User Tag List

Pagina 39 di 39 PrimaPrima ... 293839
Risultati da 381 a 388 di 388
Like Tree10Likes

Discussione: Le radici cristiane dell'Occidente

  1. #381
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,052
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Le radici cristiane dell'Occidente

    Foibe, Mattarella: «Il fascismo non c’entra. Fu odio etnico dei comunisti slavi»
    Le foibe e l’esodo, gli «orrori» commessi contro gli italiani del confine orientale, non furono «una ritorsione contro il fascismo, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare». Furono, invece, il «frutto di un odio che era insieme ideologico, etnico e sociale». A dirlo è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia per il Giorno del Ricordo che si è celebrata al Quirinale. Un intervento durante il quale il capo dello Stato ha esplicitamente puntato l’indice contro i «comunisti jugoslavi», che fecero di quelle terre «un nuovo teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, li' da sempre residenti», e contro «certa propaganda del comunismo internazionale» che «dipingeva gli esuli come traditori».
    Le violenze dei «comunisti jugoslavi»
    «Celebrare il Giorno del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda. Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causo' lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente», ha detto Mattarella. «La zona al confine orientale dell’Italia, già martoriata dai durissimi combattimenti della Prima Guerra mondiale, divenne, su iniziativa dei comunisti jugoslavi, un nuovo teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, li' da sempre residenti».
    Mattarella contro il negazionismo: «Il fascismo non c’entra»
    «Non si tratto', come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro il fascismo. Perché – ha chiarito Mattarella – tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni». «Per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva cosi' precluso perfino il conforto della memoria». «Certa propaganda legata al comunismo internazionale dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l’avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga. Non era cosi', erano semplicemente italiani», ha avvertito il Capo dello Stato.
    «Una ferita che oggi è di tutto il popolo italiano»
    Mattarella ha quindi ricordato che «solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso, ma purtroppo non l’unico simbolo della divisione europea, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione». «L’istituzione, nel 2004, del Giorno del Ricordo, votato a larghissima maggioranza in Parlamento, dopo un dibattito approfondito e di alto livello, ha suggellato questa ricomposizione nelle istituzioni e nella coscienza popolare», ha commentato il presidente della Repubblica, sottolineando che «molti tra i presenti, figli e discendenti di quegli italiani dolenti, perseguitati e fuggiaschi, portano nell’animo le cicatrici della vicenda storica che colpi' i loro padri e le loro madri». «Ma quella ferita, oggi – ha concluso Mattarella – è ferita di tutto il popolo italiano, che guarda a quelle vicende con la sofferenza, il dolore, la solidarietà e il rispetto dovuti alle vittime innocenti di una tragedia nazionale, per troppo tempo accantonata».
    Foibe, Mattarella: «Il fascismo non c'entra. Fu odio etnico dei comunisti slavi» - Secolo d'Italia

    Ungheria, Orban vara piano straordinario per la natalità
    Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha in questi giorni illustrato al parlamento di Budapest la propria “strategia pro-natalità”, fondata su significativi sgravi fiscali e ingenti sussidi a vantaggio delle giovani coppie magiare.
    Tale piano, inteso a scongiurare il “declino demografico” della nazione, prevede in primo luogo un’“esenzione tributaria perpetua” a beneficio delle “famiglie numerose”. In particolare, le donne con “almeno quattro figli” non saranno “mai più” soggette all’imposta sul reddito.
    Un’altra misura “pro-natalità” contenuta nella riforma delineata da Orban è un “mutuo statale milionario” diretto ai novelli sposi ungheresi. Grazie al piano straordinario elaborato dall’esecutivo di Budapest, ogni giovane coppia godrà di un prestito pubblico “a interessi zero”, pari a “10 milioni di fiorini” (circa 36mila euro).
    Il leader magiaro, nel suo intervento davanti all’assemblea legislativa nazionale, ha promesso inoltre interventi governativi diretti a sostenere l'“edilizia popolare” e a ridurre "quasi a zero” i costi di “luce e gas” a carico delle famiglie.
    Il premier ha quindi presentato i provvedimenti in questione come miranti a scongiurare la “scomparsa del popolo ungherese”, prospettiva che, a detta dei demografi, rischia ogni giorno di più di “concretizzarsi”. Secondo gli analisti, infatti, ogni anno nel Paese est-europeo si registrerebbe un “calo di popolazione” pari a circa “32mila unità”. Il rischio del “deserto demografico” è aggravato inoltre dal fatto che in tale nazione si rileva un numero di figli per donna molto basso, inferiore alla media Ue.
    Orban ha quindi enfatizzato la “natura patriottica” della sua strategia, in quanto intesa a “garantire la sopravvivenza dell’Occidente” e a non fare dipendere il futuro dell’Ungheria dai “figli degli immigrati”. Egli ha puntualizzato: “Mentre la maggior parte delle nazioni europee punta sugli stranieri al fine di risollevare le proprie sorti demografiche, noi invece crediamo nel nostro popolo. Solo gli Ungheresi possono dare un futuro alla propria nazione, non gli immigrati. Noi non accettiamo la tesi secondo la quale l’Occidente si salverebbe dal declino demografico grazie ai flussi migratori. L’Ungheria appartiene agli Ungheresi e deve fare affidamento solo su questi ultimi al fine di perpetuare la propria storia millenaria. Siamo quindi orgogliosi di andare controcorrente.”
    Ungheria, Orban vara piano straordinario per la natalità

    POLONIA, PENSIONI SPECIALI A MAMME CON 4 O PIU' FIGLI
    I deputati polacchi hanno approvato un progetto governativo per assegnare pensioni speciali minime alle mamme che hanno quattro o più figli.
    La misura è stata adottata nelle prime ore di giovedi' 31 gennaio con 259 voti a 20 e 134 astensioni dalla camera bassa del Parlamento. La legge sarà ora discussa dal Senato, la camera alta del parlamento polacco.
    Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha detto in una conferenza stampa la settimana scorsa che il suo nuovo programma governativo “Mamma 4-plus” ha lo scopo di aiutare “le madri e le nonne che hanno dedicato la vita a crescere i figli” e meritavano “gratitudine e rispetto” dalla società e dalle autorità statali.
    Elzbieta Rafalska, ministro della famiglia, del lavoro e degli affari sociali, ha detto ai giornalisti che il nuovo programma di welfare del governo è stato progettato per risolvere il problema delle donne che partoriscono e allevano almeno quattro figli, ma non hanno acquisito il diritto a una pensione statale minima.
    Le ‘pensioni materne’ saranno pagati alle donne che hanno raggiunto l’età della pensione, cioè 60 anni.
    L’idea di legare la pensione al numero dei figli non è affatto male, anzi. Ma loro possono farlo senza controindicazioni, visto che non hanno immigrati e rom.
    https://voxnews.info/2019/02/03/polo...4-o-piu-figli/

    Trump: combattere uniti contro l'aborto e il socialismo
    Usa: il nuovo Discorso sullo stato dell’Unione, rimandato più volte per l’inedito protrarsi dello shutdown del governo federale, è solo apparentemente un'apertura di Trump all'opposizione dei Democratici. Lavorare assieme si', purché si combattano i mali dell'America. Che si chiamano, soprattutto: socialismo e aborto.
    Trump, dopo il Discorso sullo stato dell'Unione
    Finalmente anche il 2019 ha avuto, il 5 febbraio, il suo Discorso sullo stato dell’Unione, rimandato più volte per l’inedito protrarsi dello shutdown del governo federale conseguente al braccio di forza tra Casa Bianca e Congresso sulle previsioni di bilancio, e in specie sullo stanziamento di 5,7 miliardi di dollari per il completamento del muro di sbarramento al confine con il Messico che la presidenza vuole e l’opposizione Democratica osteggia.
    Nel discorso, Donald J. Trump ha finto di presentarsi con la mano tesa verso l’opposizione, ma in realtà ha ribadito tutti gli elementi di contrapposizione, secondo il cliché di un genere letterario peraltro tipico di ogni Amministrazione statunitense: la proposta della pacificazione nazionale attraverso il riconoscimento dei torti. Da parte, pero', di chi i torti li promuove e li pratica.
    Muovendosi Trump in ambito Repubblicano, il concetto portante risale al giro mentale di Ronald Reagan (1911-2004): «peace through strenght», «la pace attraverso la forza». Reagan pensava e agiva cosi' ovviamente ben oltre i discorsi sullo stato dell’Unione, ma è solo in questo modo che si capisce anche lo stile adottato oggi da Trump. L’idea, cioè, che il presidente federale ‒ come Trump ha esplicitamente detto ‒ non sia la marionetta di questo o di quel partito, bensi' il riferimento di tutti i cittadini e del Paese intero, e che pertanto suo compito primario sia la ricerca della conciliazione e del bene comune, impossibili pero' finché il male e l’ingiustizia saranno tollerati. Bene inteso, Barack Obama ha sempre fatto lo stesso, proponendo una propria idea personale di pacificazione nazionale e rimarcando costantemente le differenze nette dall’opposizione allora Repubblicana. E qui finalmente si giunge al punto centrale del discorso.
    Affinché la concordia di un Paese sia autentica e non semplicemente un esercizio di buonismo astratto, occorre fare quanto più possibile il bene e impedire quanto più possibile il male. Ovvero l’unità nazionale passa paradossalmente attraverso la divisione: del grano dal loglio, giacché non tutto è discutibile, barattabile e compromissibile. L’idea di bene comune che Trump ha dunque prospettato agli Stati Uniti, in vista di una vera riconciliazione, passa cioè dalla divisione da cio' che quella pacificazione è in grado di minare pericolosamente. Non tanto la questione del muro al confine con il Messico, su cui Trump si incaponisce soprattutto per irritare i Democratici. Del resto la faccenda ha cominciato a stufare molti, anche fra i Repubblicani, non esattamente tutti convinti che sia proprio quella la madre di tutte le battaglie in cui vale la pena di immolarsi. No, la questione dirimente che Trump ha posto sul tappeto della vera pace sociale è un'altra, e duplice.
    Il socialismo. Il primo aspetto è una questione solo apparentemente di politica estera e in verità riguardante la vocazione “militante” che il presidente degli Stati Uniti percepisce essere quella degli Stati Uniti: una questione che non puo' tollerare né scale di grigio né mezze parole, giacché evoca i principi primi su cui deve fondarsi la convivenza umana. Trump lo ha preso per il bavero, il socialismo, perché il nuovo Partito Democratico americano, fatto di esponenti radicali, neo-femministe arrabbiate e attivisti LGBT, ha spostato il proprio baricentro parecchio a sinistra (con diversi soggetti che appunto si definiscono apertamente socialisti) e quel che prospetta per il futuro non è bello. «Qui, negli Stati Uniti», ha affermato Trump, «ci allarmano le uscite a favore del socialismo». Ma «gli Stati Uniti sono fondati sui princi'pi di libertà e d’indipendenza, non su quelli della coercizione, del dominio e del controllo da parte dello Stato. Siamo nati liberi, e rimarremo liberi», e «stasera rinnoviamo il nostro impegno a impedire che gli Stati Uniti diventino mai un Paese socialista». Un Trump fuori di senno, in ritardo sulla storia, un po’ “bevuto”? Niente affatto. Cio' che ha avuto in mente il 5 febbraio era infatti la seconda questione dirimente posta sul tappeto della vera pace sociale: la difesa del diritto alla vita, conseguente proprio all’impegno inderogabile a non diventare mai “di sinistra”.
    L’aborto. I commentatori di tutto il mondo stanno annoverando questa uscita fra le “sparate” trumpiane. Qualcuno insinua che sia un’arma di distrazione di massa dai guai della sua Amministrazione. Altri che sia un favore alla sua base elettorale evangelicale. Sarà pure, ma quale è il problema? A migliaia di chilometri di distanza, e tra breve pure ad anni di lontananza storica come ci ricorderanno i libri, rimane e rimarrà un fatto puro e semplice. Il presidente del Paese più potente del mondo ha per la prima volta chiesto espressamente ai due rami all’assemblea legislativa riuniti per ascoltare il bilancio assieme consuntivo e programmatico della nazione di intervenire presto per fermare l’uccisione di milioni di esseri umani ancora nel grembo delle proprie madri. Quale sia stata la causa prossima di questa richiesta è di per sé pochissimo importante. Resta il fatto, clamoroso.
    A dividere il Paese non sono cioè i tic personali che Trump ha portato seco alla Casa Bianca (come del resto fa qualunque cittadino degli Stati Uniti venga eletto presidente e pure qualsiasi essere umano ovunque vada), ma il fatto che la Sinistra americana di oggi, cioè i Democratici che si definiscono socialisti e che si candidano a succedergli tra due anni, ponga come pietra miliare del “bene” che vogliono offrire ai cittadini statunitensi l’aborto libero fino al nono mese di gravidanza com’è accaduto nello Stato di New York fra applausi e ovazioni, come prospettano in Virginia e come vorrebbero fare dappertutto, abbattendo ogni limite faticosamente posto da diversi “buoni” americani, tra cui Trump, alla soppressione della vita umana nascente. E' di questo che Trump vuole parlare, ed è su questo, magari pure se su altro no, che i Repubblicani e i conservatori lo seguiranno di qui al 3 novembre 2020.
    «Che si possa lavorare assieme», ha augurato Trump al proprio Paese parlando al mondo, «per costruire una cultura che onori la vita innocente. E riaffermiamo qui pure una verità fondamentale: tuti i bambini ‒ nati e non nati ‒ sono creati a immagine santa di Dio».
    Trump: combattere uniti contro l'aborto e il socialismo - La Nuova Bussola Quotidiana

    Ok della Corte suprema alle norme di Trump contro trans nell'esercito
    Contro la decisione pro-Trump della Corte si sono immediatamente espressi i democratici, i quali l’hanno bollata come “espressione di una visione oscurantista e bigotta della realtà”
    Gerry Freda
    La Corte suprema Usa ha in questi giorni riconosciuto la “conformità costituzionale” del divieto per i trans di servire nelle forze armate nazionali, varato dal presidente Trump nel 2017.
    Il provvedimento in questione nega la possibilità di fare parte dell’esercito agli “individui transgender che abbiano manifestato l’intenzione di sottoporsi all’intervento per la transizione sessuale o che abbiano già iniziato quest’ultima”. Tale diposizione è stata giudicata dalla Corte come “rispettosa dei diritti enunciati nella Costituzione”.
    Il “via libera” alla riforma è stato concesso dall’organo giudiziario mediante il voto favorevole di 5 magistrati su 9. A difesa del provvedimento voluto dall’inquilino della Casa Bianca si sono infatti schierati i giudici conservatori della Corte, i quali sono attualmente in maggioranza all’interno di quest’ultima. I 4 componenti “progressisti” hanno invece votato per cassare l’interdizione anti-trans. L’organo giudiziario ha quindi dichiarato il bando introdotto nel 2017 come “pienamente applicabile” e ha, di conseguenza, annullato i decreti, adottati finora dalle Corti federali inferiori, che ne avevano sospeso l’esecuzione.
    “Soddisfazione” per il verdetto della Corte suprema è stata subito espressa, tramite una nota, dall’ufficio stampa della Casa Bianca. Lo staff di Trump ha comunque precisato che l’interdizione in questione “inciderà esclusivamente sugli arruolamenti futuri” e “non determinerà alcuna estromissione dei transgender già ammessi nelle forze armate”. In base ai dati del dipartimento della Difesa, tra le file dell’esercito vi sarebbero al giorno d’oggi “8,980” soldati transessuali.
    Contro la decisione pro-Trump della Corte si sono invece immediatamente espressi i democratici. Essi, per bocca della speaker della Camera Nancy Pelosi, hanno infatti bollato il verdetto come “espressione di una visione oscurantista e bigotta della realtà”.
    Ok della Corte suprema alle norme di Trump contro trans nell'esercito

    Giappone, il governo respinge il ricorso: “I trans vanno sterilizzati”
    Di Chiara Soldani
    Nella terra dei Samurai i transessuali dovranno sottoporsi – come già stabilito – alla sterilizzazione. La Corte Suprema del Giappone ha confermato la legge che costringe le persone transgender a sterilizzarsi, prima che possano cambiare legalmente il proprio genere. Ieri infatti un gruppo di quattro giudici ha deciso, all’unanimità, di respingere il ricorso presentato da Takakito Usui: un transessuale che vuole cambiare il genere nei suoi documenti ufficiali.
    La notizia è stata dapprima riportata dall’agenzia australiana Sbs News, per poi fare il giro del mondo. I transessuali devono anche possedere “un corpo che sembri avere parti che somiglino agli organi genitali di quelli del genere opposto”, secondo la legge del 2003, che è stata giudicata costituzionale dai giudici della Corte Suprema. Usui ha contestato la sentenza, dicendo: “La cosa essenziale non dovrebbe essere se hai avuto un’operazione o meno, ma come vuoi vivere come individuo”.
    I giudici della Corte Suprema del Giappone, nella loro decisione, hanno affermato che la legge 111 previene “problemi” nelle relazioni tra genitori e figli che potrebbero provocare “confusione” e “bruschi cambiamenti” nella società giapponese. Per ora, il braccio di ferro lo vince il Giappone conservatore. E tutto questo avviene mentre in Italia si parla (ancora) di Luxuria e della sua aberrante lezione gender: differenze abissali.
    https://www.ilprimatonazionale.it/es...izzati-102576/

    Tutto puo' e deve essere pubblico in Francia, tranne un dato: quello sull’aborto
    Leone Grotti
    Poche cose sono ritenute importanti nel XXI secolo quanto la trasparenza. L’Onu a New York lavora nel Palazzo di vetro, i parlamentari devono pubblicare online i loro redditi, i budget delle aziende devono essere pubblici, i giornali informano in tempo reale i lettori se quello che dicono i politici è vero o meno, il fact-checking è un dogma, le decisioni sulle sorti del mondo vengono prese in diretta Facebook, la riservatezza è sinonimo di colpa, lo sputtanamento con telecamera nascosta un merito, ogni buco della serratura è riempito da un occhio che scruta, le statistiche imperano e ce n’è per tutti i gusti. Conosciamo i dati sui femminicidi, sugli incidenti, sul numero di cani abbandonati ogni anno in autostrada in estate, sul Pil mondiale, sul debito, sulla popolazione, sui gusti della gente in tema di vacanze, sul consumo di suolo, su quanti orsi polari sono rimasti nel mare glaciale artico e chi più ne ha più ne metta.
    Sappiamo tutto, insomma, perché sapere è potere e il potere deve essere nelle mani del popolo e non in quelle delle élite. Bene. E' davvero curioso che nel XXI secolo venga presentato un disegno di legge sulla trasformazione del sistema sanitario come quello redatto in Francia dalla squadra del ministro Agnès Buzyn. Spulciando i 23 articoli, divisi in cinque macrosezioni, ci si imbatte tra la formazione di un medico di famiglia e l’organizzazione di un reparto ospedaliero in un curioso codicillo.
    L’articolo 17 del capitolo IV propone infatti di modificare il codice della sanità pubblica, abrogando il piccolo articolo L. 2212-10, il quale obbliga lo Stato a «pubblicare ogni anno i dati statistici relativi alla pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza in Francia». Ma come? In un mondo dove tutto si misura in cifre, l’unica cosa che si vuole impedire alla gente di conoscere è il numero degli aborti? E proprio nella libera Francia repubblicana non si puo' sapere quante donne decidono di sopprimere un bambino?
    DA «DRAMMA» A «DIRITTO»
    E' davvero interessante osservare il percorso sulla considerazione dell’aborto in Francia negli ultimi 43 anni. Nel 1975 l’Assemblea Nazionale depenalizzava l’interruzione di gravidanza approvando la “Loi Veil” e ascoltando questo discorso di Simone Veil (scomparsa nel 2017 e sepolta l’anno scorso al Pantheon, insieme agli altri grandi del paese transalpino): «Lo dico con tutta la mia convinzione: l’aborto deve restare un’eccezione, l’ultimo ricorso per situazioni senza speranza. Altrimenti come potremmo tollerarlo? Nessuna donna è felice di ricorrere all’aborto. E' sempre un dramma e sempre resterà un dramma. Nessuno puo' provare soddisfazione profonda nel difendere un testo simile su questo tema: nessuno ha mai contestato che l’aborto sia un fallimento e un dramma».
    Da «fallimento» e «dramma», l’aborto è diventato oggi un «diritto fondamentale delle donne», che nessuno puo' «intralciare» od ostacolare. Chi cerca di «dissuadere una donna dall’abortire», anche pubblicando su internet informazioni su strade alternative, puo' incorrere in una sanzione fino a due anni di carcere e 30 mila euro di multa. Parigi ha abolito l’obbligo di riflessione di sette giorni tra il colloquio con un medico e quello con un secondo medico perché «stigmatizza le donne che hanno già deciso». Resta invece un obbligo di riflessione di due settimane per quelle donne che vogliono rifarsi il seno.
    L’aborto è già stato depenalizzato, banalizzato e trasformato in un gesto di routine: aspirare il grasso è ritenuto più delicato che aspirare un feto. Chi si oppone puo' già essere multato e sanzionato. Perché ora il governo di Emmanuel Macron non vuole far sapere ai francesi che nel 2016 ci sono stati 216.061 aborti e nel 2017 altri 216.700 (più del doppio che in Italia), un po’ come il partito comunista in Cina si rifiuta di rivelare quanti studenti sono morti a Piazza Tienanmen e impedisce anche solo di parlarne? Forse perché non vuole più che si scatenino reazioni come quella di Gilbert Barbier, chirurgo e senatore, che apri' uno dei primi centri per abortire legalmente in Francia nel 1976 e che nel 2017 disse dopo aver letto le cifre sull’interruzione di gravidanza: «Sono costernato. Vorrei che diminuissero».
    L’unico modo perché nessuno pensi più, anche inconsciamente o superficialmente, che quel piccolo grumo di cellule che si annida nel ventre di una donna è in realtà un bambino, un essere umano, è imporre l’oblio. E allora basta cifre, basta dati, basta statistiche. Nella speranza che tutti i francesi diventino un giorno come la giornalista del programma tv Quotidien Valentine Oberti, che scandalizzata dall’obiezione di coscienza di Bertrand de Rochambeau, presidente del sindacato nazionale dei Ginecologi, lo rimbrotto' in diretta: «Ma un nascituro non è una vita in senso giuridico. Fare un aborto non è un omicidio». E si senti' rispondere dolcemente: «E invece si', Madame».
    https://www.tempi.it/francia-aborto-...di-gravidanza/

    Ufficiale, Le Pen ora cala l’asso: un italiano pronto a sfidare la Ue
    Marine Le Pen ha scelto: la lista del Rassemblement National sarà guidata dal giovane Jordan Bardella, la cui madre è italiana.
    Un nuovo protagonista della politica continentale si affaccia cosi' su un palcoscenico, quello delle elezioni europee, che i sovranisti francesi vogliono utilizzare pure per svecchiare la propria classe dirigente, oltre che per mettere Emmanuel Macron alle strette, arrivando, magari, alle elezioni anticipate. Bardella, nonostante i ventitré anni, sembra un politico piuttosto navigato. Conviene fare attenzione, insomma, nel bollare il ragazzo, pensando che si tratti solo di una “figurina elettorale”.
    Fino a qualche settimana fa, la scelta del giovane italo – francese come capolista rappresentava solo un’ipotesi. Poi, come ha raccontato Le Monde, è arrivata l’ufficialità del direttivo ristretto dell’ex Front National, che ha cosi' avallato la proposta avanzata da Marine Le Pen. A Bardella, quindi, è stato assegnato il compito di guidare la riscossa dopo la doppia sconfitta delle presidenziali e delle legislative. I populisti francesi, non solo con la leadership interna di Marion, ci hanno abituato a scelte di questo tipo. La gerontocrazia, insomma, non è di casa a Nanterre, dove si studia il percorso da seguire per stappare spumante la sera del 29 maggio, quando si conosceranno i risultati.
    La situazione sembra favorevole: i sondaggi dicono che il Rassemblement Nationa è in testa. I gilet gialli stanno coadiuvando la vittoria dei frontisti, ma c’è un dettaglio che potrebbe far saltare il banco. Alain de Benoist, all’interno di questa intervista, ha segnalato come la costituzione di un cartello elettorale attorno ai manifestanti francesi possa compromettere il trionfo lepenista. Dividere il fronte oggi, in sintesi, rischierebbe di fornire un inaspettato assist a Macron, che dovrebbe confrontarsi con tre distinte formazioni politiche: quella della Le Pen, quella di Mélenchon e quello, tutto in potenza, fondato dai gilet gialli. Non converrebbe a Marine e, a ben guardare, non converrebbe neppure a chi sta protestando in piazza. Le rivendicazioni necessitano di un’affermazione solida e quanto più unificata possibile.
    Bardella, da par suo, dovrà cercare d’intercettare lo scontento delle generazioni a lui prossime. Il giovane capolista proviene dall’esperienza militante e ha dichiarato d’ispirarsi a Matteo Salvini. Pare che i due, almeno stando a quanto si legge sul quotidiano citato, abbiano stretto dei “legami”. Jordan, questo pare ovvio, non avrebbe alcuna difficoltà, e anzi magari alimenterebbe, quel processo teso a far sedere vicini tutti i populisti d’Europa che siederanno a Bruxelles.
    Ufficiale, Le Pen ora cala l'asso: un italiano pronto a sfidare la Ue - Gli occhi della guerra

