L'Arca dell'Alleanza. Dove si trova?
di Francesco Cordero di Pamparato
Cosa è l’Arca?
L’Arca dell’Alleanza è uno degli oggetti più antichi di cui si tramandi la storia. Ma non è solo questo. L’Arca è anche uno degli oggetti più sacri per due religioni: la Cristiana e l’Ebraica. Per l’ebraica soprattutto l’Arca, dato che contiene le tavole della legge, è da un lato la prova dell’intervento Divino nella storia umana, dall’altro è l'elemento che fa assurgere il popolo ebraico a popolo eletto. È sull’Arca, tra i cherubini, che aleggia la presenza divina. Sembra un caso, ma è con la comparsa dell'Arca che una banda di poveri pastori sbandati diventa il popolo eletto che è tuttora vivo e vitale mentre i popoli più potenti della storia sono nati cresciuti e decaduti sotto i loro occhi. Per di più quando l’Arca scompare, il popolo ebraico viene sottomesso dai babilonesi e portato in cattività a Babilonia. Per alcuni addirittura l’Arca è la copia del trono di Dio e tornerà sulla terra al momento in cui dovrà sorgere il terzo Tempio. Tempio che dovrà sorgere sulle rovine dei due precedenti. L’Arca sarebbe anche dotata di energie misteriose. Sarebbe stata lei a fare crollare le mura di Gerico, così che se fosse stata toccata da chi non ne fosse esplicitamente autorizzato, questi sarebbe morto. Solo il Sommo sacerdote poteva accedere alla presenza dell’Arca e solo una volta all’anno in occasione della festa del Yom Kippur o della purificazione per sacrificare alla sua presenza. Per quanto riguarda i poteri misteriosi dell’Arca c’è da fare delle precisazioni. Già a quei tempi per esempio era in uso scavare gallerie sino a sotto le mura di una città nemica. All’interno dello scavo porre dei pali di sostegno che venivano tolti ad un segnale convenuto.
Se guardiamo le mura di Gerico crollarono al suono delle trombe. Keller, però ne "La Bibbia aveva ragione" sostiene che Gerico era disabitata al momento dell’arrivo di Giosuè. Ma se dell'Arca tutti quelli che se ne interessano ad un primo livello, o ciarlatani che se ne accostano per fare sensazionalismo di cassetta sono attratti soprattutto dai misteriosi poteri, chi la cerca seriamente è attratto anche dagli aspetti simbolici, allegorici ed esoterici. Infatti come abbiamo detto, l'Arca è il sigillo del patto di alleanza tra Dio e il Suo popolo: se crediamo alla Bibbia le tavole furono scritte dalla Mano di Dio. Sarebbe quindi una reliquia particolarmente sacra e molti lo cerarono per questo aspetto. Cosa succederebbe se venisse trovata e si trovassero anche le tavole e si scoprisse che quanto vi è scritto fu inciso a fuoco e da una mano che non era umana? Quali risvolti potrebbe avere una simile scoperta? Non trascuriamo anche che se nell'Arca c'è un messaggio divino, un messaggio che ha storicamente fatto fare un salto di qualità al popolo ebraico, significa che l'Arca contiene molte importanti verità divine, è lo scrigno della sapienza Divina, affidata ad un uomo particolarmente preparata per poterla ricevere degnamente e farne il giusto uso. Uomo che magari sempre su ispirazione celeste, vi ha aggiunto tutto un sapere di cui era già a conoscenza. Difatti non viene scelto per guidare il popolo di Dio un pastorello qualsiasi, come fu scelto invece per battere il gigante Golia e diventare uno dei più grandi re di Israele il giovane Davide. Il prescelto in questo caso, è uno degli uomini più importanti della nazione più potente del tempo: Mosè principe egizio
Ambiente in cui nascono sia l'Arca che Mosè.
