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Discussione: Le delizie della società multietnica

  1. #1
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    Predefinito Le delizie della società multietnica

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    Preghiera

    Camillo Langone


    Senegal vergogna. Un italiano ha sparato a dei senegalesi, molti senegalesi hanno messo a soqquadro Firenze (danneggiando motorini e cartelli stradali, gridando slogan carichi di odio, costringendo i negozianti ad abbassare le serrande, eccetera).
    Che cosa c’entrano i fiorentini? Se l’assassino era davvero di Casa Pound dovevano prendersela con Casa Pound. Se l’assassino era davvero un pazzo dovevano prendersela con Franco Basaglia che ha chiuso i manicomi.
    Il minaccioso corteo ha confermato che la presenza africana nelle nostre città deve fare davvero paura. Senegalesi razzisti, quelli che hanno addossato a un intero popolo la colpa di un singolo. Che su questa vicenda dagli inquietanti tratti italofobi venga fatta piena luce, evidenziando omissioni e complicità a ogni livello, anche istituzionale.

    Preghiera del 15 dicembre 2011 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]

    Ultima modifica di FalcoConservatore; 30-12-11 alle 09:11

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Le delizie della società multietnica

    Insulti a chi ferma un ladro

    Alessandro Cavallini


    Domenica scorsa due negozianti padovani della rivendita Vodafone di via Santa Lucia, in pieno centro, hanno inseguito e bloccato un tunisino che aveva appena rubato alla Rinascente un giubbetto in pelle da 260 euro ed una pochette Guess da 35 euro.
    Dopo aver sentito una commessa lanciare delle urla ed aver visto una guardia giurata rincorrere il nordafricano, anche Jacopo Gruarin, 28 anni, e Roberto Turato, 39, che stavano bevendo un aperitivo al termine della giornata di lavoro, si sono messi alla caccia del ladro. “Abbiamo notato un uomo della sicurezza della Rinascente inseguire un tunisino con uno zaino in spalla e prima avevamo sentito urlare – questo il racconto di Gruarin -. Per noi è stato istintivo intervenire. Non abbiamo avuto paura e abbiamo rincorso insieme alla guardia giurata il ladro”.
    L’inseguimento a piedi, in mezzo alla folla che si era riversata in centro per i consueti regali natalizi, è durato più di dieci minuti; il tunisino è stato infatti fermato ben quattro volte, riuscendo però ogni volta a divincolarsi con calci e pugni. “Lo abbiamo fermato quattro volte - ha proseguito Gruarin - una volta davanti a Sommariva e l’ultima volta di fronte alla Rinascente dove la guardia giurata ha voluto riportarlo. Lui però per scappare ci ha colpito con calci e pugni. Io ho avuto cinque giorni di prognosi. Lo zaino con la refurtiva lo aveva lasciato già all’inizio dell’inseguimento. Poi al quarto tentativo di bloccarlo ho chiamato il 113 ed è arrivata la polizia”.
    Quello che però ha rammaricato il giovane padovano è stata la reazione della gente che osservava il rocambolesco inseguimento. “Nelle quattro volte che lo abbiamo bloccato - ha ricordato il commesso - tutti si sono fermati a guardare e nessuno ha preso il cellulare per chiamare polizia o carabinieri. Nell’ultima occasione davanti alla Rinascente siamo stati insultati da almeno una trentina di persone. Mi hanno chiamato fascista. Solo quando ho chiamato il 113 la situazione si è calmata”.
    All’arrivo delle volanti, Ghanem Boughanmi, questo il nome del ladro, è stato arrestato con l’accusa di rapina impropria. La mattina seguente è stato giudicato in direttissima e condannato all’obbligo di firma. Nel frattempo si è però liberato un posto al Cie di Gorizia ed è stato lì condotto. Se non altro questa la volta la giustizia ha trovato un colpevole, ma è molto triste il racconto di Gruarin. Soprattutto ci chiediamo come avrebbe reagito la folla se il ladro, anziché nordafricano, fosse stato un loro connazionale: quasi certamente avrebbe applaudito ed inneggiato all’eroe Gruarin. E poi dicono che l’Italia non è razzista, ma si sbagliano.
    Purtroppo il nostro paese è razzista, ma contro gli italiani. Ormai il lavaggio del cervello del politicamente corretto ha raggiunto il suo scopo ultimo: farci disprezzare la nostra identità etno-culturale. A questo punto speriamo, per la legge del contrappasso, che questi signori che inveivano vengano quanto prima defraudati dei propri beni da qualche povero clandestino che non riesce ad arrivare a fine mese. Noi ovviamente in quel caso parteggeremo per quest’ultimo.

