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Discussione: Conservatori nel mondo

  1. #51
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio

    E un chi se ne frega non ce lo metti? Così facendo, non fai altro che darmi ragione...




    E' quindi giusto evidenziare come l'Italia fascista, nonostante tutto e al di là di tutto, persino al di là dei rapporti diplomatici tra Santa Sede e Regno d'Italia a guida fascista, presentasse una legislazione ed una situazione giuridica molto più adatta, rispetto a modelli laici e liberali di democrazia, a tutelare e a proteggere la religione cattolica e i suoi imprescindibili principi etico-spirituali.

    Non puoi metterci un chi se ne frega perché c’era l’Europa in fiamme e dai totalitarismi si salvarono ben poche nazioni.
    E pure il fascismo in Italia sorgeva nel contesto nazionale anche per arginare il bolscevismo, di cui la Chiesa si dichiarò nemica, principalmente a causa dell’ideologia basata sul materialismo storico e sull’attività antireligiosa che portò distruzione di chiese, persecuzione e morte di numerosi religiosi. Eventi avvenuti in forma minore anche in Spagna, come persino in Messico dove l’anticlericalismo e le persecuzioni dei religiosi avvennero in conseguenza a rivoluzioni socialiste, anche se in alcuni parti poi arginate.
    In tale contesto era sufficiente salvare solo i culti per accontentarsi un minimo, cosa che avvenne anche in Germania, sebbene il clima fosse tutt’altro che amichevole.
    Allo stesso modo anche aver lasciato l’Azione Cattolica, seppure privandola di alcune sue attività, era una concessione da parte di un regime autoritario che comunque voleva lasciare alla Chiesa un margine limitato di esercizio, poteva essere considerato accettabile (era una concessione) ma non soddisfacente.
    Con i patti lateranensi si sanò un contenzioso con la Chiesa che doveva comunque sanarsi.
    E il programma di Mussolini non poteva proseguire senza questo passaggio e senza ingraziarsi un minimo le forze cattoliche e questo nonostante ebbe all’inizio a dichiararsi ateo e anticlericale.
    Quindi il terreno comune su cui poter trattare era costituito da una situazione complessa tutta italiana, dove comunque la Chiesa conservava una grande influenza e dalle conseguenze del clima politico internazionale.
    Se poi tutta la religiosità consiste nel non consentire il divorzio e non avere la possibilità di risposarsi civilmente, tenere affissi i crocifissi, ma nel contempo imporre con la violenza e le persecuzioni ogni altro possibile esercizio politicamente (in senso ampio e anche blando) alternativo, è una questione di punti di vista.

  2. #52
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Hanna Visualizza Messaggio
    Non puoi metterci un chi se ne frega
    Mi devi scusare se ti è sembrato che con quel mio "chi se ne frega" sia stato troppo perentorio, però se intendi "contestualizzare" o addirittura "relativizzare", storicamente, la scelta che all'epoca fece la Chiesa nei confronti del Fascismo non puoi fare altro che darmi ragione sul fatto che la Chiesa non fu affatto antifascista né condannò il Fascismo in quanto tale.

    perché c’era l’Europa in fiamme e dai totalitarismi si salvarono ben poche nazioni.
    Appunto in un contesto del genere il Fascismo in Italia non poteva essere altro che un'ancora di salvezza per una nazione nel caos. Quindi la Chiesa fece bene ad appoggiarlo con delle riserve o quanto meno a non ostacolarlo nella sua affermazione (1922-1926).

    E pure il fascismo in Italia sorgeva nel contesto nazionale anche per arginare il bolscevismo, di cui la Chiesa si dichiarò nemica, principalmente a causa dell’ideologia basata sul materialismo storico e sull’attività antireligiosa che portò distruzione di chiese, persecuzione e morte di numerosi religiosi. Eventi avvenuti in forma minore anche in Spagna, come persino in Messico dove l’anticlericalismo e le persecuzioni dei religiosi avvennero in conseguenza a rivoluzioni socialiste, anche se in alcuni parti poi arginate.
    In tale contesto era sufficiente salvare solo i culti per accontentarsi un minimo, cosa che avvenne anche in Germania, sebbene il clima fosse tutt’altro che amichevole.
    Allo stesso modo anche aver lasciato l’Azione Cattolica, seppure privandola di alcune sue attività, era una concessione da parte di un regime autoritario che comunque voleva lasciare alla Chiesa un margine limitato di esercizio, poteva essere considerato accettabile (era una concessione) ma non soddisfacente.
    Con i patti lateranensi si sanò un contenzioso con la Chiesa che doveva comunque sanarsi.
    E il programma di Mussolini non poteva proseguire senza questo passaggio e senza ingraziarsi un minimo le forze cattoliche e questo nonostante ebbe all’inizio a dichiararsi ateo e anticlericale.
    Quindi il terreno comune su cui poter trattare era costituito da una situazione complessa tutta italiana, dove comunque la Chiesa conservava una grande influenza e dalle conseguenze del clima politico internazionale.
    Se poi tutta la religiosità consiste nel non consentire il divorzio e non avere la possibilità di risposarsi civilmente, tenere affissi i crocifissi, ma nel contempo imporre con la violenza e le persecuzioni ogni altro possibile esercizio politicamente (in senso ampio e anche blando) alternativo, è una questione di punti di vista.
    Il Fascismo non si limitò a permettere la libertà di culto. Quella c'era anche prima, durante l'epoca liberale.
    Il Fascismo riconobbe il primato della religione cattolica su tutte le altre forme di religiosità e spiritualità.
    Vi furono anche il riconoscimento della Chiesa quale societas perfecta (“L’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede nel campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alle esigenze della sua missione nel mondo” e “L’Italia, ai sensi dell’art. 1 del Trattato, assicura alla Chiesa Cattolica il libero esercizio del potere spirituale, il libero e pubblico esercizio del culto, nonché della sua giurisdizione in materia ecclesiastica in conformità alle norme del presente Concordato; ove occorra, accorda agli ecclesiastici per gli atti del loro ministero spirituale la difesa da parte delle sue autorità”) e del carattere sacro di Roma, l’esenzione da pignorabilità degli stipendi e degli assegni dei sacerdoti (nella stessa misura dei dipendenti statali), il divieto di insegnamento per i preti apostati e irretiti da censura, il riconoscimento dell’inviolabilità del segreto confessionale, il divieto di occupazione e requisizione di edifici aperti al culto cattolico (salvo casi estremi, da concordarsi con l’Ordinario del luogo), il riconoscimento delle festività religiose, il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio religioso cattolico e della sua indiscutibile indissolubilità, abolizione dell’exequatur e del placet regio, rinuncia al patronato reale e alla regalia su benefici maggiori e minori, l’esenzione dei chierici dal servizio militare e dall’ufficio di giurato, riconoscimento della personalità giuridica alle associazioni religiose approvate dalla Santa Sede, dei corpi ecclesiastici che erano stati soppressi e dell’insegnamento della “dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica” come fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica.
    Tutte cose nient'affatto secondarie, ma, anzi, al contrario, di fondamentale importanza per la Chiesa e per il Cattolicesimo Romano.