Per cercare di capire sia chi poteva essere Mosè, l'uomo che creò il popolo ebreo, che l'Arca, sigillo dell'alleanza tra il popolo eletto e Dio, bisogna cercare di capire qual è il contesto in cui vivevano sia l'uomo che formò il popolo ebraico sia il popolo stesso. Infatti siamo in Egitto, la nazione più civile ed evoluta del tempo. È la nazione che ha già prodotto le piramidi, sa come mummificare i cadaveri e ha una struttura organizzativa di prim'ordine in tutti i campi. Si è fantasticato molto, troppo su come siano state costruite le piramidi, ma tutti coloro che hanno voluto fare senzazionalismo in questo campo, non si sono mai soffermati su due punti molto più importanti. Uno che per costruire una piramide ci dev'essere a monte una formidabile preparazione in campo ingenieristico. Imbarcarsi a costruire delle strutture così grandi e pesanti senza essere capaci di svolgere i complessi calcoli di costruzione, valutare la consistenza del terreno e tutti i problemi annessi sarebbe stata follia. In secondo luogo, per costruire praticamente quelle e le altre costruzioni egizie occorreva disporre di strumenti di misura particolarmente esatti. Goniometri o altri strumenti che avessero avuto delle imprecisioni anche minime avrebbero portato a costruzione storte o comunque instabili. L'organizzazione sociale doveva essere avanzata: gli studi più moderni dimostrano che in Egitto la schiavitù era praticamente inesistente. D'altra parte se si calcola che la grande piramide abbia impiegato centomila persone per vent'anni si possono trarre alcune conclusioni: che il personale che vi lavorava era trattato sufficientemente bene. È impensabile concentrare insieme una moltitudine simile con la forza e le angherie. Sarebbe stato impossibile fronteggiare il malcontento che sarebbe scoppiato davanti ad una massa così grande di persone. Inoltre un curioso documento egizio è un "papiro di sciopero" in cui gli operai di una grande costruzione si lamentano con il faraone per il vitto, lamentela che fu accolta e soddisfatta. Secondo punto è che per rifornire di cibo e di acqua un numero così elevato di persone, (rifornimenti indispensabili per gente che svolgeva un lavoro di sforzo fisico notevole in un clima caldo) occorreva un'organizzazione logistica di prim'ordine come molti popoli non hanno ancora oggi. Con questo non si vuole porre l'accento solo sulle costruzioni, anzi si vuole evidenziare l'aspetto organizzativo e la condizione di vita sostanzialmente buona del popolo, in cui a differenza dei romani e dei greci non c'era la schiavitù. Fu Erodoto, che abituato al metro greco, nella sua descrizione dell'Egitto distorse molti degli usi e costumi di questo popolo, interpretandoli a propria misura. Infatti in Grecia la schiavitù c'era e come. I filosofi greci arrivarono addirittura a dire che la schiavitù c'era per diritto naturale. Gli egizi su questo punto, già molto prima erano socialmente più avanzati. Un altro punto da sottolineare è l'elevata spiritualità della religione egizia. Qui le divinità sono molto più spirituali e anzi, molti sostengono che le divinità egizie siano spiriti e non antropomorfe, che l'aspetto antropomorfo venga assunto per farsi riconoscere dagli esseri umani, che non sono in grado di vedere o concepire un puro spirito. Anche qui siamo davanti ad una concezione molto più moderna ed evoluta delle divinità greche che con l'occhio d'oggi sembrano un'accozzaglia di teppisti che vivono non in un paradiso, ma in un bordello. Quindi sia il popolo ebraico, che Mosè vivono in una realtà o contesto molto più evoluti di quelli del resto del mondo a loro contemporanei. Allora perché l'esodo? Qual è la vera ragione di questa migrazione da un paese dove le condizioni di vita sono buone, la terra, soprattutto sul delta del Nilo dove questa tribù viveva era particolarmente fertile. Non era certo né il clima politico ostile né rischi di carestia, ne rischi di guerre a spingere una massa di persone a migrare da una terra dove molti invece giungevano da tutte le parti attratti da condizioni di vita migliori che da ogni altra parte. Forse il vero motivo va ricercato nella figura di Mosè, sicuramente uno dei più grandi condottieri, trascinatori di popoli e legislatori che la storia abbia conosciuto. Com'è possibile che un uomo solo sia eccelso in così tanti campi contemporaneamente?