    La Casta fa autocritica e si autoassolve
    Marcello Veneziani – Da diversi giorni su la Repubblica va in scena il teatrino dell’assurdo: la Casta spiega al popolo perché ha perso e perché hanno vinto i loro nemici. Fanno autocritica perché non accettano critiche, gli unici abilitati a criticarli sono sempre loro stessi. Hanno la presunzione di sapere solo loro come sono andate effettivamente le cose, perfino la loro sconfitta la capiscono solo loro che l’hanno pur causata, almeno in buona parte. La loro autocritica esclude il presupposto di ogni serio bagno di umiltà: ascoltare. Ascoltare gli altri, ascoltare chi ha vinto e chi ha decretato la vittoria dei populisti e dei sovranisti, ascoltare la gente, ascoltare chi già prima del collasso spiegava le ragioni del cambiamento in corso. Macché. Gli altri non esistono, non hanno diritto di parola, sono plebe, o fascisti, reazionari, sovranisti o loro complici. La stessa cosa ha fatto il Pd.
    Ma tutta questa presunzione – che il loro Papa laico definisce in modo altrettanto presuntuoso come “albagia” (Eugenio Scalfari dixit di Sé stesso, col Sé maiuscolo) per non confonderla con la volgare arroganza – spiega il crollo delle élite molto più di quanto si possa immaginare.
    Infatti cosa si puo' rimproverare alle élite, il fatto di esistere e dunque per cio' stesso di tradire la democrazia, cioè l’autogoverno del popolo? Ma no, questo è lo schema puerile, simil-rousseauviano, di chi crede alla favola della democrazia diretta. C’è sempre stato un governo d’élite, non si conoscono paesi e sistemi politici in cui i governati coincidano coi governanti, nemmeno a rotazione, e in cui tutto si decide a colpi di referendum e di plebiscito; persino le manovre economiche si fanno al balcone, e solo dopo si firmano in piazza tra bandiere, abbracci e tric-trac.
    Il problema vero, la malattia del sistema, è che non si sono viste in campo le élite, al plurale, in competizione tra loro, come si addice a una vera democrazia, ma una sola oligarchia, un blocco di potere compatto e uniforme benché ramificato.
    I teorici delle élite, da Mosca a Pareto, parlavano di circolazione delle elite, per loro la storia è un cimitero di aristocrazie; sono le minoranze che governano, ma sono minoranze in competizione, che si rinnovano.
    Da noi invece è avvenuta la stipsi delle élite. O se preferite una metafora meno cacofonica, l’arteriosclerosi delle élite, l’indurimento delle arterie che non consentivano la loro fluida circolazione. Si formano i trombi nel sangue e i tromboni nella società. E fermano il flusso. E' li' che la classe dirigente si è chiusa a riccio, diventando solo classe dominante, e casta sovrastante.
    Non c’è stata circolazione, non c’è stata competizione tra élite divergenti, e non c’è stato filtro selettivo per consentire il ricambio tramite la meritocrazia. Si è bloccato l’ascensore sociale, si è chiuso l’accesso dei capaci e dei meritevoli. Si accedeva alle élite solo per cooptazione, per affiliazione alla cupola elitaria, per conformità di idee, metodi, linguaggi e idolatrie.
    Ma per avere circolazione, selezione, competizione, devi ammettere che non esista solo un Modello, una via di sviluppo, un solo codice politico, culturale e ideale. Devi accettare le differenze e il vero antagonismo.
    E invece chi non era conforme a quella precettistica, era messo fuori legge, fuori sistema, si poneva di volta in volta fuori dalla modernità, dalla democrazia, dall’Europa e in certi casi perfino fuori dall’umanità. Poi non si spiegano perché l’odio sia diventato un fatto sociale diffuso. Dopo aver insegnato Odiologia verso chi dissentiva dal loro canone, non potete poi meravigliarvi se la gente ha ricambiato, magari con la rozzezza dovuta a chi è carente di cultura e buone maniere. D’altra parte la buona educazione, dal ’68 in poi, fu cancellata e se non sbaglio da quella storia provenite pure voi. Una società volgare, sboccata, primitiva, nasce proprio da quella “liberazione”, dal mancato nesso tra diritti e doveri, che dal ’68 in poi è diventato il discorso dominante (“il diritto di avere diritti”). Ora, non dico che quel che è accaduto sia solo colpa della casta: anche dalla parte opposta si è fatto poco per far crescere e formare élite adeguate, qualificate e competitive. Pero' negando ogni cittadinanza alle idee diverse, ai modelli politici e culturali diversi, riducendo tutto a fascismo e paraggi, e soprattutto negando perfino l’esistenza di chi la pensava diversamente perché chi divergeva non poteva avere pensiero, hanno di fatto avallato il loro essere un Blocco Unico e Chiuso, che si autoriproduce.
    A differenza loro, io per esempio leggo Ezio Mauro e Alessandro Baricco, Michele Serra e Ilvo Diamanti, Eugenio Scalfari e altre loro firme culturali. Li critico, polemizzo. Per loro invece, chi non la pensa come loro o è una bestia o non esiste. Poi non si sanno spiegare perché alla fine parlano solo tra loro e a Sé stessi, col sé maiuscolo, dimenticando il mondo. Che alla fine fa volentieri a meno di loro, o si rivolta contro di loro.
    https://infosannio.wordpress.com/201...SqlNI29f9wz7Wk

    Elezioni europee, la Lega primo partito d'Europa
    Secondo le proiezioni di Europe Elects sulle elezioni europee, la Lega avrebbe il maggior numero di deputati all'Europarlamento
    Bartolo Dall'Orto
    Il calocolo lo ha fatto Europe Elects, che tiene sotto osservazione i sondaggi in tutta europa in vista delle elezioni europee del prossimo maggio.
    Che Matteo Salvini sia interessato proprio a quella tornata elettorale non è ormai un mistero, tanto che continua a andare in giro per le capitali dell'Ue a tessere la sua tela di alleanze.
    Si dice che in questo la Lega sia avanti al M5S, ora alleato di governo. E che gli ultimi scontri politici, vedi migranti, Tav e cannabis, siano dovuti proprio a questa necessità di allontanarsi l'uno dall'altro in vista dell'apertura delle urne per Bruxelles.
    Bene. Di sondaggi sulle elezioni ovviamente ne sono stati fatti. Ma quello che ha analizzato Europe Elects è quanti parlamentari avrebbero i partiti nell'emiciclo dell'Europarlamento. Ebbene, secondo le proiezioni rese note dagli analisti se si andasse oggi a votare in Europa, la Lega sarebbe il partito con il maggior numero di eletti. Anche più della Cdu di Angela Merkel.
    Questi i dati. La Lega avrebbe 26 parlamentari, la Cdu 24. A seguire ci sarebbe il PiS (partito polacco con cui Salvini è andato proprio ieri a stringere alleanze). Staccati di qualche seggio i grillini (22 eurodeputati), poi ci sarebbe il partito di Marine Le Pen (20) e a seguire tutti gli altri.
    Elezioni europee, la Lega primo partito d'Europa

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #382
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,052
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Le radici cristiane dell'Occidente

    Giulio Verne e il romanzo sulla Vandea che l’editore rifiuto'
    Nel 1863, Verne pubblico' a puntate su una rivista parigina un romanzo di guerra. Quando, da li' a poco, divenne celebre, volle raccogliere quelle puntate in volume. Ma l’editore rifiuto'. Perché? Perché Verne aveva ambientato quel suo lavoro nella guerra di Vandea e, per giunta, aveva tifato per i vandeani. Cioè per i cattolici, invisi alla Francia che si sentiva figlia della Rivoluzione.
    Dire Giulio Verne è dire uno dei romanzieri “classici” più saccheggiato dal cinema. Sono poche, infatti, le sue opere che non hanno avuto un adattamento cinematografico. Alcuni film tratti da suoi libri, anzi, sono stati pure premiati con l’Oscar. Si pensi a Il giro del mondo in 80 giorni del 1956 con David Niven e Shirley MacLaine o a Ventimila leghe sotto i mari del 1954 con Kirk Douglas e James Mason.
    Il francese Jules Verne è stato, con l’italiano Emilio Salgari, l’autore di avventure più letto dai ragazzi fino, almeno, alla mia generazione. Alcuni lo considerano, non a torto, l’inventore della fantascienza. Desta percio' qualche meraviglia apprendere che, nel 1863, Verne pubblico' a puntate su una rivista parigina un romanzo di guerra. Quando, da li' a poco, divenne celebre, volle raccogliere quelle puntate in volume. Ma l’editore rifiuto'. Perché? Perché Verne aveva ambientato quel suo lavoro nella guerra di Vandea e, per giunta, aveva tifato apertamente per i vandeani. Verne era bretone e la «Vandea militare» aveva avuto in Bretagna uno dei suoi epicentri. Dunque, era cresciuto con nelle orecchie i racconti degli anziani, i cui padri avevano versato il sangue per Dio e per il Re nell’Armée Catholique.
    Ma la Francia in cui viveva era figlia della Rivoluzione, dei giacobini e della ghigliottina. Percio', non si poteva parlar bene degli insorgenti vandeani. Il romanzo di Verne fu pubblicato in Italia dopo molti anni; in Francia vide la luce solo alla fine del XX secolo. Ora lo ripubblica Solfanelli, con una prefazione di Gianandrea de Antonellis: Il conte di Chanteleine (pp. 128, € 12). «Un tempo, prima della Rivoluzione, i preti erano in grande venerazione in tutta la Bretagna; essi non erano incorsi negli eccessi né in quegli abusi di potere che caratterizzarono il clero delle altre province più “culturalmente avanzate”». Poi arrivarono i preti «giurati» e il popolo li rifiuto', preferendo assistere alle funzioni clandestine dei «refrattari» (cioè i sacerdoti che avevano rigettato la Costituzione civile del clero di matrice rivoluzionaria).
    Dice il protagonista: «Io ho visto da vicino questi ministri del cielo! Io li ho visti benedire ed assolvere un esercito intero inginocchiato prima della battaglia! (…) io li ho visti poi gettarsi nella mischia con il crocifisso in mano, soccorrere, consolare, assolvere i feriti fin sotto il fuoco dei cannoni repubblicani». E quando arrivarono i preti «costituzionali» il popolo si indigno': «Ci fu lotta e battaglia in più di un luogo; i contadini scacciarono i preti giurati e parecchie prese di possesso di parrocchie furono bagnate dal sangue».
    Venne la «legge dei sospetti» del 1793 che cosi' recitava: «Sono reputati sospetti: 1) coloro che sia con la condotta sia con le loro relazioni, con parole o con scritti, si mostrarono partigiani della tirannia, del federalismo e nemici della libertà; 2) coloro che non potranno giustificare il loro modo di esistere e l’acquisto dei loro diritti civici; 3) coloro a cui furono rifiutati certificati di civismo; 4) i funzionari pubblici sospesi o destituiti dalle loro funzioni; 5) coloro fra gli ex nobili, tutt’insieme mariti, mogli, padri, madri, figli o figlie, fratelli e sorelle, e agenti di emigrati, che non manifestarono costantemente il loro attaccamento alla rivoluzione». Insomma, tutti.
    La goccia che fece traboccare il vaso fu l’introduzione della leva obbligatoria che, togliendo le migliori braccia al lavoro dei campi, avrebbe affamato il popolo di una civiltà contadina. I nobili fecero il loro dovere, assumendosi la guida degli insorti. Molti rimasero sul campo: il generale vandeano d’Elbée, malato, fu fucilato sulla sua poltrona; a Henri de la Rochejaquelein, ventunenne, fu fatale la misericordia: sorpresi due bleus isolati, ne chiese la resa facendo loro grazia della vita, ma uno di quelli gli sparo' in fronte. E fu il primo genocidio, scientifico e pianificato, della storia. Verne lo sapeva: «Durante quel tempo i più sanguinari agenti del Comitato furono inviati nelle province. Carrier a Nantes, dopo l’8 ottobre, immagino' quei mezzi che chiamava “deportazioni verticali” e il 22 gennaio inauguro' i battelli da affondare nella Loira carichi di prigionieri dell’esercito della Vandea».
    Giulio Verne e il romanzo sulla Vandea che l?editore rifiutò - La Nuova Bussola Quotidiana


    Creed 2, film virile e contro corrente
    di Giuliano Guzzo
    Ho visto Creed II in una sala semideserta (non c’è più rispetto manco per i miti) dalla quale sono uscito grato a Stallone, più di quanto già non fossi, per questo film combattivo, adrenalinico, insomma virile. La trama è difatti molto semplice – un Rocky definitivamente ingrigito, versione nonno saggio, allena di nuovo Adonis Creed, figlio di Apollo, contro il mostruoso Viktor Drago, figlio di Ivan –, ma i valori che la pellicola, pur non impegnata, trasmette sono tradizionali che più tradizionali non si puo': l’onore paterno, che Adonis vuole riscattare, la necessità di combattere per un fine nobile («sai perché combatti?», è la domanda che Balboa ripete al pupillo), e la morte, che emerge sia nel culto della memoria di Apollo, sia nei lunghi resoconti che, al cimitero, davanti alla tomba della moglie Adriana, Rocky fa della sua vita.
    Ma soprattutto, è bello come il film presenta l’importanza del legame tra padre e figlio, riproponendola sotto diverse angolature, dal rapporto tra Rocky e il figlio Robert – inesistente, cosa che lacera l’ex pugile – a quello tra Viktor e il padre, quel gigantesco Ivan che, sconfitto da Balboa, è caduto in disgrazia abbandonato da tutti, esperienza che egli non vuole far rivivere al figlio. Morale della favola, in un’epoca in cui l’American Psychological Association, la più importante associazione di psicologi al mondo, ha decretato la «mascolinità tradizionale psicologicamente dannosa», Creed II è splendidamente controcorrente, dato che non presenta maschi pentiti di essere tali, sostenitori del femminismo 2.0, aspiranti transgender né “mammi” che tingono di rosa la loro genitorialità. Solo padri in grado di insegnare e figli pronti ad imparare. Uomini vecchio stampo, insomma. Tanta roba.
    https://campariedemaistre.blogspot.c...-corrente.html

    Ama Dio più di tuo fratello
    di Marcello Veneziani
    Se avete nostalgia degli dei andate a vedere Il Primo Re, un gran film su Romolo, Remo e la nascita di Roma sotto il fuoco divino. Di solito se vai al cinema a vedere un film storico, ti trovi il solito refrain: il passato viene adattato all’oggi, attualizzato e ideologizzato, parlano di Enea come un migrante clandestino, Spartacus come un Landini dell’antichità, la storia è rivista col metro piccino del presente: vedi femministe in erba, omosessuali liberati, schiavi sindacalizzati e negri sempre buoni e generosi. Il male viene rappresentato come il fascismo degli antichi, il nemico è un nazista ante litteram.
    Se invece pensate che la storia antica debba essere rappresentata in tutta la sua gloriosa e cruenta distanza dal presente, il Primo Re è il capolavoro che aspettavate. Il cinema è l’officina del mito nei nostri tempi e il Primo Re lo esprime in pieno, senza edulcorare la durezza del passato. Nel film si avverte già nella scelta del linguaggio protolatino il rispetto per i quasi tremila anni che ci separano dal tempo in cui fu fondata la Città Eterna. La presenza del sacro, delle forze elementari della natura, l’irruenza dei legami primari per la vita e per la morte, la forza del comando e il timor di dio, l’importanza rituale del sacrificio, del sangue e del fuoco, la sottomissione ai verdetti del fato, l’aura e il mistero, sono l’orizzonte in cui si sviluppa questa straordinaria rappresentazione di un amore fraterno, potentissimo, che volge in fratricidio per volontà divina.
    Non conoscevo Matteo Rovere, il regista, né i protagonisti del film Alessio Lapice e Alessandro Borghi. E' un film grandioso e asciutto, di rara potenza, anche se crudo e cruento. Ma chi liquida il film come uno spettacolo per “maschioni” palestrati, amanti della guerra e della violenza, non coglie l’intensità tragica del racconto all’ombra del sacro. Il film non è la rappresentazione manichea dei buoni contro i cattivi, non suona l’arrivano i nostri, non celebra muscoli, braccia possenti, sangue e corpi trafitti. Il film narra la tragedia della condizione umana in relazione al divino e alla storia.
    Remo, oltre che un valoroso e intrepido combattente, ama suo fratello, lo protegge, lo difende sfidando la morte, lo porta in salvo. E' re in pectore e tra loro c’è un legame totale. Fino a che la sacerdotessa chiamata a leggere il futuro nelle viscere degli animali, secondo l’arte degli aruspici, rivela il destino fratricida prescritto dagli dei, per fondare la città e proclamarsi re.
    Remo rifiuta il verdetto, respinge il volere degli dei, dice – come un uomo in preda all’hybris, alla furia titanica – “io sono il mio destino”, mette a ferro e fuoco le capanne per affermare la sua potenza regale e sfidare gli dei, condanna alla morte la sacerdotessa per il suo nefasto vaticinio. Non c’è superbia in Remo, c’è il rifiuto di uccidere suo fratello gemello, la persona a lui più cara al mondo. Questa è la tragedia assoluta.
    Accadrà l’inverso a Romolo, che amava suo fratello dello stesso intenso amore, ma non si sottrae al verdetto divino, benché terribile. Il sacro tremendo e fascinante degli antichi. Romolo riaccende il fuoco sacro che suo fratello aveva cercato di spegnere e intorno a quel fuoco nasce la sua sovranità, delimita il limen, il confine sacro e la soglia inviolabile su cui sorgerà Roma. Confine che Remo trasgredisce, fino alla lotta finale tra i due fratelli, l’uccisione di Remo e la disperazione di Romolo davanti al corpo esanime di suo fratello. Una tragedia classica, da cui nascerà la città eterna e sacra, Roma.
    Chi non coglie il senso tragico e potente del sacro, l’irruzione del divino nella storia, l’intreccio indissolubile tra eroismo e amor fati, tra ardore e timore; e chi non coglie in tutta la sua intensità l’amore profondo di due fratelli, il dolore estremo di uccidere il frater, non comprende il senso del racconto. La fratellanza senza pater (e mater) volge in fratricidio.
    Chi ritiene che quell’aut aut dimostri la crudeltà degli dei pagani e la natura guerriera e spietata dei romani, non ha a mente le pagine crudeli della Bibbia e degli altri libri sacri dell’antichità, il sacrificio di Isacco imposto a suo padre Abramo, pur fermato in extremis e trasfigurato in un capro sacrificale. E' il mondo degli antichi, politeisti o monoteisti, la loro visione del sacro, l’ubbidienza assoluta al Dio, fino alla negazione di sé e dei più cari.
    La vera domanda che resta e che ci tocca come moderni, fragili contemporanei, passati dall’età della ferro all’età del silice e dall’età della fede all’età del nulla, dell’io e della miscredenza, è se è possibile il sacro senza violenza, il sacro senza sacrificio. Se è possibile cioè andare verso il divino non attraverso il dolore, risparmiandoci la croce – diremmo da figli della civiltà cristiana. Domanda tremenda ma che esprime tutta la nostra umanità.
    E domanda non solo nel senso di interrogazione ma anche nel senso di invocazione, di preghiera. Che lo spirito divino scenda su di noi ma non ci chieda di spargere dolore e testimoniare con la sofferenza. Non vogliamo soffrire, non vogliamo far soffrire.
    E' questa la clemenza che chiediamo al destino e agli dei. Ma è già un miracolo che questi interrogativi ti sovvengano uscendo da un cinema, dalla sala dove hanno proiettato un film, tra resti di lattine e pop corn, mentre gli smartophone riprendono a cinguettare.
    https://www.agerecontra.it/2019/02/a...lo/#more-35975

    Ecco perché il Paese uscito dal comunismo piace ai conservatori
    Masha Gessen non fa sconti a Putin ma spiega il ritorno prepotente della tradizione
    Eleonora Barbieri
    Nel maggio del 2012, il giorno dell'insediamento Vladimir Putin firma dodici decreti, fra i quali: uno che dà «mandato al ministro degli Esteri di adottare una politica di massima vigilanza» verso Usa e Nato; uno con cui viene ordinato all'esecutivo di «introdurre un esame obbligatorio di lingua e storia russa per i lavoratori stranieri»; uno che stabilisce, come obiettivo del governo, «di aumentare il tasso di fecondità a 1,753 figli per donna entro il 2018».
    In quello stesso giorno, Putin incontra Jacques Rogge, presidente del Comitato olimpico internazionale, per discutere l'assegnazione dei Giochi invernali. E due giorni dopo, in occasione della Giornata della Vittoria del 9 maggio, una parata di quattordicimila soldati, sulle note dell'inno nazionale, celebra la grandezza della Russia.
    In tre giorni è già delineato il disegno politico della presidenza: tutela degli interessi nazionali, anche quando questo significhi contrastare le ingerenze straniere; difesa dell'identità russa e, quindi, anche della tradizione; difesa della famiglia tradizionale, e sostegno per le madri; rafforzamento del prestigio internazionale; dimostrazione pubblica della potenza del Paese, con richiamo al passato glorioso; impegno militare. Nei mesi successivi, la direzione intrapresa dal Cremlino sarà sempre più chiara. E' quella che ha portato Putin, presidente della Russia post-comunista, ex spia del Kgb nominato da Eltsin come suo successore dopo averlo messo a capo della polizia segreta, a diventare non solo il «salvatore» agognato dall'immaginario russo, ma anche un punto di riferimento della destra e dei conservatori europei.
    Ed è il percorso raccontato, in una inchiesta lunga e approfondita, da Masha Gessen in Il futuro è storia, saggio che ha vinto il National Book Award nel 2017 e viene ora pubblicato in Italia da Sellerio (pagg. 710, euro 18). Masha Gessen, nata a Mosca nel 1967, è una giornalista e attivista del movimento Lgbt, fuggita negli Stati Uniti due volte: nel 1981, per dieci anni; e poi di nuovo nel 2013. Quindi il suo punto di vista è quello di una persona «in esilio»: Gessen non risparmia le critiche a Putin, anzi, racconta nel dettaglio il giro di vite avvenuto nel Paese per quanto riguarda i diritti civili (in particolare le minacce alla comunità omosessuale, che poi l'hanno spinta a lasciare la Russia).
    Gessen analizza, attraverso le vite di una serie di personaggi e dei loro familiari l'evoluzione della Russia negli ultimi trent'anni, dall'era Gorbaciov in avanti. Uno di questi personaggi è Aleksandr Dugin. All'inizio del racconto, nel 1985, Dugin è un giovane appassionato, che chiama il figlio Artur come Rimbaud, impara nuove lingue in due settimane, legge Essere e tempo di Heidegger su un microfilm di frodo. Anni dopo legge Schmitt e Popper, e nel 1994 pubblica un testo quasi premonitore: Eurasia. La rivoluzione conservatrice in Russia. Dugin insiste sulla lotta contro l'impero globale e, soprattutto, sui «valori russi»: «la nazione, il passato, i valori tradizionali», fra cui ovviamente la religione ortodossa. Dugin instaura rapporti con «militanti dell'estrema destra francese», con «movimenti ungheresi alla destra di Orban», con «organizzazioni ultraconservatrici europee e israeliane». Nel 2014, a ridosso della crisi della Crimea, Putin tiene un discorso che riecheggia le idee di Dugin sul «mondo russo»: esalta il «patriottismo», l'«aiuto reciproco», i «valori familiari». E aggiunge: «Mi pare evidente che stiamo assistendo, nei Paesi europei, a un processo di riaffermazione dei valori. I cosiddetti valori conservatori stanno ricominciando a prendere piede... E' naturale, del tutto naturale».
    Ecco perché il Paese uscito dal comunismo piace ai conservatori

    Dugin censurato da Amazon: “Troppo politicamente scorretto”
    Di Valerio Benedetti
    Nel fantastico mondo della cultura libbbera non dovrebbe esserci spazio per la censura. Quella è roba da «fascisti». E invece, capita che Amazon tolga la possibilità di acquistare sul suo sito tutti i libri di Aleksandr Dugin, celebre filosofo russo che ha formulato la «quarta teoria politica» e che la stampa mainstream presenta – erroneamente – come l’«ideologo di Putin». A darne notizia sono stati i suoi editori italiani, Camilla Scarpa (NovaEuropa Edizioni) e Maurizio Murelli (Aga editrice). Il colosso mondiale delle vendite online, infatti, ha fatto pervenire un’email ai diretti interessati, specificando che le opere di Dugin tradotte in italiano sono state rimosse perché non rispetterebbero gli standard di Amazon.
    Una email sospetta
    Ma quali sarebbero questi standard violati? Nella email si puo' leggere che «è politica generale di Amazon che gli articoli importati o provenienti dai seguenti paesi e regioni non possano essere venduti su Amazon: Cuba, Iran, Corea del Nord, Siria, Sudan, Crimea Regione dell’Ucraina». Peccato pero' che le opere di Dugin non provengano da nessuno dei Paesi della «lista nera» di Amazon. Peraltro si tratta – con tutta evidenza – di traduzioni, e cioè di libri che riportano un codice Isbn italiano, non certo nordcoreano. Percio' la motivazione di questa curiosa censura non puo' che essere un’altra.
    Le reazioni degli editori
    Per Murelli, che ha pubblicato la traduzione di molte opere del filosofo russo, si tratta senz’altro di un atto censorio da Grande Fratello: «Ce ne faremo una ragione – ha tuonato l’editore su Facebook –. Io nel frattempo proprio ora sto impaginando e curando Teoria del mondo multipolare di Alexandr Dugin. Invito chi ha attributi ad acquistare i libri sui siti delle editrici non conformi ed eventualmente – conclude Murelli sarcastico – riservare Amazon per l’acquisto di vibratori e supposte».
    Ma anche Camilla Scarpa ha ben pochi dubbi: «Ho curato personalmente la traduzione italiana di Quarta teoria politica, che è il libro più apprezzato e venduto di Dugin. Dovremmo forse smettere di pubblicare Tecnica del colpo di Stato di Curzio Malaparte? Non diciamo eresie. E comunque, scorrendo la “lista nera” di Amazon, compare anche la Siria. Eppure, non mi risulta che siano stati stralciati i libri di un autore siriano come Khaled Khalifa. Insomma – conclude la Scarpa – qui abbiamo a che fare con una censura bella e buona nei confronti di autore come Dugin che, evidentemente, non è gradito ai gendarmi del politicamente corretto».
    https://www.ilprimatonazionale.it/cu...LM2UqoUtXjz2pw