    Riguardo all'Azione Cattolica, torno a ripeterti che cedimento da parte della Chiesa sostanzialmente non vi fu. L'accordo rafforzò anche il regime perché in esso si stabilivano in maniera precisa le sfere di competenza e di influenza. Sui rapporti tra ACI e Fascismo anche dopo l'accordo del '31 mi sono già espresso. Trovo inutile ripetermi.

    Il punto è che in uno Stato cattolico non vi è affatto necessità imprescindibile e improrogabile di pluralismo partitico-politico, ma al massimo di pluralismo sociale e comunque ben inserito in una logica unitaria ed organica, non anarcoide o democratica nel senso deleterio (e non sano) del termine.

    Il fatto che tu sminuisca che il matrimonio cattolico fosse riconosciuto come indissolubile o che tante altre cose, prima neanche minimamente recepite dalla legislazione monarchico-liberale pre-fascista, riguardanti il rispetto della Fede e della morale cattolica venissero recepite nelle nostre leggi significa che non cogli la necessità che Cristo sia Re delle coscienze e che quindi sia giusto difendere la società dal male e dall'errore, che di per sé non hanno alcun diritto.
    Possiamo dire che il Fascismo non fu, sul piano pratico, totalmente impeccabile, da questo punto di vista. E' altresì vero, però, come diceva Papa Pio XI, che non sempre tutto il bene si può fare né tutto il male evitare.
    Ed il Fascismo fece molte, moltissime, cose buone e giuste ed evitò non pochi mali, che invece, da altre parti, come nei paesi liberaldemocratici, vedasi gli Stati Uniti d'America, serpeggiavano liberamente, senza alcun vero contrasto da parte delle autorità, né per convinzione né per opportunità.

    Quanto al rapporto tra Mussolini e la religione cattolica, rimando al libro di don Ennio Innocenti "La conversione religiosa di Benito Mussolini".
    Ultima modifica di Giò; 06-04-12 alle 19:38
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  3. #53
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    La Chiesa non fu affatto antifascista né condannò il Fascismo in quanto tale.

    Appunto in un contesto del genere il Fascismo in Italia non poteva essere altro che un'ancora di salvezza per una nazione nel caos. Quindi la Chiesa fece bene ad appoggiarlo con delle riserve o quanto meno a non ostacolarlo nella sua affermazione (1922-1926).

    Il Fascismo non si limitò a permettere la libertà di culto. Quella c'era anche prima, durante l'epoca liberale.
    Il Fascismo riconobbe il primato della religione cattolica su tutte le altre forme di religiosità e spiritualità.
    Vi furono anche il riconoscimento della Chiesa quale societas perfecta (“L’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede nel campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alle esigenze della sua missione nel mondo” e “L’Italia, ai sensi dell’art. 1 del Trattato, assicura alla Chiesa Cattolica il libero esercizio del potere spirituale, il libero e pubblico esercizio del culto, nonché della sua giurisdizione in materia ecclesiastica in conformità alle norme del presente Concordato; ove occorra, accorda agli ecclesiastici per gli atti del loro ministero spirituale la difesa da parte delle sue autorità”) e del carattere sacro di Roma, l’esenzione da pignorabilità degli stipendi e degli assegni dei sacerdoti (nella stessa misura dei dipendenti statali), il divieto di insegnamento per i preti apostati e irretiti da censura, il riconoscimento dell’inviolabilità del segreto confessionale, il divieto di occupazione e requisizione di edifici aperti al culto cattolico (salvo casi estremi, da concordarsi con l’Ordinario del luogo), il riconoscimento delle festività religiose, il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio religioso cattolico e della sua indiscutibile indissolubilità, abolizione dell’exequatur e del placet regio, rinuncia al patronato reale e alla regalia su benefici maggiori e minori, l’esenzione dei chierici dal servizio militare e dall’ufficio di giurato, riconoscimento della personalità giuridica alle associazioni religiose approvate dalla Santa Sede, dei corpi ecclesiastici che erano stati soppressi e dell’insegnamento della “dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica” come fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica.
    Tutte cose nient'affatto secondarie, ma, anzi, al contrario, di fondamentale importanza per la Chiesa e per il Cattolicesimo Romano.

    Il punto è che in uno Stato cattolico non vi è affatto necessità imprescindibile e improrogabile di pluralismo partitico-politico, ma al massimo di pluralismo sociale e comunque ben inserito in una logica unitaria ed organica, non anarcoide o democratica nel senso deleterio (e non sano) del termine.


