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    Predefinito L'intervento della Banca d'Italia a favore dell'industria serica padana.

    Introduzione:

    Nei primi anni di Italia unita si sono succeduti differenti governi. Tutti però seguivano il liberalismo come corrente di pensiero. Il liberalismo italico non prende spunto dalla dottrina economica del "laissez faire, laissez passer", piuttosto dal principio "donner de l'argent aux amis", che si realizzava attraverso politiche di protezionismo delle imprese predilette.
    Uno degli strani casi di protezionismo che si è verificato negli anni dell'estremo liberismo italico è l'intervento della Banca d'Italia a favore dell'industria serica padana dal 1918 al 1922.

    Quadro storico:

    L'intervento in questione è il risultato delle politiche dei governi Nitti e Giolitti, in un periodo di crisi di domanda della seta, principale prodotto di esportazione padano.
    La crisi era strettamente legata alla contrazione dei consumi legata alla guerra e la rivalutazione della lira, dovuta alla ridefinizione dei cambi internazionali, che sfavoriva il commercio con l'estero. Ciò si aggiunse all'organizzazione della produzione della seta, basata su un unico raccolto l'anno.
    Il prezzo dei bozzoli, infatti, veniva definito in base al prezzo del prodotto finito e l'acquisto della materia prima in un periodo di forte svalutazione del cambio a cui sarebbe succeduta una rapida rivalutazione, come avvenne nel 1918, avrebbe causato l'impossibilità di immettere nel mercato le sete coprendo i costi di produzione. [1]

    Proposte e soluzioni:

    C'è ragione di pensare che, se la politica dello stato unitario non avesse previsto l'abbandono dell'industria serica nelle province napoletane, la crisi del settore sarebbe stata più modesta, dato che le condizioni climatiche consentivano di organizzare più raccolti in un anno. [1]
    È bene sottolineare, inoltre, che l'industria serica non era affatto arretrata e decadente come cercano di descrivere gli storiografi ufficiali, in quanto la crisi del settore ha interessato solo il periodo rivoluzionario e napoleonico. [2]
    Avendo evitato a priori la strada dello sviluppo dell'industria serica dove sarebbe potuto essere maggiormente redditizio, restavano due possibilità: intervenire nello specifico sul settore serico, oppure far gravare la crisi su tutta la collettività.
    Trattandosi di gestione all'italiana si è optato per questa seconda scelta.
    I principali provvedimenti riguardarono il tasso di cambio agevolato e l'istituzione dell'Ufficio centrale per il mercato serico, gestito dalla Banca d'Italia. Quest'ultimo, in particolare, da istituzione pubblica accessoria al provvedimento sui cambi divenne un vero e proprio ammortizzatore sociale per i lavoratori della seta.

    L'affare padano:

    Il compito dell'Ufficio centrale per il mercato serico era quello di farsi carico per conto dello Stato e temporaneamente della produzione di seta pregiata in eccesso, allo scopo di rivenderla a condizioni più vantaggiose, in modo da sostenere i produttori. Gli acquisti erano effettuati attraverso il fondo per le anticipazioni a terzi per conto dello Stato (quindi con le risorse di tutta la collettività) istituito precedentemente per l'acquisto di derrate alimentari e materiale bellico. [1]
    L'Ufficio aveva due sedi: una a Milano, l'altra a Torino.
    Sin dal primo giorno dell'apertura dell'Ufficio, i lavoratori dell'industria serica provvidero a scaricare su di esso l'intera produzione, senza neppure tentare di collocarla nel mercato. L'offerta di seta fu talmente ingente che lo stesso direttore della sede di Milano la definì "l'assalto dei filandieri" (rappresentativo del genio imprenditoriale padano). Da quello di supporto, all'ufficio si sostituì il compito di assorbimento della produzione serica padana. Gli aquisti terminarono nella metà dell'anno 1919, dopo varie proroghe, quando il regime dei cambi ritornò a favorire le esportazioni. [1]
    E fu proprio grazie al cambio favorevole che l'Ufficio serico riuscì a collocare le sete in molti mercati esteri, in particolare negli Stati Uniti e riuscire a coprire completamente i costi sopportati per ammortizzare le perdite dei produttori padani.
    A giudicare dai documenti l'affare fu propizio anche per la stessa Banca d'Italia, la quale ha ottenuto dalla vendita dello stock di seta acquistato in precedenza un utile di 48 milioni di lire. [1] Non è detto, però, che l'utile derivante dalla collocazione della seta sia ritornato allo Stato e reinvestito per la collettività. Anche perché il dato tiene conto solo del costo e del ricavo ottenuto dalla seta, ignorando i costi sostenuti per creare e tenere in vita l'Ufficio.
    Indipendentemente che ci sia stato un ritorno monetario da parte della Banca d'Italia - che avrebbe potuto non esserci - l'istituzione dell'Ufficio serico dimostra le radici profonde del principo oneri pubblici, utili privati tipico della politica economica italiana.

