L'Italia, il Paese in cui NON vorrei vivere
di Florian
Io non mi sento italiano, ma per sfortuna e purtroppo lo sono. L'Italia di Prandelli vincerà pure il campionato europeo ma ai miei occhi resterà il Paese più disonesto, bugiardo, inaffidabile e cialtrone sulla faccia di questa terra. Lo confesso, sono un collaborazionista e pure me ne vanto.
L'Italia ha battuto la Germania. Festa e giubilo. Entusiasmo nazionale. Eppure solo un mese fa l'allenatore che oggi va a fare pellegrinaggi post-partita aveva dichiarato a mezzo stampa che era pronto a non partecipare al torneo per via dello scandalo scommesse. Qualcuno se ne ricorda ancora? I tedeschi hanno giocato male e sono stati giustamente castigati, ma il loro calcio è pulito. In Italia, no. Da noi si è scommesso. Il signor Criscito, convocato per la circostanza è stato mandato a casa in fretta e furia. Il signor Bonucci, incensato a nuovo Materazzi, no. Perchè no? Nessuno ha finora dato una risposta convincente. Così come per Buffon. Il nostro eroe nazionale che il Presidente Napolitano è andato ad abbracciare fin dentro gli spogliatori. Epperò Buffon, che è un fantastico portiere ed ha una fantastica moglie, ha scommesso.
"VaffanMerkel!", titola però Libero Quotidiano. "Ciao ciao culona" compare scritto sulla prima de Il Giornale. "Due pizze e via, strilla Il Tempo. "Li abbiamo fatti neri!", esulta Tuttosport. Dopo Fini e Bersani, non potendo osare contro Monti, si è scelto il bersaglio più comodo per agitare da destra un nazionalismo "di sinistra". Non potendo fare, come avrebbe voluto Guliano Ferrara, "Tutti per l'Italia", si è optato per il più immediato ed egualmente redditizio "Tutti contro la Germania".
Noi abbiamo lo spread, ma chissenefrega. Tanto sul campo, noi, i tedeschi li battiamo sempre. E poco importa che un'opinione pubblica tendenzialmente anglofila dimentichi le irridenti parole di Winston Churchill: "L'Italia perde le guerre come se fossero partite di calcio e vince le partite di calcio come se fossero guerre". Fa niente, caro Churchill, vuoi mettere la soddisfazione di un gol di Rivera, di Tardelli, di Grosso, ed ora pure di Balotelli?
Questa è l'Italia, Paese innamorato pazzo di tutto ciò che all'estero di suo viene notoriamente esecrato. Ma il nazionalismo non sta ad interrogarsi su ciò che è giusto o sbagliato. Right or wrong it's my country. La sinistra , un tempo internazionalista, si fregia d’essere italiana perché antifascista e ogni tedesco, si sa, sotto sotto conserva quel poco di nazista che ce lo rende sinceramente detestabile, al netto di tutte le buone intenzioni politicamente corrette. La destra, che fu liberista e persino autoritaria e razzista, adesso non sa più a quale santo votarsi e allora recita il Vangelo di San Silvio, il cui quarto comandamento impone di disonorare Merkel e Sarkozy. L’antigermanesimo calcistico di Sallusti, Belpietro e Sechi è dunque un anti-merkellismo di ritorno, surreale (la Merkel è loro alleata nel Ppe) ma appariscente. E soprattutto spendibile visto che alla maggioranza degli italiani i “crauti” – Merkel o non Merkel – è risaputo che non vadano giù. Sono indigesti.
Fino a qualche anno fa, quando in Italia il nazionalismo era out, solo la "sinistra" imputava alla Germania (Ovest) il proprio disonorevole passato, occultando d’essere stata anch’essa fascista. Eppure i tedeschi il nazismo lo hanno ad un certo punto combattuto, c’è stato chi si è ribellato ed ha pagato. Da noi la monarchia ha tenuto un profilo ambiguo lasciando il gioco pesante agli americani. Tanti di coloro che indossarono la camicia nera pensarono bene di dimenticare d’averlo fatto e presero quella rossa. A lungo andare ci siamo perfino convinti che la guerra non l’avevamo persa, ma vinta.
La sinistra odiava i tedeschi anche quando s’erano fatti democratici. Troppo poco individualisti e poco amanti della libertà, grigi burocrati come i loro compagni moscoviti (ma questo non si poteva ovviamente dire. Caduto il muro, liberazione!, lo si è addirittura gridato). Dunque pollice verso per l’Ispettore Derrick, noioso e autoritario, vuoi mettere la simpatia liberal dello scalcinato yankee Tenente Colombo? E distanza verso i Rummenigge e i Voller, i Matthaeus e i Brehme, beneamati per l'impegno, la serietà e la compostezza nelle relazioni, ma che restavano pur sempre “tedeschi”. Quando le Germanie si riunirono i paranoici del Quarto Reich sembrarono prendere il sopravvento, ma fu un focherello destinato ad estinguersi non appena apparve chiaro che ai tedeschi riuniti la politica e la guerra interessavano meno che a noi. Quella sinistra così antipatizzante iniziò allora poco a poco col simpatizzare. S’innamorò dell’anarchica Berlino, così rossa e così verde, così aperta alle mode e al cosmopolitismo giovanile. E le sembrò di ritrovare se stessa nei marxisti che si compiacevano di esserlo ancora. Ricordò che era stata la Germania la patria di tutti i socialismi e accantonò il pregiudizio latino nei confronti dell’eterno barbaro. Fu allora la destra, abituata a parlare la lingua di Nietzsche e Heidegger e a scrivere in gotico, che iniziò a pensare l’impensabile, ovvero che la parola “kapo’” fosse un insulto. Sdoganata da Berlusconi contro l’incolpevole ed esterrefatto parlamentare europeo Schulz, divenne il simbolo del nemico da abbattere: il nazi-socialismo delle sinistre keynesiane.
