E pure il fascismo in Italia sorgeva nel contesto nazionale anche per arginare il bolscevismo, di cui la Chiesa si dichiarò nemica, principalmente a causa dell’ideologia basata sul materialismo storico e sull’attività antireligiosa che portò distruzione di chiese, persecuzione e morte di numerosi religiosi. Eventi avvenuti in forma minore anche in Spagna, come persino in Messico dove l’anticlericalismo e le persecuzioni dei religiosi avvennero in conseguenza a rivoluzioni socialiste, anche se in alcuni parti poi arginate.
In tale contesto era sufficiente salvare solo i culti per accontentarsi un minimo, cosa che avvenne anche in Germania, sebbene il clima fosse tutt’altro che amichevole.
Allo stesso modo anche aver lasciato l’Azione Cattolica, seppure privandola di alcune sue attività, era una concessione da parte di un regime autoritario che comunque voleva lasciare alla Chiesa un margine limitato di esercizio, poteva essere considerato accettabile (era una concessione) ma non soddisfacente.
Con i patti lateranensi si sanò un contenzioso con la Chiesa che doveva comunque sanarsi.
E il programma di Mussolini non poteva proseguire senza questo passaggio e senza ingraziarsi un minimo le forze cattoliche e questo nonostante ebbe all’inizio a dichiararsi ateo e anticlericale.
Quindi il terreno comune su cui poter trattare era costituito da una situazione complessa tutta italiana, dove comunque la Chiesa conservava una grande influenza e dalle conseguenze del clima politico internazionale.
Se poi tutta la religiosità consiste nel non consentire il divorzio e non avere la possibilità di risposarsi civilmente, tenere affissi i crocifissi, ma nel contempo imporre con la violenza e le persecuzioni ogni altro possibile esercizio politicamente (in senso ampio e anche blando) alternativo, è una questione di punti di vista.