    Insulti a chi ferma un ladro | Attualità | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    Ultima modifica di FalcoConservatore; 30-12-11 alle 09:12
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Le delizie della società multietnica

    Distinguerei fra le due notizie: nel primo caso la rabbia della "comunità" senegalese fiorentina, se non giustificabile (per l'appunto, sono stati danneggiati beni pubblici), è quantomeno comprensibile. Ad ogni modo vanno rigettate affermazioni quali "italiani popolo razzista" etc. Qui nessuno predica l'eliminazione fisica degli immigrati (e ci mancherebbe altro), né deportazioni né arresti di massa. Ciò che noi predichiamo è il rispetto della legge e della cultura italiana. Non ci pare di pretendere chissà che - anzi, è davvero il minimo per costruire una forma di convivenza civile e pacifica.
    Nel secondo caso, c'è da rimanere sorpresi: il lavaggio del cervello ha colpito nel segno. Robe da matti!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Le delizie della società multietnica

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Distinguerei fra le due notizie: nel primo caso la rabbia della "comunità" senegalese fiorentina, se non giustificabile (per l'appunto, sono stati danneggiati beni pubblici), è quantomeno comprensibile. Ad ogni modo vanno rigettate affermazioni quali "italiani popolo razzista" etc. Qui nessuno predica l'eliminazione fisica degli immigrati (e ci mancherebbe altro), né deportazioni né arresti di massa. Ciò che noi predichiamo è il rispetto della legge e della cultura italiana. Non ci pare di pretendere chissà che - anzi, è davvero il minimo per costruire una forma di convivenza civile e pacifica.
    Nel secondo caso, c'è da rimanere sorpresi: il lavaggio del cervello ha colpito nel segno. Robe da matti!
    Condivido pienamente la differenza che FC vuole porre:
    la reazione della comunità senegalese che se la prende con gli "Italiani Razzisti" è quanto di più istintivo e normale succeda.
    Quante volte dopo una notizia di cronaca nera si levano le urla contro i Rom Stupratori, gli Albanesi Assassini o i Marocchini Ladri ?
    Per questo non condivido quando Langone vuole criticare la comunità senegalese, perchè c'è il momento dell'emotività - quello che genera i pensieri di cui sopra - e il momento della razionalità - quello in cui il reato viene "assegnato" a chi lo ha commesso e si può ragionare sulle condizioni che lo hanno generato.
    Ovviamente questo discorso non implica l'assoluzione per i danneggiamenti, non è con un reato (minore) che si sistema un reato (grave).

    Invece il secondo episodio per me è assolutamente preoccupante, perchè dimostra come un pregiudizio abbia il sopravvento sulla realtà: non sono i fatti che guidano le idee, ma l'interpretazione che ognuno ha, ancorchè in mancanza di informazioni.
    Ma se una volta questo schema veniva applicato allo straniero - per cui era "colpevole" sempre - e noi (quantomeno, io) abbiamo stigmatizzato questo modo di pensare, oggi l'eccesso di buonismo ha portato a ripetere, per quanto in maniera inversa, lo stesso errore.
    Dimostrando ancora un volta come il "politically correct" di cui un certo progressismo è portatore, non è altro che un abbaglio collettivo che non risolve i problemi laddove sono presenti.
    We'd all like t'vote for th'best man, but he's never a candidate
    (Frank McKinney Hubbard)

  5. #5
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    Predefinito Rif: Le delizie della società multietnica

    Paradossi di Pisapia


    Tutela barboni e rom e multa le zampogne
    Sanzione da 100 euro per quattro suonatori ambulanti. I vigili: "Non erano autorizzati"


