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  1. #1
    Can che abbaia morde
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    Predefinito La repubblica napoletana

    I fatti.
    Chi comincia?
    il contesto secondo wiki:
    l contesto storico e la nascita della Repubblica [modifica]

    Allo scoppiare della Rivoluzione Francese nel 1789 non vi sono immediate ripercussioni a Napoli; è solo dopo la caduta della monarchia francese e la morte per ghigliottina dei reali di Francia che la politica del Re di Napoli e Sicilia Ferdinando IV e della sua consorte Maria Carolina d'Asburgo-Lorena (tra l'altro sorella di Maria Antonietta) comincia ad avere un chiaro carattere antifrancese e antigiacobino. Il Regno di Napoli aderisce alla I coalizione antifrancese e cominciano nel mentre le prime, seppur blande, repressioni sul fronte interno contro le personalità sospettate di "simpatie" giacobine.
    Su ispirazione del farmacista Carlo Lauberg nascono due diverse prime società segrete rivoluzionarie: una fautrice di una monarchia costituzionale (LOMO - Libertà o morte) e un'altra fautrice di una Repubblica democratica (ROMO - Repubblica o morte). Seguono i primi arresti (52) e le prime condanne a morte (3).
    Nel 1796 le truppe francesi, guidate da Napoleone Bonaparte cominciano a riportare significativi successi in Italia; le armate napoletane, pur forti di circa 30.000 uomini, il 5 giugno sono costrette all'armistizio di Brescia, e a lasciare ai soli austriaci l'onere della resistenza ai francesi.
    Nei due anni successivi i francesi continuano a dilagare in Italia; l'una dopo l'altra vengono proclamate delle repubbliche "sorelle", filofrancesi e giacobine (la Repubblica Ligure e la Repubblica Cisalpina nel 1797, la Repubblica Romana nel 1798). Nel frattempo Napoleone ha lasciato l'Italia tentando la campagna d'Egitto.
    Il 23 ottobre del 1798, nonostante l'armistizio di Brescia (poi ratificato nel Trattato di Parigi), con Napoleone in Egitto e i francesi a Roma, il Regno di Napoli entra nuovamente in guerra con i francesi, con l'appoggio della flotta inglese comandata dall'ammiraglio Horatio Nelson, vincitore di Abukir. L'esercito napoletano, forte di 70000 uomini reclutati in poche settimane e comandato dal generale austriaco Karl von Mack entra nella Repubblica Romana con l'intenzione dichiarata di ristabilire l'autorità papale. Dopo solo sei giorni Ferdinando IV entra a Roma, dove atteggiandosi a conquistatore si attira salaci critiche, ma una immediata e risoluta controffensiva francese costringe i napoletani a una ritirata che ben presto si trasforma in rotta. Il Re torna a Napoli, ma il 21 dicembre si imbarca sul Vanguard di Nelson con tutta la famiglia e John Acton in fuga verso Palermo portandosi dietro tra l'altro, il denaro dei banchi e i tesori della corona. Viene affidato al conte Francesco Pignatelli l'incarico di Vicario generale e da questi viene dato l'ordine di distruggere la flotta, che viene incendiata.
    Seguono alcuni giorni di confusione e anarchia. Mentre gli Eletti del Popolo rivendicano il diritto di rappresentare il Re, il 12 gennaio del 1799 il conte Pignatelli conclude, a Sparanise, una pesante resa col generale francese Championnet.
    Alla notizia dell'accordo il popolo di Napoli e di parte delle province insorge violentemente in funzione antifrancese: è la rivolta dei cosiddetti lazzari che oppone una fortissima ed eroica resistenza all'avanzata francese. Il Vicario abbandona la città, ormai in preda all'anarchia il 17 gennaio. Nel frattempo nella città scendono però in campo anche i repubblicani, i giacobini e i filofrancesi e si giunge alla guerra civile: il 20 gennaio i filofrancesi riescono con uno stratagemma a entrare nella fortezza di Castel Sant'Elmo da cui aprono il fuoco sui Lazzari che ancora contendevano l'ingresso della città ai francesi. Cannoneggiati alle spalle sono costretti a disperdersi. Si parla, alla fine, di circa 8000 napoletani e 1000 francesi morti.
    Il 23 gennaio, con l'approvazione e l'appoggio dei comandanti dell'esercito francese, viene proclamata la Repubblica Napoletana.
    Nasce un governo provvisorio di venti membri, poi portato a venticinque, tra cui Carlo Lauberg (il primo presidente), Ignazio Ciaia (suo successore dalla fine di febbraio), il filosofo Francesco Mario Pagano, Melchiorre Delfico, Domenico Cirillo e Pasquale Baffi, Cesare Paribelli. Il governo si articola in sei Comitati (Centrale, Militare, Legislazione, Polizia Generale, Finanza, Amministrazione Interna), che poi formano l'Assemblea Legislativa ed esercitano il potere esecutivo in attesa dell'organizzazione definitiva del governo. Il 2 febbraio si pubblica il primo numero del Monitore Napoletano, il giornale ufficiale del governo provvisorio, diretto da Eleonora Pimentel Fonseca, una letterata in passato vicina all'ambiente di corte. Vedono la luce molti altri fogli, ma la loro fortuna sarà limitata anche a causa del diffuso analfabetismo.
    Ultima modifica di assurbanipal; 27-12-11 alle 11:48
    Riproviamoci.
    La Repubblica l'ho rispettata, ma non sono stato rispettato.
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  2. #2
    Can che abbaia morde
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    Predefinito Rif: La repubblica napoletana

    Schede, poi commenteremo.
    Da qualche parte bisogna pur cominciare:
    Storia di Napoli le biografie dei protagonisti della Repubblica Partenopea del 1799
    Riproviamoci.
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  3. #3
    Can che abbaia morde
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    Predefinito Rif: La repubblica napoletana

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  4. #4
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    Predefinito Rif: La repubblica napoletana

    http://it.wikipedia.org/wiki/Eleonora_Pimentel_Fonseca
    Eleonora Pimentel Fonseca


    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.









