquisizione, il completamento e l'adattamento di immobili destinati a centri di permanenza temporanea e assistenza, di identificazione e di accoglienza, per gli stranieri irregolari e richiedenti asilo. Spese relative ad acquisto di attrezzature per i centri o ad essi funzionali e per compiti di studio e tipizzazione. 979.622,21 euro: spese manutenzione Cie (totale anno 2011). 509.383,21 euro: manutenzione ordinaria, 470.230,00 euro: manutenzione straordinaria. 45.422.981 euro: progetti di cooperazione con i Paesi terzi in materia di immigrazione (totale anno 2012).
    Passiamo a quanto ci costano gli stranieri che finiscono nelle nostre carceri. Innanzitutto chiariamo che costituiscono circa la metà del totale dei detenuti, pari a quasi 23 mila detenuti stranieri. Se consideriamo che per l'Osapp (Sindacato autonomo polizia penitenziaria), un carcerato costa quanto un deputato, ovvero 12 mila euro al mese, il costo complessivo dei detenuti stranieri ammonta a circa 3.312.000.000 di euro. Ebbene teniamo presente che ben il 95% dei detenuti stranieri sono o clandestini o risiedono irregolarmente nel nostro Paese, finendo per diventare facili prede della criminalità organizzata o comunque per delinquere. Mi auguro che il ministro dell'Interno Alfano attui la richiesta da lui formulata lo scorso agosto: «Gli Stati di provenienza paghino vitto e alloggio agli immigrati in Italia che delinquono».
    Tutto ciò è troppo! Troppo anche per un popolo generosissimo e sempre pronto ad auto-colpevolizzarsi! Troppo per tutti gli italiani che vivono una drammatica crisi economica! Troppo anche per il Papa che predica la Chiesa dei poveri per i poveri e l'accoglienza dei senzatetto nei monasteri! Non possiamo continuare a predicare bene senza fare i conti con quanto ci costano questi clandestini!
    Basta con le ipocrisie gli immigrati ormai sono un lusso - IlGiornale.it

    Renato Zero: "Carceri piene? Colpa di troppi immigrati che delinquono"
    Il cantante punta il dito contro gli extracomunitari: "Sono troppi, non li possiamo accogliere tutti". Scoppia la polemica
    Renato spara a Zero: "Le carceri piene per colpa
    degli immigrati"
    "Carceri piene? E' colpa di troppi immigrati disonesti". Renato Zero in un'intervista all'Huffingtonpost ha le idee chiare sul sovraffollamento delle nostre prigioni: “Le carceri hanno cominciato ad affollarsi grazie alla presenza degli stranieri, si parla tanto di persone che vengono da noi che lavorano e che sono oneste e ben integrate, ma ce ne sono tante altre che non hanno percorso la stessa strada”, afferma il cantante.
    "Non possiamo continuare ad assorbire l’arrivo di persone da altri paesi non avendo le strutture adeguate per riceverle: case, lavoro, assistenza. Noi, in quanto italiani, abbiamo tutto il diritto di preservare i nostri figli garantendo loro un’istruzione ed un’assistenza sanitaria adeguate, ma dall’altro lato c’è questa Europa che fa tanto la signora, soprattutto tedeschi e francesi, che però si defilano davanti al problema: perché non si accollano anche loro l’assorbimento di questi flussi migratori di extracomunitari? Onestamente noi abbiamo da risanare delle situazioni talmente arretrate che non ce la facciamo ad accogliere tutte queste persone”.
    Renato Zero: "Carceri piene? Colpa di troppi immigrati che delinquono" - renato, zero, carcerati, immigrati - Libero Quotidiano

    Prese le bestie che massacrarono un pensionato: due rumeni
    Casal di Principe – I carabinieri hanno arrestato due cittadini romeni, un uomo e una donna, ritenuti responsabili dell’omicidio del pensionato di 75 anni Giuseppe Corvino, commesso il 13 dicembre del 2012 a Villa Literno.
    L’efferato delitto, è emerso durante l’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, venne commesso nel corso di una rapina in abitazione; Corvino venne ritrovato in una pozza di sangue, con ben 19 ferite al capo provocate da un corpo contundente.
    Pensionato massacrato con 19 colpi alla testa durante la rapina: presi i due banditi Così sono stati scoperti

    Sarebbe comico, se non fosse dannatamente tragico, che un mantra storico degli xenofili per convincere della bontà dell’immigrazione, sia :” pagheranno le pensioni dei nostri anziani”… un campo criminale in cui marocchini, rumeni et similia hanno un monopolio incontrastato, è proprio quello della violenza gratuita contro gli anziani, spesso per rubare pochi spiccioli.

    Roma: immigrati senza patente causano incidente e massacrano automobilista
    Ubriachi, senza patente e violenti. Questo il mix letale che ha determinato stanotte un incidente con successivo pestaggio in via Giovanni Perlasca, nella zona del Collatino. Secondo quanto ricostruito i tre uomini con un elavato tasso alcolico e senza patente, si sono messi in auto e, a causa dell’elevata velocità con la quale procedevano, hanno avuto una collisione con un veicolo che veniva nell’altro senso, a poca distanza da viale Palmiro Togliatti.
    I tre sono poi scesi dall’auto e sono andati incontro al conducente dell’altra autovettura, che nel frattempo stava chiamando i soccorsi, gli hanno strappato il telefono dalle mani e l’hanno picchiato con calci e pugni al volto, lo hanno lasciato agonizzante a terra e sono scappati a piedi. Nel frattempo la Sala Operativa della Questura, allertata, ha inviato una pattuglia in zona per ricercare gli aggressori.
    In breve tempo una Volante ha individuato i tre malviventi, che hanno dapprima cercato di nascondersi, ma, vistisi scoperti, hanno tentato di nuovo la fuga spintonando gli agenti che cercavano di bloccarli. Si tratta di tre cittadini romeni di 25 anni, 22 e 19 anni tutti in evidente stato di ebbrezza. L’auto sulla quale viaggiavano, poi abbandonata per darsi alla fuga, risulta intestata ad un cittadino romeno, estraneo ai fatti, che risulta avere oltre 500 veicoli intestati a suo nome. I tre sono stati arrestati con l’accusa di lesioni gravi, per aver provocato la frattura della mandibola all’aggredito, e resistenza a pubblico ufficiale.
    Incidente in via Perlasca al Collatino: ubriaco provoca sinistro e picchia l'altro conducente

    Picchia anziana e tenta di violentarla
    E' successo a Firenze, bloccato da testimoni e consegnato a Cc
    FIRENZE- Ha aggredito una donna di 77 anni in strada, l'ha trascinata in un cortile e ha iniziato a picchiarla sul volto e sul corpo tentando di costringerla ad avere un rapporto sessuale. Poi le ha portato via la borsa quando ha sentito urlare alcuni testimoni. Protagonista, sabato intorno alle 21 nella zona di Legnaia, a Firenze, un uomo di 36 anni, romeno, poi bloccato e infine arrestato dai carabinieri. La donna è ricoverata in ospedale per le lesioni riportate.

    Roma: ivoriano armato di forbici assale passeggeri di un bus e ferisce autista
    Tanta paura, un autista ferito e passeggeri sotto choc. Tutta colpa di un rapinatore armato di forbice che ieri ha seminato il panico su un autobus in servizio su via Tiburtina, all’altezza della metro Santa Maria del Soccorso. Il giovane, 18enne cittadino ivoriano incensurato, ieri pomeriggio, a bordo del bus numero 443, in via Tiburtina, all’altezza della fermata Santa Maria del Soccorso, armato di un paio di forbici, ha minacciato una 38enne romana, facendosi consegnare la borsa. Le urla della donna hanno però richiamato l’attenzione dell’autista che dopo aver fermato il mezzo è immediatamente intervenuto in soccorso della vittima. A questo punto il 18enne, nel tentativo di fuggire ha colpito il guidatore con un fendente alla mano sinistra. I Carabinieri, allertati da un passante che aveva notato la scena, giunti sul posto hanno immediatamente bloccato ed arrestato il 18enne. L’autista è stato soccorso ed accompagnato presso l’ospedale “Sandro Pertini”, a causa della ferita alla mano ne avrà per almeno dieci giorni. Rinvenute e sequestrate dai Carabinieri anche le forbici utilizzate dal rapinatore, mentre la borsa è stata riconsegnata alla donna. Il 18enne dopo l’arresto è stato accompagnato in caserma ed è a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa del rito direttissimo.
    Tiburtina, rapina sul bus: autista ferito a colpi di forbice

    Immigrati clandestini rapinavano e pestavano a sangue i passanti, per divertimento
    Legnano - Avevano circondato un passante per poi buttarlo a terra e massacrarlo di botte. Il tutto per rubargli pochi spiccioli. Così un gruppo di tunisini, senza fissa dimora, clandestini e pregiudicati, verso sera si divertiva a rapinare chi passava verso la zona della stazione, attorno a via Gaeta.
    Scene forse ripetute nel tempo, come sospettano gli uomini del commissariato di Legnano che ne hanno arrestati tre. Si tratta di M.Z. classe 1995, G.R. dell’86 e B.A. del ’93. I tre hanno tutti precedenti per rapina, spaccio, ricettazione ed altro. Il gruppetto si trovava nelle zone dell’oltrestazione, in piazza del popolo, vicino alla fermata Fs ed in via Gaeta spesso e volentieri, insieme ad altri nordafricani, sulle cui tracce c’è la polizia di Legnano. La vittima, un legnanese classe 1986, è stato giudicato guaribile in cinque giorni.
    Massacrato di botte per pochi spiccioli da un gruppo di nordafricani, tre arresti - Il Giorno - Legnano

    Uomo rapinato in casa da immigrato dell’Est
    MILANO - Minacciato con una pistola, picchiato e rapinato da uno straniero, probabilmente dell’Est mentre era nel box di casa. È capitato ad un 72enne nella zona di Quarto Oggiaro attorno alle 6.40. L’aggressore ha svuotato la cassaforte. L’uomo è stato portato in ospedale con tumefazioni e una frattura al naso.
    Milano: violenta rapina in casa | VoxNews

    Sommossa a Pozzallo: violenti scontri tra immigrati e fughe di massa
    Ragusa – Ammonterebbero a circa un centinaio i clandestini riusciti a fuggire dal Centro di prima accoglienza di Pozzallo in provincia di Ragusa dopo una sommossa che ha coinvolto altri ospiti mantenuti nella struttura a spese dei cittadini italiani. La situazione è degenerata dopo l’arrivo degli ultimi 208 immigrati ieri pomeriggio, che avevano fatto salire il numero di presenza nel Centro a quasi 500, contro una capienza massima di circa 130 posti.
    Prima piccole liti tra uomini di etnie e religioni diverse, poi vere e proprie risse che avrebbero permesso a più di cento di loro di darsi alla fuga. Solo una piccola parte di loro è stata poi rintracciata, mentre per gli altri il sospetto è che si siano divisi in gruppi per fuggire verso le loro mete definitive al Nord Italia e fuori i confini nazionali.
    Sommossa di migranti a Pozzallo Un centinaio in fuga dal centro | Notizie live di Sicilia - Quotidiano di cronaca politica turismo - Giornale di Sicilia - Blog Sicilia

    Sono vere e proprie truppe di occupazione....
    Risorse: romeni rubano gasolio da scuola materna
    I carabinieri della stazione di Latina Scalo, in collaborazione con i colleghi del Nucleo radiomobile, hanno tratto in arresto due cittadini romeni che stavano rubando del gasolio da una cisterna all’interno della scuola materna “Pio XII” di Borgo Faiti, in via Frangipane.
    L’intervento è scattato la notte scorsa intorno alle tre, in manette sono finiti un quarantenne e un giovane di 23 anni. Dovranno rispondere di tentato furto aggravato.
    Latina 24ore.it - Furto di gasolio in una scuola materna, due arresti

    Integrazione: banda multietnica pesta a sangue uomo durante rapina in villa
    LUCCA - Lo hanno aspettato nascondendosi nel giardino della sua villa, poi lo hanno picchiato, legato e minacciato con un coltello, portando via soldi, gioielli, un’auto e una pistola, per diverse decine di migliaia di euro. È successo la notte scorsa a Massarosa (Lucca), in Versilia. La vittima della rapina è un commerciante di auto, Andrea Larini, 45 anni, di Camaiore, che ha riportato lievi traumi contusivi al volto e al costato. I rapinatori erano quattro, due con accento dell’est e due toscano. Indossavano guanti e passamontagna.
    Già il 30 dicembre 2005 il commerciante titolare di una concessionaria di auto, subì una rapina analoga. L’uomo vive da solo nella villa.
    La notte scorsa il colpo è stato compiuto attorno alle 2. In base a quanto ricostruito dai carabinieri di Viareggio e di Lucca, i malviventi, quattro uomini sui 30-35 anni, dopo essere arrivati in giardino dalla strada sottostante, usando una scala di legno, hanno atteso Larini nascondendosi dietro una grossa gabbia per pappagalli.
    Appena il commerciate, rientrando da una serata fuori casa, ha aperto la porta, i malviventi lo hanno buttato a terra. Poi, dopo essere entrati in casa, lo hanno colpito con calci e pugni, minacciandolo con un coltello trovato nell’abitazione e legandogli i polsi con scotch da pacchi.
    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIAN...to/notizie/323

    Cremona anziana scippata da romeno
    CREMONA – Scippa una donna in via San Filippo nella zona tra piazza Filodrammatici e piazza Roma e viene subito preso. Il malviviente, un 16enne romeno da tempo residente in città, è stato bloccato da vigili e carabinieri pochi istanti dopo.

    ‘Erba’ per 25mila euro:albanese arrestato a Belpasso
    di Redazione
    Se immessa sul mercato quella marijuana avrebbe fruttato oltre 25mila euro. I carabinieri della Compagnia di Paternò hanno arrestato Fitim Brojaj, 31enne, originario dell’Albania, che nella sua abitazione di Belpasso, in provincia di Catania, nascondeva 2 chili e mezzo di marjuana.
    Da un po’ di tempo i militari tenevano sotto controllo i movimenti dell’uomo, avendo notato a qualunque ora della giornata un particolare afflusso di persone in quella casa. Ieri sera è scattata la perquisizione, la droga, suddivisa in tre involucri di plastica, era nascosta nei cassetti di un tavolino della stanza da letto e in un mobiletto del bagno.
    L’uomo è stato arrestato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ed è stato rinchiuso nel carcere catanese di piazza Lanza.
    ?Erba? per 25mila euro: albanese arrestato a Belpasso | Notizie live di Sicilia - Quotidiano di cronaca politica turismo - Giornale di Sicilia - Blog Sicilia

    Biasca: sorprende immigrati in casa, picchiata
    BIASCA - Una donna è rimasta ferita dopo aver sorpreso due persone, probabilmente ladri, all’interno della sua abitazione.
    Erano circa le 14 quando una 60enne, che stava rientrando al proprio domicilio in via Bellinzona, ha notato la porta d’entrata del proprio appartamento danneggiata. Dopo essere entrata la donna è stata spinta fuori dall’appartamento da due persone, che l’hanno colpita al volto con un oggetto contundente.
    La donna è rimasta ferita anche per aver battuto la testa contro la parete. La 60enne ha notato che la coppia, un uomo e una donna, si è espressa in lingua straniera. La rapinatrice aveva la pelle di colore olivastra, e indossava una minigonna color ciclamino.
    Sul posto è giunta la Polizia scientifica per i rilievi. Posti di blocco sono stati istituiti in tutta la regione. Le ricerche degli autori, subito intraprese, sino ad ora, non hanno portato al loro arresto.
    Ticinonline - Sorprende due ladri nella sua abitazione e viene aggredita

    Rissa nella centralissima piazza Dante. Intervengono i carabinieri, un arresto
    Tre le persone denunciate, aggredito con calci e pugni anche un uomo che stava passando in bicicletta
    Tre extracomunitari sono stati denunciati per rissa a Grosseto. I tre, prima di essere identificati dai carabinieri nella centralissima piazza Dante, avevano anche aggredito un uomo che stava passando in bicicletta colpendolo con calci e pugni. Uno degli aggressori era anche armato con un coltello. Sono stati alcuni passanti a chiamare i carabinieri.
    Durante l'identificazione, anche grazie alle telecamere, è emerso che uno dei tre extracomunitari, due sere prima, aveva aggredito due ragazzi italiani accoltellando al braccio uno dei due, prima di rapinarlo. L’uomo è stato arrestato e tutti e tre denunciati per rissa.

    Ius soli: giovani immigrati distruggono vetrina e rubano cellulari
    Brescia – Frantumano una vetrina espositiva del centro vendita “Metro Italia Cash and carry”, e cercano di fuggire dopo aver rubato tre telefoni cellulari, tra cui un I-Phone 5. E’ successo martedì pomeriggio verso le 16.00, quando sul posto – chiamata dal direttore del punto vendita – è sopraggiunta una Volante dei Carabinieri, dopo che due dei tre malviventi erano stati fermati dai vigilantes mentre cercavo di fuggire da un’uscita d’emergenza allarmata. I ladri sono stati identificati in A. H., nato nel 1994 in Pakistan, e K. L., nato nel 1998 a Manerbio ma di origini senegalesi. I militari sono riusciti a identificare anche il terzo complice, un cittadino marocchino ancora minorenne. Il giovane, tuttavia, risulta ancora introvabile. Tutti e tre sono indagati per il reato di furto pluriaggravato. Dopo quelli al 3 Store di Piazza Loggia e di via XX Settembre, è la terza volta in pochi mesi che una baby gang cerca di rubare cellulari in un negozio.
    Brescia: baby gang di cellulari in azione alla Metro Italia

    Ucraina “integrata” era in realtà un’assassina, arrestata
    Motta Visconti- Ha ucciso, aiutata da due complici ancora in fuga, un anziano nel 2004. Lo aveva fatto per prendere possesso dell’appartamento di Odessa occupato dall’uomo. Una 58enne ucraina è stata arrestata dai carabinieri, a Motta Visconti. Alina B. era destinataria di un ordine di cattura internazionale emesso il 17 ottobre 2012 e ricercata dall’Interpol. La donna aveva cercato di fuggire in Italia con la figlia (che ora ha 33 anni) rifacendosi una vita con un nuovo lavoro e una nuova residenza a Besate. Una vita tranquilla fino a quando gli agenti dell’Interpol non sono risaliti a un indirizzo in Lombardia e dopo accertamenti dei carabinieri, è stata individuata in un appartamento di Motta Visconti.
    Uccise un uomo a sangue freddo Arrestata dopo 9 anni - Il Giorno - Sud Milano

    Rapinano e minacciano di morte un giovane a Delia, due marocchini arrestati
    di DONATA CALABRESE
    DELIA. Due marocchini sono stati arrestati a Delia per aver rapinato e minacciato di morte un giovane mentre passeggiava al parco Robinson di Delia. Le manette sono scattate per Mahdi El Lahyane e Mohamed Ghabar entrambi di 21 anni e residenti a Delia. Secondo il racconto della vittima, il giovane sarebbe stato aggredito dai due mentre rientrava a casa, uno dei quali lo avrebbe afferrato e sollevato in aria mentre il complice gli frugava nelle tasche per prendere il portafogli dove custodiva 25 euro. La vittima inizialmente sarebbe stata avvicinata da Lahyane che gli avrebbe chiesto 50 centesimi. Il giovane avrebbe detto di non essere in possesso dei soldi. A quel punto il giovane sarebbe stato immobilizzato e rapinato. I due rapinatori, prima di fuggire, avrebbero minacciato di morte il giovane se avesse avvisato i carabinieri. Nonostante la minaccia, la vittima ha denunciato ai carabinieri della Stazione del paese, fornendo un identikit sommario dei banditi. I due rapinatori sono stati arrestati quando ancora erano al parco Robinson. In tasca avevano ancora il bottino della rapina appena compiuta.
    Rapinano e minacciano di morte un giovane a Delia, due marocchini arrestati- gds.it

    Nigeriano la prende a bastonate per rapinarla: salvata dal fidanzato italiano
    Modena – Via Morselli, rapina con bastonate alle 11 di domenica mattina. Il bandito, quando ha capito che la donna, una 27enne, opponeva resistenza e che non riusciva, per quanto tirasse e strattonasse, a prenderla ha usato le maniere forti: ha preso il bastone di legno che aveva nel portapacchi della bici e ha iniziato a colpire. Bastonate alla nuca: il nigeriano di 39 anni ha sferrato alcuni colpi ma, attirato dalla grida, è intervenuto il fidanzato, un maresciallo della Finanza che era sopraggiunto in auto. È sceso, ha affrontato il rapinatore che, anche per la presenza di un capannello di residenti, non ha tentato la fuga e si è arreso. Il militare della Finanza ha così consegnato il 39enne, incensurato ed in regola col premesso di soggiorno, ad una Volante accorsa sul posto.
    La prende a bastonate per rapinarla della borsa - Cronaca - Gazzetta di Modena

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    “Svezia più pericolosa di Mogadiscio”
    Svezia - Una giovane giornalista somala in Svezia, di nome Amun Abdullahi, dopo un reportage sugli immigrati somali nel paese scandinavo e i loro traffici criminali, ha deciso di tornare in Somalia: “Mogadiscio è un posto pericoloso“ dice, ma la Svezia è più pericolosa, perché “qui non si può dire la verità.” La giovane si è messa nei guai con l’élite politicamente corretta, riportando la verità sulla radicalizzazione dei giovani somali a Rinkeby (un sobborgo culturalmente ‘arricchito’ di Stoccolma), dove sono stati reclutati per il jihad dal gruppo terroristico islamico Al-Shabab. Da allora è perseguitata dai suoi connazionali e dai fanatici dell’integrazione. Rinkeby è lo stesso sobborgo di immigrati che ha visto, insieme ad altre zone ‘multiculturali’ della capitale, i disordini etnici di pochi mesi fa nella capitale svedese.
    ?Svezia più pericolosa di Mogadiscio?

    A’ BIANCO, TE FAMO NERO! NEGLI USA, LE GANG DI AFROAMERICANI SI DIVERTONO CON IL “KNOCKOUT GAME”: METTERE KO UN BIANCO A CASO CON UN PUGNO
    La tecnica è brutale: un giovanissimo della banda individua un passante bersaglio, preferibilmente donne o anziani, gli si avvicina e gli sferra un pugno secco in faccia o alla nuca - Nel silenzio dei media mainstream, un libro ha documentato i casi di “Knockout Game” in cento città degli Stati uniti…
    Glauco Maggi per "Libero"
    New York. Gang di giovanissimi teenager afro-americani stanno spargendo da almeno due anni il terrore nelle strade di tante metropoli, da New York a Filadelfia, da Saint Louis a Hoboken, dal Wisconsin al Massachusetts, con il «Knockout Game», il Gioco del KO. L'odio razziale si trasforma in divertimento da bulli che fanno del male verissimo a tanti innocenti, in qualche caso fino all'assassinio, ma l'omertà generale dei media ha minimizzato finora gli episodi, di fatto proteggendo i colpevoli.
    La tecnica è brutale: un giovanissimo della banda individua un passante bersaglio, preferibilmente donne o anziani, gli si avvicina e gli sferra un pugno secco in faccia o alla nuca, come ha mostrato un raccapricciante episodio di attacco da dietro ad una giovane signora ripreso da una videocamera di un negozio e trasmesso ieri dalla CBS, che ha intervistato pure la vittima. Spesso, poco distante, i compagni assistono e applaudono all'impresa vigliacca.
    In America c'è la libertà di stampa, ma il bavaglio della correttezza politica può avere lo stesso effetto che fa la censura nelle dittature. Se fa tempo ad uscire un libro che documenta i casi di Knockout Game in cento città - White girl bleed a lot di Colin Flaherty (La Ragazza bianca sanguina un sacco, che racconta il fenomeno con ricostruzioni inoppugnabili in molti stati Usa negli ultimi anni) - prima che il New York Times o la Cnn facciano inchieste di denuncia sull'argomento, vuol dire che il problema della deformazione informativa è grave quanto quello dei vili attacchi, perché il silenzio sui protagonisti e sui motivi equivale a un«mandante morale».
    Il titolo del libro di Flaherty è la battuta di un protagonista di una di queste bravate, che ride con gli amici della gang per l'effetto sanguinoso del suo pugno da KO al volto della ragazzina colpita. «C'è gente nei media, e anche nei partiti politici, che può credere che sta cercando di evitare una guerra di razze ignorando o minimizzando questi attacchi. Ma il modo di prevenire tale guerra razziale è di stoppare questi atti, non nasconderli», ha scritto Thomas Sowell, intellettuale nero controcorrente e conservatore nel primo articolo sul fenomeno, apparso con grande risalto, e dovizia di responsabilità a carico dei colpevoli e della stampa mainstream reggicoda, sul New York Post. Il titolo del suo servizio, «Balordi mettono gli ebrei nel mirino mentre il disgustoso gioco del pugno invade NYC», si riferisce all'inchiesta in corso della polizia di New York sui vari episodi successi a Brooklyn, tutti contro ebrei. Ray Kelly, il commissario, sta valutando se considerare i reati come «crimini d'odio» (un'aggravante, quando e se i colpevoli verranno presi).
    Gli agenti stanno indagando su sette attacchi ad ebrei a Crown Heights, ma i leader religiosi nel quartiere, che è abitato da ebrei e neri, lamentano che gli incidenti antisemiti sono iniziati in settembre e non c'è stato ancora alcun arresto. Chi colpisce non ruba nulla alla vittima, vuole «fare centro» e abbattere il target con una botta sola. Da varie parti del Paese si raccolgono documentazioni sul «gioco» e la denuncia è finalmente nazionale. In Pennsylvania, a Pittsburgh, un video mostra l'at tacco a un maestro, James Addelspurger, 50 anni: un quindicenne è stato individuato come l'assalitore.
    A London un teenager è stato colpito alle spalle mentre a Midwood la vittima è stata una signora di 78 anni. La figlia ha raccontato che sua mamma aveva le borse della spesa e il borsellino in mano, ma il teppista non le ha preso niente, voleva solo farle male. E ci sono già tragedie: due mesi fa a Hoboken (New Jersey) il 46enne Ralph Santiago è morto dopo che un pugno fatale gli ha fatto sbattere la testa contro una staccionata: i tre arrestati, inchiodati da una videocamera, hanno 13 e 14 anni. Finora, quando erano riportati dai giornali locali, gli episodi venivano descritti come atti giovanili di «ragazzi disturbati», senza riferimento al colore della pelle di colpevoli e vittime.
    In Illinois, il gioco è chiamato in gergo dalle bande «la caccia all'orso polare». «Perché le vittime sono bianche», ha spiegato Sowell. Ora il velo pare finalmente strappato. Ma ci sono voluti anni di violenze prima che il fenomeno facesse la sua apparizione nelle news nazionali per quello che è, l'ultima degenerazione della «cultura diversa» dei teenager afro-americani. «Vittime» a loro modo della disgregazione della famiglia nera, che produce il 68% (dato 2011) di nati da mamme single.



    I PROFESSIONISTI DELL’ANTIRAZZISMO - “IL GIORNALE” FA IL CONTROPELO AL FIUME DI SOLDI ELARGITI DALLA KYENGE AD ASSOCIAZIONI E INIZIATIVE
    Un fiume di denaro destinato a meeting, workshop e seminari: il dipartimento alle pari opportunità e l’ufficio antidiscriminazioni razziali spende e spande - 40mila euro per il meeting internazionale dedicato all’inclusione sociale del popolo Rom - Una miriade di contributi…
    Antonio Signorini per "il Giornale"
    In Italia tutto finisce in un convegno. Abbiamo l'allergia per l'ordinaria amministrazione e anche le riforme più blande si inceppano. Ma quando si tratta di chiacchiere, non ci tiriamo mai indietro e affrontiamo con disinvoltura problemi planetari. Generosi di analisi e iniziative, a patto che il tutto avvenga nel corso di meeting, workshop e seminari internazionali, erogando soldi pubblici ad associazioni di varia natura. Abitudine dura a morire anche in questi tempi di crisi economica e di servizi essenziali compromessi dai tagli alla spesa pubblica.
    Un saggio di questa vocazione sono le spese del dipartimento alle Pari opportunità sostenute negli ultimi due governi, quello Monti (interim del ministro del Lavoro Elsa Fornero) e in quello Letta (guidato prima da Josefa Idem e ora dal viceministro Maria Cecilia Guerra, entrambe Pd) e del suo Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.
    Non c'è dimensione dell'intolleranza e della discriminazione che non sia stata scandagliata dall'organismo alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio. Dai contratti del dipartimento emerge, ad esempio, una grande attenzione all'integrazione dei nomadi. Per citare un caso abbastanza recente, dall'ufficio antidiscriminazioni è stato dato un incarico formale all'Eurostars Roma Aeterna Hotel di Roma (quartiere Pigneto, teatro di un tentativo di recupero urbano che sta naufragando per problemi di ordine pubblico) di organizzare il meeting internazionale Cahrom, in collaborazione con il Consiglio d'Europa, dedicato all'inclusione sociale del popolo Rom.
    Intervento di apertura, del ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge. «Ospitare per la prima volta in italia una conferenza di così alto livello sulla tematica dei diritti umani dei Roma è il segnale di una rinnovata attenzione del governo italiano ad un problema tanto scottante », ha spiegato il ministro aprendo il convegno.
    Normale contratto con un privato per un servizio. Ma i destinatari delle fatture anti razzismo sono soprattutto le associazioni. Come quella di «promozione sociale Romà Onlus» che è stata incaricata di realizzare, per 9,900 euro, il progetto «Dik I Na Bistar!», tradotto «Guarda e non dimenticare, Roma (sempre nel senso di Rom, ndr) genocide Remembrance initiative». In pratica, sono stati mandati 40 giovani, «rom e non rom», a rappresentare l'Italia a una conferenza internazionale sul tema che si è tenuta in Polonia.
    Ma il razzismo è un tema più generale e così il dipartimento ha accettato la proposta avanzata nel giugno scorso dall'associazione «Prendiamo la parola»: realizzare un laboratorio di formazione antirazzista con docenti universitari. Obiettivo: «il raggiungimento di una maggiore conoscenza delle ideologie razziste e (sic) a fornire strumenti di riconoscimento e destrutturazione degli stereotipi ». Costo della destrutturazione, 17.820 euro.
    Accettato, anche il preventivo dell'associazione Carta Giovani che ha proposto iniziative di «sensibilizzazione rivolte al target giovanile» in occasione della settimana antirazzismo. In pratica, «un laboratorio di pittura espressivo-tematica, "coloriamo il mondo contro il razzismo" rivolto a bambini e adolescenti» e un «laboratorio di disegno e scrittura, "la mia idea di razzismo"». Il tutto per 9.850,50 euro. Le cifre sulla soglia dei 10 mila ricorrono spesso nei contratti.
    All'associazione Sos Razzismo Italia sono invece andati 7.920 euro per la realizzazione, nell'ambito del Meeting Internazionale antirazzista, di un «workshop di approfondimento in tema di politiche di accoglienza dei migranti e di integrazione».
    Anche l'omofobia diventa l'occasione per dispensare soldi pubblici ad associazioni private. È il caso del Movimento italiano transessuali al quale è stato dato l'incarico di «organizzare due seminari nell'ambito della quarta edizione del festival del cinema transessuale "Divergenti", dedicato alla narrazione e rappresentazione dell'esperienza transessuale e transgender». Costo, 5.940 euro.
    Traccia di spese minori, sempre in tema. Per tre coffee break durante il Seminario sulla valutazione delle domande di asilo dei richiedenti d'asilo Lgbt (acronimo di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender). Spesa poco più di 1.500 euro. Poi mille euro per il trasporto di settanta colli e quattro libri relativi al volume «Strategia nazionale Lgbt».


