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    Falsi invalidi col fiato sul collo: bruciano le pratiche nella IV municipalità - Cronache | Napoli C'Entro

    NAPOLI - Sono entrati di notte nella sede della IV municipalità, in via Gianturco, senza lasciare alcun segno di effrazione. Hanno puntato gli uffici della presidenza e della segreteria amministrativa e forzato due armadietti, dai quali hanno "pescato" alcuni documenti relativi agli invalidi del territorio e gli hanno dato fuoco. Diversi i faldoni di pratiche di invalidità civile ritrovati in cenere nel bagno, dove sono stati portati per un falò "mirato" che desta qualcosa più di un sospetto. Proprio da una Municipalità, quella di Chiaia, partirono nel dicembre del 2009 le indagini sulle false attestazioni di invalidità che per anni avevano permesso a centinaia di cittadini in perfetta salute di riscuotere pensioni per patologie inesistenti. Una truffa milionaria ai danni dell'Inps, talmente rodata e remunerativa che anche il clan Mazzarella ci aveva messo prima gli occhi e poi le mani sopra. Ad oggi, sono oltre 160 le persone finite in manette nell'ambito della maxi-inchiesta sui falsi invalidi.

    "AVEVANO LE CHIAVI O UN COMPLICE" - I malviventi, spiega il presidente della IV municipalità, Armando Coppola, non hanno forzato serrature per entrare. "Vuol dire che avevano le chiavi o che addirittura hanno un complice all'interno dell'Ente. Faremo scattare immediatamente un'indagine interna per trovare eventuali colpevoli". "I cittadini onesti stiano tranquilli - continua Coppola - poiché tutti i documenti cartacei bruciati sono conservati anche in formato digitale in luoghi ben sicuri. La magistratura avrà a disposizione tutto quanto occorre per accertare illegalità".

    CHIAIA 2009, L'INIZIO DELL'INCHIESTA - Déjà vu. Due anni fa, altre pratiche d'invalidità civile, altra municipalità, la I°: Chiaia, Posillipo e San Ferdinando. Lo scandalo dei "falsi invalidi". L'assurda concentrazione di ciechi al Pallonetto di Santa Lucia. L'arresto della "mente" della gigantesca frode, il consigliere municipale del Pdl Salvatore Alajo e poi della moglie, Alexandra Danaro, dipendente di Metronapoli distaccata presso la Regione Campania e imparentata, attraverso la madre, con Vincenzo Mazzarella. Il clan di Napoli est il Pallonetto lo ha presidiato per anni con l'enclave di Ciro 'o scellone, uno dei tre fratelli-ras della cosca, nipoti di Michele Zaza e suoi eredi nel contrabbando di sigarette, per poi lasciarlo agli Elia. Chiaia è solo la punta dell'iceberg, fa capire ai pm napoletani Alajo. Il politico ammette di aver ricoperto il ruolo di regista della truffa per un tornaconto economico e politico (alle elezioni del 2006 a Chiaia aveva fatto il pieno: 1912 voti). Un anno dopo l'arresto, la condanna in primo grado a 6 anni di carcere e a versare all'Inps una provvisionale di 600mila euro, nella prima tranche dell'inchiesta, quella relativa ai reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa.

    IL "SISTEMA ALAJO" - La moglie di Alajo, anche lei condannata, a cinque anni e rotti di carcere, era distaccata presso la commissione regionale Anticamorra, presieduta da Luciano Passariello, ex consigliere regionale Pdl, primo dei non eletti nella tornata del 2010 e riferimento politico dello stesso Alajo. Anche lei dopo l'arresto parla, ammettendo il suo coinvolgimento nel sistema escogitato dal marito. Uno "scambio" tra pensioni di invalidità illegittime (ma gli arretrati restavano al "regista") e voti. Un affare facile facile, che viene fiutato anche dai Mazzarella. Alcuni esponenti del clan sono arrestati per aver reclutato, anche con minacce e violenze, nuovi "invalidi" per moltiplicare la truffa. A trattenere gli arretrati, in questo caso, sono gli affiliati della cosca, che in alcuni casi pretendono anche una quota dell'assegno mensile.

    DOCUMENTI SPARITI, ROGHI E TENTATE INCURSIONI - Ancora un déjà vu. Nel dicembre 2009, pochi giorni prima che scattasse il primo dei numerosi blitz che hanno portato in carcere vagonate di falsi ciechi, medici, dipendenti e funzionari pubblici, spesso legati da vincoli di parentela, dagli uffici della I municipalità sparirono alcuni documenti. Due anni dopo, altro ufficio, altra municipalità, tecnica appena un po' meno discreta: faldoni in fiamme in un gabinetto. E non è tutto: come ha scritto alcuni giorni fa Leandro Del Gaudio sul Mattino, recentemete due persone non identificate hanno tentato di introdursi nella sede centrale dell'Inps e a raggiungere gli archivi, ma sono stati messi in fuga dai colpi esplosi da un vigilantes.