    Eleonora Pimentel Fonseca[1]
    Eleonora Pimentel Fonseca[1] (Roma, 13 gennaio 1752 – Napoli, 20 agosto 1799) è stata una patriota e politica italiana. È stata una delle figure più rilevanti della breve esperienza della Repubblica Napoletana del 1799.

    Di famiglia portoghese ma nata a Roma, nelle pubblicazioni tedesche, inglesi e italiane viene ricordata con il nome in lingua italiana; il nome in italiano venne adottato dalla sua famiglia nelle residenze di Roma e Napoli ed è quello con il quale la Pimentel fu tra i protagonisti della scena politica di fine XVIII secolo.





    Indice
    [nascondi] 1 Biografia
    2 Nelle confidenze di Maria Carolina d'Austria
    3 Note
    4 Bibliografia
    5 Voci correlate
    6 Altri progetti
    7 Collegamenti esterni


    Biografia [modifica]





    Roma, via di Ripetta: memoria di Eleonora da Fonseca Pimentel sulla casa di nascita
    La sua famiglia era originaria di Beja nell'Alentejo. Poco dopo la sua nascita, a seguito della rottura dei rapporti diplomatici fra il Regno del Portogallo e lo Stato Pontificio, la sua famiglia si trasferì da Roma a Napoli.

    Intellettualmente precoce e molto vivace, e capace fin dall'infanzia di leggere e scrivere in latino e greco, si dedicò allo studio delle lettere e si cimentò nella composizione di versi (sonetti, cantate, epitalami). Parlava inoltre diverse lingue moderne. Ancor giovane, fu ammessa all'Accademia del Filaleti e all'Accademia dell'Arcadia. Ebbe scambi epistolari con letterati; le sue capacità colpirono in special modo Pietro Metastasio. In seguito si dedicò allo studio delle discipline storiche, giuridiche ed economiche. Scrisse un testo di argomento finanziario e tradusse dal latino all'italiano, commentandola, la dissertazione dell'avvocato napoletano Nicola Caravita (1647-1717) sui pretesi diritti dello Stato Pontificio sul Regno di Napoli.

    Nel 1778 sposò Pasquale Tria de Solis, capitano dell'esercito napoletano, da cui ebbe un figlio, Francesco, che morì in tenera età; resterà l'unico figlio da lei avuto. Per lui scrisse cinque sonetti, pervasi di disperato amore materno.

    Nel 1786 si separò dal marito, le cui percosse le avevano causato l'interruzione di una seconda gravidanza (il marito sarebbe poi morto nel febbraio 1795).

    Nelle confidenze di Maria Carolina d'Austria [modifica]

    Amica della regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, divenne la curatrice della sua biblioteca. Con lei frequentò i salotti degli illuminati napoletani, affiliati alla massoneria e in un primo tempo sostenuti dalla stessa regina. Forte fu il legame tra le due donne, ma si interruppe drasticamente con il sopraggiungere, dalla Francia, delle notizie che facevano conoscere i drammatici sviluppi della Rivoluzione[2].

    La regina progressista, che sosteneva il dispotismo illuminato, si sentì tradita da quegli amici che con lei avevano lavorato per una monarchia moderna e che ora propugnavano l'avvento della repubblica, e li combatté inflessibilmente, spinta anche dall'odio verso i giacobini responsabili della morte della sorella.

    Nell'ottobre del 1798 Eleonora fu incarcerata con l'accusa di giacobinismo. Fu liberata dopo qualche mese dai "lazzaroni", che avevano aperto le carceri per avvalersi dell'aiuto dei delinquenti comuni. Volle allora cancellare dal suo cognome il "de" nobiliare e divenne una protagonista della vita politica della Repubblica Napoletana (della quale salutò l'avvento scrivendo l'Inno alla Libertà). In primo luogo partecipò alla formazione del Comitato centrale che favorì l'entrata dei francesi a Napoli. Poi fu il direttore del giornale ufficiale della Repubblica, il Monitore Napoletano, che si pubblicò dal 2 febbraio all'8 giugno 1799, in 35 numeri bisettimanali. Dai suoi articoli emerge un atteggiamento democratico ed egualitario Ultra, contrario ad ogni compromesso con le correnti moderate e volto soprattutto a diffondere nel popolo gli ideali repubblicani, attività nella quale la Pimentel si impegnava attivamente anche della Sala d'Istruzione Pubblica. In realtà, Eleonora non poteva avere una reale conoscenza delle condizioni delle classi inferiori, e i suoi tentativi di rendere popolare il nuovo regime ebbero scarso successo; l'unico effetto palese fu quello di acuire il malanimo dei Borbone nei suoi confronti e di attirarle addosso la loro vendetta, quando la Repubblica, nel giugno del 1799, fu rovesciata e la Monarchia fu restaurata.

