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Discussione: Il deserto avanza

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Croce e aureola sono simboli troppo cristiani: l’Europa boccia la moneta slovacca da due euro
    Nel 2013 la Slovacchia celebrerà il giubileo per i 1.150 anni dalla predicazione di Cirillo e Metodio. Una moneta celebrativa voleva i due santi con croce e aureola. Ma l’Europa ha bloccato tutto: non viene rispettata la “neutralità religiosa”. La croce e l’aureola dei santi sono simboli troppo cristiani per essere ammessi nel consesso europeo. Scrive il Foglio: «I particolari del bozzetto giudicati intollerabili agli occhi degli euroburocrati sono la croce [raffigurata sui paramenti dei santi] e l’aureola attorno al capo dei due predicatori. La Banca nazionale slovacca lo ha quindi dovuto far modificare, e ora i due santi senza aureola tengono, con aria giustamente affranta, una croce a doppio braccio, che è poi l’emblema nazionale che campeggia anche nella bandiera».
    NEUTRALITÀ RELIGIOSA. La notizia è stata data dalla televisione della Repubblica slovacca quando l’immagine era già stata modificata. Le motivazioni europee sono queste: una moneta che potrebbe circolare in tutta l’Unione Europea deve essere “neutrale” dal punto di vista religioso. Il problema è che Cirillo e Metodio non sono affatto neutrali, essendo santi cristiani. Del resto, «se la Slovacchia è Europa il merito è anche dei poveri Cirillo e Metodio – proclamati patroni d’Europa da Giovanni Paolo II: è forse questo che non garba a Bruxelles? – i quali certo non andarono da quelle parti per fare trekking o a passare le acque».
    CIRILLO E METODIO DECLASSATI. L’imposizione della modifica della moneta che doveva essere lanciata per il giubileo del 2013 ha preoccupato molto l’episcopato slovacco, che ha dichiarato tramite il suo portavoce: «La rinuncia ai simboli essenziali delle immagini dei santi Costantino-Cirillo e Metodio sulle monete commemorative sta divenendo una svolta culturale e una mancanza di rispetto per la propria storia».



    Eurofollie: sulle monete sì a Tito, no a croci e aureole
    La Slovacchia modifica l’immagine dei santi "per non offendere le altre religioni"
    Fausto Biloslavo
    Niente aureole e croci troppo visibili... siamo europei. I santi Cirillo e Metodio, osannati nell'Europa orientale come da noi Pietro e Paolo, possono comparire sulla moneta unica, ma senza ostentare simboli religiosi.
    Non è uno scherzo. Nel vecchio continente cristiano i burocrati di Bruxelles e qualche stato membro della Ue con manie laiciste hanno bocciato la moneta di 2 euro che la Slovacchia era pronta a coniare nel 2013. Bratislava, in occasione del 1150° anniversario della missione di Cirillo e Metodio, voleva dedicare il soldo unico ai santi.
    La bozza iniziale prevedeva l'effige dei monaci, simbolo dell'Europa slava cristiana, con le aureole e l'abito talare ricoperto da grandi croci. Una copia dell'immagine che ci viene tramandata da secoli.
    La puntigliosa Commissione europea ha detto «niet» chiedendo alla Slovacchia «di rimuovere i simboli religiosi» dalle monete, più precisamente «le aureole e le croci dai loro abiti». Lo ha rivelato la Banca nazionale di Bratislava, costretta a fare marcia indietro. Un cambiamento indispensabile per Bruxelles e qualche stato membro, non ben identificato, per riportare i 2 euro slovacchi «al principio del rispetto della diversità religiosa, come prescrive l'articolo 22 del Trattato sui diritti fondamentali dell'Ue».
    Peccato che gli zelanti gnomi spirituali di Bruxelles non abbiano avuto nulla da obiettare per l'euro sloveno già in circolazione con il faccione di Franc Rozman, un generale di Tito, il maresciallo jugoslavo boia di italiani. L'alto ufficiale viene raffigurato con la bustina partigiana ed una grande stella a cinque punte, quella rossa dei comunisti.
    Secondo la Conferenza Episcopale Slovacca «la rinuncia ai simboli essenziali delle immagini dei santi Constantino-Cirillo e Metodio sulle monete commemorative è una svolta culturale e una mancanza di rispetto per la propria storia». Cancellare le aureole dall'euro è «come togliere la croce alla cattedrale di San Martino a Bratislava» ha dichiarato l'europarlamentare popolare slovacca Anna Zaborska. La vicepresidente del parlamento di Bratislava, Erika Jurinova, ha definito «assurdo» il diktat di Bruxelles.
    In Bulgaria la stampa locale ha ricordato che era stato il regime comunista a vietare le aureole nelle raffigurazioni dei santi Cirillo e Metodio.
    La moneta epurata dagli zelanti burocrati europei vedrà comunque la luce il prossimo anno. I santi saranno senza aureola e con altri abiti, ma almeno si è riusciti a salvare la doppia croce del bastone pastorale, simbolo nazionale slovacco.
    Lo smacco alle tradizioni cristiane europee è ancora più pesante tenendo conto che nel 1980 fu proprio Giovanni Paolo II a dichiarare i due santi copatroni dell'Europa elevandoli ad «Apostoli degli slavi». Nell'anno 862 i fratelli Costantino, detto Cirillo, e Metodio hanno tradotto per la prima volta i libri sacri cristiani nell'antica lingua slava. In seguito si spostarono nell'attuale Bulgaria e Macedonia dove si diffuse la scrittura cirillica.
    La sacra storia di mezza Europa viene sacrificata sull'altare politicamente corretto della "neutralità religiosa" invocata da Bruxelles.
    Eurofollie: sulle monete sì a Tito, no a croci e aureole - IlGiornale.it

    Guerra a Dio sulle monete
    Slovacchia e Brasile: via le aureole dei santi Cirillo e Metodio dalla moneta da due Euro, e via la scritta "Dio sia lodato" dalle banconote brasiliane.
    MARCO TOSATTI
    Qualche giorno fa il Procuratore generale dei diritti dei cittadini dello Stato di San Paolo in Brasile ha decretato che l’espressione “Dio sia lodato” stampata sui biglietti di banca dovrà essere soppressa, e ha dato 120 giorni di tempo allo Stato per applicare la sua decisione su tutte le nuove banconote .
    La presenza di questa frase, secondo il Procuratore generale infrange il principio di laicità dello Stato e la libertà religiosa: “Il fatto che i cristiani siano maggioritari non giustifica che si continuino a violare i diritti fondamentali dei brasiliani che non credono in Dio”. Tuttavia la Costituzione brasiliana scrive nel suo preambolo che il Paese “Si colloca sotto la protezione di Dio”.
    E d’altronde, qualcuno, forse Chesterton, ricordava che se con ci fosse Dio non ci sarebbero gli atei. Qualcuno, l’Observatoire de la Christianofobie, fa notare che forse il Procuratore ora dovrebbe occuparsi di cambiare anche il nome dello Stato in cui opera, San Paolo, dal connotato chiaramente religioso.
    La decisione va di pari passo con quella presa in occasione del 1150 anniversario dell’arrivo dei santi Cirillo e Metodio, inventori fra l’altro dell’alfabeto cirillico in Slovacchia. Il governo ha deciso di coniare una moneta da due euro, con l’immagine dei santi, co-patroni d’Europa.
    Ma afferma un comunicato, “La Commissione europea e alcuni Stati membri hanno chiesto alla Slovacchia di elimiare alcuni simboli religiosi dalla moneta progettata per applicare il principio della neutralità religiosa”. La notizia è stata resa pubblica, e la Conferenza episcopale non ha esitato a qualificare come una “vergogna” l’imposizione.
    “Nel 1988, prima della Rivoluzione di velluto, i fedeli della Slovacchia rischiavano la vita predicando la dottrina che avevano predicato i santi. Realmente, viviamo in uno Stato di diritti o in un sistema totalitario che ci detta quali attribuiti possiamo utilizzare?”. Le monete manterranno la doppi croce, simbolo nazionale (ahi ahi) come lo è anche della Repubblica Ceca. Ma scompariranno le aureole.
    Guerra a Dio sulle monete

    Il camposanto come una banca
    I ladri ora depredano le tombe
    Gli oggetti più ricercati dagli sciacalli sono quelli in rame: vale 7 euro al chilo. Nel Padovano rubato un tetto. Ma spariscono anche croci, decorazioni, statue
    Gianpaolo Iacobini
    Tra le piramidi si aggirava Indiana Jones, nei nostri camposanti solo squallidi sciacalli. Nei cimiteri d'Italia ogni giorno spariscono tonnellate di oggetti di rame, ma i ladri non disdegnano statue, portafiori e finanche i fiori.
    E intanto i Comuni piangono lacrime amare per rimediare ai danni.
    Presi d'assalto come fossero scrigni di tombe leggendarie con tesori da fiaba, i camposanti sono il nuovo Eldorado della criminalità più o meno organizzata.
    Non passa giorno, infatti, senza che le cronache siano chiamate a occuparsi di razzie notturni ai piedi dei cipressi. Cosa cercano i soliti ignoti? Per lo più rame. Per dire: a Campodarsego, nel Padovano, pur di mettere le mani sull'oro rosso, lo scorso agosto non hanno esitato a smontare il tetto. E così è un po' dappertutto: negli ultimi giorni, per stare ai fatti più recenti, è successo a Palermo, nella pavese Casorate ed a Ripalta Nuova, nel Cremasco. Sparisce tutto ciò che luccica di rosso, il colore del rame ma pure degli affari: nei borsini commerciali il prezzo è intorno ai 7 euro al chilo, ma al mercato nero viene acquistato più o meno alla metà e rivenduto poi alle fonderie con un sovrapprezzo di un euro. A gestire il giro, soprattutto rumeni. Che dopo aver depredato i cavi delle reti elettriche e le linee ferroviarie, sarebbero ora passati ai più tranquilli cimiteri. E che la mala dell'Est abbia messo le mani sul traffico dell'oro rosso lo attestano i ripetuti arresti: le manette sono tornate a tintinnare a fine novembre in Friuli, ai polsi di tre giovani rumeni che avevano ripulito i camposanti di Palmanova e San Stino di Livenza, smerciando in patria la refurtiva.
    E gli italiani? Solitamente protezionisti in tema di mafia ed affari illeciti, che fanno? Tengono per sé tutto il resto. Ed è tanto. Perché dai cimiteri italici, al calar del sole, sparisce di tutto. Giusto per capire: ieri mattina a Pontecagnano, nel Salernitano, come già a Catanzaro tre mesi addietro, i custodi sono rimasti di stucco quando non hanno ritrovato le porte in alluminio delle cappelle private. Ad Arquata Scrivia, in provincia di Alessandria, i mariuncoli prima hanno svuotato le bare. Quindi, non sazi, sono arrivati con un camion e si sono portati via un escavatore. Meno pretenziosi i malviventi che a Pordenone ed a Piacenza, a ridosso del 2 novembre, hanno trafugato fiori freschi per rimetterli in commercio allo spuntar dell'alba. E se a Quargnento, nell'Alessandrino, la razzia s'era estesa a portafiori (richiestissimi, purché in rame) e finanche ai tombini in ghisa, a Gubbio per mesi un ladro ha seminato il terrore tra le vedove: faceva piazza pulita di vasi, crocifissi, statuine, inginocchiatoi e lumini che da bravo commerciante piazzava poi ad ignari compratori. È finito dietro le sbarre. Quelle che meriterebbero anche gli anonimi che ad agosto, a San Giorgio di Nogaro, in Veneto, hanno rastrellato peluches e angioletti in ceramica dalle tombe dei fanciulli morti in tenera età.
    Accade nei cimiteri, bene demaniale affidato alla competenza dei Comuni. Che a dire il vero, ad arginare lo strapotere degli arraffatutto ci provano pure, ma con scarsi risultati: i custodi costano, e nessuno può permetterseli. La videosorveglianza, invece, non garantisce il controllo completo di aree in genere ampie ed estese. Così, non resta che pagare: a Nova Milanese in 14 mesi, tra l'ottobre del 2010 ed il febbraio del 2012, hanno dovuto scucire 220.000 euro per rimediare ai furti di rame cimiteriale. Peggio è andata a Milano, che nel corso del 2011 è stata costretta a sganciare 2.600.000 euro per rimettere in sesto il cimitero Maggiore e quello di Lambrate.
    I cimiteri d'Italia? Ricercati come le piramidi, ma più simili al Colosseo: si entra ed esce a piacimento, portando via quel che si vuole. Tranne la morte, per il momento.
    Il camposanto come una banca I ladri ora depredano le tombe - IlGiornale.it

    Anche l’Europa vuole chiudere le ruote degli esposti. «Perché? Così salviamo centinaia di bambini»
    Leone Grotti
    Onu e Ue studiano misure comuni per chiudere le “baby box”. Rispondono dalla Repubblica Ceca: «Il loro primo scopo è quello di proteggere il diritto alla vita e ai diritti umani di questi neonati. Diverse centinaia di bambini sono già stati salvati».
    La clinica Mangiagalli ha trovato Mario nella moderna “ruota degli esposti” il 7 luglio scorso. La madre l’aveva lasciato nella “baby box” della clinica con due tutine e un biberon di latte. Il bambino oggi sta bene ed è stato adottato. In Europa ci sono centinaia di “baby box” che permettono alle donne che non vogliono o non possono tenere il proprio bambino di non abortire. Ora però l’Unione Europea, di comune accordo con l’Onu, sta facendo pressione sugli Stati per farle abolire.
    ONU E UE ALLEATI. Il Comitato sui diritti dei bambini delle Nazioni Unite il mese scorso ha affermato che le baby box vanno abolite perché non fanno il bene dei bambini e non impediscono che vengano abbandonati dalle famiglie. Secondo Maria Herczog, membro ungherese del Comitato, «sono un cattivo messaggio per la società perché violano i diritti dei bambini e anche i diritti dei genitori ad ottenere dallo Stato un aiuto per mantenere le proprie famiglie». Continua: «Invece che combattere la povertà e risolvere i problemi sociali che stanno alla base di queste situazioni, noi diciamo alle persone che possono abbandonare così i loro bambini».
    «COSÌ SALVIAMO DELLE VITE». Herczog ha dichiarato che oltre a chiedere agli Stati sovrani di farle chiudere, l’Onu sta trattando con il Parlamento europeo per adottare insieme delle misure contro le baby box. Le dichiarazioni di Herczog sono molto controverse perché, come scritto anche in una lettera inviata da politici della Repubblica Ceca all’Onu, le baby box servono a salvare delle vite: «Il loro primo scopo è quello di proteggere il diritto alla vita e ai diritti umani di questi neonati. Diverse centinaia di bambini sono già stati salvati in questo modo».
    Ue contro baby box. Protesta: «Salviamo centinaia di vite» | Tempi.it

    Cosa succederà fra dieci anni con l’introduzione del matrimonio gay? L’esempio del Canada
    Benedetta Frigerio
    L’istituto di ricerca Witherspoon di Princeton pubblica l’analisi di un professore sugli effetti sociali che avrebbe l’introduzione di un’altra forma di matrimonio nelle democrazie occidentali.
    «Cosa vuoi che cambi?»; «vogliono vivere così? Sia pure, non mi tocca». Sono alcune delle risposte, più o meno istintive, di fronte alla possibile introduzione del matrimonio omosessuale nelle democrazie occidentali. A spiegare perché, prima di giungere a conclusioni affrettate, sarebbe meglio approfondire l’argomento è Bradley Miller, professore alla Princeton University e alla Western University dell’Ontario.
    DISCRIMINAZIONE AL CONTRARIO. Con un articolo pubblicato sul sito dell’istituto di ricerca Witherspoon di Princeton, il professore prende ad esempio il Canada, dove il matrimonio omosessuale è stato accettato dieci anni fa, per descrivere l’impatto che ha sui diritti umani, sulla libertà di educazione, sulla libertà religiosa, sull’opinione pubblica e sul matrimonio tra uomo e donna. Fatte salve le differenze fra i paesi, «l’esperienza canadese rende evidente l’impatto di breve periodo del matrimonio omosessuale in una società simile a quella americana», afferma Miller. Il professore, spiegando che in Canada il matrimonio omosessuale è considerato dalla legge alla pari di quello naturale, racconta che ora «chiunque si discosta dalla nuova ortodossia è considerato persona animata da fanatismo e ostilità nei confronti di chi ha tendenze omosessuali». Insomma, in nome dell’uguaglianza si è giunti all’opposto: «Chi pensa che una cosa vale l’altra è accettato, chi solo crede diversamente è discriminato».
    MULTE E PROCESSI. Miller esemplifica parlando dei ministri civili e di quando alcune istituzioni provinciali hanno negato il diritto all’obiezione di coscienza a molti di loro, chiedendone le dimissioni perché non volevano celebrare matrimoni omosessuali. Violando la loro libertà di coscienza il governo ha multato anche i Cavalieri di Colombo, la più grande organizzazione cattolica di volontariato, quando non ha affittato la propria struttura per il ricevimento di nozze di due omosessuali. Violando sia la libertà religiosa sia quella di espressione, la commissione dei diritti umani ha poi indagato e processato diverse persone, inclusi i sacerdoti, solo per aver spiegato come mai il matrimonio eterosessuale fosse da loro ritenuto alla base dello sviluppo della società. «Alcuni – continua Miller – hanno dovuto pagare multe profumate, hanno dovuto scusarsi e promettere di non parlare più di questo tema». Oltre ai cittadini normali, «perseguiti anche solo per aver espresso perplessità inviando lettere ai giornali, sono stati presi di mira anche i ministri di piccole congregazioni cristiane». Mentre «un vescovo cattolico è stato denunciato due volte per alcune opinioni espresse in una lettera pastorale sulla famiglia».
    Il professore fa notare i costi finanziari di chi ha potuto rispondere alle querele. Si tratta di «centinaia di migliaia di dollari di spese legali non rimborsabili, in casi che richiedono anni per essere risolti. Mentre una persona con poche risorse economiche, che ha destato l’attenzione della commissione dei diritti umani, non ha speranze di difendersi: questa non può fare altro che accettare il richiamo della commissione, pagare la multa e poi osservare la direttiva per rimanere per sempre in silenzio».
    CONTRO INSEGNANTI E GENITORI. Ad essere particolarmente a rischio di provvedimenti disciplinari sono gli insegnanti, «i quali se solo pronunciano una frase sul matrimonio omosessuale, anche fuori dalle ore di lezione, sono accusati di contribuire a formare un ambiente ostile agli alunni con tendenze omosessuali». Peggiore la situazione dei genitori: «La riforma dei curriculum nega ai genitori di esercitare il loro storico diritto di veto su processi educativi discutibili. I nuovi curriculum sono permeati da riferimenti positivi al matrimonio omosessuale, non solo in una disciplina ma in tutte. Di fronte a questa strategia di diffusione, l’unica difesa dei genitori è quella di rimuovere i propri bambini dal sistema della scuola pubblica», perché «i tribunali sono ostili alle obiezioni delle famiglie».
    Il professore sottolinea come tutto sia partito da misure anti-bullismo e anti-discriminatorie, per sfociare «in una lesione delle famiglie che non ha nulla di diverso dall’indottrinamento dei bambini, dando un significato al matrimonio che è fondamentalmente diverso da quello che i genitori pensano sia il migliore per il bene dei loro figli (…) sin da piccoli si insegna loro che la logica fondamentale del matrimonio non è altro che la soddisfazione del desiderio mutevole di compagnia di un adulto».
    LO STATO ENTRA IN CASA. Peggio, perché lo Stato è arrivato a dettare legge anche in casa altrui, negando di fatto uno spazio di libertà anche fuori dalla scuola pubblica. Miller prende ad esempio quel tipo di leggi che usano due pesi e due misure, obbligando le scuole cattoliche ad accettare al loro interno club per i diritti omosessuali, «mentre proibisce alle scuole pubbliche di affittare spazi a organizzazioni che non concordano sul codice di comportamento richiesto dalla nuova ortodossia».
    Ora, poi, i sostenitori della poligamia in Canada esultano, perché con l’introduzione del matrimonio omosessuale «non ci sono più le basi giuridiche per negare la poligamia», che «non è ancora legale, ma è tollerata senza che siano stati avanzati impedimenti legali ad essa». Infine, i dati sui matrimoni in calo dicono che quello omosessuale, al contrario di quanto si argomentava per introdurlo, non ha rinforzato la cultura matrimoniale.
    Miller conclude quindi che, anche se non ci sono dati sui divorzi, si «è allargata l’accettazione di un modello di unione instabile, basata sul desiderio mutevole di compagnia». Se questi sono gli effetti di breve periodo della legalizzazione del matrimonio omosessuale, si può solo immaginare quali siano i costi antropologici di più lungo raggio purtroppo solo in parte visibili.
    Come è cambiato il Canada 10 anni dopo il matrimonio gay | Tempi.it

    Il suicidio di un bambino a Roma è uno squillo di tromba che chiama gli adulti alla battaglia educativa
    Annalisa Teggi
    A Roma un bambino di 10 anni si è impiccato in bagno, mentre era a casa dei nonni. Questa non è una notizia di cronaca nera, è uno squillo di tromba che ci chiama in battaglia. È un grido forte, tragico e lacerante che risveglia il nostro intorpidito silenzio. C’è attorno a noi una sostanza viva e ferita di realtà che è ovattata dallo strabordante chiasso della sovra-comunicazione che ci sommerge. Dov’è la conoscenza che abbiamo perso nell’informazione? (si chiedeva T. S. Eliot).
    C’è da far guerra al silenzio di conoscenza che ci assedia. Dietro ogni semplice fatto umano balena una scintilla di vero sulle nostre cose più intime e fondamentali, e ciò che quella scintilla indica va oltre l’informazione. Quel senso di vulnerabilità che sento su di me leggendo le poche scarne righe riguardo alla vicenda di questo bambino non voglio tamponarlo riempiendomi di dettagli sul fatto, e neppure di spiegazioni del fatto. Ci sento del mio in questo dolore impotente.
    Non mi importa la causa effettiva di questa tragedia, sia essa la separazione dei genitori, il bullismo, la voglia di emulazione della violenza vista chissà dove o quant’altro. Perché – in fondo – la causa la conosco guardando me stessa, e delle ipotesi di psicologi e giornalisti non me ne faccio nulla. È una debolezza che mi riguarda e la riconosco: è qualcosa che è a monte di problemi gravi come il divorzio, il bullismo, l’emulazione ed è la fiacca debolezza da parte nostra (di adulti) di porgere un segno visibile e positivo che sia risposta all’eterno, quotidiano, gigantesco e originale bisogno di educazione che i nostri figli e alunni ci chiedono.
    Un bambino che si suicida può avere ogni sorta di storia triste e tremenda alle sue spalle; in mille modi il mondo è capace di colpire chi è più esposto con l’orrore o l’insensatezza del male. Non è questo lo scandalo, per quanto doloroso sia. Lo scandalo è che il fronte umano sia così sguarnito da permettere che i più piccoli e i più esposti cadano. Siamo noi il punto debole, siamo sentinelle addormentate. Il fortino dell’educazione vacilla, ma non semplicemente a scuola – in noi stessi. Di fronte al celebre motto umanitario ottocententesco «Save the children» (non l’organizzazione che attualmente prende questo nome) il signor Chesterton rilanciò la posta in gioco sugli adulti:
    «Finché non si salveranno i padri, non si potranno salvare i bambini e, allo stato attuale, noi non possiamo salvare gli altri, perché non sappiamo salvare noi stessi. Non possiamo insegnare cosa sia la cittadinanza se noi stessi non siamo cittadini; non possiamo dare ad altri la libertà se noi stessi abbiamo dimenticato l’ardente desiderio di libertà. L’educazione è semplicemente la trasmissione della verità; e come possiamo passare ad altri la verità se noi non l’abbiamo più tra le mani?» (da Cosa c’è di sbagliato nel mondo).
    Qui non si parla di pedagogia scolastica o di psicologia familiare, perché non si parla di norme, o teorie sociologiche, ma di una piccola e solida proposta positiva di vita che i figli possano vedere all’opera in un genitore o in un insegnante non mentre sgrida o spiega, ma mentre vive accanto a loro. L’educazione è una chiara ipotesi di vita in atto. Non è un rassicurante placebo psicologico studiato a tavolino, ma è un autorevole giudizio all’opera nel vivere. È un solido punto di autorevolezza alle spalle e nell’orizzonte della coscienza viva di ogni persona. Quella roccaforte da cui non si recede, che è insieme il nido e la strada per il viaggio della vita. Qualcosa che sia un solido punto di appoggio e anche apertura, che sottragga la vita da qualsiasi sbiadita visione neutrale.
    Un pacato e ragionevole discorso che metta equilibrio tra le cose non è educativo (del tipo: “il matrimonio è una scelta di mamma e papà, ma anche il divorzio è una scelta di mamma e papà”), perché non valorizza entrambe le ipotesi, ma le precipita nell’indistinzione reciproca. L’educazione deve essere selettiva e creativa, perché il suo compito primo è negare che un essere umano vivo sia qualcosa di neutrale o indifferente. I bambini su questo non li freghi. Riconoscono l’autorevolezza e la riconoscono in chi ha il coraggio di fare scelte decise. Noi adulti possiamo stare in salotto a gingillarci di chiacchiere e teorie, accontentantoci di un semplice e civile confronto tra le parti, ma il bambino ha la radicale purezza di aggrapparsi tenacemente a chi – invece – gli porge una certezza difesa con entusiasmo.
    La neutralità per il bambino non esiste, perché sta sempre da una parte o dall’altra, e vuole una parte in cui stare; neutralità per lui equivale a «nulla» e – per sua fortuna – lui ha gli occhi di chi vede ancora qualcosa in tutto. L’ombra della civile tolleranza, che ammorbidisce i contrasti tra le cose, ne uniforma la dignità e tende a istigarci a pensare che sia un valore aggiunto considerare ogni verità come relativa, è l’alleato naturale dello sconforto e del suicidio. Perché semina la nebbia dell’indifferenza, in mezzo a cui la scure delle contraddizioni della vita, quando arriva, trova vittime facili.
    Il suicidio di un bambino è un delitto che entra in casa nostra, mette a nudo una debolezza educativa nostra. Così, infatti, prosegue Chesterton, nel brano prima citato: «Gran parte della libertà moderna è, alle radici, paura. Non è tanto che noi siamo troppo audaci per sopportare le regole, è che siamo troppo paurosi per sopportare le responsabilità. Mi riferisco alla responsabilità di affermare la verità della nostra tradizione e di tramandarla con la voce dell’autorità, una voce insopprimibile. Questa è la sola ed eterna educazione: essere così sicuri che qualcosa è vero da avere il coraggio di dirlo a un bambino».
    Il suicidio di un bambino a Roma è uno squillo di tromba che chiama gli adulti alla battaglia educativa « Libertà e Persona


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  2. #42
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    BISCA ITALIA
    Via libera a mille sale poker e alle slot machine in salotto
    Come se il medico invitasse il paziente con la broncopolmonite a passeggiare in canottiera sulla neve. Esplode l’allarme sociale per le ludopatie e fra i nuovi provvedimenti legislativi che si va preparando? Da una parte (finora non sono arrivate smentite) un bel bando per assegnare mille nuove licenze per l’apertura di sale di poker live nel nostro Paese. E, dall’altra, lo sbarco online di quaranta nuove tipologie di slot machine, sarebbe a dire infilandole in ogni casa o quasi e rendendole a portata di ogni carta di credito.
    Sebbene non sia ancora detta l’ultima parola, visto che ieri un bel po’ di senatori sono saltati sugli scranni e hanno chiesto al ministro dell’Economia Vittorio Grilli di andare urgentemente nella loro Aula a spiegare la politica governativa sulla questione, con il presidente Vannino Chiti (Pd) che ha accolto la proposta.
    A innescare la fronda era stato Raffaele Lauro (Pdl): «Abbiamo preso atto della gravità della situazione che si sta determinando nel Paese», ma intanto «il governo Monti preparava una nuova trappola per le famiglie italiane, con l’offerta online di nuove slot sulla rete! Noi discutiamo di distanze sensibili dalle chiese, dalle scuole e la nuova e scandalosa offerta di gioco viene proposta nelle famiglie italiane!». E se dal bilancio di previsione 2013 è venuta fuori una enorme caduta delle entrate erariali da gioco, «il governo freneticamente cerca di recuperare rovinando le famiglie italiane». Allora – chiudeva Lauro – «venga in Aula il ministro Grilli a spiegarci qual è la politica del governo, altrimenti ci sarà veramente da organizzare un’insurrezione popolare». Chiti benediva l’iniziativa e poi argomentava: «Vorrei rilevare che è emerso che siamo primi nel mondo per il gioco d’azzardo e non è un grande merito da presentare». Insomma, la preoccupazione sta superando i livelli di guardia.
    «Abbiamo lavorato a lungo e duramente, respingendo le pressioni della fortissima lobby dell’azzardo – tuona Donato Mosella (Api), membro della Commissione Affari sociali – e «adesso dobbiamo assistere increduli all’inserimento legale online di nuove slot machine». Altro che distanza minima da scuole e ospedali! Le slot machine direttamente nel salotto di casa». Risultato? «Prendiamo sin d’ora l’impegno di eliminare questa legge. Non fa altro che vanificare i tentativi di arginare un fenomeno che rappresenta un’emergenza sociale».
    Via libera a mille sale poker e alle slot machine in salotto | Cronaca | www.avvenire.it

    Procura di Roma: il suicidio di A. non fu dovuto a bullismo e omofobia
    I magistrati di Roma che indagano sull’episodio del 15enne che si tolse la vita escludono che l’estremo gesto sia da ricondurre ad atti di bullismo o di omofobia
    Non furono episodi di omofobia a spingere lo studente di quindici anni a suicidarsi impiccandosi nella propria abitazione il 20 novembre scorso a Roma. È quanto ritengono i magistrati della procura di Roma che indagano sull’episodio. Gli inquirenti hanno svolto accertamenti nei giorni scorsi anche analizzando i contenuti di alcuni social network frequentati dal giovane. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Pantaleo Polifemo escludono che l’estremo gesto sia da ricondurre ad atti di bullismo o di omofobia ma ritengono che si tratti di un fatto “intimo”. (AGI)

    Nozze gay
    Giacomo Galeazzi
    David Cameron è stato avvertito: se porterà avanti la sua proposta di legge che autorizza il matrimonio gay nelle chiese e in altri luoghi di culto rischia di spaccare in due il Partito conservatore. Lo scrive l'Independent riferendo di una crescente indignazione fra le file dei Tory la cui maggioranza sembra almeno refrattaria all'audace iniziativa del premier. Del resto ieri David Davies, una voce che vanta un nutrito seguito all'interno del partito, ha addirittura bollato come "completamente folle" la proposta ed ha accusato Cameron di aver ceduto alle pressioni dei gruppi di difesa degli omosessuali. Anche se Cameron può contare su alcuni pesci grossi del partito, uno per tutti il sindaco di Londra, Boris Johnson, l'orizzonte si stanno addensando sempre più nuvole. Il governo aveva presentato a marzo un documento sul matrimonio gay ma che escludeva l'idea delle celebrazioni nelle chiese. Cameron è invece tornato inaspettatamente sui suoi passi e giorni fa si è pronunciato senza mezzi termini a favore dei matrimoni religiosi per i gay, annunciando una proposta di legge confezionata ad hoc che dovrebbe diventare di dominio pubblico a breve. A poco sembra essere servito il fatto che Cameron abbia sottolineato che la proposta lascia alle varie istituzioni religiose totale discrezione quanto alla decisione di celebrare i matrimoni fra persone dello stesso sesso.

