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    Di ulteriori considerazioni geopolitiche
    Dal n° 313 - Febbraio 2012

    Scritto da Mario MARLETTA e Adriana NEGRONI
    Il 6 novembre scorso, il presidente cinese Hu Jintao ha ordinato alla commissione militare centrale di prepararsi a un più che probabile conflitto navale contro gli Stati uniti d’America. Intanto, le ingerenze statunitensi nel Mare Cinese vanno intensificandosi incessantemente, grazie anche all’appoggio di Stati-fantoccio come il Vietnam e le Filippine. Nell’aprile del 2010, Obama ha ratificato il nuclear posture review, proseguendo la strategia “neocon” definita dall’acronimo D.J.N.O. (doctrine for joint nuclear operations), che autorizza gli Stati uniti a utilizzare armi nucleari a scopo preventivo. Una parte di questo testo recita: “…è essenziale che le forze armate statunitensi si preparino all’uso di armi atomiche, e che siano determinate ad impiegarle, se ciò fosse necessario, per prevenire o per reagire all’uso di armi di distruzione di massa”. Dunque, la centrale della grande usura, uscita “vincitrice” dalla seconda guerra mondiale ed essendosi dotata di un arsenale nucleare capace di annientare svariate volte ogni forma di vita sulla Terra, attua una forma di terrorismo preventivo contro chiunque non voglia sottostare al suo ciclo di rapine. Prevedendo che, prima o dopo, qualche paese non allineato giunga a padroneggiare questa stessa tecnologia nucleare (leggasi: Repubblica Iraniana), si riserva l’uso di tali armi allo scopo di continuare a detenere il primato del terrorismo di massa. Con la liberalizzazione della guerra atomica preventiva, inoltre (per democratizzazione a cascata), la decisione finale di scatenare un attacco passa dall’inquilino della Casa Bianca a un qualunque psicopatico operante sul campo di battaglia. Questa discrezionalità è generata anche dall’incremento di nuove tecnologie distruttive, dalla proliferazione di piccole testate nucleari (definite “mini nukes”) con caratteristiche di estrema flessibilità, a detta dei guerrafondai del pentagono: “sicure per l’incolumità della popolazione civile”!

    Per ciò che concerne il progetto di aggressione all’Iran, è necessario effettuare alcune premesse di ordine geopolitico.

    La sconfitta patita in Libano dall’entità sionista ha di fatto non solo interrotto, ma invertito una marcia espansionistica fino allora sembrata inarrestabile. È di questi giorni il proclama di Seyyed Hassan Nasrallah: “se l’entità sionista dovesse ancora tentare di invadere il Libano meridionale, Hezbollah strapperebbe immediatamente la Galilea all’usurpatore”. Ora, finché Hezbollah impedirà l’invasione del Libano, la Repubblica Siriana avrà le spalle coperte, almeno da quella parte di confine. Da mesi, su mandato israeliano, la Siria sta subendo un attacco mediatico-terroristico a cui partecipa la stessa eteroclita feccia che ha annientato la Libia: CIA, mossad, Mi6, consiglio di cooperazione del golfo (CCG), etc.. Se la Siria uscirà vittoriosa da questa aggressione, la Repubblica Islamica Iraniana potrà contare su una buona copertura a nordovest, oltre a Hamas e a Hezbollah. In questo scenario è importantissimo il ruolo svolto dalla Turchia, una compagine più che ambigua tormentata da insanabili conflitti interni, composta da uno stato maggiore militare che ancora oggi flirta col sionismo e da una base popolare che, pur non volendone più sapere di alleanze atlantiche, va comunque soggetta a certe seduzioni “europeiste”. Sembra accertato che fin dall’esordio delle destabilizzazioni operate contro la Siria, bande armate dai servizi segreti occidentali abbiano assassinato oltre quattromila persone tra soldati regolari, poliziotti di confine e semplici civili; una tattica, questa, più volte sperimentata dai sicari della grande usura anche nel secolo scorso (si pensi solo alla sequela di provocazioni messe in atto nel 1939, al confine tedesco-polacco, allo scopo di trascinare in un conflitto mondiale il Terzo Reich). La città di Aleppo, situata nel nordovest della Siria, è obiettivo fondamentale per i banditi della NATO e del CCG. Questa operazione viene effettuata sotto copertura propagandistica definita… “di mantenimento dei corridoi umanitari per i perseguitati del regime di Assad”. Sempre dalla Turchia, attraverso i corridoi di Idlib, Rastan e Homs, sarebbe avviato il progettato piano di invasione della Repubblica Siriana. Con la caduta della Siria, col possibile schieramento turco in favore della NATO, col corollario dell’azione corrosiva del CCG, l’Iran sarebbe geopoliticamente accerchiato e materialmente separato da Hezbollah. Come dichiarato nel 2006 da Ahmad Khatamì, consigliere della Guida Suprema imam Alì Khamenei: “oggi l’Iran difende Hezbollah, poiché Hezbollah sta difendendo la nostra stessa sicurezza”. Per annientare l’incubo di israele, dunque, sarebbe necessario eliminare dalla scena l’attuale esecutivo siriano, neutralizzare Hezbollah, annientare Hamas a Gaza e soffocare nel sangue le più che probabili rivolte shi’ite nella penisola arabica dominata dall’affarismo saudita. Solo a quel punto, una coalizione planetaria di entità ebraizzate (di cui farebbe certamente parte anche l’italietta ipersionista), comincerebbe a valutare seriamente un’aggressione contro l’Iran. La storia insegna come questi parassiti internazionali, disconoscendo gli elementari princìpi del codice d’onore, sappiano attaccare il Nemico solo se dispongono sul campo di una schiacciante superiorità.

