User Tag List

Pagina 2 di 20 PrimaPrima 12312 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 199
Like Tree9Likes

Discussione: Bisogna affamare la bestia!

  1. #11
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Bisogna affamare la bestia!

    Uno Stato più leggero, più semplice, più efficiente
    Emanuele Canegrati
    L’Italia non può più continuare a spendere più di quanto incassa. Per un governo che crede nel principio del libero mercato e nella solidarietà tra i suoi cittadini è un dovere morale utilizzare la fiscalità in maniera responsabile, per evitare di lasciare alle generazioni future il pesante fardello del debito pubblico.
    Ogni euro in più che il governo spende nel settore pubblico è un euro in meno che viene investita nel settore privato. Far crescere l’elefante della burocrazia statale vuol dire ridurre le opportunità di investimento nel mercato e aumentare la disoccupazione.
    Livelli insostenibili di debito pubblico creano una elevata incertezza nei confronti del futuro. Gli imprenditori hanno difficoltà a predire l’andamento futuro della domanda, e quindi ad effettuare le loro decisioni sugli investimenti da intraprendere.
    Un elevato livello di spesa pubblica non permette al governo di abbassare le tasse. Impedendo al paese di crescere. Tutto questo deve finire.
    Uno Stato più leggero, più semplice, più efficiente | l'Occidentale
    TOVARISH MONTI, IL LIBERALIZZATORE SOVIETICO
    di MATTEO BERINGHI
    “Vnimanie vnimanie! Govorit Moskva!
    Attenzione attenzione, parla Mosca, l’infobjurò sovietico annuncia che nella giornata odierna il comitato supremo per il “Bene Comune del Popolo Italiano”, guidato dall’illustre e autorevole presidente Mario Monti decreta con effetto immediato una serie di provvedimenti atti a favorire un incremento della competitività. I provvedimenti si intendono immediatamente esecutivi ed inappellabili. Chiunque vi si opporrà, verrà considerato un boicottatore.”
    Questo l’ipotetico messaggio di annuncio in epoca sovietica.
    Cambiano le epoche e le coordinate geografiche, ma la modalità con cui sono stati intrapresi dal governo i provvedimenti “liberalizzatori” in fretta e furia e senza alcuna consultazione dovrebbe fare riflettere ogni persona che si ritenga dotata di un minimo di analisi critica e lucidità mentale.
    Si parla di liberalizzare e si usa un decreto per farlo. Tanti soggetti economici devono sottostare alla volontà di un unico soggetto centrale e autoritario (e aggiungo non eletto da nessuno). Dopo una prima fase di progressivo inasprimento fiscale (gli effetti reali saranno tastati sulla nostra pelle fra pochi mesi), ora si pretende si inoculare nell’organismo qualche provvedimento ridicolo in campo economico (qualche notaio in più, la scatola nera sulle automobili, l’obbligo di fare tre preventivi alle assicurazione e l’imposizione per il medico di famiglia di dire al paziente che esistono i farmaci generici).
    Non vedo l’ora di essere competitivo! Per decreto legge! Ma perché non annullano la gravità per decreto legge? Potremmo così fluttuare liberamente nello spazio! C’è poco da ridere. Il cittadino è considerato un mero esecutore della volontà centrale.
    La Costituzione, che dovrebbe essere il documento che stabilisce i limiti del Governo, in realtà non ha più alcun valore, ne viene sventolata la presenza soltanto quando fa comodo. La saccenza tipica del pianificatore centralista decreta quanto ognuno di noi debba essere libero, come debba lavorare, muoversi, comunicare, mangiare, come debba essere educato, e così via. Tutto viene imposto dall’alto in modo tale da annullare ogni opposizione e con uno stravolgimento nell’uso delle parole da alterarne il significato di base.
    Le libertà vengono emanate per decreto, chi si oppone è un privilegiato egoista, un boicottatore da isolare ed eliminare. Gli spazi di manovra per esprimere una propria opinione sono sempre più limitati alla scelta di dove andare in vacanza d’estate ed il grado di influenza di ogni singolo cittadino è sempre più limitato ed irrisorio. Eppure alla gente viene fatto credere di essere liberi. Il “Corriere della sera” sotto la parolina magica liberalizzazione ha titolato: “Famiglie e professioni, la vita cambia così”. Capito? Per il più importante quotidiano d’Italia, libertà significa vedersi cambiare la vita per legge, per volontà di un bocconiano.
    Tutta questa situazione dovrebbe fare rabbrividire e far scattare un qualche meccanismo di difesa o fors’anche una sana rabbia che porti a consapevoli atti di disubbidienza. Altrimenti per decreto legge un giorno fisseranno a che ora dobbiamo lasciare questa Terra.
    спокойной ночи! (Che in lingua sovietica significa buonanotte!). Siam passati dal “presidente operaio” a quello “sovietico”.
    TOVARISH MONTI, IL LIBERALIZZATORE SOVIETICO | L'Indipendenza

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #12
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Bisogna affamare la bestia!

    DATEMI RETTA, L’EVASORE TOTALE NON ESISTE PROPRIO
    LEONARDO FACCO
    Ieri, è rimasta come apertura del Corriere online per lungo tempo questa notizia: “Fisco, in Italia ci sono 7.500 evasori totali. Ammontano ad oltre 50 miliardi i redditi non dichiarati. Complessivamente la Finanza ha denunciato 12 mila persone”. Dopodiché, è rimbalzata un po’ ovunque, social network compresi, giusto per far montare un po’ ancora la rabbia degli invidiosi, per giustificare ancor di più gli aguzzini di Stato, per legittimare meglio le spremiture di Mario Monti.
    L’Italia affonda, il suo bilancio è in rosso, i parassiti che vivono alle spalle di chi produce non diminuiscono mai di numero, ma non importa, il problema è un altro: la colpa è sempre e solo dell’“evasore totale”. E via con gli spot ufficiali e le articolesse dei “Beria-Travaglio”, utilissimi per gli utili idioti.
    La notizia è un’altra: chi vive in Italia non può essere un evasore totale! Ho già avuto modo di scriverlo, ma lo ribadisco.
    Non pagare l’Irpef (un’imposta diretta) non dà la stura per essere definiti evasori totali, dato che il paese dei pulcinella abbonda di tasse indirette. La principale è l’IVA che tassa, perlopiù, al 21% le nostre spese. Quindi supponendo che una persona non risparmi nulla e spenda tutto il suo reddito questa persona sopporta già una pressione fiscale del 20%.
    Vuoi un certificato o il passaporto? Paghi decine di euro! Vuoi che la corrente elettrica? Paghi in bolletta le tasse sulle tasse e anche un’addizionale comunale. Le tasse sul metano riducono persino le persone al pagamento a rate. Vai in ospedale al pronto soccorso? Paghi il ticket, tutti maggiorati (e vi dicono che la sanità è gratis). Usi l’auto? Il 67% di quanto spendi per il carburante lo dai allo Stato, è una somma di tasse ed accise. Sono una valanga i tributi che non sono commisurati al reddito, ma colpiscono la manifestazione indiretta della capacità contributiva. Rientrano, dunque, tra le gabelle indirette: l’Iva (che verrà aumentata al 23% a giugno), l’imposta di registro, le imposte ipotecarie e catastali, le imposte di bollo (su tutto ormai), le accise. Il ritrono dell’Ici, sottoforma di Imu (con relativo aumento dei valori catastali delle abitazioni). Senza contare le una tantum che ai governi piace metterle semper!
    Ammettiamo che voi guadagniate 16.000 euro all’anno. Pagherete di IRPEF il 23% – meno qualche deduzione – il che significa circa 3.500 euro di tasse. Ammettiamo ora che il fantomatico “evasore totale” compri una Ferrari da 200.000 euro. Verserà allo Stato, di sola Imposta sul Valore Aggiunto, circa 40.000 euro (più bollo e superbollo), tanto quanto dieci contribuenti di cui sopra. Se quest’uomo (o donna) che viaggia in auto di lusso ci mette la benzina, ha qualche risparmio investito, viaggia all’estero e se quel che fa è comunque commisurato all’auto che usa, verserà qualche altra decina di migliaia di euro a Pantalone. Il presunto “evasore totale” in Italia è comunque gravato di una pressione fiscale che può oscillare tra il 20 e il 25%! Una percentuale che è superiore a quella diretta e indiretta che un contribuente qualsiasi paga in altri paesi a bassissima pressione fiscale. (Per la cronaca, nella civilissima Svizzera ci sono “flat tax” inferiori al 10%).
    Prendendo spunto da una disamina ben fatta dal quotidiano online ilnord.com, da Marco Resi, facciamo proprio l’esempio della Svizzera. Questo paese ha un’Iva al 7,5% (cioè 12,5 punti percentuali in meno di quella italiana) e le tasse si cominciano a pagare con un reddito superiore ai 26.000 franchi. Quindi uno svizzero che guadagna 26000 franchi ha una pressione fiscale del 7,5% essendo nella completa legalità. Un italiano che guadagna l’equivalente (cioè circa 22.000 euro all’anno) ed evade tutte le imposte sul reddito dirette e tutti i contributi previdenziali ha una pressione del 20-25%!
    A tutti quei politici che si beano con proposte tipo “incentivare i consumi per favorire la crescita” bisognerebbe ricordare che l’“evasore totale di cui sopra” è più utile al loro modo di pensare l’economia, di quanto non lo sia la famiglia monoreddito che intasca 16.000 euro l’anno. Paradossale no?
    Ora, capite perché abbassare le tasse, ridurre gli sprechi, liberalizzare l’economia sono un dovere morale? Nonostante Mario Monti.
    Nota a margine: nell’antica Grecia, da tutti citata come patria della democrazia, non esistevano imposte dirette e il solo pensare alle imposte dirette faceva gridare allo scandalo, dato che esse erano considerate una forma di schiavitù! Non state a cercare nei libri dei vostri figli concetti come questi, sono censurati da sempre.
    Nel frattempo, però, “se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vuole sentire”. Anche quando si parla di evasione fiscale.
    DATEMI RETTA, L’EVASORE TOTALE NON ESISTE PROPRIO | L'Indipendenza