    Critiche:

    Le critiche a questo intervento non mancarono. Quella più suggestiva è attribuita allo stesso ideatore dell'intervento, il ministro Stringher. Come citato in [1]:

    "Per quanto riguarda l’acquisto di sete da parte dell’ufficio governativo, nel dicembre 1918 le associazioni seriche richiesero una dichiarazione ufficiale del Governo che garantisse la disponibilità dell’Ufficio centrale per il mercato serico a continuare ad assorbire merce alle medesime condizioni praticate fino ad allora e senza limitazione di quantità, richiesta che non incontrò il favore di Stringher. [...] L'Ufficio centrale per il mercato serico era stato creato allo scopo di sostenere il mercato e di tranquillizzare gli industriali e i produttori, dando tempo al settore di riavviare il commercio con l’estero quando le condizioni lo avrebbero consentito. Pur riconoscendo la probabile efficacia di una dichiarazione nel senso richiesto dai produttori per frenare la ressa delle offerte, Stringher sottolineò come «una dichiarazione ampia, comprensiva e formalmente impegnativa allontan[erebbe] dai fini stessi del decreto che non furono certamente quelli di un assorbimento da parte dello Stato dell’intero stock».

    Peccato che i produttori, nonostante le severe critiche del ministro Stringher, siano riusciti a caricare sullo stato l'onere dell'intera produzione del 1918. Quando si dice onesti e virtuosi lavoratori padani.

    Riferimenti:

    [1] Martano, R., "La Banca D'Italia e i provvedimenti a favore dell'industria serica tre il 1918 e il 1922, nelle carte dell'archivio della Banca d'Italia.", Ufficio Ricerche Storiche della Banca D'Italia - Numero 3, 2001.
    [2] Ciccolella, D., "Il setificio meridionale tra età rivoluzionaria, decennio francese e restaurazione: dinamiche di mercato e nuovi assetti produttivi", in: Storia economica N.2, 2005, pp. 329-374.

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'intervento della Banca d'Italia a favore dell'industria serica padana.

    Citazione Originariamente Scritto da Malkia Visualizza Messaggio
    [FONT="Trebuchet MS"]Introduzione:

    Nei primi anni di Italia unita si sono succeduti differenti governi. Tutti però seguivano il liberalismo come corrente di pensiero. Il liberalismo italico non prende spunto dalla dottrina economica del "laissez faire, laissez passer", piuttosto dal principio "donner de l'argent aux amis", che si realizzava attraverso politiche di protezionismo delle imprese predilette.
    Uno degli strani casi di protezionismo che si è verificato negli anni dell'estremo liberismo italico è l'intervento della Banca d'Italia a favore dell'industria serica padana dal 1918 al 1922.
    Il difettuccio di agevolare le imprese amiche è ancora persistente basti pensare alle quote latte e al tentativo di tremonti di salvare alcune imprese vietando solo per esse i pignoramenti equitalia.
    Comunque le industrie della seta meridionali erano rinomate in tutto il mondo ma solo le padane vennero aiutate.
    Senza vergogna i liberali padani :sofico:

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    Predefinito Rif: L'intervento della Banca d'Italia a favore dell'industria serica padana.

    Citazione Originariamente Scritto da Bartolo Visualizza Messaggio
    Il difettuccio di agevolare le imprese amiche è ancora persistente basti pensare alle quote latte e al tentativo di tremonti di salvare alcune imprese vietando solo per esse i pignoramenti equitalia.
    Comunque le industrie della seta meridionali erano rinomate in tutto il mondo ma solo le padane vennero aiutate.
    Senza vergogna i liberali padani :sofico:
    Le industrie seriche napoletane, nel primo dopoguerra, erano già state smantellate dallo stato italiano. Altrimenti il problema di aiutare quelle padane non si sarebbe posto, dato che non sarebbero mai sorte. :giagia:

 

 

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