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Discussione: Le delizie della società multietnica

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Mendicanti sempre più invadenti nei giorni di mercato.
    Ieri la polizia locale ha identificato e allontanato dieci persone che praticamente da via Piave a via Caneve, coprivano le strade principali di transito pedonale. Bulgari, ungheresi ma soprattutto romeni di etnia rom e pure alcuni di colore si sono divisi la città e, con i sistemi più fantasiosi, chiedono l’elemosina cercando di impietosire i passanti. C’è chi, come un ragazzo, in via Brenta Vecchia gira a piedi nudi e con i pantaloni corti. Romeno di etnia rom, impietosisce i passanti mostrando di avere freddo e spiegando di non avere i soldi per comprarsi da vestire e le scarpe. Ma a inizio pomeriggio da sotto una panchina tira fuori pantaloni e scarpe, si riveste e se ne va.
    Nella zona del Candiani invece, sempre un rom, chiede l’elemosina suonando un mandolino. C’è chi lo paga con i soldi e chi gli regala da vestire. Qualche giorno fa ha rotto il mandolino e, per un po’, non si è fatto vedere in giro. Poi ha trovato chi gli ha cambiato il pezzo dello strumento ed è tornato sul posto di lavoro.
    Nella zona del mercato si incontrano sia anziani rom che ragazzi di colore. Quest’ultimi, fino a qualche mese fa, “battevano” il centro storico. Quando sono diventati troppi si sono spostati in terraferma. La loro zona è quella attorno a piazza Ferretto che dividono con altri rom.
    In via Poerio, sotto i portici e a quattro passi dal centro Le Grazie, ha un posto fisso un rom presente praticamente sei giorni su sette. Se altri mendicanti si sistemano sotto ai portici, non usano il punto dove lui lascia dei fogli di carta per sedersi a terra. A testimonianza che c’è divisione del territorio e c’è un’organizzazione che gestisce l’affare delle elemosine in città.
    Da qualche settimana, sempre in via Poerio, ha fatto la sua comparsa saltuariamente una donna di colore con il figlio piccolo. Un bambino di circa un anno che tiene in braccio, mentre lei, seduta a terra, chiede l’elemosina anche se in maniera discreta. C’è chi le lascia del denaro, chi porta del mangiare al piccolo o degli abitini. Racconta di essere disoccupata, come del resto il marito, e di vivere a Treviso. Rischia di essere arrestata e di perdere il bambino. Infatti per la legge contro lo sfruttamento dei minori, nell’accattonaggio è previsto l’arresto.
    Ieri, sempre alla polizia, in particolare all’ufficio di piazzale Candiani, sono stati denunciati tre borseggi durante il mercato. Vittime tre donne che al momento di pagare la spesa si sono trovate senza portafogli.
    Mendicanti invadenti intervengono i vigili - Cronaca - la Nuova di Venezia

    Mortara assediata da baby-gang di immigrati
    MORTARA. Baby gang scatenata ieri nella zona della stazione, con due immigrati trasportati al Pronto soccorso: un 18enne per le ferite in una rissa, una 19enne ecuadoregno per coma etilico. I giovani, alcuni residenti a Mortara e altri arrivati in treno, hanno creato scompiglio per tutta la giornata. Hanno danneggiato la stazione, finché li ha bloccati la polizia locale.
    Nel pomeriggio, la rissa e lo svenimento del 19enne per coma etilico. La rissa, avvenuta poco dopo le 14 sul piazzale della stazione, ha visto protagonisti tre giovani poi identificati dalla polizia locale.
    I primi a dare l’allarme sono stati i vigili urbani dalla centrale del vicino corso Garibaldi. Infatti è arrivata una telefonata anonima che ha messo al corrente i vigili di un violento litigio in atto davanti alla stazione.
    Immediata è scattata anche la segnalazione ai carabinieri. Sul posto sono intervenuti sia gli agenti della polizia locale che gli uomini dell’Arma, ma l’intervento è poi stato della polizia locale.
    Un 18enne è stato soccorso sul posto dalla Croce Rossa di Mortara. I barellieri dell’associazione di viale Capettini hanno trasportato il giovane al pronto soccorso dell’ospedale Asilo Vittoria, dove è stato medicato per le ferite – la più evidente alla testa – riportate nello scontro davanti alla stazione. Pochi minuti dopo poi un 19enne, con ogni probabilità componente dello stesso gruppo, è svenuto nel sottopasso pedonale di corso Torino per gli effetti dell’abuso di alcoolici.
    Ancora una volta, è intervenuta la polizia locale di Mortara e la Croce Rossa che ha portato il giovane al Pronto soccorso mortarese. Cresce in città la preoccupazione per questi episodi dopo che il 18 novembre un 14enne, durante una colluttazione con dei coetanei, era stato spinto contro la vetrina di una tabaccheria di corso Torino, sfondandola.
    Questi sono i “nuovi italiani” di Riccardi. Interessante mettere questa notizia in relazione con questo:
    http://identità.com/blog/microposts/...-da-immigrati/

    Rissa “etnica” fuori una discoteca, Italiano presso a coltellate
    Rissa fuori una discoteca, ferito un ragazzo
    ViterboOggi
    Un giovane, residente nel capoluogo, è stato ferito mentre si trovava all’esterno del locale durante un accesa discussione fra un gruppo di ragazzi italiani e stranieri.
    Una discussione violenta, che aveva richiesto anche l’intervento della sicurezza, e che poi è degenarata al di fuori, quando un immigrato avrebbe estratto dalle tasche un coltello e avrebbe ferito alla gamba il 20enne, fortunatamente in modo superficiale, che è stato subito soccorso dai sanitari del 118.
    Immediatamente sono scattate le indagini da parte della Squadra Mobile di Viterbo che, sentiti alcuni testimoni, gli addetti alla sicurezza e la vittima stessa, è riuscita ad individuare il responsabile dell’aggressione: M.G., di 20 anni, residente a Viterbo.
    M.G. è stato così denunciato per lesioni aggravate.

    Milano: rapinato, rischia perdita occhio
    Un adulto e due minorenni sono stati
    aggrediti e feriti durante una rapina
    in strada avvenuta ad una fermata dell’
    autobus in via Fratelli Bandiera a Se-
    sto San Giovanni, alle porte di Milano.
    Da quanto hanno riferito gli aggrediti,
    a rapinarli sono stati due immigrati
    a volto coperto e armati di coltelli. I
    tre sono stati soccorsi alla clinica
    Multimedica di Sesto San Giovanni. Due
    hanno riportato ferite lievi mentre il
    terzo, l’adulto, di cui non sono note
    le generalità, rischia di perdere un
    occhio.
    Televideo - Rai

    Senza biglietto: Nigeriana aggredisce controllore e agente
    GRUMO APPULA – Viaggiava sul treno regionale diretto a Taranto la Nigeriana di 23 anni arrestata dai Carabinieri della Stazione di Grumo Appula, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di un carabiniere fuori servizio che, intervenuto per bloccare l’aggressione del controllore da parte della 23enne che si rifiutava di mostrargli il titolo di viaggio

    Xenofilo li accoglie in casa: pestato e derubato
    Ecco come si finisce dando retta alla Cassazione
    La vittima ha raccontato alla polizia di essere stato avvicinato da due giovani nordafricani in Piazzale Marconi; i ragazzi, di origine tunisina, gli hanno chiesto aiuto e lui li ha portati nel suo appartamento.
    Il fatto è accaduto ieri sera, intorno alle 23; dopo aver fatto accomodare in casa i due sconosciuti qualcosa è andato storto; la vittima è stata picchiata violentemente con calci e pugni.
    Gli aggressori si sono fatti consegnare le chiavi dell’automobile dell’uomo dalla quale hanno rubato il portafoglio per poi darsi alla fuga. Il 46enne ha denunciato l’accaduto alla polizia e al pronto soccorso è stato medicato. La prognosi è di 30 giorni.
    http://www.liberta.it/2012/12/13/qua...a-due-giovani/
    L’articolo non lo dice, non sarebbe “politicamente corretto”, ma la probabilità che la vittima (soprattutto della propria imbecillità) sia un omosessuale in cerca di “carne fresca” è vicina al 100%.
    Ovviamente questo individuo non “discrimina”, è una antirazzista come piace alla Cassazione, e come tale si è comportato. Pagandone le conseguenze.

    Milano: sfigurata con coccio di bottiglia da immigrato
    L’assessore si felicita di questa nuova manifestazione di “cambiamento”
    MILANO – Una studentessa di 22 anni è stata aggredita mercoledì pomeriggio da uno sconosciuto in piazzale Selinunte, che le ha procurato un taglio al viso con un coccio di bottiglia. La giovane, trasportata in codice giallo all’ospedale San Carlo, è stata operata alla mascella ma non è in pericolo di vita. Alla polizia ha raccontato di essere stata avvicinata da un uomo, che le sembra potesse essere dell’Est Europa, e di essere stata ferita senza alcun motivo.
    Studentessa ferita al viso con un coccio di bottiglia da uno sconosciuto - Milano

    Ragazzino disabile aggredito e derubato da “coetanei immigrati”
    Un ragazzo disabile, sordomuto, e’ stato aggredito e rapinato, a Milano, all’uscita da scuola. A malmenarlo, senza alcuna compassione per la sua disabilita’, e’ stato un gruppo di 4 coetanei stranieri.
    E’ accaduto in piazzale Arduino: e’ stato accerchiato da quattro ragazzini che lo hanno spintonato e costretto prima a consegnare il telefonino cellulare e poi 20 euro.
    Ragazzino sordomuto aggredito a Milano | VoxNews

    Islamico accoltellò Cristiana che lo faceva sentire “impuro”: assolto e internato per schizofrenia
    Ai Carabinieri che l’avevano interrogato raccontò che, come Abramo doveva uccidere l’unico figlio Isacco, prima di essere fermato da Dio stesso, anche lui doveva compiere un sacrificio perché la relazione, anche sessuale, con la donna lo faceva sentire impuro. Il gup Bruno Perla lo ha dunque assolto per incapacità di intendere e volere e Mahfoud Bahi, 30 anni, disoccupato con precedenti, trascorrerà i prossimi 5 anni in un ospedale psichiatrico giudiziario, dove già riside.
    SCHIZOFRENIA. Due consulenze psichiatriche hanno stabilito che Bahi è affetto da una grave forma di schizofrenia e dopo l’accaduto, sulla base della potenziale pericolosità dell’uomo, il pm aveva chiesto e ottenuto dal gip Andrea Santucci il ricovero coatto in un ospedale psichiatrico giudiziario. “Sia il consulente del tribunale, dott. Andreani, sia quello di parte, dott. Giancarlo Boncompagni, hanno concordato sul fatto che era totalmente incapace di intendere e volere al momento del fatto – ha spiegato il legale dell’uomo, avv. Donata Malmusi – ma anche sulla persistenza della sua pericolosità”.
    QUASI DECAPITATA. La donna 45enne era stata colpita da quattro fendenti che l’aveva quasi decapitata lesionandole in modo permanente le vertebre cervicali: è rimasta paralizzata. Bahi, compagno della donna da quasi 3 anni, si sentiva impuro durante le relazione sessuale, ma pare che la coppia avesse problemi di relazione, a cui l’uomo aveva cercato di ovviare tramite la lettura del Corano.
    http://www.bolognatoday.it/cronaca/d...ia-assolto.htm

    Al massimo tra un anno, quando qualche “psichiatra” lo dichiarerà ”guarito”, sarà fuori a decapitare altre donne o uomini che lui considera “impuri”. Il problema è che chiunque sia islamico e ne segua i dettami alla lettera è “schizofrenico” al di là di ogni possibile cura.

    Molestano donna e prendono a testate il marito
    Colpito con una testata al volto per aver difeso sua moglie dagli insulti e dai palpeggiamenti di due sconosciuti. È successo ieri di fronte al Mc Donald nei pressi di piazza Irnerio.
    I due stavano fumando tranquillamente una sigaretta fuori da un noto fast food, di piazza San Giovanni Battista de la Salle, dove poco prima si erano trattenuti per mangiare un panino, quando improvvisamente, due immigrati, hanno iniziato ad importunare la donna, una 34enne.
    Il marito di quest’ultima, anche lui romeno, di 39 anni, è subito intervenuto per farli smettere, ma è stato affrontato e colpito con una violenta testata in pieno volto da uno dei due mentre, l’altro continuava a palpeggiare insistentemente la moglie. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Trastevere, attivati da una telefonata giunta al pronto intervento 112, sono intervenuti immediatamente sul posto riuscendo a bloccare i due aggressori, due cittadini ucraini, di 35 e 27 anni, entrambi pregiudicati.
    Piazza Irnerio: coppia aggredita davanti al Mc Donald. Ferito lui, molestata la moglie

    Integrazione: sgominata baby gang multietnica che terrorizzava Prato
    Prato, 11 dicembre 2012 - Una baby gang dedita a scippi, furti, rapine e pestaggi è stata sgominata dalla squadra mobile di Prato, diretta da Francesco Nannucci: i giovanissimi membri della banda, il cui esponente più ‘anziano’ ha 22 anni sono stati raggiunti da 11 misure di custodia cautelare.
    Si chiamavano la ’Banda del Soccorso’, dal nome del quartiere di Prato in cui operavano, ed erano organizzati in maniera gerarchica. La banda era composta da 6 albanesi, 4 italiani e 3 marocchini (perfetta “integrazione” tra culture diverse). Inoltre, i ragazzi si vantavano su Facebook delle loro imprese postando foto che ritraevano i soldi rubati, oppure se stessi incappucciati prima dei raid.
    Sono almeno 20 le rapine contestate al gruppo, anche se si sospetta possano essere di più. Spesso le loro vittime erano immigrati clandestini che non denunciavano i reati subiti. In un’occasione la gang aveva organizzato il pestaggio di un testimone. I soldi rapinati venivano spesi nel giro di pochi giorni in vestiti firmati, lampade e trattamenti nei centri benessere.
    Degli 11 ragazzi raggiunti da custodia cautelare, nove sono finiti in carcere, uno agli arresti domiciliari, un altro con l’obbligo di dimora. Nei confronti di altri due membri della gang, entrambi minorenni, il Tribunale dei Minori non ha ancora emesso provvedimenti restrittivi.
    Sgominata la baby gang 'del Sokkorso': undici misure di custodia cautelare - La Nazione - Prato


    85enne pestata e rapinata da un Tunisino: gamba spezzata
    Se fosse in vigore la legge targata Pd, questo crimine sarebbe stato commesso da “italiani”
    ROMA, 10 DIC – Ha spinto un’anziana a terra, l’ha malmenata e rapinata della borsa. Presa a calci e per impedirle di gridare le ha pestato ripetutamente la bocca. Per questo un tunisino di 36 anni e’ stato arrestato a Roma dalla polizia. La donna, 85 anni, ha riportato fratture e contusioni. L’anziana, in attesa ad una fermata metro e’ stata avvicinata dall’ uomo che dopo averla rapinata si e’ dato alla fuga. ”E’ stato un incubo”, dice l’85enne.
    Dopo l’arrivo sul posto degli agenti, sono scattate subito le indagini per rintracciare il malvivente.
    Il soggetto, grazie alle informazioni di alcuni testimoni, e’ stato subito fermato in via dei Quintili. Perquisito, e’ stato trovato in possesso di un telefono cellulare di alcune banconote, poi risultate essere quelle rapinate all’anziana.
    Identificato per R.G., tunisino di 36 anni, lo straniero e’ stato accompagnato negli uffici del commissariato San Giovanni. Durante tutto il tragitto e anche all’interno degli uffici di Polizia, il tunisino ha ripetutamente oltraggiato i poliziotti opponendo resistenza e tentando di autolesionarsi.
    Terminati gli accertamenti, il soggetto e’ stato arrestato e la refurtiva riconsegnata alla donna, la quale, a seguito dell’aggressione, ha riportato una frattura scomposta e alcune escoriazioni al volto.
    Messo a disposizione dell’ Autorita’ Giudiziaria, lo straniero dovra’ rispondere di rapina aggravata.
    Picchia e rapina anziana a Roma, preso - Lazio - ANSA.it


    Bologna, italiano picchiato e rapinato per strada da 4 immigrati
    BOLOGNA, 09 DIC – Un milanese di 57 anni e’ stato rapinato la notte scorsa a Bologna. L’uomo stava camminando, intorno alle 23, lungo via Irnerio, per tornare all’albergo in via Indipendenza, quando 3-4 soggetti apparentemente stranieri, l’hanno strattonato da dietro. L’uomo ha opposto resistenza e gli aggressori l’hanno preso a pugni sbattendolo per terra. A quel punto, gli hanno tolto il portafogli, preso 100 euro e lasciato il resto. Per la vittima, una contusione allo zigomo e alla testa.
    Milanese rapinato in strada a Bologna - Emilia Romagna - ANSA.it

    Due ragazze aggredite e picchiate da immigrato
    BOLOGNA: ZONA UNIVERSITARIA – Ieri pomeriggio, verso le cinque, due ragazze di 21 anni della provincia di Belluno sono state rapinate in via Belle Arti da un immigrato dell’Est, che le ha minacciate con un coltello per chiedere loro soldi. Una delle due ha consegnato il portafoglio. Poi entrambe sono scappate, l’uomo ha inseguito la ragazza che non gli aveva dato niente e, dopo averla colpita con un calcio e nuovamente minacciata con il coltello, si e’ fatto consegnare la borsa, cento euro la refurtiva. Le due hanno rinunciato a ricorrere al 118. La polizia visionerà i filmati di una vicina telecamera, per vedere se ha registrato qualcosa.
    Giovani studentesse aggredite a Bologna | VoxNews

    Carabinieri aggrediti da maniaco con l’acido
    ROMA – Nella tarda serata di ieri, una telefonata al 112 segnalava la presenza di una persona in stato confusionale che si aggirava nell’ospedale oftalmico romano di via Cipro minacciando chiunque gli si avvicinasse con un coltello. I carabinieri del nucleo operativo della compagnia San Pietro sono intervenuti dopo pochi minuti, intercettando l’uomo, un cittadino polacco di 55 anni nella capitale senza fissa dimora, mentre camminava barcollando nell’ospedale, forse dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo. Il polacco, che nel frattempo si era disfatto del coltello, si è scagliato contro i militari tentando di aggredirli a calci e pugni ed estraendo dalla tasca una bottiglietta contenente acido cloridrico con cui ha tentato più volte di schizzarli. I carabinieri sono riusciti a disarmare l’esagitato polacco e ad immobilizzarlo, ma sono dovuti ricorrere alle cure dell’ospedale a causa di ustioni di I grado alle mani dovute al contatto con l’acido: ne avranno per 3 e 4 giorni. Coltello e bottiglietta sono stati sequestrati mentre il 55enne polacco è stato arrestato con l’accusa di violenza, resistenza, lesioni a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma bianca. Ora si trova nel carcere di Regina Coeli a disposizione dell’autorità giudiziaria.
    Aggredisce carabinieri con l'acido: arrestato - ospedale oftalmico, roma, aggressione, carabinieri, ubriaco, polacco, acido - RomagnaNOI

    Brescia: immigrati scatenati nella notte
    Immigrati scatenati giovedì notte. Il primo aggredito un bresciano classe 1944 che, poco dopo la mezzanotte, è stato aggredito da due maghrebini dopo un incidente stradale. Durante la discussione l’uomo è stato percosso dagli stranieri che poi si sono allontanati, rubandogli l’orologio. I carabinieri intervenuti non hanno trovato i due, ma le indagini proseguono con la visione dei filmati delle telecamere di sicurezza della Stazione. Altra aggressione in via Romanino, ad un corriere impegnato nelle consegne. Per lui scontro diretto con il ladro, un immigrato africano che ha cercato di rubargli i pacchi: fortunatamente i carabinieri sono passati dalla via, hanno interrotto la lotta e hanno accertati i fatti.
    Ancora arresti - BsNews.it

    Anziani edicolanti pestati e rapinati da nordafricani
    Hanno rapinato un’edicola, hanno picchiato la titolare e scono scappati con il bottino. E’ successo ieri sera all’edicola di piazza Brunelleschi, a Scandicci, alle porte di Firenze. Due nordafricani con il volto travisato dalle sciarpe, hanno minacciato con il coltello i due titolari, una coppia di coniugi, e si sono fatti consegnare il denaro contenuto in cassa, circa 2mila euro. Quindi, i banditi sono fuggiti, non prima di aver colpito alla testa la donna, che e’ dovuta ricorrere alle cure dei sanitari per un trauma cranico. Sull’episodio indagano i carabinieri.
    Firenze: picchiano edicolanti e li rapinano | VoxNews

    Senegalese ubriaco aggredisce passanti e i vigili che lo avevano fermato
    SENEGALESE SEMINA IL PANICO
    Cesena, 22 dicembre 2012 – Era talmente ubriaco da rischiare il coma etilico, ma nonostante tutto ha avuto la forza di aggredire i vigili che lo avevano fermato per controlli, costringendoli a ricorrere alle cure mediche. L’episodio è avvenuto qualche sera vicino all’Ippodromo. Durante la normale attività di controllo della circolazione, la pattuglia in servizio stava procedendo alla rimozione di un ciclomotore che presentava diverse irregolarità e gravi segni di effrazione, quando le è arrivata una richiesta di intervento da parte di alcuni avventori del circolo Hobby 3° età di viale Gramsci perché un cittadino senegalese minacciava e importunava i presenti.
    Gli agenti hanno cercato di calmarlo, ma l’uomo (in seguito risultato anche proprietario del ciclomotore appena rimosso e con diversi carichi pendenti con la giustizia) ha reagito con violenza colpendo ripetutamente gli agenti, che a quel punto lo hanno arrestato. Trasportato al Pronto Soccorso e sottoposto a verifica del tasso alcolemico, gli è stato registrato un valore altissimo, prossimo al coma etilico. Nella mattinata successiva il cittadino senegalese è comparso davanti al giudice del tribunale di Cesena che lo ha giudicato per direttissima, condannandolo a tre mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale.

    In dieci minuti rapina e picchia due passanti: preso Tunisino
    Firenze, 21 dic. – Gli equipaggi delle volanti hanno arrestato a Firenze, con l’accusa di rapina aggravata e tentata rapina, un 18enne di nazionalita’ tunisina, che insieme a due complici riusciti a scappare ha aggredito due persone a distanza di pochi minuti, nella zona di Santa Maria Novella. Il primo episodio si e’ verificato intorno alle 17 di ieri in Piazza dell’Unita’, quando un giovane e’ stato avvicinato da tre ragazzi che hanno tentato di strappargli il borsello a tracolla, picchiandolo ripetutamente con un ombrello. La vittima e’ riuscita a fuggire e a chiamare il 113.
    I tre balordi si sono quindi allontanati dirigendosi nella vicina Piazza Stazione dove, dopo pochi minuti, hanno aggredito un signore di 70 anni, sottraendogli a suon di ombrellate un telefono cellulare. I tre si sono poi dati alla fuga, ma uno di loro e’ stato intercettato e bloccato da una pattuglia della Polfer e da un equipaggio della Squadra Mobile.
    Gli agenti hanno bloccato il giovane tunisino, che ha tentato di divincolarsi con violenza, senza riuscirci. Recuperata la refurtiva, il 18enne, con precedenti per reati contro il patrimonio, e’ stato arrestato. Un agente della polfer e’ rimasto lievemente contuso mentre il 70enne ha riportato un trauma cranico.
    Firenze: rapina e picchia due vittime a distanza di pochi minuti, arrestato - - Libero Quotidiano


    Extracomunitari vampiri dell’Inps: rubano i soldi dei nostri anziani
    CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Un buon vitalizio ai danni dello Stato italiano, tredicesima compresa, senza neanche la fatica di andare a riscuoterlo. La Compagnia carabinieri di Castiglione delle Stiviere ha smascherato una maxi-truffa gestita da immigrati, che ricevevano l’assegno sociale destinato ai più bisognosi senza averne diritto. Le indagini hanno riguardato circa 100 soggetti che risultavano residenti nel Mantovano e che percepivano un assegno mensile fra i 170 ed i 440 euro per anzianità e basso reddito o disabilità fisiche. Tredici di questi, però, non ne avevano alcun diritto, essendo da tempo rientrati ai loro paesi d’origine e continuando invece a riscuotere per delega o su comodo accredito bancario, l’assegno mensile.
    L’operazione durata da aprile a settembre ha portato i carabinieri a denunciare alla Procura della Repubblica di Mantova i 13 soggetti scoperti, incriminati per il reato di truffa continuata ai danni dello Stato. Inoltre sono state segnalate le anomalie all’Inps di Mantova, per il blocco dei pagamenti che, secondo la legge, devono cessare qualora la residenza effettiva e la dimora abituale in Italia vengano meno per oltre 30 giorni continuativi. Complessivamente e’ stata contestata ai soggetti l’indebita percezione di 30mila euro nell’arco dei sei mesi in esame.
    La complessa attività d’indagine svolta dalla compagnia castiglionese ha preso in esame un centinaio di posizioni grazie alla sinergia con le sedi Inps di Castiglione delle Stiviere e di Mantova. L’indagine si è svolta letteralmente “sul campo” con accertamenti alla presenza dei beneficiari degli assegni e attraverso l’esame dei passaporti e dei visti di ingresso ed uscita per verificare l’effettiva presenza in Italia dei percettori dell’assegno. L’Inps, oltre a bloccare i pagamenti, ha anche avviato le pratiche per il recupero delle somme illecitamente percepite che, da prime stime, ammonterebbero a diverse centinaia di migliaia di euro.
    L’assegno sociale è un sussidio erogato dall’Inps (mediamente 429 euro al mese per 13 mensilità) a cittadini con particolari difficoltà’ economiche. Non servono contributi versati, basta aver compiuto 65 anni, essere residente in Italia e non avere altri redditi. Possono averne diritto anche gli extracomunitari, o i loro parenti prossimi, residenti in Italia.
    Da tempo, alcuni cittadini stranieri presentavano domanda di ricongiungimento di familiari al fine di fare arrivare in Italia genitori o parenti anziani in modo da potere ottenere i benefici della legge, attingendo alle casse italiane. Il ricongiungimento e’ possibile se il residente nel nostro Paese si fa carico di mantenere il parente. Il problema è che in alcuni casi, questi arrivavano in Italia e dopo una permanenza minima, presentavano domanda con i requisiti previsti dalla legge per ottenere l’assegno sociale. Alla prima riscossione i ”bisognosi” se ne tornavano però nel loro Paese, senza comunicarlo a nessuno, continuando ad incassare l’assegno sociale che veniva versato automaticamente sul conto corrente del parente rimasto in Italia.
    Stranieri vampiri dell?Inps Incassano anche in patria - Cronaca - Gazzetta di Mantova

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Acilia: picchiata per uno scippo, arrestato ladro
    Una donna è stata aggredita da un uomo che voleva rubarle la borsa davanti alla stazione di Acilia. Arrestato dai carabinieri
    di Redazione
    Una donna è stata aggredita e scippata davanti alla stazione di Acilia intono alla mezzanotte.
    Il rapinatore è un 39enne pregiudicato algerino, già noto alle forze dell'ordine, è stato rintracciato ed arrestato dai carabinieri con l'accusa di tentata rapina e lesioni personali.
    L'uomo, non riuscendo nel suo intento, a causa della resistenza opposta dalla donna, non ha esitato a colpirla con un pugno al viso, dandosi poi alla fuga a piedi, a mani vuote. Grazie al racconto fatto dalla malcapitata, che ha subito allertato il 112, i carabinieri hanno rintracciato l'uomo pochi minuti dopo e così per lui si sono spalancate le porte del carcere romano di Regina Coeli. La donna ha riportato una lieve tumefazione occipitale e ne avrà per non meno 3 giorni.
    Acilia: donna aggredita alla stazione per uno scippo

    Ladro senegalese recidivo aggredisce poliziotti
    LADRO “TECNOLOGICO”: DENUNCIATO – Giovedì mattina un equipaggio della squadra Volante ha denunciato a piede libero O. D., senegalese, classe 1994, residente a Parma, studente senza precedenti penali. Intorno alle ore 12 è stato notato da un addetto alla sicurezza di un esercizio commerciale del Centro Torri un giovane mentre forzava il dispositivo antitaccheggio di un I-Pod. Il dipendente vedeva chiaramente il giovane che, una volta “liberato” l’oggetto hi-tech, lo occultava sotto gli indumenti dirigendosi verso il varco di uscita senza acquisti. Superato il varco, l’uomo veniva fermato dal personale dipendente, che chiamava immediatamente la Polizia.
    UBRIACO E MOLESTO AGGREDISCE GLI AGENTI – Alle 22,30 di giovedì sera una Volante è intervenuta in un bar di via Emilia est, in quanto era stata segnalata la presenza di un uomo ubriaco e molesto. All’arrivo degli agenti, l’uomo si presentava seduto ad un tavolino all’esterno dell’esercizio, ma subito inveiva contro gli operatori, aggredendoli verbalmente e minacciandoli pesantemente.
    Gli agenti riuscivano con non poche difficoltà a riportarlo alla calma; in quel frangente, l’uomo prendeva dalla tasca del giubbotto un involucro contenente una piccola quantità di marijuana (grammi 1,6) e la gettava per terra. Successivamente, durante la stesura degli atti, l’uomo fermato andava nuovamente in escandescenza, aggredendo fisicamente gli agenti.
    All’esito dell’attività, P. C., residente a Parma ma originario di Siracusa, classe 1967, con precedenti di polizia, veniva denunciato a piede libero per resistenza e minacce a Pubblico Ufficiale, e sanzionato in via amministrativa per ubriachezza molesta e detenzione per uso personale di sostanza stupefacente.
    Ubriaco aggredisce gli agenti Un arresto in via Emilia est - Parma - Repubblica.it

    Torino: donna aggredita da banda di Romeni
    Aggredita donna delle pulizie in corso Giulio Cesare
    Un’altra storia di ordinaria follia arriva dal quartiere borgo Dora. Una donna, sorprendendo per puro caso i ladri durante un tentativo di irruzione in una casa, ha sì impedito il furto ma ha finito la sua giornata all’ospedale San Giovanni Bosco. Una mattinata di follia per una operatrice di un’impresa di pulizie che è stata aggredita da una banda di malviventi dall’accento straniero, forse un gruppo di rumeni secondo la ricostruzione fornita da alcuni testimoni di passaggio. L’episodio ha avuto luogo al quinto piano di un edificio presente al civico 14 di corso Giulio Cesare.
    La donna, intenta a pulire le scale del palazzo, ha notato per caso due uomini intenti ad aprire con alcuni attrezzi la porta di un appartamento. Ed è bastato uno sguardo di troppo a scatenare le ire dei furfanti che si sono subito avventati contro la donna nel tentativo di spaventarla e di non farla scappare. Ma le cose sono andate diversamente. Le grida della vittima, infatti, hanno irritato i componenti della banda che hanno deciso di malmenare a calci e pugni l’operatrice prima di scappare in fretta e furia lungo le vie di Porta Palazzo.
    Un residente giunto sul posto ha poi soccorso la donna che si è vista costretta alle cure dei sanitari a causa di alcuni colpi riportati sul viso. Sul luogo dell’incidente sono giunti anche i carabinieri che hanno interrogato la povera vittima nel tentativo di dare un nome ed un cognome ai delinquenti.
    Panico tra i negozianti del corso e tra i residenti del palazzo. “Abbiamo visto due uomini e una ragazza scappare via – racconta un esercente -. Ma non potevamo certo pensare che fossero dei malviventi”. Increduli i residenti. “Sono arrivato davanti al portone due minuti dopo il fattaccio – esclama Francesco, un passante. -. Ho visto quella povera donna, spaventata e in lacrime. In volto portava chiaramente i segni delle botte subite. Per fortuna le sue urla hanno spaventato anche quei balordi che se la sono data a gambe levate senza riuscire a rubare nemmeno un euro da quell’appartamento”.