    Carlo Maria Lomartire

    Era ora! Finalmente un’operazione esemplare, un’iniziativa dal forte potere deterrente per riportare ordine e pulizia nelle nostre città, per salvarle dal degrado: ieri i vigili urbani milanesi hanno severamente multato quattro zampognari che, nel centralissimo - e affollatissimo per i ritardatari dello shopping natalizio - corso Vittorio Emanuele, sfacciatamente soffiavano nelle loro pelli di pecora per eseguire tradizionali e ormai un po’ patetiche càrole natalizie.
    Cento euro a testa di multa, una bella stangata anche in tempi di governi tecnici. Ma ben gli sta.
    Agli zampognari abusivi! E pazienza se in quella stessa strada pedonalizzata e lunga poche decine di metri si incontrano accattoni in ogni angolo. Se devi scavalcare un homeless (oggi i barboni si chiamano così, è più politicamente corretto) sdraiato davanti ad un negozio. Se poi rischi di inciampare in un punkabbestia che con i suoi cani drogati occupa metà del porticato; se infine alcuni simpatici ma molto insistenti giovanotti di colore ti si attaccano ai polpacci e non ti mollano finché non cedi e compri uno dei loro inutili libretti esotici soggiacendo al ricatto culturale del dialogo interetnico. Per non parlare poi dello stuolo di cinesi che, schierati uno accanto all’altro, fanno continue dimostrazioni di plastilina semovente, elicotterini, mostriciattoli, palline luminose volanti e altri inutili quanto pericolosi giochini.
    E pazienza anche se poi scendendo in metropolitana trovi sdraiata sulle scale una pachidermica rom della stazza largamente superiore al quintale che ti implora «Per piacere qualche denaro per mangiare», palesemente l’ultima delle sue necessità. Come pure possiamo tranquillamente sopportare il suonatore di violino rumeno che assorda un’intera carrozza con il suo amplificatore da 200 watt.
    E, sempre nel metrò, possiamo - sebbene a fatica - anche chiudere un occhio sull’indecente sfruttamento dei bambini che passano a elemosinare fra i passeggeri mentre la mamma rom canta qualcosa per un pubblico non pagante e non volontario.
    Per farla breve: hanno mai sentito parlare i signori ghisa delle tradizioni natalizie?
    Sono decenni, certamente più di un secolo che in queste giornate gli zampognari scendono nelle città: non hanno mai avuto bisogno di licenze e permessi, pur nella patria della carta bollata e del timbro. Dove vivevano quei vigili in tutti questi anni? I loro nonni gli hanno mai raccontato qualcosa sul Natale? E comunque, accantonando il sarcasmo, tanta inaudita severità a carico degli zampognari sarebbe assolutamente ingiustificata e incomprensibile anche se prima fosse stata applicata su tutte quelle indecenti illegalità che ho sommariamente elencato.
    Resta, inquietante, l’interrogativo: perché non si interviene mai contro tante fastidiose e assidue illegalità che ci vengono somministrate nelle nostre strade, in metropolitana, sui tram, in Galleria? Faccio un’ipotesi, neppure tanto maligna: gli zampognari non sanno difendersi o reagire come farebbero i rom, i venditori di libretti africani, o i cinesi spacciatori di giochi pericolosi. Giacchè non voglio pensare che agli zelanti tutori dell’ordine urbano da qualcuno sia stato dato l’ordine specifico di «fare piazza pulita degli zampognari», magari per far vedere che, «insomma, qualcosa contro il degrado facciamo».
    Non voglio pensarlo. O dovrei?
    I paradossi di Pisapia Tutela barboni e rom e multa le zampogne - Milano - ilGiornale.it

    Ultima modifica di FalcoConservatore; 05-01-12 alle 08:58

  6. #6
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    Predefinito Rif: Le delizie della società multietnica

    Gli immigrati stuprano 10 volte più degli italiani

    Dai dati del Viminale: GLI IMMIGRATI HANNO UNA PROPENSIONE ALLO STUPRO DIECI VOLTE SUPERIORE A QUELLA DEGLI ITALIANI

    Il Viminale ci dice che sono stati individuati 8845 stupratori. Di questi il 61% è italiano il 39% straniero.
    Abbiamo quindi (all’incirca) 5395 stupratori italiani e 3450 stranieri.
    La popolazione italiana statisticamente rilevante per il tipo di reato (costituita da uomini dai 14 agli 80 anni) è di 23.634.154. Abbiamo, quindi, un tasso di *criminalità sessuale* del 2,2 x 10000, ovvero circa 2 uomini italiani su 10.000 commettono il reato di stupro in un anno.
    La popolazione straniera (regolare e dai 14 agli 80 anni) è pari a 1.373.045. Aggiungiamo con criteri statistici 400.000 irregolari ed arriviamo a 1.773.045.
    Abbiamo, quindi, un tasso di *criminalità sessuale* del 19,5 x 10000, ovvero circa 20 immigrati su 10.000(2 su 1.000) commettono il reato di stupro in un anno.
    Statisticamente parlando la differenza tra il 2×10000 e il 20×10000 è parti a DIECI volte.
    Quindi gli immigrati hanno una propensione allo STUPRO che è dieci volte superiore a quella degli Italiani.
    Non dimentichiamo che questi dati sono “per difetto”, ovvero vi sono incluse le violenze domestiche tra marito e moglie che non sono esattamente la stessa cosa dello “STUPRO”. Quindi in realtà la differenza a sfavore degli immigrati è ancora più ampia.
    Gli immigrati stuprano 10 volte più degli italiani | Adriana Bolchini
    Ultima modifica di FalcoConservatore; 08-01-12 alle 10:33