    Sappiamo bene che quando si straparla di repubblica italiana, ci si riferisce comunque a un’entità marchiata da un vizio di origine: essa esiste solo in quanto compagine subordinata politicamente, economicamente e militarmente, aggregata in modo coatto al blocco nord-atlantico guidato dagli Stati uniti d’America. Com’è noto, la storia di questa (sedicente) repubblica è storia di inganni, di stragi, di umiliazioni internazionali; è storia di individui corrotti e corruttori; è storia di depistaggi di massa; insomma un ineguagliabile esempio di vizi umani da tramandare alla posterità sotto il segno della “fenomenologia del crimine di Stato”. Oltrepassata la grigia stagione degli obsoleti prestanome atlantici alla De Gasperi, alla Fanfani, alla Cossiga… superata la squallida parentesi secondo-repubblicana del prestanome da bordello di Arcore, l“italietta tutta squadra e compasso” viene direttamente “assimilata” (come le proteine dagli alimenti, durante la digestione) dalla goldman sachs. Quest’orrendo aborto impolitico, che ancora oggi si fa vanto delle sue radici antifasciste (e quale altra peculiarità potrebbe ostentare alla piazza?), presieduto da entità scampate all’aborto delle loro madri, viene metodicamente dissanguato fino all’ultimo millilitro di sangue: una specie di “stato-milza” la cui funzione inizia e si esaurisce nel tenere in vita un corpus criminis planetario mai così vicino alla vittoria finale, quanto all’auto-annientamento. Insomma, muore israele, muore America, ergo muore Italia! Per comprendere questo stato più che sessantennale di indecorosa sudditanza, è sufficiente citare due esempi: Berlusconi, capofila del PDL, che nel 2009 osò definire “giusto” il massacro di oltre 1400 Palestinesi (operazione piombo fuso); Terzi, attuale ministro degli Esteri di un governo definito “tecnico”, il quale descrive l’arsenale nucleare sionista come “arsenale di pace”. Sembra fin troppo facile osservare come questi teatranti fingano di polemizzare su tutto, fin quando c’è da recitare la commedia parlamentare; quando, invece, si profila una minaccia (sempre immaginaria) gravante sul “sacro” israele (il burattinaio senza il quale tutte queste squallide marionette rimarrebbero esanimi al suolo), fratture e contenziosi si sanano istantaneamente come per magia (nera).

    Il Golfo Persico, lo Stretto di Hormuz, il Mare di Oman sono “autostrade” liquide attraverso le quali transita una cospicua parte degli approvvigionamenti energetici planetari (di cui usufruisce anche la repubblica popolare cinese, cioè il più grande creditore degli USA): è in questa porzione di mondo (se si esclude l’Africa) che si giocherà la partita per la supremazia del XXI secolo. Un giuoco dalle regole sleali, che permette al sì detto “israele” di detenere arsenali saturi di bombe nucleari mai visionati dai galoppini dell’“AIEA”, mentre obbliga la Repubblica Iraniana a continue ispezioni, premesse a sempre nuove sanzioni; invero, queste restrizioni colpiscono il popolo iraniano in misura assai esigua, poiché le esportazioni di combustibili che le colonie ebraico-statunitensi d’Europa sono costrette a rifiutare vengono dirottate verso altri Stati (per esempio: l’India). Ecco che i provvedimenti adottati dalle varie controfigure mondialiste (ONU, USA, UE, “5+1”… 4+4 di Nora Orlandi) finiscono per abbattersi come mannaie solo sulla testa della povera gente del Vecchio Continente. L’embargo imposto alle esportazioni petrolifere iraniane, infatti, otterrà solo “effetti collaterali”. Per esempio: come confermato da Pietro De Simone, direttore dell’unione petrolifera italiana, l’embargo petrolifero messo in atto contro l’Iran produrrà il solo risultato di smantellare molte raffinerie locali i cui impianti erano tarati a “processare” il greggio proveniente dalla Repubblica Islamica. Sembra confermato, dunque, che in Italia (il paese in cui il costo della benzina è il più alto d’Europa) si stia scientemente correndo incontro all’auto-annientamento, per il bene esclusivo di israele!

