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    Predefinito La grande fuga dei soldi italiani in Svizzera

    La grande fuga dei soldi italiani in Svizzera
    Alessandro D'Amato

    7 gennaio 2012

    41mila euro al giorno intercettati al confine. Ma se ne vanno soprattutto le aziende

    Denari, lavoratori, e adesso anche aziende. La grande fuga dei capitali italiani in Svizzera sembra essere senza soluzione di continuità. Tanto che la Guardia di Finanza, nei controlli che riesce ad effettuare, sequestra in media 41mila euro al giorno. Il Corriere della Sera ci racconta cosa sta succedendo con i cugini d’oltralpe:

    Il destino dell’Italia in tempo di crisi, verrebbe da dire, resta lo stesso da secoli: emigrare. E la regola stavolta vale sotto molteplici aspetti. Tanto da dare vita a professioni nuove, come il «facilitatore» per le piccole e medie imprese. Gianluca Marano è uno di loro: il suo studio fa da apripista alle aziende tricolori che sempre più numerose decidono di aprire una sede nella Svizzera italiana. Ultima ad aggiungersi all’elenco è Tom Ford, la «griffe» della moda che ha avviato una struttura logistica a Stabio, appena un passo al di là del confine, preceduta nel recente passato da altri marchi dell’abbigliamento come Ermenegildo Zegna, Prada, North Face. «Ma tra marzo e oggi – sottolinea Marano – almeno un centinaio di persone hanno chiesto come fare a spostare l’azienda in Ticino; e un terzo di loro ha mandato in porto l’operazione». Le ragioni di tale migrazione, incurante del fatto che lamanodopera a Lugano o Bellinzona costa di più rispetto alla Lombardia o al Veneto sono elencate dallo stesso Marano: «Tasse che non superano il 20%, burocrazia e giustizia efficienti, stabilità politica e pace sindacale. Dunque, non sono gruppi che aprono qui una semplice “azienda di carta” per sfuggire al fisco. È il sistema elvetico ormai a proporre condizioni di lavoro migliori rispetto all’Italia ».

    Le imprese intenzionate a spostarsi sono aumentate proprio in coincidenza della crisi e dello spauracchio di nuove tasse in Italia:

    E non solo loro: nei primi 11 mesi dell’anno appena concluso le Fiamme Gialle hanno intercettato o portato alla luce 15 milioni di euro esportati; fatto il banale conto della serva fanno una media di 41 mila euro al giorno, ma si tratta solo della quota incappata nelle maglie dei controlli. «Quello a cui stiamo assistendo – commenta Luca M. Venturi, consulente a Lugano – è la dimostrazione della paura che sta assalendo parti della società italiana. Non stanno scappando i grandi patrimoni, che magari sono in Svizzera da decenni, ma i piccoli gruzzoli, quelli di piccoli imprenditori che hanno paura che il fisco italiano si mangi tutto. Ecco allora le aziende che delocalizzano, ecco quelli presi in dogana con i contanti. Ecco spiegato persino l’aumento dei frontalieri».

    La Svizzera, dal canto suo, non respinge nessuno:

    Non le imprese, come s’è visto e nemmeno i lavoratori italiani (anche a dispetto delle campagne della Lega dei Ticinesi, partito che con i suoi toni anti italiani ha scalato le vette del consenso popolare): i frontalieri nel 2011 hanno sfondato quota 51 mila unità con una crescita come detto del 7,8%. A voler cercare altri segnali di questi «movimenti di confine» basta gettare un’occhiata al sito del Centro di studi bancari di Vezia, autorevole «think tank» finanziario diretta emanazione dell’associazione dei banchieri rossocrociati. Per il 20 gennaio prossimo ha in programma un incontro di formazione dall’ eloquente titolo: «Imposta sullo scudo e patrimoniale estera. Prima analisi della manovra salva-Italia».

    Solo che a breve la pacchia potrebbe finire:

    E sempre sullo stesso sito ecco cosa scrive Karin Meiners a proposito di un altro convegno dal titolo «Pianificazione finanziaria in una logica transfrontaliera»: «Vi sono strumenti e veicoli di diritto lussemburghese particolarmente interessanti per il contribuente italiano. E’ possibile proporre alla clientela soluzioni di pianificazione patrimoniale previste dalla piattaforma lussemburghese ». Come dire che la piazza finanziaria elvetica torna a strizzare l’occhio alla clientela italiana desiderosa di traghettare i suoi beni verso lidi sicuri. Ma anche il fortino svizzero potrebbe rivelarsi ben presto meno accogliente per gli esportatori di capitali e di patrimoni: il governo elvetico sta introducendo tasse di successione molto più elevate che in passato tanto che i notai di tutta la Confederazione stanno ricevendo una marea di domande di donazioni (anche da parte di cittadini stranieri) da padre ai figli. Senza contare che l’Europa preme ogni giorno per una tassazione severa dei depositi di cittadini stranieri in Svizzera.