    Trento: licenziato perché ha criticato la Kyenge
    Nei giorni scorsi ha ricevuto il licenziamento da parte dell’azienda, ovviamente nessun aiuto da parte dei sindacati che dovrebbero difendere i lavoratori. Questo provvedimento segna un pericoloso precedente: chi critica il potere è da oggi ricattabile.
    Una delle basi della democrazia è l’inviolabilità del diritto di espressione, e l’essere libero di farlo al riparo dalla vendetta dello Stato. In Italia non è così, in Italia quindi non siamo in democrazia.
    Le colpe più grandi del Serafini sarebbero due frasi tratte dal contesto, nelle quale richiedeva quello che la maggioranza degli italiani auspica, ovvero che la “Kyenge torni nella giungla dalla quale è uscita”, quindi una semplice richiesta al ritorno a casa, visto che il Congo è pieno di bellissime foreste vergini, e l’avere definito Napolitano “Salma”. Descrizione che scaturisce dall’evidenza dei sensi.
    Ma al di là delle parole in sé, che semmai i diretti interessati potrebbero ritenere offensive e agire di conseguenza, un’azienda non può licenziare qualcuno per le sue idee politiche. Questo ci riporta indietro di un paio di secoli. Viviamo in un paese dove l’opinione politica e la legittima critica al potere può portare al licenziamento? Pare di si.
    La possibilità di esercitare i propri diritti politici, tra i quali quelli di critica del sistema politico e dei suoi rappresentanti, non dovrebbe dipendere dalla propria autonomia economica.
    E lui dice: Sulla mia vicenda sia quotidiani che la sinistra hanno voluto cavalcare e demonizzare. Credo che tutta questa messa in scena cadrà perché obiettivamente non esistono fondamenti di illecito ma solo di critica e opinione verso una politica immigratoria allo sbando che sta facendo divenire la nostra Nazione la terra di “Nessuno”. Il mio ideale di nazionalità, di democrazia, di libertà sono i cardini che mi spronano a non mollare, a lottare per venirne fuori e per dare attraverso la mia testimonianza, la visione di un’Italia migliore, in cui l’Italiano sia al centro dell’attenzione politica ed economica. Nessun pregiudizio sull’immigrazione a condizione che sia controllata e legale, come in Germania (Paese UE)
    Come affronti la vicenda? Hai ricevuto minacce?
    In questi mesi, pur stando sempre alla guida di un autobus e quindi a stretto contatto con l’utenza, non ho mai ricevuto nessuna minaccia. Anzi spesso e volentieri il plauso della gente e tutta la loro solidarietà. L’espressione comune? “Tu o Lei ha detto quello che pensiamo tutti ma non possiamo dire”. La parte offesa non sono stati nemmeno gli immigrati (solo a Trento città con 120.000 abitanti il 12% sono immigrati). Solo il PD, l’ANCI e una ventina di Associazioni pro immigrati hanno fatto sentire la loro voce gridando “al razzismo” e chiedendo di istituirsi parte civile nel procedimento penale. Sto affrontando tutto con serenità, sapendo che non sono da solo. Ho una difesa eccezionale (l’Avv. Galli e il suo staff penalista nazionale) e tutti i partiti di centro destra, quindi Lega Nord, PDL, Forza Nuova ma soprattutto la solidarietà dei comuni cittadini e del mio comparto.
    Poi, la preoccupazione per il futuro e la speranza.
    E’ chiaro che sul piano emotivo c’è tanta preoccupazione. Perché finiti i pochi risparmi dovrò anch’io fare i conti, come tutti i disoccupati, con il mutuo e tutte le altre spese che ti permettono di vivere. Speriamo nel ricorso che vada come deve andare e possa essere reintegrato
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    Trento: licenziato perché ha criticato la Kyenge

    Incredibile: fermati otto pescatori di frodo, sono tutti immigrati
    Bosisio Parini - Otto pescatori di frodo hanno abboccato all’amo lanciato dagli agenti della Polizia provinciale di Lecco. Sotto tutti romeni e moldavi, a cui sono state confiscate anche quattordici canne da pesca con tanto di mulinelli. Le “reti” anti-braggonaggio sono state gettate nell’ultimo fine settimana nel lago di Pusiano. All’operazione hanno partecipato, oltre agli operatori alle dipendenze del comandante Raffaella Forni, anche due volontari guardiapesca della Provincia di Lecco, un volontario della federazione italiana pesca sportiva e gli addetti della Egirent, la società che detiene i diritti esclusivi dello specchio d’acqua.
    Durante la “retata” i componenti della task force hanno pattugliato a più riprese il bacino idrico tra Bosisio Parini e Rogeno, in località Comarcia, Pre Campel, Falegnameria e Punta del Corno, ma anche il lago di Annone in località Isella e Pescone. Oltre alle barche sono state utilizzati pure due fuoristrada, uno dei quali della Egirent, in grado di muoversi nel fango più estremo senza difficoltà. I pattugliamenti via acqua e via terra hanno permesso di individuare cinque pescatori in regola e otto non muniti di licenza, insieme a sei persone che bivaccavano clandestinamente lungo le rive. E’ stato recuperato inoltre parecchio pesce vivo, carpe in particolare, che sono state ributtate nel lago. E’ stata poi trovata una rete di una ventina di metri, anche questa fuori-legge.
    Bloccati otto pescatori di frodo, sequestrate quattordici canne - Il Giorno - Lecco

    Modena: anziana esce di casa, maghrebino la rapina
    MODENA - Un’anziana è stata aggredita e rapinata sotto casa in via del Domenichino. Un bandito solitario, giovane, maghrebino stando alla descrizione, le ha strappato il collier ed è fuggito a piedi. La donna ha urlato ed è stata soccorsa dai vicini di casa e dal marito. La collana rapinata ha un valore di duemila euro. Sull’episodio, avvenuto in un quartiere assediato dall’immigrazione e dove si registrano spesso episodi di spaccio di droga, indagano i carabinieri.
    Ennesima anziana rapinata a Modena | VoxNews

    Roma fuori controllo: gang multietnica pesta e rapina ragazza alla stazione
    Roma – I carabinieri del nucleo radiomobile di Roma hanno arrestato un 21enne polacco e due romani di 32 anni, questi ultimi gia’ conosciuti alle forze dell’ordine, per aver aggredito una 21enne romana nel Piazzale Flavio Biondo, antistante la stazione Trastevere. L’episodio, secondo quanto riportato dalla nota del comando provinciale di Roma, e’ accaduto ieri sera quando la giovane e’ stata avvicinata dal branco e uno di loro l’ha minacciata con un coltello allo scopo di rapinarle la borsa. La vittima si e’ opposta ed e’ riuscita a far desistere i tre che prima di fuggire l’hanno malmenata con calci e pugni. La 21enne ha chiamato il 112 e la pattuglia dei Carabinieri che era nelle vicinanze ha subito raggiunto e soccorso la ragazza che ha fornito la descrizione dei suoi aggressori. Sono scattate le ricerche e poco dopo i tre sono stati intercettati non molto distante dal luogo del fatto ed arrestati con l’accusa di tentata rapina aggravata. Lo straniero e’ stato anche denunciato a piede libero poiche’ trovato in possesso di un cacciavite e del coltello. Gli arrestati saranno processati con il rito per direttissima. La ragazza, invece, e’ stata medicata presso l’ospedale San Camillo per una ferita al braccio e se la cavera’ in 5 giorni.
    Roma: ragazza aggredita vicino stazione Trastevere, 3 arresti - ASCA.it

    Roma, vigilessa picchiata da rom, non si arrende: presa la banda
    «Io minacciata di morte»
    di Laura Bogliolo
    ROMA - Il volto segnato dallo spavento per quel raid che ha portato via, tra spintoni e grida oltre 500 euro, una tassa illegale che si rischia di pagare ogni volta che si sale su un vagone della metro in Centro.
    Perché le bande di ragazzine rom che fanno razzia sulle banchine della Roma sotterranea ci sono sempre: lo ha dimostrato anche Il Messaggero.it con video, lo vedono tutti i giorni i pendolari della metropolitana: gruppi di giovani alle quali è stata rubata l'infanzia che sono state addestrate per individuare le prede, accerchiarle e poi colpire con scippi veloci e devastanti.
    Rabbia, lacrime e disperazione nei volti di quella coppia coreana che sabato sera ha sperimentato il raid delle bande delle ragazzine rom in azione nella stazione della metropolitana di piazza di Spagna. Là, dove un turista cinese tempo fa è stato picchiato da un ladro perché aveva provato a recuperare il suo portafoglio, là dove il maresciallo Claudia Macri, vigilessa del primo Gruppo, è stata aggredita a calci e pugni mentre tentava di fermare le bande.
    Anche ieri sera a vigilare c'era il maresciallo Macri che racconta: «Ero in servizio a piazza di Spagna con un collega, ci hanno chiesto aiuto gli addetti della stazione metro spiegandoci che una banda di rom stava facendo razzia tra i turisti». Il maresciallo e il collega scendono sotto la stazione di Spagna, trovano una coppia di coreani in lacrime: «Ci hanno rubato 500 euro». La vigilessa e il collega individuano la banda di rom che secondo la testimonianza delle vittime avevano compiuto il colpo.
    Inizia il tentativo di fermare le ragazze: «Sputi, minacce, non è stato facile fermarle». Si tratta di cinque giovani, una di loro è scalmata: «Mi indicava - spiega Macri - mi ha detto che tanto il mio volto se lo sarebbe ricordato per sempre e che prima o poi me l'avrebbe fatta pagare». Stavolta il maresciallo non è sola, stavolta c'è anche un collega e per le giovani non c'è scampo. Iniziano le perquisizioni.
    «Le giovanissime avevano nascosto i soldi nei glutei» racconta la vigilessa. soldi sono stati trovati addosso a due ragazzine, dicono di avere 12 e 13 anni. Sono state denunciate e affidate a case famiglia. Nelle tasche di altre tre non c'erano soldi, anche perché, dicono gli investigatori, le capo banda, di solito maggiorenni, fanno tenere i soldi alle più piccole. In tutto sono stati recuperati circa 500 euro: nel bottino del raid anche tanti soldi con valuta straniera.
    Roma, vigilessa picchiata da rom non si arrende: presa la banda «Io minacciata di morte» - Il Messaggero

    Topi d’appartamento georgiani tentano di accoltellare agenti
    Roma - Un furto come purtroppo ce ne sono tanti che poteva trasformarsi in tragedia. Via Nocera Umbra, all’Alberone. Qui ieri sera tre georgiani hanno tentato di entrare in un appartamento. Un condomino però uditi alcuni rumori ha cercato di vedere dallo spioncino quanto stesse accadendo ma si è accorto che era stato oscurato. Così ha dato l’allarme al 113. Sul posto sono giunti due equipaggi, uno del Commissariato Appio ed uno del Commissariato S. Giovanni. Gli agenti hanno per prima cosa bloccato l’ascensore per ostacolare una delle possibili vie di fuga ai ladri , e poi hanno poi iniziato il sopralluogo ai vari piani. Nel salire, hanno notato 3 uomini con borse a tracolla che, vistisi scoperti, hanno tentato di darsi alla fuga. Oltre a spintonare i poliziotti per cercare di dileguarsi, uno di loro ha estratto un coltello a serramanico ed ha tentato di colpire gli agenti. Il suo tentativo non ha avuto successo ed è stato subito disarmato e bloccato, insieme agli altri due complici. I tre, trovati in possesso di numerosi attrezzi atti allo scasso e di due coltelli, sono stati quindi accompagnati presso il Commissariato Appio. Dal sopralluogo effettuato nello stabile, è emerso infatti che i tre avevano già divelto la serratura di un’abitazione e si accingevano pertanto ad entrare all’interno. K.D. e K.D., entrambi georgiani, di 20 e 28 anni e G.L. armeno di 28 anni, sono stati quindi arrestati per il reato di tentata rapina e porto abusivo di arma da taglio, e gli agenti hanno sequestrato gli arnesi atti allo scasso contenuti nelle borse che portavano al seguito.
    Alberone: furto in via Nocera Umbra, poliziotti aggrediti

    Integrazione a Pordenone: coltellate tra marocchini e giovani radunati su base etnica
    Pordenone – Era deserta, ieri, la scalinata dove giovedì sera, tra piazza XX Settembre e via Bertossi, è avvenuta la lite fra due marocchini degenerata in un accoltellamento. L’anticamera di quello che viene definito “il salotto buono della città”, con i muri pieni di scritte fatte con gli spray, stavolta deve fare i conti con le macchie di sangue sul marciapiede.
    Un giovane si avvicina agli scalini e mostra agli amici il punto dove è avvenuto lo scontro. Racconta di vetri spaccati, urla e spintoni, racconta che la situazione «era da paura». Gli esercenti della zona sono rassegnati. Nulla sembra servire in quello che qualcuno chiama «il ghetto». Si montano le telecamere, si chiamano i vigili urbani quando i litigi e gli schiamazzi superano la soglia della tolleranza ma poi tutto torna come prima. «Hanno il radar, questi giovani – raccontano nel salone di parrucchieri “Tagliati X il successo” – e appena si accorgono dell’arrivo delle forze dell’ordine, come d’incanto si disperdono». All’Hotel Minerva, il personale di turno ieri non sembrava sorpreso di quanto accaduto e commentava con rammarico i fatti appena conosciuti dalle pagine del giornale. Rammarico per «una battaglia inutile: la sera la piazzetta si anima e gli schiamazzi a volte, finiscono per disturbare i clienti».
    Lentamente la piazzetta sopra la scalinata comincia a riempirsi. I primi giovani si muovono guardinghi e transitano come se fossero di passaggio. In realtà, vanno e tornano. Poi scelgono un angolo dove si riuniscono. C’è una logica in questa divisione. Si vede a occhio, è per etnia. Molti di loro sono giovanissimi, come confermano al Queen’s Bar: «Non sono cattivi tutti, ma qualcuno poi si inserisce nel gruppo e magari è più violento. I più cercano solo un posto dove ritrovarsi». Un po’ più lontano, da Musicatelli, la situazione appare diversa. E’vero, ci sono ragazzi e qualche volta fanno rumore, qualche grido, qualche bottiglia in giro ma niente di importante. Non sanno cosa fare e se ne stanno lì. Dalla parte opposta, in via Bertossi, da “Mondolibri” raccontano che ormai i clienti sanno che la scalinata è spesso occupata da giovani che fumano e bevono sui giardini, per questo fanno il giro non passando di lì. Eppure ad aprile, le scale del “salotto buono“ erano state ripulite da alcuni ragazzi mormoni. Sulle loro casacche, una targhetta con scritto “Mormon helping hands”, ovvero “mani che aiutano”.
    Pordenone, liti e degrado piazza in balia delle gang - Cronaca - Messaggero Veneto

    Cieco ridotto in schiavitù, arrestato immigrato bulgaro
    VENEZIA – L’accusa è pesante: riduzione in schiavitù di un connazionale non vedente, che sarebbe stato costretto a girare la città per ore, ogni giorno, per chiedere la carità. Un quarantenne di nazionalità bulgara è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Venezia, a conclusione di un’indagine che proseguiva da parecchie settimane, con pedinamenti e riprese per documentare la presunta attività illecita. Si è scoperto che ogni mattina si preoccupava di accompagnare al “lavoro” il connazionale non vedente: talvolta lo lasciava nel centro di Mestre; altre volte la destinazione era piazzale Roma e il centro storico di Venezia. Dopo una decina di ore passava a riprenderlo.
    http://www.ilgazzettino.it/nordest/v..._ore_di_lavoro

    Inseguimento al cardiopalma a Torrino-Mezzocamino. Arrestato un albanese per ricettazione
    L’uomo, a bordo di una moto risultata in seguito rubata la notte precedente al quartiere Talenti, è stato fermato da una pattuglia dei carabinieri di Vitinia. Il mezzo sarà restituito alla legittima proprietaria
    Vitinia – Inseguimento al cardiopalma per le vie del quartiere Torrino-Mezzocamino da parte di una pattuglia dei carabinieri di Vitinia sulle tracce di una moto Honda Sh. L’episodio è accaduto la notte scorsa quando i militari, impegnati in un servizio di pattugliamento del territorio, hanno notato un uomo che con fare sospetto stava percorrendo via Gian Luigi Bonelli, a bordo di un motorino. Quando i carabinieri gli hanno intimato l’alt, l’uomo ha accelerato tentando la fuga. Ne è scaturito un inseguimento che è terminato in largo Dino Battaglia, a circa un chilometro di distanza. Dai controlli è emerso che il veicolo su cui viaggiava era stato rubato nel quartiere Talenti la notte precedente. Nel corso della perquisizione, l’uomo, identificato per D.G., 50 anni, di nazionalità albanese, disoccupato, in Italia senza fissa dimora e conosciuto alle forze dell’ordine, è stato trovato in possesso di arnesi atti allo scasso e parti meccaniche riconducibili a una Smart, verosimilmente rubate prima del controllo. D.G. è stato arrestato con l’accusa di ricettazione e dopo le formalità di rito è stato condotto nel carcere romano di Regina Coeli. La moto su cui viaggiava è stata invece sequestrata e nelle prossime ore sarà restituito alla proprietaria.
    Inseguimento al cardiopalma a Torrino-Mezzocamino. Arrestato un albanese per ricettazione - Ostia TV

    Tenta di evitare controllo offrendo denaro alla Gdf, arrestato cinese
    Nella mattinata di ieri, i “baschi verdi” del gruppo della guardia di finanza di Lamezia Terme hanno tratto in arresto un cittadino di nazionalità cinese, per tentativo di corruzione e resistenza a pubblico ufficiale.
    Il soggetto, alla guida di un grosso furgone carico di merci varie, alla vista dei militari, ha cercato di fare inversione di marcia non consentita, mettendo a repentaglio la sicurezza della circolazione stradale sulla ss 18, in prossimità dell’aeroporto lametino.
    Bloccato dalla pattuglia, alla richiesta di patente di guida, foglio di circolazione e documenti di accompagnamento delle merci, l’autista ha dato ad un finanziere una banconota da 50 euro, nell’evidente intento di evitare o “ammorbidire” il controllo.
    All’ovvio e deciso diniego dei militari, l’extracomunitario ha reagito strattonando e procurando un trauma distorsivo alla mano destra di un “basco verde” (15 gg di prognosi ), tentando ancora - questa volta con imprevedibile violenza - di sottrarsi agli accertamenti di rito.
    Immediatamente immobilizzato, è stato arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria.
    Le ragioni del comportamento della persona arrestata sono presumibilmente riconducibili alla circostanza che guidava senza aver mai conseguito la patente. Sulla origine e liceità della merce in trasporto sono in corso ulteriori accertamenti.
    Tenta di evitare controllo offrendo denaro alla Gdf, arrestato cinese

    Perugia, il centro storico è un covo di spacciatori clandestini
    Perugia – Almeno per una sera il centro storico non è appartenuto ai venditori di droga. Al grido d’aiuto dei cittadini esasperati dagli spacciatori nei vicoli delle strade hanno infatti cercato di rispondere, questa volta, i carabinieri dell’Arma di Perugia con un’operazione mirata alla repressione del fenomeno. Un servizio straordinario di controllo del territorio, soprattutto nel centro storico, nella zona di piazza Grimana e nei vicoli caldi che si snodano da piazza Danti fino all’università per stranieri, è stato messo in campo mercoledì notte dai militari della compagnia di Perugia insieme a quelli del nucleo investigativo del reparto operativo. L’operazione di controllo e rastrellamento del territorio ha prodotto un arresto e dodici denunce in stato di libertà.
    In particolare, P.D.K, polacco, classe 1994, domiciliato a Perugia e nullafacente, è stato arrestato per inottemperanza dell’ordine di cattura emesso dal tribunale di Perugia in sostituzione degli arresti domiciliari a cui era sottoposto, in seguito a reiterate violazioni alla misura in atto.
    Altre due persone sono state invece denunciate: C.C.L., rumeno, classe 1991, domiciliato nel capoluogo umbro, nullafacente, con l’accusa di evasione. Infatti, nel corso del controllo, non è stato trovato all’interno della propria abitazione, sebbene sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per reati contro il patrimonio. H. M., tunisino, classe 1991 e B.S.S., nato in Libia, classe 1994, entrambi nullafacenti ed irregolari, sono stati denunciati perché risultati inottemperanti all’ordine di espulsione dal territorio nazionale emesso dal Questore di Perugia rispettivamente nei mesi di giugno 2013 e 2012. Infine, sono stati denunciati 10 cittadini non comunitari, di cui 8 di nazionalità tunisina, 1 di nazionalità algerina ed 1 di nazionalità marocchina, risultati sprovvisti di qualsivoglia documento identificativo.
    Due sere fa invece, nel quartiere di Ponte d’Oddi, i carabinieri della stazione di Perugia Fortebraccio hanno arrestato C.B., albanese, classe 1982, barista, già agli arresti domiciliari per reati inerenti agli stupefacenti, in esecuzione ad un ordine di cattura emesso dal Tribunale di Perugia che ripristinava a suo carico la custodia in carcere, a seguito delle ripetute violazioni delle prescrizioni imposte commesse in regime di detenzione domiciliare.
    Perugia, maxi controllo dei carabinieri in centro storico: un arresto e tredici denunce | Umbria24.it

    Romeni rubano una tonnellata di rame
    ROMA – Nella notte scorsa la squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polfer per il Lazio ha arrestato quattro romeni che poco prima avevano rubato dal deposito di una ditta impegnata nella costruzione della nuova stazione Tiburtina una tonnellata di rame. I quattro sono stati arrestati e l’ingente quantitativo di rame successivamente restituito alla ditta proprietaria. I ladri sono stati arrestati ed è stata contestata loro l’aggravante specifica di furto di cavi di rame.
    Rubano 1 tonnellata cavi rame, presi - Lazio - ANSA.it

    Settanta consegne di droga in un giorno, arrestato 'Shinwy il cinese' e la sua banda
    Gli agenti del commissariato Prè hanno messo a segno un'importante operazione finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti nel centro storico
    Gli agenti del commissariato Prè hanno messo a segno un'importante operazione finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti nel centro storico. L'indagine ha avuto inizio lo scorso mese di giugno.
    L’attività ha permesso di trarre in arresto tre persone: Radouane El Krimi di 22 anni dimorante a Genova, Mohammed Dirane di 30 anni proveniente da Milano e Tarek Hijazi di 24 anni anch’egli dimorante a Genova - conosciuto nel centro storico come 'Shinwy il cinese' per via dei suoi tratti somatici - nonché di sequestrare un chilogrammo di cocaina e cento grammi di hashish.
    L’operazione è stata denominata 'mountain bike', come il mezzo di trasporto utilizzato dagli arrestati per spostarsi agilmente nei vicoli del centro storico, al fine di prendere contatti con i clienti.
    In circa due mesi di appostamenti e pedinamenti, gli agenti hanno individuato e osservato i consumatori abituali di cocaina risalendo agli spacciatori che, proprio utilizzando le due ruote, erano riusciti a organizzare un servizio di spaccio modulando zone, orari e modalità di consegna dello stupefacente, per non dare troppo nell’occhio.
    Nei week end, in particolare nelle ore notturne, l’attività illecita si spostava nei pressi delle discoteche Estrella di Dinegro e Las Vegas di Campi, locali molto frequentati dagli amanti del ballo latino americano.
    Fondamentale per la riuscita dell’operazione è stata l’individuazione della base logistica dei tre spacciatori, situata nella zona di Sampierdarena, dove i tre sono stati intercettati mentre rincasavano dopo aver fatto rifornimento di sostanza stupefacente.
    Al momento dell’intervento dei poliziotti, Tarek Hijazi, in maniera rocambolesca, è riuscito a darsi alla fuga abbandonando buona parte della droga. La latitanza è durata soltanto pochi giorni, infatti Hijazi è stato individuato in zona San Martino insieme alla fidanzata e tratto in arresto.
    In quel frangente, Tarek Hijazi, alias Shinwy, non ha esitato a farsi scudo con la fidanzata, spingendola contro gli agenti operanti, al fine di guadagnarsi la fuga.
    Nel corso dei servizi investigativi si è accertato che i due spacciatori riuscivano a effettuare in una giornata fino a settanta consegne.
    Lo stupefacente sequestrato, di ottima qualità, una volta tagliato avrebbe immesso sul mercato genovese circa 4000 dosi di cocaina che avrebbero fruttato ai tre malviventi ingenti guadagni.
    Spaccio di droga, arestato Tarek Hijazi detto 'Shinwy il cinese'

    Sono i famosi lavori che gli italiani non vogliono fare più.
    Tunisino rapina un uomo spaccandogli bottiglia in faccia
    Legnano – Lo colpisce con una bottigliata in pieno viso per rubargli 500 euro. La vittima è un 30enne che lavora in un ristorante di Legnano. L’uomo stava depositando in un money transfert 500 euro in contanti, quando è stato affrontato dal rapinatore, un tunisino. L’aggressione è avvenuta alle 17 in via Venegoni. Alcuni passanti che hanno assistito alla scena hanno allertato il 118. La vittima è stata così trasportata e medicata al Pronto Soccorso dell’ospedale di Legnano. Per lui una brutta frattura del setto nasale.
    I cittadini hanno anche avvisato i carabinieri di Legnano che, grazie alla precisa descrizione somatica della vittima e dei testimoni che avevano assistito alla rapina, si sono messe alla ricerca dell’aggressore. Il tunisino era tranquillamente disteso su una panchina nei pressi della Stazione ferroviaria di Legnano. Si tratta di un tunisino 28enne, pregiudicato e senza fissa dimora che potrebbe aver compiuto anche altre rapine in zona. E’ stato quindi fermato e portato nel carcere di San Vittore di Milano.
    Gli spacca una bottiglia in faccia per rapinarlo, arrestato tunisino - Il Giorno - Legnano

  6. #96
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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Politicamente correttissimo: adesso pure il sandwich al burro di arachidi è razzista
    Redazione
    Negli Stati Uniti il politicamente corretto ha superato una nuova frontiera, quella delle usanze alimentari. Sembra incredibile, ma adesso a quanto pare perfino il mitico sandwich all’americana è da considerarsi razzista. Lo ha spiegato a un giornale locale Verenice Gutierrez, preside della Harvey Scott K-8 School, un istituto con cinquecento alunni di Portland, Oregon, che quest’anno ha introdotto un “avanzatissimo” progetto di aggiornamento professionale rivolto agli educatori per far comprendere loro quanto siano intrisi fino al midollo di «white privilege» e per «cambiare le loro abitudini di insegnamento allo scopo di migliorare il rendimento degli studenti appartenenti alle minoranze».
    DISCRIMINAZIONE SOTTILE. Come spiega il Portland Tribune, la Gutierrez intende sradicare il «sottile linguaggio del razzismo» che tutti noi, insegnanti in primis, esprimiamo nella quotidianità. «Si pensi al panino al burro di arachidi, un esempio apparentemente innocente utilizzato da un insegnante durante una lezione l’anno scorso», scrive il settimanale dell’Oregon: «Che dire degli studenti somali o ispanici, che magari non mangiano i panini?», commenta la preside della Harvey Scott. «Diverso sarebbe chiedere loro: “Gli americani mangiano burro di arachidi e gelatina, voi avete qualcosa di simile?”. Che siano loro a dirlo. Magari mangiano “torta” (una sorta di panino ispanico, ndr). O la pita».
    FORMAGGIO SESSISTA? Naturalmente l’infelice uscita della preside ha subito trasformato questo progetto inteso a «migliorare l’educazione per gli studenti di colore, in particolare per i ragazzi neri e scuri», nel bersaglio delle ironie dei lettori. Uno dei quali su Twitter ha domandato: «E qual è il verdetto per il formaggio grigliato? Razzista? Sessista?». E un altro: «Nella scuola dei miei figli il cibo odia tutti quanti». Molti invece si sono sbizzarriti a scovare e denunciare altre possibili forme di razzismo linguistico-gastronomico. Per esempio il modo di dire “essere americano come la torta alle mele”, che ovviamente può suonare discriminatorio alle persone che non mangiano l’alimento.
    È razzista anche il sandwich al burro di arachidi | Tempi.it

    Bianco, vince le elezioni perchè si finge nero
    Dave Wilson non ha mai mentito, ma non ha mai neppure detto la verità agli elettori afroamericani di Houston a cui ha chiesto il voto
    di Michele Zurleni
    Qualcuno potrebbe pensare che sia un imbroglione, qualcuno d'altro che sia un genio. Comunque sia, Dave Wilson è uno che sa come raggiungere l'obiettivo. Lui bianco e conservatore, ha vinto le elezioni per il Consiglio Distrettuale Scolastico della città di Houston, in un zona la cui popolazione è a maggioranza afroamericana. Un'impresa che non era riuscita a nessuno. Come ha fatto? Semplice: ha finto di essere nero. O meglio, ha omesso di essere bianco (e conservatore).
    La storia è stata tirata fuori dalla stampa locale. E, seppur di minore importanza ma evidentemente molto simbolica, in un momento in cui le tensioni sociali e razziali sono ancora ben presenti, ha fatto il giro d'America. Poteva essere altrimenti? Il sorriso beffardo di Dave Wilson è la sua risposta a chi dice che ora elezioni dovrebbero essere rifatte. Perchè vinte con il trucco. Ma quale? in realtà, lui si è limitato a non comunicare la sua completa identità. Lui si è semplicemnete mosso in modo tale da far pensare, far credere agli elettori del Secondo Distretto di essere uno di loro: un nero.
    Mossa numero Uno: Dave Wilson ha spedito a casa e fatto distribuire migliaia di volantini su cui, stampata, non c'era la sua faccia, ma invece l'immagine di alcuni ragazzi afroamericani. Non ha speso neppure molto. La foto l'ha presa da internet. Così, chi riceveva il depliant pensava che il candidato fosse nero. Anche perché lo slogan accanto al volto dei giovani era: "Vota per il nostro amico e vicino di casa Dave." Qualcuno poteva pensare che era un repubblicano bianco? No, ovvio. E poi, contrariamente a quanto fanno in genere i candidati, Wilson si è ben guardato dal farsi vedere nei consueti tour elettorali porta a porta. Confidando sul fatto che il suo volto fosse ben poco conosciuto, ha indotto all'errore gli ignari elettori.
    Mossa numero due, il suo capolavoro. Ha fatto diffondere un secondo volantino elettorale. C'era scritto: "Sono appoggiato da Ron Wilson, mio cugino." E'vero. Ha detto la verità, ma anche in questo caso il candidato ha omesso di rivelare che quel Ron Wilson non era l'ex deputato nero, leader della comunità nera della città, ma il cugino (appunto) che abita in Iowa, a quasi mille miglia dal Texas. Che non è nero e che non ha mai fatto politica a favore degli afroamericani. Perchè dovrei chiedere scusa, ha detto il candidato davanti alle telecamere della KHOU-TV, la stazione televisiva locale che ha fatto lo scoop. Perchè, visto che quello è veramente mio cugino?
    Dave Wilson, repubblicano, attivista contro le associazioni gay, ultra conservatore (come viene descritto) ha così battuto per 26 voti il rivale, Bruce Austin, nero, in carica da anni (24, per l'esattezza) nel Consiglio Distrettuale Scolastico di Houston. Il quale ha subito presentato ricorso e ha chiesto la ripetizione delle elezioni. "Quello che è successo è disgustoso. Questa non è politica" - ha detto Austin. "Questa è politica" - ha risposto Wilson - Gli elettori mi hanno votato". Se, come è probabile, le elezioni non verranno ripetute, Dave Wilson rimarrà in carica per sei anni nel Community College Board of Trustees.
    Una poltrona importante perché questo organismo (che è diffuso in tutti gli States) si occupa della gestione e dei programmi educativi delle scuole superiori pubbliche, ed è sempre stato uno storico terreno di battaglia tra conservatori e progressisti. E Dave Wilson è riuscito a farsi eleggere in quella posizione da chi probabilmente non l'avrebbe mai votato in vita sua se avesse saputo quale era la sua vera identità. Sulla quale lui non ha mai mentito, ma che ha semplicemente omesso.
    Bianco, vince le elezioni perchè si finge nero - Panorama


    MAI PIU’ IN VIDEO CON UNA CROCE AL COLLO: OFFENDE L’ISLAM - CENSURATA UNA GIORNALISTA TV NORVEGESE
    Siv Kristin Sællmann, una delle più apprezzate giornaliste della tv pubblica norvegese, non potrà più indossare in video la catenina con la croce che ha fatto imbestialire i musulmani - “Quel simbolo non garantisce l’imparzialità del canale. Offende l’Islam…”
    Mauro Pianta per LaStampa.it
    Non è bastato a Siv Kristin Sællmann essere una delle più apprezzate e conosciute giornaliste della tv pubblica norvegese Nrk. Kristin ha commesso un errore: ha indossato una collanina con la croce durante la conduzione di un telegiornale.
    Secondo quanto riferito dai vertici della tv, alcuni spettatori - soprattutto esponenti della comunità islamica locale - hanno protestato: «Quella catenina con la croce offende l'Islam». «Quel simbolo non garantisce l'imparzialità del canale». Risultato: alla conduttrice è stato vietato di ripresentarsi in video con quella piccola croce (1,4 centimetri, ha dichiarato la stessa giornalista).
    Un caso che ricorda molto da vicino l'incredibile vicenda di Nadia Eweida, dipendente della compagnia aerea British Airways che dopo sette anni ha vinto la sua battaglia legale. La Corte Europea dei diritti umani ha infatti riconosciuto, nel gennaio scorso, che la donna era stata discriminata quando i suoi superiori le impedirono di portare una croce al collo sul posto di lavoro.