    Impiegato al mattino, professionista di sera
    Denunciati in 1400
    Nel 2011 le pubbliche amministrazioni hanno subìto truffe per 2 miliardi di euro. E molti dipendenti sono stati denunciati per “doppio lavoro”
    di Chiara Sarra
    Dipendenti pubblici al mattino, liberi professionisti al pomeriggio. Solo nel 2011 la Guardia di finanza ne ha "pizzicati" ben 1140, denunciati per "doppio lavoro" o incompatibiltà. Il dato vien fuori dalle indagini delle Fiamme gialle, secondo cui il danno erariale subito dalla pubblica amministrazione l'anno scorso è di ben 2 miliardi di euro. Oltre ai "furbetti" tra i dipendenti, sono state molte le truffe tra "finti poveri", "finti malati" e finanziamenti illeciti, per un totale di 18mila denunciati.
    Proprio nel campo degli aiuti comunitari o nazionali, la Gdf ha scongiurato la parte più importante di danni, bloccando 700 milioni di euro destinati a finanziare illecitamente progetti. 860 persone, che avevano richiesto fondi comunitari per 250 milioni, sono state denunciate. Restando nel campo degli aiuti nazionali o locali, invece, i truffatori salgono a 10525.
    Tra le voci del riepilogo, non potevano mancare le truffe al servizio sanitario nazionale. In questo caso i danni ammontano a 277 milioni di euro, scoperti in 2mila interventi delle Fiamme gialle che hanno portato alla denuncia di 2223 persone. Alti anche i numeri dei "finti poveri": su 17mila controlli, ben 4358 persone hanno usufruito indebitamente di aiuti economici e servizi sociali di assistenza.
    Oltre alle truffe, la Corte di Conti ha scoperto oltre 2 miliardi di euro di sprechi, quasi 300 milioni dei quali riguardano proprio la spesa sanitaria.
    Impiegato al mattino, professionista di sera Denunciati in 1400 - Cronache - ilGiornale.it

  3. #13
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Bisogna affamare la bestia!

    MEGLIO UN EVASORE CHE UN FALSO INVALIDO
    LEONARDO FACCO
    Quando ci si sente rinfacciare che “le tasse sono il prezzo che paghiamo per vivere in una società civile”, citazione ripresa da Oliver Wendell Holmes, bisognerebbe cominciare a sbattere in faccia a certi “legalisti” notizie come quella che vi riporto di seguito: “I dati del 2011 evidenziano una somma pari a 700 milioni di euro concernente il blocco di finanziamenti comunitari e nazionali ritenuti illeciti. Parallelamente, la Guardia di Finanza ha scovato 1.140 casi di incompatibilità e di doppio lavoro a carico di dipendenti statali, dalle cui attività sono stati percepiti circa 6 milioni di euro. All’insegna del triste binomio riguardante la Pubblica Amministrazione e gli sprechi, leciti e illeciti, le Fiamme Gialle hanno denunciato l’anno scorso circa 860 soggetti beneficiari, in maniera irregolare, di finanziamenti comunitari di quasi 250 milioni di euro. In conclusione: il Belpaese potrebbe definirsi a ragione il Paese della truffa”.
    Che l’Italia sia un paese di truffatori è risaputo (leggetevi il libro “Io ti fotto” di Morello e Tecce), ma che a fronte della frode generalizzata e dello sperpero continuo dei soldi dei contribuenti ci sia sempre qualcuno che pretende che si paghino più tasse è semplicemente diabolico. Ancor più lo è quando ci si rende conto che il fiume di denari inutili, buttati nel cesso, ha come grande distributore proprio lo Stato, quello a cui si dovrebbero pagare tutte le gabelle.
    Lasciatemelo dire senza ipocrisie: meglio un evasore di un finto invalido!
    “Meno tasse uguale a meno servizi”? Come si fa a dirlo? Un contesto di mercato concorrenziale è caratterizzato da una domanda di servizi da parte dei cittadini e da un’offerta di varie imprese in competizione, le quali determinano un prezzo per questi servizi. Oggi assistiamo a un mercato dei servizi pubblici monopolistico contrassegnato da un’offerta rigidamente predeterminata da parte delle istituzioni (corrotte e inefficienti), che non tengono conto (o lo fanno solo in parte) dell’effettiva domanda da parte dei cittadini, mentre sono molto sensibili nei confronti di tutto ciò che crea consenso politico. Clientelismo e spreco insomma, irresponsabilità generalizzata. I falsi invalidi son solo la ciliegina sulla torta.
    Meglio una persona che cerca di trattenersi qualcosa per sé, da investire produttivamente come meglio crede o da accantonare come risparmio e che evita di usare i servizi pubblici, che uno dei milioni (sissignori, in Italia sono milioni quelli che vivono coi soldi estorti a chi produce ricchezza) di parassiti che stan sempre a questuare qualcosa. E state certi che tra coloro che si spellano le mani per lo spot contro gli evasori fiscali che le televisioni fanno rimbalzare quotidianamente, ci sono sicuramente i ladri di cui sopra, che per ritirare la pensione per la finta cecità hanno bisogno che qualche persona perbene venga doverosamente spellata.
    Sapete perché Monti sostiene che evadere è come rubare? Perché la casta (o lo Stato) non ammettono concorrenza!
    Qualche giorno fa, mentre bevevo un caffè al bar, il gestore del locale – mentre discuteva dell’ultima manovra finanziaria e delle prime tasse percepite con alcuni avventori amici suoi – ha sbottato: “Cari miei, qui il governo ci sta mettendo tutti contro tutti. Non la vedo mica bella io”. Ineccepibile, basta non essere dei parassiti per capirlo.
    http://www.lindipendenza.com/evasore-falso-invalido/

  4. #14
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bisogna affamare la bestia!

    POSTO FISSO? IL PROBLEMA E’ LO STIPENDIFICIO ITALIANO
    MARK WASABI
    Patetico il dibattito su “posto fisso sì” e “posto fisso no” innescata da Mario Monti. Ammesso che l’Italia sia davvero una Repubblica e che sia davvero democratica, cosa smentita quotidianamente dai fatti, non è di certo fondata sul lavoro. Questo paese è fondato sul posto di lavoro. In pratica uno stipendificio.
    Una nazione tenuta insieme (si fa per dire) da interi eserciti di fancazzisti stipendiati dallo Stato, per i quali il lavoro non è altro che un “moto a luogo” e la cui unica mansione è votare sempre e solo per il politico di riferimento che li ha messi lì a fare una beata fava o, nel caso dei falsi invalidi, manco quello.
    Altro che interessi sul debito, sprechi di Stato, opere incompiute, spesa pubblica fuori controllo. Il vero cancro di questo paese è il fiume di soldi buttati per assistere a mantenere eserciti di zecche che non solo vivono come parassiti sulle spalle di chi davvero lavora e produce ma che, grazie alla loro devozione e fedeltà elettorale, hanno ingessato il sistema politico garantendo a questa indecente classe dirigente un’infinità di serbatoi elettorali a tenuta stagna e praticamente indistruttibili. A spese nostre però.
    Vi siete mai chiesti perché, malgrado tutto, questa classe politica non è ancora stata mandata a casa e, viceversa, ad ogni consultazione elettorale continuano a farla da padrone i soliti noti di PD, PDL e Terzo Polo? Credete davvero alla bufala secondo la quale la causa della frammentazione della politica in correnti e partitini sia la legge elettorale? Vi siete accorti che in questo paese non si è mai fatta una vera rivoluzione?
    Per cambiare veramente le cose bisognerebbe prima di tutto fare piazza pulita di questa miriade di parassiti incastrati nei meandri degli enti inutili, delle amministrazioni ridondanti, dei baracconi parastatali, tutti serbatoi occupazionali incistati in vari anfratti dell’italico stivale, creati ad arte proprio per imboscare l’inossidabile elettorato degli esimii esponenti dei questa classe politica che ci ha portato alla rovina.
    Questo esercito di fannulloni è talmente numeroso che togliere improvvisamente a tutti loro il lavoro (anzi, il posto di lavoro) provocherebbe un contraccolpo sociale. Già, perché oltre a tutto viviamo pure sotto questo ricatto…
    E quindi? L’unica cosa che si potrebbe e dovrebbe fare (semplice quanto efficace) è quella di rompere il legame perverso tra i “fanigottoni” e la classe politica che li ha generati e moltiplicati, togliendo a queste zecche e ai loro familiari il diritto di voto. Sei stato messo lì a scaldare una sedia dal politico di turno solo perché così si è garantito il voto tuo e di tutta la tua famiglia? Se il posto di lavoro non te lo posso togliere, almeno ti tolgo la possibilità di votare per colui che ti ha messo lì coi soldi miei. Ecco una proposta politica dirompente.
    POSTO FISSO? IL PROBLEMA E’ LO STIPENDIFICIO ITALIANO | L'Indipendenza