    Chiede il biglietto a tre peruviane sul bus, picchiata controllora Atm
    La 53enne è stata aggredita e spintonata. Le immigrate sono state arrestate dai carabinieri
    MILANO - Stava soltanto facendo il suo lavoro, ovvero chiedere il biglietto ai passeggeri sull'autobus, in via Padova, in squadra con altri colleghi. La «controllora» Atm non si aspettava certo la reazione che hanno avuto tre peruviane alle quali aveva appena chiesto di esibire il documento di viaggio: una ragazza le ha strappato di mano i documenti e l'ha spintonata, causandole varie contusioni. Le tre immigrate sono state arrestate.
    IL PESTAGGIO - L'aggressione è avvenuta giovedì sera, alle 20.30, sull'autobus 56 che stava transitando per via Padova. Mirella P., 53enne milanese che lavora come «tutor di linea» per Atm, in squadra con altri colleghi stava controllando i documenti di viaggio dei viaggiatori. Le tre peruviane erano in gruppo: due di loro hanno esibito i biglietti, mentre la più giovane, 21 anni, con precedenti per ricettazione, a un certo punto le ha strappato di mano i documenti e l'ha spintonata e picchiata. La dipendente Atm a quel punto ha chiamato i carabinieri, che hanno arrestato le tre donne, tutte peruviane, residenti regolarmente a Milano. A parte la 21enne con precedenti, le altre due, di 39 e 70 anni, sono incensurate e risultano disoccupate. Portata all’ospedale Città Studi, Mirella P. è stata soccorsa dai medici, che le hanno riscontrato contusioni varie e una distorsione al rachide cervicale («colpo di frusta»): 5 giorni di prognosi.

    In manette i bulli di Capodanno
    In stato di fermo un kossovaro, un albanese e un marocchino
    ODERZO – La mattinata di follia di tre ragazzi stranieri finisce direttamente in carcere. I Carabinieri hanno infatti confermato l’arresto di due ragazzi albanesi e un marocchino che la mattina di Capodanno hanno rapinato un gruppo di minorenni opitergini.
    I bulli avevano trascorso la notte di San Silvestro in piazza San Marco a Venezia. Sono però finiti in manette, dopo aver rubato un cellulare, un kossovaro residente a Concordia Sagittaria, un albanese di Portogruaro e un 18enne marocchino. I primi due avrebbero precedenti penali.
    I primi due si trovano nell'istituto penale minorile di Treviso; il terzo è a Santa Bona.
    I fatti in pieno centro a Oderzo, poco lontano dalla fermata delle corriere: i tre hanno adocchiato tre 16enni opitergini. Uno ha bloccato un ragazzino mentre l'altro gli ha rubato lo smartphone dalla tasca dandolo in custodia al terzo giovane. Volati alcuni schiaffi: poi i tre sono scappati per essere stati individuati poco lontano, vicino al sottopassaggio ferroviario di via Spinè.
    In manette i bulli di Capodanno | Oggi Treviso | News | Il quotidiano con le notizie di Treviso e Provincia: Oggitreviso

    FIRENZE
    Aggredita una donna a Santa Maria Novella. Denunciato un romeno
    L'uomo ha inspiegabilmente colpito con pugni alla testa la giovane signora residente a Vicchio mentre si trovava su una scala mobile
    Si trovava su una scala mobile che conduce alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, a Firenze, quando un uomo l'ha aggredita alle spalle colpendola con pugni alla testa.
    E' accaduto ieri alle 14,30 a una donna di 34 anni residente a Vicchio. E' stata soccorsa da alcuni passanti, che dopo aver messo in fuga l'aggressore, un romeno di 34 anni,lo hanno inseguito indicandolo alla polizia, che lo ha bloccato e denunciato.
    La donna ha riportato due giorni di prognosi per un lieve trauma cranico. Secondo quanto emerso, l'uomo, sconosciuto alla trentaquattrenne, non ha fornito una spiegazione del gesto. La donna si trovava sulla scala mobile che da un sottopasso conduce alla stazione ferroviaria, quando lui l'ha immobilizzata afferrandola per la giacca e ha iniziato a picchiarla.
    Quando alcuni diciottenni che hanno assistito alla scena sono intervenuti, è scappato nel sottopasso, ma alcuni di loro lo hanno inseguito e hanno avvisato il 113 indicando la sua posizione. Gli agenti lo hanno bloccato in piazza Santa Maria Novella. Il romeno, già noto alle forze dell'ordine, dovrà rispondere dell'accusa di lesioni personali.
    [ Firenze ] Aggredita una donna a Santa Maria Novella. Denunciato un romeno - gonews.it

    Rapina in villa, 19enne
    ferito con colpo pistola
    Un ragazzo di 19 anni è rimasto ferito da un colpo di pistola durante una collutazione dopo aver sorpreso due malviventi che stavano compiendo un furto nella sua abitazione a Gazzolo d'Arcole.
    Il giovane, che vive con i genitori in una villetta in una zona isolata della frazione, è stato aggredito e picchiato dai due banditi, che parlavano con accento straniero, mentre cercava di chiamare aiuto con il telefono cellulare dopo essersi accorto che era in corso un furto. In quel momento il 19enne era da solo.
    Durante l'aggressione è partito un colpo dalla pistola, sembra un'arma di piccolo calibro, che impugnava uno dei due malviventi: il giovane è stato ferito di striscio ad una gamba, la prognosi è di 20 giorni. Il ragazzo è già stato dimesso dall'ospedale di San Bonifacio.
    I due banditi sono riusciti a fuggire dopo aver rubato un televisore e pohi altri beni. Sulla rapina indagano i Carabinieri della Compagnia di San Bonifacio, comandata dal capitano Salvatore Gueli.
    TGverona.it - Rapina in villa, 19enne ferito con colpo pistola

    Anziana rapinata e picchiata: arrestato romeno
    Il presunto autore del colpo si trova già in carcere a Roma. Un'impronta digitale lo ha tradito
    RIMINI - Era entrato nella casa di una signora di 79 anni e, mentre lei dormiva, l'aveva colpita con violenza al volto intimandole di consegnare denaro a una collana d'oro. L'autore della rapina è, secondo gli investigatori, un romeno di 21 anni, Ion Balasca che è stato arrestato dai carabinieri di Rimini in esecuzione dell'ordine di custodia cautelare emesso dal gip di Rimini il 28 dicembre scorso. Il giovane aveva rimosso una zanzariera per entrare in casa e proprio quel gesto gli è costato l'arresto: in quell'occasione ha lasciato l'impronta digitale che ha permesso agli investigatori, con la collaborazione del Ris di Parma, di individuarlo.
    Nel frattempo il romeno era già finito in carcere per un altro reato il 21 luglio, a Roma. Nella circostanza aveva con sé un telefono cellulare del quale i carabinieri hanno preso il codice Imei (identificativo del telefono). A quel punto, per delineare meglio quadro indiziario, sono richiesti i tabulati dell’utenza ed analizzato il traffico telefonico ed è emerso che il giovane nella data e ora della rapina si trovava effettivamente a Rimini, essendo stata agganciata nell’orario prossimo alla rapina la cella radio di via Stelvio, appunto nelle vicinanze dell’abitazione dell’anziana. Attualmente Balasca è in carcere di Civitavecchia: lì gli è stata notificata anche l'ordinanza proveniente dal tribunale romagnolo.
    Anziana rapinata e picchiata: arrestato romeno - rimini, rapina, anziana, romeno - RomagnaNOI

    Piacenza. Tentato stupro di un ragazzino di 14 anni in via Roma
    Trascinato con la forza dentro un portone da un 34enne indiano. Indagano i Carabinieri
    PIACENZA - Un giovane di 14 anni si è rivolto ai Carabinieri per denunciare un tentativo di stupro che sarebbe avvenuto in pieno centro. Il giovane stava camminando a piedi in via Roma, quando un uomo lo avrebbe afferrato per un braccio e trascinato all'interno di un androne. Dopo averlo afferrato per il collo, l'aggressore avrebbe subito cercato di slacciargli i pantaloni, ma le urla del ragazzino e la sua reazione impetuosa avrebbero fatto desistere il maniaco.
    La testimonianza del giovane ha permesso ai Carabinieri di individuare il presunto aggressore. Si tratterebbe di un cittadino indiano di 34 anni, disoccupato e residente in via Roma. L'uomo è stato denunciato per tentata violenza sessuale su minore.

    Baby gang aggredisce coppia in casa "Ci servivano soldi per Capodanno"
    Il colpo a Carpi
    In manette due pakistani e un 17enne italiano. Denunciati i complici
    di Silvia Saracino
    Carpi, 2 gennaio 2013 - DI GIORNO i bravi ragazzi del quartiere Osteriola, di notte rapinatori senza scrupoli capaci di picchiare e minacciare con le pistole in pugno una coppia di anziani. L’avrebbero fatto per avere qualche soldo in più da spendere l’ultimo dell’anno: anziché chiederli ai genitori, la sera del 30 dicembre hanno organizzato una rapina in una villetta del loro stesso quartiere, in via Villanegro. Ma sono dovuti scappare a mani vuote e poche ore dopo erano già in carcere.
    All’alba di lunedì sono finiti in manette due pakistani di 17 e 20 anni e un italiano di 17 anni. Altri due minorenni, di nazionalità italiana e pakistana, sarebbero stati denunciati. I carabinieri li hanno trovati in poco tempo perché le vittime, i coniugi Wainer Zapparoli e Giliola Vaccari, di 79 e 74 anni, hanno riconosciuto uno di loro che abita a poca distanza dalla villetta.
    DOMENICA sera erano da poco passate le otto. «Hanno suonato alla porta, pensavo fosse mia figlia — racconta l’anziana sotto choc — mio marito è andato ad aprire e sono entrati in casa in due, avevano il volto coperto con dei cappucci e una pistola», probabilmente un’arma giocattolo o scacciacani. Senza esitare hanno sfoderato una violenza degna delle bande più feroci.
    «Mi hanno spinto contro il muro e mi hanno buttato per terra puntandomi contro la pistola — racconta Zapparoli, il volto e le mani coperti di ematomi così come il corpo — il ‘piccolo’ è rimasto con me e mi dava calci e pugni». Mentre l’anziano cercava di difendersi e restituire i pugni, il rapinatore più robusto si accaniva contro la donna.
    «Mi ha puntato la pistola al petto e poi in fronte, non sapevo se era vera o finta, era una grossa rivoltella. Mi urlava ‘ti ammazzo’ e io gli ho detto guardandolo negli occhi ‘sparami pure, tanto i carabinieri lo sanno chi siete’. Non so dove ho trovato il coraggio per dire quelle parole, credevo che sarei morta». Non solo Giliola Vaccari ha risposto ma ha preso il libro che era sul tavolo, l’ultimo volume natalizio di Dante Colli ‘Carpi di ieri’ (un bel tomo) e l’ha tirato in testa al rapinatore. «Non so cosa mi abbia preso — continua a ripetere in lacrime — continuavo a picchiarlo con il libro. É stato terribile, mi viene addosso tutta la paura che ho provato».
    I banditi si sono trovati spiazzati e quando hanno capito che potevano essere riconosciuti se la sono data a gambe. Il ragazzo che ha aggredito Zapparoli nel trambusto ha perso il cappuccio, l’anziano l’ha visto in faccia e mentre scappavano hanno anche perso in strada un portafoglio con i documenti.
    Prove schiaccianti raccolte dai carabinieri. «Abbiamo riconosciuto il pakistano nella fototessera — spiegano i coniugi — abita qua vicino e spesso passa davanti a casa nostra». I carabinieri hanno cominciato da lui, sono andati a prenderlo a casa e l’hanno portato in caserma assieme ai genitori. Ha parlato quasi subito e nel giro di qualche ora il quadro dei complici si è chiarito. Nell’abitazione sarebbero entrati i due pakistani, mentre l’italiano sarebbe rimasto fuori.
    Avevano studiato il colpo per giorni, facendo anche delle ‘prove’.
    «DA NATALE avevamo notato cose strane — racconta Vaccari — una sera abbiamo trovato la corrente staccata, un’altra volta ho trovato i panni stesi fuori tutti per terra. La mattina di Santo Stefano un vicino di casa mi ha detto che un ragazzo era uscito dal mio cortile scavalcando il cancello. E poi passavano sempre qua davanti, ci guardavano». Perché questi bravi ragazzi dell’Osteriola, appartenenti a famiglie semplici, siano diventati rapinatori è ancora da chiarire. Avrebbero detto ai carabinieri che volevano ‘fare un pò di soldi’ per festeggiare Capodanno. «Anche se sono giovani sapevano quello che facevano — dice Giliola Vaccari — sono dei delinquenti».
    Baby gang aggredisce coppia in casa "Ci servivano soldi per Capodanno" - Il Resto Del Carlino - Modena

    Africano armato di taglierino aggredisce una donna
    Un Ghanese di 32 anni è stato arrestato giovedì pomeriggio dai carabinieri a Pontoglio per tentata rapina e per resistenza a pubblico ufficiale. Erano le 14 quando in via Matteotti una signora di 60 anni è stata aggredita alle spalle da uno sconosciuto, armato di taglierino. L’uomo voleva prendere la borsa, ma la donna ha resistito tanto che il malvivente per riuscire nel colpo ha tagliato la tracolla usando la lama che stringeva in pugno: un colpo deciso, violento, il taglierino ha ferito il dito della rapinata. Poi la fuga, ma il ghanese non è passato inosservato e la direzione è stata segnalata ai carabinieri che sono arrivati subito dopo, allertati dalla donna derubata. Il ghanese fuggito in via Kennedy si era rifugiato in una soffitta e quando i carabinieri sono arrivati ha tentato di reagire. Quindi sono scattate le manette: il 32enne è stato arrestato per tentata rapina e per resistenza a pubblico ufficiale.
    Aggredisce una signora armato di taglierino: arrestato 32enne - Corriere Brescia

    Traditori: dipendenti comunali vendevano passaporti italiani a immigrati
    ROCCABERNARDA (CROTONE) - Un dipendente del Comune di Roccabernarda, un’avvocatessa ed altre due persone sono indagate in un’inchiesta della procura di Crotone condotta dalla Digos, per avere rilasciato passaporti autentici a oltre cento cittadini brasiliani attestando la loro cittadinanza italiana per ius sanguinis senza averne accertato i requisiti. I quattro sono indagati, a vario titolo, per falso ideologico, falso di privato in atto pubblico e abuso d’ufficio.
    Carte identita'a falsi italiani,indagati - Corriere della Sera

    Ferrara, spacciavano droga ai ragazzini: arrestati 4 richiedenti asilo africani
    Ferrara, 21 dicembre 2012 - Avevano creato un business vendendo marijuana e cocaina a minorenni. Luogo delle trattative via Sauro e piazzetta Toti. A finire in manette quattro cittadini stranieri che, in diverse città, avevano presentato richiesta di asilo politico. Le indagini della Questura sono scattate a seguito di numerose segnalazioni dei residenti che, da tempo, avevano notato strani movimenti nella zona. I clienti erano tutti ragazzi tra i quattordici e diciassette anni che acquistavano la droga all’entrata o uscita da scuola, a volte anche in cambio di capi d’abbigliamento. L’operazione, denominata November Rain, ha portato all’arresto dei nigeriani Ebosele Anthoni, Vincent Destiny, Otaigbe Emmanuel e del sudanese Abufashi Toury Ibrahim.
    Gli agenti avevano posizionato delle telecamere nascoste e registrato tutte le attività di spaccio. Il primo a finire in manette, il 22 novembre, è stato Ebosele Anthony, classe 86, senza fissa dimora. La polizia è intervenuta dopo che il giovane aveva venduto una dose di marijuana a due minorenni ferraresi. Ora è agli arresti domiciliari in una residenza di Copparo. Otaigbe Emmanuel, classe 90, incensurato, è stato invece fermato il 26 novembre. Attualmente libero, aveva presentato, senza risultato, richiesta di asilo politico a Torino. E’ andata peggio a Vincent Destiny, dell’82, in carcere all’Arginone. Con una condanna alle spalle, è stato beccato nei giardini mentre vendeva una dose di cocaina e due ragazzi di quattordici e sedici anni. Abufashi Toury, classe 80, anch’esso in carcere, a differenza degli altri, si era inventato un nuovo modo per eludere la polizia: una volta stabilita la trattativa, lanciava in aria il sacchetto con la droga chiedendo di lasciare, nel punto dove cadeva, i soldi dovuti.
    I residenti avevano segnalato anche uno strano movimento nel negozio etnico Hope Shopping Center dove, con l’ausilio dell’unità cinofila di Bologna, gli agenti hanno eseguito una perquisizione. All’interno non è stata trovata droga ma, sotto alcuni sacchi di spezie, sono stati rinvenuti 10.000 euro in contanti, suddivisi in piccoli sacchetti recanti un nome di battesimo, e 21 schede telefoniche non intestate, provenienti da una ditta di Bari. La proprietaria non ha saputo fornire una spiegazione plausibile e attualmente è indagata. Il negozio, da ieri, è stato sottoposto a chiusura per trenta giorni. Sequestrato il denaro e le schede telefoniche.
    Droga ai minori, quattro in manette - Il Resto Del Carlino - Ferrara

    Pescara, manifesti offensivi: i rom chiedono i danni a Sospiri
    Chiesti 25mila euro di danni per manifesti di pdl e lega Nord
    Ricordate i manifesti "fuori dalle case popolari i Rom e i delinquenti"?
    Tre rom e due associazioni ora chiedono i danni. Sono Nazzareno Guarnieri, Attilio Spinelli, Carmile Di Rocco, [email protected] e l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione a chiedere i danni perché quelle scritte le ritengono "discriminanti".
    La richiesta è di 25 mila euro di danni al coordinatore provinciale del Pdl, Lorenzo Sospiri e al deputato ed ex commissario regionale della Lega Nord Marco Rondini.
    Chiedono i danni per "la pubblicazione e la diffusione di manifesti dal contenuto discriminatorio nei confronti della comunità rom".
    L’atto di citazione nasce dal periodo in cui l’ultrà Domenico Rigante venne ucciso, secondo le tesi dell’accusa, dal rom Massimo Ciarelli.
    Fu proprio dopo l’omicidio che il Pdl affisse i manifesti con la scritta.
    Il cartellone, naturalmente, non passò inosservato. E ne seguirono polemiche.
    "L’ufficio stampa della Lega Nord- è scritto nell’atto- ha emanato un comunicato “Per allontanare gli zingari da Pescara” con il quale è stato chiesto alle “istituzioni locali di adottare tutti gli strumenti per l’allontanamento coatto da Pescara dei rom".
    La prima udienza è stata il 19 dicembre poi rinviata per difetto di notifica ed è slittatta al 7 marzo 2013.
    Gli avvocati di Sospiri, Alessandro Dioguardi e Andrea Cocchini, hanno annunciato che il Pdl "si costituirà in giudizio ribadendo la propria posizione a tutela della cittadinanza pescarese nel rispetto di tutte le minoranze etniche e linguistiche che non ha mai inteso discriminare, chiarendo altresì come l'occupazione abusiva delle case popolari da parte di soggetti pregiudicati e dediti all’attività delinquenziale a prescindere dal gruppo etnico di appartenenza, costituisca problema grave e attuale."
    I rom, di contro, chiedono di "accertare e dichiarare il carattere discriminatorio delle pubblicazioni del Pdl e della Lega Nord e di condannare i politici al pagamento della somma di 5 mila euro a ciascuno, ovvero di 25 mila euro".
    Pescara, manifesti offensivi: i rom chiedono i danni a Sospiri - Cronaca Pescara - Abruzzo24ore.tv


    Profugo libico spacciava in hotel
    Droga ai ragazzini coneglianesi nella stanza dell’albergo di Parè diventato un crocevia di incontri
    di Federico de Wolanski
    CONEGLIANO. L’Hotel Parè non era solo il posto che lo Stato gli aveva dato, e gli pagava, vitto e alloggio. Era anche diventato l’ufficio dove spacciava marijuana a giovani e meno giovani del circondario. Minorenni compresi.
    Lui, Fusseini Issaka, 23 anni, nato a Tripoli ma ghanese, smerciava al dettaglio, sacchettini dai due ai dieci grammi di erba aiutato dalla compagna, profuga come lui, ghanese come lui. I due si dividevano la stanza all’interno della struttura che da quasi due anni ospita buona parte dei 128 profughi arrivati nella Marca dopo il conflitto libico. Lui, capito di avere i poliziotti alle costole, un mese fa circa era fuggito in Germania ma non appena ha fatto ritorno a Parè, martedì, è stato fermato e arrestato dagli uomini del commissariato di polizia di Conegliano che è intervenuto per l’ennesima volta all’interno della struttura.
    Nelle pagine dell’indagine a carico del 23enne tante confessioni da parte dei suoi giovani acquirenti, ragazzini italiani ma anche figli di immigrati del posto. Per ciascuno la stessa storia: «entravo, compravo, uscivo». Issaka era riuscito a stabilire un filo diretto con la piazza di Conegliano. Un mercato che in termini di denaro fruttava parecchio e arrotondava non poco il contributo statale che mensilmente veniva conferito a lui, come agli altri ospiti dell’hotel.
    L’hotel occupato. Cinque, in quest’ultimo anno, i profughi ospitati tra Paerè e Susegna finiti in manette per furti o spaccio. Decine le segnalazioni e le perquisizioni. Altrettante le volte in cui all’interno della struttura di Parè sono nate risse e scontri. L’ultimo proprio poco dopo l’arresto di Issaka, quando due profughi hanno iniziato ad inseguirsi armati di coltello tra i corridoi e le stanze. A finire vittima del caos e degli scontri interni agli stranieri più di una volta è stato lo stesso titolare, e con lui il prete che sta cercando di dare assistenza a degli «ospiti» troppe volte ingestibili: Don Roberto. Ci sono stati scioperi della fame, proteste, blitz. Ma organizzare l’hotel si è dimostrato da subito pressochè impossibile. «Dentro oggi ci sono i profughi ma non solo» ammette la polizia, «ci sono italiani e stranieri, ragazzini che girano, gente che non c’entra nulla». Andrà avanti molto?
    Conto alla rovescia. Gli abitanti di Parè e dintorni sono sulle spine. Sanno che l’hotel, di qui a dieci giorni, potrebbe diventare una bomba ad orologeria. Quando il 31 dicembre scadranno i termini di accoglienza sanciti dal governo Berluscono nel 2011 che fine faranno i profughi? Dovrebbero andar via, ammesso non paghino l’ospitalità. Ma lo faranno? E se si, dove andranno? In caso contrario invece scatterà lo sgombero o la rivolta? I cittadini, dopo due anni di problemi e aumento di microcriminalità, sono esasperati. Il prefetto ha invitato tutti i sindaci della zona a un incontro per pianificare una soluzione tampone, ma la tensione è palpabile, e anche la polizia ne è cosciente.
    Problema di Marca. Il caso non riguarda solo Conegliano, Parè e Susegana. Perchè i 128 profughi arrivati nel 2011 sono ospitati anche a Treviso (35), Vittorio Veneto (15), Cornuda (2), Roncade (12) Borso del Grappa (4). E da fine anno l’assistenza scade per tutti.
    Permessi facili. Quando arrivarono in Italia, non tutti ottennero lo status e il permesso di soggiorno da «profughi». Ad alcuni lo Stato disse no facendo scattare un maxi ricorso al Tar. Ora il contenzioso non è ancora chiuso, ma pare che il governo abbia scelto di cedere e concedere il permesso a tutti. Giusto o meno che sia.


    Terrore a Livorno: Banda di rapinatori immigrati pesta madre, figlia e l’amichetta
    LIVORNO - “Mi hanno aggredito alle spalle, mi hanno picchiata con il calcio della pistola, a mani libere e con una spranga. Poi hanno malmenato anche mia figlia di 15 anni e la sua amica. Gente senza scrupoli, disposta a tutto”. C’è terrore nella parole e negli occhi di Cinzia, moglie del medico legale Francesco Papini, proprietari della villa a Montenero basso, dove lunedì c’è stata un’efferata rapina. Tre quarti d’ora di terrore.
    Cinque stranieri, probabilmente dell’Est, travisati con passamontagna e cappucci, e armati di due pistole e spranghe, lunedì sera intorno alle 19 si sono infilati in una villa in via Bernheimer. Hanno seguito la donna nel momento in cui stava rincasando e l’hanno aggredita. Poi hanno picchiato anche sua figlia, che cercava di dare l’allarme, e la sua amichetta. La ragazzina coraggiosamente ha tentato di rifugiarsi in un bagno per chiamare la polizia dal cellulare, ma i malviventi, dopo aver sfondato la porta, sono riusciti a bloccarla e lo stesso hanno fatto con la madre e l’amica. “Hanno scaraventato mia figlia sul letto in camerina e le hanno puntato un ferro alla gola – racconta ancora sotto choc la donna – Poi mi hanno costretto ad aprire la cassaforte”. I malviventi hanno picchiato anche il cane che è scappato via ed è stato ritrovato poi terrorizzato vicino alla Variante.
    Quando il marito è rientrato, i malviventi l’hanno subito aggredito picchiandolo e l’hanno derubato dei soldi che aveva in tasca e del Rolex che aveva al polso. Poi, si sono dileguati.
    I banditi si sono impossessati in tutto di 6 mila euro, tre Rolex e dell’auto del padrone di casa, utilizzata per la fuga, ma che poi è stata ritrovata a Monterotondo.
    Efferata rapina nel Livornese | VoxNews

    Massacrata da una banda di immigrati: muore 76enne
    Legata ed uccisa da una banda di stranieri, forse dell’Est, una rapina che è finita in tragedia.
    L’anziana proprietaria di una casa di campagna in località Villa De Nardis a Vasto, Michela Strever di 73 anni ha pagato con la vita la tentata rapina. L’hanno picchiata, legata, imbavagliata e forse proprio quel bavaglio troppo stretto per non farla urlare l’ha uccisa. L’anziana è stata ritrovata questa mattina verso le 8.30 dal fratello che non riusciva a farsi aprire e che per entrare, preoccupato per la mancata risposta della sorella, ha rotto un vetro ed si è ritrovato nel mezzo della scena del delitto. Lui stesso ha poi avvertito il 115, ma i Vigili del Fuoco hanno potuto solo costatarne la morte. I due sostituti procuratori Giancarlo Ciani ed Enrica Medori stanno coordinando gli investigatori per riuscire a stanare i banditi. Continua la scia di sangue nel vastese e pare che la cruenza dei delitti commessi da bande di stranieri non abbia limite.
    Muore picchiata dai banditi | VoxNews

    Lui muore, badante falsifica testamento
    SUSEGANA – Un badante rumeno di 54 anni è stato denunciato dai carabinieri per appropriazione indebita e falso in scrittura privata.
    L’uomo, alla morte del 72enne di Susegana che assisteva, avvenuta a novembre scorso, ha falsificato il suo testamento nel tentativo di intestarsi la sua casa e l’auto.
    Puntava anche ai soldi che aveva in banca, dove c’erano 80mila euro.
    Era già riuscito a prelevarne 20mila, ma grazie alla segnalazione ai carabinieri da parte della direttrice della banca, che aveva fiutato qualcosa di sospetto, si è riusciti a bloccarlo.
    Dopo la denuncia dell’uomo alla Procura, il gip ha disposto il sequestro dei beni dell’uomo, ora affidati al sindaco di Susegana.
    Dopo la morte dell?anziano, badante cerca di farsi intestare casa, auto e soldi | Oggi Treviso | News | Il quotidiano con le notizie di Treviso e Provincia: Oggitreviso

    Mineo: militari aggrediti da immigrati nel villaggio di lusso, uno è grave
    Dieci militari della guardia di finanza sono rimasti feriti in scontri avvenuti nel Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Mineo per contrasti sulla concessione di riconoscimento di rifugiati politici.
    Tre di loro sono stati trasferiti nell’ospedale di Caltagirone. Accertamenti sono in corso su uno dei tre colpito da un tombino alla testa: l’impatto è stato attutito dal casco e l’ uomo ha subito un trauma allo zigomo, è grave ma non è in pericolo di vita.
    Link: Cara di Mineo, 10 militari feriti durante scontro con immigrati
    Questi individui – che profughi non sono e lo si sapeva già un anno fa, visto le loro nazionalità ghanesi, nigeriane e non libiche – dopo essere stati mantenuti in un lussuoso villaggio a Mineo per oltre 13 mesi, pretendono il permesso umanitario pur non avendone diritto: e aggrediscono i militari che, ovviamente, non possono sparare ad altezza uomo perché verrebbero sbranati dai media e dalle associazioni xenofile.