    Skandinavistan? C’è chi dice no!
    La destra norvegese vince le elezioni e studia provvedimenti anti-immigrazione? Scandalo! Pagine e pagine di condanna sui giornali. Poche righe o nulla, invece, per raccontare che settimana scorsa un richiedente d’asilo sudanese ha dirottato un autobus sulla linea tra Stavanger e la capitale e che ha sgozzato l’autista e due passeggeri tra cui una ragazza di 19 anni. Non una novità, visto che su quella linea un etiope aveva già dirottato un mezzo e ucciso il conducente. Cose di poco conto, dirà qualcuno. Può darsi, ma per una nazione dove nulla accadeva sono choc duri da assorbire.
    “La Norvegia è ormai cambiata, non si può più tornare indietro” urla fiera la sinistra ed ha ragione se è vero che oggi ad Oslo il 40% degli studenti è di origine straniera e che si stima che tra 7 anni essi siano la maggioranza. Non a caso, come già raccontato, il giornale Finansavisen ha avuto il coraggio di pubblicare una inchiesta sulla vita delle “minoranze ad Oslo” dove la minoranza studiata erano… i norvegesi.
    Gli intervistati si lamentavano delle angherie subite, della violenza nei quartieri, della pericolosa islamizzazione. “Tutte menzogne” secondo i sinistrorsi. Peccato che la polizia è all’erta perchè tra i terroristi che combattono in Siria pare ci siano molti somali-norvegesi e c’è il sospetto che qualche norvegese di passaporto sia coinvolto anche nella strage di Nairobi. Cose lontane? Beh, qualche giorno fa una nota conduttrice della TV di stato NRK è stata costretta a levarsi una catenina con una minuscola croce per non offendere gli islamici. “La Norvegia è uno stato laico” han detto subito i soliti noti, che però non han spiegato come mai una recente legge ha stabilito che nell’esercito saranno ammessi il turbante e il velo per le soldatesse. La croce no, tutto il resto sì.
    Sulla stampa locale trapelano commenti e voci sul fatto che la polizia abbia perso il controllo della città (d’altra parte gli estremisti hanno chiesto la trasformazione di Oslo Est in un califfato) e tutto ricorda molto da vicino quel che è successo con le rivolte di Stoccolma e con le dichiarazioni esasperate della polizia di Copenhagen che non riesce a gestire i “quartieri difficili”.
    Il voto a destra dunque non è derivante da fobie, ma un giustificato tentativo di difendersi e la riprova più interessante non sta tanto nelle parole dei coraggiosi norvegesi identitari, ma in quelle di alcune donne musulmane che in Scandinavia erano fuggite per sottrarsi ad una cultura opprimente ed ora notano con paura che il nord progressista, laico, femminista e sinistrorso si abbandona e le abbandona nelle braccia dei barbuti amanti del burqa.
    La scrittice Lily Bandhey in un pezzo titolato “Questa non è la mia Norvegia” scrive: “Sono scappata dal mondo delle lapidazioni delle donne, delle condanne per i convertiti, della schiavitù, dell’obbligo del velo e sono venuta in Norvegia per vivere nella luce in una società fondata sulla libertà. Ho imparato la lingua, leggo libri e giornali, ascolto musica e studio la cultura norvegese: il mio sogno si era avverato e non voglio sia distrutto”.
    La donna racconta infatti che inizialmente pensava che anche gli altri musulmani richiedenti asilo volessero lasciarsi alle spalle le realtà da cui fuggivano o dicevano di fuggire, ma si è accorta che è accaduto l’opposto e che i deboli politici norvegesi hanno ceduto di fronte a richieste sempre più inaccettabili.
    “I nostri politici -racconta- hanno già venduto gran parte della Norvegia con l’indebolimento delle celebrazioni natalizie a scuola, le mense speciali, la separazione di ragazze e ragazzi in materie scolastiche, i tassisti che si rifiutano di caricare cani per ciechi perchè impuri, l’aumento del numero di moschee, le organizzazioni musulmane, le scuole coraniche, l’aumento dei siti web conservatori islamici.”
    Le strade si riempiono di donne completamente velate e di estremisti che insultano quelle che non lo fanno, e lei si chiede: “Dove dovrò scappare tra 10 o 20 anni quando la democrazie e i diritti civili saranno cancellati anche qui?”
    Considerazioni e domanda per nulla campate per aria visto che nella vicina Danimarca una giovane artista di famiglia musulmana è stata condannata da un tribunale ad una multa o 5 giorni di galera per aver scritto che molti uomini musulmani non rispettano le donne. A condannarla non è stato uno dei tanti tribunali islamici che si stanno instaurando in Europa (a cominciare dall’Inghilterra dove sono pienamente riconosciuti) ma un laico tribunale danese che ha spiegato che non è importante stabilire se le affermazioni della ragazza sono vere; quel che conta è che sono troppo generalizzanti e possono comunque urtare qualcuno per via della propria religione. Peccato che la giovane abbia fatto notare di aver scritto dure critiche anche contro cristiani ed ebrei, ma in quel caso nessuno ha ritenuto di processarla e punirla.
    Ultimo e recente caso quello di Yahya Hassan poeta danese-palestinese, con una rocambolesca gioventù alle spalle, che commentando l’alto grado di criminalità tra i giovani provenienti da famiglie musulmane ha osato dire che molti amano sfruttare la società che li ospita e ha scritto: “i nostri padri stanno passivamente sul divano col telecomando tra le mani, vivendo di aiuti statali, affiancati da madri disilluse che non possono dire nulla… i giovani che delinquono non sono oppressi dal sistema danese, ma dal sistema famigliare”. Se l’avesse detto un nativo danese sarebbe già finito in tribunale, mentre Yaya se l’è “cavata” con una serie di minacce, ma la questione, chiunque la ponga, è inconfutabile. L’Europa del nord è a un bivio: a destra si torna in Scandinavia, a sinistra si va nello Skandivistan.
    Skandinavistan? C?è chi dice no! | Max Ferrari

    Comune di Milano regala oltre 1 milione di euro al Paese dove si scannano i bianchi
    Tra le varie attività che il Comune di Milano finanzia rigorosamente all’estero – che i milanesi si arrangino – ce n’è anche una che ha delle implicazioni morali piuttosto sconce. Il più di un milione di euro che viene investito in due progetti – uno terminato e l’altro ancora in corso – nello Zimbabwe del dittatore sanguinario Mugabe.
    Per l’esattezza sono 511.478 per il primo progetto e i 598.555 per l’altro ancora in corso. Per chi non lo sapesse, si tratta della ex Rodhesia un tempo governata dai bianchi e granaio d’Africa. Oggi un buco nero di diritti e povertà, da dove i bianchi sono stati costretti a fuggire, depredati dei loro bene e delle loro terre. I pochi rimasti vivono sotto assedio permanente. Cose che non interessano gli affaristi di Palazzo Marino.
    Si tratta di progetti che, almeno ufficialmente, servirebbero a sostenere la popolazione del luogo. Magari gli stessi che fanno razzie nelle fattorie degli ultimi bianchi rimasti. E poi, ogni progetto che il governo di Mugabe approva, è un progetto che fa arrivare denaro a lui e ai suoi scagnozzi.
    Certamente, se nella giunta Pisapia vi fossero delle teste pensanti, queste arriverebbero almeno ad una evidente conclusione: se l’ex Rodhesia era ricca, ed è divenuto un Paese dove la popolazione muore di fame dopo il passaggio al governo nero, tanto che noi siamo impegnati a sfamare quello che era il maggiore produttore di grano del continente africano, forse, significa che è meglio non far venire africani in Italia.
    Ma questi sono ragionamenti troppo complessi per i nostri governanti. Figuriamoci per chi ha mandato il cervello all’ammasso della religione multietnica.
    Comune di Milano regala oltre 1milione di euro al Paese dove si scannano i bianchi | VoxNews

    Milano: romene accendono falò in piazza Duomo e picchiano carabinieri
    Milano – Due romene di 28 e 29 anni sono state arrestate dai carabinieri, a Milano, per danneggiamento, violenza e resistenza dopo aver acceso un falò all’interno della Loggia dei Mercanti, a pochi passi da piazza Duomo. Le due donne, visibilmente ubriache, attorno alle 23 hanno dato fuoco a un ammasso di cartoni e abiti, provocando delle fiamme che hanno in parte annerito il soffitto della Loggia. Alla vista dei militari, inoltre, hanno reagito con violenza. La 28enne ha precedenti per furto.
    Milano: Appiccano Incendio in Loggia Mercanti, arrestate romene ubriache

    Reggio Calabria: sei immigrati arrestati per rapina e rissa
    Sei cittadini stranieri – tre rumeni, due marocchini e un iracheno – sono stati arrestati a Reggio Calabria per rissa. La colluttazione è scoppiata in Piazza Garibaldi, quando i rumeni hanno provato a rubare il telefono cellulare ad uno dei due marocchini. Intervenuta sul posto la Polizia, sul momento tutti e sei sono stati arrestati. Chiarite le dinamiche della rissa, i tre rumeni sono stati accusati di rapina, e per loro è scattato l’obbligo di firma. Gli altri tre invece, accusati di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”, sono stati denunciati a piede libero.
    Reggio Calabria: rissa tra stranieri per tentata rapina, sei arrestati | Stretto Web

    ‘Integrazione’: due italiane aiutano immigrati a stuprare le donne
    Faenza (Ravenna)– Parleremmo di un modello di integrazione tra nordafricani e italiani (???, ndr). Se non fosse che il contesto della collaborazione era quello di una brutale aggressione con l’appendice di una violenza sessuale. L’amaro retroscena che filtra dall’indagine della polizia — culminata con l’arresto di quattro tunisini, due ancora ricercati e altre cinque persone indagate a piede libero — è che tra i complici del ‘branco’ che ha malmenato, minacciato e tentato di stuprare una giovane marocchina, prima di essere messo in fuga da un connazionale della vittima, c’erano anche tre ragazze: una moldava 33enne residente a Brisighella e due faentine di 21 e 32 anni.
    Le indagini hanno appurato che, all’epoca dei fatti, risalenti al mese di maggio, due di queste erano fidanzate e una amica stretta dei presunti violentatori, tra i quali anche una coppia di fratelli colpiti dall’ordinanza di custodia in carcere del gip Galassi ma ancora ricercati. Donne complici dei carnefici, hanno evidenziato le attività investigative di Squadra Mobile e commissariato di Faenza. Le tre ragazze, infatti, nell’inchiesta compaiono come indagate per favoreggiamento: pur avendo assistito alla violenza in strada, avvenuta nella tarda serata del 6 maggio in via XX Settembre, avrebbero aiutato i tunisini a sottrarsi alle ricerche con dichiarazioni reticenti e contraddittorie, poi smentite da altri testimoni, e rilasciando false informazioni, come quella di non aver assistito ai fatti.
    Le tre vengono peraltro riprese, nei minuti immediatamente successivi alla violenza sessuale, dalla telecamera Duomo, puntata sulle vie XX Settembre e limitrofe. Non solo. Il 7 maggio, la sera seguente, la vittima marocchina, in compagnia di un’amica, era stata oggetto di una seconda spedizione punitiva per il fatto che in mattinata aveva sporto denuncia. E in quel contesto aveva riconosciuto la 32enne faentina che in loro presenza effettuava una telefonata. Non è finita. Perché il 21 maggio — dopo che il giorno prima la marocchina aveva ricevuto ulteriori minacce e pressioni perché ritirasse le denunce — sempre la 32enne faentina al telefono con un’amica dice queste parole choc: «Lei tanto pensa che nessuno gli fa niente. Quando la sciolgono con l’acido, dopo la bocca da parlare non ce l’ha più, te lo dico io».
    L’inchiesta, all’apice di una serie di tensioni tra marocchini e tunisini nella città, ha poi messo in evidenza altri fattori. Uno positivo: l’importanza, appunto, delle telecamere Duomo, Saffi e Fontana, che hanno offerto un prezioso contributo alla ricostruzione degli avvenimenti. L’altro da brividi: il frasario inquietante usato nello scontro tra le due bande nordafricane. “Chiama pure la polizia che quando ti prendo ti faccio un taglio sulla faccia così allo specchio ti ricordi” o “i marocchini non sono educati, dunque ci penso io ad educarli…”. Solo alcuni esempi. Immigrati sì, ma particolarmente attenti alle tensioni e reazioni del tessuto sociale in cui alcuni di loro sono inseriti stabilmente (che vuol dire?ndr). Prova ne è l’insistenza con cui uno degli indagati, all’indomani della violenza sessuale, chiede a un connazionale di leggere per lui “tutti i giornali di Faenza, non solo uno”, per vedere se per caso venisse fatto il suo nome.
    "Aiutarono il branco": indagate tre faentine - il Resto del Carlino - Ravenna

    Ecco un tipico esempio di ragazze italiane antirazziste. Adorano gli immigrati, li frequentano perchè sono degradate come loro, ci vanno a letto e diventano complici delle loro attività illecite e degli stupri che commettono. Loro sono “avanti”, il nuovo modello di donna. Un modello sicuramente amato dal duo Boldrini-Kyenge. Piccola annotazione: il “giornalista” che ha scritto l’articolo sembra quasi dispiaciuto per il fatto di non poter parlare di integrazione in termini positivi. Rischiano il licenziamento se osano parlar male dei “migranti” e degli psicolabili che li frequentano.

    Razzie ‘migranti’: anziano in balia di immigrati
    NAPOLI – Pensionato in balia dei ladri, la notte scorsa nel Beneventano dove sono state diverse, negli ultimi mesi, le rapine in villa.
    Questa volta, a Torrecuso, quattro individui con il volto coperto, stranieri, di cui due armati di fucile e uno di bastone, si sono introdotti all’interno dell’abitazione di un 69 enne e, dopo averlo minacciato, lo hanno costretto a consegnare circa 700 euro ed alcuni oggetti in oro. Portati via anche cinque fucili da caccia ed una pistola.
    Nel Beneventano anziano in balia ladri - Campania - ANSA.it

    Rimini: vigili costretti a usare spray urticanti per difendersi dai venditori abusivi
    Rimini - Si è sfiorato lo scontro fisico tra venditori abusivi e polizia municipale ieri mattina. Gli agenti hanno sequestrato alcuni borsoni di merce, in quattro diverse tornate. «Oltre 130 capi sequestrati — spiega l’ispettore Carla Tavella —, in parte contraffatti, soprattutto borse, portamonete, cinture di note griffe. Più altri capi rinvenuti». I venditori non si aspettavano forse ‘la mossa’ e – quando si sono accorti delle intenzioni degli agenti – hanno reagito duramente. Al che la municipale ha sfoderato non – per fortuna – le pistole Glock delle quali è in dotazione da qualche tempo (non tutti gli agenti), ma gli ugualmente micidiali spray al peperoncino urticante. Certo, strumenti difensivi meno cruenti ma molto efficaci. I venditori sono rimasti momentaneamente ‘accecati’ e gli agenti hanno avuto tempo di battere in ritirata con il malloppo di merce sequestrata. «E’ la prima volta che li vedo fare un sequestro — ironizza un marinaio di salvataggio — sarà una strategia».
    Anche per questo ieri i venditori sono stati presi di sorpresa. Ma visto quel che era accaduto poco prima ai ‘colleghi’, molti altri vu’ cumprà se la sono data a gambe lasciando parte della merce abbandonata in spiaggia (di qui quelli che tecnicamente si chiamano ‘rinvenimenti’). Insomma, l’ultimo giorno della presenza dei 60 ‘sceriffi’ alias vigilantes, o guardie private, e di 70 su 90 agenti della polizia di Stato nel Riminese, si è contraddistinto per un intervento deciso degli agenti della polizia municipale. E adesso che succede, resterete soli o quasi a fronteggiare gli abusivi? «Le disposizioni che abbiamo — spiega un ispettore — restano al momento le stesse, concordate con la Prefettura: la nostra zona di competenza va dal bagno 90 al bagno 120. Poi vedremo se ci saranno aggiustamenti». «I vigilantes avevano le mani legate — commenta Massimo Pasini, titolare del bagno 123 — e i venditori ridono che s’ammazzano. Sono però calati i furtarelli. Serve una strategia seria, va decisa d’inverno. Se no è solo teatrino. Ho avuto clienti tedeschi e svizzeri che sono partiti in anticipo e non torneranno». «Gli italiani invece comprano — fa eco Giovanni Balducci, bagno 121 —. Anzi, chiedono dove sono oggi i vu’ cumprà se non li vedono al mattino».

    Furti di pannelli fotovoltaici, arrestati cinque marocchini nella Marsica
    I militari della Compagnia Carabinieri di Avezzano, impegnati in uno dei frequenti servizi di controllo del territorio finalizzato al contrasto di reati predatori, con specifico riferimento ai furti all’interno di impianti fotovoltaici, hanno sorpreso cinque extracomunitari, di nazionalità marocchina, mentre stavano perpetrando un furto all’interno di un impianto fotovoltaico in località “Madonna del Pozzo” di Ortucchio.
    In particolare, tre di loro, dopo aver tagliato la recinzione, erano penetrati all’interno dell’impianto dove già avevano provveduto a disattivare gli impianti di videosorveglianza.
    Altri due, invece, a bordo di una Fiat Punto, svolgevano le funzioni di palo.
    Ad un certo punto, però, i tre che stavano all’interno dell’impianto si sono precipitati all’esterno, forse disturbati da qualcosa o da qualcuno, salendo a bordo dell’autovettura.
    Ed è proprio in quel momento che è scattata la retata, da parte di una quindicina di militari di tutte le Stazioni Carabinieri del comprensorio e del Nucleo Operativo e Radiomobile che avevano già provveduto a cinturare la zona con posti di blocco.
    Al termine di tutti gli accertamenti, i cinque sono stati tratti in arresto per “tentato furto aggravato in concorso” ed trasportati nella Casa Circondariale di Avezzano a disposizione del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano, Dr. Guido Cocco, titolare del relativo procedimento penale.
    Gli arrestati sono:
    E.M.R di 36 anni, residente ad Eboli (SA);
    S.F. di 37 anni, domiciliato ad Eboli (SA);
    D.J. di 26 anni, senza fissa dimora;
    S.M. di 25 anni, senza fissa dimora;
    K.M. di 26 anni, domiciliato a San Benedetto dei Marsi.
    L'operazione odierna riporta alla memoria quella dell'anno scorso, che aveva portato all'arresto di una banda di cittadini magrebini, specializzata in furti di pannelli solari commessi su tutto il territorio nazionale, e che venivano successivamente imballati e trasportati in Marocco, dopo essere stati imbarcati nei porti di Livorno e Genova.
    Ogni pannello veniva poi rivenduto sul mercato marocchino a circa 200 euro. La banda, che operava nelle province di Rieti, Isernia, Teramo, Potenza, Barletta, Andria, Trani e Foggia, e in un solo colpo, nel maggio del 2011 a Magliano dei Marsi, era riuscita a impadronirsi di 3.500 pannelli solari del valore di circa 1,4 milioni di euro.
    Furti di pannelli fotovoltaici, arrestati cinque marocchini nella Marsica - Cronaca L'Aquila - Abruzzo24ore.tv

    La pestano per rubarle cellulare e aggrediscono carabinieri, presi romeni
    UDINE – Hanno sferrato un pugno in faccia a una donna in Borgo stazione per prenderle il telefonino. E le hanno rotto il naso. Poco dopo, in via Ronchi, hanno aggredito i carabinieri. E’ così che due giovani romeni l’altra notte sono stati arrestati con l’accusa di rapina. Uno di loro, che è minorenne e già conosciuto alle forze dell’ordine, sarà chiamato a rispondere anche di resistenza in quanto ha provocato lievi lesioni a un militare. Era passata da poco l’una di notte quando una donna di 57 anni originaria di Spilimbergo ha chiamato i carabinieri spiegando di essere stata aggredita e derubata. La malcapitata, che ha dichiarato di essere un’impiegata, era sotto choc e non è riuscita a spiegarsi al meglio, nè a descrivere molto bene i due giovani che poco prima l’avevano colpita e poi si erano portati via il suo cellulare Samsung. La donna ha poi dovuto recarsi all’ospedale Santa Maria della Misericordia per ricevere cure mediche. Da quanto si è appreso, il personale che l’ha visitata ha riscontrato una frattura al setto nasale che, salvo complicazioni, dovrebbe guarire in una quindicina di giorni.
    Poco dopo alla centrale operativa del 112 è giunta un’altra richiesta di intervento per un fatto apparentemente non collegato a quello appena riferito. Un cittadino ha segnalato una lite dai toni piuttosto accesi in via Ronchi, dove due stranieri si stavano affrontando. All’arrivo della pattuglia della stazione di Udine Est – che in quei momenti stava svolgendo un servizio di controllo predisposto dal Comando provinciale di Udine – i due, invece di calmarsi, si sono scagliati contro i militari. Il minorenne, come accennato, finito per ferire un brigadiere. Quest’ultimo ha riportato alcune escoriazioni che i medici del pronto soccorso hanno giudicato guaribili in pochi giorni. I due romeni sono stati poi condotti nella caserma di viale Trieste per ulteriori accertamenti e, a seguito di una perquisizione personale, è spuntato proprio il telefonino della spilimberghese aggredita in viale Leopardi. I giovani sono stati anche riconosciuti dalla persona derubata. Successivamente, su disposizione della Procura per i minorenni, il più giovane è stato accompagnato in una casa di accoglienza in provincia di Trieste. Mentre il maggiorenne, Dumitru Daluta Mihai, 18 anni, incensurato, come deciso dal pm Paola De Franceschi di Udine, è stato condotto nel carcere di via Spalato.
    La picchiano per rubarle il telefono in cella due romeni a Udine - Cronaca - Messaggero Veneto

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    La fiaba di Madiba e della casa dei Bianchi
    Stefano Magni
    È difficile riuscire a riassumere tutti i commenti positivi e quei pochissimi negativi sulla figura di Nelson Mandela, morto il 5 dicembre 2013 all’età di 95 anni. Insignito con il Nobel per la Pace nel 1993, assieme a De Klerk, per il loro accordo su una pacifica transizione del Sud Africa verso la democrazia, Mandela è letteralmente ricordato come un santo da destra a sinistra. Il conservatore Clint Eastwood ne ha fatto l’apologia nel film “Invictus”. La sinistra l’ha sempre trattato come un idolo. La Chiesa lo considera quasi un beato.
    Tuttavia ci sono ombre in quel passato. C’è chi lo definisce “terrorista” e non ha tutti i torti: la sua carriera incominciò proprio nell’estrema sinistra terrorista del Sud Africa. C’è chi lo definisce “nemico”, anche qua non a torto: si alleò sempre con tutti i nemici delle democrazie occidentali: l’Urss, Fidel Castro, Arafat furono tutti suoi compagni di strada. C’è chi lo definisce un dittatore (per lo meno all’interno del suo partito) e ripubblica su Internet le foto delle atroci esecuzioni dei deviazionisti e dissidenti, torturati e bruciati vivi in piazza dagli scagnozzi dell’African National Congress. È tutto vero, ma nulla riesce ad offuscare il fatto che Mandela sia riuscito a riportare il Sud Africa verso la democrazia, senza imporre un regime.
    Il problema, però, è proprio questo: la transizione del Sud Africa alla democrazia è una buona o una cattiva notizia? Qual è il reale valore dell’eredità lasciata da Mandela?
    Un punto di vista assolutamente inedito, per lo meno qui in Italia, è quello boero. Su un sito conservatore americano, Front Page Magazine, si trova, fra i commenti del forum, nascosto sotto la notizia della morte di Madiba (il nome africano di Nelson Mandela), un commento di tale “Jakareh”. Di solito, nelle discussioni su Internet (specie nei siti più politicizzati) leggiamo sequenze di insulti, elogi e insulti a chi elogia. Questa volta, invece abbiamo trovato un post interessantissimo che spiega bene, con una risata sardonica e una metafora esplicita, come possa essere letta la storia del Sud Africa e di Mandela fuori da qualsiasi mistificazione e luogo comune. Vale la pena di tradurla e leggerla per intero: «C’era una volta una famiglia chiamata Bianchi che decise di costruire una casa in un territorio molto soleggiato. Stavano facendo un gran lavoro, usando materiale di qualità e applicando tutte le migliori tecniche di costruzione. Vicino a loro abitava un altro clan, gli Swart. I membri di quel clan vivevano in buche scavate nella terra. Non erano neppure in grado di costruire una casa, né erano interessati ad impararlo. Quando gli Swart videro i Bianchi lavorare alla costruzione della loro casa, si arrabbiarono molto. Dicevano: “Tutta questa terra, nella sua totalità, deve essere nostra, perché qui dobbiamo combattere i nostri duelli e pascolare le nostre capre. Uccidiamoli tutti!”. Gli Swart attaccarono i Bianchi, ma benché soverchiati numericamente questi ultimi resistettero eroicamente e respinsero l’assalto. Benché sconfitti in questo scontro e feriti, gli Swart non cessarono mai di cercare di impedire ai Bianchi di costruire la loro casa. Lanciavano loro addosso pietre, si infiltravano di notte nel loro cortile e cercavano di bruciare tutto. Ma i Bianchi erano sempre vigili e gli Swart non ebbero successo.
    «Alla fine, nonostante tutte le ferite e l’odio subiti, i Bianchi finirono di costruire la loro casa. Gli Swart la osservavano con meraviglia: era una magnifica e solida casa, decorata con fiori e tante belle cose. Gli Swart si rodevano per l’invidia perché sapevano che loro non sarebbero mai riusciti a costruire una casa come quella. Il leader degli Swart era chiamato Madiba ed era il più intelligente fra loro. Madiba disse ai Bianchi: “Ehi, quella casa è anche nostra. Noi siamo vissuti qui tutto questo tempo e sarebbe giusto che voi la dividiate con noi. E siccome siamo più numerosi noi rispetto a voi, siamo noi che dobbiamo decidere di chi sia la proprietà di quella casa.
    «E i Bianchi dissero: “Non se ne parla nemmeno. Questa è casa nostra, noi l’abbiamo costruita. Dovete star fuori”. E per dimostrare coi fatti che dicevano sul serio, i Bianchi eressero un alto muro attorno alla casa, che chiamarono “muro di separazione”, per non permettere a nessuno degli Swart di entrare nella loro casa.
    Per un po’ di tempo le cose andarono così. Un giorno, tuttavia, i Bianchi ricevettero una visita di un lontano cugino. Questi disse loro: “Venendo qui abbiamo visto tutti quegli Swart seduti fuori dal vostro muro di recinzione. Uno di loro, chiamato Madiba, era molto gentile e ci ha detto che siete stati molto duri con tutti loro. Voi dovete permettere loro di entrare e condividere la vostra casa, che ha così tante stanze!” “Tu non capisci” risposero i Bianchi. “Noi non siamo affatto nelle loro grazie. Non hanno fatto nulla per aiutarci. A dire il vero ci odiano. Se li facciamo entrare, come minimo, ci faranno del male”.
    Arrabbiato per la risposta, il cugino se ne andò. Ben presto, i Bianchi realizzarono che non erano più invitati ad alcun ricevimento, né ad alcun incontro in famiglia. Anche se non capivano perché il loro cugino avesse preso la parte degli Swart, se ne fecero una ragione, tanto avevano tutto quel di cui c’era bisogno per vivere.
    Man mano che passava il tempo, i Bianchi che avevano costruito la casa invecchiarono e morirono. I loro figli e nipoti presero il loro posto. Questi non avevano mai combattuto personalmente ed erano stanchi di essere maltrattati e considerati dei mostri a causa del muro di cinta di casa loro, di non essere mai invitati alle riunioni familiari e mai a un ricevimento.
    I giovani Bianchi, con orgoglio, abbatterono il muro di cinta e dissero agli Swart: “Venite, entrate! D’ora in avanti questa è anche casa vostra!”
    Madiba fu il primo ad entrare in casa. Sorridente disse: “Grazie mille, fratelli miei! Ora siamo tutti fratelli! Ora, cari miei fratelli, andate a vivere tutti nello sgabuzzino delle scope. Il resto della casa spetta agli Swart che hanno atteso così a lungo prima di venire a vivere qui. Sono sicuro che voi riteniate giusto questo patto. E inoltre, cari fratelli, datemi le chiavi di casa"
    E qui finisce la metafora, il resto è cronaca. I metodi pacificatori e riconciliatori di Mandela, che in questa fiaba boera è visto come un novello Ulisse con il suo Cavallo di Troia, sono finiti dal 1999. Lasciato il potere ai suoi successori dell’African National Congress, personaggi ideologizzati come Thabo Mbeki o decisamente violenti come l’attuale Jacob Zuma (un presidente che è arrivato a ordinare di sparare contro i minatori in sciopero, ammazzandone una trentina), stanno costruendo un finale ancora peggiore per questa fiaba sudafricana. I Bianchi che fine faranno? Sono a disposizione tante conclusioni alternative. Quelli di estrema destra temono di subire il genocidio e preparano piani di evacuazione totale. I meno politicizzati continuano a vivere la loro vita, subendo un livello di criminalità che è ancora fra i peggiori del mondo e sperando che, prima poi, neri e bianchi comincino a condividere pacificamente la stessa casa. Ma intanto devono erigere muri intorno alle loro case-castello.
    La fiaba di Madiba e della casa dei Bianchi

