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  1. #141
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    Predefinito Rif: Storie di antiproibizionismo

    http://www.radicali.it/comunicati/20...-radicali-ader...



    DROGHE: SENATORI RADICALI ADERIAMO APPELLO CNCA E FORUM DROGHE PER CAMBIO DI IMPOSTAZIONE AL DIPARTIMENTO DROGHE

    Dichiarazione dei Senatori Radicali Marco Perduca e Donatella Poretti:

    Alla luce della composizione del nuovo governo aderiamo volentieri all’appello di CNCA e Forum Droghe pubblicato su Droghe e Diritti - fuoriluogo.it, perché colla caduta del Governo Berlusconi vi sia una svolta anche nel campo delle politiche sulle "droghe". Una svolta che non può prescindere dalla sostituzione del Direttore del Dipartimento nazionale Politiche Antidroga Giovanni Serpelloni.

    L’appello stigmatizza la costante opera di demolizione delle politiche di “riduzione del danno” portata avanti dalla coppia Giovanardi Serpelloni con gravi ripercussioni anche a livello europeo. A questo si aggiunga la costruzione di una tecnocrazia proibizionista basata sulla proposizione e sulla creazione di studi “scientifici”, siti web, centri di analisi dati che si citano a vicenda in un'autoreferenzialità tesa a negare quello che è invece evidente: l’Italia è invasa da droghe di tutti i tipi e l’economia legale è ormai indelebilmente inquinata dai capitali mafiosi che hanno nel traffico criminale di stupefacenti uno dei loro punto di forza e di quotidiana autoalimentazione. In attesa delle nuove nomine auspichiamo che si dia un chiaro segnale di discontinuità anche in quel settore dove, se vi fosse un "governo dei tecnici", la scienza suggerirebbe altri tipi di politiche e investimenti.

    Occorre andare oltre i fallimenti del proibizionismo. Per riflettere su ciò e organizzare un'iniziativa politica che abbia respiro e ampiezza adeguatamente transnazionali, invitiamo tutti gli antiproibizionisti alla seconda sessione del 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito dall'8 all'11 dicembre prossimi.

  2. #142
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    Predefinito Rif: Storie di antiproibizionismo

    Canapa in giardino, la svolta

    Franco Corleone commenta un'importante sentenza della Corte di Appello di Cagliari per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 16 novembre 2011.
    Fonte: Il Manifesto, di Franco Corleone 16/11/2011

    Dalla Sardegna giungono buone notizie rispetto alla criminalizzazione della coltivazione domestica di canapa. L’8 luglio scorso, la Corte d’Appello di Cagliari ha cancellato la condanna contro due fratelli di Carbonia: in primo grado, il Tribunale di Cagliari li aveva condannati ad otto mesi di reclusione e duemila euro di multa per avere coltivato quindici piantine nella propria abitazione.
    La perizia aveva accertato che solo una piantina alta 50 cm. conteneva 164 mg di Thc (quantitativo inferiore al valore della quantità massima detenibile a uso personale), mentre le altre, tra i 10 e 20 cm., non avevano materiale analizzabile.
    La dott.ssa Fiorella Pilato, presidente estensore della sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato, ha affrontato il problema se la coltivazione di poche piante destinate all’uso personale possa avere rilevanza penale o se invece tale condotta possa essere assimilabile alla detenzione (ad uso personale): lo ha fatto prendendo le distanze dal dictum della sentenza 28605 del 10 luglio 2008 delle Sezioni Unite della Cassazione che affermò il principio della punibilità della coltivazione “senza se e senza ma”, indipendentemente dalla quantità e dalla destinazione.
    La dr.ssa Pilato sottopone a serrata confutazione l’assunto della Cassazione secondo cui la coltivazione “merita un trattamento diverso e più grave” rispetto alla detenzione, per il solo fatto di aumentare la quantità complessiva di stupefacenti presenti sul mercato (sic!). Questa affermazione apparentemente logica si mostra invece come un vero e proprio paralogismo. La quantità di stupefacenti presente sul mercato è nell’ordine di svariate tonnellate e non è certo qualche piantina che può aumentarla significativamente. Ma paradossali sono le conseguenze: il verdetto della Suprema Corte spingerebbe il consumatore, la cui attività è penalmente irrilevante, a rivolgersi al mercato illecito e clandestino incentivando lo spaccio e i proventi di una attività criminale. Conclude la dr.ssa Pilato: “Soltanto in astratto può affermarsi che qualsiasi coltivazione rappresenti un disvalore assoluto”.
    La sentenza delle Sezioni unite della Cassazione afferma che la risoluzione del problema della droga “deve essere circoscritta al legislatore e ad esso soltanto è la responsabilità delle scelte circa i limiti, gli strumenti, le forme di controllo da adottare”, volendo con ciò limitare il potere di interpretazione delle norme da parte del giudice. Ma, in contrasto con quanto dichiarato, si arroga il diritto di aggravare le disposizioni di una legge già estremamente punitiva per l’introduzione di un’unica tabella per tutte le sostanze; e perfino di andare oltre il dettato della Convenzione internazionale di Vienna del 1988 che (par. 2 dell’art.3) equipara la coltivazione per consumo personale al possesso e all’acquisto. Come ho già scritto, la sentenza della Cassazione è culturalmente mediocre e senza alcun pregio giuridico, frutto solo del pregiudizio ideologico e moralistico.
    Infine, la dr.ssa Pilato ribadisce l’interpretazione contenuta in una sentenza del Tribunale di Milano: gli articoli 26 e successivi, che stabiliscono le pene per la coltivazione, si riferiscono alle attività di carattere industriale, non ai vasi sul balcone. Perciò, gli atti dei due fratelli di Carbonia sono stati rimessi al Prefetto per le sanzioni amministrative previste dall’art.75 per il consumo personale.
    Dopo la magistratura, sarebbe ora che anche la politica battesse un colpo.

  3. #143
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    Predefinito Rif: Storie di antiproibizionismo

    Narcomafie, Radicali Italiani: Caro Saviano, le tue denunce meritano un salto di qualità: è ora di parlare di antiproibizionismo, anche agli “indignati”.

    21/11/2011





    Dichiarazione di Mario Staderini (segretario di Radicali Italiani) e Giulio Manfredi (Direzione nazionale Radicali Italiani)
    Sabato, a Zuccotti Park (NY), Roberto Saviano ha ammonito gli “indignati” americani: “… Le mafie attraverso il narcotraffico, il racket, l'usura producono un flusso di denaro che reinvestono nell'economia legale...”.

    Giustamente Saviano denuncia il grave fattore di inquinamento dell’economia legale rappresentato dai proventi criminali. Un dato per tutti: il valore aggiunto del traffico di sostanze stupefacenti in Italia è stato stimato in 6.267 milioni di euro, lo 0.4% del PIL (fonte: “Il mercato delle droghe”, Marsilio, 2011, a cura di Guido Maria Rey, Carla Rossi e Alberto Zuliani). La denuncia di Saviano da oltreoceano ha trovato riscontro nella sentenza con cui sono stati condannati 110 esponenti della ‘ndrangheta operanti in Lombardia (beni confiscati per oltre 15 milioni di euro).

    Proprio per questo occorre un salto di qualità. E’ evidente che né i sequestri di sostanze illegali (il 5% del totale) né i sequestri di beni appartenenti alle narcomafie da parte delle forze dell’ordine hanno la capacità di incidere in modo significativo sull’accumulazione criminale.

    Caro Roberto, caro Don Ciotti, non è più possibile fare l’economia di termini come “antiproibizionismo” e “legalizzazione della produzione, commercio e consumo delle droghe ora illegali”.

    Un appuntamento importante per parlarne insieme è la seconda sessione del 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Roma, Hotel Summit, 8<11 dicembre 2011). A queste mafie, infatti, deve contrapporsi un’azione antiproibizionista transnazionale e transpartitica.



    Narcomafie, Radicali Italiani: Caro Saviano, le tue denunce meritano un salto di qualità: è ora di parlare di antiproibizionismo, anche agli

  4. #144
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    Predefinito Rif: Storie di antiproibizionismo

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    ITALIA - Politiche antidroga del Governo. Ascia versus Dpa 1 Notizia 18 novembre 2011 13:15 Siamo estremamente convinti che né al CNCA né a Forum Droghe serva qualcuno che si erga in loro difesa contro l’attacco del DPA in risposta all’appello pubblicato dopo la notizia della caduta del governo Berlusconi.
    Seppur in piena fase di cambiamento (se sarà peggio o meglio lo vedremo a breve termine), il DPA continua con il suo solito stile, accusando coloro che dissentono dalla loro forsennata politica di seminare veleni e menzogne, e con immutato stupore continuiamo a chiederci: “ma da quale pulpito viene la predica?”.
    Il DPA esordisce con malcelata indisponenza:
    “Bugie e veleni dell’ultima ora da CNCA e Forum Droghe”:
    E nella risposta troviamo i soliti triti ed obsoleti argomenti, farciti come al solito di malafede e faziosità, ai quali però non ci esentiamo di rispondere (nei riquadri bianchi la nota del DPA).
    Relativamente al velenoso e falso comunicato diramato in queste ore da CNCA e Forum Droghe, il DPA risponde e chiarisce:

    sicuramente non possiamo essere d’accordo sulle posizioni espresse da CNCA e Forum Droghe visto che, in questi anni, le loro principali proposte si sono fondate soprattutto sulla legalizzazione delle sostanze stupefacenti, sull’attivazione delle camere del buco e sulla distribuzione di eroina. Proposte assolutamente non condivisibili da questo dipartimento come, del resto, dagli altri paesi europei oltre che dalle nazioni Unite. L’accettazione di queste logiche sarebbe stata veramente “catastrofica” per i giovani italiani e per i tossicodipendenti.

    Ci avremmo potuto scommettere sul disaccordo delle posizioni, ma, signori del DPA, quando mai si è cercato un confronto per poter discutere del problema delle tossicodipendenze, estrapolando oltretutto il consumo di cannabis da questo contesto?
    Fino a quando pensate possa continuare a giovare a voi e all’opinione pubblica questa confusione che sistematicamente praticate, per demonizzare una sostanza che nulla a che vedere con l’eroina, la cocaina e le droghe sintetiche?

    Oltre a questo, a dimostrazione della totale inconsistenza e falsità delle dichiarazioni, ricordiamo che:
    1. in Italia, come in altri Paesi europei, al contrario di quanto affermato, vi è stato e continua ad esserci un calo del consumo delle sostanze stupefacenti;

    I dati che abbiamo noi relativamente all’uso di cannabis sono leggermente discordanti:

    Prevalenza % del consumo di cannabis nella popolazione generale (15-64 anni di età) nell’ultimo anno:
    1 Italia 14,3
    2 Repubblica Ceca 11,1
    3 Spagna 10,6
    4 Francia 8,6
    5 Slovacchia 6,9
    6 Regno Unito 6,6
    7 Irlanda 6,3
    8 Estonia 6
    9 Lituania 5,6
    10 Danimarca 5,4
    10 Paesi Bassi 5,4
    11 Belgio 5,1
    12 Lettonia 4,9
    13 Germania 4,8
    14 Cipro 4,4
    15 Norvegia 3,8
    16 Portogallo 3,6
    16 Finlandia 3,6
    17 Austria 3,5
    18 Slovenia 3,1
    19 Svezia 2,8
    20 Polonia 2,7
    20 Bulgaria 2,7
    21 Ungheria 2,3
    22 Grecia 1,7
    23 Malta 0,8
    24 Romania 0,4

    2. le carceri non si sono affatto riempite di consumatori e nessuno di essi è stato arrestato in base all’uso personale di droga in quanto, come tutti sanno, la detenzione a fini di uso personale non è un reato penale ma un illecito amministrativo che non prevede l’arresto. Quanto ai tossicodipendenti carcerati per aver commesso reati e non per la loro condizione di tossicodipendenti, nel 2008 sono stati 30.528; nel 2009, 25.180; nel 2010, 24.008 con un decremento chiaramente visibile del 21,4%. Oltre a questo, il numero dei soggetti tossicodipendenti usciti dal carcere in virtù dell’articolo 94 del DPR 309/90 è aumentato in questi anni, passando da 1.380 del 2008, a 2.022 del 2009 e a 2.526 del 2010, con un aumento pari all’83%. Pertanto, tutto al contrario di quanto affermato.

    Indipendentemente dai dati forniti dal DPA, continuiamo ad offrire alla loro consultazione tutta la documentazione in nostro possesso che raccoglie decine e decine di testimonianze di come molti semplici consumatori siano finiti nelle patrie galere in virtù dell’indecente concetto della “presunzione del reato di spaccio”.

    3. in questi anni, l’informazione scientifica di questo Dipartimento ha ottenuto il riconoscimento ufficiale delle maggiori società scientifiche italiane, europee e internazionali come il NIDA e l’ONU. Certamente, questo non può aver soddisfatto le organizzazioni di CNCA e Forum Droghe perché tali informazioni hanno mostrato esplicitamente la reale pericolosità dei danni che le droghe (soprattutto la cannabis) producono nel cervello umano. Non ci sembra, per altro, che le organizzazioni protestatarie abbiano il minimo accreditamento scientifico;

    Boria e saccenza, null’altro!
    Il DPA ignora forse le migliaia di ricerche favorevoli o quanto meno obiettive nei confronti della cannabis?
    Hanno mai sentito parlare al DPA del prof Grinspoon o del prof. Gessa?
    Sicuramente le ricerche dei due professori e di molti altri colleghi non possono soddisfare il DPA perché tali informazioni mostrano esplicitamente l’inesistente pericolosità dei danni che la cannabis procurerebbe (secondo i ricercatori cari al DPA) nel cervello umano.
    A nostro avviso la faziosità espressa dal DPA non arroga il diritto dell’accreditamento scientifico di cui si fanno forti e ribadiamo che solo attraverso il confronto delle conoscenze sia possibile arrivare a delle conclusioni e apprendere nuove verità, se così non fosse oggi saremmo ancora costretti a subire la verità per cui la Terra è piatta e non tonda.

    4. quanto alle politiche sulla riduzione del danno portate avanti in Italia, possiamo solo stendere un “velo pietoso” relativamente ai costi e all’inefficacia dimostrabile di tali politiche. Al contrario, le nostre iniziative si sono dimostrate molto più efficaci. Ricordiamo la promozione delle terapie antivirali, dei trattamenti per i tossicodipendenti e la sensibilizzazione alla riduzione dei rischi per i tossicodipendenti da parte dei Ser.T. A queste si aggiungono, iniziative mai fatte prima: la realizzazione e diffusione, su tutto il territorio nazionale, delle due Linee guida per la prevenzione delle patologie correlate e, in particolare, delle infezioni dei tossicodipendenti;

    Potremmo parlare per ore sul bisogno estremo di praticare per il fenomeno della tossicodipendenza la linea della “riduzione del danno”, ma vogliamo precisare che per quanto riguarda la cannabis, non è necessaria nessuna riduzione del danno poiché l’unico danno a cui sono soggetti i consumatori è determinato dalla legge fini-giovanardi che criminalizza potenzialmente 6.000.000 di cittadini italiani, consumatori e coltivatori in proprio, rendendoli dei “presunti” spacciatori!
    La politica praticata dal DPA ha solo ingrossato le fila dei detenuti ed ingrassato i portafoglio delle fiorenti comunità di recupero …e sì, anche noi vorremmo stendere un velo pietoso …sull’operato finora perseguito dal DPA.

    5. a proposito dei rapporti con le Regioni, abbiamo costruito in questi anni la base per un nuovo e più avanzato rapporto con questi enti finanziando decine di progetti a favore delle amministrazioni regionali, con le quali si sta realizzando un nuovo modello di collaborazione che faccia uscire dalla vecchie modalità, spesso basate su contrapposizioni politiche che non su tecniche scientifiche. Il coordinamento delle Regioni ha infatti accettato la proposta del DPA per poter arrivare a una risposta più unitaria e coordinata su tutto il territorio nazionale;

    Parole ed ancora parole, lo sanno bene gli amici del PIC, dell’ALC e dell’ACT su come sia difficile sensibilizzare le Regioni sull’uso terapeutico della cannabis e di quanto sia doloroso per i pazienti dover combattere con la legge oltre che contro la malattia.
    Sono poche ancora le Regioni che prevedono l’intervento a titolo gratuito delle ASL e con garanzia di approvvigionamento per i pazienti affetti da patologie pesanti.
    L’approccio del DPA con le Regioni su questo problema è stato portato avanti come la “tela di Penelope” e in un giorno veniva denaturato tutto quello che si era cercato di fare la settimana prima, chiara volontà di non voler arrivare da nessuna parte.

    6. rispetto al mondo del volontariato, basti ricordare che questo Dipartimento ha finanziato per oltre 10 milioni di euro, (record europeo) le sue organizzazioni con progetti dedicati al reinserimento e alla possibilità di sostenere meglio le difficoltà economiche di questi enti, attraverso la creazione di un’associazione nazionale di cui, contraddittoriamente, fa parte anche CNCA ( grazie della riconoscenza)

    Siamo noi riconoscenti al CNCA, come lo siamo nei confronti di tutti coloro che in nome della verità e in difesa delle libertà individuali hanno il coraggio di schierarsi dalla parte di chi subisce soprusi e non da quella di chi gestisce ingenti capitali, pensando in questo modo di poter comprare tutto e tutti.
    Sappiamo quanto il DPA si sia prodigato per finanziare un considerevole numero di associazioni di volontariato, peccato che abbiano anche scelto come unici referenti le associazioni che loro stessi hanno creato o ideato, relegando tutti gli altri operatori, volontari e associazioni che non condividono la politica del DPA ma che pur si prodigano nel mondo della tossicodipendenza, a fautori di sciagure sociali.

    Riteniamo pertanto che il comunicato stampa diramato da CNCA e Forum Droghe, oltre che falso e basato su dati inesistenti, sia un’opera di pure sciacallaggio mediatico in un momento in cui il nostro paese non ha certamente bisogno di queste “bestiali conflittualità” ma di unirsi in un unico sforzo sinergico con il dovere e la responsabilità istituzionale che ci è richiesta.

    E’ da due anni che chiediamo al DPA uno sforzo sinergico e che il suo operato possa corrispondere alle responsabilità istituzionali di cui si dovrebbe far carico, ma finora l’unica risposta ottenuta è stata proprio quella di persistere nella “bestiale conflittualità” con il risultato di continuare a provocare migliaia di ingiustificati arresti ogni anno!
    Ci auguriamo un cambio al vertice del DPA, sperando nell’avvento del “buon senso”!

    (Ascia - associazione per la sensibilizzazione sulla canapa autoprodotta in Italia)

  5. #145
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    Predefinito Rif: Storie di antiproibizionismo

    ITALIA - Più di sei anni di prigione per possesso di 4 piante di marijuana 5 Notizia 21 novembre 2011 189 Era stato denunciato nell'estate di due anni fa ed ora dopo il processo presso il Tribunale di Nardò (Lecce) è stato condannato alla pena di sei anni e tre mesi di reclusione ed al pagamento di una multa di 30mila euro. Non solo: non potrà più aver accesso ai pubblici uffici.
    Claudio Bonsegna, 49 enne di Nardò, venne sorpreso dagli agenti del Commissariato di Nardò a coltivare quattro grosse piante di marijuana presso la sua abitazione a Porto Selvaggio. Al blitz dei poliziotti le piante risultarono già sradicate e pronte per l'essicazione, così il 49enne venne denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti. Nel corso degli accertamenti tecnici sulle piante venne stato rilevato che se ne sarebbero potute ricavare 200 dosi medie di marijuana.
    Il processo a carico di Bonsegna ha messo in evidenza la recidiva specifica nel reato ed il comportamento doloso.

  6. #146
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    Narcotraffico. Presidente Costa Rica: stiamo perdendo la battaglia. Cambiare l'approccio 1 Articolo di redazione 19 novembre 2011 11:11 Laura Chinchilla e' presidente di un Paese senza esercito dal 1948 e che sempre e' stato un'isola di prosperita' nel mezzo di una regione convulsa. Ma oggi il Costa Rica e' coinvolto nella crescente attivita' del narcotraffico, che ha scelto il Centroamerica come ponte nella rotta della droga dall'America del Sud verso Usa ed Europa. Chincilla e' determinata: “Noi centroamericani stiamo perdendo la battagli contro il narcotraffico”. La guerra contro i trafficanti, dice in una intervista al quotidiano spagnolo El Pais del 18 novembre, non si potra' vincere solo con gli apparati militari. Cinquantadue anni, sposata con lo spagnolo José Marìa Rico, specialista in sicurezza internazionale, la prima donna presidente del Costa Rica -eletta nel 2010 e che governera' per quattro anni- crede che gli investimenti nell'educazione siano prioritari per lo sviluppo dell'America Latina e per porre un freno al populismo.
    Domanda – A che punto e' la lotta contro il narcotraffico in Centroamerica?
    Risposta – La battaglia la stiamo vincendo in modo parziale, se consideriamo il narcotraffico come problema regionale o nazionale. Ma se non lo affrontiamo come un problema piu' globale, non riusciremo a farlo capitolare. Se chiedi ad un colombiano, ti dira' che “la stiamo vincendo”. Un messicano ti dira' “la stiamo perdendo”. E se lo si chiede ai centroamericani, la stiamo perdendo perche', pur se celebriamo i grandi trionfi della Colombia, questo vuol dire solamente che il narcotraffico si e' spostato. E probabilmente se la mattina del giorno dopo in Messico ci saranno dei risultati, il narcotraffico si spostera' in altri Paesi di questo continente o in altri continenti.
    D – In che cosa sta sbagliando?
    R – Il problema piu' grande e' portare questa battaglia ad un livello maggiore, cioe' globale, trasformandola in priorita' degli organismi multilaterali: cosi' come si e' fatto col terrorismo, occorre farlo anche col narcotraffico rivedendo in prodondita' quelle politiche che oggi sono fallite.
    D – Come fa il Costa Rica a combattere il narcotraffico senza un esercito?
    R – L'America latina e' un esempio di come molte volte l'esercito, invece di essere un fattore di protezione, ha minacciato la stabilita' delle nazioni. Il Costa Rica e' stato in grado di superare i momenti difficili della storia latinoamericana proprio perche' non aveva un esercito. E' nostro obbligo dirimere i conflitti in modo pacifico e trasformare il trasformabile in scuole ed ospedali invece che case e soldati. Questo pesante attacco alla criminalita' organizzata va fatto con un Costa Rica preparato ad usare meccanismi in cui non ci sia solo l'opzione militare per affrontarli.
    D – Ma il resto del Centroamerica ha scelto la forza militare.
    R – Il Centroamerica lo ha affrontato, da 15 anni a questa parte, con politiche dalla mano pesante, coinvolgendo l'esercito nella sicurezza pubblica urbana, e questi Paesi sono diventati ogni volta peggiori. Qual e' la conclusione a cui in termini di diritto si giunge? Che non c'e' un risultato che si raggiunge con l'uso esclusivo della forza. Bisogna guadagnarlo con intelligenza, informazione e prevenzione, ed e' quello che sta facendo il Costa Rica.
    D – Gli Usa devono investire di piu' in questa battaglia?
    R – Gli Usa hanno l'obbligo di impegnarsi di piu' in termini finanziari. Ma non e' solo una questione finanziaria: e' come si concepisce la lotta. La maggior parte delle iniziative sono state sotto l'egida di una dottrina ispirata alle forze armate degli Usa, che pone la sua attenzione sui flussi illegali di droghe dal Sud al Nord, la droga che entra illegalmente nel proprio territorio. Ma quando consideriamo come si fabbrica questa droga, li' si nota come le sostante per produrla vengono dal Nord al Sud. La droga viene scambiata con armi da fuoco che vengono dal Nord al Sud. Quindi va considerata non solo l'aggiunta di piu' risorse, ma il modo in cui affrontare il problema.
    D – In America Latina c'e' una guerra tra il socialismo del secolo XXI, promossa da Chavez e i fratelli Castro, e un capitalismo in crisi dal secolo XX. Come valuta questa battaglia ideologica del continente?
    R – Questo e' un aspetto molto complesso in America Latina, dove sussistono incrostazioni feudali in materia di lavoro o di equita' sociale. L'America Latrina e' in un momento importante del proprio sviluppo economico e sta crescendo a livelli come non mai negli anni passati. Ma se non si affrontano con vigore i suoi grandi mali, l'equita' sociale mancante e il populismo legato alla corruzione, comprometteranno i buoni risultati. Sia esso socialismo, capitalismo, neoliberismo, neosocialismo, cio' che va evidenziato sono le profonde contraddizioni dei nostri modelli di sviluppo e proporre le soluzioni per superarle.
    D – C'e' domanda di maggiore democrazia in Venezuela, Nicaragua e altri Paesi latinoamericani. Cosa pensa del futuro democratico dell'America Latina?
    R – C'e' una recrudescenza di signori della guerra mascherata da processi inerenti la democrazia liberale. Ci sono rischi di autoritarismo del populismo che non si possono solo combattere con processi di riforma delle costituzioni o andando alle urne ogni quattro o cinque anni. Se in America Latina non si decide di investire totalmente in educazione, elevando il livello educativo, formativo e culturale delle proprie popolazioni, si restera' vittime dei signori della guerra e del populismo.
    D – Il suo governo non ha mandato le proprie congratulazioni al presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, per la sua rielezione. Il Costa Rica mantiene col proprio vicino un conflitto di frontiera che e' al vaglio della Corte Internazionale di Giustizia de L'Aja. E' ottimista per le relazioni col Nicaragua?
    R – Salutiamo il popolo nicaraguense che si e' recato alle urne con grande entusiasmo. Ma -lo diciamo in tutta franchezza- non siamo molto ottimisti rispetto ai risultati, che comunque rispettiamo, ma non in relazione ai rapporti con il Costa Rica. Su questo pesa il fatto che nonostante la Corte Internazionale abbia ordinato al Nicaragua di abbandonare una parte del territorio del Costa Rica, l'occupazione e' proseguita. Perche' dovrebbe attenervisi in futuro? Il Costa Rica non e' un Paese che cerca conflitti. Noi ci difendiamo solo tramite il diritto internazionale. Vorrei essere ottimista, ma ora non posso dire di esserlo.

  7. #147
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    OEDT pubblica il report sulla vendita online delle sostanze stupefacenti

    23/11/2011

    categoria: Tecniche Analitiche - di: Redazione Drog@news - fonte: EMCDDA

    La vendita online di sostanze ad azione psicoattiva usate a scopo ricreazionale è un fenomeno in rapida evoluzione ed è caratterizzato dalla velocità con cui i rivenditori aggirano le strategie di controllo dei vari paesi per queste droghe, proponendo alternative legali. La pubblicazione dell’OEDT - attraverso una sorta di fotografia istantanea (“snapshot”) della situazione in diversi periodi dell’anno - evidenzia i cambiamenti e le strategie adottate da tali rivenditori. Il monitoraggio è stato effettuato in 18 lingue della Comunità Europea (EU) incluso l’italiano. Il metodo “snapshots” permette di evidenziare importanti trends e i risultati del monitoraggio indicano che il fenomeno sembra in espansione a velocità non osservate precedentemente. Nel luglio 2011 l’analisi ha infatti identificato 631 negozi online che vendevano nuove sostanze psicoattive e che inviavano i prodotti in almeno uno degli stati EU. I negozi identificati sono risultati essere circa il doppio rispetto a quelli identificati nel gennaio 2011 (314) e più del triplo rispetto a quelli del gennaio 2010 (170 negozi). Stabilire il paese di origine di questi negozi online risulta piuttosto difficile, in quanto nel ciberspazio, privo di frontiere geografiche, i siti non hanno difficoltà nel risiedere in un paese e presentarsi come originari di un altro paese. Comunque, tra i siti analizzati, nel luglio 2011, 197 risultavano basati negli Stati Uniti, 121 nel Regno Unito, 61 in Olanda e 50 in Germania. Tra i prodotti più comunemente commercializzati, quelli di origine naturale (kratom, salvia divinorum, funghi allucinogeni) e le sostanze psicoattive di origine sintetica quali ad esempio cannabinoidi e catinoni sintetici, con etichettature “non per uso umano” o “reagenti per solo scopo di ricerca” ma promozionate come sostanze per uso ricreazionale e le cui composizioni intenzionalmente, possono non essere rispondenti a quanto riportato in etichetta, come evidenziato da alcune pubblicazioni scientifiche. Nelle conclusioni emerge dunque la necessità di condurre attività di analisi forense continua sui prodotti disponibili attraverso Internet al fine di determinarne la composizione, identificare le molecole effettivamente presenti, valutare i rischi di seria tossicità correlati alla loro assunzione ed intraprendere azioni di contrasto.



    DrogaNews - OEDT pubblica il report sulla vendita online delle sostanze stupefacenti

  8. #148
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    Predefinito Rif: Storie di antiproibizionismo

    "Il Fatto Quotidiano"di Achille Saletti | 23 novembre

    Legalizzare la marijuana vale un miliardo di euro
    Un piccolo suggerimento per supportare questo nostro governo tecnico alle prese con la disperata impresa di reperire risorse finanziarie e denaro fresco. Pochi mesi or sono, in Francia, uscì unostudio di Pierre Kopp, economista, che calcolava, sulla base dei consumi francesi di cannabis, un introito, per le casse dello Stato, pari a circa un miliardo di euro.

    Il calcolo sommava, alle entrate dirette in termini di tasse, il venire meno di spese legate alla repressione e alla carcerazione. Giusto l’altro giorno un pover’uomo di Foggia si è visto appioppare 6 anni di galera (sei, dicesi sei ) per avere coltivato 4 piante di marjuana (quattro dicesi quattro).Denaro pubblico mal speso, verrebbe da aggiungere.

    Per citare il mio amatissimo Wodehouse vorrei ipotizzare che “sulla base di un calcolo modesto“ in Italia, con moltissime probabilità, le entrate dovute alla tassazione sarebbero superiori a quelle francesi. Per una questione di consumi maggiori rispetto ai cuginastri.

    Il problema della Cannabis, con buona pace di Giovanardi, è ancora aperto: i famosi buchi nel cervello per i consumatori sono ancora tutti da dimostrare anche se si può convenire che su alcuni soggetti adolescenti un aumento dei rischi legato all’abuso e a condizioni psico-socio-ambientali difficili, pone un problema psicologico prima ancora che educativo. La dipendenza è ampiamente dimostrata non esistere, come il passaggio automatico da questa sostanza ad altre sostanze maggiormente pericolose. Insomma, il rischio di una nazione di drogati non appartiene alla realtà.

    Il problema etico per gli stati europei non dovrebbe porsi , dato che tassazioni e lucro sulle bevande alcoliche sono cosa antica e, da qualche anno a questa parte, anche sul gioco di azzardo non ci si fa mancare nulla. Se aggiungiamo che entrambe queste voci di bilancio incidono su fenomeni ben più gravi rispetto al fumare uno spinello, con conseguenze e costi sociali enormi, si dovrebbe convenire che la morale è una sola: ciò che va regolamentato in uno stato moderno riguarda la diffusione di un consumo, non la sua presunta conformità alle convenzioni sociali.

    Insomma, penso che stiano maturando le condizioni in cui si può tornare a riflettere sulla questione: alcuni paesi lo stanno ipotizzando e la fame di danaro potrebbe abbattere le resistenze che fino a oggi, unitamente al terrorismo psicologico che si è sempre fatto, hanno impedito anche solo il discuterne. E poi rimane invariato il vecchio discorso delle mafie che ne sarebbero danneggiate, ma questo è chiacchiera che, in un paese in cui gli stessi rappresentati politici sono talvolta sospettati e in odor di mafiosità, diventa puro esercizio stilistico.

  9. #149
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    Predefinito Re: Rif: Storie di antiproibizionismo

    L'ora di legalizzare droghe e prostituzione è arrivata, troppa gente è morta o ha subito danni morali e materiali dal proibizionismo. Ma i proibizionisti son sempre in agguato, oggi ho visto un vergognosissimo titolone di Libero (e meno male che è libero! Immaginiamo se fosse prigioniero), tipo "Il governo si fa le canne. Stato spacciatore" e via dicendo. Penosi, almeno Feltri non scendeva così in basso, la ditta Belpietro e Sallusti (Il Giornale) sta toccando il fondo. Viene da elogiare Giuliano Ferrara e il suo Foglio.

  10. #150
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