    Gli eventi più traumatici sono le rivolte fiscali
    Dio ci guardi dai contribuenti inferociti perché troppo strizzati
    Oggi due citazioni. La prima:
    «La gran parte degli eventi traumatici della storia furono causati da rivolte fiscali. Il cittadino ha il sacrosanto diritto ad opporsi alle rapine tributarie (diritto di appello al cielo di Locke).
    I cittadini di una nazione si dividono in due categorie fondamentali:
    1) I Consumatori di tasse (tax consumers);
    2) I Pagatori di tasse (tax payers).
    I primi rappresentano una minoranza composta dai parlamentari, consiglieri regionali e loro clientele, alti burocrati, vertici degli organi istituzionali, amministratori di aziende e agenzie pubbliche e para-pubbliche, di società partecipate. Il loro numero può essere stimato in un ordine di grandezza di 500.000 individui (circa l'1% dei contribuenti). I secondi rappresentano circa il 99% dei contribuenti. L'evasione è perlopiù effetto dell'abuso del potere impositivo. La propensione media all'evasione è direttamente proporzionale alla pressione tributaria. La vera causa del deficit non è l'evasione, ma l'eccesso di spesa.
    La formula No Taxation without Representation è ormai inadeguata (perché i rappresentanti al Parlamento rappresentano in realtà solo i propri interessi e quelli delle proprie clientele). È necessario quindi separare il potere di spendere da quello di tassare. La proporzionalità è un principio. La progressività è un arbitrio. I governanti dovrebbero conoscere, capire, e avere sempre davanti agli occhi la Curva di Laffer e tendere alla Flat Tax» (Aldo Canovari, Liberilibri).
    E la seconda:
    «In Italia, la pressione tributaria è ai massimi livelli tra le nazioni civili. Le angherie tributarie, l'incomprensibilità delle norme, l'incertezza giuridica, le arbitrarie presunzioni a favore del fisco, l'inversione generalizzata dell'onere della prova a carico del contribuente pongono i cittadini alla mercé del fisco degradandoli al rango di servi della gleba. In Italia, a fronte di una tassazione spoliatrice lo Stato non rende i servizi in nome dei quali sottrae al cittadino molto più della metà del suo reddito e confisca risparmi già tassati, per destinarli agli sperperi delle oligarchie parlamentari, burocratiche, giudiziarie, clientelari.
    In Italia, attraverso una norma di recente introduzione (art. 29, D.L. n. 78/2010, e D.L. n.138/2011), gli atti di accertamento (che per più del 60% in sede contenziosa risultano infondati) daranno luogo a riscossione immediata di un terzo della maggiore imposta pretesa, pur in pendenza di ricorso, e quindi pur nella consapevolezza che nel 60% dei casi la pretesa tributaria è illegittima e il pagamento da parte del contribuente non dovuto. In Italia, quindi, è stato reintrodotto il principio del solve et repete: un principio incivile, dispotico (_) un principio inaccettabile, micidiale sul piano etico e giuridico, che provocherà danni incalcolabili all'economia e alla sopravvivenza delle imprese. Con l'entrata in vigore di questa folle legge la situazione economica del nostro Paese, già seriamente pregiudicata, verrà ulteriormente aggravata e spinta al collasso. (_) Pretendere, in tale assetto di rapina legalizzata, che i cittadini assolvano correttamente all'obbligo tributario, e scandalizzarsi se non lo fanno, è ipocrisia o idiozia. E, poiché è stata valicata ogni ragionevole soglia di sopportazione, potrà innescarsi in tempi brevi una vera e propria rivolta» (ibid.)
    Dio ci guardi dai contribuenti inferociti perché troppo strizzati - PRIMO PIANO - Italiaoggi

    Preghiera
    di Camillo Langone
    Per la riabilitazione della figura dell’evasore totale alla luce della dottrina sociale della chiesa. La chiave di questo magnifico pensiero, sviluppato da grandi Santi e Pontefici sulla base della parola di Dio, è il primato della persona.
    Se è vero quanto afferma Luca Ricolfi, che la pressione fiscale effettiva ha raggiunto il 60 per cento, in Italia il primato è senza dubbio statale.
    Il primato dello stato è un’idea comunista, nazista, fascista, europeista, non un’idea cattolica. E’ un’idea intimamente totalitaria.



    Dunque l’evasore totale va considerato un resistente, sia da un punto di vista strettamente cristiano, perché evadendo boicotta un’empia repubblica che finanzia l’aborto e incoraggia l’apertura domenicale dei negozi, sia da un punto di vista più genericamente umano, perché evadendo mantiene aperto lo spazio indispensabile al dispiegamento della libertà personale. (Sto parlando ovviamente dell’evasore totale cosiddetto, in realtà un evasore parziale. Il vero evasore totale non esiste: qualcuno riesce a evadere le imposte dirette ma nessuno può evadere le imposte indirette. Chi evade l’Irpef paga comunque l’Iva e le accise, e anzi spesso paga di più, perché maggiormente consuma).
    Preghiera del 31 gennaio 2012 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]

  5. #15
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: Bisogna affamare la bestia!

    L'ARGENTINA E' UN MODELLO PER LA GRECIA?
    Secondo alcuni, l'esperienza del default argentino dovrebbe renderci meno timorosi circa la possibilità di un fallimento della Grecia o di altri Paesi dell'eurozona. Nel Focus "C'è un default 'all'Argentina' nel futuro della Grecia?", Vito Tanzi - autore di un libro proprio sull'Argentina, "Questione di tasse. La lezione dall'Argentina" (UBE 2010) - spiega perché si tratta di un'impressione affrettata.
    "All'epoca del default", spiega Tanzi, "il debito pubblico argentino era pari al 50 per cento del PIL e il disavanzo (che pure, secondo alcuni osservatori, era stato forse sottostimato) raggiungeva appena il 2,5 per cento del PIL. Con questi dati, l'Argentina sarebbe tranquillamente rientrata nei criteri di Maastricht". Impossibile, dunque, il paragone con la Grecia, Paese che nel 2011 aveva un debito pubblico pari al 165 per cento del PIL e diversissimo per storia economica e dotazioni naturali.
    "Nel 2001, in Argentina, la spesa pubblica a carico del governo centrale era inferiore al 30 per cento del PIL", continua Tanzi. "Nel 2010-2011, in Grecia, tal valore si aggira intorno al 50 per cento del PIL greco. Questo elevato livello di spesa pubblica deve coprire svariati sussidi, di disoccupazione e di altro genere, a favore di una notevole percentuale della popolazione: i dipendenti pubblici (che godono di contratti garantiti per legge e sono tutelati da potenti sindacati) e i beneficiari di prepensioni e altre prestazioni non meno tutelate e, pertanto, difficilmente modificabili. Vi è un'enorme resistenza all'idea di modificare la situazione attuale, per quanto appaia chiaramente insostenibile, e le manifestazioni di piazza siano eventi quasi quotidiani".
    "In questo film senza lieto fine che è la crisi europea", commenta Alberto Mingardi, direttore generale dell'IBL, "la tentazione di molti diventa quella di affidarsi a qualche mago di Oz, che promette soluzioni alternative alla riduzione strutturale della spesa pubblica. Ma non c'è alternativa a un deciso ridimensionamento delle ambizioni e della sfera d'azione degli Stati: prima i cittadini europei - greci e non solo - se ne accorgono, meglio è".

    DAGLI ALL’UNTORE CON LA SCUSA DELL’EQUITA’ FISCALE
    JAN KANTOS
    Per opera dello sciagurato governo tecnico impostoci da Napolitano in esecuzione del diktat teutonico e capeggiato dal “quisling” Monti – con il codardo sostegno del politicantume straccione di destra e sinistra – si sta consumando il più indecente, illegale, stalinista e vergognoso attacco alla libertà individuale di ciascuno di noi grazie all’istituzione della schedatura fiscale di massa orchestrata da “Agentrate” e dal taglieggiatore di stato “Equitalia” (denominazione di rara ipocrisia) per mezzo del sistema di spionaggio informatico dei conti correnti denominato “SERPICO”.
    Per opera di un esecutivo non legittimato da alcuna investitura popolare, il grande fratello fiscale avrà così modo di ficcare il suo lurido naso inquisitore anche negli aspetti più spiccioli e privati delle nostre esistenze, monitorare le nostre abitudini, ricostruire il nostro profilo personale e questo a suo capriccio e piacimento, senza alcuna preventiva autorizzazione da parte di chicchessia ed anche in assenza di meri indizi di possibili irregolarità… (ah, com’è lontana l’Austria dove il segreto bancario è sancito dalla costituzione).
    In altre parole, l’ultimo funzionario del fisco avrà accesso a dati sensibili involgenti le nostre preferenze di acquisto, la nostra situazione sanitaria, gli orientamenti politici e, perché no, anche i nostri vizi, rendendoci tutti soggetti ad un abominevole meccanismo di controllo sociale simile a quello in vigore nella ex DDR, alla mercé di ogni minaccia e ricatto.



    E’ risaputo che ogni regime per giustificare le proprie nefandezze ha bisogno di crearsi un alibi, indicare un nemico assoluto (gli ebrei per i nazisti, i kulaki per i bolscevichi), diffondere menzogne spacciandole per verità di fede.
    Nel rispetto di questo schema viene sventolato lo spauracchio dell’evasione fiscale sparando cifre non verificabili, si criminalizza una categoria sociale (i lavoratori autonomi) e riciclato la perfida bugia del “pagare tutti per pagare meno” confidando nella disinformazione scientificamente gestita dai giornaloni confindustriali.
    In realtà la lotta all’evasione è solo un inconsistente pretesto per colpire e mettere sotto controllo ben determinate categorie produttive, creare un clima di paura, criminalizzare la libera iniziativa, instaurare un ferreo controllo sociale (sullo stile di quanto avviene nelle famigerate “regioni rosse”) finalizzato alla perpetuazione di un sistema fallimentare puntellato dagli interessi del grande capitale, delle oligarchie sindacali, delle burocrazie parassitarie, del pubblico impiego, delle COOP e così via.
    Assistiamo alla funesta riedizione della diceria dell’untore in salsa comunista – dove gli untori sono commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, liberi professionisti – additati come evasori patologici, primi responsabili del dissesto finanziario, nemici del popolo da sottoporre alla occhiuta vigilanza di birri e funzionari tributari in nome del mito fasullo dell’equità sociale sul quale campano ed ingrassano parassiti di ogni risma e professionisti della solidarietà coi soldi degli altri.
    Ovviamente i grandi evasori resteranno al sicuro, protetti da stuoli di agguerriti consulenti, dietro lo schermo dei conti cifrati in banche off-shore, gli yachts registrati alle Isole Vergini Britanniche (e magari l’abbonamento a Repubblica per darsi un’aria “impegnata”) mentre la gigantesca macchina spionistica apparecchiata dallo stato (ed appaltata alle grandi banche sotto la supervisione del beferume di complemento) finirà per mettere in difficoltà, tra qualche furbacchione, molti laboriosi cittadini che ogni mattina si alzano presto per aprire officine, botteghe, studi, laboratori artigiani. Cittadini che non mendicano sussidi e casse integrazioni, che non rivendicano privilegi e sinecure, che sono garantiti solo dalla qualità del proprio lavoro.
    Invece di privilegiare la via virtuosa di un rapporto trasparente tra cittadino e fisco da attuarsi mediante una riduzione generalizzata del carico tributario ed un deciso sfoltimento della normazione e della spesa improduttiva, l’aristocrazia tecnica al potere ha imbroccato la scorciatoia dell’aggressione fiscale maldestramente coperta dalla foglia di fico demagogica dell’equità e del “bene del paese”.
    DAGLI ALL’UNTORE CON LA SCUSA DELL’EQUITA’ FISCALE | L'Indipendenza