    Eleonora fu arrestata e portata in una delle navi ancorate nel golfo di Napoli dove furono ammucchiati i rei di Stato in attesa della definizione delle sentenze. In un primo tempo la Giunta di Stato riconobbe ad Eleonora - e sottoscrisse - una "obbliganza penes acta", in sostanza un contratto ed una sentenza insieme, con cui il giudice ed il condannato rinunciavano al processo ed il secondo giurava, pena la morte, di non rientrare nel Regno. Tuttavia la Giunta di Stato, tre giorni dopo, dichiarò di aver commesso un errore formale ed Eleonora fu condotta nel Carcere della Vicaria; disattendendo la firma regia già apposta all'obbligo penes acta (ma di maggiore portata fu il disattendere per tramite dell'Ammiraglio inglese Orazio Nelson - dinanzi a tutte le nazioni d'Europa - la capitolazione stipulata dai Borbone con i Repubblicani), il 17 agosto fu condannata a morte.

    Fu impiccata a Napoli, nella storica piazza del Mercato, il 20 agosto 1799. Salì al patibolo con coraggio. A testimonianza dello spirito plebeo che contrassegnò l'esperienza della Repubblica napoletana del 1799 si diffuse dopo la morte della Fonseca una satira anonima che così recitava:


    «A signora 'onna Lionora
    che cantava 'ncopp' 'o triato
    mo abballa mmiez' 'o Mercato
    Viva 'o papa santo
    ch'ha mannato 'e cannuncine
    pe' caccià li giacubine
    Viva 'a forca 'e Mastu Donato!
    Sant'Antonio sia priato»
    Riproviamoci.
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  5. #5
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    Predefinito Rif: La repubblica napoletana

    http://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_Ruffo
    Fabrizio Dionigi Ruffo dei duchi di Baranello e Bagnara (San Lucido, 16 settembre 1744 – Napoli, 13 dicembre 1827) è stato un cardinale e politico italiano, famoso per aver creato e comandato l'esercito della Santa Fede, principale arma antigiacobina che segnò la fine della Repubblica partenopea del 1799.





    Indice
    [nascondi] 1 Biografia 1.1 Gli anni alla Curia romana
    1.2 L'Esercito della Santa Fede
    1.3 La fine della Repubblica partenopea
    1.4 Ritorno a Roma

    2 Onorificenze
    3 Dissero di lui
    4 Note
    5 Voci correlate


    Biografia [modifica]

    Gli anni alla Curia romana [modifica]

    Nato nel castello di San Lucido in Calabria Citeriore, oggi in provincia di Cosenza, era discendente dalla famiglia principesca dei Ruffo di Calabria, mentre la madre era una Colonna. Trasferitosi da giovane a Roma, intraprese la carriera ecclesiastica. Grazie agli appoggi dello zio, il cardinale Tommaso Ruffo (allora Decano del Sacro Collegio) e di papa Pio VI (di cui era stato allievo) divenne dapprima chierico di camera (1781) e, in seguito, tesoriere generale della Camera Apostolica (1786). Dimostrò notevoli capacità amministrative; fu suo il provvedimento delle "dogane ai confini di Stato" (1786).

    Per l'equità dei suoi provvedimenti fiscali si inimicò l'aristocrazia romana, che fece pressioni sul pontefice. Nel 1791 Pio VI, cedendo alle pressioni, destituì l'allora monsignor Fabrizio Ruffo dal prestigioso incarico, prospettandogli il cardinalato come ringraziamento ed apprezzamento per il lavoro svolto.

    Ed infatti, divenuto cardinale del titolo di Sant'Angelo in Pescheria il 21 febbraio 1794 [1], si occupò dell'amministrazione dei terreni dell'Agro Romano nella quale diede prova di inusuale capacità e, nel quadro di chiusura che caratterizzava lo Stato della Chiesa in quel periodo, di apertura verso le moderne teorie sociali ed economiche. Tra le varie fabbriche da lui patrocinate vi è la bella chiesa del Crocifisso a Fiumicino.

    L'Esercito della Santa Fede [modifica]





    Per approfondire, vedi la voce Esercito della Santa Fede.


    Nello stesso anno, però, amareggiato dall'ostilità crescente nei propri confronti, decise di lasciare Roma e tornare nel Regno di Napoli, ponendosi al servizio di re Ferdinando IV di Borbone, che gli dimostrò subito profonda stima, tanto da nominarlo "Soprintendente dei Reali Dominii di Caserta" e della colonia manifatturiera di San Leucio.

    Nel gennaio 1799 il Regno di Napoli cadde in seguito alla sfortunata spedizione borbonica volta a liberare Roma dai francesi, che provocò invece la successiva invasione francese di Napoli. Nella città fu creata la Repubblica Napoletana e fu innalzato l'albero della libertà. La corte di Ferdinando IV si mise in salvo a Palermo.