Chi era Mosè?
L'Arca quest'oggetto che è sempre stato avvolto del mistero fu dato da Javè a Mosè, colui che portò trasformò questo manipolo di sbandati nel popolo eletto. Ma chi era costui? Un ispirato da Dio? Un capopopolo particolarmente scaltro? Un mago, un sacerdote o cosa?
Il primo ad avanzare l'idea oggi quasi universalmente accettata che Mosè non fosse ebreo ma egiziano fu Freud. Il padre della psicoanalisi infatti inizia con un'osservazione semplice ma particolarmente acuta: se si accetta la radice ebraica che darebbe al nome Mosè il significato di salvato dalle acque, bisognerebbe però spiegare come una principessa egiziana abbia usato invece della propria la lingua di una tribù allora di importanza marginale nell'impero Egiziano. Questo quando la radice mosis mses mes è presente in moltissimi nomi egizi e significa figlio o protetto così che Tutmosis è il figlio del Dio Tut, Ramses è il figlio di Ra, ecc.
È da segnalare che il monoteismo con un Dio puro spirito, proclamato da Mosè, non era cosa nuova per gli egizi. Circa cent'anni prima di lui il Faraone Amenofi IV, marito della bellissima Nefertiti, cambia il proprio nome in Aken-Aton e promulga una religione monoteista di cui la Divinità unica sarebbe appunto stata Aton. È importante sottolineare come questa divinità non fosse antropomorfa. È vero che voleva indicare il sole, ma il sole sta ad indicare la luce, luce che in chiave simbolica non è luce fisica, bensì luce spirituale che, oltre a dare benessere con il calore, illumina la mente e l'anima dei fedeli. Era un essere di puro spirito, così come anche le altre divinità dell'Olimpo egizio non erano mai state antropomorfe, bensì spiriti. Le forme che prendevano non erano le loro abituali. Solo per comparire agli uomini, che non possono vedere gli spiriti, prendevano un corpo e una fisionomia specifici, per farsi riconoscere. Per taluni non erano che diverse manifestazioni o attributi della stessa divinità. Per essere più chiari basti pensare alle raffigurazioni cristiane dello Spirito Santo che compare sotto forma di colomba. Nessun cristiano per questo è mai stato un adoratore di colombi! Ma tornando al Faraone Akenaton, questi muore in circostanze misteriose. Non lascia figli e dopo di lui rimane per poco sul trono il famoso Tutankamon, l'unico di cui ci sia pervenuta intatta la tomba. Subentreranno quindi i ramessidi e dopo di loro un Faraone che si dimostrerà ostile alle popolazioni immigrate. È in questo periodo, tra il regno di Ramsete II e questo faraone che compare Mosè. La Bibbia ci dice che era figlio adottivo di una principessa. Il nome Mosè infatti per gli egizi avrebbe potuto essere composto dalla radice Mosis o Mses, che significava figlio di.
