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Discussione: Il deserto avanza

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Il patto scellerato sulla droga
    di Marcello Veneziani
    C’è una campagna strisciante e pervasiva nel nostro Paese che vuol rendere “normale” la diffusione della droga. E' una campagna che passa dalla proposta ripresentata in Senato di legalizzare la coltivazione e la vendita dell’hashish e della marijuana, cavallo di battaglia di sinistre, radicali, liberal e grillini “fumati”. Si sono moltiplicati in breve tempo e in ogni angolo i negozi dedicati alla cannabis (intorno a casa mia ne sono sorti in pochi mesi 5 o 6). Senza dire dei messaggi quotidiani sulla droga tra canzoni, film, letture. Eppure una percentuale altissima di atti criminali, violenze sessuali o incidenti stradali è accompagnata da quelle pratiche: spaccio, uso, stati d’alterazione, necessità di procurarsi la droga.
    La droga è il Gran Rimosso della nostra vita pubblica perché è il punto di confluenza di due aspetti politicamente sensibili: i racket dell’immigrazione clandestina (dalla mafia nigeriana in giù) e la diffusione di una visione libertaria, libertina e permissiva. Da una parte la manovalanza massiccia di migranti, soprattutto neri, nello spacciare e procurare la droga e dall’altro un modello di società radical, trasgressiva, anti-proibizionista che deriva dai piani alti della nostra società, dal nichilismo diffuso oltre che dal cinismo degli imprenditori di morte. Sulla droga la libertà psichedelica del “tutto è permesso” di matrice sessantottina, dove i diritti sconfinano nei desideri, s’incontra con l’accoglienza illimitata di migranti che per fame ed estraneità al territorio sono facilmente reclutabili nel racket. I due fattori, shakerati dall’ideologia radical, disegnano la nuova società verso cui andiamo incontro e che ha perso il senso del limite, personale e territoriale, morale e civile. Masse di espiantati, disperati, in contesti privi di identità, privi di tutto, a disposizione dei racket e dall’altro masse di consumatori, disperati ed espiantati anch’essi, ma benestanti o comunque in grado di procurarsi soldi, privi di ogni riferimento. Su quel patto scellerato regge il mercato della droga.
    Uno studio dell’Accademia nazionale americana di Medicina e poi una ricerca di Alex Berenson, uscita ora negli Usa e in Gran Bretagna (Tell your children the truth about marijuana. Mental illness and violence) illustrano i danni che produce la cosiddetta droga leggera e dimostra che non è innocua. La droga danneggia il cervello, riduce la lucidità e la capacità di decidere autonomamente, deteriora i comportamenti, genera dipendenza, altera il rapporto con gli altri e con la realtà, produce stati illusori e allucinatori. Con tutti gli effetti sociali, pubblici e privati che ne derivano. La legalizzazione oltre a legittimarne l’uso ne abbassa il prezzo e ne fa aumentare il consumo. E poi la marijuana oggi è molto più nociva rispetto al passato, ha decuplicato l’agente psicoattivo Thc che la rende assai più dannosa. Con la sua diffusione è raddoppiato in pochi anni negli Stati Uniti il numero di ragazzi che soffre di malattie mentali, oltre il numero di decessi. E nel mondo divampano guerre civili intorno ai narco-stati e al controllo della droga, dal Venezuela all’Albania.
    Passa inosservato lo spaccio e il consumo crescente di droga nel nostro paese, l’escalation di morti all’anno per overdose e in generale per droga, più dei femminicidi e di altre emergenze vere e presunte; è record il numero di detenuti per reati connessi alla droga, crescono le violenze per procurarsi la droga e gli incidenti anche mortali a causa di guidatori in stato di alterazione. L’Italia è ai primi posti dei consumi e della tossicodipendenza. E cresce l’eroina, per non dire delle droghe sintetiche, ottenute chimicamente, o i micidiali mix o mischioni. Sono migliaia gli episodi di violenza, di minacce, di ricatti per procacciarsi la “signorina” che scorrono come un fiume quotidiano di sangue e di pazzia, e non ci facciamo più caso. Non c’è giorno che non si sentano episodi legati alla droga: infanticidi per alterazione mentale, uccisioni brutali di nonni, genitori, zii che non volevano più finanziare il vizio dei loro nipoti scellerati, aggressioni a donne, ex-conviventi, in stati di allucinazione dovuti alla droga, risse mortali davanti e dentro discoteche tra ragazzi in preda a deliri di droga… Certe zone, certi luoghi e certe ore sono off limits in tutte le città italiane perché è in corso la sagra dello spaccio, con relativa brutta umanità al seguito e sciame sismico di violenze e abusi. Si hanno a volte notizia di partite di droga sequestrate; ma sono solo la punta di un giro colossale che va dal sud America, ai Balcani all’Asia.
    E poi è complicato accedere nelle comunità per il recupero dei tossicodipendenti, i Serd funzionano male e non sono concepiti su misura per le varie tipologie ma solo per i cronici; latitano le strutture di supporto psichiatrico, le famiglie sono in balia del caso e della strada.
    Sentite mai parlare di campagne contro la droga, di strutture per fronteggiare l’emergenza droga, di educazione civica contro la droga? Macché, i temi sensibili sono razzismo, sessismo, xenofobia, omofobia. L’omertà sulla droga è una forma di complicità mediatica e politica. Muore il senso del limite e della realtà mentre si festeggia il mondo global, senza frontiere tra i popoli, tra il bene e il male, tra il lecito e l’illecito. Anche la diffusione della droga nasce dal mito di un’umanità che non ha più confini.
    https://www.agerecontra.it/2019/02/i...ga/#more-36334

    Il “mondo nuovo” sognato da Jacques Attali
    Se i Media sono stati molto concentrati su Brigitte, moglie di Emmanuel Macron, sulle sue gambe, gli outfit e la loro storia d’amore, minor interesse hanno rivolto al “padre spirituale” del presidente francese, l’economista e banchiere francese Jacques Attali, storico consigliere di Mitterand, poi consigliere di Sarkozy: sarebbe stato costui a presentare Macron a Hollande che poi lo avrebbe chiamato come segretario aggiunto all’Eliseo, infine nel 2014 a ricoprire la carica di ministro dell’Economia sotto la presidenza di Manuel Valls, prendendo il posto di Arnaud Montebourg.
    E' stato proprio Attali a rivendicare la “paternità” spirituale del novello presidente francese di cui parla con orgoglio («Sarà un presidente straordinario»). Già nell’aprile 2016 pronosticava che uno sconosciuto avrebbe vinto le presidenziali del 2017 e indicava due possibili nomi: Emmanuel Macron e Bruno Le Maire.
    Attali, che contribui' a scrivere il Trattato di Maastricht, è un lobbista che ha rilasciato negli anni interventi a dir poco inquietanti in linea con la sua fervida produzione saggistica (si pensi a Breve storia del futuro del 2006). A lui è stata anche attribuita la frase «E cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?».
    Nel 1981 rilascio' un’intervista per un libro di Michel Salomon, L’Avenir de la Vie (Il Futuro della Vita), in cui spiegava la sua visione in merito al futuro dello stato sociale: «Si potrà accettare l’idea di allungare la speranza di vita a condizione di rendere gli anziani solvibili e creare in tal modo un mercato». Per risolvere il problema Attali auspicava il ricorso all’eutanasia, definita uno «degli strumenti essenziali del nostro futuro» in quanto «in una società capitalista, delle macchine permetteranno di eliminare la vita quando questa sarà insopportabile o economicamente troppo costosa».
    In un’intervista a «la Repubblica» del 19 Agosto 2014 andava oltre profetizzando l’avvento dell’ectogenesi e della clonazione: «La riproduzione diventerà compito delle macchine, mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori-clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi. Un bambino potrà essere portato in grembo da una generazione precedente della stessa famiglia o da un donatore qualsiasi, e i figli di due coppie lesbiche nati da uno stesso donatore potranno sposarsi, dando vita a una famiglia con sole nonne e senza nonni. Molto più in là, i bambini potranno essere concepiti, portati in grembo e fatti nascere da matrici esterne, animali o artificiali, con grande vantaggio per tutti: degli uomini poiché potranno riprodursi senza affidare la nascita dei propri discendenti a rappresentanti dell’altro sesso; delle donne poiché si sbarazzeranno dei gravi del parto». Non solo perché l’utero artificiale e la clonazione, «schiuderanno prospettive vertiginose in cui ciascuno potrà decidere autonomamente di riprodursi e un giorno si arriverà forse all’ermafroditismo universale». Un auspicio già avanzato in Italia da Umberto Veronesi, di cui ho ampiamente trattato in Unisex.
    Questa visione distopica coincide in pieno con quanto immaginato dal romanziere e saggista Aldous Huxley nel 1932 nel suo Mondo nuovo di cui ho ampiamente trattato nei miei saggi: le future generazioni nasceranno in fabbriche all’interno di uteri artificiali e il sesso sarà svincolato dall’amore e da una relazione sentimentale stabile.
    Attali è infatti un sostenitore del “poliamore” che viene definisce «la punta più avanzata delle società sviluppate»: in Amori. Storia del rapporto uomo donna del 2007 prevedeva che la monogamia sarebbe diventata un “anacronismo”. Da qui la poligamia e di conseguenza la poligenitorialità.
    In Lessico per il futuro, alla voce “matrimonio”, scriveva: «L’apologia dell’autenticità porterà alla scomparsa della fedeltà come dovere e dell’infedeltà come colpa. Ognuno avrà il diritto di amare più persone alla volta, in modo aperto e trasparente. Ognuno avrà il diritto di formare contemporaneamente più coppie. Poligamia e poliandria torneranno a essere la regola»; alla voce “nascita”, invece «Ogni essere umano diverrà allora un essere senza padre né madre, senza antenati né discendenti, senza radici né posterità, nomade assoluto». Per guadagnarsi invece una forma di immortalità, in futuro «Ognuno […] perpetuerà la propria esistenza grazie ai cloni genetici che potranno replicarsi gli uni agli altri».
    Nel 2006 in Breve storia del futuro, Attali sosteneva che nei prossimi cinquant’anni i costumi cambieranno e anche la morale: quello che prima non era accettato lo sarà serenamente in futuro perché i nostri parametri di giudizio saranno diversi (e qua si potrebbe innestare un interessante parallelo sul Principio della rana bollita di Chomsky e la Finestra di Overton). Non deve quindi stupire se ancora in Lessico per il futuro Attali si spingerà a immaginare che un uomo potrà in futuro diventare madre, ovvero dare alla luce un bambino da solo, «portando l’embrione nel proprio ventre o facendo sviluppare in un utero non umano».
    A 18 anni di distanza dalla pubblicazione di Lessico per il futuro, nell’aprile di quest’anno, su «Nature Communications» è stato annunciato che un gruppo di ricercatori americani dell’Istituto di ricerca del Children’s Hospital di Philadelphia ha costruito un utero artificiale, chiamato “biobag” in cui sono stati fatti crescere con successo alcuni agnellini nati prematuri: un piccolo passo per arrivare alla costruzione di uteri artificiali per aiutare i bambini nati prematuri. Lo scopo è realmente questo?
    Che l’obiettivo sia un altro lo spiegano quei bioeticisti che spingono affinché la ricerca possa introdurre l’ectogenesi in un futuro prossimo liberando di fatto la donna dal dominio della natura.
    L’impressione è che si stia andando verso un orizzonte post-umano, passando per la creazione dell’uomo OGM: un uomo geneticamente modificato. Siamo cioè nel campo del Transumanesimo, un progetto dai connotati demiurgici, che predica l’avvento di un futuro in cui l’uomo potrà finalmente essere libero dalle sue catene biologiche.
    Un futuro distopico che vedrà anche l’alba di un “uomo nuovo”, perfetto cittadino del mondo che verrà e che i signori della finanza sognano di costruire.
    https://www.agerecontra.it/2019/02/i...acques-attali/

    Avvenire e i gay, la dottrina recente meglio della vecchia
    La strategia di Avvenire sull'omosessualità da sdoganare è mutuata dal pacchetto Office di Microsoft: più è recente, meglio è. Infatti si cita Amoris Laetitia e tutto il resto, Catechismo compreso, è anticaglia. L'importante è sfumare e dissimulare. Per scovare nel male il bene.
    Un ottimo compendio per comprendere come alcuni, in casa cattolica, vogliano sdoganare l’omosessualità è dato dall’articolo, a firma di Luciano Moia pubblicato martedi' scorso su Avvenire, dal titolo “Omosessualità e pedofilia. Spunti per capire”. In questo pezzo, scritto alla vigilia del Summit vaticano dedicato agli abusi su minori, viene condensata buona parte della strategia per far digerire l’omosessualità al cattolico della Domenica.
    In primo luogo è bene essere obliqui nella prosa: mai affermare che l’omosessualità è condizione buona, mai scrivere esplicitamente che gli atti omosessuali esprimono vero amore. L’incedere deve essere sfumato, nebbioso, ambiguo, implicito, mai assertivo, altrimenti anche il lettore più distratto ti coglie subito in fallo. Per farlo basta semplicemente ricorrere alla forma dubitativa, perché la nuova Chiesa, secondo alcuni, non insegna la verità ma il dubbio, non dà risposte, ma pone solo domande. E cosi' si passa dal “dubbio secondo cui si considera omosessualità e pedofilia comportamenti devianti frutto della stessa radice” al “rapporto irrisolto tra norma, coscienza e discernimento”, passando dal dovere “di interrogarsi e di interrogare” e infine approdare ad una gragnola di domande: “Fino a che punto spingere l’accoglienza? Accogliere non comporta il rischio di approvare anche implicitamente uno stile di vita? Quando si parla di dovere della castità cosa si intende? Rispetto, fedeltà e impegno di aiuto reciproco nella relazione o astinenza assoluta? […] Cosa intendiamo quando parliamo di omosessualità?”. La sintesi è questa: “Le domande potrebbero continuare a lungo ma le risposte al momento non ci sono, comunque non sono agevoli”.
    E dunque occorre studiare, approfondire, discernere, investigare, analizzare, soppesare, valutare sempre con prudenza. Tutte cose giuste, si badi bene, ma nella Chiesa cattolica da una parte vi sono alcune questioni che sono ancora avvolte dal mistero, ma non è questo il caso dell’omosessualità, e su altro fronte esistono alcune verità di fede e di morale ormai acquisite una volta per tutte, verità che possono e devono essere approfondite per capirle meglio – dato che la verità ha una profondità infinita – non per confutarle. L’approfondimento serve per aggiungere verità a verità, non per trasformare la verità in errore. Forse che se ci interroghiamo e investighiamo a lungo un giorno potremmo scoprire che l’aborto e la pedofilia sono atti buoni? Quindi la strategia è chiara e procede per gradi: non negare esplicitamente che l’omosessualità è condizione intrinsecamente disordinata e le condotte omosessuali atti moralmente riprovevoli, ma porre il dubbio e dunque essere possibilisti sulla bontà dell’omosessualità. Esaurita questa fase, domani si potrà tranquillamente affermare che l’omosessualità è certamente cosa buona.
    Dunque ad Avvenire ci si domanda se l’omosessualità sia una condizione moralmente accettabile oppure no (tenendo pero' a sottolineare che tra omosessualità, pedofilia ed efebofilia ci sono “enormi ed esplicite divergenze”). Eppure la dottrina è limpida e tutte le domande prima indicate hanno già ottenuto risposta esaustiva da tempo. Nel mazzo peschiamo a caso la carta del Catechismo della Chiesa Cattolica: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati. […] Le persone omosessuali sonoo chiamate alla castità.” (2357, 2359). Più chiari di cosi' si muore. Curioso che in un pezzo che si intitola “Spunti per capire” non si citi la fonte cattolica più autorevole.
    Perché Moia non lo fa? La risposta rimanda alla seconda tattica gay friendly: la dottrina muta. Infatti l’autore dell’articolo appunta: “«La dottrina parla chiaro», direbbero coloro che usano le norme come pietre da scagliare nella vita delle persone. Già, ma quale norma? In Amoris laetitia – che rimane il più recente documento magisteriale sul tema – dopo aver ricordato l’esigenza della vicinanza pastorale alle persone omosessuali da parte della Chiesa, Francesco non aggiunge alcuna condanna etica, non ricorda il passaggio del Catechismo a proposito del «disordine morale oggettivo», come avevano fatto i precedenti documenti del magistero”. Dunque la dottrina è come le versioni del pacchetto Office: la più recente è migliore delle precedenti e le sostituisce. Per Moia il Catechismo quando parla di omosessualità è anticaglia perché Papa Francesco non ha condannato esplicitamente l’omosessualità.
    Terzo trucchetto: scovare nel male il bene. Moia a questo proposito parla “di coppia stabile, fedele, reciprocamente oblativa, [che] è omosessuale”. Dunque se come dice l’ormai superato Catechismo l’omosessualità è una condizione intrinsecamente disordinata, va da sé che tutti gli atti, non solo sessuali, che promanano da tale condizione sono anch’essi disordinati. E dunque anche la relazione di coppia è ovviamente censurabile dal punto di vista morale, perché è essa stessa una relazione disordinata. La fedeltà nel disordine non è da benedire, ma da censurare perché consolida una realtà contraria a natura. Inoltre l’oblatività, inteso come dono reciproco, non è predicabile nelle relazioni omosessuali perché l’affetto omosessuale è anch’esso disordinato e quindi non c’è vero dono. Pero' se la dottrina cattolica sull’omosessualità, ormai ammuffita, è da smaltire in qualche isola ecologica e teologica, va da sé che queste riflessioni siano parimenti spazzatura.
    Infine c’è una quarta strategia, la più gettonata: accoglienza misericordiosa verso le persone omosessuali. E qui il pezzo di Moia ricorda le varie iniziative pastorali a riguardo. L’accoglienza ovviamente è cosa giusta e doverosa, ma, come si domanda Moia, “accogliere non comporta il rischio di approvare anche implicitamente uno stile di vita?”. Non nascondiamoci dietro un dito: con il pretesto dell’accoglienza si vogliono spalancare le porte delle chiese all’omosessualità. E poi in realtà, spesso, è un’accoglienza non limpida nelle motivazioni. La pastorale gay friendly oggi di moda abbraccia la persona omosessuale solo per motivi di ingiusta discriminazione (o forse anche per scusarsi di quello che dice il Catechismo?), non perché consci che questa persona è prigioniera di una condizione che la rende infelice. L’abbraccio serve per nasconderlo dagli sguardi malevoli degli altri, non per liberarlo dai lacci dell’omosessualità.
    Avvenire e i gay, la dottrina recente meglio della vecchia - La Nuova Bussola Quotidiana