    CARO MONTI, LA LIBERALIZZAZIONE VERA E’ L’INDIPENDENZA
    GILBERTO ONETO
    La parola “liberalizzazione” è musica per le orecchie di quasi tutti noi, è una sorta di mantra benefico. Anche con questa bandiera era nata la Lega e Berlusconi aveva vinto le elezioni: la bandiera era stata riposta in un cassetto e non se ne era parlato più. Adesso la tira fuori Mariomorti quasi fosse uno “specifico universale”, una pozione magica in grado di risolvere tutti i mali. E lo sarebbe anche, se fosse vera liberalizzazione. In realtà stanno facendo passare per tale una serie di pastrocchi confusi e spesso anche poco liberali. È lo stesso gioco al rovesciamento del significato delle parole, di mascheramento lessicale che lo Stato italiano ha già messo in atto con il federalismo, chiamando federalista una serie di schifezze che non gli somigliavano neanche da lontano. Una sorta di “Ego te baptizo piscem”. Roba del genere: volevate il federalismo, beccatevi questa rumenta che nel frattempo abbiamo battezzato “federalismo”. E adesso: volevate le liberalizzazioni, tenetevi queste cose che puzzano di dirigismo, di centralismo e anche di peggio!
    Primo punto: liberalizzare non significa togliere ogni regola e controllo. Può forse andare bene lasciare – ad esempio – grande flessibilità negli orari dei negozi ma questo non deve significare la distruzione del piccolo commercio, l’abbattimento dei livelli di sicurezza e di dignità del lavoro, la totale consegna del mercato alle grandi strutture, alla manovalanza straniera e, in definitiva, alla malavita organizzata.
    Secondo punto: liberalizzare le professioni non significa togliere limiti e responsabilità lasciando tutto alla discrezionalità e all’avventurismo, facendo del dumping che porta a un iniziale ribasso dei costi ma a un definitivo affossamento della qualità delle prestazioni.
    Terzo punto: che razza di liberalizzazioni sono quelle gestite da un potere centrale, che tratta tutte le diverse realtà allo stesso modo? Non c’è niente di meno liberale di uno Stato, come quello italiano, che ha una lunga ininterrotta tradizione di centralismo, dirigismo disastrato e fallimenti. Come può lo Stato meno liberale del mondo occidentale, con le sue pesanti incrostazioni di socialismo reale, fare il liberalizzatore? Si sente puzza di bruciato.
    Quarto punto: con quale diritto lo Stato ladro può permettersi di dismettere il patrimonio pubblico, le ricchezze accumulate da generazioni di risparmi ma anche di imposizioni fiscali ai cittadini? Non è roba sua. Si comporta oggi come ha fatto 150 anni fa con i beni ecclesiastici, rapinati alla Chiesa, ma anche alle comunità locali, e svenduti agli amici degli amici a prezzo di saldo.
    Il punto fondamentale è che non si possono fare liberalizzazioni economiche se prima non si sono fatte quelle istituzionali. Se prima non si sono restituiti poteri e attribuzioni agli enti, alle comunità locali e ai cittadini. Non ci può essere liberalismo senza la giusta dose di autonomia, di federalismo vero. La gestione dei rapporti comunitari, e quindi anche delle liberalizzazioni e delle regolamentazioni, sono parte fondante dell’autonomia locale: ogni comunità deve liberamente gestirsi in funzione delle sue esigenze, della sua ricchezza, delle sue aspirazioni, delle sue tradizioni e della sua identità. Non si possono imporre regole identiche ai taxisti di Milano e di Napoli, o all’unico taxista di Belgirate. Gli ordini professionali hanno una loro reale utilità sociale solo se sono davvero rapportati alle comunità in cui operano: la loro prima essenziale liberalizzazione è la regionalizzazione o macroregionalizzazione. Negozi, farmacie e tutto il resto devono trovare regole che vadano bene alle comunità locali. Invece qui chi pretende di decidere è sempre più lontano, più in alto: oggi è Roma, domani sarà Bruxelles, e dopo anche peggio.
    Il potere deve scendere verso il basso, avvicinarsi ai cittadini e invece se ne va sempre più lontano, è sempre meno controllabile e più costoso. Altro che liberismo e federalismo: qui si è sempre più statalisti e centralisti! La prima liberalizzazione vera è istituzionale. La prima vera liberalizzazione è l’indipendenza.
    CARO MONTI, LA LIBERALIZZAZIONE VERA E’ L’INDIPENDENZA | L'Indipendenza



  6. #16
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bisogna affamare la bestia!

    OPPRESSIONE FISCALE: L’ITALIA IN FONDO ALLA CLASSIFICA MONDIALE
    PAOLO GATTI
    Oggi, mi risulterà facile scrivere di un argomento di cui mi occupo da tempo: le tasse. No, non si tratta di una fissazione, ma di una convinzione: non esiste libertà politica senza libertà economica.
    Quando, nel 2009, scrissi in un libro che la pressione fiscale in Italia era pari al 69%, più di un benpensante ci ghignava sopra. Poi, a raffica, la verità – corroborata da numeri spietati – è cominciata ad emergere.
    Ieri, su Cartalibera.it, un bravissimo Gianbattista Rosa, ha scritto un articolo prendendo spunto dal ““Tax and social security report 2011”, studio comparato dei sistemi fiscali e di sicurezza sociale degli 83 paesi più sviluppati del globo realizzato da “ECA International”.
    Prima di riportare quanto scritto dal collega, vi anticipo la conclusione: “Nella classifica dell’oppressione fiscale l’Italia è quintultima”. Un record, come al solito negativo.
    Vi lascio, per un attimo alle parole di Rosa.
    “Prendiamo il caso di un reddito di 70mila euro di un single ‘middle class’, tra la retribuzione lorda ed il netto in tasca dopo i prelievi per tasse e sicurezza sociale. Su 83 paesi, l’Italia si classifica 79a: nei paesi UE solo Belgio e Germania stanno peggio, anzi stavano, perché dopo la cura-Monti anche la Germania è superata. In Italia solo il 56% del reddito entra (entrava, ahimè) nelle tasche del lavoratore, che ancora deve pagare l’ IVA e le tasse su casa, benzina, TV, bolli auto e così via. In Cile, Hong Kong, Corea, Russia, Singapore, Svizzera, Taiwan, persino nel Venezuela di Chavez ne resta in tasca più dell’ 80%. In Argentina, Australia, Brasile, Canada, Rep. Ceca, Estonia, Giappone, Nuova Zelanda, oltre il 70%. In Austria, Francia, Irlanda, Israele, Lussemburgo, Olanda, Spagna, UK e Usa circa il 65%, come pure nei paradisi ex-socialisti del Nord Europa: Finlandia, Norvegia, Danimarca, Svezia. Nel 93% dei paesi lo Stato trattiene meno del 40%: noi siamo in coda al restante 7%. Se consideriamo inoltre le deduzioni possibili, in Italia scarsissime, perdiamo ancora parecchi altri punti . Non so dire di Croazia e Slovenia, gli altri due paesi con noi a fondo classifica, ma si sa poi bene come in Belgio e Germania i cittadini paghino molto, ma vedano poi qualche ritorno in servizi e infrastrutture, a differenza nostra. Il costo più alto con il servizio peggiore: se lo Stato Italiano fosse un ristorante, avrebbe chiuso molto prima del suo omologo di Montecitorio.
    Continuiamo: progressività. L’Italia è tra i primi nella classifica dell’aliquota marginale più elevata (in metà dei paesi è inferiore al 30%, e solo in meno di un quarto supera il 40%), che UK USA e Germania applicano peraltro a livelli di reddito ben maggiori dei nostri. Siamo poi i soli, con Francia e Belgio, ad avere oneri elevati di sicurezza sociale sia a carico del lavoratore (9%) che dell’impresa (32%), per cui se consideriamo imposte ed oneri complessivi di persone e imprese, noi ed il Belgio diamo la paga a tutti. Poiché il Belgio è uno dei pochissimi paesi ad avere un debito pubblico maggiore del nostro, è lecito domandarsi se la abnorme pressione fiscale sia davvero la cura, o non piuttosto la causa, dell’indebitamento di una nazione.”
    Dopo l’Indice delle libertà economiche, pubblicato un mese fa, ecco un altro studio che conferma l’insostenibilità, ed il peso insopportabile, del sistema fiscale italiano. Robert A. Heinlein, uno scrittore di fantascienza, ebbe a dire: “Vacci piano con gli alcolici. Potresti cominciare a sparare all’esattore delle tasse… e sbagliarlo”.
    OPPRESSIONE FISCALE: L’ITALIA IN FONDO ALLA CLASSIFICA MONDIALE | L'Indipendenza


    I SOLDI DEI COMUNI VIRTUOSI A ROMA: UNA VERA RAPINA!
    di GIANLUCA MARCHI
    C’è da non crederci! Nel Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante il titolo “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, c’è una chicca infilata dal governo Monti della quale non è dato sapere quanti amministratori locali si siano già accorti. La sostanza è questa: prima, con il patto di stabilità, i comuni virtuosi sono stati costretti a non spendere i proprio soldi, adesso quei quattrini se li prende lo Stato per depositarli nella propria tesoreria, caso mai che a qualche sindaco gli venisse in mente di utilizzarli. E così gli amministratori locali oculati e capaci finiscono cornuti e mazziati.
    Bisogna arrivare all’articolo 35 che recita: Misure per la tempestivita’ dei pagamenti, per l’estinzione dei debiti pregressi delle amministrazioni statali, nonche’ disposizioni in materia di tesoreria unica”. Già la questione comincia a farsi preoccupante. Ma il peggio arriva ai commi 8 e 9. Il linguaggio è ovviamente burocratico, ma la sostanza è questa: in nome “della tutela dell’unità economica della Repubblica”, i soldi degli enti locali depositati presso le tesorerie comunali (ad eccezione dei quattrini derivanti da mutui e da prestiti) devono essere trasferiti, in due tranche del 50% ognuna delle somme esigibili, presso la tesoreria statale. Se inoltre gli enti locali hanno risorse depositate presso soggetti diversi che non siano le tesorerie, li devono far rientrare entro il 15 marzo, in modo che poi possano essere trasferiti alla tesoreria statale.
    In altri termini lo Stato mette le mani sui soldi di tutti i comuni e lo fa fino al dicembre 2014. Alla faccia del federalismo definito una necessità dal presidente della Repubblica. Qui siamo alla rapina a mano armata, che non danneggia solo gli enti locali, ma anche le banche del territorio che svolgono le funzioni di tesoreria, le quali si vedono costrette a trasferire tutto a Roma.
    Questo provvedimento è una vera e propria presa per i fondelli essendo stato inserito nel cosiddetto “decreto liberalizzazioni”, è una manovra centralista di bieco stampo sovietico. Se i sindaci di qualunque colore e di qualunque latitudine non si ribelleranno dando vita a un movimento di protesta civica, i loro cittadini avranno il diritto di inseguirli e buttarli fuori dalla casa comunale a pedate nel didietro.
    I SOLDI DEI COMUNI VIRTUOSI A ROMA: UNA VERA RAPINA! | L'Indipendenza

