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Discussione: L'Arca dell'Alleanza

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    Predefinito L'Arca dell'Alleanza

    L'Arca dell'Alleanza. Dove si trova?
    di Francesco Cordero di Pamparato


    Cosa è l’Arca?

    L’Arca dell’Alleanza è uno degli oggetti più antichi di cui si tramandi la storia. Ma non è solo questo. L’Arca è anche uno degli oggetti più sacri per due religioni: la Cristiana e l’Ebraica. Per l’ebraica soprattutto l’Arca, dato che contiene le tavole della legge, è da un lato la prova dell’intervento Divino nella storia umana, dall’altro è l'elemento che fa assurgere il popolo ebraico a popolo eletto. È sull’Arca, tra i cherubini, che aleggia la presenza divina. Sembra un caso, ma è con la comparsa dell'Arca che una banda di poveri pastori sbandati diventa il popolo eletto che è tuttora vivo e vitale mentre i popoli più potenti della storia sono nati cresciuti e decaduti sotto i loro occhi. Per di più quando l’Arca scompare, il popolo ebraico viene sottomesso dai babilonesi e portato in cattività a Babilonia. Per alcuni addirittura l’Arca è la copia del trono di Dio e tornerà sulla terra al momento in cui dovrà sorgere il terzo Tempio. Tempio che dovrà sorgere sulle rovine dei due precedenti. L’Arca sarebbe anche dotata di energie misteriose. Sarebbe stata lei a fare crollare le mura di Gerico, così che se fosse stata toccata da chi non ne fosse esplicitamente autorizzato, questi sarebbe morto. Solo il Sommo sacerdote poteva accedere alla presenza dell’Arca e solo una volta all’anno in occasione della festa del Yom Kippur o della purificazione per sacrificare alla sua presenza. Per quanto riguarda i poteri misteriosi dell’Arca c’è da fare delle precisazioni. Già a quei tempi per esempio era in uso scavare gallerie sino a sotto le mura di una città nemica. All’interno dello scavo porre dei pali di sostegno che venivano tolti ad un segnale convenuto.

    Se guardiamo le mura di Gerico crollarono al suono delle trombe. Keller, però ne "La Bibbia aveva ragione" sostiene che Gerico era disabitata al momento dell’arrivo di Giosuè. Ma se dell'Arca tutti quelli che se ne interessano ad un primo livello, o ciarlatani che se ne accostano per fare sensazionalismo di cassetta sono attratti soprattutto dai misteriosi poteri, chi la cerca seriamente è attratto anche dagli aspetti simbolici, allegorici ed esoterici. Infatti come abbiamo detto, l'Arca è il sigillo del patto di alleanza tra Dio e il Suo popolo: se crediamo alla Bibbia le tavole furono scritte dalla Mano di Dio. Sarebbe quindi una reliquia particolarmente sacra e molti lo cerarono per questo aspetto. Cosa succederebbe se venisse trovata e si trovassero anche le tavole e si scoprisse che quanto vi è scritto fu inciso a fuoco e da una mano che non era umana? Quali risvolti potrebbe avere una simile scoperta? Non trascuriamo anche che se nell'Arca c'è un messaggio divino, un messaggio che ha storicamente fatto fare un salto di qualità al popolo ebraico, significa che l'Arca contiene molte importanti verità divine, è lo scrigno della sapienza Divina, affidata ad un uomo particolarmente preparata per poterla ricevere degnamente e farne il giusto uso. Uomo che magari sempre su ispirazione celeste, vi ha aggiunto tutto un sapere di cui era già a conoscenza. Difatti non viene scelto per guidare il popolo di Dio un pastorello qualsiasi, come fu scelto invece per battere il gigante Golia e diventare uno dei più grandi re di Israele il giovane Davide. Il prescelto in questo caso, è uno degli uomini più importanti della nazione più potente del tempo: Mosè principe egizio


    Ambiente in cui nascono sia l'Arca che Mosè.

    Per cercare di capire sia chi poteva essere Mosè, l'uomo che creò il popolo ebreo, che l'Arca, sigillo dell'alleanza tra il popolo eletto e Dio, bisogna cercare di capire qual è il contesto in cui vivevano sia l'uomo che formò il popolo ebraico sia il popolo stesso. Infatti siamo in Egitto, la nazione più civile ed evoluta del tempo. È la nazione che ha già prodotto le piramidi, sa come mummificare i cadaveri e ha una struttura organizzativa di prim'ordine in tutti i campi. Si è fantasticato molto, troppo su come siano state costruite le piramidi, ma tutti coloro che hanno voluto fare senzazionalismo in questo campo, non si sono mai soffermati su due punti molto più importanti. Uno che per costruire una piramide ci dev'essere a monte una formidabile preparazione in campo ingenieristico. Imbarcarsi a costruire delle strutture così grandi e pesanti senza essere capaci di svolgere i complessi calcoli di costruzione, valutare la consistenza del terreno e tutti i problemi annessi sarebbe stata follia. In secondo luogo, per costruire praticamente quelle e le altre costruzioni egizie occorreva disporre di strumenti di misura particolarmente esatti. Goniometri o altri strumenti che avessero avuto delle imprecisioni anche minime avrebbero portato a costruzione storte o comunque instabili. L'organizzazione sociale doveva essere avanzata: gli studi più moderni dimostrano che in Egitto la schiavitù era praticamente inesistente. D'altra parte se si calcola che la grande piramide abbia impiegato centomila persone per vent'anni si possono trarre alcune conclusioni: che il personale che vi lavorava era trattato sufficientemente bene. È impensabile concentrare insieme una moltitudine simile con la forza e le angherie. Sarebbe stato impossibile fronteggiare il malcontento che sarebbe scoppiato davanti ad una massa così grande di persone. Inoltre un curioso documento egizio è un "papiro di sciopero" in cui gli operai di una grande costruzione si lamentano con il faraone per il vitto, lamentela che fu accolta e soddisfatta. Secondo punto è che per rifornire di cibo e di acqua un numero così elevato di persone, (rifornimenti indispensabili per gente che svolgeva un lavoro di sforzo fisico notevole in un clima caldo) occorreva un'organizzazione logistica di prim'ordine come molti popoli non hanno ancora oggi. Con questo non si vuole porre l'accento solo sulle costruzioni, anzi si vuole evidenziare l'aspetto organizzativo e la condizione di vita sostanzialmente buona del popolo, in cui a differenza dei romani e dei greci non c'era la schiavitù. Fu Erodoto, che abituato al metro greco, nella sua descrizione dell'Egitto distorse molti degli usi e costumi di questo popolo, interpretandoli a propria misura. Infatti in Grecia la schiavitù c'era e come. I filosofi greci arrivarono addirittura a dire che la schiavitù c'era per diritto naturale. Gli egizi su questo punto, già molto prima erano socialmente più avanzati. Un altro punto da sottolineare è l'elevata spiritualità della religione egizia. Qui le divinità sono molto più spirituali e anzi, molti sostengono che le divinità egizie siano spiriti e non antropomorfe, che l'aspetto antropomorfo venga assunto per farsi riconoscere dagli esseri umani, che non sono in grado di vedere o concepire un puro spirito. Anche qui siamo davanti ad una concezione molto più moderna ed evoluta delle divinità greche che con l'occhio d'oggi sembrano un'accozzaglia di teppisti che vivono non in un paradiso, ma in un bordello. Quindi sia il popolo ebraico, che Mosè vivono in una realtà o contesto molto più evoluti di quelli del resto del mondo a loro contemporanei. Allora perché l'esodo? Qual è la vera ragione di questa migrazione da un paese dove le condizioni di vita sono buone, la terra, soprattutto sul delta del Nilo dove questa tribù viveva era particolarmente fertile. Non era certo né il clima politico ostile né rischi di carestia, ne rischi di guerre a spingere una massa di persone a migrare da una terra dove molti invece giungevano da tutte le parti attratti da condizioni di vita migliori che da ogni altra parte. Forse il vero motivo va ricercato nella figura di Mosè, sicuramente uno dei più grandi condottieri, trascinatori di popoli e legislatori che la storia abbia conosciuto. Com'è possibile che un uomo solo sia eccelso in così tanti campi contemporaneamente?