  2. #272
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Capracavolismo, l'evoluzione eretica (e goffa) del buonismo
    Combattere l'Isis, ma senza armi; Lotta all'immigrazione incontrollata, pero' non chiudere i porti; Giusto differenziare i sessi, purché non si attribuiscano ruoli specifici; Sfera Ebbasta? Dannoso, ma niente censura. Il buonismo va in pensione e lascia il posto al Capracavolismo, sua degenerazione eretica. Nel tentativo goffo di salvare buoni sentimenti e realismo per raccogliere consensi ovunque, fra razionali ed emotivi, fra destra e sinistra, fra tradizionalisti e modernisti.
    Il buonismo è come quella biacca di piombo che le matrone romane usavano spalmarsi sul viso a mo’ di cosmetico: donava una bella faccia candida e liscia, ma allo stesso tempo avvelenava irrimediabilmente il loro organismo.
    Non stupisce, quindi, che l’ultima epigona delle eresie cristiane sembri essere definitivamente in via d’estinzione; sopravvive, ormai, solo in piccole oasi protette fra centri sociali e conventicole cattocomuniste. I tempi che corrono non consentono più il comportarsi come bambini viziati, spilluzzicando dal pane della fede la morbida mollica della bontà e della misericordia, lasciando da parte la crosta croccante della verità e giustizia.
    La realtà e le evidenze sono, infatti, diventate cosi' pressanti e le purghe elettorali talmente dolorose che il caro vecchio Buonismo, con la sua commovente suicidiarietà, il suo roseo e svenevole irenismo, sta mutando in una forma virale più resistente, ma molto meno simpatica: Il Capracavolismo.
    La mission impossible del Capracavolismo è quella di salvare i buoni sentimenti e il realismo, le illusioni e l’apertura ai veri problemi, concedendo, di contro, una nuova gratificazione narcisistica: quella della “persona colta ed evoluta” che, pur esaminando le contingenze più preoccupanti, riesce ugualmente a conservare tutto l’aplomb da anima bella.
    Il problema è che salvare capra e cavoli, come nel vecchio indovinello, è del tutto impossibile: le polarità si elidono a vicenda sul piano della realtà. Un esempio emblematico? Un paio di anni fa, mentre il Califfato avanzava ovunque tagliando teste e bruciando vivi i prigionieri, Papa Francesco dichiaro' che l’Isis andava fermato, “ma non con le bombe”.
    Quella fu forse una delle prime avvisaglie del nuovo atteggiamento. Poi vennero quelli che sostenevano che bisognava pur bloccare il traffico di esseri umani e l’immigrazione incontrollata (perché non possiamo accogliere tutti), “ma senza chiudere i porti e senza blocco navale”.
    E’ forse nel mondo femminista che il Capracavolismo raggiunge vette di nonsense teorico: “Giusto riconoscere le differenze fra i sessi, ma senza attribuire ruoli specifici agli uomini o alle donne”. Praticamente riconoscere la diversità in base al sesso, ma senza diversità in base al sesso.
    Dopo la tragedia della discoteca di Corinaldo, in molti, soprattutto di area liberale, hanno sostenuto che il modello educativo proposto da pseudocantanti come Sfera Ebbasta sia dannoso, “ma non si puo' invocare la censura”. Come fare dunque?
    Il grosso scoglio per il Capracavolismo è sempre, infatti, passare al momento applicativo: come cucinare la frittata senza uova e il risotto senza riso?
    Nei rari casi in cui si riesce a giungere a una soluzione pratica, il risultato è invariabilmente un aborto grottesco, come quando, dopo lungo dibattito sulla necessità di modificare la legge sulla legittima difesa - vista la quantità di cittadini rapinati e torturati nelle loro case - il Pd giunse a consentire al cittadino di sparare per difendersi, “ma solo di notte e non di giorno”.
    Un’altra deliziosa chicca fu la campagna della Lorenzin, allora Ministro della Salute, per l’incremento delle nascite: l’occhio alla realtà imponeva di realizzare una campagna del genere (considerate le statistiche demografiche italiane da era post-atomica), ma senza passare per gli emuli dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia di mussoliniana memoria. Non si poteva adottare uno slogan come “Fate nuovi italiani” dal sapore fascistoide, né “Fate sesso”, come pressappoco avvenuto in Danimarca (troppo pruriginoso), né si poteva dire qualcosa come “W la Famiglia” perché avrebbe fatto infuriare i gay. Si giunse, cosi', al tragicomico “Fertility Day” che ricordava angosciosamente a milioni di povere zitelle precarie che il loro orologio biologico stava scandendo i suoi rintocchi.
    Non per nulla, il Capracavolismo alligna soprattutto in quell’area politica compresa fra il blocco 5 stelle e il Pd più “centrista” (ma non sono immuni le frange più “petalose” di Forza Italia). Non è un caso che la recente vicenda della consultazione online sul processo a Salvini si sia rivelata una farsa e abbia costituito, a detta di tutti i commentatori, un vero salasso di voti per il movimento di Di Maio.
    Ma è proprio in questi giorni che il Capracavolismo sta dando il meglio di sé, in ambito ecclesiastico, sulla questione omosessualità nella Chiesa: si spreta il cardinale predatore omosessuale McCarrick (il cui stemma recava come motto “Come Lord Jesus”), ma si nomina addirittura Camerlengo il suo ex-convivente, cardinale Kevin Farrel, in modo da non scontentare la lobby gay. Si organizza il vertice sugli abusi dei preti, ma poi si dichiara che tali episodi “si devono allo scarso livello di istruzione e non all’orientamento sessuale degli abusatori”. Insomma, cose cosi'.
    Capracavolismo, l'evoluzione eretica (e goffa) del buonismo - La Nuova Bussola Quotidiana

    I ‘TRANSFROCI’ MINACCIANO DI MORTE LEADER FAMILYDAY
    “Contro la violenza di genere e confini, abbattiamo il patriarcato, appendiamo Gandolfini”.
    Lo striscione apparso ieri pomeriggio a Firenze, di fronte al teatro Reims, mentre all’interno si stava svolgendo la tavola rotonda “Ripartiamo dalla famiglia e dalla vita” dove, tra i principali relatori, c’è proprio il leader del Family Day Massimo Gandolfini.
    A piazzarlo i ‘transfroci’, qualunque cosa essi siano.
    https://voxnews.info/2019/03/02/i-tr...der-familyday/

    Francia cancella mamma e papà. De Mari: «Spiegare subito ai bambini la menzogna»
    La menzogna del “genitore 1” e “genitore 2” è di un’assurdità tale che neanche i bambini ci metteranno molto a smascherarla. L’essenziale, pero', è che, già in età prescolare, in famiglia ricevano gli adeguati “anticorpi” per uscire indenni dai virus ideologici che si annidano anche a scuola. Lo sostiene Silvana De Mari, medico, blogger e scrittrice, secondo la quale la radice di questo inganno affonda in un terreno minato che prende il nome di “biopolitica”.
    Dottoressa De Mari, cosa si intende per “biopolitica”?
    «E' un termine che fu coniato da Michel Foucault, che, per inciso, fu uno dei firmatari del celebre manifesto pro pedofilia, assieme a Simone de Beauvoir, Jean-Paul Sartre, Daniel Cohn-Bendit e altri alla fine degli anni ‘70. La biopolitica nasce, allorché la politica inizia ad occuparsi dei nostri corpi. In precedenza, la politica non veniva certo a dirti se il tuo bambino doveva sopravvivere o morire. La mia allusione è ai casi terrificanti di Charlie Gard e Alfie Evans. Lo Stato puo' non disporre di risorse sufficienti per curare tutti i malati e questo è il prezzo che si rischia di pagare con la sanità pubblica. In quei due casi, le famiglie avevano i soldi necessari per curare i loro figli fuori dagli ospedali dove erano ricoverati, eppure lo Stato ha sentenziato la morte per quei due bambini. Lo Stato sta annientando la biologia e, con essa, anche i concetti di paternità e maternità».
    Il caso più recente è quello della Francia, dove il Ministero dell’Educazione ha sostituito le diciture “madre” e “padre” con “genitore 1” e “genitore 2” non solo nei documenti scolastici ma persino a lezione…
    «“Genitore 1” e “genitore 2” sono due termini idioti, innanzitutto perché sottintendono una gerarchia numerica. Dovremmo intendere, con 1 e 2, che i genitori non sono più sullo stesso piano di dignità? Con questo linguaggio, si vogliono pero' anche eliminare i diritti dei bambini, a partire dal diritto ad avere un papà e una mamma. Da questa regola possono uscire, dolorosamente, solo i bambini adottati, non perché ci sia una coppia genitoriale che adotta il bambino ma perché il bambino ha diritto a dei genitori, i suoi o altri che si prestino valorosamente a chinarsi su di lui. Il padre non puo' essere sostituito, se non c’è, non c’è. La mancanza della figura paterna è una ferita aperta nel cuore di figli di madri che convivono con una compagna lesbica. Dato che due ovuli messi insieme non fanno un ovulo fecondato e dato che due spermatozoi messi insieme non fanno un ovulo fecondato, non possono esistere figli di due madri, né figli di due padri. Eppure, questa menzogna continua a essere trasmessa. Questa legge francese serve a impedire il lutto ai pochissimi bambini “figli” di questa filiazione. Bisogna negare a questi bambini il dolore e la collera ma è solo attraverso il dolore e la collera che il lutto si puo' elaborare. Il bambino “figlio di due madri” o di “due padri” non puo' acquisire la sua collera, quindi per evitare che la esprima, si usano i termini “genitore 1” e “genitore 2”, per accontentare le poche coppie – numericamente infinitesimali anche da un punto di vista elettorale – che hanno “figliato” in questa maniera».
    Cosa c’è, allora, dietro queste macchinazioni ideologiche?
    «Dietro c’è qualcosa di più grosso: un desiderio feroce di distruggere questa civiltà e la sua storia. Una volta che avremo introdotti “genitore 1” e “genitore 2”, cosa facciamo, eliminiamo tutti i libri dove ci sono una madre e un padre, a cominciare dai Promessi sposi? Per non irritare le “coppie arcobaleno”, cosa faremo leggere ai bambini? Soltanto Tarzan, Il libro della giungla? O magari Topolino, visto che nessuno ha mai capito di chi siano figli Qui, Quo e Qua? Aggiungiamo Tom Sawyer, visto che è allevato dalla zia, e la letteratura mondiale per l’infanzia si esaurisce qua. Purtroppo, questi bambini lo scopriranno ai giardini pubblici che esiste una mamma, anzi lo ri-scopriranno, perché, dentro di sé, lo sapevano ma non sapevano da dove veniva il loro dolore. Un dolore che, grazie a questa legge assolutamente demenziale, che distrugge la lingua e l’anima di un popolo, non potrà più essere espresso».
    Quali ricadute potrebbe avere sui minori l’utilizzo di questa “neolingua scolastica”?
    «Dipende dalla famiglia. Se la famiglia informa il bambino delle menzogne che potrebbero dirgli a scuola, non succederà nulla di rilevante, anzi, il bambino imparerà a esercitare il suo senso critico. Quindi è importante che i genitori arrivino al bambino prima della scuola. Da parte loro, pero', gli insegnanti sono impiegati statali, quindi tendono, giustamente, ad essere obbedienti al loro datore di lavoro. Cosi' come, un tempo, la scuola ha insegnato che la razza ariana esisteva ed era superiore, oggi la scuola indottrina per creare l’uomo nuovo, l’uomo senza identità, senza religione, senza etnia, senza nazione, senza famiglia e – perché no – anche senza sesso. Quindi dobbiamo spiegare noi ai nostri figli, quando hanno due-tre anni, prima della scuola: “Tu hai il pene come tuo papà, perché sei un maschietto, tu hai la vagina come la mamma perché sei una femminuccia”. Va loro detto che i bambini nascono da un papà e da una mamma e che hanno bisogno di un papà e di una mamma. Va loro spiegato che ogni apparato biologico ha una fisiologia che si armonizza con la loro anatomia e viceversa. Il tubo digerente serve per digerire: chiunque a scuola ti dica che abbia funzioni procreative, ti sta mentendo. Se con loro metteremo in chiaro questo da subito, renderemo i nostri figli invincibili».
    https://www.agerecontra.it/2019/02/f...na/#more-36492

    A scuola obbligatoria di gay e trans. I genitori inglesi pronti alla rivolta
    Arriva in aula la proposta di legge: educazione nelle classi sulle relazioni omosessuali. Raccolte già 100mila firme contro
    Erica Orsini
    Londra La riforma dell'educazione sessuale nelle scuole primarie e secondarie fa infuriare i genitori britannici. Ieri centinaia di persone si sono ritrovate di fronte a Westminster, a supporto di una petizione che ha raccolto 100mila firme con la quale si chiede la modifica della riforma.
    Si tratta della prima revisione in 20 anni del programma di educazione sessuale previsto nelle scuole elementari e medie del Regno Unito e da allora ne sono cambiate di cose. Di certo un aggiornamento ci voleva, ma la protesta è scattata quando si è venuto a sapere che nell'ambito delle lezioni, obbligatorie alla scuola primaria, verranno affrontate anche tematiche come l'omosessualità e la diversità di genere. Dal 2020, dopo una consultazione di sei mesi del Dipartimento per l'Istruzione, - spiega il quotidiano The Times - nelle classi elementari si parlerà di famiglie dello stesso sesso o di transessuali. Alle scuole medie gli studenti riceveranno informazioni sulle relazioni sessuali e su argomenti scottanti come la catastrofe della mutilazione genitale, i rischi del sexting, della violenza domestica e dei matrimoni forzati. Questioni di cui giornali si occupano quasi quotidianamente, ma che in una società multietnica come quella inglese sono difficili da affrontare istituzionalmente.
    La riforma del ministro all'Istruzione ha infatti urtato la sensibilità di centinai di migliaia di genitori. Il problema è molto sentito anche nelle scuole religiose dove le famiglie non ritengono che ai figli debbano essere insegnati, obbligatoriamente, «stili di vita alternativi» e il teorico Geoffrey Alderman ha dichiarato al Times che i genitori ortodossi sono pronti a far studiare i figli a casa se la riforma andrà avanti. Ieri, sull'onda crescente della protesta, il ministro Hinds ha negato che con i bimbi di quattro o cinque anni si affronteranno temi cosi' delicati come l'omosessualità e la diversità di genere, ma l'argomento è controverso. Benché esistano infatti delle linee guida, la decisione sui contenuti educativi delle lezioni sarà probabilmente lasciato alla sensibilità del singolo insegnante.
    Per legge i genitori potranno chiedere l'esenzione dalle lezioni dai 15 anni in su, ma dopo aver discusso della questione con i presidi e gli insegnanti della scuola. Riguardo ai gay, alle lesbiche e ai transgender, le linee guida aggiungono che saranno le scuole a decidere che cosa è appropriato insegnare e a quale età, tenendo conto dello sviluppo e del patrimonio culturale degli alunni. Ed è proprio questo che preoccupa i genitori. I firmatari della petizione ritengono infatti che a parlare ai loro figli di gay e trasgender debbano essere le famiglie, non le istituzioni.
    A scuola obbligatoria di gay e trans. I genitori inglesi pronti alla rivolta