    Sola in casa, dodicenne violentata da Marocchino che chiede elemosina
    Abusa di una dodicenne Arrestato un marocchino
    L'integrazione "funziona"
    TRENTO. Un Nordafricano arrestato con l’accusa di violenza sessuale su
    una ragazzina di appena 12 anni e violazione di domicilio. Ad intercettarlo dopo una breve ricerca in quella zona, nel tardo pomeriggio di venerdì, è stata la pattuglia del nucleo operativo e radiomobile, grazie ad una puntuale descrizione fornita dalla vittima.
    Il giovane marocchino, T.A. le iniziali, 32 anni regolarmente in Italia anche se senza fissa dimora, ha suonato alla porta di una casa nella zona collinare alle porte di Trento.
    L’uomo è una persona conosciuta in quella zona, perché solitamente passa di abitazione in abitazione per chiedere l’elemosina. Questa volta ad aprirgli alla porta è stata una ragazzina, che si trovava sola in casa.
    Senza perdersi d’animo la dodicenne ha detto senza indugiare al giovane di essere sola e di andarsene visto che i genitori non erano in casa.
    L’uomo approfittando dell’assenza degli adulti, si è introdotto in casa con la forza. Ha spintonato la bambina all’interno e una volta entrato, ha iniziato a molestarla nelle parti intime, a palpeggiarla. La ragazzina allora ha cercato di divincolarsi, iniziando a gridare per chiedere aiuto.
    A quel punto, il giovane, temendo che potesse arrivare qualcuno ad aiutare la ragazzina e temendo di essere scoperto, ha infilato la porta per andarsene. Ma prima di uscire, ha dapprima baciato la bambina sulle guance e poi ha tentato, senza riuscirci, di raggiungerla sulle labbra. Appena il marocchino se n’è andato, la ragazzina ha chiamato i genitori che hanno a loro volta immediatamente allertato i soccorsi.
    La pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile di Trento, giunta in pochissimi minuti sul posto, ha iniziato le attività di ricerca nella zona, è riuscita ad individuare e fermare l’autore della violenza. Il marocchino è stato accompagnato alla caserma di via Barbacovi.
    Vista la gravità dei fatti e la giovane età della vittima, il personale operante, sentito il magistrato di turno, ha proceduto al fermo di indiziato di delitto nei confronti del giovane marocchino, che è poi stato accompagnato al carcere di Spini di Gardolo.
    L’uomo, nei confronti del quale domani, il magistrato provvederà alla convalida del fermo, è accusato di violenza sessuale su minore e di violazione di domicilio. Se le accuse verranno confermate, il nord africano rischia una pena dai cinque a dieci anni di reclusione per la violenza sessuale e da uno a cinque anni per violazione di domicilio.
    Siamo davanti all’ennesima vittima della xenofilia che impone “l’accoglienza”, che impone di fare “l’elemosina” alla feccia. Come può un immigrato essere regolare e senza fissa dimora? Perché non era stato espulso, visto che ci sono delle leggi che impongono di avere un alloggio? Perché gli abitanti del quartiere, intontiti dalla propaganda xenofila, non avevano agito per tempo? E se lo avevano fatto, perché chi di dovere non è intervenuto?

    Nomadi, il governo «censura» il Carroccio
    ChiCa
    Il governo «censura» Igor Iezzi. Il consigliere comunale della Lega quando ha ricevuto giorno fa la lettera intestata «Presidenza del Consiglio dei ministri» (dipartimento Pari opportunità, ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali) si è quasi sentito onorato da tanta attenzione. Tutto nasce da un articolo pubblicato a novembre sul sito del Redattore sociale. Titolo: «Dalle microaree alle case popolari: Milano discute le alternative ai campi nomadi». Si discute del nuovo piano nomadi approvato dal Comune nei mesi scorsi, dei 5 milioni di euro inseriti nel vecchio piano Maroni-Moratti per superare i campi congelati da una sentenza del Consiglio di Stato ma in via di sblocco. E Diana Pavlovic, rappresentante della Consulta rom creata da Pisapia, sollecitava l'investimento dei fondi in «progetti di autocostruzione, delle microaree a conduzione rom», ma il piano del Comune prevede anche «l'assegnazione di case popolari alle famiglie che ne hanno fatto richiesta». Il leghista Iezzi invece la definiva «folle l'idea delle case Aler ai nomadi, chi entra fra loro toglie un alloggio ai milanesi».
    Ma da Roma l'Unar avverte Iezzi che è arrivata «una segnalazione» sulle sue affermazioni, e poichè è compito dell'ufficio governativo «contribuire alla rimozione di tutto ciò che può indurre atteggiamenti xenofobi e razzisti», invita il leghista a «non alimentare stereotipi e atteggiamenti negativi ne confronti della popolazione rom e sinti che possono creare conflittualità tra i diversi gruppi etnici». Iezzi non cambia opinione: «I burocrati dei palazzi romani non sanno cosa vuol dire vivere nelle case popolari con i rom, noi andiamo avanti e con Maroni presidente in Regione modificheremo il sistema di assegnazioni».
    Nomadi, il governo «censura» il Carroccio - IlGiornale.it


    Aosta, investitita donna e due neonati
    Gravi i piccoli. Il pirata è un romeno, arrestato e denunciato a piede libero due giorni fa per rapina a mano armata
    Chiara Sarra
    Tragico incidente ad Aosta, dove due donne a spasso con i figli di due mesi in carrozzina sono stati investiti questo pomeriggio mentre passeggiavano sul marciapiede. Gravi i due neonati, ricoverati in codice rosso all’ospedale della città. Uno dei piccoli è stato trasferito a Torino in condizioni "molto serie". Per l’altra bimba le condizioni sono meno critiche, ma anche per lei non è escluso il trasferimento. Solo pochi graffi per le donne.
    Al volante dell'Audi A3 c’era Marius Pohrib, ventunenne operaio rumeno residente ad Aosta, arrestato due giorni fa dalla polizia per una rapina a mano armata in una tabaccheria della provincia. Dopo la confessione e l’indicazione dei nomi degli altri due complici (tutt’ora in fuga), era stato denunciato a piede libero. L'uomo ha rischiato il linciaggio da parte dei passanti, al punto che è dovuta intervenire la polizia stradale. Pohrib sarebbe risultato positivo ai cannabinoidi ed è stato ora fermato per la rapina commessa giorni fa.
    Aosta, investitita donna e due neonati - IlGiornale.it

    Scabbia in una scuola di Asti: almeno 3 immigrati infetti
    Stando alle prime informazioni, l’infezione sarebbe stata contratta da una ragazza nordafricana e poi diffusa anche ad altri due studenti (il cui sesso non è precisato). Sembra che gli assistenti scolastici del Monti abbiano gia provveduto a sanificare le parti della struttura soggette al focolaio di scabbia. Alcuni studenti affermano che l’Asl avrebbe già provveduto alla disinfestazione, anche se non c’è alcuna conferma ufficiale da parte dell’azienda sanitaria.
    Almeno 3 casi di scabbia contratti da studenti stranieri dell?Istituto Magistrale Monti | VoxNews

    Verona: immigrato picchia a sangue 86enne, è grave con fratture multiple
    ‘Arancia meccanica’ a Verona: picchia a sangue 86enne per rapina. Poi l’ha legata a terra e imbavagliata: fratture multiple.
    I carabinieri di Verona hanno arrestato un moldavo di 44 anni che la notte scorsa, dopo essersi introdotto in un appartamento a San Martino Buon Albergo per rubare, ha violentemente aggredito una 86enne, procurandole varie fratture. L’anziana è stata ricoverata in ospedale, ma non in pericolo di vita. Il malvivente, dopo aver rubato i soldi, ha malmenato la vittima e, una volta tramortita, l’ha legata a terra e per farla smettere di urlare l’ha imbavagliata con alcuni foulard e picchiata a sangue causandole fratture multiple.

    Cinese si è arricchito “regolarizzando” migliaia di immigrati: grazie a Riccardi
    “Luca” incastrato anche dalla moglie: “Con i clandestini soldi a palate”
    L’immigrato verrà sentito lunedì prossimo dagli inquirenti. Il “re di via Piave”, P.K., 36enne di nazionalità cinese, è stato arrestato giovedì mattina nella sua “base”, il condominio al civico 168 in zona stazione, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione, assieme ad altri dieci complici. Dalle carte dell’inchiesta, come riporta il Corriere del Veneto, si scopre che il business che ha coinvolto negli anni migliaia di cinesi irregolari che pagando migliaia di euro hanno ottenuto documenti e assunzioni fittizie sfruttando le varie sanatorie, come l’ultima.
    La moglie di P.K., italiana e finita agli arresti domiciliari, era arrivata al punto di strappare il passaporto del marito per evitare che scappasse con i figli all’estero, e aveva sparso la voce che stava cercando un killer per farlo fuori. Questo si leggerebbe nelle carte dell’operazione condotta per circa un anno da “Undercover”, il finanziere in incognito è riuscito a guadagnarsi la fiducia di P.K. fino a diventare il suo braccio destro e a incastrare l’intera organizzazione.
    La moglie di “Luca”, il quale possedeva una ventina di esercizi commerciali e altri immobili specie in via Piave, tutti posti sotto sequestro, era stata ascoltata dagli investigatori a settembre scorso e aveva spiegato come funzionava il sistema. I cinesi (ma il business si stava allargando anche ai cittadini di nazionalità bengalese) pagamento ottenevano documenti e lavoro fittizio. La residenza veniva assegnata in alcuni immobili di proprietà di L.K.
    E’ lei a raccontarlo. Tanto che in un colloquio confidenziale con l’agente infiltrato raccontò che negli anni passati aveva un budget mensile superiore ai 15mila euro, ora ridotto a 4 o 5mila. Tanti soldi in ogni caso. Ma non era tutto rose e fiori. P.K., stando a una denuncia di maltrattamenti in famiglia depositata qualche settimana fa, la picchiava. Un giorno sarebbe entrato nella sala giochi 168, formalmente intestata a lei, spaccando tutto. Rapporti tesissimi, che avevano indotto la donna ad avviare le pratiche di separazione.
    Si spera che alle “migliaia di clandestini regolarizzati in modo fittizio” venga ritirato il permesso di soggiorno e vengano perseguiti. Ma andrebbero perseguiti anche tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo, ovvero i politici che hanno approvato negli anni le varie sanatorie. E non se ne salva uno. Anche se è Riccardi, il “principe dei ladri”.
    E questo è solo uno dei tanti casi. Altrimenti non è spiegabile il numero di “badanti” maschi regolarizzati con l’ultima sanatoria.

    Convalidato l'arresto del lavavetri che ha aggredito un'automobilista
    CASERTA - E' stato convalidato l'arresto del giovane senegalese che ieri sera all'altezza di un impianto semaforico, lungo viale Carlo III, nel territorio di San Nicola la Strada, ha ferito un'automobilista di 56 anni dopo aver rifiutato di farsi pulire il parabrezza.
    L'accusa è di violenza privata e lesioni personali. L'immigrato, un ventenne, come ricostruito dai carabinieri, ha colpito la donna alla testa con un bastone prima di allontanarsi. La vittima dell'aggressione è stata soccorsa da alcuni componenti della sezione di Afragola dell'Associazione Nazionale Carabinieri che erano di passaggio. Al pronto soccorso dell'ospedale "Sant'Anna e San Sebastiano" di Caserta le è stata diagnosticata una ferita lacero-contusa al cuoio capelluto con una prognosi di tre settimane. Il senegalese è stato arrestato poco dopo dai carabinieri.
    In questi giorni i militari dell'Arma della compagnia di Caserta e della stazione di San Nicola hanno intensificato i controlli per arginare il fenomeno della presenza dei lavavetri. Sempre più numerose, infatti, sono le segnalazioni di atteggiamenti aggressivi nei confronti degli automobilisti che non intendono far lavare il parabrezza della propria vettura. Nei giorni scorsi il sindaco di San Nicola, Pasquale Delli Paoli, ha emanato una nuova ordinanza contro la presenza dei lavavetri e prostitute lungo viale Carlo III.

    Rissa davanti a un pub: un giovane finisce in coma
    E' successo a Terni
    individuato dai carabinieri e denunciato per lesioni personali gravissime e omissione di soccorso 23enne albanese
    Terni, 29 dicembre 2012 - Uno spintone, tra ragazzi fuori da un pub a Narni Scalo, in provincia di Terni scatena una rissa: in coma per i pugni ricevuti un 29enne, individuato dai carabinieri e denunciato per lesioni personali gravissime e omissione di soccorso 23enne albanese.
    Intorno alle 3 di questa notte a Narni, in via Tiberina, davanti all'ingresso del Pub "Sir Williams" l'addetto alla sicurezza del locale ha visto cadere a terra esanime un 29enne ternano e 3 persone che contemporaneamente si allontanavano. Immediatamente soccorso da personale del 118, il giovane è stato trasportato all'Ospedale di Terni dove è stato ricoverato al reparto di rianimazione in pericolo di vita, in stato di coma profondo, con un grave trauma cranico per il quale è stato sottoposto ad intervento chirurgico.
    I primi accertamenti condotti dai carabinieri di Narni Scalo e della Compagnia di Amelia hanno ricostruito l'accaduto: il ferito si era recato al pub in compagnia di suo cugino, dopo un po' è uscito per fumare una sigaretta. Mentre fumava, era stato urtato da un ragazzo che si trovava in compagnia di altri due giovani.
    Il 29enne ha reagito dando una testata al ragazzo che lo aveva urtato, che, a sua volta, gli ha sferrato due pugni al volto, poi se ne è andato, insieme agli altri due ragazzi che lo accompagnavano. Poche ore dopo i militari lo hanno individuato e identificato. Il 23enne albanese, residente a Terni, ha ammesso le sue responsabilità ed è stato denunciato.
    Rissa davanti a un pub: un giovane finisce in coma - La Nazione - Umbria

    Allarme Tubercolosi tra detenuti stranieri
    Si aggrava a Benevento il rischio di una epidemia di tubercolosi nel carcere di Contrada Capodimonte: «Dopo la scoperta il 23 dicembre di un detenuto straniero affetto da tubercolosi – riferisce il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria – erano stati disposti provvedimenti di profilassi per i poliziotti penitenziari in servizio in quella sezione detentiva e dagli accertamenti è risultato che quattro agenti sono risultati positivi al test della tbc. Ma il numero potrebbe essere più elevato, perchè il detenuto era un lavorante, libero di muoversi nel carcere».
    Per il segretario generale del Sappe Donato Capece, «quanto accaduto a Benevento è gravissimo e le responsabilità di avere ammesso al lavoro un detenuto con la tubercolosi sono ben precise: il direttore del carcere deve essere avvicendato. Non può infatti costituire un alibi per l’amministrazione penitenziaria centrale l’assenza di un programma di prevenzione sui rischi di contagio, affinchè si evitino ingiustificati allarmismi, con la sottoposizione periodica degli operatori penitenziari a vaccinazioni, la dotazione di kit di protezione, l’indicazione di una scrupolosa profilassi da eseguire. Tutto questo a Benevento non è stato fatto».
    Il Sappe auspica che «il ministro della Giustizia Severino assuma urgenti iniziative. Sono evidenti anche le responsabilità del capo del Dap Tamburino e del vicecapo Pagano. La necessità di uno screening su scala nazionale risulta quanto più utile e opportuno in considerazione dell’alto tasso di detenuti stranieri provenienti da Paesi dove patologie, che in Italia sono state debellate, sono assai radicate e diffuse, anche in considerazione che il sovraffollamento favorisce la possibilità di contagio».
    «Quattro agenti colpiti da tubercolosi» esplode il rischio epidemia nel carcere

  3. #53
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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Con chi non ce l'hai Melchy? Ovviamente dietro il riportare gli articoli....
    A quando un articolo bellunese accoltella padovano?

  4. #54
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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Termometro in picchiata, il gelo uccide ancora (da La Repubblica)

    IL GELO uccide ancora. Le temperature in picchiata, che in Val Bormida hanno toccato addirittura -11, hanno fatto un' altra vittima. La seconda in due giorni. A Sestri Levante, un degente dell' ospedale, Delio B., 76 anni, è stato trovato morto nel piazzale. L' uomo, che indossava solo un pigiama, era ricoverato nel reparto di pneumologia. Non è escluso che l' anziano sia uscito dal reparto, magari per fumare una sigaretta, da una porta di quelle che non aprono dall' esterno e che non sia più riuscito ad entrare, finendo per morire ucciso dal freddo. La temperatura era di -2. Il cadavere è stato scoperto intorno alle 6 nel parcheggio interno. A trovarlo sono stati gli infermieri che non vedendolo a letto al momento del giro per la colazione hanno dato l' allarme ed hanno cominciato a cercarlo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il magistrato di turno ha disposto l' autopsia. Secondo la Asl 4 di Chiavari, l' uomo alle 4 era nel reparto. La direzione dell' ospedale ha aperto un' indagine interna per capire quando e come il paziente si sia allontanato. I carabinieri stanno visionando le registrazioni delle telecamere che trasmettono su una decina di monitor posti nella reception dell' ospedale sestrese per appurare quando e da dove sia uscito il pensionato ricoverato nel reparto di pneumologia dove era in cura per asbestosi, la malattia prodotta dalle fibre di amianto. Dall' ospedale si può uscire da diversi punti: uno di questi è la scala esterna antincendio che dal sesto piano raggiunge il piazzale dove è stato trovato il corpo di Delio B. Secondo quanto riferito ai carabinieri dal personale infermieristico, alle quattro si trovava ancora nel suo letto. Una morte assurda, quindi, la seconda nel giro di 48 ore. L' altra notte ha perso la vita Franz, 38 anni, un clochard tedesco che frequentava i vicoli. Alcuni passanti l' hanno visto a terra e hanno chiamato l' ambulanza. L' uomo è stato portato dalla Croce Bianca in codice rosso al Galliera, ma il freddo e gli stenti l' hanno ucciso. Franz era arrivato a Genova la primavera scorsa e dormiva tra via Sottoripa e piazza Cinque Lampadi. Barba folta, capelli lunghi, nei vicoli lo conoscevano tutti, soprattutto al Carrefour di piazza Cinque Lampadi, dove si fermava a chiedere qualche spicciolo. Rifiutava qualsiasi aiuto, anche quello offertogli dai volontari di San Marcellino. L' anno scorso il padre era arrivato dalla Germania per tentare di convincerlo a ritornare a casa, ma lui aveva voluto restare a Genova, a vivere per strada. Ammalato di polmonite, il freddo di questi giorni gli ha dato il colpo di grazia ed è morto per una grave insufficienza respiratoria.

    Sto gelo! Veniva dalla Russia, lo sapevo io!

  5. #55
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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Citazione Originariamente Scritto da Pasìn Visualizza Messaggio
    Con chi non ce l'hai Melchy?
    Non ce l’ho con le persone intelligenti, ad esempio con chi avversa l’avvento di una società multietnica.
    A quando un articolo bellunese accoltella padovano?
    Postalo tu, anzi, apri un thread apposito!
    Sto gelo! Veniva dalla Russia, lo sapevo io!
    Bravo, allora perché non apri un thread sulla criminosità del gelo russo?

    Roma, poliziotto massacrato voleva fermare una rissa
    Rientrando a casa dopo il cenone ha visto quattro scalmanati che si menavano
    di Luca Lippera
    ROMA - Gli zigomi rotti, la mascella fratturata in più punti, il naso irriconoscibile, un’orbita oculare sfondata. Un ispettore di polizia che si era fermato per strada per sedare una rissa non scorderà mai il Capodanno del 2013. È accaduto verso le due del mattino di ieri a Marino, quando Antonio De Vincentis, rientrando a casa con la moglie dopo il cenone, ha visto quattro scalmanati che si menavano furiosamente davanti a un ristorante vicino alla «Fontana dei Quattro Mori», uno dei simboli della località dei Castelli. È sceso dalla macchina. Ha detto chi era. Ha cercato di fermarli. Ma è stato investito da una scarica di pugni che lo hanno fatto finire in coma in ospedale.
    Tre uomini sono stati portati ieri sera negli uffici della Squadra Mobile, nella sede della Questura a Roma, e sono stati sentiti a lungo sull’aggressione. Tra loro ci sarebbe anche un pregiudicato legato al clan zingaro dei Casamonica. Le indagini, iniziate dal commissariato di Marino, diretto da Walter Di Forti, sono andate avanti per tutta la giornata con l’intervento della Polizia Scientifica. I quattro, stando ai testimoni (ce ne sono altri due oltre alla moglie del poliziotto) hanno picchiato a mani nude. Quindi è presumibile che qualcuno porti i segni del pestaggio sulle nocche delle dita. È stato fatto anche un prelievo di Dna.
    CIRCONDATI
    De Vincentis, 51 anni, di Marino, in servizio al commissariato Viminale, è stato prima soccorso all’ospedale ad Albano e poi trasferito d’urgenza al San Camillo dopo essere stato intubato. I medici lo hanno messo in coma farmacologico in attesa di operarlo. L’ambulanza che lo portava a Roma - coincidenza che dice molto sul clima di certe notti - è stata assalita lungo il percorso da un gruppo di marocchini a loro volta ubriachi. L’automezzo era vicino a viale Trastevere. Uno degli immigrati si sentiva male. «Gli amici ci hanno circondato - ha raccontato il conducente del veicolo - Volevano a tutti i costi che prendessimo a bordo un secondo paziente. Gli abbiamo detto che avremmo chiamato il 118. Niente da fare: quelli hanno sfondato un vetro e il ferito si è pure beccato le schegge addosso. Per fortuna siamo riusciti a ripartire».
    L’aggressione al poliziotto è avvenuta all’esterno del ristorante «Il Cappellone». All’interno del locale il cenone stava finendo. Fuori gli scalmanati se le davano come belve. Non è escluso, secondo gli investigatori, che oltre all’alcol ci fosse di mezzo la cocaina. De Vincentis, per anni in servizio a Marino, il paese dove tutt’ora vive, rientrava a casa in macchina dopo aver salutato l’anno nuovo a casa di amici. Ha fatto vedere il distintivo e non è difficile immaginare cosa abbia detto. «Sono un poliziotto: fatela finita». Parole che potevano costargli la vita.
    Roma, poliziotto massacrato voleva fermare una rissa - Il Messaggero

    Patenti e assicurazioni: troppi «falsari» al volante
    Pochi giorni fa «Bresciaoggi» ha riferito in un servizio del problema rappresentato dalla circolazione di un grande numero di documenti di guida falsi: dalle patenti ai certificati assicurativi. E nelle ultime ore, il problema ha trovato conferma grazie a un intervento della polizia locale di Rezzato. Nell'ambito dei controlli notturni eseguiti in questi giorni, infatti, gli agenti guidati da Giancarlo Bonizzardi hanno fermato automobilisti pieni di «sorprese». E il più «creativo» è risultato l'immigrato senegalese fermato alla guida di un'Alfa 146. A un primo controllo, la patente dell'uomo ha mostrato un rinnovo falsificato. Ma era solo l'inizio. Dai successivi accertamenti sull'identità della persona, che risulta avere numerosi precedenti penali, è emerso infatti che la patente non era la sua ma quella del fratello. Inoltre, la carta di circolazione del veicolo in questione presentava un bollino falso attestante l'avvenuta revisione, mentre esposto sul parabrezza c'era un contrassegno assicurativo altrettanto falso; così come era un «bidone» il relativo certificato assicurativo. Poteva bastare, ma anche la carta d'identità italiana esibita dal senegalese è risultata contraffatta sia nella data di rilascio, sia relativamente alla scadenza. A quel punto l'immigrato ha tirato fuori una carta di identità e una patente di guida rilasciate dalle autorità del Senegal; e anche in questo caso si trattava di «pacchi».
    Dopo essere stato denunciato per una lunga serie di reati, l'uomo è stato anche segnalato alla Questura di Brescia per l'eventuale espulsione. Per finire, restando sempre a Rezzato è stato singolare anche l'arresto di un cittadino nordafricano effettuato sempre dalla polizia locale nei giorni scorsi. Residente nel territorio comunale da oltre due anni, l'uomo circolava con le denunce di smarrimento della patente e del permesso di soggiorno. Solo che i documenti denunciati non appartenevano alla persona fermata, ma a un connazionale che, alla luce delle verifiche effettuate dagli agenti, non vive più in Italia da anni.
    Bresciaoggi.it - Home - Provincia in primo piano

    San Giuliano Terme: quasi tutti immigrati, gli spacciatori
    Prosegue anche nel 2013 l’attività investigativa per la repressione del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti svolta dalla Compagnia Carabinieri di Pisa nel territorio di San Giuliano Terme. Nei giorni scorsi, infatti, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile, insospettiti dall’atteggiamento di due soggetti a bordo di un’autovettura in località Ripafratta, nei pressi della pista ciclabile, hanno deciso di fermare e controllare il veicolo. Alla vista dei Carabinieri, tuttavia, il conducente accelerava senza rispettare l’alt. E’ iniziato così un inseguimento al termine del quale i due occupanti della vettura sono scesi tentando di fuggire a piedi nei campi limitrofi: alla fine però sono stati bloccati e identificati dai militari dell’Arma. Si trattava di B.S., lucchese 27enne, e di un extracomunitario minorenne. Sull’auto è stato rinvenuto quasi un etto di eroina. I due sono stati arrestati.
    Sempre dai militari del Nucleo Radiomobile è stato arrestato ieri un tunisino di 30 anni che, a Madonna dell’Acqua, è stato trovato in possesso di circa 15 grammi di hashish frazionate in altrettante dosi.
    In tutto il 2012 sono state 34 le persone tratte in arresto dai militari della Compagnia Carabinieri di Pisa nel territorio dei comuni di San Giuliano Terme e Vecchiano, la maggior parte extracomunitari di origine nordafricana e clandestini in Italia. Molte decine sono stati i consumatori di sostanze stupefacenti segnalati in Prefettura. Circa 100 le persone deferite all’Autorità Giudiziaria in stato di libertà per guida in stato di ebbrezza, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, guida senza patente e per porto di oggetti atti allo scasso.
    San Giuliano Terme: arresti spaccio droga gennaio 2013

    Anziano morto dopo la rapina: «Aveva le visioni, era arrivato a pesare 31 chili»
    Il racconto della moglie di Natalino Scattolin. Erano stati rapinati l’11 settembre
    TREVISO - «A portarlo nella tomba è stata la paura per la rapina». A parlare è Annamaria, moglie di Natalino Scattolin, morto il 2 gennaio scorso all’età di 84 anni.
    L’11 settembre scorso i due coniugi erano stati vittima di una brutale rapina all’interno del loro appartamento in via Ellero.
    Due uomini a volto scoperto all’epoca entrarono in casa con la scusa di vendere delle biciclette.
    Una volta dentro picchiarono selvaggiamente i due anziani, poi presero i soldi che la donna aveva nel portafogli, poco più di duecento euro, e la collezione di monete del marito raccolta in quasi quarant’anni.
    Natalino Scattolin, dializzato da tempo, era stato ricoverato in ospedale. «Non si è mai ripreso – racconta la moglie – Io sono riuscita in qualche modo a reagire a quella esperienza, ma lui no. Aveva le visioni, mi chiedeva che cosa ci faceva quella gente in casa: nella sua testa gli pareva che fossero ancora lì».
    Non riusciva più a mangiare, in qualche mese è dimagrito fino a morire.
    «Pesava 77 chili, quando è morto era arrivato a pesarne appena 31 - dice ancora Annamaria - Era pelle e ossa, non riuscivano nemmeno a fargli le punture. Si è spento come una candela, non ce la faceva più a vivere, era troppo angosciato».
    I rapinatori non sono ancora stati presi. Se rintracciati potrebbero essere accusati di omicidio preterintenzionale. «Spero solo che riescano a prenderli – afferma – Li ho visti in faccia, se mi li dovesse trovare davanti non so che cosa farei».