    Questo non comporta che il partito fascista sia stato un partito di ispirazione cattolica o cristiana, non lo era.
    Non c’erano nell’ideologia punti di richiamo alla dottrina sociale cattolica che comprende la garanzia delle giuste libertà civili e sociali.
    Né associazioni come quella degli scout potevano essere assorbite, senza forzature o scioglimento dalle organizzazioni facenti capo al partito fascista, come ONB organo a carattere paramilitare, finalizzato all’educazione di stampo fascista dei ragazzi.
    Lo spirito antifascista rimase dall’inizio alla fine nei vari circoli e non per posizione politiche prese ma per la natura stessa dell’ideologia del partito..
    Gli aspetti che possono sembrare ad alcuni di rilievo, del modello economico,cioè la statalizzazione delle imprese o la partecipazione statale nelle imprese, il sistema delle corporazioni sono aspetti secondari.
    Anche nel nazionalsocialismo (per esempio) c’erano similitudini, ma l’ideologia non si esauriva in questo e i valori anticristiani non erano dati dal sistema economico di programma.
    Il riconoscimento della religione cattolica quale unica di stato (ma del resto quante altre religioni c’erano a fare concorrenza?) con una serie di privilegi, se così li possiamo chiamare, per il clero dopo una lunga trattativa, con i congrui risarcimenti economici per i territori e le proprietà espropriate alla Chiesa durante l’unità d’Italia, il riconoscimento dello Stato del Vaticano, vedono per lo più il risolversi di una lunga bega che prima o poi doveva risolversi.
    Ed è assolutamente normale che la Chiesa mantenesse la sua indipendenza giuridica e legislativa, ci mancava pure che il regime fascista vi dettasse legge.
    Il risolversi delle questione ebbe per la Chiesa importanza maggiore rispetto ai vari indennizzi e privilegi acquisiti, perché riprese un’attività a livello internazionale che portò avanti con la politica concordataria.
    Né spetta alla Chiesa, nei limiti che riguardano il riconoscimento del suo esercizio, un’ingerenza oltre misura, sull’assetto e la politica di uno Stato, e questo vale oggi come in passato. E se non condannò pubblicamente il nazismo, perché lo ritenne controproducente (ma Pio XI era intenzionato a farlo) a maggior ragione non poteva condannare il regime fascista che oltre ad essere in patria, rispetto al primo si era presentato più moderato, fino ad una certa data.
    Non c’è un partito o un modello politico che possa rappresentare la Chiesa e questo lo precisò, a ragione, Don Sturzo, che non vedeva di buon occhio né il termine “democrazia”, secondo lui troppo abusato dalle correnti più disparate, né “cristiana” perché tendeva impropriamente ad identificare un partito con la dottrina cattolica. Una corrente politica di ispirazione cristiana o cattolica può essere solo laica.
    Quindi non mi sembra tanto il vecchio fascismo con tutte le sue acrobazie per mettere insieme parti così slegate sotto un’egemonia di partito a poter fornire un modello alternativo ad un sistema liberista come quello degli Stati Uniti.
    Una linea politica e sociale di ispirazione cattolica o cristiana dovrebbe porsi nel superamento dell’antinomia tra l’individualismo e il completo asservimento dell’individuo ad un gruppo sociale e questo non può realizzarsi senza il rispetto dei diritti individuali e della persona e senza regole che possano tutelare l’ interesse collettivo sui vari piani e livelli della vita sociale.

    Buona pasqua.

    Ps: è ovvio che il mio vuol essere solo un confronto e accetto le tue diverse vedute.

  4. #54
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Hanna Visualizza Messaggio
    Questo non comporta che il partito fascista sia stato un partito di ispirazione cattolica o cristiana, non lo era.
    Il Fascismo non nacque come movimento d'ispirazione confessionale: del resto, non mi pare di aver mai affermato il contrario. Bisogna pur dire però che, sin dall'inizio, il Fascismo aveva diverse componenti, alcune delle quali anche di ispirazione cattolica (C. M. De Vecchi, Volt, Fanelli, ad esempio).
    Ma del resto nemmeno San Paolo di Tarso "nasce" come Apostolo delle Genti, ma persecutore di cristiani; e nemmeno San Matteo "nasce" discepolo di Gesù, apostolo ed evangelista, ma pubblicano.

    Non c’erano nell’ideologia punti di richiamo alla dottrina sociale cattolica che comprende la garanzia delle giuste libertà civili e sociali.
    Ci si può rifare alla dottrina sociale della Chiesa e/o ai suoi principi essenziali, senza per forza doverla nominare esplicitamente come proprio punto di riferimento.
    Ciò premesso, anche in tal caso ti devo ricordare che non ho mai scritto che il Fascismo fosse nato come movimento sociale d'Azione Cattolica o con la precisa e dichiarata volontà di realizzare i postulati della dottrina sociale della Chiesa nella loro integrità. Purtuttavia, non posso far altro che rilevare come, nei fatti, il Fascismo fece non poche cose, come regime e come partito, coincidenti o comunque in armonia coi principi della Rerum Novarum.
    Se dai fatti vogliamo passare all'esame della "dottrina", premesso che il Fascismo non può essere considerato un'ideologia nel senso proprio e moderno del termine ma solamente in senso lato e che la "dottrina del Fascismo" è, in realtà, più una "norma orientatrice" che un insieme di "nessi immodificabili", non si può far altro che rilevare come i principi espressi nella "Carta del Lavoro" (1927) non fossero affatto in contrasto con quelli della dottrina sociale della Chiesa.
    Nel volume “La giustizia sociale”, padre Brucculeri scriveva: “Il corporativismo si erge sulla concezione organica della società, sul principio della fondamentale solidarietà delle categorie produttrici, sul postulato che disciplina ogni attività dell’economia in convergenza armonica coi fini della collettività, fini determinati da quella norma etica che impera ugualmente sugli individui e sullo Stato”. Principi che erano stati recepiti, sostanzialmente, dalla "Carta del Lavoro".
    Andando a ritroso, evidenzio alcuni punti del programma del Partito Nazionale Fascista del 1921:

    Le corporazioni

    Il Fascismo non può contestare il fatto storico dello sviluppo delle corporazioni, ma vuol coordinare tale sviluppo ai fini nazionali.
    Le corporazioni vanno promosse secondo due obbiettivi fondamentali e cioè come espressione della solidarietà nazionale e come mezzo di sviluppo della produzione.
    Le corporazioni non debbono tendere ad annegare l’individuo nella collettività livellando arbitrariamente le capacità e le forze dei singoli, ma anzi a valorizzarle e a svilupparle. Il Partito Nazionale Fascista si propone di agitare i seguenti postulati a favore delle classi lavoratrici e impiegatizie:
    1) La promulgazione di una legge dello Stato che sancisca per tutti i salariati la giornata «legale» media di otto ore, colle eventuali deroghe consigliate dalle necessità agricole o industriali.
    2) Una legislazione sociale aggiornata alle necessità odierne, specie per ciò che riguarda gli infortuni, la invalidità e la vecchiaia dei lavoratori sia agricoli che industriali o impiegatizii, sempre che non inceppi la produzione.
    3) Una rappresentanza dei lavoratori nel funzionamento di ogni industria, limitatamente per ciò che riguarda il personale.
    4) L’affidamento della gestione di industrie o di servizi pubblici ad organizzazioni sindacali che ne siano moralmente degne e tecnicamente preparate.
    5) La diffusione della piccola proprietà in quelle zone e per quelle coltivazioni che produttivamente lo consentano.


    [...]