    Chi era Mosè?

    L'Arca quest'oggetto che è sempre stato avvolto del mistero fu dato da Javè a Mosè, colui che portò trasformò questo manipolo di sbandati nel popolo eletto. Ma chi era costui? Un ispirato da Dio? Un capopopolo particolarmente scaltro? Un mago, un sacerdote o cosa?
    Il primo ad avanzare l'idea oggi quasi universalmente accettata che Mosè non fosse ebreo ma egiziano fu Freud. Il padre della psicoanalisi infatti inizia con un'osservazione semplice ma particolarmente acuta: se si accetta la radice ebraica che darebbe al nome Mosè il significato di salvato dalle acque, bisognerebbe però spiegare come una principessa egiziana abbia usato invece della propria la lingua di una tribù allora di importanza marginale nell'impero Egiziano. Questo quando la radice mosis mses mes è presente in moltissimi nomi egizi e significa figlio o protetto così che Tutmosis è il figlio del Dio Tut, Ramses è il figlio di Ra, ecc.

    È da segnalare che il monoteismo con un Dio puro spirito, proclamato da Mosè, non era cosa nuova per gli egizi. Circa cent'anni prima di lui il Faraone Amenofi IV, marito della bellissima Nefertiti, cambia il proprio nome in Aken-Aton e promulga una religione monoteista di cui la Divinità unica sarebbe appunto stata Aton. È importante sottolineare come questa divinità non fosse antropomorfa. È vero che voleva indicare il sole, ma il sole sta ad indicare la luce, luce che in chiave simbolica non è luce fisica, bensì luce spirituale che, oltre a dare benessere con il calore, illumina la mente e l'anima dei fedeli. Era un essere di puro spirito, così come anche le altre divinità dell'Olimpo egizio non erano mai state antropomorfe, bensì spiriti. Le forme che prendevano non erano le loro abituali. Solo per comparire agli uomini, che non possono vedere gli spiriti, prendevano un corpo e una fisionomia specifici, per farsi riconoscere. Per taluni non erano che diverse manifestazioni o attributi della stessa divinità. Per essere più chiari basti pensare alle raffigurazioni cristiane dello Spirito Santo che compare sotto forma di colomba. Nessun cristiano per questo è mai stato un adoratore di colombi! Ma tornando al Faraone Akenaton, questi muore in circostanze misteriose. Non lascia figli e dopo di lui rimane per poco sul trono il famoso Tutankamon, l'unico di cui ci sia pervenuta intatta la tomba. Subentreranno quindi i ramessidi e dopo di loro un Faraone che si dimostrerà ostile alle popolazioni immigrate. È in questo periodo, tra il regno di Ramsete II e questo faraone che compare Mosè. La Bibbia ci dice che era figlio adottivo di una principessa. Il nome Mosè infatti per gli egizi avrebbe potuto essere composto dalla radice Mosis o Mses, che significava figlio di.


    Immagine tratta dal sito http://guideangel.com/

    Molti Faraoni avevano il nome composto da questa radice, vedi i Tut-mosis, Ra-mses che significano ispettivamente figlio di Tut o figlio di Ra. Sarebbe stato quindi un uomo iniziato, iniziato non a cose magiche, ma alle avanzate conoscenze mediche, architettoniche, legislative del mondo egizio. Ma torniamo al nostro personaggio, Mosè era dunque un uomo dotato di una cultura decisamente superiore alla media persino per un popolo civilissimo come quello egizio. Anche la Bibbia ci dice che quando decide di prendere la guida di un suo popolo, quest'uomo viene ricevuto dal Faraone con cui tratta con una posizione forte. Forte non perché a capo di un popolo che per gli egizi è tanto importante da non essere mai menzionato, ma molto probabilmente per la posizione acquisita all'interno della stessa corte Egizia. I Faraoni, i figli degli Dei, infatti non davano udienza a chicchessia. Successivamente, quando fu messo a confronto con i maghi della corte, li superò in abilità. Ovviamente quello che per il popolino pareva magia, non doveva trattarsi di altro che delle conoscenze di cui solo gli egizi più dotti erano in possesso. E se quest'uomo superò in abilità gli altri maghi questo significava una cosa sola, ne sapeva più di loro. Dovette quindi essere molto semplice per lui mettersi alla guida di una tribù di pastori che viveva nel delta del Nilo, obbligata a trasformarsi controvoglia in muratori, prenderne il comando, portarli fuori dall'Egitto e trasformarli nel suo popolo. Era realmente un ispirato da Dio? Questo è un problema di fede. Così come è problema di fede credere o meno che abbia realmente ricevuto i dieci comandamenti direttamente da Dio sul monte Oreb, nella penisola del Sinai. Ma anche se Mosè se li fosse scolpiti da solo, chi può dire che la redazione di quelle norme, così semplici ma così esaurienti, non sia stata ispirata da Dio? E Mosè non era forse un discendente in via indiretta di Akenaton o un seguace di quella religione monoteista che il faraone aveva instaurato un secolo prima, a cui lui credeva ancora e quindi cercava di crearsi un proprio popolo che ne diventasse il seguace?

    E le tavole erano veramente due tavole con i dieci comandamenti o non era forse un'allegoria che sta ad indicare tutta la mole di leggi che Mosè diede al popolo ebraico? O forse ancora che oltre alle leggi nell'arca vi fosse conservato e celato il sapere egizio di cui Mosè era depositario? Se infatti accettiamo anche noi la teoria che Mosè fosse realmente un dotto egiziano principe o no, diventa difficile pensare che non si sia portato con sé molti papiri contenenti le fonti del suo sapere. Così come se si trattava di persona già orientata al monoteismo o che comunque voleva imporre una sua religione e una sua legge a una tribù di pastori nomadi doveva realmente creare intorno a sé un alone speciale che gli conferisse un carisma particolare. Carisma dato da una personalità eccezionale abbinata ad una altrettanto eccezionale conoscenza del sapere egizio. Conoscenza che già si conferma, almeno a livello geografico, nel guidare una moltitudine di gente per anni in zona desertica, cosa impossibile se non si sa dove approvvigionarsi d'acqua. Conoscenza che però per continuare ad essere strumento di potere non doveva essere spartita con nessuno, anzi essere tenuta rigorosamente nascosta. Nascosta in un luogo in cui gli altri avessero paura a mettere le mani. Per il popolo lui, doveva rimanere una figura di inviato da Dio. Che per chi crede si concilia benissimo con un simile personaggio. Infatti ci troviamo davanti ad una delle più grandi figure di guida e legislatore che la storia umana abbia mai visto.

    Lo stesso nome Mosè ci dice qualcosa di lui, dato i diversi significati che può assumere. Se infatti per gli egizi la radice mosis-mses, significa figlio (di solito di una divinità) in ebraico Moscè significa salvato dalle acque, ma i nomi ebraici possono venire letti anche al contrario. In tal caso Moscè diventa Escom che vuol dire il Nome (di Dio) per cui l'uomo che lo porta è un uomo che viene nel nome di Dio. Quindi ci troviamo davanti ad un personaggio che viene riconosciuto come un ispirato, infatti nel Cristianesimo Mosè e visto come una figura che anticipa il Cristo.

    Dunque questo principe egiziano, particolarmente colto e carismatico diede nella penisola del Sinai una legislazione, (descritta nel libro del Levitico nella Bibbia) completa che, come ripetutamente detto trasformò degli sbandati in un grande popolo. Intanto fece costruire l'Arca in cui chiuse i dieci comandamenti.