    Prato, apre un ufficio postale solo per cinesi
    Il senatore Mazzoni ha presentato un'interrogazione: "Si fa discriminazione nei confronti degli italiani e delle altre etnie"
    Franco Grilli
    A Prato domani sarà aperto un nuovo ufficio postale interamente dedicato alla popolosa clientela cinese, con personale che sa parlare la lingua ed è in grado, così, di soddisfare la clientela orientale. L'ufficio, come scrive il Tirreno, viene chiamato "ufficio mono-etnico Prato 4". Contributo all'integrazione o forma, palese, di autoghettizzazione? La notizia non è piaciuta al senatore Riccardo Mazzoni, che ha presentato un'interrogazione ai ministri competenti, quello dell'Economia e quello dell'Integrazione. "Il servizio è pensato su misura per le esigenze della comunità cinese; in totale è previsto uno spazio di 200 metri quadrati con personale cinese, scritte nella lingua orientale e un percorso studiato per venire incontro alle esigenze della clientela della Chinatown pratese; nell'invito inviato da Poste italiane la sede è definita come «il nuovo ufficio mono-etnico".
    Dalle informazioni filtrate emerge che nel nuovo ufficio ci sarà "una grande attenzione alla comunità orientale" con dipendenti cinesi, ma anche brochure e volantini scritti con idiomi in cinese. "L’idea di aprire questa nuova filiale - prosegue il senatore - segue la chiusura della sede di via Filzi dove la grande presenza di persone cinesi aveva creato diverse difficoltà costringendo Poste italiane ad adeguarsi dotando gli sportelli di traduttori; chiedo di sapere con urgenza se il ministero dell'Economia, che detiene il 100 per cento del capitale di Poste Italiane Spa e il ministero dell'Integrazione non ritengano che questa improvvida iniziativa sia discriminatoria degli utenti italiani e di tutte le altre etnie presenti nella realtà pratese e se non vada nella direzione esattamente opposta a quell'auspicato percorso di integrazione della comunità cinese, da sempre molto chiusa e restìa ad imparare la lingua italiana e ad aprirsi al confronto con la città che li ospita".
    Prato, apre un ufficio postale solo per cinesi - IlGiornale.it

    Eurostat smentisce la Kyenge, gli immigrati non portano ricchezza
    “I dati Eurostat ci dicono che l’Italia è seconda solo alla Francia tra le nazioni da cui parte il maggiore ammontare di soldi che gli immigrati inviano nei loro Paesi d’origine. Si parla di 6,83 miliardi di euro nel solo 2012. Bastano questi semplici dati a smentire clamorosamente le strampalate posizioni del ministro Kyenge che sostiene da tempo che l’immigrazione porti ricchezza all’Italia. In realtà, come si evince, c’è un depauperamento costante e massiccio, per questo bisogna aumentare drasticamente la tassazione sulle rimesse per evitare che la ricchezza prodotta nei nostri territori fugga all’estero e non contribuisca a rilanciare il consumo interno”. Lo dichiara il deputato della Lega Nord Massimiliano Fedriga. Ci fa piacere, già noi in passato in una analisi dettagliata esponevamo le ragioni per le quali una eccessiva presenza di stranieri non sono certo un affare per il paese ospitante.
    Eurostat smentisce la Kyenge, gli immigrati non portano ricchezza - LaBissa.com

    Sartori contro Kyenge: "Lo ius soli da dementi, vuole la negritudine"
    Il politologo attacca di nuovo la proposta del ministro: "Aumenterebbe le file dei lavoratori sottopagati e la delinquenza per le strade"
    "Lo ius soli è un errore gravissimo".
    Chiara Sarra
    "Sarebbe un disastro in un paese con altissima disoccupazione. Aumenterebbe le file dei lavoratori sottopagati e la delinquenza per le strade", ha detto il politologo a La Zanzara su Radio 24, "La gente ormai ha paura ad uscire la sera e lei vuole favorire la negritudine come in Francia. Ma noi possiamo farne a meno". E ancora: per Sartori se lo ius soli entrasse in vigore "aggraverebbe tutti i nostri problemi". "Come idea è demente", aggiunge, "perché è dei paesi sottopopolati che vogliono nuova popolazione: sarebbe l’ultimo colpo per consentire l’accesso a tutti, migranti e clandestini".
    Il politologo - che già in passato aveva duramente criticato il ministro - se la prende anche con la sinistra italiana che "ha perso la sua ideologia e ha trovato come alternativa il terzomondismo, che è dannosissimo per il Paese. Io non sono mai stato di destra ma non sto con una sinistra che fa ministro la Kyenge". Poi rincara la dose: "Leggo che la Kyenge e la sua consigliera Livia Turco vogliono le quote riservate agli immigrati nella società. Siamo alla demenza. La Turco non sa niente di niente, e la Kyenge non è qualificata per questo incarico molto delicato. La Kyenge non sa cos’è l’integrazione, non sa niente di niente, vuole favorire la negritudine come in Francia, ma noi possiamo farne a meno".
    Sartori contro Kyenge: "Lo ius soli da dementi, vuole la negritudine" - IlGiornale.it

    Tubercolosi, aumentano i casi.
    La Asl: "A Milano è emergenza"
    Due studenti della Statale in ospedale e altri due in una scuola media in via Padova. "Siamo al di sopra della media nazionale, con 18,6 casi contro i 7,5 su 100mila abitanti", avvertono gli esperti. "L'arma più efficace che abbiamo è quella di fare controlli a tappeto"
    di LAURA ASNAGHI
    Tubercolosi, aumentano i casi. La Asl: "A Milano è emergenza" E' allarme Tbc alla facoltà di Scienze politiche dell'Università Statale di Milano. Due studenti sono finiti in ospedale e lì hanno scoperto di essere ammalati di tubercolosi. Stessa situazione in una scuola media in zona Città Studi. Anche qui si sono registrati due casi di Tbc e altri dieci studenti, risultati positivi al test della tubercolosi, sono stati sottoposti a profilassi a base di antibiotici per evitare che sviluppino la malattia. Gli esperti dell’Asl stanno tenendo sotto controllo la situazione sia in Statale sia nella scuola media.
    «Abbiamo effettuato complessivamente più di 400 test, coinvolgendo le persone che hanno avuto contatti diretti o indiretti con questi studenti — spiega Giorgio Ciconali, il responsabile dell’igiene e prevenzione all’Asl di Milano — I controlli sono ancora in corso ed è probabile che sottoporremo a verifiche molti altri studenti. La Tbc rappresenta una nuova emergenza sanitaria e quando si verificano casi come questi, l’arma più efficace che abbiamo è quella di fare controlli a tappeto per intercettare tutti coloro che sono stati contagiati e sottoporli a cure tempestive».
    Queste due vicende sono molto simili a quella che si era verificata nel 2011 alla scuola elementare Leonardo da Vinci, dove due bambini si sono ammalati di tubercolosi e quasi mille studenti vennero sottoposti al test della Tbc: 175 risultarono positivi e i casi di malattia salirono a 15. «Contro la Tbc non bisogna mai abbassare la guardia», ricorda Giorgio Besozzi, il presidente di ”Stop Tb Italia” e medico di spicco di Villa Marelli, il polo milanese per la lotta alla tubercolosi. Besozzi, assieme all’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, ha organizzato sera un concerto ai Magazzini Generali. Sul palco, fra gli altri, Enrico Ruggeri.
    «A Milano nel 2012 abbiamo avuto più di 400 casi di Tbc — spiega Besozzi — Siamo al di sopra della media nazionale, con 18,6 casi contro i 7,5 su 100mila abitanti. Il 72 per cento riguarda immigrati. Le epidemie in corso nelle scuole stanno a dimostrare come questa malattia non possa essere sottovalutata, ma affrontata con ogni mezzo. Sono fondamentali l’educazione sanitaria e l’informazione, e i finanziamenti ai servizi che si occupano di Tbc devono essere adeguati».
    Tubercolosi, aumentano i casi. La Asl: "A Milano è emergenza" - Milano - Repubblica.it

    Jesolo infestata: spacciatori dal Bangladesh
    JESOLO – Lungomare Sabbiadoro: ieri sera, tre poliziotti liberi dal servizio, intenti a fare jogging, notano ciò che comunemente sarebbe passato inosservato: due individui che, con fare sospetto, sembrava stessero prelevando o occultando qualcosa tra i cespugli di una siepe. I tre agenti, in tenuta sportiva, si avvicinano: uno dei due individui si insospettisce e, avvisato del pericolo l’altro, i due tentano insieme la fuga prendendo direzioni diverse. I poliziotti ne puntano uno; riescono a raggiungerlo in pochi metri, si qualificano e lo bloccano. Si stratta di un cittadino extracomunitario di 40 anni. Hossain Md Anwar, nato a Dhaka, in Bangladesh: stringe ancora fra le mani un involucro che risulterà contenere 14 grammi di marijuana.
    Il bangladese tenta allora di convincere i poliziotti che si tratta di sostanza stupefacente per suo uso personale ed esclusivo, che gli sarebbe servita per festeggiare il proprio compleanno: per essere più credibile mostra il suo permesso di soggiorno. Ma la fuga del complice ed il nervosismo mostrato dal giovane non convincono gli agenti: viene chiamata una volante sul posto. Un rapido controllo alla banca dati interforze evidenzia che Hossain è stato appena condannato per spaccio di sostanze stupefacenti (con sospensione condizionale della pena) cinque mesi prima dal Tribunale di Roma. Scatta la perquisizione, e , nelle tasche anteriori dei pantaloni del quarantenne, gli agenti trovano undici dosi di cocaina, avvolte in nylon termosaldato e 105 euro in banconote di piccolo taglio. Il cittadino bangladese tenta l’ultima chance: «Le stavo tenendo in tasca per conto del mio amico, che è fuggito», dice ai poliziotti ma viene arrestato e condotto al Commissariato di via Aquileia.
    Il pubblico ministero di turno ne ha disposto l’arresto per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata allo spaccio. Oggi il giudizio per direttissima in tribunale a Mestre.
    Spacciatore in spiaggia bloccato dai poliziotti podisti - Cronaca - la Nuova di Venezia

    Ladri sul balcone, il vicino lancia l'allarme e viene minacciato
    L'episodio è successo in via Benedetto Marcello. I responsabili, quattro georgiani, ora sono accusati anche di ricettazione in concorso e porto di armi e oggetti atti ad offendere
    Bologna- Avevano tentato di scassinare un appartamento di via Benedetto Marcello. E' per questo motivo che quattro georgiani sono stati arrestati dalla polizia di Bologna. L'episodio risale a sabato scorso alle 4 e mezza del mattino.
    A lanciare l'allarme è stato un vicino che ha visto due di loro tentare di entrare da un balcone e che è stato minacciato dai malviventi con un cacciavite. I responsabili sono stati bloccati poco dopo dalle volanti e arrestati per tentata rapina. Avevano nell’auto numerosi attrezzi da scasso
    I quattro sono stati in seguito accusati anche di ricettazione in concorso e porto di armi e oggetti atti ad offendere. Del gruppo solo uno, A.B. di 46 anni, ha precedenti e un permesso di soggiorno. Gli altri tre (G.G. di 27 anni, N.D. di 36 anni, e L.G. di 25) sono senza permesso di soggiorno ma incensurati. Per tutti e quattro la procura chiederà al gip la convalida dell’arresto. La Bmw sulla quale vaiggiavano, con targa tedesca, e è stata sottoposta a verifiche.
    Ladri sul balcone, il vicino lancia l'allarme e viene minacciato - il Resto del Carlino - Bologna

    “Sono immigrato, devi pagarmi se vuoi parcheggiare”: poliziotto preso a cinghiate da egiziano
    Roma – Gli ha prima chiesto i soldi per il parcheggio senza averne nessun diritto e una volta scoperto che era un poliziotto libero dal servizio lo ha minacciato dicendogli che gli avrebbe distrutto l’automobile appena posteggiata. E’ accaduto ieri sera in via del Porto Fluviale in zona Ostiense. Quando l’agente di Polizia ha parcheggiato l’autovettura ed è sceso, si è visto avvicinare da un uomo che, improvvisatosi parcheggiatore, gli ha chiesto dei soldi per il posteggio dell’auto. L’agente, qualificatosi con l’esibizione del tesserino di appartenenza, gli ha chiesto di esibire i documenti di identificazione ma l’altro non ha affatto desistito dalle sue intenzioni ed ha iniziato a minacciarlo dicendo che se non avesse pagato gli avrebbe danneggiato l’autovettura.
    Vista la situazione, l’agente ha così telefonato al 113 chiedendo l’invio di una pattuglia in ausilio. L’uomo, accortosi di quanto stava accadendo, si è sfilato la cintura dei pantaloni ed ha provato a colpire il poliziotto. L’agente ha schivato il colpo e l’altro, dopo aver raccolto una bottiglia di vetro da terra gliel’ha lanciata contro. Quando sono arrivati sul posto anche gli Agenti del Commissariato Trastevere lo straniero è stato bloccato e accompagnato presso gli Uffici del Commissariato San Paolo.L’uomo, identificato in un cittadino egiziano di 32 anni, è stato arrestato per tentata estorsione.
    Ostiense: poliziotto minacciato dal parcheggiatore abusivo in via del Porto Fluviale

    Rapine ai caselli autostradali, arrestati tre romeni
    Con il volto coperto e armati di piccone e accette erano riusciti a impossessarsi di 4.500 euro. Modalità molto simili a quelle della rapina messa a segno al casello di Mosciano Sant’Angelo
    MOSCIANO SANT’ANGELO. La polizia stradale del compartimento di Bologna e Milano ha arrestato tre romeni ritenendoli responsabili di 28 rapine ai caselli autostradali italiani. I tre, Eugen Popescu di 28 anni, Ion Panescu di 40 e Adrian Iacob Dumitrescu di 27, sono stati fermati a Forlì – mentre stavano facendo colazione – dopo essersi resi protagonisti di una rapina notturna al casello di Lugo sulla A14 bis. Con il volto coperto e armati di piccone e accette erano riusciti a impossessarsi di 4.500 euro. Modalità molto simili a quelle della rapina messa a segno mercoledì notte al casello di Mosciano Sant’Angelo.
    Anche in questo caso, gli uomini sono entrati in azione con il volto coperto, armati di bastoni e picconi. E, minacciando il casellante, sono riusciti a farsi consegnare circa tremila euro. Accertamenti verranno condotti per stabilire se questo colpo sia da imputare ai rumeni che, secondo la polizia, fanno parte di una banda di 4-5 persone. Tutti pregiudicati e con base tra Milano e Monza, protagoniste di una serie di colpi in diversi caselli delle autostrade di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Abruzzo.
    La prima rapina risale al 20 aprile scorso al casello di Bergamo, sulla A4: da lì in poi 27 colpi per un importo complessivo di circa 200mila euro.
    Rapine ai caselli autostradali, arrestati tre romeni - Cronaca - Il Centro

    Svuotacarceri: romeno recidivo entra ed esce dal carcere
    VICENZA. Di nuovo lui. I poliziotti non hanno nemmeno bisogno di chiedergli più i documenti. Lo hanno fermato così tante volte negli ultimi giorni che, ormai, conoscono a memoria tutti i suoi dati: nome, cognome, data di nascita, nazionalità e, soprattutto, precedenti. Nicolae Nicula, romeno di 28 anni, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di furto aggravato. Di nuovo un colpo al market? No, questa volta ha messo le mani su una bicicletta. Portato in carcere, nella giornata di oggi dovrà presentarsi davanti al giudice Pesenti per il processo per direttissima.
    L’ALLARME. Sono le 3.15 quando un residente in corso Padova viene svegliato da un forte rumore. Va alla finestra a controllare e vede un uomo che scuote con forza una grondaia, tanto che pensa a un furto di rame. In realtà l’obiettivo era la bicicletta che il proprietario, con la catena, aveva fissato appunto alla grondaia. Pochi minuti dopo intervengono i poliziotti e bloccano il romeno mentre cerca di scappare via, pedalando più veloce che può. Bici sotto sequestro e arresto. Perché questa volta non se la cava con la solita denuncia, come era successo solo il giorno prima.
    I PRECEDENTI. Lunedì, infatti, Nicula è stato indagato con l’accusa di aver messo a segno, venerdì pomeriggio, un colpo al Prix di Torri di Quartesolo. Il dipendente ha raccontato alla polizia di aver visto entrare due uomini nel pomeriggio: mentre uno cercava di distrarlo, pagando una lattina di birra e facendo un po’ di confusione alla cassa, l’altro riempiva a gran velocità una borsa di liquori e generi alimentari. Non è un caso che la vittima li abbia riconosciuti e dunque denunciati. Tornato a casa dopo il lavoro, l’uomo aveva aperto il Giornale di Vicenza e, sorpresa, aveva visto le foto dei due.
    Il Giornale di Vicenza.it - dalla home

    Roma, scontri etnici: immigrati contro italiani con bastoni e mazze ferrate
    Una mega rissa in strada con bastoni e mazze di ferro. E’ quanto accaduto la scorsa notta in piazza Indipendenza, in pieno centro a Zagarolo. Protagonisti della zuffa un gruppo di stranieri di origine albanese e alcuni giovani del posto, tra cui numerosi minori. Complici i fumi dell’alcol i due gruppetti si sono prima insultati, davanti a decine di persone, sono poi passati alle vie di fatto colpendosi ripetutamente con calci e pugni.
    Durante la mega rissa sono spuntati fuori bottiglie, bastoni e mazze ferrate. Grazie al pronto intervento di alcune pattuglie dei carabinieri, chiamati dai passanti, giunte da Zagarolo e dal nucleo radiomobile di Palestrina si è evitato il peggio. All’arrivo dei militari il fuggi-fuggi è stato immediato, sono stati comunque individuati alcuni dei partecipanti e arrestati due cittadini albanesi per il reato di rissa e lesioni aggravate.
    Sequestrati anche numerosi oggetti atti ad offendere, come una lunga mazza ferrata usata per colpire, bottiglie rotte e grossi sassi. Diversi i feriti e i contusi, medicati sul posto e in ospedale, tra questi anche i due albanesi fermati, di 21 e 24 anni. Un giovane di 16 anni del posto è dovuto ricorrere al pronto soccorso di Palestrina per essere medicato per la gravi ferite riportate alla testa nella rissa.
    Zagarolo: rissa in piazza Indipendenza tra italiani ed albanesi

    Turiste pestate e rapinate da nordafricani, è l’integrazione
    A CESENATICO un sabato sera di divertimento si è trasformato in un incubo per due turiste 25enni. Il fatto è accaduto in una casa vacanza nella zona di Ponente, dove attorno alle due di notte, dopo aver trascorso una bella serata nel centro di Cesenatico, le due ragazze sono rientrate nella struttura che le ha ospitate.
    IMPROVVISAMENTE due giovani nord africani si sono avvicinati ed hanno iniziato a dialogare; sembra un normale approccio, invece la situazione dopo qualche minuto è degenerata. Mentre una delle due turiste si allontanava per appoggiare una borsa, l’altra è stata aggredita fisicamente da uno dei due ragazzi, che l’ha afferrata e buttata a terra, poi l’altro nordafricano le ha sferrato un calcio e le ha rubato un iPhone 5 dall’interno della sua borsa, che da poco aveva acquistato. I due malviventi erano molto determinati e non si sono lasciati prendere da alcun rimorso davanti alle urla terrorizzate delle due 25enni. Una volta raggiunto il loro vero obiettivo, i due rapinatori sono fuggiti, uno in sella ad una bicicletta e l’altro a piedi per le vie nella zona mare di Ponente.
    LA RAPINA è stata denunciata dettagliatamente alla caserma dei carabinieri di Cesenatico, dove sono scattate immediatamente le indagini ed in poche ore è stata costruita la dinamica dell’aggressione. I carabinieri, grazie anche alla collaborazione di alcuni cittadini ed alle immagini riprese dalle telecamere installate all’interno della struttura ricettiva, sono riusciti a risalire all’identità dei due rapinatori, i quali sono stati rintracciati all’interno di un campeggio della zona. La successiva perquisizione del bungalow affittato dai due nordafricani ha poi consentito di recuperare il telefono rubato, che a quel punto è stato consegnato dai rapinatori, i quali sono stati poi individuati con certezza dalle due vittime e da altre persone che avevano notato il loro abbigliamento indossato. A quel punto sono scattate le manette nei confronti di Badr Ezetame, un marocchino di 19 anni residente in un comune della Lombardia e già noto alle forze dell’ordine per numerosi precedenti. Deve rispondere di rapina aggravata in concorso e tuttora è rinchiuso in una cella del carcere di Forlì.
    La vacanza diventa un incubo Turiste aggredite e rapinate - il Resto del Carlino - Cesena

    L’immigrazione danneggia il turismo e distrugge l’immagine dell’Italia nel mondo.
    Jesolo, comandante vigili scrive al prefetto: “Immigrati troppo violenti”. Situazione allarmante.
    Extracomunitari troppo violenti, il comandante della polizia scrive al prefetto. Nei giorni scorsi si sono moltiplicati gli interventi degli agenti, coordinati dal comandante Claudio Vanin. In un solo giorno sono arrivati a sequestrare fino a oltre ventimila pezzi, tra borse, orologi, indumenti e altro materiale contraffatto. Quest’anno, poi, la polizia locale ha intensificato molto la lotta alle vendite abusive sulla spiaggia e alla contraffazione, tanto che gli agenti sono arrivati quasi alle fonti di approvvigionamento, verso gli autobus dell’entroterra in cui salgono i venditori con i loro borsoni.
    Negli autobus ci sono stati molti scontri. Per non parlare sulle spiagge, dove ormai i venditori non accettano più il sequestro della merce e reagiscono puntualmente. I momenti di tensione non sono mancati, e anche gli scontri. In già due occasioni ci sono stati agenti feriti e anche il comandante è stato aggredito fisicamente sull’arenile. Una situazione che potrebbe degenerare. Pare che alcune etnie rifiutino i controlli e i sequestri nel modo più assoluto. Si sono organizzati, uniti per affrontare gli agenti e respingerli. Spesso sono uomini corpulenti, determinati a difendere il territorio in una sorta di ribellione contro chi impedisce loro di lavorare. Ecco il perché di questa lettera al prefetto che vuole fare presente la difficile situazione in cui le forze di polizia sono costrette a lavorare al lido di Jesolo invaso dai venditori.
    Una piaga che continua a perseguitare il litorale, ormai da un decennio in modo grave. I turisti chiedono tranquillità. È vero che molti si divertono ad acquistare borse e occhiali falsamente griffati, ma la maggior parte non vuole essere importunata sulla spiaggia da centinaia di venditori vanno su e giù tutto il giorno.
    Nonostante i controlli, anche con gli steward della Federconsorzi, abbondano ancora i venditori abusivi, che spesso eleggono la passeggiata a mare, territorio quasi franco perché oltre le concessioni, a loro bancarella.
    Di fronte gli hotel Carlton e palazzo Semiramis, nella zona tra piazza Milano e Torino, sono stati segnalate dai bagnanti almeno una quindicina di persone, tutti extracomunitari, senza contare le loro donne, intenti a esibire la merce. «Non si sa come facciano», protestano i bagnanti, «perché non vendono nulla, o quasi. La cosa che dà più fastidio è la loro arroganza e le persone hanno timore, soprattutto donne e bambini ,di passare vicino a loro. Nessuno che si occupi di sorverglianza fa nulla per cercare di mandarli via, anzi si fermano a scherzare e ridere assieme. Questa è la situazione e poi ci lamentiamo che il turismo e in crisi».
    Venditori abusivi violenti e pericolosi Lettera al prefetto - Cronaca - la Nuova di Venezia

    Bergamo: rissa tra immigrati, dottoressa accorre e viene investita e uccisa dagli aggressori
    (AGI) - Milano, 9 set. - Due persone sono morte e sei sono rimaste ferite, in seguito a un 'incidente' stradale, ieri sera, poco prima delle 23, a Chiuduno, nella bergamasca.
    Secondo le prime informazioni, si e' trattato di un investimento 'voluto'. Le persone coinvolte, tutti immigrati, precedentemente avevano avuto una rissa, e alcune erano in stato di ubriachezza. La rissa sarebbe poi degenerata. E un uomo, gia' fermato e portato in caserma, si sarebbe messo alla guida della sua auto e avrebbe travolto un uomo e una donna uccidendoli. Le due persone morte, secondo quanto si apprende sono state investite intenzionalmente da un'auto. E altre due sono rimaste gravemente ferite. Le vittime sono Eleonora Cantamessa, 44 anni, ginecologa di Trescore Balneario (Bg) che lavorava alla clinica Sant'Anna di Brescia, e un immigrato indiano. E' successo tutto nella tarda serata di ieri con quello che pare un regolamento di conti fra immigrati indiani o pakistani. Questa la dinamica accertata: quattro di loro su una Volkswagen Golf ne hanno bloccato altri due che erano su un'Audi scura, e, armati di spranghe, hanno colpito prima la vettura, poi il conducente e il passeggero. Uno dei due e' morto. In pochi minuti sul posto si sono fermate diverse persone. La dottoressa, che passava in auto, si e' fermata per soccorrere i due aggrediti. Ma a questo punto la Golf e' ritornata indietro a grande velocita' piombando sul gruppo di persone, ha investito e ucciso il medico, e ferendo gravemente almeno altre due persone.
    Ultime Notizie Online | Agenzia Giornalistica Italia | AGI

    Foce, rissa con tronchesi, ferito un vigile
    Alla Foce rissa tra due giovani stranieri Alla Foce rissa tra due giovani stranieri
    Genova - Lite per del formaggio rubato tra due giovani stranieri di cui uno armato di un tronchesino e l’altro, pare, di un’antenna telescopica. Per fermarli, è intervenuto un vigile urbano, che nella colluttazione è rimasto ferito lievemente.
    È successo alla Foce in pieno pomeriggio. Entrambi sono rimasti feriti e trasportati all’Ospedale Galliera. Uno dei due, è peggiorato e in codice rosso è stato trasferito al San Martino.
    Foce, rissa con tronchesi ferito un vigile | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Genocidio culturale alla francese. Il piano.
    Max Ferrari
    C’è la prova! Sappiamo tutti, da anni, cosa ha in mente la sinistra e quali siano le vere ragioni che la spingono a propagandare l’immigrazione-colonizzazione, ma oggi c’è un delirante documento ufficiale del governo francese che ci spiega nei dettagli cos’hanno in mente: una sorta di genocidio culturale minuziosamente illustrato dal “rapporto sulla integrazione” pubblicato sul sito del Primo Ministro, Jean Marc Ayrault.
    Tutto ruota sul folle principio secondo cui chiedere agli stranieri di integrarsi non è giusto perchè non è giusto considerare cultura e identità del paese ospitante più importanti delle culture degli immigrati e quindi occorre “riconoscere tutte le migrazioni come costitutive della nazione”. Si introduce il concetto di “identità multipla” secondo cui i Galli e i Franchi avrebbero, per la Francia e per la sua identità, la stessa importanza dei Rom e dei Bantu. La pretesa, dichiarata per iscritto, è quella di riscrivere la storia “parlando dei movimenti di popolazione per via dello schiavismo, le colonizzazioni, la decolonizzazione, le immigrazioni, i rifugiati, i movimenti dei Rom e gli arrivi dovuti alle primavere arabe”. Siamo già alla follia, ma è solo l’inizio.
    I “geni” pagati dal governo infatti osano quello che in Francia nessuno avrebbe mai osato e attaccano nientemeno che la lingua francese spiegando che “bisognerebbe valorizzare l’insegnamento dell’arabo introducendolo nelle scuole migliori e nei licei”. Dalle scuole secondarie comunque si potrà offrire anche un corso di lingue africane come “il bambara, il dioula, il lingala o lo swahili”. No, non è uno scherzo.
    La Francia -suggerisce inoltre il documento- dovrebbe assumere “la dimensione arabo-orientale così come quella afro-antillese della sua identità e uscire finalmente dalla sua attitudine postcoloniale” e forse proprio per tuffarsi più facilmente in questa nuova atmosfera arabeggiante si suggerisce “la soppressione delle disposizioni scolastiche discriminatorie che vietano di portare il velo e quelle che impediscono alle mamme velate di accompagnare i figli all’entrata della scuola”.
    Con due righe si smonta dunque la pretesa e tanto decantata laicità francese e poi si va all’attacco spiegando che per favorire la convivenza bisognerà rivedere tutti i registri lessicali usati dalle istituzioni e dai mediaper impedire che si descrivano le persone e quindi bisognerà vietare a tv e giornali di menzionare la nazionalità, l’origine, l’appartenenza etnica, il colore della pelle, la religione o la cultura dei soggetti protagonisti delle vicende di cronaca e, per essere sicuri che i giornalisti obbediscano, si consiglia di approntare un apposito delitto di “molestia razziale” e la creazione di una speciale corte che garantisca i diritti degli immigrati.
    Addio anche alla libertà di stampa dunque, ma siamo solo a metà dell’opera. Sul piano sociale infattti si ritiene necessario riconoscere il carattere discriminante di alcune prestazioni (come i sussidi agli anziani) che vengono riconosciuti solo a chi risiede da almeno 5 anni e favorire invece l’automaticità per tutti all’accesso alle prestazioni. A questa bella idea si aggiunge a ruota quella di sopprimere la necessità di possedere la cittadinanza per accedere ad un impiego pubblico e la creazione di maggiori garanzie in materia di ordine pubblico che obblighino le forze di polizia a fornire una motivazione esplicita per giustificare ispezioni e controlli. Tradotto significa che nelle banlieus ribelli la polizia passerà ancor più velocemente in auto “disturbando” il meno possibile e la gestione della legge sarà delegata ad altri: città nelle città, dunque…zone franche, califfati indipendenti. E già che ci siamo, infatti, si consiglia caldamente di spingere i comuni a dare nuovi nomi “inclusivi” a strade, piazze e luoghi pubblici che richiamino la storia delle migrazioni”.
    Finita? No, c’è la ciliegina sulla torta: “la storia insegnata a scuola descrive come grandi uomini personaggi che per la maggior parte sono bianchi ed eterosessuali”. E allora? Andrà risistemata per seguire l’evoluzione della società…
    Una vera follia che il Primo Ministro ha definito un lavoro di gran qualità, ma ha scatenato l’ira di Marine Le Pen che ha definito il report una “dichiarazione di guerra alla Francia repubblicana, alla sua storia, alla sua cultura” e ha denunciato i metodi totalitari del governo che nemmeno Stalin forse avrebbe osato utilizzare. D’altra parte, aggiunge la leader del Fronte, questa folle iniziativa ha il merito di mettere alla luce i piani che la sinistra di governo ha in serbo per la Francia.
    “Il loro progetto è una forzata sottomissione all’immigrazione e una diluizione della cultura francese ed è legato al progetto elettorale mirante ad attirare il voto di origine straniera per sostituire quello degli operai francesi che non votano più a sinistra”.
    Hollande, che di fronte ad una sollevazione di sdegno popolare ha incredibilmente spiegato di non aver mai saputo nulla della ricerca pubblicata sul sito ufficiale del suo Premier, ha accusato la Le Pen di strumentalizzazione e xenofobia, ma stavolta gli è andata male visto che addirittura Malika Sorel Sutter già membro dell’ Alto Consiglio per l’Integrazione ha detto che siamo di fronte ad un tentativo di “rieducazione di massa” con nuove forme di “polizia del pensiero” e che si tratta di un progetto “per sradicare il popolo francese”. Il resto d’Europa è avvisato.
    Genocidio culturale alla francese. Il piano. | Max Ferrari