    Gli psicotici di Tel Aviv, i varii “lieberman” convinti d’appartenere alla sola specie umana permessa, ancora oggi credono di poter liquidare rapidamente la “pratica iraniana” (come se la Repubblica Islamica, dal punto di vista militare, fosse paragonabile alla Libia). E’ impossibile far comprendere a simili soggetti criminali, che un attacco portato contro Teheran spalancherebbe scenari da guerra mondiale; che un’aggressione all’Iran scatenerebbe una reazione assai più simile a quelle che l’internazionale giudaica ha dovuto sostenere contro gl’Imperi Centrali o contro la Germania Nazionalsocialista; uno scontro cruentissimo che coinvolgerebbe le marine militari, le aeronautiche, le fanterie di entrambi gli schieramenti; una carneficina in cui gli USA (i loro ascari atlantici, i loro tagliagole del CCG) dovrebbero contare i caduti a decine, forse a centinaia di migliaia di unità, sopra tutto se si considera che la spina dorsale delle Forze Armate iraniane è costituita da gente come i PASDARAN e i BASIJ! Oltre a ciò, il baraccone atlantico, attualmente in avanzato stato di disfacimento, dovrebbe affrontare il dissenso interno derivante da una ulteriore catastrofe bellica. Invero, la Casa Bianca procede solo per “spasmi”, senza alcuna strategia univoca, barcamenandosi tra mille conflitti interni ed esteri: prova di ciò sia quanto recentemente dichiarato dall’ex consigliere Gary Sick: “…il fallimento delle sanzioni USA ai danni dell’Iran hanno creato, a Washington, una situazione di smarrimento nei confronti della Repubblica Islamica, di cui sono esempi le contraddittorie dichiarazioni di Leon Panetta e di Hillary Clinton (prima contrari e poi favorevoli a un attacco all’Iran) e la politica di Obama, le cui oscillazioni hanno indotto taluni sionisti statunitensi a propagandare il suo assassinio”. Secondo l’ebreo Andrew Adler, sottoscrittore di un articolo apparso sul “The Atlanta Jewish Time”: “Israele ha tre opzioni per tutelare la propria sicurezza: attaccare Hezbollah e Hamas, colpire l’Iran e le sue postazioni nucleari o uccidere il presidente degli Stati Uniti”.

    Nel corso degli ultimi dieci anni, i guerrafondai del pentagono hanno più volte simulato attacchi portati contro la Repubblica Iraniana. I gruppi d’assalto formati dal “carrier strike group 12”, dal “destroier squadron 2”, dal “carrier air wing 1”, dallo “eisenhower strike group” e dallo “expeditionary strike group 5” sono sempre usciti con le ossa rotte! Insomma, se le grosse navi da battaglia statunitensi dovessero attaccare il suolo iraniano bombardando dall’interno dello Stretto di Hormuz, le potenti batterie missilistiche di terra della Repubblica Islamica effettuerebbero contro di loro una specie di “tiro al piccione”. Qualora gli USA attaccassero dall’altra sponda del Golfo Persico (cioè dai presidii sauditi e qatarioti) l’esito dello scontro non cambierebbe di molto, poiché sarebbero comunque sommersi da decine di migliaia di missili a corto e medio raggio di altissima precisione. Dopo i resoconti di queste simulazioni lo stato maggiore statunitense ha cominciato a essere meno spavaldo; e se oggi Obama tenta di frenare gl’impazienti guerrafondai sionisti (i quali, come sempre, tentano di scatenare una guerra per interposta persona), non lo fa per filantropia, ma perché sa che attaccare l’Iran significherebbe la fine dell’imperialismo ebraico-statunitense!