  7. #7
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    Predefinito Rif: Le delizie della società multietnica

    Le balle sugli immigrati: loro una risorsa? E' falso

    L'inchiesta. Cifre alla mano, ecco perché impoveriranno ulteriormente l'Italia. I numeri su lavoro, pensioni e la super crescita demografica

    di Gilberto Oneto

    In queste settimane il dibattito si infuoca attorno alla manovra economica e tutti hanno suggerimenti su dove e come ridurre le spese. Nessuno però dice mai di intervenire su una delle voragini che si inghiottono i soldi della comunità: l’immigrazione. È stata abilmente fatta passare l’idea che gli immigrati siano una risorsa, una ricchezza, che siano quasi i soli a contribuire in positivo alle dissestate casse comuni. Sull’immigrazione è stata fatta una colossale opera di disinformazione.

    I principali gruppi di motivazioni che vengono solitamente tirati fuori per giustificare l’immigrazione sono: 1) che i nuovi cittadini pagheranno le nostre pensioni, 2) che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, 3) che gli immigrati sono una risorsa economica, 4) che sono una ricchezza sociale, 5) che pongono rimedio alla nostra denatalità, 6) che abbiamo il dovere della solidarietà. Vediamo di esaminare soprattutto i punti aventi incidenza economica, non senza avere prima fatto una indispensabile premessa.

    Il fenomeno è cruciale ma le informazioni per conoscerlo e governarlo sono approssimative. I soli dati ufficiali che si hanno a disposizione sono quelli che riguardano i regolarizzati. Restano vaghi i numeri di quelli appena arrivati o che vivono nel mondo dell’illegalità. Ci si deve perciò affidare principalmente alle informazioni della Caritas-Migrantes che, pur ricevendo finanziamenti pubblici, è una struttura privata che svolge i compiti che toccherebbero allo Stato, ma è anche e soprattutto una organizzazione di parte e questo non la aiuta a fornire le garanzie di imparzialità che la struttura pubblica, pur nelle sue lentezze e inefficienze, dovrebbe invece garantire. La Caritas è anche condizionata dal suo evidente schieramento a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a qualsiasi costo e condizione, oltre che dal non trascurabile dettaglio che proprio dall’ambaradan dell’immigrazione trae sostanziosi finanziamenti.

    Secondo il Dossier statistico 2010 della Caritas-Migrantes, ci sarebbero in Italia all’inizio del 2010 4.235.000 stranieri residenti, o 4.919.000 considerando quelli non ancora iscritti all’anagrafe. Gli stranieri sono triplicati in un decennio e aumentati di quasi un milione nell’ultimo biennio. I clandestini sono stimati fra i 500 e i 700 mila, ma non è certo scorretto pensare che siano almeno il doppio. Si arriva perciò a una cifra di più di 6 milioni di persone (quasi l’11% della popolazione residente, uno straniero ogni 9 italiani), cui vanno aggiunti circa 500 mila naturalizzati italiani negli ultimi anni. Metà circa degli immigrati sono donne. Nel 2007 gli stranieri erano 3.690.000, il 5,6% della popolazione.

    PAGANO LE PENSIONI?
    Grande risalto è stato dato al fatto che i contributi degli immigrati hanno aiutato l’Inps a rimettere un po’ a posto i conti. In effetti l’arrivo di tanti nuovi contribuenti che non percepiranno pensioni per un po’ di tempo è salutare. Si tratta però di una situazione temporanea perché, a partire da 20 anni da oggi (quando a maturare pensioni di vecchiaia o anzianità cominceranno a esserci moltitudini di immigrati), si riproporrà anche nella comunità foresta lo stesso schema attuale di un rapporto fra lavoratori e pensionati sbilanciato a favore di questi ultimi, a meno che non si conti su un continuo afflusso di immigrati giovani paganti. In tale caso si tornerebbe in qualche modo al sistema a ripartizione su cui in anni di boom demografico si era basato il sistema pensionistico, facendo saltare ogni buona intenzione di trasformarlo in un sistema a capitalizzazione. Insomma gli immigrati non risolvono i problemi del sistema pensionistico italiano ma lo spostano solo un po’ più in là nel tempo. Oggi il rapporto fra pensionati e abitanti è di circa 1 a 5 per gli italiani e di 1 a 25 per gli stranieri: il divario diminuirà costantemente fino a stabilizzarsi sullo stesso rapporto a meno che - come detto - il numero degli immigranti non continui a crescere in misura esponenziale.