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Omaggio al gender, via libera al farmaco blocca-pubertà
    Sulla Gazzetta Ufficiale la notizia che la triptorelina sarà a totale carico del Servizio sanitario nazionale «in casi selezionati in cui la pubertà sia incongruente con l’identità di genere». L’ennesimo ossequio all’ideologia Lgbt, che non tiene conto dei rischi per la salute e contribuirà a ignorare ancora di più il dato morale, avallando qualunque percezione del minore.
    La triptorelina è un farmaco che, tra i vari usi, viene impiegato per ritardare lo sviluppo puberale nei ragazzi tra i 12 e i 16 anni. In Italia, già dal 2013, l’ospedale Careggi di Firenze lo adopera per quei casi cosiddetti di disforia di genere che interessano minori. In buona sostanza si blocca lo sviluppo puberale del bambino che dice di non riconoscersi nel suo sesso biologico o che nutre alcuni dubbi sulla sua identità psicologica sessuale e lo si parcheggia in un limbo sessuale affinché, passato un po’ di tempo, si chiarisca le idee e decida a che sesso “appartenere” oppure si proceda alla “rettificazione sessuale” chirurgica nell’assunto che risulti più agevole, dato che i suoi attributi sessuali non si sono ancora sviluppati appieno.
    L’anno scorso l’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) aveva dato il proprio parere favorevole affinché la triptorelina fosse inserita nell’elenco dei medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale. Il 13 luglio del 2018 il Comitato nazionale di bioetica, con un solo voto contrario, aveva anch’esso benedetto l’uso di questo preparato. Lo scorso 2 marzo, infine, sulla Gazzetta Ufficiale si poteva leggere che tale farmaco sarà pagato da noi contribuenti solo per «casi selezionati in cui la pubertà sia incongruente con l’identità di genere (disforia di genere), con diagnosi confermata da una equipe multidisciplinare e specialistica in cui l’assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva». In breve, si potrà in teoria usare questo farmaco solo come extrema ratio, quando tutte le altre soluzioni si saranno rese vane: ma sappiamo bene che, praticata una crepa nella diga, a breve tutta la diga crollerà e quindi l’uso di questo preparato sarà sempre più diffuso, senza dimenticare che, già di per sé, il blocco della pubertà è un problema.
    I possibili effetti collaterali della triptorelina sono ictus, patologie cardiache, aumento degli zuccheri nel sangue, costipazione, problematiche in ambito sessuale, diarrea, capogiri, mal di testa, vampate, perdita dell’appetito, nausea, insonnia, fastidi allo stomaco, stanchezza o debolezza, vomito. E stiamo parlando di effetti nocivi sugli adulti. Ma questo non è il punto, dato che ogni farmaco presenta in genere degli effetti indesiderati. I problemi sono altri.
    Scienza & Vita e il Centro studi Livatino avevano prodotto un analitico documento (clicca qui) sull’uso di tale farmaco in relazione alla problematica della disforia di genere riguardante i minori. Nel documento si rilevava che mancano sufficienti studi clinici soprattutto in merito ai possibili effetti negativi a lunga scadenza (follow-up). Inoltre si sottolineava un particolare rischio concreto, cioè che «la pratica clinica quotidiana degeneri, finendo per ridurre la soluzione di un problema cosi' complesso e decisivo per la persona alla banale somministrazione di una molecola». In altri termini, il farmaco sarà pure efficace nel bloccare la pubertà, ma non per risolvere i problemi psicologici del minore. Lo studio, in aggiunta, appuntava un dato importante: lo sviluppo sessuale di un minore confuso puo' aiutare a superare questa confusione. Cristallizzarlo invece nella sua condizione fisica pre-puberale puo' parimenti cristallizzare la sua stessa confusione. Cosi' il documento: «Il blocco della pubertà e - quindi - anche degli ormoni sessuali potrebbe compromettere la definizione morfologica e funzionale di quelle parti del cervello che contribuiscono alla strutturazione dell’identità sessuale insieme con i fattori ambientali ed educativi. […] Si induce quindi farmacologicamente un disallineamento fra lo sviluppo fisico e quello cognitivo».
    Inoltre c’è il problema del consenso, come fanno presente Scienza & Vita e il Centro studi Livatino: «un minore in età prepuberale che si trovi in “condizione frequentemente accompagnata da patologie psichiatriche, disturbi dell’emotività e del comportamento”» puo' esprimere un consenso valido? «Come possono i professionisti del settore garantire che il consenso di un preadolescente affetto da disforia di genere sia “libero e volontario”?». Infine, dato più rilevante degli altri, tra i minori che soffrono di questo disturbo - uno su 9.000 - moltissimi superano il problema in modo naturale senza l’intervento di farmaci.
    Il Collegio americano dei Pediatri, con un documento aggiornato nel settembre 2017 (Gender ideology harms children, "L'ideologia gender fa male ai bambini"), si espresse proprio sulla tematica del blocco puberale per i minori affetti da disforia di genere indotto con farmaci. Riproduciamo ampi stralci di questo parere assai incisivo: «La sessualità umana è un carattere oggettivo, biologicamente binario: “XY” e “XX” sono indicatori genetici del maschio e della femmina, rispettivamente - non marcatori genetici di un disordine. […] Nessuno nasce con la consapevolezza di essere maschio o femmina: questa consapevolezza si sviluppa nel tempo e come tutti i processi di sviluppo puo' essere distorto dalle percezioni soggettive del bambino, dalle sue relazioni ed esperienze negative, dall’infanzia in avanti. […] La convinzione di una persona di essere qualcosa che in realtà non è costituisce, nella migliore delle ipotesi, il segno di un pensiero confuso. Quando un ragazzo altrimenti sano crede di essere una ragazza esiste un problema oggettivo che sta nella testa, non nel corpo, e dovrebbe essere trattato come tale. Questi bambini soffrono di disforia di genere. La disforia di genere (GD), in passato annoverata quale disordine dell’identità di genere (GID), è un disordine mentale riconosciuto nella più recente edizione del Diagnostic and statistical manual dell’American Psychiatric Association (DSM-V). […] La pubertà non è una malattia e gli ormoni che bloccano la pubertà possono essere pericolosi. Reversibili o meno, gli ormoni che bloccano la pubertà inducono uno stato di malattia - l’assenza della pubertà - e inibiscono la crescita e la fertilità in un bambino precedentemente sano. Secondo il DSM-V, fino al 98% dei bambini con confusione di genere e fino all’88% delle bambine con confusione di genere accettano il proprio sesso biologico dopo che attraversano naturalmente la pubertà. I bambini che assumono ormoni blocca-pubertà per impersonare l’altro sesso richiederanno ormoni cross-sex nella tarda adolescenza. Questa combinazione porta alla sterilità permanente. Questi bambini non saranno mai capaci di concepire un bambino neppure attraverso le tecnologie riproduttive. Inoltre, gli ormoni cross-sex (testosterone ed estrogeni) sono associati a gravi rischi per la salute, compresi (ma non solo) malattie cardiache, alta pressione, trombi, infarto, diabete e cancro. I tassi di suicidio sono quasi venti volte più alti negli adulti che usano ormoni cross-sex e si sottopongono alla chirurgia per il cambio di sesso, persino in Svezia che è tra i paesi più tolleranti con le persone LGBTQ. Quale persona compassionevole e ragionevole condannerebbe i bambini a questo destino sapendo che dopo la pubertà fino all’88% della bambine e fino al 98% dei bambini accetteranno alla fine la realtà e raggiungeranno uno stato di benessere mentale e fisico? Condizionare i bambini a credere che una vita intera di impersonificazione chimica o chirurgica dell’altro sesso sia una cosa normale è violenza sui bambini. Supportare la discordanza di genere come normale attraverso la scuola o le politiche legislative confonderà bambini e genitori, portando più bambini a presentarsi alle “cliniche del genere” ove gli daranno farmaci blocca-pubertà. Questo, in cambio, praticamente garantisce che essi “sceglieranno” una vita di ormoni cross-sex cancerogeni e comunque tossici, e molto probabilmente penseranno a mutilazioni non necessarie delle parti sane del loro corpo quando saranno adulti».
    Dal punto di vista morale, e qui facciamo eco alle considerazioni di carattere psicologico del Collegio americano dei Pediatri, è bene ricordare che la psiche si deve conformare al corpo sessuato. Vi sono casi in cui gli attributi sessuali non si conformano perfettamente al dato genetico e in queste ipotesi la chirurgia e la farmacologia devono fare la loro parte perché ci sia armonia tra caratteri sessuali primari e secondari e profilo genetico che è maschile o femminile. Ma anche in questi casi la percezione di sé deve uniformarsi al sesso genetico. Purtroppo l’orientamento della pratica medica non asseconda questa prospettiva, bensi' tende ad avallare in definitiva qualsiasi percezione del minore.
    Omaggio al gender, via libera al farmaco blocca-pubertà - La Nuova Bussola Quotidiana

    E' un abuso di Stato sui bambini. Non con i miei soldi
    La decisione di inserire i farmaci blocca-pubertà tra quelli a carico del Servizio sanitario nazionale è terrificante. Ci si è inventati una malattia - la disforia di genere - e si interviene su un processo delicato di maturazione di un adolescente devastandone la personalità. E' una violenza di Stato inaudita.
    La decisione è stata presa dall’AIFA, l’Agenzia del farmaco, con la copertura di un parere positivo del CNB, il cosiddetto Comitato nazionale di Bioetica. La parola bioetica ci fa una paura maledetta. Anche la parola biopolitica ci fa ogni giorno più paura, vuol dire che lo Stato mette le mani anche nella biologia, stabilisce chi sia maschio e chi sia femmina, puo' entrare a casa tua e dirti se tuo figlio nato sano dovrà passare tutta la vita da malato.
    La vicenda è questa: con Determina del 25 febbraio 2019 il dirigente dell’area pre-autorizzazioni dell’AIFA ha inserito la molecola TRP-triptorelina fra i medicinali erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale. Il farmaco potrà essere somministrato ad adolescenti ritenuti affetti da disforia di genere, per bloccare anche per qualche anno un evento fisiologico fondamentale, la pubertà. Questo per alleggerire il “percorso di definizione della loro identità di genere”, frase questa semplicemente terrificante, perché non c’è nessun percorso da fare.
    L'umanità è passata dal dogma dell'infallibilità del Papa al dogma dell'infallibilità dell'APA. (Associazione psichiatri americani). L’APA regna sul mondo modificando leggi, costituzioni, il tessuto antropologico della società mediante un testo: il DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali. Senza il DSM non si puo' fare una diagnosi, senza il DSM non si puo' fare una perizia. Il DSM mobilita e attira verso di sé, verso i propri creatori, fiumi di denaro. Da quando esiste e paralizza il pensiero scientifico con le sue affermazioni dogmatiche, ottenute per votazione in un’assemblea molto politicizzata, la depressione, i disturbi fobici, il disturbo ossessivo compulsivo sono aumentati del 1200%; il disturbo alimentare è diventato la norma, come la norma sono diventati comportamenti tragici di autodistruzione in adolescenza.
    Chiunque abbia chiaro in mente il concetto di scienza e di metodo scientifico, si puo' rendere conto che il DSM e i suoi dogmi sono il paradigma della non scientificità in un campo - quello della psichiatria - che, al contrario, deve essere delicatissimo. La psichiatria, al momento, non ha ancora il controllo di quella che è la sovrana della medicina, vale a dire l’anatomia patologica: il vetrino, il microscopio, il riscontro fisico della lesione che c’è o non c’è. La psichiatria è una scienza non esatta che deve nutrirsi di ipotesi e osservazioni e invece è ridotta a questionari e diagnosi che sono macigni.
    Tra le malattie comparse per votazione dell’APA c’è anche la disforia di genere, che per millenni non avevamo mai sentito nominare - e sono stati i nostri millenni migliori - e che indica il rifiuto del proprio sesso e il desiderio di quello opposto. Nei testi di pediatria, fino a pochi decenni fa il bambino che voleva essere una bambina e viceversa non sono nemmeno nominati. Esisteva lo scontento, esattamente come esiste l’infelicità umana, che fa parte dell’essere uomo, una creatura con un’intelligenza straordinaria che puo' essere autodistruttiva.
    L’APA dando un nome e un cognome allo scontento lo cristallizza e lo amplifica. L’odio di sé non è sempre uguale: ci sono momenti in cui si amplifica, altri in cui si attenua. Poi qualcosa fiorisce nella nostra vita e l’odio ce lo dimentichiamo, cominciamo un pochino ad amare la nostra vita e noi stessi. L’odio di sé puo' manifestarsi in molti modi. Uno dei modi è non amare il proprio sesso, il proprio essere maschio o femmina. Succede! Succede perché non è facile fare l’essere umano, succede quando qualcosa si è inceppato nel normale processo di identificazione col genitore del proprio sesso.
    Stiamo parlando di corpi sani. Esistono anche persone con patologie cromosomiche, genetiche, endocrinologiche, anatomiche per cui non c’è l’espressione di un sesso o dell’altro in maniera completa: sindrome di Morris e altro. Qui pero' stiamo parlando di corpi sani e di menti molto fragili che decidono di modificarli. Perché succede? Per esempio per una situazione di belligeranza eccessiva tra i genitori: se uno dei due disprezza l’altro, lo svaluta e rende difficile identificarsi. Perché il bambino ha l’impressione che mamma e papà vogliano più bene alla sorellina, e la guardano di più. Perché la bambina è convinta che se lei fosse nata maschio il padre l’avrebbe amata di più e non vuole diventare come la mamma, che considera una perdente. Oppure perché sono stati proposti modelli inarrivabili e il bambino o la bambina si sentono inadeguati. Le figure di attaccamento per millenni sono stati padre e madre, ora includono anche maestri, insegnanti e soprattutto televisione e internet.
    Il processo che porta all’equilibrio, all’accettazione del proprio corpo, cioè della realtà, è magnifico ma delicato. E' capitato anche a me: mia madre era inarrivabile, bellissima, perfetta, io ero goffa. Come sarebbe stato più semplice essere maschio! Nel 90-95% dei casi con l’arrivo della pubertà tutto si risolve. Quindi la cosa da fare è aspettare e contemporaneamente aiutare il bambino a riscoprire l’orgoglio di se stesso rinforzando il legame col genitore dello stesso sesso. E nei pochi casi in cui restasse l’odio di sé e del proprio sesso, occorrerà curare la mente, che è plastica, non il corpo che invece si ammala e sanguina.
    Ora invece anche in Italia si è arrivati alla conclusione opposta: somministrare un farmaco che blocca la pubertà, alterando tutto il sistema endocrinologico e quindi tutto il sistema PNEI. Con l’acronimo PNEI, psiconeuroendocrinoimmunologia si intende l’insieme degli strettissimi rapporti tra mente, cervello, sistema endocrinologico e sistema immunologico Alterando uno, si altera tutto. Se si modifica il sistema endocrino, si modifica la mente. Sui foglietti illustrativi sono segnalati rischi di depressione anche gravi, che in un adolescente sono particolarmente devastanti, perché la depressione demotiva in un'età che deve essere appassionata.
    E poi possiamo ipotizzare un’altra conseguenza, oltre i mal di testa, i dolori ossei e muscolari segnalati dai foglietti illustrativi. Una conseguenza più sottile, meno dimostrabile, ma intuitiva: senza la potenza della pubertà non si ha la maturazione cerebrale. La pubertà è, insieme al periodo neonatale, l’epoca di maggiore produzione di sinapsi. La mente infantile deve lasciare il posto alla mente adulta. Una volta bloccata la pubertà la mente resta un po’ più infantile, con una assertività un po’ più bassa, più suggestionabile. Restano infantili gli organi sessuali, e questo fa sentire ancora più inadeguati nel proprio sesso cosi' da essere spinti alla scelta del sesso opposto. Se i genitali restano piccoli è un problema anche per l’intervento erroneamente chiamato "cambiamento di sesso". Il sesso non si cambia: dato che non c’è abbastanza tessuto per costruire la falsa vagina e l’inutile scroto che non conterrà mai veri testicoli ma solo protesi in silicone, allora bisogna ricorrere a innesti con ulteriori rischi. Per questo motivo i pediatri statunitensi dell’American College of Pediatricians dichiarano che la somministrazione del farmaco per bloccare la pubertà è un abuso su minore. Con un documento chiarissimo, hanno sancito 8 punti:
    La sessualità umana è oggettivamente binaria: XX=femmina, XY=maschio
    2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso.
    3. Se una persona crede di essere cio' che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione.
    4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi.
    5. Fino al 98% dei ragazzini e fino all’88% delle ragazzine che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà.
    6. L'uso di ormoni per impersonare l’altro sesso puo' causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro.
    7. Il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il Paese più gay friendly del mondo
    8. E' da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l’altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici.
    La cosiddetta disforia di genere è dannatamente peggiorata dalla martellante propaganda fatta da televisione, real time, serie televisive, film, biblioteche per bambini dove le fiabe sono lette da trans, orripilanti libercoli dove qualcuno che ha buttato via il proprio sesso per una specie di imitazione dell’altro, è presentato come un eroe del pensiero e della volontà. A questo aggiungiamo l’effetto placebo e l’effetto nocebo, la capacità di guarire e ammalarsi per autosuggestione, e il desiderio di molti bambini di essere al centro dell’attenzione a tutti i costi, anche a costo di ammalarsi, anche a costo di essere medicalizzato, e otterremo la via per il disastro.
    L’intervento chirurgico di castrazione e chirurgia estetica per somigliare all’altro sesso è lungo, necessita di mesi di convalescenza, e per tutta la vita il perineo rischia di essere un problema. La diagnosi di disforia di genere è ora anche da noi una via per il disastro. Da quando le hanno dato un nome e un cognome la disforia di genere è comparsa sulla scena, come una primadonna che entra solo all’ultimo atto, ma ugualmente monopolizza il palco. Mentre la malaria continua a imperversare in intere regioni e il cancro infantile aumenta vertiginosamente, tutti i governi hanno deciso che deve essere curata la disforia di genere.
    Una persona sana non produce reddito. Un malato fornisce fiumi di denaro. Un malato cronico è una fonte costante di denaro. Un bambino di sesso maschile che voglia vivere la sua virilità somigliando al padre e ai nonni non fornirà un euro a nessuna casa farmaceutica. Noi che siamo complottisti e malfidati oltre che bigotti e antipatici, abbiamo la dannata impressione che questa improvvisa urgenza a curare la disforia di genere, dagli stessi governi che non sembrano minimamente impressionati dalla permanenza della malaria e dall’aumento del cancro infantile, ha qualcosa di sospetto.
    Il compito della medicina è curare i corpi malati. La medicina non deve e non puo' trasformare corpi sani in corpi malati. La prima regola è non nuocere. Il rimpianto dopo questi interventi è frequente e atroce. Non si possono fare danni in medicina. Non si possono fare con denaro pubblico. Not with my money.
    Che ognuno si tenga i genitali migliori e gli ormoni migliori. Che sono i suoi.
    È un abuso di Stato sui bambini. Non con i miei soldi - La Nuova Bussola Quotidiana