    GIÙ I CALICI, SU IL BURQA! - A LONDRA UNA CASSIERA MUSULMANA SI RIFIUTA DI VENDERE CHAMPAGNE A UN CLIENTE - DONNE ISLAMICHE COPERTE DALLA TESTA AI PIEDI VOGLIONO PIÙ SHARIA E ZERO ALCOOL
    I responsabili di Marks & Spencer, la catena dove lavora la cassiera musulmana, si sono scusati e l’hanno trasferita in un altro reparto, visto che la religione le impedisce di consumare e di distribuire alcol - Nel Regno Unito vengono a galla le tensioni con i 2,7 milioni di musulmani…
    Fabio Cavalera per il "Corriere della Sera"
    Heather Playdon si definisce cliente storica di Marks & Spencer perché sono la «quintessenza della britannicità». Però ha giurato, dopo anni, di spesa e di shopping appassionati e quotidiani di disertare i suoi fidati grandi magazzini. E non è l'unica. Anzi sono migliaia quelli che se la sono presa con Marks & Spencer fino al punto di invocare il boicottaggio di uno dei «sancta sanctorum» del retail nel Regno Unito, un colosso fondato nel lontano 1884 capace di produrre oggi un miliardo di profitti.
    Bel problema quello che da qualche settimana sta venendo fuori: l'ultima scintilla è la lettera di un signore che tre giorni fa ha scritto al quotidiano Daily Telegraph e ha raccontato la sua avventura. In sintesi: si è avvicinato con una bottiglia di champagne alla cassa ma la ragazza con il velo, una ragazza islamica, si è rifiutata di battere lo scontrino e di completare l'operazione spiegando che la sua religione proibisce l'alcol e la carne di maiale. Non solo le proibisce di farne uso personale ma le proibisce di distribuirli. Dunque, niente. Il signore è rimasto sorpreso, «non mi era mai capitata una cosa del genere» e, rivolgendosi al quotidiano londinese, si è chiesto se sia mai giusto che nel Regno Unito, in un grande magazzino, si applichi le legge ispirata dal Corano.
    Ne è venuto fuori un caso. Si può ben parlare di rivolta di massa dei clienti di Marks & Spencer che hanno inondato i social network, a cominciare dalla pagina Facebook della stessa catena, per dire addio al vecchio caro gigante del commercio. Un fuoco di fila di bordate e di minacce (minacce di spostarsi alla concorrenza) che ha costretto Marks & Spencer a chiedere scusa: «Siamo dispiaciuti... il nostro è un business secolare, abbiamo politiche inclusive che accolgono tutte le fedi religiose ma nel caso specifico le nostre regole sono state disattese».
    Ovvero se un credente, un dipendente di forti convinzioni, ritiene di non potere trattare certi prodotti viene spostato ad altro settore in modo che non vi siano imbarazzi. Mai in cassa. Piuttosto al reparto abbigliamenti.
    Polemica chiusa e boicottaggio evitato? Mica tanto. La ragazza islamica è stata trasferita, col suo consenso, ma le uscite di alcuni membri della comunità di 2,7 milioni di musulmani, il 4,8 per cento della popolazione nel Regno Unito, stanno evidenziando non poche smagliature nel sistema di coabitazione e condivisione multiculturale. L'episodio del supermercato è solo una goccia.
    Non più tardi di dieci giorni fa a Brick Lane, una delle strade di nuova tendenza nell'East londinese, è accaduto che per la prima volta diverse donne con il volto nascosto dal niqab nero hanno manifestato contro i bar e i negozi che vendono alcol. Esponendo cartelli con la scritta «10 mila decessi ogni anno causati dall'alcol, la soluzione è l'Islam», hanno pubblicamente esternato la loro protesta.
    Vogliono che siano chiusi i locali con gli scaffali di vino, birra, whisky. Pretesa che naturalmente nessuno ha preso e prende in considerazione ma è un segnale. Non si era mai visto nella multietnica Londra un corteo di donne musulmane agitanti una loro rivendicazione, pacifica e religiosa, ma «provocatoria».
    Nell'ambito della popolazione musulmana c'è chi soffia sul fuoco. Predicatori dell'integralismo che incitano a seguire determinati stili di vita. E in certe situazioni che predicano la discriminazione e le segregazione del sesso femminile. Accade in certe università, ad esempio alla University of London, dove le conferenze organizzate dalle società di studenti islamici prevedono settori separati per ragazzi e ragazze.
    Le segnalazioni sono numerose e il premier in persona è dovuto intervenire per ammonire le autorità accademiche a non consentire «divisioni di genere». Dal supermercato agli atenei, che chi insiste affinché la legge della sharia prevalga sul diritto anglosassone. Non è un fenomeno da sottovalutare.





    BABBO NATALE, NERO O BIANCO? – DOPO LE PAROLE DI UNA CONDUTTRICE DI FOX NEWS “BAMBINI, SANTA CLAUS È BIANCO” IN AMERICA SCOPPIANO LE POLEMICHE POLITICALLY CORRECT
    Guerra culturale in America sul colore della pelle di Babbo Natale (e in subordine su quello di Gesù) – E alla conduttrice risponde il Washington Post che sottolinea il “disagio dei bambini di colore che vedono raffigurate le icone del Natale – Gesù bambino e Babbo Natale come bianchi”…
    Francesco Semprini per "la Stampa"
    Un bianco Natale impone un altrettanto bianco Babbo Natale, e un bianco Gesù Bambino. Almeno secondo Megyn Kelly, bionda e bianchissima conduttrice di Fox News, che nel corso di uno dei notiziari in onda la scorsa settimana ha rivolto un saluto particolare alle famiglie americane con tanto di candido augurio in vista delle feste.
    «Vorrei comunque rassicurare tutti i bambini che ci stanno seguendo da casa - ha spiegato - Santa Claus è bianco e anche se ci sono persone convinte che ce ne potrebbe essere uno nero, Santa è quello che è, ovvero bianco, ci tengo a che tutti voi lo abbiate chiaro in mente».
    Le affermazioni sono rimbalzate in tutto il Paese provocando una levata di scudi da un parte, un coro di consensi dall'altra, tutt'altro che in sintonia col clima di serenità e di conciliazione che dovrebbero essere tipici del Natale. Negli Stati Uniti del primo presidente afro-americano, si discute del colore della pelle dell'icona natalizia nata dal genio di Norman Rockwell, nella quale milioni di bimbi confidano per trovare sotto l'albero il dono sperato per un anno intero.
    E così Santa Claus - perché una cosa è sicura, il pacioso pensionato vestito di rosso e con la barba candida si chiama diversamente a seconda di lingua e Paesi - si trova ad essere causa scatenante di una «guerra culturale».
    Ad amplificare lo scontro natalizio è stato un incidente in una scuola del New Mexico, la Cleveland High School di Rio Rancho, 24 chilometri a nord di Albuquerque, dove a una classe intera è stato suggerito di vestirsi da Babbo Natale, renna o elfo nei giorni delle feste. Quando però Christoph Rougier, studente di origini afro-americane, è arrivato a scuola nei panni di Santa Claus, l'insegnante l'ha rimproverato: «Perché conciarti così, non lo sai che Babbo Natale è bianco?». Un comportamento considerato riprovevole dalla direzione dell'istituto che ha immediatamente adottato un'azione disciplinare nei confronti del docente sospeso dall'insegnamento.
    Megyn Kelly è volto noto di Fox News, la tv di orientamento conservatore cha fa capo al gruppo di Rupert Murdoch. A causare l'irritazione della conduttrice, nota per le posizioni critiche nei confronti dell'amministrazione Obama, era stata la provocazione lanciata sul sito Slate della commentatrice nera Aisha Haris, secondo cui Babbo Natale non poteva essere più bianco, o quanto meno non solo bianco, e che nel dubbio Santa Claus doveva essere sostituito con un simbolo più inclusivo del Natale, «per esempio un pinguino».
    «È un dato di fatto verificabile che Santa Claus è bianco», ha ribadito più volte Kelly spingendosi oltre, e non contenta di aver chiamato in causa Babbo Natale ha tirato in ballo la religione. «Solo perché qualcuno non si sente a suo agio con questa realtà non è detto che bisogna cambiarla. Anche Gesù era un uomo bianco. È un personaggio storico e quindi si tratta di fatti che sono verificabili facilmente, così come lo è per Santa Claus - ha ribadito la presentatrice di Fox - vorrei solo che i bambini lo avessero chiaro in mente».
    Ed è forse il fatto di essersi rivolta ai più piccoli, il motivo di maggiore polemica da parte dei critici che lo hanno interpretato come una sorta di indottrinamento delle menti più plasmabili perpetrato utilizzando una delle cannoniere mediatiche più potenti del Paese.
    La columnist Kathleen Parker che sul Washington Post ha ricordato il disagio che tanti bambini neri provano quando vedono le icone del Natale, Gesù Bambino e Santa Claus, raffigurate come persone bianche. «In un Paese dove la demografia cambia, un Paese che ha eletto un presidente di colore, dovrebbe esserne adeguato rivederne l'immagine come già accaduto in passato».
    Gli oppositori della dottrina «evoluzionista» sostengono invece che alle sue origini Babbo Natale non era l'iconica figura popolarizzata negli anni Trenta da una pubblicità della Coca Cola. I Babbo Gelo nordici erano allampanate figure dalle orecchie da elfo. La Kelly ha tentato di smorzare le polemiche spiegando in una nota che la sua era «una chiacchiera e nulla più», ma ha anche sottolineato quanto la questione razziale sia accesa negli Usa e Fox divenga un obiettivo di facile attacco.







    Sartori demolisce Kyenge-Boldrini: incompetenti, raccomandate e piazzate da poteri occulti
    Giovanni Sartori, noto politologo di fama internazionale, si scaglia nuovamente sul Corriere della Sera contro il ministro congolese Kyenge, che con la scusa dell’integrazione vuole sostituire etnicamente gli italiani con giovani immigrati. Viene definita incompetente e inadeguata rispetto all’incarico che svolge. Duri attacchi anche contro il presidente della Camera Laura Boldrini, la paladina degli immigrati clandestini e dei gay. Colei che partecipa alle sfilate di omosessuali eccitati che si baciano seminudi in pubblico e che al tempo stesso plaude alla chiusura di innocenti programmi come miss Italia, viene definita da Sartori come una raccomandata. Ecco una parte dell’editoriale:
    “Ho già avuto occasione di scrivere che il governo Letta è il più scombinato, in fatto di competenze e di incompetenze, della nostra storia. Nullità che diventano ministri, brave persone messe al posto sbagliato. Eppure Letta è del mestiere, conosce bene il mondo politico nel quale vive. Chi gli ha imposto, allora, una donna (nera, bianca o gialla non fa nessunissima differenza) specializzata in oculistica all’Università di Modena per il delicatissimo dicastero della «integrazione»? Lei, Kyenge, si batte per un ius soli (la cittadinanza a tutti coloro che sono nati in Italia) mentre il suo ministero si dovrebbe occupare di «integrazione». E non sa, a quanto pare, che l’integrazione non ha niente a che fare con il luogo di nascita: è una fusione che avviene, o anche non avviene, tra un popolo e un altro. Io ho scritto un libro per spiegare quali siano i requisiti di questa integrazione etico-politica (che non è integrazione di tutto o in tutto). Capisco che un’oculista non deve leggere (semmai deve mettere i suoi pazienti in condizioni di leggere). Ma cosa c’entra l’immigrazione e l’eventuale integrazione con le competenze di un’oculista? Ovviamente niente.
    È chiaro che la nostra brava ministra non ha il dovere di leggermi. Per fortuna ho però molti affezionati lettori, uno dei quali (che è un noto accademico), mi scrive così: «Vivo a Torino nel cuore multietnico della città. A due traverse di distanza ci sono i locali dei neri (sub sahariani) e quelli dei magrebini rigorosamente distinti, più uno di romeni, che assolutamente non si mischiano. Alla faccia della integrazione». In Inghilterra, in Francia, e anche nelle democrazie nordiche vi sono figli di immigrati addirittura di seconda generazione (tutti debitamente promossi a «cittadini» da tempo) che non si sentono per niente francesi o inglesi. Anzi. Allora a chi deve la sua immeritata posizione la nostra brava Kyenge Kashetu? Tra i tanti misteriosi misteri della politica italiana questo sarebbe davvero da scoprire.
    Un’altra raccomandata a quanto pare anch’essa di ferro (da chi?) è la presidente della Camera Boldrini. In questo caso le credenziali sono davvero irrisorie. Molta sicumera, molto presenzialismo femminista ma scarsa correttezza e anche presenza nel mestiere che dovrebbe fare.
    La prossima volta il presidente Napolitano ha già fatto sapere che se il governo Letta cadesse l’incarico di presidente del Consiglio verrebbe di nuovo conferito a lui. Spero che in questa eventualità Letta sia messo in grado di scegliere un buon governo di persone giuste al posto giusto. L’Italia si trova in una situazione economica gravissima con una disoccupazione giovanile senza precedenti. Non si può permettere governi combinati (o meglio scombinati) da misteriose raccomandazioni di misteriosissimi poteri. Siamo forse arrivati alla P3?”
    Che fossero espressione dei poteri occulti che vogliono, per interessi economici, destrutturare e indebolire la società attraverso immigrazione e demolizione della famiglia tradizionale, è un fatto evidente ma in pochi hanno il coraggio di dirlo. Sartori è uno di questi.
    Sartori demolisce Kyenge-Boldrini: incompetenti, raccomandate e piazzate da poteri occulti | VoxNews

    Se siamo cattivi gli immigrati stiano a casa loro
    La provocazione: gli immigrati non vengano in Italia. Sarebbe meglio per loro e per noi
    Vittorio Feltri
    Siamo maestri di autodenigrazione, salvo lamentarci se la stampa straniera, prendendo spunto da quella nazionale, ci piglia sul serio e ci reputa straccioni, corrotti e corruttori.
    Qualche tempo fa una delle famigerate carrette del mare colò a picco e noi - in particolare vari politici - ci flagellammo: dovevamo essere più pronti nei soccorsi, siamo colpevoli, che Dio ci perdoni. Si trascurò di considerare un fatto che dimostrava la nostra innocenza: il barcone, quando cominciò a essere in balia delle onde, si trovava nelle acque territoriali di Malta. Le autorità della Valletta si guardarono bene dall'intervenire. Nonostante questo, ci siamo addossati responsabilità che non avevamo. Recentemente - alcuni giorni fa - nuove polemiche a causa degli immigrati. A Lampedusa, un gruppo di poveracci arrivati nella nostra patria, spinti dall'illusione di abbandonare l'inferno e di conquistare il paradiso, sono stati denudati, condotti in un cortile delle strutture cosiddette di prima accoglienza e irrorati con un potente disinfettante. Sadismo degli inservienti? Disprezzo per i diseredati? Figuriamoci. Questa gente aveva la scabbia, malattia parassitaria caratterizzata da eritemi, che provoca un prurito irresistibile alle mani e ai polsi ed è assai contagiosa, basta un contatto superficiale per beccarsela. L'unico modo per debellarla è quello adottato dai «torturatori» dell'isola a sud della Sicilia. Via ogni indumento e avanti con gli spruzzi di sostanze idonee a neutralizzare il maledetto acaro. Non si poteva agire diversamente.
    L'episodio però ha suscitato scandalo e indignazione, incomprensibilmente. Nell'immediato dopoguerra dilagava la scabbia anche in Italia. Eravamo in miseria, malnutriti e forse sporchi: nel 60 per cento delle case non c'erano neppure i servizi igienici. Chi era stato infestato dal parassita veniva sottoposto allo stesso trattamento subito dagli extracomunitari in questione. Obbligato a sbiottarsi, offriva il suo corpo piagato all'infermiere affinché questi provvedesse a cospargerlo di un liquido acconcio. I malati non erano contenti di simile terapia, ma ben felici di poter guarire.
    Perché allora tanto chiasso attorno agli immigrati curati a Lampedusa con i sistemi descritti? Siamo in inverno, fa freddo, come si fa a trascinare all'esterno tanta gente e annaffiarla? Ciò effettivamente fa impressione, ma solo se non si tiene conto che nell'isola c'erano 18-19 gradi. Tant'è che non risultano casi di polmonite, bronchite o roba simile. D'altronde la scelta era fra tenersi la scabbia - con quel che comportava, compresa una diffusione incontrollabile della malattia - e l'accettazione di qualche spruzzo provvidenziale sull'epidermide. Chiunque sa che conviene patire un brivido per alcuni minuti che il tormento persistente cagionato dall'acaro.
    Non fosse stata sufficiente questa gratuita polemica, subito dopo ne è scoppiata una seconda altrettanto gratuita. L'accoglienza riservata ai migranti, secondo alcuni di essi e non pochi commentatori nostrani, merita di essere censurata e giustifica proteste clamorose. Anche qui abbiamo da obiettare. Non è facile ospitare a Lampedusa centinaia di persone che quotidianamente vi sbarcano in condizioni pietose. Si fa quel che si può. Ci si arrangia. Se una quantità sterminata di persone lascia il Terzo mondo per venire qui, ci sarà pure una ragione. Probabilmente, più che una ragione è una speranza. Quando tale speranza si rivela poi un abbaglio, c'è un solo rimedio: non la ribellione, ma la rinuncia a raggiungere la nostra terra. Se meno disperati optassero per l'Italia, meglio sarebbe per loro e per noi.
    Siamo brutti e cattivi? Stateci alla larga.
    Se siamo cattivi gli immigrati stiano a casa loro - IlGiornale.it

    Barletta: romeni lo aggrediscono e derubano in garage
    I carabinieri della Compagnia di Barletta hanno sottoposto a fermo d’indiziato di delitto un rumeno 23enne, con l’accusa di rapina aggravata in concorso.
    Lo straniero, ritenuto uno degli autori di un’aggressione a scopo di rapina subita da un 44enne del luogo, è stato rintracciato e tratto in arresto dai militari della locale Stazione e dell’Aliquota Operativa presso la locale stazione ferroviaria, verosimilmente prima di dileguarsi per ignota destinazione, su indicazione della stessa vittima, che lo aveva riconosciuto.
    Mercoledì scorso, infatti, in tarda serata, mentre il malcapitato si trovava all’interno del suo garage, ubicato in via Prascina, veniva aggredito da due individui che, prima di fuggire, s’impossessavano di un personal computer e di una bici elettrica.
    Nella circostanza la vittima, condotta presso il locale ospedale, veniva dimessa con una prognosi di 10 giorni per delle lesioni riportate al volto.
    Su disposizione della Procura della Repubblica di Trani, il rumeno è stato associato al carcere locale, in attesa dell’udienza di convalida del fermo.
    BARLETTA: AGGREDISCE E RAPINA 44ENNE IN GARAGE, ARRESTATO ROMENO 23ENNE DAI CC - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica

    Ius soli: gruppo di “nuovi italiani” deride e pesta ragazzino
    MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza) – Preso in giro, deriso e bersagliato di dispetti in autobus; aggredito e rapinato una volta sceso dal mezzo pubblico Ftv, in piazza Duomo a Montecchio Maggiore. E’ la terribile esperienza che ha vissuto mercoledì, attorno alle 14.30, un adolescente di 17 anni. Disturbato e picchiato dai tre giovani bulli: il marocchino Zakaria El Amine, il moldavo Nicolae Rasia Rusu, entrambi 18enni, e un tunisino 16enne. Questi hanno cominciato a prendere di mira la loro vittima una volta saliti in autobus.
    Il 17enne, infastidito, è sceso dopo qualche fermata ma non prima di aver recuperato il berrettino che aveva in testa e che il terzetto gli aveva rubato. Terzetto che lo ha poi raggiunto, scendendo alla stessa fermata. Lì il gruppetto ha spintonato il 17enne, lo ha preso a calci e pugni con ferocia e alleggerito del suo Ipod, dal quale stava ascoltando musica per cercare di ignorarli. La vittima, ancora sotto choc, ha avuto comunque la prontezza di chiamare il 112. Il tempestivo intervento dei carabinieri ha così permesso di individuare ed arrestare i bulli, già con precedenti. I 18enni sono finiti in carcere a Vicenza mentre il 16enne nella struttura minorile di Treviso.
    http://corrieredelveneto.corriere.it...94183185.shtml

    Genova, violenta minorenne per strada: arrestato tunisino di 24 anni
    Il 24enne ha tentato di darsi alla fuga, ma è stato identificato e arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata.
    Un ragazzo tunisino di 24 anni è stato arrestato dai carabinieri di Genova con l’accusa di sequestro di persona e violenza sessuale aggravata in seguito alla denuncia presentata da una ragazza genovese di 16 anni, in giro con gli amici e il suo fidanzato nel centro storico della città.
    La minorenne ha raccontato di aver discusso con il fidanzato e di essersi allontanata in un vicolo per pochi minuti. Lì sarebbe avvenuta la violenza sessuale, verificata poi dagli accertamenti ospedalieri a cui la giovanissima si è sottoposta poche ore dopo.
    Il giovane tunisino, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe sorpreso la ragazza nel vicolo e approfittando dell’assenza di passanti, ha abusato sessualmente di lei. Poi ha tentato di darsi alla fuga mentre la giovane dava l’allarme.
    Il 24enne è stato arrestato poco dopo e con lui è finito in manette anche suo cugino, accusato di resistenza e lesioni: ha cercato di ostacolare gli agenti di polizia durante il fermo del parente.
    Genova, violenta minorenne per strada: arrestato tunisino di 24 anni

    Roma: turisti assediati dagli immigrati
    Sono stati immortalati nelle loro gesta da una serie di immagini fotografiche. A rendere pubblico il ‘lavoro’ di una coppia di predoni in zona Colosseo un cittadino che nella giornata del 13 settembre ha facilitato il lavoro dei carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma, che in poco più di 4 ore hanno arrestato 5 persone che dovranno rispondere, rispettivamente, dei reati di tentato furto aggravato in concorso, furto con strappo in concorso e rapina.
    SCIPPI AL COLOSSEO - In due casi, i Carabinieri sono stati chiamati ad intervenire nei pressi dell’anfiteatro Flavio: a finire in manette una coppia, lei 21 e lui 24 anni, entrambi cittadini romeni, già vecchie conoscenze delle forze dell’ordine, che si erano mescolati tra la folla di turisti nei pressi del Colosseo per tentare di sfilare dalle loro tasche portafogli o quant’altro di valore. Un passante ha notato le loro “gesta”, li ha fotografati ed ha immediatamente contattato il “112”: i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma li hanno bloccati mentre stavano tentando di mettere a segno l’ennesimo colpo ai danni di una turista tedesca.
    SCIPPO IN VIA AGNESI - Poco dopo, gli stessi Carabinieri sono stati impegnati in via Gaetana Agnesi dove due cittadini iracheni di 30 e 40 anni, dopo aver distratto lungo la strada un cittadino statunitense di 72 anni, erano riusciti a strappargli dal polso una macchina fotografica digitale. Anche in questo caso determinante è stata la tempestiva segnalazione di un testimone che ha chiamato il “112” dei Carabinieri, consentendo un rapido intervento e il rintraccio dei due ladri.
    SCIPPO IN VIA DEL TRITONE - L’ultimo intervento dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile ha avuto come teatro via del Tritone. Qui, un cittadino del Bangladesh di 25 anni, dopo aver avvicinato una ragazza russa di 34 anni, le ha rubato un orecchino in oro e diamanti del valore di circa 1.000 euro, dandosela poi a gambe levate. Il ladro è stato rincorso dal marito della vittima mentre alcuni passanti hanno chiesto aiuto al “112”. La fuga del rapinatore è durata poco perché il turista russo è riuscito a bloccarlo dopo alcune centinaia di metri. Il malvivente è stato poi consegnato ai militari nel frattempo intervenuti sul posto. Tutti gli arrestati sono stati trattenuti in caserma in attesa di essere sottoposti al rito direttissimo.
    Scippi dei turisti al Colosseo: arrestate 5 persone

    Permesso di soggiorno con frode agli esami: arresti a Vicenza ed in tutto il Nord
    16 immigrati sono stati arrestati in varie operazioni dai carabinieri di Peschiera del Garda perchè sostenevano gli esami di italiano al posto di connazionali. I militari si erano sostituiti agli insegnanti
    Giulia Guidi
    Operazione "Carte false" per la cittadinanza: controlli a tappeto su rapporti e dichiarazioni
    Vicenza multietnica, uno su dieci è straniero: in Veneto aumento del 198%
    Arresti a Vicenza, Peschiera, ma anche in Emilia Romagna: 16 persone, delle più disparate nazionalità, sono finite in manette perchè falsificavano documenti identificativi o si sostituivano a connazionali per sostenere al loro posto gli esami di lingua italiana, prova obbligatoria per ottenere il permesso di soggiorno per lunghi periodi.
    I militari parlano di un vero e proprio sodalizio criminale e gli arresti sono avvenuti in varie operazioni da parte del comando di Peschiera del Garda, Verona. Sostituendosi agli insegnati della commissione di valutazione dei centri territoriali abilitati alla valutazione dei test di conoscenza della lingua italiana, i carabinieri hanno scoperto il 'trucchetto'. Il compenso per il 'favore' variava tra i 300 e i 500 euro.
    In una circostanza, di fronte al carabiniere/esaminatore, si è presentato un ragazzo di origine ghanese dell'età di 20 anni, con un documento di un aspirante di 39 anni. Il fenomeno sembra possa interessare anche altre provincie del Veneto e l'Arma non esclude sia esteso anche in tutta Italia.
    Esami di Italiano per stranieri: arresti per frode

    Siena: gang multietnica massacra 89enne, lasciato morire agonizzante
    La morte di un 89enne che era parsa in un primo momento dovuta a cause naturali è stata invece conseguenza di una rapina compiuta da un quartetto di giovani, uno dei quali minorenni, tutti arrestati dai Carabinieri di Siena. E’ successo a Chiusi. I quattro, a volto coperto e armati di una scacciacani, hanno fatto irruzione in casa dell’anziano immobilizzandolo e picchiandolo per poi fuggire con 200 euro, spesi in un locale nel fine settimana.
    A trovare il cadavere era stato un nipote dell’anziano. Secondo quanto appurato dalle indagini quando i giovani hanno concluso il loro violento raid l’uomo era ancora vivo, lasciato agonizzante a terra dai suoi aggressori. I quattro sono tutti residenti nella zona: un 23enne ed un 21enne originari della provincia di Foggia, un 24enne nato in Costa d’Avorio ed un diciassettenne. I primi tre sono in carcere, il quarto affidato alla struttura fiorentina di custodia di minori. I carabinieri sono riusciti a prenderli mentre stavano preparandosi ad allontanarsi dal Senese.
    Siena, baby gang picchia a morte un anziano per rubargli 200 euro: arrestati - Cronaca - Tgcom24

    L’integrazione avanza. Ecco chi sono gli immigrati e chi frequenta gli immigrati. Ecco dove l’integrazione funziona: nel crimine. La Kyenge ha detto qualche giorno fa, durante la ‘foto opportunity con i milionari di Prandelli, che ‘il paese deve diventare come la nazionale’: questa banda ha seguito i suoi consigli.
    Ex bodyguard picchia e rapina tre persone
    di Mario Robusti
    I carabinieri hanno arrestato un uomo di 36 anni che il 13 luglio ha aggredito due ragazze e un giovane peruviano in piazzale Pablo, rubando loro 1500 euro
    PARMA - Un ex buttafuori di origini cubane è stato arrestato dai carabinieri di Parma per rapina. L'uomo - M.A.M.M. di 36 anni che saltuariamente ha lavorato in un locale di via Emilia Ovest - ha aggredito tre ragazzi peruviani nella prima mattina del 13 luglio in piazzale Pablo. I tre - un giovane e due ragazze - avevano passato la serata in discoteca ed erano diretti a casa dopo aver prelevato i soldi per pagare l'affitto. In tasca avevano quindi 1500 euro. L'ex guardia del corpo, secondo i primi riscontri, ha visto le ragazze in auto e ha cercato di entrare nell'abitacolo. Con notevole prontezza di riflessi però le due peruviane hanno chiuso le serrature e hanno iniziato a chiamare aiuto. La forza dell'uomo - un colosso di due metri per quasi 100 chili - stava facendo saltare i cardini della portiera, quando dalla panetteria del piazzale è uscito il proprietario dell'auto. A quel punto la furia del cubano si è rivolta contro di lui: l'aggressore ha sbattuto a terra il peruviano e gli ha strappato dalla tasca il portafogli con i soldi, scappando. I ragazzi hanno quindi fatto denuncia e le indagini dei Carabinieri hanno permesso al Pm Amara di chiedere la misura cautelare della custodia in carcere, approvata dal giudice del tribunale. Così i militari sono andati a prendere il cubano rapinatore nell'abitazione dove si trovava, in borgo Gazzola. Lì, con uno stratagemma, hanno fatto in modo che l'ex buttafuori andasse di sua spontanea volontà in caserma. Il timore era infatti quello di non riuscire a fermare una persona violenta e molto forte fisicamente, oltre che molto veloce. Il rapinatore cubano infatti da giovane faceva atletica, ed era un bravo corridore sui 400 metri. La sua corsa però si è fermata davanti alla richiesta di condanna per rapina e lesioni.
    Parmaonline | Ultime notizie da Parma - Ex bodyguard picchia e rapina tre persone