    Come era fatta l’Arca?

    A questo proposito la Bibbia è all'apparenza esauriente. Era una cassa di legno di acacia rivestita d’oro. Tutto il coperchio era pure in oro e raffigurava due cherubini con le ali ripiegate verso il centro dell’Arca sin quasi a toccarsi. Sicuramente l’Arca era un oggetto che presentava molte similitudini con prodotti dell’artigianato egizio. Innanzitutto i cherubini si ispiravano a divinità alate molto comuni nell’antico Egitto. Bisogna ricordare che molti sarcofagi egizi avevano ai quattro angoli raffigurazioni di divinità alate che proteggevano il defunto, così come era comune raffigurare la dea Iside con ali di falco di solito con l'immagine speculare di Nefti che con lei piangeva la morte di Osiride. Queste ali stavano a significare che la dea proteggeva quanto ricoperto dalle ali, non che la divinità fosse un essere volante. Quindi si ricorse a questi simboli per raffigurare creature superiori all’uomo che con le loro ali proteggevano il contenuto dell’Arca. Non è superfluo anche alla luce di discorsi che verranno fatti più avanti ribadire il concetto che le ali sono in senso allegorico la protezione della superficie che coprono e che per questo e solo per questo sono raffigurate. È da ritenersi che anche la tecnica per costruirla fosse simile a quella egizia per i sarcofagi e per i Tabernacoli in cui veniva posta la statua di un qualche Dio. Anche se i tabernacoli, a differenza dell’Arca, avevano l’altezza molto superiore alla lunghezza. Va sottolineato che la presenza di Dio con l’Arca non era all’interno del sacro oggetto, bensì al di sopra tra i Cherubini. Ai lati dell’Arca c’erano anche degli anelli d’oro in cui infilare dei pali di legno di acacia pure ricoperti d’oro che servivano per trasportare il sacro oggetto. Questa è una differenza sostanziale dai tabernacoli egizi che avevano pattini e venivano tirati a slitta. All’interno dell’Arca c’erano( sempre secondo la Bibbia) le tavole della legge, la verga di Aronne e una coppa che conteneva un po’ di quella manna che era servita a sfamare gli ebrei nel deserto. L’Arca fu costruita nel Sinai da Bezaeel ben Uri il cui nome significa "nell’ombra di El (Dio), il Figlio della mia Luce". Gli archeologi sono anche risaliti alle sue dimensioni. Indicativamente tra il metro e venti e il metro e trenta di lunghezza mentre l’altezza e la larghezza erano di settanta o ottanta centimetri. Teniamo presente che fu costruita secondo la Bibbia poco più di tre mesi dopo la fuga dall'Egitto. Gli ebrei, tribù di pastori, avevano imparato le lavorazioni artigiane dagli egizi, o ne erano stati sicuramente condizionati dato che questi ultimi erano i migliori artigiani dell'epoca. È quindi ragionevole pensare che fosse costruita secondo la tecnica egizia. In tal caso lo spessore del legno avrebbe dovuto essere superiore ai cinque centimetri, se non addirittura di dieci per poter reggere il peso del coperchio, chiamato Propiziatorio in oro massiccio. Ma era veramente in oro o era solo rivestito? Se fosse stato in oro massiccio avrebbe dovuto pesare almeno una tonnellata e quindi essere quasi impossibile da sollevare. Ma soffermiamoci un momento su un piccolo dettaglio. Mosè giunge al monte Oreb nel Sinai tre mesi dopo la fuga dall'Egitto. Tre è da sempre il numero perfetto. Quindi in questo periodo qualcosa al popolo è già successo anche se non sappiamo cosa. Bisogna scoprire se all’epoca di Mosè c’era già la tecnologia per fare grandi fusioni in oro. Se invece fosse stato di legno rivestito in oro avrebbe pesato solo una ventina di chili. Le tavole della legge sarebbero state su lastre di zaffiro? Qualcuno lo desume dal termine biblico sefer. Per concludere doveva trattarsi di un oggetto non particolarmente grande ma in ogni caso molto pesante che non poteva essere trasportato tanto agevolmente e comunque chi lo portava non sarebbe passato inosservato. A questo punto saltano fuori i famosi meglio famigerati poteri dell'Arca. Tutti coloro che sono a caccia di sensazioni eclatanti con cui far colpo sul popolino vi si dilungano citando in proposito tutto il citabile. Alcuni arrivano a sostenere che fosse una macchina infernale capace di distruggere eserciti, mura di fortezze, fermare le acque, causare pestilenze etc. Se questa teoria fosse esatta ci sarebbe da farsi una sola domanda, perché Mosè, figura preminente del mondo egizio non se ne servì allora per diventare Faraone e poi con tutta una serie di macchine simili non partì alla conquista di tutto il mondo? Perché si mise a capo di una tribù di semplici pastori che gli crearono più problemi di quanto non gli diedero soddisfazioni? In effetti di concreto questi poteri sono solo riusciti a far arricchire qualche conta storie.


    L’Arca è esistita davvero o è solo un simbolo?

    A questo proposito c’è la testimonianza di un addetto ai lavori: Leen Ritmayer che fu capo architetto all’epoca degli scavi sulla montagna del Tempio. Nel suo lavoro scoprì il Sancta Santorum, la stanza in cui era contenuta l’Arca e al suo interno una cripta che ha dimensioni che corrispondono a quelle che avrebbe dovuto avere l’Arca. La sua scoperta non è accettata universalmente, ma tra le varie teorie e tentativi di ricostruzione del Tempio di Salomone è di gran lunga la più accreditata e accettata. Può quindi essere la base di partenza per una ricerca seria.


    Cosa era realmente l'Arca e cosa realmente conteneva?

    Su questo argomento le interpretazioni sono le più disparate e passiamo dalle più serie alle più cialtronesche.
    Innanzitutto l'Arca è per il popolo ebraico il simbolo dell'alleanza con Dio. È anche il luogo dove Dio si manifesta. Per essere più precisi, Dio si manifesta non nell'Arca ma sopra l'Arca tra i cherubini. Lì di tanto in tanto compaiono fulmini e qualche portatore ne viene ucciso.
    Da un punto di vista esoterico, l'Arca è lo scrigno del sapere Divino, della conoscenza, della parola perduta. E chi la troverà si impossesserà di questa conoscenza.
    Da un punto di vista puramente archeologico, è un reperto particolarmente importante ed antico con una grande valenza religiosa.
    Per un predatore di antichità è un oggetto particolarmente prezioso.
    Per dei ciarlatani l'Arca è una macchina infernale dotata di energie che Mosè conosceva chissà come e perché.
    Per una corrente Ebraica l'Arca è sempre il famoso oggetto sacro, ritrovato il quale si dovrà ricostruire il terzo tempio.
    Stranamente parlando dell'Arca tutti sono più rivolti all'oggetto in sé dimenticando un dettaglio importantissimo e fondamentale: qualsiasi sia il suo contenuto, l'Arca è soprattutto e prima di tutto un contenitore. Il suo valore simbolico o venale è elevatissimo, ma l'importanza dell'Arca è data soprattutto dal suo contenuto. Quindi quando ci si chiede che cos'è l'Arca ci si deve chiedere subito dopo: che cosa contiene?
    Tranne i fanatici della macchina infernale, tutti sono concordi su una cosa l'Arca è il contenitore di un sapere elevatissimo: Divino per chi è credente, comunque iniziatico per chi vuole dargli un interpretazione di questo tipo. Sta di fatto che il sapere contenuto nell'Arca fu quello su cui Mosè si basò, per trasformare il popolo dalla dura cervice nel popolo eletto. Quindi la ricerca dell'Arca sarà archeologica da parte di coloro che ricercano il reperto, religiosa per chi crede che questo oggetto contenga le tavole dei Dieci comandamenti, esoterica per chi cerchi la parola perduta. Per chi sostiene che fosse una macchina infernale è meglio non trovarla per non essere sbugiardato.