    Stupro di Bergamo: la Polizia ha il nome, ma il magistrato non vuole arrestarlo
    Lo stupro della ragazza incinta a Bergamo accaduto giovedì della scorsa settimana. Da ormai una settimana i poliziotti stanno dando la caccia al maniaco e la ricerca sarebbe già arrivata alla fine. Un kosovaro. Gli agenti sono certi si tratti di lui, lo hanno pedinato, hanno analizzato i tabulati telefonici e le telecamere di sorveglianza, sono pronti ad arrestarlo, hanno voglia di arrestarlo. Ma c’è un problema, il solito problema: il magistrato xenofilo che non vuole fare il suo dovere e si rifiuta di firmare l’ordine di cattura.
    Stanno creando una società caotica
    La dinamica dell’aggressione tutto sommato è solo un dettaglio. Uguale a tante altre. Lui segue la ragazza, le offre un passaggio sulla sua utilitaria bianca, lei rifiuta. Ma il tipo riesce ad arrivarle vicino ed ecco scattare l’aggressione. L’afferra, la scaraventa sul cofano di una vettura e comincia a sfogare la più marcia delle perversioni. Si deve interrompere, però. Non fa a tempo a completare l’«opera». Si sentono voci e passi non lontani, troppo il rischio a questo punto. Il maniaco non ha scelta: risale in macchina, scappa. Dimenticando, però, tanti, troppi particolari. A cominciare dalle telecamere che sorvegliano la zona per finire con le tracce del suo Dna lasciate sulla vittima. Saliva, probabilmente un bacio che non è mai riuscito a rubare. E poi la descrizione fornita dalla vittima: «Parlava italiano, ma con uno accento particolare. Uno di quelli dell’Est.»
    Quindi il solito iter, l’inevitabile triste trafila prima di sporgere denuncia. L’universitaria chiama le amiche col telefonino, quindi viene portata in ospedale. Gli accertamenti diranno che qualcosa è accaduto, ma soprattutto sveleranno ciò che la vittima non sapeva. Almeno non ancora: è incinta da qualche settimana. In grembo porta un essere «grande» come un fagiolo, una nuova vita portata da un amore almeno desiderato. Ma lo choc è duplice.
    Intanto gli investigatori lavorano. Ci sono i video che riprendono l’auto del maniaco, i tabulati telefonici di chi si trovava in zona a quell’ora diranno il resto. Adesso si sa quasi tutto del presunto responsabile. Sarebbe anche sposato, forse con figli, regolare in Italia. Vive con la sua famiglia, a Bergamo, e ha circa trent’anni.
    Allora una domanda? Perché nessuno l’ha ancora fermato?
    Stuprata all'uscita da un locale C'è un sospettato ma resta libero - IlGiornale.it


    L’ex assessore della Lega Nord Daniele Belotti con un intervento su Facebook pone una serie di domande sul caso del presunto stupratore kosovaro arrestato dalla polizia a Bergamo.
    Stupro, uomo ai domiciliari
    Belotti: “A casa dopo 2 ore, sono davvero sconcertato”
    L’ex assessore della Lega Nord Daniele Belotti con un intervento su Facebook pone una serie di domande sul caso del presunto stupratore kosovaro arrestato dalla polizia a Bergamo. L’uomo, 32 anni, accusato di aver violentato una ragazza settimana scorsa, è agli arresti domiciliari dopo essere stato interrogato dagli inquirenti.
    DOPO 2 ORE E' GIA' AI DOMICILIARI - Sono sconcertato da quanto è successo alla ragazza e ancor di più da questo epilogo. Ho alcune domande a cui spero che qualcuno possa rispondere. Prima i fatti, che ho avuto modo di seguire personalmente.

    1) Ven 4/1 alle 2,30 avviene lo stupro; già in tarda mattinata la vittima e due sue amiche avrebbero identificato, attraverso delle foto che la questura ha mostrato loro dopo esser risaliti al proprietario dell'auto indicata, il presunto aggressore.

    2) Dello stupro non viene data nessuna notizia dalla polizia, nonostante sia prassi informare i quotidiani anche dei reati più banali.

    3) La voce dello stupro gira comunque tra i bar della zona e martedì arriva anche a dei giornalisti che però pare non trovino conferma in questura.

    4) solo mercoledì la polizia e la procura confermano e la notizia diventa pubblica.

    5) nonostante il presunto colpevole fosse noto fin da venerdì, si attendono ben 7 giorni prima di procedere al suo arresto.

    6) due ore dopo l'arresto per violenza sessuale il presunto stupratore viene rimandato a casa ai domiciliari!

    Ecco le domande:

    1) Perché si è atteso una settimana per procedere all'arresto, anche se il nome era conosciuto?

    2) Abbiamo visto carcerazioni preventive di presunti colpevoli di mesi anche per reati molto minori; qui, invece, con un reato così grave il sospettato si fa 2 ore in questura e poi a casa. Perchè?

    3) non si poteva trattenerlo qualche giorno, il tempo di verificare il test del dna?

    4) qualcuno potrà obiettare che non c'è il pericolo di fuga perché finora non è scappato: ma siete sicuri che sapeva di essere braccato? Non ho mai visto stranieri fare la fila a comprare il giornale in edicola, quindi non è possibile che non sapesse che c'era un sospettato? E se ora dovesse scappare?

    5) come si può garantire un senso di sicurezza se un sospettato di stupro identificato da 3 persone è fuori dopo solo due ore?

    6) basta essere un immigrato regolare senza precedenti e con famiglia per schivare il carcere e farsi i domiciliari pur avendo un'accusa così grave?

    Immigrato strappa orecchio a pensionata
    Per portare via l’orecchino ad una pensionata sassarese, un africano non ha esitato a strapparle il lobo dell’orecchio.
    Poco dopo però il malvivente – di cui non sono state rese note le generalità – è stato arrestato dagli agenti della Squadra volante. E’ successo nella tarda mattinata in pieno centro a Sassari, in piazza Azuni. I poliziotti, dopo un breve inseguimento, hanno immobilizzato e arrestato il giovane. Gli agenti avevano ricevuto la descrizione dall’anziana che era stata aggredita e scippata poco prima. L’arresto è avvenuto davanti a decine di persone. La derubata è stata accompagnata al pronto soccorso per essere medicata.
    Le strappa l?orecchio per rapinarla | VoxNews

    Cranio sfondato a calci da Albanese: gravissimo
    La Spezia - Ha preso a calci in testa un giovane che era a terra, probabilmente già svenuto. Si è accanito come una furia cieca, bestiale tanto da fratturargli il cranio in più punti. Se non c’è scappato il morto l’altra notte, in una mega rissa scoppiata all’esterno del Mama, è stato per puro e semplice caso. Un vero miracolo.
    Adesso il ragazzo ferito alla testa versa in gravi condizioni al Sant’Andrea, ma non è più in pericolo di vita, mentre il suo aggressore è stato arrestato perchè, dopo aver tentato vanamente di scappare, se l’è presa anche con i carabinieri che l’hanno placcato a fatica. Le indagini sono ancora in corso, sia per ricostruire l’intera vicenda, sia per dare un nome agli autori della rissa che dovrebbero essere almeno una dozzina.
    Cranio sfondato a calci | Liguria | La Spezia | Il Secolo XIX

    Rubano, danneggiano la stazione ferroviaria e aggrediscono i carabinieri: arrestati tre marocchini
    Fornaci di Barga (LU) - Comando Provinciale di Lucca – 09/01/2013 Ore 15:40 I Carabinieri della Compagnia di Castelnuovo di Garfagnana, hanno arrestato tre cittadini marocchini, già conosciuti alle Forze dell’ordine. I predetti, nel tardo pomeriggio di ieri a Fornaci di Barga, hanno rubato tre giacconi esposti al pubblico all’esterno di un negozio per il periodo dei saldi, allontanandosi velocemente verso la stazione ferroviaria. Grazie alla segnalazione di alcuni cittadini, la Centrale Operativa della Compagnia di Castelnuovo ha inviato sul posto una pattuglia dell’aliquota Radiomobile e quella della Stazione di Camporgiano che si trovava in zona per un altro servizio. Alla vista dei militari, i tre extracomunitari, che nel frattempo erano giunti alla stazione ferroviaria di Fornaci, hanno cercato di sottrarsi al controllo insultando e aggredendo i carabinieri con calci e pugni. I tre giovani, hanno quindi infranto il vetro di una porta nella sala di attesa della stazione al fine di procurarsi delle ferite e simulare un’aggressione. Grazie all’intervento di altri militari della Stazione carabinieri di Fornaci di Barga i tre sono stati bloccati e arrestati. I reati contestati, per i quali si svolgerà nella mattinata odierna il rito direttissimo davanti al Tribunale di Lucca, sono quelli di furto aggravato, danneggiamento aggravato, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, lesioni personali.

    Aggrediti e picchiati dal vicino albanese
    Forlì – Ha cercato di rapinare i propri vicini di casa, intrufolandosi nella loro abitazione con tanto di passamontagna in volto e aggredendoli a calci e pugni. E’ successo in via Ravegnana vicino a Santa Maria del Fiore, nel Forlivese, questa mattina verso le 1 e 20.
    Un uomo, mascherato in volto, si è introdotto in casa di due anziani pensionati. I due, però, hanno cercato di reagire, ottenendo l’ira del rapinatore che ha iniziato a picchiarli con calci e pugni. Fortunatamente le grida dei due coniugi sono state udite da altri vicini di casa che hanno subito allertato i carabinieri di Villafranca che si sono precipitati sul posto.
    L’uomo non ha fatto in tempo a scappare ed è stato bloccato dai militari: si trattava di un albanese di 34 anni, nullafacente, che abitava proprio vicino alla coppia. L’arrestat,o a seguito di rito direttissimo celebratoquesta mattina, è stato condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione ed associato dai carabinieri al carcere di forlì.
    http://www.ilrestodelcarlino.it/forl...na-vicini.shtm

    Firenze: 86enne picchiata e rapinata da due Africani
    Gettata a terra e scippata della borsa da due nordafricani che si sono dati alla fuga a piedi. La vittima dello scippo, avvenuto ieri intorno alle 16,30 in via del Palazzo Bruciato a Firenze, è una donna di 86 anni: soccorsa da alcuni passanti e da personale del 118, è stata portata all’ospedale di Careggi dove l’hanno giudicata guaribile in 25 giorni per trauma cranico, lussazione di una spalla e escoriazioni alla testa e agli arti.
    Sull’episodio indaga la polizia. Secondo quanto riferito, nella borsa che le è stata portata via l’anziana aveva un telefono cellulare, 40 euro in contanti e i documenti. Ad avvisare gli agenti è stato un nipote della donna, residente nella zona, che si è recato sul posto dopo essere stato avvisato da alcuni passanti.
    Rapina violenta a Firenze | VoxNews

    Sempre peggio a Genova: due immigrati irrompono in casa e la aggrediscono
    Genova. Ennesimo episodio di violenza a scopo predatorio ieri sera nel centro storico di Genova, che però questa volta è avvenuto tra le mura domestiche.
    Una donna di 42 anni, infatti, è stata accredita e rapinata nella propria abitazione. L’episodio si è verificato poco dopo le 21. I malviventi sono due cittadini extracomunitari poi fuggiti.
    La vittima ha chiamato il 113, è stata soccorsa dai poliziotti ed è ricorsa alle cure mediche presso l’Ospedale San Martino.
    Sull’episodio sono attualmente in corso indagini di polizia giudiziaria.
    Centro storico, arrestato con 3 grammi di cocaina | Genova24.it

    Modena: aggrediti da immigrati, portati via i ricordi di una vita
    «Ci hanno portato via i ricordi di una vita». Queste parole di G.G., una donna sessantenne modenese, riassumono il senso della violenta rapina in casa subita poche ore prima: più dello spavento, più della violenza, più del danno del furto, è un senso di impotenza che si accompagna con la scomparsa del passato. «Avevamo catenine, oggettini, ricordi della comunione e della laurea di nostra figlia, monete, gioielli. Hanno portato via tutto dopo ave rovistato la camera al piano superiore e soprattutto un comò».
    La rapina in casa è avvenuta sabato sera dopo un pomeriggio di commissioni. È l’ultima di una lunga serie in zona: al Parco Amendola le abitazioni sono bersaglio facile per bande di ladri, anche di passaggio, e quella casetta proprio ai margini, tra il vialetto, il prato e le collinette, è già stata assaltata per due volte negli ultimi anni. Finestre chiuse da sbarre al piano terra e al primo piano, in tutta la strada: come in una prigione. Un segnale di un disagio forte.
    Erano le 19 quando G.L.V., un tecnico ospedaliero, 55 anni, e la moglie G.G., coetanea,sono tornati a casa dopo un pomeriggio di giri. La figlia era rimasta nella loro casa fino alle 17 passate. Per due ore i ladri hanno avuto campo libero. Infatti, quando la moglie ha aperto la porta, subito il marito, rimasto dietro, ha notato che la porta finestra del balcone sul lato opposto, quello che dà su via Zurlini, era stata spaccata. Dentro c’erano due ladri che stavano rovistando al piano di sopra. La coppia di modenesi li ha raggiunti e visti: i ladri erano due immigrati sui 25 anni, con il volto scoperto, sicuramente dell’Est Europa, probabilmente due rumeni.
    I ladri, scoperti, brandiscono una spranga e cercano di farsi largo verso il balcone per calarsi (è a un’altezza bassa dal suolo). Ma il capofamiglia interviene, cerca di trattenerli e ne nasce una colluttazione a tre. Uno dei due complici fuori, al parcheggio, si accorgono che la situazione sta precipitando. Uno di loro entra in fretta e furia in casa. Getta a terra la moglie che sta chiamando le forze dell’ordine e il suo cellulare finisce lontano. Poi corre sulle scale e in pochi secondi aggredisce alle spalle il modenese che sta lottando e lo colpisce con un colpo di torcia in testa. In questo modo i banditi riescono a prendere tempo. Raccattano tutti i gioielli e i preziosi trovati (non c’erano soldi, però) e scappano salendo su una Fiat Panda probabilmente con la targa oscurata. In pochi minuti di loro si perdono le tracce. La moglie si riprende e riesce a parlare con il 113 che manda sul posto una pattuglia della Squadra volante. Gli agenti capiscono al gravità dell’accaduto chiamano prima un’ambulanza, per soccorrere GL.V., e poi la Squadra mobile della Questura, che arriva poco dopo con agenti della scientifica. Iniziano le indagini con i rilievi sulla scena del crimine. Intanto, il capofamiglia ferito è stato visitato e curato al pronto soccorso di Baggiovara: i medici hanno detto che se la caverà con dieci giorni di prognosi per la botta ricevuta in testa.
    Alla polizia toccherà di investigare anche per capire se il colpo sia stato occasionale o studiato e se è legato in qualche modo a quelli avvenuti recentemente in zona.
    Sorprendono i ladri, picchiati e rapinati - Cronaca - Gazzetta di Modena

    Niente elemosina, immigrato pesta turista
    Un immigrato senza fissa dimora di 42 anni, che ieri pomeriggio ha sferrato un pugno al volto a una donna francese di 45 anni, che si era rifiutata di dargli qualche spicciolo, è stato denunciato dagli agenti della polizia ferroviaria. L’aggressione si è consumata alla stazione ferroviaria di Ventimiglia. I due erano appena scesi da un treno proveniente dalla Francia, quando l’uomo si è rivolto a lei chiedendo dei soldi.
    Al suo rifiuto l’ha colpita con un pugno e la donna, subito soccorsa è stata portata all’ospedale Saint Charles di Bordighera, da dove è stata dimessa con prognosi di 15 giorni. Gli agenti della locale polfer, subito informati, hanno avviato le ricerche e, in serata, l’uomo è stato visto aggirarsi in piazza della Stazione. A quel punto è stato portato in caserma e segnalato all’autorità giudiziaria.
    Nega l'elemosina: 45enne francese aggredita con un pugno da un clochard. Polfer lo denuncia - Riviera24.it

    Pestata a sangue dai “profughi”: non era arrivata la paghetta statale
    E’ ormai allarme sicurezza per i falsi profughi che creano disordini e compiono aggressioni in tutta Italia
    Profughi di quale guerra?
    Una donna massacrata di botte da un gruppo di “profughi”.
    Ad accendere la miccia, il mancato pagamento da parte della Prefettura dell’assegno di 75 euro atteso ad alcuni di loro.
    E’ successo venerdì, quando due uomini, accolti nella struttura sul Lungomare di Marzocca che ospita profughi di una guerra inesistente di varie etnie, si sono rivolti alla titolare chiedendo spiegazioni sul mancato arrivo dell’assegno, che alcuni di loro ricevono nella struttura.
    Secondo i primi riscontri, la donna avrebbe tentato di spiegare che lei non poteva fare nulla per modificare la situazione perché tutto dipenderebbe dalla Prefettura. Parole che non sarebbero state sufficienti a placare gli animi dei due uomini che, inferociti, si sarebbero scagliati contro la donna procurandole diverse lesioni. A testimoniare l’aggressione, un referto emesso sempre venerdì dai medici del Pronto Soccorso dell’ospedale di Senigallia che hanno curato la donna e in seguito del quale sarebbero partite altre indagini. Titolare di hotel aggredita dai profughi finisce al pronto soccorso - Il Messaggero



    Orrore a Cesena: italiana stuprata brutalmente e massacrata da nordafricani
    Cesena, 19/01/2013 – Alle ore 4.30 circa di ieri, venerdì una pattuglia di polizia stradale della Sezione Speciale del Caps di Cesena, transitando in via Mulini/via Pisacane ha notato tre persone (due uomini ed una donna) che, barcollando, si dirigevano verso via Zuccherificio urlando frasi incomprensibili tra loro e spintonandosi. La donna, una 38enne italiana, accortasi della pattuglia, ha iniziato ad urlare per attirare l’attenzione dei poliziotti, chiedendo loro aiuto e dicendo più volte di essere stata violentata.
    Subito l’equipaggio ha arrestato la marcia e fermato il gruppetto per accertare cosa fosse successo. La donna, piangente, con il capo sanguinante e con gli indumenti bagnati e sporchi di fango, ha accusato uno dei due uomini di averla violentata, poco prima, nei centralissimi “Giardini di Serravalle“. Poiché lamentava forti dolori all’apparato genitale è stato quindi chiesto l’intervento di un’ambulanza nonché l’ausilio di una “Volante” del Commissariato. In questo frangente, uno dei fermati, un 34enne di origini tunisine, che si scoprirà essere il bruto, ha tentato di darsi alla fuga cercando un nascondiglio all’interno di un vicino garage condominiale. Ma non ci è riuscito grazie all’immediata reazione degli agenti che sono riusciti a bloccarlo dopo un breve inseguimento.
    La vittima è stata quindi portata al pronto soccorso dell’ospedale “Bufalini”, mentre i due uomini, entrambi di origini nordafricane, sono stati condotti presso gli Uffici del Commissariato per accertamenti. La donna, dopo essere stata visitata e curata, ha formalizzato la denuncia contro il suo violentatore, precisando le circostanze in cui si era consumata la violenza. Nella nottata essa si era recata presso un bar in zona centrale, dove ha incontrato i due uomini, di cui uno di sua conoscenza. Hanno iniziato a bere alcolici in abbondanza fino a che il suo conoscente, sapendo essere lei tossicodipendente, si è offerto di procurarle della droga invitandola a seguirlo al parco dei giardini di Serravalle, facendole credere di averla nascosta in quel luogo. La donna, incapace di rendersi conto degli eventuali rischi, annebbiata dall’alcol e dal desiderio di consumare la droga, ha accettato l’invito. Quando sono giunti al parco, mentre il secondo uomo è rimasto distanziato lungo il percorso, la donna è stata subito percossa violentemente e stuprata. Ha gridato chiedendo aiuto, ma invano.
    Quando è riuscita a rivestirsi, ha cercato di fuggire dal suo aguzzino il quale, tuttavia, probabilmente ancora non soddisfatto, ha tentato di trattenerla tirandola per i capelli. Dopo aver finalmente raggiunto la strada, inseguita dal suo aggressore, ha fortunatamente avvistato la polizia, che ha prestato il primo intervento.
    Quest’ultimo, arrestato per violenza sessuale aggravata, è stato condotto in carcere a Forlì. Era in libertà da appena un mese, dopo avere scontato una condanna per reati contro il patrimonio.
    Donna brutalmente violentata nei giardini di Serravalle

    Perugia, marocchino tenta di sgozzare un agente di polizia
    Se fosse in vigore la legge targata Pd, questo crimine sarebbe stato commesso da "italiani"
    Con una lametta nascosta in una mano ha cercato di aggredire al collo un agente della Squadra Volante che era intervenuta dopo la segnalazione di molestie e minacce in un Bar di Ponte San Giovanni. Poi, sempre per fuggire, ha assestato una gomitata all’altro agente della pattuglia. Protagonista di questa storia un pluripregiudicato marocchino che in preda all’alcol aveva minacciato, spintonato e anche rotto oggetti all’interno dei un bar ponteggiano.La violenza contro gli agenti è scattata subito dopo il loro intervento. Ora lo straniero è stato arrestato e deve rispondere di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale.
    Ponte San Giovanni, arrestato straniero ubriaco e violento

    Padova – Africani mantenuti dal comune devastano centro: vogliono più soldi!
    PADOVA. Come annunciato il Comune di Padova si è sostituito allo Stato centrale nel mantenimento dei falsi profughi nel suo territorio.
    Altri due mesi di accoglienza, il Comune vuole mantenere i “profughi” (in realtà non sono tali, perché non hanno ricevuto il permesso visto che non ne avevano i requisiti-si tratta in gran parte di Nigeriani e Ghanesi salpati dalla Libia con la scusa della guerra, non di Libici) arrivati ormai oltre un anno fa durante la guerra in Libia e che tra pochi giorni non avranno più la copertura economica del ministero dell’Interno. Quindi Padova regalerà a questi clandestini due mesi di accoglienza ulteriore che costeranno oltre 130 mila euro.
    Attualmente 110 di questi individui sono così ospitati: 30 quelli accolti in strutture comunali, 80 in appartamenti, hotel di categoria e residenze gestite da cooperative del business immigrazione.
    «Stiamo lavorando per un coordinamento di tutte le strutture» spiega l’ineffabile assessore Fabio Verlato, che poi tutto contrito «in modo che nessuno rimanga per strada con il freddo». Ci sono anziani a Padova che non sanno come pagare l’Imu, altri che non hanno soldi per fare la spesa, e il problema, secondo questo assessore è che i clandestini, dopo essere stati mantenuti per mesi e mesi, devono continuare ad esserlo, altrimenti rimangono al freddo. Tornino in Africa, lì è caldo.
    Il caso è esploso giovedì quando un gruppo di manifestanti violenti guidati da una delle associazioni che lucrano sull’immigrazione, Razzismo Stop, ha assediato il municipio creando disordini e danneggiando alcune auto e moto.
    Alla base della violenta protesta la decisione ministeriale di non rinnovare – dopo oltre un anno di mantenimento e a guerra in Libia finita da secoli – la diaria di 46 euro che ogni clandestino percepiva, oltre a vitto e alloggio.
    Ma in “soccorso” dei violenti è corso Zanonato che per altri due mesi provvederà – coi soldi dell’Imu versati dai cittadini padovani – a far si che questa paghetta venga percepita da individui che pretendono di essere mantenuti a spese dei contribuenti italiani.
    Per associazioni come “Stop razzismo”, la cui unica ragion d’essere è il business dell’immigrazione, non dare 46 euro al giorno ad ogni immigrato – quindi circa 1.400 euro al mese, più vitto e alloggio, è razzismo. Per noi, farlo è idiozia.
    Ma ai clandestini camuffati da profughi – di una guerra finita da più di un anno – non basta. E così, nel primo pomeriggio è scoppiata una rivolta degli immigrati con gravi disordini e danni, nella «Casa a colori» in via del Commissario. Dove la solita associazione xenofila sperpera i nostri soldi.
    Quattro operatori della struttura che accoglie i sedicenti profughi sono stati chiusi con la forza in alcune stanze e sequestrati per circa un’ora. Per risolvere la questione è stato necessario l’intervento della polizia. La struttura ha subito pesanti danni: gran parte del mobilio è stato danneggiato o distrutto. La richiesta dei clandestini è quella di avere più soldi.



    Svezia: troppi immigrati, serve stretta
    Lo ha detto il Ministro dell’Immigrazione Billström
    In Svezia ci sono troppi immigrati e servono leggi piu’ severe per ridurre il numero di persone che entrano nel paese. Lo ha detto il ministro dell’Immigrazione, Billström, in un’intervista al Dagens Nyheter. ”Oggi, la Svezia è il paese UE che accetta il maggior numero di immigrati. Questo non può durare”, ha detto Billström esponente del partito di centro destra di maggioranza, spiegando di essere stato incaricato di trovare il modo di ridurre il numero di immigrati che entrano nel paese.



    Putin: “Tra vent’anni la Francia sarà una colonia delle sue ex colonie”


  6. #56
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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    E allora ce l'hai con me!
    Ma allo stesso tempo anche con te stesso e potrai anche dedurre il perchè....
    Se avrò tempo e voglia posterò qualunque fatto di cronaca che ha per oggetto un atto di criminalità compiuto da italiani su italiani su stranieri e su animali, preferibilmente effettuato con violenza.
    Spero di non doverlo fare perchè un pò mi scoccia, ma capisco che è troppo chiederti cortesemente, di smetterla di postare questi articoli che infuenzano menti deboli e in formazione, fai danni! E non mi va nemmeno di fare una ricerca d'archivio sui giornali svizzeri della metà del secolo scorso per farti vedere cosa scrivevano di noi. Anche perchè so che in fondo le sai queste cose. Ci sono tonnellate di studi socologici che provano a spiegare questi fenomeni legati all'immigrazione-emigrazione ma è un pò più difficile capire e intervenire rispetto allo spare a zero, nel tuo caso per interposto articolo.
    Anche arruolando tutti i muratori bergamaschi non ce la puoi fare a fare un muro abbastanza alto e prima o poi finirai anche le munizioni. Hai visto mai le scene dello sbarco degli alleati in normandia? Ecco, qui le forze in campo sono ancora più sproporzionate.
    Alle fiondeee

  7. #57
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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Citazione Originariamente Scritto da Pasìn Visualizza Messaggio
    E allora ce l'hai con me!
    Questa è una palese confessione di non intelligenza….
    Ma allo stesso tempo anche con te stesso e potrai anche dedurre il perchè....
    Non lo deduco.
    Se avrò tempo e voglia posterò qualunque fatto di cronaca che ha per oggetto un atto di criminalità compiuto da italiani su italiani su stranieri e su animali, preferibilmente effettuato con violenza.
    Postare i primi non ha senso: criminali italiani, in Italia, ci sono sempre stati, ci sono, e ci saranno sempre. Il punto è che non si vede la necessità di sommarvi pure i criminali immigrati, che delinquono pure in misura sproporzionata rispetto alla loro presenza numerica.
    Potrebbe avere senso postare i crimini violenti di italiani contro stranieri, ma ho idea che un tale thread conterrebbe ben poche segnalazioni….
    Riguardo ai crimini contro gli animali, non vedo che senso abbia segnalarli. Intendi forse assimilare gli immigrati alle bestie, oppure esprimi una preoccupazione di carattere personale?
    Spero di non doverlo fare perchè un pò mi scoccia, ma capisco che è troppo chiederti cortesemente, di smetterla di postare questi articoli che infuenzano menti deboli e in formazione, fai danni!
    Quindi faccio danni pure a te….
    E non mi va nemmeno di fare una ricerca d'archivio sui giornali svizzeri della metà del secolo scorso per farti vedere cosa scrivevano di noi.
    Idea bellissima, non vedo l’ora che tu apra un thread apposito!
    Anche arruolando tutti i muratori bergamaschi non ce la puoi fare a fare un muro abbastanza alto e prima o poi finirai anche le munizioni.
    “Non occorre sperare per intraprendere, né riuscire per perseverare”.