  3. #383
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,052
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Le radici cristiane dell'Occidente

    La stretta di Bolsonaro: "Basta fondi pubblici ai registi di sinistra"
    Gerry Freda
    Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha in questi giorni varato una "crociata" contro il "cinema di sinistra". L'esponente conservatore ha infatti dichiarato di volere "tagliare qualsiasi contributo pubblico" a registi e sceneggiatori che celebrano il "morbo del marxismo". Il piano di Bolsonaro, rilanciato da Henrique Medeiros Pires, segretario alla Cultura, si fonda sulla revoca dei finanziamenti federali ai progetti cinematografici giudicati dalle autorità "diseducativi" o miranti a "esaltare valori antipatriottici". Attraverso la riforma in questione, la leadership nazionalista mira a "liberare" la cultura brasiliana dalla "morsa asfissiante della sinistra".
    La stretta di Bolsonaro contro i cineasti dalle simpatie social-comuniste è stata ideata in seguito alla presentazione, all'ultimo Festival internazionale del cinema di Berlino, di un lungometraggio che racconta la storia di Carlos Marighella, militante marxista morto sotto la dittatura militare verde-oro nel 1969. Il regista del film in questione è Wagner Moura, star della serie televisiva americana Narcos, il quale, durante il festival in terra tedesca, ha più volte attaccato frontalmente il presidente del Paese sudamericano. Davanti ai giornalisti presenti a Berlino, il regista ha infatti etichettato Bolsonaro come un "razzista" e come un "amico dei nazisti".
    L'annuncio del taglio dei fondi pubblici alle produzioni "antipatriottiche" ha causato le proteste della comunità artistica verde-oro, subito spalleggiata dal socialista Partido dos Trabalhadores. Diversi esponenti della sinistra politico-culturale hanno infatti condannato la strategia delineata da Bolsonaro e Medeiros Pires, tacciandola di "autoritarismo".
    La stretta di Bolsonaro: "Basta fondi pubblici ai registi di sinistra"

    Trump toglie a multinazionale abortista 60 milioni di dollari
    Trump impedisce che i fondi del Titolo X vengano utilizzati in modo scorretto da coloro che promuovono e traggono profitto dall'aborto
    Matteo Orlando
    L'amministrazione americana guidata dal presidente Donald Trump ha emanato nuove regole federali in base alle quali le cliniche per aborti non saranno più idonee a ricevere finanziamenti per il titolo X.
    Dopo la decisione, come scrive il Catholic Herald, si prevede che Planned Parenthood venga spogliata di circa 60 milioni di dollari in fondi federali a causa del cambio delle regole.
    Il Dipartimento "Health and Human Services" (alla salute e ai servizi umani) ha annunciato la versione definitiva della "Protect Life Rule" attraverso un comunicato stampa del 22 febbraio.
    "Oggi l'amministrazione Trump ha compiuto un primo passo fondamentale nella giusta direzione, impedendo che i fondi del Titolo X vengano utilizzati in modo scorretto da coloro che promuovono e traggono profitto dall'aborto", ha detto alla Catholic News Agency il presidente di March for Life, Jeanne Mancini. "L'aborto non è l'assistenza sanitaria, ma per decenni il governo federale ha volontariamente sostenuto l'aborto sovvenzionando il settore con centinaia di milioni di dollari di tasse ogni anno", ha ricordato la Mancini.
    Il titolo X è un programma federale creato nel 1965 che sovvenziona, per le famiglie a basso reddito, i servizi sanitari di pianificazione familiare e preventiva, compresa la contraccezione. E' stato aggiornato frequentemente e soggetto a nuove normative. Ora, tra le varie disposizioni previste, la Regola di salvaguardia della vita richiede che vi sia una separazione fisica e finanziaria tra i beneficiari dei fondi del Titolo X e le strutture che praticano l'aborto. Le cliniche che forniscono "consulenza non direttiva" sull'aborto potranno ancora ricevere fondi.
    I precedenti regolamenti, scritti durante la presidenza di Bill Clinton, non solo consentivano alle cliniche sanitarie che erano co-localizzate con cliniche per aborti di ricevere fondi, ma richiedevano anche che i destinatari del Titolo X informassero i pazienti sugli aborti. Adesso l'amministrazione di Donald Trump (presidente notoriamente pro-life), attraverso le nuove regole ha spostato il titolo X più vicino al suo scopo originario, quello della fornitura di servizi di pianificazione familiare, non di pratiche abortive.
    "Sono grato che l'amministrazione Trump abbia affermato la vita umana e la dignità con questa regola pro-bambini", ha detto il repubblicano Chris Smith presidente della "Bipartisan Congressional Pro-Life Caucus" in una dichiarazione alla stampa del 22 febbraio.
    Marjorie Dannenfelser (la donna nella foto con Trump) presidentessa di Susan B. Anthony List, ha affermato attraverso un comunicato stampa che è grata a Trump per aver "preso provvedimenti decisivi per districare i contribuenti dal grande settore dell'aborto guidato da Planned Parenthood". La Dannenfelser ha spiegato che "il programma del Titolo X non era destinato a costituire un fondo nero per le attività di aborto come quelle della Planned Parenthood, che pone fine violentemente alla vita di oltre 332 mila bambini non nati ogni anno e riceveva quasi 60 milioni di dollari all'anno dal Titolo X".
    Il presidente Donald Trump aveva annunciato nel maggio 2018 alle associazioni pro-life che la sua amministrazione avrebbe impedito a Planned Parenthood di ricevere i fondi del Titolo X ed ha mantenuto la parola data ai movimenti pro-vita, gruppi che Trump sostiene frequentemente attraverso il suo vice Mike Pence. "Per decenni i contribuenti americani sono stati indebitamente costretti a sovvenzionare l'industria dell'aborto attraverso i fondi del Titolo X", aveva dichiarato Trump.
    Planned Parenthood, tuttavia, continuerà a ricevere i fondi federali che non fanno parte del Titolo X. L'anno scorso la multinazionale abortista ha ricevuto oltre 500 milioni di dollari in finanziamenti federali.
    Trump toglie a multinazionale abortista 60 milioni di dollari

    Il concetto. I cani si e i bambini abortiti no. Aridatece il Celeste
    Mentre Formigoni se ne va in carcere, per una condanna a dir poco controversa, la Regione Lombardia, che il Celeste amministro' egregiamente e che sotto il suo governo fu baluardo del diritto naturale, ha preso due provvedimenti. Uno che toglie l'obbligo di sepoltura dei bambini abortiti, retaggio appunto formigoniano. L'altro che permette la sepoltura degli animali d'affezione assieme al padrone.
    I bambini insomma vengono declassati a rifiuto sanitario mentre i cani sono elevati al rango di persone. A che pro seppellire un gatto o un cane assieme agli uomini? Una boiata, ma tant'è.
    Aridatece seriamente il Celeste, che oltre alla condanna si sta subendo pure la barbarie grillina che elimina le pene alternative per i reati come la corruzione. Quindi uno di 70 anni, per nulla pericoloso, non puo' stare ai domiciliari perché quattro manettari hanno inventato una legge demenziale.
    Se qualcuno che conta qualcosa nella Lega ci legge, lo invitiamo a cercare di fermare la deriva etica della giunta Fontana e, magari, a fermare la deriva demenziale inflitta dai grillini a questo governo e al paese.
    https://campariedemaistre.blogspot.c...i-bambini.html

    Tutti i modi per corrompere Matteo Salvini
    https://it.sputniknews.com/opinioni/...AOdLnGbSQIuIA4

    La legittima difesa è evangelica
    “Il Vangelo secondo Gentilini è: se entri in casa, io ti buco”, variante ruspante ma del tutto ortodossa del pensiero di San Tommaso d’Aquino e San Bernardo di Chiaravalle
    “Il Vangelo secondo Gentilini è: se entri in casa, io ti buco”. Il Vangelo di Gentilini, predicato ieri dall’ex sindaco di Treviso sul Giornale, sia riconosciuto variante ruspante ma del tutto ortodossa del Vangelo di San Tommaso d’Aquino (“Non è necessario per la salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui”) e del Vangelo di San Bernardo di Chiaravalle (“Quando uccide un malfattore, non deve essere reputato un omicida ma, per cosi' dire, un malicida”). Sappia, chi ostacola la riforma della legittima difesa, di non essere in comunione coi Santi, che sono stelle di Dio, indispensabile orientamento in questa notte dell’intelletto.
    https://www.ilfoglio.it/preghiera/20...gelica-240655/

    Sulle famiglie ora si apre un nuovo fronte nel governo
    Fontana (Lega) dà il patrocinio al Congresso internazionale delle famiglie, ma Buffagni attacca: "No al Medioevo dei diritti"
    Angelo Scarano
    Dopo la Tav e le Autonomie, si apre un nuovo fronte di scontro nel governo. A far scoppiare la bufera è il Congresso Mondiale delle Famiglie che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo, iniziativa organizzata da una serie di associazioni (come Organizzazione Internazionale per la Famiglia, ProVita Onlus e Comitato Difendiamo i Nostri Figli) legate al Family day che tanto aveva contestato la sinistra sul tema dei diritti. Un evento che ha ottenuto il sostegno del ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana.
    "No al Medioevo dei diritti", ha scritto sulla sua pagina Facebook il sottosegretario agli Affari Regionali, Stefano Buffagni (M5s), "C'è stato un tempo in cui le donne più emancipate e gli omosessuali venivano bruciati sui roghi. Pare qualcuno abbia nostalgia di quel periodo oscuro. Non io! Le famiglie sono il fondamento della nostra società, le donne sono una risorsa inestimabile della nostra società e chi non le vuole lavoratrici vuole tornare al Medioevo #NotInMyName".
    E il caso rischia di scoppiare soprattutto quando anche il sottosegretario M5s alle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora, prende le distanze dall'iniziativa: "Cio' che mi fa arrabbiare è il tentativo di accomunarci alla Lega, ma io rigetto tutti i tentativi di accomunarci alle loro posizioni", ha detto all'Agi, "Noi sui temi dei diritti siamo diversi da loro, che portano avanti delle idee che non sono le nostre e che non avranno mai M5s dalla loro parte. Finché ci sarà questo governo, con questo Contratto di governo, non si dirà mai si' ad un arretramento culturale del Paese".
    La controversia riapre la ferita creata con il ddl Pillon sull'affido condiviso: "Ddl che non vedrà mai la luce", assicura ancora Spadafora. Il tutto mentre lo stesso Simone Pillon (Lega) accusa: "Il medioevo ci ha lasciato arte, poesia, cultura, campanili che indicano il cielo e tanto nutrimento per l'anima. La nostra epoca tanto evoluta cosa lascerà? Cumuli di rifiuti, pessima pseudo arte, colate di cemento, tanto inquinamento e magari bambini comprati su Internet e cresciuti senza mamma, senza papà e senza anima".
    Sulle famiglie ora si apre un nuovo fronte nel governo

    Prima gli italiani? Per il ministro Fontana è basato sulla Bibbia: “Ama il prossimo tuo, cioè quello in tua prossimità”
    di Gisella Ruccia
    “Migranti? Ci dicono che siamo cattivi cristiani. Pero' bisognerebbe anche guardare un po’ il catechismo. C’è un passaggio da tener conto: ‘ama il prossimo tuo’, cioè quello in tua prossimità. Quindi, prima di tutto cerchiamo di far star bene le nostre comunità”. Cosi' il ministro della Famiglia e delle Disabilità, Lorenzo Fontana, spiega la politica migratoria della Lega, nel corso di una iniziativa elettorale leghista a Pisa.
    Fontana cita la copertina di “Famiglia Cristiana” dedicata a Matteo Salvini (“Vade retro Salvini”) e aggiunge: “Se io amo le persone che arrivano dall’altra parte del mondo, pero' poi mi dimentico del disabile o della persona in difficoltà o del vicino di casa, sono un ipocrita. Quindi, come ha detto sempre Salvini, vanno aiutate le persone che effettivamente scappano dalla guerra, in particolar modo le donne e i bambini. Per quelle persone, grazie anche alle associazioni umanitarie, massima accoglienza e massimo aiuto. Ma quelli che vengono usati nella tratta degli schiavi vanno aiutati in un solo modo: bloccare la tratta degli schiavi e aiutarli sui loro territori”.
    Il politico leghista, poi, si rivolge al pubblico: “Immagino che, come me, voi tutti vediate ogni tanto anche le pubblicità che mostrano chi veramente muore di fame in Africa. E vedete che non sono quelli che arrivano qui. Quindi, ama il prossimo tuo, quello nella tua prossimità. Se abbiamo 4-5 milioni di poveri, non possiamo andare a occuparci dei poveri del resto del mondo, perché chi governa ha innanzitutto il dovere di far stare bene la comunità che, appunto, governa. Poi ovviamente, se tutti stanno bene e sono stati messi nelle condizioni di vivere bene, allora si aiuta soprattutto chi ha bisogno. Ma quando c’è qualcosa di strano dietro, bisogna stare attenti, perché, invece di aiutare, possiamo magari fare un danno sia a noi, sia a loro”.
    Nel corso del suo intervento, il ministro definisce più volte la Lega “il partito che ama” e puntualizza: “La nostra azione politica si basa sul buon senso. Ho sempre pensato che quello che dovevamo fare era quello che avrebbe dovuto fare un buon padre o una buona madre di famiglia. E penso che non esista nessun buon padre di famiglia che voglia che il figlio si droghi. A livello governativo abbiamo proprio cercato di mettere al centro il buon senso e l’atteggiamento che avrebbe avuto un buon padre di famiglia”.
    Cita, quindi, Quota 100 (“grazie a Matteo Salvini tanti si possono finalmente godere una meritata pensione con qualche anno di anticipo”) e ribadisce: “Noi siamo i buoni. Qua c’è un mondo alla rovescia. Se diciamo che un bimbo ha diritto ad avere una mamma e un papà, siamo cattivi. Ma come? E’ sempre stato cosi'. Noi siamo il partito che ama”.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/201...EKb9X70Y_zu4i8

    Se difendere la famiglia è cosa medievale
    Camillo Langone
    Non sanno niente, siamo governati da persone che non sanno niente. A cominciare dalla storia.
    Così ho pensato, in preda allo sconforto, quando ho letto le parole di Stefano Buffagni, sottosegretario dimaiesco, contro il congresso mondiale delle famiglie che si terrà a fine mese a Verona: «C'è stato un tempo in cui le donne più emancipate e gli omosessuali venivano bruciati sui roghi. Pare che qualcuno abbia nostalgia di quel periodo scuro». Sostenere la maternità e combattere la piaga dell'utero in affitto (questi i temi principali del convegno) sarebbe dunque «nostalgia del Medioevo».
    Se Buffagni ostacola chi cerca di impedire che ricchi committenti strappino neonati dal seno di madri povere, faccia pure, se la vedrà con l'eventuale coscienza, ma se tocca il Medioevo mi tocca virgolettare il poco diplomatico storico americano Warren Hollister: «Chiunque creda che l'epoca che vide la costruzione della cattedrale di Chartres e l'invenzione del Parlamento e dell'Università fu buia non può che essere mentalmente ritardato o profondamente ignorante». Io non parlerei di ritardo mentale, mi limiterei al concetto di ritardo negli studi.
    Aprendo qualche libro, anziché i soliti Facebook e Twitter, anche un politico pentastellato potrebbe scoprire che la persecuzione degli omosessuali non è una specialità medievale, tanto meno cristiana: per i sodomiti la Torah ebraica prevedeva la pena di morte mille anni prima di Cristo e identica pena viene tutt'ora applicata in molti Paesi musulmani (sono più comprensivi nella Turchia che un compagno di governo di Buffagni, Paolo Savona, vorrebbe accogliere nell'Unione Europa: ai partecipanti dei Gay Pride la polizia di Istanbul si limita a infliggere proiettili di gomma). Veniamo ai roghi delle streghe: col Medioevo c'entrano ancora meno, essendo esplosi nel Quattrocento ossia in pieno Rinascimento. L'ultimo è stato acceso in Svizzera nel 1782, secolo dei Lumi, su ordine di un tribunale protestante e ci tengo a precisarlo perché molti organizzatori del convegno di Verona sono cattolici e nelle parole del sottosegretario c'è un forte sentore di anticattolicesimo, così come nel titolo del Corriere della Sera che parla di «ultracattolici» (per i giornaloni gli unici cattolici buoni sono i cattolici abortisti e omosessualisti, ossia gli ex cattolici).
    Se cinque sono le stelle del partito in cui Buffagni milita, cinque è il voto che gli darei all'esame di storia. E solo per mostrarmi più generoso di quanto si mostri generoso lui con i bambini abortiti e i bambini venduti.
    Se difendere la famiglia è cosa medievale

  4. #384
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,052
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Le radici cristiane dell'Occidente

    Orban dice no al multiculturalismo: “Abbiamo bisogno di bambini ungheresi, non di immigrati”
    “Frangar non flectar”, anzi: Viktor Orban né si piega e né si spezza di fronte alle minacce dell’Ue e alla schiera di oppositori da che sempre gli fanno guerra. Una guerra inutile, patetica: il primo ministro ungherese non cede di un millimetro e porta avanti le istanze in favore del proprio Paese.
    “L’Ungheria ha diritto di difendere i suoi confini”
    Ad avvalorare cio', ribadendo passaggi fondamentali della propria costituzione, è lo stesso Orban in un’intervista rilasciata a cnsnews.com: “l’Ungheria ha radici cristiane. Qui non c’è posto per il multiculturalismo – esordisce perentorio – un bambino ha il diritto di avere una madre e un padre, la nostra nazione ha il diritto di difendere i suoi confini – che sono anche i confini dell’Unione europea”.
    Il primo ministro non parla solo di “minaccia islamista”, ma affronta anche il tema della famiglia e del preoccupante calo demografico che l’Unione Europea intende “risolvere” riaprendo le porte ai migranti: per la serie “sostituzione etnica in corso”. Un piano machiavellico ulteriormente smascherato dalla campagna denigratoria avviata da Orban e i suoi: “Hai anche il diritto di sapere cosa sta progettando Bruxelles” è uno slogan che ben poco lascia all’immaginazione.
    Bambini ungheresi, non immigrati
    Soros e Juncker, i nemici supremi: specie il primo, che è considerato “un complice della migrazione illegale in Europa”. Ma con buona pace dei nemici, il governo ungherese prosegue con le sue politiche volte alla salvaguardia e crescita della sola famiglia possibile: quella orgogliosamente tradizionale.
    “Il numero di bambini in Europa sta diminuendo – prosegue – la migrazione è la risposta dell’Occidente a questa catastrofe, loro vogliono invitare quanti più migranti quanti sono i figli che sarebbero potuti nascere in modo che le cifre coincidano. Noi ungheresi abbiamo una mentalità diversa: abbiamo bisogno di bambini ungheresi invece di migranti, la migrazione nel nostro caso significa capitolazione”.
    Parole indigeste per Juncker, che sogna un Viktor Orban totalmente escluso dal PPE: “Non abbiamo nulla in comune con il signor Orban, perché dovrebbe rimanere nel mio gruppo e sedersi al nostro tavolo di famiglia se rifiuta tutto cio' che io sostengo? Credo che non abbia alcun posto nel PPE”, ha dichiarato il presidente della commissione europea. Notizia di poche ore fa è la “lettera di scuse” (più di forma che di sostanza), indirizzata al presidente del PPE Joseph Daul: il premier magiaro ritratta l’appellativo di “utili idioti” utilizzato in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Die Welt am Sonntag, in riferimento all’area del PPE che ne aveva caldeggiato la cacciata dal partito.
    Ma come si sa “verba volant facta manent”: e i manifesti anti Soros e Juncker, gli spot contro l’UE e le sue politiche folli ed agli antipodi rispetto alle vedute di Viktor Orban, proseguono imperterriti. Insomma, il premier non indietreggia, forte del supporto dei suoi uomini. Come Zsolt Semjen, vice primo ministro, che torna sul tema natalità e calo demografico: “Cos’altro dovrebbe desiderare l’Ungheria se non la nascita di bambini ungheresi?“. L’Ungheria guidata da Orban, ribadisce parole avvalorate dai fatti: con buona pace di Soros, Juncker, adepti fedeli e miserabili lacchè.
    https://www.agerecontra.it/2019/03/o...-di-immigrati/

    La Polonia sempre più amica della famiglia
    Il governo polacco ha dato la miglior risposta possibile alle critiche e polemiche che nel Paese si stanno sviluppando in vista delle prossime elezioni europee: ha deciso di ampliare le misure pro famiglia. Se da un lato, tutti i partiti dell’opposizione hanno deciso di mettere da parte ogni loro differenza e unirsi in una unica coalizione contro il partito di governo PiS, dall’altro il leader dei conservatori, Jarosław Kaczyński, ha annunciato il proprio impegno ad approvare al più presto misure ancor più efficaci nelle politiche di governo.
    La voce del buon senso Il Programma 500+, caratterizzato dal sostegno economico in ‘cash’ di 116 euro al mese per ogni figlio nato (dal secondo in poi), verrà ampliato e reso disponibile per tutte le famiglie sin dal primo figlio. Kaczyński ha anche annunciato che le mamme che avranno meno di 26 anni alla nascita del primo figlio potrebbero essere esentate dal pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per sempre. Tra gli impegni annunciati ci sono stati anche quelli per un beneficio aggiuntivo annuale di 230 euro mensili in più per i pensionati e più collegamenti pubblici di trasporto. Il primo ministro Mateusz Morawiecki ha affermato che il costo totale dei nuovi impegni del partito è stimato in circa 8 miliardi di euro per i prossimi anni, ma già previsti a partire dal Bilancio di questo 2019. Il Programma 500+, da quando è stato lanciato nell’aprile 2016, a giugno 2017, ha trasferito alle famiglie polacche diversi miliardi di euro e aiutato un totale di circa 4 milioni di bambini, equivalente a circa il 60% dei bambini della nazione.
    Il programma Family 500+ ha aumentato i consumi e ridotto la disuguaglianza di reddito in Polonia. Un programma specifico per la natalità che si inserisce in una più ampia gamma di misure a sostegno delle famiglie e del ceto medio del Paese che è uno dei pilastri della azione del governo conservatore. A fine gennaio, il Parlamento polacco aveva approvato la proposta del governo di un nuovo programma per le famiglie numerose, Mom 4 plus che mira a beneficare «madri e nonne che hanno dedicato la vita a crescere i figli» e meritano «gratitudine e rispetto» dalla società e dalle autorità statali. Elżbieta Rafalska, ministro per la famiglia, il lavoro e la politica sociale, ha detto ai giornalisti che il nuovo programma di assistenza sociale del governo è stato progettato per risolvere il problema delle donne che hanno partorito e allevato almeno quattro figli, ma non hanno acquisito il diritto al minimo per la pensione di Stato. Le nuove “pensioni materne”, che verranno offerte a partire dal 1° marzo, dovrebbero beneficare quasi 90.000 cittadini, secondo Rafalska. Saranno pagati alle donne che hanno raggiunto l’età di pensionamento di 60 anni. Il governo prevede di spendere circa 2,57 miliardi di euro per la pensione di maternità nei prossimi dieci anni. La Polonia dimostra con fatti concreti che la famiglia è sempre un bene per tutta la società e la politica deve riconoscere questo bene unico che rappresenta la famiglia per il Paese.
    https://www.notizieprovita.it/econom...ella-famiglia/

    Utero in affitto: la Spagna fa un passo indietro
    E’ noto che in Ucraina il fenomeno della maternità surrogata è fiorente. Questo anche perché la legislazione locale permette di riconoscere il figlio cosi' avuto. Il problema sta quando la coppia richiedente torna nel proprio Paese di origine. Non tutti i Paesi infatti sono disposti a registrare all’anagrafe questi minori.
    La Spagna ha fatto sapere che d’ora in poi rifiuterà di registrare minori avuti con tale pratica avvenuta in Ucraina. «Non è possibile autorizzare nuovi record di registrazione di bambini nati attraverso la tecnica di gravidanza surrogata», ha fatto sapere l’ambasciata spagnola in Ucraina.
    Utero in affitto: la Spagna fa un passo indietro - La Nuova Bussola Quotidiana