    Mafia cinese minacciava commercianti a Prato. 5 arresti
    Prato - Armati di fucile cercavano di imporre a negozianti l'acquisto di merce da propri "fornitori di fiducia" che avrebbero ceduto alimenti non controllati a caro prezzo, e la differenza rispetto al prezzo di mercato sarebbe finita in tasca agli estorsori. I Carabinieri di Prato hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti cittadini cinesi clandestini, accusati di estorsione. Il quintetto, secondo quanto accertato dalle indagini, avrebbe non solo minacciato, ma anche malmenato una coppia di coniugi cinesi che gestisce una pescheria nella "Chinatown" pratese per cercare di imporre loro l'acquisto di prodotti ittici di origine cinese, non controllati.
    La coppia ha reagito denunciando l'episodio e dando di fatto il via all'operazione.
    Mafia cinese minacciava commercianti a Prato. 5 arresti - OGGI NOTIZIE

    Risorse: senegalese insulta e minaccia barista con mazza da baseball
    Genova – Nella mattinata di ieri, i militari del Nucleo Radiomobile hanno denunciato in stato di libertà per ingiurie, minacce aggravate e porto ingiustificato di oggetti atti a offendere un senegalese Ousmane H. di 38 anni, con pregiudizi di polizia. L’uomo, dopo aver avuto un dissidio con il gestore di un bar in via Prè in centro storico, si è ripresentato poco dopo per insultarlo portandosi al seguito una mazza da baseball prelevata dalla propria abitazione.
    Lite in un bar di via Pré, un denunciato

    Genova multietnica: senegalese deruba e pesta uomo sull’autobus
    Genova - Scene da far west sull’autobus a Pegli. E’ successo verso le 6 del mattino. Un uomo stava viaggiando a bordo dell’autobus della linea 1 quando, chiusi gli occhi per alcuni minuti, si è svegliato di soprassalto accorgendosi che il passeggero seduto accanto a lui, e con il quale aveva scambiato qualche parola, gli stava frugando nelle tasche dei pantaloni dove custodiva il portafoglio.
    Immediata la reazione: il 48enne si è alzato urlando, ricevendo in cambio un pugno al volto ed alcuni calci dal malvivente che lo ha anche minacciato di morte. L’autista, accortosi di quando stava accadendo, ha prontamente fermato il mezzo e bloccato le uscite, contattando la polizia. Gli agenti giunti sul posto hanno arrestato il rapinatore, un cittadino senegalese di 40 anni con numerosi precedenti penali.
    Pegli, panico sul bus: tenta di rapinare il vicino poi lo prende a pugni, arrestato » Genova24.it

    Fa l’elemosina a immigrato: aggredito, pestato e derubato
    TREVISO – La sua generosità gli è costata cara. Pasquale Bianco, 86 anni, ha fatto l’elemosina ad un mendicante e questo, anziché ringraziarlo per il gesto altruista, gli ha sferrato un pugno in faccia e l’ha fatto cadere a terra.
    Si è preso il portafogli ed è scappato via, lasciandolo a terra dolorante, con contusioni in varie parti del corpo ed un femore rotto, che si sa, a quell’età, può portare a conseguenze gravissime. I fatti si sono verificati ieri, verso le 18,30, in via Castelmenardo, in centro storico a Treviso.
    Bianco, ex agente del Fisco in pensione residente in via Dell’Oro, era uscito da poco di casa a piedi quando è stato avvicinato dallo sconosciuto, un uomo che stando ai primi riscontri dei carabinieri sembrerebbe essere uno straniero sulla cinquantina.
    «Dammi qualcosa…», gli ha detto. A quel punto Bianco ha estratto il portafogli ed ha fatto il gesto di dare qualcosa al mendicante.
    Quest’ultimo ha reagito prendendolo a botte, l’ha fatto cadere a terra e poi gli ha sottratto il portafogli, contenente all’incirca cento euro. Un’azione violenta durata pochi istanti. L’anziano è rimasto a terra dolorante e sotto choc.
    La prima persona a prestargli soccorso è stata una donna, che ha chiamato il 118. Pasquale Bianco è stato quindi trasportato in pronto soccorso al Ca’ Foncello di Treviso, dove tuttora si trova ricoverato. A preoccupare in modo particolare i famigliari è la frattura al femore.
    Fa l?elemosina, anziano pestato dal medicante | Oggi Treviso | News | Il quotidiano con le notizie di Treviso e Provincia: Oggitreviso

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Se l'Europa rinuncia alla sua identità
    Bruno Giurato
    E in Francia è ancora una volta un momento-Finkielkraut. Era da qualche anno che il filosofo, celebre per le sue prese di posizione scorrette ma mai gratuite o strumentali, non si ritrovava al centro del dibattito. Stavolta è successo per merito del suo libro L'identité malheureuse. (Editions Stock), caso polemico d'autunno, da settimane in testa alle classifiche francesi di vendita. L'identità francese secondo Finkielkraut è appunto malheureuse, «infelice», perché ormai affetta da troppi sensi di colpa, che la stanno facendo recedere rispetto alle prese di posizione identitarie degli immigrati (islamici e non) e la stanno trasformando in un non-luogo culturale. Una terra di conquista per altre culture, quella islamica in primis.
    Assimilazione vuol dire accogliere chi proviene dall'esterno, ma aspettandosi che accetti il sistema di valori del Paese in cui si trova. «Invece» ha continuato Finkielkraut, «L'assimilazione è stata inizialmente sostituita con l'integrazione, e adesso è la volta della cosiddetta “società inclusiva”». Formule, sempre più vaghe, grazie alle quali «Per la prima volta nella storia dell'immigrazione, l'ospite si sente pienamente nel suo diritto se rifiuta di essere accettato». Al punto che, a quanto ne racconta Finkielkraut, l'insulto «sporco francese» è diventato moneta corrente in diverse zone d'oltralpe.
    L'ultimo caso che spiega bene l'atteggiamento culturale stigmatizzato dal filosofo, è quello di un rapporto diffuso dal governo francese, in cui si esprime il proposito di favorire l'insegnamento dell'arabo e delle lingue africane nelle scuole. Dopo diversi interventi polemici, con Finkielkraut in prima fila, il Governo ha deciso di prendere le distanze dall'autore del rapporto, l'hollandiano Jean-Marc Ayrault, e ha precisato che il documento «non riflette per nulla la politica statale».
    Del resto la posizione battagliera di Finkielkraut, oltre a una serie di duelli televisivi molto seguiti e commentati su internet, con vari esponenti più o meno progressisti, gli ha provocato critiche e attacchi anche pesanti. Per prima quella di aver di fatto appoggiato le posizioni del Front National di Marine Le Pen «Sono ormai abituato ad essere lepenizzato», ha commentato Finkielkraut, che invece proviene da un retroterra di schietto illuminismo, «Ma credo fermamente che se si vuole evitare che il Fronte Nazionale prenda il potere sia il caso di smettere di minimizzare un certo numero di problemi, di negare la realtà».
    L'intento di Finkielkraut, insomma è evitare che la Francia si trasformi, come sta facendo attualmente, «in una società post nazionale. Mi pare che questo cambiamento non porti niente di buono. Basti pensare alla francofobia e al sessismo che regna in certe banlieue» ha ricordato lo studioso (che si è detto anche favorevole a regolare l'immigrazione in maniera più severa) in un'intervista a Midi Libre.
    Ma l'altra critica che gli viene fatta è quella di coltivare un atteggiamento di nostalgia intellettual-sentimentale, tra l'altro per i valori della vecchia Francia: «La nostalgia non è un crimine» ha commentato Finkielkraut «se la battaglia è persa mi si permetta almeno di essere nostalgico, ma soprattutto -ha concluso- non ho nessuna intenzione di arrendermi senza combattere».
    Se l'Europa rinuncia alla sua identità - IlGiornale.it

    Stranieri, la lezione bulgara batte Lega e Pdl
    di STEFANIA PIAZZO
    Apriti cielo se l’avesse fatto il governo italiano. L’Europa avrebbe processato per direttissima le intenzioni, una crisi di governo avrebbe portato alla caduta del premier, il Vaticano avrebbe dichiarato le ostilità diplomatiche. Insomma, tutto si può fare senza il consenso dei sindacati, dei no global, della sinistra e dei solidaristi purché non accada a casa nostra. La Spagna può alzare i reticolati, Malta può respingere, i sistemi satellitari possono vedere i barconi ma non fermarli, e la Bulgaria può preparare il suo muro e armarlo fino ai denti per arginare il flusso incontrollato di clandestini, specificando che da uno a dieci può andare bene, se si va oltre il paese non ne può prendere. Una volta saturo, saltano gli equilibri sociali, di sicurezza.
    Che altro c’è da dire nel leggere le agenzie? Parlano da sole, il commento è inutile. Immaginatevi se l’Italia avesse chiuso i propri confini così come ha deciso il governo di Sofia. Se avesse messo in cantiere subito una recinzione di sicurezza, con 1200 soldati col fucile spianato a presidiare il suolo patrio…
    E’ un eccesso di protezione o è senso dello Stato? Di difesa del proprio suolo, dei propri cittadini? Una piccola Svizzera bulgara ci insegna che gli Stati possono essere sovrani e decidere. Se l’Italia non decide, significa che non è sovrana e che i poteri che la governano non rispondono alla cabina elettorale ma ad altri elettori non votanti che decidono chi debba alternarsi a Palazzo Chigi e chi anche all’opposizione. Quali partiti debbano vivere e quali morire, quali apparire e quali svuotarsi per indegna gestione e per sintomatica successione senza leader. Una eutanasia che dagli ’90 dopo Craxi accompagna la sorte di tutti.
    Intanto fermiamoci alla cronaca “clandestina” e impariamo la lezione. Perché la verità è che chi governa e ha governato non ha lo stesso coraggio degli ex comunisti, che fanno quel che dicono. La Bulgaria batte la Lega, la Cancellieri, Maroni, Alfano. Sono belle soddisfazioni. “Il ministro dell’Interno bulgaro, Tsvetlin Jovchev, controllera’ l’attuazione delle misure di sicurezza lungo il confine fra Bulgaria e Turchia a causa dell’enorme flusso di rifugiati giunto nel paese balcanico. Jovchev visiterà il comune meridionale di Elhovo, dove è situato un centro di prima accoglienza per i rifugiati e supervisionerà l’applicazione delle misure di controllo più rigorose volte a prevenire l’ingresso di immigrati clandestini. Da una settimana il confine bulgaro-turco è presidiato da oltre 1.200 agenti di polizia. La Bulgaria ha chiuso nella notte fra domenica e lunedì il confine con la Turchia per tentare di arrestare l’ingresso nel paese di immigrati clandestini.
    Il governo bulgaro ha iniziato nelle scorse settimane a costruire una recinzione lungo il confine bulgaro-turco, una soluzione che nei giorni scorsi è stata definita “obbligatoria” dal ministro della Difesa bulgaro, Angel Najdenov. “Non siamo felici neanche del fatto che questo compito sia stato assegnato all’esercito bulgaro. Tuttavia queste installazioni servono a ostacolare l’attraversamento illegale delle frontiere e deviano il flusso di immigrati verso i valichi di frontiera”, aveva detto Najdenov.
    Il paese ha la capacità di ospitare circa 5 mila rifugiati, ma sono quasi 10 mila i profughi giunti nel paese dall’inizio del 2013. La Bulgaria rappresenta una porta d’ingresso nell’Unione europea per i rifugiati in fuga dalla Siria che, attraverso la Turchia, varcano illegalmente la frontiera per cercare asilo. La recinzione che le autorità bulgare stanno costruendo lungo una sezione del confine bulgaro-turco sarà pronta entro febbraio del prossimo anno”.
    Stranieri, la lezione bulgara batte Lega e Pdl | L'Indipendenza

    CIE SEI O CIE FAI? - L’IMMIGRATO, DIVENUTO ICONA DELLA RIVOLTA MIGRANTI PER ESSERSI CUCITO LA BOCCA, APPENA USCITO HA SFASCIATO SCOOTER, AUTO E MOTORINI. E HA PICCHIATO I CARABINIERI
    Si tratta di Youssef Adna El Rabh, 31 anni, sedicente palestinese con numerosi precedenti penali per rissa, furto e stalking - Completamente sbronzo ha seminato il panico nel quartiere Marconi a Roma: ha scaraventato a terra 19 motocicli e ribaltato 16 bidoni dei rifiuti...
    Jacopo Granzotto per "il Giornale"
    Domani mattina il senatore del Pd Luigi Manconi si recherà al Cie di Ponte Galeria per ricevere una lettera indirizzata a Napolitano. Nella missiva i migranti fanno sapere di voler essere ascoltati, di stare meno tempo dentro, di avere maggiori diritti e di non essere trattati come dei criminali. Dal momento, fa sapere il senatore, che «criminali non lo sono in alcun modo». Ebbene, sarebbe il caso di aggiornare i dati in possesso di Manconi, poiché una delle bocche cucite al Cie, una delle icone progressiste, ha dimostrato di essere una minaccia per la società una volta uscito di lì. Ha distrutto auto, motorini e cassonetti. Poi ha picchiato anche i carabinieri. Può bastare?
    Si tratta di Youssef Adna El Rabh, 31 anni, sedicente palestinese con numerosi precedenti penali per rissa, furto e stalking, ma in realtà secondo le autorità di altra nazionalità araba, probabilmente tunisino. El Rabh era gravato da un procedimento di espulsione, ma il magistrato non aveva concesso il nullaosta perché c'erano dei procedimenti penali ancora pendenti a suo carico. Per questo, una volta identificato, era stato liberato dal Cie prima di Natale dopo un mese di permanenza, mentre la protesta dei suoi compagni con le labbra cucite proseguiva.
    Dunque, questo «palestinese» di 31 anni l'altra sera, in preda all'alcol, ha seminato il panico nel quartiere Marconi a Roma. Uno «che non è in alcun modo un criminale » a suon di calci ha scaraventato a terra 19 motocicli, cinque moto e una quindicina di scooteroni, ribaltato 16 bidoni dei rifiuti in ghisa e danneggiato in più parti alcune centraline della rete elettrica, causando anche un black-out di venti minuti. E quando sono arrivati i carabinieri dapprima ha tentato di fuggire e poi si è avventato come una furia. Arrestato per danneggiamento continuato, violenza e resistenza a pubblico ufficiale sarà processato per direttissima.
    Naturalmente ora la sinistra progressista dirà che aveva bevuto, che era triste e che non era in lui e che comunque quelli con la bocca cucita erano tutti nordafricani. Oppure non dirà nulla. Sul suo profilo Facebook il sindaco di Roma, Ignazio Marino si appella per «riaprire il dibattito nazionale su questi luoghi disumani e su una legge, la Bossi-Fini, che equipara a criminali chi fugge da guerre, violenze e povertà».
    Peccato che quel 31enne alticcio la guerra la stava scatenando a casa nostra. Nel frattempo i deputati di Sinistra Ecologia e Libertà Ileana Piazzoni, Filiberto Zaratti e Nazzareno Pilozzi, dopo la visita al Cie di Ponte Galeria dello scorso 25 dicembre, hanno inviato anche loro una lettera al presidente Napolitano per chiedere, «come fatto per la situazione in cui versano le carceri italiane, un intervento forte del Capo dello Stato sui Cie».
    Per la cronaca le proteste contro i Cie si moltiplicano. A Napoli una cinquantina di manifestanti ha occupato per alcune ore la sede del comitato campano della Croce rossa italiana, chiedendo di chiudere subito i centri. A Bari, invece, la procura ha disposto accertamenti su alcuni ospiti del Cie dopo i disordini della vigilia di Natale provocati da una trentina di migranti. Protestavano per la scarsa qualità dei pasti.


    Anas, "l'islamista rap" cambia nome e si unisce alla Jihad siriana
    “Il martirio mi seduce, voglio morire a mano armata, tengo il bergasaglio sulla Crociata...”. Si esprime così Anal El Abboubi sulla sua nuova pagina di Facebook dove ha anche ufficializzato il proprio cambio di nome: Anas Al Italy. Il 20enne marocchino, trapiantato quando aveva meno di un anno in provincia di Brescia, a Vobarno per la precisione, era stato arrestato proprio a causa della propaganda filo jihadista diffusa sempre sui social, ma poi i giudici l'hanno rimesso in libertà valutando le propve a suo carico troppo fragili.
    Da quel momento però Anas è sparito dalla circolazione e, come riporta il Corsera di Brescia, nemmeno i genitori hanno più avuto notizie di lui. Fino a qualche giorno fa quando su Facebook è ricomparso con il nuovo nome Anas Al Italy postando un'immagine di se stesso con il capo avvolto nella keffiah e il kalashnikov sotto braccio. Inoltre, il giovane marocchino ha lanciato un audio nel quale spiega la propria decisione di abbracciare la sharia e la lotta armata al fianco dei ribelli siriani.
    Secondo quanto afferma il 20enne su Facebook dovrebbe trovarsi in un campo di addestramento ad Aleppo. Secondo la Digos di Brescia, Anas si troverebbe sì in Siria ma risulta ancora impossibile dire dove sia di preciso. Di certo si sa solo che l’ultimo post risale al 10 ottobre scorso, il silenzio totale, tanto da far pensare che il giovane sia rimasto vittima di un conflitto a fuoco da parte di dell'esercito governativo di Assad.
    Anas, "l'islamista rap" cambia nome e si unisce alla Jihad siriana - BsNews.it



    Soldati in cambio di cittadinanza, una brutta idea
    di Gianandrea Gaiani
    A forza di compiere “missioni di pace” le nostre forze armate sono diventate “la più grande organizzazione umanitaria italiana” come ha detto prima di Natale il Ministro della Difesa, Mario Mauro. Alla retorica imperante da vent’anni del militare portatore di pace, crocerossina, dispensatore di caramelle a bambini e orfanelli, costruttore di scuole, fogne e ospedali ci siamo ormai abituati dopo tante missioni oltremare accompagnate da silenzi imbarazzati sui combattimenti che i nostri militari hanno sostenuto.
    In termini di Difesa ormai i cittadini italiani hanno dimostrato di poter digerire tutto, anche l’impiego di navi da guerra e sottomarini per andare a raccogliere immigrati clandestini in giro per il Mediterraneo per poi portarli in Italia dove tolleriamo pure che si ribellino a controlli e verifiche distruggendo strutture pagate dai contribuenti senza subire per questo alcuna punizione.
    Insomma, credevamo di averne già viste di tutti i colori ma la proposta lanciata dal ministro Mauro dalle pagine del quotidiano Libero ha spiazzato tutti gli osservatori. «Perché non facciamo una piccola modifica alla Costituzione in modo da poter consentire a chi arriva in Italia di poter far parte delle forze armate?» ha proposto il ministro precisando che il reclutamento dovrebbe avvenire «purché abbiano un minimo di requisiti».
    Questa sorta di baratto tra cittadinanza e servizio militare rischia però di suonare offensivo per i militari come per i cittadini italiani. Mauro non è il primo a ipotizzare scelte simili e già dieci anni or sono il Ministro della Difesa del governo Berlusconi, Antonio Martino, ipotizzò di costituire una “brigata albanese” arruolando i clandestini giunti dal Paese delle Aquile. Non se ne fece nulla ma il tema sembra essere ricorrente.
    Le reazioni alla proposta di Mauro non si sono fatte attendere. Tra i favorevoli spicca il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge che approverebbe qualsiasi provvedimento consenta a chiunque provenga dal Terzo mondo di diventare italiano, contraria ovviamente la Lega Nord ma l’osservazione più interessante è stata forse quella dell’ex Ministro della Difesa del PD, Arturo Parisi. La proposta «mette ancora una volta in evidenza la necessità di ritornare sui concetti che stanno a fondamento del patto repubblicano e della stessa idea di cittadinanza. Prima che la proposta faccia troppa strada conviene ripassarsi assieme la Costituzione» ha sottolineato Parisi. «La difesa della Patria è infatti in essa descritta come un dovere che deriva dalla cittadinanza. L'esatto opposto dell'idea che sia invece la cittadinanza a derivare dal fatto che ci si è addossati un dovere d'altri». Insomma molto semplicemente prima cittadini, poi soldati, non il contrario.
    In Italia gli organici militari sono in riduzione e per scendere da 180 mila a 150 mila entro il 2024 sono stati decurtati enormemente i nuovi arruolamenti. In pratica non mancano certo i giovani italiani che vogliono arruolarsi ma le forze armate ne reclutano sempre meno ogni anno. Regalare quote di posti di lavoro a immigrati clandestini che neppure conoscono la nostra lingua e certo non amano (e perché poi dovrebbero?) la nostra Patria risulterebbe un’assurdità e un insulto ai tanti giovani che non trovano lavoro e ai tanti altri che sono costretti a emigrare. Per non parlare poi dei problemi che sorgerebbero nei reparti che dovrebbero inquadrare e addestrare all’uso delle armi le “nuove reclute”, molti delle quali hanno mostrato le loro indiscusse qualità morali devastando i centri d’accoglienza nei quali sono stati ospitati a spese del tartassato contribuente italiano. C’è da chiedersi in base a quali principi politici eletti con il nostro voto possano sottrarre risorse e posti di lavoro agli italiani in un Paese dove l’Istat rileva che sono oltre 4 milioni (tra i quali oltre mezzo milione di bambini) gli italiani che non hanno abbastanza cibo mentre il 30 per cento le famiglie risulta a rischio povertà.
    Per Mauro “più che di ius soli, in Italia avremmo bisogno dello ius culturae” e in effetti in Italia urge davvero un radicale cambiamento di approccio culturale ai problemi dell’immigrazione e della sicurezza. Svuotare le carceri perché sovraffollate non renderà il Paese più sicuro ma riempire l’Italia di clandestini quando manca il lavoro agli italiani e già oggi i detenuti sono per oltre la metà stranieri è da inetti o da irresponsabili. Reggono poco anche le scuse dell’assistenza dovuta a chi fugge dalla guerra poiché sono solo 11 mila i siriani arrivati in Italia e tra questi solo una parte potrebbe ottenere lo status di profugo. Si avverte quindi il bisogno di dare un taglio alla cultura terzomondista e buonista dominante nelle nostre istituzioni che tollera e giustifica lo straniero che viola le nostre leggi e vorrebbe pure premiarlo con un impiego pubblico e la cittadinanza.
    Siamo di fronte a un problema culturale che vede gli italiani discriminati in Patria. Un italiano che viola la legge e ha la fedina penale sporca non può arruolarsi in quelle forze armate in cui il Ministro della Difesa vorrebbe arruolare immigrati clandestini quindi persone che hanno compiuto un reato presente negli ordinamenti di tutti i Paesi del mondo. Gente che peraltro non vuole restare in Italia ma punta a incassare i benefit dei ricchi welfare dei Paesi nordeuropei che non a caso non li vogliono accogliere. Le nostre istituzioni non perdono occasione per affermare che occorre abrogare la legge che punisce l’immigrazione clandestina favorendo così flussi che solo quest’anno hanno portato in Italia 45 mila clandestini giunti via mare arricchendo le mafie nordafricane. Grazie all’approccio del nostro governo i flussi raddoppieranno l’anno prossimo. Per eliminare furti e assassinii dovremmo forse abrogare i reati di furto e omicidio?
    Mauro ha giustamente sottolineato che per sbarcare in Italia ogni immigrato ha pagato in media 3mila euro e «questi soldi servono per finanziare non solo le cosche malavitose ma anche il terrorismo internazionale». Allora l’unica risposta sensata sarebbe respingere sulle coste africane i clandestini per sottrarre il business agli scafisti che persino dalle coste egiziane fanno rotta verso l’Italia perché i Paesi europei più vicini li respingono senza troppi complimenti. Il nostro governo invece si rende complice di malavitosi e terroristi islamici ai quali ha fatto incassare 135 milioni di euro nel solo 2013. C’è proprio di che andarne fieri.
    Soldati in cambio di cittadinanza, una brutta idea

    Fronte Identitario Europeo. Ora o mai più!
    Un’alleanza per salvare l’identità europea.
    Max Ferrari
    Vogliamo fare la fine dei pellerossa che si scontravano tra loro mentre i coloni si prendevano le loro terre? Vogliamo impuntarci sui cavilli e sui piccoli egocentrismi come fecero i bizantini con gli armeni col bel risultato che l’invasore turcomanno fece fuori tutti e due e l’Anatolia cristiana è stata sostituita dalla Turchia musulmana? Se non vogliamo, allora è il momento di muoversi sperando che non sia già troppo tardi. Oggi i disastri provocati dalla immigrazione-colonizzazione incentivata dagli oscuri tecnocrati di Bruxelles è sotto gli occhi di tutti. l processo di islamizzazione violenta dell’Europa è rampante e sarà inarrestabile tra pochissimo, allorchè a milionate di extracomunitari saranno concessi facilmente cittadinanza e voto. Da quel momento saremo “democraticamente” sottomessi perchè i numeri e la demografia giocheranno sempre a nostro sfavore. cco perchè una nuova “Santa Alleanza Europea” va fatta subito lasciando da parte le seghe mentali e gli impuntamenti sulle piccole differenze tra noi e i francesi o tra questi e gli austriaci.
    Credete forse che i sovrani europei che spedirono le loro armate a salvare Vienna quasi espugnata dai turchi si amassero tutti tra loro? Credete che i crociati di tutta Europa che combatterono palmo a palmo a difesa dela cristianità orientale e per tenere libere le vie d’accesso alla Terra Santa fossero composte da gruppi di affezionati amici? No! Sovrani e comandanti spesso si odiavano e si erano anche combattuti, ma avevano capito che c’erano momenti in cui bisognava unirsi e, nel caso di Vienna, avevano capito che se la città fosse caduta, tutta l’Europa sarebbe stata islamizzata. Oggi siamo tornati allo stesso punto e affinchè quei nostri antenati caduti a milioni per difendere l’Europa e la cristianità non siano caduti invano è nostro dovere prendere in mano quel testimone e seguire il loro esempio.
    Non cadiamo nelle vecchie trappole: l’alleanza tra movimenti identitari sarà contro i comuni nemici (UE, islamizzazione, globalizzazione) ma ognuno continuerà a far quel che vuole a casa propria.
    Chi parla di un’alleanza di destra fascista non ha capito niente: del gruppo fan parte le tendenze più diverse e vi convivono il centralismo dei francesi col separatismo dei fiamminghi, il NO alla Nato della Le Pen all’amore per la Nato degli olandesi, il conservatorismo di slovacchi, polacchi e francesi sui temi etici con le aperture di Wilders, a significare che il nuovo soggetto europeo sarà un soggetto dove si discute liberamente, remando nella stessa direzione sui temi indiscutibili a partire dal “no” alla islamizzazione. Per questo è forse un bene non ci siano gli inglesi dell’UKIP che così come il loro premier non fanno altro che parlare di bloccare le entrate e i sussidi agli immigrati provenienti dalla UE. Il loro incubo sono i polacchi, una manciata di bulgari e i nuovi poveri in arrivo dal sud (Grecia, Italia etc) come se questo fosse il problema chiave del continente. Gli olandesi di Wilders e i fiamminghi parlano invece di bloccare le entrate dei musulmani e su questa linea sono seguiti persino dalla destra moderata danese e da ampi settori della destra francese. Per cattiveria? No: “semplicemente perchè rifiutano il concetto di integrazione, di democrazia, di parità dei sessi- spiega Dewinter- che sono alla base della civiltà europea”.
    Dewinter è un secessionista fiammingo dei più duri, ma come abbiamo visto non ha paura di allearsi alla Le Pen, anzi ne è entusiasta. Che poi, parliamoci chiaro, dire Front National vuol dire tutto perchè in quel partito ormai egemone c’è la vecchia destra combattente del fondatore Jean Marie, accanto alla destra sociale degli intellettuali a quella liberalconservatrice di Philippot e all’ala rivoluzionaria giovanile cui si sono oggi aggiunti milioni di voti degli operai francesi che sentono i loro diritti e la loro sicurezza minacciati da quella sinistra che avevano sempre votato.
    Sotto Marine Le Pen c’è un mondo, c’è il “piccolo mondo antico” della Francia dei francesi così come Wilders rappresenta il comandante in capo dell’Olanda olandese e la FPO, come dice Strache, è il partito degli Austriaci. Potrebbe la Lega Nord non far parte del partito dei popoli europei e sottrarsi a questo movimento di resistenza e riconquista europea? No.
    In sella allora, c’è una nuova Vienna da salvare. Allora fu decisiva la cavalleria polacca. Oggi a salvare l’Europa potrebbe contribuire la Russia!
    Fronte Identitario Europeo. Ora o mai più! | Max Ferrari

    Come si giustifica la presenza in Italia di un senegalese con numerosi precedenti penali?
    Il barista non gli serve una birra e lui sfodera una katana
    Panico in via Nicolò dall'Arca per il folle gesto di un tunisino 28enne
    Bologna- Già alticcio, è entrato in un bar e al rifiuto da parte del gestore di servirgli una birra ha sfoderato una spada katana giapponese minacciando il peggio: protagonista dell’episodio un tunisino di 28 anni senza fissa dimora che e’ stato disarmato e bloccato dai clienti del bar e quindi denunciato dalla polizia per porto abusivo di armi, minacce gravi e resistenza a pubblico ufficiale.
    Il nordafricano era entrato, insieme a un amico connazionale di 21 anni, in un locale nella periferia di Bologna (in via Nicolò dall’Arca) gestito da un cittadino eritreo 25enne. Portato poi in Questura, insieme all’amico, il tunisino ha dato in escandescenze anche li’, tanto che e’ stato trasferito (con codice uno, di minima gravita’) in ospedale per le cure del caso.
    Il barista non gli serve una birra e lui sfodera una katana - il Resto del Carlino - Bologna