    Capisaldi di politica sociale

    Il Fascismo riconosce la funzione sociale della proprietà privata la quale è, insieme, un diritto e un dovere.
    Essa è la forma di amministrazione che la Società ha storicamente delegato agli individui per l’incremento del patrimonio stesso.
    Il Partito Nazionale Fascista di fronte ai progetti socialistici di ricostruzione a base di economia pregiudizialmente collettivistica, si pone sul terreno della realtà storica e nazionale che non consente un tipo unico di economia agricola o industriale e si dichiara favorevole a quelle forme – siano esse individualistiche o di qualsiasi altro tipo – che garantiscano il massimo di produzione ed il massimo di benessere.
    Il Partito Nazionale Fascista propugna un regime che spronando le iniziative e le energie individuali (le quali formano il fattore piú possente ed operoso della produzione economica) favorisca l’accrescimento della ricchezza nazionale con rinuncia assoluta a tutto il farraginoso, costoso e antieconomico macchinario delle statizzazioni, socializzazioni, municipalizzazioni, ecc.
    Il Partito Nazionale Fascista appoggerà quindi ogni iniziativa che tenderà ad un miglioramento dell’assetto produttivo, avente lo scopo di eliminare ogni forma di parassitismo individuale o di categoria.


    Il Partito Nazionale Fascista agirà:

    a) perché siano disciplinate le incomposte lotte degli interessi di categorie e di classi, e quindi: riconoscimento giuridico con conseguenti responsabilità delle organizzazioni operaie e padronali;
    b) perché sia sancito e fatto osservare, sempre e comunque, il divieto di sciopero nei servizi pubblici con contemporanea istituzione di tribunali arbitrali composti di una rappresentanza del potere esecutivo, di una rappresentanza della categoria operaia o impiegatizia in conflitto e di una rappresentanza del pubblico che paga.


    Non si può certamente sostenere che tali principi fossero in contrasto con la dottrina sociale della Chiesa così come esposta ed enunciata nella Rerum Novarum (e successivamente nella Quadragesimo anno).

    Riguardo alle "libertà civili", sicuramente il regime fascista spazzò via quelle "libertà civili" che il liberalismo aveva fatto come proprie. Ma va da sé che le libertà civili così come intese dal liberalismo non sono le libertà come intese dalla dottrina cattolica tradizionale. In questo senso, gli unici appunti che si possono fare al Fascismo-regime non sono di ordine essenziale (vedasi la già trattata questione della cosiddetta "libertà sindacale"), ma accidentale e contingente.

    Né associazioni come quella degli scout potevano essere assorbite, senza forzature o scioglimento dalle organizzazioni facenti capo al partito fascista, come ONB organo a carattere paramilitare, finalizzato all’educazione di stampo fascista dei ragazzi.
    Non sto dicendo e non ho detto che il parziale assorbimento degli scout cattolici nell'ONB sia stato indolore né che esso non fosse forzato. Tuttavia, viste le libertà riconosciute all'Azione Cattolica, la presenza di cappellani nelle organizzazioni giovanili fasciste facenti capo all'ONB (definita dal beato don Carlo Gnocchi "una immensa diocesi senza confini") e il ruolo assegnato all'istruzione religiosa nelle scuole pubbliche e private non si può certamente dire che la gioventù italiana, complessivamente, negli anni del regime, fosse sottratta all'occhio vigile della Chiesa, soprattutto quando con la Conciliazione (1929) e con la "Riconciliazione" (1931) vennero regolarizzate bilateralmente situazioni che invece, in precedenza, erano regolate solamente in maniera unilaterale e non del tutto soddisfacente.

    Lo spirito antifascista rimase dall’inizio alla fine nei vari circoli e non per posizione politiche prese ma per la natura stessa dell’ideologia del partito..
    Il Fascismo si proclamò e si disse cattolico e la religione dello Stato fascista era quella cattolica. Questo punto è innegabile, per lo meno a livello teorico. Nei fatti, posso dirti che la "cattolicizzazione" del Fascismo non fu totale, ma solamente parziale. Vera pecca fu, quindi, una mancata totale cattolicizzazione del Fascismo, che l'avrebbe reso più consapevole della sua missione fondamentalmente "religiosa" - tesa alla rinascita spirituale del popolo italiano - e alieno dalle correnti filosofiche immanentiste ed idealiste, facenti capo a Giovanni Gentile, che ne condizionarono in parte la politica culturale. In questo senso, forse, se la morte di Arnaldo Mussolini - fervente cattolico - non fosse sopraggiunta così precocemente, il Fascismo avrebbe bruciato certe tappe molto più in fretta e vi sarebbe stata una cattolicizzazione integrale.
    Riguardo all'ACI, la storiografia tende a distinguere fondamentalmente quattro periodi: uno di attesa (1922-1926), uno di collaborazione con riserve e nella distinzione (1926-1931), uno di sostanziale adesione e consenso (1931-1938) e uno di progressivo defilamento e rottura (1938-1943).

    Gli aspetti che possono sembrare ad alcuni di rilievo, del modello economico,cioè la statalizzazione delle imprese o la partecipazione statale nelle imprese, il sistema delle corporazioni sono aspetti secondari.
    Anche nel nazionalsocialismo (per esempio) c’erano similitudini, ma l’ideologia non si esauriva in questo e i valori anticristiani non erano dati dal sistema economico di programma.
    Sicuramente nell'ordinamento economico-sociale nazionalsocialista vi erano aspetti positivi, soprattutto dal punto di vista pratico, però, rispetto all'ordinamento fascista, si notava la differente impostazione, l'una politicizzata, ideologizzata e fortemente monopolistica, mentre l'altra più rispettosa del pluralismo sociale e dell'autonomia degli individui. Si pensi al fatto che il DAF aveva un carattere eminentemente politico, mentre invece i sindacati fascisti erano divenuti sindacati di Stato, non a carattere ideologico o politico.