    “IL RUOLO DELLA DONNA E' QUELLO DI ESSERE MADRE MA OGGI CHI FA FIGLI VIENE CONSIDERATA NON NORMALE” - IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI CROTONE GIANCARLO CERRELLI, AUTORE DEL MANIFESTO SULL’8 MARZO, A ‘LA ZANZARA’: “I GAY? AGENTI POLITICI CHE VOGLIONO IMPORRE LA LORO MENTALITA'. L’OMOSESSUALITA'E' UN DISORDINE, IL PENE VA DENTRO LA VAGINA, NON DENTRO ALTRI ORIFIZI. LE TERAPIE RIPARATIVE SERVONO, MOLTI GAY MILITANTI..."
    “Non abbiamo scritto che il ruolo della donna è quello di restare a casa ed accudire i figli. Ma per sua natura il ruolo della donna è essere madre. Invece oggi una donna che fa figli viene considerata una donna che non è normale”. Cosi' Giancarlo Cerrelli, segretario della Lega di Crotone e autore del manifesto per l’8 marzo accusato di “sessismo”. “Una volta – dice - la sinistra usava il proletariato per fare la rivoluzione, oggi non lo guarda più in faccia, e usa le donne, i gay e i migranti”. Cosa pensa dei gay?: “Sono delle persone. Ma distinguo tra omosessuale e gay. Omosessuale è colui che vive tranquillamente la propria omosessualità, mentre il gay è un agente politico. E’ colui che vuole imporre alla società delle leggi, un modo di sentire. Il problema è che l’omosessualità è ormai à la page.
    Chi non è omosessuale è in qualche modo escluso da tante cose quindi non c’è un problema di omofobia. Sono più discriminati gli eterosessuali che gli omosessuali”. “L’omosessualità – dice Cerrelli – è un disordine. La norma è che agli uomini piacciano le donne ed a una donna piacciano gli uomini. E’ un disordine da un punto di vista naturale, perché l’organo sessuale maschile serve per essere inserito nell’organo genitale femminile e non in altri orifizi dove è una forzatura”. “Il sesso tra uomini – dice ancora – è contro natura. Certamente.
    Ci sono tanti omosessuali che ho conosciuto che avevano un disagio, delle vere pulsioni nei confronti delle persone del proprio sesso e poi hanno fatto delle terapie cosiddette riparative. Tante persone, omosessuali sia uomini che donne, omosessuali militanti che sono tornati etero, sono venute a dirmi di essere felicissimi e di essere passati per le terapie. Dunque possono funzionare, si'. Mi hanno presentato i loro coniugi. Servono a guarire la ferita che soprattutto nell’omosessualità maschile è determinata dall’abbandono del padre, non avere una figura paterna di riferimento. C’è una riparazione di una ferita interiore”. Due maschi che fanno sesso anale sono contro natura?: “Certamente l’orifizio serve a un’altra cosa. Tendenzialmente ha quello scopo. Tra i gay poi la percentuale di tradimenti è altissima”. Se suo figlio fosse gay?: “Certamente non sarebbe una gioia. E’ ovvio che preferisco avere un figlio eterosessuale”.
    le donne, i gay, il manifesto delle polemiche sull'8marzo-parla il leghista giancarlo cerrelli - Cronache

    La destra raduna antiabortisti e antigay, a Verona l'internazionale sovranista
    Al “World congress of families” appoggiato da Forza Nuova Salvini e Fontana, Meloni e Pillon.
    VERONA - Nella "città di Giulietta" l'amore resta un affare bollente. Se poi lo si declina nelle sue conseguenze contemporanee, la famiglia e le relazioni gay, l'aborto e il crollo demografico, lo scontro politico diventa esplosivo. La prossima battaglia è fissata tra il 29 e il 31 marzo, nel cuore di quella che Forza Nuova ha ribattezzato "Vandea d'Europa", dentro e fuori dalla Gran Guardia, storico palazzo di rappresentanza che il sindaco di centrodestra Federico Sboarina ha offerto al Congresso mondiale delle famiglie.
    Qui si è data appuntamento l'"internazionale conservatrice" che dagli Usa alla Russia combatte le conquiste dei diritti universali e civili anche nel Vecchio continente. A promuovere il raduno, il veronese ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, vicesegretario leghista e autore del libro "La culla vuota della civiltà: all'origine della crisi", scritto assieme all'ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi.
    Al suo fianco i vertici della Lega e del governo: il vicepremier Matteo Salvini, il governatore del Veneto Luca Zaia, il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti e il senatore Simone Pillon, promotore della legge per la bigenitorialità e contro l'assegno di mantenimento per le madri. Autorevole sul palco anche la rappresentanza dell'opposizione: la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, e il presidente del Parlamento europeo, il forzista Antonio Tajani.
    Alla destra che in piazza Bra invocherà il ritorno alla "famiglia naturale", l'abolizione della legge 194 sull'interruzione della gravidanza, lo stop ai matrimoni gay e al welfare esteso alle coppie formate da individui dello stesso sesso, si oppongono associazioni, accademici, Ong, movimenti femministi e l'intero arcipelago politico e culturale che in mezzo secolo ha proiettato l'Occidente nell'orbita del rispetto dei diritti umani.
    Ad alzare la tensione, l'agenda del congresso, l'elenco dei relatori e il sostegno istituzionale esibito sui manifesti. Il vertice mondiale di antiabortisti e antigay, a cui aderisce l'estrema destra europea, da Forza Nuova ad Alba Dorada, risulta organizzato anche dal Comune di Verona e patrocinato dalla Presidenza del consiglio, dalla Regione Veneto e dalla Provincia veronese.
    Il problema non è la campagna elettorale pre-Europee che la coppia leghista Fontana-Salvini vuole giocare sul no all'accoglienza dei migranti e sul si' alla "famiglia composta dalla mamma e dal papà". Sotto i riflettori della comunità internazionale ci sono in queste ore i profili di organizzatori, finanziatori e ospiti attesi in Italia. Tra loro una folta rappresentanza di Russia, repubbliche ex sovietiche e Paesi africani dove divorzio, aborto e omosessualità sono reati. Tra i più noti, il presidente moldavo Igor Dodon, la ministra ungherese per la famiglia, Katalin Novak, la vicepresidente della Duma russa Olga Yepifanova, il patriarca della chiesa cattolica siriaca Ignazio Giuseppe III e l'arciprete ortodosso Dmitri Smirnov, ponte tra il presidente Vladimir Putin e il patriarca russo Kirill: ma pure, assieme a leader tradizionalisti di Polonia, Ucraina, Serbia, Croazia, Albania e Georgia, l'attivista nigeriana anti-gay Theresa Okafor e la parlamentare ugandese Lucy Akello, sostenitrice della pena di morte per il "reato di omosessualità aggravata".
    A coordinare i lavori, accanto agli ultracattolici italiani Massimo Gandolfini, Toni Brandi e Jacopo Coghe, strateghi degli ultimi Family Day made in Carroccio assieme al salviniano russo Alexey Komow, sarà l'americano Brian Brown, presidente dell'Organizzazione mondiale per le famiglie, vicino all'ideologo dell'estrema destra Usa Steve Bannon, ex consigliere del presidente Donald Trump. A partire dal 1997 simili eventi, nei vari continenti, hanno seguito prima una cadenza biennale e poi annuale, giustificata dai finanziamenti privati di lobbisti statunitensi e oligarchi russi, come il miliardario Konstantin Malofeev, ambasciatore putiniano presso il Front National francese di Marine Le Pen e nella lista nera di Usa e Ue.
    Da qualche anno il ritmo annuale si era regolarizzato e concentrato nell'Est Europa: Tbilisi, Budapest, Chisinau. A Verona per la prima volta il 13° World Congress of Families italiano si tiene invece dopo soli sei mesi da quello chiuso in Moldavia, proprio alla vigilia delle elezioni europee e nella stessa sede che ospita il Forum economico eurasiatico, palcoscenico offerto a Mosca e ai suoi giganti dell'energia per invocare la fine delle sanzioni Ue contro la Russia.
    A Verona, dove il sindaco minaccia di togliere la sede all'Anpi, si vuole intitolare una via a Giorgio Almirante e il Comune dichiara che "l'aborto non è un diritto ma un abominevole delitto", la posta in palio questa volta è impegnativa: addirittura più alta della ristrutturazione della casa di Giulietta.
    https://www.repubblica.it/cronaca/20...ona-221062447/

    Cos’è il Congresso mondiale delle famiglie a cui andrà Salvini
    La kermesse di Verona, promossa dal ministro della Famiglia, raduna attivisti anti-aborto e membri dei movimenti che si oppongo al divorzio e alle coppie omosessuali dal 29 al 31 marzo
    Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha confermato che andrà al Congresso mondiale delle famiglie che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo. La kermesse, che il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio aveva definito il raduno della “destra degli sfigati”, è organizzata dall’International Organization for the Family (Iof), una lobby statunitense che raduna sigle pro-life, attivisti anti-aborto e rappresentati dei movimenti che si oppongono alle coppie gay.
    Come si legge sul sito del congresso, l’evento “ha l’obbiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”. Molti i temi in discussione nella tre giorni veronese: si va dalla “bellezza del matrimonio” all’abrogazione della legge 194 sull’aborto fino all’importanza, per un bambino, di crescere con due genitori definiti “normali”: una mamma, donna, e un papà, uomo.
    Quella che avrà luogo a Verona tra due weekend non è la prima edizione del Congresso. L’Iof ne ha già organizzate 12, soprattutto nell’Europa dell’est dove, da qualche anno, si sono insediati governi ultraconservatori che millantano di difendere i valori cristiani dell’Occidente (come quello di Viktor Orban in Ungheria). L’ultimo evento di questo tipo si è tenuto a Chinisau, in Moldavia, sei mesi fa. La lobby statunitense non ha spiegato perché ha scelto la città italiana per il suo primo convegno in Italia. Verona, pero', è ribattezzata da tempo la “Vandea d’Europa” (la regione francese in cui alla fine del Settecento avvenne una rivolta conservatrice contro il governo rivoluzionario giacobino).
    I relatori
    La kermesse sta facendo molto discutere soprattutto per la lista dei relatori. Tra questi ci sono gli ultracattolici italiani Massimo Gandolfini, Toni Brandi e Jacopo Coghe, organizzatori degli ultimi Family Day e numerosi esponenti dell’estrema destra europea e mondiale. Una dei più noti è Lucy Akello, una parlamentare ugandese che vorrebbe punire l’omosessualità con la pena di morte. Contro le coppie dello stesso stesso ha parlato più volte anche Theresa Okafor, altra ospite del Congresso. La parlamentare nigeriana è stata una dei politici che più si sono spesi nel paese africano per approvare una norma che vieta i matrimoni gay e prevede la reclusione fino a 14 anni per chi dichiara di amare una persona dello stesso sesso.
    All’evento interverrà anche Dimitrij Smirnov, un esponente della Chiesa ortodossa che ha definito “assassine” e “cannibali” le donne che decidono di avere un aborto. Secondo Smirnov, la donna dovrebbe rimanere a casa ed occuparsi della famiglia perché la “propaganda che l’ha spinta fuori“ ha installato in lei “pensieri nocivi”.
    Brian Brown, fondatore dell’Iof, ha combattuto per l’approvazione della norma che vieta ai transessuali di diventare militari e ha festeggiato postando un tweet che recita “l’esercito è per la guerra, non per le erezioni”. Brown ha anche detto che ripensare il concetto della famiglia tradizionale è grave quanto normalizzare la pedofilia. Secondo lui, gli aborti sono la prima causa dei femminicidi.
    I politici italiani che andranno all’evento
    Il ministro dell’Interno Matteo Salvini non sarà l’unico ad andare al Congresso. All’evento parteciperanno anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e un nutrito gruppo di esponenti della Lega. Tra gli altri, saranno presenti il governatore del Veneto Luca Zaia, quello della Lombardia Attilio Fontana, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il senatore Simone Pillon, promotore della discussa legge sulla bigenitorialità, e il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. Quest’ultimo, noto soprattutto per aver detto che “le famiglie arcobaleno non esistono”, è stato uno dei promotori ed organizzatori dell’evento.
    https://www.wired.it/attualita/polit...erona-salvini/

    Migranti, il giudice elogia la linea Salvini. E viene "processato" dai colleghi
    Roberto Politi, presidente del Tar di Brescia, definisce l'attuale governo "un esecutivo finalmente non più pavido" e applaude al cambio di corso sui migranti
    Franco Grilli
    Ha espresso le sue opinioni sulle politiche migratorie e per il presidente del Tar di Brescia, Roberto Politi, i colleghi avvocati hanno subito riservato critiche aspre.
    La sua colpa? Aver detto che l'Italia oggi ha un "esecutivo finalmente non più pavido" e che un serio dibattito sui migranti è stato spesso osteggiato da una "penosa litania dei diritti fondamentali".
    Le sue riflessioni Politi le ha espresse durante la presentazione della relazione all'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale amministrativo. Al centro del discorso la massa di cause pendenti dei richiedenti asilo che fanno ricorso contro le decisioni delle Commissioni territoriali per il diritto di asilo. Il presidente del Tar, riporta il Corriere, ha sostanzialmente plaudito alle nuova linea sui migranti e ha auspicato una stagione di riforme in favore dei "cittadini italiani, nati in Italia da cittadini a loro volta italiani". Infine, Politi ha stigmatizzato le "penose litanie" sui diritti che favoriscono una "classe super protetta a tutela di posizioni contraddistinte dal vizio originario della clandestinità".
    Ora: si puo' anche criticare la scelta del magistrato di esprimersi in queste parole durante una cerimonia ufficiale. Ma nel farlo occorre anche ricordare, solo per fare un esempio, che anche l'ex procuratore capo di Torino, Armando Spataro, non ha mai mancato di dire la sua sull'immigrazione.
    Comunque, Politi è finito rapidamente nell'occhio del ciclone. Ad attaccarlo gli avvocati delle camere penali di Brescia. "Appare offensivo definire penosa litania di diritti fondamentali la richiesta del rispetto dei diritti inviolabili riconosciuti dalla nostra Costituzione ad ogni individuo, indipendentemente dalla sua cittadinanza", hanno scritto in una nota. Per gli avvocati bresciani le parole del giudice sono "gravi per un magistrato nell'esercizio delle sue funzioni che proprio su quei diritti è chiamato a giudicare".
    Migranti, il giudice elogia la linea Salvini. E viene "processato" dai colleghi

    Antonello Venditti fa godere Matteo Salvini: immigrati e magistrati, la difesa che non ti aspetti
    Sorprendono le dichiarazioni di Antonello Venditti rilasciate in una intervista su Vanity Fair. Vari i temi che ha affrontato, ma quello che ha sorpreso di più riguarda l'appoggio del cantante al vicepremier Matteo Salvini, diversamente da molti degli artisti italiani che lo hanno criticato aspramente, soprattutto dopo l'intenzione della Lega di dare maggiore spazio alla musica italiana.
    Quella del cantautore è una vera e propria difesa circa le politiche del leader leghista che, secondo il suo parere, "parla il linguaggio dell'epoca in cui vive. Lui muta. Mette una felpa della Polizia e diventa poliziotto. Ha una capacità di immedesimazione fenomenale". Insomma, Salvini per Venditti è l'uomo del nostro tempo, uno dei pochi capaci di entrare in sintonia con gli italiani e di operare con interventi efficaci.
    L'elogio prosegue anche sul caso Diciotti, in merito al quale Venditti afferma: "Salvini ha agito in nome di un superiore interesse nazionale, l'hanno capito tutti. Tutta Europa. In Italia invece siamo alla Procura X che manda un avviso di garanzia e in questa confusione di linguaggio e di poteri, alla fine, le ragioni di chi grida allo scandalo sono deboli, perdenti, inutili. Vuoi smontare un governo per l'alzata di scudi di una Procura? Dove pensi di andare?". Poco da aggiungere.
    https://www.liberoquotidiano.it/news...istratura.html

    Matteo Salvini, il sondaggio: immigrazione, dove la Lega raddoppia i voti
    Prima hanno detto che il suo decreto sicurezza, che limita il riconoscimento dello status di profugo solo a chi ne ha davvero diritto perché in fuga da guerre e persecuzioni, avrebbe moltiplicato i clandestini e i reati degli immigrati. Ma è accaduto l' opposto. Poi l' hanno accusato di essere un nazista perché ha sgomberato i centri d' accoglienza dove prosperava la criminalità organizzata e hanno profetizzato che avremmo avuto migliaia di migranti diseredati per le strade della nostra città. E anche questa si è rivelata una baggianata. Nel frattempo gli hanno dato del sequestratore perché ha impedito di sbarcare per quattro giorni a profughi a cui aveva salvato la vita in mare, anche se, una volta scesi dalla nave, essi avrebbero dovuto restare cinque giorni rinchiusi per essere identificati.
    Quando infine il successo della sua politica migratoria è diventato innegabile, l' hanno tacciato di non lavorare, cronometrandone i tempi di permanenza al Viminale, come se un ministro per dimostrarsi efficiente dovesse timbrare il cartellino.
    Per attaccare Salvini la sinistra non sa più cosa inventarsi, cosi' si è rinchiusa in se stessa ed è tornata a marciare per lo ius soli e l' accoglienza indiscriminata, rispolverando gli slogan e i temi che ne hanno determinato la sconfitta alle elezioni Politiche dell' anno scorso. Solo che la strategia minaccia di portare a esiti ancora più disastrosi. Prima che il leader leghista diventasse ministro dell' Interno infatti, Boldrini, Strada, Gentiloni, Bonino e compagni potevano affermare che proporsi di regolare l' immigrazione, in modo da accogliere solo le persone di cui abbiamo bisogno, era come tentare di fermare il mare con le mani. Non c' era la controprova. Oggi sappiamo che anche noi possiamo avere una politica rigorosa - anche se la parola più corretta sarebbe normale - dell' accoglienza, proprio come i nostri partner europei, dalla Francia alla Spagna, alla Germania, e le più grandi potenze economiche mondiali, Stati Uniti, Cina, Australia, Russia, Giappone.
    Grazie al ministro dell' Interno è crollata l' eccezione italica, che ci rendeva meta sacrificale di tutti i diseredati dell' Africa e del Medio Oriente. Sul tema il ministro ha dimostrato che ci stavano raccontando un sacco di fregnacce e che gli immigrati, più che arricchire il Paese, erano funzionali a riempire le tasche degli scafisti e delle organizzazioni umanitarie che ne gestivano l' accoglienza. Ma l' altro grande merito di Salvini è aver fatto emergere e legittimato il pensiero della maggioranza silenziosa degli italiani, che anche se spesso nel privato sanno essere generosi e accoglienti con lo straniero che se lo merita, nel pubblico pretendono che lo Stato li faccia sentire protetti dalle insidie dell' immigrazione, anziché calare le brache di fronte a chiunque arrivi, badando ai diritti dell' ultimo venuto prima che a quelli di chi qui vive e paga le tasse da generazioni.
    Il segreto del consenso di cui gode il leader leghista al momento sta nella capacità di ascolto e nella coincideza tra i desideri e le opinioni degli elettori e la sua azione politica. A differenza della sinistra, ma anche dei grillini, non pretende di piegare il Paese alla propria ideologia ma cerca di guidarlo assecondandolo fin dove questo è possibile. Vinta la partita sull'immigrazione, ora ha davanti quella economica sui numeri. E la sfida sarà difficile anche perché su questo, ahinoi, i grillini pretendono di dire la loro.
    https://www.liberoquotidiano.it/news...ia-i-voti.html

  5. #385
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,052
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Le radici cristiane dell'Occidente

    La Georgia approva la legge anti-aborto: Hollywood minaccia il boicottaggio
    MIAMI – Il Parlamento della Georgia, Stato conservatore e molto religioso nel sud degli Stati Uniti, ha approvato una legge anti-aborto, la più rigida del Paese che regolamenta il periodo in cui è possibile interrompere la gravidanza. Sfidando le minacce di boicottaggio da parte di diverse star di Hollywood.
    Cosa prevede la legge
    Precisamente il testo approvato, noto come ‘Heartbeat Bill’, cioè ‘Legge sul battito del cuore’, introduce il divieto dell’interruzione volontaria di gravidanza dal momento del rilevamento del primo battito cardiaco nell’embrione. Possibile a partire dalla sesta settimana.
    La legge prevede un’eccezione nel caso di complicazioni mediche, ma non in caso di stupri né incesti. “La Georgia dà un grande valore alla vita. Difendiamo gli innocenti e parliamo a nome di coloro che non possono parlare da sé”, ha commentato il governatore della Georgia, il repubblicano Brian Kemp.
    Diverse decine di celebrità del cinema statunitense, fra cui Ben Stiller, Alec Baldwin e Alyssa Milano, hanno scritto proprio a Kemp. Avvertendo che, se la legge verrà promulgata, non potranno più lavorare in Georgia, destinazione molto diffusa per le riprese.
    Usa, l’aborto fu legalizzato nel 1973
    La Corte suprema ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti nel 1973 a livello nazionale. Al di là di questo, pero', ogni singolo Stato puo' introdurre restrizioni o divieti, a meno che la vita o la salute della madre non siano in pericolo. L’arrivo alla Corte suprema di due giudici nominati da Donald Trump ha fatto pendere l’istituzione verso il campo conservatore. Alimentando le congetture su una possibile evoluzione di questa giurisprudenza.
    https://cronachedi.it/2019/03/30/la-...-boicottaggio/

    Possiamo dirlo, ora? Il Russiagate era solo una trappola di Obama a Trump
    Le conclusioni del rapport del procuratore speciale Robert Mueller smontano, dopo due anni di indagini, la teoria di chi pensava che The Donald fosse stato eletto grazie a Putin. Una teoria farlocca, orchestrata dall’ex presidente per aiutare Hillary (prima) e avvelenare i pozzi (poi)
    Il 19 maggio del 2017, quasi due anni fa, questo giornale, Linkiesta ebbe il coraggio di pubblicare un articolo intitolato “Il Russiagate è una bufala”. Coraggio non episodico, perché il 16 giugno dello stesso anno ne pubblico' un secondo intitolato “Perché il Russiagate è uno scandalo senza prove” e il 10 settembre del 2018 un terzo intitolato “Il complotto contro Trump”. Ora sembra niente ma ci volevano solidi attributi giornalistici.
    Erano infatti i tempi in cui tutti i giornali più importanti, attraverso le firme più note, riempivano pagine e pagine con annunci perentori su come Donald Trump fosse stato insediato alla Casa Bianca direttamente da Vladimir Putin e dai suoi magici hacker. I corrispondenti dagli Usa facevano a gara per raccontare, un giorno si' e l’altro anche, che era saltato fuori l’elemento chiave, quello che inchiodava il Presidente parvenu, l’idiota corrotto che non sarebbe mai arrivato tanto in alto se, appunto, non fosse stato aiutato da un complotto internazionale. E c’era chi pubblicava libri pieni di “prove”, esaltati come operazioni verità condotte in nome della democrazia.
    Erano tutte sciocchezze. Scemenze. Balle. Il Russiagate è ed è sempre stato una grande bufala per gonzi. Lo dico con un certo orgoglio. Quegli articoli per Linkiesta li avevo scritti io ed è con una certa ilarità che vedo le mie convinzioni confermate dal rapporto del procuratore speciale Robert Mueller, che ha appena messo il sigillo a due anni di indagini su Trump e i suoi presunti legami con Mosca. Le conclusioni di Mueller sono state anticipate da una lettera che il ministro della Giustizia, William Barr, ha indirizzato al Congresso. Lettera che dice: non è stata trovata alcuna prova del fatto che la campagna elettorale di Donald Trump sia stata in alcun modo condotta d’intesa con la Russia. Nessuna cospirazione, nessun complotto. Non c’è trucco e non c’è inganno. Rassegniamoci: gli americani, attraverso il sistema elettorale inutilmente complicato che si ritrovano, hanno scelto Trump. Non ci piace? E' cosi' lo stesso.
    In un mondo normale un bel po' di giornali obbligherebbe un bel po' di giornalisti a chiedere scusa ai lettori. Riempire ai lettori la testa di astruserie sul Russiagate che poi risultano infondate non è il modo migliore per vendere più copie, no? Soprattutto perché sarebbe bastato voler vedere, per notare che la teoria del complotto non funzionava. Non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. E non si è voluto vedere per via della “sindrome di Obama”, l’amore (cieco, appunto) per il Presidente colto, elegante e nero. Ma anche cinico e spregiudicato, perché fu proprio lui, quando la sconfitta di Hillary Clinton da impensabile si fece probabile, a inventare il Russiagate.
    Ma come si dice, non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. E non si è voluto vedere per via della “sindrome di Obama”, l’amore (cieco, appunto) per il Presidente colto, elegante e nero. Ma anche cinico e spregiudicato, perché fu proprio lui, quando la sconfitta di Hillary Clinton da impensabile si fece probabile, a inventare il Russiagate e le manovre russe per influenzare le elezioni presidenziali americane. Qualche fumoso documento dei (suoi) servizi segreti ed ecco lanciata sul mercato della paura la nuova peste del Duemila: gli hacker russi, onnipresenti, onniscienti, onnipotenti, poi di volta in volta responsabili della Brexit, della secessione della Catalogna, dell’avanzata dei partiti populisti, dell’arrosto bruciato da mia nonna.
    Diciamolo chiaro, per favore: le conclusioni di Mueller sono, anche, il gigantesco sputtanamento di Barack Obama, il primo Presidente nella storia degli Usa che, uscendo dalla Casa Bianca, ha cercato di impedire al successore di governare, buttandogli tra le gambe un complotto. Se uno rilegge i documenti pubblicati allora da Cia, Fbi, Nsa e compagnia bella si accorge subito che manca la ciccia. Accuse generiche quanto basta per servire da trampolino ai politici e alla stampa amica. Ora, comunque, cala il sipario. Due anni di indagini condotte dallo stesso apparato che ascoltava le telefonate di Hollande e della Merkel, forte di 17 agenzie, 110 mila dipendenti e 60 miliardi annui di budget, hanno stabilito che non c’è nulla, il Russiagate non esiste. Era un’invenzione. Fine delle trasmissioni.
    https://www.linkiesta.it/it/article/...OyRwmoiTVilpIE