    http://www.giornalettismo.com/archiv...i-in-svizzera/

  2. #2
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    Predefinito Rif: La grande fuga dei soldi italiani in Svizzera

    Copernico, 219 nuove aziende in Ticino

    Copernico, 219 nuove aziende in Ticino Stampa E-mail
    Venerdì 06 Gennaio 2012
    Il progetto - La “Fashion Valley” scudocrociata
    Tasse ridotte e poca burocrazia hanno attirato molte imprese della moda
    Copernico non è solo il cognome del celebre prete e astronomo polacco divenuto famoso – tra la fine del 1400 e la prima metà del 1500 – per avere dimostrato per primo la teoria del Sole come centro della nostra galassia: è anche il nome di un poderoso progetto di marketing territoriale che i “cugini” del Canton Ticino hanno avviato nel 1997.
    Quella che un tempo era terra di banche, cioccolato e montagne – la Svizzera – negli ultimi anni ha cambiato “pelle”. E accanto alle finanziarie e alle holding, ai risparmi più o meno legali e più o meno segreti dei ricchi di tutto il mondo, ha saputo attrarre anche fabbriche, reparti produttivi, intere aziende. È successo un po’ ovunque, privilegiando le fasce di confine: con la Germania, al Nord, e con l’Italia. In Canton Ticino, appunto. Grazie a una fiscalità decisamente agevolata per l’impianto di nuove fabbriche provenienti dall’estero, il Progetto Copernico dal 1997 al 2010 ha portato tra Chiasso, Bellinzona, Lugano e dintorni 219 aziende estere, di cui 99 italiane.
    Com’è potuto accadere? Semplicemente, con strategie cantonali chiare e definite. Il Ticino, per esempio, è il terzo cantone quanto a convenienza fiscale, con tasse sugli utili delle aziende intorno al 20%, l’Iva all’8%, contributi sociali sugli stipendi ai dipendenti pari al 18%. E, ancora, infrastrutture moderne, tempi certi della burocrazia, mercato del lavoro flessibile, stabilità e sicurezza sociale, mercati finanziari particolarmente evoluti. Non di sole tasse, insomma, si deve parlare per analizzare i trasferimenti in Ticino di molte aziende, anche se questo argomento ha il suo peso.
    Quel che appare ormai evidente è che il Canton Ticino ha vinto una scommessa difficile. In una quindicina di anni appena, oltre confine si sono insediate realtà del calibro di Ermenegildo Zegna, Gucci, Hugo Boss e, ancora, Guess, Abercrombie & Fitch, tanto da far coniare per l’area la definizione di “Fashion Valley” scudocrociata. Oltre frontiera si trovano centri elettronici, magazzini, strutture di logistica, reparti produttivi dei bei nomi della moda italiana e internazionale che fanno del Cantone una realtà industriale e non solo finanziaria.
    Se Copernico ha capito che era il Sole, e non la Terra, al centro del nostro sistema di pianeti e satelliti, i ticinesi si sono resi conto che idee chiare, agevolazioni sicure, proposte serie, un fisco sostenibile e tanto impegno potevano cambiare l’economia del territorio. In meglio.
    In Canton Ticino ci sono infatti oltre 20mila aziende con 160mila occupati, a fronte di una popolazione di 317mila abitanti e di un Pil pro capite di 32mila euro. Un benessere diffuso, quello ticinese, derivato non dal caso. Tessile e moda, elettronica ed elettromeccanica, chimica e farmaceutica, trasporti e servizi, finanza e commercio sono settori ormai radicati nell’area della Svizzera italiana, con tutto ciò che ne consegue: fabbriche, posti di lavoro, benessere economico e sociale. Risultati ai quali noi, dal di qua della frontiera, non possiamo che guardare con una punta di invidia.

    Giorgio Civati

  3. #3
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Predefinito Rif: La grande fuga dei soldi italiani in Svizzera

    Mah...! Una cosa è certa.

    Se si devono tassare le barche di lusso, ad esempio, non si dà la notizia a Repubblica perché esalti la lotta all'evasione lasciando così il tempo ai proprietari delle suddette bagnarole di trovare riparo nei porti croati.

    Si sta zitti, si manda la GdF nei porticcioli italiani, si fa il censimento, si schedano i proprietari, si applicano le tasse dovute e solo ALLA FINE si chiama il servetto di Repubblica e gli si comunicano i risultati.

    Eh, ai tempi del Tirannosauro questa si chiamava "politica degli annunci"... E adesso come si chiama? E' evidente che su tu annunci restrizioni e aumenti di tasse (addirittura altri 2 punti di Iva a settembre prossimo) l'italiano si difende. Anzi... si DEVE difendere.

    Perché qui, signori, abbiamo perso il senso della misura.
    Ultima modifica di Kobra; 07-01-12 alle 12:45
    Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
    preferisci chi striscia.
    E se ti serve un amico, trovati un cane.

 

 

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