    Il riconoscimento della religione cattolica quale unica di stato (ma del resto quante altre religioni c’erano a fare concorrenza?) con una serie di privilegi, se così li possiamo chiamare, per il clero dopo una lunga trattativa, con i congrui risarcimenti economici per i territori e le proprietà espropriate alla Chiesa durante l’unità d’Italia, il riconoscimento dello Stato del Vaticano, vedono per lo più il risolversi di una lunga bega che prima o poi doveva risolversi.
    Qualcuno doveva risolverla e quel qualcuno fu Mussolini, in quanto, come disse autorevolmente Pio XI, non aveva i pregiudizi laicisti dei liberali. Mussolini, firmando il Trattati del Laterano, contribuì in maniera fondamentale a ridare Dio all'Italia e l'Italia a Dio e a ristabilire i diritti della Chiesa, prima invece violati. Eloquente questa testimonianza: "Raccontava poi Monsignor Spadafora [...] di quando, accompagnando un anziano parroco [...] l'accordo di recente stipulato tra la Chiesa e Mussolini: "Nel luglio del 1929 il Sommo Pontefice era uscito dal Vaticano, portando il Santissimo in una processione imponente e memorabile, cui parteciparono migliaia di seminaristi in tutta Italia". "Tu non conosci - gli disse il parroco - quel che avveniva in passato, per noi seminaristi e sacerdoti. Il 20 settembre non potevamo neppure uscire dal seminario per la solita passeggiata. Ci accompagnavano dappertutto bestemmie, insulti, sassi...Adesso invece, non soltanto siamo lasciati in pace, ma siamo rispettati". "E guardando la città con il suo benevolo sguardo - ricordava monsignor Spadafora - il suo volto era soffuso di una gioia intensa e profonda" ("Donna Rachele" di E.Bianchini, Ed. Mursia).
    A me, quindi, sembra che tu sminuisca la portata epocale dei Patti Lateranensi, dimenticandoti cos'erano stati per la Chiesa in Italia gli anni del regime liberale.

    Ed è assolutamente normale che la Chiesa mantenesse la sua indipendenza giuridica e legislativa, ci mancava pure che il regime fascista vi dettasse legge.
    Peccato che prima non fosse così! Il Fascismo riconosceva la sovranità della Chiesa, non solo come (piccolo) Stato temporale, ma anche come "societas perfecta" avente per fine la salvezza delle anime: " [...] la Chiesa è sovrana in quello che è il suo specifico campo di attività: la cura e la salvezza delle anime".

    Il risolversi delle questione ebbe per la Chiesa importanza maggiore rispetto ai vari indennizzi e privilegi acquisiti, perché riprese un’attività a livello internazionale che portò avanti con la politica concordataria.
    Appunto: ciò avvenne anche grazie al Fascismo e a Mussolini! E ovviamente non solo per motivi di convenienza politica!
    Alla vigilia della Conciliazione, il Duce, stando alle memorie della sorella Edvige, disse alla propria nipotina: "Quando leggerai sui giornali la notizia dei Patti tra lo Stato italiano e la Chiesa, ricordati del segno della Croce che mia madre, tua nonna, mi tracciava sul capo ogni sera, mentre io mi addormentavo nella nostra povera casa di Dovia".

    Né spetta alla Chiesa, nei limiti che riguardano il riconoscimento del suo esercizio, un’ingerenza oltre misura, sull’assetto e la politica di uno Stato, e questo vale oggi come in passato. E se non condannò pubblicamente il nazismo, perché lo ritenne controproducente (ma Pio XI era intenzionato a farlo) a maggior ragione non poteva condannare il regime fascista che oltre ad essere in patria, rispetto al primo si era presentato più moderato, fino ad una certa data.
    A dir il vero, neanche l'Humani Generis Unitas - la famosa "enciclica mai pubblicata" di Pio XI -, per quello che ne possiamo sapere, avrebbe costituito una condanna definitiva del nazionalsocialismo in quanto tale, ma avrebbe sicuramente comportato una condanna ancor più chiara e netta di diversi - parecchi - punti dell'ideologia nazionalsocialista e delle sue differenti tendenze. Eviterei comunque di fare processi alle intenzioni, in tal senso, limitandoci ai fatti, se discutiamo del NS alla luce del Magistero, visto che l'H.G.U. non venne completata e, di conseguenza, pubblicata. Ciò detto, come ho fatto notare nei post precedenti più volte, nulla avrebbe impedito, dopo la seconda guerra mondiale, una condanna netta, chiara e definitiva del Fascismo (regime e partito, dottrina e prassi) in quanto tale, simile a quelle passate del socialismo, del comunismo e del liberalismo.

    Non c’è un partito o un modello politico che possa rappresentare la Chiesa e questo lo precisò, a ragione, Don Sturzo, che non vedeva di buon occhio né il termine “democrazia”, secondo lui troppo abusato dalle correnti più disparate, né “cristiana” perché tendeva impropriamente ad identificare un partito con la dottrina cattolica. Una corrente politica di ispirazione cristiana o cattolica può essere solo laica.
    Quindi non mi sembra tanto il vecchio fascismo con tutte le sue acrobazie per mettere insieme parti così slegate sotto un’egemonia di partito a poter fornire un modello alternativo ad un sistema liberista come quello degli Stati Uniti.
    Una linea politica e sociale di ispirazione cattolica o cristiana dovrebbe porsi nel superamento dell’antinomia tra l’individualismo e il completo asservimento dell’individuo ad un gruppo sociale e questo non può realizzarsi senza il rispetto dei diritti individuali e della persona e senza regole che possano tutelare l’ interesse collettivo sui vari piani e livelli della vita sociale.
    Dal "vecchio Fascismo" si possono trarre principi ispiratori la cui validità è indipendente dai periodi storici ed in realtà precede lo stesso Fascismo quale fenomeno storico-politico contingente. Chiaramente, ad oggi, non sono più proponibili certe forme esteriori (e anche deteriori) che ne costituirono la sua espressione concreta nelle contingenze politiche dell'epoca (1919-1945).
    Se vuoi rifarti ad una visione pienamente cattolica tradizionale, eviterei, fossi in te, di prendere come riferimento don Luigi Sturzo, il cui tentativo di costituire un partito "d'ispirazione cristiana", ma non dichiaratamente cattolico, ebbe effetti abbastanza deleteri, tant'è che nel PPI (e nella DC dopo) si annidarono non pochi germi di modernismo religioso trasposto al piano politico.

    Buona pasqua.
    Ricambio volentieri.

