



No, sei tu che non hai ancora capito che cos’è la proprietà comune oppure lo hai capito, ma l'idea non ti piace, perché spazzerebbe via i tuoi privilegi (se non ricordo male sei un capitalista).
Infatti con la proprietà comune sarebbe la comunità nel complesso a prendere queste decisioni, lavoratori in primis.
Infatti nel caso in cui non si riuscisse a raggiungere il consenso unanime, si deciderebbe democraticamente (una testa, un voto).
Non la coercizione (nessuno dei dissidenti per es. sarebbe obbligato a lavorare e a nessuno di essi sarebbe negato il libero accesso al prodotto sociale), ma l’eventuale difesa da essi. Se una vasta maggioranza decidesse di cambiare sistema sociale, sarebbe nel suo interesse poi difendersi da eventuali violenze messe in atto dai dissidenti.
I bisogni primari sono uguali per tutti gli individui. O forse tu conosci qualche individuo che può fare a meno per es. del cibo?
Come al solito dimostri di non aver capito niente del socialismo o di essere in mala fede.
Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.


L'importante è che il manganello sia in mano ai proletari e che le teste che si rompono siano dei capitalisti (compresi gli anarcocapitalisti) e dei fiancheggiatori dello stato. Detto questo lo stato, nonchè qualsivoglia istituzione gerarchica, deve sparire. Poi qualcuno lo farà santo, però prima deve morire...






Porca putt....anche tu sei uno dei migliori, trovi sempre le mie contraddizioni. Vediamo un pò...diciamo che una volta che colui al quale hanno spaccato la testa comprende la lezione, allora la gerarchia cessa di esercitare il proprio "potere". Inoltre questo rapporto di forza dovrà cessare una volta che nessuno pretenderà assurdi diritti come quello di voler soppraffare altri individui.
Ultima modifica di Josef Scveik; 09-01-12 alle 19:47


uno Stato serve sempre, magari con economia mista, federale e democratico
(Gv 3, 20-21)
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio




Un minimo di stato è assolutamente necessario, senza per questo esigere un colosso burocratico pianificatore in stile sovietico.
Uno stato etico con un'economia di mercato che riconosca il valore della proprietà privata e dell'iniziativa personale del singolo è il mio modello ideale.
Più che altro bisognerebbe inculcare nella mente di ogni individuo che il lavoro non deve essere svolto esclusivamente per un tornaconto personale o per la pecunia, ma per far progredire la società e per aiutare chi ti sta intorno.
Servirebbe una mentalità "teutonica", in questo senso.
Favorevole inoltre ad un federalismo svizzero.
Ultima modifica di Gallows; 09-01-12 alle 20:18


Secondo me non è così , sono d' accordo con Lottieri quando afferma che....
sarebbe assurdo ritenere che in un universo libertario non possano trovare spazio società anarco-collettiviste (purché su base volontaria). Le soluzioni socialiste, se garantiscono il diritto alla vita dei partecipanti e la possibilità di uscire dal gioco da parte di ognuno di loro quando essi lo desiderino, non sono per nulla in contraddizione con l’ordine sociale libertario. All’interno di una società senza Stato, infatti, sono ovviamente leciti e permessi i kibbutz, i monasteri di varia confessione religiosa e le comunità hippy
Cioè in un sistema anarcocapitalista le persone potrebbero addirittura vivere tranquillamente da comunisti.
Quindi non siamo noi quelli che vogliono il manganello, ma , da come si può notare anche da certi post in questa discussione (spaccare teste o l' elogio della dittatura della maggioranza), gli anarcocolletivisti che sono anarchici solo in teoria , ma nella realtà non lo sono affatto proprio a causa della loro vera natura, che Frank Chodorov ha descritto alla perfezione
Socialisti si nasce, non ci si diventa (e così anche per gli individualisti). In un certo senso la spinta di base verso il socialismo è in noi tutti, dal momento che ognuno di noi è incline ad imporre il proprio set di valori sugli altri; cerchiamo di "migliorare" l'altro collega attraverso i nostri particolari standard. Ma la maggior parte di noi prova ad "elevare" l'altro collega e, incontrando resistenza, ci rinuncia poichè sarebbe un lavoro senza speranza. Il socialista, tuttavia, ha un'intuitiva urgenza di potere, potere sulle persone, e procede ad appoggiare questa urgenza con un'etica: cerca potere per uno scopo umanitario. Vorrebbe "elevare" tutta l'umanità al suo ideale. Dal momento che l'individuo non desidera essere "elevato" e rivendica qualcosa chiamato diritti, il socialista si impegna a provare che l'individuo non esiste, che un'amorfa cosa chiamata "società" è il solo fatto della realtà e procede ad imporre il suo set di valori su questa cosa. Avendo fatto questa scoperta — che la società è qualcosa di più grande della somma delle sue parti, con un'intelligenza ed uno spirito proprio — il socialista indossa la sua lucente armatura e si avvia in una gloriosa avventura per il suo miglioramento. Lavora per il "bene sociale" — che è quello che voleva fare sin da quando divenne consapevole del suo istinto.
Ultima modifica di Pino80; 09-01-12 alle 21:12