Molti Faraoni avevano il nome composto da questa radice, vedi i Tut-mosis, Ra-mses che significano ispettivamente figlio di Tut o figlio di Ra. Sarebbe stato quindi un uomo iniziato, iniziato non a cose magiche, ma alle avanzate conoscenze mediche, architettoniche, legislative del mondo egizio. Ma torniamo al nostro personaggio, Mosè era dunque un uomo dotato di una cultura decisamente superiore alla media persino per un popolo civilissimo come quello egizio. Anche la Bibbia ci dice che quando decide di prendere la guida di un suo popolo, quest'uomo viene ricevuto dal Faraone con cui tratta con una posizione forte. Forte non perché a capo di un popolo che per gli egizi è tanto importante da non essere mai menzionato, ma molto probabilmente per la posizione acquisita all'interno della stessa corte Egizia. I Faraoni, i figli degli Dei, infatti non davano udienza a chicchessia. Successivamente, quando fu messo a confronto con i maghi della corte, li superò in abilità. Ovviamente quello che per il popolino pareva magia, non doveva trattarsi di altro che delle conoscenze di cui solo gli egizi più dotti erano in possesso. E se quest'uomo superò in abilità gli altri maghi questo significava una cosa sola, ne sapeva più di loro. Dovette quindi essere molto semplice per lui mettersi alla guida di una tribù di pastori che viveva nel delta del Nilo, obbligata a trasformarsi controvoglia in muratori, prenderne il comando, portarli fuori dall'Egitto e trasformarli nel suo popolo. Era realmente un ispirato da Dio? Questo è un problema di fede. Così come è problema di fede credere o meno che abbia realmente ricevuto i dieci comandamenti direttamente da Dio sul monte Oreb, nella penisola del Sinai. Ma anche se Mosè se li fosse scolpiti da solo, chi può dire che la redazione di quelle norme, così semplici ma così esaurienti, non sia stata ispirata da Dio? E Mosè non era forse un discendente in via indiretta di Akenaton o un seguace di quella religione monoteista che il faraone aveva instaurato un secolo prima, a cui lui credeva ancora e quindi cercava di crearsi un proprio popolo che ne diventasse il seguace?
E le tavole erano veramente due tavole con i dieci comandamenti o non era forse un'allegoria che sta ad indicare tutta la mole di leggi che Mosè diede al popolo ebraico? O forse ancora che oltre alle leggi nell'arca vi fosse conservato e celato il sapere egizio di cui Mosè era depositario? Se infatti accettiamo anche noi la teoria che Mosè fosse realmente un dotto egiziano principe o no, diventa difficile pensare che non si sia portato con sé molti papiri contenenti le fonti del suo sapere. Così come se si trattava di persona già orientata al monoteismo o che comunque voleva imporre una sua religione e una sua legge a una tribù di pastori nomadi doveva realmente creare intorno a sé un alone speciale che gli conferisse un carisma particolare. Carisma dato da una personalità eccezionale abbinata ad una altrettanto eccezionale conoscenza del sapere egizio. Conoscenza che già si conferma, almeno a livello geografico, nel guidare una moltitudine di gente per anni in zona desertica, cosa impossibile se non si sa dove approvvigionarsi d'acqua. Conoscenza che però per continuare ad essere strumento di potere non doveva essere spartita con nessuno, anzi essere tenuta rigorosamente nascosta. Nascosta in un luogo in cui gli altri avessero paura a mettere le mani. Per il popolo lui, doveva rimanere una figura di inviato da Dio. Che per chi crede si concilia benissimo con un simile personaggio. Infatti ci troviamo davanti ad una delle più grandi figure di guida e legislatore che la storia umana abbia mai visto.
Lo stesso nome Mosè ci dice qualcosa di lui, dato i diversi significati che può assumere. Se infatti per gli egizi la radice mosis-mses, significa figlio (di solito di una divinità) in ebraico Moscè significa salvato dalle acque, ma i nomi ebraici possono venire letti anche al contrario. In tal caso Moscè diventa Escom che vuol dire il Nome (di Dio) per cui l'uomo che lo porta è un uomo che viene nel nome di Dio. Quindi ci troviamo davanti ad un personaggio che viene riconosciuto come un ispirato, infatti nel Cristianesimo Mosè e visto come una figura che anticipa il Cristo.
Dunque questo principe egiziano, particolarmente colto e carismatico diede nella penisola del Sinai una legislazione, (descritta nel libro del Levitico nella Bibbia) completa che, come ripetutamente detto trasformò degli sbandati in un grande popolo. Intanto fece costruire l'Arca in cui chiuse i dieci comandamenti.
Come era fatta l’Arca?