    Arrestatelo, elogia la famiglia
    QUINTA COLONNA
    di Marcello Veneziani
    Più che il congresso mondiale della famiglia, in programma a Verona a fine mese, colpisce la mobilitazione isterica, ideologica e intollerante della sinistra italiana, delle sue portaerei a mezzo stampa, contro la famiglia e il suo contesto. Si puo' dissentire sul ruolo della famiglia, e ancor più sulle manifestazioni in suo favore; ma non si puo' definire eversiva la difesa della famiglia, evocare fanatismi, estremismi e totalitarismi per squalificare chi la promuove, e poi ridurre a “merda” principi e pratiche di vita, di fede e di cultura come Dio, patria e famiglia che denotano la storia dell’umanità e di ogni civiltà. Si avverte qualcosa di barbarico e di bestiale, un nichilismo volgare da osteria, un progressismo eruttante e ottuso nelle posizioni assunte contro la famiglia, contro l’amor patrio e contro la fede in Dio. Nessuno pretende che venga sancito anche in questi casi il reato d’opinione per chi oltraggia e vilipende questi principi e queste esperienze storiche, come oggi accade nel nome del razzismo, della xenofobia, del sessismo e dell’omofobia. Oggi si puo' bestemmiare Dio e la Madonna, la Patria e la Famiglia, insultare il Padre e la Madre che fa figli, ma è reato offendere religioni e patrie altrui, gay e lesbiche, neri, rom e migranti, e alcune pagine di storie sono sotto tutela penale (mentre altri orrori no). Nessuno chiede che venga reintrodotto il reato di blasfemia, o venga punita a norma di legge la bestemmia o l’insulto all’amor patrio e all’amor famigliare.
    Ma non sottovalutiamo e non dimentichiamo in fretta la portata di queste manifestazioni e di questi messaggi, ad opera non di isolati e squilibrati, ma di cortei, con cartelli, slogan e striscioni, e di rappresentanti parlamentari che hanno avuto responsabilità legislative in partiti di governo, col solidale e complice silenzio-assenso di leader, partiti, stampa e propaganda. Tanto più che il fuoco di sbarramento e la richiesta di negare quel patrocinio al congresso mondiale delle famiglie, che viene normalmente dato dalle istituzioni alle più variopinte manifestazioni lgbt, gay-pride, lesbiche e personale in transito, rischiano di crescere a ridosso o durante la manifestazione di Verona.
    Se la famiglia viene difesa anche da piccoli gruppi radicali di destra, la demonizzazione scatta automatica e per la proprietà transitiva investe chiunque difenda la famiglia; ma se è per questo, le manifestazioni femministe e antifamiglia sono condivise da gruppi eversivi antagonistici, anarco-insurrezionalisti, centri sociali, autonomi e occupanti abusivi di spazi pubblici, manifestanti con volto coperto e oggetti contundenti… Ma nessuno si sognerebbe di vietare o comunque di impedire cortei e manifestazioni femministe e antifamiglia solo perché condivise da quei gruppi. La disparità di reazioni, di libertà e di compostezza ci pare evidente. E poi accusano i populisti e i sovranisti di fomentare l’odio e la malversazione.
    Miserabile e ossessiva è la reductio ad ducem di chi difende la famiglia, Dio e la patria; fondamenti di civiltà come quelli non possono ridursi al fascismo. Il tratto comune che unisce i promotori delle giornate sulla famiglia è semmai l’ispirazione cattolica. In realtà con la scusa del fascismo o di Salvini criminalizzano anche i conservatori, i fautori della tradizione e i cattolici non bergogliani. E criminalizzano il mondo dei nostri padri e delle nostre madri, da cui proveniamo.
    Ma lasciando il folclore, la grezza polemica e l’intimidazione pubblica verso chi semplicemente manifesta a favore della famiglia naturale, della nascita, della tradizione, resta in piedi un grande, enorme quesito: ma si puo' bandire la famiglia, la nascita e la procreazione secondo natura dagli orizzonti di una società civile, libera e proiettata nel futuro? Si puo' ritenere la famiglia un focolaio preistorico di eversione, dispotismo e regressione? E' possibile che la realtà, la natura, l’esperienza della storia, prima ancora che il pensiero, il sentimento, la fede, possano essere cancellate, rimosse, irrise e calpestate in questo modo cosi' plateale e rozzo? Si puo' ritenere che l’umanità abbia finora vissuto nella “merda”, nel male e nell’ignoranza e solo ora, grazie a quattro gatti e quattro leggi, si sia finalmente redenta, liberata e incivilita? Si puo' avere cioè uno sguardo cosi' torvo, presuntuoso e piccino che non sa giudicare oltre il metro del presente, condannando tutto quel che è stato vita e cultura, natura e tradizione, fede e pratica per millenni? Nessun uomo di senno immagina o auspica che la famiglia resti immutata e imbalsamata nei secoli, è evidente che si modifica; come sono altrettanto lampanti i mille guai che la attanagliano.
    Ma qualcuno puo' seriamente pensare che si possa fare a meno o si possa mortificare quel luogo primario in cui nasce, cresce, si forma, e muore ogni persona; quel luogo che nonostante le fratture e le solitudini presenti resta il principale rimedio alla solitudine, alla vecchiaia, all’infermità, in cui si gioisce per la nascita e si patisce per la morte, in cui si vive (e magari si litiga, pure) tra le persone a cui più teniamo? Possiamo ritenere intercambiabili con qualunque estraneo ed equivalenti sul piano affettivo e reale un figlio, una madre, un fratello? Si puo' ritenere un residuo animalesco la procreazione secondo natura e la gravidanza?
    La famiglia resta anche in una società sfasciata e sfilacciata il luogo insostituibile della cura e della premura. Tutto questo, ripeto, puo' anche essere criticato e ripensato; pero' una cosa è dissentire, un’altra è bollare la famiglia, questa struttura reale e naturale, oltre che storica, sociale e culturale, come un mostro da abortire.
    https://www.agerecontra.it/2019/03/a...ia/#more-36799

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Contrari al “cambio di sesso” dei figli? Ve li sottraggono
    Nella sola Londra, dove diversi municipi hanno rifiutato di rispondere, almeno tre bambini/adolescenti sono stati sottratti ai loro genitori nel 2018 dopo i litigi sorti per il desiderio dei primi di “cambiare” sesso. E' una delle ricadute dell’ideologia transessualista, che nel Regno Unito (dove l’uso della triptorelina come blocca-pubertà è sempre più frequente) ha fatto crescere in 8 anni il numero di minori sessualmente confusi del 2.497%.
    Mentre in Italia tiene banco il caso triptorelina e perfino in ambienti cattolici c’è chi apre al suo uso come farmaco blocca-pubertà (vedi l’intervento sul tema di Vatican News e la successiva inversione a U di Avvenire), le notizie che giungono dal Regno Unito confermano quanti danni faccia l’ideologia transessualista innanzitutto ai minori e al loro rapporto con la famiglia d’origine.
    Nella sola Londra, considerando solo i dati dei municipi che hanno risposto alla richiesta informativa proveniente dal Sun, almeno tre bambini/adolescenti sono stati sottratti ai loro genitori nel 2018 dopo i litigi sorti per la volontà dei primi di “cambiare” sesso. Due di questi casi riguardano il municipio di Hillingdon, nella parte occidentale di Londra, dove ricade anche il municipio di Ealing, che si è rifiutato di specificare il numero preciso di figli strappati ai loro genitori, parlando di «meno di cinque» minori. Dunque, sommando i dati dei due borghi londinesi (il Sun riferisce solo che «non tutti i municipi hanno risposto» ma non specifica quanti, su 32 totali più la City, lo hanno fatto) il numero di casi oscilla da tre a sei in un solo anno, al netto della reticenza istituzionale.
    I due municipi hanno negato che gli assistenti sociali siano intervenuti solo in relazione alla confusione sessuale dei minori. Cosi', secondo il resoconto del Daily Mail, si sono espresse le autorità di Hillingdon: «Nei due casi citati, i bambini non sono stati presi in custodia specificamente perché sono transgender. Nessun bambino è preso in custodia solo perché è transgender». Simile la dichiarazione del municipio di Ealing, che afferma di dover «tutelare la riservatezza delle persone interessate» e poi aggiunge: «Possiamo confermare che è stata fornita assistenza a giovani di età superiore ai 16 anni che ora sono adulti, a causa di preoccupazioni di sicurezza che non erano prevalentemente legate alla riassegnazione del genere».
    Gira e rigira, per quanto la si voglia attenuare, ricorre la medesima causa - il desiderato e impossibile “cambiamento di sesso” - che nasce nella maggior parte dei casi da disturbi mentali causati dal mondo esterno nonché, come aveva rilevato uno studio (censurato) della ricercatrice americana Lisa Littman, dall’influsso dei pari e delle mode. Mode distruttive che sono conseguenza della propaganda Lgbt a cui le nuove generazioni vengono oggi sottoposte fin dalla più tenera età. Evidentemente questo dramma è in fase avanzata nel Regno Unito, dove l’uso della triptorelina come blocca-pubertà è sempre più comune e il numero di giovani confusi sulla propria identità sessuale ha assunto dimensioni da vero allarme.
    Basti ricordare che in otto anni, dal 2009/2010 al 2017/2018, i minori che si sono rivolti al servizio sanitario britannico per ricevere trattamenti legati al “cambiamento di sesso” sono passati da 97 a 2.519, con un incremento complessivo del 2.497%, che schizza addirittura al +4.415% se si guarda al solo dato di bambine e ragazze (da 40 casi a 1.806). Solo nel 2017/2018 ci sono stati ben 45 casi del genere tra bambini di età compresa tra i 4 e i 6 anni (sebbene a quella età, riporta il Telegraph, non vengano dati farmaci); nello stesso periodo, a 800 minori, inclusi bambini di 10 anni, sono state fatte iniezioni per fermare la pubertà e ad alcuni sono stati anche dati ormoni dell’altro sesso. Come questo quotidiano aveva già riferito, la pazzesca impennata di minori sessualmente confusi ha spinto lo scorso settembre il ministro per le pari opportunità, Penny Mordaunt, a chiedere un’inchiesta per capire le cause del fenomeno. Nell’occasione è stato annunciato che si sarebbe approfondito il ruolo dei social network e dell’insegnamento (indottrinamento) nelle scuole delle tematiche legate al transessualismo.
    Quel che è certo è che i genitori d’Oltremanica hanno seri motivi di preoccupazione, come ricorda anche il caso della madre delle Midlands che si è vista minacciare la sottrazione della figlia quattordicenne perché contraria all’idea che la ragazzina potesse distruggere il proprio corpo sano. E poi ci sono giudici compiacenti, come Michael Joseph Keehan (Alta Corte) che nel 2016 ha assecondato la richiesta di una minorenne che chiedeva di non dover informare i propri genitori adottivi su un suo possibile intervento di “rettificazione sessuale” perché loro continuavano a chiamarla con il suo vero nome.
    Proprio perché è la stessa potestà genitoriale a essere sotto attacco, si è costituito il gruppo Transgender Trend, fondato da Stephanie Davies-Arai, la quale spiega che «i genitori che vedono come vengono risucchiati i propri figli» in questo meccanismo infernale, e lottano per contrastarlo, «vengono puniti». Un esempio perfetto di mondo ed educazione alla rovescia, dove i genitori sono puniti dall’autorità statale perché provano a distogliere dal male i loro figli.
    Contrari al ?cambio di sesso? dei figli? Ve li sottraggono - La Nuova Bussola Quotidiana

    CONTROCORRENTE
    Cardinale di Valencia: "il gender è la più grande minaccia per l'umanità"
    In occasione di #Yoelijo, una campagna a difesa della libertà di istruzione in 730 scuole e presso 150 mila famiglie della Comunità Valenciana, il l'Arcivescovo di Valencia, il Cardinale spagnolo Antonio Canizares ha di recente dichiarato: "la più grande minaccia che l'umanità vive in questi momenti è la minaccia dell'ideologia di genere. E' una minaccia molto seria, perché porta al deterioramento della nostra umanità. Senza umanità non c'è società, senza uomini non c'è convivenza. Senza la verità sull'umano non ci sarà mai un insegnamento veramente umano e umanizzante.
    Imporre un'antropologia attraverso l'insegnamento è un crimine. Viola la coscienza dei piccoli nei loro primi anni di vita e li vuole temprare e modellare conformemente a convinzioni che non sono quelle che aiutano a far crescere l'umanità nella verità e nella libertà. Leggi e regolamenti minacciano la libertà d'educazione e spesso la violano. Vogliono imporre dittatorialmente l'ideologia di genere a tutti i livelli di istruzione.
    Non è l'Amministrazione, lo Stato, che decide o concede come grazia la libertà ai genitori di educare i figli, perché questo è un diritto inalienabile. Quando non c'è pieno esercizio della libertà di educazione è in gioco la libertà della società. I tagli o gli impedimenti alla libertà di istruzione influiscono in modo decisivo sulla famiglia e la mettono in pericolo”.
    Cardinale di Valencia: "il gender è la più grande minaccia per l'umanità" - La Nuova Bussola Quotidiana

    UNA REALTA' ATROCE
    L’aborto, le fiabe e la metafora del cannibalismo
    Hansel e Gretel e Pollicino raccontano il cannibalismo. I bambini sono stati mangiati. Allo stesso tempo queste due meravigliose e terribili fiabe diventano anche la metafora dell’aborto. I genitori che non hanno la volontà di tenere i loro figli, li abbandonano in un luogo di morte, il bosco cupo delle fiabe, la sala operatoria della clinica.
    Come spiega Kafka, le fiabe sono il luogo dove teniamo i mostri. Quando qualcosa è troppo atroce per raccontarlo apertamente, lo nascondiamo nelle volute d’oro e d’argento della letteratura fantastica. Hansel e Gretel e Pollicino parlano di situazioni di miseria talmente atroce che i genitori compiono la scelta atroce di abbandonare i loro bimbi in boschi dove qualcuno li mangerà.
    La parola atroce è stata scritta tre volte in poche righe, e non è un caso, non è un errore, non è una disattenzione. Non esiste nessun altro sinonimo che abbia uguale potenza e quindi è giusto che questa parola risuoni come rintocchi di una campana a morte.
    Il figlio è la prima cosa che dovremmo proteggere. E' la nostra proiezione dell’eternità. E' la nostra maniera di incidere nella storia. Quando il bambino diventa sacrificabile, quando la sua vita non è più un bene supremo, allora vuol dire che una società ha perso la decenza minima, è scesa sotto il minimo consentito. Le fiabe raccontano la verità. Hansel e Gretel e Pollicino raccontano il cannibalismo. I bambini sono stati mangiati. Durante le terrificanti carestie, durante la Guerra dei Trent’anni in Germania e anche in epoca più recente nell’Ucraina martoriata da Stalin, prima di morire di fame si mangiano i cadaveri. E i bambini muoiono prima, o è più facile acchiapparli. Durante la carestia in Ucraina, un paio di valorosi giornalisti riusci' a raggiungere quelle lande disperate e, tornato in Occidente, racconto' che in quei luoghi di gente scheletrica che si accasciava lungo le strade troneggiavano, appesi ai muri, manifesti dove lo Stato Sovietico ricordava che era vietato mangiare i cadaveri, pena la fucilazione.
    I vari partiti comunisti si scatenarono a spiegare che era una fake news, che si andava ad aggiungere alle altre fake news, i gulag, la Siberia, la Kolyma, le fucilazioni, i lavori forzati in condizioni disumane: tutte fake news. Un folto gruppo di giornalisti amici fu condotto a visitare un paio di fattorie modello con i bimbi tutti carini che cantavano in coro. Stesso discorso avvenne in Germania quando le informazioni sui campi terribili dove gli ebrei venivano uccisi riuscirono ad affiorare. Funzionari della Croce Rossa e giornalisti furono condotti al campo di concentramento modello di Terezin dove bimbi carini, ben vestiti e ben nutriti cantavano in coro.
    E torniamo ad Hansel e Gretel e Pollicino: queste due meravigliose e terribili fiabe diventano anche la metafora dell’aborto. I genitori che non hanno la volontà di mantenere i loro figli, li abbandonano in un luogo di morte, il bosco cupo delle fiabe, la sala operatoria della clinica. Sono luoghi di morte, il luogo dove il corpo dei bambini sarà smantellato, distrutto, smembrato. La strega e l’orco diventano la metafora del bidone dei rifiuti che “mangia” il corpo del bambino, diventano una metafora della morte.
    Quando una donna scopre di essere incinta, scopre di essere diventata madre. Spesso si ritiene l’aborto una specie di macchina del tempo che possa riportare la situazione a prima: prima che la donna diventasse madre. Purtroppo questo non è possibile. La donna incinta non ha più la scelta se diventare madre o no. E' già madre. Ha la scelta se diventare madre di un bambino vivo o la madre di un bambino morto, e se fa la seconda scelta entra sotto le ali della morte. Il nostro inconscio registra la perdita terribile, registra la violazione del più potente, ancestrale degli istinti, l’istinto materno, alloggiato in tutte le aree del cervello. Cominciano depressione, stanchezza, cefalea, malattie allergiche, oppure una sottilissima forma di auto aggressione, una specie di tendenza a buttare via la propria vita, a scegliere sempre gli uomini sbagliati, o i lavori sbagliati o i luoghi sbagliati o la maniera di guidare sbagliata.
    Il parallelo tra aborto e cannibalismo è metaforico: il corpo del bambino non amato non ha valore, puo' essere smembrato dall’aspiratore o dalle pinze chirurgiche o dalle fauci della creatura cannibale di turno. Cannibalismo metaforico è lo smembramento del corpo dell’altro e lo sfruttamento del corpo dell’altro. Possiamo considerare cannibalismo metaforico il fatto che la Planned Parenthood venda le parti dei feti abortiti: hanno grande valore sul mercato dell’industria farmacologica. Possiamo sicuramente considerare cannibalismo le situazioni dove parte dei corpi abortiti finiscono in corpi di altri esseri umani anche se non attraverso il sistema classico della digestione ma attraverso un intervento di iniezione diretta? Per produrre vaccini contro morbillo, parotite, rosolia, varicella ed epatite A si usano linee cellulari ottenute da due aborti volontari del 1962 e 1966, dai cui polmoni sono stati estratti fibroblasti (cellule del tessuto connettivo) che hanno composto le linee cellulari WI-38 e MRC-5, tuttora utilizzate.
    Nel febbraio del 2004, il neurologo cinese Huang Hongyun si presento' al congresso sulle lesioni spinali a Vancouver, in Canada, con impressionanti video di recupero di funzioni da parte di persone con sclerosi laterale amiotrofica, malattia che conosco bene, dato che ne era affetta mia madre. I risultati del neurologo cinese sono spettacolari, ma temporanei, e si ottengono prelevando da feti di 16 settimane i bulbi olfattivi: da li' vengono prese le cellule da iniettare nel paziente. Come si fa a ottenere il feto di 16 settimane? Quando il paziente occidentale prenota l’intervento costa circa 20.000 dollari e la prenotazione viene perfezionata in genere dopo 16 settimane. Quindi è sospettabile che il feto venga messo in cantiere non appena c’è la trattativa. Si dà per scontato che sicuramente ci sarà un qualche feto di 16 settimane abortito proprio al momento “buono”, oppure ci sono donne che vengono messe incinte in previsione dell’intervento? Cosi' si avrebbe la certezza che il feto sia pronto alla datazione giusta; l’aborto deve precedere immediatamente l’intervento sul paziente occidentale.
    Chi sono queste donne? Sono volontarie o no? Vengono messe incinte apposta, o semplicemente si chiede a una donna che vuole abortire al secondo mese di avere la cortesia di aspettare il quarto? La Cina pullula di edificanti campi di concentramento per gli oppositori politici. E' un Paese dove molti arbitri son possibili. Cosa prova una donna a portare un feto condannato a morte? Nel momento in cui il paziente è arrivato in Cina ed è ricoverato in clinica si procede all’aborto di un feto di 16 settimane, con i fasci spino-talamo-corticali già formati, quindi in grado di percepire il dolore.
    Hansel e Gretel e Pollicino sono sempre dispersi nel loro bosco.
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    Politically correct, "è colpa nostra" come catechismo
    Il politically correct è entrato nelle nostre vite con una martellante opera di propaganda. Se i colpevoli dei mali del mondo siamo "noi", dobbiamo espiare i peccati rinunciando alla nostra identità, per dissolverci nel magma di un mondo dalle identità fluide. Intervista a Capozzi, autore del libro "Politicamente corretto. Storia di un'ideologia".
    Uno degli strumenti del potere per non vedere le cose come sono è senz'altro il politically correct. C'è un libro di Eugenio Capozzi che si chiama Politicamente corretto. Storia di un'ideologia (Marsilio 2018) che vale veramente la pena leggere. Un libro che ci conduce all'interno dei meccanismi di questa ideologia, che è poi una gnosi, con grande erudizione e capacità di analisi. Eugenio Capozzi è professore ordinario di storia contemporanea presso l'Università degli Studi di Napoli "Sant'Orsola Benincasa". La Nuova BQ l’ha intervistato.
    Professore, come si è avvicinato al tema del politically correct?
    E’ stata la consapevolezza che la rivoluzione culturale prodotta dai movimenti giovanili degli anni Sessanta ha rappresentato forse la cesura più decisiva nella storia politica del Novecento. Se si guarda alle categorie, alla terminologia, ai luoghi comuni, al conformismo di pensiero che connotano attualmente le classi dirigenti delle democrazie industrializzate ci si accorge che tutti questi elementi sono comprensibili soltanto riportandoli a quel grande cambiamento di mezzo secolo fa. Quella somma di censure, delegittimazioni, edulcorazioni linguistiche che oggi chiamiamo "politically correct”.
    Come definirebbe il politically correct?
    Come un "catechismo civile", una somma di "precetti", di divieti, di censure in cui si compendia la retorica di un'ideologia ben precisa: quello che possiamo chiamare neo-progressismo, ideologia dell'Altro, "utopia diversitaria" (per dirla con Mathieu Bock-Coté). Ossia l'ideologia che condanna in blocco come imperialista e discriminatoria la cultura euro-occidentale, e progetta di cambiare la mentalità dell'umanità per sostituirla con un radicale relativismo culturale ed etico. E’ una retorica che è diventata il tratto distintivo delle élites politiche, intellettuali, istituzionali, mediatiche, e dell'intrattenimento di massa in Occidente tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo, conquistando un sostanziale monopolio sul linguaggio e sull'etica pubblica, in assenza di "narrazioni" contrapposte dotate di pari rappresentatività.
    Ci fa alcuni esempi di come il politically correct è entrato nelle nostre vite?
    Con una martellante opera di propaganda, di estensione e profondità "orwelliane", che pretende di eliminare dai prodotti culturali, dalla dialettica politica, dai comportamenti pubblici e privati, dai luoghi della formazione, ogni termine o concetto che possano essere considerati "discriminatori", "offensivi", espressioni di una concezione gerarchica e di valori "forti", per imporre un'idea di "rispetto" che in effetti coincide con un totale indifferentismo, nel quale la "verità" politica è decisa volta a volta dalle élite che "dettano la linea" alle società. La tesi principale è quella secondo cui il tramonto delle grandi ideologie europee otto-novecentesche apre la strada ad una potente svolta delle classi dirigenti occidentali in senso relativistico-nichilistico, soggettivistico, edonistico, antiumanistico.
    Lei chiama il politically correct una ideologia, una ideologia dell’Altro. Perché?
    Nel senso che il nuovo progressismo impostosi con la ribellione dei giovani baby boomers occidentali non rivendica più l'instaurazione della libertà, dell'uguaglianza o della giustizia attraverso misure economiche o provvedimenti politici, ma pretende invece di estirpare le radici del dominio e delle discriminazioni presenti, a suo dire, nella storia culturale occidentale attraverso un radicale processo di modificazione del modo di pensare, dei concetti, del linguaggio. Un obiettivo che in realtà rappresenta un vero e proprio azzeramento, un "parricidio" delle radici culturali occidentali. Se l'uomo occidentale storicamente ha incarnato la violenza, la repressione, l'imperialismo, egli deve essere "rieducato" accogliendo tutti i modelli culturali, tutte le condizioni esistenziali, tutte le componenti minoritarie che ha soggiogato in passato per rinnovarsi e rigenerarsi. L'"altro", ridotto ad un concetto astratto, diventa il salvatore, il redentore di una storia sbagliata, e la radice di una nuova civiltà più gentile, tollerante, in cui i conflitti, una volta eliminato il "peccato originale" del dominio, della gerarchia, del "pensiero forte", dovrebbero sparire.
    Come ci si libera dal politically correct?
    Pensare che il politically correct possa essere abolito per decreto o in un colpo solo sarebbe un'idea altrettanto ideologica di quella coltivata da chi pensa che il progressismo diversitario e la sua retorica rappresentino una realtà inevitabile e salvifica. Quello che noi possiamo fare è mostrare come esso abbia avuto una precisa origine e dunque non sia né eterno né inevitabile. Non a caso, il monolitico dominio della "narrazione" politicalcorrettista ha cominciato a mostrare le prime, serie crepe quando, a partire dalla grande crisi economico-finanziaria del 2008, quelle classi dominanti sono entrate in crisi, e hanno cominciato ad essere sfidate dai "perdenti della globalizzazione", con la crescita dei movimenti sovranisti, identitari, neo-nazionalisti.
    Politically correct, "è colpa nostra" come catechismo - La Nuova Bussola Quotidiana