    “Sono immigrato, dovete darmi passaggio”: al rifiuto picchia carabinieri e sequestra automobilista
    Perugia
    Un romeno di 35 anni ha creato il panico lungo la Flaminia tra Nocera Umbra e Gualdo Tadino. In preda alla follia ha ferito tre carabinieri, ha danneggiato un’auto ed ha costretto un automobilista a dargli un passaggio sotto minaccia. Tutto è iniziato intorno alle 13,30 del 20 settembre quando lo straniero si è praticamente buttata in mezzo alla strada bloccando un mezzo guidato da una donna che si è rifiutata di farlo salire a bordo dopo il gesto folle dell’uomo. A quel punto il romeno ha incominciato a colpire con calci e pugni l’auto attirando l’attenzione di un carabiniere della Compagnia di Gubbio che transitava proprio in quel momento. Tra i due c’è stato uno scontro e il romeno è riuscito a fermare un’altra auto con la quale ha tentato la fuga verso Gualdo Tadino dove è stato bloccato da una pattuglia; anche in questo il folle ha aggredito i militari. Lo straniero è stato sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio dopo la visita medica all’Ospedale di Branca.
    Gualdo Tadino, arrestato romeno dopo inseguimento lungo la Flaminia

    Siena: in due tentano di stuprarla
    Due maghrebini hanno tentato di violentarla dopo averla immobilizzata. La vittima è una ragazza senese che all’indomani ha denunciato il fatto ai carabinieri e si è fatta refertare al pronto soccorso. Un pericolo scampato stavolta per fortuna, perché la ragazza è riuscita a sfuggire ai due aggressori dopo una colluttazione. Resta comunque la gravità del fatto. Resta l’allarme che destano notizie del genere. In questo caso la tentata violenza è avvenuta in via dei Pittori, in pieno centro, alle 3 della notte fra giovedì e venerdì.
    Emergenza stupri a Siena: ragazza aggredita in pieno centro | VoxNews - Sito in Manutenzione

    Per rapinarla le rompe la spalla: pensione in fumo
    Robbiate - Non ha esitato a romperle la spalla pur di rapinarla. E’ successo nel pomeriggio di venerdì ad una 82enne di Robbiate, assalita da uno straniero, sembra nordafricano, mentre si trovava in auto nei pressi del cimitero del paese, quando improvvisamente l’uomo ha spalancato la portiera dell’auto e strappato la borsa dove c’erano i soldi della pensione. Lei ha cercato di opporsi in modo disperato, ma il malvivente l’ha strattonata, fino a fratturarle una clavicola.
    E’ il terzo episodio del genere in zona nel giro di appena una settimana
    Allarme rapine: spacca spalla ad anziana | VoxNews - Sito in Manutenzione

    Pachistani a Rimini per sostenere esame di guida: 6 arresti
    Truccavano l'esame di guida facendosi suggerire le risposte esatte grazie a una connessione Bluetooth. Sei pakistani sono stati denunciati dalla polizia stradale di Rimini.
    Gruppi di pachsitani venivano da tutta Italia a Rimini per sostenere l'esame per la patende di guida. La Polstrada ha scoperto una organizzazione che aiutava, con auricolare blu tooth, i candidati a rispondere correttamente alle domande. Bastava mettersi in contatto con i connazionali e loro dal cellulare davano le indicazioni. Gli stranieri hanno infatti diritto all'ausilio audio e quindi inserivano una capsula dentro la cuffia e ascoltavano i suggereminti per il quiz della Motorizzzione.
    L'operazione denominata "Pacchi-stan" ha già portato all'arresto di 6 persone accusate di falso ideologico e truffa ai danni dello stato. Gli agenti, travestiti da esaminatori hanno scoperto il trucchetto. Il servizio ad ogni candidato costava 300 euro, probabilmente meglio pagare che essere bocciati svariate volte.
    Un altro problema è il traffico di patenti false, ovvero immigrati che si presentano in Italia con le patenti del loro paese contraffatte.
    Pachistani a Rimini per sostenere esame di guida: 6 arresti

    Roma: turisti accerchiati e borseggiati, arrestati cinque immigrati
    Roma
    Fine della corsa per la banda di borseggiatori del tram 8. Sono infatti finiti in manette cinque borseggiatori di età compresa tra i 42 e i 53 anni, diventati famosi per agire e depredare le proprie vittime a bordo del tram che collega Casaletto con Piazza Venezia. A finire in manette quattro uomini e una donna, tutti di nazionalità romena. La tecnica usata era sempre la stessa: entravano sul mezzo pubblico anche da porte diverse, adescavano la preda (spesso turisti) e dopo uno scambio di segnali, preventivamente concordati, la accerchiavano. A quel punto era un 5 contro 1 e con estrema facilità, agevolati anche dalla folla presente, si assicuravano il bottino frugando nelle tasche o negli zaini e borse delle vittime di turno. Ieri pomeriggio a guastargli la festa sono stati i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Piazza Dante, in borghese, che dopo averli pedinati fino a bordo del mezzo pubblico hanno notato che la banda aveva accerchiato due turisti riuscendo a rubargli portafogli, denaro in contanti e documenti personali. A quel punto i militari dell’Arma sono intervenuti e, con l’aiuto delle altre pattuglie sopraggiunte sul posto, li hanno ammanettati ed accompagnati in caserma. La refurtiva è stata restituita alle vittime mentre gli arrestati, accusati di furto con destrezza, saranno giudicati con il rito per direttissima.
    Fermata la banda del tram 8: accerchiava e borseggiava i turisti

    Barletta: romeni lo aggrediscono e derubano in garage
    Barletta– I carabinieri della Compagnia di Barletta hanno sottoposto a fermo d’indiziato di delitto un rumeno 23enne, con l’accusa di rapina aggravata in concorso.
    Lo straniero, ritenuto uno degli autori di un’aggressione a scopo di rapina subita da un 44enne del luogo, è stato rintracciato e tratto in arresto dai militari della locale Stazione e dell’Aliquota Operativa presso la locale stazione ferroviaria, verosimilmente prima di dileguarsi per ignota destinazione, su indicazione della stessa vittima, che lo aveva riconosciuto.
    Mercoledì scorso, infatti, in tarda serata, mentre il malcapitato si trovava all’interno del suo garage, ubicato in via Prascina, veniva aggredito da due individui che, prima di fuggire, s’impossessavano di un personal computer e di una bici elettrica.
    Nella circostanza la vittima, condotta presso il locale ospedale, veniva dimessa con una prognosi di 10 giorni per delle lesioni riportate al volto.
    Su disposizione della Procura della Repubblica di Trani, il rumeno è stato associato al carcere locale, in attesa dell’udienza di convalida del fermo.
    BARLETTA: AGGREDISCE E RAPINA 44ENNE IN GARAGE, ARRESTATO ROMENO 23ENNE DAI CC - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica

    Ruba il mobilio della vicina per arredare la casa abusiva
    Genova - Ha rubato tutto il mobilio della casa di un’anziana per arredare il suo appartamento abusivo in una casa popolare del Cep di Genova. Per questo un uomo di origine cilena di 40 anni è stato arrestato dai carabinieri di Arenzano al termine di una indagine partita proprio dalla denuncia dell’anziana che rientrata dopo un ricovero ha trovato la casa vuota.
    L’uomo, che era agli arresti domiciliari, per poter fare il trasloco è pure evaso e dovrà rispondere di questo, di furto e occupazione abusiva di edificio.
    Ruba il mobilio della vicina per arredare la casa abusiva | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    Tenta di violentare una giovane sul treno, fermato
    Genova - Un uomo originario della ex Jugoslavia è stato fermato dalla polizia ferroviaria alla stazione Principe. È accusato di aver aggredito una giovane di 23 anni su un treno proveniente da Torino. È successo questa mattina.
    La ragazza ha raccontato che l’uomo ha tentato di violentarla. La giovane è riuscita a fuggire, raggiungendo il controllore che a sua volta ha avvertito la polizia ferroviaria.
    Una volta giunti alla stazione, l’uomo è stato bloccato e posto in stato di fermo dalla polfer.
    Tenta di violentare una giovane sul treno, fermato | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    Marocchino lo perseguita: quando reagisce lo denunciano per ‘aggressione’
    TREVISO – Non ne poteva più delle vessazioni del bullo marocchino, così l’ha picchiato con una chiave inglese. La vicenda ha per protagonisti un trevigiano di 15 anni ed appunto un marocchino di 14. Il ragazzo trevigiano, stanco di essere preso di mira dallo straniero con sfottò ed angherie di vario genere, venerdì ha deciso di farsi giustizia da solo.
    Per questo ha voluto dare appuntamento al 14enne ad un distributore di benzina vicino alla scuola per la resa dei conti. Il marocchino si è presentato e l’altro l’ha accolto impugnando la chiave inglese. Tra i due sono volate parole grosse e poco dopo l’italiano si è scagliato sul rivale colpendolo ripetutamente con la chiave inglese, anche alla testa.
    Per sedare la rissa sono intervenuti dei compagni nelle vicinanze, che sono riusciti a trattenere in qualche modo i due, dato che il marocchino aveva reagito pure lui in modo violento, seppur a mani nude. Alla fine sono stato portati entrambi in pronto soccorso: uno, il marocchino, ha riportato un trauma cranico e ferite alla testa, mentre l’aggressore delle lesioni al collo, punto in cui l’ha afferrato il primo per reagire ai colpi con la chiave inglese.
    La vicepreside ha fatto immediatamente intervenire polizia e 118 quando ha scoperto quel che era accaduto.
    Del caso di è occupata la squadra mobile della Questura di Treviso. L’aggressore sarà denunciato per lesioni e porto d’oggetti atti ad offendere (la chiave l’aveva portata da casa dicendo alla madre che sarebbe servita per il laboratorio).
    Il marocchino invece è stato querelato dall’esasperato ragazzo italiano. Quest’ultimo ha tentato di giustificarsi dicendo di essere esasperato dagli atti persecutori del rivale. La cosa è comprovata anche da una dichiarazione, consegnata alla polizia e firmata da dei compagni, in cui si raccontano vari episodi di bullismo subiti dall’inizio dell’anno scolastico.
    Stanco del bullo, si vendica picchiandolo con una chiave inglese | Oggi Treviso | News | Il quotidiano con le notizie di Treviso e Provincia: Oggitreviso

    Quando lo fa un italiano è ‘rassismo’, quando lo fa un immigrato è ‘bullismo’. L’italiano viene educato da media, politica e magistratura a ‘non reagire’ e a subire in silenzio.
    Rapinato in casa e tenuto in ostaggio: presi immigrati romeni
    Milano - Sono stati fermati tre giovanissimi romeni sospettati di essere i responsabili di una rapina con sequestro di persona avvenuta a Masate il 21 settembre. Si tratta di D.T., 20enne domiciliato a Trezzo sull’Adda, A.D., 15enne domiciliato a Bottanuco (Bg) e C.L., quasi 18enne domiciliato a Grezzago. Risultano tutti pregiudicati. Fortissimo il sospetto che siano coinvolti anche nella rapina “da film” al centro commerciale di Bellinzago Lombardo.
    La notte di sabato 21, i tre si introdussero all’interno dell’abitazione di un 38enne impiegato, tenendolo in ostaggio per più di mezz’ora sotto la minaccia di un grosso bastone di legno. Nel frattempo razziarono la sua casa, portando via il computer, il telefono, due televisori e altri oggetti di valore e, non ultima, l’automobile dell’impiegato, con cui si diedero alla fuga. La vittima è stata però in grado di fornire una descrizione dettagliata di uno degli aggressori, che aveva un vistoso tatuaggio sul collo. Si trattava dell’unico maggiorenne del gruppo. Identificato lui, è stato facile per i carabinieri di Vimercate risalire agli altri due. Il terzetto, che stava per lasciare l’Italia, era in possesso di quasi tutta la refurtiva. Il 20enne nel frattempo aveva tentato di nascondere il tatuaggio con un altro (una lunga striscia nera).
    Denunciato inoltre S.H., un marocchino di 41 anni di Trezzo sull’Adda, pluripregiudicato, trovato in possesso del cellulare della vitttima: per lui l’accusa è di ricettazione. Aveva acquistato il cellulare dagli autori della rapina. Le indagini però non si fermano: l’auto rubata quella notte alla vittima della rapina è stata infatti trovata nei pressi del furto del 23 settembre alle Corti Lombarde di Bellinzago. I carabinieri sospettano quindi che il terzetto abbia messo a segno altri crimini nella zona. Ora il maggiorenne è in carcere a Lodi e i due minorenni al Beccaria di Milano. I provvedimenti di fermo sono stati già convalidati dalle autorità giudiziarie ordinaria e minorile.
    Rapina a Masate e a Bellinzago Lombardo, arrestati tre giovani romeni

    Frontale con Bmw di zingari ubriachi: muore bambina italiana, dal Campo Nomadi insulti e violenza
    Bambina morta in frontale vicino campo nomadi non era sul …
    Torino – Una bambina di 2 anni ha perso la vita e altre quattro persone sono rimaste ferite in modo grave in uno scontro frontale tra due auto ieri sera a Torino.
    L’incidente, per cause da accertare, è avvenuto intorno alle 22.20 sul cavalcavia di strada Aeroporto nei pressi del Campo Nomadi durante un temporale.
    La bimba viaggiava insieme alla madre, una donna italiana di 37 anni, su una Fiat Punto in direzione Torino: secondo una prima ricostruzione della polizia municipale sembra che la piccola fosse seduta sul sedile anteriore invece che sul seggiolino posizionato sui sedili posteriori e nell’impatto è stata sbalzata fuori dalla vettura.
    Sulla Bmw Cabrio che proveniva dalla direzione opposta invece si trovavano quattro nomadi, tutti uomini: uno di questi, nonostante le ferite, si è allontanato dal luogo dell’incidente. Gli altre tre e la madre della piccola sono stati trasportati negli ospedali cittadini in gravi condizioni.

    Ubriachi aggrediscono i carabinieri durante un controllo Arrestati due romeni
    Due romeni sono stati arrestati dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di San Giovanni per lesioni aggravate, resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale
    Arezzo - Hanno tentato di sottrarsi ai controlli dei carabinieri, poi si sono avventati contro di loro. Due romeni sono stati arrestati dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di San Giovanni per lesioni aggravate, resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.
    I due romeni, un 23enne e un 28enne, residenti in Valdarno, la scorsa notte sono stati notati da una pattuglia dell’aliquota radiomobile, gironzolare, in evidente stato di ubriacatezza, nel parcheggio della stazione ferroviaria di Montevarchi. I militari si sono avvicinati ai due giovani per effettuare un controllo, ma i due hanno subito tentato di sottrarsi agli accertamenti e li hanno poi aggrediti, procurando loro lievi lesioni.
    I militari dell’arma sono riusciti infine a bloccarli e sono stati arrestati e ristretti nelle camere di sicurezza delle caserme dei carabinieri di Arezzo e San Giovanni.
    Ubriachi aggrediscono i carabinieri durante un controllo Arrestati due romeni - La Nazione - Arezzo

    Nessun limite: razziano anche i cimiteri
    SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA. Ennesimo furto di rame in un cimitero dello spilimberghese. Ad essere preso di mira, questa volta, il camposanto di Pozzo di San Giorgio della Richinvelda.
    Ad accorgersi dell’accaduto una donna, residente nella frazione sangiorgina, la quale, recandosi a portare un saluto ai propri cari, s’è trovata dinanzi ad uno spettacolo inqualificabile. Fiori sparsi lungo il camposanto, soprattutto – ed è l’elemento che ha destato il maggior sconcerto – alcune lapidi distrutte per prelevare i vasi in rame.
    Come se non bastasse, i malviventi hanno avuto tutto il tempo per sottrarre da diversi loculi anche i portafiori in rame contenuti nei vasi, tralasciando quelli in plastica. Non è andato a buon fine, invece, il furto delle grondaie di alcune tombe di famiglia, le quali, dopo essere state parzialmente sbullonate, sono state lasciate sul posto.
    Alla donna non è rimasto altro da fare che lanciare l’allarme. Sul posto sono giunti i carabinieri della compagnia di Spilimbergo, agli ordini del maggiore Francesco Dotto.
    Dai primi accertamenti, appare molto probabile che l’intrusione dei ladri-vandali possa risalire alla notte tra giovedì e ieri. I malviventi si sono introdotti nel luogo sacro consci di poter agire senza particolari problemi, trattandosi di un area isolata e scarsamente illuminata. Ma non è tutto. Stando ad una ricognizione degli addetti comunali, qualcosa sembrerebbe essere stato sottratto anche dal cimitero della frazione di Cosa.
    Sul posto anche il sindaco Michele Leon, il quale si è detto «costernato e rammaricato per l’accaduto». Il primo cittadino sangiorgino ha aggiunto: «I danni sono ingenti. Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine e la collaborazione del Comune e degli stessi cittadini, continuano a verificarsi questi incresciosi episodi che, al di là del danno economico, sono degli odiosi atti sacrileghi».
    Su suggerimento dei carabinieri, il primo cittadino ha dato piena disponibilità a farsi portavoce nei confronti di quanti avessero subito danni dal raid, per formulare una denuncia collettiva. Gli interessati possono comunicare i danni all’ufficio anagrafe comunale.
    Pozzo, cimitero devastato per rubare le parti in rame - Cronaca - Messaggero Veneto

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Servono più identità e più frontiere. Intervista a Finkielkraut: «Ospitalità non significa abolire se stessi»
    «Ospitalità è dare agli altri il tesoro che si possiede. E non si guadagna nulla a neutralizzare la propria appartenenza a un popolo». Intervista al filosofo francese dopo la nuova “rupture” su immigrati e integrazione
    Rodolfo Casadei
    È finita la tregua d’armi fra Alain Finkielkraut e la sinistra “bobo” francese. Due anni fa il suo Et si l’amour durait, profondo e delicato commento a quattro romanzi amorosi antiromantici, aveva fatto l’unanimità. Il ritorno alle tematiche politiche risuscita le contrapposizioni. Nel nuovo libro, L’identité malheureuse (L’identità infelice), l’autore scrive che il disagio e le violenze dei quartieri ad alta concentrazione migratoria non si spiegano solo con la povertà e le discriminazioni, ma occorre prendere in considerazione le specificità culturali dei nuovi venuti e la rinuncia del sistema educativo e delle élite culturali a proporre l’integrazione, perché non credono più nella Francia come civiltà.
    Il tema dell’identità e dell’appartenenza viene riproposto con tutte le cautele di cui un pensatore di estrazione ebraica, che ha perduto parenti e amici di famiglia ad Auschwitz, è ovviamente armato. E con un corredo di citazioni che fanno perno su uno degli interventi meno pubblicizzati di Claude Lévi-Strauss, l’antropologo a cui ci si appella per giustificare il relativismo culturale, e che Finkielkraut invoca invece a garanzia del diritto degli autoctoni a non essere totalmente aperti alla diversità come sociologi e pensatori post-moderni vorrebbero. È bastato questo perché Le Monde titolasse: “Finkielkraut scherza col fuoco”. Perché i recensori di varie testate scrivessero che «non appartiene più a se stesso», che è pervaso da «una malinconia arcigna», che ci troviamo di fronte al «fallimento di una grande intelligenza», a «uno spirito che si è ammalato», che è diventato «un forsennato dell’identità».
    I più ostili lo hanno descritto come un alleato occulto di Marine Le Pen, quelli che volevano mostrarsi obiettivi lo hanno etichettato di «pessimista». Persino il fatto che non possieda un cellulare o un computer sono diventati capi di accusa contro un pensatore che non potrebbe veramente capire la contemporaneità, perché la guarda con eccessiva desolazione.
    Nel suo ultimo libro, L’identité malheureuse, lei scrive che è sbagliato spiegare la generale crisi della convivenza e l’aggressività giovanile nei quartieri ad alta concentrazione migratoria con le tradizionali cause legate all’emarginazione sociale ed economica e agli atteggiamenti più o meno razzisti della maggioranza; ci sarebbero altre ragioni e altre cause, che non vogliamo vedere e che non vogliamo chiamare per nome per paura di essere accusati di razzismo. Quali sono? Lei ha il coraggio anticonformista di chiamarle per nome?
    Oggi si ama dire che in Francia e in Europa stiamo rivivendo le situazioni degli anni Trenta. Una prospettiva del genere sarebbe inquietante, ma non certo inedita. Si pretende dunque che i francesi stiano dando prova di razzismo e di xenofobia davanti ai nuovi venuti, gli immigrati. Questa realtà esiste ed è triste, ma non spiega tutto. Nel 2002 in Francia è apparso un libro intitolato Les territoires perdus de la République. Lo hanno scritto alcuni insegnanti per raccontare la loro esperienza nelle scuole dei quartieri cosiddetti difficili o sensibili. Parlava della misoginia, dell’ostilità ai valori repubblicani e persino della francofobia che sono endemici in quei quartieri. Negli anni Trenta non c’erano territori perduti della Repubblica. È una grossa differenza, ed è proprio per questo che fino all’uscita di quel libro né i giornalisti né i sociologi si erano dedicati a un’inchiesta del genere. Questa realtà fa paura, perché non si sa come trattarla e si teme di resuscitare i vecchi demoni. L’Europa è ancora traumatizzata per il suo XX secolo, ma adesso è necessario guardare in faccia la realtà attuale. E la realtà si serve della diversità. Le scienze umane ci hanno insegnato che non esiste un’unica umanità, ma che ogni umanità appartiene a una cultura. Noi non abbiamo saputo trarre tutte le conseguenze di questa grande lezione: pensiamo che la diversità sia per forza un bene, che possa soltanto arricchire una società. Ma succede a volte che le culture, i modi di essere, di agire e di abitare il mondo siano fra loro incompatibili, o conflittuali. Ed è di questo che oggi non ci rendiamo abbastanza conto in Francia e in Europa. Quando si tratta di affrontare la questione dell’integrazione, l’Europa proclama che essa deve avvenire nei due sensi, cioè che la cultura del paese o del continente d’accoglienza non deve avere alcun privilegio su quella dei nuovi arrivati. L’Europa si allontana dalla sua eredità e non conserva di sé se non ciò che fa di lei una pura apertura.
    Evidentemente lei rigetta l’inclinazione europea attuale a cancellare la propria identità per aprirsi meglio all’Altro, e afferma che un’identità particolare è necessaria, e lo è al livello dello Stato-nazione, come nel caso della Francia. Perché ancora oggi abbiamo bisogno di questo tipo di identità? Perché, come lei scrive nel suo libro, il mondo ha bisogno di frontiere?
    Perché gli uomini non sono dèi. E le frontiere ce lo ricordano. Dio non ha debiti verso nessuno, Dio si fonda su se stesso. Gli uomini invece non sono in grado di autofondarsi. Vengono da un qualche luogo, parlano una lingua, hanno una memoria. È in tale quadro soltanto che possono formare una comunità. Questa comunità deve certamente avere delle ambizioni riguardanti l’intera umanità, ma l’umanità come tale non è una comunità. Tutti coloro che pretendono di essere cittadini del mondo sono in realtà dei puri consumatori planetari. Per sentirsi responsabili, bisogna anche essere degli affiliati, e credo che non si guadagni nulla a voler neutralizzare la propria appartenenza a un popolo o ad una nazione.
    C’è il pericolo che la sola alternativa al politicamente corretto, sempre più sordo e cieco di fronte alla realtà, consista in un ritorno al “politicamente abietto”, cioè alla xenofobia, al nazionalismo sciovinista, alla politica dei capri espiatori. È possibile una terza via? Lei sembra abbozzarne una nel suo libro.
    Sì, c’è una terza via che il politicamente corretto non vuole riconoscere. Ogni critica al politicamente corretto, ogni attentato al modo d’essere dei benpensanti, qui in Francia viene immediatamente etichettato come una “lepenizzazione delle anime”. E questa è una disonestà intellettuale di tipo terroristico, oso dire. Non c’è niente di ignobile nel volere guardare in faccia la realtà, tanto meno c’è qualcosa di ignobile nel chiedere all’islam di sottomettersi alle leggi della Repubblica, nel mentre che il politicamente corretto esige, in nome dell’antirazzismo, che la Repubblica si adatti alle esigenze dell’islam. Le leggi che proibiscono l’ostentazione di simboli religiosi in ambito scolastico sono legittime: non hanno niente di islamofobico. Lo Stato francese è stato molto più duro, molto più esigente con i cattolici all’epoca dell’anticlericalismo acceso di quanto non lo sia oggi con i musulmani. Questo deve essere ricordato. Non si tratta di rompere con la tradizione dell’ospitalità: sarebbe politicamente abietto. Si tratta di dire che l’ospitalità non consiste nell’abolire se stessi, nel fondersi nell’alterità. Essa consiste nel dare agli altri il tesoro che si possiede.
    Lei scrive che oggi il problema, soprattutto in ambito educativo ma non solo, è che tutti vogliono essere rispettati e riconosciuti, ma nessuno vuole rispettare e riconoscere gli altri. Nessuno accetta di moderare la stima di sé. Si tratta di un processo inesorabile che coincide col processo e lo spirito democratici che livellano e cancellano tutte le differenze? Ma allora bisogna rinunciare alla democrazia per ritrovare il rispetto di tutti verso tutti? È possibile salvare il sistema politico democratico e contemporaneamente cercare di arrestare il processo democratico?
    Intanto bisogna distinguere le due cose. Io credo che il sistema democratico deve essere effettivamente preservato e rinforzato, ma è lo stesso processo democratico, quando sfocia nel nichilismo del tutto uguale a tutto, che mette in pericolo l’esercizio stesso della democrazia. Si tratta anche di fare in modo che il risentimento e l’invidia non abbiano l’ultima parola in democrazia. Occorrerebbe per esempio preservare nella democrazia la capacità di ammirazione, che è cosa diversa dal rispetto; ricordare che la democrazia non deve uscire dal suo alveo, che la cultura non è democratica, poiché conduce incessantemente a stabilire delle gerarchie. Che l’educazione si rivolge a tutti, ma che la riuscita per tutti è solo uno slogan, e per di più pericoloso. Si tratta dunque, per salvare la democrazia, di combattere l’eccesso di democrazia.
    Finkielkraut: «Ospitalità non significa abolire se stessi» | Tempi.it

    Londra toglie il medico a chi non sa l'inglese
    Il ministro del Lavoro: "Troppi stranieri vengono qui per approfittare del nostro welfare. Né assistenza né sussidi a chi non parla correttamente"
    Erica Orsini
    Niente benefit previdenziali agli immigrati che parlano male l'inglese. Questo il nuovo paletto messo dal ministero del Lavoro e delle Pensioni per far fronte alla nuova ondata di immigrati che nei prossimi mesi si riverseranno nel Paese dalla Romania e dalla Bulgaria, una volta abolita la restrizione del tetto massimo.
    Non ne fa certo una questione di tutela della purezza della lingua nazionale il ministro Iain Duncan Smith, che ieri ha annunciato la revisione del test d'ingresso per gli immigrati. Ciò che sta a cuore all'esecutivo è impedire i troppi abusi ai danni del sistema di welfare pubblico verificatisi negli ultimi dieci anni. Non è infatti un segreto per nessuno che moltissime persone si recano in Gran Bretagna soltanto per usufruire delle cure mediche gratuite garantite a tutti dal servizio sanitario nazionale.
    «È di vitale importanza - ha spiegato il ministro - che vi siano regole severe e precise in grado di proteggere il nostro sistema assistenziale. Oggi l'opinione pubblica è fortemente preoccupata dal fatto che chi arriva nel nostro Paese non ci venga per dare il suo contributo lavorativo, ma perché attrato dai benefit del nostro welfare». Per questo motivo il test di «residente» introdotto già nel 1994 verrà modificato aggiungendo domande più complicate. Parlare bene la lingua è un requisito necessario per trovare lavoro, chi non dimostrerà di conoscere abbastanza bene l'inglese non potrà usufruire di alcuna copertura medica o assistenziale. Non solo, agli immigrati verrà anche chiesto di provare che hanno tentato di trovare un impiego prima di arrivare nel Paese.
    Le modifiche annunciate rischiano però di creare un ulteriore conflitto con la Commissione Europea che, ritenendo illegale già il vecchio test, ha portato il governo inglese di fronte alla Corte di Giustizia europea di Lussemburgo. Un membro della Commissione ha infatti dichiarato che la Comunità europea ha già definito i criteri fondamentali per i test di residenza abituali che sono uguali per tutti i Paesi, Regno Unito compreso. E la conoscenza della lingua non ha nulla a che fare. «La Gran Bretagna sarebbe forse contenta - ha proseguito - se a un loro pensionato in Spagna o in Francia venisse richiesto di superare una prova simile, per poter usufruire dei benefit cui hanno diritto? Mi auguro che il ministro Smith abbia dei buoni avvocati...».
    A quanto pare la minaccia non preoccupa il governo conservatore ben consapevole che la lotta all'immigrazione clandestina è uno dei punti fondamentali per assicurarsi un altro mandato alle elezioni del 2015. E le misure annunciate sul tema dal primo ministro Cameron vanno tutte nella stessa direzione. Oltre alle modifiche al test, il governo inglese ha già annunciato che gli immigrati europei potranno richiedere l'indennità di disoccupazione per soli sei mesi e solo se dimostreranno di risiedere nel Paese da almeno tre mesi. Per l'ingresso di persone provenienti da Paesi Asiatici più «a rischio» come India e Pakistan verrà richiesta una cauzione di tremila sterline che verrà restituita solo al momento del ritorno in patria del soggetto. Nello stesso pacchetto di norme anche quelle tese a facilitare i rimpatri, resi quasi impossibili dai continui ricorsi alla Corte per la violazione dei diritti umani.
    Londra toglie il medico a chi non sa l'inglese - IlGiornale.it