    Va bene l'amore per gli animali, però...
    di Alfredo De Matteo
    Circa un anno fa l'Aidaa (associazione italiana difesa animali ed ambiente) denunciò il significativo aumento del fenomeno della zoorastia riportando alcuni dati sconcertanti.
    Ogni anno appaiono sui siti online oltre 4.000 annunci di persone che cercano ed offrono sesso a pagamento con animali e 15.000 siti pornografici offrono materiale scaricabile; il fatturato derivante da siti internet, video hard e film a pagamento si aggira intorno ai 50 milioni di euro all'anno.
    Tuttavia, in quell'occasione l'Aidaa annunciò la nascita di un telefono arancione per denunciare gli abusi degliuomini sugli animali, anziché invitare a riflettere sull'innaturale rapporto tra di essi. In effetti, sempre con maggior insistenza si tende ad attribuire agli uomini ed alle bestie stessi diritti e pari dignità, come se tra di essi non vi fossero differenze sostanziali. Anche a livello giuridico le istituzioni tendono a recepire la filosofia animalista tanto che in certi casi gli animali sono maggiormente tutelati rispetto agli uomini. Ad esempio, addirittura gli embrioni di alcune specie sono dichiarati protetti mentre l’embrione umano, purtroppo, può essere legalmente distrutto o sottoposto a sperimentazioni in quasi tutti i paesi del mondo (aborto, fecondazione artificiale, manipolazioni genetiche, ecc.).
    Tale perversa impostazione filosofica può portare a un pericoloso ed innaturale avvicinamento: infatti, se non v’è alcuna differenza tra l’uomo e l’animale (anche dal punto di vista dei diritti) qualunque tipo di prossimità affettiva e psicologica è implicitamente incoraggiata, perciò anche quella che li vede come partner sessuali.
    Particolarmente significativa la recente notizia di cronaca di un ragazzo tedesco di ventisei anni che ha dichiarato apertamente il suo “amore” per il suo cane dalmata, fatto anche dirapporti sessuali continuativi tra i due. Il dato ancora più sconcertante è che il giovane non intende nascondere il suo “orientamento sessuale” ma chiede l’accettazione incondizionata da parte della famiglia e della società in generale. Secondo quanto dichiarato dal ragazzo la sua cagnetta è dotata di volontà e sentimenti tanto che è essa a stabilire quando è disposta ad accoppiarsi con lui. In questo caso, sempre secondo il giovane, non si tratterebbe di violenza sull'animale ma di un vero e proprio rapporto d’amore consensuale.
    D’altra parte, quali argomenti convincenti, anche dal punto di vista giuridico, possono opporre le odierne democrazie relativiste ad una tale aberrazione se, appunto, l’animale e l’uomo tendono sempre più a godere di pari diritti e pari dignità, se l’animale è definito, anche da autorevoli personalità del mondo politico e scientifico, un essere senziente dotato di intelligenza e di volontà e se l’unico criterio atto a stabilire la liceità di un comportamento è che esso sia voluto da ambedue i soggetti coinvolti?
    Il rispetto del creato e delle creature che il buon Dio ha voluto porre al servizio dell’uomo è un valore certamente positivo ma che va correttamente inquadrato e delimitato. Non si possono mettere sullo stesso pieno le esigenze dell’uomo con quelle dell’animale, né tantomeno attribuire loro pari dignità, senza correre il rischio di generare simili aberrazioni.
    Va bene l'amore per gli animali, però... ~ CampariedeMaistre



    Ieri alla parrocchia dei Santi Pietro e Paolo all’Eur padre Francesco Bartolucci ha celebrato i funerali di Riccardo Schicchi, il “re del porno” italiano, il talent scout delle pornodive Ilona Staller “Cicciolina”, Moana Pozzi, Eva Henger (con quest’ultima Schicchi era stato sposato e ha avuto dei figli: lei, nonostante le separazione, gli è stata vicina e lo ha assistito nella fase finale della malattia).
    Com’era comprensibile, alle esequie hanno partecipato molte pornostar, alcune ancora in attività, che si sono messe ordinatamente in fila per ricevere la comunione. Alla fine della cerimonia Ilona Staller è salita sul pulpito e parlando di lei e di Schicchi ha detto: «Abbiamo fatto tanta poesia, si può dire, perché anche se era erotismo e pornografia, per noi era poesia… Giocherellando, abbiamo fatto quello che, magari, tantissime persone hanno paura di fare».
    Prima di lei dal pulpito aveva parlato Rocco Siffredi, star delle luci rosse made in Italy, che ha detto: «Mi dicono che ho fatto sdoganare il porno, ma io non ho fatto sdoganare proprio nulla. Riccardo ha iniziato ed è grazie a lui se sono qui e se sono quello che sono».
    Ecco, mi piacerebbe rivolgere qualche domanda a padre Francesco. Bene ha fatto, credo, a celebrare le esequie chieste dalla madre di Schicchi. Non sappiamo come il re del porno italiano abbia vissuto la sua malattia, come si sia preparato alla morte che non è arrivata all’improvviso. Capisco anche che il sacerdote romano non potesse fare altro al momento della comunione, anche se provo a mettermi nei panni di quegli uomini e di quelle donne divorziate e risposate che vedono le immagini di quelle comunioni, essendo loro esclusi dal sacramento.
    Chiedo: era davvero necessario che la Staller e Siffredi parlassero dal pulpito rivendicando in chiesa lo sdoganamento del porno come principale merito del defunto? Padre Bartolucci, non si poteva evitare?
    Una domanda sui funerali di Schicchi | Andrea Tornielli

    Comunicato a proposito di un ennesimo scandalo
    Ricordiamo l'insegnamento della Chiesa di fronte al funerale di Schicchi, regista di oscenità
    Don Pierpaolo Petrucci
    Il recente funerale religioso concesso al porno-regista Riccardo Schicchi, cui hanno preso parte numerosi attori di quell’ambiente, tuttora in attività, accostandosi anche alla S. Comunione e prendendo la parola durante la funzione, rivela ancora una volta la profonda crisi che travaglia la Chiesa oggi.
    Purtroppo, lo scandalo dato dagli attori pornografici con il loro mestiere disorienta forse meno, dell’atteggiamento di coloro che pubblicamente danno credito a tali comportamenti, soprattutto se si tratta di membri della gerarchia cattolica. Certo, anche a chi opera nell’ambito della pornografia rimane aperta la misericordia di Dio, ma secondo l’insegnamento del Vangelo e di Santa Romana Chiesa, prima di accostarsi alla Santa Comunione o di ricevere funerali ecclesiastici, questi devono fare ammenda pubblica e riparare il male fatto, principalmente esprimendo un vero pentimento. Condannare lo scandalo è la ragione del rifiuto dei funerali ai pubblici peccatori, non un giudizio sulla loro sorte eterna. Contro questa semplice dottrina, durante la cerimonia in chiesa e subito dopo ci sono state lodi dell’operato del defunto, scomparso senza dare alcun segno di pentimento.
    Auspichiamo che di fronte a questo nuovo scandalo, membri della gerarchia ecclesiastica, sacerdoti e fedeli abbiano il coraggio e la coerenza di esprimere pubblicamente la propria indignazione nei confronti di chi tollera simili eventi.
    MiL - Messainlatino.it

    Il sexy calendario delle mamme
    Nerella Buggio
    L’idea diciamolo è poco originale, la cinematografia ci ha già raccontato di mogli “mature” che si mettono in mostra su un calendario per perorare una buona causa, in Italia il calendario delle Miss mamme ha una storia più che decennale, in Scozia le Wags (il termine che indica le donne legate alle star del calcio) del Dundee United, società calcistica scozzese sull’orlo del fallimento nel 2010 hanno posato per un calendario sexy per combattere la crisi.
    Insomma il mondo è pieno di donne, mogli, madri, fidanzate disposte al sacrificio di uno scatto sexy.
    Pertanto le mamme degli studenti del Collegio Evaristo di Montserrat, vicino a Valencia, che per raccogliere fondi per la costruzione di un nuovo edificio scolastico e l’acquisto di un bus scolastico, hanno deciso di fare un calendario erotico, di certo non hanno avuto un’idea originale.
    Avranno pensato che il fine giustifica i mezzi, che vendere torte o lavori fatti a maglia non avrebbe reso altrettanto, non so se il fine giustifica i mezzi, ma di certo “i mezzi” dicono chi siamo, in cosa crediamo, che di educatori siamo, perché i mezzi dicono più di molte prediche, di molte buone parole poi contraddette.
    Scriveva Sant'Ambrogio: "... E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un uomo affamato, e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia di Dio e di vivere bene."
    Ho detto tutto.

    Pederastia con il placet dello stato
    di Piero Vassallo
    Poiché incombe il rischio che il partito libertino, sedicente operaio e progressista, ottenga la maggioranza dei voti moderati e sia pertanto nella felice condizione di rovesciare sugli italiani una raffica di leggi intese a devastare il resto della patria del diritto, non sembra inutile iniziare la salita alle raffinate sorgenti del delirio al lavoro dietro le oneste e pie spalle di Bersani, Renzi, Bindi e Tabacci.
    I buonisti che hanno affondato Berlusconi nel rovente fiume delle lacrime moralistiche versate sui convegni di presunti lussuriosi ad Arcore, dovrebbero rammentare anche e sopra tutto le imprese criminali dei pedofili – sequestri, sevizie e uccisioni rituali di bambini, commercio di immagini, che esibiscono un orrore straziante.
    Si ha infatti l’impressione (fondata) che ingegnosi e solerti dirottatori costringano la curiosità dei benpensanti a preoccuparsi dell'economia e a non avvicinarsi all'alta quota dei santuari, nei quali una pregiata e riverita cultura iniziatica almanacca le perversioni e premia i politici che le approvano.
    Al proposito è d'obbligo rammentare che la vera causa delle turpitudini in scena nel mondo spazzatura è il regresso dalla ragione occidentale all’irrazionalismo primitivo, un trasbordo che il potere culturale ha organizzato con scienza squisita, nascondendo il malaffare negli splendori della mitologia vetero pagana e nei fulmini della calunnia anticattolica.
    La torbida ed elementare ferocia della religiosità arcaica, dopo esser passata attraverso il “festante” pensiero di Sade, Stirner e Nietzsche, è entrata, infatti, nel circuito della cultura neoilluminista, indossando le dotte vesti della “serena” mollezza greca.
    Dietro le quinte della mistificazione, indisturbati ed acclamati dal giornalismo esultante sulle rovine delle rivoluzioni di destra e di sinistra, agiscono le lobby dei corruttori dalle mani pulite, una lobby invano denunciate dal disperato coraggio del Telefono Arcobaleno.
    Nume dell’oligarchia libertina è l'onorata editoria iniziatica, l'industria in fetore di esoterismo, che ha prodotto un’enorme quantità di libri per specialisti aperti in tutte le direzioni del vizio.
    Il catalogo di tale industria si estende dai caliginosi testi dell’ateologo Pierre Klossowski, un autore, che, nella follia di Nietzsche, ha contemplato l’esito meraviglioso della vita orientata al turpe e al subumano, ai saggi di James Hillman, teologo delle malattie mentali (il suo assioma fondamentale recita “la pazzia è una dea”) e apologeta delle divine devianze, connesse alla paranoia.
    Sopra l’armoniosa linea strategica, regna la dottrina tantrica, il cui messaggio è stato così esposto dal defunto professor Elémire Zolla: “il maestro procede fino al rito supremo, quando introduce una vezzosa e mestruata dodicenne con cui amoreggerà, per coinvolgere alla fine anche il discepolo, che dovrà in seguito offrire una undicenne al maestro” (Corriere della Sera, Cultura e Spettacolo, 6 novembre 1995).
    Un discepolo di Zolla, Roberto Calasso, nell’autunno del 1997, nella prima pagina dell’autorevole quotidiano dei benpensanti, interpretava come amplesso sacro la violenza sessuale sulle bambine: “Il corpo delle ninfe è il luogo stesso di una conoscenza terribile, che dà la chiaroveggenza”.
    Non gli altoforni dell'Ilva ma gli esclusivi, aristocratici circoli di Oxford sono la sede ideale per le prestazioni di quel genere, lo ha rammentato Massimo Caprara in un capitolo della sua opera (“I carcerieri di Gramsci”) dedicato all’iniziato Piero Sraffa e ai suoi illustri amici.
    Sorprende e provoca disagio quello che un esponente della (deragliata) cultura di destra, Mario Bernardi Guardi, nella vacua cupidigia di stravaganza, ha scritto nel “Tempo” del 20 febbraio 2000, a proposito del saggio calassiano: “Lolita è un demone immortale travestito da bambina, in un mondo dove i nympholeptoi [termine dotto, che indica, nascondendoli nella nube della ricercatezza filologica, i razziatori di bambini a scopo sessuale - i pederasti, quando decidessimo finalmente di abolire il vezzeggiativo “pedofili”] possono scegliere soltanto tra essere considerati criminali o psicopatici. … Ninfa è il «medium» dove gli dei e gli uomini avventurosi (sic!) s’incontrano”.
    Tramontata la stella di Gramsci, a sinistra emergono Benjamin, Taubes, Klossowski e Marcuse, gli autori che si sono opposti al decalogo di Mosé e alla redenzione di Cristo, sacralizzando e diffondendo la rivoluzione neognostica.
    Nell’estate del 2000, i quotidiani hanno ricordato le ributtanti prodezze pederastiche consumate negli asili e vantate, senza ombra di ritegno, da Daniel Cohn-Bendit, uno dei più coerenti discepoli di Taubes. Le “sinistre” imprese di Cohn-Bendit dimostrano, in modo inequivocabile che la piccola banda di nobili canaglie progetta l’affondamento della civiltà in una fogna.
    Lo rammenteranno gli elettori votanti dopo aver udito il pio appello di Rosy Bindi - araldo della mente bicamerale, quella che riesce a far convivere la Sovranità di Dio con la sovranità della costituzione italiana - a promuovere il partito del progresso sedicente civile? E i vescovi, oggi sotto schiaffo e taciturni, troveranno finalmente il coraggio di far sapere che la progettata legge a favore dell'adozione pederastica favorirà gli autori di un delitto che grida vendetta al cospetto dell'Altissimo?
    LA TUTA DELL


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    “Il segno della croce è vietato”
    Polemica nell’asilo in Trentino
    La coordinatrice pedagogica: nessuna manifestazione di fede religiosa in una scuola pubblica
    È polemica in Trentino dopo il divieto rivolto ai bambini di una scuola dell’infanzia di fare il segno della croce e recitare la preghiera prima del pranzo. La vicenda ha origine dalla decisione presa dalla coordinatrice pedagogica della scuola dell’infanzia di Frassilongo, paese di una valle del Trentino abitata dalla minoranza linguistica mochena.
    La motivazione è di ispirazione laica, nessuna manifestazione di fede religiosa deve trovare spazio in una scuola pubblica. Che sia il segno della croce o qualsiasi tipo di preghiera, dice la coordinatrice. Il diktat però non è piaciuto ai genitori che si sono rivolti ai sindaci della zona e al parroco della valle. «Non credo che si faccia alcun male se i piccoli si fanno un segno di croce», afferma il sindaco di Fierozzo, Luca Moltrer. «Sono dispiaciuto per questo tipo di incomprensioni - aggiunge - fra l’altro non è capitato mai, finora, che in quell’asilo ci fossero bimbi di altre religioni. Quindi penso che sia importante per loro, oltre al gioco e alle attività che fa crescere le loro conoscenze, ricevere un insegnamento relativo alla fede cristiana, alla base della cultura mochena».
    La vicenda intanto è approdata anche ai massimi livelli del governo provinciale. Il presidente Lorenzo Dellai parla di «notizia che ha dell’incredibile. Voglio sperare che si tratti di uno scherzo di carnevale fuori tempo», dice. «Per quanto riguarda la Provincia è del tutto naturale che i bambini delle nostre scuole materne adottino comportamenti coerenti con la fede religiosa delle proprie famiglie e con l’identità religiosa che costituisce parte fondamentale della nostra costituzione materiale», aggiunge il presidente della Provincia autonoma di Trento, reduce dal Festival della famiglia di Riva del Garda.
    La Stampa - “Il segno della croce è vietato” Polemica nell’asilo in Trentino

    «Una lobby gay condiziona la Chiesa»
    di Roberto Marchesini
    La Chiesa è infiltrata pesantemente da una potente lobby gay, che decide nomine e promozioni attraverso un meccanismo di ricatti e omertà. È questa la tesi sostenuta da don Dariusz Oko in un articolo pubblicato originariamente sulla rivista polacca “Fronda” (n. 63, pp. 128-160) e successivamente sulla rivista teologica tedesca “Theologisches”, suscitando molto rumore in tutt'Europa.
    Roberto Marchesini ha intervistato don Oko in esclusiva per La Nuova Bussola Quotidiana.

    Don Oko, quando e come, storicamente, si è affermata la lobby omosessualista all'interno della Chiesa?
    Esistono diversi tipi di lobby, e da secoli esistono in tanti ambienti. Questo non è un aspetto specifico della Cheisa cattolica. Dopo il Concilio vaticano II, ai tempi della rivoluzione sessuale del 1968, la teologia cattolica morale ha cominciato ad accettare le idee che prima erano considerate estranee al Magistero della Chiesa e alla morale tradizionale. Uno degli esempi può essere l'insegnamento del prete cattolico americano Charles Curran, che difende l'uguaglianza degli orientamenti omosessuale ed eterosessuale. Questo modo di considerare la sessualità umana è si è infiltrato in tanti seminari e monasteri nel mondo. In conseguenza, in molti seminari diocesani e abbazie di tutti i continenti hanno cominciato a sostenere l'idea che esistono due orientamenti sessuali equivalenti: eterosessuale ed omosessuale. Così si chiede ai chierici esclusivamente la castità, considerata come l'astinenza da atti impuri, e la capacità di vivere il celibato, senza entrare nel merito del loro orientamento o tendenze sessuali. In questo modo l'omosessualità come tendenza e tipo di personalità ha cessato di essere un ostacolo all'ordinazione sacerdotale. Negli anni Settanta e Ottanta del Ventesimo secolo i sacerdoti con tendenze omosessuali hanno cominciato a creare molti problemi in tante diocesi ed abbazie nel mondo. Lo scandalo degli abusi sessuali su minorenni, esploso negli anni '80 negli USA, è in gran parte dovuto a preti gay e nel 2002 questa situazione ha portato a un vero e proprio terremoto. Nel 1989, don Andrew Greeley, scrittore e sociologo cattolico, ha scritto sul settimanale americano National Catholic Reporter di Kansas City a proposito della “mafia lavanda” [locuzione che indica la lobby gay all'interno della Chiesa cattolica] in un articolo che ha indignato alcuni e ha trovato d'accordo altri. Secondo Greeley il sacerdozio stava diventando sempre più gay, e non era più rappresentativo della Chiesa universale.

    A questo proposito, lei parla di omoeresia. Quali sono le caratteristiche?
    L'omoeresia è un rifiuto del Magistero della Chiesa cattolica sull'omosessualità. I sostenitori dell'omoeresia non accettano che la tendenza omosessuale sia un disturbo della personalità. Mettono in dubbio che gli atti omosessuali siano contro la legge naturale. I difensori dell'omoeresia sono a favore del sacerdozio per i gay. L'omoeresia è una versione ecclesiastica dell'omosessualismo.

    Quali reazioni ha suscitato, in ambienti ecclesiastici, il suo articolo? Come è stato accolto?
    Le reazioni sono state soprattutto positive e hanno fatto gioire i miei amici che hanno partecipato alla nascita del mio lavoro. Queste voci hanno dato soddisfazione anche a tutti i credenti fedeli alla Santa Sede. Ci sono state così tante citazioni su diversi media che non è possibile ricordarle tutte. È sempre più difficile trovare un sacerdote in Polonia che non conosca il mio articolo. Tanti laici e sacerdoti mi hano ringraziato, mi hanno fatto i complimenti per le mie conoscenze e il mio coraggio, mi hanno dato informazioni nuove e più dettagliate a sostegno delle tesi del mio testo. Tante persone hanno sottolineato quanto sia importante toccare questo tema perché la degenerazione moale dei sacerdoti distrugge qualcosa di particolarmente importante per la Chiesa, la colpisce al cuore. Ho ricevuto queste risposte soprattutto dagli educatori dei seminaristi.
    Vescovi, abati e rettori di seminari mi hanno detto che questo articolo è un strumento molto utile per il loro lavoro, perché da una parte ricorda e raccoglie i punti chiave del Magistero sul divieto di ordinazione per le persone di tutte le tendenze omosessuali; dall'altra aiuta la riflessione e a risolvere i dubbi sull'argomento, anche se qualcuno potrebbe averne ancora.

    Nel suo articolo lei valorizza i laici nella lotta per la purificazione della Chiesa. Quale può essere il loro ruolo?
    Vorrei focalizzare l'attenzione su due cose concrete. La prima riguarda il modo in cui i laici devono reagire nei casi di rapporti sessuali su un minorenne negli ambienti ecclesiastici, da parte di sacerdoti, animatori di gruppi di preghiera, insegnanti, scout, ecc. In questi casi, purtroppo, esiste una vera e propria congiura del silenzio. C'è la necessità di maggior coraggio ed impegno da parte dei laici.
    La seconda riguarda i seminari. Purtroppo i laici hanno poca o nessuna conoscenza di come i futuri sacerdoti sono formati. Eppure nei seminari si decide in modo determinante il futuro della Chiesa. C'è bisogno di un maggior coninvolgimento dei laici al fine di non permettere l'ordinazione degli omosessuali. Tutti, clero e laici, dobbiamo sostenere gli sforzi di Papa Benedetto XVI il quale, invece della divisione tra l'omosessualità attiva e quella passiva, nei documenti ufficiali introduce una distinzione tra tendenze omosessuali transitorie, che accadono nel periodo dell'adolescenza, e quelle profondamente radicate. Tutte e due le forme di omosessualità, e non più soltanto l'omosessualità attiva, costituiscono un impedimento all'ordinazione sacerdotale. L'omosessualità non è conciliabile con la vocazione sacerdotale. Di conseguenza, non è solo rigorosamente vietata l'ordinazione di uomini con qualsiasi tipo di tendenza omosessuale (anche se transitoria), ma anche la loro ammissione in seminario.