    POGGIOREALE 2011 - IV municipalità: San Lorenzo, Vicaria e Poggioreale. Nel quartiere del carcere, in via Murialdo, dentro una gabbia sistemata in un garage, nel marzo del 1998 una volante della polizia trovò un leopardo. Quel garage apparteneva a un altro dei fratelli Mazzarella, Vincenzo. Agli inizi dei Novanta stabilì la sua base al rione Luzzatti, come racconta nel suo ritratto del boss Simone De Meo. Il business dei falsi invalidi potrebbe essersi esteso anche qui, nel quartiere conteso per anni tra i Mazzarella e i Contini. Come aveva detto Alajo ai magistrati, il business dei falsi invalidi non era un'"esclusiva" della I municipalità. Per alcuni osservatori le truffe all'Inps sono diventate una delle branche delle organizzazioni camorristiche, come la droga e le estorsioni. Certo, i metodi camorristici ci sono tutti.

    LE MINACCE A UN DIRIGENTE INPS - Furti, irruzioni e incendi appiccati in uffici pubblici. Ricatti, come quelli cui Alajo sottopone i medici che per anni avevano falsificato per lui i documenti in modo da attestare l'esistenza delle finte patologie: datemi dei soldi, o parlo del vostro ruolo nella truffa ai pm. E minacce, sottili e per questo ancor più inquietanti. Il 17 giugno scorso, scrive Leandro Del Gaudio sul Mattino, un dirigente dell'Inps riceve una strana visita: un uomo bussa a casa sua e si rivolge alla moglie, dicendole che per il marito (non presente in quel momento) è pronto un "regalo" già confezionato.

    UN NUOVO SISTEMA - Per inquadrare il ruolo dell'Inps nella vicenda occorre spiegare cosa sia successo dopo i pesanti colpi degli inquirenti agli ingranaggi della maxi-truffa basata tra Chiaia e Pallonetto. Del Gaudio nel suo articolo ricostruisce come la frode non si sia fermata, ma abbia solo mutato la sua "filiera". Sarebbe stato eliminato il passaggio tra uffici comunali e ente previdenziale: i verbali di eventuali accertamenti di invalidità verrebbero ora trasmessi direttamente dalle Asl. Ma c'è qualcuno che tira i fili? E' una delle domande a cui Alajo e gli altri protagonisti assicurati finora alla giustizia non hanno risposto. Ma le indagini non si sono fermate.

    L'ARRESTO DI LANZETTA - L'11 dicembre scorso viene arrestato Oreste Lanzetta, 47enne impiegato presso il centro che gestisce i verbali provenineti dall'Asl nella sede centrale dell'Inps in via Ferraris (la stessa della tentata irruzione), con l'accusa di aver falsificato pratiche di invalidità. Con lui finiscono in manette anche il fratello e due donne. Una di loro viene ammanettata menttre incassa 1.008 euro in contati di pensione d'invalidità, nell'ufficio postale di via Vesuvio, a circa un chilometro dalla sede della IV municipalità di via Giuanturco, dove ieri notte sono andati in fumo documenti e pratiche.

    I SOSPETTI DEI COLLEGHI - Lanzetta aveva nel database dei beneficiari della pensione di invalidità oltre 60 persone che, come accertato dagli inquirenti, non avevano mai fatto una visita medica. A capire che qualcosa non andava sono stati i suoi colleghi. Già il 30 giugno 2011, il dirigente regionale Inps aveva denuncuiato irregolarità in una quarantina di verbali di accertamento d'invalidità processati da Lanzetta. I vertici napoletani dell'ente si sono messi al lavoro e hanno individuato una sessantina di pratiche sospette. Quella visita a casa di un dirigente Inps serviva forse a dissuaderlo dal ficcare il naso in quel groviglio che stava per essere portato alla luce?

    "SI VUOLE COPRIRE IL LIVELLO PIU' ALTO DELLA TRUFFA" - Scrive il gip nell'ordinanza di arresto di Lanzetta: "Alla corruzione dei funzionari comunali si è sostituita quelle delle corrispondenti figure Inps". Il giudice rileva poi come sia in atto un tentativo "per pregiudicare l'acquisizione ovvero la genuinità delle prove dei reati, così impedendo l'identificazione del livello più elevato della vicenda associativa truffaldina in esame: ovvero quello coinvolgente tutti i soggetti che hanno posto in essere l'organizzazione". Il resto è storia recente, così recente che ancora non ha smesso di fumare.
    martedì 3 gennaio 2012

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