    Napoli, 32 falsi invalidi incassano pensioni per 1 mln di euro
    Incendio doloso uffici Municipalità tentò ostacolare indagini
    Napoli, 1 feb. (TMNews) - Sono accusati di aver ottenuto pensioni di invalidità pur non avendone diritto sottraendo indebitamente alle casse statali oltre un milione di euro. Con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, contraffazione di pubblici sigilli e falsità materiale e ideologica sono stati arrestati a Napoli, nel quartiere Poggioreale, 32 'falsi invalidi'. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla Procura partenopea - Sezione reati contro la pubblica amministrazione, sono state eseguite nel corso della notte dai carabinieri del Comando provinciale di Napoli.
    L'operazione costituisce la prosecuzione dell'attività investigativa, avviata nel 2009 dai militari della Stazione di Posillipo, che ha portato, fino a questo momento, all'arresto di 201 persone e al sequestro di beni per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Precedenti indagini avevano evidenziato il coinvolgimento diretto di politici, funzionari pubblici e persone collegate a clan camorristici nel processo di produzione delle false pensioni, mentre recenti sviluppi investigativi avevano permesso di individuare un nuovo canale di produzione di false invalidità, ideato e diretto da un dipendente pubblico, impiegato presso la sede Inps di Napoli. Quello individuato con le indagini che hanno portato agli arresti di oggi, infatti, è un gruppo organizzato diverso da altri due disarticolati nel corso del 2010 e del 2011 sempre da indagini dei militari dell'Arma, uno facente capo a un ex consigliere municipale del Pdl, Salvatore Alajo, e l'altro riconducibile a personaggi vicini al clan Mazzarella.
    I destinatari della misura cautelare sono tutti residenti nella IV Municipalità, Poggioreale. Gli indagati, grazie a documentazione falsa, avevano ottenuto indebitamente pensioni di invalidità, comprensive di indennità di accompagnamento. Le indagini sono proseguite nonostante il tentativo di ostacolarle attraverso la distruzione materiale, avvenuta con un incendio doloso nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorso, degli archivi cartacei in uno degli uffici comunali di via Gianturco. In quell'occasione fu appiccato il fuoco a decine di faldoni relativi a pratiche di invalidità civile di residenti nella Municipalità Poggioreale. Con provvedimenti separati sono stati sequestrati, presso l'Inps, i trattamenti pensionistici illegittimi.
    TMNews - Napoli, 32 falsi invalidi incassano pensioni per 1 mln di euro

    MONTI, IL SOVIET ITALIA E LA MANOVRA “SALVA-STATALI”
    GIOVANNI EDOARDO MARINI
    Il governo tecnico Monti ha poco di tecnico. È nominato da un nominato e questo lo rende diverso da un governo assemblato dopo elezioni allo scopo. È un soviet. Come un soviet non risponde a nessuno del proprio operato e questo, pare, dia forza e consenso all’abominevole creatura.
    Ha fatto ciò che i governi non sono riusciti a fare? È presto per dirlo perché anche nel caso un governo precedente avesse fatto riforme strutturali (si dice così di quelle riforme che sono la nuova base su cui sorreggere le soluzioni a problemi nati da strutture imperfette) sono state vanificate dalla reazione del governo successivo. Ne cito una, ma sono diverse: la devolution. La cito perché conteneva modifiche strutturali che si vogliono riproporre nuovamente (diminuzione dei parlamentari, trasformazione del bicameralismo, diverso rapporto tra il capo del governo e il suo esecutivo, ecc.).
    Che cosa ha imposto, con il cipiglio del grande condottiero, il nostro soviet? Il primo atto è stato il decreto “Salva Italia”; e già il nome è una menzogna perché si dovrebbe chiamare, per coerenza con la motivazione con cui è stato giustificato, “Salva statali”. Infatti è stato detto che senza il decreto non si sarebbero potuti pagare gli stipendi agli statali. Parole del premier. A meno che, per il soviet, statali ed Italia coincidano. Terrificante.
    Si badi che il decreto è tale da non aver avuto ancora alcun impatto sulla vita degli italiani che non vivono grazie allo Stato, perché il drenaggio della ricchezza è rimandata al pagamento delle tasse di metà anno. È stato garantito che ciò avverrà e sarà brutale per coloro che la ricchezza la producono e non solo la consumano. Questo è bastato a rassicurare chi di dovere per dare il permesso allo Stato italiano di continuare a spendere come d’abitudine per altro limitato tempo.
    Oltre a ciò, cioè la certezza che la ricchezza generata dai produttori sia ulteriormente falcidiata, si è fatto venir meno l’onorabilità degli impegni contrattuali che a suo tempo lo Stato aveva assunto per il futuro previdenziale delle popolazioni che vivono del loro lavoro, e non da salariati di Stato, e che hanno consegnato in obbligo parte del frutto di questo loro lavoro, affinché fosse restituito in reddito per la vecchiaia. Si badi bene, non era un contratto vantaggioso, ma appoggiava la sua forza sull’obbligatorietà dei versamenti e sulla certezza del recupero almeno in parte di quanto versato che questo obbligo sottintendeva. Non è più vero.
    Che altro ha fatto il soviet? Ha riportato in vita l’aborto politico Bersani, forse su specifica richiesta dello stesso affinché potesse dire: “Si fa quel che avevo già iniziato a fare perché avevo ragione”, le liberalizzazioni a lenzuolo. Nulla di male: liberalizzare è sempre meglio che burocratizzare. Anche se le liberalizzazioni delle bocciofile sono state accompagnate da nuove forme di burocratizzazione (nuova Autority Trasporti) che ne inficerà la libertà degli operatori.
    Ma qual è l’eclatante menzogna che la caratterizza come la precedente? Si vuol far credere che le liberalizzazioni produrranno un aumento del Pil del 10 (dieci, dico dieci) percento. Formidabile! Un vero peccato non averlo fatto prima se è così facile trasformare una nazione in recessione in una in crescita più della Cina. Il soviet è stupido? Forse, sicuramente è politico. Perché dice una tal menzogna? Perché deve passare l’idea che l’impedimento alla crescita della nazione non dipende dall’esuberante e soffocante presenza dello Stato, ma per colpa dei privati che operano con corporazioni e lobby sataniche. Chi sono? Tassisti, avvocati, notai, farmacisti. Grandi produttori di generi di consumo, come tutti sanno. Si badi bene: il problema non è togliere gabbie di rendite ma farle passare per la causa di problemi che hanno natura ben diversa. Sono tutti settori che nulla hanno a che fare con lo Stato e la politica.
    Ad esempio, non si toccano gli ordini dei giornalisti, che come è noto, sono ben finanziati dallo Stato affinché si affianchino nella formazione, per quanto possibile, dell’opinione pubblica a chi dello Stato è l’esecutore materiale: gli statali. Esemplare è lo spot pubblicitario sugli evasori fiscali, descrivendoli come meschini parassiti, fatto su commissione dal più ributtante dei parassiti, il Leviatano statale. Ciò che appare come primario al soviet è tutelare lo Stato, cioè se stesso, ad ogni costo.
    Quel che più fa rabbrividire del soviet è proprio che non viene mai messo in discussione il ruolo dello Stato e, soprattutto degli statali: i loro privilegi, la loro funzione, la loro necessità. Diobono, su molti milioni di dipendenti pubblici ce ne sarà uno che è stronzo? Se sì, perché non è possibile licenziarlo?
    MONTI, IL SOVIET ITALIA E LA MANOVRA


  7. #17
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bisogna affamare la bestia!

    UN SICILIANO SU DUE VIVE DI PENSIONE. COLPA DELL’EVASORE?
    LEONARDO FACCO
    Massì, continui pure l’infame campagna contro l’evasore fiscale. Esacerbare gli animi, col fine di mettere tutti contro tutti, è una strategia che ha sempre funzionato, che grazie alla tecnica mai dimenticata del “divide et impera” fa litigare fra di loro i sudditi (gli schiavi) per ingrassare la lupa. Bastava guardare Bruno Vespa ieri sera (milionario stipendiato con soldi dei contribuenti) per vedere la macchina in azione. Qualcuno dimentica con troppa facilità che il problema di questo paese è altro, uno Stato centralista delinquenziale e redistributore di prebende, nonché allevatore di parassiti famelici.
    Questo giornale ha riportato, in maniera cronachistica, la cosiddetta “Rivolta dei forconi”, la cui matrice siciliana ha destato più di un sospetto a chi di libertà vera si occupa da tempo. E’ bastato leggere le loro rivendicazioni per comprendere che fuorché a sussidi e ad incentivi pubblici – che son sempre a spese di chi produce ricchezza vera – non sono interessati.
    Che la Sicilia non fosse un esempio cristallino di liberalismo era risaputo, anche ai sassi. Oggi, il “Sole 24 ore”, ci aggiunge un carichetto da undici: “Quasi un siciliano su due percepisce una pensione. Gli assegni erogati ogni anno dagli istituti di previdenza sono poco più di 2,35 milioni a fronte di una popolazione complessiva nella regione di cinque milioni di abitanti. È uno dei dati contenuti nel rapporto congiunturale della Fondazione Res presieduta da Carlo Trigilia e presentato oggi nell’Aula Magna della facoltà di Economia del capoluogo siciliano. Letto bene? Non oso pensare a quanto ammontino quelli che prendono stipendi pubblici o farlocchi!
    Continuiamo a leggere: “Illuminanti in questo caso i dati sul Pil: per quello siciliano il 2012 sarà ancora un anno nero con un dato che si assesta a – 2,1% rispetto al 2011. Altro dato poco confortante, nella relazione fatta dall’economista della Fondazione Adam Asmundo, è quello che riguarda le imprese, diminuite decisamente: si è passati da 394.488 circa del 2007 a 380.715 dell’anno scorso”. Sprofondo rosso.
    Vorrei solo citare un’altra notizia, per dare l’idea di quale clima si respiri oggi in Italia: “Molti proprietari rinunciano alle supercar: «Siamo bollati come ladri». I concessionari: «È l’effetto delle verifiche antievasione». E, qui, mi corre l’obbligo di tornare all’invidia di cui all’inizio di questo breve sfogo, all’odio sociale. Henry Hazlitt diceva: “L’intero Vangelo di Karl Marx può essere riassunto in poche frasi: odia l’uomo che si dimostra migliore di te. Non ammettere mai, in nessuna circostanza, che il suo successo possa essere dovuto alle sue capacità, non riconoscere mai il contributo produttivo che possa aver dato a tutta la comunità. Attribuisci invece sempre il suo successo allo sfruttamento, all’imbroglio, alla rapina più o meno esplicita ai danni degli altri. Mai ammettere, in nessuna circostanza, che il proprio fallimento possa essere dovuto alla propria debolezza, o che il fallimento di chiunque altro possa derivare dai suoi difetti – dalla sua pigrizia, incompetenza, imprevidenza o stupidità”.
    Altro che il vangelo di Marx, basterebbe leggere Travaglio, l’Unità o la Repubblica per affibbiare a loro le parole di Hazlitt.
    UN SICILIANO SU DUE VIVE DI PENSIONE. COLPA DELL’EVASORE? | L'Indipendenza