    “Famiglia è papà e mamma, non quella progressista”
    Il vescovo di Verona Zenti strappa il primo applauso dicendo che la famiglia non è quella progressista, ma quella di mamma e papà. Cruciani e Maglie, laici liberi e onesti. Il fondatore del Congresso ricorda che il modello svedese ha decostruito la famiglia favorendo l'individualismo. Bisogna guardare a quello che succede o sta per succedere altrove. Dove? Ad esempio in Brasile e Ungheria. All'Italia non resta che un mea culpa: «Anche i partiti cattolici non hanno capito la portata della crisi demografica».
    VERONA - Ma che cosa si saranno detti tutto il giorno quelli del Congresso Mondiale per la famiglia? Sarà difficile scoprirlo dal 90% delle cronache che oggi troverete sui giornali perché loro - i media - hanno passato tutto il giorno a rincorrere nel grande vasto atrio porticato della Gran Guardia gli organizzatori del convegno. Dovere di cronaca? Diciamo, piuttosto, voglia di trovare l’inciampo ideale e lo scandalo con cui fare il titolone: tra una provocazione al vicepresidente Coghe e un tranello a Toni Brandi, passando per le interviste tattiche a Simone Pillon, Brian Brown, Massimo Gandolfini e poi il governatore Luca Zaia (ambiguo e teatrale il suo rimarcare patologica l'omofobia) e il vescovo di Verona, tutti hanno passato la giornata a cercare disperatamente la pistola fumante dello scandalo.
    E quando l’hanno trovata - spesso con arroganza - hanno urlato eureka. Cosi', con un piccolo feto di gomma recante una scritta anti aborto, si è addirittura creato il falso scoop che quello fosse il gadget dato dagli organizzatori del Congresso. E giù titoloni sul medioevo, l’aborto e la cattiveria di questi invasati della famiglia. Era il residuo di una vecchia campagna di ProVita. Professionalità, dicono.
    Ma di come sia andato lo svolgimento della giornata, sui giornali di oggi non troverete niente. Tranne che qui.
    UNA ZANZARA COME SPEAKER
    I lavori sono stati aperti in maniera un po’ insolita, come aveva preannunciato proprio alla Nuova BQ il vicepresidente del WFC Jacopo Coghe, con il saluto di Giuseppe Cruciani. Il conduttore de La Zanzara ha detto: «Io non sono uno di voi. Ma non trovo giusto quello che è stato messo in atto da coloro che vorrebbero spegnere questo microfono: una vera campagna di criminalizzazione. Quindi sono qui. Ovunque vieteranno di esprimere il vostro pensiero io saro' uno di voi».
    «IL VESCOVO: NO A FAMIGLIA PROGRESSISTA»
    Ma tra i saluti più significativi pronunciati nel corso della mattinata alla Gran Guardia, quello di di monsignor Giuseppe Zenti va citato per la decisione anche se nel suo intervento ha ceduto con una concessione alle convivenze non proprio "ortodossa". Il vescovo di Verona ha ricevuto il primo applauso scrosciante della mattina quando dal palco ha affermato che «un figlio ha diritto di crescere con un papà e una mamma, non la famiglia moderno progressista, ma la famiglia originale, perché originaria, naturale, sacra, divina, perennemente moderna, laica, umana non confessionale. E' la forma di società civile più accreditata dalla società umana e la più autentica». Parole che gli sono valse la standing ovation del pubblico e "l'agguato" successivo dei cronisti ai quali ha detto che "l'aborto è un delitto".
    Alla difesa della famiglia fondata sul matrimonio come soggetto sociale e da preferire per ragioni morali, economiche e di benessere generale alla convivenza, si sono dedicati gli interventi di Allan Carson, americano, fondatore del World Congress of Families e del vicepresidente dell’edizione italiana Toni Brandi. Come detto è stato l’intervento di Maria Giovanna Maglie a provocare gli applausi più fragorosi.
    «UN BRASILE FAMILY FRIENDLY»
    Nel corso degli interventi sono state analizzate molte best practices di politiche famigliari funzionanti e innovative. Praticamente arabo per lo standard delle proposte politiche italiane. In Brasile - ad esempio - la direttrice del Segretariato per la Famiglia del ministero apposito, voluto dal neo presidente Jair Bolsonaro, ha detto che la famiglia riguarda tutti i provvedimenti del governo: «Noi dobbiamo chiederci: questa cosa servirà alla famiglia? E’ una domanda indispensabile perché la famiglia abbraccia tutte le politiche pubbliche. Se volete difendere la vita - ad esempio - si passa dalla famiglia. E cosi' se si vogliono fare politiche scolastiche», ha spiegato Angela Vidal Gandra da Silva Martins che ha anche annunciato il varo di un piano di incentivazione e riconoscimento dell’educazione parentale e di home schooling.
    «Allo stesso modo dobbiamo accettare che l’uomo invecchia e si accosta alla morte. Sono andata sulla tomba di Santa madre Teresa di Calcutta e mi sono trovata davanti un uomo che mi ha detto: “Ho vissuto tutta la vita da cane, ma ora che sono vecchio, ho trovato in queste suore qualcuno che mi ami”. Ecco: viviamo una crisi d'amore a livello antropologico. Soffriamo una crisi d'amore. Dobbiamo trasformare la famiglia in una scuola d’amore e un governo puo' fare molto. Ad esempio aiutando la donna che desidera rinunciare al lavoro per stare a casa, luogo nel quale non puo' essere sostituita».
    «UNGHERIA FELIX»
    Con i suoi diversi ospiti l’Ungheria è probabilmente la nazione più citata e presente. L’odiata Ungheria, perché quando se ne parla bisogna sempre specificare il suo “peccato originale” anti-immigrazionista. Invece a sentire gli uomini politici magiari questo non è affatto un qualche cosa di cui vergognarsi: «Le nostre buone pratiche di politica familiare stanno rilanciando la natalità che dal 2010 ad oggi è arrivata quasi alla soglia media dei due figli per famiglia», spiega Attila Beneda, sottosegretario per la famiglia del presidente Viktor Orban, il cui governo è rappresentato a Verona da Katalin Novak, ministro per la famiglia.
    Beneda ha illustrato il corposo sistema di sostegno alle famiglie che va dagli aiuti economici ai mutui agevolati fino agli sgravi fiscali per le madri con 4 o più figli. «Abbiamo dato sostegni superiori a 30mila euro per l’acquisto della casa, sgravi fiscali e oggi il 13% delle famiglie ungheresi ha 4 o più figli». L’immigrazione? «Abbiamo ricevuto un chiaro mandato dal popolo, la cura della famiglia, non il favorire l’immigrazione clandestina».
    Il piano famiglia ungherese prevede che le giovani coppie possano chiedere un rimborso per le spese sostenute a partire dal primo figlio. Vengono inoltre dati aiuti per l’acquisto della casa e fino a 8.000 euro per l’auto famigliare delle famiglie numerose. Nel 2020 poi, tutte le madri che hanno 4 figli o più, otterranno sgravi pressoché totali sull’imposta che voi in Italia chiamate Irpef.
    «ADDIO SVEZIA. IL RITARDO ITALIANO»
    Nel corso del panel moderato dal direttore del Giornale Alessandro Sallusti sulle politiche europee, il fondatore del WFC Alan Carson ha notato che le politiche europee si stanno liberando dei miti del passato. In particolare si è constatato il fallimento della politica svedese «che ha decostruito l’indipendenza famigliare mentre si sta guardando con interesse a quanto accade in paesi dell’Est Europa come l’Ungheria e la Polonia».
    Ma c’è stato anche spazio per dare uno sguardo all’Italia. E qui non sono mancati i mea culpa per l’assenza di politiche strutturali famigliari di vasto respiro: «I partiti tradizionali di area cattolica in Italia hanno fallito perché non hanno riconosciuto il dramma della crisi demografica che stava arrivando», ha spiegato Luca Volontè, già parlamentare Udc. E di inverno demografico e calo della popolazione, si è parlato nel Workshop moderato dal direttore della Nuova BQ Riccardo Cascioli, il cui intervento di presentazione trovate qui. Oltre le polemiche, le calunnie e il chiacchiericcio mediatico, c’è spazio per costruire.
    ?Famiglia è papà e mamma, non quella progressista? - La Nuova Bussola Quotidiana

    Vittorio Feltri, il dettaglio privatissimo: "Pensammo a gettare nostra figlia nel bidone, ma..."
    Qualcosa si sta chiarendo: Salvini è dalla parte della famiglia tradizionale mentre a Di Maio piacciono da matti le unioni omosessuali. De gustibus.
    A Verona infuria il convegno sull' aborto da condannare e nel resto d'Italia si inneggia alla interruzione volontaria della maternità, giudicata una sorta di liberazione della donna. Si è discusso circa la pubblicazione e la distribuzione di pupazzetti con le sembianze di bimbi nel ventre materno. Cosa che ha suscitato scandalo nei progressisti, i quali hanno reagito schifati a simile iniziativa. Perché? Forse non sopportano di vedere che un feto è un essere umano in via di formazione, davanti al quale la loro coscienza vacilla.
    In effetti l' abolizione chirurgica della gravidanza non puo' che essere una forzatura, il che fornisce la prova evidente che si tratta di assassinio. Affermare il contrario significa mentire. Dopo di che ammettiamo che in alcune circostanze l' usanza cruenta sia una necessità giacché mettere al mondo una creatura sgradita è peggio che buttarla via, si fa per dire. Inoltre, documentare che un fantoccino sito nel grembo della mamma è un essere vivente e non un pezzo di legno non è un delitto, bensi' l' espressione di una verità inconfutabile. Demonizzarla quale provocazione equivale a ignorare l' evidenza.
    Stecchire un feto è negare il diritto alla vita, cosa legale ma sgradevole da festeggiare come gesto liberatorio. Abortite pure pero' almeno non vantatevene.
    Molti anni orsono mia moglie rimase incinta per la quarta volta e, poiché lavorava, non era convinta di riuscire ad allevare un altro bambino. Pensammo di liquidare l' ingombro. Ci appariva la soluzione idonea. Ne dibattemmo a lungo. Al termine decidemmo di ricorrere all' intervento. Tuttavia al momento di procedere facemmo marcia indietro, magari per viltà. Nacque una bella bambina alla quale abbiamo dedicato ogni attenzione. Quando la incontro, si chiama Fiorenza, penso che avevo progettato di gettarla nel bidone della spazzatura e mi commuovo. Non credo di avere sbagliato a tenermela.
    Questa la mia esperienza. Non conta nulla?
    https://www.liberoquotidiano.it/news...-commuovo.html

    "Parola di donna: elite in ritirata, famiglia il futuro"
    Nel corso della prima giornata del XIII Congresso Mondiale per le Famiglie l'intervento più applaudito è il suo. Maria Giovanna Maglie, da donna, emancipata e senza concessioni confessionali rivendica: "Il futuro appartiene alla famiglia naturale che deve avere la precedenza, questa elite dittatoriale è ormai in ritirata e avvelena i pozzi con le menzogne che abbiamo sentito e la complicità del Partito Unico Mediatico". L'aborto? "Abbiamo fatto la battaglia, ma credevamo che un giorno sarebbe scomparso. Oggi è un nuovo culto per il controllo delle nascite". La donna? "L'emancipazione è anche scegliere liberamente di restare a casa ad accudire la propria famiglia".
    L’intervento più applaudito della giornata è stato il suo: perché non è cattolica, non è un uomo maschilista e non è oscurantista quanto basta per ottenere il disprezzo del sistema mediatico. Ma Maria Giovanna Maglie appartiene a quella categoria di teste pensanti che è in grado di fiutare lontano un miglio il veleno del politicamente corretto. E decidendo di venire a Verona al XIII World Congress of Families una scelta di campo l’ha fatta: stare dalla parte della ragione, prima di tutto. Perché dove c’è famiglia naturale c’è soprattutto un progetto di vita razionale e che ha come sinonimo il bene comune.
    E' cosi' Maria Giovanna Maglie? Perché per difendere questi cattolici, oscurantisti, medievali e maschilisti ci voleva una donna emancipata e non confessionale come lei?
    Perché bisogna combattere la nuova dittatura del politicamente corretto progressista di cui ho una grande paura. L’ho vista crescere negli Stati Uniti che hanno eletto Trump proprio per reagire a questa epidemia che non si ferma. E non si ferma nel mondo anglosassone, nell’Ue e nemmeno in Italia dove a un sentimento popolare forte si contrappone un’elite che non ne vuole sapere di andare a casa e rinnovarsi. Tutte le volte che è possibile, è necessario dare testimonianza della battaglia contro il pregiudizio e la dittatura del politically correct.
    Il World Congress of Families c’è dal 1997, eppure soltanto qui in Italia ha conosciuto questa opposizione ideologica. Perché?
    Perché in questo Paese si contrappongono un'elite e una maggioranza popolare che vuole cose diverse da questa elite, che ha già perso, è rabbiosa e resiste solo perché detiene alcune leve di potere che sono soprattutto mediatiche. Cosi' si innervosiscono ed eventi come questo parlano chiaro, riportano i valori della tradizione e – attenzione – non tolgono niente a nessuno, ma aggiungono.
    Che cosa?
    Nessuno di questo Congresso vuole togliere a me il diritto di non aver avuto figli o di non essermi mai sposata o di vivere con un uomo more uxorio e io non voglio togliere nulla a loro. E' questa la differenza tra il pregiudizio e la libertà.
    Ma la famiglia…?
    Nella nostra Costituzione c’è una famiglia naturale composta da uomo e donna e deve avere la prevalenza, tutte le altre forme di convivenza si possono aggiungere, non è il contrario. Non è che si è omofobici o omocentrici, si è tolleranti, ma al centro resta l’altra forma di famiglia.
    Eppure, scalpitano parecchio, devono tenerci parecchio…
    Questo non è un dibattito da quattro soldi, è potere vero che decide sul serio sulla gente, ecco perché la lotta è furibonda.
    E non è neanche solo un dibattito confessionale a quanto pare.
    No, investe la politica, ecco perché tanto nervosismo. Siamo di fronte a un’elite che ha affermato alcuni strumenti di dittatura progressista di una minoranza al comando e la maggioranza non ne vuole sapere di questa dittatura.
    Durante il suo intervento ha definito l’aborto e l’omosessualismo nuovi culti.
    Per forza, questa elite ritiene di dover comandare attraverso l’imposizione di modelli alternativi come se fossero i modelli vincenti. Per questo bisogna opporsi.
    Dunque, l’aborto è un nuovo culto o è un dramma terribile?
    Io appartengo alla generazione che ha fatto la battaglia per l’aborto perché avevo vent’anni a quell’epoca. Ritengo la legge italiana equilibrata, ma quando noi abbiamo fatto quella battaglia pensavamo che nel giro di 20 anni sarebbe finita. Che non ci sarebbe stato più bisogno dell’aborto, che nel frattempo gli strumenti di prevenzione delle nascite non volute avrebbe eliminato di fatto l’aborto, grazie all’evolversi della società dal punto di vista economico, dell’assistenza e dell’aiuto alle donne che partorivano che volevano un figlio. Invece...
    Invece?
    Invece questo è controllo delle nascite ed è orribile.
    Che cosa rivendica allora?
    Da donna rivendico il diritto a fare il mio percorso lavorativo e di vita in maniera paritaria ma non antitetica al mondo maschile, ma anche, se lo ritengo opportuno, di non farlo quel percorso. E' questa la vera emancipazione, non puo' esserci un obbligo, l’emancipazione femminile non deve passare necessariamente attraverso il lavoro e la concorrenza, ma passa attraverso la libertà di scelta, il potere anche stare a casa.
    Sta dicendo che una donna, se rimane a casa a prendersi cura della casa, del marito e a seguire i figli nell’educazione è ugualmente emancipata?
    Assolutamente si'. E' emancipata purché tutto questo lo scelga liberamente.
    Come giudica da esperta degli Usa il fatto che Donald Trump stia riuscendo a portare avanti politiche pro life di un certo spessore, mentre politici come Salvini e Giorgia Meloni sono ancora ancorati a un certo tipo di timore laicista che li tiene sotto controllo?
    Trump ha un potere vero che nessun leader italiano avrà mai. Quello che di positivo e salvifico sta facendo è togliere i soldi a queste cliniche di pianificazione famigliare che quando tu vai da loro perché incinta e magari chiedi anche solo un consiglio, ti suggeriscono di abortire anche al V o VI mese. Allora, se permetti questo, io i soldi per fare questo non te li do. Questa è una grande risposta al periodo di grande lassismo morale che si è respirato con Obama.
    E in Italia…?
    In Italia il potere di Salvini è inferiore, ma attenzione: la Lega è sopra il 30%, la gente segue Salvini e a opporsi è ormai quello che io chiamo il PUM, il partito unico dei media. Che continua a raccontare un'altra realtà.
    Come vede il ruolo di alcune gerarchie ecclesiastiche?
    Il merito non è di una buona parte di questa Chiesa che a partire da parroci che vivono di Famiglia cristiana per continuare con vescovi che si nutrono degli editoriali di Avvenire per finire con certe dichiarazioni estemporanee di Papa Francesco sembrano inseguire il mito di una Chiesa orientale e filo islam, che insegue tutti i lassismi per cercare di non perdere consensi.
    E i cattolici come li vede?
    Credo che soffrano di questo, ma per fortuna in questi ultimi anni c’è stata una grande rivolta contro la globalizzazione selvaggia, contro l’aver lasciato tutto in mano ai mercati, contro l’immigrazionismo come soluzione dei problemi. Hanno esagerato e infatti l'elite è in ritirata. Cosi' la reazione sarà salvifica e forte. E - attenzione - siamo soltanto all’inizio.
    "Parola di donna: elite in ritirata, famiglia il futuro" - La Nuova Bussola Quotidiana

    Congresso delle famiglie, Meluzzi: “Da Verona un vento nuovo. Cambierà tutto”
    Forse mai nessun evento in Italia è stato tanto contestato e vituperato come il Congresso mondiale delle Famiglie che si è svolto a Verona nel fine settimana. Si è detto e scritto di tutto, per giorni e giorni non si è fatto che parlare di medioevo, di diritti negati, di oscurantismo, quando invece al centro della tre giorni non c’era altro che la difesa e la promozione di quella famiglia naturale riconosciuta dalla Costituzione. Eppure è stato creato un clima di ostilità impressionante, come se a Verona si celebrasse un raduno di pericolosi estremisti, golpisti o chissà cosa. Con ripercussioni anche all’interno di un governo sempre più contraddistinto dall’eterna competizione fra Lega ed M5S. Lo Speciale ha parlato con uno che al congresso c’è stato ed è intervenuto portando un suo importante contributo, lo psichiatra e scrittore Alessandro Meluzzi.
    Cosa ha rappresentato il Congresso mondiale delle Famiglie?
    “E’ stato un evento importante ed entusiasmante, per tre ordini di ragione”.
    Quali?
    “Innanzitutto perché è stato umanamente straordinario vedere riunite tante famiglie formate da persone vere ed autentiche che reggono questa nostra società generando figli, allevandoli, crescendoli, educandoli e garantendo in questo modo il futuro del mondo sulla base di solide radici valoriali”.
    Eppure contro l’evento si è visto un clima di odio impressionante. Perché?
    “Qui arrivo al secondo aspetto. Il clima di assedio intorno a questa manifestazione ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’esistenza di quell’internazionale del politicamente corretto e del pensiero unico intollerante e repressiva. C’era da aspettarselo, ma quello che sinceramente mi ha amareggiato non sono state le proteste scontate del mondo Lgbt e delle cosiddette femministe, quanto il silenzio del Vaticano. Il tutto mentre in Marocco con la visita del papa veniva riproposto ancora una volta il tema delle migrazioni. I valori non negoziabili, la difesa della vita e della famiglia naturale sembrano non interessare più, cio' che conta davvero sembra essere soltanto lo sviluppo della cultura globalista e migrazionista. Meno figli ma più migranti. Ma fortunatamente c’è il terzo e forse più importante aspetto”.
    Ossia?
    “Il clima di speranza partito da Verona. Per la prima volta abbiamo visto sfilare per le strade centinaia di persone che hanno il coraggio di parlare di Dio, di patria, di famiglia, valori che pensavamo ormai sepolti e che invece, nella verità che ci rende liberi, riemergono con tutta la loro forza”.
    In poche parole è stato rotto il muro del politicamente corretto?
    “Direi che è stato fortemente lesionato. E’ sicuramente caduta una barriera. Come è scritto nel libro dell’Apocalisse è stata aperta una porta che nessuno potrà più chiudere. Alla faccia di tanti pastori che hanno preferito vendere il proprio gregge ai lupi”.
    Il Congresso di Verona ha creato un duro scontro all’interno del governo fra Salvini e Di Maio. La famiglia sarà terreno di campagna elettorale alle europee?
    “E’ normale che fra Salvini, Meloni da una parte e Di Maio dall’altra, su questi temi sussistano delle divergenze sostanziali. Non credo tuttavia che il governo cadrà su questo, perché nessuno in questo momento ha interesse che cio' avvenga. Certamente pero' il M5S è molto diverso dalla Lega, questo è evidente. E meno male che Salvini non la pensa come Di Maio, Spadafora, Fico e altri. Questa è una garanzia. Saranno gli elettori alla fine a giudicare”.
    C’è pero' chi accusa Salvini di aver fatto a Verona soltanto una passerella elettorale, perché poi per le famiglie non sarebbe stato fatto nulla. Condivide?
    “No, non condivido. La cosa importante adesso è fermare l’assalto contro le famiglie, poi certo dovranno essere prese misure concrete di natura economica. Qui pero' il problema è soprattutto valoriale. Se manca la famiglia, manca la speranza, indipendentemente dalla presenza o assenza di soldi. C’era un tempo in cui le famiglie povere, soprattutto quelle contadine, mettevano al mondo anche fino a dodici figli, e non lo facevano per ignoranza ma proprio per un eccesso di speranza e fiducia nel futuro. Oggi la cosa principale da fare è rompere il velacro farisaico del politicamente corretto e della repressione nei confronti della famiglia. Questo è stato fatto ed è già un grande passo avanti”.
    Ma perché tanto odio oggi verso la famiglia naturale?
    “Viviamo in un mondo brutale dove si vorrebbe negare diritto di cittadinanza a chi la pensa diversamente. Parlerei di un’ideologia che non tollera le diversità e le opinioni. Un’ideologia che pero' non si indiga per lo chador, ma anzi lo indossa per una forma di sudditanza verso la cultura islamica. Urlano contro chi difende la famiglia naturale e tacciono contro chi offende la dignità della donna, trattandola come un essere inferiore e costringendola ad andare in giro coperta da cima a piedi”.
    Quindi Verona ha gettato davvero un seme capace di far germogliare qualcosa di grandioso?
    “Ha gettato le basi di un movimento che vuole radici, memorie, tradizioni, identità, forza, vita, accoglienza della vita e amore. Un grande movimento di amore che penso cambierà la storia d’Italia”.
    https://www.lospecialegiornale.it/20..._cWafRYMzP9ucA

  6. #386
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,052
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Le radici cristiane dell'Occidente

    L'alt right inchioda i liberal Usa: "Non usano la parola cristiani"
    Polemiche sui tweet dell'ex segretario di Stato e dell'ex presidente americano. I conservatori accusano: "Perché non usate la parola cristiani?"
    Andrea Riva
    "Easter worshipper", ovvero "coloro che credono nella Pasqua". Queste parole sono state usate da Hillary Clinton e Barack Obama per commentare i tragici attentati che hanno insanguinato la Pasqua.
    Un gioco di parole che, secondo alcuni utenti, sarebbe stato fatto per evitare di utilizzare la parola "cristiani".
    "In questo santo fine settimana per molte fedi, dobbiamo rimanere uniti contro l'odio e la violenza. Sto pregando per tutti coloro che sono stati colpiti dai terribili attentati contro i fedeli di Pasqua e i viaggiatori in Sri Lanka", ha twittato l'ex segretario di Stato.
    Hillary Clinton

    @HillaryClinton
    On this holy weekend for many faiths, we must stand united against hatred and violence. I'm praying for everyone affected by today's horrific attacks on Easter worshippers and travelers in Sri Lanka.
    59.600
    19:17 - 21 apr 2019
    Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter
    22.200 utenti ne stanno parlando
    Parole simili sono state scritte anche dall'ex presidente americano: "Gli attacchi ai turisti e ai fedeli della Pasqua nello Sri Lanka sono un attacco all'umanità. In una giornata dedicata all'amore, alla redenzione e al rinnovamento, preghiamo per le vittime e rimaniamo in piedi con il popolo dello Sri Lanka".
    Barack Obama

    @BarackObama
    The attacks on tourists and Easter worshippers in Sri Lanka are an attack on humanity. On a day devoted to love, redemption, and renewal, we pray for the victims and stand with the people of Sri Lanka.