    (continua)

    Dalla pagina Web http://oasis.fortunecity.com/acapulc...-Alleanza.html
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: L'Arca dell'Alleanza

    Da quanto l'Arca conteneva si può avere una risposta alla domanda sui suoi poteri magici e misteriosi?

    Forse, ma forse anche da come era fatta. In effetti c'è da chiedersi come mai la Bibbia si dilunghi tanto sulla descrizione di come doveva essere fatto questo "oggetto" e la descrizione non può non avere un motivo. Quale significato ha dunque la forma dell'Arca? Se si accetta e sembra indiscutibile l'influenza egizia nella costruzione, incominciamo dalle figure alate che sormontano il coperchio. La Bibbia li nomina Cherubini. Con questo nome viene identificata una delle tante categorie di angeli. Per quanto riguarda i cherubini, erano stati citati in precedenza solo una volta: sono loro infatti i guardiani del Paradiso terrestre. Quelli che impediscono agli uomini di potervi rientrare. Si tratta dunque di angeli guardiani, figure che dovrebbero mettere paura a chi li vede. Figure che hanno il compito di stare a guardia dell'Arca, ma soprattutto del suo contenuto. La figura di divinità (in senso lato) alata è comune a tutte le civiltà di quell'epoca. Compaiono frequentemente nei bassorilievi assiro babilonesi e nell'iconografia egizia.

    Ritorniamo alle tombe egizie. Potremo ricordare quanto già detto in precedenza. Ai quattro lati di molti sarcofagi, proprio sugli spigoli, sono raffigurate divinità alate con le ali spiegate, disposte a novanta gradi, in modo che le estremità di una punti all'estremità dell'altra. In questo caso, cioè sull'Arca vengono indicate solo due figure alate. Questo fa ricordare un'iconografia egizia piuttosto frequente: la rappresentazione di Iside e Nefti, poste una di fronte all'atra che piangono il comune fratello e marito Osiride. Ma al di la dei riferimenti e delle influenze delle culture contemporanee, perché si è scelto proprio quel determinato simbolo e non un altro? Perché i due cherubini si devono guardare reciprocamente e perché le ali devono arrivare vicine l'una all'altra? C'è forse una spiegazione. Un amico (Mario Ruberi) che ha studiato per molti anni i Templari, in maniera seria e non sensazionalistica, ha cerato di dare una spiegazione a questo interrogativo. L'Arca sarebbe stata costruita di legno di acacia. Rivestita all'interno e all'esterno di una superficie d'oro. L'acacia è un legno che emette una resina acida. Bene tutti sappiamo che una superficie acida tra due metalli buoni conduttori (l'oro è uno dei migliori) genera una pila elettrica. Un voltaggio anche basso avrebbe creato uno spavento terribile a popolazioni primitive e superstiziose. La scossa anche lieve sarebbe stata interpretata come la collera di Dio e sarebbe stata sufficiente a causare in molti un shock mortale. Ma se questa spiegazione può forse avere un credito, ce n'è un'altra ancora più semplice e credibile per quanto riguarda coloro che la toccavano. Se andiamo ad analizzare la maggior parte delle civiltà in cui il Divino è la regola su cui la civiltà si basa, contempla la figura del Tabù. Il nome cambia da religione a religione, ma il concetto rimane il medesimo. Il Tabù è un qualcosa di sacro accessibile solo ai sacerdoti o in certi casi, solo al Sommo Sacerdote. Proprio come per l'Arca. In tutte le religioni che lo contemplano, chiunque violi il Tabù incorrerà in una morte terribile in breve tempo, in altri casi invece, chi infranga il Tabù verrà messo a morte. In ogni caso le conseguenze sono gravissime. Coloro che hanno studiato il fenomeno, hanno potuto constatare come in molti casi, persone che abbiano violato il Tabù, che in certi casi era un oggetto banalissimo come per esempio un palo, siano morti improvvisamente solo per lo spavento e l'orrore del sacrilegio compiuto. Lo choc psicologico può essere tanto forte da diventare mortale. È quindi lecito pensare che se qualcuno morì per aver toccato l'Arca, la ragione più probabile è che il motivo sia stato la paura. Per quanto riguarda le stragi e le catastrofi che avrebbe causato, sarebbe interessante raccontare un piccolo aneddoto, svoltosi oltre tremila anni dopo. Poco più di un secolo fa un missionario italiano di cui è in corso il processo di beatificazione, il Cardinale Massaia, ebbe la sua capanna incendiata da una tribù etiopica che rifiutava la sua presenza. Il giorno stesso un fulmine bruciò le capanne di qualcuno di loro. La cosa fece si che il credito di Massaia aumentasse moltissimo in quanto si sparse la voce che era un mago potente e che si era vendicato dei suoi nemici! Cosa non possono fare le coincidenze. Per di più se Mosè aveva da nascondere dei testi preziosi, cosa probabile, quale soluzione più brillante che nasconderli nell'arca, dichiarare che chi l'avesse toccata sarebbe morto avrebbe potuto trovare?


    Quando scompare l’Arca?