    IL PROBLEMA DELLO STATO: SOLUZIONE O ILLUSIONE?
    di REDAZIONE
    Che cos’è lo stato? Frédéric Bastiat, questo era il suo nome, giudicava talmente importante rispondere a tale interrogativo che pensava sarebbe stato utile istituire un premio “non di cinquecento franchi, ma di un milione di franchi, con attribuzione di corone d’alloro, croci al merito e nastrini, per premiare colui che offrirà una definizione buona, semplice e intelligente di questo termine: lo Stato”. (Lo Stato, 1848)
    E, sulla spinta di questa sua esigenza, egli produsse la sua definizione di stato, una definizione rimasta in ombra per parecchio tempo (nessuno di noi ne ha mai preso conoscenza nelle scuole di stato) ma che sta circolando sempre più tramite Internet, in una sorta di passaparola universale, e che sta diventando anch’essa giustamente celebre, come è avvenuto per quella di Proudhon sulla proprietà.
    Eccola: “Lo stato è la grande illusione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri.”


  8. #18
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bisogna affamare la bestia!

    Quando Eugenio Scalfari Elogiava l’Evasione Fiscale
    LEONARDO FACCO
    Correva l’anno 1982, l’anno in cui l’Italia vinse i mondiali. Che euforia… Il paese aveva davanti un decennio a tutto gas, nel segno un po’ di Ronald Reagan e un po’ di Margareth Thatcher. Finalmente, il “Belpaese” aveva buttato dietro le spalle quei pesantissimi Anni Settanta, fatti di piombo, contestazioni e “conquiste sociali”.
    Eugenio Scalfari, socialista e giornalista di primissimo piano, venne chiamato a scrivere per l’Editoriale l’Espresso un saggio che raccontasse un pezzo di “Storia della Repubblica”, un saggio in punta di penna, da inserire niente po’ po’ di meno che nella “Enciclopedia politica dell’Italia”. Roba pesante, a futura memoria. Gli chiesero di raccontare il “miracolo economico”, quello che cominciò nel primissimo dopoguerra e che caratterizzò – successivamente, i mitici Anni Sessanta, fatti di tanto lavoro, ma anche di “Bella vita” e utilitarie di massa, di elettrodomestici e rock ‘ roll, due decenni di fabbrichette che spuntavano un po’ dovunque tra il nord-est ed il nord-ovest padano, fin giù nella grassa Emilia.
    Il “Barbapapà” del giornalismo nostrano intitolò quello scritto “La lira vince l’Oscar della moneta”.
    Perché ve ne parlo? Intanto, perché lo conosce quasi nessuno, dopodiché perché rileggerlo diventa di estrema attualità in questi tempi di recessione, tempi bui in cui lo stesso Scalfari che trent’anni fa prendeva atto che il boom economico andava ascritto alle poche leggi, alla poca burocrazia e al poco interventismo statale, ebbene oggi – con i suoi sermoni domenicali su “la Repubblica” – ci trita le palle per ricordare che l’evasore è un ladro, che l’evasore va combattuto, che l’evasore è un parassita, che viva i raid di Cortina.
    Perdinci, ma di quali perle omaggiava i lettori di allora il fondatore di “Repubblica”? Riportiamo:
    “Le caratteristiche del neocapitalismo, come si realizzò da noi in quei dieci anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta furono in breve i seguenti”. Scalfari ne cita 5 (vi invito a leggere gli altri quattro nei 3 documenti che vi allego sotto, ovvero l’articolo originale), ma quello che interessa di più a me è terzo: “Il sistema fiscale offriva larghissime possibilità di evasione. Le imposte personali sul reddito e quelle sugli utili d’impresa incidevano assai poco sulla materia imponibile. Del resto lo stesso volume della pubblica spesa, in percentuale rispetto al prodotto nazionale lordo, era ancora ristretto entro livelli tollerabili. La pompa aspirante del tesoro faceva ben modesta concorrenza alla domanda di capitali da parte dei privati, se confrontato con quanto avvenne poi ed avviene tuttora”.
    Letto bene? Scalfari – che lungo tutte e tre le pagine pubblicate a sua firma plaude alla ritrovata ricchezza dell’Italia – ci ricorda che l’evasione fiscale fu uno dei fattori della crescita, del benessere, dello sviluppo!
    Il 31 gennaio scorso, scegliamo una citazione tra le tante, questo “profeta dei radical-chic” ha scritto sul suo giornalone: “La lotta all’evasione può dare risorse e può far diminuire la pressione fiscale”. Non l’ho mai amato come personaggio, ma lo preferivo quando elogiava l’evasione fiscale.
    Quando Eugenio Scalfari Elogiava l’Evasione Fiscale | Quando Eugenio Scalfari Elogiava l’Evasione Fiscale


    Prove di stato di polizia nell'era dei tecnici
    di Mario Palmaro
    Da qualche tempo, più o meno da quando in Italia è iniziata l’Era del serenissimo governo tecnico, il rapporto fra Stato e contribuenti è bruscamente cambiato. Non si tratta tanto di sostanza: da sempre ogni stato esige dai suoi sudditi una certa quantità di gabelle, lo stato inseguendo e i sudditi, senza troppo entusiasmo, aprendo la borsa. Ciò che è mutato è, piuttosto, il clima, l’atteggiamento, l’atmosfera.
    Insomma: tira un’aria strana, a metà strada fra l’incitamento alla delazione e lo scatenamento di uno stato di polizia. Questa escalation di operazioni della Guardia di finanza, questi blitz quotidiani, questa colpevolizzazione a targhe alterne delle categorie in blocco (una volta i ristoratori, un’altra i frequentatori di alberghi di lusso, ma solo a Cortina, e così via); questa concatenazione di fenomeni essenzialmente mediatici fa pensare. E mette un po’ i brividi.
    In fondo, si sta preparando il terreno a un capovolgimento giuridico e morale, che si chiama presunzione di colpevolezza. E’ come se si stesse costruendo giorno per giorno uno scenario nel quale il cittadino è, a priori, evasore; potrà casomai, provare lui, a suo carico, di essere invece un onesto pagatore delle imposte. A parte il fatto che c’è una tassazione – quella indiretta – alla quale nessuno può sottrarsi nello stesso momento in cui consuma un certo bene.
    Ma il punto dolente è un altro: e cioè che questa inversione dell’onere della prova è gravissima, e non è degna di una civiltà giuridica gloriosa come la nostra.
    C’è un garantismo penale che più o meno tutti ammettono: nessun cittadino è colpevole fino a quando non è stato condannato con una sentenza passata in giudicato. Questo significa che l’imputato, sbattuto in prima pagina, passato ai raggi x a Porta a Porta, magari con lo sguardo lombrosianamente tipico del delinquente nato; tale imputato è, fino alla sentenza di terzo grado, innocente.
    Ora, qui ci vorrebbe che qualcuno rispolverasse un analogo, a fortiori ancor più ragionevole, garantismo fiscale. Un garantismo che permettesse di riconoscere che ogni cittadino non è un evasore fiscale fino a prova contraria. E che non basta appartenere a una certa categoria, o frequentare un certo luogo, o guidare una certa macchina, per essere subito classificato come farabutto.
    Questa immagine di un potere costituito che incombe arcigno e fruga nelle nostre tasche è orribile, e fa pensare che Max Weber avesse ragione quando definì lo stato, fra lo sconcerto generale dei suoi studenti, “un gelido mostro”. Anche perché questa forma mentis è funzionale a dimenticarsi una verità elementare: e cioè che lo stato esiste in funzione della società civile, in funzione dell’uomo, in funzione del bene comune. Non il contrario.
    Non vorremmo che si preparasse sotto i nostri occhi una statolatria che, francamente, pensavamo di aver rottamato con Hegel, Marx e tutti i loro nipotini. Magari “tecnica”, magari benedetta dai liberali del Corriere della Sera, ma sempre di statolatria si tratterebbe.
    La Bussola Quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: Prove di stato di polizia nell'era dei tecnici