    Ruffo si mosse in difesa della religione e del sovrano legittimo. Di sua iniziativa si diresse a Palermo per domandare al Re uomini e navi per riconquistare il Regno. Stese un programma che consegnò alla Corona. In esso si legge:




    « Si domandano tutte le carte concernenti gli affari, così politici, come militari.
    Si richiede ancora relazione la più esatta dell'attuale stato di Napoli, le carte, i procami colà pubblicati ed il ragguaglio dei fatti ivi recentemente seguiti.
    Stima il Cardinale che debba andare seco in Calabria almeno un reggimento munito di cannoni.
    Sarebbe bene che allorquando si fosse formato un corpo sufficiente di truppe sua Maestà verrebbe a prendere il comando. »






    Ruffo ottenne il titolo di Vicario plenipotenziario del Re, una nave e sette uomini. Si trasferì in Calabria, la sua terra natale, dove cominciò a reclutare uomini abili alle armi. Schiere di contadini risposero all'appello, fino a raggiungere il numero di 25.000. Ruffo chiamò la sua armata «Esercito della Santa Fede». Ruffo si impadronì di Crotone poi iniziò la risalita della penisola che lo portò dapprima in Basilicata, poi in Puglia e infine nel Principato Ultra. Alla testa del suo esercito, partecipò alle operazioni della Seconda coalizione antifrancese per la conquista di Napoli, che si conclusero vittoriosamente nel giugno 1799.

    Il prevedibile esito finale dell'assedio creava comunque dei problemi al Ruffo. Restava da decidere come trattare le centinaia di persone che avevano partecipato al governo di Napoli durante l'occupazione francese. Centinaia di persone, quasi tutte appartenenti all'aristocrazia, molte fra le più chiare personalità dell'epoca (basterà ricordare il giurista Mario Pagano il medico Domenico Cirillo, lo storico Vincenzo Cuoco) rischiavano di essere giustiziate come traditori. Dal punto di vista del diritto la loro posizione era insostenibile, in quanto nessun governo aveva riconosciuto il governo rivoluzionario. Lo stesso governo francese aveva rimandato indietro senza riceverla una delegazione inviata allo scopo di ottenerne il riconoscimento. Inoltre il territorio del regno era stato fin dall'inizio spaccato fra aderenti al nuovo stato di cose e «insorgenti» [2], vanificando ogni speranza di ottenere un riconoscimento de facto.

    La fine della Repubblica partenopea [modifica]

    Nell'avvicinarsi sempre più a Napoli, ormai unica città del Regno dove le idee repubblicane contavano numerosi sostenitori, il cardinale aveva ricevuto più volte degli ordini scritti da parte della corte di Palermo in cui lo si diffidava dal concedere patti onorevoli di resa. Vista l'ineluttabilità della caduta della città, il cardinale iniziò delle trattative volte a sottoscrivere una capitolazione prima che arrivassero espliciti ordini contrari. Così facendo cercava - nei limiti del possibile - di attenuare le prevedibili sofferenze dei giacobini concedendo loro di optare per la fuga, imbarcandosi o seguendo le guarnigioni francesi, che avevano già abbandonato la città.

    Ma appena questo accordo fu sottoscritto ed accettato anche dai comandanti delle truppe regolari presenti all'assedio (comandanti delle navi inglesi e di alcuni contingenti russi e turchi), Ferdinando IV e la regina Carolina, sentendosi forti dell'appoggio inglese, lo esautorarono dal comando. I reali e il capo del gabinetto, Giovanni Acton, sapevano di poter contare sulla assoluta obbedienza dell'ammiraglio inglese Lord Orazio Nelson, notoriamente succube di Emma Hamilton e quindi della regina Maria Carolina.

    Appena giunto in rada egli infatti procedette ad annullare le clausole del trattato già stipulato. Il cardinale, minacciato addirittura di arresto, assistette impotente agli orrori della repressione, in cui Orazio Nelson prese una parte tale da attirarsi fortissime critiche anche dai suoi superiori e dal parlamento inglese, soprattutto con l'arresto e la condanna ad impiccagione dell'Ammiraglio Repubblicano Francesco Caracciolo, che aveva cercato asilo sulla sua nave, non immaginando che le clausole del Trattato di Capitolazione di Napoli non sarebbero state rispettate.

    Ritorno a Roma [modifica]

    Dopo la Vittoria contro la Repubblica partenopea Ruffo si recò a Roma per cambiare il proprio titolo con quello di Santa Maria in Cosmedin, l'11 agosto 1800. Lo cambierà ancora, con Santa Maria in Via Lata, nel 1821.

    In epoca napoleonica il cardinale seguì papa Pio VII in prigionia a Parigi, dove non tardò ad allacciare relazioni con il governo francese, grazie ad una esplicita ammirazione per Napoleone Buonaparte e, in qualità di ascoltato consigliere del papa, lo esortò a firmare il trattato di Fontainebleau.
    Ultima modifica di assurbanipal; 27-12-11 alle 15:46
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  6. #6
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    Predefinito Rif: La repubblica napoletana

    http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_...ziati_nel_1799
    elenco dei giustiziati
    Di seguito si trova un elenco in ordine alfabetico di 124 esponenti della Repubblica Napoletana del 1799 giustiziati in seguito alla repressione borbonica dopo la caduta della repubblica.

    Le esecuzioni cominciarono già alcuni giorni prima della caduta della Repubblica, a Procida, il 1º giugno del 1799, per concludersi oltre un anno dopo, con l'esecuzione di Luisa Sanfelice, a Napoli, l'11 settembre 1800.