A questo proposito la Bibbia è all'apparenza esauriente. Era una cassa di legno di acacia rivestita d’oro. Tutto il coperchio era pure in oro e raffigurava due cherubini con le ali ripiegate verso il centro dell’Arca sin quasi a toccarsi. Sicuramente l’Arca era un oggetto che presentava molte similitudini con prodotti dell’artigianato egizio. Innanzitutto i cherubini si ispiravano a divinità alate molto comuni nell’antico Egitto. Bisogna ricordare che molti sarcofagi egizi avevano ai quattro angoli raffigurazioni di divinità alate che proteggevano il defunto, così come era comune raffigurare la dea Iside con ali di falco di solito con l'immagine speculare di Nefti che con lei piangeva la morte di Osiride. Queste ali stavano a significare che la dea proteggeva quanto ricoperto dalle ali, non che la divinità fosse un essere volante. Quindi si ricorse a questi simboli per raffigurare creature superiori all’uomo che con le loro ali proteggevano il contenuto dell’Arca. Non è superfluo anche alla luce di discorsi che verranno fatti più avanti ribadire il concetto che le ali sono in senso allegorico la protezione della superficie che coprono e che per questo e solo per questo sono raffigurate. È da ritenersi che anche la tecnica per costruirla fosse simile a quella egizia per i sarcofagi e per i Tabernacoli in cui veniva posta la statua di un qualche Dio. Anche se i tabernacoli, a differenza dell’Arca, avevano l’altezza molto superiore alla lunghezza. Va sottolineato che la presenza di Dio con l’Arca non era all’interno del sacro oggetto, bensì al di sopra tra i Cherubini. Ai lati dell’Arca c’erano anche degli anelli d’oro in cui infilare dei pali di legno di acacia pure ricoperti d’oro che servivano per trasportare il sacro oggetto. Questa è una differenza sostanziale dai tabernacoli egizi che avevano pattini e venivano tirati a slitta. All’interno dell’Arca c’erano( sempre secondo la Bibbia) le tavole della legge, la verga di Aronne e una coppa che conteneva un po’ di quella manna che era servita a sfamare gli ebrei nel deserto. L’Arca fu costruita nel Sinai da Bezaeel ben Uri il cui nome significa "nell’ombra di El (Dio), il Figlio della mia Luce". Gli archeologi sono anche risaliti alle sue dimensioni. Indicativamente tra il metro e venti e il metro e trenta di lunghezza mentre l’altezza e la larghezza erano di settanta o ottanta centimetri. Teniamo presente che fu costruita secondo la Bibbia poco più di tre mesi dopo la fuga dall'Egitto. Gli ebrei, tribù di pastori, avevano imparato le lavorazioni artigiane dagli egizi, o ne erano stati sicuramente condizionati dato che questi ultimi erano i migliori artigiani dell'epoca. È quindi ragionevole pensare che fosse costruita secondo la tecnica egizia. In tal caso lo spessore del legno avrebbe dovuto essere superiore ai cinque centimetri, se non addirittura di dieci per poter reggere il peso del coperchio, chiamato Propiziatorio in oro massiccio. Ma era veramente in oro o era solo rivestito? Se fosse stato in oro massiccio avrebbe dovuto pesare almeno una tonnellata e quindi essere quasi impossibile da sollevare. Ma soffermiamoci un momento su un piccolo dettaglio. Mosè giunge al monte Oreb nel Sinai tre mesi dopo la fuga dall'Egitto. Tre è da sempre il numero perfetto. Quindi in questo periodo qualcosa al popolo è già successo anche se non sappiamo cosa. Bisogna scoprire se all’epoca di Mosè c’era già la tecnologia per fare grandi fusioni in oro. Se invece fosse stato di legno rivestito in oro avrebbe pesato solo una ventina di chili. Le tavole della legge sarebbero state su lastre di zaffiro? Qualcuno lo desume dal termine biblico sefer. Per concludere doveva trattarsi di un oggetto non particolarmente grande ma in ogni caso molto pesante che non poteva essere trasportato tanto agevolmente e comunque chi lo portava non sarebbe passato inosservato. A questo punto saltano fuori i famosi meglio famigerati poteri dell'Arca. Tutti coloro che sono a caccia di sensazioni eclatanti con cui far colpo sul popolino vi si dilungano citando in proposito tutto il citabile. Alcuni arrivano a sostenere che fosse una macchina infernale capace di distruggere eserciti, mura di fortezze, fermare le acque, causare pestilenze etc. Se questa teoria fosse esatta ci sarebbe da farsi una sola domanda, perché Mosè, figura preminente del mondo egizio non se ne servì allora per diventare Faraone e poi con tutta una serie di macchine simili non partì alla conquista di tutto il mondo? Perché si mise a capo di una tribù di semplici pastori che gli crearono più problemi di quanto non gli diedero soddisfazioni? In effetti di concreto questi poteri sono solo riusciti a far arricchire qualche conta storie.
