Sig.ra Camusso, scrivo a lei che è il segretario del “sindacato italiano più rappresentativo” per rivolgermi a tutto il mondo sindacale e delle associazioni di categoria delle imprese.
Scrivo a lei anche perché, qualche mese fa, abbiamo già avuto un brevissimo incontro e già in quella occasione le avevo posto alcune questioni riguardo ai temi che affronterò in maniera più approfondita ora.
Innanzitutto, mi presento: mi chiamo Michele Liati, residente in provincia di Varese, laureato in Fisica, laureando in Economia, operaio fino a qualche mese fa.
Ci siamo incontrati a Roma, precisamente il 21 ottobre, al termine di una manifestazione della Cgil a Piazza del Popolo; quel giorno non ero a Roma per la vostra manifestazione, ma per una mia forma di protesta personale, proprio contro i sindacati, o meglio, contro l'attuale sistema sindacale.
Sono partito di corsa da Milano il 1 ottobre e ho raggiunto Roma il giorno 20.
Ho protestato e continuerò a protestare perché voglio liberare il mondo del lavoro dall'attuale sistema sindacale, che ritengo estremamente dannoso per la libertà del singolo lavoratore e per lo sviluppo economico generale del nostro paese.
Due sono le motivazioni di questa mia critica, una di diritto e l'altra di carattere economico:
Ogni persona dovrebbe essere “padrone del proprio lavoro”, il che vuol dire innanzitutto possedere piena autonomia privata, libertà contrattuale e libertà di scegliere come - e eventualmente da chi - far rappresentare i propri interessi.
Questo vuol dire che la rappresentanza deve essere “regolamentata”, e non secondo le regole che gli stessi sindacati si danno, ma secondo regole “universali” e fatte nell'interesse di tutti, o meglio, del singolo lavoratore.
E' la libertà il vero motore dell'economia, e laddove non c'è libertà non può esserci sviluppo economico.
I sindacati, in questo senso, hanno da tempo espropriato ai lavoratori questa libertà e i diritti ad essa connessi, ed è ora che questa libertà venga a loro restituita. (Continua...)




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