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Prove di religione civile: oscurata la chiesa del cimitero
    Il sindaco di Pieve di Cento (BO) amplia il cimitero e installa dei teli nella cappella che nascondono, all'occorrenza, i segni della fede. Il paese insorge e il parroco, pur non condividendo, allarga le braccia: "Il Comune deve andare incontro alle minoranze". L'ateismo era più rispettoso, ora cede il passo all'indifferentismo religioso, una nuova religione civile fatta di diktat assolutistici. E la Chiesa che non si ribella ai falsari del Pd si condanna all'irrilevanza.
    La cappella del cimitero diventa un transformer che puo' passare da Chiesa a “aula laica”. Merito della lungimiranza (si fa per dire) del sindaco che per obbedire al diktat dell’indifferentismo religioso, ha deciso di apportare al luogo di culto del camposanto di Pieve di Cento, diocesi e provincia di Bologna, una “miglioria” di questo tipo: quando la cappella non servirà per celebrarvi la messa cattolica, allora potrà essere modificata con dei teli calati dall’alto per utilizzarla come sala del commiato per chi non si avvicina alla sepoltura cristiana.
    Pieve è terra rossa, anzi un tempo si sarebbe detta rossissima, dato che è qui che l’11 maggio 1945 vennero trucidati dai partigiani i 7 fratelli Govoni, in un vile e tremendo attacco a guerra finita voluto per vendicare la morte dei 7 fratelli Cervi.
    Ma probabilmente nemmeno il comunista “col chiodo” avrebbe mai osato profanare la casa di Dio. Atei, ma non blasfemi, almeno. Invece, quanto successo a Pieve mostra chiaramente come ci sia qualcosa di più perfido della lontananza da Dio. Ed è l’indifferentismo religioso, figlio anch’egli dell’ateismo, ma contaminato dal contemporaneo morbo relativista.
    Ebbene. Nel numero di marzo del notiziario del comune di Pieve di Cento, il sindaco Sergio Maccagnani mette in mostra i “gioielli” del suo mandato amministrativo, siamo in periodo elettorale. E tra questi vi è anche il progetto da 1 milione e 300mila euro in project financing dell’ammodernamento ed ampiamento del cimitero urbano.
    Tra i vari interventi di carattere urbanistico vi è un passaggio che non poteva non essere colto da molti cittadini come una vera e propria provocazione. E’ quello in cui il Comune illustra il progetto di schermatura della cappella. Dice cosi': “Per rispondere alla richiesta di poter utilizzare l’attuale cappella, oltre che per funzioni religiose cattoliche, anche per riti o cerimonie laiche o di altre religioni, il progetto prevede l’installazione di un sistema di oscuramento motorizzato con teli di tessuto sintetico, che appunto consentiranno, all’occorrenza, di coprire temporaneamente le immagini sacre e le tombe di famiglia situate alle pareti della cappella”.
    Insomma, all’occorrenza la cappella sarà utilizzata come sala del commiato, luogo spoglio di qualunque riferimento religioso perché deve essere il più indifferente possibile. Un non luogo, in cui a sua volta celebrare ritualmente il non rito del funerale civile.
    Ma anche un arbitrio: il fatto che la cappella sia di proprietà del Comune non autorizza certo il sindaco a utilizzarla per i suoi scopi. Ci sono leggi sulla conservazione dei beni di culto che vanno rispettate. Con questa logica migliaia di chiese nel mondo dovrebbero essere violentate per le bizze pre elettorali di un primo cittadino. C'è un misto di arroganza e ignoranza in questa vicenda paesana.
    L’idea dell’oscuramento della croce e degli arredi sacri è diventata ben presto un caso politico. Ad esso si sono aggrappati i consiglieri di opposizione Stefania Ferioli e Roberto Gallerani, che hanno rimproverato al sindaco di ledere la fede cristiana e la sensibilità dei defunti. Anche il deputato di Forza Italia Galezzo Bignami è intervenuto accusando “i sinistrati di offendere i valori cristiani e ancor più la memoria dei nostri morti nascondendoli dietro delle “tende motorizzate” in un cimitero per non offendere le altre religioni”. E cosi' anche la candidata sindaco della principale lista di opposizione al Pd, Cristina Tassinari che ha contestato la decisione del primo cittadino. E come sempre accade tra opposizione e maggioranza sono volati gli stracci. Il sindaco si è sentito cosi' in dovere di replicare: “Il parroco è al corrente e poi ho l’ok del consiglio comunale che non ha ravvisato particolari lesioni della dignità dei fedeli o dei defunti”. Se lo dice il consiglio…
    Ma davvero il parroco è al corrente e accetta di vedere altare, croce e statue di santi della cappella oscurati, seppure temporaneamente, per un rito alieno alla fede cattolica? “La polemica non serve a niente, chi fa polemica sbaglia, c’è da capire, piuttosto”, spiega alla Nuova BQ il prevosto della Collegiata don Angelo Lai.
    Capire che cosa? Chiediamo. “Che il Comune deve tenere conto di tutte le forze che sono nel Paese, il motivo per cui ha fatto questo tipo di scelta è andare incontro alle minoranze”. Peccato che oggi la minoranza siano i cattolici...
    Ma il don condivide? “No, non condivido, ma me ne faccio una ragione. Diciamo che cosi' diventa una cappella polifunzionale. Ne ho parlato col sindaco, ma è chiaro che non si puo' pretendere che uno che non è credente faccia il funerale in un luogo cattolico”.
    Fin qui, la vicenda politica, dichiarazioni del parroco comprese. Dalle quali pero' – oltre ai risvolti guareschiani - emerge un dato di fondo: siamo ormai in aperta scristianizzazione dei luoghi, dei ricordi, della terra. La cappella di un cimitero da sempre nasce e viene costruita perché in essa vi si celebri il rito funebre con pietà cristiana e le conseguenti messe di suffragio.
    Rifiutare tutto questo è un diritto dell’uomo, ma non puo' essere un diritto di un’amministrazione utilizzare un luogo sacro che nasce per essere tale - non c’entra nulla la scusa della mancata consacrazione a cui allude il sindaco – per altri scopi che non siano quelli per il quale è stato costruito.
    In molti cimiteri sono nate le sale del commiato, luoghi asettici e anonimi in cui vegliare per un attimo prima della sepoltura il caro estinto. Ma a Pieve di Cento hanno pensato che la sala del commiato equivalesse alla chiesa, dove da secoli si celebra il santo sacrificio dell’altare. Eppure una chiesa è una chiesa, resta tale anche se le si mette un telo davanti. Ecco perché quello che si celebrerà dentro sarà pur sempre una profanazione dato che la chiesa non smette di essere una chiesa per un telo che viene apposto davanti. E' anche questo un riflesso della chiesa come luogo in cui espletare un servizio, la Messa, e non come luogo del trascendente in cui Dio ha il suo primato. Primato che il Comune dovrebbe comunque riconoscere, nella laicità del suo servizio.
    Il fatto che l’ateismo abbia cosi' prepotentemente virato verso l’indifferentismo religioso dovrebbe far riflettere tutti quei cattolici, ci corre l’obbligo di dirlo, falsi e falsari, che militano nelle file del Pd. Un partito che ormai fa della negazione e dell’ostilità della morale cristiana e adesso anche della pietas cristiana, un vessillo ideologico, una bandiera verso il baratro.
    E’ la nuova religione civile delle democrazie sinistre. Una religione alternativa e contraria alla fede cristiana, che pero' esprime soltanto vuoto.
    La falsa neutralità mostrata da questo sindaco è la prova che la religione civile che impone a un tempio di oscurarsi e di autocensurarsi sia ormai un nuovo diktat assolutista: metterlo in discussione significa essere tacciati di oscurantismo e di illiberalità.
    Ed è con questa pavida acquiescenza che il parroco mostra la sua poca volontà nell’essere vero martire. Allargare le braccia e sospirare dicendo di non essere d’accordo, ma di non poter fare nulla equivale ad immergersi nell’indifferentismo religioso di cui si è comunque vittime e – come insegnava il vescovo Crepaldi proprio sabato scorso – traslare la verità in opinione e condannarsi all’insignificanza perenne.
    Prove di religione civile: oscurata la chiesa del cimitero - La Nuova Bussola Quotidiana

    FARMACO BLOCCA-PUBERTA'
    Bambini, trans per forza: il caso inglese insegna
    Un’inchiesta del Times rivela che 5 medici si sono licenziati dall’unica clinica britannica per la “riassegnazione del genere” lamentando gli esperimenti irresponsabili fatti su centinaia di bambini e ragazzi, sbrigativamente diagnosticati come “transgender” e indirizzati verso dannosi trattamenti ormonali. Uno scenario che fa pensare all’Italia e al via libera ufficiale alla triptorelina come farmaco blocca-pubertà.
    «Gli esperti avvertono che l’unica clinica di [riassegnazione del] genere per bambini del National Health Service sta rischiando un “esperimento dal vivo” avviandone centinaia verso interventi medici cambia-vita senza sufficienti prove dei loro effetti a lungo termine». Inizia cosi' l’inchiesta non di un giornale cattolico bensi' del ‘laico’ Times, lo storico quotidiano britannico con sede a Londra, che ha voluto approfondire quanto sta avvenendo al Tavistock Centre, appunto la clinica del servizio sanitario britannico che si trova nella parte settentrionale della capitale. E ‘laico’ è anche l’approccio dei cinque medici che hanno parlato con il Times dopo essersi dimessi dal servizio che prestavano presso la clinica londinese. Non sono i soli: almeno altri 13 colleghi del medesimo centro si sono licenziati negli ultimi tre anni.
    Gli ultimi 5 specialisti licenziatisi erano tutti responsabili della decisione su quali bambini e adolescenti indirizzare verso la somministrazione ormonale che blocca quel fondamentale processo fisiologico che è la pubertà. In breve, verso l’uso della triptorelina, che sta progressivamente dilagando nel Regno Unito, cui segue la somministrazione di ormoni del sesso opposto, con ulteriori (e duraturi) danni sul corpo, a partire in genere dai 16 anni. Ebbene, i 5 medici dell’NHS denunciano che bambini e adolescenti vulnerabili sono stati avviati verso la cosiddetta “transizione sessuale” prima ancora che gli esperti potessero valutare le cause della loro confusione sull’identità sessuale.
    Il Times ricorda in sintesi i dati del boom verificatosi negli ultimi anni in terra britannica, di cui avevamo già riferito (vedi qui e qui): 2.519 minori si sono rivolti all’NHS per il “cambiamento di sesso” solo nel 2017/2018, contro i 97 del 2009/2010, quindi con un aumento - nello spazio di otto anni - del 2497% (+4415% per le ragazze)! Da brividi. «Cio' che mi ha trattenuto al lavoro negli ultimi due anni è stato il senso che c’era un numero enorme di bambini in pericolo. Ero li' per proteggere i bambini dall’essere danneggiati», ha detto uno dei medici dimissionari. «Questo trattamento sperimentale viene fatto non solo su bambini, ma su bambini molto vulnerabili», ha detto un altro. Alla loro voce si è aggiunta quella di Carl Heneghan, direttore del Centre of Evidence-based Medicine all’Università di Oxford, che ha spiegato: «Data la scarsità di prove, l’uso off-label di farmaci [ossia fuori dalle indicazioni generali, ndr] nel trattamento della disforia di genere significa in gran parte un non regolamentato esperimento dal vivo su bambini».
    I 5 medici hanno sottolineato di aver subito pressioni dirette a indirizzare bambini e ragazzi verso la “transizione” malgrado la loro contrarietà per motivi clinici. Tutti quanti hanno denunciato gli effetti “dannosi” della propaganda di Mermaids - un’organizzazione transessualista che ha collaborato alla serie televisiva Butterfly (trasmessa da Sky) - che orienta sbrigativamente tutti i minori confusi verso il “cambiamento” di sesso. Senza se e senza ma. E cio' viene detto da medici che ritengono che molti minori abbiano pensato di sottoporsi a questi trattamenti nocivi perché magari vittime, riporta il Times, di «bullismo omofobo», ossia che potevano «semplicemente essere gay». Questo per dire che non si tratta di persone che avversano le tematiche Lgbt (già il solo uso del termine «omofobia» fa parte della strategia arcobaleno ed è problematico), ma di specialisti che hanno visto concretamente, nel loro lavoro quotidiano, a quali eccessi drammatici sta portando l’ideologia gender, nello specifico il transessualismo.
    Il caso britannico ci ricorda in definitiva la violenza gravissima che si sta esercitando innanzitutto sui bambini, favorita già nelle scuole dell’infanzia e primarie con corsi manovrati dalle associazioni Lgbt e alimentata da un sistema mediatico sempre più complice. Tale scandalo è anche la conferma, volendo guardare al nostro Paese, della finzione messa in atto attraverso l’uno-due operato dall’Aifa con il Comitato nazionale di bioetica (dove a luglio vi fu un solo voto contrario) che ha condotto il 25 febbraio all’inserimento della triptorelina tra i farmaci interamente a carico del Servizio sanitario nazionale per “casi selezionati” di “disforia di genere”, scelta che ha ottenuto un sostanziale nulla osta dal Vaticano e causato la clamorosa inversione a U di Avvenire. La Nuova BQ aveva già ampiamente spiegato che i “casi selezionati” sono la classica breccia che fa venire giù la diga (vedi i “casi limite” per l’aborto e i sei milioni di bambini abortiti legalmente dal 1978 a oggi), senza dimenticare che anche un solo caso di questo tipo costituisce un abuso su minore. Il perché è molto semplice: si interviene danneggiando un corpo sano, fatto che è sempre immorale, tanto per il fine della medicina quanto per l’insegnamento di sempre della Chiesa.
    Lo scenario raccapricciante descritto dai 5 medici inglesi, secondo cui i minori vengono avviati sulla strada della “transizione” prima ancora di poter capire le cause del loro disagio, è del tutto simile a quanto già avviene in Italia, come ha raccontato a questo quotidiano il padre di un ragazzo transgender, indirizzato dall’ospedale Niguarda verso il trattamento ormonale già al secondo incontro con lo psicologo. E in un altro centro italiano, ha riferito lo stesso genitore, «il trattamento ormonale è stato iniziato già alla prima seduta». Al netto dell’ipocrisia e di chi non vuol vedere, in Italia è stato dato l’ufficiale via libera alla stessa pericolosa china del Regno Unito. Chi porrà rimedio a tanto male?
    Bambini, trans per forza: il caso inglese insegna - La Nuova Bussola Quotidiana