  8. #58
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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Allarme rapine a Verona: immigrato rapina e massacra tre anziane in pochi giorni
    Verona. E fanno tre. Scippata un’altra donna. Questa volta è accaduto in via Giacomo Camozzini, a Borgo Trento. Alle 19.30, per cui in un orario non «a rischio». Mercoledì sera la signora che ha quasi 85 anni stava rientrando nella sua abitazione quando un immigrato le ha strappato la borsetta dalla spalla. L’anziana è stata trascinata a terra per alcuni metri, e ha mollato la borsetta. La vittima ha dato l’allarme fermando un passante, anche perchè data l’ora di cittadini in giro ce n’erano. Sul posto è arrivato il 118 che ha accompagnato l’anziana in pronto soccorso. Per fortuna nessuna grave conseguenza, fatto salvo un trauma alla spalla e un picco di ipertensione facilmente comprensibile. Dentro alla borsetta c’erano il bancomat, le chiavi di casa e 20 euro. Questo è il terzo scippo che accade in pochi giorni nella nostra città. Il modo di operare del delinquente che scippa le donne è sempre lo stesso. Agisce a piedi, affianca le vittime e strappa loro le borsette, quindi scappa, sempre a piedi, anche se è probabile che in zona abbia un motorino. Le descrizioni su di lui sono generiche: giovane, carnagione olivastra. È probabile che si tratti sempre della stessa persona che mette a segno un colpo dopo l’altro spostandosi da un quartiere all’altro. Scippi sono stati denunciati in via Provolo, quindi in via Zambelli e via Camozzini, appunto. In via Zambelli la signora ha riportato la lussazione della spalla e una prognosi di un mese perchè ha cercato di trattenere la borsetta ed è stata trascinata a terra. La squadra Mobile sta seguendo le indagini, visionando i filmati delle telecamere delle zone alla ricerca di qualche particolare utile che possa portare all’individuazione del responsabile, anche perchè la sequenza degli episodi rischia di creare allarme tra le donne. Un suggerimento per cercare di tutelarsi è quello di portare le borse non a mano o a tracolla, ma di traverso, per limitare la possibilità di scippo. Non mettere la chiavi di casa in borsa, ma tenerle in tasca, così almeno dopo lo scippo non si dovrà cambiare la serratura. E mai lasciare il codice segreto del bancomat assieme alla tessera. Se si va in bici non tenere la borsa a spalla e neanche metterla «libera» in una cestino davanti. Nons ervirebbe a nulla, meglio utilizzare cestini chiusi. I delinquenti puntano sull’effetto sorpresa e a essere veloci, quindi elimineranno le vittime più sprovvedute.
    L'Arena.it - dalla home
    Ladro marocchino aggredisce agenti
    I Carabinieri della Stazione di Rimini, nel pomeriggio di mercoledì, hanno arrestato, in flagranza di reato, un marocchino K. E. R., 35enne residente a Savignano sul Rubicone, bloccato mentre fuggiva dopo aver asportato due pacchetti di sigarette ad un tabacchino del centro di Rimini, che aveva sottratto distraendo il proprietario con una scusa.
    Lo straniero, al fine di rimanere impunito, non ha esitato a minacciare e spintonare uno dei militari operanti, cagionando ad uno di loro una lieve lesione alla mano destra.
    Bloccato ed ammanettato, il marocchino è stato condotto in caserma per le formalità di rito: qui ha reiteratola condotta ingiuriosa e minacciosa contro i militari dell’Arma. Informato il Pubblico Ministero di Turno presso la Procura della Repubblica di Rimini, questi disponeva di tradurre il violento ladro al carcere di Rimini. Lo straniero deve rispondere di furto, resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale.
    Ladro manesco ruba sigarette e aggredisce un carabiniere

    Padova: medico massacrato da due immigrati
    Roberto Nistri, 55 anni, medico chirurgo trevigiano, era appena uscito dall’ospedale di Padova come tanti altri giorni. Duecento metri, forse più, poi ha notato due persone che gli camminavano a pochi metri di distanza. Due presenze strane, quasi minacciose. Arrivato davanti alla sua macchina quei due uomini lo hanno spinto a terra e bastonato con inaudita violenza, senza dire una parola tranne «andiamocene» quando le grida del professionista avevano già scosso tutto il rione.
    È una incredibile e violentissima aggressione quella patita lunedì pomeriggio in via Calza, quando erano da poco passate le 14.30, dal noto professionista trevigiano da trent’anni ormai tra le fila del personale medico dell’ospedale patavino. Il medico non ha avuto il tempo di capire, solo quello di proteggersi appena dai colpi che gli piovevano addosso ferendolo al torace, alle gambe, alle braccia e al volto.
    «Non riesco a spiegarmi perché» ripete oggi ancora choccato e con il volto tumefatto. Nistri aveva appena smesso di lavorare e pensava di tornare subito a casa, come sempre. Aveva notato quella presenza strana alle sue spalle, ma nella mente non gli è mai balenato il dubbio che quei due uomini, stranieri, cercassero proprio lui, e forse ne avessero seguito i movimenti fin dal mattino.
    «Quando sono arrivato nel parcheggio ho solo avuto il tempo di vedere che quei due mi erano corsi contro» racconta, «poi ho sentito la spinta violentissima che mi ha scaraventato a terra». I due a quel punto, in pieno giorno, hanno tirato fuori due mazze e hanno iniziato a picchiare. I colpi sono arrivati a ripetizione. Nistri, sul fianco sinistro, si è rannicchiato tirando le gambe a sè e alzando un braccio per parare i colpi che gli piovevano addosso. Ma quando non erano bastonate erano calci, dritti in faccia e nello stomaco.
    Il medico ha urlato, gridato per quanto poteva, tentando di superare il rumore sordo delle botte. Ma, costretto a terra, sull’asfalto bagnato, non è riuscito a fuggire.
    Sono stati i due aggressori, dopo avere infierito, a gridarsi l’un l’altro «andiamo» e scappare tra le macchine e poi tra le vie del quartiere. Nistri, sconvolto e dolorante, ha tentato di rialzarsi quando è stato soccorso da alcuni ragazzi – studenti forse – che vivevano nel quartiere ed erano stati attirati dalle grida. Sanguinante, si è alzato da terra, ha ripreso fiato e cercato di capire cosa fosse successo.
    Non appena trovate le forze ha preso le chiavi della macchina, è salito a bordo ed è andato direttamente in ospedale dove i medici lo hanno visitato riscontrando lesioni e microfratture varie (la prognosi è stata di trenta giorni). Da lì ha chiamato i familiari, moglie e due figlie, e dato l’allarme.
    «Sono sconvolto, non capisco», ripete più e più volte, «non ho mai ricevuto minacce, mai subito attacchi o una benché minima azione che potesse mettermi sul chi va là. È stata un’aggressione fulminea, gratuita e violentissima». Oltrettutto in un quartiere tutt’altro che pericoloso, frequentatissimo, centrale.
    Chi? Perché? Sono le due domande fondamentali a cui stanno tentando di dare una risposta gli investigatori che hanno preso in carico il caso. «Voglio sapere» dice, «è l’unica cosa che chiedo: sapere perché sono stato picchiato così».
    Chiuso nella sua abitazione di Sant’Antonino, nel calore di casa, Nistri rivede distintamente ogni attimo di quella terribile aggressione. «È stato terribile», dice, «sono spaventato, ma non mi piego».
    Esce dall?ospedale, medico bastonato - Cronaca - la Tribuna di Treviso

    Marocchino si spoglia davanti a donne e bambini: bastonate ad 83enne che lo affronta
    “Italiani di merda… meritate di essere ammazzati tutti!”
    Stanno creando una società caotica
    Monza, 24 gennaio 2013 – “Quando mi ha dato uno spintone, non ci ho visto più. Perché è vero che lui aveva oltre cinquant’anni di meno, ma io sono ancora forte…”. E forte Nicola Scalise, 83 anni, lo è davvero, nel corpo e soprattutto nello spirito. La sua energia gli ha permesso di tener testa l’altro pomeriggio a un energumeno di 30 anni, un marocchino senza fissa dimora e con il permesso di soggiorno bell’è scaduto, che ha scelto proprio la persona sbagliata per fare il gradasso: ha picchiato infatti il padre di Francesco Scalise, attuale vicequestore e primo dirigente del «Commissariato di Polizia di Monza, per farsi giustizia di quel «vecchietto» che aveva osato protestare quando aveva visto un altro giovane marocchino mettersi a urinare senza alcun senso del pudore in mezzo ai giardinetti pubblici di via Azzone Visconti, a due passi dal centro di Monza. Davanti a mamme e bambini, che tutti i giorni accorrono numerosi a giocare e a passare qualche ora di svago all’aperto. Nicola Scalise, che è uomo tutto d’uno pezzo, ex tramviere in pensione, ex attivista politico (per cinque anni è stato consigliere comunale a Monza eletto in una lista civica di destra a sostegno dell’allora sindaco Faglia), non è stato a guardare. Non ne è proprio capace. E così di fronte «all’atto vergognoso» – sono parole sue – andato in scena martedì intorno alle 17 è andato a rimproverare il marocchino, che si trovava ai giardinetti con un amico connazionale. Quello che non si aspettava è che proprio quest’ultimo, mentre il responsabile del gesto incivile si allontanava, gli si scagliasse contro. «Prima – è il racconto dello stesso Nicola Scalise – si è messo a urlare insulti contro di me: “Italiani di merda… meritate di essere ammazzati tutti!”. Poi, mi è venuto addosso e mi ha spintonato. Allora io mi sono divincolato e l’ho spinto via a mia volta». Il giovane marocchino ingaggia però una colluttazione e finisce addirittura col buttare per terra il malcapitato. «Sono caduto come uno straccio» ammette Scalise.
    Non è però finita lì. Visto che Scalise si rialza subito, il marocchino afferra un bastone e gli si butta nuovamente addosso. «Mi ha spinto contro un palo puntandomi il bastone al collo – prosegue Scalise – ma sono riuscito a liberarmi». Nel frattempo, sul posto arriva una Volante della Polizia che blocca il nordafricano e lo arresta. Al processo per direttissima di ieri al Tribunale di Monza, il giudice ha convalidato l’arresto, anche se l’udienza è stata rinviata. Intanto l’83enne Nicola Scalise, graffiato e tumefatto, è stato medicato al pronto soccorso, dove gli sono stati riscontrati lesioni al polso e un trauma alle gambe giudicati guaribili in 15 giorni. «Ce ne sono troppi di personaggi del genere in giro – commenta ancora Scalise -, quando lavoravo sugli autobus ne ho incontrati tanti. Mettersi a far pipì davanti a tutti, incurante di donne e bambini, proprio non lo potevo sopportare e dovevo reagire. Mica mi pento di quello che ho fatto…».
    Lo riprende perchè urina in pubblico Lui lo aggredisce e lo prende a botte - Il Giorno - Monza Brianza

    Coppietta in balia di 4 Romeni: lui pestato a sangue
    Città di castello – Sabato sera Nicola Francesco – nella foto – si ferma a comprare le sigarette in un bar insieme alla sua ragazza. Poi risale in auto e, per motivi di precedenza, una macchina sorpassa, si mette di traverso e lo blocca: dalla macchina scendono 4 Rumeni noti alle forze dell’ordine accerchiano la coppia e poi tirato fuori il ragazzo dal veicolo e lo pestano a sangue causandogli diverse ferite gravi, traumi ed un’emoraggia interna. Il ragazzo è ricoverato all’ospedale di Perugia.
    Per domani è già prevista la scarcerazione dei Rumeni arrestati.
    Violento pestaggio a Città di Castello | VoxNews

    Nuovo caso: ragazza incinta aggredita e violentata da immigrato
    Aggredisce ragazza incinta nei bagni
    Lei riesce a fuggire e lo fa arrestare
    MILANO - I carabinieri hanno arrestato poco dopo le 20 di sabato, per violenza sessuale, un camionista polacco 22enne accusato di aver aggredito, palpato e tentato di stuprare una 26enne al quinto mese di gravidanza. L’uomo aveva seguito la ragazza, residente a Crema, nei gabinetti delle donne del centro commerciale «Galleria Borromea» di Peschiera Borromeo, nel Milanese. Secondo quanto riferiscono i militari l’ha aggredita alle spalle, le ha tappato la bocca toccandola con violenza nelle parti intime e cercando ripetutamente di buttarla a terra per violentarla.
    La giovane ha coraggiosamente reagito, l’ha spintonato e si è messa ad urlare fino a costringere il camionista a fuggire. L’uomo è stato individuato e bloccato pochi minuti dopo dai carabinieri della Stazione di Peschiera nel parcheggio dell’ipermercato di via della Liberazione 8: cercava di allontanarsi facendo finta di nulla.
    La 26enne è stata trasportata dal 118 all’ospedale di Vizzolo Predabissi, dove è rimasta in osservazione per diverse ore: le sue condizioni non sono gravi. L’arrestato, che almeno nei Paesi dell’area Schengen risulta incensurato, è stato recluso nel carcere di San Vittore.
    Aggredisce ragazza incinta nei bagni Lei riesce a fuggire e lo fa arrestare - Milano

    Il Kosovaro ha confessato: ora vada in galera, non ci sono scuse! Il Pm: “la violenza non è poi tanto grave”
    DELIRANTI PAROLE DEL MAGISTRATO DETTORI
    Ha confessato l’immigrato accusato della violenza sessuale nei confronti della giovane bergamasca che stava rientrando a casa dopo una serata con le amiche, lo scorso venerdì 4 gennaio. Durante una pausa dal lavoro notturno che svolgeva in aeroporto, al momento di prendere l’automobile sotto casa per tornare alla sua occupazione, il kosovaro 32enne afferma di essere stato colto da un raptus e di aver cominciato a toccare la vittima.

    Fischiare è reato, stuprare no
    L’uomo, che ha risposto a tutte le domande poste dal giudice e dal pubblico ministero, ha spiegato che l’aggressione sarebbe durata solo un paio di minuti e ha escluso qualsiasi tipo di “congiunzione carnale”. Circostanza, quest’ultima, confermata dal procuratore di Bergamo Francesco Dettori: “Anche grazie all’intervento rapido delle forze dell’ordine – spiega il magistrato – dopo la violenza la vittima è stata immediatamente sottoposta a tutti gli accertamenti medici necessari: non solo non sono state trovate tracce di liquido seminale, che avrebbero potuto comportare grave rischio per la salute della ragazza, ma non sono state nemmeno riscontrate lesioni agli organi genitali che potessero essere riconducibili a uno stupro in senso stretto. Ci sono comunque stati dei palpeggiamenti violenti, che il nostro ordinamento configura come violenza sessuale”. Vomito per il modo con il quale il responsabile dei domiciliari Dettori, tratta la vicenda. Come se per una donna non fosse grave l’essere stata sbattuta su un auto ed avere evitato quello che lui chiama “stupro in senso stretto” solo grazie alla sua reazione, non certo perché l’immigrato colto da raptus l’abbia “risparmiata”
    Il procuratore Dettori – senza vergogna – tiene a precisare che questi sono stati i motivi che hanno portato alla scelta degli arresti domiciliari per il sospetto, scelta duramente contestata soprattutto dagli ultras dell’Atalanta che nei giorni scorsi hanno tirato bottiglie contro la casa dell’uomo e esposto striscioni con scritte come “vergogna” o “datecelo a noi”. “Senza voler sminuire il dolore della ragazza e il crimine di cui il 32enne è accusato – chiude Dettori – anche per la violenza sessuale esistono vari gradi di gravità. Nella scelta delle misure cautelari sono state applicate le norme di legge”. Un pazzo furioso.
    L’indagato, con un comunicato diffuso dai sui avvocati Francesca Signorelli e Rita Duzioni, si è ridicolmente dichiarato “profondamente pentito per la sofferenza psicologica ed emotiva arrecata alla vittima” e si è dichiarato disponibile “a riparare la stessa, qualora la parte offesa vi acconsenta, mediante un percorso di giustizia riparativa studiato ad hoc per le vittime di questo reato”. L’unica riparazione è il carcere prima, e il ritorno in quella sorta di stato criminale chiamato “kosovo”.
    Gli avvocati hanno anche espresso preoccupazione per le condizioni di sicurezza dell’uomo e della sua famiglia, dopo le intimidazioni e i lanci di oggetti dei giorni scorsi: “io non dormo più nella mia stanzetta perché ho paura delle luci, avrebbe riferito alla difesa la bimba più grande”. “Tutta la famiglia teme per la propria incolumità – scrivono i due legali – si ritiene opportuno collocare la famiglia in altro luogo. Rendiamo pertanto noto che siamo alla ricerca di una comunità che possa accoglierli”. Magari a spese nostre. Ricollocateli in Kosovo.
    Bergamo, il kosovaro ha ammesso "E' stato un raptus, l'ho aggredita" - Milano - Repubblica.it



    Aggredita alla stazione: pugni, calci e tentata violenza
    Nel primo pomeriggio di ieri gli agenti del Commissariato di Ventimiglia hanno arrestato il lituano Valeries Leonovics, 49 anni, pregiudicato per rapina e reati contro la persona, per avere aggredito una donna italiana di 55 anni che, insieme al suo compagno, stava trascorrendo la notte nella stazione di Ventimiglia in attesa del primo treno diretto in Piemonte.
    Verso le 4 del mattino con una scusa ha attirato la donna vicino ad un convoglio in sosta per abusare di lei e, non riuscendo nell’intento, l’ha aggredita a pugni e calci, provocandole gravi lesioni al volto, giudicate guaribili in un mese.
    La vittima dell’aggressione e suo convivente che hanno descritto l’autore come “un uomo, apparentemente gentile, conosciuto poco prima e che aveva riferito di chiamarsi “Valeri” e di essere cittadino russo alto 1.80, robusto, capelli corti castani, occhi chiari, indossante giacca colore fucsia pantaloni grigi e berretto nero”.
    La donna era riuscita a divincolarsi ed a scendere dal treno per poi fuggire e recarsi dal suo compagno per cercare aiuto alla Polizia Ferroviaria.
    Grazie a una dettagliata descrizione, gli agenti del Commissariato, poche ore dopo, sono riusciti a rintracciare l’autore della violenza in una via del centro, ad arrestarlo e a portarlo in carcere a Sanremo
    Arrestato un lituano che aveva preso a calci e pugni una donna alla stazione di Ventimiglia - Riviera24.it

    Aspetta il treno: accoltellata da Marocchino
    Se fosse in vigore la legge targata Pd, questo crimine sarebbe stato commesso da "italiani"
    Genova – Una giovane di 24 anni è stata aggredita e ferita con una coltellata a un gluteo ieri sera alla stazione della metropolitana di Brin a Genova.
    La giovane ha detto di essere stata ferita da un cittadino marocchino con il volto coperto da un cappuccio che l’ha colpita mentre stava aspettando il treno.
    La donna è stata curata all’ospedale Villa Scassi dove i medici le hanno diagnosticato ferite guaribili in una quindicina di giorni. Sull’accaduto stanno indagando gli agenti della Questura.
    Accoltellata mentre aspetta il metrò | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    Follie leguleie: “non si è costituita parte civile, quindi voleva essere molestata”
    Botte e sputi a chi non gli compra i libri
    Senegalese in manette
    Redazione
    Milano
    Non è la prima volta che Mamadou, uno dei tanti venditori di libri africani che si aggirano per il centro a caccia di clienti, viene «pizzicato» in atteggiamenti ineducati. Il venditore, un senegalese di 32 anni, nel solo pomeriggio di lunedì se l'è presa con tre passanti non disposti ad acquistare la sua merce. In via Meravigli ha colpito a schiaffi una 40enne italiana. Poi si è spostato in via Dante, dove ha chiesto un euro a uno spagnolo di 33anni. Al suo rifiuto, lo straniero ha risposto prima con uno sputo e poi con un pugno allo zigomo. Il senegalese è stato bloccato dalla polizia all'angolo tra via Brera e via Ciovasso, dove si è presentata una 34enne italiana. La donna ha spiegato di essere stata avvicinata dal venditore in via Verdi. Dopo aver rifiutato l'offerta, il 32enneha iniziato a insultarla e le ha tirato addosso i libri. L'africano è ora stato indagato per molestie e percosse.

    Gli stupratori sono bestie
    TERMOLI – Rimprovera un rumeno che aveva gettato varie bottiglie in mezzo al verde di un parchetto in via Inghilterra ma per tutta risposta viene avvicinata dallo straniero che gli strappa la camicetta e la palpeggia pesantemente. Le urla dell’operatrice ecologica richiamano l’attenzione delle colleghe che la salvano dall’aggressore che la strattona in malo modo. A distanza di alcuni mesi a carico dell’uomo, G.S., 53 anni, originario della Romania ma residente a Termoli, accusato di aggressione e violenza sessuale, è scattato il processo al Tribunale di Larino. La netturbina termolese, però, secondo quanto confermato dal difensore dell’imputato, il penalista Roberto D’Aloisio, non si è costituita parte civile nel processo che la vede coinvolta. Colpo di scena, dunque, ad inizio processo.
    All’apertura del procedimento giudiziario in Tribunale a Larino che vede come protagonista l’aggressore, attualmente rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Teramo, la donna, dipendente della Teramo Ambiente della città, non si è presentata nel Palazzo di giustizia nè ha incaricato un suo difensore di fiducia di rappresentarla nel procedimento giudiziario. Il legale sottolinea di confidare nel chiarimento della posizione dello straniero durante il dibattimento. Il processo si svolgerà a porte chiuse nell’interrogatorio dei testimoni che saranno sentiti a partire dalla prossima udienza fissata per il 28 maggio.
    La difesa sottolinea, come primo elemento utile, il fatto che non ci sia stata costituzione di parte civile: ” la situazione potrebbe essere indice di scarsa consistenza dell’apparato accusatorio _ ha commentato D’Aloisio _. L’imputato confida nel fatto che può essere scagionato dai testi che sono stati già indicati. La donna, inoltre, non ha prodotto alcun certificato medico. Di fatto è una vicenda dai contorni decisamente oscuri che intendiamo chiarire con il vaglio dibattimentale”. Era l’alba quando il 26 settembre scorso l’operatrice ecologica, come ogni mattina, stava pulendo la città. Giunta nel parchetto pubblico di via Inghilterra ha rimbrottato un uomo per diverse bottiglie in bella vista sull’erba.
    Lo straniero, all’improvviso e per tutta risposta, l’ha avvicinata mentre stava pulendo l’area verde importunandola. L’ha avvicinata con fare minaccioso per poi molestarla. Alcuni connazionali che erano nelle vicinanze stavano per intervenire per accerchiare la netturbina quando altre colleghe sono corse in suo aiuto. A salvare le giovani è stata la Polizia di Stato. Il rumeno alla vista degli agenti è fuggito ma nell’arco di qualche ora è stato intercettato e fermato con l’accusa di aggressione e violenza sessuale. Un caso quello accaduto a Termoli che ha suscitato molta eco non solo presso la Teramo Ambiente ed in Comune ma anche tra la cittadinanza circa la sicurezza delle dipendenti della ditta.
    Fino a quel momento nessuno aveva mai trattato in tal modo le operatrici che ogni mattina svolgono con grande professionalità il lavoro non sempre facile che spesso le porta a discutere con residenti, stranieri ed operatori commerciali per abitudini non sempre civili e rispettose delle regole importite dalla raccolta differenziata.
    Aggredisce e palpeggia netturbina, colpo di scena nel processo a carico di rumeno

    Siamo alla follia, l’avvocato andrebbe internato. Ora una possibilità – quella di costituirsi parte civile – diventa un obbligo senza il quale la vittima diviene consenziente? Perché non si è costituito il Comune contro l’immigrato, visto che la netturbina non è probabilmente una milionaria che possa permettersi di assumere un avvocato di parte civile?

    Massacrata durante rapina: è morta dopo dieci giorni d’agonia
    CESENA, 12 GEN – Dopo dieci giorni di sofferenze e’ morta ieri all’ospedale Bufalini di Cesena Gabriella Filippi, 55 anni, di San Mauro Mare, aggredita la notte di Capodanno.
    La donna era uscita poco prima di mezzanotte del 31 dicembre, insieme al suo cane: quando stava rientrando ha visto due uomini che stavano armeggiando nella vetrata di un esercizio pubblico aperto solo in estate. Alle sue grida i due l’hanno massacrata di botte. E’ stata medicata, poi operata, ma ieri mattina e’ morta.
    Picchiata la notte di Capodanno, morta - Cronaca - ANSA.it

    Porta i fiori al Cimitero: Anziana brutalmente aggredita da immigrato
    ROMA – Stava portando i fiori sulla tomba del marito, come ogni settimana, quando la signora Giuseppina Bartoli è stata brutalmente aggredita e derubata all’interno del cimitero di Prima Porta.
    L’anziana vedova racconta con lucidità quanto le è accaduto: «Stavo parcheggiando l’auto quando un uomo mi ha sfondato il vetro per aprire la portiera. Mi ha trascinato fuori dall’abitacolo e mi ha sbattuto contro un cipresso, poi ha iniziato a colpirmi con un fustino da detersivo. Urlavo ma non mi ha sentito nessuno. Ho pensato che volesse uccidermi poi mi ha lasciato a terra e ha rubato la borsa con 150 euro». Ora la signora Giuseppina è costretta a camminare con delle canadesi per le escoriazioni e le contusioni riportate su tutto il corpo: «Non si può stare tranquilli neanche al cimitero – dice – non capisco come si possa aggredire una donna anziana con una simile aggressività». Il rapinatore di Prima Porta, infatti, sembra essere un delinquente seriale per modalità di azione, un immigrato dell’Est dalle descrizioni fornite dalle sue vittime.
    Anziana brutalmente rapinata al cimitero | VoxNews

    Pescara: pestato con una catena da due immigrati
    Pescara: rapina e botte al titolare di un kebab del centro, due immigrati arrestati dalle volanti della polizia.
    Tentata rapina con pestaggio ieri notte a Piazza Sacro Cuore, in centro a Pescara.Il titolare di un kebab del centro, infatti, è stato rapinato ed aggredito da un palestinese ed un marocchino, che lo hanno colpito al volto con una catena, nel tentativo di rubargli il borsello. Lo hanno ferito al volto, ma quando hanno tentato la fuga sono stati bloccati dagli agenti della Volante ed arrestati.
    L’accusa è di tentata rapina aggravata.
    Pescara: rapina e botte al titolare di un kebab del centro, due arresti

    Anziana pestata e accoltellata da due immigrati
    Una rapina ieri sera a Lucca, dove una pensionata è rientrata a casa trovando nell’appartamento due giovani immigrati che l’hanno malmenata per farsi rivelare dove teneva il denaro. Per farle dire la combinazione di una piccola cassaforte, con un migliaio di euro e che poi hanno portato via, l’hanno colpita con calci e pugni e, minacciandola, l’hanno ferita con un coltello da cucina. La donna e’ stata medicata al pronto soccorso.
    Lucca: anziana rapinata nel suo appartamento | VoxNews

    Ancora una drammatica rapina che scuote la città. L’ennesimo episodio criminale è accaduto ieri sera intorno alle 20.40 in viale Pacini 95, in un appartamento al primo piano, di fronte a Porta Elisa, sopra il negozio Wind. Un furto trasformatosi in rapina quando la proprietaria, Maria Lastrucci, un’ex insegnante di 62 anni, è rincasata da sola e ha scoperto dentro l’abitazione due giovani incappucciati dell’Est Europa. I due, anziché fuggire alla vista della padrona di casa, l’hanno aggredita, prendendola a calci e pugni per farsi rivelare la combinazione della piccola cassaforte. Una scena agghiacciante, cose un tempo lontane dalle cronache quotidiane, almeno qui a Lucca. I due aguzzini per convincerla a dare loro la combinazione del forziere l’hanno tenuta anche sotto la minaccia di un coltello preso in cucina, con il quale l’hanno lievemente ferita a un dito e all’orecchio sinistro.
    Alla fine, dopo lunghi minuti di terrore, i banditi hanno deciso di andarsene, portando via con sé la piccola cassaforte contenente 1.000 euro in contanti e un orologio in oro e acciaio tolto dal polso della donna. La pensionata, soccorsa da alcuni vicini, ha poi avvertito la Polizia che è intervenuta sul posto assieme a un’ambulanza che l’ha portata al Pronto Soccorso, dove è stata trattenuta in osservazione per lo choc e le lesioni riportate, fortunatamente non gravi. Le sue condizioni non sono preoccupanti, ma la paura è stata davvero tanta.
    Sul posto sono accorse le Volanti della Questura e la Squadra Mobile diretta dal dottor Virgilio Russo, che coordina le indagini. E’ stato avvisato anche il pm di turno, il dottor Piero Capizzoto.
    Adesso è scattata la caccia ai due malviventi responsabili di questo ennesimo furto tramutatosi in una brutale rapina. Modalità che ricordano da vicino altri episodi accaduti in queste ultime settimane in periferia e in altre zone della Lucchesia: in particolare quella nel dicembre scorso ai danni degli anziani coniugi di Porcari Adolfo Picchi e Franca Bindi, picchiati e tenuti per trenta lunghi minuti segregati in camera, mentre i banditi svaligiavano la casa. Storie di terrore. Storie, purtroppo, di tutti i giorni.
    "Metterò la mia triste esperienza al servizio di tutte le donne" - La Nazione - Lucca

    Cuneo: immigrati scatenati contro una coppia
    Legati e picchiati in casa da due malviventi stranieri armati di pistola, che sono fuggiti a bordo della loro auto con soldi e gioielli per 5 mila euro. La rapina la scorsa notte a Dronero, nel Cuneese, nella villa di Luca Giraudo e Mara Tais, marito e moglie di 38 e 30 anni che gestiscono una pasticceria in centro. L’auto della coppia e’ stata ritrovata a poca distanza dalla casa in cui e’ avvenuta la rapina. Secondo gli investigatori, e’ probabile che i malviventi avessero un complice ad aspettarli.
    Lucca: anziana rapinata nel suo appartamento | VoxNews

    Senigallia: Marocchino aggredisce guardia giurata e cerca di rubargli la pistola
    Arrestato a Senigallia, nei pressi del supermercato Coop delle Saline, in via dei Gerani, un cittadino marocchino di 40 anni, D. M., che ha aggredito una guardia giurata e ha cercato di rubargli la pistola.
    I fatti sono accaduti ieri attorno alle 21 e 30: la guardia ha visto l’uomo aggirarsi con fare sospetto e gli si è fatto incontro per chiedere spiegazioni sul perché fosse in zona: per tutta risposta il quarantenne lo ha aggredito e malmenato, cercando di impossessarsi della pistola che l’agente privato portava nella fondina ad estrazione rapida.
    Un passante ha assistito alla scena e ha chiamato il 112: i carabinieri si sono subito precipitati sul posto e hanno immobilizzato e condotto in caserma l’aggressore, già noto alle forze dell’ordine.
    Nell’udienza di oggi il giudice ha convalidato l’arresto applicandogli la misura della custodia cautelare in carcere condannandolo a due anni di reclusione.
    Senigallia: aggredisce guardia giurata e cerca di rubargli la pistola

    84enne picchiata e rapinata da 6 immigrati
    Anziani in balìa degli immigrati
    Aggredita da una baby-gang di immigrati che ha tentato di strapparle la borsetta malmenandola brutalmente ma che si è dovuta ritirare a mani vuote arrendendosi di fronte alla caparbietà dell’anziana vittima che non ha ceduto allo scippo. è un episodio gravissimo quello avvenuto l’altra sera in pieno centro a Bordighera e che ha visto finire all’ospedale una donna di 84 anni per le lesioni riportate in quella che i carabinieri hanno catalogato come una tentata rapina impropria, un tentato scippo.
    I fatti, intorno alle 18,30, sono avvenuti in corso Italia, all’altezza del giardini all’angolo con corso Europa. Una zona molto frequentata ma scarsamente illuminata nelle ore serali (sprovvista di un servizio di controllo con telecamere di sicurezza). L’agguato è stato teso all’anziana, una donna residente a Bergamo ma proprietaria di una seconda casa nella città delle palme, da una mezza dozzina di ragazzi che risulterebbero essere tutti o quasi minorenni (secondo la testimonianza della vittima e di alcuni passanti). Tre, in particolare, mentre gli altri facevano da palo, hanno tentato di impossessarsi della borsa dell’ottuagenaria e l’hanno picchiata con schiaffi, calci e pugni quando lei ha opposto resistenza. Il tutto si è consumato in una manciata di secondi in un momento in cui per strada, complice il freddo, non c’era nessuno. Le grida di aiuto della donna hanno attirato l’attenzione dei commercianti quando la baby-gang si è dileguata nell’ombra, tra via Pelloux e un’altra traversa di corso Europa. In pochi minuti sono arrivate un’ambulanza della Croce Rossa e una pattuglia dei carabinieri.