    Le condanne vennero eseguite quasi tutte per impiccagione (ai nobili venne per lo più comminata la decapitazione), tra Procida (nell'attuale Piazza dei Martiri) e Napoli, in Piazza del Mercato, luogo storicamente deputato alle esecuzioni.






    Indice
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    A [modifica]
    Giuseppe Leonardo Albanese, nato a Noci (Bari) il 30 gennaio 1759, giureconsulto, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799;
    Cesare Albano, nato a Spaccone di 25 anni circa, contadino, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Bernardo Alberino, di 21 anni circa, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Colombo Andreassi, nato a Villa Sant'Angelo (L'Aquila) il 19 ottobre 1770, avvocato, giustiziato a Napoli il 31 ottobre 1799;
    Gennaro Felice Arcucci, nato a Capri il 5 gennaio 1738, medico, giustiziato a Napoli il 18 marzo 1800;
    Vincenzo Assante, nato a Procida, di 55 anni, chirurgo, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Pasquale Assisi, nato a Cosenza il 5 gennaio 1750, ufficiale di fanteria, giustiziato a Napoli il 14 ottobre 1799;
    Francesco Antonio Astore, nato a Casarano (Lecce) il 28 agosto 1742, avvocato, giustiziato a Napoli il 30 settembre 1799;

    B [modifica]





    Ritratto di Pasquale Baffi Pasquale Baffi, nato a Santa Sofia d'Epiro l'11 luglio 1749, professore dell'università di lingua e letteratura greca, bibliotecario dell'Accademia Ercolanese, giustiziato a Napoli l'11 novembre 1799;
    Francesco Bagno, nato a Cesa (Caserta) il 26 giugno 1774, professore di medicina nell'Ospedale degli Incurabili, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799;
    Pasquale Battistessa, nato a Centurano (Caserta), commissario del dipartimento del Cilento, giustiziato a Ischia il 23 luglio 1799;
    Giuseppe Carlo Belloni, nato a Vicenza il 4 febbraio 1754, minore osservante di Santa Maria la Nova, giustiziato a Napoli il 13 luglio 1799;
    Domenico Bisceglia, nato a Donnici (Cosenza) il 3 gennaio 1756, avvocato, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799;
    Luigi Bozzaotra, nato a Massa Lubrense il 20 agosto 1763, notaio, giustiziato a Napoli il 22 ottobre 1799;
    Francesco Buonocore, nato a Ischia il 30 novembre 1769, comandante d'artiglieria del castello d'Ischia, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;

    C [modifica]





    Ritratto dell'ammiraglio Caracciolo




    Ritratto di Ignazio Ciaia Giuseppe Cacace, di Napoli di 21 anni circa, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Giacomo Calise, nato a Procida di 36 anni, marinaio, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Giuseppe Cammarota, nato ad Atripalda (Avellino) il 27 luglio 1764, impiegato, giustiziato a Napoli il 4 gennaio 1800;
    Saverio Caputo, marchese della Petrella, nato a Napoli nel 1757, olivetano di Sant'Anna de' Lombardi, professore di teologia, giustiziato a Napoli il 31 ottobre 1799;
    Francesco Caracciolo, nato a Napoli il 18 gennaio 1752, ammiraglio, giustiziato a Napoli il 29 giugno 1799;
    Ettore Carafa, conte di Ruvo e duca di Andria, nato ad Andria il 10 agosto 1763, giustiziato a Napoli il 4 settembre 1799;
    Niccolò Carlomagno, nato a Verbicaro nel 1761, avvocato, giustiziato a Napoli il 13 luglio 1799;
    Ignazio Ciaia, nato a Fasano (Brindisi) il 24 ottobre 1762, letterato, giustiziato a Napoli il 29 ottobre 1799;
    Michele Ciampriamo, nato a Napoli, di 41 anni, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Michelangelo Cicconi, nato a Morro d'Oro (Teramo) il 17 gennaio 1751, dei chierici regolari della Pietrasanta, giustiziato a Napoli il 18 gennaio 1800;
    Domenico Cirillo, nato a Grumo Nevano il 10 aprile 1739, medico, botanico e professore universitario, giustiziato a Napoli il 29 ottobre 1799;
    Giuliano Colonna, principe di Aliano, nato a Napoli il 3 ottobre 1769, giustiziato a Napoli il 20 agosto 1799;
    Francesco Conforti, nato a Calvanico (Salerno) il 7 gennaio 1743, sacerdote, professore di storia, giustiziato a Napoli il 7 dicembre 1799;
    Michele Costagliola, nato a Procida, di 23 anni, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Giuseppe Cotitta, nato a Napoli nel 1761, albergatore, giustiziato a Napoli l'8 luglio 1799;