    Lilli Gruber abortista tra insulti e fake news
    Nella rubrica che tiene sul magazine Sette, Lilli Gruber lancia un attacco contro la Nuova BQ, accusata di diffondere false notizie riguardo ai progetti di legge abortisti negli Usa. Ma a dire falsità è lei che, tra l'altro, mente anche sull'applicazione della Legge 194 in Italia.
    Lilli Gruber
    Non leggo mai Sette, il magazine del Corriere della Sera, ma un nostro lettore ci ha segnalato che sull’ultimo numero, datato 28 febbraio, c’è qualcosa che ci riguarda direttamente. Nella sua rubrica settimanale, Lilli Gruber risponde a un lettore che cita l’articolo de La Nuova Bussola Quotidiana riguardante dei progetti di legge in diversi stati americani che promuovono l’aborto fino al nono mese e giungono fino all’infanticidio.
    Il lettore è giustamente scandalizzato, ma la risposta della Lilli nazionale, decisamente inacidita, è sprezzante nei suoi e nei nostri confronti: ci accusa sostanzialmente di aver inventato la notizia, di porre in essere l’ennesimo tentativo di imporre alle donne quello che vogliono gli uomini e infine, neanche fosse la reincarnazione di Adele Faccio, rivendica le lotte per il diritto all’aborto che sarebbe minacciato dai medici obiettori.
    Dopo Enrico Mentana, anche Lilli Gruber dunque: è triste constatare come le vecchie glorie del giornalismo italiano ricorrano a banali trucchetti per salvare la loro ideologia abortista. Quando non hanno più ragioni lanciano l’allarme fake news sperando cosi' di mettere a tacere l’avversario. Ma cio' che sta avvenendo in diversi stati americani non rientra affatto nelle fake news, è una tragica realtà, tanto che lo stesso presidente Donald Trump si è soffermato con forza su questo tema nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione.
    Nell’articolo della Nuova BQ incriminato, non solo si descrive precisamente la proposta di legge HB-2491 presentata dalla democratica Kathy Tran nel parlamento della Virginia; c’è anche il video in cui la stessa Tran spiega che si', effettivamente, il suo disegno di legge consente di abortire fino al momento immediatamente precedente la nascita. Non solo, il governatore della Virginia, Ralph Northam, ha ulteriormente spiegato che lo stesso disegno di legge permette di rifiutare di rianimare un bambino nato vivo dopo un aborto fallito: chiamasi infanticidio.
    Se la signora Gruber dedicasse più tempo a verificare le notizie invece di affibbiare comode etichette a quelli che considera “nemici”, ne guadagnerebbe sicuramente in credibilità e serietà professionale.
    Peraltro, tutta impegnata a rispolverare i vecchi slogan degli anni ’70 – “Il corpo è mio e lo gestisco io” – è proprio lei a lanciare fake news sullo stato della Legge 194 in Italia. Secondo la Gruber infatti, la legge che in Italia ha legalizzato l’aborto, «troppo spesso» non viene applicata «perché non ci si preoccupa di garantire il servizio»; con stangatina di rito ai medici obiettori.
    Ma la relazione sulla Legge 194 presentata recentemente in Parlamento e riferita all’anno 2017 racconta tutta un’altra storia: il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è più che sufficiente su tutto il territorio nazionale. E questo vale anzitutto per il numero di strutture: basti pensare che sebbene il numero di aborti volontari ammonti al 17.6% rispetto alle nascite, «il numero di punti IVG è pari all’87,8% di quello dei punti nascita».
    Stesso discorso per i medici non obiettori, che risultano più che sufficienti a coprire le richieste su tutto il territorio nazionale. Il carico di lavoro per i medici non obiettori è mediamente di 1,2 aborti praticati alla settimana, con variazioni dallo 0,2 della Valle d’Aosta all’8,6 del Molise. Non solo non parliamo di carichi massacranti ma i medici che praticano aborti hanno tutto il tempo di dedicarsi ad altre attività sanitarie e addirittura ci sono diversi medici non obiettori di cui non c’è neanche bisogno per le IVG.
    Ah, povera Lilli, che triste declino….
    Lilli Gruber abortista tra insulti e fake news - La Nuova Bussola Quotidiana

    NUOVE IDEOLOGIE
    Sesso libero e paranoie sul cibo: paradossi moderni
    Per millenni la sessualità è stata oggetto di regole e il cibo ha avuto (a parte i digiuni) il via libera su tutto. Ora le parti si sono invertite. Sull’alimentazione si sono diffuse mille restrizioni, spesso ideologiche, mentre chi chiede che la sessualità sia secondo natura passa per “oscurantista”.
    Lo stretto rapporto che lega cibo e sesso non è certo una novità: tema frequentatissimo da romanzetti e filmetti francesi, fra ostriche e cioccolato al peperoncino, viene sempre visto, tuttavia, in chiave edonistica. E' un peccato, perché il binomio propone riflessioni ancor più interessanti: dopotutto le funzioni fisiologiche più importanti per la sopravvivenza non sono forse la nutrizione e la riproduzione?
    Il paradosso è che per alcuni millenni la sessualità è stata oggetto di restrizioni, divieti, sensi di colpa, regole e cavilli che hanno tentato di disciplinare le attività sotto le lenzuola di miliardi di persone, mentre sull’alimentazione - a parte qualche digiuno alle feste comandate - c’è sempre stato il via libera su tutto, anarchia più completa (con tutti i danni del caso). Da pochi decenni i ruoli si sono invertiti: sul cibo mille paranoie, regole, restrizioni non solo salutistiche, ma anche di natura etico-morale, mentre invece sul sesso via libera alle orge di Eliogabalo. Chiunque osi proporre un poco di autocontrollo e di gestione per la sfera sessuale, un minimo di etica e rispetto per la natura, viene subito fatto fuori con la solita accusa -mortalmente ripetitiva - di essere “medievale e oscurantista” (o “sfigato”, come sostiene il gay-friendly ministro Di Maio).
    Certo, le recenti dichiarazioni di Bergoglio sul fatto che la Chiesa “sarebbe ossessionata dal sesso” non aiutano. Anche perché, ovviamente, i giornaloni hanno fatto passare il prevedibile messaggio: “Tranquilli ragazzi, il papa ha detto «Fiesta!»”. Ma vabbè, ormai siamo abituati.
    A parte questo, il paradosso più evidente è che sull’alimentazione si fa un continuo riferimento al “ritorno alla natura” e alla “genuinità”: il pollo deve essere allevato a terra, con mangimi biologici; il grano, si raccomanda, quello “antico” non modificato geneticamente; si' al salmone selvaggio e no a quello allevato. Poi pero' i cattolici che criticano i rapporti sessuali contro natura, che si oppongono al blocco dello sviluppo sessuale per i ragazzi o alle mostruose operazioni per il cambiamento di sesso, vengono derisi, messi in croce e ostracizzati.
    W la natura, w l’ecologia, w gli animaletti proiettati su San Pietro… E poi? L’uomo è un animale come gli altri, discende dalla scimmia, e poi? Si' al marchio Dop, Doc, Igp, Stg per il formaggio di fossa, il lardo di Colonnata e il culatello di Zibello (con un’attenzione alla tradizione e alla filologia che nemmeno il ciambellano della casa imperiale giapponese) e poi, per l’antico matrimonio religioso e la famiglia naturale, orrore e raccapriccio!
    Farinetti vestito di paramenti mortadelleschi pontifica come un ayatollah sull’asparago bianco di Cimadolmo, ma il vescovo Tizio che fa la guardia al bidone di benzina della dottrina cattolica viene trascinato nel fango delle strade.
    Una pietà da prefiche per il “genocidio” degli agnelli sacrificati sotto Pasqua e i tacchini del Giorno del Ringraziamento e poi di sei milioni di bambini abortiti non gliene importa niente a nessuno. E se qualcuno realizza un portachiavi a forma di feto, crisi isteriche ovunque.
    L’orrore per la pratica dell’ingozzamento delle oche e il boicottaggio del foie gras, mentre le pratiche sessuali più ripugnanti e violente vengono viste con divertimento e curiosità e restano a portata di click per i nostri ragazzi. No ai cibi industriali che snaturano il cibo e lo rendono simile a una droga, ma si' alla prostituzione e alla pornografia. E poi mille regole autoimposte, mille rinunce e privazioni: no alla carne, no al latte, no allo zucchero, al sale, no ai carboidrati, attenzione alla lecitina dei legumi, mentre chi decide di arrivare vergine al matrimonio viene fatto oggetto dello scherno più grossolano. Si potrebbe andare avanti a lungo…
    Il bello è che se nessuno si sogna di accusare i dietologi di essere oscurantisti e bigotti perché mettono giustamente in guardia sull’abuso di pasta e bibite gassate, i preti, gli psicologi e i credenti che raccomandano sobrietà sessuale (ormai sono rimasti in pochi) vengono maciullati dai media. Silvana De Mari, che, da medico, ha osato esplicitare i rischi per la salute derivanti dall’erotismo gay, è stata quasi cacciata dall’ordine professionale.
    Allora: adesso anche basta. E' il momento di uno scatto d’orgoglio. ‘Medievale’ non è chi propone una forma di gestione e autocontrollo su una qualsiasi funzione fisiologica, bensi' chi ancora nel 2019 continua a propalare uno stolido libertinismo anarchico sessantottino pur con i danni evidentissimi che queste condotte producono. Non c’è alcun bisogno di tirare in ballo la fede o la morale per comprendere come la sfera sessuale sia strettamente connessa non solo alla salute fisica, ma anche al benessere psicologico. Si puo' senz’altro discutere su quali siano le migliori strategie per tutelare tale equilibrio - cosi' come nell’alimentazione ci sono varie scuole di pensiero - ma bisogna smetterla di avere un approccio adolescenzialmente ribelle alla tematica.
    L’educazione sessuale non puo' essere: “Mettiti il preservativo, senno' ti ammali”. Sarebbe come dire ai ragazzi: mangiate quello che volete, purché dopo andiate a vomitare o prendiate il Kilocal per non assorbire zuccheri e grassi. Questa non è educazione alimentare, come quella non è educazione sessuale.
    Sesso libero e paranoie sul cibo: paradossi moderni - La Nuova Bussola Quotidiana

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    PROPAGANDA PER BAMBINI
    Arthur omo. Nozze fra maschi in un cartoon americano
    Per la prima volta, in una programmazione per bambini, si assiste ad un matrimonio omosessuale. Succede in una puntata di Arthur, cartone animato americano, trasmesso dalla rete pubblica Pbs, con picchi di 10 milioni di ascolti. Se finora si poteva parlare di propaganda ambigua destinata ai bambini, adesso è diventata esplicita.
    Nozze gay in Arthur
    Finora l’appoggio dei cartoni animati al mondo Lgbt era stato qualcosa di sostanzialmente ambiguo. Certo, è da tempo che, in particolare grazie alla Disney, nei cartoons hanno fatto la loro comparsa personaggi dagli atteggiamenti particolari, per cosi' dire, ma nulla di troppo esplicito, in fondo. Questo fino a pochi giorni fa, quando, nella programmazione per bambini, ha fatto la sua comparsa la celebrazione di un matrimonio omosessuale. Proprio cosi'. E’ successo in Arthur una serie basata sui libri di Marc Brown trasmessa in circa 80 Paesi (in Italia debutto' nel 1998 su Italia 1) e giunta alla ventiduesima serie.
    La puntata arcobaleno è andata in onda nei giorni scorsi su PBS Kids - quindi negli Usa, dove Arthur ha un seguito notevole, dato che si parla di picchi con 10 milioni di ascolti – ed ha visto il protagonista, Arthur Read, un’oritteropo antropomorfo, preoccupato insieme ai suoi compagni di classe per le sorti del signor Ratburn, il loro amato insegnante. Già, perché nella prima parte della puntata Arthur e amici maturano la convinzione che Ratburn sia intenzionato a convolare a nozze con un personaggio femminile decisamente orribile, che nella versione statunitense è doppiato dalla nota attrice Jane Lynch.
    Tutto cio' allarma enormemente gli alunni fino a quando essi, il giorno delle nozze, scoprono da un lato che la donna che temevano sposasse il loro insegnante in realtà ne è la sorella, e, dall’altro, che Ratburn sposa un suo simile di sesso maschile. Il colpo di scena è dunque duplice, anche se è chiaro come quello prevalente sia determinato dalle inattese nozze omosessuali del signor Ratburn. Un matrimonio che negli Usa sta alimentando molte polemiche, con i genitori preoccupati per un contenuto del genere in quello che, almeno in teoria, dovrebbe essere un prodotto per bambini.
    Per la verità non è la prima volta che Arthur strizza l’occhio al mondo Lgbt – già nel 2005, per dire, il migliore amico del protagonista incontro' un coetaneo con «due mamme» -, ma una scena tanto esplicita non si era francamente mai vista in nessun cartone animato, tanto meno cosi' popolare. Comprensibile, quindi, l’incredulità di tante famiglie americane che ora si interrogano non solo sull’effettiva innocenza dei cartoon, ma anche sulle tasse che pagano, parte delle quali serve per finanziare l’emittente PBS.
    Come c’era da aspettarsi, sulla stampa italiana di questo scandalo non si è trovato traccia. Figurarsi. Un motivo in più, allora, per rifletterci e soprattutto per invitare i genitori a smetterla di considerare i programmi per bambini come davvero adatti ai bambini. Come infatti il caso di Arthur dimostra, si tratta di un automatismo pericoloso, che non tiene conto di insidie presenti nei cartoons ormai da molti anni. Basti pensare a quanto accadde nel 1999, quando la Walt Disney Company annuncio' di aver ritirato 3,4 milioni di copie della videocassetta di Le avventure di Bianca e Bernie a causa di alcuni fotogrammi in cui, da un momento all’altro, compariva una donna in topless.
    Certo, da allora molto è cambiato, non solo perché difficilmente la PBS né i produttori di Arthur si scuseranno per il matrimonio gay mandato in onda, ma anche perché – a differenza di quanto accadde per Le avventure di Bianca e Bernie – stavolta la volontà propagandistica del cartoon è davvero palese, alla luce del sole. E sarebbe bello che anche nel mondo cattolico, dove da qualche tempo l’unica preoccupazione mediatica sembra incredibilmente diventata quella delle fake news, si riflettesse su queste, che sono vere e proprie propagande; dalle sembianze innocue ma nei fatti micidiali perché, come nei più feroci totalitarismi, prendono di mira i più innocenti e indifesi di tutti: i bambini.
    Arthur omo. Nozze fra maschi in un cartoon americano - La Nuova Bussola Quotidiana

    “Dante omofobo, via da scuola”, l’ultima crociata dei liberal
    A darne notizia è Libero, che spiega come Gerush92, “un gruppo per i diritti umani”, voglia depennare Dante Alighieri dai programmi scolastici perché nelle sue opere condanna i rapporti tra persone dello stesso sesso e mal sopporta l’Islam.
    Come scrive Pino Farinotti sul giornale diretto da Vittorio Feltri, Secondo Gerush92 i contenuti danteschi non sarebbero inalienabili, non aderirebbero ai tempi, non sarebbero politicamente corretti. L’auspicio è che l’opera venga rimossa, cominciando a depennarla dai programmi scolastici. Dante viene definito «offensivo e discriminatorio».
    L’Associazione liberal contro Dante Alighieri
    L’associazione, prosegue, «accusa poi il fiorentino di non amare l’Islam. Oggi toccare l’Islam rappresenta un pericolo mediatico e anche politico. Sappiamo.
    Ma nella sua epoca Dante attraversò una vicenda di una certa importanza, le Crociate, esattamente l’ottava, intrapresa per proteggere i cristiani in Siria. La scarsa simpatia per Maometto aveva una sua giustificazione. Dante sarebbe anche omofobo. La colpa sta nel dirlo naturalmente. Il poeta non aveva paura di esprimere quello che oggi è il “politicamente scorretto” appunto».
    https://www.agerecontra.it/2019/05/d...a-dei-liberal/

    TRENTA TRASFORMA LA PARATA DEL 2 GIUGNO NEL GAYPRIDE
    Se Conte toglie i fucili a cinque militari, inviandoli nelle retrovie a parlare di pace.
    La ministro della Difesa taglia loro le palle. Per la Festa del 2 Giugno la grillina Elisabetta Trenta ha infatti comunicato in una nota che il tema sarà l'”inclusione, per evidenziare la volontà di non lasciare indietro nessuno, di combattere contro le emarginazioni sociali. Un segno di attenzione agli ultimi per un evento che ha di per sé un carattere inclusivo proprio perché si svolge in occasione della Festa della Repubblica, ricorrenza che unisce tutti gli Italiani”.
    I soldati fanno la guerra, Trenta. Difendono i confini. Non sono crocerossine. La parata del 2 giugno non è, per ora, un gay pride.
    https://voxnews.info/2019/05/17/fest...a-linclusione/