    Italiana buttata giù dalle scale, perde il bambino: si cerca un “uomo di colore”
    Un'altra vittima dell'integrazione
    Una donna romana di 45 anni, al terzo mese di gravidanza ha abortito spontaneamente a seguito di una caduta provocata da una spinta mentre si recava in ufficio. E’ avvenuto nel pomeriggio in un edificio di via Mar della Cina nella zona del Torrino, a Roma. La donna stava rientrando in ufficio dopo la pausa pranzo e, come ha poi raccontato ai carabinieri della compagnia Eur, ha trovato seduto sulle scale un uomo di colore che, dopo l’invito ad alzarsi, l’avrebbe spinta facendole perdere l’equilibrio. La donna è caduta mentre l’uomo è poi fuggito facendo perdere le sue tracce. La donna è stata trasferita dal 118 e ricoverata all’ospedale Sant’Eugenio. Del caso si occupano i carabinieri che hanno raccolto la denuncia della donna, che ora è sotto shock. ”Stavo salendo le scale quando ho visto quell’uomo seduto che mi intralciava – ha detto a chi l’ha soccorsa – gli ho detto ‘spostati’ e lui si è alzato e mi ha urtato facendomi cadere”. Dopo la donna è tornata in ufficio e ha avuto un malore. E’ andata in bagno dove ha avuto l’aborto spontaneo. Dallo stesso ufficio è stato poi contattato il 118 per i soccorsi. Nei pressi del luogo ci sarebbero alcune strutture abitate da stranieri dove si sta cercando l’uomo descritto dalla donna.
    Spintonata da un uomo giù dalle scale perde il bambino di cui era incinta - Roma - Repubblica.it

    Pestato e rapinato da una gang di “nuovi italiani”
    VICENZA,21/01/2013 - Due arrestati, uno ai domiciliari per un’estorsione ai danni di un ventinovenne vicentino. Si cercano gli altri componenti della banda. La storia accaduta venerdì sera è davvero inquietante. Un vicentino di 29 anni ha raccontato alla polizia di essersi dato appuntamento con degli amici in stazione. L’appuntamento è poi saltato improvvisamente ma mentre gironzolava per la stazione l’uomo è stato avvicinato da un giovane con cui ha iniziato una conversazione. Poi sono andati a bere una birra ed infine a fare una passeggiata in centro. Nel frattempo lo sconosciuto continuava a mandare messaggi.
    Giunti in zona S. Biagio da un vicolo sono spuntate altre tre persone che hanno minacciato il ventinovenne con un coltello intimandogli di consegnare il bancomat con il quale hanno prelevato 540 euro dallo sportello delle poste centrali. Mentre lo picchiavano e lo minacciavano i componenti della gang hanno preso la carta di identità della vittima: “Ora sappiamo dove abiti, non fare scherzi” poi gli hanno preso il cellulare dandogli appuntamento all’indomani per la restituzione al prezzo di 1000 euro.
    Il ventinovenne vicentino si è rivolto alla polizia e all’appuntamento, sempre in stazione, è andato con gli agenti in borghese che hanno arrestato per estorsione Anovar Sabbar 18 anni, italiano di origine marocchina e per concorso Francesco Boulila, 18 anni, italiano di origine tunisina. Quest’ultimo non aveva partecipato all’estorsione della sera prima ma si era presentato a riscuotere i 1000 euro.
    E’ stato denunciato anche l’adescatore, un italiano di origine marocchina, classe ’92 che aveva fatto scattare la trappola del venerdì sera e che è cugino di Sabbar. Al momento la polizia sta indagando per arrivare agli altri 3 membri della baby gang dal momento che ha la convinzione che abbiano partecipato ad altri episodi simili denunciati nei giorni scorsi.
    Il Giornale di Vicenza.it - dalla home
    I famosi “nuovi italiani” a cui il Partito Democratico vuole svendere la nostra cittadinanza. Nota per i “giornalisti”: gli italiani sono di origine italiana, se una persona è di origine marocchina o tunisina vuol dire che è marocchina o tunisina. Ma forse è un concetto troppo difficile da comprendere.

    Lega, raid anti-nomadi: ''Il Maggiore non è un cesso''
    Milano
    All'alba di oggi, un gruppo di militanti della Lega Nord capitanati dal consigliere regionale Manes Bernardini ha setacciato l'ospedale Maggiore e cacciato i nomadi che vi erano all'interno, dalle sale d'aspetto ai bagni del nosocomio. Al grido di "Il Maggiore non è un cesso", i leghisti hanno poi perlustrato l'area esterna dell'ospedale. In tutto, sono stati allontanate una decina di persone. Alcuni dipendenti hanno apprezzato l'iniziativa ("La notte abbiamo paura"), altri l'hanno bollata come "strumentale campagna elettorale"
    Lega, raid anti-nomadi: ''Il Maggiore non è un cesso'' - Repubblica Tv - la Repubblica.it



    Gli spot anti immigrati di Londra
    Gaia Cesare
    Dimenticate la regina, il cambio della guardia, i parchi, i teatri del West End, i college d'eccellenza, la più vasta metropolitana d'Europa e le grandi opportunità di una società multicult.
    «In Gran Bretagna piove sempre, fa freddo e il lavoro scarseggia». Dovrebbe suonare più o meno così lo spot (al contrario) che Downing Street, il ministero degli Interni e quello del Lavoro stanno mettendo a punto, con l'idea di tappezzare Bucarest e Sofia di cartelli pubblicitari, per frenare il grande flusso di immigrati pronti a lasciare Romania e Bulgaria dal primo gennaio 2014, quando cadrà il divieto di vivere e lavorare nel Regno Unito.
    Un tempo era l'idraulico polacco. Ora l'incubo britannico sono migliaia di immigrati romeni e bulgari a caccia di lavoro e fortuna. Incubo soprattutto per David Cameron, il premier che anche sull'immigrazione ha vinto le elezioni del 2010, addittando la politica delle porte aperte del Labour (i polacchi passati da 40mila nel '96, vigilia della vittoria di Blair, a 150mila nel 2003 fino ai 250mila di oggi). Il leader conservatore, che ancora fatica a far digerire agli inglesi i tagli al welfare già effettuati e quelli in cantiere, non può permettersi di dover aprire il portafogli per migliaia di lavoratori non-British, che tra poco meno di un anno avrebbero diritto ad assegni di disoccupazione e alloggi popolari proprio come gli inglesi doc. Impossibile cedere ora che ci gioca la rielezione, anche perché a tallonarlo ci sono non solo i nazionalisti del Bnp, ma soprattutto gli indipendentisti dell'Ukip (terzo partito secondo i sondaggi), pronti a raccogliere il malcontento di milioni di lavoratori britannici - dai taxisti ai ristoratori, dalle babysitter alle colf fino alle ballerine di lapdance - terrorizzati dall'idea di nuova concorrenza a basso costo e infuriati con la politica Bruxelles. Ecco che, mentre prepara limiti e restrizioni di accesso al welfare, mentre studia misure che possano consentirgli di rispedire a casa i nuovi arrivati che non trovassero lavoro entro tre mesi o non fossero in grado di dimostrare di potersi sostenere per almeno sei, il primo ministro si butta sulla propaganda, la diffusione di un messaggio negativo (o forse fin troppo realistico) per dissuadere i meglio intenzionati a lasciare il proprio Paese. Più che scoraggiare - riferisce una fonte del governo - l'obiettivo è «correggere l'impressione che le nostre strade siano lastricate d'oro». Una tecnica adottata negli ultimi anni da diversi Paesi, europei e non.
    È già successo in Spagna, Israele, Australia. E nella vicina Svizzera, che nel novembre 2007 decide di mandare in onda, durante l'intervallo dell'amichevole di calcio Svizzera-Nigeria, uno spot televisivo in cui un immigrato di colore telefona al padre raccontandogli della bella vita che fa nel Paese d'adozione, salvo poi chiudere il telefono e tornare a vivere per strada, chiedendo l'elemosina e in continua fuga dalla polizia. Messaggio chiarissimo, peraltro finanziato dall'Unione europea, perché di mezzo, in questo caso, c'è la clandestinità. Messaggio difeso e giustificato dell'allora ministro della Giustizia Christoph Blocher: «Dobbiamo dimostrare agli africani che non siamo un paradiso». Obiettivo raggiunto, almeno nello spot, poi diffuso in Camerun e Congo. Un espediente adottato ancora prima dalla Spagna, che già a settembre del 2007 aveva mandato in onda in Camerun una campagna tv da oltre un milione di euro in cui mostrava corpi senza vita dopo uno dei viaggi della speranza sui barconi per raggiungere le Canarie. «Sapete come finisce questa storia - chiosava il cantante camerunense Youssou N'Dour - Non rischiate la vostra vita per niente». Più o meno il messaggio che il premier uscente Benjamin Netanyahu vorrebbe recapitare ai migranti di Eritrea e Sudan pronti a riversarsi in Israele per cambiare vita. La tecnica è nota e non ha colore. L'ha usata in Australia anche la premier laburista Julia Gillard, che ha voluto diffondere su Youtube le immagini dei barconi intercettati al largo delle coste australiane e poi rispediti in Malaysia. Funzionerà? A Sofia e Bucarest le agenzie di lavoro dicono di aver chiuso le liste d'attesa per i clienti pronti a varcare la Manica. Il salario minimo in Gran Bretagna è poco più di 7 euro l'ora, in Bulgaria 85 centesimi, in Romania 92.
    Gli spot anti immigrati di Londra - IlGiornale.it

    PRIMA HANNO COLONIZZATO IL MONDO, ADESSO NON VOGLIONO FARSI COLONIZZARE - LA GRAN BRETAGNA SE LA SVIGNA DALL’EUROPA DELLA CRISI E SI RIVOLGE ALLE POTENZE ECONOMICHE NASCENTI, INDIA IN PRIMIS - GLI INGLESI VOGLIONO SELEZIONARE CHI ENTRA NEL LORO PAESE: SÌ AGLI STUDENTI INDIANI E A CHIUNQUE ABBIA UN LAVORO DA 20 MILA £ L’ANNO, NO A TUTTI GLI ALTRI, SOPRATTUTTO A RUMENI E BULGARI - TAGLIATI I SUSSIDI PER GLI IMMIGRATI...
    Paola De Carolis per il "Corriere della Sera"
    Il farmacista indiano sì, il muratore bulgaro no. La politica dei conservatori sull'immigrazione è selettiva, se non a fatti, a parole. Alla vigilia di un importante viaggio a New Delhi, David Cameron sottolinea la sua passione per il cricket e l'amore per il curry speziato. Si prepara a partire con frasi conciliatorie: «Non c'è un limite al numero di studenti indiani che possono frequentare l'università nel Regno Unito, così come non c'è limite al numero di persone che dopo la laurea possono fermarsi a lavorare qui».
    Ben diverso il messaggio che Cameron vuole mandare a Romania e Bulgaria a pochi mesi dalla loro inclusione nel trattato di Schengen. In Gran Bretagna fa freddo, piove e c'è la nebbia, ma soprattutto mancano quei sussidi sociali e legali che a lungo hanno reso il Regno Unito una meta particolarmente gettonata.
    Per gli osservatori politici, la strategia è chiara. Cameron guarda a Sud-Est. Con l'Europa in crisi ha bisogno di nuove alleanze, di «relazioni speciali» con economie in crescita che possano rappresentare alleati interessanti in futuro. Ecco dunque la retorica pre partenza. Il viaggio a New Delhi è mirato a stimolare il commercio angloindiano.
    Le sue frasi hanno un senso, anche se in realtà studenti e laureati indiani non godono di un trattamento preferenziale. Chi vuole studiare in Gran Bretagna può farlo, qualsiasi sia la sua nazionalità. L'importante è che abbia un posto all'università prima di arrivare nel Regno Unito. Una volta conseguita la laurea può fermarsi a lavorare: basta che abbia un contratto con uno stipendio superiore alle 20.000 sterline lorde. Il discorso vale per tutti gli extracomunitari.
    Vale invece per tutti i comunitari il giro di vite sui sussidi. Cameron ha bisogno di abbassare la spesa pubblica. I tagli per i cittadini in Gran Bretagna sono stati feroci. Adesso nel mirino c'è, per usare una frase di Cameron cara ai conservatori, il «benefit tourism». Chi vuole raggiungere la Gran Bretagna solo per usufruire del suo servizio sanitario e dei benefici di disoccupazione farà bene a ripensarci.
    Il sottosegretario per l'Immigrazione Mark Harper ha sottolineato che «non si tratta di riforme che si possono attuare a breve termine e senza il pieno rispetto della legge europea», ma ha aggiunto che rispetto alla situazione attuale «c'è spazio per qualche manovra correttiva», indirizzata soprattutto a quei 75.000 emigrati l'anno che da Bulgaria e Romania, stando all'organizzazione Migration Watch, raggiungeranno il Regno Unito, ma anche a italiani, francesi e tedeschi. Come primo passo verrà tagliata l'assistenza finanziaria a chi si batte per vie legali contro l'espulsione e anche il sussidio per il turista o l'emigrato che durante la permanenza in Gran Bretagna finisce in carcere.

    Catturarono l’imam. Condanna assurda!
    Max Ferrari
    “Cari americani toccateci tutto, ma non gli estremisti islamici!”
    Potremmo riassumere così l’incredibile vicenda di Abu Mustafa Omar, l’imam della moschea milanese di viale Jenner al centro di tante indagini sul terrorismo che nel 2003, un bel giorno, sparì dalla circolazione. Anziché rallegrarsene la stampa ne montò un caso e spinse la polizia alla spasmodica ricerca del “prezioso” immigrato magrebino.
    Alla fine si scoprì che gli americani, stanchi del lassismo, delle protezioni politiche e dei tempi babilonesi della giustizia italiana, avevano deciso di prelevarlo e, una volta interrogato, lo avevano rispedito in Egitto, il suo paese. Tutto sommato, una gita.
    Non sia mai! La sinistra che sogna le moschee di quartiere, incapace di immaginare Milano senza questo “nuovo italiano”, ha cominciato a pretenderne il ritorno in Lombardia affermando che nelle carceri egiziane si rischia la vita e che in Egitto non c’è giustizia né democrazia.
    Peccato che Abu Omar fosse a Milano proprio per esportare il modello egiziano che al PD piace tanto; e allora di cosa si lamentano il prode Imam e i suoi kompagni italioti? Stia in galera al Cairo e si goda quella “invidiabile” cultura con il dolce sottofondo del canto del muezzin!
    Invece no! L’italietta vile e strisciante che si fa zerbino persino nei confronti dell’India che sequestra i suoi soldati, questa volta non si è piegata e la corte d’appello di Milano ha inflitto 7 anni di galera all’ex capo della CIA in Italia, Jeff Castelli, che “raggiunge” altri 23 agenti americani già condannati a pene pesanti e al risarcimento udite udite della sommetta di un milione e mezzo di euro al “prigioniero” che tra l’altro dal 2007 è tornato libero e chiede di tornare con la numerosa famiglia a Milano.
    Alla sinistra che esulta per la punizione agli “invasori” americani rispondiamo che noi avremmo voluto vedere lo stesso ardore e la stessa determinazione nel difendere la “nostra sovranità” nei confronti dei piloti americani responsabili della strage del Cermis. Quelle erano davvero nostre vittime, quello fu davvero uno sfregio e quegli americani lì li avremmo visti volentieri in galera, mentre all’agente Castelli e ai suoi uomini “colpevoli” di averci liberato del predicatore di odio antieuropeo avremmo detto solo una cosa: grazie.
    E Abu Mustafa Omar? Col PD al governo il suo “ritorno da eroe” si fa verosimile e con il voto agli immigrati promesso da Bersani la prossima volta magari ce lo ritroviamo in parlamento: presidente della commissione giustizia (islamica).
    Catturarono l?imam. Condanna assurda! | Max Ferrari


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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Pontevigodarzere: dà un passaggio a immigrati, sacerdote derubato
    PONTEVIGODARZERE. Li ha aiutati, ha concesso loro un passaggio caricandoli a bordo della propria auto lungo la tangenziale e per tutta risposta è stato derubato. Brutta avventura per don Michele Bagatella, sacerdote del Seminario minore di Rubano che si è ritrovato senza computer. Non rinnega il suo gesto e non nasconde una speranza: «L’aiuto non ha condizioni, io rifarei tutto ma ora spero mi restituiscano il mio computer: per me è molto importante». È successo mercoledì sera poco prima delle 23. «Stavo percorrendo la tangenziale da Vigonza a Vigodarzere» racconta, «improvvisamente ho visto tre persone che correvano a bordo strada e una utilitaria in panne sulla corsia di emergenza. Mi sono fermato senza pensarci neanche un attimo. Mi hanno chiesto un passaggio fino al capolinea del tram di Pontevigodarzere e così li ho fatti salire in auto. Erano stranieri, credo rumeni». Don Michele Bagatella è uscito dalla tangenziale e li ha scaricati nel parcheggio di Pontevigodarzere. Loro sono scesi, l’hanno ringraziato e se ne sono andati. «Poco dopo però ho osservato i sedili posteriori dell’auto e mi sono accorto che era sparito il mio computer portatile, quello che uso per le lezioni con tutti i dati della pastorale all’interno. Così ho chiesto aiuto ai carabinieri».
    Sul posto è stata inviata una pattuglia dei carabinieri del nucleo Radiomobile. I militari dell’Arma hanno parlato con il sacerdote, cercando di acquisire una descrizione anche solo sommaria dei tre individui che poco prima l’avevano derubato. Poi hanno dato il via alle ricerche nel quartiere, senza però riuscire a individuare la banda. Resta il fatto che di fronte ad un gesto di aiuto i tre giovani hanno risposto nel peggiore dei modi, tradendo la fiducia del prete. «L’aiuto deve essere sempre gratuito, non c’è bisogno di una risposta. Rifarei tutto: magari la prossima volta invece di caricarli subito in auto telefonerei alle forze dell’ordine». La denuncia è stata presentata ai carabinieri ma il problema, per il sacerdote ordinato nel 2010, permane. “In quel computer avevo salvato tutti i miei dati, ma soprattutto i documenti che servivano per svolgere le lezioni in seminario. Non voglio chiamarlo “appello” perché mi sembra esagerato, però mi piacerebbe che i ladri si mettessero una mano sul cuore e mi facessero riavere in qualche modo il computer. Per me è molto importante.”

    Imparare dall’esperienza è un tratto dell’intelligenza. Gli xenofili ne sono privi.

    Piccoli paesi assediati: anziani aprono la porta di casa e tre slave fanno irruzione
    SOLETO (Lecce), 16/01/2013 – Aperta la porta ad una sconosciuta che chiedeva indicazioni, la loro buona fede è stata tradita, e così sono stati costretti a subire un furto, escogitato con tecnica semplice e già collaudata in altri casi di ruberie e persino rapine. Vittime, due 70enni di Soleto, marito e moglie, pensionati, che ieri sera, intorno alle 19, hanno visto entrare nella loro abitazione che si affaccia su via Caduti Soletani, nel centro del paese, una donna, che si esprimeva in un italiano un po’ stentato, con inflessione straniera, forse slava, (zingare?) seguita da altre due complici. Tutte erano vestite di nero. La prima donna ha letteralmente circuito con le parole i due anziani. Ha chiesto indicazioni su una via da raggiungere, per trovare alcuni parenti, e nel frattempo anche una penna per annotare tutto su di un foglio. Il tutto, scandendo le parole in più occasioni, perché gli anziani stentavano a comprendere il suo italiano. E mentre la prima donna portava avanti la messinscena con gesti teatrali, le altre due, leste, s’infilavano nel piccolo appartamento, girando le stanze e rovistando in alcuni cassetti, fino a racimolare del denaro contante, non più di 150 euro. Ma, al di là del valore, è proprio il tipo di furto a creare allarme: in questo caso, le ladre hanno sottratto pochi soldi, in altre situazioni, la razzia potrebbe essere ben superiore, quindi è bene fare molta attenzione a frodi e raggiri, e, come sempre, è sconsigliabile aprire la porta a persone sconosciute, che già dall’atteggiamento (spesso tradiscono nervosismo ed una certa fretta) possono apparire sospette. Tant’è. Tutta l’azione, in questo caso, è durata pochi minuti, quelli necessari per rovistare e fuggire con il bottino. La vicenda è stata denunciata ai carabinieri della stazione locale, che hanno avviato le indagini.
    "Scusate, un'indicazione". Le ladre s'infilano in casa scappando con i soldi

    Magistrati scatenati: sconto di pena anche allo stupratore marocchino
    Se fosse in vigore la legge targata Pd, questo crimine sarebbe stato commesso da "italiani"
    ROMA - Cinque anni di carcere al 24enne marocchino arrestato per lo stupro di una 48enne a Torpignattara, la scorsa estate. Accusato di violenza e furto (la borsa della donna), Khaled Bitre è stato processato con rito immediato ed ha goduto delle attenuanti generiche perché incensurato. La procura, rappresentata in aula dal pm Erminio Amelio – le indagini sono condotte dal collega Stefano Pesci – aveva chiesto otto mesi in più di carcere rispetto a quanto deciso dal gip Rosalba Liso. I fatti risalgono alla notte tra il 20 e 21 agosto. Anna Maria D., 48 anni, romana, si trovava su una panchina del parco Alessandrino intorno alle due di notte. Era scesa di casa decisa dopo una lite con il compagno. Bitre, dopo averla avvicinata, le ha fatto intendere di avere un coltello e – recita il capo di imputazione – l’ha afferrata con forza obbligandola prima a un rapporto anale, non completato per la resistenza della vittima, e poi a uno vaginale. Presa la borsa della donna, il marocchino si era poi allontanato. La 48enne, assistita dall’avvocato Cristina Cerrato, era presente in aula, da dove uscita scossa e tremante «ma sollevata». L’aggressore ha sempre sostenuto che lei fosse consenziente. Il comune di Roma si è costituito parte civile, rappresentato dall’avvocato Nicola Sabato: «Le violenze sessuali sono una piaga di questa città», ha detto nella sua arringa.
    Stupro nel Parco Alessandrino, condannato a 5 anni di carcere - Corriere Roma

    Ora, stuprare una sola volta è “un’attenuante”. Che il magistrato vada a farsi “attenuare”.
    E anche la richiesta del Pm è vergognosa: possibile che uno stupro – in questo caso “doppio” e ancora più traumatico – possa valere al massimo “sei anni” di carcere? Poi, ovviamente il Marocchino sarà un “detenuto modello” e uscirà tra un paio di anni, sempre che Bersamonti non faccia un nuovo indulto. In quel caso in carcere nemmeno c’entrerà.