    ITALIANI, COME IL “CRAPONE” ADESSO MONTI CI RIPROVA
    di ROMANO BRACALINI
    Monti va in America e al presidente Barak Obana dice:”Cambierò il modo di vita degli italiani”. Ancorché discutibile il modo in cui è assurto al potere e al laticlavio a vita, lui uomo di banche e di denari, se non per grazia ricevuta dal Quirinale, si deve dire che la fiducia che il premier ha di se stesso è illimitata e priva d’ogni senso di ironia. L’uomo è legnoso, l’eterno sorriso stereotipato, la cartella di carte sotto il braccio da bravo ragioniere e già tentato dall’improvvisa e tardiva notorietà a fare il salutino col braccio levato, come fa anche Napolitano benché la culla comunista sia stata mallevadrice di austerità e di scarsa simpatia. (L’avete mai visto un comunista allegro?).
    Benché non si capisca in che misura i provvedimenti fiscali di Monti – perché altro non si vede – abbiano risanato la vita pubblica, quel che ha fatto – ma più detto che fatto – , hanno avuto l’effetto di suscitare vasti entusiasmi.Vezzeggiato, ammirato a scatola chiusa, come un prodotto che non si discute, Monti s’è messo in testa un traguardo che è l’eterna ambizione dei tribuni del popolo venuti alla ribalta in Italia in epoche diverse. Vuole cambiare la natura degli italiani. Chissà se Monti, a parte i bilanci e la partita doppia, ha letto i ricordi di Massimo D’Azeglio il quale diceva: ”Gli italiani vogliono fare un’Italia nuova e loro rimanere gli italiani vecchi di prima”. L’Italia c’era o ci faceva, ma gli italiani dovevano ancora essere fatti, e a quanto pare sono ancora da farsi, da qui i progetti ambiziosi del professore che sono forse fuori della sua modesta portata.
    A parte Masaniello e Crispi, finiti male, l’altro che meditò seriamente di fare l’”italiano nuovo” fu, com’è noto Mussolini, quando si accorse che per i suoi piani di conquista il vecchio stereotipo dell’italiano baffi neri, pizza e mandolino non faceva al caso suo. L’Italia alleata della Germania non poteva scomparire con dei soldati che scimmiottavano il passo dell’oca. Voleva fare una generazione guerriera, che non c’era mai stata dalla caduta dell’impero romano, e il predappiese s’era illuso di salutare la riapparizione dell’impero sui colli fatali di Roma benchè il ponentino e la coda alla vaccinara rendessero fiacchi e poco adusi alle armi i romani moderni. Ogni dittatore nutre la suprema aspirazione di modellare il popolo a sua immagine e somiglianza. Mussolini venne paragonato a Cesare, a Napoleone e lui aveva finito per crederci davvero, mentre non era che un maestro elementare di provincia.
    Quando l’Italia firmò il patto d’acciaio con la Germania e Hitler venne in visita ufficiale in Italia nel 1938, Mussolini meditò di cambiare non solo la natura degli italiani ma anche il clima. Odiava le palme, e ordinò il rimboschimento ad abeti dell’Appennino in modo da conferire al paesaggio un aspetto più nordico. Quando i camerati tedeschi lodavano la dolcezza del clima, lui soffriva. E in un eccesso di ottimismo disse: ”Farò dei napoletani un popolo nordico”. Non c’è riuscito. Ci riuscirà Monti?
    ITALIANI, COME IL “CRAPONE” ADESSO MONTI CI RIPROVA | L'Indipendenza

  9. #19
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bisogna affamare la bestia!

    LA LEZIONE GRECA? NON ESISTONO PASTI GRATIS. ELEZIONI AD APRILE
    PAOLO REBUFFO
    Dopo i fatti di ieri e la decisione del parlamento greco di approvare la proposta di salvataggio della “Troika Fmi-Bce-Ue”, scrivo qui poche righe personali riguardo quello che a mio parere ci sta insegnando la vicenda di quel paese:
    1) Non esistono pasti gratis
    La Grecia ha vissuto per 10 anni, ovvero dall’entrata nell’Euro fino all’esplodere della crisi al di sopra delle sue possibilità. E lo ha fatto in maniera folle e sconsiderata. Il 62% dei lavoratori greci sono dipendenti pubblici, le pensioni vengono (venivano) erogate anche a partire da 42 anni di età e normalmente a 51 anni, i testi scolastici sono a carico dello stato Università compresa a prescindere dal reddito, e potrei continuare. Il calcolo della classe politica greca è stato quello che “tanto qualcun’altro pagherà”. E’ molto probabile che alla base di questo calcolo ci sia stato anche la complicità dell’Unione Europea stessa, io non posso credere che le tutte le istituzioni europee non conoscessero il reale stato dei conti pubblici greci, che si sono scoperti “taroccati” fin dal giorno dell’adesione nell’euro.
    Questo ultimo fatto però, a mio parere è un dettaglio, la realtà è che questo stato di cose è andato bene a TUTTI e lo ripeto TUTTI, cittadini compresi, finchè è durato. E’ ovvio che le classi dirigenti sapevano (o avrebbero dovuto sapere) quali fossero le reali condizioni dei conti pubblici e quali le conseguenze, ma hanno fatto finta di nulla fino al disastro.
    Personalmente non mi convincono, ne mi convinceranno mai analisi che assolvono il povero cittadino al quale è stato offerto di andare in pensione a cinquant’anni, poteva ben rifiutare e cercarsi un altro lavoro (e farlo in pensione….ah già ma probabilmente lo ha fatto andando a lavorare in nero), non aveva un plotone di esecuzione che lo costringesse. Chi ragiona in questa maniera, cioè negando la responsabilità della scelta individuale di ciascuno o è in malafede, o merita un dittatore perché è un suddito e come tale effettivamente non ha alcuna responsabilità ma solo il dovere di obbedire.
    E sapete cosa? Non so voi ma io rifiuto di pagare per costoro, almeno fino a quando non si siederanno al tavolo con me e rinunceranno a parte dei privilegi (perchè andare in pensione a 50 anni oppure farlo con trattamenti sproporzionati rispetto a quanto versato è un privilegio sulle spalle dei figli, chiamiamo le cose con il nome appropriato, non è MAI un diritto)
    2) La Politica Conta
    L’attore principale della tragedia greca è senza dubbio la peggiore classe politica di tutte le democrazie del mondo. Forse in Italia non lo si percepisce ma in Grecia vige una situazione che è ben peggio della nostra non compianta prima repubblica. Sulli scranni di Atene ci sono i cloni dei vari De Lorenzo, De Michelis, Craxi, Forlani… con un’aggravante i due partiti che fino ad oggi si sono divisi il potere sono dinastie familiari. Papandreau ad esempio è solo l’ultimo rampollo di una famiglia di socialisti, Nonno, padre e figlio tutti arrivati alla guida del Pasok.
    Chi volesse farlo vada su Wikipedia e si legga la storia di George Papndreou e poi:
     Geórgios Papandréu, il nonno
     Andreas Papandreou, il padre
    3) L’Europa ha fallito
    L’Europa e l’Euro hanno fallito, inutile negarlo. Lo ammetto io ero un convinto europeista, dieci anni fa speravo che i vincoli europei facessero cambiare la situazione nel mio paese costringendo la politica alle riforme necessarie (ricordo che entrammo in quasi-bancarotta con i tassi al 15%). Mi sbagliavo, da una parte la cialtroneria della politica non finisce mai completamente di stupire in senso negativo dall’altro l’europa in questi 10 anni si è dimostrata troppo debole, ora è tardi per imporre le scelte di bilancio necessarie, la massa di debito è troppo grande e gli stati insieme (purtroppo) con i cittadini sono troppo assuefatti alla sua espansione. In questi 10 anni abbiamo avuto uno sconto sui tassi di interesse di circa 70mld all’anno. Ebbene ce li siamo bruciati in spesa pubblica improduttiva. Cioè in prebende, privilegi, pensioni, assunzioni pubbliche a pioggia. (p.s. dunque se tutti pagassimo le tasse ne pagheremmo meno tutti? Davvero? Rifletteteci su.)
    L’Europa ha fallito perché debole e nata sul presupposto che i singoli stati si sarebbero resi più efficienti senza esserne realmente costretti. Io non so se alla base del calcolo che ha portato ai trattati di Maastricht e di Lisbona ci fosse veramente stata una volontà per distruggere gli stati nazionali e assoggettare i cittadini ad entità non elette, constato che è quello che sta accadendo in ogni singolo paese con debito elevato. Il processo in atto non è ancora irreversibile ma il tempo scorre inesorabilmente in quella direzione.
    4) La piazza conta?
    Questa è una bella domanda. Ieri ad Atene si è svolta una vera e propria guerriglia urbana, una rivolta sterile e in qualche modo utile ai palazzi del potere, a farne le spese solo qualche poliziotto mal pagato e le case e le automobili di qualche poveraccio ateniese (che non poteva permettersi un garage). Mi chiedo quale sarebbe stato l’esito del voto se i dimostranti avessero rotto il cordone protettivo intorno al parlamento. Ma forse è ancora troppo presto. I greci hanno fame ma non abbastanza. Anzi mi chiedo che effetto avrebbe fatto sulle cancellerie del resto d’Europa vedere messa in discussione l’incolumità fisica dei deputati. Forse sarebbe stato educativo. Non lo sapremo mai almeno a questo giro.
    LA LEZIONE GRECA? NON ESISTONO PASTI GRATIS. ELEZIONI AD APRILE | L'Indipendenza