    498.000
    16:02 - 21 apr 2019
    Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter
    115.000 utenti ne stanno parlando
    Queste parole hanno scatenato il mondo conservatore americano che si è chiesto come mai i due rappresentanti democratici non abbiano voluto utilizzare la parola "cristiani". Anzi, c'è anche si spinge addirittura più in là, come l'influencer Blair White, che ha attaccato la Clinton dicendo: "Proprio come non siete mai stati in grado di dire 'ISLAM' dopo la strage di Pulse (questo il nome del night club dove nel 2016 si è registrato un attentato terroristico rivendicato dall'Isis che ha provocato la morte di 50 persone, Ndr), non siete in grado di dire 'cristiani' dopo la morte di 200 persone. Adoratori di Pasqua? Ciao, ragazza".
    Hillary Clinton

    @HillaryClinton
    · 21 apr 2019
    On this holy weekend for many faiths, we must stand united against hatred and violence. I'm praying for everyone affected by today's horrific attacks on Easter worshippers and travelers in Sri Lanka.
    Blaire White

    @MsBlaireWhite
    Just like you were never able to say "ISLAM" after the Pulse shooting, you can't say "CHRISTIANS" after 200 of them lay dead. Easter worshippers? Girl bye.
    12.100
    01:17 - 22 apr 2019
    Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter
    1.738 utenti ne stanno parlando
    Matt Batzel, direttore di American Majority, ha invece chiesto a Obama: "Perché non hai detto cristiani?". Dennis Michael Lynch, ha invece detto all'ex presidente americano: "Che ne dici di chiamare gli assassini... estremisti musulmani. E' una buona cosa chiamare degli assassini. Ignorarli non li fa andare via. E, tra l'altro, non sarebbe un peccato usare la parola cristiani quando si menzionano le vittime".
    Barack Obama

    @BarackObama
    · 21 apr 2019
    The attacks on tourists and Easter worshippers in Sri Lanka are an attack on humanity. On a day devoted to love, redemption, and renewal, we pray for the victims and stand with the people of Sri Lanka.
    Dennis Michael Lynch

    @realDennisLynch
    And how about calling out the KILLERS.... Muslim extremists. It's a good thing to call out killers. Ignoring them doesn't make them go away. And by the way, it wouldn't be a sin to use the word CHRISTIANS when mentioning the victims.
    3.189
    132 - 22 apr 2019
    Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter
    482 utenti ne stanno parlando
    Il sito conservatore louderwithcrowder.com, fondato dall'ex giornalista di Fox News Steven Crowder, ha inoltre stilato una lista di tutti i politici democratici che hanno preferito usare le parole "Easter worshipper" al posto di "christians".
    L'alt right inchioda i liberal Usa: "Non usano la parola cristiani" - IlGiornale.it

    Bolsonaro: "Brasile non diventerà paradiso per mondo e turismo gay"
    Le affermazioni di Bolsonaro hanno scatenato la reazione dei gruppi Lgbt brasiliani. Incontrando Trump Bolsonaro aveva detto che Stati Uniti e Brasile sono "uniti per il rispetto della famiglia tradizionale, nel timore di Dio, e contro l'ideologia di genere"
    Matteo Orlando
    Jair Bolsonaro ha generato una nuova polemica in Brasile dicendo che il suo Paese non diventerà mai un paradiso per il mondo Lgbt e per il turismo che orbita in tale ambito.
    Durante una colazione con i giornalisti tenutasi il 25 aprile il Capo di Stato del più grande paese sudamericano ha detto che "il Brasile non puo' essere un paese per il mondo gay e per il turismo gay".
    Bolsonaro ha toccato l'argomento quando è stato sollecitato a rispondere sull'accusa, che gli è arrivata negli anni dagli ambienti progressisti, di essere omofobo. Il presidente brasiliano ha ribadito che se uno vuole andare in Brasile "per fare sesso con una donna" faccia "pure la sua vita". Ma "non possiamo lasciare che questo posto sia conosciuto come un paradiso per il turismo gay, il Brasile non puo' essere un paese per il mondo gay".
    Queste affermazioni hanno scatenato la reazione dei gruppi politici Lgbt, che già dall'elezione di Bolsonaro vanno all'attacco del Presidente e sono perennemente sul sentiero di guerra contro ogni politica portata avanti dal suo governo.
    Recentemente, Bolsonaro è stato con Donald Trump alla Casa Bianca e ha affermato che sia gli Stati Uniti che il Brasile sono e saranno "uniti nella garanzia della libertà, nel rispetto della famiglia tradizionale, nel timore di Dio, il nostro Creatore, contro l'ideologia di genere, il politicamente corretto e le finte notizie".
    Il presidente brasiliano, più volte, sul suo profilo Twitter si è espresso per l'eliminazione di tutti i contenuti Lgbt dalle scuole e anni fa intervistato dall'attore comico britannico Stephen Fry, per il documentario Out There, andato in onda sulla Bbc nel 2013, aveva affermato che "nessun genitore è orgogliosa di avere un figlio gay" e che ai "brasiliani non piacciono gli omosessuali".
    Bolsonaro: "Brasile non diventerà paradiso per mondo e turismo gay" - IlGiornale.it

    CHI DI TEENAGER FERISCE, DI TEENAGER PERISCE – IN SVEZIA E' ARRIVATA L’ANTI-GRETA: SI CHIAMA IZABELLA NILSSON JARVANDI, HA 15 ANNI E INVECE CHE FARE CAMPAGNA PER L’AMBIENTE CRITICA GLOBALISMO E IDEOLOGIA GENDER. E INFATTI NON LA CHIAMANO AL PARLAMENTO EUROPEO A FARE DISCORSI O SELFIE
    Si parla tanto di Greta Thunberg, ma in Svezia c'è un'altra ragazza che, invece di battersi per l'ambiente, si impegna contro immigrazione e ideologia gender. L'anti-Greta si chiama Izabella Nilsson Jarvandi e ha 15 anni. Sul suo profilo Twitter si definisce «una giovane attivista politica contro il globalismo, che cerca la verità e la giustizia per la mia amata Svezia».
    Jarvandi ha tenuto comizi pubblici davanti ai palazzi del potere svedesi ed è attivissima sui social. Denuncia quello che definisce «il genocidio del popolo svedese», dovuto alle politiche liberali del suo paese verso l'immigrazione.
    Ha anche solidarizzato con il premier ungherese Viktor Orban per la sua chiusura nei confronti degli immigrati. Ma Izabella non si limita a sostenere posizioni sovraniste. E' anche favorevole a politiche per la famiglia e combatte la cosiddetta ideologia gender, quella che sostiene che le differenze di comportamento fra maschi e femmine derivano dall'educazione.
    A marzo l'attivista quindicenne è stata protagonista di un durissimo dibattito su Twitter contro quello che ha definito «l'indottrinamento gender nelle scuole svedesi». Ha parlato di «testi assurdi», i cui protagonisti sono «una ragazza con un pene», «un ragazzo con una vagina» o individui che sono al tempo stesso «un maschio e una femmina».
    La bestia nera di Izabella sono gli intellettuali liberal di sinistra e l'ideologia del politically correct. Per questo è diventata popolarissima negli ambienti della destra sovranista e degli integralisti cristiani. La giovane attivista ne ha anche per Greta Thunberg: «Se non sei nemmeno abbastanza uomo o donna per difendere la tua gente - ha scritto sui social -, allora come diavolo dovresti essere li' per il resto del mondo?».
    https://www.dagospia.com/rubrica-29/...zia-201783.htm

    Sgambetti e dossieraggi. Cosi' l’Europa colpisce i sovranisti
    Sgambetti burocratici, regole cambiate all’ultimo momento per ostacolare i partiti sovranisti nelle sedi europee, dossier, o meglio, schedature, contro gli stessi partiti e i suoi rappresentanti. Sono queste le ultime manovre del Consiglio d’Europa denunciate dalla Lega e e dal gruppo europarlamentare di Europa delle Nazioni e della Libertà che provava a costituire il suo gruppo nell’assemblea dell’organismo europeo.
    La questione ha i lati oscuri di una vera e propria manovra politica tesa a ostacolare un’inevitabile cavalcata del blocco di destra all’interno delle istituzioni europee, specialmente a poche settimane dalle elezioni europee.La strategia denunciata dal rappresentante leghista è duplice: da un lato, il Consiglio d’Europa, con una mossa repentina, ha modificato con un voto il numero minimo di aderenti al gruppo facendoli passare da 20 a 28 (qui il testo della risoluzione 2278 dell’11 aprile 2019) . Una mossa che non aveva motivo di esistere, come spiegato dalle fonti del Carroccio, poiché a richiesta specifica sul perché fosse stato realizzato questo cambiamento del regolamento, è stato risposto che si trattava esclusivamente di un fattore di procedura di cui si parlava già da molto tempo.
    Risposta che pero' nasconde qualcosa di sospetto. E il motivo è che, come denunciato dal leghista Paolo Grimoldi, nelle stesse ore in cui il Consiglio votava questa modifica alla procedura d’ingresso, la stessa istituzione produceva un dossier con una schedatura di tutti i partiti che avevano fatto richiesta di costituzione del gruppo all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa – un organismo che ricordiamo non fa parte dell’Unione europea (partecipano anche Russia e Turchia) – e di alcuni rappresentanti. Nel documento sono presenti descrizioni totalmente a sfavore di Lega, Alternative fur Deutschland (Afd) e Partito della Libertà Austriaco (Fpo), partiti che vengono descritti dal Consiglio d’Europa come razzisti, xenofobi e che diffondono odio razziale. E all’interno sono presenti dei veri e propri dossier su alcuni dei loro rappresentanti con tanto di individuazione dei post di Twitter o Facebook in cui sono espressi concetti che, secondo il Consiglio d’Europa, sono forieri di odio razziale.
    Ma è realmente cosi'? Vediamo nel documento quello che viene scritto in un tweet dello stesso Grimoldi. Il leghista viene accusato di aver espresso posizioni razziste per un post del 22 febbraio 2019 con scritto: “19 richiedenti #asilo nigeriani (da che guerra scappano?) spacciavano #droga a #Morbegno davanti a scuole e giardinetti. 19 “risorse” che ospitavamo, delinquenti che nessuno controllava e mantenevamo a nostre spese. Chi li ha fatti entrare dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa!”. Questo cinguettio del leghista viene preso come spunto dal memo del Consiglio d’Europa per definire la Lega un partito che, sempre a detta dell’istituzione europea, “è noto per la sua politica radicale anti-immigrazione, che promuove l’odio e la discriminazione contro gli immigrati, in particolare da Africa, sia settentrionale che sub-sahariana”. E lo fa traducendo fra le altre cose in maniera del tutto erronea il post dello stesso rappresentante del Carroccio.
    La cosa che pero' inquieta non è tanto il controllo riguardo a possibili esternazioni razziste, ma il fatto che sia avvenuto un vero e proprio dossieraggio teso non tanto a prevenire l’eventuale razzismo o l’odio razziale, ma quello che è semplicemente un giudizio politico. Una scelta che a molti non fa certo pensare a quello che dovrebbe essere il “tempio del libero pensiero e della libertà d’espressione”, ma a un sistema non troppo diverso da quello di sistemi più o meno totalitari. Specialmente perché questa schedatura si basa non su reati ma su opinioni politiche.
    Sgambetti e dossier segreti. Così l'Europa colpisce i sovranisti

    Gran Bretagna, consulente della May critica Soros e viene licenziato
    Oltre ad attaccare Soros, il filosofo Roger Scruton aveva anche espresso ammirazione verso il leader ungherese Viktor Orban
    Gerry Freda
    Il governo britannico ha in questi giorni licenziato un consigliere della premier Theresa May, accusato di avere pronunciato, durante un’intervista, frasi antisemite.
    In realtà, spiegano i media inglesi, l’alto funzionario avrebbe semplicemente criticato George Soros, magnate americano di origini israelitiche e promotore di campagne internazionali pro-migranti.
    A essere estromesso dall’entourage del primo ministro è stato l’accademico Sir Roger Scruton, filosofo e docente di estetica. Egli, nel novembre del 2018, era stato nominato dalle autorità di Londra a capo di una commissione governativa incaricata di fornire a Downing Street proposte di rinnovamento architettonico delle città del Regno Unito. Tuttavia, una sua recente intervista al settimanale New Statesman gli è costata la cacciata dal prestigioso incarico.
    Scruton, nel suo colloquio con i giornalisti di tale organo di informazione, aveva accusato Soros di effettuare continue ingerenze, grazie ai media europei a lui vicini, nella politica interna dell’Ungheria e di condizionare, attraverso il suo “impero finanziario”, le scelte di molti governi occidentali. L’accademico, sempre nella sua intervista a New Statesman, aveva quindi preso posizione in difesa del governo di Viktor Orban, qualificando i provvedimenti adottati da quest’ultimo come una “legittima difesa” contro le pressioni di Soros e contro l’immigrazione islamica.
    Interloquendo con i cronisti del settimanale, l’allora consigliere della May aveva poi indicato il leader di Fidesz come una “piacevole eccezione” in un panorama politico europeo caratterizzato quasi esclusivamente da “governanti rassegnati al declino dei valori artistici e culturali dell’Occidente”. A detta del filosofo, il fronte sovranista capeggiato da Orban rappresenterebbe l’ultimo baluardo dell’identità occidentale contro l’avanzata del “globalismo amorale” propugnato da Soros e contro la “colonizzazione musulmana” del Vecchio continente.
    Altri bersagli delle invettive di Scruton erano stati il termine “islamofobia” e il governo cinese. Egli, sempre nell’intervista a New Statesman, aveva infatti qualificato il primo come un’“arma” ideata dai leader maomettani per zittire all’istante chiunque denunci l’umiliante condizione delle donne e dei cristiani nei Paesi musulmani. Le autorità di Pechino erano state invece accusate dall’allora consigliere della May di stare trasformando il Paese asiatico in una gigantesca “società di automi”.
    Gran Bretagna, consulente della May critica Soros e viene licenziato - IlGiornale.it

    Padre e madre sulla carta d'identità dei minori
    Sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicata la decisione del ministro Salvini di eliminare la dicitura “genitori” dalla carta di identità dei minori che verrà sostituita dalla dicitura “padre” e “madre”. In tal modo si ribadisce un dato ovvio: il bambino ha bisogno di un padre e di una madre per crescere.
    Inoltre tale doppia dicitura eliminerà de facto e de iure il riconoscimento della doppia genitorialità omosessuale. Proprio per questo motivo il Garante della privacy l’ottobre scorso aveva bocciato la proposta perché – cosi' sosteneva – discriminante nei confronti delle coppie omosessuali. In realtà è discriminante per le famiglie riconoscere l’omogenitorialità.
    Padre e madre sulla carta d'identità dei minori - La Nuova Bussola Quotidiana

    Murgia, parvenu chic che ha scelto di stare coi ricchi
    Il disprezzo radical chic con Michela Murgia acquisisce anche la caratteristicha di snobismo da parvenu: la scrittrice si vanta di aver lavorato e fatto i sacrifici. Peccato che ora che ha conquistato la fama sia passata dalla parte dei suoi nemici di classe: i ricchi.
    Cara Signora Murgia,
    innanzitutto complimenti. Si', perché con una graziosa spallucciata è riuscita ad evitare di rispondere alle domande scomode di Nicola Porro sull’immigrazione.
    In effetti, quello è un terreno minatissimo. Si rischia di fare la figura penosa di Marco Damilano, direttore de L’Espresso, dalla Gruber, di fronte all’incalzare della Meloni: “Ma è vero o no che gli immigrati che sono l’8% della popolazione residente in Italia commettono il 37% degli stupri? E’ vero, o no, che esiste un’incidenza maggiore per i reati commessi dagli immigrati?”, chiese la Presidenta (va bene?) di Fratelli d’Italia. E lo sventurato Damilano, con sguardo parallelo, rispose dopo interminabili secondi: “Non la seguo su questo ragionamento… e allora gli italiani?”.
    La matematica fa paurissima, eh? Quando con veloce calcolo si afferrano le proporzioni e viene fuori che lo straniero è mediamente 3-4 volte più pericoloso di un concittadino italiano, allora meglio battere in ritirata. Se poi qualcuno ricorda che con un’accoglienza limitata e regolamentata si sarebbe potuto rinunciare a buona parte dei 904 stupri del 2017 (contro i 1537 commessi da italiani, che pero' sono 60 milioni) allora li' è meglio scappare sulle colline.
    Tuttavia, Lei, al contrario di Damilano che si è tragicamente impantanato di fronte a un paio di milioni di telespettatori, ha astutamente evitato il confronto.
    Ma ancora complimenti per la successiva contromossa: subito, infatti, l’occhiuto ministro Salvini l’aveva presa di mira dedicandoLe un post:
    ”Gli “intellettuali” radical-chic italiani non si smentiscono mai: primi al mondo per spocchia, poi si stupiscono che la gente non li voti più”.
    Era duretto, ma Lei ha reagito con una pensata di grande successo e dal cilindro ha tirato fuori la “graffiante” sinossi del Suo curriculum, confrontato con quello di Salvini: “Nel '91, anno in cui mi diplomavo come perito aziendale, mi pagavo l’ultimo anno di studi lavorando come cameriera stagionale in una pizzeria”, poi “a insegnare nelle scuole da precaria”, poi il lavoro nella centrale termoelettrica, poi il lavoro come cameriera quando rifaceva i letti per 1000 euro al mese...
    Il suo post è rimbalzato sui social come l’arguzia dell’anno: obiettivo raggiunto; ma, ahimé, sul contenuto non possiamo farle gli stessi complimenti di cui sopra. Si', perché il suo tentativo di far passare Salvini per un riccone figlio di papà, alla Calenda, per intenderci, è poco credibile.
    Non è che Lei ha scritto: “Mentre io lavoravo in miniera, lei Ministro, giocava al polo con i rampolli dell’aristocrazia meneghina”. No: Salvini, in quel periodo, prendeva 48/60 al liceo della buona borghesia milanese. E capirai … Chissà che ci credevamo.
    Cosi' come il confronto non è molto stridente quando Lei racconta del suo periodo come consegnatrice di cartelle esattoriali con contratto co.co.co. (Tali contratti, è opportuno ricordarlo, furono voluti dal Ministro Treu, del governo Prodi, di centrosinistra).
    Salvini a quell’epoca, non andava in barca a vela in Costa Azzurra, né era entrato come editorialista al Corriere della Sera, bensi', come Lei giustamente sottolinea, “faceva pratica in Radio Padania e alla Padania”. Con tutto il rispetto per i colleghi in fazzoletto verde, non è che stiamo parlando del New York Times, dove invece, per esempio, sono di casa tanti giornalistoni di sinistra.
    Almeno Salvini non aveva un papà cronista del Giornale di Sicilia, come Gianni Riotta, né un papà come quello di Vittorio Zucconi, deputato e giornalista della Domenica del Corriere, né il papà della Gruber, ricchissimo industriale padrone della Tiger, né i padri di Claudio Sabelli Fioretti, Paolo Mieli, Maurizio Mannoni, Enrico Mentana, tutti, guarda caso, giornalisti, né il genitore di Maria Laura Rodotà, o di Bianca Berlinguer, noti a tutti. Questo, tanto per citare alcuni dei più noti “self made man” radical chic.
    Comunque, concordiamo con Lei sul fatto che il Ministro Salvini sia stato impreciso. Data la Sua sinossi curriculare, Salvini avrebbe dovuto dire che Lei è piuttosto una “parvenu-radical chic”, senza offesa. Ma sappiamo che il Ministro è un po’ tagliato con l’accetta e certe sottigliezze gli sfuggono.
    Il Suo atteggiamento da parvenu-radical chic, ci perdoni, in effetti traspare ovunque, nelle inacidite stroncature di libri che ammannisce sugli scranni di RaiTre, spurgando un bel po’ di livore forse per i troppi rospi dovuti ingoiare in passato, durante la Sua gavetta. Traspare anche nei narcisistici cerebralismi che vorrebbero essere arditi e provocatori, come quel Suo intervento sulla necessità impellente di sostituire la parola Patria con “Matria”, perché il primo concetto rimanderebbe all’orrido patriarcato. Aspettavamo la seconda puntata: perché non sostituire la parola “Famiglia” con “Padroniglia”, dato che la prima deriva da “famulus”, “servitore” e potrebbe rievocare secoli di sfruttamento delle classi disagiate?
    Il suo essere una radical-parvenu è emerso anche nello snobissimo e sprezzante test su “Quanto sei fascista” che ha poi sortito un effetto esilarante, con una miriade di lettori che si dispiacevano di aver ottenuto un punteggio troppo basso, data la sconcertante banalità delle domande tipo “Non ricordo tutta questa solidarietà per i terremotati”. Quesiti che avrebbero dovuto essere rivelatori di una camicia nera sotto pelle.
    Ma, veda, la cosa più grave della Sua presunta provocazione è che dalla Sua rispettabilissima, difficile esperienza di lavoro giovanile, di fronte al quale ci togliamo il cappello, emerge il fatto che Lei, pur avendo conosciuto direttamente le durezze della vita, gli stipendi miserevoli dei colleghi italiani, l’insicurezza in cui si trova una donna a dover alzarsi quando ancora fa buio per andare a lavorare, la mancanza di lavoro per le aziende italiane che chiudono strangolate dalle tasse e dall’austerity europea, nonostante Lei abbia conosciuto tutto questo da vicino, ha scelto di stare dalla parte dei ricchi, dalla parte delle élite, dei difensori dello status quo. Nonostante la Sua provenienza, Lei lavora alacremente per disgregare anche le ultime, basilari garanzie che dovrebbero proteggere le fasce più deboli: la possibilità di costruire una famiglia, un paese che abbia dei confini e che tenga al sicuro il cittadino.
    Lei, quindi, italiana, proveniente da una classe sociale con poche possibilità (sia detto col massimo rispetto) una volta raggiunti fama, denaro e notorietà ha consegnato il suo ceto di appartenenza al nemico, al mondo rolexato degli intellettuali snob e ricconi, delle Marie Antoniette della tv, disprezzando tutto cio' che “puzza ancora di povero”, come magari, nel Suo immaginario appare l’elettorato di destra.
    Visto che Lei è persona colta e ama molto le parole, in latino “consegnare” si dice “tradere”, da cui deriva la parola “tradimento”.
    Non me ne voglia - se puo' - cari saluti.
    Murgia, parvenu chic che ha scelto di stare coi ricchi - La Nuova Bussola Quotidiana

    Come nel 2011: vogliono fare il Governo Draghi
    Il secondo golpe tecnico ai danni dell’Italia potrebbe consumarsi presto, nell’indifferenza generale. Il cartello finanziario ha già fatto partire l’Operazione Mario Draghi, identica nella modalità e nelle finalità all’operazione Mario Monti del 2011. Il cartello finanziario opera seguendo sempre lo stesso format, lo stesso copione.
    La prima fase è quella della Shock Economy. Bisogna creare un evento che abbia un forte impatto sulla popolazione. Quasi sempre si tratta di inasprire le crisi economiche. Mario Monti lo disse qualche anno fa in un video ripreso da Byoblu: l’Europa ha bisogno di gravi crisi per fare passi avanti. Le agenzie di rating hanno già iniziato con i declassamenti, mentre i giornali innalzano il livello di allarme avvertendo della stagflazione.
    La seconda fase è il restyling dell’immagine del prescelto, che dovrà prendere in mano le redini della situazione. Lo fecero nel 2011 con Mario Monti: tutti ricorderanno le foto con la moglie e la retorica cucita sull’inseparabile loden, quasi a simboleggiare una forma di aristocratica parsimonia. In gergo si chiama Operazione Simpatia. In questi giorni, su giornali e rotocalchi, non si contano le foto scattate a Mario Draghi e alla moglie che entrano ed escono dalle chiese della capitale. Immagini familiari, immagini rassicuranti. Come nel 2011.
    La terza fase è la nomina di Mario Draghi alla carica di senatore a vita da parte del Presidente della Repubblica, esattamente come fu per Mario Monti. Ancora qui, sui giornali hanno già iniziato a lanciare l’idea, giustificandolo con la famosa frase, quel “whatever it takes”, che avrebbe salvato la nostra economia dal baratro permettendo il rifinanziamento delle banche e in ultima analisi del debito.
    La quarta ed ultima fase sarà il precipitare dello shock dei mercati. L’innalzamento dello spread, artificiale come fu quello del 2011, innescato dalla vendita di miliardi di euro in titoli di stato italiani da parte di Deutsche Bank, giustificherà titoli drammatici, come fu nel 2011, quando il Sole 24 Ore apri' con l’ormai tristemente famoso “Fate presto!“.
    A quel punto il Governo verrà ricattato e sarà costretto alle dimissioni. Mario Draghi salirà al colle, andrà a Palazzo Chigi e firmerà tutti i vincoli e i trattati che saranno le catene permanenti che chiuderà definitivamente il popolo italiano nella gabbia dell’UE.
    E' necessario scongiurare questo piano.
    https://www.byoblu.com/2019/04/10/co...-DoYXUiXhEYeqo

    Tutto pronto per l'avvento di Draghi. Dopo Monti l'euroinomane più impenitente
    Diego Fusaro
    L'operazione Draghi è partita. Foto e servizi, articoli e peana. Il sistema mediatico si sta muovendo. Si sta adoperando a pieno regime per prepararci all'avvento di Draghi. Faranno di tutto per farvelo amare, di modo che il popolo accetti cio' che hanno già deciso, senza mediazioni democratiche, ai piani alti: sarà lui, l'euroinomane più impenitente, a comandare per conto della global class cosmopolita. State pronti. E' nell'aria. Presto un analogon del governo Monti. Questa volta sarà protagonista, appunto, Mario Draghi, con il suo modo di fare proprio di chi è nato per comandare sugli altri. Il suo programma è chiarissimo. Sta tutto nelle sue parole: "gli italiani dovrebbero cedere tutta la loro sovranità politica, dopo aver già ceduto quella monetaria ed economica” (7 agosto 2014).
    Tutto pronto per l'avvento di Draghi. Dopo Monti l'euroinomane più impenitente - Affaritaliani.it