    Lei ipotizza soluzioni per aiutare la Chiesa ad uscire da questa crisi. Ma cosa si può fare per aiutare i sacerdoti con tendenze omosessuali? E per i sacerdoti gay?
    Gli uomini con tendenze omosessuali già ordinati diaconi, preti e vescovi conservano la validità delle ordinazioni, ma sono obbligati ad osservare tutti i comandamenti di Dio nonché di tutte le disposizioni della Chiesa. Così come gli altri preti, devono vivere in castità e cessare ogni azione contro il bene della persona umana e della Chiesa, qualsiasi attività di carattere mafioso e soprattutto atteggiamenti di rivolta contro il Santo Padre e la Santa Sede. I sacerdoti afflitti da disturbi del genere sono fortemente indirizzati ad intraprendere al più presto una terapia adeguata.
    La nuova bussola quotidiana quotidiano cattolico di opinione online - «Una lobby gay condiziona la Chiesa»

    Il risveglio della Chiesa di Francia
    La sua opposizione pubblica alla legge sui matrimoni omosessuali trova consensi anche tra non cattolici e non credenti. L'arcivescovo di Parigi alla testa del nuovo corso. L'esperimento della "minoranza creativa"
    di Sandro Magister
    ROMA, 7 dicembre 2012 – Nessuno l'avrebbe scommesso. Ma dopo decenni di invisibilità e di torpore, la Chiesa cattolica francese è tornata vigorosamente sulla scena pubblica. Minoranza era e minoranza resta. Ma un conto è arrendersi, un altro essere creativi. Quello di "minoranza creativa" è il futuro che lo stesso papa Joseph Ratzinger ha assegnato al cattolicesimo nelle regioni secolarizzate. La Chiesa di Francia lo sta mettendo alla prova.
    La svolta è avvenuta d'un colpo. Un segno premonitore era stato, a metà agosto, la preghiera che l'arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois aveva elevato all'Assunta: "Bambini e giovani cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti per godere pienamente dell'amore di un padre e di una madre". Le polemiche esplosero furiose, in una Francia incamminata a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, con la possibilità di adottare.
    Ma fece colpo anche la discesa in campo a difesa dell'arcivescovo del quotidiano "Le Monde", con una nota a firma di un famoso critico letterario convertito al cattolicesimo, Patrick Kechichian. "L'Osservatore Romano" riprodusse l'articolo in prima pagina.
    L'impressione era però che tutto si riducesse all'iniziativa del cardinale. E che dietro di lui non marciasse nessuno.
    Ma in autunno tutto cambia. Il 7 novembre il matrimonio gay ottiene il placet del consiglio dei ministri. Il cardinale Vingt-Trois protesta col presidente François Hollande, col capo del governo Jean-Marc Ayrault, con la ministro guardasigilli Christiane Taubira, e mette in pubblico quanto ha obiettato a loro in privato.
    L'arcivescovo prende in parola quanto le ha detto la ministro, che cioè "la posta in gioco è una riforma di civiltà", e dice che anche lui la pensa così, che proprio di questo si tratta, di un cambiamento radicale della natura dell'uomo, dei sessi, del generare. E quindi non si può correr via su una "sopraffazione" di questa portata, decidendo tutto sul filo di una maggioranza dell'1 o del 2 per cento.
    Alla ministro Taubira che gli dice: "Noi non tocchiamo la Bibbia", il cardinale ribatte che nemmeno lui la mette in campo: "È una questione che riguarda l'uomo, e questo basta".
    La novità, infatti, è proprio qui. Contro la legge del matrimonio gay si mobilita una resistenza che non è confessionale ma umanistica, di uomini e donne con le più diverse visioni del mondo.
    Sabato 17 novembre a Parigi e in una decina di altre città sfilano per le strade centinaia di migliaia di persone. A promuovere i cortei sono tre personaggi inaspettati: la cronista mondana e direttrice di un giornale satirico nota con lo pseudonimo di Frigide Barjot, portavoce del "Collectif pour l'humanité durable", la socialista Laurence Tcheng, dell'associazione "La gauche pour la mariage républicaine", e Xavier Bongibault, ateo e omosessuale, fondatore di "Plus gay sans mariage". Dei tre, solo la prima è cattolica. Nessuna associazione di Chiesa inalbera i suoi cartelli. I cattolici sono semplicemente mescolati al corteo. Ma la Chiesa ufficiale benedice il tutto. Quella mattina stessa, a Roma, Benedetto XVI ha raccomandato a una quarantina di vescovi di Francia in visita ad limina di "aver a cuore di prestare attenzione ai progetti di legge civile che possono attentare alla tutela del matrimonio tra un uomo e una donna". Con la Chiesa e contro la "riforma di civiltà" si schiera anche la filosofa femminista Sylviane Agacinski, moglie dell'ex premier socialista (e protestante) Lionel Jospin.
    L'arcivescovo di Parigi non è più un generale senza esercito. Anche i vescovi sono con lui. L'hanno eletto presidente della conferenza episcopale, cosa che non era mai avvenuta col suo predecessore Jean-Marie Lustiger, uomo di papa Karol Wojtyla ma sempre lasciato solo.

    Il mio casto etero matrimonio greco
    Valerio Pece
    Così il giovane filologo Francesco Colafemmina ribalta a colpi di Plutarco, Platone e Aristofane tutti i luoghi comuni sulla gaya sessualità ellenica. Spesso rabberciati da studiosi troppo “coinvolti” e distorti dalla nostra mania di erotizzare ogni cosa.
    «È incredibile quanto sia diventato difficile spiegare che il matrimonio non è una creazione del cristianesimo, e che quindi quando la Chiesa lo difende non difende qualcosa di suo. E quanto sia faticoso chiarire che l’etica sessuale degli antichi greci non è la stessa del marchese de Sade o di un Cecchi Paone qualsiasi». Così parla a Tempi Francesco Colafemmina, filologo e grecista, autore del saggio Il matrimonio nella Grecia classica. Il libro – «formidabile, ricco di citazioni sorprendenti e di brillante scrittura» secondo lo scrittore e giornalista Antonio Socci – fa a pezzi la vulgata tradizionale inneggiante a una Grecia classica libera e gaia, la cui felicità sarebbe stata soffocata dall’avvento della buia morale cristiana. Francesco Colafemmina, ha dalla sua una documentazione che grida vendetta, e citazioni schiaccianti dei suoi amati autori greci. «Per cui – dice – se il fine recondito di certa propaganda era quello di sovvertire l’ordine fondato sul matrimonio tra uomo e donna, è arrivato il momento di un surplus di efficacia, chiarezza e coraggio».
    Colafemmina, studiosi di fama come Michel Foucault (Storia della sessualità, Feltrinelli), il celebrato professore oxoniense Kenneth Dover (L’omosessualità nella Grecia antica, Harvard University Press), fino a Eva Cantarella (Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico, Rizzoli) hanno scritto libri con tesi chiarissime fin dai loro titoli. La conseguenza è che negli ultimi cinquant’anni tutto il sistema accademico – tanti giovani in primis – è stato bombardato da questa teoria: le donne greche avevano mariti perlopiù bisessuali e/o pedofili. Quanto c’è di vero?
    Più che una teoria questo oramai è un “dogma di fede”. Si può rispondere almeno in due modi: c’è una “via biografica”, alquanto rivelatrice ma che nel saggio non ho percorso, e c’è una via basata invece sugli scritti autentici, direi sui virgolettati degli autori greci.
    Se è rivelatrice e inedita, inizi senz’altro dalla “via biografica”.
    Be’, sarà un caso che molti degli accademici che hanno messo in giro queste idee siano omosessuali? Il filosofo Michel Foucault, professore al Collège de France, la più prestigiosa istituzione culturale francese, morì di Aids nel 1984. Anche John Boswell, docente all’Università di Yale e attivista gay (a Yale organizzò il Centro di studi lesbici e gay), colui che per tutta la vita tentò di far convivere morale cattolica e condotte gay (vedi il suo Cristianesimo, tolleranza, omosessualità. La Chiesa e gli omosessuali dalle origini al XIV secolo), morì di Aids a 47 anni, alla vigilia del Natale del 1994. E l’elenco degli studiosi con biografie “interessate” sarebbe ancora lungo. Per la cronaca, Boswell è l’autore a cui si rifà Umberto Galimberti (senza ovviamente citarlo, com’è suo costume) per affermare che sant’Anselmo d’Aosta, canonizzato nel 1494 e proclamato Dottore della Chiesa nel 1720, fosse omosessuale. Galimberti lo scrive in una risposta a un lettore apparsa su D, il magazine femminile di Repubblica, il 28 luglio scorso. Purtroppo siamo a questo punto.
    A grattare queste biografie si materializza il verso che Dante dedica a Semiramide, colei che «libido fé licito in sua legge». Ma veniamo ai testi. Cosa scrivono, davvero, gli autori greci sull’omosessualità?
    In effetti è quello il punto nodale. È fondamentale però fare prima un passo indietro. Secondo il dogma ormai imperante, nell’antica Grecia la pedofilia (o efebofilia) sarebbe stata al centro di un vero e proprio rito di iniziazione: l’uomo adulto, l’erastés, aveva rapporti sessuali con l’adolescente, l’eròmenos, e così facendo lo formava anche spiritualmente. Capiamo bene che nella prospettiva di una formazione spirituale dell’adolescente avere rapporti pedofili diventava un merito! Di qui si è poi passati a definire il dogma dell’assenza di una “morale sessuale” nell’antichità classica attraverso la proclamazione dell’omosessualità come qualcosa di naturale.
    Scusi Colafemmina, è un caso che l’oncologo Umberto Veronesi tempo fa affermò che gli omosessuali, a differenza degli eterosessuali, vivono un “amore puro” perché non volto alla procreazione, quindi un amore spirituale?
    Non è affatto un caso, è esattamente la stessa folle visione. Attenzione però: quello dell’amore puro e spirituale non è altro che ciò che anche i gay del tempo affermavano per giustificare le loro pratiche, in un contesto sociale che invece le condannava risolutamente. L’errore madornale è che chi ripete oggi queste tesi non fa altro che ripetere ciò che dicevano gli autori omosessuali della Grecia classica. Oppure non fa altro che ridire ciò che Platone fa dichiarare ad alcuni suoi personaggi già noti come omosessuali nell’antichità (come Pausania nel Simposio) per arrivare però a smontare le loro tesi e a sostenere l’esatto contrario. È qui che è caduto Galimberti nell’articolo citato, scambiando Pausania, voce che Platone fa parlare ma non approva, per Platone.
    Come dire che Manzoni la pensa come don Rodrigo… Ci spiega allora come mai nell’immaginario collettivo Platone passa per un autentico guru dell’omosessualità?
    La promiscuità sessuale è tipica di taluni ambienti aristocratici ateniesi e Platone ci racconta anche questo. Eppure più che il soddisfacimento delle nostre pruderie storiche dovrebbe interessarci ciò che Platone ha davvero scritto sull’omosessualità: quattrocento anni prima di Cristo e duemilaquattrocento anni prima del Catechismo della Chiesa cattolica, Platone scrive che l’omosessualità è «contro natura». Nelle Leggi (636, c), ad esempio, si legge testualmente: «Il piacere di uomini con uomini e donne con donne è contro natura e tale atto temerario nasce dall’incapacità di dominare il piacere». Più chiaro di così! La verità è che nella Grecia classica l’omosessualità non era affatto così diffusa come si crede, e soprattutto, cosa che conta ancora di più, non era istituzionalizzata. Eschine, politico e oratore ateniese del IV secolo avanti Cristo, nell’orazione Contro Timarco scrive che ad Atene era vietato aprire scuole e palestre col buio affinché i ragazzi fossero sempre sorvegliati; e che, anche se col consenso del familiare, era vietato dare un giovane a un amante omosessuale per ottenerne in cambio denaro o altri benefici. Eschine scrive che era addirittura vietato agli adulti essere apertamente omosessuali praticanti. È interessante notare che gli omosessuali erano chiamati con un appellativo decisamente forte: cinedi (kinaidos al singolare), etimologicamente “colui che smuove la vergogna” o, per altri, e in un senso ancor più realistico, “le vergogne”.
    Vuole dire che nella Grecia del IV e V secolo a.C. a uno come Cassano nessuno avrebbe intimato di scusarsi in ginocchio sui ceci?
    Guardi, basterebbe leggere Aristofane per fare di Cassano un chierichetto. Celebre è il repertorio, che oggi si direbbe omofobico, che il commediografo greco dedica a gay del suo tempo. Parliamo di epiteti come lakkoproktos, katapygon, euryproktos, parole assolutamente intraducibili. Altro che cassanate.
    Gentilmente, traduca. Gli accademici potrebbero rimproverarla di non essere un filologo rigoroso.
    Confidando nella libertà di tono di questo giornale posso dire che euryproktos, per esempio, può tranquillamente tradursi con “culaperto”. Espressione tipica della sospensione delle regole operata dalla commedia, ma certamente poco gay-friendly. L’omosessuale era un tipo comico e se volessimo seguire la teoria di Henri Bergson potremmo affermare che il riso della commedia è un cementante sociale.
    Ma allora dove nasce il mito dell’ordinaria omosessualità del mondo greco?
    I molti che erano in malafede (spesso perché gay) ci hanno marciato, e lo abbiamo detto; chi era in buona fede, invece, ha commesso lo sbaglio tipico della nostra epoca di “sessualizzare” tutto e troppo. I “ti amo” trovati nelle lettere di Leopardi a Ranieri o in quelle di Frontone a Marc’Aurelio, l’amicizia di Patroclo e Achille o di Eurialo e Niso, sono diventati immediatamente “chiari indici di omosessualità”. Semplicemente leggiamo quegli scambi di amichevole e profonda affettuosità con gli occhi malati di oggi, interpretando male amicizie autentiche, sane e purissime. È un errore e, insieme, una grande perdita. Non è un caso che oggi sviliamo l’amicizia e il suo valore a una richiesta di un contatto su Facebook…
    Quali sono le assonanze tra matrimonio cristiano e matrimonio greco?
    Sono fortissime. Guardi, possiamo essere precisi perché in questo ci aiuta molto l’Economico di Senofonte. Come per il cattolicesimo, anche per la Grecia classica il fine principale del matrimonio era la procreazione. L’ateniese del IV secolo avanti Cristo considerava i figli “una grazia di Dio”. Sempre da Senofonte sappiamo che l’altro fine del matrimonio era l’educazione della prole. Per cui quanto a scopi principali siamo perfettamente in linea con quanto insegna la dottrina cattolica nella Gaudium et Spes. Non solo, nel matrimonio greco c’è anche la meta della castità coniugale. Oltre che in Senofonte, la sophrosyne, un concetto assolutamente analogo a quello di castità, lo troviamo in Plutarco e in autori come Carìtone d’Afrodisia.
    Dov’è allora la differenza?
    Per certi versi si può trovare nell’indissolubilità, elemento che il cristianesimo ha portato a pienezza e purificato. Le nozze per gli antichi greci non erano legalmente indissolubili come per i cristiani. Eppure anche su questo tema quello che solitamente non si legge è che il rapporto monogamico è in qualche modo insito nella cultura greca. Basterebbe leggere l’Andromaca (vv. 11-179), in cui Euripide si lancia in un nobilissimo elogio della fedeltà monogamica, come del resto fa anche nell’Alcesti. È però forse di Plutarco la più bella celebrazione del vincolo sacro: nell’Amatorius (767 D-E) si arriva ad affermare che l’affetto per le proprie mogli è «simile alla partecipazione ai grandi riti sacri».
    Infatti leggendo Plutarco di Cheronea sembra di avere davanti un autore cristiano, non siamo lontani dallo zelo e dal pathos delle lettere paoline. I Precetti coniugali – opera plutarchea che lei riporta integralmente in appendice al saggio – possono essere considerati una sintesi della visione che la Grecia classica aveva dell’etica matrimoniale?
    I Precetti coniugali (Gamikà Paranghélmata) sono in effetti una lettura strabiliante se pensiamo che provengono da una fonte pagana. Furono composti da Plutarco in occasione del matrimonio di due suoi allievi, Polliano ed Euridice. È un’opera agile e godibilissima, un trattatello sulla vita coniugale ricco di massime, amorevoli consigli pratici e racconti esemplari, quasi un libro sapienziale se non fosse per l’allegria che lo pervade. Un’opera che personalmente farei leggere nei corsi prematrimoniali, spesso così scialbi. Di certo i Precetti coniugali rappresentano bene quella che era l’etica matrimoniale per gli antichi greci, nutrita da valori saldi, da rapporti fondamentalmente monogamici propri di una solida civiltà contadina, valori poi trasferitisi nella società cristiana e nobilitati dalla sua etica. Non è certo un caso se l’opera plutarchea sarà poi ripresa da autori cristiani come Ugo da San Vittore (De amore sponsi ad sponsam) e san Girolamo (Adversus Iovinianum).
    Colafemmina, qual è lo scopo ultimo del suo saggio?
    In realtà è un augurio. Che una sintesi alta tra una ritrovata morale ellenica e l’etica cattolica possa offrire uno specchio in cui riflettere l’eredità inestimabile che abbiamo ricevuto dal mondo classico. E in cui vedere anche il rischio che comporta l’incamminarsi a passo svelto nella direzione opposta, quella del baratro.
    Greci paladini dell'amore gay? Ma fateci al piacere | Tempi.it






  4. #44
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    L’omelia di Rocco
    BY ROBERTO MANFREDINI
    Un anno fa mi divertii a prendere in giro quelli de La Sapienza di Roma per aver invitato Rocco Siffredi a esibirsi in uno spogliarello ex cathedra. Erano bei tempi… Oggi invece il Siffredi viene chiamato a parlare direttamente dal pulpito delle chiese, come è successo durante i funerali del produttore pornografico Riccardo Schicchi. Per non farsi mancare nulla, la parola è stata concessa anche a Eva Henger e Ilona Staller (“opportunamente” comunicate). C’erano molti altri attori di genere, ma evidentemente non così famosi da poter magnificare la poeticità del porno dall’ambone (vedi F. Amabile, “Schicchi, funerali in chiesa tra pornostar e comunione”, Il Messaggero, 12/12/2012).
    Mi permetto solo due parole di commento, nella speranza che questa storia venga presto dimenticata.
    In primo luogo, pur condividendo i dubbi di Andrea Tornielli (“Una domanda sui funerali di Schicchi”, 12/12/2012), rifiuto la sua polemica sulla famigerata “comunione ai divorziati”, che è semplicemente strumentale. Chi è cattolico e frequenta l’ambiente ecclesiastico sa bene (o almeno dovrebbe sapere) che le regole non sono così restrittive: il prete non caccia mai i divorziati a pedate nel didietro. Ci sono le eccezioni, come in ogni cosa, ma non per questo devono diventare la regola (anche se Chesterton scrive che «la Chiesa aveva ragione nel rifiutare anche le eccezioni. Il mondo ha ammesso le eccezioni, e le eccezioni sono diventate la regola»). Quindi non vedo il bisogno di mettersi nei panni di divorziati & risposati per rimanere sgomenti. Basta essere cattolici, o italiani – o forse solamente umani.
    In secondo luogo, non ho intenzione di fare il moralista, né lasciarmi scandalizzare dalle puttane in chiesa (altrimenti dovrei convenire con Jeau Cauvin che «le prostitute nei loro bordelli sono vestite più modestamente delle immagini della Vergine nei templi dei papisti»). Il mio sdegno nasce dalla sciattezza dell’intera situazione: sull’altare non sono state invitate meretrici col velo in testa e lo sguardo basso a piangere un pappone morto in miseria, ma il jet set pornocratico italiano al completo: gente piena di soldi abituata a non avere regole, stile, decenza. Infatti questi figuri non si sono limitati a commemorare il defunto, ma hanno colto l’occasione per promuovere il “porno” come esperienza di vita liberatoria ed esaltante.
    Anche l’Aretino fu pornografo e arrivista (si autodefiniva “segretario del mondo”), ma ricevette funerali solenni come poeta, asceta, apologeta, fustigatore dei vizi dei potenti e cantore del Cristo eroe e cavaliere.
    In questo caso, invece, non c’è neppure la pezzuola della “libertà artistica” a coprire le umane debolezze. La “poesia” di cui parla Cicciolina è una consapevole e orgogliosa profanazione del tempio del corpo. Non ci troviamo neppure di fronte a un nuovo tipo di culto orgiastico: il sesso non è di precetto né ritualistico, ma solo un mezzo per fare più soldi possibile. È una cosa totalmente “irreligiosa”, da qualsiasi ottica la si guardi. Niente edonismo erotico o culto del piacere, solo sfruttamento delle del vizio a fine di lucro: perciò la pornografia è una emergenza sociale, benché sottovalutata.
    Ora, per coerenza, dovrei concludere proprio con un bel sonetto (o un “dubbio amoroso”) dell’Aretino – ce ne sarebbero alcuni particolarmente adatti all’occasione. Ma per rispetto del defunto, il quale ha meno responsabilità di chi ha permesso questa indecenza, mi limito a citare le parole di Colui che giudicherà entrambi: «È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono» (Lc 17,1).
    http://totalitarismo.altervista.org/...elia-di-rocco/

    PREGHIERA
    di Camillo Langone
    San Josemaría Escrivá, tu avevi avvisato: “Bada che il cuore è traditore. Tienilo chiuso con sette catenacci”. Ma non ti hanno dato retta e adesso quel muscolo pericoloso si vantano di tenerlo aperto. Adesso, di sentimento in sentimento, hanno modificato il codice stradale per rendere obbligatorio il soccorso degli animali feriti. “La norma ha preso atto del cambiamento del sentire comune sul dovere di prestare soccorso anche agli animali”, hanno dichiarato i presidenti delle associazioni antiumaniste Enpa e Lav. E così (dal 27 dicembre) se investirai un rottweiler o un cinghiale avrai il dovere di scendere e di assisterlo rischiando di farti azzannare, oltre che di farti schiacciare dalle altre auto. Perché il sentire comune ha deciso così. Perché il cuore, scatenato, si è mangiato il cervello.
    http://www.ilfoglio.it/preghiera/740

    La casalinga sanguinaria se ne frega dell'animalismo
    di Isacco Tacconi
    Lo scorso 28 novembre due uomini, padre e figlio, sono stati assaliti di notte da quattro rottweiler mentre liberavano il giardino dalla valanga di fango provocata dalla pioggia battente. I quattro cani, dicono, spaventati dalla tempesta di pioggia che aveva causato un’alluvione a Carrara, avevano semplicemente, in amicizia s’intende, “divelto” il recinto dove erano custoditi.
    Immaginatevi la scena inquietante di una notte buia e tempestosa, nella quale vedete corrervi contro 4, ripeto 4 cani neri da non meno di 40 kg l’uno, spaventati e inferociti. Il padre, 52 anni, è stato azzannato al volto e all’avambraccio ed è stato ricoverato in ospedale a Carrara dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Si è salvato per miracolo. Il figlio di 27 anni ha riportato ferite agli arti e dopo le medicazioni è stato dimesso. Il ragazzo ha cercato di difendersi con un casco da motociclista con cui ha colpito i cani, ma con scarso successo.
    Ad un certo punto, però, la madre del ragazzo, una donna con due palle grosse così, udendo le grida della sua famiglia, ha sguainato un coltello da cucina e, con la forza dell’amore per i suoi, ha praticamente spanzato, strippato, insomma abbattuto un rottweiler, ferendone un altro che è fuggito. Inutile dire che i soliti animalisti fulminati hanno lamentato la violenza sui cani! Addirittura alcuni commenti agli articoli recitavano così: “Però non c’era mica bisogno di ammazzarlo…”. Probabilmente un benevolo sciò sciò avrebbe sortito un effetto migliore, e certamente avrebbe salvato la vita dei due uomini.
    Ma forse conta più la vita di un cane che quella di due uomini. A questo proposito le disposizioni di legge in materia di sicurezza stradale ora in vigore cascano a fagiolo. Infatti colui che, responsabile di un incidente, non si fermerà o non si adopererà per assicurare un tempestivo soccorso agli animali coinvolti, rischierà una sanzione amministrativa da 389 a 1559 euro. Se si è comunque coinvolti in un incidente e non si chiama aiuto per gli animali coinvolti si rischia la sanzione amministrativa da 78 a 311 euro. Roba pesante insomma. Ma la cosa che lascia ancora più sbalorditi, oltre ad una norma così rigida, è il riferimento a qualsiasi “animale d’affezione”. Scusate e allora tutti i rospi schiacciati sulle strade secondarie? E i teneri ricci? E le giocose bisce di campagna? E le povere lucertole? Forse hanno meno dignità e meno diritti? E per quelli non c’è l’obbligo di soccorso? Non vi preoccupate che di questo passo ci dovremmo fermare pure per i moscerini sul parabrezza.
    L’assurdità di tale norma, comunque, in fin dei conti non riguarda il soccorso di un animale, che ci può anche stare, ma il fatto che si vincoli, minacciando con una sanzione, a fermarsi per qualsiasi animale investito garantendogli il soccorso al pari di un essere umano. Gli animali feriti avranno diritto all’ambulanza, al soccorso immediato con sirene spiegate, bloccando il traffico, come un vero e proprio intervento 118. Sul sito Fido Micio, della provincia di Ancona, si riportano queste illuminanti parole: “si introduce un concetto di "stato di necessità" per il soccorso animale fino ad oggi negato da più fonti e che rappresenta un ulteriore e decisivo passo avanti per una legislazione a tutela diretta degli animali in quanto esseri viventi e senzienti; infine il dovere di soccorso è il corollario di chiusura di questa profonda innovazione che crea una novità di civiltà giuridica veramente di svolta in questo settore, impensabile fino a pochi anni fa".
    In un paese dove non si riconosce il feto umano come essere “senziente”, cioè in grado di sentire e di provare dolore (dato ormai acquisito, come emerge anche dagli studi del prof. Bellieni), ora si sancisce a norma di legge il diritto degli animali ad essere soccorsi “in quanto esseri senzienti capaci di provare dolore”. Un’azione che dà voce a coloro che non ne hanno, a coloro che sono indifesi, a coloro che non possono far valere i propri diritti. A questo punto c’è da chiedersi: e un bambino nel grembo della madre non ha forse diritto quanto e più di un animale ad essere soccorso in quanto essere senziente? Egli che non può disporre della propria vita in balìa della volontà dei genitori, non dovrebbe essere protetto dalla legge, ed essere tutelato, salvato da coloro che vogliono sopprimerlo per le più disparate ragioni? No, pare proprio che questo non riesca ad essere compreso in questo mondo alla rovescia, che sta tornando alle primitive religiosità teriomorfe, in cui gli animali vengono venerati come semidei. In cui gli animali prendono il posto degli uomini, vestiti come uomini, considerati come e più degli uomini! E i bambini? Quelli chi li vuole?
    Non si può negare che il cane o il gatto oggi abbiano preso il posto di un figlio, perché così spesso vengono considerati. Probabilmente costano meno impegno, umano ed economico. O forse va a riempire quella sete egoistica di affetto che chiede, chiede, chiede soltanto, e che un animale da compagnia in qualche misura appaga. Un animale spesso infatti è riconoscente, devoto, fedele, affettuoso, cerca il padrone e lo fa sentire il centro del mondo. Siamo sempre alle solite, l’egoismo umano strumentalizza anche gli animali, reificandoli come sicurezza e fonte di vita e di felicità. Comunque, in caso di aggressione, chi si vuole far sbranare per amore dei cani si accomodi, io farei come la suddetta casalinga rambo: 'na cortellata e passa la paura.
    http://www.campariedemaistre.com/201...-ne-frega.html

    Il Decalogo delle Giovani Marmotte
    Autore: Saro, Luisella Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
    Fonte: CulturaCattolica.it
    «L’idea che la natura sia buona e l’uomo cattivo è davvero stupida. Se davvero pensassimo che la natura sarebbe meglio senza l’uomo allora tanto varrebbe suicidarsi.»
    (Patrick Moore, fondatore di Greenpeace)
    Povera illusa!
    E io che credevo che, per “decalogo essenziale”, Famiglia Cristiana intendesse (ancora) i dieci comandamenti… Macché!
    Nel suo articolo Cenone sì ma equo e solidale, Felice D’Agostini sciorina “il decalogo essenziale per vivere questi ultimi giorni di festa con sensibilità ecologica”: dieci consigli per gli auguri, le luci, l’atmosfera, il cenone, i regali, le vacanze…
    Primo comandamento: ridurre l’impatto sull’ambiente e sul clima (sic!). Uguale uguale al pensiero unico che talebanamente dilaga nei libri di geografia e di scienze per le scuole di ogni ordine e grado. Il pianeta soffre? E’ colpa dell’uomo, che inquina già solo respirando. Meno male che qualcuno ha pensato alla pianificazione familiare di Stato (e pazienza se l’aborto è diventato un genocidio legalizzato). Sulla Terra siamo troppi. Se non ora quando, pregasi i più deboli di togliere il disturbo per far spazio alle nutrie!
    E allora eccolo, il piatto forte del cenone equo & solidale proposto da Famiglia Cristiana: un mix di ambientalismo, pacifismo, filantropismo, multiculturalismo e luogocomunismo con profumi e sapori per tutti i palati. Niente cristianesimo, sorry: vuoi mai che i lettori del settimanale dei Paolini siano allergici e scateniamo uno shock anafilattico di massa proprio l’ultimo giorno dell’anno!
    Come? Il menu del cenone equo & solidale è insipido? Ovvio. Quando Cristo ha chiesto ai Suoi di essere “sale e lievito della terra”, non gliel’ha detto nessun ambientalista illuminato che sale e lievito possono danneggiare l’ecosistema?!
    Vuoi mettere questo zuccheroso “cattolicesimo sostenibile” da salotto buono, che non dà scandalo, parla con le parole del mondo, strizza l’occhiolino al politically correct, accetta consigli da tutti (WWF, Greenpeace, le associazioni che operano nel settore del commercio equo e solidale…) tranne che dal Vangelo e dal Magistero della Chiesa? Una neo-religione prêt-à-porter che dal sito di Famiglia Cristiana forma il nuovo tipo umano a zero impatto ambientale. Io-sono-come-tu-mi-vuoi: relativista su tutto (orientamento sessuale, aborto, eutanasia, eugenetica postmoderna…), ma dalle certezze granitiche in materia di ambiente; amante di tutti gli animali, eccetto l’uomo.
    Sentite il sesto comandamento, dedicato al cenone: “Utilizzate meno carne e prodotti a derivazione animale: ridurrete il vostro impatto sull’ambiente e sul clima”. Zampone e lenticchie? Verboten!
    «Pensateci bene – scrivono Gnocchi e Palmaro in Cattivi maestri – la morale cattolica è contestata perché impone rinunce, sacrifici, mortificazioni. Al punto che qualche teologo e qualche sacerdote a corto di idee si è affannato a riscrivere il Vangelo e il Catechismo in versioni più abbordabili. Ma per la salvezza dell’ambiente si è disposti a piegare la propria vita alle più assurde e incredibili privazioni. Ma a ben guardare, è proprio questo il succo del successo dell’ecologismo: chiedere all’uomo di fare qualche cosa, anche una piccola cosa, per “salvare il mondo”». Mah!
    Sapete una cosa? In attesa di gustare in letizia le leccornie della tradizione culinaria italiana, Te deum laudamus, perché sei Tu il Salvatore del mondo. L’unico. Non noi, con le nostre piccole buone azioni quotidiane da Giovani Marmotte, lettrici fedeli di Famiglia Cristiana. Cin-cin!
    http://www.culturacattolica.it/defau...=17&id_n=32161