    D [modifica]
    Ercole D'Agnese, nato a Piedimonte d'Alife il 3 maggio 1745, professore dl letteratura, giustiziato a Napoli il 1º ottobre 1799;
    Leopoldo D'Alessandro, nato a Ischia, di 24 anni, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Antonio D'Avella (detto Pagliuchella), nato a Napoli nel 1739, oliandolo, giustiziato a Napoli il 29 agosto 1799;
    Onofrio De Colaci, nato a Parghelia (Catanzaro) il 25 aprile 1746, magistrato, giustiziato Napoli il 22 ottobre 1799;
    Vincenzo De Filippis, nato a Tiriolo (Catanzaro) il 4 aprile 1749, professore di matematiche nell'università di Bologna, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799;
    Luigi de Cesbron, Cavaliere e Signore de la Grennelais, nato a Porto Longone (Isola d'Elba) il 15 settembre 1762, comandante della fregata Aretusa, giustiziato a Napoli l'8 febbraio 1800;
    Antonio De Luca, nato a Ischia, di 62 anni circa, sacerdote, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Gaetano De Marco, nato a Napoli nel 1759, maestro di scherma, giustiziato a Napoli il 29 agosto 1799;
    Filippo De Marini, marchese di Genzano, nato a Napoli il 2 maggio 1778, giustiziato a Napoli il 1º ottobre 1799;
    Nicola De Meo, nato a Napoli nel 1749, dei padri crociferi, giustiziato a Napoli il 30 settembre] 1799;
    Leopoldo De Renzis, barone di Montanaro, nato a Napoli nel 1749, colonnello di fanteria, giustiziato a Napoli il 12 dicembre 1799;
    Giambattista De Simone, nato a Napoli nel 1771, giustiziato a Napoli l'8 febbraio 1800;
    Vincenzo D'Ischia, nato a Gaeta il 6 aprile 1779, impiegato, giustiziato a Napoli il 7 dicembre 1799;
    Antonio Raffaello Doria, oriundo di Genova, nato a Crotone l'11 giugno 1766, tenente di vascello, giustiziato a Napoli il 7 dicembre 1799;
    Francesca De Carolis nata a San Marco in Lamis nel 1755, giustiziata a Tito (Potenza) il 27 Maggio 1799

    F [modifica]





    Ritratto di Eleonora Fonseca Pimentel Ignazio Falconieri, nato a Monteroni di Lecce il 16 febbraio 1755, sacerdote, professore di eloquenza, giustiziato a Napoli il 31 ottobre 1799;
    Nicola Fasulo, nato a Napoli l'11 novembre 1768, avvocato, giustiziato a Napoli il 29 agosto 1799;
    Francesco Federici, marchese di Pietrastornina, nato a Napoli nel 1735, generale di cavalleria, giustiziato a Napoli il 23 ottobre 1799;
    Francesco Feola, nato a Procida, di 40 anni, artigiano, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Nicola Fiani, nato a Torremaggiore (Foggia) il 23 settembre 1757, guardia del corpo, giustiziato a Napoli il 29 agosto 1799;
    Ascanio Filomarino, nato a Napoli nel 1751, vulcanologo, giustiziato a Napoli il 18 gennaio 1799;
    Andrea Fiorentino, dottore, nato a Vocariello, di 41 anni, possidente, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Nicola Fiorentino, nato a Pomarico di Basilicata il 3 aprile 1755, avvocato, professore di matematica, giustiziato a Napoli il 12 dicembre 1799;
    Eleonora Fonseca Pimentel, nata a Roma il 13 gennaio 1752, direttrice del "Monitore Napoletano", giustiziata a Napoli il 20 agosto 1799;

    G [modifica]





    Ritratto di Michele Granata Michele Granata (in religione Don Francesco Saverio), nato a Rionero in Vulture (Basilicata) il 25 novembre 1748, provinciale dei Carmelitani, professore dell'accademia militare, giustiziato a Napoli il 12 dicembre 1799;
    Francesco Antonio Grimaldi, cavaliere gerosolimitano, nato a Seminara (Reggio Calabria) il 1743, colonnello di fanteria, giustiziato a Napoli il 22 ottobre 1799;
    Cristoforo Grossi, nato a Lagonegro (Basilicata) il 19 maggio 1771, studente di medicina, giustiziato a Napoli il 1º febbraio 1800;
    Giacomo Antonio Gualzetti, nato a Napoli nel 1772, poeta, giustiziato a Napoli il 4 gennaio 1800;
    Giuseppe Guardati, nato a Sorrento il 27 febbraio 1765, benedettino di San Severino, professore dell'università, giustiziato a Napoli il 13 novembre 1799;

    I [modifica]
    Raffaele Iossa, nato a Napoli nel 1780, giustiziato a Napoli il 31 ottobre 1799;

    L [modifica]
    Giuseppe Logoteta, nato a Reggio Calabria il 12 ottobre 1758, avvocato, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799;
    Niccolò Lubrano di Vavaria, nato a Martino, di 66 anni, vicario curato perpetuo in Procida, giustiziato a Procida il 15 giugno 1799;
    Vincenzo Lupo, nato a Caggiano (Salerno) il 15 agosto 1755, avvocato, giustiziato a Napoli il 20 agosto 1799;

    M [modifica]