    DIETRO LE QUINTE
    Matteo Salvini, non solo M5s: il nemico nascosto che lo vuole far fuori
    «Molti nemici, molto onore», si vantava Benito Mussolini prima di finire come tutti sappiamo, appeso a testa in giù a Piazzale Loreto. Questo pero' è avvenuto dopo che ha perso la guerra perché, fintanto che era in auge, non erano in tanti a sfidare il Duce. La stessa cosa non si puo' dire di Matteo Salvini. Il leader leghista infatti ha più nemici che capelli in testa. Guida un partito accreditato di oltre il 30% dei consensi, su internet vanta un numero maggiore di seguaci di una star musicale, è stato inserito dalla rivista Usa Time tra le cento personalità più influenti del mondo ma c' è un esercito numeroso ed eterogeneo che avrebbe volentieri approfittato del Venerdi' Santo per metterlo in croce, senza possibilità di resurrezione.
    Politici. Partiamo dai politici. Il più autorevole è Mattarella, che proprio ieri si è scagliato contro «il vento sovranista». Segnale forte, specie ora che soffiano venti di crisi. Induce a pensare che, qualora Salvini, dopo una vittoria alle Europee, rompesse con Di Maio, il Colle lavorerebbe per rimpiazzare l' esecutivo gialloverde con uno M5S-Pd, impedendo alla Lega di andare al voto per incassare il consenso elettorale.
    Altro uomo su cui Salvini non puo' (più) contare è Di Maio. Si favoleggiava che tra i due ci fosse un feeling di pelle, ma era solo amicizia interessata. Il leader grillino sa che se cade il governo è fritto, percio' per mesi ha incassato senza reagire. Quando si è accorto che sarebbe affondato lo stesso, ha deciso di provare a morire in piedi e ha iniziato a fare guerra alla Lega su tutto: immigrati, tasse, inchieste giudiziarie. Toninelli, privo di pensiero proprio, ha seguito il suo capo e ha revocato le deleghe al suo viceministro Siri, indagato in un' inchiesta traballante. La ministra della Difesa Trenta ci ha aggiunto del suo, schierando l' esercito contro il Viminale, e i no global Dibba e Fico hanno festeggiato a spumante. Si è rianimata perfino la ministra per il Sud Lezzi, il cui obiettivo è boicottare l' autonomia delle Regioni del Nord. L' unico che ci è rimasto male è il premier Conte, che teme di restare a spasso, ma anche lui ha tirato la sua freccia contro il vicepremier leghista, annunciando più investimenti in Meridione.
    I grillini non sono i soli amici dai quali Salvini deve guardarsi. E' noto che Berlusconi gli ha ceduto il passo solo perché costretto. Se Matteo cadesse, Silvio e Forza Italia tirerebbero un sospiro di sollievo. A giorie più di tutti sarebbero Tajani e la Carfagna, anche se non riuscirebbero a mettere a reddito la vittoria politica. Come del resto il Pd, ormai passato dal denunciare la minaccia fascista al gridare al ritorno del nazismo.
    Giornali. Il lavoro sporco è affidato ai giornali. Contro il leghista c' è un fronte talmente allargato ed eterogeneo che al confronto l' Ulivo di Prodi era un club esclusivo. E' impossibile fare una classifica di chi pesta più duro, cosi' tante e violente sono le randellate, percio' procediamo a caso. Orfano di Renzi e nostalgico del Nazareno, il Foglio sparla di Salvini solo come del «Cialtronaro». Gli rimprovera tutto, tranne l' unico peccato vero: governare con M5S. Tira la volata tutti i giorni contro Matteo, anche se non si capisce a favore di chi, rivolgendosi alternativamente a un centro moderato inesistente o a un' altrettanto improbabile sinistra unita. Poi c' è il Fatto, per il quale Matteo è un «Cazzaro verde». Ha inventato una rubrica giornaliera per sputtanare il ministro e ingigantisce scientificamente ogni rogna della Lega tanto quanto minimizza quelle di M5S, riducendo le voragini di Roma a crune di ago.
    Di Repubblica si sa, anche se ultimamente ha deciso di buttarla sul gossip e sull' umorismo, involontario quando rievoca lo spetro fascismo, più salace nella critica economica, lasciando all' Espresso la sterile offensiva giudiziaria e le teorie complottarde sui rubli di Mosca in via Bellerio.
    Fa il suo lavoro, come del resto il Giornale berlusconiano, costretto a seguire gli interessi di bottega anche se talvolta a dispetto dei propri lettori. Infine il Manifesto, e soprattutto Avvenire e Famiglia Cristiana, le nuove gazzette del migrante, che sono arrivate a scrivere che Salvini sarebbe Satana in persona. Uno scoop non da poco.
    Chiesa e coop. E siamo al mondo sociale, grande ricettacolo di odiatori del vicepremier. In prima fila c' è il Vaticano, che contro Salvini ha lanciato una crociata, con l' obiettivo di liberare non Gerusalemme bensi' tutti i clandestini in Italia. Seguono nell' elenco le ong e le coop dell' accoglienza, alle quali il vicepremier leghista ha rotto il giocattolo, prima tagliando da 36 euro a 21 la diaria per chi assiste i profughi, poi riducendo direttamente il numero dei medesimi. Le anime pie hanno dovuto chiudere l' attività, non più redditizia, e hanno abbandonato ogni buonismo, anche di facciata.
    Mondo lgbt. Poi c' è l' universo lgtb, ossia degli attivisti omosessuali. Non che Salvini sia o abbia mai fatto qualcosa contro gay, lesbiche e trans, ma il solo fatto che ministri leghisti abbiano partecipato al Congresso internazionale delle Famiglie è, per i talebani dell' omofilia, un affronto imperdonabile. Essere andati a Verona ormai è diventato peggio che aver militato nella Gestapo.
    Industriali. Piuttosto singolare anche la recente ostilità del mondo industriale. La Lega propone il taglio delle tasse ma Confindustria è pronta a tutto pur di scongiurarlo. Infatti di recente si è espressa a favore della patrimoniale e pure dell' aumento dell' Iva, e il presidente Boccia ha definito Di Maio «uno dei nostri». Una parte delle associazioni imprenditoriali soffia sul malcontento del Nord, che ancora non si è visto abbassare le tasse. Non si capisce se lo scopo sia forzare Salvini a rompere con Di Maio o invece demolire il leader leghista per poi accordarsi con M5S sulla base di un interesse reciproco: più balzelli, purché non si tocchino le deduzioni e detrazioni alla grande industria.
    Giudici. In questo bordello non potevano mancare i magistrati. Hanno tentato due volte di processare il ministro per aver risolto l' emergenza profughi. La prima, grazie anche a M5S, non ci sono riusciti, ma ora che l' armonia nel governo è saltata, i pm ci stanno riprovando.
    L' accusa è sempre sequestro di persona per non aver aperto i porti ai migranti, e stavolta i grillini potrebbero votare il via libera al processo al titolare del Viminale. Specie se Matteo tenesse duro nel difendere il suo sottosegretario alle Infrastrutture, Siri, accusato da due mafiosi di mazzette per far passare una legge. La norma non c' è, le prove neppure e i soldi non si trovano, ma i grillini gli hanno recovato le deleghe e ne chiedono le dimissioni. Anche a costo di giocarsi l' alleanza di governo.
    Europa. Infne c' è il fronte Ue. Dal presidente Juncker al commissario per l' Economia Moscovici, all' ultimo dei ministri Ue, Mogherini compresa, non c' è n' è uno che non odi Salvini, che dice di voler scardinare l' Unione. Il più accanito è Macron, che vuole cacciarci dalla Libia ma in cambio riempirci di profughi da Tripoli. E' lui a guidare l' esercito europeo del tutti contro uno e ognuno per sé. Con un tale parterre di avversari, è naturale che Salvini voli nei sondaggi. Guai a lui pero' se cade. Assisteremmo a un linciaggio più feroce di quello riservato a Berlusconi.
    https://www.liberoquotidiano.it/news...rlo-fuori.html

  7. #387
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,052
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Le radici cristiane dell'Occidente

    Avaaz, l'ong legata a Soros che segnala a Facebook le pagine fake
    L'oscuramento delle pagine fake in Italia voluto da Facebook è arrivato dopo le segnalazioni di Avaaz, l'ong con sede a New York che ha profondi legami con il tutto il mondo progressista internazionale, Soros compreso
    Roberto Vivaldelli
    “Qualcosa si muove, finalmente. Qualche anno fa denunciai pubblicamente le pagine Facebook che rilanciavano fake news. Oggi, dopo mesi, dopo il referendum e le elezioni, finalmente pagine con milioni di visualizzazioni per notizie false e diffamanti sono state chiuse”.
    Il primo ad esultare sui social è l’ex premier Matteo Renzi: nella giornata di oggi, infatti, come riporta l’Ansa, Facebook ha chiuso 23 pagine italiane con oltre 2,46 mln di follower che "condividevano informazioni false e contenuti divisivi contro i migranti, antivaccini e antisemiti, a ridosso delle elezioni europee: tra queste, oltre la metà erano a sostegno di Lega o Movimento Cinque Stelle".
    La decisione è giunta grazie alle segnalazioni di Avaaz. "Ringraziamo Avaaz - afferma un portavoce di Fb - per aver condiviso le ricerche affinché potessimo indagare. Siamo impegnati nel proteggere l'integrità delle elezioni nell'Ue e in tutto il mondo". Le 23 pagine chiuse, afferma Avaaz, "avevano in totale più follower delle pagine ufficiali di Lega (506mila follower) e Movimento 5 Stelle (1,4 milioni follower) messe insieme. Avevano inoltre generato oltre 2,44 milioni di interazioni negli ultimi 3 mesi".
    La pagina più attiva, rende noto l’organizzazione non governativa con sede a New York, era "Vogliamo il movimento 5 stelle al governo", una pagina non ufficiale a sostegno del Movimento 5 Stelle: quella a sostegno della Lega, invece, è 'Lega Salvini Premier Santa Teresa di riva’. Come spiega l'ong che collabora con Facebook ”è stata quella che di recente ha maggiormente condiviso un video che mostrava migranti intenti a distruggere una macchina dei carabinieri”.
    Tuttavia, non si puo' ignorare il fatto che Avaaz non sia un organo imparziale ed è facilmente dimostrabile che le segnalazioni della ong fondata da Ricken Patel nel 2007 siano politicamente orientate e tutt’altro che super partes. Lo dimostrano le battaglie politiche dell’organizzazioni e i finanziamenti di cui ha beneficiato.
    Avaaz.org, infatti è stata co-fondata da Res Publica e dal gruppo progressista MoveOn.org. Quest’ultimo, vicino al partito democratico americano, ha ricevuto nel 2004, secondo il Washington Post, "1,6 milioni di dollari da "George Soros e sua moglie". Come conferma anche Asra Q. Nomani sul Wall Street Journal, parlando delle proteste progressiste contro il giudice conservatore Kavanaugh “MoveOn.org l’organizzazione vicina ai democratici e fondata grazie al denaro di Soros, ha inviato al suo esercito di seguaci un modulo dove poter richiedere i biglietti del treno per arrivare a Capitol Hill”.
    Come riporta quest’inchiesta, il primo nome associato all’organizzazione no-profit che, secondo il Guardian, “si fonda totalmente sulla generosità dei singoli membri, che hanno consentito di raccogliere oltre 20 milioni di dollari” è quello del Ceo, il canadese Ricken Patel. Prima di co-fondare la comunità online ha lavorato per Rockerfeller Foundation, la Gates Foundation e per International Crisis Group, oltre ad essere stato volontario di MoveOn.org, come racconta il Times. Tom Perriello, il secondo nome sulla lista dei fondatori di Avaaz è un "funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti", nonché un avvocato, che "e già rappresentante della Virginia presso il Congresso degli Stati Uniti”. Ovviamente, è un membro del Partito democratico americano.
    Le battaglie politiche della comunità online la dicono lunga su quanto sia schierata e "partigiana". Nel 2018, per esempio, come ricorda Gli Occhi della Guerra, Avaaz ha lanciato una petizione contro l’organizzazione dei Mondiali in Russia. Nel mirino c'erano Vladimir Putin e il presidente siriano Bashar al-Assad: “Da tutto il mondo vi chiediamo con forza di opporvi ai crimini contro l’umanità che la Russia sta perpetrando in Siria: non andate a giocare i Mondiali in Russia. Onorare il regime russo ai mondiali vorrebbe dire condonare questa violenza, e nessun Paese, squadra o giocatore dovrebbe farlo”.
    C’è poi l’Italia, che all’ong americana sembra interessare particolarmente, almeno durante il periodo elettorale. Nel febbraio dello scorso anno, come scriveva Franceso Boezi su IlGiornale.it, Avaaz invitava a votare contro la coalizione di centro-destra data per vincente in tutti i sondaggi: tant’è che sulla sua pagina Facebook veniva pubblicato un video dal contenuto eloquente: "La coalizione Berlusconi Salvini Meloni è quasi maggioranza. Maggioranza. Ma possiamo fermarli, basta votare per il candidato con più possibilità di battere la destra nel tuo collegio. Il quattro marzo vota con la testa”.
    Avaaz, l'ong legata a Soros che segnala a Facebook le pagine fake - IlGiornale.it

    Carlo Nordio: "Matteo Salvini, giustizia a orologeria. Neanche Silvio Berlusconi ha avuto tanti attacchi"
    "E' indubbio che nessuno, neanche il Silvio Berlusconi degli anni 90 ha avuto tanti attacchi in cosi' poco tempo come Matteo Salvini". Carlo Nordio, ex procuratore aggiunto di Venezia, in una intervista a ItaliaOggi non parla tanto di giustizia a orologeria ma di una politica che "recepisce supinamente le notizie che arrivano dai palazzi della giustizia e non è in grado di attendere una sentenza".
    Non si deve pero' parlare di una nuova Tangentopoli: "Siamo davanti a una delle tante inchieste sulla corruzione, che non sappiamo come finiranno. Ricordiamoci che la presunzione di innocenza è garantita, o dovrebbe esserlo, proprio dalla nostra Costituzione più bella del mondo", continua Nordio.
    Detto questo Salvini "è schizzato in popolarità e nei sondaggi in misura cosi' alta e in modo cosi' inatteso che era inevitabile si facesse molti nemici anche tra gli alleati. Non lo aiuta il fatto di essere poco diplomatico, e di esagerare talvolta nella polemica.
    Ma è indubbio che nessuno, neanche il Berlusconi degli anni '90 ha avuto tanti attacchi in cosi' poco tempo come lui". Ma per il voto "conterà di più l' aspetto economico e il messaggio che gli elettori vorranno dare ai due partiti della coalizione. Le inchieste conteranno poco, e non è escluso che, per reazione indispettita di molti cittadini, non facciano recuperare qualche voto proprio a Salvini".
    https://www.liberoquotidiano.it/news...-attacchi.html

    La campagna elettorale? Tutti contro Salvini
    Queste ultime settimane di campagna elettorale in vista delle Elezioni Europee del 26 maggio sono contraddistinte da una sola cosa: la caccia a Salvini. Una caccia che vede in campo tutti, ma proprio tutti, contro il leader della Lega la cui colpa, fino ad un mese fa, era quella (udite, udite) di aver conquistato la fiducia degli italiani e di essere arrivato in alcuni sondaggi addirittura al 36%.
    Una crescita costante che andava fermata. Per primo dal collega di Governo, Di Maio, che in quei sondaggi veniva schiacciato al 20%, se non addirittura sotto, e che allora ha cambiato linea politica e di comunicazione.
    A ruota si sono aggiunte Procure, conduttori tv, gente comune (a cui viene dato spazio e visibilità mai viste). Inutile fare considerazioni. Più utile invece preparare un semplice elenco che, meglio di ogni ragionamento, puo' raccontare in che situazione stiamo andando a votare.
    - guerra M5S-Lega
    - Caso Siri
    - Inchiesta sulle Tangenti in Lombardia (e questa è la più divertente dato che a finire in manette o indagati c'è di fatto lo stato maggiore di Forza Italia in Lombardia, ma si è parlato solo di Fontana, che figura per una cosa minore nelle carte ma che essendo leghista diventa il cattivo numero 1)
    - Inchiesta sulle tangenti a Legnano
    - Indagine Corte dei Conti sui voli di Stato
    - processi sui migranti
    - Caso "Salone del Libro" di Torino
    - Caso "striscioni" sui balconi
    - Caso Scuola di Palermo sul famoso video sul Duce e le misure razziali paragonate al Decreto Sicurezza
    - Caso Fazio (per cui sono state chiuse anticipatamente tre puntate del lunedi' di Che Tempo che Fa facendo gridare persino ad un attacco alla libertà di stampa) e Formigli (che ha attaccato in diretta Salvini la cui colpa è quella di "non voler andare ospite nella sua (equilibrata) trasmissione").
    - Gattuso e Milan
    - Foto social (ad esempio quella famosa con il mitra o quelle in cui mangia quasiasi cosa)
    Potremmo andare avanti ancora. Ma l'idea è chiara. Tutti contro Salvini. Tutti i motivi sono buoni per andare contro Salvini.
    La sensazione è che, pero', dal 27 maggio tutti con Salvini dovranno fare i conti.
    https://www.panorama.it/news/politic...g9y4-eFleg9Ar8

    LA MOSSA A "OROLOGERIA"
    Sea Watch, Becchi svela l'autogol della magistratura sui migranti: il sospetto elettorale sui pm
    Chi decide la politica dell' immigrazione in Italia? Il governo o la magistratura? La domanda, viste le vicende degli ultimi giorni, non è retorica, né peregrina. La procura di Agrigento ha, anche per la Sea Watch, agito di nuovo forzando la mano, disponendo il sequestro della nave allo scopo di farne scendere i migranti e rendere cosi' vane le disposizioni del Ministro dell' interno che voleva impedire l' ennesimo sbarco. Il tutto palesemente per dimostrare ai cittadini l' impotenza di un Ministro. Che questo ministro sia Salvini, che le sue politiche possano piacere o non piacere, che alcune delle leggi approvate o in via di approvazione da parte del suo governo possano presentare rischi di incostituzionalità, non dovrebbe, a rigore, contare politicamente proprio nulla. Il punto è un altro.
    E' che dovremmo chiederci - indipendentemente dalle diverse opinioni politiche su Salvini - se la Magistratura in questo Paese possa continuare a fare cio' che fa da almeno venticinque anni: vale a dire, servirsi dei propri poteri - di natura giudiziaria - per scopi chiaramente politici.
    Anche qui, occorre fare chiarezza. I provvedimenti adottati dalla procura di Agrigento possono essere anche conformi alle leggi. Cosi' come le inchieste "a orologeria" che stanno coinvolgendo esponenti politici della Lega certamente sono condotte dai magistrati nel rispetto dei presupposti di legge e della procedura. Ma la "separazione dei poteri" non significa questo. Significa, diversamente, che un potere come la Magistratura non puo' essere utilizzato allo scopo di impedire al governo il legittimo esercizio dei suoi compiti o, peggio ancora, di portare avanti una propria determinata linea politica.
    «FATEVI ELEGGERE»
    Quando Salvini si lamenta dicendo ai giudici di «farsi eleggere» se vogliono fare politica, non ha torto: la procura di Agrigento sembra infatti agire come se spettasse a lei di decidere la questione politica dei migranti. Ma cosi' non è, perlomeno in un sistema democratico. E' al governo che spetta questa decisione, e non ad una casta di funzionari dello Stato. Ma questa casta, nel nostro Paese, ha sempre avuto la tentazione di "guarire" la politica dai suoi mali, servendosi delle manette e degli arresti, degli scandali e delle inchieste, molto delle quali finite nel nulla.
    La "missione moralizzatrice" della magistratura - missione che la Costituzione, sia chiaro, certo non le conferisce - non e una virtù, ma un vizio che va avanti da troppo tempo. Non bastava allora l' attacco diretto su Siri per bloccare Salvini con il tema della corruzione che tanto piace ai 5 Stelle. No, dopo aver cercato - senza successo - di mettere sotto processo un ministro per sua politica bisognava mostrare che comunque ad averla vita sono sempre loro: i magistrati. Con il tema della corruzione forniscono un assist perfetto al M5s, con gli interventi sui migranti cercano di ostacolare Salvini. In entrambi i casi i magistrati cercano di influire in modo illegittimo sull' attività del governo. E questo il vero vulnus della democrazia in Italia!
    TEMA CALDISSIMO
    Ma non tutto il male viene per nuocere. I giudici non hanno capito che l' immigrazione è un tema "caldo", un tema su cui gli italiani difficilmente possono tollerare una ingerenza da parte di poteri che non li rappresentano, che non esprimono la loro volontà.
    Gli scettici sulla politica dell' accoglienza sono tuttora in maggioranza nel Paese. Salvini ha quindi delle carte da giocare. Evitando il rischio dell' odio e della intolleranza che gli avversari sono sempre pronti a rimproverargli, Salvini puo' far capire le ragioni profonde della sua politica contro l' immigrazione clandestina. Non è paura del diverso, ma critica del globalismo che vede dappertutto solo meticci e scambia i cittadini per consumatori di merci.
    Forse, allora, la mossa della procura finirà per rivelarsi un azzardo, e ritorcersi contro di essa. La carta vincente è utilizzare questa settimana preelettorale per mostrare che la politica della Lega mira a restituire la voce ai popoli europei, per ricostruire insieme un grande spazio europeo. Sono i popoli che devono tornare protagonisti in Europa.
    https://www.liberoquotidiano.it/news...i-autogol.html

    Rotondi: c'è stata una cena per un governo senza Salvini, con tutti gli altri
    L'indiscrezione bomba lanciata da Gianfranco Rotondi, vicecapogruppo di Fi alla Camera
    "Ieri (domenica sera, ndr) nel privè di un ristorante romano si è parlato di un nuovo governo senza Salvini e con tutti gli altri a bordo. Anche senza controllare i servizi segreti, grazie ai camerieri noi Dc riusciamo sempre a essere più informati degli altri". Questa l'indiscrezione bomba lanciata su Twitter da Gianfranco Rotondi, vicecapogruppo di Fi alla Camera e presidente della Dc.
    "Tutti gli altri? Cioè un Governo PD, 5S, FI e Misto?", la reazione di Guido Crosetto. "Temo che i ragazzi sottovalutino il quadro dei conti. Non sarà un’estate giocosa", la replica di Rotondi.
    Rotondi: c'è stata una cena per un governo senza Salvini, con tutti gli altri - Affaritaliani.it

    Caccia all’uomo
    Non diro' nulla a favore di Salvini ma diro' lo schifo che avverto davanti a questo spettacolo no stop che va di piazza in piazza, di video in video, di Palazzo in Palazzo, di programma in programma, senza soluzione di continuità. E questo incarognirsi in massa, vigliaccamente in gruppo, sempre a massacrare tutti contro uno: ieri Almirante, poi Craxi, poi Berlusconi, per non andare indietro nei secoli, oggi Salvini. Lo stesso vizio infame, la stessa canagliesca partigianeria, la stessa bava d’odio alla bocca, salvo denunciare il bersaglio come odiatore. E fa senso e nausea al tempo stesso, vedere il furbino alleato, che gongola per il massacro, capisce che la preda dei nemici ora è il suo alleato-competitore. E lui attacca il ciuccio dove vuole padrone, fa il moderato, l’europeista, l’anti-spread. Sparisce dai media lo sciagurato dilettantismo del suo movimento, la pericolosa ignoranza dei suoi ministri, i disastri dei loro sindaci, le loro leggi assistenziali che porterebbero al collasso l’Italia, a costituire rischio per il nostro Paese e per la tenuta dei conti. No, ora lo spread è colpa della Bestia Nera, Salvini. Il nemico della modernità, dei mercati e del progresso non è chi si oppone a ogni opera pubblica, a ogni impresa libera, a ogni tentativo di alleggerire il fisco per le aziende; ma è sempre lui, il Salvini, mentre l’alleato esulta, risale dai sondaggi. Il potere fa la ola, i grillini non valgono niente ma intanto ci teniamo loro, sono più manipolabili, non hanno idee né principi, e ora servono per distruggere il Nemico Principale. Siamo allo spettacolo della peggior Italia, i peggiori plebei e le peggiori oligarchie riunite in un asse sinistro-grillino con la benedizione dei potentati e dei togati da campagna elettorale, per massacrare la Bestia.
    E per rendere amena la festa, leggi pro gay, cotillon per i drogati e porti aperti ai migranti, sentenze di fuoco a chi si oppone; il 2 giugno ridotta a festa dell’inclusione e le forze armate e dell’ordine che devono fare corsi non d’addestramento militare ma di istruzione omosessuale… A una settimana dal voto, la dimaionese è impazzita e condisce un fritto misto di poteri e interessi, sinistre, centri sociali ed estremisti rossi sguinzagliati contro Salvini, migranti, magistrati e bergogliani.
    Riusciremo a uscire da questa delirante campagna elettorale che sembra una campagna di caccia, coi cani sguinzagliati, i fucili che sparano all’impazzata appena sentono muoversi una foglia salviniana?
    Caccia all'uomo - Marcello Veneziani

