«Ar» fa spazio ai giapponesi
La maggioranza a Mitsubishi
Passa di mano lo stabilimento di pomodori di Foggia
Bocche cucite sui dettagli, ma al nuovo socio va il 51%

«Ar» fa spazio ai giapponesi La maggioranza a Mitsubishi - Corriere del Mezzogiorno

I soci esteri di «Ar»

Undici anni fa, nel 2001 la Ar Alimentari spa pose il primo significativo tassello nella strategia di internazionalizzazione, con la creazione della Princess foods limited, volta alla distribuzione dei prodotti «rossi» sul mercato inglese, i pelati «Napoline». Allora l’azienda creata nel salernitano da Antonino Russo, all’inizio degli anni ’60, andava a gonfie vele. Leader europea e forse mondiale per la trasformazione e inscatolamento del pomodoro, oggi la Ar — dopo aver inaugurato solo poco più di due anni fa, nel 2009, il più grande impianto di trasformazione di pomodoro europeo a Borgo Incoronata, a due passi da Foggia — cede le armi: il 51% del pacchetto azionario sarebbe nelle mani di una newco controllata dalla società anglonipponica Mitsubishi. Dunque sarebbe diventato un socio di minoranza l’anziano imprenditore che fece gridare al miracolo quando sbarcò in Puglia, non solo per il notevole volume di investimenti necessari a realizzare lo stabilimento di 500mila metri quadri, di cui 100mila coperti, per la creazione di preziosissimi 700 posti di lavoro (oltre ad un altro centinaio di stagionali). Ma anche per la modernità degli impianti, per l’avanzatissima tecnologia utilizzata che consente di trasformare ogni anno 400mila tonnellate di pomodori.

Cosa è accaduto nel frattempo? Perché si è giunti a questo approdo? Non è possibile avere notizie certe dai dirigenti dell’azienda, nemmeno dal patron Russo; e nemmeno dai vertici della Camera di Commercio di Foggia. Per la verità il presidente Eliseo Zanasi non può parlare perché non sa nulla di cosa si stia consumando in queste ore: «Russo non parla neanche con me». Ma Zanasi, così come stanno facendo i sindacati in queste ore, tiene a rassicurare chi nello stabilimento foggiano lavora e chi nell’indotto ha rapporti con l’azienda: «La società con cui si sarebbe siglato l’accordo offre ampie rassicurazioni al territorio, è una multinazionale che certamente rispetterà i contratti di lavoro e gli impegni produttivi». Impegni che, peraltro, Russo ha mantenuto anche quando sono venuti meno gli incentivi europei per il settore. Tuttavia, voci provenienti dalla Campania parlano di una crisi di liquidità della Ar Alimentari spa, le indiscrezioni parlano di una situazione di forte indebitamento che avrebbe spinto Russo a trovare partner solidi e affidabili, anche a costo di cedere il controllo della sua «creatura», cresciuta negli ultimi anni. Per lo stabilimento foggiano si potrebbe parlare di «gioiellino» — se non fosse blasfemo questo termine un tempo usato per la Parmalat di Callisto Tanzi — ma certamente quella dauna è una struttura all’avanguardia nel mondo, anche perché negli ultimi anni ha accresciuto la propria «autonomia» produttiva grazie all’etichettatura e ad altre fasi di lavorazione dei contenitori in house. Tuttavia Ar, per raggiungere le tavole di tutto il mondo, ha continuato ad utilizzare il porto di Salerno, raggiunto con il trasporto su gomma, non avendo trovato in Puglia sbocchi adatti alle proprie esigenze.

«Questo è il nostro cruccio — aggiunge Zanasi — perché non siamo riusciti a trovare un accordo generale. Il progetto di Ar, la sua crescita anche dimensionale, per noi è stato come uno sparo nel buio che ci ha colti impreparati». Così come ora è uno sparo nel buio la notizia (se confermata) della newco e della cessione del controllo della società da parte di Antonino Russo. A quanto ha venduto la quota di maggioranza l’imprenditore campano? Si parla di molti milioni, molti ma molti di più dei 70 investiti in Puglia. Un intervento che fu fatto da Russo senza chiedere né ottenere un soldo di contributo pubblico e, dunque, particolarmente significativo nel panorama economico meridionale. Un solo dubbio, all’indomani del convegno nazionale organizzato a Roma da Coldiretti sulle contraffazioni alimentari: l’arrivo degli anglonipponici può preludere all’introduzione di prodotti di base esteri? Risponde Zanasi: «Lo escludo totalmente. Con Andrea Zanlari, presidente della Camera di Commercio di Parma e presidente della società che certifica la qualità dell’oro rosso, abbiamo sottoscritto un patto di ferro: il pomodoro cinese non entrerà in Italia». Certamente non per vie legali. La contraffazione è altra cosa e contro di essa è stata dichiarata guerra totale.

Rosanna Lampugnani
21 gennaio 2012