    Dai dati Inps più recenti e completi disponibili (III Rapporto su immigrati e previdenza), risulta che nel 2004 gli stranieri iscritti ai ruolini pensionistici erano 1.537.380, e cioè meno della metà del totale degli immigrati di allora. Non cambia la situazione nel 2010, quando - secondo la Caritas - gli iscritti all’Inps sarebbero circa due milioni, e cioè circa il 40% dei regolari. Questi versano un totale di 7,5 miliardi in contributi previdenziali; nel 2007 le pensioni erogate erano 294.025 con una spesa annua di 2 miliardi e 564 milioni. Oltre a queste c’è una cifra imprecisata ma piuttosto alta per prestazioni sociali d’altro genere. Ci sarebbe così un saldo attivo di qualche miliardo. Occorre notare che il bilancio è migliorato da quando è stata soppressa la facoltà prima concessa agli immigrati di farsi rimborsare i contributi versati in caso di rimpatrio, rafforzando la tendenza a permanere in Italia.

    I DATI NON TORNANO
    Per essere un gruppo sociale la cui presenza viene giustificata come “forza lavoro”, occorre notare come la percentuale di stranieri che pagano i contributi previdenziali sia sospettosamente bassa. Questo significa che la più parte di loro non paga i contributi sociali perché lavora in nero, o evade, o non lavora affatto, o fa “lavori” (criminalità, droga e prostituzione) che non hanno vocazione né possibilità di essere assoggettati a contributi.

    I numeri non tornano. Comprendendo anche gli irregolari, meno di un terzo degli stranieri versa contributi previdenziali: una percentuale inferiore a quella del totale degli italiani al di sotto dei 65 anni (39.318.000 nel 2010) che sono regolarmente occupati (più di 21 milioni), e cioè il 54,7%. Risulta perciò piuttosto evidente (e preoccupante) che l’attuale attivo del bilancio previdenziale degli stranieri sia rapidamente destinato a esaurirsi (salvo una crescita esponenziale degli immigrati e una irrealistica dilatazione del mercato del lavoro) e che perciò la presenza degli stranieri non risolverà ma aggraverà i problemi pensionistici. É del tutto falso affermare che gli stranieri pagheranno le nostre pensioni: lo fanno in parte marginale oggi per la loro età media più bassa, ma impoveriranno ulteriormente in avvenire le sempre più esigue risorse del paese.
    Le balle sugli immigrati: loro una risorsa? E' falso - immigrati, balle, risorsa, inchiesta, italia, gilberto oneto - liberoquotidiano.it

    Ultima modifica di FalcoConservatore; 08-01-12 alle 10:34

  8. #8
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    Predefinito Rif: Le delizie della società multietnica

    Erlembaldo, perché hai cambiato nick?
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #9
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Le delizie della società multietnica

    Gang scatenate, a Malmoe è Far West

    Tensioni etniche, biker impuniti, troppe armi. I sei omicidi di Natale scuotono il modello svedese



    Gang scatenate, a Malmoe è Far West- LASTAMPA.it

    STOCCOLMA - Ormai qualcuno la definisce la «Murder City» svedese basandosi sulla serie di omicidi che in questi ultimi mesi hanno fatto di Malmoe la metropoli più pericolosa di Svezia. Soltanto durante le feste natalizie sei persone, in età dai 15 ai 48 anni, sono state freddate, in occasioni diverse, con colpi di pistola al viso e al petto, in pieno giorno, in strade cittadine frequentate, da assassini che hanno agito con fredda decisione, rendendosi quindi imprendibili. E, come succede spesso in situazioni del genere, soprattutto in quartieri notoriamente segnati dalla malavita, dall’omertà e dalla paura di rappresaglie, hanno messo il bavaglio agli eventuali testimoni.

    In una città in cui le minoranze etniche ribollono di rabbia non sempre soppressa e dove i tentacoli di bande criminali si allungano, invadendo ogni settore lucrativo come il commercio di droga, il traffico di armi e la prostituzione, la presenza sovrabbondante di armi di ogni genere porta facilmente a scontri e a rese di conti fatali per l’una o l’altra parte.