L’Arca è esistita davvero o è solo un simbolo?
A questo proposito c’è la testimonianza di un addetto ai lavori: Leen Ritmayer che fu capo architetto all’epoca degli scavi sulla montagna del Tempio. Nel suo lavoro scoprì il Sancta Santorum, la stanza in cui era contenuta l’Arca e al suo interno una cripta che ha dimensioni che corrispondono a quelle che avrebbe dovuto avere l’Arca. La sua scoperta non è accettata universalmente, ma tra le varie teorie e tentativi di ricostruzione del Tempio di Salomone è di gran lunga la più accreditata e accettata. Può quindi essere la base di partenza per una ricerca seria.
Cosa era realmente l'Arca e cosa realmente conteneva?
Su questo argomento le interpretazioni sono le più disparate e passiamo dalle più serie alle più cialtronesche.
Innanzitutto l'Arca è per il popolo ebraico il simbolo dell'alleanza con Dio. È anche il luogo dove Dio si manifesta. Per essere più precisi, Dio si manifesta non nell'Arca ma sopra l'Arca tra i cherubini. Lì di tanto in tanto compaiono fulmini e qualche portatore ne viene ucciso.
Da un punto di vista esoterico, l'Arca è lo scrigno del sapere Divino, della conoscenza, della parola perduta. E chi la troverà si impossesserà di questa conoscenza.
Da un punto di vista puramente archeologico, è un reperto particolarmente importante ed antico con una grande valenza religiosa.
Per un predatore di antichità è un oggetto particolarmente prezioso.
Per dei ciarlatani l'Arca è una macchina infernale dotata di energie che Mosè conosceva chissà come e perché.
Per una corrente Ebraica l'Arca è sempre il famoso oggetto sacro, ritrovato il quale si dovrà ricostruire il terzo tempio.
Stranamente parlando dell'Arca tutti sono più rivolti all'oggetto in sé dimenticando un dettaglio importantissimo e fondamentale: qualsiasi sia il suo contenuto, l'Arca è soprattutto e prima di tutto un contenitore. Il suo valore simbolico o venale è elevatissimo, ma l'importanza dell'Arca è data soprattutto dal suo contenuto. Quindi quando ci si chiede che cos'è l'Arca ci si deve chiedere subito dopo: che cosa contiene?
Tranne i fanatici della macchina infernale, tutti sono concordi su una cosa l'Arca è il contenitore di un sapere elevatissimo: Divino per chi è credente, comunque iniziatico per chi vuole dargli un interpretazione di questo tipo. Sta di fatto che il sapere contenuto nell'Arca fu quello su cui Mosè si basò, per trasformare il popolo dalla dura cervice nel popolo eletto. Quindi la ricerca dell'Arca sarà archeologica da parte di coloro che ricercano il reperto, religiosa per chi crede che questo oggetto contenga le tavole dei Dieci comandamenti, esoterica per chi cerchi la parola perduta. Per chi sostiene che fosse una macchina infernale è meglio non trovarla per non essere sbugiardato.
(continua)
Dalla pagina Web http://oasis.fortunecity.com/acapulc...-Alleanza.html





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