Più o meno era come questo, ma era in vaso:
ed ora sta morendo. D’estate, l’ho sempre tenuto su un balcone ben soleggiato, soprattutto durante il mattino. Anche quest’anno a novembre quando la temperatura era scesa sotto i quattro o cinque gradi l’avevo ritirato in casa. Ce lo avevo da quasi vent’anni ed ho sempre fatto così. A giugno, si era persino gonfiato nella parte superiore e sembrava che stesse per riprodursi. E invece, proprio in quel punto un mese fa ha cominciato a marcire. Poco per volta ho dovuto togliergliene dei pezzi, scortecciargli la parte verde con gli aghi. Stamattina però ho dovuto rimetterlo sul balcone: la parte interna bianca scoperta ormai è troppa, fa acqua e puzza in modo insopportabile. E pensare che era pesantissimo, duro come il legno, oltre mezzo metro di diametro. Aveva degli aghi affilatissimi e pungenti come quelli da cucire. Meritava rispetto, bisognava evitare di sfiorarlo perché ti feriva senza pietà. La prossima settimana per portarlo via, dovrò tagliarlo con una sega da falegname in cinque o sei fette e cacciarlo in una grossa scatola di cartone. Mi dispiace che muoia così. Mi ero affezionato; in definitiva, per me era quasi come un cagnolino, uno di quelli piccoli che ti stanno sempre tra i piedi, che ti fanno le feste e che finisce che non ne puoi più fare a meno.
Mi viene quasi da piangere ... avranno un’anima queste piante? Mah ...
O immenso Dio di tutte le piante del mondo,
venga il regno della tua foresta!
Siano benedetti il tuo verde
primaverile ed estivo
E gli altri colori nostri
autunnali e dell’inverno.
Dacci oggi la nostra clorofilla quotidiana
nella tua foresta in cielo
come nella selva nostra in terra.
Io sono il grande echinocactus grusonii di Vanni
e sto per morire.
Non ho peccati da confessare
e presto la mia anima salirà a te,
spedita, velocissima
come il primo raggio di sole
del mattino.
Accoglimi nel tuo giardino e
fammi un po' di posto
non distante da te,
vicino alle altre piante grasse,
agli altri echinocactus
maestosi
come ebbi la fortuna
di esserlo io.
Amen




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iango:

