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Discussione: l'Indipendensa

  1. #433
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Sodomita!
    ... e Gomorrita!

    repapelle:
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #434
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Su questo concordo al 100%.
    Eppure c'è ancora chi ingenuamente (?) scrive queste cose scandalizzandosi.
    Satana è tutto fuorchè scemo.
    Ma Mario Monti Vuole il Ritorno della P38? (Amato Consulente per Tagliare la Casta ?!?!?) | Rischio Calcolato
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #435
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Che “Fallitalia” sia al capolinea lo hanno capito quasi tutti
    di GILBERTO ONETO

    Che Fallitalia sia al capolinea lo hanno capito quasi tutti. Le reazioni davanti alla camera di rianimazione sono disparate: c’è chi vuole (saggiamente) staccare il respiratore artificiale, chi invece lo vuole potenziare, chi si inventa complicati trapianti di organi e chi si aspetta improbabili interventi miracolistici. Il fine settimana che si è appena concluso è stato piuttosto affollato di consulti medici.
    A Milano il movimento “Liberamente”, costola di una destra che fa finta di essere liberale, tira fuori tutta una fila di vecchi rimedi riconfezionati in scatolette con etichette seriose: tutto il repertorio del “già detto e mai fatto” che ha finito per fare guadagnare alla destra italiana un posto di prima fila nell’internazionale statalista. L’allegra comitiva si è ritrovata attorno alla Gelmini, a Formigoni e ad Alfano è ha spiritosamente chiamato il proprio incontro “Ripartiamo da Nord”: la presenza di Mantovano e di La Russa garantisce circa la correttezza geografica del punto di partenza, un po’ meno dello slancio d’avvio della gita. Nessuna certezza sulla meta d’arrivo.
    Con identico spirito di scampagnata lo stesso giorno a Salerno si sono trovati in simpatico convivio anche Bersani e De Luca in un happening titolato – ça va sans dire – “Ripartiamo da Sud”. Tutti annunciano di ripartire ma nessuno se ne va mai per davvero.
    Il clou del week end si è però avuto a Torino. Al Lingotto la nuova Lega di Maroni ha tenuto i suoi Stati Generali del Nord (ovviamente), titolandoli “Prima il Nord!” (ammò). Qui in un apprezzabile sforzo di immagine, il nuovo Segretario ha dato una energica rugata al gigantesco calderone dell’italica ipocrisia. Vediamo alcuni degli effetti.
    Primo. Esposte in cravatta e giacca scura suonano meglio e vengono accettate anche le cose che venivano rigettate con sdegno se erano dette in camicia verde o in dialetto.
    Secondo. Di Nord si può parlare ma di Padania no! È l’antica furbata dell’“Ego te baptizo piscem”.
    Terzo. C’è una parte di società padana che si è perfettamente resa conto dello stato comatoso della Repubblica ma che rifiuta la liberazione dell’autanasia. Come Giannino, che è d’accordo su tutto ma è ancora aggrappato all’icona putrescente dell’unità.
    Quarto. C’è un’altra parte della società padana che è pervicacemente attaccata ai privilegi che assicura lo Stato, che continua a preferire l’ovetto un po’ marcio di oggi alla grassa gallina di un domani separatista (Passera, Squinzi).
    Quinto. Dagli “altri” non ci si può aspettare nulla. Gli interventi di Taiani e di Bonanni sono la prova della nullità ideologica con cui l’indipendentismo padano si deve confrontare.
    A poche centinaia di metri dal Lingotto la “Fondazione con il Sud” (evviva) ha organizzato in contemporanea il convegno “A Torino, con il Sud” (alè), per (citazione testuale) “far conoscere anche alle Regioni settentrionali la buona pratica realizzata dal progetto in questi anni, superando lo stereotipo dello sviluppo a senso unico, e in base all’idea che un’Italia a doppia velocità è possibile”. Allo straordinario consesso, organizzato dal sindacalista Carlo Borgomeo, hanno partecipato Piero Fassino, Sergio Chiamparino, don Luigi Ciotti e altri insigni personaggi fra cui Giuseppe Guzzetti, che era già a Torino per il convegno leghista: due piccioni con una fava, un risparmio di benzina e un bel botto di cerchiobottismo in perfetto stile vetero-democristiano. Chapeau!
    L’iniziativa rientra nell’impegno della sinistra a trasformarsi nel vero partito meridionale (l’anno scorso il Pd aveva organizzato un fondamentale meeting dal titolo “Finalmente Sud!”) e nel baluardo del patriottismo tricolore (si veda la cromia ufficiale del partito e il progetto “Italia Bene Comune”). Non poteva perciò mancare un appassionato messaggio del compagno Napolitano, nel quale, assieme a molte altre perle di saggezza, si elargiscono questi scampoli di luce: “(esprimo) vivo apprezzamento per l’iniziativa che si ricongiunge a quella tenuta lo scorso anno nella città di Napoli, nell’ambito di un disegno che vede uniti Nord e Sud per promuovere la cultura della legalità, della responsabilità e della solidarietà”. E ancora: “Per superare la grave crisi economica che investe non soltanto il Mezzogiorno ma l’intero paese, occorre un impegno comune che metta da parte particolarismi localistici e corporativi, lavorando per progetti e non per enunciazioni”.
    Il compagno Napolitano si è ben guardato dal mandare saluti al convegno della Lega: al di là dei contenuti e dei risultati, questo è un punto a favore di Maroni.
    1 Ottobre 2012


    Che “Fallitalia” sia al capolinea lo hanno capito quasi tutti | L'Indipendenza
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #436
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Bell' articolo.
    Vedo comunque con preoccupazione un'invasione di napuletani ovunque.

    Piu' la crisi avanza piu' queste zecche si staccano da corpi ormai consunti per attaccarsi ad altri ancora in vigore.

    Attenzione

  5. #437
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da verdi Visualizza Messaggio
    Bell' articolo.
    Vedo comunque con preoccupazione un'invasione di napuletani ovunque.

    Piu' la crisi avanza piu' queste zecche si staccano da corpi ormai consunti per attaccarsi ad altri ancora in vigore.

    Attenzione
    Anche perchè fino a poco tempo fa erano stati invasi dalle blatte,che sapranno riportare nNpoli ad essere una città civile,e i napoletani migreranno.

  6. #438
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Verso l’indipendenza, ciò che la Padania deve imparare dalla Catalogna
    di GILBERTO ONETO

    Quando si vuole accostare il caso catalano al nostro, vengono subito avanzati due tipi di eccezioni. Il primo, di tipo “italopatriottico”, sostiene che il paragone non abbia senso perché la Catalogna è una nazione che esiste da sempre con una propria lingua. Il secondo, “micronazionalistico”, tende a spostare il parallelo su realtà regionali – di solito il Piemonte e il Veneto – sostenendo che solo queste abbiano caratteri assimilabili per storia e cultura.
    Entrambi i tipi di obiezioni si basano – anche quando in buona fede – su una serie di non conoscenze o conoscenze distorte. L’elencazione che segue costituisce la base di informazioni su cui costruire il dibattito sull’autonomia padana e sul suo confronto con la situazione catalana.
    Storia.
    La storia più antica della Catalogna si confonde spesso con il Regno di Aragona che comprendeva anche altre notevoli porzioni dell’attuale Spagna, e in periodi diversi anche la Sardegna, la Corsica, la Sicilia, Napoli e altre parti del Mediterraneo. In questo senso si potrebbe dire che la Catalogna stia all’Aragona come il Veneto alla Serenissima. Il Regno di Aragona si è fuso con quello di Castiglia nel 1482 per dare vita al Regno di Spagna, all’interno del quale la regione ha goduto anche di lunghi periodi di accentuata specificità. Come – per fare un altro esempio che ci riguarda – il Ducato di Milano, che ha perso la sua indipendenza negli stessi anni ma che è sopravvissuto sotto un formale riconoscimento. L’indipendentismo catalano ha sempre dato segni di vita, ha generato momenti di autonomia che hanno trovato attuazione nei primi decenni del Novecento con la Generalitat, caduta solo nel 1939. La Padania non ha mai conosciuto niente di simile se non in tempi antichi con il Regno d’Italia all’interno dell’Impero Romano-Germanico e le Leghe Lombarde o con il napoleonico Regno d’Italia. La sua storia è però stipata di tentativi di creazione di uno Stato “sul Po”, dai Visconti, alla Serenissima fino al Regno dell’Italia Superiore di Cavour poi degenerato negli avvenimenti risorgimentali.
    Lingua
    La Catalogna ha una sua lingua ufficiale e parlata da gran parte dei suoi abitanti: la sua prima codificazione (costruita sul dialetto di Barcellona) risale al 1913 ed è stata accettata solo negli anni ’30 del Novecento. La Padania non è mai riuscita a fare nulla del genere e oggi è troppo tardi per farlo: l’unificazione e la codificazione hanno senso solo con lingue vive e parlate dalla maggioranza della gente. Il discorso sulla koiné padana è scientificamente corretto ma ha a questo punto valore solo di riferimento culturale, come avviene – ad esempio – per l’occitano. La lingua è un elemento di grande importanza identitaria ma attribuirle eccessivo peso rientra in una visione molto ottocentesca superata dagli eventi: esistono infatti molte comunità nazionali che parlano lingue uguali senza che questo le accomuni identitariamente, esistono paesi coesi dove si parlano lingue diverse, esistono paesi che si sono separati nonostante parlino la stessa lingua, esistono infine casi – come l’Irlanda – dove la gente parla normalmente la lingua che le era stata imposta per cancellare la sua identità senza che questo abbia oggi alcun significato politico. La lingua può essere un valore aggiunto ma da sola non significa granché, proprio come dimostra l’italiano che è stato imposto a comunità diverse senza riuscire ad amalgamarle.
    Rappresentanza istituzionale
    Quando si parla di Catalogna si intende in genere la Catalunya Estricta (o Generalitat de Catalunya) che costituisce solo una parte del tutto. La nazione catalana è infatti composta da altre due Regioni spagnole (Valencia e Baleari), da un pezzo di Aragona, da uno Stato indipendente (Andorra), da una regione francese (Roussillon) e da un pezzo di Sardegna (Alghero). Su circa 12 milioni e mezzo di catalani, solo circa la metà vive nella Regione che ha per capitale Barcellona. In Padania tale ruolo può essere assimilato a quello della Lombardia che ha il 36% della popolazione complessiva: è interessante notare come Catalogna (Generalitat) e Lombardia abbiano assunto su di sé il nome storico che un tempo designava l’intera area identitaria di cui ciascuna fa parte e che oggi sono note come Mancomunitat (de Catalunya) e Padania. Entrambe le entità storiche sono divise in parecchie entità amministrative diverse.
    Geografia
    Mentre la nazione catalana è piuttosto dispersa su territori diversi, la Padania ha una sua precisa unità geografica. Si tratta di un elemento dal valore molto relativo, spesso utilizzato dai nazionalismi ottocenteschi come elemento qualificante (in particolare proprio dalla Spagna e dall’Italia), che oggi è ampiamente superato dal concetto di bioregione, di area che richiede lo stesso tipo di approccio ambientale. In questo senso la Padania sembra essere una sorta di archetipo di bioregione.
    Economia
    Nella concezione contemporanea ha assunto grande importanza la definizione di comunità in termini socio-economici. Catalogna e Padania sono le maggiori realtà economiche e industriali dell’Europa a sud della latitudine delle Alpi. In questo campo però le diversità locali catalane sono molto più pronunciate (ad esempio fra la regione di Barcellona e quella di Valencia) mentre la Padania si presenta come una realtà molto più coesa che non tiene conto dei confini amministrativi. La valle del Po e le sue aree limitrofe sono un ininterrotto reticolo di insediamenti industriali, urbanizzazioni e realtà agricole di eccellenza: la sola anomalia è rappresentata dalla Liguria le cui attuali condizioni sono però il risultato dell’unità italiana.
    Sfruttamento
    Entrambe le aree sono le più ricche e produttive degli Stati di cui fanno parte. Più forte è il gap fra la Padania e il resto d’Italia, più variegata la situazione iberica, dove ci sono altre parti (Paesi Baschi, Asturie, area di Madrid) che sono altrettanto produttive della Catalogna. Questo mette la Padania nella disgraziata posizione di essere il motore ma anche il bankomat di una Italia costruita sul dualismo Nord-Sud e sulla gestione centralistica del trasferimento delle risorse prodotte. La Padania, con il 45% della popolazione produce il 70% del Pil, la Generalitat ha il 17% della popolazione spagnola e il 20% del Pil. In entrambi i casi si genera un residuo fiscale che è di circa 17 miliardi per la Catalunya Estricta e di almeno otto volte tanto in Padania. Ne risulta per la Padania una condizione di sfruttamento molto più accentuata che la pone senza dubbi al primo posto al mondo di questa sciagurata classifica della spogliazione.
    Percezione dell’identità
    Dove la Catalogna ha il grande e più consistente vantaggio – quello che fa la differenza – è nella politicizzazione dell’identità. Oggi c’è una consapevolezza radicata di essere “altro” rispetto alla Spagna. Questo è il frutto di tutte le condizioni fino a qui descritte ma soprattutto dello straordinario lavoro che è stato fatto negli ultimi 40 anni. La Generalitat ha utilizzato al meglio tutti gli strumenti politici ed economici a sua disposizione, ha fatto fruttare alla perfezione le porzioni di autonomia che si è mano a mano conquistata per costruire identità. Da noi tutto questo non è avvenuto. Le Regioni non hanno usato il potere per fare nulla del genere, in parte forse con l’eccezione del Veneto, dove in effetti i risultati si vedono. Altrove non si è neppure tentato di costruire una coscienza identitaria locale. Chi avrebbe dovuto lavorare su quella padana (la Lega e dintorni) non lo ha fatto o lo ha fatto con becere caricature di un serio lavoro di nation building (campionato di calcio, giro ciclistico, miss Padania e altre scempiaggini) a causa di una dirigenza ignorante, incapace e amorale. Così non esistono simboli o segni condivisi, non si cantano canzoni o inni patriottici, non ci sono feste o ricorrenze in cui ritrovarsi. Tutto è ancora abborracciato e 20 anni sono trascorsi invano. Un popolo non è quello che è ma cosa crede di essere o vuole essere.
    Percorsi di autonomia
    Oggi la Catalogna si muove e la Padania langue nonostante abbia ragioni socio economiche di insofferenza assai maggiori. I catalani procedono perché hanno saputo valorizzare tutte le proprie risorse identitarie, che si esprimono attraverso movimenti e strutture politiche e culturali di vario genere. Non c’è un solo partito che gestisce in forma monopolistica il processo di autonomia ma c’è un ventaglio di sigle diverse, costruite su basi ideologiche differenti e a volte contrastanti: tutti hanno però in comune l’obiettivo dell’autonomia catalana. La variegazione permette ai cittadini di trovare sugli scaffali dell’offerta politica prodotti più adatti ai loro gusti e aspirazioni. In Catalogna gli autonomisti distribuiscono le proprie diversità su partiti diversi in salutare concorrenza nel chiedere (e ottenere) sempre di più.
    L’autonomia fino a qui raggiunta è frutto di una saggia e lungimirante politica dei piccoli passi, delle richieste continua, della progressiva erosione del potere di Madrid. Ogni conquista è servita da base per l’obiettivo successivo. I catalanisti non si sono mescolati con il potere centrale, non hanno fatto parte di coalizioni nazionali o del governo spagnolo: alle Cortes hanno appoggiato gli uni o gli altri sulla base di precise richieste concrete. Non è successo nulla di simile alla “romanizzazione” che ha colpito tanti autonomisti padani.
    L’esperienza dei catalani (ma anche dei baschi, dei sud tirolesi e di altri) ci serve per costruire un nostro percorso di libertà evitando di commettere nuovamente gli errori del passato.

    9 Ottobre 2012

    Verso l’indipendenza, ciò che la Padania deve imparare dalla Catalogna | L'Indipendenza
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  7. #439
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    bel saggio...da leggere con calma.

    La prima osservazione che vorrei porre e' quanta immigrazione interna abbia subito la Catalogna dalle zone parassite della Spagna?
    La seconda e' riguardo alla sua collocazione durante la guerra civile? Hanno avuto un equivalente alla famigerata resistenza del nord itaglia?

  8. #440
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Vorrei fare alcune osservazioni al riguardo. La prima che i paesi catalani sono più ampi della Catalogna, volendo fare un paragone la Catalogna sta ai Paesi Catalani come la Lombardia sta alla Cisalpina Paesi catalani - Wikipedia
    La seconda è che "curiosamente" in Catalogna, come qui da noi, la presenza germanica, nello specifico gota, fu significativa, infatti una delle possibili origini della parola Catalogna deriva da Gothland.
    Riguardo alla collocazione nella guerra civile la Catalogna si schierò con il governo repubblicano. Perdendo la guerra perse anche l'autonomia ottenuta all'inizio degli anni '30. Il fenomeno della Resistenza è legato agli eventi della seconda guerra mondiale, e non credo si possa fare un paragone.
    Ultima modifica di von Dekken; 09-10-12 alle 09:09

  9. #441
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da von Dekken Visualizza Messaggio
    V Il fenomeno della Resistenza è legato agli eventi della seconda guerra mondiale, e non credo si possa fare un paragone.
    Certamente non c'e' stata la resistenza intesa come lotta di liberazione, essendosene stati vigliaccamente fuori dalla guerra, ma mi sembra di capire che essendo stati repubblicani e comunisti hanno avuto la stessa deriva subita dai "liberatori" rossi del nord itaglia.
    La differenza sta nell'esito finale che vide la loro sconfitta.

    Questa sconfitta li ha probabilmenti rafforzati e cementificati durante il franchismo ed il centralismo a cui furono soggetti.
    Da noi la pseudo vittoria che ci consegno' ai massoni inglesi, invece ci ha fatto cantare vittoria sboccando in ogni tipo di permissivismo e annullamento dei nosti valori primigeni.

    Poi l'invasione meridionale ha fatto il resto...nessuna comunita' puo' resistere ad un'invasione di 10 milioni di X"@W&%*&%X!'%6

  10. #442
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Sono in generale d'accordo con te, non concordo sull'equazione sinistra=comunisti. Nel senso che anche all'epoca i comunisti erano minoritari, la sinistra era composta prevalentemente da socialisti e repubblicani.
    Spanish general election, 1936 - Wikipedia, the free encyclopedia
    Ultima modifica di von Dekken; 09-10-12 alle 09:36

  11. #443
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da von Dekken Visualizza Messaggio
    Sono in generale d'accordo con te, non concordo sull'equazione sinistra=comunisti. Nel senso che anche all'epoca i comunisti erano minoritari, la sinistra era composta prevalentemente da socialisti e repubblicani.
    Spanish general election, 1936 - Wikipedia, the free encyclopedia

    I repubblicani erano composti dalle masse operaie urbane, dalle classi contadine e da una parte del ceto medio istruito anti-cattolico, dalla massoneria e da numerosi intellettuali, dai cattolici baschi.

    Uhm:gratgrat: questo e' inquietante ( ora capisco perche' senza conoscere appieno la vicenda questi repubbli_cani mi siano stati sempre sui maroni......forse perche' anche il Kriminale Hemingwey ci ha costruito sopra gran parte della sua carriera).

    Strane commistioni...da una parte il centralismo clericale e latifondista, dall'altro le masse, gli indipendentisti ed i massoni......boh:gratgrat:

  12. #444
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da verdi Visualizza Messaggio
    Da noi la pseudo vittoria che ci consegno' ai massoni inglesi, invece ci ha fatto cantare vittoria sboccando in ogni tipo di permissivismo e annullamento dei nosti valori primigeni.

    Poi l'invasione meridionale ha fatto il resto...nessuna comunita' puo' resistere ad un'invasione di 10 milioni di X"@W&%*&%X!'%6
    Eravamo già nelle mani degli inglesi, fino dal 17 marzo 1861.

    L'invasione terronica, dagli anni '50 - '60, è solo aumentata; in realtà era già in atto fin dall' unità voluta dalle logge londinesi.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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