    Su questo punto inizia il mistero. Prima della costruzione del Tempio l’Arca viene citata circa duecento volte. Da quando Salomone la porta nel Sancta Santorum del Tempio, viene citata pochissimo ed in modo controverso. Nel secondo libro dei re si legge che quando Sennacherib attaccò Israele, il re Ezechia si reco nel Tempio al cospetto di Dio e pregò Il Dio di Israele che risiede tra i Cherubini. Ora i Cherubini erano all’estremità dell’Arca. E come abbiamo visto la presenza di Dio era indicata sopra l’Arca tra i cherubini. Secondo alcuni sarebbe scomparsa sotto il regno di Manasse che introdusse idoli empi nel tempio. Altri non accettano questa teoria in quanto sotto il successivo regno di Giosia si dice "collocate l’Arca santa nel tempio del Signore". Per di più il secondo libro dei Maccabei dice chiaramente che Geremia sarebbe salito sul monte Nebo e avrebbe nascosto in quella zona l’Arca in una grotta di cui avrebbe fatto franare l’ingresso. In fine, Geremia all’inizio del suo libro, cioè poco prima della presa di Gerusalemme da parte del re babilonese Nabuccodonosor dice "e non si dirà più Arca del Patto del Signore! Perché non verrà più in mente, non se ne avrà ricordo, non si ricercherà e non si rifarà più. ". La profezia sembra infatti ricollegarsi perfettamente al passo del secondo libro dei Maccabei. Se infatti Geremia avesse nascosto con particolare cura l'Arca, ben poteva essere sicuro che nessuno l'avrebbe più ritrovata. Resta da chiarire se quando il profeta parla dell'Arca, si riferisce all'oggetto, al suo contenuto o al simbolo. Questo è forse l'aspetto più interessante e misterioso. Incidentalmente se si prende per veritiera questa profezia non si potrebbe ritenere che una copia l’eventuale Arca di Axum. Stranamente, coloro che ritengono che l'Arca sia finita ad Axum in quanto sottratta dal Tempio al tempo di Manasse, si basano sulla profezia di Geremia e la definiscono anteriore alla dichiarazione di Giosia di riportare l'Arca nel Tempio. Ma se per Geremia l'Arca deve scomparire, allora cosa c'è ad Axum? Ma questo lo vedremo in seguito. Tornando a Giosia, il passo delle cronache che tratta del ritorno dell'Arca, cita anche il ritrovamento del libro delle leggi di Mosè e del grande festeggiamento che si fece nella pasqua successiva. Leggiamo il passo anche in senso allegorico e simbolico. Quanto la Bibbia ci vuole dire è che sotto Giosia si ritrovarono le leggi dei padri, calpestate da Manasse e si ristabilì l'alleanza con Dio. Questo sarebbe stato impossibile se il simbolo dell'alleanza fosse scomparso. Quali festeggiamenti si sarebbero potuti fare, quale ritorno alle leggi e all'alleanza si sarebbe potuto festeggiare, se il simbolo, il sigillo, il patto fossero scomparsi. Non ci sarebbe stata costernazione perché Dio irato delle empietà di Manasse aveva fatto sparire il simbolo dell'alleanza indicando in tal modo che non voleva più considerare il popolo ebraico il suo popolo eletto? Qualcuno potrà dire che invece tutto questo fu fatto per gettare fumo negli occhi del popolino e fargli credere che l'Arca era ancora in Gerusalemme. Ma non bisogna dimenticare che il popolo ebreo era a quei tempi religiosissimo. Molto difficilmente un Re d'Israele avrebbe avuto l'ardire di fare una sceneggiata avente come oggetto il patto d'alleanza con Dio.
    Infine, quando dopo settant’anni di prigionia a Babilonia gli ebrei possono ritornare a Gerusalemme, la Bibbia dice che vengono loro restituiti tutti gli oggetti sacri presi dai babilonesi e li elenca uno per uno. L’Arca, il più sacro non compare in questa lista. Quindi o non era stata presa o era andata distrutta. Pochi accettano questa seconda tesi. La tesi più plausibile è quella di Ron Wyatt che sostiene che l’Arca sia stata nascosta durante l’assedio dei Babilonesi. In effetti l’Arca per dei conquistatori avrebbe avuto un doppio grandissimo valore. Uno economico data la quantità do oro utilizzata per costruirla, l’altro religioso e di prestigio. Se infatti l’Arca elevava gli ebrei a popolo eletto, spogliarli di un tale oggetto voleva anche dire declassarli da questo ruolo. Oltretutto i babilonesi oltre alla mentalità della deportazione dei vinti, cercavano di imporre anche la loro religione. Quindi un conquistatore avrebbe fatto l’impossibile per impossessarsene a meno che fosse atterrito dai famosi poteri magici e misteriosi di cui si diceva fosse dotata. Va notato che una volta l’Arca fu catturata dai filistei e la Bibbia lo menziona. Ma furono colpiti da tante sciagure che preferirono restituirla. Da questi si possono fare due deduzioni: primo, che se la Bibbia citò quando l’Arca fu catturata dai filistei non si vede perché avrebbe dovuto tacere una seconda cattura; secondo, che specie nei primi tempi, cioè nelle prime volte che un conquistatore espugnò Gerusalemme, ci sarebbe stato un certo timore reverenziale nei confronti di un simile oggetto. Timore che si può presumere potesse essere scemato nel corso dei secoli, ma che di certo non avrebbe lasciato andare distrutto un oggetto tanto prezioso.
    Infine se la Bibbia accetta di parlare della distruzione del Tempio non si capisce perché avrebbe dovuto tacere la distruzione dell’Arca se ciò fosse avvenuto. La descrizione degli scempi compiuti dai babilonesi è tale che non si vede perché se l’Arca fosse stata distrutta la cosa avrebbe dovuto passare sotto silenzio. Al limite si sarebbe potuto dire che era stata rapita in cielo, così come era successo ad Elia secoli prima.
    In ogni caso, dopo la distruzione del Tempio, non se ne parla più. Almeno nella Bibbia, tranne per quando verrà ricostruito il terzo tempio.


    Chi ha cercato l’Arca sino ad oggi?

    È curioso che chi ha cercato l’Arca sino ad ora siano per lo più stati dilettanti e non archeologi professionisti. Sono stati esploratori come James Bruce, che però ritenne che si trattasse di una copia, giornalisti come Graham Hancock che hanno cercato soprattutto sensazionalismo, rabbini come Shlomo Goren e Yeuhda Getz che l’hanno cercata per motivi di carattere religioso o Vendyl Jones che è un archeologo che ha lavorato sui manoscritti del mar Morto, ma che ha un’estrazione di studi di carattere principalmente religioso. Viene citato anche il professor James Strange dell’università della Florida meridionale ma non si trova nessun’argomentazione su sue ricerche in proposito. C’è poi una figura pittoresca come Ron Wyatt che dichiara di averla trovata e porta argomentazioni interessanti a sostegno delle sue teorie, ma a sentir lui avrebbe ritrovato tutto il ritrovabile, in quanto scelto da Dio per ritrovare i reperti sacri.


    Immagine tratta dal sito http://www.jerichofr.net/

    A questo punto viene spontanea una domanda. Dove si trova o meglio dove potrebbe trovarsi l’Arca dell’alleanza?