    Pornografia: veicolo di Sovversione
    “La tua voce come il coro delle Sirene di Ulisse mi incatena” (Il sentimiento nuevo, Franco Battiato)
    Anestetizzati, fiacchi, insoddisfatti e schiavi: la Pornografia a tutte le ore, in ogni luogo e in ogni pensiero, trasforma gli uomini d’oggi in palloni sgonfi e passivi, alla mercé dei calci di ‘chi muove i fili del mondo’.
    Cosi', soddisfacendo le voglie del basso ventre dell’uomo, creando nuovi bisogni ‘sessuali’ e nuove perversioni ‘all’avanguardia’, il Nemico depotenzia l’uomo, privandolo della sua lucidità, del dominio sui propri istinti e, anche e soprattutto, della sana forza erotica che la polarità sessuale sprigiona. Dunque, non è un discorso moralista, bensi' una sentenza nuda e cruda: la Pornografia ha evirato e continua ad evirare l’uomo. Nel corpo, perché lo sfianca e lo lascia inerte e sonnolente. Nell’anima, perché ne depotenzia la carica attiva e lo insozza di immagini avvilenti.
    Le dimensioni del mostro-porno
    Qualche numero – si', spaventoso – ci aiuta a inquadrare la questione: 1. il fatturato annuo del mercato della Pornografia si aggira intorno ai cento miliardi di dollari; 2. nel 2016, Porn-hub, leader del porno-streaming, ha riprodotto l’equivalente di più di cinque secoli di video porno, ovvero circa centonovantuno milioni di giorni; 3. negli USA, tra il 2017 e il 2018, in soli tre mesi, cinque porno-star si sono suicidate, ponendo fine ad una vita ormai fatta di tristezza, depressione e psicofarmaci. Ed a tutto cio', come se non bastasse, va aggiunto l’utilizzo “pubblicitario” che viene fatto del sesso: il commercio, infatti, fa leva sulle pulsioni sessuali e non a caso, per vendere bene un prodotto, quasi sempre, si fa uso (perché di questo si tratta e non è improprio pensare a certe modelle come le ‘mercenarie del sesso virtuale ed immaginario’) di una bella ragazza che ammicca e convince. In televisione, sui cartelloni stradali, sull’i-phone, il richiamo al sesso è ovunque e alla portata di tutti. O almeno cosi' fanno credere.
    Pornografia, quella ‘giusta’
    Tuttavia la pornografia strictu sensu esiste da sempre, strettamente legata alla prostituzione che nasce, probabilmente, insieme al mondo stesso. Etimologicamente, significa “immagine di una prostituta”, anche se appare impossibile paragonare le antiche “immagini promozionali” allo squallore della pornografia industriale contemporanea. Infatti, in un contesto tradizionale, in cui nulla viene escluso e tutto è ricompreso e collocato nel giusto posto, la pornografia appariva tollerabile persino ai Santi Agostino e Tommaso d’Aquino[«Ecco perché S. Agostino dice che la meretrice nel mondo fa quello che la sentina fa nel mare, o la fogna nel palazzo: “Togli la fogna e riempirai di fetore il palazzo”, e analogamente si dice della sentina. “Togli le meretrici dal mondo, e lo riempirai di sodomia”. E per tale motivo lo stesso S. Agostino nel tredicesimo libro del De civitate Dei dice, che “la città terrena ha reso lecita turpitudine l’uso delle meretrici”» S. Tommaso d’Aquino, De Regimine Principum (IV, c. 14).], vista la funzione sociale di argine e sfogo delle pulsioni più basse. Al contrario, il “porno contemporaneo” è un mero veicolo di influenze sovversive, oltre che uno squallido rifugio per colui che è inadeguato ad affrontare se stesso e, conseguentemente, il mondo.
    E' un attacco al Simbolo
    E' difficile per l’uomo della strada – che spesso coincide con il fruitore seriale di ‘pornazzi’ – comprendere che la pornografia attacca l’uomo sul piano simbolico e sacrale, propugnando il modello della donna oggetto e di plastica e dell’uomo arrapato, a discapito di quella armoniosa (e divina). Infatti, la sessualità umana, nella sua accezione normale, è l’immagine fisica della polarità generativa del principio maschile e di quello femminile o, in maniera forse più “brutale”, ma altrettanto vera, è l’incontro tra due realtà complementari in un’unione che è allo stesso tempo sintesi tra amore e guerra, Venere e Marte. Brevemente, la sessualità, nelle sue accezioni più profonde, rimanda a qualcosa di altro, è immagine di cio' che è in Alto, in tutta la sua potenza (basti pensare al mito platonico dell’androgino).
    Da un lato la sessualità e il sesso, dall’altro il porno che, invece, distorce, prima di tutto, la bellezza e la magia della donna: non si è più attratti dal bello, di cui la donna è l’immagine personificata, ma si è attratti dallo sporco e dal volgare, dall’atteggiamento spudorato della strappona di turno che, nella supercombo tette-culo-disinibizione, preannuncia la possibilità di ‘farci qualsiasi cosa’.
    Il porno ti porta fuori dalla vita e fuori da te
    La finzione pornografica, come tutto cio' che è sovversione, non inventa nulla, ma parodizza e insozza cio' di cui la radice spirituale è lampante, rappresentandola in maniera pirotecnica, falsa, sgraziata, carnale e bulimica. Inoltre, ogni immagine eccessiva, come quelle pornografiche, si sedimenta nella coscienza di chi ne fruisce, riemergendo nei più profondi momenti interiori, contrastando la concentrazione, la meditazione, la preghiera. Dunque, anche sul piano esistenziale, l’uso (che è sempre abuso) della pornografia, copre, con le sue immagini, la vista dell’uomo sulla sua radice luminosa, intima e profonda, lo corrode dall’interno, sollecitandone gli strati e gli istinti più bassi, su cui fa leva.
    La droga del porno
    Il porno, al pari dell’horror (suo fratello), rivela tutto, apre porte che, erroneamente, si ritengono innocue, sia sul piano personale, sia su quello sociale. Tale miscuglio di comodità, pigrizia, sensazioni prêt-à-porter, immedesimazione in quelle immagini, dà l’illusione dell’auto-soddisfazione che, come droga, crea dipendenza. E proprio come in una dipendenza, infatti, al termine dello spasimo, si piomba in un assaggio di depressione per lo squallore del momento spremuto; senza tuttavia riuscire pero', poi, a controllare l’impulso successivo, in un effetto di assuefazione.
    Si rimane agiti dalle ‘forze’ che in noi sono state risvegliate, senza riuscire più a gestirle. Infatti, moltissime persone si lasciano accompagnare dalla pornografia e dall’auto-erotismo per tutta la loro vita.
    Per ‘affrontare’ una donna
    Quanti uomini conosciamo che non sanno approcciare una donna, che si sentono inadeguati al rapporto con una donna e si rifugiano nello ‘stare da soli’, senza mettersi in gioco sul piano della conquista? Cosi' il porno è rifugio disordinato dalla vera sessualità, una facile soluzione. Di fronte a una donna, l’uomo si trova a dover affrontare i propri limiti, a imparare a gestire quel turbine di attrazioni e pulsioni che affiorano quando si trova di fronte a colei da cui si sente attratto. La conquista di una donna è in primis la conquista di se stessi.
    Pertanto, la fuga nell’edonismo spicciolo della pornografia è una fuga dall’affrontarsi, rimanendo sempre più inermi di fronte alle problematiche della (sana) sessualità. Cosi', l’incapacità dell’uomo di gestirsi, di dominarsi di fronte a una donna si traduce, di conseguenza, in una sempre maggiore incapacità di gestire i rapporti affettivi; da cui consegue, anche, la crescente denatalità (insieme, comunque, a ben altre concause): è evidente che l’industrializzazione della pornografia abbia alimentato tutti i processi sovversivi moderni legati alla sessualità.
    Danni collaterali: le perversioni
    E il porno, ovviamente, porta con sé tanti danni collaterali. Gli eccessi banali e scontati della pornografia hanno corroborato – insieme ad altre cause – la crisi della famiglia e della natalità, aprendo l’immaginario a ogni perversione, alzandone sempre di più l’asticella, dando a uomini e donne l’illusione che una sana vita sessuale sia monotona e ‘ordinaria’, inaugurando inarrestabili corse verso le cose più strane e contro natura. Infatti, le perversioni sempre più ‘stravaganti’ spingono sempre un po’ più in là – in basso – l’immaginazione, dunque la voglia del ‘fruitore di porno’, dimodoché nel sesso non ci si accontenta più di una ‘banale’ prestazione, bensi' si va alla ricerca delle stesse performance del video visto poco tempo prima, chiedendo sempre di più… e soddisfandosi sempre meno. Mondi sessuali un tempo impensabili ora sono raggiungibili da tutti… in nome del piacere e dell’“ammmore libbero”.
    Uomo vero contro il falso del porno
    Dunque, come reagire? Il militante della Tradizione, che è conscio della sua natura e della sua missione, è consapevole anche delle energie alla base della sessualità. Non le consuma (e non si consuma), ma le disciplina. Conscio del fatto che la sessualità è apertura e forza vitale per eccellenza, quando si apre è cauto, quando vive è attento, quando si dona lo fa consapevolmente. Dunque, da una parte tiene a bada e a distanza il porno, che ne frusta e ne smorza la potenza, mentre dall’altra assume un atteggiamento lucido e gerarchico di fronte al sesso: lo mette al suo posto, gli dà la giusta importanza, non lo esclude e non lo reprime, ma non lo mette nemmeno al centro della propria esistenza. Lo vive con passione e partecipazione da un lato e con consapevolezza e lucidità dall’altro, facendo proprio l’atteggiamento di chi è conscio del fatto che ogni aspetto della propria vita va vissuto in maniera armonica ai Principi. Da qui si comprende la disciplina imposta, in ogni tradizione, nell’ambito della sessualità.
    Anche in questo campo, quindi, non si deve soccombere, al fine di riappropriarsi di se stessi. E per fare cio', prima di tutto, è necessario essere consapevoli che viviamo in un mondo in cui le pulsioni più elementari, invece che orientate verso l’Alto e trasfigurate, sono scatenate e utilizzate a uso e consumo dalle élites dominanti: per privare l’uomo di ogni prospettiva superiore, per distruggere le ultime strutture tradizionali e per finalità pubblicitarie e di mercato. Consapevolezza che deve costituire il presupposto fondamentale per il necessario e consequenziale retto agire.
    Ancora una volta, la scelta rivoluzionaria è quella guerriera di chi affronta se stesso, è la scelta di dare una forma all’azione. Solo cosi' tutto cio' che è in ordine fuori di noi sarà espressione di quel che già è in Ordine dentro di noi.
    “…la civiltà nuova volge verso il livellamento, verso l’informe, verso uno stadio che invero non sta al di là, ma al di qua dell’individuazione e della differenza dei sessi” (Rivolta contro il mondo moderno, Julius Evola)
    http://www.azionetradizionale.com/20...-il-dispaccio/

    PEDOFILIA
    Se il Comitato dei Ministri UE approva la pedofilia
    Nel 2010 il Comitato dei Ministri d'Europa emana una Raccomandazione “sulle misure dirette a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere”.
    Questa raccomandazione finisce come appendice nel famigerato documento “Strategia nazionale LGBT 2013-2015”, dell’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziali che fa capo al Dipartimento Pari Opportunità del governo italiano.
    La Raccomandazione si compone anche di un Allegato. Al punto IV, 18 dell’Allegato che si trova alla pagina 56 del documento dell’Unar si puo' leggere che “Gli Stati membri dovrebbero assicurare l’abrogazione di qualsiasi legislazione discriminatoria ai sensi della quale sia considerato reato penale il rapporto sessuale tra adulti consenzienti dello stesso sesso, ivi comprese le disposizioni che stabiliscono una distinzione tra l’età del consenso per gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso e tra eterosessuali”. Si tratta di una esplicita apertura alla pedofilia.
    Se il Comitato dei Ministri UE approva la pedofilia - La Nuova Bussola Quotidiana

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Meluzzi su scosse elettriche ai bambini: “Il buonismo della sinistra genera mostri”
    E’ emerso un orrore senza fine dalle indagini della procura di Reggio Emilia, che hanno portato all’arresto di 18 persone (tra cui il sindaco dem di Bibbiano Andrea Carletti) e rivelato l’esistenza di un business da centinaia di migliaia di euro basato sull’affidamento di minori allontanati pretestuosamente dalle famiglie naturali; un pozzo di disumanità e menzogne in cui i minori subivano freddi e sistematici abusati, i loro ricordi “riprogrammati” con scosse elettriche per poterli strappare ai genitori naturali, e ogni tentativo di questi ultimi di entrare in contatto coi propri figli, scoraggiato. Abbiamo chiesto al professor Alessandro Meluzzi, psichiatra, criminologo, scrittore e collaboratore della versione cartacea della nostra testata, una sua opinione sulla vicenda.
    Nella civile e democratica Emilia si è scoperchiato un vaso di Pandora di abusi e atrocità che vedono come protagonisti un sindaco Pd, servizi sociali e una Onlus. Pensiamo anche allo scandalo degli abusi di Oxfam e Save the Children nei Paesi del terzo mondo, o ai casi di mobbing di Amnesty International. Progressismo, diritti, #restiamoumani, e poi? Cosa succede nella mente di queste persone?
    Io l’ho sempre detto: il buonismo è il contrario della bontà, per due ordini di ragioni. La prima è per cosi' dire “veniale”, legata al fatto che il buonismo, diversamente dalla bontà, esclude — nel nome della morale e delle buone intenzioni di cui sono lastricate le vie dell’inferno — l’etica delle responsabilità. Ogni azione compiuta, cioè, comporta delle conseguenze. Quindi se io immetto delle risorse in una direzione, inevitabilmente le sottraggo a un’altra, per cui devo fare un calcolo equo di cosa è giusto, evitando di inseguire follemente il «migliore dei mondi possibili» e l’utopia. La seconda è che dietro il buonismo si nasconde anche un’ipocrisia da farisei, per cui queste persone, vivendo in un mondo fatto di grandi ideali e di porcissimi comodi, nascondono dietro l’esibizione vanagloriosa di grandi sentimenti gli abissi più profondi della natura dell’animo umano, intrisi di corruzione, di male, di false verità con le quali non osa neppure misurarsi perché ha un’immagine totalmente falsa del proprio Io ideale e del Super-io ideologico. Si tratta quindi di persone pericolosissime, che come nei tempi terribili del socialismo reale e di tutte le dittature giacobine esprimono il peggio della natura umana. E' l’esibizione della luce da dentro un’abisso di fogna. Come disse Gesù dei farisei “sepolcri imbiancati, dipinti di bianco di fuori ma dentro pieni di putridume e di ossa di morto”.
    Quali saranno le conseguenze a livello psichico per i minori vittime di quegli abusi?
    Gravissime e irreversibili.
    La cronaca è punteggiata di casi in cui le istituzioni e gli organismi che dovrebbero prendersi cura dei più deboli finiscono poi per rivelarsi il vero problema. Pamela che si allontana da una comunità senza alcun apparente ostacolo e senza sorveglianza, le relazioni mendaci dei servizi sociali nel caso di Reggio Emilia. Ritiene che ci sia un problema con i controlli su queste istituzioni e sul potere che esse esercitano?
    Non solo. C’è anche una complicità, che andrà indagata, di molti tribunali e di molte procure dei minori, che hanno agito in sinergia perfetta con queste onlus di psicologici falliti, di giudici onorari, di assistenti sociali collusi col mercato dei minori da dare in adozione o in affido a cooperative sociali – le stesse, peraltro, che si sono dedicate al lucrosissimo mercato dei migranti. Questi business sono stati finanziati in maniera enorme dal mondo del buonismo, in una dimensione basata sull’esibizione fasulla di grandi sentimenti, quindi speriamo che l’esito positivo di queste indagini sia uno scacco mortale a questa visione di welfare ricco, pingue e gestito da delinquenti mascherati da santi.
    Ritiene che questo aldilà dei necessari accertamenti giudiziari siano un caso isolato o ritiene che potrebbero essercene altri magari dettati da un certo modo di intendere il ruolo dei servizi sociali?
    C’è una pentola d’infamia da scoperchiare e mi auguro che verrà fatto fino in fondo. L’esperienza toscana del Forteto è stata solamente la punta dell’iceberg di questo mondo di oscenità, che ha come base una cultura e un’ideologia catto-marxista. Quando il partito comunista ha cancellato Marx e quando la Chiesa cattolica ha rinunciato a Gesù Cristo è nato il cattocomunismo, una miscela oscena di una chiesa senza Dio e di un Partito comunista senza classe operaia, dedicato soltanto alle false opere di bene, le false solidarietà e le false libertà, perché alla fine hanno pensato – in questo mondo ben pilotato dalla finanza internazionale di Soros & co. – che l’unica libertà che debba esserci fosse quella di andare in giro a culo nudo. Io, da perito e consulente di parte, da una trentina d’anni sto affrontando molti di questi casi nei tribunali della Repubblica. Con alcune di queste Onlus e alcuni di questi personaggi mi sono misurato e scontrato in storie che potete trovare nelle cronache giudiziarie italiane. Sono felice che tutto questo stia venendo allo scoperto, perché denuncio queste false verità da anni e finalmente si sta realizzando la frase «il diavolo fa le pentole ma non i coperchi». Sto seguendo proprio in questo momento il caso una coppia di Reggio Emilia a cui è stata sottratta prima la figlia maggiore, una bimba di nove anni data poi in affido, e poche settimane fa è stato il turno della bimba di un anno e mezzo. Questo per dire che non conosco il problema soltanto da vicino, ma proprio dal suo interno.
    https://www.ilprimatonazionale.it/cr...2DHiynmLfUetWU