    Rubano i soldi a un 16enne e se la spassano al bar
    Hanno rapinato un 16enne per una cifra davvero di poco conto, appena 25 euro. Per questo sono finiti in manette tre cittadini stranieri, due di nazionalità rumena e uno albanese, rispettivamente di 30, 20 e 19 anni.
    L’episodio si è verificato nei giorni scorsi. Verso le 22 i tre stranieri avevano preso di mira il giovane italiano che si stava intrattendo con alcuni coetanei nei pressi di un bar di San Miniato Basso. Una volta rimasto solo, mentre stava ritornando a casa, il giovane è stato avvicinato dai tre che lo hanno prima indotto a seguirli in un’area vicina poco illuminata e successivamente costretto a consegnare loro i pochi soldi che aveva in tasca, 25 euro in tutto.
    I tre si sono poi allontanati, lasciando sul posto il ragazzo che, malgrado la paura e l’agitazione, ha avuto la prontezza di chiamare tempestivamente i Carabinieri per riferire quanto accaduto. I militari dell’Arma hanno così immediatamente avviato le ricerche dei tre malviventi, rintracciati poco dopo, mentre all’interno di un bar erano impegnati nella consumazione di una bevuta pagata con il bottino della rapina. Al momento dell’arresto si sono giustificati affermando di aver ricevuto i soldi in prestito e che era loro intenzione restituirli.“
    Rapina ragazzo San Miniato

    L’aggredisce e le ruba la pensione
    LECCE – Aggredita alle spalle e derubata della pensione appena ritirata in Posta. Tanta paura questa mattina per un’anziana di 81 anni, scippata a pochi passi dall’ex ospedale “Galateo”, in via Vecchia Lizzanello. Il malvivente, che ha agito a volto scoperto intorno alle 10, è riuscito a farla franca.
    Dopo aver strattonata la malcapitata, si è impossessato della borsetta. Pare che all’interno ci fossero mille e 500 euro. Poi la fuga: avrebbe scavalcato il muretto che circonda la struttura e da qui avrebbe fatto perdere le tracce.
    La donna ha riportato delle lesioni, per fortuna non gravi. Sul posto alcuni passanti hanno richiesto l’intervento dei sanitari del 118, che le hanno medicato le escoriazioni. Le ricerche del bandito solitario si sono immediatamente attivate. Gli agenti della Questura hanno ascoltato la testimonianza della vittima, la quale avrebbe fornito qualche elemento utile per poter identificare il suo scippatore: uno straniero alto un metro e 80 centimetri circa, con addosso una felpa rossa e dei pantaloni scuri.
    Le indagini proseguono e al vaglio ci sono ora le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti in quella zona.
    Strattonata e scippata in pieno giorno, malvivente in fuga con la pensione appena ritirata ? Lecce ed il Salento online

    Tranciava le gomme per razziare le auto
    LIVORNO - A conclusione di laboriose indagini, condotte dalla squadra mobile di La Spezia e Livorno il 5 gennaio è finito ai domiciliari il cittadino algerino Boucherif Redouane, classe ’65, residente in viale Citta’ del Vaticano, con precedenti per reati contro il patrimonio.
    L’accusa nei suoi confronti è di furto aggravato e continuato in relazione a tre episodi di furto, tutti commessi con il medesimo modus operandi, nel periodo settembre-novembre 2012.
    L’uomo bucava i pneumatici delle autovetture delle sue vittime, parcheggiate sulla strada, al fine di costringere i proprietari alla sostituzione delle gomme, per poi impossessarsi dei loro borselli-marsupi, mentre questi erano lasciati temporaneamente incustoditi all’interno degli abitacoli. Ora si trova agli arresti domiciliari nella casa di Livorno
    Bucava le gomme e mentre la ruota veniva riparata, rubava negli abitacoli borse e marsupi

    Immigrato scippa una signora e le rompe il femore per 210 euro
    La Gazzetta di Lucca
    Ancora un episodio di microcriminalità alle porte del centro storico e ancora una vittima di uno tra i reati più odiosi, lo scippo. A fare le spese, con conseguenze gravi, una signora lucchese di.
    E’ spuntato fuori all’improvviso senza lasciare alla donna nemmeno il tempo di reagire, l’ha strattonata per strapparle la borsetta e l’ha fatta cadere a terra. L’ha lasciata così, a Porta San Pietro, implorante aiuto. Ed è fuggito verso il centro città. Sono stati alcuni passanti a dare l’allarme, cercando di fermare lo scippatore. Qualcuno ha chiamato il 112: la fuga del giovane è terminata poco dopo in piazza Napoleone. In manette è finito un giovane di 26 anni , Ouhaid Ben Maarouf. Era stato già colpito da foglio di via da Lucca e non avrebbe potuto rimetterci piede. Ieri sera attorno alle 19, però, ha preso di mira l’anziana che nella caduta ha riportato la frattura di un femore.
    Stando ad una prima ricostruzione dei carabinieri, la donna stava uscendo dalla città quando all’altezza di Porta San Pietro è stata aggredita dal giovane. Il 26enne l’ha strattonata per strapparle la borsa e le ha fatto perdere l’equilibrio facendola cadere. Lui non ha esitato: con il borsello in mano è fuggito verso piazza del Giglio ma la gente che ha assistito ha richiesto l’aiuto dei carabinieri, che l’hanno bloccato poco dopo. I soldi, in tutto 210 euro, sono stati riconsegnati all’anziana che è stata ricoverata all’ospedale Campo di Marte di Lucca. Questa mattina, invece, è stato convalidato l’arresto del 26enne.

    Parroco xenofilo scopre la realtà: lo Zingaro che manteneva deruba i soldi per le adozioni
    Quelli che "gli Zingari non sono delinquenti"
    SARZANA – Si è trasformato in “detective” ma il ladro l’ha scoperto. Una delusione atroce per Don Renzo Cortese, l’uomo che anche una settimana fa gli aveva portato via 4mila euro, destinati alle adozioni in El Salvador e mille euro di offerte attraverso le le “candele”, era proprio quello che aveva aiutato di più. Da anni tutte le mattine andava in chiesa e molto spesso chiedeva un aiuto economico. Per smascherarlo il sacerdote aveva piazzato all’insaputa di tutti, un paio di giorni fa, un sistema di videosorveglianza nella canonica e ieri mattina l’uomo è stato immortalato da una telecamera mentre alle 7 entrava all’interno della canonica della chiesa di san Francesco. E’ passato dalla porta marrone sulla piazza, usando probabilmente le chiavi che aveva rubato qualche giorno prima. Una volta all’interno della canonica ha rotto il vetro della porta d’ufficio ed è entrato. Ha aperto tutti i cassetti portando via qualcosa, non soldi, “non c’erano più” dice Don Renzo. Il nastro delle telecamere che inquadra distintamente l’uomo e registra minuto per minuto i suoi movimenti dentro le stanze della canonica è stato consegnato ieri mattina dal parroco ai carabinieri della stazione di Sarzana, ai quali ha presentato denuncia.
    “Dire che sono amareggiato è poco - afferma Don Cortese che ieri mattina era nel suo studio - Ho trovato il colpevole di quanto mi è accaduto in quest’ultimo periodo. E’ proprio la persona alla quale mi sono dedicato di più. Non posso dire che sia lui ad avere messo a segno la decina di furti dei quali sono stato vittima in quest’ultimi anni, il sospetto che ci sia il suo zampino però c’è. Addirittura qualche giorno fa dopo che avevo subito il furto delle chiavi è venuto da me e l’ha riconsegnate. Ha detto che le aveva preso ad un nomade e mi chiesto una ricompensa che gli ho dato”. “Ora prego Dio - prosegue Don Renzo - che mi dia la forza di continuare, ho l’intenzione infatti di mollare tutto. Lasciare la parrocchia. Ritirarmi“. E’ stanco e deluso Don Cortese, 81 anni vissuti a difesa degli “ultimi”, a chi ha bisogno, con uno sguardo sempre rivolto verso il terzo mondo. Ha raccimolato oltre un milione di euro di offerte in dieci anni da destinare alle adozioni per 400 ragazzi in Etiopia e 200 in El Salvador. A ciascuno di quei 400 bimbi in Etiopia è riuscito a far avere 25 euro al mese. Poi l’assistenza ai poveri della città. Ha sempre aperto a chi bussava alla sua porta, cercando in ogni modo di aiutare tutti. “Ho avuto anche tante gratificazioni da loro - dice con un sorriso Don Renzo – che mi hanno riempito il cuore. Io, figlio di un trovatello, che ha conosciuto la miseria e la fame so cos’è la sofferenza”. E per alleviarla Don Renzo ha dedicato a loro buona parte del suo sacerdozio. Ora si sente tradito, e il sentimento che prova è di lasciare. Ma i suoi mille fedeli presenti domenicalmente alle Sante Messe, gli chiederanno di restare. Di non abbandonarli. Qualcuno forse lo supplicherà. Anche loro, pur appartenendo ad un altro ceto sociale, hanno bisogno di lui. Delle sue parole e dell’affetto che riesce a trasmettere.
    Parroco incastra il ladro con le telecamere - La Nazione - Sarzana

    Milanese: stuprata da un Nordafricano. Violenza tenuta nascosta per due settimane
    CORSICO – Violentata per strada, vicino a un sottopassaggio, in un quartiere popolare di Corsico. Vittima una donna di 38 anni, residente a Milano. Nessuna traccia dell’uomo che dopo averla aggredita l’ha lasciata seminuda per strada ed è fuggito. Lo stupro risale a due settimane fa, ma la notizia è stata diffusa soltanto mercoledì. L’episodio è accaduto verso le 22.30. La trentottenne, che lavora come donna delle pulizie nella zona, stava raggiungendo la fermata dell’autobus per tornare a casa, a Milano, dopo il turno di lavoro. Secondo quanto ha raccontato ai carabinieri, a pochi metri dalla fermata è stata avvicinata da un uomo che non conosceva. «Era molto alto, scuro. Nordafricano», ha spiegato.
    L’uomo, inizialmente, si sarebbe mostrato gentile e le avrebbe fatto dei complimenti. Poi, quando ha capito che le sueavances non erano gradite, ha afferrato la donna per un braccio. Minacciandola l’ha trascinata nel sottopassaggio nei pressi di via Copernico, quartiere popolare di Corsico, già noto per episodi di spaccio e microcriminalità. A quel punto l’aggressore le ha strappato i pantaloni, l’ha violentata ed è scappato. La donna, sotto choc e seminuda, è riuscita a rialzarsi per chiedere aiuto. Dopo pochi metri, alla vista di alcuni passanti, è svenuta. Sono stati proprio gli abitanti del quartiere a chiamare i soccorsi. In ospedale, i medici hanno confermato la violenza sessuale.
    Violentata in strada mentre torna dal lavoro - Milano

    Terni, minaccia un uomo con un coltello: “Non potete farmi niente, ho sposato un’italiana”
    Terni – Un’operazione di ieri della Squadra Volante ha visto coinvolto un cittadino marocchino di 40 anni, già noto alla Polizia per numerose denunce, tra le altre, furto e lesioni, anche recenti. Ieri pomeriggio, l’intervento della polizia è stato richiesto dal gestore di un supermercato che si trova nei pressi dell’ospedale perché esasperato dal comportamento minaccioso ed oltraggioso del marocchino che dopo essere uscito dal negozio senza pagare la merce (due bottiglie di rhum), lo ha anche minacciato con un coltello. L’uomo, non nuovo a simili comportamenti, stando a quanto dichiarato anche dal gestore del bar del piazzale dell’ospedale, si fa forte del fatto di essere sposato con una cittadina italiana e per questo, secondo lui, nessuno può fargli niente. Il suo atteggiamento strafottente è rivolto anche alle persone che tentano di parcheggiare nella zona dell’ospedale, alle quali chiede insistentemente dei soldi. Ieri, dopo l’ennesimo episodio, probabilmente dovuto anche alla quantità di alcol ingerita, l’uomo è stato arrestato; c’è voluto l’intervento di due pattuglie per calmarlo, è stato accompagnato nelle camere di sicurezza della questura in attesa della direttissima. L’Ufficio Immigrazione ha iniziato la procedura per la revoca del permesso di soggiorno per famiglia.
    TERNI/ QUATTRO ARRESTI PER RISSA. ESPULSO UN NIGERIANO CLANDESTINO. ARRESTATO MAROCCHINO PER MINACCE | Terni Magazine

    Ragazza italiana stuprata a Parma: arrestato Nordafricano
    L’ha strattonata, sbattuta su un muro e poi ha provato ad abbassarle i pantaloni. Era una vera e propria violenza sessuale l’aggressione di mercoledì scorso in Oltretorrente perpetrata da un 36enne ai danni di una giovane parmigiana. L’uomo è finito in manette, lei con una prognosi di 25 giorni per le ferite riportate al collo e alle gambe.
    L’episodio è accaduto in via Imbriani, dove la 20enne intorno alle 18 ha incontrato il suo aggressore, un libico con cittadinanza tunisina che conosceva di vista. Dopo aver provato inutilmente ad avvicinarla con le buone, vedendo che la ragazza rifiutava ogni approccio, lo straniero l’ha spinta con violenza contro un muro e tenendola ferma ha cercato di abbassarle i pantaloni. Ma si è accorto che la vittima stava tentando di fare una chiamata al cellulare e ha allentato la presa. In quel momento la giovane è riuscita a darsi alla fuga ed è corsa fino a via Bixio, dove si è rifugiata in un bar di fronte a via Costituente.
    Da lì ha telefonato al fidanzato, che è accorso subito al locale e insieme hanno chiamato la polizia. Nonostante fosse sotto shock, la 20enne è stata in grado di fornire agli agenti un identikit dettagliato del suo aggressore, riconosciuto soprattutto grazie a un particolare: le scarpe argentate. E’ stato trovato dopo poche ore, verso le 21, a casa sua, che dormiva. Ora è in carcere con le accuse di violenza sessuale e lesioni.
    http://parma.repubblica.it/cronaca/2...uale-50981174/

    Catturato il “maniaco delle studentesse”: è un immigrato
    Se fosse in vigore la legge targata Pd, questo crimine sarebbe stato commesso da "italiani"
    VERONA - Andare a scuola in autobus era diventata un’angoscia. Alcune studentesse veronesi da tempo erano costrette a subire violenze sessuali da un romeno che ora è stato individuato e arrestato dalla Compagnia dei Carabinieri di Verona. L’uomo, 44 anni, tra novembre e gennaio avrebbe ripetutamente palpeggiato, terrorizzandole, giovani ragazze che viaggiavano su autobus urbani per raggiungere le scuole di Verona.
    I militari dell’Arma lo hanno fermato sul pullman che stava portando a scuola due minorenni, che già avevano subito le attenzioni del molestatore. I carabinieri, che da tempo viaggiavano in borghese su vari mezzi pubblici, hanno avuto un’indicazione dalle due minori, che hanno riconosciuto il romeno, consentendo così il suo arresto. L’uomo è accusato di violenza sessuale continuata.

    Senza vergogna: media in soccorso dello stupratore di Bergamo
    Sempre dalla parte sbagliata
    «Sono pronto a giurare sulla mia vita che mio fratello è innocente». A Domenica Live parlano il fratello e la moglie del 32enne kosovaro Vilson Ramaj, l’uomo accusato di aver stuprato una ragazza a Bergamo. Il fratello riporta la versione che gli è stata riferita dall’uomo ora sotto accusa: «Stava andando al lavoro e ha visto una ragazza appoggiata alla sua auto; le ha chiesto di spostarsi e hanno avuto da dire».
    Ben altro, quello che emerge dagli atti dell’avvocato difensore: l’uomo avrebbe palpeggiato la parte superiore del corpo della ragazza, senza che si consumasse un atto carnale. In effetti, anche la dichiarazione della vittima, riportata parzialmente in trasmissione, lascia alcuni dubbi. La ragazza sostiene di essere stata avvicinata da un uomo a piedi che l’avrebbe afferrata con forza per un braccio per farla salire in auto e ha iniziato a “strusciarsi con la parte anteriore del corpo“. Ma la stessa vittima dichiara, nella denuncia: «Non sono sicura che vi sia stata una congiunzione carnale completa, perché ha perso i sensi».
    E anche il referto medico afferma che non si riscontrano i segni di una violenza sessuale completa. In studio, anche la moglie di Ramaj, madre di alcuni bambini. La donna, che non parla l’italiano, appare disorientata e incredula che il marito abbia potuto compiere un atto tanto atroce. Ma l’avvocato assicura: «Ramaj vuole scrivere una lettera in cui chiede perdono. Lo farà senza essere costretto, quando gli verrà naturale».
    http://www.leggo.it/spettacoli/telev...e/210737.shtml

    Fin qui, abbiamo riportato l’articolo, vediamo di commentarlo.
    Allora, ci informano i familiari dello stupratore che “ha solo chiesto di spostarsi”, e che sarebbe innocente. Ma allora perché dovrebbe scrivere una lettera di scuse? E soprattutto: perché ha confessato di avere tentato di stuprare la ragazza? E’ evidente che i soliti media – e la solita ridicola D’Urso – cercano di speculare sul dolore di una vittima per fare ascolti, arrivando, a questo scopo, ad ospitare i familiari di un violentatore.
    E poi: non si vergognano – magistrati e giornalisti – ad insistere sul fatto che “non c’è stato lo stupro completo”? Ora è una colpa riuscire a difendersi? La prossima vittima deve farsi penetrare – scusate il termine ma.. – per avere giustizia?
    Insomma, si prepara il terreno mediatico per – non solo i domiciliari – ma la scarcerazione totale dell’immigrato. Dopotutto, come scrive il giornalista, “non c’è stata congiunzione carnale completa”.

    Pesta ragazzino per estorcergli denaro
    Viterbo, 19 gen. – I carabinieri della stazione di Orte hanno arrestato un pregiudicato rumeno con le accuse di estorsione e lesioni. L’operazione e’ scattata dopo la denuncia di un minorenne che, accompagnato dalla madre, ha raccontato le angherie subite da qualche giorno.
    Il ragazzo era stato vittima di un pestaggio da parte dell’estorsore, che voleva costringerlo a dargli dei soldi. La madre del minorenne, avendo visto i segni sul volto del figlio, si e’ preoccupata e l’ha accompagnato dai militari. I carabinieri hanno dunque predisposto dei controlli nella stazione dove i due si erano dati appuntamento per lo scambio di soldi.
    Scambio a cui hanno preso parte i militari, che sono dunque intervenuti immediatamente per bloccare l’uomo. Ora, dopo la convalida dell’arresto, si trova ai domiciliari nella sua abitazione in attesa del processo.
    Viterbo: picchia minorenne per farsi dare soldi, arrestato pregiudicato - - Libero Quotidiano

    DEVASTANO E RAPINANO PIZZERIA, FERMATI TRE ALBANESI
    PRATO, 1 FEB –
    Tre giovani di nazionalità albanese sono stati fermati dai carabinieri pratesi in seguito alla devastazione con rapina (circa mille euro di bottino) della pizzeria “Il brigante” di Paperino, un quartiere alla periferia di Prato. In quattro, ieri sera attorno alle 20.30, erano entrati armati di spranghe e avevano devastato il locale. Gli inquirenti dopo poche ore di indagine sono giunti ad individuare tre dei responsabili dell’episodio, che secondo quanto riferito dal proprietario della pizzeria avrebbero agito perché animati “dalla rivalsa per essere stati cacciati dal locale” qualche giorno prima. Sempre secondo quanto raccontato dal proprietario del locale, due di loro sarebbero andati nel locale come clienti in altre occasioni e avrebbero messo in atto un comportamento tale da essere cacciati dalla pizzeria. (ANSA).

    Processo a baby gang, richieste al pm
    Genova - Il pm Marco Airoldi ha chiesto pene comprese tra due anni e otto mesi e otto mesi per una decina di imputati che, secondo l'accusa, farebbero parte della banda giovanile dei Latin King, una delle gang sudamericane coinvolta nell'operazione "Pandillas" che, nel maggio 2006, portò all'arresto di numerosi giovani ecuadoriani.
    Gli arresti, secondo quanto riferì la polizia, furono la conseguenza di una lunga indagine per risse, furti, rapine e lesioni commesse tra il 2004 e il 2006 nel corso di scontri tra Latin King e Netas per la supremazia e il controllo del territorio.
    Diversi indagati optarono per riti alternativi mentre quelli ora a processo furono rinviati a giudizio nel 2007.

    Caltagirone, acido sulla folla. Risolto il caso
    Tre arresti, hanno agito per vendicarsi
    Di Desirée Miranda
    Si trovano adesso in carcere nel Calatino con l’accusa di lesioni aggravate i fratelli Filippo e Francesco Piazza e Sajmir Thekna. La scorsa estate hanno lanciato dell’acido solforico altamente ustionante su un pubblico intento ad ascoltare un concerto jazz nell’anfiteatro cittadino. Ferite 16 persone, tra cui cinque con lesioni permanenti al volto. Il motivo? L’astio nei confronti del proprietario della pizzeria organizzatore della serata, ricostruiscono i magistrati
    Sono stati arrestati con l’accusa di avere lanciato dell’acido solforico ad elevata concentrazione, 95-99 per cento, sulla folla durante un concerto al Tondo Vecchio, nel centro storico di Caltagirone, lo scorso 22 giugno. Si tratta dei fratelli Filippo e Francesco Piazza, 22 e 24 anni, e di Sajmir Thekna, 22 anni, nato in Albania, ma residente a Caltagirone come gli altri due.
    Una serata finita in ospedale con ustioni di primo, secondo e terzo grado per 16 ragazzi, tra musicisti e spettatori, di cui cinque hanno subito uno sfregio al viso permanente. Il fatto aveva suscitato stupore e paura nei cittadini e la Procura calatina si era subito attivata, «al fine di dare un’identità agli autori di tale vile reato», si legge sul comunicato diramato dallo stesso ufficio. Scattate immediatamente le indagini, coordinate dal procuratore di Caltagirone Francesco Paolo Giordano e dal sostituto procuratore Anna Andreatta, che hanno portato ieri all’arresto dei tre, ritenuti responsabili, in concorso tra loro, del reato di lesioni aggravate. Adesso si trovano in carcere a Caltagirone su ordine del giudice per le indagini preliminari presso il locale tribunale, Marcello Gennaro. Provvedimento emesso lo scorso venerdì 25 gennaio.
    In particolare sarebbe Sajmir Thekna il ragazzo che, con il volto coperto da una bandana rossa e con indosso i pantaloncini corti, si è affacciato dalla balconata che sovrasta il piccolo anfiteatro in cui si stava svolgendo un concerto jazz per lanciare la sostanza caustica. Sembrerebbe il gesto di un pazzo, anzi tre, ma – a seguito delle indagini effettuate dalla polizia – il movente sarebbe da ricondurre all’astio nutrito da Filippo Piazza nei confronti del titolare del ristorante-pizzeria organizzatore della serata. Piazza aveva lavorato saltuariamente nel locale, ma poiché il proprietario non aveva voluto confermarlo per l’estate 2012, il ragazzo avrebbe deciso di organizzare la vendetta insieme al fratello Francesco e all’amico Sajmir.
    Caltagirone, acido sulla folla. Risolto il caso Tre arresti, hanno agito per vendicarsi | CTzen

    Orrore in Umbria, ragazza italiana di 25 anni uccisa dagli immigrati
    Maria Elena Petruccioli, uccisa a 25 anni da un gruppo di immigrati
    Quella di Maria Elena Petruccioli, che è stata spezzata nella notte tra mercoledì e giovedì, in uno schianto folle quanto criminale, era una giovane vita – aveva 25 anni – piena, di affetti e di sogni.
    La rapina Viaggiava ignara sulla sua Fiat Panda, Maria Elena, quando è stata centrata in pieno da quella a bordo della quale viaggiavano due rapinatori albanesi inseguiti dai carabinieri. I banditi avevano rapinato – cinquanta euro il bottino – un 64 enne di Alba Fucens, nel comune di Massa d’Albe (in provincia de L’Aquila) fuggendo poi a bordo della Ford Fiesta del rapinato che ha dato l’allarme subito dopo. Scattate le ricerche – pare che i rapinatori fossero quattro e che due, attualmente ricercati, non siano saliti sull’auto – e intercettata la Fiesta, è iniziato un lungo inseguimento.
    Il tragico impatto La fuga prosegue lungo la SS3 Flaminia in direzione Spoleto. Qui avviene la tragedia. Giunta all’altezza del Km 12, all’uscita di una curva a sinistra, la Fiesta per l’alta velocità sbanda e invade la corsia opposta di marcia, scontrandosi frontalmente con la Fiat Panda di Maria Elena Petruccioli. Nell’incidente la ragazza e il passeggero della Fiesta, identificato in M.M., albanese 28enne, muoiono sul colpo. Il conducente, D.V. albanese 21enne, viene trasportato invece in gravi condizioni all’ospedale di Spoleto, dove è piantonato e sottoposto a fermo con le accuse di rapina e omicidio causato dall’incidente stradale.
    Una vita riempita dall’affetto della famiglia e dei tanti amici che la circondavano. Il paese di Montefranco si è stretto attorno al profondo cordoglio di tutti i suoi cari, da papà Gianni alla mamma Sonia, e poi Giulia, la sorella minore a cui voleva un bene infinito. Maria Elena Petruccioli, vittima della follia criminale, è ricordata da tutti come una ragazza intelligente, profonda e piena di talento.
    Animo di artista Dal diploma all’istituto d’arte di Spoleto fino all’accademia di belle arti di Perugia, Maria Elena stava per diplomarsi in scenografia. La sua passione per l’arte e la creatività era già emersa in più di un’occasione. Come nelle esperienze maturate a Terni con il festival della creazione contemporanea, nel ruolo di assistente tecnica. «Non si tirava mai indietro, aveva voglia di lavorare e imparare. Aveva anche dipinto i muri per alcune scenografie dell’evento. Davvero una brava ragazza», così la ricordano gli organizzatori del festival.
    «Semplicemente io» Gli studi l’avevano portata a stare spesso lontana da Montefranco. Qui ritrovava l’affetto della famiglia, con cui viveva a pochi passi dalla piazza principale del paese. In quel luogo, dove tutti si incontrano per scambiare quattro chiacchiere, oggi non si parla che di lei e della tragedia che ha colpito tutta la comunità. Sul web le tracce di una ragazza matura e spensierata, con tanta voglia di vivere. «Non sono una persona descrivibile… sono semplicemente io, con i miei pro e i contro. Senza alterazioni né finzioni». Così si descriveva su Facebook, in una dichiarazione d’amore verso una realtà giusta e senza orpelli. Concreta, schietta e al tempo stesso sognatrice: la sua sensibilità mancherà a chi oggi la piange e si chiede come sia stato possibile tutto ciò.

    Rapina anziana al bancomat
    Il nuovo lavoro gli evita la cella
    GAVARDO. Arrestato un ghanese: riconosciuto dai carabinieri perché indossava la stessa giacca del giorno dell'agguato. Risultate determinanti le immagini della telecamera. Ha confessato ma è stato scarcerato fino al processo: potrà recarsi ogni giorno nell'officina che l'ha assunto
    Gavardo. Tradito dall'occhio del grande fratello e dal giaccone sportivo con catarifrangenti che ha continuato a indossare. Salvato dal posto di lavoro che gli era stato offerto di recente. A incastrarlo le immagini della telecamera della Banca Valsabbina di Gavardo puntata sullo sportello del bancomat. I fotogrammi parlano chiaro: la sera del 27 dicembre si nota una pensionata di Gavardo avvicinarsi allo sportello e digitare il codice. All'improvviso dal buio - erano le 21 - compare un uomo con un passamontagna. In mano una pistola color argento. Alla donna il bandito ha intimato di consegnarle il massimo dei soldi che poteva prelevare. E così è stato: 250 euro. Una rapina veloce e indolore quella messa a segno in piazza Donatori di Sangue. Ma la parziale descrizione fornita dalla vittima e soprattutto le immagini hanno portato i carabinieri al colpevole. A notarlo, nella serata di domenica, nella stessa via di Gavardo teatro della rapina, una pattuglia della locale stazione. Indossava lo stesso giubbino sgargiante. Non solo: in tasca aveva la stessa pistola usata la sera della rapina. E così Rockfor Moore, ghanese di 39 anni, è stato subito fermato. «In caserma ha confessato», ha spiegato il comandante Luigi Lubello dei carabinieri di Salò. «Abbiamo esteso le indagini in tutto il nord Italia per accertare se possa essere l'autore di analoghi episodi. Lui ha detto che era la prima volta». In caserma la vittima, ancora sotto shock, non lo ha riconosciuto, ma il ghanese è stato arrestato per la rapina e per il possesso di una riproduzione fedele di una Beretta 98 priva del tappo rosso. Arresto convalidato dal gip: il ghanese, su disposizione del giudice, è a casa, a Gavardo, con l'obbligo di non uscire dalle 22 alle 6. Ha dimostrato che gli è stato promesso un lavoro: operaio in un'officina meccanica della zona. Libero sino al giorno del processo, potrà recarsi in officina.

    Nigeriana vuole il bus la porti davanti casa: aggredisce l’autista e tenta di dirottarlo
    Forlì, aggredisce autista perché vuol scendere prima: panico sul bus
    Momenti di panico martedì mattina a bordo di un autobus. Tutto è cominciato quando una trentenne nigeriana, con due figli di 2 e 4 anni con lei, ha cominciato a pretendere di scendere prima della fermata in viale Risorgimento. La donna ha cominciato a gridare, mettendo paura ai passeggeri a bordo, e allo stesso tempo prendendo a ceffoni il conducente che si era rifiutato di fermarsi anzitempo.
    L’extracomunitaria ha persino messo le mani sul volante, sterzando e creando una situazione di pericolo. L’autista, nonostante avesse incassato un paio di schiaffi, è riuscito a mantenere il sangue freddo e gestire la situazione, riprendendo il controllo del bus e fermarsi. Contemporaneamente alcuni passeggeri hanno allertato il 113.
    Sul posto sono intervenute le Volanti della Questura di corso Garibaldi, che hanno raccolto la testimonianza anche dei passeggeri. La donna ha rimediato diverse denunce: oltraggio e violenza a pubblico ufficiale ed interruzione di servizio pubblico. L’autista si è poi recato al pronto soccorso per le cure del caso: referto in mano, la trentenne rischia anche l’accusa di lesioni aggravate. Ma non è stata neanche arrestata.