Poiché la “nuova destra” ha imbarcato un numero impressionante di “vecchi compagni” la vecchia liaison antitedesca è tornata utile alla prima occasione. Il sorrisino antiberlusconiano della Merkel, uno stupido servizio dello Spiegel, l’antipatica faccenda dello spread quando già il Cav. era stato defenestrato per ordine della “culona”. A quell’ordine seguì un contrordine: sparare a zero contro il nemico teutonico. Arrivano gli europei, tutti gli italiani sono fanatici tifosi, quale migliore occasione per coalizzare un popolo attorno ad un nemico? La colpa è dei tedeschi - c’era da dubitarne? La sinistra dimentica Berlino e s’accoda: vorremmo passare mai per antipatrioti e… soprattutto, vuoi mettere se battiamo la Germania?
L’occasione è pronta e servita. Per la felicità dei Gramellini e dei Pace (vecchio PotOp passato alla corte del Berlusca), le panzerdivisionen si calano le braghe ancora una volta, Prandelli ottiene il massimo risultato col minimo sforzo: ko ai regolamentari, quando i più ottimisti speravano nei rigori. E’ l’unità nazionale. Monti piega la Merkel. Due a zero. “Germania Raus”, “Fuori dall’Euro”. I migliori siamo noi, meglio pure dei greci. Ma le scommesse? Quali scommesse? Non è forse il nostro il miglior campionato del mondo?
E poiché il ferro va battuto finchè caldo, il web si riempie di analisi, commenti, invettive, sfottò, una pentola d’odio contro il nemico eterno, nel compiacimento di una rivalità che si rinnova solleticando i pregiudizi più biechi... Ampio risalto è riservato ai "cani randagi" degli incauti commentatori della tv tedesca ARD, che nella traduzione ad hoc del Giornale sallustiano diventano appositamente i “cani bastardi”. Gli incidenti tra tifoserie opposte scoppiati a Wolfsburg e Braunschweig riesumano il baubau naziskin e vengono rubricati come il "lato oscuro" della Germania. La destra sguaiata e cafona si dà la mano con una sinistra educata all’odio delle sturmtruppen.
Per un italiano che, bizzarria della sorte, vorrebbe credere nell'amicizia italo-tedesca in virtù di ragioni storiche, politiche e culturali non di poco conto, non c'è ascolto né posto adesso in Italia. Mentre si aspetta il boicottaggio della soap opera “Tempesta d'amore” (vuoi mettere “Beautiful”?), il ricordo della nazionale di Loew, esperimento "multikulti" che due anni fa raccoglieva solo simpatie ed elogi, svanisce come il “coming out” del centravanti Gomez orgoglioso di essere gay per la felicità dei Cecchi Paone di casa nostra. Storie! Di SuperMario c’è solo Balotelli, che prima di segnare due gol ai tedeschi stava antipatico a tutti quelli che ora lo osannano. “Ometto”, “Peter Pan”, erano stati gli epiteti più gentili. Adesso è un eroe nazionale, soprattutto dopo che ha abbracciato la mamma!
La Germania è kaputt, e non c'è pietà per i vinti. Attraenti come le giacchette color verde DDR indossate da una Frau Merkel verso la quale si utilizzano bipartisan i più squallidi epiteti maschilisti, benevolmente accettati anche a sinistra, perché questa volta, ohibò, non riguardano la Bindi. Proprio lei, un dì tanto apprezzata per la moderazione grancoalizionista e la ricerca del compromesso ostinato, è diventata il “nuovo Hitler”, simbolo di un Paese il cui rispetto per l’onestà e le regole si è tramutato in un disegno ottuso e affamapopoli.
Attraverso un passaparola a mezzo stampa, trasversale ai partiti, si è costruito il "mostro" e quale migliore occasione del Pallone per scaricare tutto il livore, tutte le frustrazioni, tutto il deficit di credibilità accumulato a livello nazionale ed internazionale, sul maglioncino carta da zucchero di Loew? La Germania, coi suoi piccoli errori, le sue piccole meschinerie e i suoi piccoli egoismi, è diventato così il gigantesco capro espiatorio che permette ad una nazione intera di lavarsi la sua non pulita coscienza.
Viva l’Italia? No, lasciatemi dire senza alcun spirito leghista: abbasso l’Italia.




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