    Preghiera
    di Camillo Langone
    Sono dei ladri. Dei ladri di parole e quindi, essendo le parole cose, sono ladri e basta. Nella clinica universitaria di Padova hanno rubato la parola “padre”. Al suo posto, nei braccialetti consegnati ai genitori in visita nel reparto di ostetricia, hanno messo un surrogato: la parola “partner”. “Abbiamo preso questa decisione per non offendere la sensibilità di nessuno”, dice il direttore della clinica che invece ha offeso la sensibilità di tutti gli uomini. Io sono un uomo e se faccio un figlio esigo di essere chiamato padre. Non voglio essere definito, io che sono italiano, con una parola inglese. E nemmeno con la sua traduzione: non sono socio di nessuna donna, “socio” è parola del mondo dell’economia e io distinguo l’amore, che è dono, dall’economia, che è scambio di un bene o servizio in cambio di moneta. Io, tanto per cominciare, non compro i figli nelle banche del seme e non noleggio corpi di donne povere come fanno gli omosessuali bramosi di riprodursi contronatura. Io non sono né partner né socio, e loro sono dei ladri. Hanno rubato ai padri e hanno rubato ai bambini. Che Dio non li perdoni. E nemmeno i bambini, quando saranno grandi.
    http://www.ilfoglio.it/preghiera/749


  5. #45
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Ecco la lista nera degli “omofobi”, colpevoli di aver difeso il matrimonio fra uomo e donna
    Benedetta Frigerio
    Sono stati pubblicati alcuni nomi di persone licenziate o sanzionate per aver espresso un parere o per aver fatto obiezione di coscienza.
    L’associazione The Coalition for Marriage ha pubblicato una lista di alcune persone punite per aver difeso, in diversi casi e per diversi motivi, la necessità di preservare l’unicità del matrimonio tra uomo e donna. In Gran Bretagna, Adrian Smith, è stato retrocesso e il suo salario decurtato del 40 per cento solo per aver detto che per la Chiesa il matrimonio omosessuale è «un’uguaglianza che si spinge troppo in là». Ha scritto queste parole sulla sua pagina privata di Facebook, visibile solo agli amici, fuori dall’orario di lavoro, ma questo non è servito alla sua difesa.
    A pagare 3 mila e 600 sterline per aver deciso di affittare le camere matrimoniali del proprio Bed&Breackfas solo a coppie sposate (non le davano neppure a fidanzati o conviventi eterosessuali) sono invece Peter e Hazelmary Bull.
    Mentre l’autista inglese Arthur McGeorge ha subìto azioni disciplinari da parte del suo datore di lavoro solo per aver firmato una petizione sul matrimonio naturale, proponendola anche ai suoi colleghi.
    Ugualmente, il preside di una scuola inglese, Bill Beales, ha ricevuto una chiamata di sospensione dopo aver fatto notare durante un’assemblea scolastica che molte persone erano messe sotto accusa solo perché convinte che il matrimonio debba essere unicamente tra un uomo e una donna.
    C’è chi è arrivato al licenziamento, come Lillian Ladele, ufficiale di stato civile inglese, che aveva chiesto ai propri datori di lavoro di non apporre la sua firma sui documenti relativi alle unioni omosessuali.
    Anche in America i casi di discriminazione al contrario non sono pochi. Angela McCaskill, impiegata presso l’università di Gallaudet di Washington Dc, è stata sospesa per aver fatto firmato una petizione in cui si chiede che siano i cittadini a scegliere se ridefinire il matrimonio o meno.
    LE MINACCE DI MORTE. E se le azioni giudiziarie o le sanzioni lavorative si possono ancora contare, le minacce o le discriminazioni verbali sono invece di più. Tra le più note, quelle di morte giunte al parlamentare inglese David Burrowes, che ha sostenuto che il matrimonio gay, soprattutto dopo il riconoscimento delle unioni civili, è inutile. Insieme a lui, l’arcivescovo di York, John Sentamu, che, avendo espresso disapprovazione circa l’azione del governo per la ridefinizione del matrimonio, ha ricevuto una grave email di minaccia su cui la polizia sta indagando. Anche la giornalista inglese del Daily Mail Melanie Phillips è stata minacciata di morte al telefono e via email per aver denunciato l’intolleranza dilagante verso chi solo la pensa diversamente dall’opinione dominante.
    La lista delle persone accusate di omofobia | Tempi.it

    Quando le religioni sfidano il conformismo sui gay
    Ernesto Galli Della Loggia
    Nel XVIII secolo, nella sua battaglia contro le religioni ufficiali, equiparate senza tanti complimenti ad altrettante superstizioni, l'illuminismo francese, destinato a far scuola in tutta l'Europa continentale, non se la prese certo solo con il cattolicesimo. Anzi. L'ebraismo, per esempio, fu un suo bersaglio forse ancora più consueto: basti pensare alle tante pagine di Voltaire piene zeppe di contumelie contro la religione mosaica.
    Poi però tra '700 e '800 le cose cambiarono rapidamente. Soprattutto perché cambiò l'ebraismo. Accadde infatti che nell'Europa (soprattutto occidentale) un gran numero di ebrei cominciasse a inoltrarsi su un percorso di radicale emancipazione-secolarizzazione che li portò ad integrarsi in pieno con le élites laico-liberali sulla via di prendere dovunque il potere: della religione dei padri conservando al massimo qualche vestigia rituale. Da allora la critica antireligiosa d'ascendenza illuministica cominciò a prendere di mira, in ambito occidentale, pressoché esclusivamente il cattolicesimo, quasi che esso fosse la sola religione rimasta sulla faccia della terra. Una tendenza andata sempre più affermandosi, specie in Italia, e molto spesso, bisogna dirlo, con il tacito assenso di molta intellighenzia d'origine ebraica, più o meno concorde nell'avvalorare implicitamente l'idea bizzarrissima, ma molto «politicamente corretta», che in fin dei conti l'ebraismo non sia neppure una religione. Ovvero lo sia, ma così diversa da tutte le altre, così diversa, alla fine da non esserlo! Specie in Italia, ho scritto. E infatti quando da noi si parla di temi che in qualche modo coinvolgono la fede religiosa l'ebraismo tenda a non avervi e/o prendervi alcuna parte. E quindi a non essere mai menzionato. Basta porre mente a tutta la discussione sulla liceità dell'ingegneria genetica, dell'eutanasia o del matrimonio tra omosessuali. Dibattendosi di queste cose è come se l'ebraismo fosse disceso nelle catacombe tanto la sua voce è tenue o assente. Con il risultato che la voce della Chiesa cattolica, invece, è facilmente presentata come la sola che in nome di una visione religiosa arcaica sia impegnata a difendere posizioni che la vulgata democratica qualifica come «reazionarie».
    A ricordarci che le cose invece non stanno affatto così, e che proprio sui temi che citavo prima sono viceversa assai profondi i legami teologici e dottrinari tra l'ebraismo e il cattolicesimo (e il cristianesimo in generale, direi) soccorre un recente importante documento di un'autorità dell'ebraismo europeo quale il Gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim, dal titolo «Matrimonio omosessuale, omoparentalità e adozione». Bernheim inizia con il punto decisivo, e cioè contestando che tali temi abbiano come vera posta in gioco un problema di eguaglianza dei diritti. In gioco invece, scrive, è «il rischio irreversibile di una confusione delle genealogie, degli statuti e delle identità, a scapito dell'interesse generale e a vantaggio di quello di un'infima minoranza». In un modo che a me sembra condivisibile anche dal punto di vista di un non credente egli smonta uno ad uno gli argomenti abitualmente usati a favore del matrimonio omosessuale: dall'esigenza della protezione giuridica del potenziale congiunto, all'importanza del volersi bene («non si può riconoscere il diritto al matrimonio a tutti coloro che si amano per il solo fatto che si amano»: per esempio a una donna che ami due uomini); alle ragioni affettive che giustificherebbero l'adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale. «Tutto l'affetto del mondo non basta a produrre le strutture psichiche basilari che rispondono al bisogno del bambino di sapere da dove egli viene. Il bambino non si costruisce che differenziandosi, e ciò suppone innanzi tutto che sappia a chi rassomiglia. Egli ha bisogno di sapere di essere il frutto dell'amore e dell'unione di un uomo, suo padre, e di una donna, sua madre, in virtù della differenza sessuale dei suoi genitori». Ancora: «il padre e la madre indicano al bambino la sua genealogia. Il bambino ha bisogno di una genealogia chiara e coerente per posizionarsi come individuo. Da sempre, e per sempre, ciò che costituisce l'umano è una parola in un corpo sessuato e in una genealogia».
    Bernheim non solo prende di petto il proposito caro a molti militanti omosessuali di sostituire al concetto sessuato di «genitori» quello asessuato e vacuo di «genitorialità» e di «omoparentalità», ma sostiene che non può parlarsi in alcun modo di un diritto ad avere un figlio: «la sofferenza di una coppia infertile non è una ragione sufficiente per ottenere il diritto all'adozione. Il bambino, sottolinea, non è un oggetto ma un soggetto di diritto. Parlare di diritto a un figlio implica una strumentalizzazione inaccettabile».
    Naturalmente le pagine più dense del documento sono quelle in cui opponendosi all'idea sempre più diffusa che il sesso, lungi dall'essere un dato naturale, rappresenti una costruzione culturale, il Gran Rabbino, forte del racconto della Genesi, afferma viceversa «la complementarietà uomo-donna come un principio strutturante del giudaismo» corrispondendo essa al piano più intimo della creazione. «La dualità dei sessi, egli scrive, appartiene alla costruzione antropologica dell'umanità» ed è voluta da Dio anche come «un segno della nostra finitezza». Nessun individuo può pretendere di essere autosufficiente, di rappresentare tutto l'umano, dal momento che con ogni evidenza «un essere sessuato non è la totalità della specie».
    Il lettore avrà notato la forte somiglianza di molte delle cose dette da Bernheim con quelle sostenute dal magistero cattolico (non a caso di recente Benedetto XVI ha citato calorosamente il documento del Gran Rabbino francese). In realtà le voci congiunte dell'ebraismo e del cattolicesimo, nel momento in cui evocano ciò che è effettivamente in gioco in questo caso, vale a dire le basi stesse della società in cui vogliamo vivere, l'esistenza ontologica di due sessi distinti, l'alleanza dell'uomo e della donna nell'istituzione chiamata a regolare la successione delle generazioni, nonché il rischio di cancellare in modo irreversibile tale successione, nel momento in cui fanno ciò, sembrano confermare quanto sostenuto a suo tempo da Jurgen Habermas circa l'importanza che ha e deve avere il punto di vista della religione nel discorso pubblico delle nostre società. Tale punto di vista, infatti, è spesso prezioso per comprendere, da parte di tutti, credenti e non credenti, di ogni persona libera, ciò che queste società hanno oggi il potere di fare. E dunque, per misurare la rottura che le loro decisioni possono rappresentare rispetto alle radici più profonde e vitali della nostra antropologia e della nostra cultura.
    Ma dal Gran Rabbino Bernheim viene anche un'altra lezione. E cioè quanto è importante che la discussione pubblica sia condotta con coraggio, sfidando il conformismo che spesso anima l'intellettualità convenzionale e il mondo dei media. Quanto è importante che personalità autorevoli (per esempio gli psicanalisti) non abbiano paura di far sentire la loro opinione: anche quando questa non è conforme a quello che appare il mainstream delle idee dominanti.
    È una lezione particolarmente essenziale per l'Italia. Dove è sempre così raro ascoltare voci fuori dal coro e provenienti da bocche insospettate, dove è sempre così forte la tentazione di aver ragione appiccicando etichette a chi dissente invece di discuterne gli argomenti, dove sono sempre pronti a scattare spietatamente i riflessi condizionati delle appartenenze. Dove, in specie quando si tratta di certe questioni, non manca di farsi puntualmente sentire il pregiudizio che tende a fare del cattolicesimo la testa di turco più adatta per essere additato alla pubblica esecrazione dalle vestali dell'illuminismo e per vedersi piovere addosso tutti i colpi (e tutte le presunte colpe) del caso.
    le Religioni che sfidano il Conformismo sui Gay Quando le religioni sfidano il conformismo sui gay

    L’Illinois blocca la legge sul matrimonio omosessuale
    Nonostante l’appoggio di Obama alla legge, lo Stato americano frena sulle nozze gay e sulla norma relativa alle armi d’assalto.
    Sono i giorni finali di una legislatura che a breve avrà una maggioranza democratica ancor più marcata. Fatto sta che, per ora, l’Illinois ha frenato sull’introduzione nella legislazione statale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e sul divieto relativo alle armi d’assalto in mancanza di una maggioranza favorevole in Senato.
    «NON SARA’ PIU’ LO STESSO». Ieri mancava infatti la maggioranza, dopo il passaggio del testo in Commissione con otto voti a favore e cinque contrari. Secondo la promotrice della legge, la democratica Heather Steans, la colpa sarebbe solo dell’assenteismo dovuto alla fine della legislatura. Secondo altri l’assenza non è un caso e a molto sarebbe servita l’azione educativa della Chiesa cattolica dell’Illinois, guidata dal cardinale di Chicago Francis George. Mentre il sostegno della legge da parte del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, non è bastato. Il vescovo cattolico di Springfield, Thomas John Paprocki ha ricordato che approvare il matrimonio tra persone dello stesso sesso non sarebbe uguale, ma «significherebbe ridefinire radicalmente il matrimonio per tutti».
    ARMI D’ASSALTO. Bocciato anche il tentativo di vietare le armi d’assalto e i grossi caricatori, sostenuto dal sindaco di Chicago Rahm Emanuel. Non tanto per il divieto in sé, ma per le ambiguità riscontrate nel testo da chi vi si è opposto. Ma la nuova Camera sarà al lavoro tra poco più di una settimana ed è probabile che la partita si riaprirà sia sul fronte del matrimonio omosessuale, (alla maggioranza democratica si aggiungerà il quarto parlamentare apertamente omosessuale, Sam Yingling), sia su quello della legge relativa alle armi.

    Coppie gay e figli: una ricerca USA
    MARCO TOSATTI
    E' probabile che la Cassazione, nella sua recente sentenza, non fosse al corrente di elementi di ricerca apparsi negli Stati Uniti. La Cassazione ha respinto il ricorso di un genitore, la cui ex moglie conviveva con una donna, sostenendo che alla base delle lamentele «non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale». Ma una ricerca dell'Università del Texas fornisce dati qualitativamente differenti.
    Su Vatican Insider pubblichiamo un articolo sulla ricerca più completa e documentata mai svolta finora. Nel giugno scorso la rivista scientifica statunitense “Social Science Research”, la più prestigiosa “peer rewieved” del campo, ha pubblicato due studi molto interessanti sulle problematiche dei bambini cresciuti all’interno di una relazione omosessuale. Sono studi che hanno modificato il panorama delle conoscenze nel campo. Le prime ricerche su questo tema - e forse su queste si è basata la Corte Costituzionale – affermavano la non differenza nello sviluppo e crescita affettivo e psicologico di bambini di coppie eterosessuali e omosessuali.
    Fino al giugno scorso come spiegava Francesco Paravati, presidente della Società Italiana di Pediatria Ospedaliera (SIPO) i problemi legati alle “nuove famiglie” erano fenomeni recenti; e le ricerche necessariamente di carattere preliminare, spesso condotti su gruppi piccoli e a breve termine. Uno di questi due nuovi studi è quello del sociologo dell’Università del Texas, Mark Regnerus. Il suo studio è apparso come dotato di un impianto metodologico inedito quantitativamente e qualitativamente. Si è basato su un campione più grande campione a livello nazionale, e soprattutto ha dato la parola ai “figli” (ormai cresciuti) di genitori omosessuali.
    Fra i dati presentati, e che hanno creato scalpore, è emerso che il 12% pensa al suicidio (contro il 5% dei figli di coppie etero), sono più propensi al tradimento (40% contro il 13%), sono più spesso disoccupati (28% contro l’8%), ricorrono più facilmente alla psicoterapia (19% contro l’8%), sono più spesso seguiti dall’assistenza sociale rispetto ai coetanei cresciuti da coppie etero*sessuali sposate. Nel 40% dei casi hanno contratto una patologia trasmissibile sessualmente (contro l’8%), sono genericamente meno sani, più poveri, più inclini al fumo e alla criminalità.
    L’autore afferma inoltre che i pochi studi finora pubblicati, e che sostengono la teoria della “nessuna differenza” tra bambini cresciuti in famiglie etero e gay, «si basano su dati non casuali e non rappresentativi, utilizzano campioni di piccole dimensioni che non consentono la generalizzazione alla popolazione più ampia di famiglie gay e lesbiche».
    Il movimento LGBT negli Usa ha avviato una forte campagna di delegittimazione di Regnerus, spesso al limite dell’insulto e del linciaggio morale, con una violenza straordinaria. Sono stati firmati appelli perché l’Università del Texas licenziasse in tronco il ricercatore. Un’indagine interna è stata avviata, per verificare la scientificità dello studio. Il 29 agosto però sul sito web dell’Università del Texas è apparso questo comunicato: «L’Università del Texas ha stabilito che nessuna indagine formale può essere giustificata sulle accuse di cattiva condotta scientifica presentate contro il professore associato Mark Regnerus riguardo al suo articolo pubblicato sulla rivista “Social Science Research”». Secondo l’Università «Non ci sono prove sufficienti per giustificare un’inchiesta», e di conseguenza «la questione si considera chiusa dal punto di vista istituzionale». L’indagine interna ha dunque riconosciuto la legittimità del lavoro e la fedeltà al protocollo previsto dalla metodologia di ricerca.
    L’Università del Texas è al 67° posto fra le migliori università del mondo, secondo il “US News and World Report”; al 35° posto nel mondo per la “Shanghai Jiao Tong University”, e al 49° posto migliore secondo “The Economist”. La ricerca di Regnerus è stata approvata anche da New York Times, certo non sospetto di simpatia verso posizioni tradizionali. Il quotidiano ha scritto che «gli esperti esterni, in generale, hanno detto che la ricerca è stata rigorosa, fornendo alcuni dei migliori dati sul tema», da un gruppo di 18 scienziati e docenti universitari tramite un comunicato sul sito della “Baylor University” e da diversi psicologi e psichiatri che hanno scelto di prendere posizione, riconoscendo l’attendibilità degli scomodi risultati.

    PREGHIERA
    di Camillo Langone
    Che gli aforisti possano fermare gli animalisti (quelli che hanno cominciato a bruciare i furgoni dei caseifici) e gli omosessualisti (quelli che hanno cominciato a mandare proiettili ai giornali). Che Federico Basso Zaffagno, autore di un piccolo libro di grande libertà mentale, autarchico fin dal titolo (“Il re del proprio mondo”, Genesi editore), sia invitato in televisione o in qualsiasi altro luogo dove oggi si formi l’opinione pubblica. E’ prezioso il suo tenace ragionare nel momento in cui “il pensiero personale è schiacciato dalla morsa di parole d’ordine che tentano di sostituire la realtà dei fatti”. Il suo coraggio nell’affrontare a viso aperto e cravatta ben annodata “dogmi che vorrebbero negare la libertà di dare un giudizio sugli avvenimenti”. E pure il suo atteggiamento olimpico: “Io non ho nemici, semplicemente ci sono delle persone che non accettano dei dati di fatto”.
    Che purtroppo non è il mio: io, contro coloro che non accettano i dati di fatto (animalisti, omosessualisti, e tanti altri isti), invoco invariabilmente la pioggia di fuoco.
    Preghiera del 9 gennaio 2013 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]




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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Madre e padre, essenziali entrambi
    Ferdinando Camon
    I bambini scelgono con istintiva cura a chi rivolgersi. È un’esperienza che tutti i genitori vivono. La prima volta che si verifica restano sorpresi, perché non l’avevano prevista. Poi la calano dentro di sé e non si fanno più cogliere di sorpresa. È per me la prova-provata, la prova-vissuta, del bisogno che i bambini hanno di avere sia un padre che una madre. Due padri o due madri non sono la stessa cosa. Non intendo dire che due padri o due madri riempiano due volte solo il ruolo di padre o solo quello di madre, ma che non riempiono nemmeno quel singolo ruolo, proprio perché sono due.
    La prima volta che mio figlio, piccolissimo, mostrò un bisogno del padre, fu un’assoluta sorpresa. Il bambino stava in braccio alla madre, tutti guardavamo un film vagamente thriller. Era un film permesso a tutti, non aveva nulla di terrificante, ma a metà film appariva un fantasma. Uno scherzoso fantasma. Vestito di nero, velo lungo fino a terra, maschera nera a coprire il volto, camminava in cima a una muraglia. A un certo punto, di scatto, si volta verso noi spettatori e sorride. Il piccolo lanciò un trillo, saltò giù dalla madre, e balzò in grembo al padre. Non voleva perdersi il film (ripeto, permesso a tutti, lui sapeva che i suoi compagni lo vedevano), ma preferiva vederlo sulle ginocchia del padre invece che della madre. Nessuno fece un commento. E tuttavia quella fu una scena importante: con quel doppio salto, via dalla madre e in grembo al padre, il bambino mostrò un "bisogno di protezione" che la madre non gli garantiva ma il padre sì. Padre e madre sono complementari, e il bambino ha bisogno di questa complementarietà.
    A scuola prendeva bei voti, e la maestra dava agli scolari i temi svolti in classe perché li mostrassero ai genitori, col giudizio e il voto. Io mettevo la firma per presa visione, e il bambino lo riportava alla maestra. La classe funzionava così. Ma io sapevo che un giorno c’era stato un tema in classe, e non l’avevo visto. «L’ho firmato io», spiegò mia moglie. «E come mai?», «Il voto era così così». Dunque i successi li mostrava al padre, i mezzi insuccessi alla madre. Il padre è la protezione, la madre è il conforto.
    Ebbe, come tutti, qualche malattia e qualche ricovero. Lo si andava a trovare. Se andava la madre, chiedeva: «E il papà?», se andava il padre: «E la mamma?»: bisognava andare tutt’e due.
    All’età della vaccinazione, arriva a casa la lettera del municipio, col giorno e l’ora. Lo portiamo all’ambulatorio. La vaccinazione era dolorosa, il medico sbrecciava la pelle sul braccio con qualcosa che a me sembrava un pennino, per immettere il vaccino. Tutti i bambini strillavano. Lo strillamento si sentiva a cento metri di distanza. Io lo avverto: «Adesso il medico ti farà male, ma solo un po’, puoi sopportare». Arriva il momento. Il medico lavora, il piccolo mi stringe la testa, io stringo la sua. Lamenti, zero.
    Aveva l’abitudine di disegnare. Aveva un tratto deciso, strisciate lunghe, non disegnava figure singole ma sempre un gruppo. Posso sbagliarmi, ma quel gruppo era la famiglia. La donna in sottana, l’uomo in pantaloni. L’uomo era sempre un po’ in disparte, e questo mi dispiaceva (mi dispiace ancora, se ci penso). L’uomo era sempre più alto, la donna aveva sempre le braccia aperte. L’altezza era sicurezza, le braccia aperte erano affetto. Non riesco a immaginare i ruoli invertiti, e non riesco a immaginare un ruolo mancante. Certo, ci sono figli orfani di un genitore, ma questa non è la norma, è una disgrazia. E perché programmarli e farli nascere con quella disgrazia, e far coincidere la nascita col lutto?
    Madre e padre, essenziali entrambi | Commenti | www.avvenire.it

    ROGER SCRUTON: “L’INTRODUZIONE DEL MATRIMONIO GAY È UNA DECISIONE CHE MODIFICA L’INTERA SFERA SOCIALE…” -
    Da "il Foglio"
    "Attorno a Jimmy Savile è stato inscenato una sorta di rito purificatorio". Roger Scruton, settantenne docente di filosofia alla St. Andrews University, culla di cultura e nobiltà britanniche, e autore di trenta libri che ne hanno fatto il più noto intellettuale conservatore inglese, legge dal punto di vista morale il caso Savile, il presentatore accusato di molestie sessuali e pedofilia. "In Inghilterra le strutture morali sono scomparse e il sesso si è disintegrato", ci dice Scruton.
    Scruton non è il solo in Inghilterra a denunciare l'ossessione che alimenta il caso Savile. Anche Melanie Phillips, nota columnist e premio George Orwell, ha scritto della caccia alle streghe e dell'ipocrisia che circondano la vicenda.
    Siamo al paradosso, secondo Roger Scruton, per cui "gli stessi che hanno per anni cercato di depenalizzare il sesso fra minorenni oggi orchestrano la crociata su Savile. Non è solo ipocrisia, è un'ideologia che vuole ricostruire la sessualità senza legami con l'ordine naturale. Che sia marcusiano o un seguace di Fromm, il progressista vede il sesso come una forza da ‘liberare' e che ci nuoce quando è ‘repressa'. Freud ha introdotto una sorta di pedofilia vicaria che ci impone di vedere i figli come esseri sessuali impegnati nelle strategie della seduzione.
    Lo stesso vale per le accuse al clero cattolico: usano la pedofilia perché non sopportano che i preti possano condurre quel tipo di vita. Oggi si dà per scontato che non vi sia differenza fra il sesso omosessuale e quello eterosessuale, che non ci sia differenza fra il desiderio e la perversione, che la castità sia una stranezza e non una virtù, che le sole questioni morali che circondano l'atto sessuale siano quelle del consenso e della ‘sicurezza'. La barriera fra i sessi è diventata permeabile.
    O per dirla con Foucalt, si è ‘problematicizzato' il sesso. Il gesto sessuale è ridotto a funzione corporale emancipata dalla moralità. L'educazione sessuale a scuola cerca di cancellare le differenze fra noi e gli animali, rimuovendo concetti come il proibito, il pericoloso o il sacro. L'iniziazione sessuale significa superare queste emozioni ‘negative' e godere del ‘buon sesso'. Abbiamo incoraggiato i figli a un interesse depersonalizzato alla sessualità. Il corpo è diventato opaco".
    "Oggi si parla in maniera mortificante del sesso, degli organi sessuali, delle sensazioni, delle secrezioni sessuali, si crede che così facendo ci si ‘liberi' dal potere misterioso del sentimento eroico. Allora la pedofilia diventa sbagliata semplicemente perché manca il ‘consenso', mentre tutto ciò che gli adulti condividono in privato diventa moralmente ineccepibile.
    E' lo stesso governo britannico che abbassa l'età consensuale per il sesso omosessuale a sedici anni, una età in cui si va ancora a scuola. L'intellighenzia progressista è diventata incapace di percepire il pericolo di questa entropia sociale e vi è una prevalente opinione fra le nostre élite per cui i costumi sessuali non sono più un affare pubblico". Dalla Francia del socialista François Hollande all'Inghilterra del conservatore David Cameron, cade ovunque il tabù del matrimonio gay.
    "E' inaccettabile che questa istituzione che santifica la vita di ogni giorno resti intoccabile", conclude Scruton. "L'introduzione del matrimonio gay non è una questione terminologica, ma una decisione che modifica l'intera sfera sociale. Dobbiamo prepararci a un nuovo ordine sociale in cui ogni tipo di relazione sessuale può essere trasformata in matrimonio firmando alla giusta riga.
    E sarà annunciato come un grande passo in avanti per la libertà umana. In gran parte dei paesi europei ci sono già modi in cui donne e uomini omosessuali possono ratificare le proprie relazioni nella forma di ‘partnership civili', che conferiscono i benefici legali senza implicare un cambiamento radicale di status del matrimonio.
    Ma gli attivisti non sono soddisfatti dei compromessi, non perché non garantiscano sicurezza al loro amore, ma perché implicano che c'è ancora una differenza fra relazioni etero e omosessuali. Così sono pronti a scagliare l'accusa di ‘omofobia' contro chiunque, giornalisti, politici, uomini di chiesa. E come altri reati intellettuali, l'omofobia fa sì che l'unico modo per restare al sicuro sia quello di chiudere la bocca".