    Ritratto di Gabriele Manthoné Melchiorre Maffei, nato a Napoli nel 1729, impiegato, giustiziato a Napoli il 23 novembre 1799;
    Nicola Magliano, nato a Napoli nel 1739, avvocato, giustiziato a Napoli il 19 novembre 1799;
    Gregorio Mancini, del ramo di Napoli della nobile famiglia Mancini, nato a Napoli nel 1762, avvocato, giustiziato a Napoli il 3 dicembre 1799;
    Gabriele Manthoné, nato a Pescara il 23 ottobre 1764, capitano di artiglieria, giustiziato a Napoli il 24 settembre 1799;
    Michele Marino, nato a Napoli nel 1753, vinaio (detto 'o pazzo), giustiziato a Napoli il 29 agosto 1799;
    Oronzio Massa, duca di Galugnano, nato a Lecce il 18 agosto 1760, maggiore di artiglieria, giustiziato a Napoli il 14 agosto 1799;
    Felice Mastrangelo, nato a Montalbano Jonico il 6 aprile 1773, dottore in medicina, giustiziato a Napoli il 14 ottobre 1799;
    Pasquale Matera, nato a Sortino (Siracusa) il 28 settembre 1768, generale di fanteria, giustiziato a Napoli il 10 ottobre 1799;
    Gregorio Mattei, nato a Montepaone (Catanzaro) il 7 giugno 1761, magistrato, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799;
    Carlo Mauri, marchese di Polvica, nato a Napoli nel 1772, giustiziato a Napoli il 14 dicembre 1799;
    Andrea Mazzitelli, nato a Parghelia (Catanzaro) il 26 luglio 1753, capitano di fregata, giustiziato a Napoli l'8 febbraio 1800;
    Nicola Mazzola, nato a Durazzano (Benevento) il 16 febbraio 1742, notaio, giustiziato a Napoli il 18 gennaio 1800;
    Raffaele Montemayor, nato a Napoli nel 1765, tenente di vascello, giustiziato a Napoli l'8 febbraio 1800;
    Gaetano Morgera, nato a Forio d'Ischia il 4 gennaio 1770, sacerdote, giustiziato a Napoli il 22 ottobre 1799;
    Carlo Muscari, nato a Sant'Eufemia d'Aspromonte (Reggio Calabria) il 18 marzo 1770, avvocato, giustiziato a Napoli il 6 marzo 1800;

    N [modifica]
    Michele Natale, nato a Casapulla (Caserta) il 13 agosto 1751, vescovo di Vico Equense, giustiziato a Napoli il 20 agosto 1799;
    Nicola Neri, nato ad Acquaviva Collecroce (Molise) il 28 novembre 1761, medico, giustiziato a Napoli il 3 dicembre 1799;
    Pietro Nicoletti, nato a Rogliano (Cosenza) il 22 gennaio 1769, impiegato, giustiziato a Napoli il 3 dicembre 1799;

    P [modifica]





    Ritratto dell'illuminista Mario Pagano Nicola Pacifico, nato a Napoli il 22 giugno 1734, sacerdote, professore di botanica, giustiziato a Napoli il 20 agosto 1799;
    Domenico Antonio Pagano, nato a Napoli nel 1763, avvocato, giustiziato a Napoli l'8 ottobre 1799;
    Francesco Mario Pagano, nato a Brienza (Basilicata) l'8 dicembre 1748, avvocato, professore dell'università, giustiziato a Napoli 29 ottobre 1799;
    Nicola Palomba, nato ad Avigliano di Basilicata il 23 ottobre 1746, sacerdote, giustiziato a Napoli il 14 ottobre 1799;
    Gian Leonardo Palombo, nato a Campobasso il 23 luglio 1749, avvocato, giustiziato a Napoli il 9 novembre 1799;
    Domenico Perla, nato a Palermo nel 1765, impiegato, giustiziato a Napoli il 6 luglio 1799;
    Antonio Piatti, nato a Trieste il 7 aprile 1771, banchiere, giustiziato a Napoli il 20 agosto 1799;
    Domenico Piatti, nato a Trieste nel 1746, banchiere, giustiziato a Napoli il 20 agosto 1799;
    Giorgio Vincenzo Pigliacelli, nato a Tossicia (Teramo) il 7 febbraio 1751, avvocato, giustiziato a Napoli il 29 ottobre 1799;
    Ferdinando Pignatelli, principe di Strongoli, nato a Napoli il 21 settembre 1769, giustiziato a Napoli il 30 settembre 1799;
    Mario Pignatelli, nato a Napoli nel 1773, giustiziato a Napoli il 30 settembre 1799;
    Gaspare Pucci, nato a Sambuca Zabut (Agrigento) il 6 settembre 1774, chierico studente di medicina, giustiziato a Napoli il 1º febbraio 1800;

    R [modifica]
    Giuseppe Riario Sforza, marchese di Corleto, nato a Napoli il 5 maggio 1778, giustiziato a Napoli il 22 ottobre 1799;
    Nicola Ricciardi, nato a Casertavecchia il 4 aprile 1776, ufficiale dell'esercito, giustiziato a Napoli il 4 gennaio 1800;
    Carlo Romeo, nato a Guardialfiera (Campobasso) nel 1755, avvocato, giustiziato a Napoli il 12 dicembre 1799;
    Clino Roselli, nato nell'attuale Esperia (Frosinone) il 14 marzo 1754, professore di ingegneria nell'accademia militare, giustiziato a Napoli il 28 novembre 1799;
    Luigi Rossi, nato a Montepaone (Catanzaro) il 20 gennaio 1773, avvocato, giustiziato a Napoli l'8 novembre 1799;
    Nicola Maria Rossi, nato a Laurino (Salerno) il 6 dicembre 1733, professore dell'università, giustiziato a Napoli l'8 ottobre 1799;
    Prosdocimo Rotondo, nato a Gambatesa (Molise) il 14 aprile 1757, avvocato, giustiziato a Napoli il 30 settembre 1799;
    Antonio Ruggi d'Aragona, nato a Salerno nel 1758, avvocato, giustiziato a Napoli il 23 novembre 1799;
    Ferdinando Ruggi d'Aragona, nato a Salerno il 13 maggio 1760, tenente di vascello, commissario del Dipartimento del Sele, giustiziato a Napoli il 7 dicembre 1799.
    Eleuterio Ruggiero, nato a Capua l'11 dicembre 1772, capitano di fanteria, giustiziato a Napoli il 20 gennaio 1800;
    Gaetano Russo, nato a Napoli nel 1759, colonnello del reggimento di fanteria del Re, giustiziato a Napoli il 3 agosto 1799;
    Vincenzo Russo, nato a Palma Campania il 16 giugno 1770, avvocato, giustiziato a Napoli il 19 novembre 1799;