    Ps: è ovvio che il mio vuol essere solo un confronto e accetto le tue diverse vedute.
    Non c'è problema, il confronto, in tal caso, è fecondo.
    Ultima modifica di Giò; 08-04-12 alle 21:11
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  5. #55
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Il diritto del lavoro promosso da Mussolini era ed è rimasto innovativo per decenni anche a livello europeo.
    Oltre al diritto del lavoro ci sono anche altre leggi valide emanate nel periodo fascista che sono rimaste nel nostro ordinamento.
    Neanche io penso che il regime fascista abbia procurato solo danni.
    Per come vedo io le cose, il fascismo sorse dettato dalle contingenze del periodo. Peraltro non essendo stato l’unico regime autoritario e tendenzialmente totalitario formatosi in Europa possono esserci tutte le ragioni storiche per la sua esistenza che ha lasciato notevoli impronte.
    Sia in Italia che in Germania il potere non fu assunto per un colpo di stato o a mezzo di una rivoluzione e nonostante controversie sui metodi, i dittatori erano in qualche modo legittimati.
    Lo stesso non si può dire per il bolscevismo, poi comunismo e ciò che nei paesi interessati ha comportato, sia per la rivoluzione, sia per le coercizioni, gli espropri e le violenze.
    Ma il nazionalsocialismo aveva aspetti diversi rispetto al fascismo, qualche similitudine per il modello economico, ma ideologicamente diverso. Quella nazista era una vera e propria ideologia e nella sua esaltazione quasi una specie di religione.
    Per questo non è possibile valutare solo in termini di modello economico, di risultati in sviluppo economico, una corrente politica.
    Perché a conti fatti dovremmo accettare il fatto che la Germania, con la politica nazionalsocialista, si riprese da una condizione veramente disastrata, portata poi a buoni livelli. Ma sul piano ideologico prevedeva l’esaltazione del sangue e della razza, movimenti espansionistici con un nutrito apparato bellico, la persecuzione e l’eliminazioni di gruppi considerati nocivi in un programma oltre che politico anche di purezza e pulizia etnica ecc. ecc. Ancora oggi alcuni aspetti del nazismo non risultano del tutto chiari.
    Un atteggiamento interventista e all’insegna di un certo espansionismo colonialista lo ebbe anche il regime fascista che vide l’Italia imbarcarsi in qualche impresa.
    Nell’insieme c’era una forma di instabilità, non erano regimi stabili, all’interno dei loro confini, sufficienti a loro stessi, neanche per l’Unione Sovietica ed difficile riuscire a stabilire in tutte queste contrapposte ideologie cosa ricavarci, perché tutto poi alla fine si concluse con un nuovo assetto dell’Europa e non soltanto. Per decenni si portarono avanti accesi scontri tra forze di estrema destra e di estrema sinistra in Italia, come per qualche situazione insoluta.
    Di contro la scomparsa del comunismo (se è mai esistito) ha favorito il liberismo così come oggi ci appare con la sovranità dei mercati. Ma ai tempi tra le varie cose avvenute forse dietro le quinte e non del tutto chiare nella storia, tra forze reazionarie e forze liberiste, rivoluzionari e massoni vari, forse si preparava solo l’attuale e dubbio panorama.

    Mi spiace che non apprezzi Don Sturzo perché invece l’ho trovato intellettualmente onesto e invece di perdersi in tante chiacchiere ideologiche pensava al popolo, alla questione meridionale, al regionalismo ad aspetti sociali ed economici ancora attuali e mai risolti. E per qui tempi, anche se forse non era il momento giusto per avviare una democrazia, risultava innovativo e nonostante la breve durata del PPI, è rimasta una significativa impronta nella vita politica della nazione.

  6. #56
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Hanna Visualizza Messaggio
    Il diritto del lavoro promosso da Mussolini era ed è rimasto innovativo per decenni anche a livello europeo.
    Oltre al diritto del lavoro ci sono anche altre leggi valide emanate nel periodo fascista che sono rimaste nel nostro ordinamento.
    Neanche io penso che il regime fascista abbia procurato solo danni.
    Per come vedo io le cose, il fascismo sorse dettato dalle contingenze del periodo. Peraltro non essendo stato l’unico regime autoritario e tendenzialmente totalitario formatosi in Europa possono esserci tutte le ragioni storiche per la sua esistenza che ha lasciato notevoli impronte.
    Sia in Italia che in Germania il potere non fu assunto per un colpo di stato o a mezzo di una rivoluzione e nonostante controversie sui metodi, i dittatori erano in qualche modo legittimati.
    Lo stesso non si può dire per il bolscevismo, poi comunismo e ciò che nei paesi interessati ha comportato, sia per la rivoluzione, sia per le coercizioni, gli espropri e le violenze.
    Ma il nazionalsocialismo aveva aspetti diversi rispetto al fascismo, qualche similitudine per il modello economico, ma ideologicamente diverso. Quella nazista era una vera e propria ideologia e nella sua esaltazione quasi una specie di religione.
    Per questo non è possibile valutare solo in termini di modello economico, di risultati in sviluppo economico, una corrente politica.
    Perché a conti fatti dovremmo accettare il fatto che la Germania, con la politica nazionalsocialista, si riprese da una condizione veramente disastrata, portata poi a buoni livelli. Ma sul piano ideologico prevedeva l’esaltazione del sangue e della razza, movimenti espansionistici con un nutrito apparato bellico, la persecuzione e l’eliminazioni di gruppi considerati nocivi in un programma oltre che politico anche di purezza e pulizia etnica ecc. ecc. Ancora oggi alcuni aspetti del nazismo non risultano del tutto chiari.
    Un atteggiamento interventista e all’insegna di un certo espansionismo colonialista lo ebbe anche il regime fascista che vide l’Italia imbarcarsi in qualche impresa.
    Nell’insieme c’era una forma di instabilità, non erano regimi stabili, all’interno dei loro confini, sufficienti a loro stessi, neanche per l’Unione Sovietica ed difficile riuscire a stabilire in tutte queste contrapposte ideologie cosa ricavarci, perché tutto poi alla fine si concluse con un nuovo assetto dell’Europa e non soltanto. Per decenni si portarono avanti accesi scontri tra forze di estrema destra e di estrema sinistra in Italia, come per qualche situazione insoluta.
    Di contro la scomparsa del comunismo (se è mai esistito) ha favorito il liberismo così come oggi ci appare con la sovranità dei mercati. Ma ai tempi tra le varie cose avvenute forse dietro le quinte e non del tutto chiare nella storia, tra forze reazionarie e forze liberiste, rivoluzionari e massoni vari, forse si preparava solo l’attuale e dubbio panorama.