    Ma il modo in cui si sono susseguiti gli ultimi omicidi ha sparso il terrore anche fra i pacifici cittadini, molti dei quali evitano di uscire nelle ore serali e si guardano bene dal frequentare quartieri «pericolosi», come quello di Rosengarden, dove le autorità svedesi hanno stipato gli immigrati, facendone un ghetto in cui la disoccupazione giovanile arriva al 30 per cento, contribuendo a far affluire gli adolescenti nelle schiere di coloro che vogliono «arrangiarsi» in qualche modo, non importa se violando la legge. E tutti si armano. Per proteggersi da eventuali aggressori, dicono. Ma in realtà per commettere omicidi, spesso su commissione. L’infermiera Jacqueline Nilsson, per esempio, racconta angosciata: «Mi preoccupa l’ondata di violenza omicida che ha investito Malmoe e sono in pensiero per mio figlio di undici anni. Non lo lascio più giocare da solo, né allontanarsi da casa. Non si sa mai che cosa gli possa accadere, con tutte queste armi in mano a individui spregiudicati».

    E proprio sulle armi si stanno concentrando gli sforzi della polizia nel tentativo di ridurre un’ondata di terrore che si protrae ormai da un paio d’anni e sembra assumere aspetti sempre più atroci. «Dobbiamo disarmare tutti gli individui sospetti - suggerisce il giudice Sven-Erik Alhem - con perquisizioni a sorpresa nelle loro abitazioni e con visite corporali, se necessario». «Occorre tenere sotto controllo tutti i malviventi, studiandone i movimenti legati al traffico di armi anche con intercettazioni telefoniche», aggiunge il sindaco di Malmoe, Ilmar Reepalu.

    Il ministro della giustizia, Beatrice Ask, è perfettamente cosciente della gravità della situazione che si è venuta a creare a Malmoe e ha già provveduto a inviare una mezza dozzina di agenti speciali per rinforzare la polizia locale. Ask mette anche in dubbio il tradizionale garantismo svedese: «Forse dovremo forzare la nostra riluttanza a invadere la privacy di certi elementi, in nome della sicurezza dei cittadini che ne subiscono l’agire violento. D’altra parte, è difficile controllare le quantità impressionanti di armi che giungono in Svezia dalla vicina Copenhagen, dove le bande di malviventi, più o meno camuffate da associazioni motociclistiche e da biker, dispongono di arsenali impressionanti e passano con estrema facilità il confine».

    Negli ambienti della polizia svedese si è convinti che un inasprimento della legge riguardante le pene previste per il porto abusivo di armi può fare da freno alla criminalità più grave. Si propongono almeno due anni di reclusione, e a questo proposito il giudice Sven-Erik Alhem dice: «Accettare la scusa che ci si arma per difendersi è semplicemente ridicolo. C’è chi si tiene in casa mitragliatori Kalashnikov da quaranta colpi. Eh no, applichiamo una legge severa per chiunque sia in possesso di armi. Chi ha un regolare porto d’armi è stato esaminato e registrato dalla polizia. Gli altri sono tutti malintenzionati». La direzione della polizia di Malmoe teme che, dopo la tregua seguita agli omicidi di questi ultimi giorni, si scatenino le vendette, con una «escalation» della guerra fra i vari gruppi di elementi criminali e, di conseguenza, con crescente apprensione per gli abitanti di Malmoe.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  10. #10
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    Predefinito Rif: Le delizie della società multietnica

    Grazie berghem di aver postato l'articolo precedente...

    è di ieri... ovvero i fattacci (di cui le nostre televisioni - pubbliche e private - non ci hanno minimamente informati) si riferiscono agli ultimi giorni...

    per chi leggesse per la prima volta del problema costituito da codesta città nel panorama svedese bisogna aggiungere qualche commento...

    Il ghetto di cui si parla nell'articolo è costituito da immigrati islamici.... immigrati che considerano infedeli i cristiani e non intendono lavorare alle loro dipendenze, mentre intendono sfruttare, con la guerra dei ventri, rigidamente programmata dalle loro autorità religiose, lo stato di welfare costruito in Occiente e che in un certo senso è il nostro vanto civile.

    Lo stesso trattamento che queste cosiddette minoranze hanno verso i cristiani viene riservato, con ancora maggiore violenza verso gli ebrei...

    in queste condizioni, quando è l'immigrato islamico portatore di disprezzo religioso, è evidente che l'integrazione è estremamente difficile... per non dire impossibile.

    Che fare, quindi ?

 

 
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