    Patrimoniale e adozioni gay: ecco l'Italia che vuole Vendola
    Vendola non vuole il Prof nel governo, ma accetta di buon grado i voti dei centristi per portare a casa battaglie comuni. Tra queste la patrimoniale (presente anche nell'agenda Monti) e le unioni civili (favorevole anche Fini). Poi propone: "Riformiamo insieme la Carta"
    Andrea Indini
    "Io sono alternativo a Monti. Il centrosinistra ha il diritto di governare senza ipoteche e badanti". Nichi Vendola non si contraddice. Rimarca, delimita il territorio d'azione e fa un elenco preciso degli obiettivi che intende raggiungere nel caso in cui la sinistra agguanti Palazzo Chigi alle prossime elezioni.
    Tra questi cita soltanto la patrimoniale e il diritto alle coppie omosessuali di adottare un bambino. Intervistato da Maria Latella a SkyTg24, il governatore della Puglia sceglie infatti due punti di rottura che da una parte lo posizionano nettamente a sinistra di Pierluigi Bersani, dall'altra richiamano battaglie che trovano consensi anche tra le fila dei democratici e tra i montiani.
    La sinistra, certa di una vittoria alle elezioni, pensa già al dopo. Non si parla ancora di chi occuperà questo o quel ministero, ma è in atto uno strenuo confronto sul programma. Ieri, il premier dimissionario Mario Monti ha partecipato all'assemblea annuale organizzata da Pietro Ichino e ha parlato a una platea di democratici di fede montiana della necessità di "cooperare" insieme. Insomma, dopo aver messo a lungo in guardia Pierluigi Bersani del rischio di scendere ad accordi con Vendola, il Professore apre a un possibile inciucio per garantire un esecutivo con i numeri necessari a governare. Possibilità che a Vendola non piace troppo. Il leader del Sel, infatti, preferisce una convergenza sul programma. Ma possono i centristi "moderati" trovare un punto di congiunzione con la sinistra vendoliana? La risposta, se data di getto, è "no". In realtà, i due hanno più punti di contatto di quanto non si creda. Per quanto continui a punzecchiare il Sel e la Cgil accusandoli di bloccare la crescita e le riforme necessarie per rilanciare il Paese, il Professore è in perfetta sintonia con Vendola per quanto riguarda la patrimoniale. Nella sua agenda, Monti dice che tagliare le tasse è possibile partendo dal "carico fiscale gravante su lavoro e impresa". Il carico corrispondente andrebbe trasferito su "grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio". Che significa: patrimoniale e appesantimento dell’Iva sui beni di lusso. Sul primo punto sono, infatti, perfettamente d'accordo sia Bersani sia Vendola. "Dobbiamo subito fare la patrimoniale sugli attivi finanziari per scoraggiare le rendite finanziarie", ha spiegato oggi il leader del Sel.
    Più complicata, invece, la partita sui temi etici. Ma anche in questo caso il Professore si è messo al riparo assicurando la libertà di coscienza all'interno dell'agenda sottoscritta a dicembre. "C’è un minimo comune denominatore fra Sel e Pd - ha detto Vendola - il minimo che dobbiamo all’Italia è dare riconoscimento alle coppie di fatto, dotarci di una legge contro la violenza omofoba su cui il silenzio della Chiesa appare inquietante". Sebbene non rientri nel programma sottoscritto con il Pd, il governatore della Puglia ha già fatto sapere che il Sel proporrà una legge che dia alle coppie omosessuali il diritto di adottare un bambino. "Rientra nelle prerogative di un partito", ha chiosato sapendo di toccare un argomento spigoloso e che, anche a fronte di una recente sentenza della Cassazione, rischia di scatenare accese polemiche. Riuscire a trovare consensi in parlamento per il diritto all'adozione sarà piuttosto difficile. Questo Vendola lo sa. Ma spara in alto per riuscire a portare a casa, quantomeno, le unioni civili. Per quanto riguarda i diritti alle coppie di fatto il leader del Sel può infatti contare su una compagine trasversale che unisce idealmente Gianfranco Fini ai democratici, i renziani conflui nella lista Monti ai vendoliani.
    Patrimoniale e adozioni gay: ecco l'Italia che vuole Vendola - IlGiornale.it



    Parigi stronca le nozze gay e umilia ancora Hollande
    Una folla in piazza per bocciare il progetto, bandiera della gauche. La destra chiede un referendum e il presidente rischia la faccia
    Francesco De Remigis
    Parigi - La «Manif Pour Tous» si oppone al «Matrimonio per tutti» varato lo scorso novembre dal Consiglio dei ministri francese che approda in Parlamento per essere discusso in Assemblea nazionale dal 29 gennaio. Un corteo trasversale che ha costretto la capitale francese a chiudere sei fermate della metropolitana per la grande affluenza. La polizia parla di «portata eccezionale»: 340 mila persone, secondo la prefettura, confluite a Champs de Mars sotto la Tour Eiffel dove alcuni promotori hanno letto una lettera indirizzata al capo dello Stato chiedendo di «sospendere questo progetto che divide i francesi». La novità principale che i socialisti vorrebbero introdurre è la riforma del Codice civile per la legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'apertura all'adozione per le coppie gay. Una delle promesse elettorali di Hollande che rischia di infrangersi contro slogan e cartelli.
    Il quotidiano Le Monde, già lo scorso novembre, quando il Consiglio dei ministri varò la prima bozza e la gente si riversò nelle piazze, aveva scritto: «Il governo ha sottovalutato l'ostilità di una parte dell'opinione pubblica al suo progetto di legge». Il premier, Jean-Marc Ayrault, fu costretto a consultare l'Assemblea Nazionale. Ora comincia il vero dibattito in Parlamento: 115 parlamentari centristi e neogollisti hanno già firmato l'appello di Henry Guaino, la plume di Sarkozy, per un referendum sul tema.
    Martedì Hollande ha preventivamente ricevuto all'Eliseo i leader delle grandi religioni per rassicurarli, senza riuscirci. Un loro documento comune bocciava il proposito socialista. Ieri l'altra tegola: anche i rispettivi cartelli religiosi sono comparsi nella protesta che si dichiara indipendente, apolitica e aconfessionale con cattolici e musulmani, ebrei, ortodossi, valdesi e atei in piazza. Perfino tra i deputati socialisti ci sono importanti distinzioni sul tema, in particolare sulle adozioni per le coppie omosessuali e in materia di procreazione assistita.
    Cosa farà, dunque, Hollande? Da questa settimana il testo si discute nelle aule del Parlamento e il presidente ha già fatto un piccola marcia indietro dando carta bianca all'Emiciclo per eventuali cambiamenti in corsa. Ma con 800 mila persone in piazza, secondo gli organizzatori, l'approvazione potrebbe slittare ancora. Nel 1984, la mobilitazione contro la legge Savary - che prevedeva in sintesi la creazione di un grande sistema pubblico unificato e laico di educazione nazionale - costrinse François Mitterrand a ritirare il progetto che ridicolizzava le scuole cattoliche a causa dei sussidi. Avvenne 18 giorni dopo la seconda grande manifestazione a Parigi: 1 milione e 200mila persone in piazza. Oggi sono un po' meno, ma è una piazza trasversale. Mitterrand teneva a uno dei suoi propositi elettorali ma alla fine dovette cedere.
    Se Hollande vuole a tutti i costi diventare il nuovo Zapatero, alcuni dei suoi, in Parlamento, sono pronti a mostrare un sondaggio che spiega come solo il 71% dei simpatizzanti socialisti sia d'accordo sull'approvazione delle unioni gay. Non è una questione di omofobia, dicono nell'Ump, presente nei cortei con una folta rappresentanza insieme ai centristi. Ma di democrazia. Dice l'opposizione neogollista: non sarà necessario portare la Bibbia in Parlamento come fece nel '99 la Christine Boutin in occasione dei Pacs: «È la Francia che sta dicendo basta alla idee del '68».



    Parigi, nozze gay: il fronte del no prepara il bis
    Dopo la storica mobilitazione di domenica scorsa, quando il centro di Parigi è stato invaso da una sconfinata marea di dissenso pacifico probabilmente vicina al milione di persone (secondo il conteggio degli organizzatori, condiviso da analisti indipendenti), sono ore d’effervescenza all’interno del fronte del «no» alla bozza di legge socialista sulle nozze e adozioni gay. Sono appena giunti dal mondo intero numerosi messaggi d’incoraggiamento al movimento. A dirsi «molto contento per la Francia» è stato pure il cardinale Tarcisio Bertone, esprimendosi ieri a margine dell’inaugurazione dei nuovi locali della Libreria Editrice Vaticana.
    Il Segretario di Stato ha sottolineato la portata del segno inviato da una società civile come quella francese che vuole difendere e sostenere «con forza e con intelligenza i principi fondanti della famiglia, cioè la triade padre, madre e figlio». Parole simili, d’elogio e sostegno, hanno accresciuto ancor più la consapevolezza in Francia del valore non solo nazionale della battaglia in corso. Ma in attesa di nuovi annunci da parte delle associazioni che hanno guidato i cortei di domenica, si avvicina già il dibattito parlamentare, ancora ufficialmente fissato a partire dal 29 gennaio. L’opposizione neogollista, accanto a un appello dal sapore simbolico per un ricorso alla via del referendum popolare, ha già pure annunciato che presenterà centinaia di emendamenti, nel tentativo di approfondire le discussioni, ma pure di appesantirle. Nel frattempo, su Internet e altrove, suscita sfoghi di rabbia pure l’atteggiamento di certi grandi media francesi che continuano a minimizzare la portata del movimento o a deformarne il messaggio. Per i migliaia di giovanissimi che formano l’ossatura organizzativa della protesta, si tratta di uno stimolo supplementare «per continuare fino al giorno del ritiro della bozza».
    Parigi, nozze gay: il fronte del no prepara il bis | Mondo | www.avvenire.it



    Ogni anno 60 mila pazienti inglesi vengono inseriti nelle liste della morte (a loro insaputa)
    Gli ospedali che applicano il Liverpool care pathway ricevono 30 milioni di sterline extra. Per il ministro alla salute è un “fantastico passo avanti”
    Elisabetta Longo
    Il ministro della salute inglese ha reso noti ieri i dati relativi alle “death list”, che vengono fatte seguendo il protocollo “Liverpool care pathaway”. I pazienti terminali, ritenuti dai medici con poche prospettive di vita, vengono privati di acqua, cibo e medicine, all’insaputa dei parenti, e entro 29 ore dall’inizio del protocollo si spengono.
    TROPPO TARDI. Il ministro Jeremy Hunt ha definito questa barbara procedura un “fantastico passo avanti” nel trattamento di tali pazienti. I familiari si accorgono che il loro caro è stato inserito nella “death list” sempre troppo tardi, e quando vanno a chiedere la reintroduzione dell’idratazione e dell’alimentazione, ormai lo stato di salute del malato è gravemente compromesso.
    ANTI-EUTANASIA. Un gruppo parlamentare anti-eutanasia si è già fatto sentire, per voce di Espelth Chowdharay. “Si tratta solo di un percorso letale, spacciato come un metodo di aiuto dei pazienti. Il ministro segnala solo uno o due casi in cui ci siano stati parenti che hanno interferito, o fattori andati fuori controllo. Ma noi chiediamo che venga fatto anche un altro rapporto sul Lcp, indipendente dal ministero”. Il ministro Hunt ha infatti aggiunto che “uno o due errori non dovrebbero screditare l’intero ciclo del Lcp, che aiuta il sistema sanitario”.
    30 MILIONI EXTRA. 60 mila pazienti sono stati messi sulla death list quest’anno, e le cliniche che procedono su questa strada vengono premiate con circa 30 milioni di sterline extra annue. Hunt ha insistito nel dire che i parenti dovrebbero essere informati, ma di settimana in settimana si moltiplicano i casi di familiari che raccontano ai giornali di come abbiano perso il loro caro senza poter fare niente, oppure di come siano riusciti a salvarlo in tempo e questi sia ancora in vita dignitosamente.
    Death list per 60 mila pazienti inglesi all'anno | Tempi.it


  7. #47
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Vergogna
    Marco Tarquinio
    Non riusciamo neanche più a stupirci della prepotenza dei signori di Azzardopoli, dell’impudenza dei lobbisti che li servono e dell’acquiescenza dei funzionari pubblici e dei parlamentari che li spalleggiano.
    Le proposte normative che negli ultimi mesi per iniziativa governativa (in particolare dei ministri Balduzzi e Riccardi) e parlamentare (di un gruppo trasversale di deputati e senatori) hanno tentato di almeno allentare la crescente presa di questa «industria» sull’Italia della crisi economica sono state sistematicamente frenate e, persino, vanificate. Il tanto atteso riconoscimento ufficiale delle «ludopatie» rischia di non produrre alcun effetto concreto ancora per parecchio tempo, e questo proprio mentre la contabilità dei danni che il male del gioco compulsivo provoca si sta facendo impressionante. I limiti alla pubblicità e gli argini all’invasione di luoghi e macchinari succhiasoldi nei tessuti urbani o nel web vengono regolarmente bocciati o abbattuti. E gli interventi normativi per rendere fiscalmente e operativamente facile la vita ai padroni dell’azzardo si ripropongono in modo inesorabile.
    L’ultimo è maturato nottetempo, tra lunedì e martedì, nella Commissione del Senato impegnata a emendare la Legge di stabilità 2013. Si è così ridato corpo all’incubo delle mille nuove sale da poker che si vorrebbero piazzare nelle nostre città. Una vergogna. Che ci induce a ripetere quanto avevamo scritto due settimane fa: fatevi guardare in faccia. Abbiamo il diritto di conoscere chi progetta Bisca Italia. E chi ci si arricchisce.
    Vergogna | Commenti | www.avvenire.it


    Non basta il kebab: Bitonci a Cittadella vieta anche circoli di poker e sexy shop
    Il sindaco: «Le sale da gioco? Disastro per giovani e famiglie: creano dipendenza e ci sono adulti che dilapidano patrimoni»
    di Michelangelo Cecchetto
    PADOVA - Dopo il kebab anche sexy shop e circoli privati per poker e slot machine non troveranno spazio nel territorio comunale di Cittadella (Padova). Arriva in consiglio comunale la proposta della Giunta comunale guidata dal sindaco e parlamentare Massimo Bitonci che attraverso la modifica al Piano degli interventi, se approvata (ma ci sono pochissimi dubbi che non lo sia), non permetterà l'insediamento nel comune di Cittadella di attività di somministrazione di kebab, ma anche, ecco l'ulteriore ultimissima novità, di circoli privati per il gioco del poker ed altri come le slot machine e videopoker e di sexy shop. Queste attività sono state inserite nella proposta che sarà discussa quale terzo punto dell'ordine del giorno. Diverrà operativa solo con l'approvazione della modifica del Piano degli interventi.
    Perchè questi altri due tipi di attività? A spiegarne le motivazioni il sindaco: «La liberalizzazione della normativa sta facendo sorgere numerose sale da gioco di poker sportivo e con slot machine e video poker. Sono circoli privati e quindi possono operare anche 24 ore su 24. Sono un disastro per i nostri giovani, ma anche per molte famiglie con adulti che dilapidano patrimoni oltre a creare una dipendenza che è una vera e propria patologia - spiega il primo cittadino -. Non vogliamo che almeno a Cittadella ci siano questi circoli per i quali sono state avanzate delle richieste di apertura anche in pieno centro storico. Faccio anche un appello ai privati ai quali le società offrono buoni guadagni avendo un'ampia disposizione economica, affinchè valutino prima di tutto moralmente la proposta. I giochi di questo genere sono una droga». C'è poi la questione sexy shop. «C'erano stati degli interessamenti - continua Bitonci - seppur meno incisivi rispetto ai circoli per il gioco; si è ritenuto tenere queste attività commerciali fuori dalla città murata e dal nostro comune».


    Sventò la rapina in banca, dovrà risarcire il bandito
    La guardia giurata triestina Marco Dogvan ferì il malvivente: il giudice lo ha condannato a rifondere 10mila euro per lesioni colpose
    di Giorgio Cecchetti
    La 39enne guardia giurata triestina Marco Dogvan, che il 28 giugno 2004 sventò una rapina all’agenzia Unicredit di via Fausta al Cavallino sparando quattro colpi, non voleva uccidere e neppure colpire i banditi, ma semplicemente sventare il «colpo». Questo ritiene il giudice veneziano Antonio Liguori, che ieri lo ha condannato a un anno di reclusione, ma non per tentato omicidio, come sosteneva l’accusa, bensì per lesioni colpose. Il vigilante, però, dovrà risarcire il rapinatore centrato da uno dei quattro colpi da lui sparati, il vicentino Giorgio Azzolin che con l’avvocato Lucio Zarantonello si era costituito parte civile: Dogvan dovrà sborsare - ha sempre stabilito il magistrato veneziano - diecimila euro per i danni subiti dalla parte lesa.
    Il pubblico ministero Paola Tonini aveva chiesto una condanna a quattro anni per tentato omicidio, mentre il difensore, l’avvocato Maria Giulia Turchetto, si era battuta per l’assoluzione e in via secondaria per la derubricazione del reato in lesioni, così come poi è avvenuto. In realtà, inizialmente la stessa Procura aveva contestato l’accusa di lesioni, ma il giudice monocratico Barbara Lancieri, dopo aver ascoltato in aula alcuni testimoni, aveva trasmesso nuovamente alla Procura gli atti perché procedesse per tentato omicidio.
    Secondo il magistrato, Dogvan, che quando aveva sparato non era in servizio ma si trovava in banca per un prelievo di denaro, aveva sventato la rapina sparando con la sua calibro 9 uno dei colpi ad Azzolin e lo avrebbe fatto ad una distanza di dieci metri mentre i banditi erano già in fuga. La perizia balistica eseguita dai carabinieri del Ris di Parma e chiesta dall’avvocato Maria Giulia Turchetto aveva stabilito che tre dei colpi avevano centrato il motore dell’automobile con la quale i rapinatori stavano fuggendo, mentre il quarto aveva colpito un finestrino, finendo poi sul viso di Azzolin. Non era stato dimostrato, dunque, che quel quarto proiettile era stato sparato per colpire la faccia, ma poteva essere finito sul volto del bandito a causa di un rimbalzo. È anche sulla base di questa perizia che il giudice Liguori ha condannato Dogvan non per tentato omicidio, bensì per il meno grave reato di lesioni colpose.
    L’intervento del triestino Marco Dogvan, quel giorno di giugno di oltre otto anni or sono, aveva permesso non soltanto di sventare il «colpo» in banca, all’agenzia Unicredit di via Fausta al Cavallino, ma anche di arrestare subito il ferito, il vicentino Azzolin, e pure un altro complice, il pordenonese Mauro Prata. Un mese dopo era finito in manette il bellunese Roberto Gobbo e, infine, a quasi un anno dalla rapina fallita il veneziano Lorenzo Visconti. Tutti accusati di aver partecipato all’assalto al Cavallino.
    Svento la rapina in banca, dovra risarcire il bandito - Cronaca - Il Piccolo


    Tanto paga Pantalone….

    Adesso la Sicilia apre ai trans: un reparto per cambiare sesso all'ospedale Civico di Palermo
    Il progetto si chiama "Ambulatorio per l’equità di genere" e si sviluppa nell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia. Il direttore Luigi Alio: "Copriamo un vuoto istituzionale"
    Sergio Rame
    La Sicilia apre ai transessuali. Inaugurato settimana scorsa, il progetto "Ambulatorio per l’equità di genere" sarà attivo a partire dal 14 febbraio.
    Come anticipa QN, il primo ambulatorio in Sicilia, in un ospedale pubblico, dedicato ai transessuali nascerà nell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia del Civico di Palermo, diretta da Luigi Alio.
    Il progetto è destinato a far parlare di sé. Il capoluogo sicialiano si è già diviso tra chi è a favore e chi, invece, critica duramente la scelta del Civico di stanziare risorse economiche e umane per il sostegno a chi vuole cambiare sesso e, più in generale, ai transessuali. L’ambulatorio, che sarà in funzione il secondo e il quarto giovedì di ogni mese dalle 15 alle 18, si occuperà infatti di seguire i transessuali già operati, ma anche coloro che ancora non sono stati sottoposti all’intervento per il cambiamento di sesso. Il progetto "Ambulatorio per l’equità di genere" seguirà i pazienti in maniera globale con una particolare attenzione alla prevenzione e alla cura delle malattie sessualmente trasmesse. "Con l’apertura del nuovo servizio andiamo a coprire un vuoto istituzionale pubblico- ha spiegato Alio - il progetto nasce dalle esigenze che riscontriamo da anni nel vissuto quotidiano dei transessuali che si rivolgono al nostro pronto soccorso ginecologico". In questo modo, l'ospedale Civico di Palermo istituzionalizza questo percorso con orari e giorni prestabiliti in uno spazio dedicato. Ma non intende fermarsi qui. "Ci riserviamo di estendere i giorni di ricevimento sulla base delle richieste di visite che riceveremo", ha assicurato Alio.
    Adesso la Sicilia apre ai trans: un reparto per cambiare sesso all'ospedale Civico di Palermo - IlGiornale.it



    Il vescovo di Trieste accusato di essere razzista e omofobo. «Sono rimasto confinato in casa»
    Intervista a monsignor Crepaldi, accusato da giornali del gruppo Espresso e da assessori del comune di sinistra di essere omofobo per aver espresso le sue idee sul matrimonio gay
    La notizia è di qualche giorno fa, ma vale comunque la pena di essere segnalata per la sua gravità. Sul settimanale di Trieste Vita Nova è apparsa un’intervista del direttore Stefano Fontana all’arcivescovo della città, monsignor Giampaolo Crepaldi. L’articolo è esplicitamente intitolato “Due assessori comunali alla manifestazione per dare del razzista al Vescovo”. Lo riproponiamo di seguito.
    Eccellenza, dove era sabato scorso durante la manifestazione promossa dall’Arcigay sotto il Palazzo della Curia?
    Confinato in casa…
    Che cosa ha fatto?
    Prima sono stato in Cappella per la preghiera del Vespro e poi ho ripreso a leggere un libro voluminoso di Rodney Stark, un grande sociologo americano, intitolato Il trionfo del cristianesimo, che analizza, tra l’altro, le tante persecuzioni subite dai cristiani in duemila anni di storia. Il libro dimostra, con dovizia di dati, che, alla fine, i persecutori passano e i cristiani continuano, poiché le persecuzioni li purificano e li rendono più forti. E’ un libro che consiglio.