    La Marina Militare iraniana dispone di una flotta di sottomarini d’attacco e di minisommergibili; una flotta di superficie composta da incrociatori, da dragamine, da cacciatorpediniere, ma sopra tutto di hovercraft e di motosiluranti patrol torpedo tra i più veloci al mondo. Queste navi da battaglia sono idonee ad essere utilizzate contro vascelli assai più grandi; persino le portaerei più munite (come la USS Eisenhower o la USS Enterprise) temono la potenza di fuoco di queste motosiluranti, capaci di lanciare missili e razzi con gittata superiore ai 100 chilometri muovendosi rapidamente sul campo di battaglia. Nel corso delle ultime esercitazioni, l’Iran ha anche sperimentato nuove generazioni di missili anti-nave (lanciati da sottomarini e da navi di superficie) che hanno molto preoccupato gli stati maggiori americani. L’arsenale missilistico iraniano di terra si compone di svariati modelli: il Silkworm, il Sunburn, il C-802, il Kowsar e i recenti Nour e Qadar, missili anti-nave capaci di gittate superiori ai 200 chilometri; ma il fiore all’occhiello di questo arsenale è lo Shahab III, missile tattico-strategico in servizio dal 2003 e oramai avviato alla produzione di massa, capace di una gittata di oltre 2000 chilometri e di una velocità di mach 21 (nella fase finale, allo stadio solido). Non è certo che le Forze Armate iraniane abbiano completamente sviluppato i progetti IV, V e VI del modello Shahab, prototipi capaci di gittate di oltre 10.000 chilometri (dunque in grado di raggiungere il territorio metropolitano statunitense), anche a causa di reiterati attentati subiti ad opera di infiltrati del mossad, come quello dell’ottobre 2010 avvenuto presso la base sotterranea “Imam Alì” sui Monti Zagros; ma è certo che la Repubblica Islamica, forte di un Popolo degno di questo nome, per la grande disparità di forze interiori posseduta nei confronti della feccia-NATO (di mercenari demotivati quanto inguaribilmente affetti da egocentrismo), sarà difficilmente superabile.

    Oggi, il sistema giudeo-massonico, demo-plutocratico mondialista ha varcato l’ultimo portale di sua esistenza: ci è sufficiente illustrare l’agonia in cui versa la federal reserve (un ente che continua a emettere banconote-fantasma senza alcuna copertura). L’internazionale Capitalistica è un sistema parassitario, economicamente accerchiato, ancora potente dal punto di vista tecnologico-militare, ma intrappolato nelle spire di questo suo strapotere; questo sistema agonizzante, capace solo di auto-celebrarsi, di auto-incensarsi senza posa, di scaricare le proprie frustrazioni sulle poche colonie rimastegli, sotto forma di attacchi tellurici, climatici, finanziari (leggasi: “unione europea”, ex commonwealt, stati-fantoccio estremo-orientali, etc…); quasi del tutto impotente nei confronti di chi si è parzialmente liberato dai suoi lacci (leggasi: Repubblica Islamica Iraniana, Repubblica Venezuelana, etc…), si trova a un bivio: trasfigurarsi tra i singulti di mille piccoli e medi conflitti o degradare ulteriormente, trasformando la Terra in un immane “sudario” radioattivo: terzius non datur!..

    Mai, dalla dichiarazione d’indipendenza americana del 4 luglio 1776, dalla presa della Bastiglia del 14 luglio 1789 (per attenerci ad entrambe le sponde dell’Atlantico), il contro-potere satanico della sovversione – materializzatosi sotto forma liberale e borghese – s’era trovato maggiormente a mal partito. Sarà, dunque, la culla della Civiltà ariana - l’Iran- a riuscire là dove - purtroppo - fallì la Germania nazionalsocialista? Sarà la Repubblica Islamica a infliggere il colpo ferale al più perverso sistema criminale mai apparso nella storia?.. Nel frattempo, la Merkel – “nell’esclusivo interesse della Repubblica Federale!” – corre a supplicare i cinesi a che riducano le loro importazioni petrolifere dall’Iran. A questo punto ci si chiede: quanti sono, ancora oggi, gl’imbecilli che credono che agenti sotto copertura come la Merkel, Sarkozy, Monti operino nell’interesse della Germania, della Francia e dell’Italia?..
    Ultima modifica di Avanguardia; 28-03-12 alle 22:22

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    Predefinito Re: di ulteriori considerazioni geopolitiche

    L'Iran è il problema nr 1 , fino a quando ci sarà una repubblica islamica l'America e il sionismo tenteranno sempre di complottare in ogni modo, demonizzare e delegittimare le autorità iraniane. Vorrebbero un Iran democratico. Gli andrebbe benissimo anche una monarchia come c'era prima, con un dittatore che ammazza il suo popolo come faceva lo scià, l'importante è che l'Iran torni al lato dell'Occidente (per il petrolio, per motivi geopolitici, perchè terrebbe a freno i fermenti del mondo arabo come un tempo).
    C'è da augurare lunga vita alla repubblica islamica!

 

 

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