    GIANFRANCO MIGLIO NON AVREBBE PAGATO L’IMU
    GIUSEPPE MOTTA
    La reintroduzione dell’ICI (ridenominata IMU) sulla prima casa, prospettata dall’attuale governo di tecnici (della confisca, del racket e della rapina, nobilitata da svariati e multiformi abbellimenti), riporta su un piano di grande attualità il coraggioso, sintetico scritto e uno dei più interessanti del suo ultimo decennio di vita, che Gianfranco Miglio dedicò alla legittimità della disobbedienza civile, nel 1993 (Miglio G. / Thoreau H. D., La disobbedienza civile, Mondadori 1993).
    In quello scritto Miglio aveva smascherato impietosamente, da autentico scienziato della politica, la realtà della tassazione, ormai coincidente con lo stesso possesso ed esercizio del potere, nelle democrazie stataliste moderne.
    «L’investitura politica – scriveva – con il passare del tempo è diventata soprattutto e primariamente “mandato a tassare”: cioè licenza che i cittadini (inconsapevoli) accordano ai governanti di manipolare i loro redditi e dunque una ricchezza privata la quale, se accumulata nel rispetto della legge, dovrebbe essere invece intangibile. È evidente, infatti, che su quanto una persona guadagna – vivendo in mezzo ai suoi concittadini, scambiando le sue prestazioni con loro e osservando le regole giuridiche del mercato – né i concittadini stessi né i detentori del potere possono vantare alcuna pretesa, fondata sul diritto naturale». Ma il problema nasce dal fatto che «I detentori del potere hanno sempre più considerato gli averi dei sudditi come pienamente disponibili, collocando i prelievi di ricchezza di gran lunga in prima fila fra gli atti di governo. […]. La progressiva trasformazione in senso assolutistico della sovranità (e la crescente arroganza di chi la detiene) hanno condotto a pensare l’autorità politica come depositaria della “sapienza economica” e arbitra esclusiva della fortuna dei cittadini, ridotti con le loro risorse e i loro beni, alla completa mercé di chi quell’autorità impersona».
    Miglio proseguiva contestando la legittimità di imposte sulla casa abitata (senza distinguere fra la prima o la seconda), in un periodo in cui, di fronte alle incredibili ruberie (responsabili di un’inaudita sottrazione di risorse ai danni dei cittadini), gigantesco iceberg solo parzialmente emerso dalle inchieste dei giudici di Milano, una classe politica corrotta aveva avuto l’ardire di imporre l’odiosa ISI (Imposta Straordinaria sugli Immobili).
    L’imposta sulla casa è figlia di un’ideologia collettivista, che nega la proprietà privata per creare sudditi obbedienti, dipendenti da una concessione dall’alto di diritti dei quali i detentori del potere non possono affatto disporre. È un’imposta che mira a precarizzare la sicurezza degli individui, a generare insicurezza nella vita sociale. È l’espressione di dominatori che considerano chi si costruisce con le sue ricchezze una casa, automaticamente, un titolare di presunte risorse illegittime, comunque da perseguire. Miglio affermava che sugli immobili abitati dai proprietari il fisco non può pretendere nulla: perché essi costituiscono un’estensione fisica e un completamento necessario della persona che li possiede e li usa. «Sarebbe come sottoporre a imposta la salute o la bellezza di un cittadino. È oggettivamente contrario ai diritti naturali dei cittadini e dunque iniquo tassare gli immobili che i cittadini medesimi abitano, prelevando dalle loro tasche un’imposta, giustificata come porzione di una ricchezza presunta, ma effettivamente non mai goduta. Non pagare quella parte delle imposte che colpiscono la casa in cui si abita rappresenta un esemplare esercizio del diritto dei cittadini a resistere pacificamente a una legge iniqua». Per Miglio non c’era alcun dubbio che si trattasse di un caso da manuale di legittimità del ricorso alla disobbedienza civile.
    Di fronte alla continuazione e alla crescita esponenziale attuale della corruzione, della spesa pubblica per mantenere una legione sterminata di parassiti, di sprechi colossali ai quali non si è ancora voluto mettere mano, quella resistenza a un attacco indiscriminato e alla cieca (giustificato con i “sacrifici”, in realtà solo espropriazioni legalizzate) a risorse legittimamente immobilizzate, gli sarebbe apparsa ancor più legittima. Forse avrebbe anche ironizzato sui cosiddetti “tecnici”: cosa c’è di “tecnico” nel perseguire un bene per eccellenza visibile e non occultabile come l’immobile? Basta non essere orbi.
    GIANFRANCO MIGLIO NON AVREBBE PAGATO L’IMU | L'Indipendenza

    Miglio affermava ironicamente: "Sono l'unico intellettuale cattolico italiano che crede in Dio". Riguardo agli esponenti del "cattolicesimo democratico" italiano dichiarava: "Per colpa di uomini come Dossetti e Prodi abbiamo assistito a un cedimento vastissimo nei confronti delle tematiche di derivazione illuministica".






  10. #20
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Bisogna affamare la bestia!

    GRECIA: STORIA DI SPERPERI, CLIENTELE E OVVIA AUSTERITA’
    CLAUDIO ROMITI
    Sul caso greco l’Italia spicca per avere buona parte dell’opinione pubblica schierata contro le misure d’austerità imposte dall’Europa, identificata come una sorta di mostro mitologico chiamato Merkozy. Ed a guidare questo fronte si nota la solita avanguardia di politici, opinionisti e telegiornalisti – in maggioranza di area progressista – che si comportano come dei perfetti ignoranti economici colti, racchiudendo in questa sostanziale antinomia le loro enormi distorsioni nella visione.
    Così come in molte altre analoghe situazioni, anche nei confronti della crisi ellenica questi propalatori di teorie strampalate vorrebbero convincerci che le misure richieste dall’Europa alla Grecia sono misure fondamentalmente controproducenti e quindi sbagliate, accusando chi le avanza di voler attentare alla sovranità di questo Paese. Ed il nocciolo duro di tale critica è lo stesso che ascoltiamo da una vita anche rivolte all’ Italia, ogniqualvolta si accenni a qualche timido contenimento della spesa pubblica.
    In parole povere, si considera che l’inasprimento delle tasse e gli eventuali tagli della medesima spesa pubblica siano sostanzialmente la stessa cosa e che, pertanto, producano analogo effetto sul piano economico e finanziario. Inoltre, ed è questo l’elemento più grave, in una macedonia composta da statalismo e mal digerite teorie keynesiane, si cerca di far passare l’idea che la ricchezza di un sistema dipenda in molta parte dal quantum di risorse che la mano pubblica redistribuisce nella società. Ergo, si continua a ripetere come un mantra, se la Grecia si trova obbligata a tagliare migliaia di posti di lavoro pubblici ed a decurtare stipendi e pensioni è inevitabile che si aggravi in modo disastroso la recessione in atto.
    Ora, il problema di questi ignoranti economici colti è che essi non hanno mai compreso che per ogni salario regalato dallo Stato, con l’intento di sostenere la domanda, ci deve essere qualcuno che ne produca l’equivalente monetario, altrimenti per non squilibrare irrimediabilmente il sistema è necessario ricorrere all’indebitamento. Ossia, ciò che esattamente è accaduto al piccolo Paese mediterraneo. Soltanto che, a forza di mandare i barbieri e i suonatori di tromba in pensione a 50 anni, a regalare vitalizi alle figlie nubili dei dipendenti pubblici (attualmente per questa voce la Grecia spende 550 milioni di euro all’anno) ed a mantenere in piedi carrozzoni mangiasoldi come quello per la salvaguardia del lago Kopais -lago prosciugato nel 1930- anche la via dei prestiti mostra il suo limite. Prima o poi anche i soldi degli altri che ti fanno credito finiscono, secondo un famoso motto della signora Thatcher.
    Ciononostante, pur avendo accettato di ristrutturare il debito greco con una perdita sul facciale dei titoli comprati che può arrivare al 70%, dunque uno sconto fortissimo fatto a questo irresponsabile membro dell’Ue, secondo i nostri ignoranti economici colti gli Stati più solidi dovrebbero continuare a finanziare in eterno le spese pazze dei politici ellenici senza pretendere un qualche impegno in termini di riequilibrio strutturale dei conti pubblici. Una tesi, quest’ultima che cozza con i più elementari criteri di buon senso. Ma si sa, per i nostri commentatori “politically correct”, ma ignoranti economici colti” la matematica è sempre più un fatto interpretativo, almeno fino al fallimento.
    GRECIA: STORIA DI SPERPERI, CLIENTELE E OVVIA AUSTERITA’ | L'Indipendenza

    Massimo Garavaglia ad Affari: "E' ora di tagliare 200mila statali. Così si risparmiano 7 miliardi"
    Massimo Garavaglia, vicepresidente della commissione Bilancio al Senato e responsabile economico della Lega Nord, sceglie Affaritaliani.it per dire quello che tutti pensano ma che nessuno ha il coraggio di ammettere. "In Italia ci sono 4 milioni di dipendenti pubblici. In America siamo sulla stessa cifra ma gli abitanti sono sei volte tanto. In Uk gli statali sono meno di noi e hanno iniziato un processo di 'spending review' con l'obiettivo di ridurre il personale di 500mila unità. Da noi, applicando la media nazionale e non quella standard delle Regioni virtuose del Nord, ci sono margini per eliminare 200mila contratti. E il risparmio sarebbe di circa 7 miliardi di euro all'anno".
    Quanti sono i dipendenti pubblici in Italia?
    "Ufficialmente circa 3.450.000 ma questo dato non tiene conto dei carrozzoni che sono le aziende pubbliche. Se prendiamo quelle totalmente controllate dallo Stato arriviamo sui 4 milioni".
    E all'estero?
    "In America siamo sulla stessa cifra ma gli abitanti sono circa sei volte quelli italiani".
    In Europa?
    "In Inghilterra i dipendenti pubblici sono meno di noi. Non solo. Hanno anche iniziato un processo di 'spending review', nel 2011, che si concluderà nel 2014, con l'obiettivo di ridurre il personale di 500mila dipendenti".
    La Lega farebbe la stessa cosa anche in Italia?
    "Sicuramente oggi come oggi quella degli statali è la componente di spesa pubblica che può essere aggredita con maggiore equità".
    Passiamo ai numeri. Quanti se ne potrebbero tagliare?
    "Una stima di qualche tempo fa, applicando la media nazionale e non quella standard di Lombardia e Veneto, che sono le Regioni più virtuose, mostrava margini di riduzione pari a 200mila unità".
    Il risparmio per lo Stato sarebbe di...
    "Il costo medio di un dipendente pubblico è di 35mila euro a persona all'anno. Per 200mila fa 7 miliardi di euro l'anno".
    La Lega dirà che sono tutti al Sud...
    "Non necessariamente sono tutti al Sud. Ci sono anche molti comuni del Nord che negli anni buoni hanno assunto tutto l'oratorio... dico così per spiegare il concetto. Non è automatico il discorso Nord-Sud".
    Quindi?
    "Il governo Monti ha inspiegabilmente interrotto il processo di anticipazione dei costi standard e di accorpamento delle funzioni dei piccoli comuni. Tutto ciò ci poteva portare risparmi considerevoli".
    Insomma, cosa chiedete a Monti per evitare di fare la fine della Grecia?
    "Riduzione dei costi delle aziende pubbliche improduttive, ridurre il personale delle Regioni e tagliare i dipendenti dei ministeri centrali".
    E il tetto ai manager pubblici?
    "Ci abbiamo provato più e più volte, speriamo sia quella buona! Non è possibile che i magistrati, che sono chiamati a giudicare cause da milioni di euro, percepiscano meno di dirigenti statali".
    Massimo Garavaglia ad Affari: "E' ora di tagliare 200mila statali. Così si risparmiano 7 miliardi" - Affaritaliani.it

 

 
Pagina 2 di 20 PrimaPrima 12312 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 07-02-12, 10:28
  2. Affamare il popolo è un atto criminale !
    Di Italo Sgomento nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 11-09-07, 17:55
  3. Bestia...
    Di DiegoVerona nel forum Fondoscala
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 19-04-07, 01:07
  4. Una nostra arma per vincere è affamare i popoli! (Kissinger)
    Di Attenzioneimbelli nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-01-03, 18:14
  5. Risposte: 26
    Ultimo Messaggio: 16-04-02, 09:45

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226