    Quella di sabato fu una manifestazione contro di lei…
    Sì, veicolata dall’accusa, falsa e gravissima, che il sottoscritto sia intollerante e razzista. Si è dato del razzista a uno che ha dedicato una vita a combattere il razzismo e che ha contribuito, con un pool internazionale di grandi giuristi, a riscrivere il documento della Santa Sede contro il razzismo. A uno che ha guidato la Delegazione della Santa Sede alle Nazioni Unite per una sessione speciale di lavori sul razzismo dove ha avuto l’onore di parlare dal podio del Palazzo di Vetro. Stranezze della vita, caro direttore. Tuttavia, il ricordo di New York non mi ha impedito il confronto con la realtà tergestina, trovandola miope e di bassa lega.
    La questione ruota attorno all’omofobia…
    No, Direttore, la questione è un’altra ed è precisamente quella indicata dagli organizzatori della manifestazione: far passare attraverso il pretesto dell’omofobia il diritto alla famiglia e al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Tutti lo hanno capito. La campagna natalizia contro l’omofobia sugli autobus della città era veicolata da immagini di rassicuranti scenette familiari. Il punto è questo.
    Si spieghi meglio…
    Bisogna considerare due aspetti, entrambi molto delicati. Il primo. L’obiettivo finale di queste campagne è quello di minare quello che è un caposaldo della civiltà, la concezione della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, equiparandola ad altre forme di convivenza.
    E il secondo?
    Dare vigore giuridico e valenza penale all’omofobia per cui chi sostiene pubblicamente – come fa la Chiesa Cattolica da sempre – che la famiglia vera è solo quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna viene dichiarato omofobo, intollerante e razzista e, quindi, soggetto da perseguire penalmente. Se si percorrerà questa strada uno che appartiene alla Chiesa Cattolica e ne professa la dottrina, ma non solo, diventerà un soggetto criminale da punire, anche con la galera. Questo insidioso programma, spacciato per progressista e libertario, metterà la museruola a tutti, privandoci della libertà. E’ paradossale che la Chiesa che ha dato al mondo la concezione più alta del valore impareggiabile della persona umana e gli ha insegnato il dovere del rispetto, dell’uguaglianza e della fraternità, venga descritta come soggetto razzista e che discrimina. Si tratta delle stranezze della storia. Comunque, i miei amici di Vienna dell’Observatory on Intolerance and Discrimination against Christians in Europe, che ogni tanto interpello per un parere o per far monitorare la situazione di Trieste, mi dicono che è iniziata in grande stile la Gender-persecution contro il cristianesimo e che sarà durissima. Ci saranno i militanti, coloro che cercheranno il compromesso, coloro che tradiranno, ci saranno i fedeli e ci saranno anche i martiri. Sono tutti problemi che affronto anche nel mio ultimo libro, appena uscito in libreria, Il IV Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo.
    Alla manifestazione ha partecipato un prete della Diocesi di Gorizia…
    Sono andato a visitare il sito della Diocesi di Gorizia e nell’elenco dei preti il nome del sig. Bellavite non c’è.
    In Comune e in Provincia erano consapevoli di questi complessi risvolti connessi con l’ideologia del gender quando hanno dato il Patrocinio alla campagna?
    Di loro si può dire tutto, ma non che siano sprovveduti…
    La Presidente della Provincia ha affermato che c’è “bisogno di una Chiesa aperta”…
    E’ stato un invito poco appropriato da parte di un’Autorità istituzionale che si è sempre fatta apprezzare per la misura e per la capacità di stare al suo posto. Alla Presidente della Provincia dico che l’unica cosa che deve fare la Chiesa è quella di essere fedele agli inviti di Gesù, suo Sposo e suo Signore. Le basta Lui.
    E del Sindaco cosa mi dice?
    Il Sindaco Cosolini, nel merito della mia intervista a Vita Nuova, affermò che era «Legittima la critica della diocesi»: una dichiarazione seria, responsabile ed equilibrata.
    Ma, alla manifestazione ha partecipato un Assessore comunale…
    Mi è stato riferito che gli Assessori erano due. Spero che non tirino fuori la storiella che erano lì a titolo personale. La partecipazione alla manifestazione davanti al Palazzo della Curia di componenti la Giunta comunale che, con la loro presenza, hanno avallato l’accusa di razzista al Vescovo, ha, di fatto, cambiato radicalmente lo scenario delineato saggiamente dal Sindaco. Personalmente ritengo che la partecipazione sia stata una cosa inquietante che si è tradotta in una pagina nera per la democrazia e per l’onore delle Istituzioni cittadine. Una Giunta comunale è a garanzia di tutti, al servizio del bene di tutti e deve operare nel rispetto dei diritti di tutti. Che credibilità può accampare un Governo cittadino quando due suoi componenti se ne vanno in giro con gaia spensieratezza a manifestare contro il vescovo e la Chiesa cattolica che, è bene che lo sappiano, in questa Città è presente fin dai primi secoli di storia del cristianesimo, ed è protetta da un martire, San Giusto? La Chiesa cattolica di Trieste è stata umiliata e il sottoscritto trattato da cittadino di serie C. Mi rivolgo al Sindaco, che è uomo di lunga e onorata esperienza politica: faccia chiarezza e ritessi i fili indispensabili della fiducia civile.
    Eccellenza, è molto amareggiato…
    Sì, molto. La Chiesa e la nostra Città non si meritano questi scivoloni istituzionali. Ma è una cosa che viene da lontano, caro direttore, ed è ben documentata con nomi e cognomi. Campagne di stampa, articoli, segnalazioni dove sono stato chiamato Torquemada e talebano, lettere minatorie, interruzione violenta dell’incontro della Cattedra di San Giusto dello scorso dicembre dove mi è stato detto di tutto e di più, e via cantando di questo passo fino all’ultima puntata quando mi hanno marchiato dandomi del razzista. Non so se a Trieste sia così diffusa l’omofobia, e non so dire quanto sia proporzionato lo zelo delle nostre Istituzioni in materia. Quello che i fatti stanno dimostrando è che a Trieste, da un po’ di tempo ormai, si va delineando uno scenario di cristianofobia.
    Impressionante…
    Non c’è nulla di impressionante, ma c’è molto di cui preoccuparsi per questo degrado.
    Questo in una Città che si definisce mitteleuropea, laica e tollerante…
    Speriamo che la Città ce la faccia a restare tale. Personalmente vedo questo suo patrimonio etico-culturale in grande affanno, per un deficit di magnanimità, cioè di capacità – capacità che si raggiunge attraverso l’esercizio rigoroso e critico dell’intelligenza – di essere e di pensare in grande e in maniera nobile, senza lasciarsi irretire da prassi che stanno erodendo questo patrimonio in maniera pericolosa.
    Cosa consiglia?
    La Città ha tante sfide davanti: smetta i panni dei furori e dei conformismi ideologici e ritorni a parlare in maniera civile e costruttiva, a dialogare con il senso del rispetto dell’altro e a valorizzare tutte le risorse. Solo i mentecatti – che anche a Trieste non mancano – possono ritenere che il nemico da combattere sia la Chiesa cattolica che, invece, ogni giorno produce nella nostra città, per il bene di tutto e di tutti, il miracolo della preghiera, quello dell’annuncio della verità che salva, quello dell’apertura a un serio confronto culturale e quello della consolazione e della carità a favore di un numero enorme di infelici e di poveri.
    Vorrei toccare adesso un tema che è rimasto sempre sospeso: il ruolo del giornale locale in tutto questo.
    Direttore, non può pretendere che Il Piccolo sia un giornalino parrocchiale. E’ un giornale che appartiene al Gruppo Espresso-La Repubblica che si ispira fedelmente al vangelo di Scalfari. Fa il suo mestiere e lo fa bene. I problemi non nascono dall’intraprendenza del giornale locale, ma da un gruppetto che continua a usarlo con qualche forma di spavalderia. Ritengo che sia un errore di valutazione ritenere Il Piccolo il peccato originale di tutto. Alla fine, le dirò, anzi, che quando il quotidiano locale mi tratta troppo bene comincio a preoccuparmi, e a domandarmi in che cosa sto sbagliando.
    E del Direttore Possamai che mi dice?
    Che, fatte le debite proporzioni, è come lei chiamato a dirigere un’impresa assai complicata con i tempi che corrono. Peccato che scriva poco, perché i suoi articoli di analisi economica e politica sono sempre acuti e stimolanti e una spanna sopra quelli di altri suoi colleghi.
    Ci sono però due giornalisti che non le danno tregua, Giampaolo Sarti e Fabio Dorigo.
    Il dott. Sarti lavorava a Vita Nuova che, se ricordo bene, lasciò quando arrivò lei. Non mi consta che qualcuno abbia versato lacrime di rimpianto quando se ne andò.
    Il dott. Dorigo è velenosetto…
    Lasci stare il veleno. Diciamo che, quando scrive della Chiesa di Trieste, calca la mano con il pepe che è condimento che non mi piace. Ma è intelligente e i suoi articoli sono generalmente seri, ben documentati e assai utili. E poi scrive un italiano corretto e godibile.
    Tra Il Piccolo e Vita Nuova mi pare ci sia una dinamica fortemente dialettica…
    Sì, ed è un bene. La Chiesa è stata sempre contro la lotta di classe di marxiana memoria, ma non è mai stata contro una sana dialettica anche sul piano culturale, se esercitata nel rispetto del buona creanza e del galateo. E’ una cosa che fa bene alla fisiologia culturale del vivere sociale e civile. E Trieste ne ha bisogno.
    Grazie dell’intervista. Un’ultima domanda: solo amarezze in questo periodo?
    No, Direttore. Il sabato, quello della manifestazione, sono venuti a trovarmi tre uomini della nostra Diocesi per parlarmi della loro vocazione, e del loro proposito di intraprendere la strada formativa per il Diaconato permanente. La cosa mi ha commosso e ho ringraziato il Signore che mi mandava il suo consolante raggio di luce a confortarmi e ad assicurarmi che la Chiesa di Trieste e il suo futuro sono in buone mani, le Sue, quelle del Signore. Lui fa la differenza, sempre.
    Crepaldi: Trieste mi accusa di omofobia | Tempi.it


  8. #48
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    PREGHIERA
    di Camillo Langone
    Non so se il Pdl è un partito popolare, di sicuro è liberale, contenendo al proprio interno tutto e il contrario di tutto. In cima alle liste emiliano-romagnole al Senato trovo Carlo Giovanardi, baluardo dell’umanesimo, e alla Camera Michela Vittoria Brambilla, ariete dell’animalismo. Anche a nome di tutti i malati passati, presenti e futuri di leucemia promielocitica, sconfitta grazie alla sperimentazione sui topi, e di tutti i malati passati, presenti e futuri di cancro alla prostata, contro il quale un laboratorio di Harvard (guidato dall’oncologo italiano Pier Paolo Pandolfi) sta individuando cure efficaci sempre grazie all’utilizzo dei roditori, prego per il voto disgiunto in Emilia Romagna, a mani giunte.
    Preghiera del 27 gennaio 2013 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]

    PORNO DI CARTA – DOPO LE “CINQUANTA SFUMATURE DI…”, LA PORNIFICAZIONE DELL’IMMAGINARIO EROTICO FEMMINILE VIENE TITILLATA DAL BESTESELLER “LA SPOSA NUDA” DI NIKKI GEMMELL – AMORALE DELLA FAVA? ABBIAMO SOPRAVVALUTATO IL SESSO. DALLA SCOPATE CI ASPETTIAMO RIVELAZIONI SCONVOLGENTI, CI ATTENDIAMO L’ILLUMINAZIONE RIGUARDO AL SENSO DELLE NOSTRE VITE. C’È BISOGNO DI AGGIUNGERE CHE RIMARREMO DELUSI?…
    Antonio Scurati per "la Stampa"
    La frustrazione sessuale: questa la nostra unica certezza.
    La generazione del '68 si è raccontata a lungo - e ancora ci racconta - di aver fatto la rivoluzione, ma l'unica vera rivoluzione avutasi in Europa nel dopoguerra è stata quella liberista degli Anni 80. Una rivoluzione di destra.
    Di tutte le rivoluzioni mancate - o fallite - dalla sinistra sedicente rivoluzionaria, la rivoluzione sessuale è stata la più fallimentare. Sul terreno ha lasciato quasi solo rovine: tra le più ingombranti, e irremovibili, spiccano la crisi della famiglia (non il suo superamento, si badi bene) e la mastodontica mole sociale della frustrazione sessuale. È vasta come un'intera città ipogea. Basta grattare un poco la cenere vulcanica per scorgerne il profilo. Una Pompei della sessualità perduta. La recente, spettacolare eruzione della pornografia femminile potrebbe esserne una delle manifestazioni più evidenti.
    Ci si è interrogati a lungo sui motivi del successo occidentale planetario delle Cinquanta sfumature di grigio di E. L. James. E se la risposta fosse molto semplice, molto ruvida, quasi fatidica? Se il trionfo delle avventure di Anastasia Steele, nouvelle anti-Justine che scopre l'estasi della sottomissione erotica al sadomasochismo patinato (e sgrammaticato), salvo poi sottomettere il suo perverso dominatore a una implacabile redenzione morale, non fosse altro che l'evidente sintomo della frustrazione sessuale dei suoi milioni di lettrici?
    Perché non dovrebbe valere per la pornografia al femminile la brutale legge erotica che ha sempre governato la giungla della pornografia maschile? Qualunque sia la risposta, mi pare certo che la pornificazione dell'immaginario erotico femminile sorga sul terreno di una mancanza d'essere, non di una sua pienezza.
    Ci guida ora alla scoperta di questo immaginario La sposa nuda, di Nikki Gemmell, ripubblicato in Italia da Guanda (304 pagine, da giovedì in libreria). Il romanzo s'impone all'attenzione per la sua capacità di raccontare con uno stile raggelato, a suo modo sapiente, ciò che tutti quanti già sappiamo, o crediamo di sapere sul sesso, e che talvolta osiamo perfino confessare se abbiamo bevuto un terzo Negroni: e cioè che noi, femmine e maschi occidentali d'inizio millennio, viviamo «nel paese dei giorni miti e delle scopate senza orgasmo».
    La protagonista della vicenda è il tipo rappresentativo della odierna brava moglie insoddisfatta: ammette di non aver mai raggiunto l'orgasmo col marito, di considerarlo uomo ordinario e noioso, di essere stata pavida nelle scelte professionali, rivela di sognare un amante che la leghi al letto e mille mani che la tocchino, ciò non di meno non smette di amare il suo compagno e di concepire assieme a lui la felicità coniugale.
    Il punto non è l'inverosimiglianza o la ridicolaggine delle situazioni narrate. Questi criteri hanno smesso di essere pertinenti dal momento in cui siamo entrati nell'universo pornografico, dal momento in cui anche il tanto rivendicato erotismo femminile sembra essersi pornificato al pari di quello maschile. Il privilegio e la condanna della pornografia consistono, infatti, nel sottoporre la sessualità al bando da ogni realtà. All'ingresso dell'inferno pornografico sta scritto proprio questo: lasciate ogni realtà, voi che entrate. E, allora, la vita erotica segreta della pornografa immaginifica rivela una interessante, malinconica maschilizzazione della femmina. La «casalinga dalla faccia d'angelo», imbaldanzita dall'orgasmo, abbraccia il destino della scissione psichica, tipica fino a ieri della psicologia maschile del padre, accettando il fatto tragico della non corrispondenza tra «quella che sei fuori e quella che sei dentro».
    D'altro canto, il richiamo della maternità, quando giunge a far calare una pietra tombale su tutta la vicenda, giunge come una riedizione femminile della doppia morale da bordello: «Sei una brava moglie, una brava attrice: il sotterfugio è di una facilità incredibile. Hai recitato sempre senza quasi rendertene conto. Ma vuoi invecchiare insieme a Cole [il marito], di questo sei ancora sicura. Saresti ben felice di non avere mai più rapporti sessuali con tuo marito, tranne che per concepire un figlio, e hai già sentito amiche sposate dire la stessa cosa. Cole rappresenta qualcosa di più del sesso: fa parte del tuo progetto di vita».
    Siamo tutti, personaggi di finzione e persone reali, parimenti prigionieri dell'ideologia del sesso. In qualche momento nel secolo scorso, rimosse le macerie dell'ennesima guerra, non avendo più nessuna calamità a tenerci impegnati, in un pomeriggio di noia abbiamo spostato sul sesso l'intera posta metafisica che il secolo precedente, quello romantico, aveva giocato sull'amore. Non è stata una mossa vincente. Si rischia di perdere su entrambi i tavoli e di alzarsi, a fine serata, a mani vuote.
    Ci siamo spinti troppo oltre. Abbiamo eretto ovunque templi votivi alle divinità acefale del sesso. Le nostre città ne sono disseminate, le nostre campagne pure. In società non si parla d'altro. Basta accostare l'orecchio alle conversazioni da bar o alle chiacchiere televisive e si sentirà sgranare interminabili rosari agli dei della scopata. L'aspettativa è enorme, il culto fervente, la pratica ovunque. Dalla copula tra i corpi degli amanti ci attendiamo rivelazioni sconvolgenti, dalla compenetrazione tra gli organi sessuali ci attendiamo l'illuminazione riguardo al senso delle nostre vite. C'è bisogno di aggiungere che rimarremo delusi?

    PARENTI POVERI?
    Pier Giorgio Liverani
    Finalmente Il Fatto spiega (mercoledì 16) le ragioni della pressione mondiale a favore del "pacchetto" di "diritti" speciali e "in più" rivendicati dalle persone omosessuali. In realtà questi asseriti diritti appaiono come la copertina di una colossale operazione commerciale, possibile solo con una grande disponibilità finanziaria. Il signor Lloyd Blankfein (sposato, tre figli), amministratore delegato di Goldman Sachs Group, una delle più grandi banche d'affari del mondo, è anche uno dei principali testimonial della "Human Rights Campaign", la più grande associazione omosessuale Usa. In uno spot televisivo ha sostenuto «l'eguaglianza dei matrimoni», perché «la tolleranza è un buon affare».
    Mister Blankfein conosce bene «l'elevata capacità di spesa della comunità omosessuale», che stima in 835 miliardi di dollari l'anno. Tant'è che nel 2011 le coppie monosessuali statunitensi hanno ottenuto dalle banche 16mila mutui per la casa e «il turismo gay rappresenta il 7% del fatturato complessivo del settore».
    Del resto, scrive il Fatto, «i maggiori istituti finanziari del mondo fanno quasi a gara nel lanciare iniziative: JP Morgan ha per esempio sponsorizzato l'organizzazione di gay pride a Londra e New York. La banca inglese Lloyds ha lanciato un'applicazione gratuita per telefonino destinata ai suoi dipendenti "Lgbt". A Hong Kong e a Londra, invece, è operativa Lgbt Capital, che riunisce fondi d'investimento su imprese gay-friendly (filo-gay) oppure create e gestite direttamente da membri della comunità omosessuale». Conclusione del Fatto: «Essere gay-friendly non è più un costo ma un beneficio».
    Invece dei filosofi parlano i «misosofi» | Rubriche | www.avvenire.it

    OLTRAGGIO ALLA RAGIONE, OLTRAGGIO ALLA NATURA. QUESTA VOLTA IL DISPOTISMO OMOSESSUALE SI MANIFESTA IN UN LICEO DI VENEZIA
    di Paolo Deotto
    La notizia è di oggi, la leggiamo sul Giornale. A Venezia un insegnante di religione ha osato dire che l’omosessualità si può curare. Ha detto cioè una realtà ben conosciuta e non da oggi, ma come è ovvio si è subito scatenata la bagarre. Se quanto riporta Il Giornale è esatto, il vicepreside avrebbe assicurato che, se i fatti saranno confermati, “verranno presi provvedimenti”. Quali provvedimenti? Questo insegnante ha commesso un reato, è venuto meno al suo dovere? Niente di tutto ciò. Si è però macchiato di un crimine che non viene perdonato, nella follia scatenata in cui ormai vive la nostra putrescente società: ha espresso un’opinione libera su un problema sul quale è però vietato esprimere opinioni, perché la spietata dittatura laicista ha già stabilito il dogma.
    Del resto, non è di poche settimane fa il caso di un carabiniere che ha scatenato le ire dei conformisti perché ha osato rimproverare e identificare due donne che si scambiavano in pubblico effusioni? Non è difficile prevedere che quel militare, poiché non potrà essere punito (non avendo infranto nessuna legge e/o regolamento), avrà però vita difficile nell’Arma, visto che non mancarono superiori che si premurarono di presentare incredibili “scuse”. Se per rendere la vita impossibile a un carabiniere è sufficiente, ad esempio, imporgli continui trasferimenti, per un insegnante di religione c’è un diverso pericolo, e preghiamo perché ciò che temiamo non accada. Siamo chiari: il nulla osta per l’insegnamento della religione viene rilasciato dal Vescovo. In una Chiesa troppo spesso tanto disposta al “dialogo” quanto poco attenta all’apostolato e alla difesa della vera Fede, può accadere di tutto, come già accade. Qui habet aures audiendi… eccetera.
    È comunque impossibile che passi giorno senza che il martellamento sulla “normalità” dell’omosessualità non si faccia sentire. Gli effetti si vedono già, perché come insegnavano grandi maestri di marketing come Lenin e Goebbels, ogni menzogna ripetuta in modo ossessivo diviene “realtà”. Riportiamo testualmente: "Ci sentiamo delusi e indignati dalle parole del professore e chiediamo che abbia la decenza di scusarsi con i suoi studenti - affermano dalla Rete degli studenti medi di Venezia - si tratta di parole offensive, che possono essere molto pericolose poiché dette a ragazzi nel pieno sviluppo della propria sessualità, che potrebbero quindi sentirsi discriminati". Chiaro, no? Mentre proprio nella delicata età dello sviluppo è importante educare il giovane anche al riconoscimento delle proprie caratteristiche naturali (o è uomo o è donna. Tertium non datur), il bigottismo laicista capovolge del tutto la realtà: nell’età dello sviluppo bisogna favorire la confusione, sicché il giovane possa crescere scompensato, disorientato, e facile preda delle più oscene perversioni.
    Gli omosessuali esistono e la gran parte di loro vive in silenzio e discrezione la propria condizione. Molti la vivono con sofferenza perché avvertono l’anormalità delle loro pulsioni. La gran parte sono curabili, come dimostra l’esperienza di persone serie come Luca Di Tolve, fondatore del Gruppo Lot. Ma contro gli omosessuali seri, che vorrebbero essere aiutati a tornare alla normalità di vita, c’è la terroristica azione di quanti vogliono trasformarli nelle oscene marionette dei “gay pride”, veri festival del degrado umano.
    L’esito delle follie del “gender”, dell’omosessualità come “normalità” è solo e unicamente la fine della civiltà e della vita stessa. La riduzione della sessualità a pura soddisfazione di istinti disordinati e spesso perversi non è libertà, è solo riduzione dell’uomo a bestia. È morte.
    Pochi giorni fa campeggiava sui giornali e sulle agenzie la foto di un uomo ormai anziano, immerso fino al collo nel proprio vizio: il cantante Elton John. Questi, con il suo “marito”, annunciava con gioia di essere diventato per la seconda volta “padre”, in un giro folle di madri che affittano uteri. Il degrado dell’omosessualità maschile, la follia dell’omosessuale che pretende di essere “padre”, il degrado della donna che “affitta” il proprio corpo… e alla fine di questa danza di pazzi, c’è un bimbo, un innocente per il quale di prepara una vita da incubo.
    OLTRAGGIO ALLA RAGIONE, OLTRAGGIO ALLA NATURA. QUESTA VOLTA IL DISPOTISMO OMOSESSUALE SI MANIFESTA IN UN LICEO DI VENEZIA - di Paolo Deotto

    Omofobia e fascismo
    Marco Invernizzi
    Care amiche, cari amici,
    "Omofobo" è l'insulto equivalente a "fascista" degli anni successivi al 1968. Allora veniva qualificato come fascista chiunque fosse contrario al comunismo. Fascista era chi preferiva la femminilità al femminismo. Fascista era chi riteneva che l'autorità avesse un ruolo importante nella vita privata e pubblica e non sfociasse necessariamente in autoritarismo repressivo. Fascista, insomma, era chi non fosse politicamente corretto e allineato. E una brutta conseguenza era che molti giovani diventavano fascisti senza sapere nulla del fascismo, ma solo per contestare la vulgata di moda, oppressiva e noiosa.
    Oggi accade la stessa cosa. I diritti dei gay sono diventati un'ossessione, che turba Obama e i governi occidentali, quasi che il matrimonio dei gay fosse una priorità indispensabile per uscire dalla crisi economica. Ma chi si azzarda a dire qualcosa di normale, come per esempio che i bambini non nascono da due omosessuali e hanno diritto a un padre e a una madre, viene subito massacrato mediaticamente (per ora almeno, ma anche dopo il Sessantotto la violenza cominciò dal linciaggio giornalistico).
    È capitato poche ore fa all'ex ministro Ignazio La Russa, che ha detto una cosa ovvia. Addirittura Ernesto Galli della Loggia, che spesso è politicamente corretto, ha denunciato l'anomalia che oggi chi dice cose normali viene attaccato come se fosse fuori dal mondo.
    La situazione è grave perché il vero obiettivo della campagna mondiale contro l'omofobia e per l'ideologia del gender è cancellare nell'uomo l'idea che esista una natura sessuata da accogliere. E quindi negare che esista un artefice della natura, un Dio creatore a cui l'uomo dovrebbe affidarsi per il suo bene e per la sua felicità.
    Tutti hanno paura di fronte a questa violenza che monta contro la normalità. Addirittura Silvio Berlusconi ha avuto paura di apparire omofobo.
    Nella stessa Chiesa serpeggia la paura. Paura di scontrarsi con la violenza del mondo e paura per la presenza di una lobby omosessualista che opera anche dentro il corpo di Cristo. Già nel 1986 la Congregazione per la dottrina della fede denunciava chi all'interno della Chiesa operava perché quest'ultima modificasse la sua dottrina sul punto. Se leggete il recente libro di Roberto Marchesini su Magistero e omosessualità (Sugarco) potrete vedere come la Sposa di Cristo abbia sempre fatto il suo dovere nello spiegare la bellezza del disegno di Dio sull'amore umano e la sessualità, in particolare con il grande Magistero sulla teologia del corpo di Giovanni Paolo II.
    Spiegare, non solo condannare le ideologie trasgressive, come conviene in un'epoca in cui è saltato il senso comune e quindi la gente ha bisogno di riscoprire i fondamentali, che ha perduto o non ha mai ricevuto.
    Come negli Anni Settanta fu il coraggio di pochi a permettere che si uscisse dal terrorismo e dalla violenza nelle scuole e nelle università, anche oggi bisogna fare altrettanto.
    Innanzitutto bisogna conoscere il male che viene diffuso e farlo conoscere. Leggiamo e facciamo leggere il libro testimonianza sul mondo gay di Luca di Tolve (Piemme), per rendersi conto che questo mondo è il luogo dell'ipocrisia e della menzogna, dell'odio e della sopraffazione, che in esso non c'è nulla di gaio ma dominano la tristezza e la disperazione. Leggiamo anche e soprattutto il Magistero della Chiesa sul tema, ricco e splendido, pieno di luce.
    I genitori devono diventare sempre più responsabili dell'educazione dei loro figli, verificare cosa viene loro trasmesso tanto nelle parrocchie quanto nella scuola e negli ambienti sportivi. In questo modo potranno anche verificare se ci sono ambiguità o pericoli nel senso dell'omosessualità. Ma non si lascino convincere dal luogo comune che il mondo laicista vuole fare credere, e cioè che tutto sia marcio, semplicemente perché non è vero. Piuttosto verifichino la conformità al Magistero di quanto viene insegnato ai loro figli, anche in parrocchia.
    In ultimo, una breve considerazione. Non ci salverà nessuno dalla barbarie che avanza se non Colei che ha schiacciato la testa del serpente. Preghiamola, e diamoci da fare.
    Rassegna stampa - Centro Cattolico di Documentazione di Marina di Pisa - Omofobia e fascismo

    PREGHIERA
    di Camillo Langone
    Sodomiti, giù le mani da Michela Miti! Non strumentalizzate la protagonista di “Cornetti alla crema” e “Pierino contro tutti”, non è pane per i vostri denti. La bella signora è comprensibilmente sconvolta dalle gravi condizioni in cui versa Alberto Bevilacqua, amore della sua vita, e rilascia dichiarazioni accorate in cui vi infilate a mo’ di parassiti. Né io né voi possiamo sapere se ha ragione lei, che accusa Villa Mafalda di lesioni colpose, o la sorella del grande scrittore, secondo la quale il fratello è curato dai medici della clinica romana nel migliore dei modi. Ma la questione coppie-di-fatto, sollevata da Franco Grillini pro domo sua, non c’entra nulla. Grillini naturalmente non può sposare il suo amore mentre Bevilacqua, uomo di ben protesi nervi, avrebbe potuto farlo, se teneva al punto di vista di Michela circa le sue terapie. Anche negli ultimi incontri, Albertone (affettuosamente lo chiamiamo così) dimostrava una lucidità superiore a quella di tutti noi amici parmigiani che potremmo essere suoi figli. Niente e nessuno gli impediva di sposarsi e se non lo ha fatto va rispettata la sua decisione di non farlo.
    Pertanto, sodomiti, giù le mani dall’autore della “Califfa” e dalla sua donna, indimenticata protagonista di “Pierino colpisce ancora” e “W la foca” (film, specie quest’ultimo, che voi non potete assolutamente capire).
    Preghiera del 29 gennaio 2013 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]