    Ci sono molte voci o meglio, dicerie che la vogliono portata dai Templari in Europa. Ma viene indicata in un numero imprecisato di città diverse. È evidente che ognuna esclude l’altra. Poi viene spontanea una domanda. Se l’Arca fosse stata trovata dai Templari e l’avessero portata in Europa e messa a disposizione della Cristianità, il loro prestigio sarebbe stato immenso e forse avrebbe risparmiato il loro massacro. Cosa che è estremamente probabile è che i Templari abbiano incontrato a Gerusalemme Lalibelà, futuro imperatore d’Etiopia che potrebbe aver parlato loro della leggenda dell’Arca ad Axum. Questo potrebbe anche spiegare la presenza di un bassorilievo sulla Cattedrale di Chartres in cui viene raffigurata la Regina di Saba e si parla dell’Arca dell’Alleanza. Per quanto riguarda i Templari, cosa da fastidio di chi di solito parla di questi cavalieri li usa come il joker a carte. Cioè si fa dire loro quanto serve ad avvalorare tesi che sono traballanti e prive di fondamento. Che i Templari abbiano cercato l'Arca a Gerusalemme è molto probabile. Tuttavia non ci sono prove che l'abbiano trovata. Ma se riflettiamo su di loro c'è da porsi una domanda che valore aveva l'Arca per i Templari? È noto che i Templari disprezzassero la croce, in quanto oggetto con cui fu torturato il figlio di Dio. Questa loro interpretazione fu uno dei capi d'accusa contro di loro. Non erano gente da valutare una cosa per il suo aspetto esteriore. Per loro valevano i simboli e le allegorie. Anche il fatto che fossero nove e che fossero rimasti soli per nove anni è interpretato dagli esperti seri come un simbolo. Cosa potevano quindi cercare nell'Arca? Non certo l'oggetto se pure prezioso. Cercavano il contenuto. La parola perduta, il sapere egizio o l'ispirazione Divina che avevano illuminato Mosè. Quindi se trovarono l'Arca come è possibile, con ogni probabilità l'aprirono e ne lessero il contenuto. Di certo stupisce come questi cavalieri divennero di colpo potentissimi e ricchissimi, conoscitori di un sapere che gli altri ordini cavallereschi che pure soggiornarono a lungo in terra santa ignoravano. Furono loro che fecero costruire le cattedrali gotiche che proliferarono a dismisura in un tempo brevissimo pur essendo l'espressione di un'architettura rivoluzionaria. Architettura rivoluzionaria che trovò di colpo architetti scultori, falegnami, capomastri in grado di recepirla e applicarla. Tutto questo fu il frutto di letture di un sapere antico nascosto nell'Arca? Dirlo sarebbe un magnifico lavoro di fantasia che esula da una ricerca seria. Sta di fatto che se l'avessero trovata, non avevano nessun bisogno di spostarla da dov'era. Il farlo avrebbe solo potuto dare nell'occhio e attirare su di loro attenzioni non volute. Intanto una volta conosciutone il contenuto l'Arca diventava una cosa inutile e forse pericolosa. Era meglio lasciarla dov'era e dove forse è sempre rimasta.
    Oltre a quanto esposto c’è la teoria del film di Indiana Jones che attribuirebbe al faraone Shishak il saccheggio dell’Arca che sarebbe quindi stata portata in Egitto. Di questo non ci sono però prove. Intanto nella raffigurazione del trionfo di Shishak l’Arca non appare, ma questo non sarebbe totalmente probatorio in quanto il dipinto è alquanto rovinato. L’argomento più forte che confuta questa tesi è che successivamente l’Arca è ancora citata. Se ne parla al tempo di Ezechia poi di Giosia e viene citata a proposito di Geremia.
    Un'altra teoria è quella dei rabbini Shlomo Goren e Yehuda Getz oggi defunti che scavarono sotto il Tempio pensando che l’Arca potesse essere nascosta in una cripta segreta. Purtroppo, dato che la montagna del tempio fu da Mosè Dajan lasciata sotto la sovranità del Wakf: il Concilio Supremo Mussulmano. Questi ad un certo punto impedirono la prosecuzione degli scavi. È una teoria tra le più plausibili per un motivo semplice ed ovvio. Salomone era troppo saggio e scaltro per non prevedere la possibilità di dover nascondere l’Arca anche in condizioni di emergenza e in tempi estremamente rapidi. Niente di più sicuro, rapido e riservato che un rifugio segreto nelle viscere del tempio. Potrebbe anche essere stato Ezechia che in previsione di un attacco di Sennacherib fece scavare una galleria sotterranea di più di cinquecento metri per aumentare le riserve idriche della città e costruì molte fortificazioni.
    Purtroppo almeno per ora questi scavi non possono proseguire. Infatti il monte del tempio è per i mussulmani il terzo luogo sacro per importanza. e quindi anche uno scavo sotterraneo ne sarebbe una profanazione. Inoltre il ritrovamento dell’Arca, almeno per alcuni sarebbe il momento per la ricostruzione del terzo tempio. Questo potrebbe causare la distruzione degli edifici sacri per l’Islam e potrebbe dare luogo ad una guerra santa. È da sottolineare che per i rabbini da un punto di vista religioso, lo spazio del Sancta Santorum santifica anche il territorio sottostante. La loro teoria è basata più sul talmud che sulla Bibbia. Molti ebrei ortodossi credono che l’Arca sia sotto le viscere del Tempio. Questa teoria sarebbe conciliabile con l'ipotesi che i templari abbiano trovato l'arca, perché la cercarono negli stessi posti. Inoltre ci sarebbe un dettagli di cui nessuno parla ma potrebbe avere un significato. Se infatti il secondo tempio fu ricostruito sulle rovine del primo, e il Sancta Santorum del secondo coincidesse come posizione con quella del primo, si spiegherebbero molte cose. Infatti il primo tempio era stato costruito come contenitore dell'Arca. Persa l'Arca non ci sarebbe più stato bisogno di un secondo tempio. Invece questo viene ricostruito proprio sulle rovine del precedente. Forse perché l'Arca era rimasta sempre al suo posto, sotto il Sancta Santorum? Ci si potrebbe chiedere perché non sarebbe stata portata dentro il Tempio, ma sarebbe stata lasciata in un nascondiglio sotterraneo. Ma la risposta è semplice. Il regno di Giuda non era più uno stato indipendente. Era una provincia dell'impero persiano, Ciro era stato molto magnanimo, ma non si poteva sapere come si sarebbero comportati i suoi successori. Lasciarla in un nascondiglio sicuro poteva rivelarsi cosa saggia. Tutto questo naturalmente è un'ipotesi. Intervista a Shlomo Goren e Dan Bahat massimo archeologo israeliano che ha collaborato allo scavo della galleria e che è il più autorevole esperto in materia di quanto ci sia sul monte del tempio.
    C’è poi la teoria di Ron Wyatt che giura di aver trovato l’Arca sotto il Calvario, proprio sotto il punto esatto in cui sarebbe stata la croce di Cristo, tanto che il Suo sangue sarebbe colato sull’Arca.
    Se seguiamo le indicazioni del secondo libro dei Maccabei, che per i cattolici non è affatto apocrifo, Geremia avrebbe nascosto l’Arca in una caverna sul monte Nebo, ma sia perché il mondo anglosassone considera apocrifo questo libro, sia perché in questo caso sarebbe come cercare un ago in un pagliaio, in questa direzione non si è approdati a niente. Infine molti, tra cui proprio Wyatt, fanno rilevare un dettaglio piccolo ma reale. Il passo dei Maccabei dice che Geremia salì sul monte da cui Mosè vide l'eredità del Signore e trovò una grotta nascosta. Questo non sta a significare necessariamente che la grotta fosse sul monte Nebo, ma semplicemente che dal Nebo si poteva vedere la grotta. È un'interpretazione che ha la sua validità e che potrebbe forse in futuro trovare una clamorosa conferma.
    All’inizio del secolo un certo Frutterer scavò su monte Nebo. Ad un certo punto si trovò davanti ad un muro su cui c’era un’antica iscrizione. Non provò ad abbattere il muro, ma fece decifrare l’iscrizione. Pare che il decifratore dicesse che l’iscrizione indicava: Qui giace l’Arca d’oro dell’Alleanza. È curioso che non si seppe mai chi fosse stato a decifrare questa iscrizione e che Frutterer se ne tornò in America senza più passare dal monte Nebo.
    Chi seguì ancora questa traccia fu un certo Tom Croster che a sentir lui avrebbe trovato l’Arca sul monte Pisgah vicino al Nebo. Avrebbe fatto anche delle foto che però non hanno convinto molti di coloro che le hanno viste
    È interessante rilevare che nel 1648 un rabbino di nome Naftali Hertz pubblicò un libro Emek Ha Melek in cui si dice che cinque uomini saggi fecero un elenco degli oggetti sacri che furono nascosti da Geremia. Tra questi è indicata l’Arca. Secondo costoro sarebbe stata nascosta in una grotta con due colonne all'ingresso, si tratterebbe della grotta delle colonne
    Anche secondo Vendyl Jones, l'Arca potrebbe invece essere sul lato del Mar morto opposto al monte Nebo, cioè nella zona di Qumram dove furono trovati i famosi manoscritti. Le sue ricerche proseguono proprio nella grotta delle colonne, ben visibile dal Nebo e in cui sono già stati trovati due degli oggetti descritti nel libro citato al punto precedente.
    Vi è poi la teoria che l’Arca sia ad Axum in Etiopia nella chiesa di Santa Maria di Sion. La tradizione che l’Arca potesse essere in Etiopia è antichissima e trova non pochi indizi a suo favore. In primis la presenza in Etiopia dei Falascià, gli ebrei neri che erano stanziati da tempo immemorabile sul lago Tana e nelle regioni limitrofe. Secondo, in tutte le chiese d’Etiopia c’è una copia dell’Arca o delle tavole della legge. Terzo, la festa dell’Arca, il Timkat in cui si rievoca appunto l'ingresso dell'Arca in Gerusalemme, preceduta da Davide che danzava e suonava la lira è la più importante di tutto il calendario etiopico. Ultimo ma non per importanza, secondo il Kabra Nagast, il poema epico etiopico la regina di Saba, andò da Axum a conoscere Salomone da cui avrebbe avuto un figlio, chiamato Menelik, che vuol dire figlio dell’uomo saggio. Questi quando compì i vent’anni si recò a conoscere suo padre e nel viaggio di ritorno fu accompagnato da molti figli dei maggiorenti di Israele. Uno di questi trafugò l’Arca e la portò ad Axum. Però ai tempi di Salomone forse Axum non era ancora stata fondata. È qui che si crea la discrepanza tra la leggenda e la realtà. Per dare credito a questa teoria, bisogna perciò trovare una spiegazione ai movimenti dell'Arca prima della fondazione di Axum. È impossibile che sia stata trafugata ai tempi di Salomone e sostituita con una copia. Una copia si poteva dare solo a chi non avesse visto l'originale. Ma l'originale lo vedeva solo il sommo sacerdote che invece avrebbe riconosciuto a prima vista una copia. Sarebbe molto più facile pensare ad una copia sbolognata dai sacerdoti a chi cercava di impadronirsi dell'originale. Questi infatti non poteva avere un riscontro. Ma torniamo allora a quando sarebbe potuta scomparire da Gerusalemme. E quale percorso avrebbe potuto seguire per arrivare in Etiopia. È buffo vedere che chi si ostina a sostenere che l'Arca sia quella di Axum si ostini anche a dichiarare che sia scomparsa sotto il regno di Manasse. Dopo il regno di Manasse sarebbe stata portata prima sull’isola Elefantina dove era insediata una comunità ebraica e c’era un tempio simile a quello di Gerusalemme. Successivamente questi ebrei sarebbero emigrati nella regione del lago Tana dove comparvero misteriosamente i falascià, gli ebrei dì Etiopia. In effetti i Falascià sostengono che l’Arca rimase per molto tempo su un’isola sul lago Tana poi fu portata ad Axum dal re Ezana, che si era convertito al cristianesimo. La chiesa che contiene l’Arca non è la prima a portare questo nome, una infatti fu distrutta dagli arabi di Mohamed Gragn, nel 1500, però secondo la tradizione etiopica l’Arca era già stata portata in salvo su un’isola del lago Zwai nell’interno dell’Etiopia al sicuro. Quando nel settecento James Bruce si recò in Etiopia, vi rimase per cinque anni e studiò tutto quello che gli capitò sotto mano, sino alle più insignificanti anse dei torrenti. Sempre i soliti bene informati sostengono che si recò in Etiopia per rubare l'Arca. Argomento risibile se si pensa che rimase in Etiopia per cinque anni e si fermò ad Axum solo due giorni. Se prima dava credito alla teoria che l'Arca fosse ad Axum, quando ci giunse dichiarò che la chiesa era brutta e piena di escrementi di piccione, e diede poco peso alla teoria dell'Arca, che liquidò dicendo che era una copia. Se riflettiamo, Bruce, che era massone può aver cercato l'Arca in Etiopia, ma non per l'oggetto in sé ma perché anche lui, come i Templari, cercava la verità che l'oggetto conteneva. La parola perduta che è alla base della ricerca massonica. Quando si trovò davanti all'Arca si rese conto che era una copia e non solo non diede peso all'oggetto, ma nemmeno alla cerimonia del Timkat, tanto importante per gli Etiopici.
    Ma si può dire che l'Arca di Axum è una copia? Oggi la risposta è si l'Arca di Axum non è l'Arca dell'Alleanza. È sicuramente un oggetto molto antico ma con ogni possibilità un sarcofago Egizio che si è rovinato nel trasporto. Infatti qualche anno fa un italiano entrò nella chiesa di Santa Maria di Sion e fotografò l'oggetto di cui si discute tanto. Dalle foto si vede un coperchio d'oro e due figure alate molto piccole sugli spigoli dello stesso lato corto. Le ali delle due figure sono disposte a novanta gradi. È quindi una struttura completamente asimmetrica cosa assolutamente inusuale nell'architettura antica. Oggetti simili non esistono né nell'artigianato egizio, né in quello ebraico né assiro babilonese. Quale è dunque l'origine di questo oggetto? Con ogni possibilità si tratta di un sarcofago egizio che originariamente era sormontato da quattro figure alate, che in questi casi erano proprio come quelle dell'Arca di Axum, e che nei vari trasporti o movimenti ne ha per motivi ignoti perse due. La scoperta è di enorme importanza perché se non altro ci consente di scoprire finalmente cosa c'è nella chiesa di santa Maria di Sion in Etiopia. Si è scoperto che l'Arca dell'Alleanza continua a mantenere il suo segreto.

