http://www.teapartyitalia.it/
Nel 2012 che comincia domani passiamo dalla proposta e dalla protesta all’azione, e non aspettiamo i partiti, imbambolati e confusi, passiamogli davanti se non vogliamo morire di tecnici e di tasse. Il tempo è veramente poco perché la burocrazia mette lacci e laccioli pur lasciando basso il numero delle firme necessarie per chiedere un referendum. Scommettete che questo in poche settimane ne avrebbe a milioni?
La proposta di Libero è semplice: non un referendum per abolire il canone Rai, che è una tassa di Stato, dunque intoccabile da consultazioni popolari, ma un referendum per abrogare gli articoli della legge del 1975 nei quali si affidava alla Rai il servizio pubblico che oggi non svolge più. La proposta ha avuto una risposta entusiasta, forte; lettori, organizzazioni, iscritti di Facebook e di Twitter hanno realizzato uno straordinario passaparola. L’organizzazione del Tea Party Italia ci ha appoggiato con moltissime adesioni e una motivazione semplice e limpida: «Nessun servizio è utile se non è scelto liberamente dal cittadino. Ogni azione concreta contro lo stato attuale dell’informazione targata Rai e dello spreco di soldi pubblici che comporta, avrà il nostro sostegno».
Il Tea party rappresenta una novità assoluta per l’Italia, io ci credo, e mi auguro che parta proprio da loro la costituzione di un comitato referendario al quale si possono unire i libertari di buona volontà, quella che una volta con brutto termine si chiamava società civile e che ora è davvero chiamata a riempire lo spazio lasciato tristemente vuoto dalla classe politica che ci ha affittato ai tecnici, e che sulla Rai tace come ha sempre taciuto. (Continua)
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