    Libertè? A Parigi se non sei di sinistra rischi la galera.
    Max Ferrari
    Altro che Libertè ed Egalitè: la scena dell’arresto del giovane David Van Hemelryck, creatore del sito internet Hollande-Dimissioni è davvero preoccupante. L’auto del giovane, tappezzata di adesivi con la faccia del presidente e la scritta “dimettiti” viene abbordata dalle moto della polizia, fermata e circondata da una trentina di agenti che poi arrestano il ragazzo e caricano sul carro attrezzi l’auto. Motivo? L’unico giornale che osa parlarne ipotizza che gli si contesti il reato di oltraggio al presidente e il povero David dal commissariato scrive che stanno cercando una qualche legge per giustificarne l’arresto. Fosse successa in Russia una cosa simile tutti i giornali del mondo avrebbero urlato alla dittatura, qui invece tutto è nascosto e nessuno fiata.
    D’altra parte la Francia è sempre più una galera per chi esprime opinioni sgradite al governo di sinistra e, in fatto di uguaglianza davanti alla giustizia, vige apertamente la regola dei due pesi e le due misure.
    Un esempio? I bretoni che si ribellano alle tasse e alla distruzione della loro identità vengono accusati di fascismo, picchiati dalla polizia, arrestati, processati e condannati, ma i cosiddetti “ragazzi” delle periferie di Marsiglia, Parigi etc. spaccano, assaltano, bruciano e menano le forze dell’ordine senza che nulla accada.
    Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso e suscitato l’ira di Marine Le Pen (sempre più su nei sondaggi) è stato l’inquietante episodio dell’11 novembre, quando, a margine della celebrazione dei caduti della prima guerra mondiale, un folto gruppo di contestatori ha fischiato il presidente Hollande, socialista.
    Non era la prima volta e non sarà l’ultima visto che la popolarità di Hollande è la più bassa nella storia francese (ieri ha toccato il 15% di gradimento), ma la sinistra ha voluto farne un caso e attraverso la stampa amica ha raccontato che a fischiare e a disturbare una giornata dedicata ai caduti erano stati quelli del Fronte Nazionale, che infatti sono stati caricati sui cellulari della polizia, portati in caserma e, in alcuni casi, avviati al processo giudiziario.
    Le accuse? Manifestazione non autorizzata, disordini e, udite udite, resistenza a pubblico ufficiale. Eh sì. Su questo la sinistra di governo ha fatto sapere di essere intransigente: chi si ribella ai poliziotti va in galera. Peccato che pochi mesi fa a Trappes è successo l’opposto: un poliziotto che chiedeva ad una donna di togliersi il velo per farsi riconoscere è stato quasi ammazzato dal di lei marito che poi, a seguito di un vero e proprio assalto al commissariato da parte di centinaia di abitanti del quartiere è stato addirittura liberato. Non solo: la stampa ha massacrato gli agenti definendoli provocatori in un quartiere sensibile e uno di loro è pure finito sotto inchiesta con accuse di razzismo a seguito di alcune frasi scritte a caldo su Facebook dopo la rivolta.
    Razzismo, si badi bene, che viene punito a senso unico perchè se gli insultati sono bianchi non succede niente come ha ricordato persino il moderato Copè, segretario dell’UMP, e come ben sanno i francesi che ad un sondaggio sul razzismo anti-bianco hanno risposto al 56 % che sì esiste ed è tanto pericoloso quanto impunito.
    Punita invece è qualsiasi altra forma d’espressione non gradita alla nomenklatura sinistrorsa: in galera chi proclama il proprio disaccordo ai matrimoni gay, in questura chi indossa una maglietta con l’immagine della famiglia tradizionale, botte e denunce contro agricoltori e pescatori bretoni, in stato di fermo i ragazzi che osarono snodare uno striscione per chiedere le dimissioni di Hollande e adesso addirittura arresti e processi per dei fischi. Che poi gli arrestati non c’entrano nulla perchè gli oltre 70 giovani del Fronte sono stati caricati sui cellulari e molto prima che il presidente arrivasse in piazza e fosse contestato.
    A dimostrarlo ci sono testimonianze e immagini che imbarazzano il governo e Marine Le Pen giustamente infuriata afferma che si tratta di “cose degne di uno stato totalitario, di arresti preventivi e arbitrari che sfidano le leggi democratiche e lo stato di diritto. Tutto questo fatto da un governo che si permette di dare lezioni di democrazia e diritti umani a mezzo mondo”.
    La sinistra al potere ha perso la testa e il polso non solo del popolo ma anche del popolo di sinistra se è vero com’è vero che un sondaggio di queste ore dimostra che il 67% dei francesi è ostile all’immigrazione e che i più ostili sono operai e impiegati, ex colonne portanti di quei comunisti e socialisti che in una deriva multiculturalista anti-identitaria e anticristiana stanno trasformando la Francia in qualcosa di estraneo all’Europa: qualche umorista parla di “Hollandistan”, ma non c’è niente da ridere.
    A Parigi se non sei di sinistra rischi la galera! | Max Ferrari

    Usa, editorialista progressista scrive: chi non si riconosce in de Blasio non è per forza razzista. I giornali: «Licenziatelo»
    Il caso Richard Cohen, firma progressista del Washington Post, finito nella bufera per aver sostenuto che c’è un’America diversa dalla “rivoluzionaria” New York
    Redazione
    Richard Cohen, descritto dal Foglio come un «elegante editorialista ebreo e progressista», dunque l’esatto contrario del classico «trombone della destra bianca», martedì 12 novembre ha firmato un commento per il Washington Post in cui sottolinea alcuni elementi della “rivoluzione” incarnata dal nuovo sindaco di New York de Blasio (il «bianco sposato a una donna nera e con due figli misti» eccetera) cercando di spiegare però che anche in America esiste una gran parte di cittadini, i conservatori, che non sentono tale “rivoluzione” come espressione del proprio mondo. Non per questo, ha scritto il paladino liberal Cohen, essi possono essere tacciati di razzismo. Si può ancora dire una cosa del genere?
    No. Non si può. Infatti, come racconta il Foglio, contro Cohen «è subito partita una campagna di demonizzazione che ma mostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il volto intollerante del politicamente corretto». L’Huffington Post ha chiesto ai colleghi del Washington Post «per favore licenziate quest’uomo», e analoghe richieste sono arrivate da Atlantic, Salon, Gawker, Slate e Msnbc.com. Fortunatamente però Cohen gode dell’appoggio del suo direttore. Almeno «per ora», sottolinea il Foglio.
    Riproponiamo il passaggio del commento di Cohen che tanta indignazione ha suscitato:
    «Il partito repubblicano non è razzista, come Harry Belafonte dice del Tea Party, ma è intimorito dall’espansione del governo, dal secolarismo, dal mainstreaming di quella che una volta era l’avanguardia. Le persone con idee convenzionali devono respingere il riflesso faringeo quando considerano il sindaco di New York, un uomo bianco sposato a una donna nera e con due figli misti. Devo ricordare che la moglie di Bill de Blasio, Chirlane McCray, era lesbica? Questa famiglia rappresenta i cambiamenti culturali in corso in alcune parti – non tutte – dell’America. Per i conservatori, questo non assomiglia al loro paese».
    Bill de Blasio. Chi non si riconosce in lui è razzista? | Tempi.it

    Le sfonda il timpano: non lo denuncia perché le regala delle rose
    BOLZANO. Dagli atti della Procura emergono nuovi dettagli agghiaccianti nell’indagine che ha portato all’arresto di un cittadino albanese, accusato di maltrattamenti, minacce, sequestro di persona e lesioni personali aggravate. La vittima, una bolzanina di ventidue anni, per mesi ha dovuto sopportare botte e umiliazioni, mentre tutti i suoi amici e parenti venivano pian piano allontanati.
    Il primo episodio. All’inizio di marzo i suoi scatti d’ira diventano sempre più frequenti. Vieta alla fidanzata di uscire, di incontrare gli amici e di vestirsi in modo “provocatorio”. La sua gelosia è diventata oramai incontrollabile. La ragazza non può incontrarsi nemmeno con le amiche. Secondo l’uomo, infatti, potrebbero “influenzarla” male. Potrebbe avere voglia di incontrare altre persone. Potrebbe avere voglia di più libertà. Potrebbe capire che quello che lui le sta facendo non ha nulla a che vedere con l’amore. L’unica cosa che la donna può fare, è andare a lavoro. Per il resto, il suo tempo libero lo deve passare con lui. L’albanese ha una personalità doppia. la picchia e la riempie di regali.
    La porta a vedere mostre in giro per l’Europa. Ma la bolzanina non c’è la fa più: è stanca della sua gelosia morbosa, dei numerosi divieti, degli insulti e delle botte. Tenta di lasciarlo. Lui la colpisce ripetutamente al volto. Le sfonda un timpano. Lei non lo denuncia. Lui in “cambio” le regala 120 rose rosse. Le chiede perdono e come tanti uomini violenti, le dice che è dispiaciuto dell’accaduto. Le dice: «Mi hai costretto, ho perso la testa. Non succederà più».
    Sei ore di inferno. Ma dopo un paio di mesi succede di nuovo. Già. Succede perché lei parla con un collega. L’albanese torna a colpire e questa volta lo fa davanti a vari testimoni. Colpisce anche il giovane che stava parlando con la “sua” fidanzata. A quel punto, la bolzanina capisce che è arrivato il momento di lasciarsi alle spalle quella storia malata. Ha paura. Ha tanta paura. Ma non può più vivere in quel modo, isolata da tutto e da tutti e con il terrore di finire di nuovo all’ospedale. Il suo ex, però, non lo accetta. Aspetta che torni nell’appartamento dove vivevano insieme. Sa che tornerà a prendere delle cose lasciate a casa. E quando arriva, scoppia l’inferno. Lui chiude la porta a chiave. Per sei ore la tiene sequestrata in casa. Le sputa in faccia. Inizia a insultarla pesantemente. Poi la spintona. Vola il primo pugno. Poi il secondo. La giovane finisce a terra. Viene raggiunta da una raffica di calci. Per sei ore le dice che non vale niente e che tanto non troverà nessuno che la amerà di più. Alla fine la lascia andare.
    Le testimonianze. La bolzanina presenta nuovamente denuncia. L’ospedale conferma tutto. La vittima si è recata al pronto soccorso varie volte per essere medicata. Le ferite parlano chiaro: è stata vittima di pesanti maltrattamenti. Il sostituto procuratore Luisa Mosna avvia l’indagine. Amici e conoscenti vengono sentiti dai carabinieri di Bolzano. Alcuni di loro sono molto spaventati. Confermano di essersi allontanati dalla giovane per paura di essere picchiati dall’albanese. Quest’ultimo viene descritto come un uomo molto irascibile e violento. In passato, ha avuto problemi con la giustizia proprio per lesioni personali. In un caso è stato denunciato da un bolzanino, con il quale aveva litigato per un parcheggio. L’albanese era sceso dalla vettura e aveva colpito più volte l’automobilista, “colpevole” di aver parcheggiato, dove il 24enne voleva mettere la sua di macchina. La donna intanto ha deciso di non tornare a Bolzano, per non dover mai più incontrare il suo ex.
    Sei ore di botte, poi le regala 120 rose - Cronaca - Alto Adige

    Arrestato Boateng: aggredisce passanti e agenti
    PALERMO - La polizia ha arrestato K.A.Boateng, 25enne ghanese, per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Parcheggiatore abusivo in piazza Florio, sarebbe stato aggressivo con diversi automobilisti. Più di una segnalazione è giunta al 113 e sul posto è arrivata una Volante. Quando gli agenti gli hanno chiesto i documenti, Boateng si è scagliato su di loro e li ha aggrediti. Arrestato, domani sarà processato per direttissima.
    Arrestato posteggiatore abusivo a Piazza Florio: ha aggredito i poliziotti- gds.it

    Barletta: tentano estorsione e picchiano per 2 volte ristoratore, 5 arresti
    Barletta- Tentano di estorcere denaro, oltre 20 mila euro per presunti debiti, picchiando un ristoratore in modo brutale in due occasioni. E' accaduto a Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani. I carabinieri della Tenenza hanno arrestato cinque persone, tre rumeni e due moldavi, tutti incensurati, accusati in concorso di tentata estorsione, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Si tratta dei rumeni Ion Chiriac, 41anni, Dmitrii Codreanu, 29, Ionut Ovidiu Tincu, 29 e dei moldavi Viorel Burlacu, 29 e Constanzin Gioachina, 27. Vittima del pestaggio un ristoratore di 50 anni, italiano.
    Verso la meta' di settembre, due clienti, dopo aver consumato delle bevande nel suo locale, lo avrebbero picchiato, senza alcun motivo chiaro, causandogli lesioni e fratture al volto guaribili in 20 giorni. Alcuni giorni piu' tardi, invece, i due aggressori, spalleggiati da altre tre persone, gli avrebbero avanzato la richiesta di denaro, dietro minacce di morte, obbligandolo allo stesso tempo a presentarsi a un incontro in una zona di campagna per la consegna del denaro. Il ristoratore si e' recato all'appuntamento in via Terlizzi per cercare di risolvere la questione, e ha atteso l'arrivo della banda, giunta di li' a poco. Non avendo ottenuto il denaro richiesto, due degli stranieri sono passati alle vie di fatto, malmenando nuovamente il ristoratore con schiaffi e pugni al volto.
    A questo punto e' scattata la trappola dei militari che, appostatisi in zona e usciti allo scoperto, hanno bloccato i cinque, nonostante il tentativo di fuga per le campagne limitrofe, tanto che uno di essi, pur di sottrarsi alla cattura, si e' lanciato da una rampa di accesso ad un garage, provocandosi la frattura di entrambi i piedi. Sottoposti a perquisizione, i carabinieri hanno trovato a bordo delle due auto in loro possesso, una Mazda 6 e una Fiat Multipla, alcuni passamontagna ed una radio ricetrasmittente. E' stato tutto sequestrato unitamente ai loro telefoni cellulari e a 100 euro in contanti. La vittima, invece, soccorsa dai sanitari del locale pronto soccorso, ha riportato una prognosi di 10 giorni per lesioni varie al volto e agli arti.
    Barletta: tentano estorsione e picchiano per 2 volte ristoratore, 5 arresti | Bari la Repubblica.it

    Quattro feriti e quattro arresti per una rissa a Correggio
    Quattro feriti con prognosi che vanno dai 5 ai 15 giorni e 4 persone arrestate dai carabinieri con l’accusa di concorso in rissa aggravata. A distanza dalla recente zuffa verificatasi tra 5 persone sempre nel centro storico correggese, quello di ieri è stato un’altro sabato pomeriggio di ordinaria follia a Correggio. Anche questa volta, come già avvenne venti giorni fa, il deciso intervento dei Carabinieri della locale Stazione ha ripristinato l’ordine fermando i coinvolti che sono stati arrestati.
    Protagonisti da una parte un senegalese e dall’altra un sardo e due suoi amici (un reggiano e un brindisino), tutti abitanti a Correggio che se le stavano dando di santa ragione fino al deciso intervento dei Carabinieri di Correggio. Il motivo della rissa sono ancora all’esatto vaglio dei Carabinieri, anche se, stando ai primi accertamenti potrebbero essere ricondotte a frizioni tra il senegalese ed il sardo che hanno generato reciproche offese (pare anche a sfondo razzista ndr) culminate con la zuffa tra i due cui poi sono stati coinvolti anche gli altri due amici del sardo.
    Parrebbe proprio questa, l’origine della furibonda lite che ieri pomeriggio ha tenuto impegnati numerosi Carabinieri che hanno arrestato i 4 coinvolti. Un grave episodio secondo i militari quello verificatosi ieri sera con i carabinieri che stanno proseguendo nelle indagini per comprendere nel dettaglio le esatte cause e per evitare che si verifichino ulteriori strascichi.
    In manette sono finiti da una parte un 29enne di Gonnosfanadiga (CA) e due suoi amici (un 30enne originario di Mesagne (BR) e un 25enne reggiano), e dall’altra un 30enne senegalese, tutti abitanti a Correggio ristretti al termine delle formalità di rito a disposizione della D.ssa Valentina Salvi sostituto presso la Procura reggiana titolare dell’inchiesta. Tutti hanno riportato evidenti traumi giudicati guaribili tra i 5 e i 16 giorni. Secondo la prima ricostruzione operata dai Carabinieri, l’antefatto che ha scatenato la rissa, si e verificato poco dopo le 16,00 all’esterno di un bar del centro ed ha visto in prima battuta coinvolti il sardo e il senegalese che pare si siano offesi pesantemente in maniera reciproca per poi passare alle vie di fatto. Quindi l’intervento dei due amici che inizialmente sono intervenuti da pacieri per poi comunque venire alle mani con il senegalese. All’arrivo i Carabinieri trovavano numerose persone che attonite avevano assistito al grave episodio di violenza. Riportata la situazione alla normalità e dopo aver ricostruito i fatti, alla luce della flagranza di reato, i Carabinieri di Correggio arrestavano i 4 giovani che domani compariranno davanti al tribunale di Reggio Emilia per rispondere del reato di rissa aggravata.
    Quattro feriti e quattro arresti per una rissa a Correggio | Sassuolo 2000

    “Sono romeno, quindi europeo, non potete fermarmi”: e aggredisce agenti
    Bologna – I poliziotti lo hanno arrestato per lesioni finalizzate alla resistenza, oltraggio a pubblico ufficiale, minacce gravi e danneggiamento aggravato. In manette è finito un romeno di 44 anni. Ieri camminava in mezzo alla strada in via Genova, quando gli agenti di una Volante che passavano di lì gli hanno chiesto se avesse bisogno di aiuto. E lui, di tutta risposta: sono romeno, quindi cittadino europeo, non potete farmi nulla. A quel punto i poliziotti gli hanno chiesto i documenti e lui si è rifiutato di esporli, offendendo e minacciando di morte gli interlocutori in divisa. I quali, visto l’atteggiamento aggressivo, non senza sforzi, lo hanno caricato in auto.
    Uno degli agenti è rimasto ferito: se l’è cavata con 7 giorni di prognosi. Durante il viaggio il 44enne ha continuato a dare in escandescenza, rompendo a calci una portiera e il vetro in plexiglas che separa i sedili posteriori da quelli anteriori.
    I poliziotti: ?Serve aiuto?? Lui: ?Non potete farmi nulla, vi ammazzo?. E li aggredisce,arrestato. | Sostenitori delle Forze dell'Ordine

    Rapinato e minacciato di morte da immigrati romeni
    Roma - ”Se chiami i carabinieri ti ammazziamo perchè sappiamo dove abiti”. Questa la minaccia perpetrata ai danni del titolare di un internet point di viale Mazzini in zona Prati, rapinato nel proprio esercizio commerciale nel pomeriggio del 27 settembre. I rapinatori, due cittadini romeni di 20 e 29 anni, sono poi stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Trionfale per rapina impropria. I due, ieri pomeriggio, sono entrati nell’esercizio commerciale di viale Mazzini e senza usufruire di alcun servizio sono subito usciti dopo aver rubato il cellulare di un cliente che era stato lasciato incustodito per caricarne la batteria. Quando il proprietario del telefono si è accorto del furto, ha chiesto spiegazioni al titolare dell’esercizio pubblico il quale ha immaginato che fossero stati i due individui che erano usciti poco prima. I due malfattori sono stati raggiunti dal proprietario del telefono che ne ha chiesto la restituzione ma i due hanno risposto, “se chiami i carabinieri ti ammazziamo perchè sappiamo dove abiti” e dopo averlo spintonato sono fuggiti in possesso della refurtiva. Subito dopo sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia Roma Trionfale che sono riusciti ad intercettare i due malviventi e a bloccarli. Gli arrestati sono stati tradotti presso il carcere di Regina Coeli mentre la refurtiva è stata restituita alla vittima.
    Prati: rapina internet point via Mazzini

    Amnistia: con martello spacca la mano ad agente
    Ennesimo caso di violenza nel carcere di San Giorgio. La denuncia viene dal Sappe, sindacato di polizia penitenziaria. “Un detenuto marocchino – racconta il segretario generale Donato Capece – ristretto nella fatidica Terza Sezione del carcere di Lucca ha tirato, per futili motivi, uno sgabello al poliziotto in servizio nel Reparto che è stato molto abile nello schivare il pesante oggetto. Poco dopo, lo stesso detenuto ha ingerito delle pile e, dopo essere stato accompagnato in infermeria ma aver rifiutato il ricovero nell’ospedale, mentre faceva rientro in cella costeggiando il muro del giardino, ha prelevato il coperchio di cemento di un tombino e si è scagliato contro i poliziotti. Uno di coloro, colpito con violenza, ha avuto dall’Ospedale una prognosi di 21 giorni per frattura del metacarpo e per almeno 40 giorni dovrà tenere il gesso. A lui e all’altro collega va tutta la nostra solidarietà. Ma certo si tratta dell’ennesima situazione incredibile e inaccettabile: e il fatto che ha visto protagonista, ancora una volta, uno straniero ci induce a tornare a sollecitare il Governo e il Ministro della Giustizia Cancellieri ad attivarsi davvero perché i detenuti stranieri scontino la pena a casa loro. Una cosa è certa: la Polizia Penitenziaria non è carne da macello e non tollererà altre violenze”.
    Capece annuncia che nei prossimi giorni sarà al carcere di Lucca, nel quale nelle ultime settimane diversi sono stati gli eventi critici: atti di autolesionismo, risse, colluttazioni e tentati suicidi. “Eppure – afferma – nonostante tutto questo, l’amministrazione penitenziaria brilla per l’assenza di provvedimenti su Lucca, da almeno dieci anni. ” Non è più possibile tollerare violenze come quelle di ieri sera contro i poliziotti del carcere di Lucca. Le autorità nazionali e regionali penitenziarie si sveglino dal colpevole torpore in cui da almeno un decennio si trovano ed assicurino garanzie e tutele alla Polizia penitenziaria, che nella prima linea delle sezioni detentive combattono e rischiano la vita ogni giorno. Altro che segni di ripresa: Lucca è un carcere ad alta tensione, con violenze e problemi ogni giorno”.
    Detenuto aggredisce un agente e gli frattura la mano » La Gazzetta di Lucca

    Benevento: giovani romeni in città per rubare
    Proseguono ininterrotti i servizi di monitoraggio e di controllo del territorio messi in campo dal Comando Provinciale Carabinieri di Benevento e finalizzati al contrasto dei furti ed all’intercettazione delle persone di interesse operativo.
    Infatti, alle ore 12,00 circa odierne, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Benevento, durante l’espletamento dei servizi di pattugliamento del centro cittadino, hanno intercettato e fermato due ragazzi di nazionalità rumena rispettivamente di 23 e 20 anni.
    I due giovani sono stati intercettati dalla pattuglia dell’Arma in piazza IV Novembre mentre stavano entrando con circospezione all’interno del portone di ingresso di uno stabile condominiale ivi ubicato, forse anche con l’intento di commettere qualche reato.
    Le mosse dei due ragazzi non sono passate inosservate ai Carabinieri che in quel momento erano in transito e, pertanto, dopo averli subito bloccati lo hanno accompagnati presso la Caserma di via Meomartini dove sono stati sottoposti ai consueti accertamenti per stabilirne l’identità e la provenienza.
    Al termine degli accertamenti, i Carabinieri hanno avuto modo di verificare che i due giovani, residenti in Romania, sono, di fatto, domiciliati in Italia senza fissa dimora. Inoltre a loro carico veniva anche accertata la sussistenza di svariati pregiudizi penali per la commissione del reato di furto.
    Alle richieste formulate dai Carabinieri in ordine al loro comportamento ed alla loro presenza in città, i due non hanno fornito ragionevoli motivi se non quello che si trovavano a Benevento di passaggio poiché erano provenienti da Milano e che erano alla ricerca di un posto per dormire.
    Quindi i Carabinieri hanno conseguentemente avviato nei loro confronti la procedura per il foglio di via obbligatorio che gli impedirà il ritorno in città per un massimo di tre anni.
    Prevenzione del furti: fermati due pregiudicati stranieri nel centro di Benevento | cronaca | news | NTR24 - l'informazione sul web

    Bravi. Ora andranno a razziare nella città vicina. E’ un modo ridicolo di agire. I romeni senza lavoro possono e devono essere espulsi, non, mandati a delinquere in un’altra città italiana.

    Vigile aggredito da cinese: non lo lasciava delinquere in ‘pace’
    Vorrei solo sottolineare che lunedi mattina u.s. un M.llo della Polizia Locale di Barletta durante la quotidiana attivita’ di controllo del territorio e’ stato aggredito da un cittadino cinese e sottoposto a ricovero ospedaliero con prognosi di dieci giorni.
    Il reo e’ stato arrestato e condotto presso la casa circondariale di Trani. La Vostra redazione non ha neanche sfiorato l’argomento cosi’ come il Sindaco della citta’ che in piu’ di una occasione ha elogoato l’attivita’ dei Carabinieri, aggiungo giustamente, ma ha totalmente ignotato la sua Polizia Locale.
    Naturalmente quando si presentano note negative tutti sparano a zero sulla Polizia Locale, spesso dimenticando o ignorando le difficoltà che i Vigili “potrebbero” incontrare durante il servizio, quando al contrario si mettono in campo azioni atte a tutelare il territorio i Vigili non esistono, a partire dal massimo rappresentante dell’ente.
    Barletta: Maresciallo dei vigili aggredito da un cinese, lo sfogo di un lettore - BarlettaLife iReport: notizie e segnalazioni dei lettori - BarlettaLife il portale di Barletta

    Perugia: arrestati boss dello spaccio nordafricani, si spartivano la città
    Perugia - Quattro boss dello spaccio sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Perugia dopo una lunga indagine e pedinamenti mirati. Si tratta di tre tunisini e di un marocchino (ma si sospetta che faccia parte anche lui ai clan tunisini) che avevano il controllo di tre zone specifiche di Perugia: Pallotta, Fontivegge e Madonna Alta.
    In manette sono finiti: Azou El Mustpha del 1971 (zona di Spaccio Piazza del Bacio), Hada Achref del 1985 conosciuto con il nome di Karim (zona di Spaccio di Madonna Alta), Batri Mohamed del 1984 (zona di spaccio Pallotta), Khezami Achraf del 1980 (Pallotta). Tutti capizona che vendevano eroina e cocaina ad una media di 20-30 dosi al giorno. I tre erano anche dei rifornitori di altri spacciatori per tutta la provincia di Perugia, Arezzo e Viterbo. La Squadra Mobile dalle analisi eseguite sullo stupefacente ha avuto la certezza che si tratta di grossisti dato che le dosi in loro possesso hanno una purezza molta alta. Più si scende nella scala gerarchica dei clan e più le dosi sono tagliate e quindi meno pure.
    Il capozona di Madonna Alta, Hada Achref, era una vera e proprio primula rossa dello spaccio. Conosceva anche le targhe delle auto della Mobile. Si muoveva solo tramite minimetrò e dava appuntamenti ai clienti proprio a pochi metri dalle stazioni. Al telefono usava i numeri delle fermate con gli acquirenti per fissare il posto dove consegnare la droga.
    Droga, arrestati 4 boss dello spaccio da Madonna Alta alla Pallotta

    Gli immigrati fanno i lavori che gli italiani rifiutano.
    Detenuto marocchino tira olio bollente su agenti e li pesta
    Genova 26 settembre 2013 – Momenti di tensione questa mattina all’interno del carcere di Marassi. Un detenuto marocchino ha tirato olio bollente addosso ad alcuni agenti della polizia penitenziaria. Secondo quanto riferisce Roberto Martinelli, segretario del Sappe Liguria, il detenuto ha poi picchiato gli agenti con calci e pugni. Quattro di loro sono stati trasferiti all’ospedale. A scatenare la reazione violenta è stato un richiamo verbale da parte degli agenti al detenuto che si fermava in altre celle prima di uscire per l’ora d’aria.
    Carcere Marassi: detenuto tira olio bollente polizia penitenziaria

    Terni, lascia il lavoro per fare lo spacciatore: marocchino arrestato dalla polizia
    Le indagini erano iniziate in seguito ad un caso di sospetta overdose. L'uomo, regolarmente residente e con un posto fisso, aveva scelto un'altra strada
    Terni, lascia il lavoro per fare lo spacciatore: marocchino arrestato dalla polizia
    di Re.Te.
    Il sospetto che grava su di lui è pesante, visto che le indagini della polizia sono partite, ad agosto, in seguito ad un sospetto caso di overdose – protagonista un ternano di 38 anni – che non si era rivelato letale solo per il pronto intervento degli operatori del 118, allertati proprio dagli agenti della volante. In quel periodo di episodi simili se ne erano registrati parecchi, anche se meno gravi ed i poliziotti hanno deciso che fosse il caso di vederci chiaro.
    L’arresto E così sono arrivati a lui. Ventotto anni e un lavoro fisso, ma siccome lo spaccio rende di più il marocchino residente a Terni aveva deciso di cambiare attività. Martedì mattina, quando gli agenti della squadra antidroga hanno fatto irruzione in casa sua, hanno trovato più di mille euro in banconote di piccolo taglio e tutto l’occorrente per confezionare le dosi di stupefacente da spacciare. Lo hanno arrestato su ordine del giudice delle indagini preliminari, Maurizio Santoloci. Le indagini, ovviamente, continuano per identificare eventuali altre persone coinvolte nello spaccio degli stupefacenti tagliati con sostanze che hanno provocato i malori tra i tossicodipendenti.
    Terni, lascia il lavoro per fare lo spacciatore: marocchino arrestato dalla polizia | Umbria24.it

    “Sono ‘migrante’, anche se ho perso ho vinto”: pretendeva soldi o avrebbe distrutto centro scommesse
    OSTUNI – Una storia che ha dell’incredibile si è verificata intorno alle 11.00 di ieri (24 settembre) nell’agenzia scommesse ‘Eurobet’ di Ostuni, situata in Piazza Milano. Un cittadino di origini nigeriane, Martins Oleabhiele di 25 anni, intorno alle 9.30 si è recato all’interno dell’attività commerciale quando la stessa era ancora chiusa al pubblico. Lo straniero, in possesso di alcuni tichet considerati dall’uomo vincenti, pretendeva l’immediato pagamento delle vincite; ma, dalle verifiche effettuate, un’impiegata dell’attività commerciale ha appurato un errore di lettura delle giocate da parte del giovane. Vistasi negata la vincita, il nigeriano ha quindi inscenato una vera e propria sfuriata e ha intimato agli impiegati presenti in quel momento nel locale, di consegnare la somma di 600 euro, in caso contrario avrebbe distrutto l’intero locale. Temendo per la propria incolumità, alle 10.50 gli impiegati hanno lanciato l’allarme al Commissariato di Polizia di Ostuni, diretto dal vecequestore Francesco Angiuli. Alla vista dei poliziotti, il nigeriano ha modificato i termini della questione: egli stava semplicemente lamentando il mancato pagamento di una vecchia vincita. Quando, però, gli agenti hanno chiesto al nigeriano l’esibizione dei documenti per l’identificazione, il 28enne ha reagito violentemente e ha rivolto frasi ingiuriose nei confronti dei poliziotti strattonandoli con forza e accusandoli di essere d’accordo con l’impiegata dell’agenzia scommesse. Il nigeriano è stato, quindi condotto presso il commissario di polizia, dove è stato interpellato il pm di turno, sostituto procuratore Giuseppe De Nozza, che ha disposto l’arresto dello straniero. Martins Oleabhiele è ora detenuto nel carcere di Brindisi con le accuse di tentata estorsione, oltraggio, violenza, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità personale. Lo straniero è difeso dall’avvocato assegnato d’ufficio, Angela Panarese del Foro di Brindisi. A margine dell’attività legata all’arresto sono stati ascoltati numerosi testimoni che, sentite le urla dell’uomo, si erano avvicinati all’Eurobet.
    Pretende denaro e minaccia di distruggere l’Eurobet di Ostuni - News Ostuni Valle d'Itria

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