    E a Lilli apparve il diavolo
    di Marcello Veneziani
    Non era un programma d’informazione giornalistica quello inscenato l’altra sera a Otto e mezzo da Lilli Gruber. Era un rito abbreviato dell’Inquisizione, o peggio, un esorcismo per scacciare il Diavolo, Matteo Satanini, al secolo Salvini. La Gruber aveva finalmente davanti a lei la Ragione Sociale del suo programma, l’Ossessione di ogni sua puntata: il Malefico Salvini. Non c’è serata che non contenga una decina di frecciate velenose contro l’Orco padano. La mission di Otto e mezzo è sparlare di Salvini e di tutto cio' che possa giovare a lui o ricondursi a lui, a torto o a ragione. E l’annessa ragione del suo programma è fissa sul tema derivato: se i grillini si possono redimere dall’abbraccio mortale di Salvini e se possono salvarsi, e salvare l’Italia, alleandosi con la sinistra, col Pd. Tutti gli ospiti si devono esercitare su questi due temi, è la loro prova del fuoco, il loro test d’ingresso. E' una compagnia di giro a tema fisso.
    Ma venerdi' il Diavolo si è materializzato davanti a lei e al suo aiuto-esorcista, che faceva da spalla alla Gruber e cercava con gli occhi la sua approvazione e il suo sostegno. Non erano domande ma sentenze quelle che la Lilli rivolgeva alla Bestia Nera e non c’erano domande che non avessero già incorporata la risposta; ogni tentativo di replica difforme da parte dell’interessato era bocciato sul nascere, era considerata una diversione, un’elusione, comunque qualcosa che deviava la procedura (penale) del programma.
    In molti passaggi era evidente l’inalberarsi e l’infastidirsi della conduttrice, il tono era alterato, a malapena era contenuto il livore isterico delle sue reazioni. In alcuni punti la Gruber sembrava un ufficiale austriaco che ordinava la raffica sul Nemico. Ma l’esecuzione alla fine non è riuscita, anzi si è ritorta a danno di chi la comandava.
    Alle prime battute del programma anche chi non ha mai nutrito particolare simpatia per Salvini si sentiva quasi in dovere di solidarizzare con lui perché era imbarazzante il tono e il taglio dell’interrogatorio, la manifesta ostilità; nulla che ricordasse vagamente la deontologia professionale del giornalista. Ti pareva un’aggressione, più che un confronto. Con capi d’accusa che sconfinavano nel penale, nell’odio antropologico, nel disprezzo umano oltre che ideologico. Un disprezzo che si allargava a quei milioni d’italiani che la pensano come Salvini.
    Ma poi, strada facendo, la capacità dell’Orco di parare i colpi, di controbattere in modo efficace, appellandosi al comune buon senso, senza grandi analisi; ma soprattutto la capacità di sorridere, di incassare e di non spazientirsi davanti all’attacco paramilitare della conducente – conducente perché sembrava che guidasse un panzer, non un programma televisivo – ha ribaltato il senso del programma. E alla fine suscitavano qualche umana tenerezza la Gruber e il suo assistente di campo, perché ti accorgevi che si stavano gratuitamente, professionalmente, umanamente facendosi del male. E l’opinione pubblica che seguiva il programma, e non solo quella fetta ormai larga che segue Salvini, si trovava a riconoscere che Salvini ne stava uscendo molto meglio dei suoi torchiatori. Ma perché, mi chiedo, una stimata professionista, una brava giornalista, come la Gruber (e come De Angelis) deve perdere di credibilità e di rispettabilità in quel modo? Perché si deve far sopraffare in quel modo cosi' plateale, a tratti disgustoso, dalla sua biliosa faziosità e deve compromettere una lunga carriera in questo modo brutale? Vero è che da tempo il suo programma, chiamato Otto e mezzo da Giuliano Ferrara (in combutta prima con Gad Lerner e poi con l’ottima Ritanna Armeni, di sinistra ma altro stile), dovrebbe essere ribattezzato Tre contro Uno. Perché la formula fissa del programma è la seguente: due ospiti che la pensano come la Gruber e tutti e tre che mazzolano, ridicolizzano, impediscono di parlare, il terzo ospite nel ruolo di Bersaglio, mobile o fisso. Più l’ordigno preconfezionato su misura da Paolo Pagliaro. Ma di recente la Gruber ha rincarato la dose e ha fatto una serie di puntate che potevano denominarsi Quattro a Zero, perché non c’era più nemmeno il contraddittore solitario, il capro espiatorio, l’alibi pluralista. Una messa cantata, un coro. Ma con Salvini la fondamentalista tirolese ha raggiunto il punto più basso.
    Potrei augurare a Salvini dieci cento mille di questi massacri mediatici perché si risolvono in suo favore. Ma siccome di professione non faccio il fan di nessuno, vi confesso imbarazzo e fastidio come cittadino, come elettore, come giornalista, come osservatore. Lui magari aumenterà il bottino dei voti ma per noi che abbiamo sempre amato la civiltà del dialogo, è stato davvero mortificante. Un programma del Cairo e non solo nel senso del suo editore.
    https://www.agerecontra.it/2019/05/e...lo/#more-38117

    Che vergogna usare per i voti lo scudo crociato…
    Ma dove hanno vissuto tutto questo tempo i Vescovi, i Gesuiti e le truppe ausiliarie della stampa e della tv che si indignano da tre giorni per l’uso di simboli religiosi e cristiani in politica e in campagna elettorale nel comizio di Salvini a Milano? Sapevano che c’era una volta un partito che ha governato l’Italia per mezzo secolo, appoggiato dalla Chiesa, dai poteri e dai media, che aveva nientemeno la Croce di Cristo come simbolo elettorale e politico e che si chiamava addirittura Democrazia Cristiana? Quante volte le Madonne e i Santi sono stati trascinati in campo per portare voti al suddetto partito o per toglierli ad altri? Quante campagne elettorali sono state benedette e farcite da simboli cristiani e cattolici, da preti e da suore? Non era blasfemo usare la croce di Cristo per raccogliere voti e per eleggere politicanti in parlamento? E ora fanno i Disgustati, gli Inorriditi. Ah, non si mescola sacro e profano, non si sporcano i segni della fede con le campagne elettorali… Siete falsi, falsi, e bugiardi, e se credete davvero a quel che professate, finirete all’inferno già solo per questo…
    C’è stata pure gente che ha rubato, che ha preso tangenti, che ha navigato nella corruzione, facendosi scudo crociato di Cristo… E voi niente.
    Ma poi, scusate, non vi indigna chi si vergogna dei simboli religiosi e cristiani e vuol nasconderli per non urtare la sensibilità di atei e musulmani, chi invoca tendine per coprire crocifissi, santi e madonne al passaggio di funerali laici, chi propone di rimuovere i crocifissi e chi prescrive di professare la propria fede in privato, magari di nascosto, quando non vede nessuno. Non vi indigna che l’intercalare più diffuso sia oggi una bestemmia atroce contro Dio, per non dire di chi smadonna… E invece vi indigna chi ostenta un rosario, chi bacia l’immagine della Madonna e la invoca con tutti i santi nella Campagna elettorale. Avete tutto il diritto di criticare l’incoerenza di chi lo fa, di sostenere che è contraddittorio farlo perché la Chiesa d’oggi, la chiesa di Bergoglio non è la Chiesa della Crociate ma nemmeno quella di Giovanni Paolo II e di Ratzinger, e vorrei dire nemmeno quella di Giovanni XXIII e di tutti i papi che lo hanno preceduto. Avete tutto il diritto di opporre la vostra visione della fede ridotta a soccorso umanitario e accoglienza a partire da chi cristiano non è, a quella di chi tenta di salvaguardare in confini d’Italia e d’Europa, di tutelare il popolo italiano e la civiltà cristiana, anzi la civiltà cattolica per usare una testata che si è indignata contro Salvini col rosario in mano. Ma arrivare a scomunicarlo a mezzo stampa, e scomunicare poi solo lui, in mezzo a questa fiera mondiale dell’anticristianità…
    Non vi suscita nessuna reazione di preoccupazione, di ribrezzo, di protesta, vedere la scristianizzazione avanzare a passi da gigante nel nostro paese e nella nostra Europa, le chiese vuote di preti e fedeli, la riutilizzazione di chiese in trattorie e b&b (ben più scioccanti della riconversione di chiese in ricoveri per poveri e profughi) – mai una nota e un segno di dissenso su questi temi – e invece chi osa agitare un simbolo religioso in una competizione politica diventa di colpo un profanatore, un blasfemo, uno sciacallo della fede.
    Non vi suscita alcuna reazione un’Europa che disse di no a San Giovanni Paolo II che implorava d’inserire il riferimento alle radici cristiane nell’atto costitutivo dell’Europa; non polemizzate mai coi poteri cinici e laicisti, massonici e anticristiani che comandano l’Europa e che impongono ai popoli un modello ideologico decisamente contrario ai principi di vita cristiana. Da tempo inseguite il dialogo con gli atei e i nemici storici della cristianità, lavate i piedi agli islamici, anche a quelli che sono dalla parte di chi massacra i cristiani in mezzo mondo, accogliete nel sacro portone fior di abortiste e di spacciatori di morte, di detrattori di Dio e della cristianità, della famiglia e del sacro diritto alla vita, e ora vi indignate in blocco e senza mezzi termini, davanti a un politico che si affida ai simboli religiosi in una piazza alla vigilia del voto.
    La giustificazione della vostra apertura in partibus infidelium è la misericordia e l’evangelica predilezione per le pecorelle smarrite. Ma perché la vostra misericordia, la vostra carità, si arresta invece davanti ai nazionalisti veri e presunti, i sovranisti, e con loro i cattolici della tradizione? Siete pronti a dialogare con cani e porci, meno che con chi ama il cattolicesimo della tradizione o si rifugia sotto le sue ali; siete pronti ad accogliere in chiesa e in udienza i nemici dichiarati ma non gli amici dichiarati di Cristo? Dove finisce la vostra pietas, perché suona il vostro moral detector davanti alla pecorella nera smarrita? Ma sapete che c’è almeno mezzo cristianità, metà del popolo di devoti che la pensa in quel modo e che non condivide la riduzione della Chiesa a una Ong? Il Papa che visita fior di dittatori e di regimi comunisti, il Papa che riceve la Bonino, il Papa che fa il vicesindaco della Raggi sui Rom (ma le case di proprietà vaticana non si toccano), il Papa che parla nove giorni su sette di migranti, magari islamici, e poi respinge come Satana e Male Assoluto il leader di un partito che attualmente sembra raccogliere la maggioranza dei consensi in Italia e una fetta notevole di elettori credenti e magari un tempo votanti per la Dc…. La Chiesa si sta riducendo all’8 per mille, e non nel senso della questua sui soldi ma della popolazione praticante che va in Chiesa seguendo Bergoglio.
    Che vergogna usare per i voti lo scudo crociato... - Marcello Veneziani

    Rosario. E se Salvini ci credesse davvero?
    di Giorgio Enrico Cavallo
    Da tempo, la politica sta prendendo una strada anomala: in un mondo ormai completamente scristianizzato, si combatte tenacemente sulla permanenza o meno dell’elemento cristiano nella nostra società. Noi tutti sappiamo che è la Rivoluzione a dettare l’agenda politica dal 1789 in poi; dunque, non ci sorprende che la politica voglia combattere il cristianesimo, posto che l’azione politica è permeata di spirito rivoluzionario. Semmai, sorprendono i (rari) episodi contrari a questo sistema, nei quali l’elemento cristiano torna a farsi distintivo. Non soltanto invocando dei principi e delle idee nei quali riconoscersi, ma anche ricordandosi direttamente dei santi, di Maria Sempre Vergine e di Nostro Signore. Insomma: evidenziare le radici cristiane d’Europa è di per sé un atto coraggioso, ma spesso ridotto a mera retorica perché in quelle radici cristiane non ci crede quasi più nessuno. Invece, citare i santi e la Madonna in un discorso con riverenza, affetto e confidando in una loro protezione ha l’effetto di un uragano: possibile che un politico nell’Europa scristianizzata e senza Dio senta il bisogno di chiamare in causa nientemeno che il Cuore Immacolato di Maria?
    Matteo Salvini lo ha fatto in piazza Duomo a Milano, invocando anche la protezione di sei santi.
    E' facile immaginare che queste parole irriteranno tutto quel mondo che ha la sua luce nella Rivoluzione e non nella Rivelazione: «ma come – diranno – dall’Illuminismo in poi cerchiamo di distruggere la stessa idea di cristianità, e poi arriva Salvini e chiude il comizio di Milano con il rosario in mano?» La domanda che dovrebbero porsi, pero', è un’altra: a chi si rivolge Salvini quando brandisce il rosario e invoca il Cuore Immacolato di Maria? Non si dica che si rivolge alle vecchiette timorate di Dio, perché questa spiegazione poteva andar bene ai tempi di don Camillo. A trovarle, quelle vecchiette. E soprattutto non è plausibile pensare che, oggi, esse facciano la differenza nelle urne. Tanto più, molte di quelle vecchiette – e molti, moltissimi cattolici, purtroppo – hanno ormai una visione del cattolicesimo cosi' deformata da un cinquantennio di spirito conciliare, di cattocomunismo, di buonismo e di volemmossebbene, che alla fine il rosario e l’affidamento dell’Europa al Cuore Immacolato risultano non soltanto argomenti remoti e confusi, ma perfino fastidiosi. La stessa Chiesa, in piena crisi di identità, ha ormai da tempo cessato di rivolgersi ai fedeli con l’enfasi dimostrata da Salvini in un paio di frasi. Anche dire che egli stia strizzando l’occhio ai “cattolici tradizionalisti” è un’analisi misera: a ben contare, nemmeno loro sono una massa considerevole.
    Dunque, il vicepremier non si sta rivolgendo alle vecchiette, né ai cattolici: categorie ormai cosi' variegate da non poter pensare che votino in maniera monolitica, come negli anni Cinquanta. Ad essere cinici, si direbbe che Salvini utilizzi il rosario e la Vergine come elementi di una identità europea astratta. Potrebbe citare anche i castelli, i cavalieri e i trovatori medievali: anch’essi fanno parte della nostra identità europea. Poteva concludere in modo molto laico ma perfettamente calzante, augurandosi che i nostri avi, cavalieri e crociati, vegliassero su di noi. Sarebbe stato un augurio affascinante e comunque energico. Invece, ha scelto la religione e ha richiamato la fede, magari estinta o latente, dei popoli d’Europa.
    E' possibile che questa scelta non sia casuale, ma sia dettata dalla fede personale del ministro. E allora c’è da chiedersi quanto Salvini sia consapevole di quello che ha chiesto pubblicamente a Milano. E c’è soprattutto da chiedersi quanto Salvini consideri la sua missione politica: perché quando si scoprono le carte bisogna avere in mano dei punti, e quando un politico decide di farci nuovamente respirare l’aria buona che respiravano non i nostri nonni, ma i nostri bisavoli al tempo delle teste coronate e dell’alleanza trono-altare, deve sapere quello che fa. Perché è dal 1789 che, progressivamente, l’Europa si è emancipata dallo schema religioso che contraddistingueva l’Ancien Régime. Citando, nuovamente, santi e rosari nei proprio grandi discorsi, Salvini si sta richiamando ad un mondo trapassato, che funzionava perché l’intera società era cristiana e credeva in quei santi e in quei rosari. Oggi, no. L’invocazione rosario alla mano deve essere fatta con la convinzione di lavorare per ripristinare quell’Europa defunta: l’Europa delle nazioni cristiane. Lavoro improbo, lavoro impossibile per un solo uomo. Ma lavoro quanto mai necessario. Almeno, è fondamentale che qualcuno inizi quel lavoro, ora o mai più. Matteo Salvini ha questo obiettivo? Non possiamo che augurarcelo.
    In Russia, nell’arco di un ventennio, Vladimir Putin è riuscito a riaprire le chiese distrutte dai sovietici, a ripristinare il giusto ruolo sociale della chiesa ortodossa, a riportare la fede in molti cuori; azione politica che ha ridato un’anima alla Russia, evitando per essa il molle destino dell’Europa intorpidita dal consumo e resa vigliacca dal dio denaro. Il rosario di Matteo Salvini ci permette di sperare che anch’egli abbia in serbo per l’Italia un futuro “alla russa”. Una timida speranza, benché sappiamo che nel nostro paese accadano le giravolte politiche più assurde e che le durate degli esecutivi siano tra le più brevi del mondo. Allo stato attuale, resta un sogno: il sogno che quel rosario voglia dire qualcosa e non sia un feticcio, un vuoto ricordo simbolico di un’epoca trapassata brandito senza credere. Senza fede. Ed il nostro sogno è che l’Italia sia un giorno guidata da un uomo che abbia fede in Dio; fede magari piccola, ma salda; fede che possa servire al momento – ahinoi, temiamo vicino – dell’implosione sociale, economica e umana del mondo in cui viviamo.
    Ultima considerazione: Matteo Salvini, certamente non un santo, certamente opinabile e contestabile sotto molti aspetti, ha avuto coraggio ed ogni cattolico in buona fede dovrebbe riconoscerglielo. Che poi abbia fatto bene ed abbia le idee chiare su cio' che vuol fare, è un altro discorso. Gli va riconosciuto un grande coraggio, nell’affidare l’Europa al Cuore Immacolato di Maria. Lo stesso coraggio non possiamo purtroppo riconoscere a molti nostri pastori, troppo vigliacchi per parlare ancora di Maria, di Gesù e dei santi. Coraggio, forse un po’ tracotante, da una parte; vigliaccheria e apostasia dall’altra. E si giunge all’ultima, amarissima domanda: come è possibile che per sentire qualcosa di cattolico si debba ascoltare un comizio di Matteo Salvini?
    https://campariedemaistre.blogspot.c...e-davvero.html

    Il vescovo dei migranti si ricrede. "Sugli sbarchi ha ragione Salvini"
    Antonio Suetta, dagli scogli di Ventimiglia al no al multiculturalismo
    di GIOVANNI PANETTERE
    Ma come, quattro anni fa ha soccorso sugli scogli di Ventimiglia i migranti respinti al confine con la Francia e oggi leva la voce contro "una multiculturalità, da tanti spesso invocata e auspicata, per annacquare e sminuire la matrice cristiana dell’Europa"? Di più, denuncia un piano ideologico in atto per archiviare l’identità occidentale con "trapianti dal di fuori". Stupisce la lettera per le Europee firmata dal vescovo di Ventimiglia-San Remo, Antonio Suetta. Gioviale e sorridente, il presule si smarca (dalle critiche cattoliche al comizio di Matteo Salvini in piazza Duomo: "Trovo normale che un cristiano invochi l’aiuto di Dio, della Madonna e dei santi, non vi è nulla di blasfemo"), chiarisce ("Sabato sarei andato alla Marcia per la vita contro l’aborto, ma mi sono dovuto accontentare di inviare un video di saluto"), prima di accelerare il passo e varcare la soglia del Vaticano per l’assemblea generale dell’episcopato italiano.
    Eccellenza, che fine ha fatto il vescovo eroe dei no border?
    "Non ho cambiato idea sulla solidarietà verso chi si trova in una situazione di bisogno immediato, come nel caso degli immigrati sugli scogli nel 2015, ma già allora nutrivo perplessità sul multiculturalismo, su una società ridotta a semplice sommatoria di culture ed etnie, senza un’identità forte".
    Ben fa Salvini, a tenere il punto sui ‘porti chiusi’ alle navi delle ong?
    "Premesso che quando le tesi si portano avanti con degli slogan si rischiano incomprensioni, ritengo che un conto sia aiutare il prossimo nell’emergenza, un altro è organizzare in maniera stabile un’attività di soccorso in mare".
    Giusto il giro di vite, insomma?
    "Tra i doveri di uno Stato c’è anche quello di governare i flussi migratori".
    E l’accoglienza ‘senza se e senza ma’ predicata anche dal mondo cattolico?
    "Sono certo che la Chiesa ha fatto e fa molto con grande umanità e retta intenzione. Rimane il rischio che alcune realtà ‘solidali’ possano utilizzare il fenomeno migratorio per altri scopi: impoverire l’Africa per lasciarla alla mercé di certi potentati; favorire uno stravolgimento dell’identità europea attraverso l’approdo di masse umane disomogenee".
    Da qui nascono le sue preoccupazioni per la tenuta delle radici cristiane del Vecchio continente?
    "Anche e non potrebbe essere diversamente visto che l’Occidente sembra vergognarsi della sua storia, quasi a volerla rinnegare".
    Si aspettava le critiche al comizio di Salvini, mosse dal gesuita, padre Antonio Spadaro, da ‘Famiglia Cristiana’ e dal segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin?
    "Le reazioni possono essere variegate: chi parla soprattutto per slogan e in contesti pubblici lo sa bene. Dal mio punto di vista non trovo nulla di blasfemo o irrispettoso nel gesto del ministro che si professa credente. Parlava di Europa, ha baciato il rosario e invocato la benedizione di Dio e dei santi. E' perfettamente compatibile con i convincimenti che dice di avere, poi ognuno è libero di considerare il tutto come crede, ricordando che è sempre impossibile valutare la profondità delle intenzioni".
    https://www.quotidiano.net/cronaca/m...atch-1.4602648

    Antonio Socci e la guerra di Papa Francesco a Matteo Salvini
    Si puo' criticare Matteo Salvini come tutti i politici. Ma oggi siamo davanti a una demonizzazione della persona mai vista prima. Salvini sembra l'ossessione collettiva delle élite. E' una fissazione, specie sui media. Il partito della demonizzazione pare tarantolato dalla volontà di azzopparlo e scongiurare la vittoria della Lega. Pero' quello che più sconcerta è che tale "partito della demonizzazione" (in certi casi si puo' parlare di "partito dell'odio") abbia individuato il suo leader morale e politico in un vescovo che dovrebbe occuparsi delle cose del Cielo, un vescovo che non è neanche italiano ed è a capo di uno Stato straniero, ovvero Giorgio Mario Bergoglio.
    Da settimane Bergoglio è in campagna elettorale fra gli applausi dei media. Anzitutto usando il tema dei migranti. Incurante del fatto che finalmente, bloccate le partenze, c'è un crollo verticale del numero di vittime in mare, continua a bombardare per imporre all' Italia di arrendersi all' emigrazione di massa (ma lui non ne accoglie uno in Vaticano).
    Ogni giorno fa il suo comizio. Anche Lucia Annunziata ieri celebrava "l'opposizione di papa Bergoglio" a Salvini. E' singolare che il fronte anti-Salvini che lo acclama - fatto in gran parte di laicisti, anticlericali, atei, comunisti e postcomunisti - riconosca entusiasticamente "il ruolo di vero oppositore a un monarca teocratico" (come lo definisce il sito di D'Agostino). Hanno restaurato il papa re, con tanti saluti alla laicità dello Stato e al Concordato.
    Eppure, come Pastore della Chiesa universale, Bergoglio avrebbe ben altre cose di cui occuparsi. A cominciare dalla crisi della fede: in Italia, per esempio, un recente studio della Doxa parla di un crollo del 7 per cento dei credenti negli ultimi cinque anni (proprio i suoi anni).
    Per non dire delle persecuzioni che subiscono i cristiani. In questi giorni non c'è stata solo la strage di cristiani nelle chiese dello Sri Lanka, alla messa di Pasqua (decine di bambini massacrati). Il Foglio ha titolato: "E' guerra globale ai cristiani. Canada, Africa, Asia, Medio Oriente: una settimana di cristianofobia islamista".
    TEMI IGNORATI - Ma Bergoglio non si è sentito: aveva da fare la sua campagna elettorale contro Salvini (con rom o migranti). E il suo braccio destro in porpora doveva giocare all'elettricista in un palazzo occupato di Roma. Del resto Bergoglio non vuole proprio sentir parlare di cristiani perseguitati da islamisti e comunisti (al regime cinese ha praticamente consegnato la Chiesa che aveva resistito alle persecuzioni). Lui non critica mai islamisti e comunisti. E' ai cristiani coerenti che riserva critiche ferocissime e anche insulti (ne è stato stilato un lungo elenco).
    Vittorio Sgarbi sospetta che Bergoglio sia ateo. A noi non è dato saperlo. Di certo preferisce occuparsi di politica piuttosto che di Dio. Una politica di estrema sinistra che - per esempio - lo induce a ricevere in Vaticano realtà come il Centro sociale Leoncavallo, ma non i cattolici del Family day o della "Marcia per la vita" che vengono schifati.
    La Lega è uno dei partiti più sensibili ai temi cattolici. Ma secondo Il Fatto Bergoglio ha detto su Salvini: «Non posso e non voglio stringergli la mano». Al cattolico Salvini no. Invece ha stretto la mano, pubblicamente, a Emma Bonino che - come si sa - è laicista, ultra abortista e anticlericale. Anzi, Bergoglio è arrivato a indicare proprio la Bonino e Napolitano «tra i grandi dell'Italia di oggi».
    TROPPA POLITICA - Nonostante la sua ossessione per il potere (tipica della peggiore corrente gesuitica) va precisato che di solito i leader che Bergoglio sostiene vanno a fondo. Entro' a gamba tesa nelle presidenziali americane contro Trump e Trump vinse, sconfiggendo la laicista Hillary Clinton. Era notoriamente contro Macri' in Argentina e contro Bolsonaro in Brasile ed entrambi vinsero. In Colombia un'altra sconfitta. Lo stesso Pd obbedi' all'invettiva bergogliana sui migranti, che sbarcarono a migliaia in Italia, ed è uscito a pezzi dal voto del 2018.
    Ieri il braccio destro di Bergoglio, padre Spadaro ha lanciato un'invettiva inorridita contro Salvini perché ha mostrato il rosario alla manifestazione di Milano (Bergoglio preferisce la Bonino e Napolitano i quali hanno ben altri vessilli). Ma Spadaro, che mette al bando Dio dalla politica vietando rosari e crocifissi, dimentica che questo Paese è stato governato per mezzo secolo da un partito che si definitiva "cristiano" e aveva una croce nel simbolo. Un partito che la Chiesa ha assai sostenuto. "Cristiano" si dice anche il partito della Merkel. E negli Stati Uniti i presidenti giurano sulla Bibbia.
    Molti in Vaticano hanno dimenticato Dio e pretendono che tutti facciano lo stesso. Ma il popolo cattolico non vuole tradire la propria fede e i propri valori. A un Bergoglio che fa dichiarazioni sgradevoli (perfino su Gesù) e fa politica di sinistra, la maggior parte dei cattolici preferisce Salvini che invoca la Madonna a protezione dell'Italia e dell'Europa.
    https://www.liberoquotidiano.it/news...io-invano.html

  8. #388
    AUTO-MODERATORE
    Data Registrazione
    17 Sep 2012
    Località
    Orumbovo - Cisalpino - Italico - Pianeta Terra
    Messaggi
    8,615
    Mentioned
    58 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    104

    Predefinito Re: Le radici cristiane dell'Occidente

    Bisognerebbe parlare delle radici gilaniche e politeistiche dell'occidente, e del processo di monoteizzazione ebreo israelitico attraverso il giudaismo cristiano.
    Cirill*tto likes this.
    Karl Popper:

    Consentire la libertà di parola a coloro che la userebbero per eliminare il principio sul quale loro si basano è paradossale

 

 
Pagina 39 di 39 PrimaPrima ... 293839

Discussioni Simili

  1. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 07-01-13, 19:16
  2. Radici cristiane dell'UE
    Di bobonoel nel forum Padania!
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 25-06-04, 09:23
  3. Le radici giudaico-cristiane dell'Europa.
    Di ninononno nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 38
    Ultimo Messaggio: 09-10-03, 17:54
  4. Radici cristiane dell'Ue
    Di Gino Cerutti nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 74
    Ultimo Messaggio: 27-07-03, 21:30

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226