    Mi spiace che non apprezzi Don Sturzo perché invece l’ho trovato intellettualmente onesto e invece di perdersi in tante chiacchiere ideologiche pensava al popolo, alla questione meridionale, al regionalismo ad aspetti sociali ed economici ancora attuali e mai risolti. E per qui tempi, anche se forse non era il momento giusto per avviare una democrazia, risultava innovativo e nonostante la breve durata del PPI, è rimasta una significativa impronta nella vita politica della nazione.
    Il Fascismo s'è imposto dopo due anni circa di guerra civile strisciante (vedasi il cosiddetto "biennio rosso") e tre di crisi sempre più irreversibile del sistema parlamentare allora vigente in Italia. Il Fascismo s'è imposto con la forza, talvolta addirittura con la violenza, ma anche per l'insufficienza totale e netta sia dei due principali partiti di massa dell'epoca (il socialista e il popolare) che delle tradizionali forze politiche liberali. La "Marcia su Roma" fu una prova di forza che costituì lo sbocco di una situazione venutasi a creare a partire dalla fine della Grande Guerra, che favorì una reazione combattentistica generale contro coloro che venivano considerati gli "imboscati" e i "disertori" della guerra appena vinta. Quell'atto non fu il compimento di una rivoluzione, bensì il suo inizio. Il Fascismo è stato un fenomeno di "rivoluzione conservatrice" o di "rivoluzione restauratrice". Quella fascista fu una rivoluzione "permanente" ed "in divenire", cioé in continuo sviluppo. La "rottura" rispetto al sistema precedente avviene per gradi e nel corso della "conquista dello Stato" avviata dalla presa del potere del 28 ottobre 1922, non in precedenza con un atto violento come fu ad esempio il caso della rivoluzione bolscevica.
    Il Fascismo è stato definito e si è definito - inizialmente più per provocazione che per una teorizzazione in tal senso - un regime "autoritario" e "totalitario", ma anche una "autocrazia sulla via della democrazia". Come rileva, ad esempio, Marcello Veneziani ne "La Rivoluzione Conservatrice in Italia", "il totalitarismo [nota personale: per il significato che è andato ad assumere] si fonda sull'attesa del radicalmente diverso, del nuovo; la sua conditio sine qua non è che si dichiari guerra a quel che preesiste e persiste; il totalitarismo vive sulla criminalizzazione del passato, la demonizzazione della storia, sul terrorismo verso i presunti 'restauratori' dell'ancien regime, sul manicheismo tra il radioso avvenire della rivoluzione e l'oscuro passato della reazione" (p. 83). Ciò non può dirsi per il Fascismo italiano in quanto essi sono: "Caratteri che non si ritrovano nel fascismo, se non marginalmente e congiunti ad altri di segno opposto. Il richiamo alla nazione è per Mussolini il richiamo alla realtà oltre le tentazioni dell'utopia totalitaria: il mito della nazione è in grado di annodare la storia al progetto, le glorie passate alle glorie future, l'antico romano al nuovo italiano. E il mito della nazione si fonda sul riconoscimento del pluralismo sociale che consente la partecipazione del paese reale alla vita politica".
    Non risulta nemmeno possibile ascrivere al Fascismo certo autoritarismo perché "l'autoritarismo puro è superato da [una] nuova coscienza di partecipazione e mobilitazione".
    E' evidente quindi, in tal senso, la differenza non solo con l'Unione Sovietica stalinista-comunista, ma persino con il Reich germanico nazionalsocialista.
    Sempre Veneziani rileva argutamente che "nel nazionalsocialismo la 'componente estetica' [presente nel Fascismo] si congiunge e sconfina nella componente magica" e che "in questo senso appare parziale e [...] insufficiente la distinzione pur utile posta da Renzo De Felice tra fascismo e nazismo, individuando nel primo il filo rosso di una matrice di 'sinistra' mai scomparsa e nel secondo riconoscendo i tratti di un radicalismo di destra. Il nazismo appare in realtà come un fascismo radicale che da un verso supera il carattere moderno e 'progressivo' del fascismo in un processo più ampio e avanzato di modernizzazione, di industrializzazione e di integrazione nazionale delle masse; e dall'altro verso trascende il richiamo tradizionale del fascismo italiano, riproponendo in una atmosfera fortemente ritualizzata e liturgica, tradizioni e saghe lontane nei secoli. Il nazismo radicalizza sia i contenuti 'moderni' del fascismo (anche quelli più perversamente moderni, come il totalitarismo), sia i contenuti 'arcaici' e mitologici. Quel che nel fascismo è populismo nel nazismo diventa mistica del popolo, quel che nel fascismo è nazione o al più 'stirpe' (ma in un senso letterario e 'spiritualistico'), nel nazismo è razza; quel che nel fascismo è estetico, nel nazismo si fa magico. Il carisma di Mussolini resta ancora nell'ambito politico, il carisma hitleriano si manifesta con tratti 'religiosi', un singolare intreccio di ierofania e demonismo" (pagine 105-106).
    Radicalizzando fino all'eccesso determinati aspetti del Fascismo, il nazionalsocialismo diviene quindi un autoritarismo e un totalitarismo se non "perfetto" quanto meno compiuto, al di là delle possibili definizioni teoriche che si possano dare e che sono state date, sia in senso positivo o neutro che negativo, ai due termini.
    Questo lo dico fermo restando che non aderisco certamente a tesi che demonizzano il NS fino all'eccesso e oltre il dovuto, soprattutto se provenienti da sostenitori del liberalismo, dell'ideologia demo-massonica, del democristianismo o peggio ancora del socialismo o del comunismo.
    La differenza fra Fascismo italiano e nazionalsocialismo tedesco comunque c'è e risulta evidente. Altro fattore che spiega perché Pio XII mai pronunciò frasi in cui dichiarava lo Stato fascista (radicalmente) incompatibile con la religione cattolica.
    Riguardo a don Luigi Sturzo, la mia critica verso di lui, al di là di singole idee che possono essere condivisibili o meno, si fonda soprattutto sulla constatazione che formazioni non autenticamente cattoliche ma di vaga ispirazione cristiana, come il PPI appunto, possono favorire (e nei fatti hanno favorito) convinzioni politiche che trovano il loro retroterra "ideologico" o nell'eresia modernista (condannata da San Pio X nell'Enciclica "Pascendi Dominici Gregis") o nel cattolicesimo liberale (pluricondannato in "Mirari Vos", in "Quanta Cura", ecc.) o nel cosiddetto "demo-cattolicesimo" o "demo-cristiansimo" ("Notre Charge Apostolique"). E' anche uno dei motivi per cui monsignor Umberto Benigni, tra i fautori della lotta anti-modernista negli anni del Pontificato di San Pio X, vide con favore l'ascesa del Fascismo in Italia; in esso mons. Benigni vedeva uno strumento provvidenziale atto non solo a sconfiggere il bolscevismo, la massoneria, il socialismo e il liberalismo, ma anche il modernismo religioso, mascherato sotto la specie politica, a suo avviso incarnato da larghi settori del PPI.
    Ultima modifica di Giò; 10-04-12 alle 19:40
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  7. #57
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    monsignor Umberto Benigni, tra i fautori della lotta anti-modernista negli anni del Pontificato di San Pio X, vide con favore l'ascesa del Fascismo in Italia
    Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei….
    Monsignor Benigni dopo aver condotto per anni una smaniosa attività delatoria antimodernista sotto Pio X(che presumibilmente ne ignorava certi metodi…) fu rapidamente accantonato da Papa Benedetto XV.
    Il Benigni, tra l’altro, avallò la tesi antisemita dell'omicidio rituale ebraico nello scritto Meurtre rituel chez les Juifs edito a Belgrado, e tradotto in varie lingue. Egli diede avvio ad una campagna contro i "crimini ebraici" sul quotidiano di Perugia "Piccolo Monitore", rilanciando l'accusa del sangue e arrivando a scrivere il 3 giugno 1891:
    "Se andiamo di questo passo, fra qualche anno, le proprietà e le aziende di tutti i paesi saranno ripartiti tra una dozzina di ciclopi sfruttatori, di cui undici apparterranno alla degna razza rabbinica che sgozza in pieno 1891 piccoli cristiani per la Pasqua della sinagoga".
    Giuanìn, oltre ad essere un apologeta delle leggi razziali fasciste, sei pure un sostenitore della tesi dell’”accusa del sangue”?