    “Io accusato di omofobia per togliermi il figlio e darlo a una coppia gay”
    "Mi dissero che io ero omofobo. E che dovevo cominciare ad abituarmi alle relazioni di genere"
    Costanza Tosi
    Da un lato bambini traumatizzati, plagiati dagli psicologi e strappati dall'affetto dei loro cari.
    Dall'altro i loro genitori che non si danno pace. Tutte vittime di una rete di donne e uomini disposti a tutto, come si legge nelle carte dell'inchiesta "Angeli e demoni".
    Ma non solo. Incontriamo un uomo - che ci chiede di restare anonimo e che chiameremo Michele - che inizia a parlarci. La sua odissea inizia nel 2017, quando gli vengono strappati i figli per darli in adozione a una coppia gay. Tutto inizia con una denuncia per maltrattamenti (adesso archiviata dal tribunale di Reggio Emilia) fatta dalla sua ex moglie. I servizi sociali della Val D'Enza cominciano a monitorare la famiglia, come ci racconta lo stesso uomo: "Venivano a controllare in continuazione. Mi contestavano che la casa non fosse idonea a far vivere i miei figli. Mi hanno detto che la camera dei bambini era troppo pulita, quasi che loro non avessero mai dormito in quella stanza. I giocattoli erano riposti nell'armadio e anche questo a loro non tornava. Cercavano sempre delle scuse, a volte banali".
    Ispezioni assidue e incontri continui. Gli assistenti stilavano lunghe relazioni, spesso fantasiose, secondo Michele. Relazioni che pero' non corrispondevano alla realtà dei fatti in qunato falsificavano gli eventi. Tra le righe delle relazioni infatti ci sarebbero racconti di fatti che pero' non sarebbero mai avvenuti. Mese dopo mese, anzi, i servizi sociali aggiungevano ulteriori dettagli per creare la figura del "papà cattivo", un pretesto - per gli inquirenti - per togliere i bambini al genitore e affidarli alla madre che, dopo essere andata via di casa, viveva con la sua nuova compagna. Michele doveva quindi diventare l’orco cattivo, il padre violento sia con i figli che con la moglie.
    “Un giorno - racconta Michele a ilGiornale.it - mentre mi stava per salutare, mio figlio ha iniziato a piangere perché non voleva andare con la madre. Io non riuscivo a capire, ma siamo riusciti a calmarlo e tutto si è sistemato. Poi è andato via con lei". Ma non solo. Poco dopo Michele scopre dei dettagli agghiaccianti, nelle relazioni dei servizi sociali: "Scopro che Beatrice Benati, che aveva redatto la relazione, nel raccontare i fatti scriveva: 'I bambini si riferivano al padre, insultandolo'. Li' ho capito che c’era qualcosa di strano. Perché avrebbero dovuto scrivere una cosa per un'altra? A che scopo? Ancora oggi me lo chiedo".
    Il 15 giugno del 2018 Michele viene convocato dagli assistenti sociali. Incontra Federica Anghinolfi e Beatrice Benati (oggi agli arresti domiciliari) che gli comunicano che non potrà più vedere i suoi figli se non “in forma protetta una volta ogni 21 giorni.”
    La motivazione? "Lei è omofobo!", gli spiega la Anghinolfi, responsabile dei servizi sociali, e attivista Lgbt. "Io ero sconvolto, non volevo crederci - spiega Michele- Chiesi spiegazioni e mi dissero che io ero omofobo. E che dovevo cominciare ad abituarmi alle relazioni di genere". Adesso, dopo un anno, Michele pensa solo ai suoi figli, soprattutto al più piccolo. A causa delle pressioni psicologiche e dei traumi subiti durante il percorso di allontanamento dal padre ora il bambino soffre di problemi psichici. "Sta soffrendo molto, questa situazione lo sta distruggendo e io ho le mani legate. Ha degli atteggiamenti preoccupanti, me lo hanno detto anche le insegnati di scuola - sospira Michele, che fa fatica a parlare e ha la voce rotta dal dispiacere - Dice spesso che non sa che farsene della sua vita, che vuole morire". Sono questi i pensieri di un bambino allontanato dalla propria famiglia. Pensieri che nessuno dovrebbe mai fare. Soprattutto un bambino.
    ?Io accusato di omofobia per togliermi il figlio e darlo a una coppia gay? - IlGiornale.it

    Affidi illeciti Reggio Emilia, non solo soldi ma ideologia LGBT dietro menzogne e violenza
    Sembra di sprofondare ogni giorno di più nell’inferno, mentre emergono nuovi disgustosi profili della vicenda di cui ci siamo occupati qui e qui, ravvisando notevoli paralleli con l’agghiacciante storia (di quasi trent’anni prima, ma c’è una orribile costante) che avevamo raccontato qui.
    Oggi è l’insospettabile Corriere della Sera a riportare:
    A interrogare la bambina tolta ai genitori naturali e affidata a una coppia di donne, nell’ottobre scorso, c’erano le due nuove mamme…
    …un attimo: DUE MAMME? Cioè la bambina vittima presunta di abusi è stata affidata a due lesbiche? Proseguiamo.
    …e la psicoterapeuta Nadia Bolognini, che poneva le domande. La bambina, che chiameremo A., si lamentava di non avere più visto il padre, e la dottoressa le dice: «Ma non ti ricordi che hai detto che non lo volevi più rivedere?» A.: «Non ho detto questo». Le due donne affidatarie intervengono per sostenere il contrario, ma A. insiste: «Io non ho detto che non volevo vederlo». Il confronto va avanti a lungo, con le adulte impegnate a far «confessare» la bambina e A. che resiste. Anzi, spiega che le piacerebbe reincontrare i veri genitori: «Ogni tanto mi capita di piangere perché mi mancavano gli abbracci del papà…». Più la Bolognini prova a stimolare la memoria di A.: «Avevi paura che ti facessero del male… Me lo hai detto, ti ricordi?». Ma A. non ricorda: «Quando?». E' solo uno dei colloqui intercettati dai carabinieri e utilizzati dal giudice per dimostrare le pressioni e manipolazioni delle parole dei minorenni tolti alle famiglie d’origine. Una delle più innocenti, che serve al giudice per definire «destituita di fondamento e quindi certamente falsa», la paura di A. nei confronti del padre.
    In un’altra circostanza una psicologa del servizio di neuropsichiatria infantile della Asl di Montecchio Emilia riferisce che la bambina B. le ha confidato che l’ex convivente della madre a cui era stata sottratta la toccava nelle parti intime. A corredo della relazione allega due disegni: uno certamente fatto da B., di un uomo con la barba e senza mani; un altro in cui lo stesso uomo era «accanto a un’altra figura, con le proprie mani allungate all’altezza della zona genitale della citata seconda figura». Un’aggiunta, secondo l’accusa, fatta «personalmente» dalla psicologa per avvalorare quanto affermato nella relazione. Le conclusioni a cui sono giunti i magistrati al termine della prima fase di un’inchiesta complessa e complicata, dove le testimonianze dei bambini (già di per sé materia delicata), s’intrecciano con il lavoro di assistenti sociali, psicologici e affini (che pure è sempre di non facile valutazione) coincidono con quelle del perito incaricato di valutare gli interrogatori a cui fu sottoposta A.: «La bambina è considerata vittima di abusi senza che vi sia riscontro giudiziario di cio' e interferendo, quindi, con gli accertamenti di tale evenienza. Sono presenti significative e pericolose induzioni, suggestioni e condizionamenti che possono interferire significativamente con la rappresentazione mentale degli eventi, contribuendo quindi al rischio di falsi ricordi ma anche quelli al contesto familiare d’origine».
    Il movente – oltre che economico attraverso incarichi, sussidi e pagamenti di rette – sarebbe secondo l’accusa anche «ideologico», a vantaggio di «scelte terapeutiche favorenti psicologi privati ai danni del servizio pubblico». Di una delle persone arrestate, la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell’Unione Comuni Val D’Enza Federica Anghinolfi, omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni…
    …aspetta, quella che diceva che gli abusi nascevano nella famiglia patriarcale che si riteneva padrona dei figli? si', proprio lei: leggete qui! Si vede che, per questa luminare, è abuso solo se dei genitori si disperano per riavere i propri figli, mentre se è una coppia di pervertite a volerglielo strappare per scimmiottare una fecondità che mai avranno, è tutto ok. Ci pare di sentire echi della vicenda Forteto, a voi no? Potete confrontare qui e qui. Proseguiamo.
    …il giudice scrive che sono «la sua stessa condizione personale e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la “causa” dell’abuso da dimostrarsi “ad ogni costo”». Nell’antologia dei casi analizzati dal giudice ci sono accuse di maltrattamenti nei confronti dei minorenni affidati alle nuove famiglie, o quelle accuse rivolte al padre naturale di C. – un altro bambino sottratto alla famiglia d’origine – di avere abusato sessualmente del figlio, nonostante l’indagine penale su quel vecchio fatto fosse stata archiviata. Ci sono le descrizioni di falsa indigenza e abbandono utilizzate come motivo per portare via i minorenni, come le denunce attribuite a una madre senza pero' dare conto dei disturbi mentali della donna. E c’è l’accusa di violenza privata rivolta alla dottoressa Bolognini (anche lei arrestata) per l’utilizzo della «magica macchinetta dei ricordi», una congegno «a impulsi elettromagnetici con cavi che la minore doveva tenere tra le mani», presentato come uno strumento utile e rievocare «le cose brutte» vissute in precedenza. Utile ad aprire «lo scatolone del passato e la cantina», senza fidarsi «delle persone che dicono di volerti bene».
    Il giudice ipotizza che sulle condotte dell’indagata pesino problemi personali passati e presenti, addebitando ad essi una «insofferenza riversata in una rabbia repressa sfociata negli atteggiamenti con i minori». Tra questi c’è «l’uso degli elettrodi per indurli a ricordare abusi solo sospettati, e di cui non si potrà ormai più sapere se siano avvenuti o meno, attraverso la inquietante “macchinetta dei ricordi”».
    Avete capito? Questi odiano l’umanità a tal punto da voler rendere impossibile accertare se una violenza è avvenuta o no. Il passato di questi bambini, se non il loro presente, viene distrutto. Se non è Satana questo.
    Agli arresti è finito anche il marito della Bolognini, Claudio Foti, altro psicoterapeuta accusato di «modalità suggestive e suggerenti» nelle domande rivolte a D. per farle confessare presunte violenze sessuali subite dal padre. L’obiettivo, per gli inquirenti, era sempre lo stesso: «Costruire un’avversione psicologica dei minori per la famiglia di origine». E gli indagati lo perseguivano attraverso una «percezione della realtà e della propria funzione totalmente pervertita e asservita al perseguimento di obiettivi ideologici non imparziali».
    …Ma il problema è certamente l’omofobia. Dall’orrore è tutto, linea allo studio.
    https://www.radiospada.org/2019/06/a...kaJYO1kOVTc_vM

    Noemi, Gomorra e il male: la consapevolezza che manca
    Lotta tra la vita e la morte la piccola Noemi, ferita per errore nel corso di una sparatoria. Si puo' dire che ci sarà una vera presa di coscienza dei napoletani solo quando gli autori di crimini del genere verranno chiamati come meritano: assassini. A cio' si aggiunge un problema culturale più ampio, evidente in serie tv come Gomorra, dove il male prevale e si creano falsi miti.
    Caro direttore,
    mentre scrivo, ancora non si sa quale sarà la sorte della povera bimba accidentalmente ferita nel corso di una delle tante sparatorie che funestano il rinascimento - parola impudica del signor sindaco della città, campione del mondo di faccia tosta - napoletano. Qualche settimana prima, un altro bimbo ha concretamente rischiato d’essere colpito, in un diverso e periferico quartiere della città, in occasione d’un’altra sparatoria. E sarebbe interessante sentire l’opinione del parroco della chiesa, nei cui pressi si è per l’ennesima volta sparato, sullo stato di abbandono istituzionale, supplito solo dalla comunità ecclesiale, in cui versa quel pezzo della città. Nel corso degli ultimi anni, i bambini vittime innocenti di questo clima bellico che imperversa nella mia città sono venticinque. Trentasei se si contano anche gli adolescenti tra i dodici e i diciotto anni.
    Per la piccolissima Noemi sembra essere in atto una mobilitazione delle coscienze, tra cortei e striscioni al San Paolo. Eppero' mi concedo qualche motivo di perplessità. Anni fa, un ragazzo fu ucciso da un colpo di pistola esploso da un esponente delle forze dell’ordine nel corso di un inseguimento. Non mi esprimo sull’aspetto giudiziario della vicenda: per deformazione professionale sono abituato a ragionare solo sugli atti completi di un processo, certo non sulle cronache giornalistiche dalle aule di tribunale. Pero' ricordo bene, in quanto documentata in video, la rabbia dei genitori, dei congiunti, degli amici della povera vittima, espressa con invettive e manifestazioni di protesta per le strade della città contro gli uomini e le sedi della forza pubblica. Questo per lungo tempo e con toni a dir poco violenti, proseguiti con presidi davanti al tribunale nei giorni d’udienza del processo che ne scaturi'.
    Ebbene, credero' a un’autentica presa di coscienza nella mia città quando con la stessa veemenza e con gli stessi termini si protesterà contro gli autori di crimini come quelli di cui sono stati vittime decine d’innocenti, come la bimba che oggi lotta tra la vita e la morte. Cioè, se e quando parenti, amici, delle vittime estranee alle logiche criminali, insieme con semplici cittadini, si recheranno sotto le abitazioni, a tutti note (ovviamente non di una notorietà utilizzabile nei processi penali), degli assassini e dei loro mandanti, anch’essi a tutti noti, e diranno loro quello che va loro detto, semplicemente «assassini», cosi' isolandoli e mostrando che non possono godere più di alcuna copertura sociale, allora mi sembrerà di poter parlare di autentica presa di coscienza.
    Intanto, il giorno stesso del terribile agguato, si concludeva la quarta serie di Gomorra. Ovviamente, imputare ad essa, anche solo in quota, la responsabilità dell’accaduto, sarebbe superficiale e semplicistico. Gli effetti culturali, morali e sociologici d’una serie televisiva - come di tutta una produzione cinematografica e televisiva che, soprattutto dal Sessantotto in poi, si propone di «demistificare» la narrazione valoriale e sociale tradizionale, direi normale - si misureranno negli anni.
    L’happy end - o per dirlo meglio nella nostra bella lingua, il lieto fine - aveva una dimensione pedagogica non trascurabile. E questo deve dirsi non solo del cinema americano; non solo del cinema italiano dei drammoni nazionalpopolari, i cosiddetti «strappalacrime», come quelli interpretati da Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson; non solo delle commedie e nei drammi classici o dello stesso Eduardo De Filippo, e persino della folkloristica sceneggiata, rappresentati sui palcoscenici di tutto il mondo. Ma va detto d’ogni umano sforzo rappresentativo e narrativo della vita e delle sue vicende, storiche o a-storiche che fossero e che siano. E cio' fin dalla tragedia greca, dall’epica, classica e medievale (cioè a dire cristiana), e dalla stessa fiaba.
    Prima, ad ogni termine, bene e male erano perfettamente riconoscibili; i buoni si distinguevano dai cattivi, la cui sorte era segnata; e la giustizia, se non proprio trionfava, s’intravvedeva all’orizzonte, magari oltre quello temporale. Naturalmente, questo non ha risolto, perché in fondo irrisolvibile, la questione del male. Ma ha aiutato ad arginarlo. Il bene deve prevalere. Il positivo dev’essere ben visibile e non equivocabile; il male deve apparire non solo nel suo luridume, ma dev’essere in ultima analisi perdente e infelicitante per gli stessi cattivi; protervia e malvagità devono essere punite, come saranno punite immancabilmente alla fine.
    Si è detto e si dice che il lieto fine fosse, come la religione, una sorta di oppio dei popoli. Che serviva ai potenti per assopire le genti con una falsa rappresentazione dolciastra della vita, distogliendo il loro sguardo dalle ingiustizie sociali e quindi anestetizzandone nella rassegnazione la ribellione rivoluzionaria. Si sostiene quindi che invece va mostrata la realtà, senza pre-giudizi moralistici, senza tabù, strizzando - e qualcosa di più - l’occhio all’indecente, al violento, al sordido, ai liquami dell’esistenza, al turpe, alla sporcizia, al brutto, alle perversioni e alle degenerazioni morali, portati in scena con morboso compiacimento. Ora, io credo che, in realtà, nessuno si sia mai illuso, leggendo i Promessi sposi, che i don Rodrigo non avrebbero mai raggiunto i propri nefandi intenti e che l’Innominato di turno si sarebbe puntualmente convertito. Molti pero' si sono identificati nei buoni e si sono sforzati d’imitarli; per converso, gli stessi hanno cercato d’evitare di fare come i cattivi.
    La realtà è certo diversa dalla fiaba, ma - e senza scomodare la poetica platonica e aristotelica - la fiaba serve per darle un orientamento migliore, a indirizzarla al bene, a correggerla. In altri termini, a educarla. E non ideologicamente, ma ai principi d’immediata evidenza, di senso comune, della legge e della morale naturali, per cui il buono non è una figura artificiosa e propagandistica, e il cattivo è tale perché vi'ola i comandamenti della legge di Dio, ch’è anzitutto di evidenza razionale.
    Qual è invece la pedagogia di cose come Gomorra, o Romanzo criminale, etc.? I cattivi rimangono in sella e, se sono disarcionati, è solo da cattivi più cattivi di loro, o più furbi di loro. La polizia è assente, e cosi' i tribunali, quando non corrotti e «a disposizione». In un irrealismo totale - per tacere di certe condotte criminali, che temo Gomorra et similia potrebbero ispirare, ma per ora del tutto assenti dalle prassi delinquenziali, come il parricidio o il bambinicidio intenzionale -, i malviventi sono sempre liberi. Girano costantemente armati, ma non incappano mai in un posto di blocco (io invece si').
    Invece, in realtà, quando si scatenano faide stragistiche e continue, nel giro d’un paio d’anni - è cronaca - le cosche coinvolte vengono sgominate e le condanne ad ergastoli cosiddetti ostativi, cioè quando il «fine pena» è giustamente davvero «mai», fioccano. Certo, ci sarebbe molto da dire sulle lunghe latitanze. Pero', quando si ritiene superato - magari con una soglia troppo alta - il segno, vedi Capaci, anche i Riina vengono finalmente destinati a morire in carcere.
    Tutto questo in Gomorra è assente (senza illudersi che una presenza possa essere risolutiva, ma è meglio buttare acqua sul fuoco, invece che benzina). E checché ne dica Saviano, Cicero pro portafoglio suo, la di essa pedagogia del nulla contribuirà a creare falsi miti, corromperà, soprattutto gli adolescenti e, essa si', indurrà rassegnazione al male, e quindi consenso ad esso, perché in queste narrative solo i furbi più furbi, i cattivi più cattivi, hanno qualche possibilità. Il resto, nessuna.
    E allora non mancherà, come non manca ad onta degli sforzi repressivi, il ricambio malavitoso. Anche perché l’età d’accesso al cosiddetto «sistema», ovvero all’anarchia criminale, si abbassa e si abbasserà sempre di più. Proprio per effetto di mitologie perverse e per una globale crisi educativa, che portano alla formazione, in ogni dove, delle bande giovanili, feroci e nichiliste, anche rispetto agli scopi tipici della malavita.
    Noemi, Gomorra e il male: la consapevolezza che manca - La Nuova Bussola Quotidiana

 

 
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