    La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima
    di Federico Catani
    Pare che dovrò imparare il russo. Così, in caso di emergenza, potrò espatriare a Mosca per avere un lavoro. E con l'aria che tira, non è poi un'ipotesi così assurda. Cosa sta succedendo? Ebbene, mentre in Italia sembra urgentissimo introdurre i matrimoni tra invertiti, pardon, omosessuali (eppure il termine "invertito" mi sembra elegante, dotato di un fascino retrò che la parola "gay" di sicuro non ha) e la Chiesa, come accaduto a Venezia, se la fa sotto nei confronti dei sodomiti (altro termine aulico e addirittura biblico), tanto da silenziare un insegnante di religione che segue il Catechismo, in Russia non si scherza.
    La Duma ha infatti approvato, in prima lettura e a stragrande maggioranza, la legge che prevede il divieto di propaganda omosessuale. Basta leggere Repubblica per testare l'umore dei radical-chic nostrani. I sostenitori del PCI di ieri si stracciano le vesti (i soliti ipocriti) e danno del comunista a Putin, perché riesumerebbe, pur attenuandolo, il celebre art. 21, con cui Stalin comminava 5 anni di galera per il reato di omosessualità. Ah, i bolscevichi di una volta! Certo che se Togliatti o Berlinguer fossero ancora vivi, a furia di vedere i loro eredi così occupati nel difendere i gay, diventerebbero subito fascisti! Comunque, il grande amico di Berlusconi, da uomo democratico e liberale qual è, propone soltanto pesanti multe per i gai che fanno troppo i gai in pubblico. E il bello è che i russi sono d'accordo! Ma, si sa, per i progressisti de 'noaltri la maggioranza ha ragione solo se la pensa come loro... Se poi a questo provvedimento aggiungiamo il ripristino dell'insegnamento della religione nelle scuole a partire dal prossimo settembre, non possiamo che esultare e vedere nella Russia di Putin un vero e proprio baluardo contro le forze diaboliche e disgregatrici dell'ordine naturale esistenti al mondo.
    Signori miei, qua non si tratta di essere cattivi, ottusi e senza cuore. Molto più semplicemente, non possiamo tollerare che il vizio diventi pubblico, che il peccato si trasformi in diritto e che la gioventù venga cresciuta con queste idee malsane. Con tutti i problemi delle famiglie con figli, proprio degli omosessuali dobbiamo preoccuparci? Il Magistero della Chiesa parla chiaro. La tendenza omosessuale in sé non è peccato e il gay va amato, perché, se credente, vive la propria situazione con disagio, come una croce. E il confessionale, per chi cade, è sempre pronto per amministrare il perdono e la misericordia di Dio. Ma l'atto omosessuale è peccato. Punto e basta. Lo dicono la Bibbia e il Catechismo. Un peccato orribile, condannato da ogni santo. E chi ama davvero il gay, deve raccomandargli di resistere, di vivere castamente, di pregare, di vincere la tentazione (come del resto tutti devono fare) e di offrire le sofferenza derivate da questa anomalia al Signore. Non è vero che la Chiesa è contro gli omosessuali: basta leggere la lettera di S. Caterina da Siena a un sodomita per comprenderlo. La Chiesa è contro l'omosessualità praticata e sbandierata, perché va contro natura e sovverte l'ordine impresso da Dio. Tutto qui. Se queste cose venissero maggiormente ribadite dai nostri pastori, vi sarebbe meno confusione. E invece, salvo casi isolati come quello di Trieste, spesso anche il mondo cattolico si lascia trascinare dal buonismo e dalle lusinghe del mondo. Ecco allora i distinguo, i compromessi e l'oscurità di linguaggio.
    Fortunatamente in Russia non seguono il politically correct e pure la Chiesa ortodossa, con tutti i suoi limiti, è meno prona alla modernità di quanto non lo sia la cattolica. Bisogna ribadire con fermezza che "omofobia" non è una parolaccia. Pertanto, se a casa loro i gay possono fare quel che vogliono (fermo restando il dovere di dissuaderli dal compiere atti peccaminosi), nella pubblica piazza devono parlare solo in quanto persone, non come omosessuali. Dove sta scritto che uno debba mettere al primo posto ovunque e con chiunque la propria sessualità, che è invece un affare intimo?
    Concludo con un tema a me caro. La Madonna a Fatima, nel 1917, ha profetizzato la conversione della Russia. Ora, viste queste buone premesse, che rendono il governo di Mosca uno dei più filo-tradizionali, almeno in senso lato, non resta che aspettarsi il compimento del messaggio mariano. Quando la Russia, consacrata al Cuore Immacolato di Maria, diventerà cattolica, e pure la Chiesa si sarà risistemata, allora davvero vivremo il trionfo di Maria, che poi è il trionfo della regalità sociale di Gesù Cristo. Preghiamo ed agiamo perché tutto questo possa realizzarsi nel più breve tempo possibile.
    La Russia, tra i gay e la Madonna di Fatima ~ CampariedeMaistre

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    I diritti dei bambini secondo il televideo
    di Riccardo Zenobi
    Che in Francia il governo Hollande voglia aprire (letteralmente: far scoppiare) la “famiglia” anche a coppie omosessuali non è una novità, né una notizia. Che ci siano state 800mila persone di tutti gli orientamenti politici e religiosi (non ultimo degli omosessuali che non si allineano all’agenda del movimento gay) a manifestare contro questa imposizione non è una novità, né una notizia. Che i media abbiano liquidato tutta la faccenda come la lotta di una “minoranza cattolica oscurantista” contro le “libertà fondamentali di uno stato laico” non è una novità, né una notizia.
    Ciò che costituisce novità e notizia è invece che un giornalista della RAI, tal Rodolfo Fellini, abbia sul televideo rigirato la frittata in un modo talmente acrobatico che al confronto i trapezisti del circo Togni sono dei novellini: ha, testualmente, affermato che “un bambino avrà dunque il diritto giuridico ad avere due padri o due madri”. Testuali parole reperibili sul televideo RAI, se(r)vizio pubblico.
    Una persona che non ha mai sentito la faccenda del “matrimonio” gay cosa deve capire? Che sono i bambini a guadagnarci in questa faccenda, vedendosi riconosciuto un diritto che spetta loro giuridicamente e naturalmente. Poi però si chiederebbe “ma i bambini hanno mai chiesto un tale diritto? Davvero il matrimonio gay viene fatto per dare questo diritto ai bambini? O si tratta di una vera e propria presa per il culo?” Personalmente opto per l’ultima considerazione: la tv di stato, pubblica e neutrale, assolutamente laica e che non impone nulla a nessuno, comincia a prendere in giro coloro che la stanno mantenendo con il canone. Non vedo altra spiegazione possibile per un ragionamento così contorto che qualunque persona con un po’ di intelligenza capisce essere un semplice escamotage propagandistico.
    Va bene che in questo inizio di millennio mettiamo la parola “diritto” un po' dappertutto (non è passata inosservata la proposta del “diritto dei disabili alla sessualità”, ovviamente da sostenere con i soldi pubblici), ma che i cosiddetti “diritti gay” venissero trasformati in diritti dei bambini non me lo sarei mai aspettato. D’accordo che ci si può aspettare di tutto, una volta che non c’è più un criterio oggettivo per dire cosa è diritto e cosa non lo è, ma si sospetta che un giornalista di una televisione pubblica abbia un po’ di cervello per capire almeno di cosa stia parlando, anche perché l’alternativa è che si tratti di una persona che *davvero* crede che una coppia di genitori gay sia un diritto del bambino. Nel primo caso si tratta di uno stupido, nel secondo caso di un idiota.
    Ma la questione, al di là del caso singolo, è più ampia, e ben capita da Giuliano Ferrara sul Foglio: per far passare leggi favorevoli alle coppie omosessuali si ricorre a tutto, anche alla presa per i fondelli. Se il ministro della cultura inglese è favorevole alle nozze gay perché “il matrimonio va tutelato” vuol dire che le argomentazioni non hanno più alcun senso, ma soprattutto che c’è gente che si beve queste idiozie, che non troverebbero posto nemmeno nelle barzellette, ma che ne trovano in politica ai massimi livelli. Ma se un ministro dice simili cose, vuol dire che qualcuno se le beve, altrimenti se ne starebbe zitto. Quindi o il ministro è stupido perché si beve queste cose, o è stupida la parte del popolo che ci crede. O tutti e due insieme.
    Come diceva il nume tutelare del nostro sito, “ogni popolo ha i governanti che merita”. E anche i giornalisti, aggiungo io.
    I diritti dei bambini secondo il televideo ~ CampariedeMaistre

    No del rabbino di Torino ai matrimonio gay, «pena la dissoluzione della società stessa»
    Alberto Moshe Somekh, rabbino della comunità ebraica di Torino, interviene sull’Osservatore Romano: «Ben venga la collaborazione con la Chiesa cattolica»
    Benedetta Frigerio
    «Ben venga dunque la collaborazione con i vertici della Chiesa cattolica, con la quale per molti versi il mondo ebraico può sviluppare un’adeguata azione comune per la difesa della dignità, della stabilità e della sacralità della famiglia, richiamandosi agli insegnamenti della tradizione biblica fin dai primordi: “E l’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie e saranno un’unica carne”». Così è intervenuto sulle pagine dell’Osservatore Romano, Alberto Moshe Somekh, rabbino della comunità ebraica di Torino.
    PERCHE’ PARLARNE. Come quello del rabbino di Francia, Gilles Bernheim, che Somekh ringrazia per aver rotto il silenzio, il suo intervento è significativo perché potrebbe contrastare con «l’antico diritto talmudico», che «proibisce in linea di principio che questioni di natura sessuale vengano trattate “coram populo” per il timore che ascoltatori non adeguatamente preparati possano fraintendere i dettagli talvolta sottili della Legge e compiere atti illeciti pensando che siano permessi». Ma, sottolinea il rabbino, proprio perché «negli ultimi decenni queste tematiche sono state affrontate dai media in modo tanto plateale quanto incompleto e parziale», è diventata «addirittura necessaria» una «puntualizzazione adeguata e accurata degli argomenti in questione». Inoltre, sottolinea Somekh, «nell’ebraismo è l’azione che ha importanza teologica assai più del sentimento e del pensiero».
    PERCHE’ NON LEGALIZZARE. L’ultima considerazione è sul messaggio del rav Bernheim sullo Stato che non può «riconoscere benefici legali a un comportamento trasgressivo». Ricordando che neppure prima del cristianesimo le società hanno mai legalizzato tale pratica, il rabbino ha spiegato: «Millecinquecento anni fa, anche quei “figli di Noè” che non si astenevano dalle pratiche omosessuali avevano almeno il pudore di non redigere un contratto nuziale fra le parti». Questo perché da sempre l’uomo sa che «scelte che attengono alla sfera più intima del singolo individuo, alle sue inclinazioni e alla sua coscienza personale, non possono divenire oggetto di un riconoscimento formale, né dar luogo a un iter legislativo, e tanto meno assurgere a valore di riferimento del costume sociale, pena la dissoluzione della società stessa». Di qui la consapevolezza di un ordine non sovvertibile, pena la distruzione della società, per cui «l’omosessualità non fa parte del piano della Creazione». E per cui «solo nell’unione solenne di marito e moglie trova dimora la Presenza Divina».
    Rabbino di Torino contro le nozze gay | Tempi.it

    Manifesto a favore della famiglia, contro i matrimoni gay
    Cari amici vi invio una paginetta, semplice semplice, scritta per rispondere alle obiezioni di alcuni amici. Vi chiedo di pubblicarla e chiedo ai lettori di stamparne ognuno tante copie, per darle ad amici, colleghi, sacerdoti… bersaniani, vendoliani che siano…Ognuno faccia ciò che può..per i diritti dei bambini. Cordialiter. L.V.
    Senza nessuna preclusione o discriminazione verso persona alcuna; considerando ogni creatura umana, quale che sia la sua storia e il suo credo, di pari dignità e valore, noi crediamo che:
    1) Uomo e donna, uguali in dignità, hanno caratteristiche, valori peculiari diversi. Lo vediamo in ogni ambito della vita. Tale specificità è ben evidente anzitutto a livello fisico: l’uomo è tale per fisiologia, caratteristiche ormonali, genitali ecc. La donna, a sua volta, ha caratteristiche diverse, ma complementari. Si pensi all’apparato riproduttivo: quello della donna è complementare a quello dell’uomo. Questo è un dato di natura, non, come sostengono i teorici del movimento gay, un dato culturale (cioè imposto dall’esterno). Ognuno di noi è nato da questa complementarietà: l’unione di un uomo e di una donna, di uno spermatozoo maschile e di un ovulo femminile ( matrimoni gay tra ovuli ed ovuli, spermatozoi e spermatozoi, non sono realizzabili neppure in laboratorio).

    2) Psicologia e psichiatria, ma anche letteratura, sociologia ecc… dimostrano che la complementarietà è molto più che solo fisica, corporale: è psicologica. Ciò significa che uomo e donna vedono la realtà sotto luci differenti, con lenti differenti, e, anche qui, non vi è uno che veda meglio o uno che veda peggio: si vede in modo complementare.
    Ciò significa che un figlio ha bisogno dell’apporto materno e di quello paterno. Nessuno dei due genitori è inutile. Ognuno è fondamentale per una corretta, equilibrata crescita dell’individuo. Ogni figlio ha diritto non solo ad essere concepito da un padre e da una madre, ma anche ad essere educato da un padre e da una madre. Come ha scritto un laico come Ernesto Galli della Loggia sul Corriere: «Tutto l’affetto del mondo non basta a produrre le strutture psichiche basilari che rispondono al bisogno del bambino di sapere da dove egli viene. Il bambino non si costituisce che differenziandosi, e ciò suppone innanzi tutto che sappia a chi rassomiglia. Egli ha bisogno di sapere di essere il frutto dell’amore e dell’unione di un uomo, suo padre, e di una donna, sua madre, in virtù della differenza sessuale dei suoi genitori».

    3) Il matrimonio omosessuale vuole negare tutto questo: oggi, in Spagna, in Inghilterra, in vari paesi del mondo questa istituzione comporta, coerentemente, la possibilità di adottare dei figli. Ciò significa che due uomini gay, se “sposati” possono: a) accedere alle banche degli ovuli (con tutto ciò che ciò comporta, di negativo, sul piano fisico e psicologico, per le donne che li vendono); b) affittare un utero (come spesso accade di donne povere e disperate, con la relativa nascita di nuove schiave, le “venditrici d’utero”); c) allevare un bambino che non conoscerà mai la madre biologica, verrà separato forzatamente dalla madre gestazionale e non avrà mai una madre affettiva. Se invece si tratta di donne lesbiche, costoro, come in vari paesi del Nord Europa, acquisteranno del seme maschile e si auto-insemineranno, negando al loro figlio il diritto al padre.
    A ciò si aggiunga la fragilità dei rapporti omosessuali. D. McWirther e A. Mattison, che sono ricercatori gay (quindi non sospettabili di parzialità), hanno esaminato 156 coppie omosessuali: solo 7 di queste avevano avuto una relazione esclusiva, ma comunque nessuna era durata più di 5 anni. Le relazioni omosessuali durano in media un anno e mezzo i maschi gay hanno mediamente 8 partner in un anno fuori dal rapporto principale (Xiridou, 2003)
    “Matrimonio gay” significa violare il diritto fondamentale di ogni bambino a nascere con un padre e una madre. Non sono coloro che la pensano in questo modo, a discriminare. Al contrario discrimina l’adulto che, facendo leva sulla legge del più forte, decide di privare una creatura innocente e debole dei suoi diritti naturali.
    http://www.libertaepersona.org/wordp...y/#more-119859

    Dalla Russia un no alla propaganda omosex
    di Tommaso Scandroglio
    La Duma, il Parlamento russo, l’ha fatta grossa. Venerdì scorso ha infatti approvato una legge che vieta la propaganda omosessuale a danno dei minori.
    Apriti cielo: tutti i maggiori media hanno detto peste e corna di questa nuova norma che per diventare definitiva dovrà essere esaminata altre due volte dalla Camera Bassa, ricevere l’approvazione dal Consiglio Federale e infine essere firmata dal presidente Vladimir Putin.
    La legge, che prevede sanzioni pecuniarie tra i 125 e i 12.500 euro e che si applicherà a tutto il territorio nazionale, ricalca alcuni provvedimenti amministrativi simili già in vigore a San Pietroburgo, Kaliningrad e in altre metropoli russe.
    Ma cosa prevede di tanto scandaloso questo disegno di legge? Ecco il passaggio incriminato: saranno vietate “azioni pubbliche mirate a promuovere la sodomia, il lesbismo, la bisessualità e il transgender tra i minori”. Il divieto non riguarda i singoli, ma gli enti, come le scuole, le associazioni, le fondazioni, etc.
    Messe al bando dunque le lezioni scolastiche alternative pro-gay, il volantinaggio da parte di associazioni omosessuali davanti alle scuole, le pubblicità in cui due uomini si baciano trasmesse in televisione durante la fascia protetta, ed altro ancora, sempre che il loro contenuto possa essere visto, ascoltato o letto da dei bambini.
    Perché la Duma ha preso questo provvedimento? Ce lo spiega Yelena Mizulina, presidente della Commissione degli Affari della famiglia che in merito all’omosessualità afferma: “La sua propaganda senza freno la troviamo ovunque”. Le fa eco Dmitri Pershin, responsabile del Dipartimento giovani della Chiesa ortodossa moscovita: “La determinazione mostrata dai rappresentanti delle minoranze sessuali di continuare a manifestare davanti a istituti per l’infanzia, indica la tempestività di questa legge regionale, che dovrebbe ottenere status federale. Aiuterà a proteggere i bambini dalla manipolazione condotta da minoranze che promuovono la sodomia”.
    La legge perciò non è tanto contro il pensiero gay bensì a tutela dei bambini. L’intento è quello di contrastare un pressing culturale omofiliaco che si insinua fin dentro le aule scolastiche e mentre i bambini fanno merenda al pomeriggio davanti alla TV a casa loro. Una sorta di catenaccio contro una strategia furba e iniqua che mira a indottrinare l’infanzia e la fanciullezza, quando il bambino è sprovvisto di quegli strumenti critici indispensabili per vagliare con maturità le informazioni che gli provengono dagli adulti.
    Un altro motivo pare che sia anche una certa preoccupazione da parte delle autorità di favorire la famiglia naturale fondata sul matrimonio, l’unico modello capace di assicurare un futuro alla nazione. Infatti Putin non molto tempo fa, pungolato sul tema dell’omosessualità, tagliò corto ed affermò: "La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".
    Legge antidemocratica questa? Per nulla dato che è stata approvata con 388 voti a favore, un contrario e un astenuto. Legge che però contrasta con il sentito comune? Anche in questo caso la risposta è negativa.
    Un recente sondaggio dell’Istituto Levada Center, condotto in 45 regioni, rende noto che il 65% dei russi è favorevole al disegno di legge del Parlamento, due terzi inoltre considera l’omosessualità una malattia – in particolare il 66% degli interpellati qualifica le relazioni omosessuali come “ripugnanti” – e approva la decisione dell’Esercito di radiare chi abbia tendenze omosessuali.
    Questo esteso sentimento verso i valori tradizionali poi portò il comune di Mosca lo scorso 17 agosto a proibire il Gay Pride per 100 anni, decisione drastica presa dopo che per ben sei volte gli attivisti gay manifestarono senza autorizzazione.
    Ora in casa nostra giornali come Repubblica, Il Fatto Quotidiano, l’Unità si stracciano le vesti e rimangono indignati per la decisione del governo russo. Eppure la legge è espressione come abbiamo visto di una decisione democraticamente assunta da un parlamento legittimo e largamente condivisa.
    Ora il popolo, il collettivo – che nel rosso immaginario di queste testate è la stella polare di ogni iniziativa – non ha, come il cliente, sempre ragione? Possibile che la base debba essere ascoltata solo quando le idee che partorisce siano in consonanza con quelle di una certa elite rivoluzionaria e invece debbano essere cestinante quando non sono politicamente corrette? Vogliamo o non vogliamo essere democratici fino in fondo, sempre e comunque? Inoltre questi nipotini di Stalin che scrivono sulla carta stampata paradossalmente sono costretti a considerare quest’ultimo come un conservatore vecchio stampo dato che nel 1934 introdusse il reato di omosessualità, reato che fu depenalizzato solo nel 1993.
    Ma si sa, il vero progressismo non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai propri padri. Infine una curiosità. Come si accennava, il provvedimento della Duma ricalca uno analogo adottato dalla municipalità di San Pietroburgo. Lo scorso novembre la giunta Pisapia decise di rompere il gemellaggio con questa città in segno di protesta (solo Lega e Pdl furono contrari). Viene da chiedersi perché non hanno rotto anche il gemellaggio con la città di Gerusalemme – altra città gemellata con Milano - dato che dal 2005 ai palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania è precluso l’accesso alla moschea di al-Aqsa, che sorge nella zone est della città ed il terzo sito sacro dell’Islam. Oltre a ciò molti altri luoghi sono interdetti ai palestinesi – compresi quelli convertiti al cristianesimo - i quali ovviamente non possono in alcun modo far propaganda religiosa. Evidentemente la libertà di religione vale nulla rispetto a quella di baciarsi in pubblico davanti a un bambino.
    La nuova bussola quotidiana quotidiano cattolico di opinione online - Dalla Russia un no alla propaganda omosex