    Dalla pagina Web http://oasis.fortunecity.com/acapulc...-Alleanza.html
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #3
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    Dal patriarca etiope un annuncio choc:
    «Le tavole della legge di Mosè esistono»

    È di una decina di giorni fa la notizia secondo cui presto il mondo potrebbe ammirare la mitica Arca dell'Alleanza descritta nella Bibbia come il contenitore in legno e oro delle Tavole della Legge che Dio consegnò a Mosè e al centro, nei secoli, di ricerche e studi.

    Lo ha annunciato, in un'intervista video all'Adnkronos, il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos, arrivato in Italia per il «G8 delle Religioni». «L'Arca dell'Alleanza - spiegava Pauolos - si trova in Etiopia da molti secoli. Come patriarca l'ho vista con i miei occhi e soltanto poche persone molto qualificate hanno potuto fare altrettanto, finora». Secondo il patriarca è custodita in una chiesa, ma per difendere quella autentica, una copia del simbolo religioso è stata collocata in ogni chiesa del Paese. Secondo alcuni studi l'Arca venne trafugata da Gerusalemme dal figlio di re Salomone e portata ad Axum, considerata la Gerusalemme d'Etiopia. E proprio ad Axum sorgerà il Museo chiamato a ospitare l'Arca, il cui progetto è stato finanziato dalla Fondazione del principe, erede designato al trono da Haile Selassie poco prima di morire, Crhijecllu, acronimo delle iniziali dei nomi dei figli del principe: Christian, Jessica, Clarissa, Lucrezia.

    L’Arca dell'Alleanza sarebbe capace, secondo la leggenda, di sprigionare lampi di luce divini e folgori in grado di incenerire chiunque ne fosse colpito.

    Da Il Giornale di oggi

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  4. #4
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    È di una decina di giorni fa la notizia secondo cui presto il mondo potrebbe ammirare la mitica Arca dell'Alleanza descritta nella Bibbia come il contenitore in legno e oro delle Tavole della Legge che Dio consegnò a Mosè e al centro, nei secoli, di ricerche e studi.
    ETIOPIA: NON SARA' MOSTRATA L'ARCA

    (ANSA) - ADDIS ABEBA, 30 GIU - La biblica Arca dell' Alleanza, dove Mose' avrebbe rinchiuso le tavole dei Dieci Comandamenti non sara' mostrata al mondo.Lo ha precisato il patriarca ortodosso d'Etiopia, Abune Paulos, affermando di voler smentire quanto affermato da alcuni media italiani. L'arca con le tavole dei Comandamenti consegnati da Dio a Mose' sul Monte Sinai, e' custodita dalla Chiesta ortodossa d'Etiopia.
    L'Arca, secondo alcune leggende, e' nascosta agli sguardi in Etiopia dal 642 avanti Cristo.

    Ansa, 2009-06-30 23:01

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  5. #5
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    Predefinito Rif: L'Arca dell'Alleanza

    L'ARCA DELL'ALLEANZA

    L'Arca perduta

    L 'uomo paludato come un antico sacerdote ebraico solleva lentamente il coperchio di una piccola cassa dorata. Trepidante, scruta nel suo interno polveroso. Per qualche istante il sacerdote appare deluso, poi qualcosa sembra prendere vita: dapprima sono scintille, lampi di luce accompagnati da un suono sinistro che aumenta di intensità. Quindi una sorta di nebbia, che presto assume i connotati di uno spettro mostruoso, e gli si avventa addosso con una violenza che nessun essere umano è in grado di sopportare. La testa del sacerdote esplode; una colonna di luce si sprigiona dall'antico contenitore e raggiunge le nubi.