    Genova: immigrati la pestano dentro casa
    Una 55enne genovese è stata picchiata da alcuni sconosciuti identificati come Nordafricani, forse ladri, in casa del figlio. Sul posto alcuni equipaggi del Nucleo Radiomobile hanno appreso che, recatasi presso l’abitazione del figlio, appena entrata all’interno è stata aggredita con calci e pugni da sconosciuti che si trovavano dentro, subito dopo dileguatisi.
    Genova: donna aggredita da sconosciuti | VoxNews

    Terrore a Pesaro: donna massacrata a bastonate da due immigrati
    Pesaro, 29 gennaio 2013 - L’HANNO massacrata di botte, schiaffi, pugni e bastonate fino a provocarle un trauma facciale che ieri le impediva anche di rispondere alle domande che i carabinieri le facevano per riuscire a rintracciare i banditi. Maria Elisa Castellucci, 57 anni, titolare del distributore di metano situato lungo la provinciale, al viadotto di Pian di Gualdo a Fossombrone, è stata picchiata anche con un bastone da almeno due persone — stranieri, probabilmente dell’Est —, incappucciati, che l’hanno aggredita mentre stava chiudendo il suo distributore, ieri sera intorno alle ore 20,15. Hanno approfittato del fatto che la donna fosse sola, e hanno iniziato a percuoterla. Il perché di tanta violenza forse si spiega con il fatto che la donna sarebbe riuscita a dare l’allarme con il suo telefonino. I due se ne sarebbero accorti e hanno iniziato a malmenarla selvaggiamente. I due malviventi hanno poi legato la donna con un nastro da pacchi adesivo, preso la sua macchina — una Fiat Punto — e con quella sono fuggiti, con un bottino di circa 4mila euro, presi dalla cassa della stazione di metano. La polizia stradale ha trovato la Punto poco distante.
    IMMEDIATAMENTE sono scattate le ricerche. Non ci sono testimoni del fatto e a quanto risulta secondo una prima ricostruzione non ci sono neanche immagini video del luogo. Resta un interrogativo aperto anche come i due siano arrivati al distributore.
    LA DONNA è stata portata all’ospedale di Fano, dove l’hanno sottoposta addirittura a una Tac, per verificare lo stato generale e poi per curarle le ferite al volto e al corpo (ne ha una anche a una gamba) provocate dalle botte. E al più presto i carabinieri cercheranno di parlarci, appena le sue condizioni lo permetteranno, per ricostruire più esattamente la sanguinosa rapina.
    PARE CHE quella zona sia ben pattugliata dalle forze dell’ordine. Ma ieri sera i banditi hanno aspettato che la macchina dei carabinieri si allontanasse e poi hanno agito.
    Terrore al distributore di metano: la titolare picchiata a sangue e rapinata - Il Resto Del Carlino - Pesaro



    Cittadinanza. Maroni: "Non cambiare principio ius sanguinis"
    Il segretario leghista: "Non vedo il motivo per cambiare la norma"
    Roma, 20 febbraio 2013 - Il segretario della Lega, Roberto Maroni, non vuole cambiare il principio dello 'ius sanguinis' per quanto riguarda gli immigrati in Italia.
    "L'immigrato in regola in Italia - dice Maroni a Raidue - ha tutti i diritti degli altri cittadini eccetto il diritto del voto. Dopo 10 anni l'immigrato puo' chiedere la cittadinanza. Non vedo il motivo per cambiare la norma".
    Maroni ammonisce: "Se cambiassimo la norma cosa succederebbe? Il figlio dell'immigrato irregolare diventa italiano. L'obiettivo vero e' quello di ampliare il bacino di voto per la sinistra". "Bersani - prosegue Maroni - vuole cambiare le norme sulla cittadinanza nel primo Cdm. Noi, nel primo Cdm, vogliamo cancellare l'Imu".
    http://www.stranieriinitalia.it/attu...nis_16677.html

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    Predefinito Re: Rif: Le delizie della società multietnica

    Roma, evadono dal carcere e prendono a martellate uno xenofilo
    Sono evasi dall’istituto penale minorile di Casal del Marmo dopo aver colpito un volontario alla testa con un martello, ma sono stati bloccati poco dopo dalla polizia penitenziaria con l’aiuto di un carabiniere fuori dal servizio. A tentare la fuga sono stati due giovani romeni, entrambi maggiorenni (negli istituti penali minorili sono presenti detenuti fino a 21 anni di età). I due sono stati arrestati per evasione e lesioni, ma l’accusa potrebbe aggravarsi per tentato omicidio dopo il referto medico del volontario ferito. La vittima ha perso conoscenza per diversi minuti ed è poi rinvenuto nel pronto soccorso dell’ospedale San Filippo Neri. Ha riportato un trauma cranico alla nuca e una profonda ferita al volto, sotto lo zigomo.I due giovani romeni sono scappati intorno alle 12, mentre erano impegnati all’interno del carcere in un’attività rieducativa: dopo aver ferito alla testa il volontario con un martello, hanno scavalcato un muro. Gli evasi sono stati bloccati in due diversi momenti nei pressi della stazione Monte Mario, poco distante dal luogo della fuga. Probabilmente, erano intenzionati a salire su un treno. Decisivo ai fini dell’arresto, l’aiuto di un carabiniere in borghese che si trovava sul posto.
    Colpiscono educatore con un martello e evadono da carcere minorile, presi - Roma - Repubblica.it

    L'attrice Dong Mei condannata per riciclaggio a 3 anni e 4 mesi
    Nel 2011 venne arrestata con il marito
    ROMA - L'attrice e modella cinese Dong Mei, nota per la sua partecipazione negli anni scorsi a programmi televisivi di successo, è stata condannata questa mattina per riciclaggio a 3 anni e 4 mesi di reclusione. La sentenza è stata pronunciatadal gup Barbara Callari che dalla stessa accusa ha assolto altri 3 congiunti di Dong Mei tutti reperibili o latitanti: si tratta del fratello dell'attrice, la madre e un altro parente.
    I fatti contestati risalgono all'agosto 2011 quando Dong Mei finì agli arresti insieme con il marito, il commercialista Federico Di Lauro il quale per essere processato ha scelto il rito ordinario. L'arresto avvenne mentre i due erano su una lussuosa imbarcazione al largo di Ponza.
    L'indagine che portò agli arresti Dong Mei e suo marito venne svolta dalla Guardia di Finanza su incarico del pm Stefano Rocco Fava che scoprì un riciclaggio di 400mila euro che, secondo l'accusa erano stati sottratti ad una società fallita. Il pubblico ministero Rocco Fava a conclusione del processo aveva chiesto per Dong Mei 3 anni e 10 mesi di reclusione mentre pene superiori ai 3 anni erano state chieste anche per le persone oggi assolte.

    Milano: ragazza pestata selvaggiamente da extracomunitari
    PICCHIANO UNA RAGAZZA E SPACCANO UN DENTE AD UN RAGAZZO
    Le vittime erano 3, due delle quali picchiate selvaggiamente; nella nostra città le rapine in pubblica via, nel 2012, sono state 2621, pari a 218 casi al mese. E’ successo lo scorso sabato sera nel sottopassaggio di piazza Gian Antonio Maggi, zona Famagosta. Secondo quanto ricostruito, due ragazze di 21 anni e un ragazzo di 25 stavano percorrendo il già discusso tratto stradale quando, all’improvviso, sono stati raggiunti da due extracomunitari. I due hanno avvicinato i giovani utilizzando la solita scusa della sigaretta; invece, hanno estratto un coltello. I malviventi hanno minacciato i ragazzi al fine di farsi consegnare i contanti e i cellulari e, purtroppo, l’aggressione è peggiorata al punto che i rapinatori si sono scagliati contro le vittime, picchiando una delle ragazze ed arrivando a rompere un dente al ragazzo. Dopodiché, gli extracomunitari si sono dati alla fuga.
    Secondo i dati della Questura, a Milano, nel 2012 le “rapine in pubblica via” sono state ben 2.621, pari a 218 rapine al mese e 7 al giorno. I furti con destrezza, invece, sempre nell’arco dello scorso anno, hanno toccato la cifra record di 25.517 episodi, pari a 2.126 casi al mese e ben 70 al giorno. Spaventosi anche i furti in abitazione, giunti a 21.591 casi nel 2012, pari a 1800 furti al mese e 60 al giorno. La situazione della Sicurezza, a Milano, è quindi evidentemente allarmante; in merito, lanciamo come sempre la palla all’Assessore alla Sicurezza, Marco Granelli (PD), che invitiamo a rilasciare un commento.
    Rapina sottopasso piazza Maggi Milano, extracomunitari picchiano una ragazza e spaccano un dente ad un ragazzo - Notizie Milano - Cronaca Milano


    Firenze: Egiziano ubriaco prende a bastonate uomo in sedia a rotelle
    Un cittadino egiziano di 39 anni, ubriaco, ha dato vita ad un pessimo spettacolo ieri pomeriggio, intorno alle 18, in piazza dei Ciompi. Senza motivo, il nordafricano ha dapprima colpito con un bastone un commerciante sulla sedia a rotelle poi l’ha ferito con un paio di forbici.
    Sul posto sono intervenuti gli agenti della volante, ma l’uomo non si è placato, ha aggredito anche i poliziotti, che per immobilizzarlo hanno dovuto sudare non poco. Dopidiché è stato accompagnato all’ospedale di Santa Maria da un’ambulanza del 118. Anche sul mezzo il 39enne ha dato in escandescenza colpendo un addetto. Arrestato, dovrà rispondere dei reati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate.
    Aggredisce un commerciante in carrozzella. Arrestato | Il Sito di Firenze

    Baldoria e danneggiamenti: “Voglio essere come il mio eroe, Corona”
    PADOVA. «Picchiatemi pure, è quello che voglio: così divento famoso come Corona». È finita così, con i suoi sogni di gloria davanti a una cella del carcere Due Palazzi di Padova, la giornata di baldoria di un giovane camerunense di 19 anni. Arrestato, scarcerato e poi nuovamente arrestato dopo poche ore. Tutto per inseguire la celebrità.
    Il giovane infatti, secondo il racconto delle forze dell’ordine, è uno che cura molto il proprio look, con scarsi risultati a dire il vero. Tra i capelli ha una striscia bionda ed è vestito in modo inappuntabile. Ma ieri attorno alle 13 comincia il suo show in un bar di Limena: ubriaco, disturba i clienti e aggredisce i carabinieri intervenuti per calmarlo. I militari decidono di arrestarlo e portarlo in caserma. Il giudice però dopo aver letto gli atti ne decide la scarcerazione.
    E così la giornata di baldoria del giovane «Corona» continua. Dalla caserma dei carabinieri prende un taxi fino al centro di Padova: scende senza pagare. Si «esibisce» poi in via San Fermo. Prende un cassonetto dell’immondizia e lo svuota davanti al negozio di «Luis Vuitton». Poi raggiunge il bar «Baessato»: anche qui infastidisce i clienti e si stende per terra biascicando frasi senza senso. Fino all’arrivo dei carabinieri, a cui confessa il suo obiettivo: «Essere come Fabrizio».
    Ubriaco insulta i carabinieri: «Picchiatemi, cosi divento come Corona» - Cronaca - il Mattino di Padova



    Romeni predavano xenofili creduloni
    VITERBO – Erano gli autori di numerose truffe in danno di automobilisti in transito non solo sulla ss 1 aurelia, ma anche in altre città di italiane. I carabinieri di Pescia Romana hanno bloccato due rumeni mentre stavano cercando di vendere gioielli falsi ad ignari conducenti. In particolare, i due rumeni, di 42 e 32 anni, sono stati sorpresi e fermati dai carabinieri mentre erano in sosta su una piazzola della ss 1 Aurelia con la loro autovettura di colore verde e targa tedesca, mentre stavano cercando di
    fermare le autovetture che passavano da lì simulando un guasto al veicolo per tentare di vendere gioielli in oro falsi.
    Durante la perquisizione del veicolo sono stati rinvenuti e sequestrati alcuni gioielli in ottone placcato in oro con punzonatura 18 carati /750 e la somma di 400 euro circa provento di altre precedenti truffe. Dalle indagini è emerso che qualche giorno prima i due, sempre con lo stesso modus operandi, avevano truffato un uomo, vendendogli una ‘pataccà per 50 euro.
    La vittima, caduta nel raggiro, si era lasciata convincere dallo stato di bisogno dichiarato dei due venditori credendo, comunque, di avere fatto un affare.

    Famiglia pestata e rapinata all’Infernetto: i criminali sono Romeni
    Europa senza frontiere
    ROMA – Sono romeni e sembrano dilettanti del crimine i banditi che hanno tentato di rapinare una coppia con i loro due bambini piccoli l’altra notte all’Infernetto. Gli investigatori hanno diverse tracce in mano e su quelle stanno lavorando per risalire all’identità dei malviventi.
    All’indomani del feroce blitz consumato da cinque bruti ai danni un’intera famiglia in via Castelfondo, proseguono senza sosta le indagini per risalire alla loro identità. Tutta la famiglia è sotto shock. Lui, proprietario di una rivendita di materiale edile a cinque minuti di distanza, 49 anni, è ancora ricoverato per un trauma cranico e frattura della mandibola. Ne avrà per 25 giorni e dal Grassi ha scelto di trasferirsi in una clinica specializzata di Roma. La moglie, 45 anni, ha riportato contusioni guaribili in 15 giorni. I figli, uno di 6 anni e l’altra di 4, sono rimasti traumatizzati.
    I rapinatori avevano studiato attentamente il piano ma hanno commesso ingenuità che potrebbero costare loro l’identificazione e l’arresto. Innanzitutto, il terzetto che ha aggredito l’uomo al rientro in casa, lo avrebbe seguito fin dal suo magazzino commerciale. Telecamere di videosoveglianza lungo il percorso potrebbero aver ripreso modello e numero di targa della loro auto. Inoltre, la polizia scientifica che ha effettuato i rilievi sul posto dopo la violenta colluttazione, ha trovato varie tracce di sangue sulla pavimentazione del giardino.
    La lotta tra tre banditi ed padrone di casa è stata dura: oltre al 49enne è rimasto ferito anche qualche malvivente. Repertata pure una sciarpa macchiata di sangue con materiale biologico utile a tracciare il dna dello sconosciuto. «Parlavano romeno» ha dichiarato alla polizia la donna rimasta in balia di due banditi, con i figli in casa.
    Infine, l’errore più grossolano da parte degli sconosciuti è stato quello di portare via i cellulari di moglie e marito. Gli investigatori hanno controllato celle e apparati mobili arrivando ad una mappatura degli spostamenti che non porterebbe molto lontano. Si spera di riuscire a stringere il cerchio intorno al covo della banda. La convinzione, infatti, è che l’escalation di rapine e di furti notturni sia conseguenza della presenza di una gang specializzata che vive sul posto.
    Nel quartiere serpeggia la paura. «Non si fa che parlare dei furti in casa e delle aggressioni quando i ladri vengono scoperti» riassume la commessa alla cassa del bar Kristal, epicentro del quadrilatero più esposto ai raid. L’area travolta dal fenomeno, infatti, è perimetrata da via Dobbiaco, via Nicolini, via di Castelporziano e via Wolf Ferrari. Una larga porzione di un quartiere che ha dimensioni di una città: 11 chilometri quadrati e 40 mila residenti.
    «Le famiglie sono terrorizzate – ribadisce Giosuè Mirizio, del comitato Infernetto sicuro – Le forze dell’ordine sono presenti con una pattuglia fissa dei carabinieri e una della polizia ma non può bastare a coprire l’estensione dell’area. Che fine ha fatto il presidio fisso promesso nell’ex parrocchia dall’assessore comunale al Litorale? Basterebbe un sistema di telecamere sulle cinque strade d’accesso per monitorare le targhe in entrata e uscita».
    Raid in villa a Ostia, la pista dei cellulari Sono romeni e sembrano dilettanti - Il Messaggero
    La realtà è che con Schengen e l’Unione Europea, i Romeni sono liberi di vagare e razziare nelle nostre città. O li blocchi ai confini, oppure è già tardi. E con Schengen e la libera circolazione Ue non puoi bloccarli perché le frontiere non esistono più.


    Furti a raffica a Mira: i cittadini vanno in strada con i bastoni a caccia dei ladri
    Particolarmente battuta via Brentelle. La rabbia scoppiata dopo il secondo colpo in poche settimane a casa di una donna
    VENEZIA - A caccia dei ladri, armati di bastoni, nei campi attorno a via Brentelle a Mira (Venezia). È questo quanto accaduto l’altra sera, dopo che una casa per l’ennesima volta era stata presa di mira dai malviventi.
    La situazione ormai è molto tesa. E per capirlo basti dire che l’abitazione in questione, in meno di un mese e mezzo, è già stata per ben tre volte obiettivo di raid, e ricordiamo la vicinanza di un campo nomadi.
    Anche altre case della zona hanno ricevuto la non gradita visita.
    Erano circa le 19.30 dell’altra sera quando la padrona di casa, di rientro da alcune commissioni, ha trovato gli infissi divelti e i locali dell’abitazione messi a soqquadro. Una scena purtroppo già vissuta poche settimane prima. Così, alla notizia di quanto accaduto, alcuni vicini hanno preso dei bastoni e hanno iniziato a setacciare i campi che circondano l’area, alla ricerca dei responsabili del furto.
    In quella casa i ladri per ben due volte sono già riusciti ad entrare, mentre una volta sono stati messi in fuga dall’arrivo della proprietaria. Il tutto per un bottino piuttosto magro: un computer e qualche genere alimentare. Ma a far esplodere la rabbia dei residenti è il sentirsi violati nella propria intimità casalinga. «Siamo esasperati – dicono gli abitanti della zona -. Non sappiamo più cosa fare. Le forze dell’ordine stanno cercando di tenere sotto controllo quest’area, ma purtroppo il territorio da pattugliare è ampio e questo gioca a favore di questi malviventi senza scrupoli».
    In precedenza, anche altre abitazioni della zona erano state svuotate. I colpi solitamente vengono messi a segno la notte oppure nelle ore serali, poco prima del rientro dei proprietari.
    A caccia dei ladri, armati di bastoni | VoxNews


    Banda di nove Nordafricani aggredisce sei ragazzi italiani
    Immigrati sul treno degli studenti: nei guai nove minorenni
    Se fosse in vigore la legge targata Pd, questo crimine sarebbe stato commesso da "italiani"
    BOLZANO – Una storia di razzismo che è già sul tavolo della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni. E’ accaduta il pomeriggio del 22 gennaio scorso su un treno locale (il regionale 10929) in partenza da Bolzano alle 16.37 e diretto a Verona. E’ un treno che solitamente trasporta in Bassa Atesina molti studenti pendolari. E’ così anche quel pomeriggio. Protagonista in negativo è un gruppetto di giovani, quasi tutti sedicenni, risultati poi stranieri. Sembra incredibile come basti uno sguardo, una piccola «scintilla» per alimentare sospetti, ripicche personali, insulti e voglia di menar le mani. Per lo meno da parte del gruppo di ragazzi appartenenti a famiglie nord africane da tempo domiciliate in Alto Adige. In effetti la vicenda segnalata alla magistratura lascia trasparire preoccupanti forme di arroganza e di sopraffazione nei rapporti tra giovanissimi.
    Per cinque o sei ragazzini altoatesini non è stato un bel pomeriggio. A dare il via a tutto sarebbe stato, come detto, uno sguardo di troppo. Un gruppetto di ragazzini italiani diretti a Magrè ed Ora ha preso posto sul treno una decina di minuti prima della partenza. I ragazzi nord africani sarebbero giunti poco dopo. Alcuni hanno subito accusato il gruppetto di studenti locali di averli additati e di averli guardati. Sarebbero volate le prime frasi minacciose, i primi insulti sino a quando uno dei ragazzini extracomunitari sarebbe passato alle vie di fatto scagliandosi contro uno degli altoatesini, sputandogli addosso e colpendolo con due schiaffoni in faccia. Ad assistere alla scena c’era anche una signora che in seguito ha confermato la ricostruzione dei fatti agli agenti della Polfer. Il resto del viaggio per il gruppetto italiano si è ben presto rivelato un vero e proprio incubo con continue minacce di percosse. Per tentare di non sentire nulla, il ragazzino preso a schiaffi si è affidato al telefono cellulare per sentire musica con le cuffiette. Ma non è bastato a calmare le acque in quanto il gruppo di aggressori gli hanno strappato anche gli auricolari. A questo punto uno dei ragazzini ha avvisato a casa i genitori e questi ultimi hanno fatto chiesto l’intervento delle forze dell’ordine.
    La polizia ferroviaria, coordinata da Vincenzo Tommaseo, ha raccolto la segnalazione, già girata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori. Tutti gli aggressori (nove) sono stati identificati. Probabilmente verranno convocati dai giudici. I genitori del ragazzo minacciato e schiaffeggiato decideranno entro tre mesi se depositare formale querela per minacce e percosse.
    Bulli sul treno degli studenti: nei guai nove minorenni - Cronaca - Alto Adige

    Padova: il massacratore “Barabba” in permesso premio evade
    UCCISE UN UOMO A COLPI DI SPRANGA E ASCIA: IL GIUDICE LO MANDA IN “PERMESSO PREMIO”. ORA E’ LIBERO E PERICOLOSO
    Polizia giudiziaria e il pubblico ministero Roberto D’Angelo avevano espresso parere negativo al permesso premio: vogliamo il nome del giudice di sorveglianza!
    PADOVA – L’assassino è riuscito a impietosire il solito giudice di sorveglianza xenofilo. Si è veramente pentito di avere ucciso, con altri due complici, il romeno Claudiu Puiu Bohancanu, 29enne, che viveva di prostituzione, trovato massacrato a colpi di spranga e di ascia dietro alla scuola media “Falconetto”, in quartiere Forcellini, la sera del 9 marzo 2004. Il detenuto, condannato a 19 anni per un delitto da ergastolo, chiedeva pietà e un permesso premio di una giornata.
    Gli è stato concesso. Il 18 gennaio Serghei Vitali, 29enne, detto “Barabba” per la sua malvagità, è uscito dal carcere di strada “Due Palazzi”. Avrebbe dovuto rientrare il giorno dopo, ma è evaso. La polizia giudiziaria e il pubblico ministero Roberto D’Angelo avevano espresso parere negativo al permesso premio. Gli investigatori della squadra mobile ci avevano impiegato più di un anno per acciuffare l’assassino dopo il delitto. Vitali si era nascosto in Francia e, oltre agli alias, si era anche tinto i capelli di rosso. Lui e il complice romeno Adrian Ioan Sovrea sono stati giudicati il 12 dicembre 2005 con il rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare Giuliana Galasso. E con gli “sconti” sono riusciti a cavarsela con diciannove anni di reclusione. Poi la Squadra mobile è riuscita ad arrestare anche il mandante dell’omicidio, Dan Vasile Staicu, trentanovenne romeno. Il 27 gennaio 2010 è stato giudicato con il rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare Paola Cameran. E nonostante lo “sconto” del rito speciale è stato condannato all’ergastolo.
    L’esecuzione del romeno 29enne era stata premeditata, concertata e discussa a Torino il 6 marzo 2004. I tre assassini arrivarono a Padova due giorni dopo. La trappola scattò alle dieci di sera del 9 marzo. Rubata una Vw Polo in città, si recarono nell’abitazione di Claudiu Bohancanu. Non c’era. Minacciarono con un coltello due donne che si trovavano nell’alloggio. Una venne anche violentata. E ordinarono loro di chiudersi in camera. Si impossessarono di telefoni cellulari, di un computer, di videocamere, di 6 mila euro in contanti.
    Poi andarono in via Gattamelata. Attesero che Bohancanu uscisse da una palestra. Lo aggredirono subito, con spranghe di ferro, colpendolo al capo e alla schiena mentre si stava dirigendo verso la propria Fiat Tipo parcheggiata a pochi metri dalla palestra. Tramortito, sanguinante, lo infilarono nel portabagagli della sua auto. Lo trasportarono in un campo in quartiere Forcellini, alle spalle della scuola media “Falconetto”. Anche qui colpi di spranga, calci. Si proteggeva la nuca mentre lo colpivano. Usarono persino un’accetta e un coltello per finirlo.
    Aveva ventinove anni, occhi azzurri, un aspetto curato. Nativo di Bira, in Romania, aveva fornito diverse identità alle forze dell’ordine fin dalla sua prima presenza in Italia nel 1998. Era passato per Chiasso, Milano, Chioggia, l’Alta Padovana. Sulle spalle precedenti per reati contro il patrimonio. Pare sfruttasse un paio di prostitute, continuava da clandestino ad abitare in città. Forse era debitore di una grossa somma nei confronti dei suoi assassini. Per questo lo hanno eliminato. I tre sono stati traditi da intercettazioni telefoniche. Proprio sul telefonino sottratto al romeno barbaramente massacrato in mezzo al fango.
    Killer in permesso premio non rientra in carcere: doveva scontare 19 anni*-*Il Gazzettino

    Vicenza, spacciatore senegalese arrestato per la quinta volta
    L'immigrato spacciatore Gervais Diagne, arrestato per la quinta volta
    VICENZA, 26/01/2011 - L’immigrato fa pokerissimo e per la quinta volta è pizzicato a Campo Marzo con la marijuana in tasca e viene arrestato. Era già destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il senegalese Gervais Diagne, in Italia senza fissa dimora, è stato rintracciato e arrestato a Vicenza dai carabinieri del Norm. Al momento dell’arresto avvenuto in Campo Marzo è stato trovato ancora una volta in possesso di droga, in questo caso marijuana. Ci si chiede il motivo per il quale questo soggetto non venga rimpatriato in Senegal e invece continui a spacciare morte ai giovani figli del popolo che così generosamente lo ha accolto.
    Il Giornale di Vicenza.it - dalla home

    Sul treno picchia il ragazzo che gli ha prestato il cellulare e ruba il telefono: denunciato
    Rintracciato dai militari in un locale pubblico a Racconigi
    Dopo essersi impossessato sul treno Fossano-Savigliano, con violenza, di un cellulare di proprietà di un minorenne aveva fatto perdere le tracce, ma è stato rintracciato e denunciato. La vittima (un 17enne di Savigliano) dopo alcuni minuti ha chiesto all'immigrato di Cavallerleone la restituzione del telefono che aveva prestato e come risposta è stato colpito al volto con una manata. Alla fermata di Savigliano l'extracomunitario è scappato a piedi, ma dalla descrizione i militari della stazione di Racconigi sono risaliti al presunto autore del reato e dopo alcune ore lo hanno rintracciato in un locale pubblico di Racconigi. Dapprima ha negato, poi è stato trovato in possesso del telefono.

    Roma: terrore, famiglia torturata da banda di immigrati
    Europa senza frontiere: i pendolari della violenza
    Dopo quella di Zavoli e Mezzaroma, un’altra villa nei pressi di Roma è stata presa di mira da una banda di immigrati, cinque questa volta, che hanno fatto irruzione nella notte terrorizzando un’intera famiglia. E’ successo tra Roma e Ostia, in località infernetto, dove gli aggressori, probabilmente dell’est europeo, sono riusciti a entrare nella villa di un imprenditore edile che è stato ferito alla testa.
    Lui e la moglie sono stati picchiati di fronte ai figli, due bambini di sette e dieci anni, dopo che gli immigrati sono riusciti a entrare nella proprietà, una villetta all’interno di un comprensorio residenziale, intorno alle 190, per intascare un bottino di alcune migliaia di euro.
    Il padre riuscito a liberarsi è corso in strada ed è stato soccorso da una volante della polizia che stava passando e che ha cercato di mettere in fuga il gruppo di rapinatori esplodendo dei colpi.
    INFERNETTO, RAPINA IN UNA VILLA: COPPIA AGGREDITA DAVANTI AI FIGLI | Roma Capitale News

    Gli imprenditori edili smettano di assumere Romeni.
    Accoltellato in casa da immigrati: resterà paralizzato
    Straziante il racconto della sorella della vittima: “Per me volevano ucciderlo, quelle bestie me l’hanno rovinato a vita.”
    QUARRATA. «Per me lo volevano ammazzare. Volevano ucciderlo. Uno come lui, così mingherlino, che deve reagire? Stava anche parecchio male. Aveva avuto vomito e diarrea per tutta la notte. Me l’hanno rovinato a vita. Perché non hanno legato anche lui, invece di massacrarlo?». Sconvolta, rassegnata, incapace persino di arrabbiarsi, Cristina Gangale, la sorella di Gianmichele, l’elettricista di 35 anni di Quarrata, in provincia di Pistoia, accoltellato da una banda di 3 criminali stranieri durante la rapina di giovedì mattina nel cascinale di Buriano. Non ha nessuno contro cui urlare, lei, che quando ha saputo della lesione al midollo del fratello, causata da uno dei due colpi di coltello affondati sul corpo di Gianmichele dagli aggressori, si è coperta gli occhi con una mano. «Se riuscirà a vivere, rimarrà comunque paralizzato a vita. Dal collo in giù. Lo ha detto il primario di Careggi al mio babbo stanotte (venerdì notte, ndr). Ha il polmone perforato. Non si sa nemmeno se e quando riuscirà a respirare da solo. Quel figliolo me l’hanno rovinato. Dalla terza vertebra in giù non c’è più nulla da fare. E questa gente che l’ha ridotto così, dov’è? Io un affare in questo modo… Non ci posso credere. Non ci posso pensare».
    Cristina, che abita a Quarrata con il marito, con i bambini e con la madre malata da tempo, non è voluta nemmeno rientrare nella casa di via Tacinaia, dove è cresciuta. «Il mio babbo l’hanno fatto rientrare ieri sera (giovedì, ndr), alle nove e mezza, dieci. C’è stato mio marito a vedere e a pulire quel sangue. Io non ce l’ho fatta. Lo volevano uccidere – ripete la sorella di Gianmichele Gangale – Quell’altra (Maria, la compagna del padre, Francesco Gangale, la seconda vittima della rapina sfociata in aggressione, ndr) l’hanno legata, potevano fare altrettanto con lui».

 

 
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