    S [modifica]





    Luisa Sanfelice nel sua cella carceraria - dipinto di Gioacchino Toma Luisa Sanfelice De Molino, nata a Napoli il 6 gennaio 1763, giustiziata a Napoli l'11 settembre 1800;
    Antonio Sardelli, nato a San Vito dei Normanni (Brindisi) il 18 aprile 1776, avvocato, giustiziato a Napoli il 7 dicembre 1799;
    Onofrio Schiavo, nato a Procida di 64 anni, farmacista, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Salvatore Schiano, nato a Procida di 53 anni, notaio, giustiziato a Procida il 1º giugno 1799;
    Giuseppe Schipani dei duchi di Diano (di Salerno), di 60 anni, generale, giustiziato a Ischia il 19 luglio 1799;
    Antonio Scialoja, nato a Procida di 51 anni, sacerdote, giustiziato a Procida il 15 giugno 1799;
    Marcello Eusebio Scotti, nato a Napoli il 9 luglio 1742, sacerdote in Procida, giustiziato a Napoli il 4 gennaio 1800;
    Gennaro Serra di Cassano, nato a Portici (Napoli) il 30 ottobre 1772, giustiziato a Napoli il 20 agosto 1799;
    Giuseppe Sieyes, nato a Napoli nel 1763, negoziante vice-console di Francia, giustiziato a Napoli il 24 settembre 1799;
    Agamennone Spanò, di Reggio Calabria, di 34 anni, generale e comandante della Guardia Nazionale, giustiziato ad Ischia il 19 luglio 1799;

    T [modifica]
    Antonio Tocco, nato a Napoli nel 1772, avvocato, giustiziato a Napoli il 14 ottobre 1799;
    Antonio Tramagli, nato a Napoli nel 1771, avvocato, giustiziato a Napoli il 7 luglio 1799;
    Domenico Vincenzo Troisi, nato a Rocca Gorga (Latina) il 23 dicembre 1749, prete dei Vergini di Napoli, professore dell'università, giustiziato a Napoli il 24 ottobre 1799;

    V [modifica]
    Giovanni Varanese, nato a Monacilioni (Campobasso) il 13 luglio 1777, studente di medicina, giustiziato a Napoli il 22 ottobre 1799;
    Luigi Vernaud, di Ponza, figlio di Francesco, castellano di Ponza, giustiziato a Ponza il 15 giugno 1799;
    Giovanni Andrea Vitagliano, nato a Porto Longone (Isola d'Elba) il 23 luglio 1761, orologiaio, giustiziato a Napoli il 20 luglio 1799.
    Ultima modifica di assurbanipal; 27-12-11 alle 15:53
    Riproviamoci.
    La Repubblica l'ho rispettata, ma non sono stato rispettato.
    Restauriamo la Monarchia.
    Voglio tornare a casa e se non ci fosse più una casa, beh la ricostruiremo.

  7. #7
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    Predefinito Rif: La repubblica napoletana

    W o re....W cardinal Ruffo di calabria .
    Unico neo gli inglesi.....si riconquistò il regno ma diventammo vassalli dell inghilterra . Ci ribellammo e gli inglesi appoggiarono i piemontesi iango:

  8. #8
    Can che abbaia morde
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    Predefinito Rif: La repubblica napoletana

    Citazione Originariamente Scritto da largodipalazzo Visualizza Messaggio
    W o re....W cardinal Ruffo di calabria .
    Unico neo gli inglesi.....si riconquistò il regno ma diventammo vassalli dell inghilterra . Ci ribellammo e gli inglesi appoggiarono i piemontesi iango:
    Non è durato molto .....poi.
    Quella .............mentalità.................., che in parte condivido, essendo mezzo napoletano e mezzo piemontese ...........................mentalità fatalista.
    Se guardo indietro ritrovo oggi gli stessi problemi di allora e scorrendo i nomi dei " giustiziati e degli aderenti" non cesso di domandarmi cosa sia tradizione.
    Infatti .................................................. ........................... .
    Chi ha ucciso Cesare vuole chiamarsi Cesare.
    Certo che siamo strani.
    Ultima modifica di assurbanipal; 29-12-11 alle 16:01
    Riproviamoci.
    La Repubblica l'ho rispettata, ma non sono stato rispettato.
    Restauriamo la Monarchia.
    Voglio tornare a casa e se non ci fosse più una casa, beh la ricostruiremo.

 

 

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