    Senz'altro avrete riconosciuto le scene finali de I predatori dell' Arca Perduta , il film di Lucas e Spielberg che nel 1981 ha lanciato a livello popolare la figura dell'archeologo-avventuriero e che ha suscitato un ondata di curiosità nei confronti dell' Arca dell'Alleanza. Di cosa si tratta? Ce ne parla per la prima volta la Bibbia nel libro dell' Esodo . Dopo aver ricevuto le tavole della legge (il segno dell'Alleanza, appunto, tra Dio e il suo Popolo), Mosé le fa chiudere nell' Aron haerit (l'Arca), una sorta di scatola così descritta:
    (...) di legno d'acacia, lunga due cubiti e mezzo, larga e alta un cubito e mezzo (circa cm. 125 x 75 x 75). La ricoprì d'oro puro di dentro e di fuori, e le fece intorno una corona d' oro. Le fece quattro anelli di oro fuso ai quattro suoi piedi (...); prese poi due stanghe di legno e le fece passare negli anelli ai lati dell'Arca per poterla portare.
    Fece pure il propiziatorio (una sorta di coperchio) d'oro puro; fece inoltre due cherubini d'oro battuto con le ali aperte in alto e con le loro facce rivolte l'una verso l'altra sopra il propiziatorio (c'è da notare che i cherubini biblici non hanno nulla a che vedere con i putti grassottelli inventati dai pittori del Rinascimento: si tratta di creature alate con il corpo da leone e il volto di sfinge).

    L' Arca aveva davvero poteri sprannaturali, come nel film? La Bibbia parla di uomini fulminati dal Signore per averla toccata, e le attribuisce altri sinistri prodigi. Si tratta, probabilmente, di invenzioni letterarie atte a dimostrare la potenza di Dio, ma qualche accanito seguace dell' ipotesi extraterrestre sostiene che l'Arca dell'Alleanza era in realtà un potente accumulatore elettrico, costruito in base a certe conoscenze segrete, il quale emetteva scariche mortali.


    L' Arca ritrovata

    Perché l'Arca é Perduta ? Perchè nessuno sa che fine abbia fatto. La Bibbia afferma che era custodita nel Nerib (o Santissimo , o Sancta sanctorum), il luogo più riposto e segreto del tempio di Gerusalemme, in una sorta di cubo di nove metri per nove sorvegliato dai soliti due cherubini, ma poi se ne perdono le tracce. Qui di seguito troverete alcune ipotesi sulla sua possibile dislocazione attuale.


    L'Arca si trova in Egitto

    Nel Secondo Libro delle Cronache si legge testualmente:
    L' anno quinto del regno di Roboamo (925 a.C.) Sesac, Re d'Egitto (Soshenq I, della XIII Dinastia) marciò contro Gerusalemme (...) e portò via i tesori del tempio del Signore. Portò via ogni cosa, anche gli scudi d'oro lasciati da Salomone.
    In quell' "ogni cosa" poteva esserci dunque anche l'Arca dell'Alleanza. L'allora capitale d'Egitto era Bubasti, sul delta del Nilo, accanto a cui sorgeva Tanis, ove Lucas ha ambientato il ritrovamento dell'Arca.


    Immagine tratta dal sito JOHN ZEHWYN

    L'Arca si trova in Palestina

    Questa volta è Gioas, Re d'Israele, a distruggere nuovamente il Tempio di Gerusalemme, tra il 797 e il 767 a.C. Il Secondo libro dei Re dice:
    Prese tutto l' oro, l' argento e tutti gli oggetti che si trovavano nel tempio del Signore e se ne tornò a Samaria (nell'odierna Palestina).
    Se, per caso il faraone Soshenq non fosse riuscito a trovare l' Arca, potrebbe averlo fatto successivamente Re Gioas.


    L'Arca si trova in Babilonia

    A detta del Secondo Libro delle Cronache , nel 621 a.C. l'Arca (o una sua esatta copia) esisteva ancora: vi sta infatti scritto:
    Poi Giosia disse ai Leviti: "Collocate l'Arca Santa nel Tempio del Signore che edificò Salomone".
    Quando, tra il 587 e il 585 a.C., Nabucodonosor, re dei Caldei e dei Babilonesi, conquistò Gerusalemme dopo un assedio durato 18 mesi, egli portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio del Signore .


    L'Arca é sepolta nel deserto del Sinai

    È un'ipotesi degli archeologi Emmanuel Anati e Flavio Barbero, secondo i quali Mosé (un iniziato del culto di Akhnaton, perseguitato dai sacerdoti di Amon) avrebbe prelevato l'Arca - un potente oggetto magico custodito in Egitto fin dalla notte dei tempi - da un tempio egizio, e l'avrebbe portata con sé durante l'Esodo. Per proteggerla, l'avrebbe sostituita con una copia e avrebbe nascosto l originale, insieme ad altri tesori del popolo ebraico, nelle viscere del monte Har Karkom, ove si troverebbe tuttora.


    L'Arca si trova in Francia

    Le sue collocazioni probabili sono due: da qualche parte nei pressi dei Pirenei, dove sarebbe stata portata dai Visigoti insieme ad altri tesori catturati durante il sacco di Roma (i romani l'avrebbero infatti a loro volta prelevata durante il sacco del tempio di Gerusalemme), oppure nella cattedrale gotica di Chartres. Ve l'avrebbero portata i templari dopo averla recuperata nei sotterranei del tempio di Gerusalemme e ora sarebbe murata in una cripta segreta; quando qualcuno la scoprirà - racconta la leggenda - l'edificio crollerà come un castello di carte.


    L'Arca si trova in una banca svizzera

    Il defunto Hailè Selassié, ex Negus di Etiopia, affermava di essere discendente della regina di Saba, un regno nei dintorni dell'attuale Yemen. La famosa regina (di cui sono noti i rapporti con Salomone, l'edificatore del tempio di Gerusalemme) avrebbe avuto in dono l'Arca dell'Alleanza, che, sempre secondo Hailè Selassié , faceva parte del suo tesoro imperiale. In tal caso il luogo più probabile ove ora potrebbe trovarsi sono i capaci forzieri di una banca svizzera, ove l'ex Negus ha nascosto le sue ricchezze prima di lasciare il paese.


    L'Arca si trova in una cripta sotterranea in Etiopia

    Nel marzo 1992 la stampa ha dato ampio risalto alla notizia del ritrovamento dell'Arca. Nel volume The Sign and the Seal ("Il segno e il sigillo"), l'inglese Graham Hancock sostiene che l'Arca - già parte del tesoro di Hailè Selassié - si trova ora in una cripta sotterranea custodita da una misteriosa confraternita. Dobbiamo fidarci ciecamente della sua parola: infatti i custodi non permettono a nessuno di vederla.

    Dal sito http://www.angelfire.com/ab/Regno/Atrio.html
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-01-10 alle 23:32
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  6. #6
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    Predefinito Rif: L'Arca dell'Alleanza

    L'Arca si trova in una banca svizzera

    Il defunto Hailè Selassié, ex Negus di Etiopia, affermava di essere discendente della regina di Saba, un regno nei dintorni dell'attuale Yemen. La famosa regina (di cui sono noti i rapporti con Salomone, l'edificatore del tempio di Gerusalemme) avrebbe avuto in dono l'Arca dell'Alleanza, che, sempre secondo Hailè Selassié , faceva parte del suo tesoro imperiale. In tal caso il luogo più probabile ove ora potrebbe trovarsi sono i capaci forzieri di una banca svizzera, ove l'ex Negus ha nascosto le sue ricchezze prima di lasciare il paese.
    Ma pure quella? ostridicolo:
    Non è che in qualche cassetta c'è pure il Sacro Graal? ostridicolo:

  7. #7
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    Predefinito Rif: L'Arca dell'Alleanza

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    Ma pure quella? ostridicolo:
    Non è che in qualche cassetta c'è pure il Sacro Graal? ostridicolo:


    Anche quello, dici? Ottima ipotesi... i banchieri svizzeri ne sanno una più del diavolo... hefico:
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 20-01-10 alle 02:20
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

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