Erano gli anni Novanta, per la precisione la sua seconda metà e l'Europa era colorata di un rosso sbiadito e spavaldo.
Era il 22 gennaio del 2003 e, ormai svanito l'effimero sogno dell'Ulivo Mondiale e del dominio perpetuo e inesorabile dello schieramento progressista moderato in Europa e nel mondo, il segretario alla Difesa statunitense Donald Rumsfeld definiva quei paesi europei contrari all'invasione dell'Iraq "Vecchia Europa" e noi ci compiacevamo di questa definizione, ci sentivamo dentro ad essa, anche se -incidentalmente- il nostro governo con il suo capo, anch'egli incidentale, ci faceva guadagnare la lode di far parte della Nuova Europa. Non importava che in realtà uno di quei due paesi simboli della Vecchia Europa era governato da Chirac, di destra che aveva battuto al ballottaggio Le Pen, di estrema destra e che anche l'altro paese stava per togliere la sua guida ai socialdemocratici, ma ci pareva che quelle destre fossero alla fine quantomeno accettabili.
Ed eravamo orgogliosi di appartenere alla Vecchia Europa, deprecata dai neocon americani ma simboleggiante la civiltà più avanzata.
Adesso l'Europa, la Vecchia Europa è ancora più a destra e in Italia l'anomalia politica spadroneggia, ignara dei suoi settantadue anni e mezzo.
Ci pare adesso quindi che il mondo ormai sia di destra, che la destra sia vincente di natura, che si sia condannati a speculare ridicolmente su ogni cosa, senza per questo influire sullo strapotere della destra. Non è così evidentemente. Basta guardare le prime democrazie per popolazione e si scoprirà che hanno tutte un governo progressista, India, Stati Uniti, Brasile, Pakistan, Bangladesh. Il centrosinistra è al potere in tutto il mondo.
Tranne proprio la Vecchia Europa, quella stessa che tanto ci piaceva.




Rispondi Citando