    Sodoma alla guerra
    BY ROBERTO MANFREDINI
    “Our gay brothers and sisters”
    Nel discorso di insediamento per il suo secondo mandato, Barack Obama ha giurato eterna fedeltà alla lobby gay: Our journey is not complete until our gay brothers and sisters are treated like anyone else under the law («Il nostro viaggio non sarà completo fino a quando i gay non saranno trattati come tutti gli altri»).
    Sappiamo che nel 2008 il Presidente affermava tutt’altro: «Credo che il matrimonio debba essere tra un uomo e una donna. Come cristiano, ritengo anche che questa unione sia sacra» (CNN). Cambiò velocemente idea quando scoprì l’immenso potere degli omosessalisti organizzati. Dalla prima elezione in avanti la sua devozione verso la mafia LGBT ha raggiunto il punto di non ritorno: tuttavia nemmeno il “Mese dell’orgoglio lesbico-gay-bisessuale e transgender” (proclamato puntualmente a ogni giugno, nel 2009, nel 2010, nel 2011 e nel 2012) è servito a placare l’arroganza delle eminenze grigio-arcobaleno. Quello che volevano era una campagna elettorale basata esclusivamente su un solo punto: i diritti dei gay. E infatti l’hanno ottenuto: ora l’agenda LGBT è una delle priorità della politica nazionale e internazionale americana, ma tutto quello che i media italiani hanno presentato come una “scelta eroica”, è stata più che altro una tipica manifestazione di opportunismo:
    «Obama era contro il matrimonio gay e ora è a favore. Quella di adesso non è una posizione “coraggiosa”, perché era coraggiosa quell’altra, per un politico liberal. C’è chi sostiene che la svolta improvvisa, al di là del percorso di “soul-searching” di cui parla la Casa Bianca in un provvidenziale memo, sia dovuta alla minaccia di uno dei top donors obamiano, riportata due giorni fa dal Washington Post, di tagliare i viveri alla sua campagna elettorale se non avesse, ahem, sposato le nozze gay. Che i primi Big donors obamiani siano gay, apertamente e orgogliosamente gay, deve aver aiutato […]» (Christian Rocca, “Obama marriage”, 9/5/ 2012).
    Anche il Los Angels Times ha svelato il tornaconto della “svolta”: «La decisione del Presidente Obama di appoggiare il matrimonio gay […] ha scatenato una nuova ondata di supporto finanziario da parte dei donatori gay e lesbiche, che erano già i più ferventi sostenitori della sua candidatura» (“Gay donors thrilled by Obama gay marriage stance”, 9/5/2012).
    Oltre ai finanziatori, il finance director di Obama, tale Rufus Gifford (che si occupa di “riscossione fondi elettorali” per una campagna da 2-3 miliardi di dollari) è un militante gay – e proprio per non farsi mancare nulla il Presidente ha scelto come poeta di corte un omosessuale di origine cubana.
    Per tornare al giuramento presidenziale: qualcuno avrà notato che gli omosessuali sono chiamati in causa solo in quanto “gay”. Non è una sfumatura insignificante, ma un messaggio lanciato da Obama ai suoi veri interlocutori: non gli omosessuali in quanto persone, ma quei “fratelli e sorelle” che sono disposti a fare del proprio orientamento sessuale una militanza. Di conseguenza non sono degni di partecipare al baccanale dei “diritti per tutti” coloro i quali non sono disposti ad insuperbirsi senza motivo per la propria “gaiezza”, a marciare allegramente per le strade tra bandiere arcobaleno e perizoma maschili, oppure a pestare i piedini per sposarsi col vestito bianco e avere un utero in affitto da qualche donna del Terzo Mondo.
    A questa distinzione sottile (ma lampante) segue il giuramento di fedeltà omosessualista. È una dichiarazione enigmatica: cosa intende dire esattamente Obama quando afferma che i gay non sono trattati come tutti gli altri? Forse vuole affermare che gli omosessuali sono trattati meglio degli altri cittadini americani? In tal caso saremmo lieti di convenire con lui: gli appartenenti alla mafia LGBT hanno interi quartieri a loro disposizione, locali dove è vietato l’ingresso agli etero, libertà di esprimere l’odio verso gli eterosessuali in qualsiasi forma, celebrazioni istituzionali della loro diversità, leggi che li difendono dagli hates crimes (quindi in alcuni stati l’assassinio di un LGBT viene punito più severamente che quello di una persona normale).
    Nel caso Obama intendesse al contrario affermare che i gay devono avere il diritto di sposarsi, non siamo noi a dovergli ricordare che già in una decina di stati americani le coppie dello stesso sesso possono unirsi in matrimonio direttamente in chiesa (in una chiesa protestante, ovviamente!) e anche adottare bambini.
    Dunque, a cosa punta la Presidenza Obama nei prossimi quattro anni? Ad assicurare i “nuovi diritti” per tutti i gay americani? Se fosse così, il suo zelo sarebbe totalmente ingiustificato, se non controproducente: l’incessante propaganda omosessista ha ottenuto ciò che voleva, ora non resta che ratificarne -in sordina- il trionfo. Non c’è più bisogno di fare “piazzate”: la discussione ormai è livellata esclusivamente sull’aspetto giuridico, perciò solo gli esperti di diritto hanno la libertà di poter cavillare. Tutti gli altri (filosofi, psicologi, storici, opinionisti ecc…) a meno che non abbiano intenzione di accettare totalmente l’agenda LGBT, devono stare democraticamente in silenzio – pena la demonizzazione o la denuncia per hate crime.
    Considerando che l’ardore di Obama non trova fondamento nella realtà, dobbiamo supporre che il vero obiettivo del suo discorso sia garantire la precedenza degli omosessualisti in ogni campo: lavoro (quote LGBT nelle aziende?), adozioni, agevolazioni fiscali, istruzione (già oggi esiste l’obbligo per le scuole pubbliche californiane di studiare “storia gay”) ecc…
    Siamo anche costretti a ipotizzare un’ulteriore ingerenza degli USA a livello mondiale per imporre l’agenda gay a tutti gli altri Stati. Questa eventualità ci preoccupa un po’ di più, soprattutto quando dietro di essa c’è un tizio come Obama, che mantiene la fama di “Nobel per la Pace” nonostante si diverta a bombardare quotidianamente lo Yemen e il Pakistan con droni telecomandati.
    Esiste una “gay lobby”?
    Prima di affrontare il problema di una “ingerenza umanitaria” obamiana, vogliamo soffermarci sull’espressione “lobby gay” o “lobby LGBT” (lesbo gay bisex trans). Conosciamo le obiezioni di chi interpreta la degenerazione della concezione di “diritto” come un’evoluzione naturale dell’ideale democratico, e non invece come il risultato di una propaganda incessante sostenuta da lauti finanziamenti.
    Riportiamo a titolo informativo alcuni passaggi di un articolo del Fatto Quotidiano pubblicato pochi giorni fa:
    «“Mi chiamo Lloyd Blankfein, sono l’amministratore delegato di Goldman Sachs e sostengo l’eguaglianza dei matrimoni”, dichiara in uno spot di 32 secondi uno degli uomini più potenti di Wall Street (sposato con tre figli) nella veste di testimonial della Human Rights Campaign. Ovvero la più grande associazione Usa di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali con più di 750.000 sostenitori. Perché, dice Blankfein, “la tolleranza è un buon affare”.
    Anzi ottimo, considerando sia i numeri che l’elevata capacità di spesa della comunità omosessuale. La stessa Goldman riconosce da 10 anni l’assistenza ai partner oltre a finanziare gli interventi chirurgici per cambiare sesso. E ha partecipato insieme a Bank of America Merrill Lynch, Barclays, Citi, Crédit Suisse, Deutsche Bank e HSBC alla convention londinese dello scorso novembre sull’uguaglianza di genere dei dipendenti lesbiche, gay, bisex e transgender (Lgbt).
    […] I maggiori istituti finanziari del mondo fanno quasi a gara nel lanciare iniziative: JP Morgan ha per esempio sponsorizzato l’organizzazione di gay pride a Londra e New York, la banca inglese Lloyds stima che all’interno del gruppo lavorino circa 2500 omosessuali o transgender e ne favorisce l’inserimento tra i colleghi, con i clienti, e all’interno della comunità.
    Sempre fra i colossi bitannici, nel 2010 Barclays ha deciso di rimborsare lo staff Usa che aveva subito disparità economiche sulla base della diversa legislazione per gli omosessuali in tema di matrimonio e ha lanciato di recente un’applicazione gratuita per telefonino destinata ai suoi dipendenti Lgbt. Essere gay-friendly, infatti, non è più un costo ma un beneficio.
    Offre innumerevoli possibilità di guadagno e attrae un elevato numero di consumatori. I gay americani, a esempio, spendono oltre 835 miliardi di dollari l’anno.
    […] In Europa, manager e imprenditori gay si riuniscono in associazioni, per fare lobby. Come l’Egma (European Gay and Lesbian Managers Association) che ha sede a Berlino ed è costituita da 9 associazioni nazionali che contano oltre 3000 manager, imprenditori e professionisti Lgbt.
    A Hong Kong e a Londra, invece, è operativa Lgbt Capital che riunisce fondi di investimento su imprese gay-friendly oppure create e gestite direttamente da membri della comunità omosessuale. In Italia un’associazione simile manca. Ma qualcosa si sta muovendo: l’anno scorso alla Bocconi di Milano il gruppo studentesco Equal Student (B.e.st), che promuove i temi della tutela delle diversità, ha organizzato una tavola rotonda sul cosiddetto “diversity marketing”. Un appuntamento da ripetere perché, come dice mister Goldman, la tolleranza è un buon affare». (C. Conti, “Conquista l’omosex: la tolleranza è un business”, 16 gennaio 2013).
    Al di là dell’aspetto lato economico (all’elenco aggiungiamo il gruppo di ricchissimi finanzieri repubblicani di Wall Street che ha donato 3 milioni di dollari alla “frociata” newyorchese), dobbiamo mettere in conto anche la propaganda a livello culturale (vedi R. Marchesini, “After the ball: un progetto gay dopo il baccanale” e “Il feticcio omosessuale dell’omofobia”, 2005), a livello politico (gli esempio sono innumerevoli, il sostegno alle rivendicazioni omosessiste è trasversale) e mediatico (vedi il mio “La lobby gay al cinemetto”, 2/2/2012), oltre al solito conformismo di giornalisti e intellettuali (mi permetto ancora di segnalare una mia ricerca: “Il Corriere più gaio del mondo”, 24/3/3012), che non vedevano l’ora di farsi paladini dei “più deboli” sponsorizzati dai “più potenti”.
    Chi nega l’esistenza di “gruppi di pressione” (lobby significa questo) è in assoluta malafede. Anzi, sarebbe più opportuno parlare apertamente di “mafia gay”, un’espressione forte ma efficace per descrivere la condotta di chi minaccia, diffama e aggredisce verbalmente e fisicamente chi non è disposto a fare il suo gioco.
    Guerra all’eterosessualità
    «Uno di questi giorni una Chiesa che rifiutasse, per ragione evidenti, di sposare preti omosessuali, potrebbe essere accusata di violare i diritti fondamentali dell’uomo. E se tutto un Paese profondamente cattolico si unisse al rifiuto, sarebbe possibile ricorrere ai missili da crociera per piegarlo» (Jean-Jacques Langendorf, “La grande confusione”, in Serbia ed Europa. Contro l’aggressione della Nato, Graphos, Genova, 1999, pp. 139-140).
    Quindici anni fa un’ipotesi del genere sarebbe parsa come minimo stravagante (anche se formulata da uno come J.J. Langendorf, a suo modo “introdotto” nelle alte sfere e dunque informato dei nuovi progetti di ingegneria sociale). Oggi invece, con la risoluzione ONU A/HRC/17/L.9/Rev.1 del 17 giugno 2011, è potenzialmente ammissibile un “intervento umanitario” nei Paesi in cui la lobby LGBT non ha ottenuto un trattamento privilegiato rispetto agli eterosessuali. Non a caso tale risoluzione è stata definita “storica” dalle agenzie di stampa, poiché da qui in poi ogni eventualità, anche la più assurda, è da prendere in considerazione.
    Concentriamoci per un momento sulla disposizione ONU. Le uniche proteste formali sono giunte dal rappresentante pakistano Zamir Akram («La risoluzione non ha nulla a che fare con i diritti umani, è preoccupante il tentativo di introdurre nelle Nazioni Unite nozioni che non hanno alcun fondamento legale») e da un diplomatico della Mauritania («La risoluzione è un tentativo per rimpiazzare i diritti naturali di un essere umano con dei diritti innaturali»).
    L’Unione Europea si è dimostrata sostenitrice entusiasta del progetto, nella consapevolezza che questo provvedimento potrà essere utilizzato come strumento di pressione verso quei Paesi che non riconoscono le relazioni tra persone dello stesso sesso (questa, secondo la neolingua, non potrebbe essere una discriminatory law?).
    Gli Stati Uniti invece hanno avuto un ruolo fondamentale nel persuadere il Sud Africa a presentare la risoluzione, così che gli altri Paesi africani non avrebbero avuto motivo di protestare contro l’imposizione forzata dei “valori occidentali”.
    Senza troppi giri di parole, un giornalista della Associated Press ha attribuito all’amministrazione Obama il merito di aver trasformato i diritti gay in una priorità «sia a livello nazionale che internazionale». Il “Deputy Assistant Secretary” dell’amministrazione americana ha tenuto a precisare che questa risoluzione servirà a combattere la battaglia tra la libertà (gay) e la tirannia (etero, visti i toni manichei).
    Gli Stati Uniti infatti hanno già tentato di influenzare la politica interna italiana in materia di “nuovi diritti”: lo abbiamo visto durante il gay pride di Roma del 2011 (che, grazie alla giunta Alemanno, è durato addirittura 10 giorni), quando Hillary Clinton ha messo in allerta tutti i dipendenti delle ambasciate di Roma con una comunicazione ufficiale in cui chiedeva di partecipare attivamente al corteo della “comunità lgbt locale”.
    L’ambasciatore americano David Thorne non se l’è fatto ripetere, e ha portato a Roma la cantante Lady Gaga per fare un po’ di propaganda all’insegna dello slogan «i diritti umani sono diritti dei gay e i diritti dei gay sono diritti umani» (ANSA) – affinché fosse chiaro la priorità tra umanitarismo e ideologia gender.
    Ora che Obama ha suonato i tamburi di guerra, il mondo intero dovrà affrontare altri quattro anni di terrorismo psicologico. I più intimoriti dall’anatema del “fratello nero” sono i cittadini del continente africano, che come minimo si vedranno negati gli aiuti internazionali fino a quando non approveranno tutti i punti dell’agenda arcobaleno. Anche il premier “conservatore” inglese David Cameron ha avvertito i Paesi del Commonwealth: «Potremmo smettere di aiutare economicamente le nazioni che hanno leggi contro i gay». Se questo non è un ricatto…
    A chi conviene tutto questo?
    «Man mano che la libertà politica ed economica diminuisce, la libertà sessuale ha tendenza ad accrescersi a titolo di compenso. E il dittatore sarà ben accorto a incoraggiare questa libertà» (A. Huxley, introduzione a Brave New World, 1932).
    Già, cui prodest? Lo scopo del progetto non è ancora chiaro. La lobby gay è forte, potente e ricchissima; ma i governi hanno molti strumenti (politici, giuridici, culturali) per ridurre l’influenza di un’ideologia nemica. Come è possibile, inoltre, che lo Stato più potente del mondo ne faccia una questione di capitale importanza?
    In un manuale di antropologia possiamo trovare una ipotesi “classica” riguardo alla promozione di pratiche contronatura nelle società umane:
    «È molto probabile riscontrare un’accettazione dell’omosessualità nelle società colpite da carestie e da forti penurie di cibo. In questi casi, infatti, poiché le condizioni esistenti determinano una forte pressione della popolazione sulle risorse, l’omosessualità e altre pratiche che riducono la crescita della popolazione sono non solo tollerate, ma addirittura incoraggiate» (C.R. Ember – M. Ember, Antropologia culturale, Il Mulino, Bologna, 2003, p. 181).
    Tuttavia, nonostante la crisi economica, è difficile credere che questa spiegazione si adatti ancora alla nostra realtà: l’omosessualità non è più considerata una pratica “dissipativa”, altrimenti non si pretenderebbero unioni stabili con prole. Dunque, lasciando da parte questa ipotesi da manuale, io credo che dovremmo immaginare scenari meno “antropologici” e più “transumanisti”. Qualche congettura:
    Trasformare l’omosessualità in una questione politica è utile a istupidire i cittadini e a inibire la discussione su ciò che veramente importante per la collettività;
    La pressione dei militanti omosessualisti per l’introduzione leggi contro la libera espressione (vedi l’assurdo dibattito sulla cosiddetta “omofobia”), è una buona “palestra” per i poteri forti interessati a ridurre progressivamente le libertà di tutti;
    lo stile di vita omosessuale, narcisistico ed edonista, è quello di un consumatore instancabile; inoltre, abbiamo visto come i gay stiano rivoluzionando il concetto stesso di “consumo”, allargandolo alla sfera della riproduzione. Nel caso venissero approvate anche nel nostro paese le unioni di fatto, si aprirebbe un vasto mercato di “creazione” e “personalizzazione” della prole.
    Lo stillicidio quotidiano e il terrorismo psicologico demoralizzano un’intera comunità, lasciata in balia di minoranze prepotenti disposte a tutto pur di imporre i loro capricci.
    Infine, vogliamo prendere in considerazione anche una lettura più “profonda” dell’intera questione, quella del giornalista Riccardo De Benedetti:
    «L’estendersi dei diritti è il modello reale a cui il sadico si richiama ogni qual volta ritiene insufficiente il limite impostogli dalla resistenza della vittima ai suoi piaceri. La crescita illimitata dei piaceri costruisce una coppia indissolubile con quella, altrettanto inesauribile, dei diritti. […] Sembra quasi che il diritto al vizio stia concludendo il rosario dei dritti umani e che per completarsi manchi solo l’annullamento di quello che è stato l’inizio del diritto umano, vale a dire il riconoscimento dell’intangibilità della persona umana a immagine di Dio» (La chiesa di Sade, Medusa, Milano, p. 70).
    Se la chiave di tutto fosse davvero il sadismo, saremmo di fronte ad uno scenario abominevole: l’avanguardia gay che prepara il cammino a nuove forme di violenza collettiva e legalizzata, mostruosità giuridiche che travolgeranno le anime belle color arcobaleno.
    La guerra all’eterosessualità si preannuncia come una guerra all’umanità stessa.
    Sodoma alla guerra


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    “Pippi Calzelunghe è razzista”. Le favole rivedute e (politicamente) corrette del ministro tedesco alla famiglia
    Biancaneve e Cenerentola sono cattivi esempi, Cappuccetto Rosso è una storia violenta e Pippi Calzelunghe non è politicamente corretta. Il ministro Schroder condanna le storie della tradizione
    Elisabetta Longo
    La ministra tedesca alla famiglia, Kristina Schroder, è sotto l’ala della Merkel da un po’ di anni. Nota femminista, è anche stata la prima “ministra” in carica incinta del governo tedesco, subito tornata al lavoro dopo il parto. Qualche giorno fa, ha raccontato al settimanale Die Zeit che ha un modo tutto suo di raccontare le favole a sua figlia.
    A MORTE BIANCANEVE. «Le versioni tradizionali sono scorrette, sbagliate, per cui leggo delle versioni corrette delle storie per bambini più celebri». Non che esista una versione rimodernizzata delle favole tradizionali, semplicemente la Schroder nel narrarle cambia i particolari: «Faccio una traduzione simultanea per evitare che mia figlia poi riporti espressioni sbagliate o comportamenti ingiusti».
    TRADUZIONI. Per la neomamma infatti Cenerentola e Biancaneve sono tremendamente sessiste, Cappuccetto Rosso ha una trama violenta, ed è inaccettabile che in Pippi Calzelunghe di Astrid Linger ci sia un personaggio chiamato “re dei negri”. «Per mia figlia quel personaggio si chiama “re dei mari del sud”». Oltre a queste fiabe in cui le donne hanno un ruolo modesto, e mai troppo intellettuale, leggerà a sua figlia storie in cui le figure femminili hanno ruoli positivi.
    "Pippi Calzelunghe è razzista" | Tempi.it

    Il cappello del giudice
    BY ROBERTO MANFREDINI
    Il giudice della Corte Suprema Antonin Gregory Scalia (classe 1936) ha indossato una riproduzione del copricapo di San Tommaso Moro durante la cerimonia d’insediamento di Barack Obama. Il cappello, modellato su quello che appare nel famoso ritratto di Holbein il Giovane, è un dono della St. Thomas More Society di Richmond (Virginia). Scalia ha voluto in questo modo protestare tacitamente contro le politiche anti-cattoliche di Obama in ambito di welfare, salute e diritti civili, rispondendo forse all’appello di suo figlio prete Paul Scalia, che invitava tutti i cattolici a imitare il Santo inglese fino al martirio.
    Recentemente anche la gerarchia cattolica inglese ha rievocato la figura di Enrico VIII in una lettera al Daily Telegraph (firmata da mille sacerdoti e tredici vescovi britannici), con una protesta decisamente più rumorosa di quella del giudice americano:
    «Torneremo alla persecuzione di chi crede nel Papa, così come avvenne nei secoli di persecuzione dei cattolici in Inghilterra e così come avvenne per lo scisma di Enrico VIII che, volendo divorziare da Caterina d’Aragona, perseguitò la Chiesa nel nostro paese».
    Negli USA l’opposizione al fanatismo abortista dell’Obamacare non può essere confinata alla sola Chiesa cattolica: proprio l’altro giorno 500.000 persone hanno marciato a Washington (“Usa, mezzo milione di pro-life in marcia”, Avvenire, 26/1/2013) nell’annuale manifestazione di protesta a favore della vita. Quest’anno la ricorrenza è stata particolarmente sentita, poiché l’industria dell’aborto ha festeggiato i quarant’anni dalla sentenza Roe vs. Wade, quella che ha di fatto legalizzato l’interruzione di gravidanza e causato la morte di 55 milioni di non-nati (sarà forse per questo che la “Jane Roe” della sentenza negli anni ’90 si è convertita al cattolicesimo ed è diventa un’icona pro-life?).



    Il nuovo ordine europeo
    di Riccardo Cascioli
    Non c’è dubbio che in Europa stiamo assistendo a un attacco sistematico alla famiglia naturale. Addirittura c’è una accelerazione che non conosce confini ideologici: conservatori nel Regno Unito e socialisti in Francia marciano paralleli verso lo stesso obiettivo. Giovanni Paolo II lo aveva previsto: a Rio de Janeiro, nel 1997, incontrando le famiglie di tutto il mondo aveva detto chiaramente che questa sarebbe stata la battaglia decisiva del terzo millennio: “Attorno alla famiglia e alla vita si svolge oggi la lotta fondamentale della dignità dell’uomo… Le tenebre oggi avvolgono la stessa concezione dell’uomo… I nemici di Dio, più che attaccare frontalmente l’Autore del Creato, preferiscono colpirlo nelle sue opere. L’uomo è il culmine, il vertice delle sue opere visibili… E la famiglia è l’ambito privilegiato per far crescere le potenzialità personali e sociali che l’uomo porta inscritte nel suo essere”. In queste parole c’è tutto quel che c’è da capire di quanto sta avvenendo.
    E ancora una volta dobbiamo ripetere che quello della famiglia non è un argomento tra i tanti; questo è l’argomento fondamentale, la premessa a tutto il resto. La crisi della famiglia, la sua disgregazione, ha conseguenze drammatiche per l’economia, a cominciare dalla crisi demografica che investe il nostro Continente, genera povertà, ha costi elevatissimi per l’assistenza, provoca instabilità sociale: come può essere stabile una comunità se non lo è la sua cellula fondamentale?
    Distruggere la famiglia è l’obiettivo di ogni potere totalitario, perché abbattuta la famiglia, il singolo, l’individuo rimane solo davanti allo Stato, è alla mercé dello Stato. Non per niente il grande scrittore inglese G.K. Chesterton diceva che la famiglia è una istituzione anarchica, viene prima dello Stato sia cronologicamente sia ontologicamente, è il punto ultimo di resistenza al potere dello Stato: “Una zona cuscinetto tra l’individuo e la società, l’individuo e i poteri esterni, in primo luogo quelli dello Stato”, diceva appunto Chesterton.
    Difendere la famiglia naturale è allora la prima grande battaglia di libertà. Non è confessionale, è una battaglia civile. Solo chi ha a cuore l’uomo, ogni uomo, e non questa o quella ideologia fosse anche cristiana, sa giudicare con chiarezza la posta in gioco. Ed è per questo che in diversi paesi europei sono i vescovi, o almeno alcune figure dell’episcopato, a ribellarsi apertamente al Nuovo ordine che si sta cercando di imporre.



    Perché il Papa non parla di “valori” ma di “princìpi non negoziabili”
    Benedetta Frigerio
    Famiglia, matrimonio, educazione. Giancarlo Cerrelli, vicepresidente Giuristi cattolici: «Quel che vediamo affacciarsi come pericolo potrebbe realizzarsi in poco tempo a seconda di chi vincerà le elezioni»
    «Siamo in un momento di stasi. Ma all’ultimo convegno nazionale dei Giuristi cattolici di dicembre è stata fatta la distinzione tra valori e princìpi. I valori sono ideologici e quindi possono generare incomprensione ed essere addirittura negoziati. Mi colpisce invece che il Papa continui a ribadire, come ha fatto qualche giorno fa nel Messaggio per la Giornata della Pace, provocando reazioni violente o silenzi, l’importanza dei princìpi non negoziabili». Parla così Giancarlo Cerelli, avvocato e vicepresidente centrale dell’Unione Giuristi cattolici italiani.
    Cerrelli, il Papa ha parlato contro la tolleranza dell’aborto. Poi della famiglia naturale che va «promossa rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano».
    Benedetto XVI parla così perché siamo in un momento in cui la battaglia è fra chi nega l’esistenza di una legge naturale e chi la difende senza compromessi perché la vive come un bene per sé e per tutti gli altri uomini. Non divido fra cattolici e non, ma fra uomini di buon senso e uomini che non usano la ragione. Bisogna chiedersi: “Che cosa rende l’uomo più uomo? Una famiglia fondata su un’inversione della natura che non può quindi educare sanamente o su una naturale, stabile e potenzialmente feconda? In quale vorrei diventare grande? In quale qualsiasi uomo può crescere più facilmente?”. E poi cercare di rispondere.
    C’è chi pensa che negoziare sulla famiglia, per esempio concedendo diritti alle coppie di fatto, sia un compromesso inevitabile.
    Credo che questa sia una posizione ingenua, perché chi offre un pertugio apre una diga. E che nasca da un complesso di inferiorità di chi non si accorge più che l’esperienza umana contenuta in quei princìpi è così bella e vera che è giusto offrirla a tutti gli altri uomini. Inoltre, dal punto di vista del diritto, non solo naturale ma positivo, non sta scritto da nessuna parte che bisogna offrire sussidi e agevolazioni a unioni umane prive di una funzione sociale. Ma oggi non si tiene conto dei doveri fondanti del nostro ordinamento e si parla solo di diritti.
    Gli obblighi sono percepiti come un male e non come un aiuto a vivere.
    Da qui nasce la concezione di uno Stato notaio che deve prendere atto dei gusti e delle voglie di chiunque per trasformarli in diritti. Così, invece che sostenere chi si prende delle responsabilità incentivando la natalità, la famiglia, la scuola libera, si permette l’aborto, si danno sussidi a formazioni sociali che nulla hanno a che vedere con la vera risorsa che sono le famiglie italiane.
    Solo qualche anno fa sembrava assurdo parlare di matrimoni e di adozioni gay.
    Perché non è vero che la mentalità si fa da sé: esistono delle lobby che fanno pressione sui legislatori. E la legge crea mentalità, confondendo le coscienze. Il Papa stesso ne ha parlato e qui vorrei citare il suo discorso dell’11 gennaio 2007 agli amministratori del Lazio: «Appaiono invece pericolosi e controproducenti quei progetti che puntano ad attribuire ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, finendo inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata sul matrimonio». Ai vescovi americani, il 9 marzo scorso, ha detto: «Potenti correnti politiche e culturali cercano di alterare la definizione giuridica del matrimonio. Il coscienzioso sforzo della Chiesa di resistere a tale pressione richiede una difesa ragionata del matrimonio quale istituzione naturale».
    Eppure quando il Papa viene attaccato, sono pochi a prenderne le difese o a ripetere parole così chiare.
    Non si capisce la potenza di un’ideologia che vuole mettere l’uomo contro la donna, non si ha coscienza dello scenario che questo può produrre. Ma pensiamo solo all’aborto e al divorzio che ora vedono una società al collasso. Anche se c’è chi ancora non ammette la causa antropologica della crisi, non è un caso se la Nota dottrinale del 2002 della Congregazione per la dottrina della fede ha usato l’espressione princìpi “non negoziabili” in riferimento a vita, famiglia, libertà di educazione, diritto alla libertà religiosa e servizio del bene comune nel rispetto della sussidiarietà.
    Per quanto riguarda la libertà religiosa temete una deriva?
    Sono preoccupato. Penso a una legge sulla tutela e la non discriminazione degli omosessuali. Io non discrimino le persone, ma non posso dire di approvare ogni atto che esse compiono. Se mi fosse negato ciò, con una legge sull’omofobia, come nel Nord Europa dove un prete è stato arrestato solo per aver detto di essere contrario alle unioni omosessuali, sarebbe la fine della democrazia. Il referendum di Bologna contro i sussidi alle scuole paritarie è un altro simbolo preoccupante che minaccia la libertà religiosa e di educazione. Tutto quello che vediamo affacciarsi come pericolo potrebbe realizzarsi in pochissimo tempo a seconda di chi vincerà le elezioni.
    Siete tutti d’accordo nel seguire i richiami del Santo Padre.
    Non possiamo pensare che in ambito cattolico si aprano delle estensioni. Non possiamo puntare a salvaguardare qualcosa svendendo il cuore dell’antropologia umana. Mi trovo completamente contrario a qualsiasi forma contrattuale o di diritti che si acquisiscono nel tempo, perché sono a favore dell’assoluta necessità della vita che faccio cercando di seguire la legge che è in me e in ogni uomo. Se siamo certi di questo non sentiamo nessuna violenza nel difendere fino in fondo la vita, la famiglia, la sussidiarietà, la libertà educativa e la libertà religiosa.
    Benedetto XVI e i princìpi non negoziabili | Tempi.it

    MA GUARDA, ESISTE ANCORA IL BUONSENSO. IL PARLAMENTO RUSSO APPROVA UNA LEGGE CHE PUNISCE LA CORRUZIONE DEI GIOVANI DA PARTE DEGLI OMOSESSUALI - di Paolo Deotto
    Se vogliamo avere l’ennesima prova della decadenza morale e intellettuale dell’Europa, leggiamo le ultime notizie. Per avere un ritorno al sano buonsenso dobbiamo percorrere qualche migliaio di chilometri e andare in Russia. Un sacco di strada, e poi da quelle parti fa freddo sul serio; però potrebbe valerne la pena.
    Dobbiamo infatti andare in Russia per scoprire che la normalità non è stata assassinata dappertutto. Il Parlamento di Mosca (Duma) ieri l’altro ha approvato in prima lettura una normativa che punisce la propaganda (intesa in senso lato, quindi anche le effusioni et similia) omosessuale davanti a minori. Ora la legge, per divenire definitiva, dovrà seguire un iter che in quel Paese è abbastanza lungo, ma da quanto leggiamo il sì finale è dato per certo, non solo per la schiacciante maggioranza che ha approvato la prima lettura della norma, ma anche perché la popolazione e la Chiesa sono d’accordo sulla necessità di queste misure.
    Chiariamo subito: non si tratta di una legge “anti-gay”; non è prevista alcuna punizione per l’omosessualità in sé stessa. È prevista invece una punizione, peraltro di carattere pecuniario (una multa che, tradotta in euro, va dai 100 euro se la violazione è commessa da privati, fino a 12.500 per le associazioni, organizzazioni ecc.), per “propaganda dell’omosessualità davanti a minori”.
    Inutile dire che già si sono alzati i lamenti delle prefiche progressiste, che ululano il loro dolore per la Russia omofoba, col solito bagaglio di luoghi comuni del bigottismo progressista. “Il Fatto” parla, nientemeno, che di “caccia alle streghe”. “Repubblica” evoca le leggi staliniste, non rendendosi forse conto della differenza che c’è tra cinque anni di prigione (pena inflitta agli omosessuali ai tempi dell’Unione sovietica) e una sanzione pecuniaria e confondendo volutamente la punizione dell’omosessualità dei tempi stalinisti con la punizione della propaganda. Tanto per stare nel coro, anche “La Stampa” esprime preoccupazione.
    Peraltro, seppure a denti stretti, anche l’informazione di regime deve ammettere che la Duma ha votato il provvedimento quasi all’unanimità (un voto contrario e un astenuto) e soprattutto che l’opinione pubblica russa è favorevole a vietare carnevalate come i “gay-pride”, oscenità come le manifestazioni delle “Femen”, e tutto quel bagaglio di squallidi spettacoli che ormai ci vengono inmposti come espressione di non si sa quali “diritti”.
    Di certo assistiamo a una curiosa nemesi storica. L’Europa, culla della libertà e del “diritto”, che sta sprofondando nella letamaia di ideologie sempre più mortifere, riceve ora lezioni di civiltà da quel lontano Paese, disprezzato perché definito retrogrado, fanatico, afflitto da cupa religiosità oscurantista, eccetera.
    Lezioni di civiltà: lo dico e lo ripeto. Perché un Paese che ha il coraggio di mettere in galere alcune donnette isteriche, le Femen (peraltro prezzolate) che hanno profanato una chiesa, che ha il coraggio di dire che la propaganda omosessuale corrompe i giovani e che quindi come tale va punita, è un Paese che sta dando lezioni di civiltà. “Siamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra”, ha detto un deputato della Duma. Noi, felici europei progressisti, possiamo dire con orgoglio: “Neanche noi siamo a Sodoma e Gomorra; stiamo infatti riuscendo a far peggio…”.
    Sarebbe bene anche rendersi conto di un fatto elementare. Finché il buonsenso riesce a regolare la società, è possibile anche per gli omosessuali affrontare con realismo la loro condizione e, se lo desiderano, cercare di uscirne, tornando a una normalità di comportamenti. Vien quasi noia a ripetere un dato di fatto tanto risaputo quanto censurato, ossia che l’omosessualità, nella quasi totalità dei casi, ha origine psicologiche che possono essere affrontate e superate con successo. Invece l’omosessuale che vive nella Europa felix, patria dell’euro, della massoneria e della morte gratis (aborto, eutanasia, droga, eccetera), non ha speranza. Deve morire ingabbiato nella sua condizione e deve lasciarsi usare come un tragico clown per i riti periodici di imbestialimento dell’uomo, come le squallide esibizioni dei “gay-pride”.
    Nell’inevitabile coro di scemenze che dovremo fatalmente sentire dopo questa decisione del Parlamento russo, speriamo almeno che ci sia risparmiata la voce di qualche cattolico “progressista” o “adulto” che dir si voglia. La Chiesa cattolica ha sempre avuto rispetto per ogni essere umano, e proprio perché ne ha vero rispetto, ha sempre doverosamente denunciato il peccato che degrada l’essere umano e lo porta alla distruzione.
    Più che mai è vero che il sole sorge a Oriente.
    MA GUARDA, ESISTE ANCORA IL BUONSENSO. IL PARLAMENTO RUSSO APPROVA UNA LEGGE CHE PUNISCE LA CORRUZIONE DEI GIOVANI DA PARTE DEGLI OMOSESSUALI - di Paolo Deotto


 

 
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