  8. #58
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Possiamo dire che il Fascismo non fu, sul piano pratico, totalmente impeccabile
    Non è quello il punto: non esistono governi umani impeccabili. Il punto è che il fascismo si è poi rivelato essere un grande male, e un governo inumano che ha condotto a esiti tragici.

  9. #59
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    la presenza di cappellani nelle organizzazioni giovanili fasciste facenti capo all'ONB
    Nel gennaio del 1939 il cardinale Schuster disse chiaramente: “In quanto a Voi, venerabili sacerdoti, meglio di me sapete come lo Stato totalitario, attraverso le sue molteplici istituzioni, va sempre più avocando a sé la formazione della giovinezza, dichiarando ormai inutili gli Oratori e le Associazioni di Azione Cattolica Giovanile, tanto più che la GIL è già provveduta di suoi cappellani.” L’obbligo pratico, imposto alla gioventù italiana, di frequentare le associazioni fasciste (i cui cappellani erano selezionati in base al grado di assenso al regime…) non solo sottraeva i giovani alla famiglia, e limitava la partecipazione alle attività degli oratori e dell’Azione Cattolica, ma imponeva una educazione ginnico-paramilitare di stampo pagano che, come aveva rilevato lo stesso Pio XI, istigava e induceva all’odio e all’irriverenza.
    Nel dopoguerra Schuster rilevava che “Al regime fascista faceva comodo, a suo tempo, sfruttare a scopo di propaganda l’assistenza pastorale della Chiesa nelle manifestazioni della vita nazionale, quasi che per questo la Gerarchia ne approvasse le ideologie!”
    (definita dal beato don Carlo Gnocchi "una immensa diocesi senza confini")
    Hai proprio una faccia di tolla sconfinata a tirare in ballo il beato don Gnocchi!
    La differenza ideologica e antropologica sussistente tra i giovani cattolici e i giovani fascisti fu rilevata proprio da don Gnocchi, il padre dei “mutilatini”.…prodotti dalla guerra mussoliniana, il quale, pur non essendo all’inizio completamente avverso al fascismo, almeno fino a quando non dovette accompagnare i suoi giovani nel dramma della guerra di Grecia, alla quale avremmo dovuto “spezzare le reni”, e nella immane tragedia della guerra di Russia (Bottai, nei giorni tra il 23 e 24 marzo 1943, in occasione del 24° della fondazione dei fasci, tenne due discorsi, a Venezia e Udine. Trovò in entrambe le città una folla composta, ma fredda. Nel suo diario Bottai annotò: “A Udine, senso diffuso di scoramento per quello che ormai lassù si chiama la “strage degli alpini”. E nel giorno 26 scrisse: “- Abbasso Mussolini, assassino degli Alpini - cantano a mezza voce i reduci di Russia.”) scrisse al cardinale Schuster nel 1934: “Eminenza, ho potuto visitare ieri il campeggio dei giovani fascisti di Sondrio, e, ancora turbato dalla dolorosa impressione ricevutane, mi permetto di scriverle. Dirò subito che sono stato nauseato, ancor più che dal contegno generale, d’altronde troppo significativo, dallo spaventoso imperversare delle bestemmie tra quei giovani.” Come diceva Pio XI: “Non è certamente questo che si ottiene, ma piuttosto il contrario, esponendo la gioventù ad ispirazioni d’odio e di irriverenza.”
    Don Gnocchi, dopo l’8 settembre, non solo rifiutò di aderire alla Repubblica fascista, nonostante fosse stato sollecitato a farlo, ma fece invece una scelta antifascista, si diede alla macchia, fu ricercato per aver aiutato gli ex prigionieri alleati, gli ebrei in cerca di salvezza e i renitenti alla leva, fu arrestato dai nazisti e alla fine riuscì a fuggire in Svizzera.


  10. #60
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    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    L'ampiamente documentata enciclica "Non abbiamo bisogno" non aveva condannato il Fascismo come tale
    Pio XI scrive di non averlo VOLUTO condannare, per ragioni contingenti, ragioni contingenti che furono poi superate dai fatti (il fascismo ha in seguito manifestato pienamente i suoi “frutti” tragici e malefici) come dimostra non solo il magistero della Chiesa successivo, ma lo stesso Pio XI, che bollò il fascismo come “inumano”. La condanna del fascismo contenuta nella “Non abbiamo bisogno” non solo fu confermata, ma addirittura avvalorata dalle vicende successive, e dalle correlative condanne del magistero.
    Non si può arbitrariamente accostare i pronunciamenti della Chiesa sul Fascismo con quelli sul nazionalsocialismo.
    C’è una evidente parallelismo tra la condanna del fascismo nella “Non abbiamo bisogno”, e quella del nazismo intrinsecamente razzista nella “Mit brendenner sorge”, condanne confermate e avvalorate dai successivi pronunciamenti magisteriali da parte della Chiesa.

 

 
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